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  • Bruxelles: i custodi dell’usura legalizzata danno l’ultimatum all’Italia

    Bruxelles: i custodi dell’usura legalizzata danno l’ultimatum all’Italia

    Lunedì, 19 novembre / 2018

    – di Sergio Basile

     Redazione Quieuropa,  Sergio Basile, Ue, Europa, moneta debito , Procedura d'infrazione 

    Bruxelles: i custodi dell'usura legalizzata danno

    l'ultimatum all'Italia

    Nell'Europa dell'usura e del debito perenne, l'Italia verso

    la trappola della procedura d'infrazione Ue

     

    di Sergio Basile

    procedura d'infrazione ue - italia deficit

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     L'Italia verso la procedura d'infrazione                

    Bruxelles, Roma – di Sergio Basile Lo scorso martedì 13 novembre è scaduto l'ultimatum dell'Ue nei confronti del governo italiano per l'invio presso la sede della Commissione, in Rue de la Loi – Bruxelles – di una "considerevole" correzione della manovra finanziaria, richiesta per "eccesso di deficit". Pena, la probabile apertura di una procedura d'infrazione: rischio già paventato nelle scorse settimane da Jean-Cloude Juncker e soci. Dello stesso parere i ministri europei dell'economia, unanimi nel giudizio netto contro il collega Giovanni Tria e perfettamente allineati con la piramide comunitaria.  In tal solco l'ultima riunione Ecofin è parsa, come spesso accaduto in passato, perfettamente inutile; un'insensata sfilata di ministri che hanno obliato definitivamente il rovente tema della difesa della sovranità monetaria dei propri paesi. Anche perché a "comandare" sono di fatto i mercati, rigorosamente imbeccati e mai contraddetti da Bruxelles.  Spread docet! Debito docet! E così ad oggi, Conte, Salvini e Di Maio sembrano avere una missione diversa nei confronti dei guardiani dell'Unione: dilatare i tempi di allineamento al volere del padrone di turno ed evitare le sanzioni minacciate. Il prossimo 21 novembre con il rapporto sul debito potrebbe arrivare la doccia fredda Ue. Di scorta l'avvio della procedura sarebbe atteso per dicembre e potrebbe concretizzarsi in aprile. Il fatto è indubbiamente grave, specie per un paese già sovrastato da una montagna di debiti fittizi, ma di certo non meraviglia, considerato il venticello di una dittatura effettiva che spira ormai da decenni sulle capitali del Vecchio Continente. In tal senso, le ultime uscite del socialista francese d'origine ebraica, Pierre Moscovici, Commissario Ue per gli Affari Monetari, che ha intimato a Roma "una risposta forte e precisa con una correzione considerevole del deficit", sembrano inficiare "lo sforzo" che il governo rivendica di aver fatto definendo il 2,4% di deficit come tetto massimo.

     "Debito di cittadinanza" nell'occhio del ciclone  

    Nell'occhio del ciclone della finanziaria del governo Conte, il cosiddetto "reddito di cittadinanza": espressione strategica mutuata illegittimamente dal modello auritiano di moneta-credito di proprietà del portatore. Infatti, in soldoni, si tratta dell'ennesima presa in giro debitocratica che nulla c'entra con la portentosa scoperta del grande Prof. Giacinto Auriti. Dunque, la goccia che ha fatto traboccare il vaso delle infrazioni Ue non è altro che l'ennesima forma di sussidio emesso a debito, cioé messo a bilancio prendendo in prestito moneta a tassi salati dal sistema bancario privato. Più che "reddito di cittadinanza" sarebbe logico parlare di "debito di cittadinanza"; mera uscita di marketing politico più che reale svolta monetaria destinata a svincolare l'Italia dai lacci dello sheol del debito perenne. I media di regime, tuttavia, sembrano stranamente non afferrare l'abissale differenza tra i due concetti. Come fotografare questo status quo? La verità è che l'Ue non è altro che una gabbia, e l'euro – creato dal nulla, senza riserva aurea, ed emesso a debito dei cittadini dalla Bce – è il sigillo che ne sbarra i cancelli d'uscita.

     Oltre l'anti-europeismo di facciata                         

    Dinanzia ciò, evidentemente, per risultare credibili non basta più dirsi anti-euro e anti-europeisti a fasi alterne. E' necessario essere, alla luce dei fatti e della storia anche e soprattutto in favore della proprietà popolare della moneta e per la piena conquista di una sovranità monetaria reale in seno ai popoli europei: solo così l’Europa potrà essere un giorno il luogo dei popoli liberi e delle nazioni liberate, indipendenti e con una stessa moneta di proprietà del portatore. D’altronde, non dimentichiamo che l’euro — e i suoi corollari d’ingegneria finanziaria — nei disegni dei banchieri e dei credenti mondialisti al potere non è che una moneta transitoria, avente il compito di facilitare l’ingresso nell’ultima fase del dominio globale, attraverso la successiva futura introduzione di nuove e definitive forme di controllo monetario, quali la moneta elettronica e/o la moneta unica mondiale. Il problema quindi non è l’euro in sé, ma l’emissione a debito dell’euro. Pertanto anche restare nell’Eurozona potrebbe rivelarsi positivo, a condizione: 1) che l’euro sia dichiarato di proprietà degli europei e non dei privati della BCE; 2) che i trattati siano modificati al più presto.

     Sovranità limitata perenne! Parola di Ue              

    Accettiamo, oggi, debiti su debiti in maniera automatica, grazie all’azione del mitico stato-apparato che ci induce ad attualizzare e reiterare passività contro la nostra volontà e con gran leggerezza della classe politica, anche quella dei cosiddetti partiti anti-casta. Accumuliamo fin dalla nascita debiti su debiti ad un ritmo di crescita, arrotondato per difetto, pari a 400 miliardi di euro all’anno. Sì perché, come ha recentemente confermato il Tesoro, l’Italia sta emettendo titoli per questa somma ogni anno, pur trattandosi di debiti che, prima o poi, dovranno esser ripagati con tanto di interessi. Come se non bastasse, qualsiasi decisione presa dal governo imposto (di turno) o dal Parlamento non dovrà rispettare i desideri degli italiani, ma realizzare gli interessi dei guardiani dei mercati. Non è un caso se il presidente dell’Eurogruppo, Joeren Dijsselbloem, di recente, abbia fatto capire chiaramente che l’Europa non si accontenterà di riforme scritte sulla carta. Come dichiarato dall’economista Vincenzo Visco nella Primavera 2014, in un’intervista a l’Unità: Saremo a sovranità limitata Almeno fino a quando avremo un debito così alto. Praticamente – aggiungiamo – per sempre!

     Truffa del vincolo del 3% e del Patto di Stabilità  

    Oggi è legittimo parlare di sovranità limitata perenne, sulla scorta di una truffa a monte: l’Ue, infatti, ha precedentemente legato le mani alle nazioni con vincoli come quello del 3% varato a Maastricht (1992) e poi le ha sanzionate per immobilismo seppellendole di debiti sempre nuovi con l’istituzione del Patto di Stabilità (1997). Non lo trovate assurdo? È questa la ratio delle misure correttive dell’Ue per mancato rispetto dei vincoli di bilancio e la ratio delle contestuali procedure d’infrazione annesse: misure protese a destabilizzare ancor più la situazione economica generale. Infatti sul sito della Commissione europea, possiamo leggere: Il Patto di Stabilità e Crescita (PSC) è la concreta risposta dell’UE alle preoccupazioni circa la continuità nel rigore di bilancio nell’Unione Economica e Monetaria (UEM). Stipulato nel 1997, il PSC ha rafforzato le disposizioni sulla disciplina fiscale nella UEM di cui agli articoli 99 e 104, ed è entrato in vigore con l’adozione dell’euro, il 1º gennaio 1999. Astrusi tecnicismi a parte, possiamo inquadrare il Patto di Stabilità e Crescita (PSC) come un accordo iniquo, stipulato e sottoscritto nel 1997 dai paesi membri dell’Ue, proteso ad un vero e proprio commissariamento delle economie nazionali e ad una paralisi sostanziale delle rispettive politiche di bilancio, al fine di mantenere fermi i requisiti di adesione all’Eurozona: ciò grazie alla nostra ignoranza sulle dinamiche dei meccanismi monetari che le scuole pubbliche e le università si guardano bene dall’insegnare, in uno sconcertante gioco del silenzio.

     La trappola della Procedura per deficit eccessivo 

    A sigillo di questa gabbia è stato poi apposto un meccanismo punitivo, una procedura di infrazione nota come Procedura per Deficit Eccessivo (PDE), che ne costituisce il principale strumento di controllo, articolato in 3 fasi: A) avvertimento preventivo (pseudo-intimidazione); B) raccomandazione; C) sanzione. Ben due, sconcertanti quanto irrispettabili, sono i parametri collegati: 1) mantenere un deficit pubblico non superiore al 3% del PIL664 (rapporto deficit/PIL  3%); 2) mantenere un debito pubblico al di sotto del 60% del PIL o, comunque, tendente al rientro (rapporto debito/PIL< 60%). Analizzando meglio questo rapporto (deficit/PIL), scopriamo cose davvero interessanti, avendo un quadro più chiaro sulla reale portata demagogica delle cosiddette lotte politico-economiche per la crescita, poste in essere dai nostri politici, e sulle contestuali farse parlamentari. Per uscire dall’equivoco non c’è bisogno di essere geni della matematica, infatti osservando il rapporto possiamo constatare: 1) come il numeratore, cioè il deficit o debito, sia una variabile condizionata — in negativo — che cresce indefinitamente nel tempo; 2) il denominatore, cioè il PIL, o la produzione, sia invece una variabile che, per sua natura — a causa delle capacità produttive, della saturazione del mercato o della chiusura indotta di migliaia di imprese — ha un limite fisico: soglia rappresentata dall’indice tecnologico nel processo produttivo, dalla qualità della vita (che incide sul livello e sulla quantità della domanda) nonché dalla distruzione indotta della domanda interna. Il rapporto è perciò incontenibile per natura e tende ad esplodere. Ecco svelato un altro colossale inganno made in Ue, legato a doppio filo con la truffa della moneta-debito. La persistenza di tale vincolo in seno all’Unione è un altro poco pubblicizzato motivo di inibizione della cosiddetta crescita: rimuoverlo è quindi essenziale. Com’è fondamentale rinunciare al cosiddetto Fiscal Compact o Patto di bilancio europeo del 2012, che — sulla scia del Patto di Stabilità — ha ulteriormente blindato il Principio della Convergenza verso parametri rigidi, già sancito con il Trattato di Maastricht, imponendo ad esempio, nel caso dell’Italia, di tagliare 45 miliardi di debito pubblico all’anno per 20 anni (spending rewiew), col pretesto del pareggio del debito: esposizione auto-rigenerante ed inestinguibile, a causa del meccanismo della moneta-debito. Il fatto che i cosiddetti "partiti anti-casta", espressione del governo Conte, non mettano minimamente in discussione questa sconcertante realtà, dovrebbe indurre tutti noi ad una profondo riflessione che affanda evidentemente le proprie radici nella retorica della più sottile dialettica hegeliana della falsa contrapposizione.

    Sergio Basile – Direttore www.quieuropa.it

    Presidente Sete di Giustizia / Ass. Naz. Monetaria Auritiana

    infounicz.europa@gmail.com 

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  • Spread e debiti perenni: andare oltre la cartolarizzazione, verso la proprietà popolare della moneta

    Spread e debiti perenni: andare oltre la cartolarizzazione, verso la proprietà popolare della moneta

    Domenica, 7 ottobre / 2018

    – di Roberto Pecchioli e Sergio Basile

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Proprietà Popolare  

    Spread e debiti perenni: andare oltre la

    cartolarizzazione, verso la proprietà

    popolare della moneta

    I titoli di Stato non sono il mezzo per ottenere la democrazia integrale:

    urge il reddito di cittadinanza auritiano (a credito).

    ► L'FMI e l'esempio emblematico del "disastro giapponese"

     

    di Roberto Pecchioli  / con il contributo di Sergio Basile

    spread e titoli di stato - debito perenne

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La tecnocrazia e il debito perenne                         

    Roma, Bruxelles, Tokyo – di Roberto Pecchioli e Sergio Basile –  Come visto in più sedi la truffa dell'emissione monetaria a debito è un qualcosa che va avanti dal 1694/1717, cioè dalla fondazione e istituzionalizzazione della privata "Banca d'inghilterra".

                         Ma diversi sono stati nel tempo gli stadi progressivi

               che hanno ancor di più blindato ed incancrenito questa truffa:

               tra di essi un cenno particolare lo meritano la cartolarizzazione

            e contestuale iper-emissione dei titoli di stato del debito pubblico

    e la successiva trovata "usurocratica" della diabolica accoppiata rating/spread.

    Riecco lo spread. Tornano sul palcoscenico le statue di cera dell’UE, il franco-romeno-israelita massone Moscovici e l’ineffabile Juncker gran contribuente delle accise sugli spiriti, si materializzano nuovamente i fantasmi dei decimali nel bilancio dello Stato, risuonano gli ordini imperiali di sconosciuti funzionari stranieri presso i governi eletti. L’occasione è la polemica sulla legge di bilancio, assai sgradita agli gnomi di Bruxelles e ai loro domines della cupola finanziaria. Non è inutile una rinfrescata alla memoria dei connazionali, alla ricerca di bugie tutt’altro che innocenti per una visione dei fatti alternativa alla vulgata corrente della stampa e delle accademie di luminari a contratto. Una controstoria per nerd, lontana dai grafici, dagli istogrammi, dalle formule incomprensibili degli esperti, esposta senza utilizzare la lingua di legno anglotecnocratica. Partiamo da lontano, poiché il cappio che ci strangola da tre secoli a questa parte (cioé dalla nascita ed istituzionalizzazione delle banche centrali e della moneta-debito: 1717) ce lo siamo stretti al collo con rinnovata forza, ancora una volta nel 1981, allorché un ministro della sinistra DC, Beniamino Andreatta, con una semplice lettera concordata con i vertici della Banca d’Italia (Carlo Azeglio Ciampi), decretò il cosiddetto divorzio tra Tesoro e banca centrale. Venne cioè rimosso l’obbligo per l’istituto di emissione di acquistare i titoli invenduti alle aste mensili, calmierandone il tasso. Liberati gli istinti animali della finanza, pur in una situazione in cui il sistema bancario era in mano allo Stato, il debito pubblico dell’epoca, 142 miliardi di euro, il 58 per cento del PIL, triplicò in soli quattro anni, per quintuplicare nel 1994. Il divorzio più caro della storia: mille miliardi in quindici anni.

                                      Ovviamente già prima del divorzio

                         l'Italia era vittima degli strozzini internazionalisti,

    anche se il debito era targato "Italia" e il nodo attorno alla gola era più dolce

                                             (per usare un eufemismo)

     Gli internazionalizzatori                                            

    Basta comunque questo dato per destituire di fondamento la narrazione che descrive gli italiani spreconi intenti a vivere allegramente a spese altrui. Andreatta e Ciampi, da brillanti funzionari della cupola bancaria che stava rialzando la testa con rinnovato slancio, ma da nemici del popolo che dovevano servire, perseguivano un doppio obiettivo, internazionalizzare il debito pubblico,  all’epoca detenuto dalle famiglie italiane risparmiatrici (sia pur sempre indebitate verso la mangiatoia statale); gettare le basi per l'ancor più selvaggia espropriazione della sovranità monetaria (avviata con l'euro)  e per la privatizzazione del sistema bancario nazionale, che realizzarono, sempre loro, undici anni dopo, al crollo provocato della prima repubblica e immediatamente dopo la "presunta" fine (sicura metamorfosi) del comunismo sovietico, con gli accordi di spartizione del panfilo Britannia, presente tra gli altri un funzionario in carriera di nome Mario Draghi.

     Il vincolo esterno                                                         

    Ci scuserà il paziente lettore se introduciamo un concetto che ci viene propinato in tutte le salse dal sistema di comunicazione, ma mai spiegato: il vincolo esterno. Si tratta del principio per cui non possiamo spendere se prima non guadagniamo o non ci facciamo prestare soldi. Se una comunità, uno Stato non possiede mezzi di pagamento legale propri, non può fare altro che correre con il cappello in mano da chi detiene (o meglio si è appropriato) il mezzo monetario, nel nostro caso l’euro della Banca Centrale Europea. Poiché ci siamo spogliati sempre più di due enormi strumenti di sovranità, cioè di libertà, la sovranità monetaria e la determinazione del tasso di sconto, sono i banchieri a stabilire insindacabilmente se prestarci denaro, in quale quantità e determinare l’interesse (ovviamente – e lo ricordiamo specialmente ai nostalgici illusi – non va dimenticato come anche la lira fosse una distruttiva moneta-debito).

                  Se a ciò aggiungiamo che il denaro prestato non esisteva

      perché creato dal nulla, ex nihilo, e diventa reale solo perché lo accettiamo

                             e circola come il sangue per il nostro lavoro,

                              risulta chiaro chi comanda e chi obbedisce.

                Si rivela azzeccata la frase simbolo di un blog economico:

           "è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita".

    Parole non di un saggio o di un filosofo, ma di un personaggio dei fumetti, Pippo, l’amico di Topolino. Abbiamo il vincolo esterno che impone di vendere il frutto del lavoro collettivo del nostro popolo e abbiamo una "moneta-debito" esterofila e di proprietà degli usurai di turno, rigorosamente non di proprietà del popolo. Lo Stato prima del divorzio si finanziava – sia pur sempre a debito dei cittadini –  nei tempi in cui possedeva la banca centrale e controllava le banche commerciali, emettendo prevalentemente BOT, buoni del tesoro ordinari a breve termine, acquistati attraverso i canali postali e creditizi dalle famiglie italiane come risparmio garantito e sufficientemente remunerato. Differenti sono i CCT, certificati di credito del Tesoro, il cui valore reale è variabile in base al mercato, investimenti di medio termine. Oggi BOT per almeno 400 miliardi sono in mano alle banche commerciali che li depositano a tassi negativi presso la Banca Centrale, un’immensa ricchezza ferma da cui trae profitto solo la cupola finanziaria, pagata per custodire gli impulsi elettronici che hanno sostituito i titoli di proprietà cartacei.

     Il trucco della cartolarizzazione (titoli di Stato)      

    Ovvio che i risparmiatori italiani non li acquistino nella certezza di rimetterci, ponendo sul mercato la notevole ricchezza privata italiana, pari ad almeno 4.200 miliardi, due volte e mezzo il PIL. Lentamente, ma costantemente, essa passa di mano trasferendosi ai signori del rischio altrui.

                      Da anni, nel mercato dei titoli pubblici prevale il BTP,

       buono del tesoro poliennale con scadenza anche a lunghissimo termine,

                            che impegna chi lo emette fino a trent’anni,

    alimenta un vorticoso giro speculativo e lascia il Tesoro alla mercé dei mercati.

    Lo spread che tanto eccita i commentatori è la differenza di rendimento, a parità di scadenza, tra il buono considerato più sicuro, tedesco, dai tassi più bassi, e quello degli altri Stati. Perché l’eurosistema non preveda l’emissione di buoni propri, gli Eurobond inutilmente chiesti da Giulio Tremonti, non è un mistero:

    come non è un mistero per chi ha compreso il trucco del signoraggio bancario,

               e della cartolarizzazione (finanziamento tramite titoli di stato)

       il fatto che anche i bond sono strumenti – sia pur nelle mani dello Stato – 

                        destinati ad indebitare e dunque ad infelicitare

               e controllare le masse ignoranti e accondiscendenti (Ndr).

     L'ingerenza dell'FMI sull'Iva del Giappone               

     L'altissimo debito interno del Giappone (paese a cosiddetto "debito sovrano")

           e gli interventi impositivi sull'IVA del Fondo Monetario Internazionale

                                                         delle ultime ore

                       sono in merito un esempio davvero emblematico e chiaro,

                                   sulla truffa assoluta dei titoli di Stato.

    "La managing director dell'Fmi, Christine Lagarde, ha invitato il governo a ravvivare e rendere più incisive le politiche dell'«Abenomics» , in particolare sul fronte delle riforme finalizzate a aumentare la produttività, comprese quelle del lavoro. «Per ridurre le incertezze di politica economica, affrontare le sfide demografiche e ridurre i rischi sulla sostenibilità del debito è necessaria una cornice fiscale credibile per il medio e lungo termine – recita il rapporto dell'Fmi riguardante il Paese che ha il rapporto peggiore tra debito e Pil in area Ocse – Al fine di finanziare crescenti costi della sicurezza sociale e ridurre i rischi sulla sostenibilità dell'indebitamento, il consolidamento (fiscale) dovrebbe incentrarsi su un graduale aumento dell'imposta sui consumi finché raggiunga almeno il 15% con aumenti graduali e continui (rispetto al livello attuale dell'8%)" (1).

    (1) Fonte "Il Sole24 Ore"6 ottobre 2018 / «Dovete raddoppiare l'Iva sul medio termine». I compiti dell'Fmi al Giappone

     I derivati: l'altra faccia del casino finanziario             

    Il casinò finanziario (ma si può omettere l’accento per chi trae denaro dal denaro) ha inoltre inventato ulteriori meccanismi, i cosiddetti derivati. I più comuni sono i CDS (Credit Default Swaps), strumenti di copertura destinati a trasferire ad altri il rischio. Si può scommettere indefinitamente al rialzo o al ribasso sui dei conti pubblici, cioè sulla capacità o meno di rimborsare i BTP a scadenza da parte degli Stati.

            Basta un’oscillazione più elevata di quella normalmente accettata

                               dai modelli matematici degli operatori,

          o una voce, magari diffusa ad arte, per scatenare ondate di vendite

                                      seguendo l’effetto gregge.

    Le aste odierne sono dette marginali, poiché il BTP va a chi offre il tasso più elevato, cui sono costretti ad adeguarsi l’offerente e gli altri compratori. Ma, qui sta il punto, chi sono i partecipanti all’asta, i cosiddetti investitori istituzionali? Un gruppo ristretto, un cartello di pochi giganti della finanza comprendente il gotha affaristico del mondo, Citygroup, Goldman Sachs, Morgan Stanley eccetera. Gli unici italiani sono Unicredit e Intesa San Paolo, massimi partecipanti di Bankitalia, di cui conosciamo la prevalente composizione azionaria estera. Non ci toglieremo il cappio dal collo se continueremo a riservare il controllo della moneta a un cartello di speculatori internazionali che agiscono in sintonia e possiedono direttamente almeno 700 miliardi di nostri titoli, e molti altri attraverso partecipazioni e incroci azionari. La prima mossa sarebbe – secondo gli economisti – quella di imporre alla Banca d’Italia, che resta un soggetto di diritto pubblico, di comportarsi come la sua omologa tedesca, la Bundesbank, che, in caso di aste nelle quali il collocamento non è totale, non accetta vendite a tassi più elevati, ma trattiene i bond invenduti per piazzarli al momento più favorevole. Nonostante il Trattato di Maastricht, la Buba agisce come elemento di equilibrio del sistema tedesco. Ma al di là di questi palliativi debitocratici, bisogna agire sul "cancro del debito" in maniera netta e decisa.

     Di chi deve essere la proprietà della moneta?          

    Bisogna comprendere una volta per tutte che la cartolarizzazione è un inganno, poiché la pratica dell'acquisto dei titoli di Stato per finanziare l'economia di un Paese, in definitiva non permette agli stati di finanziarsi, ma produce solo debito e quindi schiavitù e malessere, povertà, disperazione e morte:

                                            la principale prerogativa di uno Stato

                 – come ci insegnano Lincoln, Kennedy, Ezra Pound e Giacinto Auriti –

                                     consta nel creare la propria moneta-credito

                     per far fronte  al proprio fabbisogno finanziario ed economico.

                                                   Tutto il resto è aria fritta!

    Tale moneta, poi, per liberare davvero l'umanità dai ceppi del debito deve essere creata ed emessa a credito dei cittadini ed attribuita al popolo in proprietà (reddito di cittadinanza a credito o "auritiano") cioé non deve assere accantonata tra le voci di debito del bilancio degli stati. In caso contrario, infatti, interessi e tasse annullerebbero ed inficierebbero gli sforzi economici e lavorativi dei cittadini. La conclusione è che la situazione è molto difficile, agire è complicato ma non impossibile, a patto che vengano assunte decisioni condivise da un popolo unito. Sappiamo che la tradizione di divisione intestina, il preferire lo straniero all’avversario interno è antica quanto la nostra nazione. Tuttavia, se intendiamo conservare non solo sovranità e indipendenza, ma la concreta proprietà del nostro denaro, frutto del sudore nostro e dei padri, da trasmettere ai figli, non vi sono alternative. La strada è stretta ma non del tutto impraticabile. Quel giorno i popoli torneranno a respirare. Sino ad allora, dovremo accettare un destino da servi o, al massimo, difenderci con meccanismi del tipo di quelli esposti, elaborati da studiosi estranei al potere dei signori del denaro. La Cartagine finanziaria non può essere riformata, ma sconfitta attraverso la volontà popolare e la proprietà popolare di meri valori convenzionali chiamati "moneta".

    L'unica strada percorribile per liberare l'umanità dai lacci del debito onnipresente

    è quella tracciata dal grande Prof. Giacinto Auriti. Tutto il resto è noia! E' debito!

     

    Roberto Pecchioli /  Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

    partecipa al dibattito: infounicz.europa@gmail.com 

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    Allegato

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     B.A.R.: risposta odierna all'usura legalizzata        

    Oggi, in tempo di rarefazione monetaria indotta ed usura legalizzata, in tempo di spread e moneta-debito creata dal nulla (e senza riserva), la storia si ripete. I veri cattolici non possono stare a guardare e devono riscoprire il nobile ed antico esempio della Chiesa Cattolica, orientato sulla resistenza non violenta e sulla proposta attiva ed alternativa, ricalcando le orme dei loro avi. Oggi urge trasformare le comunità sociali (a partire dai comuni) in cooperative di credito solidali e orientate al mutuo soccorso, proprio com'era al tempo di Mosé (mille e duecento anni prima dell'Incarnazione di Cristo) ed al tempo dei santi francescani (Mille e Duecento / Mille e Quattrocento), durante il "bistrattato" Medioevo. La Dottrina Sociale della Chiesa attende giustizia e vuol ririvere sia nell'anima dei credenti che nelle loro opere. Il grande Professor Giacinto Auriti, padre della Teoria del Valore Indotto della Moneta e del SIMEC, lo aveva capito realizzando tale "Dottrina" attraverso l'immissione nel circuito economico-sociale di valori monetari convenzionali a credito e di proprietà del portatore (e non degli usurai). Egli ideando e promuovendo il SIMEC realizzò un vero e proprio miracolo economico-sociale nel comune di Guardiagrele, fino ad allora tra i centri italiani più colpiti dalla piaga del suicidio da insolvenza. Oggi si può e si deve agire con convinzione e determinazione: le armi di mutuo soccorso esistono, basta utilizzarle.

             Non farlo vorrebbe dire rientrare nella categoria degli stupidi e degli sprovveduti;

                    non rendere giustizia al nostro glorioso passato, alla nostra Fede e a Dio,

                alla storica battaglia contro l'usura ebraica posta in essere dai santi medievali

                                                          e dalla Chiesa Cattolica.

    A tal fine è stato creato il B.A.R. – Buono Comunale di Agevolazione Reddituale, uno strumento capace di dare ai sindaci la possibilità di prendere in mano il destino dei propri cittadini. Un'arma non violenta capace di mettere in moto la macchina economica della propria comunità sociale con efficienza e semplicità. Che ciascuno torni ad essere proprietario dei propri valori monetari, altrimenti l'usura indotta farà piazza pulita dei nostri cari, delle nostre famiglie e della nostra civiltà, costringendoci al suicidio, all'espatrio o alla disperazione. Non facciamoci complici dei grandi usurai e storici padroni oscuri della moneta-debito, nemici di Cristo e dell'umanità: l'immobilismo è un suicidio annunziato! L'immobilismo, una volta compreso il male e trovata la panacea, è un crimine ancor più grande!

    Sergio Basile 

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     Video correlato – B.A.R. e sovranità monetaria   

    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

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  • Borghezio: violenze sui cristiani in Nigeria. Cosa fa l’Ue?

    Borghezio: violenze sui cristiani in Nigeria. Cosa fa l’Ue?

    Lunedì, 3 settembre / 2018

    Comunicato stampa di Mario Borghezio

     Redazione Quieuropa, Parlameto europeo, Mario Borghezio, Cristiani, Nigeria,  strage        

    Borghezio: violenze sui cristiani in Nigeria.

    Cosa fa l'Ue?

    Interrogazione alla Commissione europea, dopo l'ultima grande strage

    (500 persone massacrate solo nello Stato di Benue)

     

    Comunicato stampa di Mario Borghezio

       strage in nigeria

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     L'Ue fermi le violenze sui cristiani in Nigeria!    

    (Premessa – In Nigeria continua tra l'indifferenza la spietata mattanza di cristiani. Negli ultimi anni, dal giugno 2015 ad oggi, sarebbero stati uccisi oltre 16 mila cristiani, da Boko Haram e dai pastori musulmani di etnia Fulani – Ndr) – Bruxelles Comunicato stampa di Mario Borghezio In merito alle notizie di nuove violenze in Nigeria contro i cristiani, l’europarlamentare Mario Borghezio ha indirizzato un’interrogazione alla Commissione Europea. “Come testimoniato da diversi vescovi locali – spiega Borghezio – nei territori della cosiddetta ‘middle belt’ della Nigeria si sono susseguiti tragici scontri contro i cristiani, che sono costati, nel solo Stato di Benue, la vita ad oltre 500 persone. Responsabili dei massacri della popolazione cristiana, principalmente dedita all’agricoltura, sono i pastori musulmani di etnia Fulani, spesso equipaggiati con armi automatiche”. E spiega: “Mentre i media nigeriani cercano di minimizzare la motivazione etnico-religiosa (forse perché l’attuale Presidente Buhari è di etnia Fulani) parlando di scontri per le terre, molti commentatori e diversi vescovi locali confermano la rapida escalation contro i cristiani, denunciano la colpevole inattività della Polizia Federale e paventano rischi simili alla tragedia del Ruanda in caso tale situazione non venga fermata al più presto”. Pertanto Borghezio chiede:

                                   “Come intende intervenire la Commissione

               per difendere e tutelare le popolazioni cristiane minacciate in Nigeria?

         Intende sollevare con urgenza la questione in sede di colloqui internazionali?”.

     

    Comunicato stampa di Mario Borghezio / Deputato europeo

    partecipa al dibattito: infounicz.europa@gmail.com 

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  • Piano Kalergi, magliette rosse e immigrazionismo

    Piano Kalergi, magliette rosse e immigrazionismo

    Mercoledì, 11 luglio / 2018 

    – di Sergio Basile

     Redazione Quieuropa, Sergio Basile,  Piano Kalergi, Piano Dulles, Kalergi, protesta, magliette rosse  

    Piano Kalergi, magliette rosse e immigrazionismo:

    i disegni occulti dei seguaci dell'europeismo

    Profilo dei delfini dell'europeismo e crimine della paneuropeizzazione

     

    di Sergio Basile

    Piano Kalergi, magliette rosse e immigrazionismo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Magliettari rossi e finti profughi                            

    Roma, Bruxelles – di Sergio Basile Nei giorni scorsi l'esercito degli europeisti apolidi, dei radical-chic e catto-comunisti, tutti allegramente immigrazionisti per statuto e uniti all'unisono in un'orgia ideologica di raro squallore, hanno mandato in scena in numerose piazze italiane la protesta delle "magliette rosse", fingendo un commosso pietismo che, come vedremo, non ha nulla né di morale né di cristiano. Il tutto accompagnato dal solito festival di falsità, nel tentativo di far breccia sul buon cuore delle masse italiche ignoranti e ignave che, d'altro canto, sia pur per istinto, respingono in gran parte quest'idea malsana d'invasione coatta. Necessita pertanto rispondere per le rime, facendo un pò di chiarezza sui cosiddetti "profughi" e ribadendo ancora una volta che: non si tratta di donne e bambini in fuga; giungono in Italia dall'Africa grazie a ONG pirata battenti bandiere tra le più disparate e provenienti da mezz'Europa, violando le regole del diritto internazionale e portando avanti business miliardari; alimentano redditizi traffici umani coperti e sostenuti da organizzazioni mondialiste vicine a Soros & soci; non aiutano le sorti della nazione, né a livello sociale (non hanno la minima intenzione di integrarsi e rispettare le leggi e regole civili e religiose) né a livello economico, in quando la maggior parte degli immigrati (clandestini) oltre ad essere mantenuta con fondi pubblici, lavora anche in nero: quindi non è per nulla vero che gli invasori "ci pagano le pensioni". Anzi, è ormai acclarato che il 90% ed oltre di tali "profughi-immigrati" non sono tali, ma sono maschi adulti, in ottime condizioni di salute (non deperiti da fame, guerre o carestie) e giunti con il collaborazionismo della mafia europeista e catto-comunista con la precisa volontà di colonizzare l'Italia e minare le nostre radici cristiane. Ciò a discapito dei veri profughi siriani e dei cristiani africani (nigeriani, ecc..) vittime di quotidiane pulizie etniche, dei quali però non giunge alcuna lamentela o denuncia, né dall'ala massonica del Vaticano, né dai radical chic filo-europeisti. E che dire dell'eterno silenzio mediatico sulla segregazione sociale in Palestina ad opera d'Israele? Per il resto dobbiamo riconoscere che la sinistra (cosiddetta occidentale) ha ormai gettato la maschera, riesumando definitivamente i

                   fantasmi del marxismo più bieco che vedeva nell'ingegneria sociale,

    nella distruzione della famiglia e della società (incentrata sui valori cristiani tradizionali

                     e sulla difesa della patria, delle sovranità nazionali e del territorio)

                   un modello di progresso rivoluzionario da perseguire per garantire

                                il definitivo controllo da parte delle élite illuminate,

                             andando perfino oltre il concetto di stato e nazione:

           retaggi del passato da abolire a compimento della grande opera comunista,

                                       secondo le ammissioni dello stesso Marx.

     Don Ciotti & compagni                                                   

    La novità è che anche il catto-comunismo ha ormai gettato la maschera, facendo comprendere per contrasto quale sia davvero l'autentco volto della Chiesa di Cristo, contrapposta alla Chiesa dell'immigrazionismo e del caos organizzato. Don Luigi Ciotti, tra i magliettari rossi in prima fila nelle proteste degli ultimi giorni, l'uomo del 25 aprile, è di fatto l'incarnazione della neo-chiesa eretica e modernista, che strizza l'occhio al Nuovo Ordine Mondiale. Ciò premesso, la verità e che esistono due categorie di magliettari rossi: 1) la banda degli ignoranti cronici e buonisti a buon mercato, che disconoscono il fenomeno/piano che sta alla base della nuova tratta degli schiavi: il "Piano Kalergi" (il gruppo meno folto); 2) la banda dei criminali in mala fede: cioé coloro i quali non solo conoscono perfettamente il massonico e diabolico Piano Kalergi (di disintegrazione forzata delle culture nazionali e della religione cattolica, mediante un selvaggio melting pot razziale indotto) ma vi aderiscono subdolamente, nell'omertà, indossando la maglietta rossa dell'ipocrisia e del sangue che contribuiscono a spargere nel Mediterraneo. Sebbene negli ultimi 6 anni abbiamo dedicato all'argomento "Piano Kalergi" innumerevoli articoli, è bene tornarvi ancora e fornire nuovi dettagli storici, dal momento che la disinformazione in Italia ha raggiunto livelli imbarazzanti.

     Il Piano Kalergi                                                  

    Il Piano Kalergi, meglio conosciuto con il nome di progetto Pan-europeo, trova genesi nel 1922 su interesse del filo-sionista e massone-cosmopolita Coudenhove-Kalergi, profeta del Nuovo Ordine Mondiale e, nel caso specifico, di un Nuovo Ordine Europeo, da edificare attraverso la nascita di un'Unione europea – filo-massonica e rosacrociana – sulle ceneri degli stati nazionali, devirilizzati da un fitto programma di graduale confisca di tutte le sovranità: consessi mondialisti come Trilaterale e Bilderberg sono i diretti eredi della Paneuropa. Kalergi non fece altro che ampliare e dare un carattere programmatico alle antiche teorie paneuropee di Comenius, Saint-Yves d’Alveydre, Kant, Hugo, Mazzini e Nietzsche: tra i padri "nobili" dell'europeismo contemporaneo. Nel 1922 iniziò a farsi largo in tutta la stampa di regime, vicina alla causa mondialista, il "provvidenziale" tema dell'impellente bisogno di unificazione politica ed economica degli Stati europei come rimedio agli "errori" del conflitto mondiale appena concluso, definito da Kalergi come “una guerra civile europea”.

                           In realtà le guerre mondiali furono pianificate e fomentate

                              da questi stessi personaggi, per destabilizzare l'Europa,

    come testimonia l'alto ufficiale dei Romanov, Cherep Spiridovich nel suo monumentale libro, "The Secret World Government" or The Hidden Hand (1).

    (1) La Mano Nascosta e il Governo Segreto del Mondo: La guerra è uno sterminio di massa pianificato

     Kalergi e i banchieri del disordine mondiale  

    Nel 1923 Kalergi pubblicò il libro-manifesto del credo europeista, "Pan-Europa". Egli, ovviamente, era in ottimi rapporti con l'alta finanza ed in particolare con le famiglie dei banchieri giudeo-sionisti Rothschild, Warburg e Schiff, grandi architetti del nuovo (dis)ordine mondiale: in merito va ricordato come Jakob Schiff sia stato il  co-finanziatore della rivoluzione russa, nonché socio in affari di Max Warburg (1867-1946), colui il quale per primo finanziò il progetto, mettendo a disposizione del Movimento Paneuropeo ben 60 mila marchi.

                                                   E' interessante ricordare come

                           il banchiere Max Warburg, che contribuì alla nascita dell'Ue

                                                appartenesse alla stessa famiglia

                    che promosse la nascita del criminale cartello della Fed negli Usa: 

                    Paul Warburg (suo fratello minore) infatti fu l'uomo che riformò

                     il sistema finanziario degli Stati Uniti con il Federal Reserve Act,

                        elaborato in una storica riunione di banchieri internazionali

                                               a Jekyl Island (Georgia) nel 1910.

    Progressivamente il progetto paneuropeo poté contare sull'appoggio di politici ed intellettuali apparentemente di estrazione politico-ideologica diversa, ma invero tutti massoni e filo-sionisti. Di seguito cercheremo di tracciare i profili dei personaggi chiave del puzzle europeista, cioé di coloro i quali in nome dell’asservimento ai poteri economici e politici anglo-americani, del nazi-comunismo massonico e della causa del "Grande Israele", hanno tradito l’Europa cristiana, utilizzando la dialettica hegeliana e gli specchietti per le allodole dei "Premi Nobel", come potente anestetico delle coscienze e macchina di mistificazione della realtà e della storia. Ecco alcuni dei nomi più influenti nella realizzazione dell'agenda di Kalergi.

    Piano Kalergi, magliette rosse e immigrazionismo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Profilo dei delfini e progenitori dell'europeismo 

    Hjalmar Schacht (vedi copertina: nella prima foto piccola in basso, da destra, in compagnia di Hitler): economista, dal 1908 al 1915 amministratore della Dresdner Bank, responsabile economico della Repubblica di Weimar (1923); dal 1924 presidente della Reichsbank (la banca centrale tedesca), ministro dell'economia della Germania nazista dal 1934 al 1937 e fraterno amico del banchiere americano J.P.Morgan e del Presidente degli U.S.A Theodore Roosevelt (26º presidente degli Stati Uniti e Premio Nobel per la pace). Schacht era – ovviamente – un massone, iniziato nella Loggia di Berlino Urania zur Unsterblichkeit e poi membro della Gran Loggia di Prussia. Egli rappresentava

                                                         l'anello di congiunzione

                                    tra l'alta Finanza di Wall Street e Adolph Hitler.

    Schacht fu artefice di una serie di misure che ridussero l'inflazione e stabilizzarono il marco tedesco:

                         il quel momento storico c'era bisogno di una Germania forte

                       per affrontare una guerra già programmata dalle élite occulte.

    Aleksandr Fëdorovič Kerenskij: primo capo del governo bolscevivo russo filo-rivoluzionario nato su impulso dei banchieri internazionalisti più influenti dell'epoca; Joseph Retinger, fondatore del gruppo Bilderberg; Jean Monnet, fondatore del Comitato d’Azione per gli Stati Uniti d’Europa, rete d’influenza che superava le strutture nazionali, garantendo il carrierismo nella Cee. Facevano parte del Comitato numerosi membri della Commissione Trilaterale e soloni della politica europeista degli anni Sessanta e Settanta come Helmut Schmidt, Willy Brandt e Giscard D’Estaing; tra di essi anche gli italiani Ugo La Malfa, Malagodi, Saragat, Malfatti, Matteotti, Fanfani, Nitti, Nenni e Spadolini (Rosa-croce iniziato presso la loggia di Marsiglia e allievo di Jules Boucher (1902-1955) uno dei massimi esperti di esoterismo e discepolo del celebre alchimista Fulcanelli) (2).

    (2) Cfr.: Fabio Filippetti, Alla scoperta dei segreti perduti delle Marche

     I padri dell'Ue: filo-sionisti e cattolici di facciata     

    Konrad Adenauer (sindaco di Colonia) e Alcide De Gasperi (traditore dell'autodeterminazione dei tirolesi del Sud), entrambi membri dell’Opus Dei, cattolici di facciata ma di fatto convertiti alla causa sionista. Stesso travestimento "cattolico" per Robert Schuman, ministro degli Esteri francese, che aiutò Kalergi a confiscare ai popoli europei le rispettive produzioni di acciaio, ferro e carbone, trasferendone la gestione ad un livello  sovranazionale, con la CECA (Comunità Economica Carbone e Acciaio). Utile anche Paul Valery, scrittore e filosofo massone francese, autore dell'inno massonico "Cantique des colonnes". Altro pezzo da Novanta dell'europeismo fu Sean MacBride, politico irlandese Premio Nobel per la Pace nel 1974 e fondatore di Amnesty International in data 28 maggio 1861: giorno scelto in quanto cadeva la festa della SS. Trinità, al fine di conferire all'organizzazione un contro-significato laico, in puro stile massonico. Sean Mac Bride era allora alto dignitario del famigerato OTO (Ordo Templi Orientis), società esoterica dedita alla magia sessuale e che sembra rivendicare una filiazione diretta con gli Illuminati di Baviera. Egli fu tra i principali fautori dell'adesione dell'Irlanda alla NATO ed ebbe un ruolo centrale anche della fondazione delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa.

     Da Mussolini a Butler                                                      

    Nella lista anche Benito Mussolini, simpatizzante del Movimento Paneuropeo di Kalergi, William Stead, membro fondatore della Round Table britannica e membro della Fabian Society, Bernard Baruchfinanziere aschenazita membro della Pilgrim's Society (la società dei pellegrini) e del CFR – e Nicholas Murray Butler: filosofo, diplomatico, politico e pedagogista statunitense, vincitore, insieme a Jane Addams, del premio Nobel per la Pace nel 1931. Butler fu capo del British Israel (movimento sionista di punta dell'anglo-israelismo massonico) del CFR, della Round Table e membro della Pilgrim's Society. Kalergi considerava il potente Butler come uno dei suoi migliori amici e tra i suoi protettori più attivi. Butler fu anche presidente dell’Università di Columbia e della Carnegie Endwment for International Peace. Egli senza mezzi termini all'Hotel Astor di New York nel 1937 dichiarò:

                 «Il comunismo è lo strumento con cui si abbatteranno i governi nazionali

                in favore di un Governo Mondiale, di una polizia e di una moneta mondiali».

                                                          Nicholas Murray Butler

      Da Freud ad Einstein, passando per Keynes              

    Importante alla diffusione del morbo ideologico del paneuropeismo fu anche l'attivismo di personaggi del calibro del conte Carlo Sforza (membro del Comitato del centro Europeo della Fondazione Carnegie), di Thomas Mann (scrittore e saggista tedesco – nonché pederasta – Premio Nobel nel 1929), Karl Haushofer (teorico dello spazio vitale – Lebensraum – del nazismo e membro dell'OTO), Stefan Zweig (scrittore e poeta ebreo-austriaco naturalizzato britannico), Rainer Maria Rilke (scrittore e poeta austriaco), Edvard Benes (politico cecoslovacco massone, iniziato nel 1927, utile alla transizione del suo paese dall'Impero Asburgico al Blocco Sovietico), Sigmund Freud (fondatore della falsa scienza chiamata psicanalisi e membro della loggia giudeo-massonica B'nai B'rith), Albert Einstein (il più famoso fisico del XX secolo, designato alla candidatura alla presidenza dello stato d'Israele alla morte di Chaim Weizmann e aderente all'Organizzazione Sionistica Mondiale), John Maynard Keynes (economista padre del Welfare State e autore di opere preconizzanti la nascita di un Nuovo Ordine Mondiale, fondato proprio sulla dottrina socialista), Tomas Masaryk (filosofo e politico, fondatore e primo presidente della Cecoslovacchia) Ignaz Seipel (cancelliere austriaco) e Aristide Briand (ministro degli Esteri francese).

     L'incubatrice del progetto Ue                                         

    Il primo congresso paneuropeo fu convocato il 3 ottobre 1926 a Vienna. Successivamente Aristide Briand, in data 5 settembre 1929, propose alla Società delle Nazioni la creazione di una Federazione degli Stati Europei. Secondo i paneuropeisti negli anni Trenta Kalergi mise in guardia contro il "pericolo" dei regimi totalitari di Hitler e Stalin: questa presa di posizione, a loro dire, sarebbe stata pagata da Paneuropa a caro prezzo,  con la messa al bando in tutta la Germania del movimento kalergiano, dopo che Hitler ebbe preso il potere. Ma a ben vedere questa ricostruzione storica ha tanto i contorni di uno specchietto per le allodole, di una storiella enfatizzata ad arte per

                               sviare le piste del collaborazionismo trasversalista

    che di fatto interessò tutti i principali potentati e governi impegnati nelle guerre mondiali,

                                 da Mosca e Berlino, da Londra a Washington.
     

     Dal Piano Kalergi al Piano Dulles                                   

    Infatti, come visto, tra gli aderenti al Piano Kalergi vi furono, ad esempio, anche Schatch (ministro nazista di Hitler) e Kerenskij (capo del primo governo comunista), ma anche Curchill (massone di alto rango e primo ministro inglese) e Allen Welsh Dulles (massone e primo capo della CIA). Da questa ricostruzione storica che supera le divisioni geopolitiche e ideologiche di facciata, delineando chiaramente i contorni di un innegabile complotto mondialista, emerge dunque una continuità e convergenza netta anche tra l'opera coloniale europea di Kalergi e il piano coloniale di Dulles, esecutore materiale del piano di sovversione culturale e dei costumi nel Bel Paese (3): humus ideale sia all'avvento della rivoluzione comunista del Sessantotto che al correlato europeismo.

    (3) Il Piano Dulles, la P2, Berlusconi e il ’68

     Genesi occulta del Parlamento europeo                         

    Dopo la Seconda Guerra Mondiale, precisamente nel 1947, venne convocato in Svizzera, a Gstaad, il  primo Congresso dell'Unione Parlamentare Europea che sfociò nella nascita del Consiglio d'Europa e del primo embrione del Parlamento europeo. Kalergi elaborò un progetto di unificazione federale articolato in tre tappe: 1. Cooperazione intergovernativa stretta tra gli stati europei, con incontri periodici; 2. Unione doganale; 3. Stati Uniti d'Europa. Il piano programmatico si articolava in ben 9 punti: 1. È necessario che questa unione sia una confederazione europea con una garanzia reciproca di delegazione legale della sovranità. I governi devono, in altre parole, essere sicuri che la cessione di sovranità avverrà in egual misura per tutte le parti. 2. Per gestire i conflitti tra gli stati membri, sarà necessaria una corte federale europea. 3. Un esercito europeo, un'alleanza militare, che raggruppi contingenti dei diversi paesi, per garantire la pace a livello continentale. 4. Un'unione doganale progressiva. 5. Un'unificazione delle colonie. Sfruttamento a livello europeo. 6. Progetto di moneta unica. 7. Rispetto della diversità delle culture europee e delle molteplici civilizzazioni nazionali. 8. Rispetto e protezione delle minoranze nazionali: la dissoluzione degli stati-nazione infatti doveva passare anche attraverso forme di indipendentismo interne alle suddette nazioni (Nds). 9. Una buona ed efficace collaborazione nel quadro della Società delle nazioni.

     Siete solo dei grandissimi figli di… Kalergi!!                  

    Oggi gli ideologi dell'iper immigrazione di massa, non fanno altro che collaborare febrilmente alla realizzazione dell'agenda di Kalergi e della massoneria internazionale, verso la realizzazione di un Nuovo Ordine Mondiale o Repubblica Universale giudeo-massonica.

                                        In ''Praktischer Idealismus'' (idealismo pratico)

    la "Bibbia" o "Testamento Spirituale" di Kalergi, il padre dell'UE infatti teorizza e profetizza

                                       la nascita di una nuova razza europea meticcia,

    generata dalla fusione di più razze d'origine afroasiatica e dalla dissoluzione dei popoli

                                         e delle loro tradizioni: usi, costumi e religioni.

      Condizione necessaria per creare una massa informe e facilmente addomesticabile,

                                    poiché priva di identità comune e spirito di patria.

                      Una nuova razza capace di affermare il predominio incontrastato

              di una nuova élite di dominatori, che l'autore individua nella razza ebraica.

    Oggi gli eredi spirituali di Kalergi, da Saviano a Don Ciotti,  dalla Boldrini a Lerner, dalla Camusso alla Cirinnà, passando per i maggiori esponenti della "sinistra ufficiale" del catto-comunismo e dello star system, sfruttano l'immenso potere mediatico concesso loro dalle tv di regime e dalla stampa sionista per convincere le masse dalla coscienza elastica della necessità di una società multietnica, orientata ad un presunto "arricchimento culturale generalizzato", giustificando il crimine con false questioni "umanitarie", morali o addiruttura "evangeliche". Ciò auspicando la nascita di un meticciato etnico senza valori, nè amor proprio, nè amore per le proprie radici. D'altra parte il termine razzista è stato creato storicamente proprio dai figli di Kalergi per ingabbiare i dissidenti e nascondere il vero razzismo, quello esercitato contro i popoli e le nazioni all'ombra della bandiera dell'europeismo.

    Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

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  • Migranti via mare e diritto internazionale: riflessioni di un esperto

    Migranti via mare e diritto internazionale: riflessioni di un esperto

    Sabato, 30 giugno / 2018

    – di Augusto Sinagra / Docente di Diritto Internazionale 

     Redazione Quieuropa, Augusto Sinagra, docente di Diritto Internazionale, Bandiera, Mediterraneo 

    Migranti via mare e diritto internazionale:

    riflessioni di un esperto

    Analisi giuridica: ecco perché ci troviamo alla presenza di una

    nuova e inedita tratta di schiavi, con la complicità della UE

     

    di

    Prof. Augusto Sinagra / docente di Diritto Internazionale

    MIGRANTI VIA MARE E DIRITTO INTERNAZIONALE

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Migranti e diritto: analisi del nuovo schiavismo 

    Roma – di Augusto Sinagra / Docente di Diritto Internazionale –  L'argomento dell'immigrazionismo e delle navi delle ONG che solcano il Mediterraneo scaricando migliaia e migliaia di immigrati africani (almeno fino ad ora in gran parte sulle coste italiane) è un argomento che merita approfondimenti anche dal punto di vista del diritto. In merito cercherò di fare una riflessione (schematica) esclusivamente tecnico-giuridica di diritto internazionale di cui sono stato Professore Ordinario nell’Università. (1) Le navi che solcano i mari battono una Bandiera. La Bandiera non è un'oggetto meramente folkloristico o di colore. La Bandiera della nave rende riconoscibile lo Stato di riferimento della nave nei cui Registri navali essa è iscritta (nei registri è indicata anche la proprietà pubblica o privata). (2) La nave è giuridicamente una “comunità viaggiante” o, in altri termini, una “proiezione mobile” dello Stato di riferimento. In base al diritto internazionale la nave, fuori dalle acque territoriali di un altro Stato, è considerata “territorio” dello Stato della Bandiera.

                 Dunque, sulla nave in mare alto si applicano le leggi, tutte le leggi,

                              anche quelle penali, dello Stato della Bandiera.

    (3) Il famoso Regolamento UE di Dublino prevede che dei cosiddetti “profughi” (in realtà, deportati) debba farsi carico lo Stato con il quale essi per prima vengono in contatto. A cominciare dalle eventuali richieste di asilo politico. (4) Non si vede allora quale sia la ragione per la quale una nave battente Bandiera, per esempio, tedesca, spagnola o francese, debba – d’intesa con gli scafisti – raccogliere i cosiddetti profughi appena fuori le acque territoriali libiche e poi scaricarli in Italia quando

               la competenza e l’obbligo è, come detto, dello Stato della Bandiera.

    (5) Da ultimo è emerso che due navi battenti Bandiera olandese e con il solito carico di merce umana, non si connettano giuridicamente al Regno di Olanda e né figurino su quei registri navali, come dichiarato dalle Autorità olandesi. Allora, giuridicamente, si tratta di “navi pirata”, le quali non sono solo quelle che battono la bandiera nera con il teschio e le tibie incrociate. (6) Ne deriva il

                diritto/dovere di ogni Stato di impedirne la libera navigazione,

            il sequestro della nave e l’arresto del Comandante e dell’equipaggio.

    Molti dei cosiddetti “profughi” cominciano a protestare pubblicamente denunciando di essere stati deportati in Italia contro la loro volontà. Si è in presenza, dunque, di una nuova e inedita tratta di schiavi,  con la complicità della UE, che offende la coscienza umana e che va combattuta con ogni mezzo.

    Prof. Augusto Sinagra / Diritto Internazionale (Copyright © 2018 Qui Europa)

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  • Grecia: l’operazione è riuscita! Il paziente è morto

    Grecia: l’operazione è riuscita! Il paziente è morto

    Martedì, 26 giugno / 2018

    – di Roberto Pecchioli 

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Grecia,  Austerità, Troika,  Ue, BCE, FMI,  MES     

    Grecia: l'operazione è riuscita! Il paziente è morto

    Grecia: 800 riforme imposte, 500mila abitanti in meno,

    due generazioni distrutte da Tsipras & Co, paladini

    dell'Europa targata Troika

     

    di Roberto Pecchioli

    GRECIA - 2 GENERAZIONI  DISTRUTTE

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Che fine ha fatto la Grecia?                                     

    Roma – di Roberto Pecchioli Suonano a distesa le campane euro entusiaste: la Grecia è fuori della crisi che la attanaglia da dieci anni, la Troika (BCE, Fondo Monetario, Commissione Europea) che l’ha commissariata si ritira. Paolo Gentiloni, il nobiluomo post comunista già primo ministro italiano in conto terzi, ha ringraziato commosso il suo omologo Tsipras, l’ex beniamino della sinistra fattosi massacratore del popolo greco: grazie per aver scommesso sull’Europa. La gioia del conte Gentiloni Silverj, unita alla soddisfazione dei gazzettieri di regime, è assai sospetta e merita mostrare i dati socio economici ufficiali dell’antica culla della nostra civiltà. Il primo dato che sgomenta è l’ampiezza degli interventi dei “benefattori” targati FMI, Meccanismo Europeo di Solidarietà e Stati dell’Unione.

                                Gli aiuti hanno superato i 241 miliardi di euro,

                                 una parte dei quali uscita da tasche italiane.

    Lasciamo per un attimo da parte gli antefatti, i trucchi contabili di lungo periodo dei governi greci per entrare nel paradiso dell’euro, peraltro posti in essere con l’indulgenza franco-tedesca e l’aiuto determinante delle banche d’affari internazionali (Goldman & Sachs in testa), nonché l’evidenza dello sfacciato assistenzialismo politico di destra e di sinistra. Cerchiamo di capire che cosa è accaduto dal 2008-2009, allorché il precipizio si è aperto sotto i piedi del popolo ellenico, privato a forza della possibilità di votare con referendum l’adesione o meno alle misure imposte dalle istituzioni finanziarie, in spregio a quella democrazia fondata ad Atene due millenni e mezzo fa.

     800 riforme economico-sociali                            

    Il PIL della Grecia è ora in lieve rialzo dopo essere disceso per anni, con una punta al ribasso del 15 per cento. I dati ufficiali sbandierano un avanzo primario del bilancio di 2,2 miliardi di euro, il 4,5 per cento del prodotto interno, il che significa che il totale è oggi di poco più di 205 miliardi, assai inferiore a quello pre crisi, nonostante l’immissione di 241 miliardi, ovvero il 120 per cento del PIL annuale.

                    Il fatto è che la maggior parte di questa cifra è servito per salvare

              l’enorme esposizione delle banche tedesche e francesi (oltre 90 miliardi),

                                               il resto sono andati in interessi.

    E il popolo greco? Ha dovuto sopportare finora circa 800 “riforme” economiche e sociali imposte dai dittatori finanziari, adesso finalmente soddisfatti. La prima parte del loro sporco lavoro è fatta. Assomiglia a quei bollettini medici in cui si dice che l’operazione è tecnicamente riuscita, ma il paziente è morto. Questo è successo alla sfortunata nazione che fu di Omero, di Platone, Aristotele e di legislatori come Solone e Pericle.

     Mezzo milione di abitanti in meno                      

    Il paragone, purtroppo, è tutt’altro che metaforico, giacché in meno di dieci anni la Grecia ha perso mezzo milione di abitanti, passando da 11,3 milioni a 10,8. La mortalità è aumentata con punte raggelanti tra i neonati e i bambini, l’aspettativa di vita è calata.

                                 Un greco su 4 non ha accesso a cure mediche

              per lo smantellamento del sistema pubblico e la mancanza di denaro

                                                           per le terapie.

    Il tasso di suicidi, i cui tristi primati hanno storicamente riguardato il Nord Europa,

                                          si è alzato del 35,7 per cento.

                               Quattro bambini su 10 vivono in povertà.

    Il dato è semplicemente ignobile e rende disgustose le congratulazioni di Gentiloni e compagni.

     Espropriata di tutto                                                  

    La Grecia è stata espropriata di tutto. La sua fragile economia è quasi interamente in mani straniere, spiccano tedeschi, francesi e cinesi. Sono stati svenduti i porti – l’antichissimo Pireo ha gli occhi a mandorla – gli aeroporti, gli immobili turistici, le ferrovie, le scarse industrie e il settore agricolo intensivo. La disoccupazione, al 10 per cento prima del governo Troika-Tsipras è adesso al 20 per cento, un successone, giacché si toccò il 28 per cento (può darsi che i dati siano ancor più disastrosi di "quelli ufficiali" – Ndr). Ma i numeri sono difficili da nascondere dietro le fumisterie contabili: solo il 35 per cento della popolazione è attiva, l’età media di chi lavora è salita per l’emigrazione massiccia dei giovani. Industria ed esportazione sono in modesta ripresa, ma ci vorranno decenni per risalire al dato pre-crisi. I disoccupati calano lievemente rispetto ai momenti più drammatici, ma lo stipendio medio di un dipendente del settore privato non supera i 500 euro, la contrattazione collettiva è stata abolita per legge. Il governo Tsipras è di sinistra, per una breve stagione fu l’idolo dei neo comunisti di casa nostra. Le pensioni sono state tagliate ben 13 volte, e nel 2019 è prevista un’altra sforbiciata; la media è inferiore a 400 euro.

      Il "buon lavoro" di Tsipras                                     

    Mancano i farmaci per molte patologie e lo stesso sistema bancario, che gli usurai si vantano di aver risanato ha un euro di impieghi su due a rischio di mancata restituzione. Tuttavia, il ministro francese Bruno Lemaire e il suo collega tedesco Olof Scholz si congratulano con Tsipras: ha fatto un buon lavoro. Parola di necrofori. L’euro non è in discussione, esultano. Gioiscono assai meno i 200 mila dipendenti tagliati nel settore pubblico, specie sanità, scuola, polizia, e l’intera popolazione il cui potere d’acquisto si è eroso di oltre il 28 per cento. In compenso, crescono i profitti greci della Germania e anche l’Italia fa la sua parte, presente nelle telecomunicazioni e nel gas con Snam, alla ricerca dei ricchi giacimenti del mediterraneo orientale. Ma hanno fatto un ottimo lavoro e, come Cesare, sono uomini d’onore, che soffrono intensamente leggendo che il 35,6 per cento dei greci è oltre la soglia della povertà. Piangono ogni notte sapendo che nel 2017 ci sono state l’enormità di 133.000 rinunce all’eredità, con un balzo del 333 per cento (trecentotrentatré, avete letto bene). Mancano i soldi per pagare le tasse relative, i beni vanno all’asta e capirete a chi finiscono. Per contenere le proteste popolari, gli incanti vengono fatti online dagli studi notarili, presi d’assalto ogni volta da folle inferocite con le lacrime agli occhi.

      Debito pubblico 190% del Pil                                 

    Il debito pubblico era attorno al 100 per cento del PIL, adesso sfiora il 190, molti vivono di carità privata. Queste sono le macerie che lascia la dittatura quasi decennale delle “istituzioni finanziarie”.

                                          La Grecia è un morto che cammina,

     come ripete un farmacista ateniese impossibilitato a rifornire i suoi clienti.

    Oltre a chi non può più permettersi terapie e medicine, oltre le carenze di approvvigionamento e distribuzione e i tagli selvaggi alla sanità, sussiste l’obbligo di fornire i farmaci antitumorali soltanto a pochi pazienti. La legge prescrive che la fornitura sia legata all’aspettativa presunta di vita, che viene direttamente indicata sulla ricetta. Insomma, i greci devono morire, per di più soffrendo senza cure, affinché le istituzioni finanziarie si riprendano i soldi che avevano improvvidamente prestato tra la fine del secolo andato e l’inizio del presente. Non furono costrette né minacciate, finanziarono abbondantemente il sistema, truccarono i conti, alimentarono la corruzione del paese. Poi, come le banche con i clienti alla prima difficoltà, imposero il rientro immediato a uno Stato (ex) sovrano.

      La verità oltre la propaganda                                 

    La verità è che la Troika non si ritira dalla Grecia. Ha infatti imposto ulteriori politiche di austerità e tagli, che troveranno ubbidienti esecutori nel prossimo governo.

                                Tsipras perderà le elezioni, ma nulla cambierà,

                  giacché gli succederà Nuova Democrazia: la destra e la sinistra

                              che hanno distrutto la Grecia si danno il cambio.

    La nazione è stata umiliata anche sul piano simbolico, costretta ad accettare che la vicina repubblica macedone (staterello ex jugoslavo in mano a trafficanti di ogni risma) entri nell’Unione Europea mantenendo il suo nome, da oltre duemila anni quello della regione greca di Alessandro Magno.

      Tsipras & Co: 2 generazioni distrutte                    

    Il prestito è stato allungato di altri dieci anni, il governo si è impegnato sino al 2060 (!!!) a realizzare avanzi di bilancio, tutti destinati a lorsignori. Facciamo un esempio tratto dal sito scenarieconomici.it. “Se lo Stato spende 100 e tassa 97 fa deficit nella misura del 3, cioè decide di lasciare 3 di ricchezza a cittadini e imprese; quando lo stato spende 100 e tassa 100 lascia zero ricchezze, quando spende 100 e tassa 103 fa invece avanzo primario. Ma dove va a prendere la differenza? Dal risparmio privato di cittadini e imprese erodendo la ricchezza collettiva. “ Raschiato il fondo del barile, e in Grecia ci sono arrivati, potranno solo imporre forme di schiavismo legalizzato, un idea meno folle di quanto sembri, al tempo della dittatura finanziaria. Ammesso che tra quarant’anni sussista ancora un popolo ellenico,

                  Tsipras ha impegnato ufficialmente due generazioni future

                                          a lavorare per banche e finanza.

    Non è l’unico, peraltro, poiché l’Italia realizza avanzi primari da ben 27 anni, vivendo ben al di sotto delle proprie possibilità, impegnata a donare sangue a Dracula.

     Senza cravatta.. alle dipendenze dei cravattari     

    Paolo Gentiloni, nel congratularsi con Quisling/Tsipras, lo ha invitato a rimettere la cravatta, cui il presidente greco aveva rinunciato. Non portava la cravatta, ma dipendeva dai cravattari, come a Roma chiamano gli strozzini. Ora può rimetterla: l’usura non ha più bisogno di maschere, stringe il cappio senza nascondersi. Aristotele, il più grande dei greci di ogni tempo, distinse l’economia dalla crematistica, cioè trarre denaro dal denaro, o, come suggerisce la prudente definizione dell’enciclopedia Treccani, la moltiplicazione delle ricchezze prescindendo dalla loro distribuzione e dal consumo. In parole chiare, l’usura che tiene in pugno il popolo che fondò la nostra civiltà e molti altri. L’esperimento in corpore vili, sta riuscendo, secondo i promotori. Dopo Atene, a chi toccherà prima che la ribellione dei popoli ristabilisca giustizia? Sorge prepotente il finale del canto XLV di Ezra Pound:

             “Ad Eleusi han portato puttane, carogne crapulano ospiti d’usura".

                            Eleusi, luogo degli omonimi misteri, è in Grecia…

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2018 Qui Europa)

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  • I maestri della distruzione: rapporto tra moneta-debito e immigrazione

    I maestri della distruzione: rapporto tra moneta-debito e immigrazione

    Mercoledì, 20 giugno / 2018 

    – di Nicola Arena, Sete di Giustizia  

     Redazione Quieuropa, Nicola Arena, radici cristiane, Unione europea, dissoluzione, d'Alema 

    I maestri della distruzione: rapporto tra

    moneta-debito e immigrazione

    Per risolvere il problema dell’immigrazione dobbiamo

    dare a ogni popolo la proprietà della sua moneta

     

    di Nicola Arena / Sete di Giustizia

    RAPPORTO TRA MONETA-DEBITO E IMMIGRAZIONE

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     I maestri della distruzione delle nostre radici     

    Roma – di Nicola Arena Mentre tutto scorre nell’indifferenza più meschina, vediamo quotidianamente bande di uomini scorrazzare per le vie dei nostri centri storici, distruggendo quel che incontrano nel loro avanzare. Il motivo per cui questa gente sia presente nel nostro territorio fu "candidamente" rivelato fin dal 2011 da Massimo D’alema:

                                nei prossimi venti anni – dichiarava – abbiamo bisogno

                                                     di trenta milioni d’immigrati.

    Ovviamente parlava in nome della sua cerchia di amicizie, non certo in nome del popolo italiano. L'indignazione contro l'iper-immigrazione cresce di giorno in giorno; nel contempo in varie città italiane assistiamo a numerose proteste e violenze contro cittadini italiani da parte degli "ingestibili" ospiti forzati. Il fatto che questa gente sfoghi tutta la sua rabbia contro di noi è inaccettabile, ma è ancor di più inaccettabile il silenzio della magistratura e delle forze politiche di opposizione. Non è possibile che in uno stato indebitato fino al collasso economico, dove migliaia di attività economiche muoiono ogni anno, lasciando a casa centinaia di migliaia di padri di famiglia senza un reddito né un salario, possano arrivare milioni di persone. Chi ha permesso ciò sono gli esponenti di una cultura della morte, della distruzione dell’ordine sociale.

                                  Li possiamo identificare nei loro discorsi senza Dio,

                      a favore dell’eutanasia, degli aborti, dei matrimoni omossessuali,

                della teoria gender nelle scuole, della libertà sessuale senza freni morali,

                                e nelle manifestazioni organizzate come i gay pride.

    Sono usciti allo scoperto “finalmente”! E sono gli stessi che hanno portato la nostra Patria nell’euro, facendoci vivere momenti bui inaspettatamente tristi. Questo tipo di Unione Europea, basata unicamente su una banca centrale privata che emette un’unica moneta rigorosamente a debito dei popoli del Vecchio Continente, non può essere e non deve essere l’unico paradigma di vita possibile. Non è accettabile perdere duemila anni di storia fatta di enormi sacrifici e conquiste sociali pagate a caro prezzo.

          Chi opera per la distruzione delle radici culturali e religiose italiane ed europee

                                       sono persone che non amano il prossimo

                  e dalle quali bisogna iniziare a difendersi prima che sia troppo tardi.

     Quattro criminali malati di mente                          

    Riprendiamoci le chiavi di casa per troppo tempo lasciate in mano a persone indegne di rappresentarci. Un politico è eletto per fare gli interessi del popolo, per questo è pagato. Invece i politici di qualsiasi schieramento di governo della cosiddetta seconda repubblica, hanno creato una spaventosa crisi di valori, confondendo con la menzogna la mente del popolo. La Menzogna è amplificata dai mezzi d’informazione al servizio del crimine mondiale. Occorre una rivoluzione culturale unica nella storia, mai vista prima d'ora. E’ necessario che la gente non scenda in piazza per protestare confusamente ed inutilmente, ma si concentri a studiare le cause che stanno determinando l’invasione e la perdita della nostra Patria, della nostra sovranità. Eravamo la quinta potenza mondiale economica negli anni sessanta e lo siamo stati fino agli inizi degli anni duemila. Abbiamo avuto eccellenze in tutti i campi produttivi, nelle scienze, nelle arti, nella letteratura, nella politica.

                                           Possibile che un paese così glorioso

                      debba finire nelle mani di quattro criminali malati di mente?

    I mercanti di uomini al soldo delle cooperative rosse e delle ONG mondialiste hanno messo in moto la macchina organizzativa logistica, una sorta di ufficio di collocamento delle “risorse” umane a basso profilo e prezzo.

     Basso profilo                                                                 

    In una lettera indirizzata alle aziende della provincia di Treviso, la cooperativa Nova Facility promuoveva un’offerta di lavoro davvero conveniente e a poco prezzo. Un estratto della lettera citava così: “Si tratta di ragazzi umili, volenterosi e gentili con un’ottima resistenza fisica e che non avanzano alcuna pretesa economica”. Sono arrivate queste lettere in varie aziende della provincia di Treviso nelle quali si precisava che queste “risorse” a basso profilo e basso costo, non avanzano alcuna pretesa né a livello remunerativo né per quanto riguarda le turnazioni. Stiamo assistendo a una vera e propria disfatta dei diritti dei lavoratori, che credevamo ormai acquisiti nell’ultimo secolo.

                                        Ci si chiede dove sia la magistratura.

                      E i sindacati che fine han fatto? Quali diritti difendono?

                               E’ il mondo dell’assurdo, dove il caos avanza.

    La gente è disorientata e si rifugia mettendo la testa sotto la sabbia. La cooperativa in questione, una delle tante disseminate nella nostra amata patria, propone uno stipendio mensile di quattrocento euro alle condizioni anzidette. E il business della cosiddetta “accoglienza” cresce. Questi esseri umani sono importati per svolgere lavori faticosi, umili e senza diritti. Altri vengono lasciati scorrazzare con le tasche piene di euro e le onnipresetti cuffie per i nostri centri storici, lasciati a vagabondare vergognosamente.

             In tutti i casi esaminati si tratta di pesanti lesioni dei diritti umani

                          (dei sottopagati-schiavi, degli italiani invasi

              e dei novelli vagabondi strappati alle loro nazioni natie – Ndr).

     Come l'acqua per i pesci                                               

    E poi, in aggiunta, è giusto chiedersi: come potrebbero competere i cittadini italiani rispetto a queste nuove “risorse”? Le alternative sono due: adeguarsi o cambiare paese. Il ciclo delle emigrazioni continua. Come affermava il grande Professor Giacinto Auriti: "I vertici bancari mondiali trattano da sempre l’umanità come se fosse bestiame d’allevamento. Questi vertici sanno che il denaro per gli uomini è come l’acqua per i pesci, nei periodi di siccità si spostano dalle zone aride alle pozze d’acqua. Su questa regola i banchieri del 1800 hanno trasferito milioni di persone dall’Europa all’America del nord, creando rarità monetaria in Europa e abbondanza di moneta in America".

     L'evoluzione del negriero                                             

    Inoltre, a un livello più basso, milioni di persone sono state spostati dal continente africano a quello americano, attraverso l’oceano, su navi negriere. A quel tempo gli schiavi erano trasportati in catene, oggi invece i viaggi sono organizzati attraverso il trasporto terrestre con pullman e poi con mezzi galleggianti, pronti a essere trasbordati nelle numerose navi delle organizzazioni non governative (ONG), supportati da navi da guerra su indicazione dei governi. Allo stesso tempo milioni d’italiani ben formati professionalmente e spesso laureati vengono “accettati” dai paesi dell’Europa settentrionale, che si trovano ad avere vere risorse culturali e professionali a costo zero.

                                              La sostanza è sempre la stessa,

                          abbattere i salari proponendo "nuove offerte di lavoro"

                              da parte di paesi tenuti in povertà condizionata

                                    attraverso il perverso sistema del debito.

     Una guerra di proprietà, una guerra di religione    

    Per risolvere il problema dell’immigrazione noi dobbiamo dare a ogni popolo la proprietà della sua moneta. E' giusto dare l’ospitalità cristiana, come ci insegna il Vangelo, poi però, superata questa fase, bisogna dare agli "ospiti" il diritto e la gioia di poter ritornare nella propria terra d’origine; per farlo ciascuno deve appropriarsi della sovranità monetaria. Pertanto ogni popolo deve mettersi contro gli interessi privatistici ed egoistici della rispettiva banca centrale. Solo quando la proprietà della moneta sarà tolta dalle mani dei grandi usurai e restituita ai popoli, si potrà avere un mondo di pace e i vertici bancari la smetteranno di trattare gli esseri umani come bestiame d’allevamento. Occorre tanta preghiera per respingere questi attacchi satanici contro gli esseri umani e le nazioni. Quest’articolo non si preoccupa di apparire esagerato,

                  perché questa ancor prima che una guerra economica e sociale

     è una guerra di religione, fra i banchieri adepti del dio denaro e l’umanità intera.

                                             L'umanità per sopravvivere

               deve togliere ai banchieri privati la possibilità di emettere denaro,

                     se non lo fa vedrà cadere esanimi molti, moltissimi uomini,

                                     dissanguati in un caos senza precedenti.

    Nicola Arena (Copyright © 2018 Qui Europa)

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  • Spread, il nuovo terrorismo: come funziona e come condiziona l’Italia

    Spread, il nuovo terrorismo: come funziona e come condiziona l’Italia

    Spread a 300 | Il post di Di Maio | Salvini: "Chiedete a Mattarella"

    Giovedì, 31 maggio/ 2018

    – di Sergio Basile  –

     Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Spread, Crisi di  governo, italia, Mattarella, Salvini 

    Come funziona lo spread e come condiziona

    l'Italia: il terrorismo del nuovo millennio

    C0s'è davvero lo spread e come ci uccide tra

    l'indifferenza dei politici

     

    di Sergio Basile

    SPREAD

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Spread: il terrorismo finanziario legalizzato    

    Roma, Bruxelles – di Sergio Basile – La colonia anglofona chiamata Italia, da mesi è incapace di esprimere una compagine di governo! Il Paese sta vivendo giorni molto concitati, gonfi di promesse elettorali tradite e clamorosi atti di teatro politico, con il Quirinale primo attore protagonista di questo disastro, circondato, in ottima compagnia, da tante comparse ed attori minori, ciascuno chiamato a recitare la sua parte. La situazione – come sostiene ironicamente l'amico Roberto Pecchioli è grave ma, tuttavia, non seria. Cioè non traspare serietà ed una volontà sovrana matura, tale da indurre i partiti a liberarsi davvero dallo status di colonia, bocciando e ridimensionando una volta per tutte le insopportabili e privatissime "agenzie di rating", corresponsabili consapevoli del titlt della Nazione, prima ancora di parlare con cognizione di causa di sovranità. Non vi può essere infatti sovranità politica senza sovranità monetaria e finanziaria.

         Intanto i mercati, dal canto loro, utilizzano l'alibi dell'incertezza e dello spread,

         per affondare gli speroni della speculazione nei fianchi dell'economia nazionale,

             facendo decollare gli interessi passivi sul debito pubblico e la tassazione.

    Ogni scusa è buona per far lievitare gli interessi sui titoli di Stato, tanto a pagarne il conto è il cosiddetto "popolo sovrano", sotto tiro della solita coppia anglofona, ben assortita, di killer-terroristi legalizzat: Mr. rating & Mr. spread.

     Giornate "interlocutorie"                                   

    A Roma si vivono eterne giornate "interlocutorie" all'interno dell'élitario recinto della politica, tra guerriglie di "clan" partitici e pressioni di logge e loggette, mentre cresce lo spread e con esso la consapevolezza nel popolo bue che il voto sia sempre più una pura formalità; sensazione corroborata anche dalle beffarde parole delle scorse ore del commissario europeo al Bilancio, Gunther Oettinger, secondo il quale

                 "i mercati insegneranno agli italiani a votare per la cosa giusta".

    Insomma una cosa è certa: in barba ad ogni Costituzione, la sovranità non appartiene al popolo – e così da sempre – e neppure alla cerchia di pseudo-politici, abili prestigiatori impegnati ad ammaliare i loro fans e nel contempo a guardarsi bene dall'irritare i fantomatici "mercati", magari mettendone in dubbio i sacri diktat e licenziandone i suddetti terroristi di riferimento. Un misterioso copione sembra soprassedere a tutto ciò, e intanto il mondo ci guarda con gran meraviglia.

     Cos'è davvero lo spread?                                 

    Lo spread nelle scorse ore è schizzato oltre i 300 punti: non accadeva da 4 anni.

                                    Di Maio e Salvini ne prendono atto,

    ma sembrano stranamente incapaci di porre in essere una critica seria e documentata

                             contro questa arma di distruzione di massa,

                   inventata dalla speculazione internazionale e dai banchieri.

    Ma cos'è poi questo spread? Molti italiani – la maggior parte – pur subendone le conseguenze quotidianamente a scapito delle proprie finanze, per noia o trascuratezza sono incapaci di capire, di darne una spiegazione razionale. Allora sarà il caso di tornare sull'argomento, già affrontato in più sedi, e iniziare a smontare qualche luogo comune, tracciando i contorni di una truffa senza precedenti.

            Tecnicamente lo spread è la forbice tra il tasso d'interesse dei titoli di stato

         di un paese in rapporto ai titoli "più solidi" di un paese guida (es.: la Germania)

    considerati – questi ultimi – meno rischiosi dei primi dal punto di vista della solvibilitàda

                           grazie al giudizio insindacabile e sovrano (rating)

                           di un mero gruppo di privati (agenzie di rating)

        compagni di merende dei banchieri (che siedono nei Cda delle agenzie di rating).

    Scusate la definizione non proprio ortodossa, ma rende sicuramente bene l'idea. I titoli sul tavolo degli investitori nazionali ed internazionali, titoli bollati con rating negativi, cioé con bassi voti di "affidabilità", secondo la legge dei mercati, per essere acquistati dovrebbero offrire delle garanzie maggiori, e quindi essere collegati ad interessi o "premi" maggiori.

                         Insomma più il rating delle agenzie (voto) è basso,

        più alto sarà l'utile o "premio" preteso dagli investitori in termini di interessi.

     Germania: leader designata a tavolino                

    Nell'Eurozona il paese leader sul quale definire la dimensione dei tassi di interesse variabili è – guardacaso – la Germania: giudicata – secondo il sistema usurocratico dominante – il paese più "affidabile"… Ma chi ha dimestichezza con questi argomenti sa che questo è un meschino luogo comune. Ma le bugie, come insegna la favola, hanno le gambe corte… La Germania, infatti, da poco meno di un decennio è stata innalzata arbitrariamente a paese egemone/leader per mere ragioni politiche e geopolitiche (ma infondo, come capiremo più avanti, anche religiose). L'Italia in quegli anni (2007/2011) godeva dei fondamentali economici più robusti e stabili d'Europa, potendo contare – tra l'altro – sia sulla prima rete continentale di imprese che sul risparmio familiare pro-capte più consistente tra i paesi dell'Unione europea. Anche il tasso di indebitamento medio delle imprese nazionali era molto contenuto, insomma da prima della classe.

     Terrorismo rating contro i Paesi non protestanti 

    Più avanti spiegheremo brevemente come e perché la Germania fu graziata dalle agenzie di rating sull'altare di altre vittime sacrificali: i famosi paesi "maiali" o PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia/Cipro e Spagna), cioé quei paesi non protestanti di maggior tradizione cristiana (cattolica e ortodossa). La scure del rating iniziò, a cavallo del 2011, a colpire questi paesi in maniera arbitraria, sconcertante e sconsiderata, al fine di gettare questi ultimi nel baratro senza fine dell'usura, con la compiacenza dei propri governi fantoccio. Alla luce di questa doverosa ricostruzione storica, c'è da rimarcare il fatto che

                    lo spread è tutto fuorché uno strumento di misurazione scientifica

                                       degli equilibri finanziari di mercato.

                            Esso non attesta l'aumento degli interessi sui titoli,

                                    in maniera scientifica e quindi numerica,

                                 ma essendo condizionato arbitrariamente

               dal voto sull'affidabilità e stabilità degli stati (rating) delle agenzie di rating

                    (vendute e controllate dai consigli di amministrazione delle banche)

                   induce e provoca esso stesso – di conseguenza – un aumento fittizio

                degli interessi passivi da corrispondere ad acquirenti e grandi speculatori:

                in aggiunta, sono le stesse banche a dare le direttive alle suddette agenzie,

                                "suggerendo" chi bocciare e chi promuovere.

    Quindi non c'è nulla di scientifico, ma è tutta una grande farsa marcatista che – più delle bombe e degli atti di terrore degli Anni Settanta – riesce ad orientare scelte e strategie politiche, con la forza dell'inganno e dell'intimidazione. Pochi si chiedono perché ad esser presi di mira sono soprattutto i paesi cattolici. La risposta è semplice quanto incredibile: siamo – che ci crediate o no – nel bel mezzo di una secolare guerra di religione, che si serve anche e soprattutto della armi improprie della finanza, della moneta e del debito, per realizzare i suoi oscuri fini. Questa analisi si pone in perfetta linea con il nostro ultimo studio sui Protocolli dei Savi di Sion, che può anche essere approfondito nel seguente link in nota (1).

    (1) Moneta-debito, strategie bancarie, crisi: tutto nei Protocolli di Sion

     Le 3 aleatorie componenti dello spread             

    Lo spread, in teoria, volendo trovare qualcosa di "scientifico" in un iganno che di "matematico", come visto, ha ben poco, possiamo dire che si compone di 3 variabili, decise e blindate, ovviamente, dai soliti "padroni" del mercato: 1) il merito di credito dei Paesi; 2) il rischio di implosione della moneta unica; 3) l'effetto fuga degli investitori verso il Bund tedesco. Ma a ben vedere, ad esempio, c'è da dire come il merito di credito dei paesi non è stato mai davvero considerato: la Procura di Trani – d'altronde – lo riconobbe chiaramente alcuni anni orsono, nell'ambito delle indagini condotte sulle agenzie di rating, additate sul banco degli imputati quali responsabli di declassamenti iniqui e fraudolenti, ai danni dell'Italia in primis. Esse infatti declassarono – in favore della speculazione internazionale e della svendita dell'Italia che sarebbe seguita da lì a poco – il bel Paese quando, come detto, esso godeva di fondamentali economici da prima della classe. Ma il vero motivo del contendere che sta innescando questa perversa spirale debitoria, accanto al fenomeno degli spread (che riguarda come noto il cosiddetto "mercato secondario") si manifesta in tutto il suo potenziale speculativo e distruttivo fin dal mercato primario, quello delle cosiddette aste della BCE verso il settore bancario privato (che vere aste in effetti non sono). Ma su questo punto torneremo in altra sede.

     Il dogma della nazione intoccabile                    

    Nei primi mesi del 2011, i rendimenti dei titoli del debito pubblico tedeschi (famosi bund)  tracciavano una curva ascendente, in virtù – sostanzialmente – di tre elementi: 1) l'elevato rischio da speculazione finanziaria imputato alle banche tedesche; 2) il dubbio valore dei titoli tossici in portafoglio; 3) le perdite sui titoli greci nei portafogli delle stesse banche tedesche. Tale situazione, evidentemente, stando alle "sacre leggi del mercato", avrebbe dovuto ingenerare la crisi dell'economia tedesca: nazione travolta dagli squilibri finanziari interni al settore bancario. Ma ciò non è mai avvenuto, come mai? Semplice! Le ragioni sono almeno due: 1) la Germania è per statuto la nazione leader dell'Eurogabbia (in aggiunta, protestante ed anti-cattolica) ; 2) le banche, in realtà, non possono fallire per statuto e genetica finanziaria. Esse non solo ricevono moneta-debito dalla BCE a tassi vicini allo 0%, riprestandola a debito ed a tassi altissimi agli stati, attraverso l'operazione di cartolarizzazione (acquisto dei celeberrimi titoli di stato), ma grazie alla cosiddetta "riserva frazionaria" prestano fino a 50 volte, a tenore decrescente, i soldi che in realtà dovrebbero essere accantonati nei caveau delle stesse banche, a garanzia dei depositi accreditati dai correntisti.

     Come sparare sulla Croce Rossa                       

    Come se non bastasse, le banche – specie quelle tedesche – negli ultimi anni hanno continuato ad acquistare a piene mani titoli con spread altissimi presso i mercati dei paesi PIIGS, tra i quali la Grecia. Inoltre i rischi dei titoli tossici (derivati, ecc..) sono stati gettati sempre sui Paesi Piigs (tra i quali l'Italia)  attraverso una massiccia rivendita degli stessi titoli del debito sovrano di tali Paesi (specie titoli greci e BTP ialiani) sul mercato secondario, quello cioè aperto alla speculazione privata (anche non bancaria). Ciò al fine di aumentarne sia i rendimenti sul mercato primario che lo stesso spread. Un aumento spropositato delle vendite dei titoli suddetti sul secondario è stato in parte letto dai mercati come una mancanza di fiducia degli operatori finanziari verso Paesi sovrani (si fa per dire) come Italia e Grecia. Insomma un gioco dove a perdere sono sempre e solo i contribuenti di tali paesi e mai gli speculatori. Un pò come sparare contro la famosa "Croce Rossa", in tempo di guerra.

     Politici camerieri dei banchieri                          

    Dunque un altro pezzo di debito nazionale (oltre a quello generato dal signoraggio bancario e alimentato dall'Art. 123 del Trattato di Lisbona: che obbliga gli stati a rifinanziarsi sui mercati internazionali, cioé presso le banche private) dipende proprio dagli esorbitanti interessi passivi pagati sui titoli del debito pubblico – sottoscritti a banche e speculatori – proprio grazie a questo meschino e perverso meccanismo implosivo dello spread, tollerato in maniera scellerata e complice dai partiti di casa nostra e dall'Unione europea (Commissione, Parlamento e Consiglio europeo) soprattutto con l'archiviazione del poco noto "Pacchetto Barnier" Antirating, nel 2012. Sicuramente quello del "conflitto d'interessi" all'interno delle agenzie di rating è, di conseguenza, uno dei temi più caldi e spinosi mai affrontati dal nostro Osservatorio. Ma anche uno dei temi più ipocritamente ignorati nei palazzi del potere: un vero e proprio universo parallelo che sfugge al controllo – complice "la politica" – di ogni Carta Costituzionale. La solita vergognosa storia, che i nostri cari politici fingono di non conoscere e si limitano a scrutare nel silenzio e da lontano, mentre i Paesi ed intere economie continentali vanno giù, sprofondando nella recessione, e tirandosi dietro migliaia di vittime in carne ed ossa.

     Una guerra nuova e silenziosa, basata sul ricatto 

                                  Finita la stagione dello stragismo,

    utilizzare il ratig, evidentemente, si è rivelato un'arma altrettanto efficace e convincente:

           uno straordinario specchietto per le allodole per confondere le acque

                  e mascherare veri e propri colpi di stato e "sacchi finanziari"

        celandosi ipocritamente dietro la candida espressione "fiducia dei mercati".

    Allora la verità che emerge è una e inconfutabile: qualcuno ci ha dichiarato guerra e ci vuole morti e, di conseguenza, lo spread con l'economia e il diritto non ha nulla a che vedere. Ad esistere e colpire, sono invece gli effetti collaterali dell'aumento dello spread (ricordiamo: presunto premio per il "Rischio Paese" o "Differenziale d'interesse rispetto ai bund tedeschi"): 1) incremento per miliardi degli Interessi sul debito da pagare; 2) esplosione della tassazione; 3) incremento arbitrario e condizionato dei ricavi dei grandi speculatori bancari; 4) destabilizzazione del sistema economico nazionale; 5) creazione di uno stato di schiavitù sostanziale; 6) spostamento della ricchezza reale  del paese e incremento esponenziale del processo di rarefazione monetaria, già pesantemente condizionato dall'emissione della moneta a debito delle banche centrali;  7) creazione di una dittatura tramite il debito fittizio e illegale (in quando antitetico alla Costituzione e ai principi di equità, giustizia e sovranità nazionale).

     Target 2 – L'altro braccio armato della finanza    

                                   La truffa dello spread si regge, specularmente,

                    anche su un altro sistema bancario e finanziario, chiamato TARGET2,

               uno strumento da guerra concepito nell'humus dell'europeismo mondialista,

            al tempo di Romano Prodi, per ingenerare dei vantaggi oggettivi e spropositati

        in favore della Germania e della bilancia dei pagamenti degli operatori finanziari tedeschi.

    TARGET 2 è il sistema automatico di regolamento e compensazione dei pagamenti fra le banche centrali e commerciali degli stati membri dell’Eurozona ed è stato introdotto il 19 novembre 2007 in sostituzione della precedente piattaforma TARGET (Trans European Automated Real Time Gross Settlement Express Transfer System) e delle varie stanze di compensazione private (clearing house) che ancora collegavano alcune delle principali banche fra di loro.

     Come funziona il sistema Target 2                       

    Il meccanismo di funzionamento è abbastanza semplice: tutte le principali banche commerciali che operano all’interno di una data nazione sono obbligate a mantenere un particolare conto corrente presso la rispettiva banca centrale nazionale, attraverso cui vengono regolamentati i pagamenti interni fra le banche di uno stesso stato. A loro volta le Banche Centrali dei paesi dell’Eurozona sono collegate fra di loro per compensare i pagamenti che avvengono fra le banche che operano in due differenti nazioni. A fine anno, in sede di regolamentazione e compensazione interbancaria del volume totale dei pagamanenti, senza tener presente le differenze economiche strutturali esistenti tra i diversi paesi Ue e pretendendo illegittimamente di omologarli tutti in un unico paniere, ovviamente i paesi a maggior vocazione industriale (es.: dediti all'industria pesante ed automobilistica),come la Germania, si troveranno in una naturale ed ovvia posizione di vantaggio rispetto agli operatori a trazione agricola o turistica, come , ad esempio, Grecia o Portogallo.

                    Il Target 2 in pratica, senza entrare in troppi tecnicismi,

                        costringe le economie di tutti i paesi dell'Eurozona,

             ad una strana compensazione univoca dei saldi economico-finanziari:

      tutto il surplus commerciale accumulato dai paesi più forti, rispetto ai più deboli,

                               si trasforma in maggiori punti target.

        Target 2, quindi, oltre a facilitare la compensazione reciproca dei pagamenti,

              crea dal nulla dei veri e propri potenziali crediti in forma elettronica

     da poter utilizzare speculando sul mercato dei titoli dei paesi con spread più alto.

     Una bilancia che non sarà mai in pareggio          

    Tali acquisti di titoli da parte delle banche tedesche riequilibrano i saldi TARGET dei paesi dell’Eurozona. Nel sistema economico della zona euro si creano due flussi opposti e complementari di capitali, X e Y. Nel flusso X transitano i beni industriali dalla Germania alla periferia (es.: camion e auto); nel flusso Y viaggiano i titoli finanziari (BTO, Bonos, ecc..) dai “malcapitati” paesi Piigs alla Germania. Un circuito commerciale-finanziario pazzesco, vizioso e viziato da pesantissimi squilibri in favore della sola Germania che “rifinanzia” in automatico la sua stessa macchina da guerra industriale e finanziaria, finendo anno dopo anno per indebitare sempre di più i cosiddetti paesi Piigs, costretti ad accettare gli aiuti “da usura” della Troika o a cedere agli inganni degli Eurobond, Project Bond e Fondo Salva Stati Permanente (MES).

                          Risultato? Più tasse per tutti! E specie per gli italiani!!

    Dal 2008 le stesse banche tedesche stanno vendendo in massa i titoli dei Piigs, ottenendo lauti profitti. Al contrario i cosiddetti Piigs stanno continuando ad acquistare beni e prodotti industriali tedeschi (es.: automobili tedesche) e in assenza di finanziamenti esterni, sono costretti ad indebitarsi a livelli vertiginosi (ecco perchè, tra l'altro, le pseudo crisi bancarie sono indotte e fittizie, frutto di meccanismi speculativi). Tale situazione risulta chiaramente anche dall’analisi della distribuzione dei crediti e dei debiti “Target”, misurata in miliardi di euro, fra i paesi dell’Eurozona.

               Ad oggi la Germania presenta un saldo positivo in miliardi di euro (surplus)

                        pressappoco equivalente ai debiti accumulati dai paesi Piigs.

                              Ne risulta un quadro chiaro quanto drammatico:

                           i debiti di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna

                              sono il risvolto negativo dei crediti dei tedeschi.

    Finché i nostri politici continueranno ad ignorare questi crimini, questi nuovi atti di terrorismo, la Nazione sarà sempre più il Paese di nessuno, la terra del debito perenne e della falsa civiltà. Perché Mattarella, Salvini, Di Maio e soci non si decidono a raccontare tutta la verità agli elettori? Ognuno si dia una risposta plausibile e tragga le relative conclusioni.

                  A prescindere dalla nuova compagine di governo che si formerà,

                                      se non saranno estirpati tali crimini,

                  resteremo sempre e solo una misera colonia della Grande Usura,

                     sotto il giogo delle banche centrali e delle agenzie di rating,

                            risucchiati nel torbido vortice della speculazione.

     

     Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

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     Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Siria, Sanzioni, Unione europea, strategia mondialista    

    La vergogna mondialista continua – Sanzioni Ue

    alla Siria per il 7° anno

    Chi ha il coraggio di definirsi ancora europeista?

    L'Unione europea ha rinnovato le sue sanzioni economiche contro la

    Siria per il settimo anno consecutivo, infierendo su un popolo

    dilaniato dalla guerra e dalla fame

     

     

    di Sergio Basile

    SANZIONI UE CONTRO LA SIRIA PER IL 7° ANNO

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Sanzioni Siria – La vergogna mondialista          

    Bruxelles – di Sergio Basile – L'Ue nelle scorse ore ha rinnovato, per il settimo anno consecutivo, le sue sanzioni contro la Siria e il Consiglio Ue ha aggiornato nel suo elenco "nero"  le informazioni sensibili relative a "soggetti particolari", reputati "a rischio democrazia", e ad entità giuridiche da tempo sotto osservazione. La lista ora comprende 259 persone e 67 entità  poste sotto divieto di espatrio e blocco dei beni. I nuovi soggetti aggiunti alla lista sarebbero stati individuati, secondo Bruxelles, per il loro ruolo nell'uso di "armi chimiche", come è avvenuto per le 4 persone inserite all'elenco delle sanzioni in data 19 marzo 2018.

                               Nella giornata di ieri, 28 maggio 2018,

    il Consiglio ha prorogato le misure restrittive dell'UE nei confronti del regime siriano

                                       fino al 1 ° giugno 2019.

    "Data la repressione in atto sulla popolazione civile – si legge nel comunicato ufficiale dell'Unione – l'UE ha deciso di mantenere le sue misure restrittive nei confronti del regime siriano e dei suoi sostenitori, in linea con la strategia dell'UE sulla Siria". Più in generale, le sanzioni attualmente in vigore contro la Siria includono un embargo petrolifero, restrizioni su alcuni investimenti, il congelamento dei beni della banca centrale siriana detenuti nell'UE, restrizioni all'esportazione di attrezzature e tecnologia che – secondo il consiglio Ue – "potrebbero essere utilizzate per la repressione interna e su apparecchiature e tecnologia per il monitoraggio o l'intercettazione di comunicazioni Internet o telefoniche". Ma questi beni e strumenti di prima necessità non sono utilizzati, così come avviene in Occidente e nel resto del mondo, anche dalla gente comune? Da anziani, donne e bambini? A Bruxelles queste banali domande non se le pongono da lunghi anni.. secoli! Come mai?

     Il massimo dell'ipocrisia                                    

    Malgrado l'ennesimo pesantissimo crimine mondialista palesato contro la dignità del popolo siriano (vera vittima delle sanzioni) il massimo dell'ipocrisia "giuridica" emerge dalla seconda parte del comunicato del Consiglio europeo:

                    "L'UE rimane impegnata a trovare una soluzione politica

                               duratura e credibile al conflitto in Siria,

    come definito nella risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite

                                e nel comunicato di Ginevra del 2012.

            Come indicato nella strategia UE sulla Siria adottata nell'aprile 2017, 

               e riaffermato nella conclusione del Consiglio del 16 aprile 2018.

    L'Unione europea ritiene che non vi può essere alcuna soluzione militare al conflitto

             e sostiene con forza il lavoro dell'inviato speciale delle Nazioni Unite".

     La testimonianza delle suore trappiste siriane      

    Come hanno ricordato in più sedi le suore trappiste di siriane, vere apostole di pace e giustizia nella martoriata Siria, l'Ue nella sua "strategica azione in difesa del popolo siriano" sembra non capire che

                           «La speranza non si uccide solo con il fucile,

                                     ma anche con le sanzioni».

    Le misure rinnovate, privano l'intero popolo, per l'ennesima volta, della propria dignità e del necessario per vivere, costringendolo in condizioni sovraumane di miseria e sofferenza. Insomma una guerra mascherata e altrettato sanguinosa – che si accompagna impietosamente alla vera guerra di aggressione militare – che va avanti da sette infiniti anni. Ecco di seguito, molto interessante e degna di nota, la risposta delle suore all'ennesima criminosa ingerenza europiesta:

        "Si sa benissimo che queste misure non colpiscono affatto chi è al potere.

                   Le sanzioni colpiscono la gente, ed in modo durissimo…

    Niente materie prime per lavorare, niente medicinali, anche per le malattie gravi

        Tutto carissimo, i prezzi degli alimenti sono arrivati a dieci volte tanto…

         Senza lavoro, in un paese in guerra, dilaga la violenza, la delinquenza,

               il contrabbando, la corruzione, la speculazione, l’insicurezza.

              Questi, sono i frutti delle sanzioni.. La gente non ne può più".

     Tutto ciò è davvero senza senso…                         

    Continuano le suore: “E' proprio questo che si vuole con le sanzioni: esasperare la gente perché faccia pressione sul governo. Benissimo? E chi lo vuole? .. Otto anni di sofferenza della gente, anni di vita tirata con i denti… Provate a immaginare quanti sono otto anni per un bambino in crescita? Quanto importanti? E’ possibile pensare di usare anni di sofferenza della gente per ottenere un risultato politico, strategico? mascherandolo poi come il bene vero della gente stessa? No, non è proprio possibile. E se non sappiamo trovare altri strumenti, allora siamo veramente  indegni di chiamarci "paesi civili".. (cioè, paesi che dovrebbero avere a cuore le sorti del popolo!!!!)  E poi si continuano a mandare soldi, aiuti.. E di questo, va detto con sincerità, qui tutti sono davvero grati, perché l’Occidente sa essere davvero molto generoso. Voi stessi che leggete, sì, tante volte avete aperto il cuore". 

    "Ma non è assurdo? Non sarebbe meglio creare lavoro, creare opportunità ?

             Fermare le speculazioni che aumentano a dismisura i costi?

                      Far ripartire la vita, ed investire in progetti? "

                                   (suore trappiste siriane)

     L'amara verità                                                       

    Alla luce dell'ennesimo comunicato europeo sulla "necessità e bonta" delle sanzioni contro il "regime (popolo) siriano" e sulla scorta dello sfogo delle suore trappiste, impegnate in prima linea in difesa dei più deboli, per missione e vocazione, possiamo concludere amaramente che

             il reale obiettivo del mondialismo europeista incarnato dal Consiglio,

                          e dalle menti oscure che ne orientano la mano

                è quello di disintegrare il popolo siriano e non quello di aiutarlo.

             Popolo in gran parte reo – fino a prova contraria – di essere cristiano

    o, comunque, non fanatico o allineato a quel movimento globale, pseudo-religioso,

      che vorrebbe asservire l'intera umanità ad un impero unico su scala planetaria,

                    a trazione giudaico-massonica e a avocazione anti-cristiana.

    Ormai quasi tutti i paesi arabi e mediorientali sono stati asserviti alla causa mondialista,

           inutile nascondersi dietro inutili e ridicoli comunicati "politiamente corretti".

                       La realtà dei fatti è ciò che conta, e i fatti "parlano chiaro".

                  Le chiacchiere e i "buoni" propositi di facciata dell'Ue stanno a zero!

     Chi ha il coraggio di definirsi ancora europeista?    

    Ovviamente in Italia, nei salotti tv dei canali mainstream, come nei Tg di regime, tutto tace da anni. Nessuno osa uscire dai solchi filo-atlantisti e l'inversione della realtà, anche sulla questione siriana, è totale: passano gli anni dall'inizio dell'aggressione militare – sono 8 – si rinnovano le sanzioni – sono 7 – ma tutto procede secondo copione. Se non bastasse la politica monetaria avallata dall'Ue contro 530 milioni di europei; se non bastassero le leggi contro la famiglia naturale e le politiche al lavoro; se non bastasse l'aver rinunciato forzatamente alle nostre sovranità (politiche, alimentari, monetarie, finanziarie, agricole, biologiche, mediche, ecc..) questa esposta, potrebbe essere la prova regina per convincere anche gli europeisti più illusi del totale fallimento del progetto Ue: un piano mondialista nato contro l'uomo, la sua anima e la sua dignità. Chi ha il coraggio di definirsi ancora europeista?

     Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

    partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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