Qui Europa

Mese: Maggio 2012

  • Toscana e Liguria – Pronti 18 milioni da Bruxelles

    Toscana e Liguria – Pronti 18 milioni da Bruxelles

    Giovedì, Maggio 31th / 2012

    – Europarlamento, Bruxelles – 

    Italia / Bruxelles / Parlamento europeo / Aiuti / Fondo di Solidarietà europeo/  Toscana e Liguria / Deputati 

    Toscana e Liguria – In arrivo 18 milioni di euro

    dal Fondo di solidarietà europeo

    Flood in Liguria and Tuscany – the green light from Brussels to 18 million in ESF aid

    Bruxelles – Stamane la commissione bilanci dell'Europarlamento ha votato a favore dell’invio di aiuti finanziari alle zone della Toscana e della Liguria gravemente colpite dalle alluvioni. La decisione dovrà essere approvata in via definitiva dal Parlamento il prossimo 12 giugno. I deputati hanno approvato, giovedì, la decisione di inviare aiuti finanziari alla Toscana e alla Liguria, in seguito agli ingenti danni a imprese, residenze e infrastrutture causati dalle alluvioni lo scorso ottobre 2011. La commissione parlamentare ha dato il via libera alla mobilitazione del Fondo di solidarietà europeo (FSE) per inviare oltre 18 milioni di euro alle regioni italiane della Toscana e della Liguria, le cui imprese, case, e principali mezzi di trasporto sono stati gravemente danneggiati dalle alluvioni.

      In arrivo 18 milioni per Toscana e Liguria  

    Le autorità italiane hanno stimato il danno diretto totale delle alluvioni a 772,5 milioni di euro. L’Italia ha fatto domanda per ottenere assistenza dal FSE nell’ottobre dell’anno scorso, e riceverà in totale la cifra di €18.061.682,00 da utilizzare per ricostruire l’industria, i mezzi di trasporto e le case. Secondo la nota diramata da Bruxelles, si tratta della prima mobilitazione del Fondo nel 2012. Il Fondo di solidarietà europeo è stato creato nel novembre del 2002 per aiutare le popolazioni delle regioni colpite da disastri naturali. Ha un massimale annuo di 1 miliardo di euro ed è diretto alle regioni che hanno bisogno di sostegno finanziario.

     

  • Italia – Emilia Romagna: ieri la terra ha tremato ancora – Quali i veri aiuti da stanziare?

    Italia – Emilia Romagna: ieri la terra ha tremato ancora – Quali i veri aiuti da stanziare?

    Giovedì, Maggio 31th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Emilia Romagna / Terremoto / Sisma / Aiuti finanziari / Ricostruzione / Vittime / Tendopoli / Sfollati / Dispersi / Consiglio dei Ministri / Unione Europea / Fondo di solidarietà / Aumento benzina / Mario Monti / Armamenti e industria bellica / Giochi e scommesse / Accise per eventi eccezionali del passato / Speculazione / Guerra e Pace / Bologna / Ferrara / Mantova / Modena  

    Emilia Romagna: ieri la terra ha tremato

    ancora: 17 morti e più di 16.000 sfollati

    Arrivano i provvedimenti "curiosi" del Governo:

    speculazioni e aumenti sulla benzina in vista

    Giochi e scommesse, le indennità dei parlamentari

    o le ricchissime accise incamerate su altri eventi

    eccezionali  ormai cessati da decenni?

    Italy – Emilia Romagna – the changing face of the earthquake history

    Modena, Mantova, Ferrara, Bologna – 228 scosse, 17 vittime e 16.000 sfollati: questi, fino ad oggi, i dati allarmanti che provengono dall’Emilia Romagna. Nei paesi messi in ginocchio dal terremoto, come Mirandola, San Felice, Cavezzo, Medolla, Finale Emilia ed in tanti altri piccoli centri emiliani , i cittadini vivono nella paura che la terra tremi ancora, che la natura decida di togliere loro tutto ciò che hanno. Solo nelle ultime 48 ore,  60 scosse la cui magnitudo ha provocato oscillazioni tra 2.0 e 3.8 gradi e della terra ferma rimane solo il ricordo . Poche ore fa, i vigili del fuoco hanno salvato una donna sessantacinquenne, Liviana,  che rientrata per soli pochi minuti nella sua casa dichiarata non agibile per prendere il necessario da portare nelle tendopoli, era rimasta sepolta dalle macerie a seguito del crollo del palazzo. La donna, in stato di shock, salvata per miracolo perché protetta da una testata del letto, è stata trasferita immediatamente in ospedale e la prognosi è riservata. 4 gli operai rimasti uccisi, a Medolla, sul posto di lavoro per il crollo dei capannoni in cui svolgevano il proprio servizio. Tante le storie di emiliani che hanno vissuto questo dramma, tanta la solidarietà, tante le iniziative e, come al solito, tante le trasmissioni televisive dedicate allo “speciale terremoto”.

      Aiuti – Ogni occasione è buona… per speculare  

    Un paesaggio, quello emiliano, dominato dalle crepe dei palazzi, dalle tendopoli degli sfollati, dalla distruzione: per far fronte a questa situazione, l’esecutivo ha dichiarato che tenterà il tutto per tutto “per garantire, nel minor tempo possibile il ritorno alla vita normale”.  Tra i provvedimenti annunciati  dal Consiglio dei Ministri, riunitosi ieri e cominciato con un minuto di silenzio, rientreranno i decreti per la sospensione delle tasse, su tutte Iva ed Irpef, dei mutui e degli sfratti. Previsto, già dalla settimana scorsa,  anche il rinvio dell’Imu per tutte le abitazioni e i capannoni dichiarati inagibili. Il Governo Monti si starebbe  impegnando a raccogliere ulteriori fondi da destinare alla popolazione emiliana anche attingendo alle casse dell’Unione europea, oltre che alle risorse locali, ed un’altra strada che verrà seguìta per la copertura finanziaria sarà, sicuramente, l’aumento della benzina, pari a 2 centesimi di euro. Sicuramente doveroso farlo, ma "Qui Europa" si chiede tuttavia che fine abbiano fatti i miliardi di gettito provenienti dagli aumenti sulle accise della benzina stanziati fin dai decenni scorsi per situazioni di emergenza, ma poi istituzionalizzati e rimasti – come spesso e volentieri accade in Italia – perenni, e protesi a finanziare non si sa quale emergenza. ( approfondisci l'argomento in "Qui Europa": https://www.quieuropa.it/2012/05/caro-carburante-la-speculazione-annienta-anche-lagricoltura/ 

      Aiuti – "Generosa" Deroga al patto di stabilità  

    Dal Fondo di solidarietà dell’Unione europea, creato proprio per contenere i danni delle calamità naturali, arriverà un contributo che coprirà  il 2,5% dei danni, mentre sul fronte locale è prevista una deroga al Patto di Stabilità per la ricostruzione. Per quanto riguarda i tempi, di certo non saranno brevi ma l’Emilia Romagna non può di certo aspettare: “Chiediamo a tutta l’Italia di aiutarci a ricostruire – dice tra le lacrime una signora di Medolla – perchè la nostra regione ha sempre lavorato per tutto lo stivale. Aiutateci voi, Italiani”. Un appello disperato, che lascia da parte il dibattito “Nord-Sud” e ci ricorda implicitamente un’unica Italia che, in questo momento, deve stringere i denti per andare avanti.

      I veri aiuti finanziari da stanziare senza tartassare i cittadini   

    Si potrebbe fare molto di più: tagliando i costi della politica; devolvendo parte dei faraonici incassi delle scommesse e del superenalotto; indirizzando meglio le altissime accise statali ingiustificatamente convogliate nelle casse statali; limitando gli eccessi e i “vizi” dei nostri rappresentanti. Solo così la ricostruzione della terra emiliana, distrutta dal sisma, sarebbe molto più veloce ed efficiente Perché tutti i nostri parlamentari non rinunciano all’indennità “solo” per qualche mese? La nostra è solo una proposta: ma perché, caro Professor Monti, non trasformarla in decreto? 

      Tagli sensibili all'immorale industria bellica  

    E soprattutto, visto che Lei pare molto attento a mandare avanti l'industria bellica nazionale, anziché continuare a destinare il 40% del nostro budget nazionale agli armamenti (cosa vergognosa ed immorale) perchè non fare tagli sulla guerra per favorire la pace di migliaia di gamiglie senza tetto? 

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • Irlanda – Referendum: voto cruciale sul Fiscal Compact

    Irlanda – Referendum: voto cruciale sul Fiscal Compact

    Giovedì, Maggio 31st / 2012

    –   di Maria Laura Barbuto –

    Unione europea/ Irlanda / Spagna / Dublino / Madrid / Crisi / Banche / Referendum / Patto di Bilancio / Politica / Euro / Dollaro / Svalutazione / Ricapitalizzazione / Bankia / Angela Merkel / Manuel Barroso / Luis De Guindos 

    Irlanda – Referendum: Cruciale voto sul

    Fiscal Compact 

    Irlanda: referendum sul patto di bilancio

    e la paura di essere la nuova Grecia

    Crisi bancaria spagnola: ripercussioni in tutta Europa.

    Euro in calo vertiginoso a 1,24 dollari

    Dublino – La corsa al voto per bloccare il Patto di Bilancio

    Dublino – In tutta Europa, l’unica consultazione popolare sul patto di bilancio avverrà, oggi, in Irlanda. Proprio gli irlandesi, in tempi precedenti, sono stati una rogna per l’Ue perché, sia nel 2001 che nel 2008, bocciarono i trattati, di Nizza prima e Lisbona poi, sottoposti al voto referendario. Che non si ripetano anche oggi? Purtroppo la “dittatura” imposta dalla signora tedesca Angela Merkel, questa volta, non lascia sperare che i cittadini d’Irlanda vadano controcorrente rispetto agli altri “colleghi” europei anche perché, se così fosse, verrebbero chiusi i rubinetti dei finanziamenti da parte dell’Ue e l’Irlanda proprio non può permetterselo. Un euro-ricatto a tutti gli effetti dunque!  La  paura di finire sul lastrico, così come la Grecia, fa pensare all’Europa come un’ancora di salvezza, ma dall’altra parte, lo si sa, gli Irlandesi sono stati spesso i protagonisti di grandiosi colpi di scena. Eppure, si dice che il risultato del referendum non avrà ripercussioni sul piano internazionale: ma sarà vero?

      Un referendum decisivo  

    Nonostante il patto di stabilità entrerà in vigore se ratificato da soli 12 stati su 25, il caso di Dublino non solo è singolare ma, comunque vada, influenzerà Berlino: se vinceranno i sì, la Merkel si ritroverà ad avere in mano le briglie dell’Europa e – a detta nostra, anche la frusta – nel caso in cui prevalgano i “no”, gli irlandesi infliggeranno un duro colpo all’austerità imposta dai tedeschi. Qualcosa dunque, in bene o in male, cambierà. E pensare che la crisi irlandese non nasce da un incontenibile disavanzo pubblico ma, come siamo abituati a sentire, dall’ormai “tradizionale” scoppio della bolla immobiliare che si era creata negli in cui il paese si era reso protagonista di una crescita notevole che, purtroppo, appartiene al passato. Il presente dello stato irlandese è il referendum: la paura del mancato accesso al meccanismo di stabilità europeo favorirebbe la vittoria dei “sì”, sempre secondo le ipotesi. Quale sarà il futuro del Paese?

      Comunque un esempio per tutta l'Europa  

    Per il momento ci limitiamo a dire che, indipendentemente dal risultato del referendum, la sovranità popolare non è stata svenduta perché saranno i cittadini irlandesi a decidere del futuro della propria nazione sia all’interno dei propri confini, sia sullo scacchiere internazionale. E intanto se, da un lato, si parla di ipotetica stabilità, dall’altro nello “scontro” euro-dollaro, la moneta unica dell’Unione ha, ovviamente, la peggio visto che, ieri, è scesa ai minimi da luglio 2010, ovvero a meno di 1,24 dollari.

      Euro ai minimi dal 2010  

    In questa situazione di paura pare che, per correre ai ripari, ci si muova verso i beni di rifugio statunitensi. Che non si stia avverando la profezia che vuole che l’euro faccia lo sgambetto anche alla solida Germania, proclamando così gli Stati Uniti come tetto del mondo? Una crisi, quella europea, che pare sia alimentata anche dalla situazione bancaria spagnola: mentre il presidente della Commissione Ue,  Manuel Barroso, propone “un’unione bancaria tra i vari paesi dell’Unione con una supervisione finanziaria integrata”, idea che di certo non sarà sposata dalla Germania, gli istituti di credito spagnoli devono essere ricapitalizzati. Pare infatti errivato il momento di "regalare" altri euro alle banche!

      La pazienza degli Spagnoli  

    Su tutti il caso Bankia (vedi articolo pubblicato ieri su "Qui Europa"): 19 miliardi di euro per ripartire, 19 miliardi che – stando alle dichiarazioni del ministro delle Finanze spagnolo, Luis De Guindos – “saranno raccolti dal Governo attraverso l’emissione di titoli di Stato”. Ma la vera crisi, ecidentemente, non è quella  delle banche: bisognerebbe trovare una soluzione alla crisi della politica Ue che, oggi, non è più un servizio reso al popolo ma un abuso di potere e di denaro. Di certo non prevediamo gli scenari futuri, ma siccome il futuro si costruisce sul presente, stando a quanto accade oggi, il palcoscenico sul quale vivremo non sarà fatto di rose e fiori. 

      Priorità da affrontare per uscire dalla dittatura mercatista  

    Cosa fare? Prioritario dialogare con quanti ignorano il reale stato di dittatura nel quale stiamo vivendo, iniziare a scrivere fiumi di lettere ai nostri rappresentanti all'Europarlamento chiedendo di riformare l'art. 123 del Trattato di Lisbona e di delegittimare le agenzie di rating dal votare e sminuire gli stati sovrani (regendo il moccolo al mercatismo internazional) annullando l'effeto malefico dello spread sul debito pubblico degli Stati, e votare contro tutti i partiti europei e nazionali collusi con le caste bancarie e propinanti miracolistiche quanto subdole politiche neo-liberiste. Infine, chiedere a gran voce ai nostri referenti in Parlamento di avanzare proposte di legge per bandire le operazioni in derivati e le mostruose operazioni off-shore, nonché la speculazione alimentata dai depositi over-night (vedi archivio "Qui Europa"). Solo così l'Europa riaquisterà nagli occhi del mondo la sua identità e la sua millenaria credibilità. Diversamente essa sarà desinata a diventare (contrariamente a quanto sostengono i nostri euro-tecnocrati) la tomba della civiltà umana. Intanto, stiamo a vedere, oggi, come gli Irlandesi risponderanno alla sfida referendaria.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Eurozona: “Mare Mosso” d’Europa – Cui prodest?

    Eurozona: “Mare Mosso” d’Europa – Cui prodest?

    Giovedì, Maggio 31st / 2012

    – di Domenico Apicella –

    Unione europea / Eurozona / Grecia / Abbandono Eurozona / Fuga / Effetto domino / Angela Merkel / Christine Lagarde / Manuel Barroso / Cicerone / Rating / Spread / Convenienza / Cui prodest / Domenico Apicella / Qui Europa / Controinformazione  / Pacchetto Barnier sul rating mai approvato 

    Eurozona –  “Mare Mosso” in Europa

    Cui Prodest?

    Cicerone – Cui Prodest?

    Bruxelles, Atene – “L’uscita della Grecia dal regime monetario unico europeo provocherebbe un effetto domino su tutte le politiche economiche dei paesi dell’Eurozona, con conseguente distruzione del sistema finanziario comune”: è questa la grossolana ma alquanto efficace ipotesi avanzata da illustri economisti della  Bank of America Merril Lynch. Siamo davanti ad allarmismi “sinceri”, derivanti da una reale preoccupazione degli americani o ad una squallida tattica psicologica che progressivamente possa portare le popolazioni europee a ribellarsi creando una reale implosione del sistema economico europeo? È vero  che siamo nell’era di rivoluzioni repentine ed imprevedibili in un sistema globalizzato come il nostro, ma per perdere quella sovranità economica di cui disponevamo sino a pochi anni fa, per svalutare l’euro al ribasso in questo modo , prima di convincerci che sia giusta una decisione che spinga in un senso o in quello opposto, non sarebbe utile determinare ed appurare le “ingerenze” subìte da paesi a cui conveniva scatenare questo collassso? “cui prodest” (letteralmente “a chi giova”) diceva Cicerone per far emergere durante un processo la colpevolezza dell’uno o dell’altro imputato.

      La mina greca                                                                                                                                

    Nel frattempo in Grecia si delineano gli scenari che verranno e le elezioni del 17 giungo prossimo sembrerebbero quasi virare verso un’univoca direzione pro-Eurozona, ma potrebbero esserci brutte sorprese per Angela Merkel, Christine Lagarde, Manuel Barroco & Co. D’altro canto si addolcirebbe anche la posizione della cancelliera tedesca che consentirebbe un’ulteriore sforzo da parte dell’Europa improntato su una direttrice non più dualista ma monista: "mantenere  la Grecia nel sistema euro-centrico” (probabilmente perché anche la Germania sarebbe colpita al cuore se gli scenari futuri prospettassero un’uscita greca – vedi articolo di ieri Venerdì 30, in "Qui Europa"). È importante comunque far notare che quello in corso è il quinto  anno consecutivo che la Grecia è in recessione per l’insostenibilità delle politiche di risanamento dei conti pubblici imposte dall’alto dei vertici europei, quindi, se da un lato si conferma una linea dura ed inflessibile sul rispetto dei “patti”, dall’altra l’Europa mostra strategicamente una faccia tenera e comprensiva (si fa per dire) ed un paio di quesiti a tal proposito mi sovvengono: qual è la vera Europa? La Grecia è bocciata o promossa? E l’Italia ha sostenuto i cosiddetti esami?

      Eurozona – Cara Italia, "Cui Prodest"?                                                                                 

    Un breve cenno infatti sulla nostra ben amata penisola lo dovremo pur fare, dicendo che noi non navighiamo certo in acque tranquille, stiamo transitando in una tornata “mossa” che non si sa dove porterà, tuttavia non è utile ai fini pratici lottare contro un nemico astratto  impercettibile come lo “spread” (a quello dovrebbe pensarci Barroso, semplicemente dando attuazione al vecchio "pacchetto Barnier", tendente a delegittimare le votazioni delle agenzie di rating verso gli stati sovrani – una vera indecenza mercatista e liberticida ai danni di 500 milioni di cittadini – presentato all'odg dei commissari ad inizio anno, ma tuttavia mai approvato per assurdi pretesti e per l'assenza grave ed ingiustificata dello stesso Barroso, impegnato quel dì in altri affari… ) anche perché sarebbe una lotta fratricida tra Germania, che gode del rendimento più certo dei titoli interni e resto dell’Europa che vive una fase di acuta insicurezza, ma è necessario capire se il presunto "comune intento europeo" sia ancora praticabile o superabile; se è un progetto concreto o se non lo è mai stato; se vale la pena sudare e morire per non perderlo di vista o se i sacrifici ed il sangue versato da vittime innocenti è sufficiente a fermarsi qui. l’Italia ,dinanzi  a questa tornata “mossa” non può e non deve sbagliare, in un senso o nell’altro vivremo e moriremo da Italiani, lotteremo e soffriremo da Italiani, tuttavia speriamo di farlo per un motivo “valido”. Ad oggi quel motivo è tuttavia inconsistente e sfuggente ad ogni raziocinio. 

    Domenico Apicella  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Italia – Patto di stabilità: il governo  battuto in bicamerale

    Italia – Patto di stabilità: il governo battuto in bicamerale

    Mercoledì, Maggio 30th /  2012

    – di Silvia Laporta – 

    Italia / Commissione europea / Comuni / Campania / Calabria / Commissione bicamerale / Emendamenti / Province / Patto di stabilità interno / De Magistris / Napoli / Vibo valentia / Catanzaro / Fiscal compact / Crisi / Tasse / Tagli di bilancio / Pd / Lega / Economia / Rolando Nannicini / Nazismo bianco / Flessibilità / Enzo Moavero / Emminenza grigia  / Six Pack / Silvia Laporta / Quii Europa / Europa 

    Patto di stabilità: il governo battuto

     in bicamerale

    La risposta (recessiva) degli euro-tecnocrati

    passa per il "Patto di Stabilità": servizi

    minimi-essenziali? No! Troppo lusso!

    Parlamento – Patto di stabilità bocciato in Bicamerale

    Roma –  Il Patto di stabilità interno per i Comuni, sta diventando una vera e propria spada di Damocle, sulle spalle dell’economia e dei servizi offerti ai cittadini, di province e comuni italiani. L’inasprimento del patto di stabilità interno frena pesantemente gli investimenti su scuole, viabilità ed ambiente; ma soprattutto sugli investimenti per fornire incentivi all’economia del territorio prevedendo tagli a tutti i settori produttivi della comunità. effetto disastroso e dirompente se unito – tra l'altro – all'incomprensibile austerity che si traduce in un taglio netto del deficit spending, con una insana spending review legata al recessivo fiscal compact. Tradotto in soldoni: zero servizi, e zero crescita, a dispetto di tasse e assistenzialismo a banche dal braccino corto.

      Da Napoli, il monito di De Magistris  

    Tra i contenuti più “allucinanti” di questo Patto di stabilità interno, quello di imporre ai comuni che hanno soldi in cassa, di non spenderli per poter garantire un "pareggio di bilancio" – caro alla coppia Merkel-Monti – o quello riguardante la gestione dell'Imu, perfettamente spiegato dalle parole di De Magistris: «il meccanismo per cui i Comuni introducono nuove tasse il cui 50% va poi allo Stato, è inaccettabile, visto che il governo non è in grado di rivedere questa posizione, almeno faccia una modifica in modo tale che risorse, tasse e imposte che i cittadini danno per i servizi rimangano ai comuni, cioè ai cittadini stessi». Queste le parole del Sindaco di Napoli, uno dei tanti comuni arrabbiati e messi in ginocchio dai tagli di bilancio statali, che chiedono una revisione del patto di stabilità interno in modo da tenere conto di tutte l’emergenze di questo momento, sia quella dei conti dello Stato a livello nazionale, ma anche  quella del mantenimento in vita e possibilmente della crescita dell’economia del territorio. 

      Piccoli segni di rinsavimento  

      Nella Bicamerale chiesto l'allentamento del Patto di Stabilità  

    Allentare la pressione fiscale dalle tasche ormai svenate dei cittadini? Il governo è andato sotto. La caduta è avvenuta  in commissione Bicamerale, su un emendamento presentato dal Partito democratico e passato con i voti a favore di Italia dei valori e Lega, che chiede l'allentamento del patto di stabilità interno sul 2010 per i Comuni. La proposta di modifica al documento sullo stato di attuazione del federalismo fiscale, che a breve deve andare in Aula, ha ricevuto il parere contrario del sottosegretario all'Economia Vieri Ceriani, ma il Pd, tranne il capogruppo in commissione Walter Vitali, ha votato contro il parere dell'esecutivo e l'emendamento è passato. La modifica, riguardante le sanzioni per i comuni che nel 2010 hanno sforato il patto di stabilità e che ne chiedeva l’allentamento,   è stata  presentata dal presidente del Pd Rolando Nannicini.

      A Bruxelles l'emminenza grigia al lavoro  

    Intanto da Bruxelles il ministro per gli Affari Europei, Enzo Moavero – altrimenti detto l'emminenza grigia – nelle scorse ore ha annunciato qualche progresso nella trattativa  in sede europea per dare più strumenti finanziari alla crescita economica. Anche se lasciando intonso il deleterio "fiscal compact" non si comprende davvero come questo miracolo possa avvenire. E non ci risulta . fino a prova contraria – che né Moavero, né tantomeno Barroso, siano dotati di poteri particolari o siano in odore di santità. Anzi! Raccogliendo l’ “attenzione” di Francia e Gran Bretagna, il ministro ha spiegato che la questione della “regola aurea”( che in economia rappresenta, quel particolare tasso che massimizza il livello dei consumi di "stato stazionario" – come si evince nel celebre modello della crescita dell'economista Solow – ossia rende la propensione al risparmio  tale che il consumo pro-capite è costante e massimo) non deve essere circoscritta a un periodo di tempo determinato, ma va inquadrata nell’ambito della flessibilità già prevista dalle norme europee sui conti pubblici quali il Patto di stabilità, il six pack e il Fiscal Compact e questo senza pregiudicare lo sforzo di riduzione del debito cui siamo tenuti. Anche se Moavero non spiega a che cavolo serva questo maledetto pareggio!

      La via dell'Islanda  

    In Islanda hanno preso la via più corta, votando un referendum che ha sempèlicemente bandito il debito, riconoscendolo non onorabile, perchè iniquo e generato fittiziamente grazie allo spread e ad un euro-disastro: cosa da proporre in linea generale anche in paesi come Grecia, Italia, Spagna, Irlanda e Portogallo. Affermazioni, dunque, che sfiorano l’assurdo!

      Il paradosso dei tecnocrati?  Addio ai "servizi minimi" statali!  

    Ciò accade, evidentemente, mentre i comuni e gli enti provinciali (che hanno ad esempio permesso in molte regioni d'Italia l'esplosizone degli addizionali sui premi assicurativi: vedi ad esempio ciò che è accaduto in Calabria, nelle province di Catanzaro e Vibo Valentia) non hanno – malgrado l'inasprimento fiscale a livello locale – i soldi per garantire i servizi minimi ai cittadini: dalla costruzione di una scuola, al risanamento di una strada; e mille famiglie non riescono ad arrivare a fine mese è paradossale come ancora si possa usare, più che eufemisticamente,  il termine “flessibilità” per descrivere gli ulteriori sacrifici che lo Stato non smette di imporci, in questa neo forma di nazismo, chiamato "Nazismo Bianco".

     

    Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Il Patto – Roma: è fuga di capitali – Berlino: il perchè del folle amore all’euro

    Il Patto – Roma: è fuga di capitali – Berlino: il perchè del folle amore all’euro

    Mercoledì, Maggio 30th /  2012

    – di Silvia Laporta – 

    Bankitalia / Banca Centrale Europea / Bundesbank / Bund / Btp / Spread / Debito / Bce / Credito / Italia / Merkel / Grecia / Investimenti / Credito / Crisi / Spariti 200 milioni di euro  / Fuga capitali / Soppressione della sovranità monetaria nazionale / Giorgio Napolitano / Jean Cloude Trichet / Mario Draghi / Mario Monti / Recessione / Credito della Bundesbank / Angela Merkel / Amore dichiarato all'euro / Il patto / Angela Merkel / Silvia Laporta / Qui Europa 

    Roma – In un anno, volatilizzati 200 milioni

    dal caveau della Banca d'Italia 

    I limiti recessivi della cura Monti sui capitali

    e le transazioni commerciali del Bel Paese

    Berlino – Perchè la Merkel ama alla follia l'euro?

    Ve lo sveliamo noi!

    Roma piange, Berlino gioisce – Monti-Merkel: la Strana Coppia Euro-forica

    Milano –  “Il saldo su Target 2 della Banca d’Italia nei confronti della Bce, in attivo dalla fine del 2010, è divenuto negativo a partire dallo scorso luglio. E’ l’immagine speculare di un minore afflusso (o di un maggiore deflusso) di capitali privati, derivante  in parte dalla minore raccolta bancaria sui mercati internazionali all’ingrosso”. A rivelarlo, nelle ultime ore, la stessa Bankitalia. Gli Italiani stanno spostando ingenti masse di denaro, cifre che a Marzo hanno toccato i 274 miliardi di euro, dalle banche domestiche a quelle estere. Le cifre ufficiali si fermano però a Dicembre del 2011, quando l’emorragia in atto sfiorava – secondo i dati forniti da Bankitalia – i 200 miliardi: a tanto ammonta la passività verso l’Eurosistema della Banca Centrale, che rappresenta tutti i pagamenti, importazioni e investimenti all’estero, del sistema Italia, intermediati dalle Banche del nostro paese, che diventano un debito nei confronti della Bce, che funge a sua volta da cassa di compensazione finale.

      Il governo Monti e la fuga dei capitali dall'Italia  

    In sostanza, l'attuale sistema prevede che quando un azienda italiana deve pagare per importare beni o un privato effettua movimenti di capitale verso l’estero, queste posizioni diventano un debito della Banca d’Italia verso l’Eurotower, e un credito della Banca Centrale dove risiedono le imprese alle quali sono state pagate le merci o gli intermediari finanziari che hanno trasferito i capitali. Debiti e crediti che di norma, a fine anno, si compensavano. Fino al 2009/2010 questa posizione è sempre stata contenuta rispettivamente a 10,3 e 7 miliardi di euro, ma nel 2012, con lo scoppio della crisi e il caro-spread, essa è diventata negativa per ben 191 miliardi! L'istituto di Via Nazionale – e bene ribadirlo: per il 96% nelle mani dei privati dal 1992, con contestuale sospensione della sovranità monetaria, grazie al decreto Carli-Amato – attribuisce questa situazione alla recessione italiana che farebbe  letteralmente “fuggire” sia gli investitori esteri, che quelli nostrani, riflettendo gli effetti negativi sulle banche. La domanda di finanziamenti del sistema bancario italiano è aumentata vertiginosamente : dai 30 miliardi di euro del 2010/2011, a 210 miliardi alla fine di Dicembre! In fondo è come accusare il governo Monti, di aver attuato misure non solo fortemente impopolari – alla faccia della democrazia e delle regolari elezioni: gravemente disattese con la collaborazione del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, su diktat pilotato di Mario Draghi e Jean Cloud Trichet – ma fortemente ed "irrimediabilmente" recessive. Misure che alla fine, conti alla mano, e soprattutto "ricapitalizzazioni bancarie alla mano" finiscono per colpire i contribuenti: per i quali è stato scritto un nuovo "pratico" dizionario della lingua italiana – edito dalla "casta editrice" – nel quale però non risultano "per statuto" alcuni termini, tra i quali "ricapitalizzazioni dei portafogli dei contribuenti". 

      Merkel – Ecco il motivo dell'incommensurabile amore all'euro  

    Al progressivo aumento della liquidità concessa dall’Eurosistema alle banche dei paesi colpiti dalla crisi, è corrisposta una riduzione del ricorso al rifinanziamento delle banche di altri paesi e un aumento del saldo positivo verso la Bce: le Banche della Germania e dei Paesi Bassi nel 2010/2011 hanno sostituito alla liquidità erogata dall’Eurosistema, quella ricevuta dalle banche dei paesi periferici per un totale di 430 miliardi. Si tratta di un flusso di esportazioni verso Berlino da parte dei paesi più poveri dell’Unione Europea, che sono serviti a sottoscrivere Bund a tasso quasi zero. Il rischio è forte: in caso di crack dell’euro, questo credito da parte delle Banche tedesche si trasformerebbe letteralmente in “carta straccia”. Ecco perché la Merkel insiste tanto su un’impossibile uscita della Grecia dall’Euro, forse quello che le sta più a cuore, piu che le sorti del paese ellenico o degli stessi cittadini (Greci, Italiani o Tedeschi che siano)  è il credito della Banca tedesca!

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Risiko Ue: “Progetto nato per fallire”

    Risiko Ue: “Progetto nato per fallire”

    Mercoledì, Maggio 30th / 2012

    – di Domenico Apicella e Sergio Basile –

    Unione europea / Fallimento / Eurozona / Euro / Piigs / Bruxelles / Crisi / Portogallo / Irlanda / Italia / Grecia / Spagna / Sovranità monetaria persa / Sovranità nazionale smarrita / Nato / Usa / Europa / Russia / Risiko / Indifferenza dei media / Geopolitica / Dittatura / Corsa all'accaparramento delle risorse / Vangelo / Stati Uniti d'Europa / Domenico Apicella / Sergio Basile / Quii Europa / Barack Obama / Delors / Piano Delors  

    Risiko Ue: “Progetto nato per fallire”

    E' tutto un grande Risiko" per l'accaparramento

    delle risorse: Delors sapeva tutto!

    L'euro ci ha portatoverso una nuova dittatura

    Siamo già senza saperlo gli Stati Uniti d'Europa

    Risiko Ue – Un Piano nato per fallire

    Bruxelles – Ci domandiamo oramai costantemente che fine faremo oppure se saremo in grado di reggere le politiche imposte dal “fiscal compact” o ancora se riusciremo a rimanere in un regime monetario europeo che si fa sempre più pressante; domande senza risposta,oppure no? I mercati hanno perso la fiducia nei confronti dei paesi Pigs (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna), ed in coda a questa classifica possiamo senza dubbio aggiungere l’Italia. Tuttavia fino a pochi anni fa il rendimento dei titoli dei paesi poc’anzi citati era perfettamente allineato con quelli dei paesi economicamente più avanzati, come la Germania  (anzi per il vero la Germania non riusciva ad avere un surplus, mentre l'avanzo dell'Italia era da record: il Nord Italia era la regione di gran lunga più sviluppata d'Europa, tra le prime al mondo)  ed allora nell’arco di un lasso di  tempo così residuale, quale fattore scatenante ha innescato questo repentino e radicale mutamento di circostanze? Intorno al 2007/2008, come noto, ci fù la crisi finanziaria americana, che illustri economisti della stessa area avevano definito un episodio circoscritto al continente di riferimento; d’improvviso poi in Europa si  percepì il sentore che questo fenomeno distruttivo si fosse spostato verso est, avesse oltrepassato l’atlantico sino al definitivo approdo nelle coste spagnole, per diffondersi poi rapidamente su tutto il vecchio continente. Geograficamente sarebbe difficile giustificare una concatenazione così capillare di eventi tra continenti differenti,finanziariamente invece è semplicissimo: è stato il sistema bancario europeo, strettamente connesso a quello statunitense a trasportare questa crisi ed a contribuire al raggiungimento di due risultati diametralmente opposti: da una parte l’inizio della fine dell’euro, dall’altra il “rinsaldamento” del dollaro.

     

      Perché il crollo dell’euro?  

     

    Perché si sommeranno due problematiche: 1) la non sostenibilità dei debiti sovrani per stati in difficoltà economica; 2) Una pseudo-crisi bancaria europea senza precedenti: che per la verità non convince molto, visti i lauti e continui regali  della Bce al sistema bancario, la speculazione sul debito degli stati in difficoltà e il monopolio del sistema bancario privato di rifinanziare l'economia dagli stati (affidatogli proprio dall'Ue, in virtù a quando previsto nell'Art. 123 del Trattato di Lisbona). Si aprirebbe allora uno scenario alternativo di salvezza, dove si paventa che i paesi della tripla A (oggi Germania, Finlandia eLussemburgo) possano garantire, insieme a tutti gli altri paesi dell’eurozona, il debito europeo (interamente considerato) attraverso la costituzione degli “eurobond”. Ma sinceramente vediamo questa soluzione come un’ulteriore cessione di sovranità, questa volta non ad un entità sovranazionale come l’Unione europea ma ad uno stato o ad un’elite di stati parimenti importanti a livello internazionale, che ci porterebbe ad una dipendenza non più soltanto nei confronti dei “super paesi mondiali”  come Stati Uniti d'America e Cina, ma anche nei confronti di paesi microscopici a livello demografico come il Lussemburgo (con il Belgio, tra le patrie europee più ambite dalle multinazionali).

      Un semplice esempio  

    Per realizzare concretamente l’idea che vorremmo far passare è utile un esempio: sarebbe come se chiedessi ad uno strozzino dei soldi da destinare ad un altro strozzino a cui mi ero rivolto in precedenza (un circolo vizioso che comporterebbe una situazione ancora più insostenibile). O si ricorre ad interventi strutturali a livello interno ed a livello europeo o non esiste più la speranza di un’Europa coesa e solida. Perchè piuttosto non rinazionalizzare le Banche centrali? Ciò porterebbe i cittadini a non esser costretti ad acquistare a tassi da usura il proprio denaro.

      Gli "insensibili"  

    Secoli di travaglio per far nascare degli stati sovrani ed indipendenti e poi una manica di tecnocrati in pochi mesi ci vorrebbe costringere a buttare tutto nello scarico. Ma è mai possibile che importanti giornali come Il Sole 24Ore, La Repubblica e Il Corriere della Sera non lo capiscano e non sensibilizzino intal direzione l'opinione pubblica?

      "Welcome" negli "Stati Uniti d'Europa"! 

     

    Se da un punto di vista economico non siamo indipendenti ed autonomi, nondimeno  possiamo ritenerci tali da un punto di vista politico-militare: infatti dal summit di Chicago è emerso che la Nato vorrebbe estendere lo “scudo” nel Vecchio continente, per ottenere una difesa più forte e più capace in Europa, a patto tuttavia che la Nato stessa rimanga sempre sotto il comando USA, praticamente un indiretto esercizio del potere militare statunitense nei confini europei. Installare radar in Turchia, missili intercettori in Romania e Polonia e navi da guerra “Aegis” nel Mediterraneo, è questo il piano degli Usa. Si azionerebbe così, un controllo sistematico e costante negli stati baltici ed in tutta l’Europa; ciò non lascia impassibile Vladimir Putin, ed evidentemente la reazione Russa non tarda ad arrivare. I Russi, infatti, in questa sorta di "Grande Risiko" mondiale, interpretano il tutto come un chiaro avvertimento, un’evidente minaccia, rilanciando contromisure attraverso l’installazione di un radar e di missili mobili Iskander, nell’enclave Kalliningrad. Gli Usa, dal canto loro, nelle scorse ore hanno tranquillizzato (si fa per dire) la reazione dell’ex armata sovietica, sostenendo che questo sia semplicemente un atto precauzionale nei confronti delle minacce iraniane. Ma in questa lotta per l'accaparramento delle risorse mondiali, è tutta una questione di geopolitica. Tutto un bluff dunque! Ovvio! Forse anche noi siamo un bluff, anche il progetto europeo è stato un bluff: e il vecchio caro Delors, nel suo celeberrimo "Piano", ne sapeva di certo più di noi. Lui la sapeva davvero "lunga"!  

      Qualcuno lassù vede e provvede  

    Ciò accade sotto il nostro naso e tra la "distrazione di massa" generale, dunque, mentre si instaura un clima di tensione mondiale, ci si prepara ad uno scenario apocalittico di guerre atomico-nucleari, e dal canto suo l’Europa che fa? Dice: "prego entrate, fate come se foste a casa vostra! O forse lo è già da un pezzo? A voi la facile e sconcertante risposta. Allora in questo clima surreale e pesante, se non fossimo evidentemente illuminati dalla luce della fede nell'unico vero Dio e del Vangelo, non vedremmo all’orizzonte nessun lume di salvezza, forse è vero: siamo nati per fallire. Ma evidentemente c'è lassù qualcuno infinitamente più saggio ed "infinito" rispetto alle piccole, meschine e scellerate divinità terrestri, che vede e al tempo giusto provvede! Amen!

    Domenico Apicella, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • I mercati minacciano Madrid – Rajoy s’inchina ai banksters

    I mercati minacciano Madrid – Rajoy s’inchina ai banksters

    Martedì, Maggio 29th /  2012

    – di Silvia Laporta –

    Spagna / Madrid / Crisi Ue / Eurozona / Unione europea / Debtocracy / Mariano Rajoy / Bankia / Aiutare le povere banche / Dittatura dello spread / Diktak del rating / Alibi / Paradossi della casta bancaria / Controinformazione / Qui Europa / Fallimento dell'economia europea / Banksters / Silvia Laporta / Europa 

    Spagna – Bankia sull'orlo del fallimento?

    I mercati minacciano Madrid: Rajoy non sa

    dir di no alla casta bancaria

    Madrid in fermento, sotto minaccia dei mercati – Rajoy non delude i banksters

    Madrid – Il terzo istituto bancario spagnolo, Bankia, sarebbe ancora assetato di fondi: quel che si dice un pozzo senza fondo! Dopo il recente stanziamento di circa 23,5 miliardi di euro per evitare la bancarotta , il premier Spagnolo Mariano Rajoy, da solo, chiede aiuto all’Unione europea e di nuovo bussa alla Banca Centrale Europea di Mario Draghi. La richiesta del premier è quella di sostenere un  Paese in piena crisi di liquidità, dopo aver rivisto i conti del 2011 e annunciato una perdita relativa di esercizio di circa 3 miliardi di euro e i rendimenti sui titoli decennali del debito, ieri saliti sopra il 6.5% ai massimi dell’introduzione della moneta unica, con lo spread  a 511 punti base. L’ammontare complessivo delle perdite del sistema spagnolo è stato  quantificato nei giorni scorsi dall’International Institute of Finance (IIF) in circa 220 miliardi di euro, un quarto dell’intero Pil nazionale. Una cifra che, se la crisi dovesse acuirsi, potrà essere coperta solo grazie a un intervento dall’esterno tramite un salvataggio orchestrato dagli organismi internazionali e l’Unione europea. Ma questo, ovviamento è quel che passa radio-Debtocracy.  Qual'è la verita? Difficile scoprirlo.

      Sos: aiutiamo le "povere banche" a non aiutarci!  

    Bisognerebbe, infatti, passare ai raggi "x" le carte dell'istituto iberico. Intanto c'è – come sempre – da fidarsi e da aprire i portafogli. Bankia è un caso a se e non ha nulla a che vedere con la tenuta del paese e con l’allargarsi dello spread nei confronti della Germania”  ha detto – in un lapidario commento – Rajoy durante una conferenza stampa con gli investitori. “ Siamo stati costretti a intervenire su Bankia, l’alternativa era il fallimento e non possiamo permettere che le Banche falliscano perché farebbero cadere anche il paese. Stiamo definendo i dettagli del sostegno che daremo ma posso assicurare che l’intervento del Governo non avrà ripercussione sul deficit del bilancio pubblico” e quindi sugli obiettivi di risanamento concordati da Bruxelles.

      Debtocracy – Anche a Madrid, il solito rischio rotto  

    Madrid – secondo la casta – si èsarebbe infatti impegnata a ridurre il disavanzo dal 8,9% al 5,3%, entro l’anno, ma per evitare il fallimento e soprattutto il contagio verso gli altri istituti di credito spagnoli  rimasti invischiati nella bolla immobiliare esplosa nel 2007 e che rischia ora di trascinare la Spagna nel baratro, saranno necessari ben altri fondi pubblici. Il problema  però, quello che "radio-debtocracy" cela e si guarda bene dal chiarire ai cittadini spagnoli, e che così facendo, evitando cioè scrupolosamente di mandare al diavolo – una volta per tutte – le "improponibili ed inique" agenzie di rating, il debito non può far altro che rigenerarsi. Basterebbe dichiarare fuori giorco Fitch, standard & Poor's e Moody's per risolvere tutti i problemi, o comunque gran parte di essi. Ma la via maestra che la casta dei banchieri ha indicato ai suoi fedeli burattini, evidentemente è ben diversa.

      La "triste e desolata" via maestra di Rajoy  

    Infatti il leader Rajoy, il conservatore Re di Madrid, non nasconde di essere “molto favorevole” alla possibilità che il prossimo Esm, (la nuova arma di distruzione di massa dell'Ue, per intenderci) il fondo di "salvataggio europeo" (che fantasia questi banksters), possa fornire aiuti direttamente alle entità finanziarie e non solo agli stati. La Spagna chiede all’Unione “una risposta chiara in difesa dell’euro (moneta unica che, come sappiamo benissimo, è uno dei fattori di co-destabilizzazione di tutto l'euro-sistema: o dell'euro-gabbia, che dir si voglia)  e ribadisce la necessità che la Bce “sostenga il debito dei paesi membri”. "Infatti – continua il premier amico dei banchieri – con uno spread di 500 punti base è molto difficile riuscire a finanziarsi. Dobbiamo risolvere il problema del finanziamento e della sostenibilità del debito di Paesi che, con le riforme e i sacrifici, dimostrano di comportarsi come si deve” .

      Il solito alibi della bolla speculativa, ormai non regge  

    Ieri Bankia ha chiuso a 1,36 euro,(in calo del 13,38%) ma gli analisti preannunciano che scenderà ancora: per Deutsche Bank fino a 0,50, per Nomura anche fino a 0,30 euro. Il settore immobiliare, dopo 10 anni di bolla speculativa, è crollato. Ma sappiamo che questo non è il fulcro del problema, come radio-debtocracy continua a propagandare. Anche, se evidentemente, tutte le banche che avevano accumulato un esplosione sul mattone superiore a 320 miliardi di euro,(un terzo del Pil nazionale) si sono ritrovate fuori di 180 miliardi di euro, che potrebbero sfiorare i 260 miliardi nel 2013. Ma dire ciò, senza ammettere che con lo spread il debito di autorigenera vuol dire mentire e dissimulare la verità.

      30 miliardi per continuare a "restare in crisi"  

    Il governo spagnolo sta valutando l’iniezione di contante tramite il conferimento di titoli di Stato o Bond emessi dal Frob, il fondo di ristrutturazione ordinaria bancaria. Questa operazione non dovrebbe avere nell’immediato degli effetti sul bilancio statale. Ma saranno sicuramente necessari ben altri capitali pubblici! Si prevede infatti, contro le previsioni ottimistiche del premier spagnolo, che altri istituti bancari avranno presto bisogno di sostegni: CatalunyaCaxia, NovacaixaGalicia e Banco de Venecia, secondo indiscrezioni, avrebbero bisogno di circa 30 miliardi di euro per restare a galla. Un consiglio: cambiate favola!

    Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Grecia – Debtocracy: Cittadini, non siete responsabili? Bene! Allora pagate il conto

    Grecia – Debtocracy: Cittadini, non siete responsabili? Bene! Allora pagate il conto

    Martedì, Maggio 29th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione europea / Commissione Europea / Consiglio europeo / Bruxelles / Grecia / Atene / Crisi / Banche / Finanziamenti / Piano di aiuti / Trojka / Economia / Pil / Debito pubblico / Barroso / Van Rompuy / Debitocrazia / Herman Van Rompuy / Manuel Barroso  / Cittadini greci dimessi nel dimenticatoio della storia / Emarginazione sociale / Dittatuta / Nazismo bianco / Qui Europa / Maria Laura Barbuto  / Tecnocrazia / Controinformazione / Giustizia sociale / Equità / Proclami iniqui di Bruxelles 

    Grecia: il governo provvisorio finanzia le maggiori

    banche nazionali con 18 miliardi di euro

    Barroso e Van Rompuy: “Non sarà possibile nessun

    passo indietro. Non esistono soluzioni rapide

    Catastroika – L’Inferno greco e la dittatura delle caste bancarie sull’Europa dei Piigs

    Atene – In Grecia, la dittatura delle banche non si ferma: il governo provvisorio ateniese, proprio ieri, ha finanziato i maggiori istituti di credito del paese con ben 18 miliardi di euro, al fine – dicono – di garantire che le stesse banche permettano di rimettere in moto, seppur nel lungo termine, l’economia greca. Circa l’8% del Pil nazionale termina così nelle casse – e nelle tasche – dei banchieri: nulla di nuovo, quindi. La Trojka aveva previsto tutto: infatti, questi soldi arrivano direttamente dal piano di aiuti stabilito per la Grecia e servirebbero alle “povere” banche per limitare la fuga di capitali delle ultime settimane. Intanto, i poveri, quelli veri (per intenderci) continuano ad essere considerati inutili numeri e ad essere sistematicamente ignorati e rimessi nel dimenticatoio della storia. Che indecenza!

      Non siete responsabili? Bene! Allora pagate il conto  

    In attesa delle elezioni del 17 giugno, che saranno decisive, i cittadini greci devono fare i conti con un passivo che ammonta a 77 miliardi di euro del quale, ne pagano le spese, senza esserne responsabili. Già in precedenza, il presidente della Commissione europea, Manuel Barroso era stato chiaro nei confronti di Atene: “La Grecia deve continuare a sacrificarsi perché sarà ricompensata” – aveva blaterato il portoghese – aggiungendo che “le prossime elezioni avranno un significato storico e la necessità del rispetto delle direttive indicate da Bruxelles”. E se Barroso ha fatto capire che non è possibile nessun passo indietro, il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, proprio ieri ha affermato che “ci vorrà del tempo affinchè le norme varate da Bruxelles possano esprimere il loro pieno impattoNon ci sono né soluzioni rapide, né alcuna formula magica”. Ma questo lo sapevamo: a queste assurde condizioni non può esserci nulla di positivo. Ciò che preoccupa maggiormente sono proprio le riforme imposte dall’Ue. Come al solito, del resto!

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)