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    Calabria: l’ennesima strage da usura, dietro l’alibi del dissesto idrogeologico

    Lunedì, 8 ottobre / 2018

    – di Sergio Basile

     Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Stefania Signore, Strage in Calabria        

    Calabria: l'ennesima strage da usura, dietro

    l'alibi del dissesto idrogeologico

    Non è più accettabile che l'usura mieta vittime per mancanza

    di "pezzi di carta"

     

    di Sergio Basile

    Strage in Calabria - Lamezia Terme

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     L'ennesimo omicidio da usura legalizzata            

    Lamezia Terme, Catanzaro di Sergio Basile Nelle ultime ore la tragedia "per il maltempo" a Lamezia Terme ha suscitato una grandissima reazione ed un cordoglio partecipato e generalizzato da parte di tutta la popolazione italiana. Stefania Signore è la giovane vittima travolta e uccisa dalla piena nel lametino, assieme ai suoi due piccoli figli. Il più grande dei figli, il cui cadavere è stato recuperato dai vigili del fuoco poco lontano da quello della giovane madre, aveva compiuto 7 anni il 25 settembre scorso, mentre il piccolo – di soli 2 anni – è ancora disperso.

                     Molti hanno dato sommariamente la colpa alla "piena",

     ma nel 2018 è inconcepibile morire per valanghe d'acqua, in centri abitati,

                           specie in un territorio come quello calabrese,

                    caraterizzato dalla presenza abbondante di fiumare

          ed esposto ad un imbarazzante ed annoso dissesto idrogeologico.

                                   Inutile nascondersi dietro a un dito!

    Letti di fiumi invasi dai detriti, tombini a rischio, argini incapaci di contenere la furia improvvisa dei flutti. Tutti lo sanno ma ci si stringe in un assordante ed omertoso silenzio. La verità e che i comuni non hanno i fondi per far fronte alle normali esigienze della cittadinanza, anche in quei casi – come quello in esame – dove in gioco è la pelle degli esseri umani. Allora è legittimo parlare dell'ennesima gravissima strage dell'usura legalizzata, a poco più di un mese dalla strage del Ponte Morandi di Genova. Secondo l'Istat,  l'Italia fa registrare anno dopo anno record negativi di nascite. Sempre altissimo, per contro, il numero degli aborti, più o meno indotti, in "tempo di crisi"! Ciò vuol dire che le politiche europee e nazionali votate alla rarefazione monetaria, sono di fatto protese all'estinzione della popolazione italiana e, di conseguenza, alla distruzione del suo bagaglio culturale e religioso. Ma il degrado ci dice un'altra cosa:

    gli usurai, rarefattori di moneta-convenzionale, attentano alla vita umana

                                       e quindi sono rei di omicidi seriali.

    Questo trend, in realtà già avviato da diversi decenni, non conosce soluzione di discontinuità, tra l'indifferenza delle istituzioni. L'ipocrita e falso alibi del momento, a giustificare la mancanza di fondi da parte di migliaia di comuni italiani, si chiama, come noto, "crisi economica internazionale". Ma per capire la raccapricciante strategia dell'élite bancaria e tecnocratica al potere, da Bruxelles alle principali capitali europee, forse uno dei metri di giudizio più diretti ed efficaci restano lo stato delle infrastrutture e la loro mancata manutenzione. Centinaia di migliaia di uomini sono oggi abbandonati a loro stessi per mancanza di fondi e per tagli pubblici imposti dalla creazione indotta di un debito pubblico truffaldino perchè autorigenerante.

                              Il debito infatti si rigenera in automatico

               all'emessione della cartamoneta che la BCE sforna dal nulla

                     e "rivende", anzi presta, illegittimamente agli stati,

         attraverso il meccanismo della cartolarizzazione dei titoli di stato (1).

    L'ulmima goccia che ci ha spinto a rioccuparci della drammatica situazione e a levare forte l'ennesima denuncia, è la strage di una felice famiglia in Calabria. Chi è il colpevole? Beh, pare di "Debito", dietro quel paravento europeista chiamato "Patto di Stabilità" (o stupidità, che dir si voglia… / 2) che impedisce agli Italiani di poter usufruire dei sacrosanti servizi essenziali e, soprattutto, dietro le attuali dinamiche monetarie che permettono questi crimini, tenendo in piedi la madre di tutte le menzogne: quella monetaria.

    (1) vedi qui Capire il denaro, oltre la BCE – Il curioso caso dell’ambra grigia e qui BCE e Quantitative Easing: il trucco per estorcere col sorriso la ricchezza reale dei popoli. (2) vedi qui Patto di Stabilità – Come l’Europa dal 97 chiede il suicidio dell’economia italiana

      L'alibi imperfetto al sacrificio umano                   

    Evitando di entrare più di tanto nel merito della "vicenda tecnica" della strage di Lamezia, della quale si occuperà la magistratura, la vera vergogna da denunciare in tal sede e sulla quale riflettere è un'altra.

         E' inconcepibile che, in un paese come l'Italia, stracolmo di disoccupati,

                                ingegneri, geometri, architetti e tecnici,

            si muoia per mancanza di adeguata manutenzione infrastrutturale.

    Perchè dunque non si costruiscono nuovi ponti, non si ripuliscono gli argini e i letti delle fiumare, non si rinforzano gli argini?  Manca forse la manodopera? Mancano i mattoni? O la sabbia e l'acqua da impastare per creare il cemento? Migliaia di anni di "progresso" a cosa sono serviti? A quanto pare a mercificare l'uomo e a considerarlo semplicemente complementare ad un ingranaggio sociale che anziché servirlo lo macina senza pietà nei suoi ingranaggi. Chi non ricorda, in merito, il celebre manifesto cinematografico di "Tempi Moderni" con Charlie Chaplin? L'alibi questa volta si chiama "crisi". La crisi – indotta dall'usura monetaria – richiede tasse e tagli; i tagli richiedono a loro volta vittime e sacrifici. Anche umani, perchè no! Gli stessi paventati dall'ex ministro Elsa Fornero all'atto dell'insediamento del governo Monti. Ricordate? (3)Il sacrificio umano, dunque, a quanto pare è l'ultimo stadio e prodotto dal paganesimo dominante. Un paganesimo travestito da progresso ed intriso di satanismo pratico, che odia l'uomo e la sacralità della vita, disprezzandolo fino a questo punto. Fino ad ammazzarlo!

    (3) vedi qui:  Roma, Bruxelles e gli Euro-Ipocriti

     Bestialità e annullamento della coscienza            

    Certo il rischio più grande che tutti noi corriamo dinanzi a questi fatti è l'accettazione della bestialità, l'accettazione di un processo di normalizzazione di un meccanismo diabolico che ci sta sempre più disumanizzando. La strage di Lamezia è una vergogna per tutti, l'ultima di una serie infinita! In primis per i "gestori" della cosa pubblica e per i controllori di questa gabbia sociale; in secondo luogo per tutti coloro i quali  subiscono ed accettano questo status quo, senza batter ciglio e senza "incazzarsi" e pretendere la creazione di valori monetari convenzionali alternativi o qualtomeno paralleli all'euro: come direbbe il nostro grande amico, e maestro di vita, Prof. Giacinto Auriti.

        Oggi il sistema monetario che detta i ritmi economici e finanziari degli stati,

                                 delle nazioni e dei popoli, crisi comprese,

    crea moneta dal nulla addebitandola/prestandola ad interesse da usura ai popoli

              – e senza averne la sia pur minima legittimazione legale e morale:

          perchè la legge non dice di chi sia la proprietà della moneta all'emissione 

                 – ed imponendo, con l'alibi della riduzione del debito pubblico,

                          la compressione e/o azzeramento dei servizi essenziali.

    Anche la stessa vita umana, a quanto pare, è secondaria a questi assurdi dogmi finanziari e monetari. Il paradigma africano, d'altronde, è sotto gli occhi di tutti da secoli! Il denaro, come ci insegna il professor Auriti, è uno strumento convenzionale emesso dal nulla e a costo zero, attraverso un mero atto tipografico. Creare denaro non costa nulla e da oltre tre secoli a questa parte i controllori illegittimi della moneta decidono la morte e la vita di miliardi di uomini.

    Il paradosso della morte degli angeli calabresi ce lo ricorda drammaticamente,

                     rivelando ancora una volta questa agghiacciante verità

      che molti ancora ignorano sotto il velo nero della disinformazione di Stato.

     Lo Stato non può chiedere sacrifici umani          

    Lo Stato non può più richiedere altri sacrifici umani, nel nome di una crisi inventata a tavolino. Il denaro creato dal nulla dovrebbe dunque essere accreditato e non addebitato in seno ai bilanci statali. Inversione contabile che getterebbe in un sol gesto i sanguinari Moloch del debito pubblico nella polvere, liberandoci una volta per tutte da questa assurda schiavitù che i  politici e i media – ben foraggiati dal sistema monetario e bancario – si guardano bene dal rivelare. Che queste morti, anzi questi sacrifici umani, possano svegliare le nostre coscienze spingendosi all'informazione e all'azione. Ciò nell'auspicio che pezzi colorati di carta straccia, chiamati "moneta-debito", possano trasformari da strumenti di dominio, disperazione e morte, in strumenti di credito e provvidenziale rinascita, contribuendo a liberare nuove energie economiche e lavorative, fabbricare nuovi mattoni per l'edificazione di  ospedali, scuole ed edifici atti ad elevare l'uomo. Premesso che l'edificio principale da ri-edificare è quello della nostra coscienza. Chi non si incazza e agisce, dunque, è una bestia! Oggi si può e si deve agire con convinzione e determinazione: le armi di mutuo soccorso esistono, basta utilizzarle.

     La panacea all'usura legalizzata                              

    Bisogna creare valori convenzionali e accreditarli ai cittadini, riattivando l'economia delle nazioni e garantend dignità a tutti.

    Non farlo vorrebbe dire rientrare nella categoria degli stupidi e degli sprovveduti;

             non rendere giustizia al nostro glorioso passato, alla nostra Fede e a Dio,

         alla storica battaglia contro l'usura ebraica posta in essere dai santi medievali

                                                     e dalla Chiesa Cattolica.

    A tal fine è stato creato il B.A.R. – Buono Comunale di Agevolazione Reddituale, uno strumento capace di dare ai sindaci la possibilità di prendere in mano il destino dei propri cittadini. Un'arma non violenta capace di mettere in moto la macchina economica della propria comunità sociale con efficienza e semplicità. Che ciascuno torni ad essere proprietario dei propri valori monetari, altrimenti l'usura indotta farà piazza pulita dei nostri cari, delle nostre famiglie e della nostra civiltà, costringendoci al suicidio, alla morte, all'espatrio o alla disperazione. Non facciamoci complici dei grandi usurai e storici padroni oscuri della moneta-debito, nemici di Cristo e dell'umanità: l'immobilismo è un suicidio annunziato! L'immobilismo è una strage! L'immobilismo, una volta compreso il male e trovata la panacea, è un crimine ancor più grande!

    Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

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     Video correlato – B.A.R. e sovranità monetaria   

    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

     

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  • Spread e debiti perenni: andare oltre la cartolarizzazione, verso la proprietà popolare della moneta

    Spread e debiti perenni: andare oltre la cartolarizzazione, verso la proprietà popolare della moneta

    Domenica, 7 ottobre / 2018

    – di Roberto Pecchioli e Sergio Basile

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Proprietà Popolare  

    Spread e debiti perenni: andare oltre la

    cartolarizzazione, verso la proprietà

    popolare della moneta

    I titoli di Stato non sono il mezzo per ottenere la democrazia integrale:

    urge il reddito di cittadinanza auritiano (a credito).

    ► L'FMI e l'esempio emblematico del "disastro giapponese"

     

    di Roberto Pecchioli  / con il contributo di Sergio Basile

    spread e titoli di stato - debito perenne

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La tecnocrazia e il debito perenne                         

    Roma, Bruxelles, Tokyo – di Roberto Pecchioli e Sergio Basile –  Come visto in più sedi la truffa dell'emissione monetaria a debito è un qualcosa che va avanti dal 1694/1717, cioè dalla fondazione e istituzionalizzazione della privata "Banca d'inghilterra".

                         Ma diversi sono stati nel tempo gli stadi progressivi

               che hanno ancor di più blindato ed incancrenito questa truffa:

               tra di essi un cenno particolare lo meritano la cartolarizzazione

            e contestuale iper-emissione dei titoli di stato del debito pubblico

    e la successiva trovata "usurocratica" della diabolica accoppiata rating/spread.

    Riecco lo spread. Tornano sul palcoscenico le statue di cera dell’UE, il franco-romeno-israelita massone Moscovici e l’ineffabile Juncker gran contribuente delle accise sugli spiriti, si materializzano nuovamente i fantasmi dei decimali nel bilancio dello Stato, risuonano gli ordini imperiali di sconosciuti funzionari stranieri presso i governi eletti. L’occasione è la polemica sulla legge di bilancio, assai sgradita agli gnomi di Bruxelles e ai loro domines della cupola finanziaria. Non è inutile una rinfrescata alla memoria dei connazionali, alla ricerca di bugie tutt’altro che innocenti per una visione dei fatti alternativa alla vulgata corrente della stampa e delle accademie di luminari a contratto. Una controstoria per nerd, lontana dai grafici, dagli istogrammi, dalle formule incomprensibili degli esperti, esposta senza utilizzare la lingua di legno anglotecnocratica. Partiamo da lontano, poiché il cappio che ci strangola da tre secoli a questa parte (cioé dalla nascita ed istituzionalizzazione delle banche centrali e della moneta-debito: 1717) ce lo siamo stretti al collo con rinnovata forza, ancora una volta nel 1981, allorché un ministro della sinistra DC, Beniamino Andreatta, con una semplice lettera concordata con i vertici della Banca d’Italia (Carlo Azeglio Ciampi), decretò il cosiddetto divorzio tra Tesoro e banca centrale. Venne cioè rimosso l’obbligo per l’istituto di emissione di acquistare i titoli invenduti alle aste mensili, calmierandone il tasso. Liberati gli istinti animali della finanza, pur in una situazione in cui il sistema bancario era in mano allo Stato, il debito pubblico dell’epoca, 142 miliardi di euro, il 58 per cento del PIL, triplicò in soli quattro anni, per quintuplicare nel 1994. Il divorzio più caro della storia: mille miliardi in quindici anni.

                                      Ovviamente già prima del divorzio

                         l'Italia era vittima degli strozzini internazionalisti,

    anche se il debito era targato "Italia" e il nodo attorno alla gola era più dolce

                                             (per usare un eufemismo)

     Gli internazionalizzatori                                            

    Basta comunque questo dato per destituire di fondamento la narrazione che descrive gli italiani spreconi intenti a vivere allegramente a spese altrui. Andreatta e Ciampi, da brillanti funzionari della cupola bancaria che stava rialzando la testa con rinnovato slancio, ma da nemici del popolo che dovevano servire, perseguivano un doppio obiettivo, internazionalizzare il debito pubblico,  all’epoca detenuto dalle famiglie italiane risparmiatrici (sia pur sempre indebitate verso la mangiatoia statale); gettare le basi per l'ancor più selvaggia espropriazione della sovranità monetaria (avviata con l'euro)  e per la privatizzazione del sistema bancario nazionale, che realizzarono, sempre loro, undici anni dopo, al crollo provocato della prima repubblica e immediatamente dopo la "presunta" fine (sicura metamorfosi) del comunismo sovietico, con gli accordi di spartizione del panfilo Britannia, presente tra gli altri un funzionario in carriera di nome Mario Draghi.

     Il vincolo esterno                                                         

    Ci scuserà il paziente lettore se introduciamo un concetto che ci viene propinato in tutte le salse dal sistema di comunicazione, ma mai spiegato: il vincolo esterno. Si tratta del principio per cui non possiamo spendere se prima non guadagniamo o non ci facciamo prestare soldi. Se una comunità, uno Stato non possiede mezzi di pagamento legale propri, non può fare altro che correre con il cappello in mano da chi detiene (o meglio si è appropriato) il mezzo monetario, nel nostro caso l’euro della Banca Centrale Europea. Poiché ci siamo spogliati sempre più di due enormi strumenti di sovranità, cioè di libertà, la sovranità monetaria e la determinazione del tasso di sconto, sono i banchieri a stabilire insindacabilmente se prestarci denaro, in quale quantità e determinare l’interesse (ovviamente – e lo ricordiamo specialmente ai nostalgici illusi – non va dimenticato come anche la lira fosse una distruttiva moneta-debito).

                  Se a ciò aggiungiamo che il denaro prestato non esisteva

      perché creato dal nulla, ex nihilo, e diventa reale solo perché lo accettiamo

                             e circola come il sangue per il nostro lavoro,

                              risulta chiaro chi comanda e chi obbedisce.

                Si rivela azzeccata la frase simbolo di un blog economico:

           "è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita".

    Parole non di un saggio o di un filosofo, ma di un personaggio dei fumetti, Pippo, l’amico di Topolino. Abbiamo il vincolo esterno che impone di vendere il frutto del lavoro collettivo del nostro popolo e abbiamo una "moneta-debito" esterofila e di proprietà degli usurai di turno, rigorosamente non di proprietà del popolo. Lo Stato prima del divorzio si finanziava – sia pur sempre a debito dei cittadini –  nei tempi in cui possedeva la banca centrale e controllava le banche commerciali, emettendo prevalentemente BOT, buoni del tesoro ordinari a breve termine, acquistati attraverso i canali postali e creditizi dalle famiglie italiane come risparmio garantito e sufficientemente remunerato. Differenti sono i CCT, certificati di credito del Tesoro, il cui valore reale è variabile in base al mercato, investimenti di medio termine. Oggi BOT per almeno 400 miliardi sono in mano alle banche commerciali che li depositano a tassi negativi presso la Banca Centrale, un’immensa ricchezza ferma da cui trae profitto solo la cupola finanziaria, pagata per custodire gli impulsi elettronici che hanno sostituito i titoli di proprietà cartacei.

     Il trucco della cartolarizzazione (titoli di Stato)      

    Ovvio che i risparmiatori italiani non li acquistino nella certezza di rimetterci, ponendo sul mercato la notevole ricchezza privata italiana, pari ad almeno 4.200 miliardi, due volte e mezzo il PIL. Lentamente, ma costantemente, essa passa di mano trasferendosi ai signori del rischio altrui.

                      Da anni, nel mercato dei titoli pubblici prevale il BTP,

       buono del tesoro poliennale con scadenza anche a lunghissimo termine,

                            che impegna chi lo emette fino a trent’anni,

    alimenta un vorticoso giro speculativo e lascia il Tesoro alla mercé dei mercati.

    Lo spread che tanto eccita i commentatori è la differenza di rendimento, a parità di scadenza, tra il buono considerato più sicuro, tedesco, dai tassi più bassi, e quello degli altri Stati. Perché l’eurosistema non preveda l’emissione di buoni propri, gli Eurobond inutilmente chiesti da Giulio Tremonti, non è un mistero:

    come non è un mistero per chi ha compreso il trucco del signoraggio bancario,

               e della cartolarizzazione (finanziamento tramite titoli di stato)

       il fatto che anche i bond sono strumenti – sia pur nelle mani dello Stato – 

                        destinati ad indebitare e dunque ad infelicitare

               e controllare le masse ignoranti e accondiscendenti (Ndr).

     L'ingerenza dell'FMI sull'Iva del Giappone               

     L'altissimo debito interno del Giappone (paese a cosiddetto "debito sovrano")

           e gli interventi impositivi sull'IVA del Fondo Monetario Internazionale

                                                         delle ultime ore

                       sono in merito un esempio davvero emblematico e chiaro,

                                   sulla truffa assoluta dei titoli di Stato.

    "La managing director dell'Fmi, Christine Lagarde, ha invitato il governo a ravvivare e rendere più incisive le politiche dell'«Abenomics» , in particolare sul fronte delle riforme finalizzate a aumentare la produttività, comprese quelle del lavoro. «Per ridurre le incertezze di politica economica, affrontare le sfide demografiche e ridurre i rischi sulla sostenibilità del debito è necessaria una cornice fiscale credibile per il medio e lungo termine – recita il rapporto dell'Fmi riguardante il Paese che ha il rapporto peggiore tra debito e Pil in area Ocse – Al fine di finanziare crescenti costi della sicurezza sociale e ridurre i rischi sulla sostenibilità dell'indebitamento, il consolidamento (fiscale) dovrebbe incentrarsi su un graduale aumento dell'imposta sui consumi finché raggiunga almeno il 15% con aumenti graduali e continui (rispetto al livello attuale dell'8%)" (1).

    (1) Fonte "Il Sole24 Ore"6 ottobre 2018 / «Dovete raddoppiare l'Iva sul medio termine». I compiti dell'Fmi al Giappone

     I derivati: l'altra faccia del casino finanziario             

    Il casinò finanziario (ma si può omettere l’accento per chi trae denaro dal denaro) ha inoltre inventato ulteriori meccanismi, i cosiddetti derivati. I più comuni sono i CDS (Credit Default Swaps), strumenti di copertura destinati a trasferire ad altri il rischio. Si può scommettere indefinitamente al rialzo o al ribasso sui dei conti pubblici, cioè sulla capacità o meno di rimborsare i BTP a scadenza da parte degli Stati.

            Basta un’oscillazione più elevata di quella normalmente accettata

                               dai modelli matematici degli operatori,

          o una voce, magari diffusa ad arte, per scatenare ondate di vendite

                                      seguendo l’effetto gregge.

    Le aste odierne sono dette marginali, poiché il BTP va a chi offre il tasso più elevato, cui sono costretti ad adeguarsi l’offerente e gli altri compratori. Ma, qui sta il punto, chi sono i partecipanti all’asta, i cosiddetti investitori istituzionali? Un gruppo ristretto, un cartello di pochi giganti della finanza comprendente il gotha affaristico del mondo, Citygroup, Goldman Sachs, Morgan Stanley eccetera. Gli unici italiani sono Unicredit e Intesa San Paolo, massimi partecipanti di Bankitalia, di cui conosciamo la prevalente composizione azionaria estera. Non ci toglieremo il cappio dal collo se continueremo a riservare il controllo della moneta a un cartello di speculatori internazionali che agiscono in sintonia e possiedono direttamente almeno 700 miliardi di nostri titoli, e molti altri attraverso partecipazioni e incroci azionari. La prima mossa sarebbe – secondo gli economisti – quella di imporre alla Banca d’Italia, che resta un soggetto di diritto pubblico, di comportarsi come la sua omologa tedesca, la Bundesbank, che, in caso di aste nelle quali il collocamento non è totale, non accetta vendite a tassi più elevati, ma trattiene i bond invenduti per piazzarli al momento più favorevole. Nonostante il Trattato di Maastricht, la Buba agisce come elemento di equilibrio del sistema tedesco. Ma al di là di questi palliativi debitocratici, bisogna agire sul "cancro del debito" in maniera netta e decisa.

     Di chi deve essere la proprietà della moneta?          

    Bisogna comprendere una volta per tutte che la cartolarizzazione è un inganno, poiché la pratica dell'acquisto dei titoli di Stato per finanziare l'economia di un Paese, in definitiva non permette agli stati di finanziarsi, ma produce solo debito e quindi schiavitù e malessere, povertà, disperazione e morte:

                                            la principale prerogativa di uno Stato

                 – come ci insegnano Lincoln, Kennedy, Ezra Pound e Giacinto Auriti –

                                     consta nel creare la propria moneta-credito

                     per far fronte  al proprio fabbisogno finanziario ed economico.

                                                   Tutto il resto è aria fritta!

    Tale moneta, poi, per liberare davvero l'umanità dai ceppi del debito deve essere creata ed emessa a credito dei cittadini ed attribuita al popolo in proprietà (reddito di cittadinanza a credito o "auritiano") cioé non deve assere accantonata tra le voci di debito del bilancio degli stati. In caso contrario, infatti, interessi e tasse annullerebbero ed inficierebbero gli sforzi economici e lavorativi dei cittadini. La conclusione è che la situazione è molto difficile, agire è complicato ma non impossibile, a patto che vengano assunte decisioni condivise da un popolo unito. Sappiamo che la tradizione di divisione intestina, il preferire lo straniero all’avversario interno è antica quanto la nostra nazione. Tuttavia, se intendiamo conservare non solo sovranità e indipendenza, ma la concreta proprietà del nostro denaro, frutto del sudore nostro e dei padri, da trasmettere ai figli, non vi sono alternative. La strada è stretta ma non del tutto impraticabile. Quel giorno i popoli torneranno a respirare. Sino ad allora, dovremo accettare un destino da servi o, al massimo, difenderci con meccanismi del tipo di quelli esposti, elaborati da studiosi estranei al potere dei signori del denaro. La Cartagine finanziaria non può essere riformata, ma sconfitta attraverso la volontà popolare e la proprietà popolare di meri valori convenzionali chiamati "moneta".

    L'unica strada percorribile per liberare l'umanità dai lacci del debito onnipresente

    è quella tracciata dal grande Prof. Giacinto Auriti. Tutto il resto è noia! E' debito!

     

    Roberto Pecchioli /  Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

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    Allegato

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     B.A.R.: risposta odierna all'usura legalizzata        

    Oggi, in tempo di rarefazione monetaria indotta ed usura legalizzata, in tempo di spread e moneta-debito creata dal nulla (e senza riserva), la storia si ripete. I veri cattolici non possono stare a guardare e devono riscoprire il nobile ed antico esempio della Chiesa Cattolica, orientato sulla resistenza non violenta e sulla proposta attiva ed alternativa, ricalcando le orme dei loro avi. Oggi urge trasformare le comunità sociali (a partire dai comuni) in cooperative di credito solidali e orientate al mutuo soccorso, proprio com'era al tempo di Mosé (mille e duecento anni prima dell'Incarnazione di Cristo) ed al tempo dei santi francescani (Mille e Duecento / Mille e Quattrocento), durante il "bistrattato" Medioevo. La Dottrina Sociale della Chiesa attende giustizia e vuol ririvere sia nell'anima dei credenti che nelle loro opere. Il grande Professor Giacinto Auriti, padre della Teoria del Valore Indotto della Moneta e del SIMEC, lo aveva capito realizzando tale "Dottrina" attraverso l'immissione nel circuito economico-sociale di valori monetari convenzionali a credito e di proprietà del portatore (e non degli usurai). Egli ideando e promuovendo il SIMEC realizzò un vero e proprio miracolo economico-sociale nel comune di Guardiagrele, fino ad allora tra i centri italiani più colpiti dalla piaga del suicidio da insolvenza. Oggi si può e si deve agire con convinzione e determinazione: le armi di mutuo soccorso esistono, basta utilizzarle.

             Non farlo vorrebbe dire rientrare nella categoria degli stupidi e degli sprovveduti;

                    non rendere giustizia al nostro glorioso passato, alla nostra Fede e a Dio,

                alla storica battaglia contro l'usura ebraica posta in essere dai santi medievali

                                                          e dalla Chiesa Cattolica.

    A tal fine è stato creato il B.A.R. – Buono Comunale di Agevolazione Reddituale, uno strumento capace di dare ai sindaci la possibilità di prendere in mano il destino dei propri cittadini. Un'arma non violenta capace di mettere in moto la macchina economica della propria comunità sociale con efficienza e semplicità. Che ciascuno torni ad essere proprietario dei propri valori monetari, altrimenti l'usura indotta farà piazza pulita dei nostri cari, delle nostre famiglie e della nostra civiltà, costringendoci al suicidio, all'espatrio o alla disperazione. Non facciamoci complici dei grandi usurai e storici padroni oscuri della moneta-debito, nemici di Cristo e dell'umanità: l'immobilismo è un suicidio annunziato! L'immobilismo, una volta compreso il male e trovata la panacea, è un crimine ancor più grande!

    Sergio Basile 

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     Video correlato – B.A.R. e sovranità monetaria   

    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

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  • La moneta e il controllo dei comportamenti umani come in un domino

    La moneta e il controllo dei comportamenti umani come in un domino

    Venerdì, 3 agosto / 2018

    – di Nicola Arena, Sete di Giustizia  

     Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, Nicola Arena, moneta-debito,  Domino,  Sociologia            

    La moneta e il controllo dei comportamenti

    umani come in un domino

    Il sistema monetario mondiale, che muove l’intera economia e

    quasi tutti i comportamenti umani, funziona come

    un gigantesco domino

     

    di Nicola Arena / Sete di Giustizia

    Ezra Pound - Moneta

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La previsione comportamentale                            

    Roma – di Nicola Arena / Sete di Giustizia In una società complessa, dove l’uomo non si pone più domande sul senso della propria esistenza, sul perché delle cose che ci circondano, sull’essenza spirituale del pensiero umano, è davvero difficile rompere la barriera dell’involucro percettivo e uscire dagli schemi abilmente preordinati. I mezzi d’informazione, sono strumenti variabili che muovono i pensieri a nostra insaputa, con una precisione probabilistica quasi matematica. Il controllo dei comportamenti umani, attraverso esperimenti sociali e strumenti come i social network, atti a controllare e verificare ogni nostro giudizio, atteggiamenti ed emozioni, hanno il compito di raggruppare i dati concernenti le nostre abitudini, per poi utilizzarli all’occorrenza. La tecnologia sofisticata permette, a chi la controlla attraverso l’immagazzinamento dei dati emotivi riguardanti ognuno di noi, la previsione comportamentale, con determinati imput preordinati, del singolo individuo o d’intere comunità.

                         Chi controlla questo enorme mondo d’informazioni

              riesce in pochissimo tempo a incanalare atteggiamenti di massa

                                                 in modo preordinato.

    Questo avviene anche attraverso la programmazione temporale di eventi, esempio l’instaurarsi di una protesta collettiva di grandi proporzioni, programmata da una certa opposizione politica per una determinata data e in una precisa area geografica del mondo, magari, qualche mese prima di elezioni democratiche.

        Il sistema usurocratico mondiale realizza, nelle menti collettive, le mode,

        costruisce il tifo calcistico o elettorale e ci divide a scompartimenti stagni.

                   Il controllo dei comportamenti impulsivi degli esseri umani

          è da sempre ricercato, per chi ha come unico fine quello di dominare

                                e sottomettere al proprio volere i popoli.

    Chi può permettersi di mantenere un sistema così complesso e costoso e chi ha a disposizione senza limiti tutto il denaro del mondo, ovverosia, chi controlla il pacchetto di maggioranza delle banche centrali, cioè poche migliaia di persone al mondo.

     Il limite della percezione sensoriale                       

    In questo momento di crisi valoriali ed economiche, l’uomo non mostra alcun interesse a scoprire la natura giuridica della moneta, pensando sia un argomento che non lo riguardi da vicino e, quindi, non meriti attenzione: ci convincono infatti, attraverso un costante martellamento mediatico condizionato, che esistono cose più importanti da fare e pensare. Questo disinteresse, indotto da un sistema mediatico e scolastico, provoca enormi danni all’umanità, perché non permette all’uomo di focalizzare l’attenzione sulla propria centralità nel mondo e sulla sua dignità spirituale.

                                    L’uomo moderno avulso da qualsiasi problema

                                       più grande della sua percezione sensoriale,

    si comporta come chi, nascendo e continuando la sua esistenza con un cappio al collo,

                 si rifiuta di interessarsi alla struttura, al modo in cui viene eseguito

                                 e i motivi per cui è stato creato il nodo scorsoio,

                               egli non si pone nemmeno il problema di conoscere

                                   chi tenga in mano la cima opposta della corda,

                                       perché per lui sono cose poco importanti.

    Il fatto di credere in qualcosa e autoconvincersi che quella realtà sia l’unica accettabile, porta l’uomo a generare dei comportamenti relativamente prevedibili, proprio da quelli che creano le credenze popolari. Per esempio, se ci fanno credere che siano le tasse a dare valore alla moneta, allora pensiamo che le tasse siano giuste e quindi saremo convinti del fatto che esse accrescano il valore della moneta, rendendola più importante. Siamo anche indotti a pensare agli evasori fiscali come esseri malvagi. A volte per rivendicare i propri diritti negati, c’è gente che afferma: questo è un mio diritto perché io pago le tasse.

     Manipolazione del pensiero: effetto domino         

    In definitiva, la manipolazione del pensiero e la modellabilità dello stesso fanno assumere ai macchinatori la capacità di modellare e plasmare i comportamenti, come in un grande gioco del domino, dove ogni tassello preordinato è mosso dal movimento del precedente senza margini di errori. Il risultato finale sarà sorprendente e strettamente collegato, ma solo per chi ha potuto notare tutti i passaggi. Per lo spettatore distratto o per quelli cui viene impedito di assistere a tutti i movimenti complessivi, sarà molto difficile poter mentalmente risalire ai movimenti che hanno generato il risultato finale. In questo mondo sconosciuto della moneta, gli esseri umani, non partecipando al processo generativo della costruzione dello strumento, non potranno mai comprendere i motivi dei risultati finali che lo stesso processo genera. Nel gioco del domino, Inoltre, ogni qualvolta si osserva uno o pochi tasselli, difficilmente si potrà prevedere gli effetti generati da tutto l’impianto, soprattutto quando la programmazione degli eventi desiderati è lontana dal punto di osservazione. Quando poi gli elementi sono veramente tanti, è pressoché impossibile poterne prevedere gli effetti. Più è complesso il sistema e più non si comprende quale possa essere il risultato finale, soprattutto se il punto d’osservazione è parziale.

              Solo i progettisti e pochi addetti ai lavori sapranno come andrà a finire,

        proprio perché loro hanno chiaro in mente quale obiettivo devono raggiungere.

       A volte spostare i tasselli in corso d’opera, solo per puro divertimento dell’autore,

            o per delle variazioni di programma, non fa perdere di vista il loro obiettivo.

     Moneta fattispecie sociologico-giuridica                 

    I programmatori sanno bene quali sono le dinamiche del gioco e quali interventi apportare e , se necessario a volte, eliminando dei tasselli che sono d’ostacolo alla riuscita del progetto.

                        La moneta essendo una fattispecie di sociologia giuridica,

          mossa dalla previsione del comportamento altrui nei confronti del proprio,

                       obbliga l’uomo a comportarsi come il tassello del domino,

                spingendo le relazioni interpersonali a scambiarsi reciprocamente

                                             idee, merci, servizi e tempo.

    L’energia posseduta dalla moneta è quella che muove i comportamenti, perché è essa stessa creata da una previsione mentale. Chi può prevedere i comportamenti è solo chi è in grado di causarli, come il progettista dello specifico domino. Il sistema monetario mondiale, che muove l’intera economia e, come abbiamo già accennato, quasi tutti i comportamenti umani, composti da innumerevoli variabili, in realtà funziona come un gigantesco domino che, per essere compreso, deve necessariamente essere visto con ”l'occhio” (il grande occhio) del progettista. Nel momento in cui si volesse analizzare sono una parte dell’economia mondiale, per esempio di una nazione, tralasciando tutte le altre aree geografiche del mondo è come se si volesse riuscire a prevedere il risultato finale del processo economico mondiale, analizzando un solo settore del gigantesco domino, tralasciando tutti gli altri. Non è possibile. Soprattutto perché i manipolatori possono in qualsiasi momento agire in altre aree geografiche attraverso il controllo delle variabili comportamentali programmate, in modo da influire sugli effetti finali senza perderne il controllo. Questo avviene per esempio, attraverso la manipolazione dei cambi delle valute nei vari continenti e la monopolizzazione dell’intero comparto produttivo.

     Parte del gioco                                                                  

    La perdita del controllo da parte dei grandi usurai progettisti del domino mondiale, nel quale ognuno di noi è solo un tassello, spostato e posto all’occorrenza, secondo un piano preordinato, si può ottenere solo nel momento in cui l’umanità si accorge di essere parte del gioco. La perdita del controllo da parte degli usurai è possibile solo se gli esseri umani comprenderanno che l’energia del movimento (la moneta) è creata da ogni singolo partecipante alla vita collettiva.

                  Se gli uomini capissero di essere esseri spirituali portatori di energia,

                                                          quella del pensiero,

                                 potrebbero utilizzarla per il proprio benessere,

                         opponendosi alle azioni programmate dei grandi usurai

                                           e bloccando il loro gioco infernale.

    Solo la condivisione d’idee, la fede e la conoscenza sulla moneta, che muove i comportamenti previsionali, da parte di tutti, potranno impedire ai manipolatori del pensiero di appropriarsi del valore previsionale collettivo. L’umanità, quindi sarà liberata dal debito non dovuto, solo con la conoscenza della verità e come disse Gesù Cristo: la verità ci renderà liberi.

    Nicola Arena (Copyright © 2018 Qui Europa)

    partecipa al dibattito:
     

    infounicz.europa@gmail.com / redazione.quieuropa@gmail.com

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     Video correlato – B.A.R. e sovranità monetaria   

    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

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  • Giacinto Auriti – Banca super-stato e usura internazionale

    Giacinto Auriti – Banca super-stato e usura internazionale

    Lunedì, 9 luglio / 2018

    – di Giacinto Auriti: ricordi e pensieri –

     Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, L'Alternativa,  Banca super-stato, usura, tasse e  interessi 

    Giacinto Auriti – Banca super-stato e usura

    internazionale

    Necessita una riforma monetaria e fiscale per annullare

    la secolare tradizione della grande usura

     

    di Giacinto Auriti /  L'Alternativa 28 maggio 1974

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     Il grande aspiratore sulla liquidità monetaria    

    Roma, Guardiagrele (Ch) – di Giacinto Auriti  Per comprendere l'esatta "torchiatura" fiscale in atto, occorre muovere da una precisazione preliminare: oggi non esiste più il problema della rarità monetaria che caratterizzava le legislazioni fiscali sotto il regime della moneta merce (oro). Lo strumento monetario è diventato una pericolosa arma nelle mani del capitalismo bancario.

                                Esso (lo strumento monetario) è, infatti, un

                         grande aspiratore per prosciugare arbitrariamente

                                      il mercato dalla liquidità monetaria

                   e non già uno strumento per reperire solamente i fondi

                                        necessari alle spese pubbliche.

    Poiché chi ha interesse all'inflazione è il debitore e chi ha interesse alla deflazione (diminuzione del livello generale dei prezzi, che genera un incremento del potere d'acquisto della moneta – Ndr) è il creditore, ci si spiega come, essendo il credito una materia prima indispensabile a tutti i procedimenti produttivi, con la politica deflazionistica della torchiatura fiscale si aumentano contestualmente i valori dei crediti dei banchieri e dei debiti degli operatori economici (industriali, commercianti, artigiani).

     Riforma monetaria e fiscale                                    

    Dunque questa politica fiscale serve gli interessi degli strozzini e lede gli interessi del mondo del lavoro. Ed ove si consideri che i grandi signori della moneta creano, oggi, senza costo e senza limite tutto il denaro che vogliono, ci si accorge del fatto che il drastico rallentamento in atto, che viene presentato alla grossa opinione pubblica come provvedimento necessario ed ineluttabile, è invece freddamente pianificato dal grande vertice della usurocrazia internazionale. Di qui l'assoluta indilazionabile necessità di riforma monetaria contestuale a quella fiscale, che coordini opportunamente questa funzione al servizio della collettivà.

      Banca come un super-stato                                   

                      Poiché a dare valore alla cartamoneta non è chi la stampa,

          ma chi l'accetta come mezzo di pagamento – cioè la collettività dei cittadini –

                  è assurdo che i cittadini, rappresentati dal Ministro del Tesoro,

            si indebitano verso la Banca d'Italia per l'immissione dei propri denari.

    Con le attuali caratteristiche giuridiche, l'emissione della carta moneta – che avendo un valore puramente convenzionale dovrebbe essere attribuita, cioè accreditata a tutti i cittadini che della convenzione monetaria partecipano – si realizza con uno spudorato rovesciamento contabile, sicché noi ci indebitiamo verso la Banca di immissione per i nostri soldi. In questo modo abbiamo il risultato di attribuire alla banca la proprietà dei nostri soldi perché la proprietà del denaro è di chi lo presta. E

                 la banca si comporta verso lo Stato come se fosse essa uno Stato,

                                             o meglio dire un super-stato,

    mentre l'emissione della moneta diventa essa una forma parassitaria di imposta.

      L'altra arma: torchiatura fiscale                           

    Ecco perché quando noi proponiamo che la funzione monetaria e fiscale siano finalizzate al servizio della collettività e non dei banchieri, affermiamo l'unico principio sostanzialmente rivoluzionario, perché effettivamente capace di colpire i vertici occulti di questo sistema. Se la Banca si limitasse solamente ad appropriarsi del nostro denaro prestandocelo, sarebbe il meno, ma quando con la torchiatura creditizia fiscale pretende di causare, come oggi fa, il dissesto economico del mercato, essa ottiene il risultato di espropriare a prezzi di fallimento i cittadini anche dei beni reali.

     La tradizione secolare della grande usura           

    Continua così la tradizione secolare della grande usura attuata da Giuseppe Prina a Milano agli inizi dell'Ottocento (lo strozzino che a furor di popolo fu gettato dalla finestra e poi linciato – vedi foto in copertina), dalla Banca inglese in Francia prima della rivoluzione francese, da Alios Rasìn a Praga nel 1923, da Ignaz Seipel a Vienna nel 1924 (questi due furono vittime di attentati), da Raymond Poincaré a Parigi nel 1925, da Stringher (vedi foto in copertina – prima grande da destra) a Roma con la quota 90 sotto il fascismo, da Guido Carli (vedi foto in copertina – seconda grande da destra) in Italia nel 1963-64 al tempo della così detta congiuntura ed oggi da Arthur Burns in America, da karl Klasen in Germania e dal governo di centro sinistra in Italia con la torchiatura fiscale prolungata da La Malfa .

     Banchieri: strozzini sacerdoti di satana                

    Come l'acqua ha valore quando si soffre la sete, così per predisporre il terreno di cultura della usurocrazia occorre pianificare freddamente una ben dosata parsimonia della liquidità monetaria. Scriviamo queste cose perché il mondo del lavoro comprenda che

                             i padroni parassiti non sono gli industriali o gli agrari

                                         ormai ridotti al limite del fallimento,

                    ma i banchieri, i grandi strozzini sacerdoti del tempio di satana.

    Quegli stessi che Cristo apostrofava: Guai a voi, dottori della Legge, perché caricate gli uomini di pesi insopportabili, mentre voi non li toccate nemmeno con un dito.

    Giacinto Auriti /  L'Alternativa 28 maggio 1974

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  • Moneta-debito: come un tappeto mobile che funziona al contrario

    Moneta-debito: come un tappeto mobile che funziona al contrario

    Sabato, 16 giugno / 2018 

    – di Nicola Arena, Sete di Giustizia  

     Redazione Quieuropa, Nicola Arena, Giacinto Auriti, Moneta-debito, tappeto mobile, valore, tempo 

    Moneta-debito: come un tappeto mobile che

    funziona al contrario

    Il tappeto mobile, come la moneta, deve servire la gente, agevolandone

    il cammino. Se funziona al contrario, come la moneta-debito, esso

    condanna gli individui incapaci a reggere il passo imposto

    e annulla gli sforzi di tutti gli altri

     

    di Nicola Arena / Sete di Giustizia

    MONETA-DEBITO: UN TAPPETO MOBILE CHE FUNZIONA AL CONTRARIO

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Percepire il valore dallo spostamento delle cose 

    Roma – di Nicola Arena Lo scandire del tempo lo percepiamo dagli spostamenti degli oggetti o delle persone attraverso lo spazio. Abbiamo spiegato in altre occasioni che

                             il valore è tempo oggettivato in un simbolo.

                              Come possiamo quindi percepire il valore

                                     dallo spostamento delle cose?

              Lo possiamo percepire mettendo in relazione alcuni oggetti

          molto diversi fra loro nelle funzioni, nella forma e nel contenuto.

    Nell’era tecnologica dove si produce un’infinità di prodotti, molti sono inutili, altri superflui ma ce ne sono tanti che sono davvero pratici per il miglioramento della vita sociale. Uno di questi il marciapiede mobile, noto anche come tappeto mobile: è un dispositivo che permette il trasporto di persone fra due punti allo stesso o a diverso livello. Il marciapiede mobile è dotato di una superficie piana, mossa da un motore elettrico che utilizza il principio del nastro trasportatore applicato come mezzo di trasporto pubblico urbano. È usato diffusamente negli aeroporti e nelle stazioni delle grandi metropolitane. È molto funzionale nei casi in cui è necessario far defluire molte persone in spazi ristretti, poiché in questo caso la velocità delle persone stesse è ridotta a causa della folla. Per non urtarsi, i singoli pedoni in marcia devono, infatti, mantenere una distanza minima e sono costrette a camminare a zig zag perciò tendono a variare la loro velocità, causando un rallentamento a catena di chi li segue. Invece la velocità costante del marciapiede mobile, anche se modesta, risolve questo problema. Ci siamo soffermati nella descrizione di quest’oggetto perché in esso possiamo notare degli aspetti di natura sociologica, infatti, il marciapiede mobile è quello che descrive vari aspetti della vita quotidianamente vissuta dalle persone in movimento. Osservandone il suo funzionamento notiamo lo scandire del tempo attraverso la velocità, lo spostamento dei corpi da un punto a un altro dello spazio. Il tempo di vita vissuto dalle persone è percepito, da un osservatore esterno, attraverso uno spazio percorso.

     Il tappeto mobile e la moneta                                  

    Stavolta vogliamo porre in parallelo alcune prerogative del marciapiede mobile e dello strumento monetario. Cos’hanno in comune questi due oggetti così diversi fra loro? Il primo è logicamente creato per facilitare il benessere della gente, permette di velocizzare del doppio la marcia a piedi e accorciare i tempi facendo impiegare meno sforzo fisico e mentale per raggiungere la meta. Il tappeto mobile è a disposizione di tutti quelli che lo usano, permette a chi cammina di raddoppiare la propria velocità, nelle soste comunque fa continuare il proprio cammino. Per chi non riesce a camminare con le proprie gambe o che ci riesce con enorme fatica, il t.m. è un ausilio molto importante. In tutto questo ragionamento elementare non emerge una prerogativa dell’oggetto descritto, ovverosia quella di funzionare nella stessa direzione di marcia dei passeggeri. E’ ovvio direte. Le cose ovvie però spesso devono essere valutate, altrimenti non si possono notare nella loro importanza. Riepilogando:

              il tappeto deve servire la gente e per farlo deve agevolarne il cammino.

                                        E' stato investito per questo motivo

     E se funziona al contrario?                                       

    Pensiamo per un attimo a un tappeto mobile che funzioni al contrario della direzione prescelta. E pensiamo che la gente sia obbligata a doverlo usare. Pensiamo anche a una situazione in cui per legge non ci si possa spostare su un’altra strada e camminare liberamente fuori da quello strumento.

                                            Esso annullerebbe la nostra velocità,

            ci costringerebbe a raddoppiare il lavoro per mantenere un ritmo normale,

    quando subentrerebbe la stanchezza, la sosta diventerebbe un motivo di sconforto,

             perché farebbe compiere il percorso inverso, vanificando la doppia fatica

                            e costringendo ad altri sforzi per continuare il camino.

    Un tappeto mobile così concepito non darebbe alcuna possibilità alle persone anziane, ai disabili e ai bambini piccoli e comunque a tutti coloro che non hanno la forza di raggiungere con tranquillità la meta, alcuna possibilità di poter esprimere le proprie capacità e rivendicare la dignità di esseri umani. Il tempo di vita impiegato per lavorare e andare avanti sarebbe vanificato, sacrificando il proprio tempo da dedicare a noi stessi e al prossimo.

     Moneta-debito e annullamento del tempo di lavoro  

    In tutto questo ragionamento cosa c’entra la moneta? La moneta è anch’essa uno strumento, il cui valore risiede nella previsione dell’uomo di poter comprare un oggetto che gli dia benessere. La moneta quindi è un contenitore di valore previsionale. Come tutti gli oggetti dovrebbero essere costruiti per soddisfare il benessere dell’uomo, quindi anche la moneta dovrebbe seguire questo ragionamento logico. Invece

           la quasi totalità delle persone ignora che la moneta nasca come debito.

    Ora cosa significa che nasce come debito? Intanto dobbiamo dire che per sua natura la moneta essendo un’unità di misura del valore è essa stessa una parte di valore dell’oggetto che deve misurare. In pratica la moneta raddoppia specularmente il valore di tutti gli oggetti presenti e che richiedono essere acquistati. La sua creazione a debito, però, da parte delle banche centrali, realizza una mostruosa truffa perché annulla la proprietà dei beni e comporta il fatto di dover produrre il doppio degli oggetti per riuscire ad ottenere il valore iniziale. La moneta debito quindi annulla il tempo di lavoro delle persone per produrre quegli oggetti. Il discorso forse comincia ad essere più interessante. La moneta permette di scambiare le merci e il loro spostamento dal punto di fabbricazione alle nostre case.

     Moneta-debito ed effetto dell'interesse                        

    Se aggiungiamo al debito, anche un aggravio degli interessi è come aumentare la velocità al contrario del t.m. Affermava il professor Auriti

           Il contribuente si illude che il prelievo fiscale sia utilizzato per le funzioni dello Stato,

                            la verità è invece che in buona parte va a finirenelle tasche

                                               degli azionisti della banca centrale

                                                             ( Giacinto Auriti )

    Da un lato, quindi, bisogna lavorare il doppio dall’altro, bisogna aggiungere altro lavoro per pagare gli interessi.

           La moneta debito quindi annulla il nostro cammino e ci riporta indietro di altrettanto.

                             E nelle soste? Come nella sosta sul t.m. che ruota al contrario,

                        le tasse non fanno altro che aumentare la velocità al contrario del t.m.

                                                e sottrarci parte del lavoro guadagnato

                               facendo diminuire costantemente il nostro valore prodotto,

                                               costringendoci a lavorare ulteriormente

                                   per recuperare quel valore che già avevamo raggiunto.

     3 servi fedeli dei banchieri che oscurano il cammino 

    Cosa accadrebbe invece se la gente si rendesse conto della truffa monetaria in atto? Ognuno di noi prenderebbe spontaneamente la strada propria, abbandonando le imposizioni che ci sono state cucite addosso dai padroni del denaro e dai loro servi fedeli che, forse, non tutti conoscono e che possiamo racchiudere in tre categorie principali: i politici (di qualsiasi schieramento che abbia visibilità mediatica), gli economisti, che vediamo scorrazzare nelle televisioni, fornendoci le ricette economiche sempre però rimanendo all’interno del sistema del debito, e i giornalisti prezzolati che fanno da collante fra le altre due categorie.

                               Il popolo non ha quindi nemmeno gli strumenti percettivi

                                                        per comprenderne la truffa.

    Non ha punti di rifermento per capire  (come sopra un t.m. dentro una galleria buia). Speriamo di aver prodotto altri elementi di riflessione e che possano suscitare quella curiosità necessaria per comprendere l’essenza ovvia delle cose che ci circondano. Attraverso questa percezione possiamo scoprire che la bellezza del nostro mondo dipende dalla capacità di riconoscere e discernere la verità dalla menzogna, la differenza fra un tappeto mobile che va nella giusta direzione o in quella contraria, la differenza che c’è fra la moneta debito che ostacola, affanna e impoverisce fino ad annullare la dignità umana, e la moneta proprietà che nasce come dono e come giusto corrispettivo per una prestazione resa. La moneta proprietà ci farebbe guadagnare parte del tempo della nostra vita che potremmo impiegare per stare insieme e aiutare gli altri e per noi stessi, assaporando il piacere della preghiera in un ambiente puro e incontaminato dei nostri pensieri.

    Nicola Arena (Copyright © 2018 Qui Europa)

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  • Le tasse, il denaro contante, il denaro virtuale e la perdita di libertà

    Le tasse, il denaro contante, il denaro virtuale e la perdita di libertà

    Sabato, 21 aprile / 2018 

    – di Nicola Arena, Sete di Giustizia  

     Redazione Quieuropa, Nicola Arena, Giacinto Auriti, Denaro contante, moneta elettronica 

    Le tasse, il denaro contante, il denaro virtuale

    e la perdita di libertà  

    Il fenomeno della dematerializzazione del contante nasconde crimini

    contro l'umanità: è il più grande attacco alle libertà dei singoli.

    Perché dematerializzare il denaro? perché fidarsi dei banchieri?

     

    di Nicola Arena / Sete di Giustizia

    DENARO VIRTUALE

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Denaro virtule e compressione della libertà        

    Prestare un valore pari a tutti i beni misurabili (come fanno i banchieri centrali)

                             significa in pratica che si è già proprietari

                     di tutti i beni corrispondenti al denaro che si presta. 

    Roma – di Nicola Arena – Se consideriamo che il denaro viene fatto stampare a costo tipografico (comunque nullo) o creato attraverso una tastiera del computer semplicemente digitando dei numeri e chi ha il potere di digitare quei numeri si appropria istantaneamente dei beni corrispondenti al valore digitato, comprendiamo quanto sia importante per un popolo avere la piena autonomia di poter creare quei numeri cioè avere la SOVRANITA’ MONETARIA e più precisamente la PROPRIETA’ POPOLARE DELLA MONETA. Nelle banconote notiamo la materia, ovverosia la carta e l’inchiostro per la grafica e notiamo anche dei numeri che ne decretano il valore. Il valore nominale è certificato sia dai numeri, che da tutto il resto e quindi per essere visibile e dimostrabile ha bisogno di questi elementi. Il denaro contante svolge la funzione di garantire al portatore il diritto di poter acquistare beni e servizi al suo fabbisogno, in piena autonomia, anonimato e libertà.

             Un bene oggetto di diritto qual è appunto il valore indotto,

                                         materializzato nel simbolo,

        garantisce e certifica la proprietà del bene stesso a chi lo possiede.

     La certosina strategia della dematerializzazione 

                                Perché allora i grossi istituti bancari

                   stanno propagandando l’eliminazione del contante?

    Semplice, l’eliminazione del contante nega la certezza di quei diritti allo stesso portatore, infatti, l’uomo non sarà più un portatore di un bene reale convenzionale ma semplicemente un possessore di un mezzo che per essere impiegato deve utilizzare un circuito esterno gestito da altri, i quali possono concedere o negare il diritto di utilizzo a proprio grado e piacimento. Un popolo che ha il potere di raddoppiare il valore dei beni che produce, può considerarsi un popolo libero (tecnica di dominazione socialista, come visto ed analizzato in altre sedi – vedi nota 1).

    (nota 1)  Bitcoin, strumento mondiale di controllo delle ricchezze reali

    Moneta-Convenzione: Spirito e Materia – L’inganno delle Criptovalute

    Moneta elettronica: l’apoteosi del nulla, la perfetta moneta satanica

    Blockchain, un nome nuovo per attuare i vecchi paradigmi del Socialismo

     La moneta smaterializzata                                        

                                 La moneta è un contenitore di valore

                     e se viene smaterializzato il contenitore svanisce.

    L’abolizione del contante smaterializza, di fatto, il bene oggetto di diritto qual è appunto la moneta. Abbiamo spiegato pocanzi che il valore, essendo un concetto spirituale/mentale, per essere materializzato ha bisogno di un supporto cartaceo o metallico.

                           L’intento quindi di smaterializzare il valore

                   è quindi quello di togliere al portatore i suoi diritti.

     Attacco senza confini alla libertà dei singoli          

    Ne consegue evidentemente la fine della libertà individuale dell’essere umano di poter decidere in piena autonomia come accedere e utilizzare i propri risparmi di valore. Ci dicono che l’eliminazione del contante aiuterebbe la lotta all’evasione fiscale. Occorre a questo punto essere chiari e non dare nulla per scontato, come il falso dogma che le tasse siano giuste e perciò ritenere doveroso che bisogna perseguire legalmente chi cerca di non pagarle. Oppure secondo la famosa frase che se tutti pagano, tutti pagano meno. Tutto sbagliato se si considerano almeno due fattori: (1) Il valore monetario è creato convenzionalmente dai cittadini che accettando quella moneta; (2) Un governo per far funzionare l’apparato statale non avrebbe bisogno di finanziarsi sottraendo potere d’acquisto dalle tasche degli stessi cittadini. Premesso ciò, possiamo spiegare con argomenti logici che il sistema di tassare i cittadini, per dare loro in cambio beni e servizi, era un concetto giusto quando la moneta era d’oro, per cui la rarità del metallo prezioso e quindi della materia di cui era costituita la moneta, non permetteva altrimenti.

     Dalla scoperta del valore indotto di Auriti              

    Tutti sappiamo che con la scoperta del valore indotto, la rarità non esiste più, come non esiste nemmeno più la riserva d’oro a dare valore alla moneta. Se la proprietà della moneta fosse dei cittadini, mancando la rarità della stessa, non occorrerebbe impoverire i cittadini, togliendo loro potere d’acquisto attraverso la tassazione. Allora perché le tasse aumentano e le banche e i governi impiegano tutto il loro potere per contrastare chi non le paga? La spiegazione è semplice, ma per scoprirla, bisogna ricercarne i motivi scendendo proprio nei particolari, ovverosia nei momenti in cui si crea il denaro e come questo viene dato in possesso ai governi.

       Attualmente in quasi tutto il mondo il denaro (creato come er magia, dal nulla)

                                        viene fornito ai governi degli stati

                             solo in prestito con l’aggiunta degli interessi.

     Una restituzione impossibile                                       

    Chi dà in prestito una cosa ovviamente la rivuole indietro. I governi quindi devono restituire un po’ alla volta questo denaro e gli interessi. Come lo restituiscono? Da dove prelevano i soldi poiché non li possono stampare? Semplice e chiaro, li ritirano dalle tasche dei cittadini attraverso le tasse e gli interessi bancari. Ecco spiegato il motivo per cui tutti vogliono che si paghino le tasse, non certo perché le tasse servirebbero ad avere servizi, ma semplicemente per

                                              mascherare il vero motivo

          che è quello di sottrarre sempre più potere d’acquisto alla popolazione

                indebitandola sempre più in un circolo improduttivo (e vizioso)

             che porta alla perdita di tutti i beni in possesso dei cittadini stessi.

    Attraverso la creazione di denaro a debito avviene una magia troppo evidente per essere notata: la quantità di denaro creato corrisponde alla quantità di valori di beni reali. Nel momento quindi che un governo decide, anzi è costretto dalle regole imposte dai banchieri, a indebitare il proprio popolo, questo ha già perso l’equivalente dei beni corrispondenti, se aggiungiamo le tasse, il popolo avrà perso da subito anche i beni corrispondenti al valore delle tasse. Poiché il popolo deve pur vivere, deve quindi lavorare per produrre i beni necessari per il proprio benessere. 

     La logica del ladro                                                 

    Riepilogando: il popolo crea convenzionalmente un valore monetario di 100 (ma non sapendolo s’indebita nei confronti dei banchieri che creano solo simboli numerici senza valore); Quindi il popolo perde quei 100 creati e s’indebita di ulteriori 100; in definitiva perde stupidamente ciò che è suo e lo chiede in prestito con gli interessi, per cui

               il costo del denaro (come ci ha insegnato il Prof. Giacinto Auriti)

                        è all’origine del 200% cui si aggiungono gli interessi.

    In queste condizioni i popoli avranno sempre necessità di denaro e s’indebiteranno sempre più nei confronti dei banchieri. Comprendiamo tutti quindi come il debito oltre ad essere una truffa, è allo stesso tempo impagabile con altro denaro,

                          alla fine i popoli impiegheranno tutti i loro sforzi

                            per pagare con i loro prodotti e col loro lavoro,

                               ciò che non possono pagare con il denaro,

                                    perché è loro impedito di produrlo.

    DENARO VIRTUALE

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Perché aver fiducia nei banchieri?                         

    Tutto si basa sulla fiducia, perché quindi gli esseri umani dovrebbero aver fiducia nei banchieri? Quali sono i presupposti perché una persona o un gruppo di persone sono resi meritevoli di fiducia da parte degli altri?

             Innanzitutto la fiducia si costruisce sull’onestà, sulla trasparenza,

                         sulla coerenza e sul rispetto della parola “data”

                 o delle clausole contrattuali accettate in fase di accordo.

                        In poche parole, l’affidabilità genera la fiducia.

    Da anni studiamo cosa sia il valore indotto della moneta scoperto dal Professor Giacinto Auriti. Per eliminare i ladruncoli di denaro, parliamo della piccola criminalità, ovverosia, borseggiatori, ladri d’appartamento, ecc., occorre innanzitutto capire i motivi che generano questi comportamenti incivili, illegali e moralmente detestabili. Il più delle volte questi atteggiamenti criminali sono indotti dal bisogno di soddisfare i bisogni primari della persona. Mancanza di un lavoro retribuito, difficoltà familiari di vario genere, mutui sulla prima casa o affitto, malattie improvvise che richiedono cure mediche costose, acquisto dell’auto e mantenimento, bollette di luce, acqua, gas, tasse varie, acquisto libri scolastici, cure odontoiatriche impreviste ecc.., ecc..  in pratica la mancanza di denaro genera il bisogno di denaro, nel momento in cui per varie ragioni non si riesce con metodi legali al reperimento del denaro necessario, spesso chi non ha nulla da perdere compie azioni immorali come appunto il furto di denaro. Può sembrare paradossale ma il ladro materiale di denaro è un inconsapevole alleato dei banchieri, infatti entrambi contribuiscono alla sottrazione di denaro dalle tasche dei cittadini, solo che i banchieri lo fanno legalmente e senza un bisogno reale se non quello di umiliare la dignità dei propri simili sottomettendoli al loro volere.

     Le tasse per regolare l'inflazione?                               

    Molti sono convinti che per regolare l’inflazione, cioè la diminuzione del potere d’acquisto della moneta contestualmente a un aumento dei prezzi, sia necessario prelevare dalla circolazione attraverso le tasse una parte di questa moneta. Anche questa è un’altra bugia per infondere nelle menti delle persone l’idea che le tasse siano giuste.

         Il ladro vuole che il derubato si convinca che sia doveroso essere derubati,

                                anzi che il derubato guardi con disprezzo

                         coloro che non vogliono accettare queste regole

                 e quindi fanno di tutto per nascondere i propri risparmi.

    Ovviamente l’inflazione non deriva solo da un eccesso di moneta in circolazione, deriva da tantissimi fattori, come ad esempio la concentrazione delle ricchezze in mano a pochi e come motivo primario il fatto di dover produrre il doppio dei beni ulteriori beni, già alla partenza, per cui in origine si ha il 200% di inflazione cui si aggiungono gli interessi, un altro motivo è la rarità monetaria imposta dai padroni del denaro, proprio attraverso l’imposizione fiscale. Infatti, per compensare la perdita del potere d’acquisto i negozianti sono costretti ad aumentare il prezzo dei prodotti.

     La sovranità appartiene al popolo                         

    La perdita della sovranità in tutte le sue forme genera il bisogno di acquistare i prodotti che prima si producevano in modo autonomo, basti pensare alla sovranità alimentare, energetica ecc. Come diceva Ezra Paund “il contadino fa paura all’usuraio” infatti, un popolo in grado di produrre i propri prodotti autonomamente, dall’energia, ai prodotti agricoli, industriali ecc. non ha bisogno di comprarli dai paesi stranieri e quindi non ha bisogno di denaro per comprarli. Quindi i banchieri da quando hanno inventato la prima moneta nominale, la sterlina inglese creata nel 1694, fanno di tutto per rendere sempre maggiore il bisogno dei popoli di tutto il mondo di avere denaro.

     Una follia troppo grande per essere notata         

    Quindi sottraggono denaro attraverso le tasse per creare ulteriore bisogno di denaro sempre a debito. Ormai

                                 il debito dei popoli di tutto il mondo

                          è pari a circa cinquanta volte il pil mondiale,

    cioè a cinquanta volte il valore di tutti i beni presenti sull’intero pianeta.

                   Questa è una follia troppo grande per essere notata.

     Proprio per questo bisogna riflettere su tutto quello che ci propongono

                   i mezzi d’informazione in mano al sistema bancario.

    Chi controlla il denaro controlla il mondo e manipola i pensieri dell’uomo, creando nella sua mente falsi desideri, convinzioni, percezioni, bisogni, emozioni ecc. I banchieri da sempre vogliono avere il controllo della quantità di denaro in possesso di ognuno di noi, attraverso il controllo delle nostre spese, non si accontentano più di indebitarci, ma pretendono sempre più.

    DENARO VIRTUALE

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Conclusioni: importanza della liquidità               

                            La liquidità fornisce protezione dei dati

                   e può quindi fungere da garante delle libertà civili

              nel caso in cui un'amministrazione abusi dei suoi poteri.

    L'abolizione del denaro fisico può essere considerata un tentativo di rafforzare il controllo sui cittadini. La fiducia nelle autorità pubbliche si corroderebbe. Tutto si basa sulla fiducia, perché quindi gli esseri umani dovrebbero aver fiducia nei banchieri? Quali sono i presupposti perché una persona o un gruppo di persone vengano rese meritevoli di fiducia da parte degli altri? Perché dovremmo cedere il diritto di detenere i nostri risparmi nelle mani dei banchieri, o meglio, nei server dei banchieri? Innanzitutto – ribadiamo ancora – la fiducia si costruisce sull’onestà, sulla trasparenza, sulla coerenza e sul rispetto della parola data o delle clausole contrattuali accettate in fase di accordo. In poche parole,

                                 l’affidabilità genera la fiducia

    e il sistema bancario mondiale in tutti questi secoli ha seminato

          distruzione e morte attraverso l’eterna guerra mondiale.

    Da anni studiamo cosa sia il valore indotto della moneta scoperto dal Professor Giacinto Auriti ed è per questo motivo che proviamo a spiegare che il vero nemico da combattere, se vogliamo salvare l’umanità da tutti i disastri socio economici sociali e soprattutto spirituali, è il grande usuraio.

    Nicola Arena (Copyright © 2018 Qui Europa)

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    2 lug 2017 

    Intervista B.A.R. – Sergio Basile e Nicola Arena

     

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  • Critica al Reddito di Cittadinanza? Prof. Bagnai ecco perché non sono d’accordo con lei

    Critica al Reddito di Cittadinanza? Prof. Bagnai ecco perché non sono d’accordo con lei

    Domenica, 25 febbraio / 2018 

    – di Sergio Basile / Presidente Sete di Giustizia – 

     Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Alberto Bagnai, Reddito di Cittadinanza 

    Critica al Reddito di Cittadinanza? Prof. Bagnai

    ecco perché non sono d'accordo con lei 

    Bagnai, Reddito di Cittadinanza e Reddito della Gleba: un inganno calcolato?

    Riflessione sul Reddito di Cittadinanza e sulla fuorviante interpretazione

    critica dei sovranisti, rispetto all'autentica interpretazione auritiana

     

    di Sergio Basile / Presidente Sete di Giustizia

    Reddito di Cittadinanza - Sergio Basile

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Premessa                                                                     

    Roma  di Sergio Basile – In pieno clima di campagna elettorale, all'interno degli innumerevoli laici templi televisivi a disposizione, molti politici in cerca di consensi ripropongono con enfasi le loro particolari ricette economiche, che a loro dire sarebbero capaci di far riemergere l'Italia dal baratro profondissimo in cui è precipitata (aggiungerei.. sotto i colpi dell'usura internazionale) specie dopo l'ingresso nell'Eurozona, benedetta da Prodi e avallata, in sostanza, da tutti i governi fino ad oggi al potere. L'unico colpevole della crisi -truffa monetaria è secondo molti di essi l'euro, tralasciando il fatto che il debito pubblico italiano abbia iniziato ad esplodere proprio sotto il regime monetario della lira.

                                                    Ma l'esperienza auritiana,

     incentrata sulla lotta al diktat della moneta-debito (lira, euro, dollaro, rublo, ecc..)

                   imposto alle nazioni dai banchieri centrali e dai loro oscuri mentori,

                    ci insegna che spesso la verità è più complessa di quel che sembra

                        e va ben oltre la denuncia dei mali assoluti della moneta-unica.

     La denuncia "anti-euro" del Prof. Bagnai             

    Tra le teorie "anti-euro" che sembrano più affascinare le intellighenzie contemporanee, curiosamente anche le più "distanti" all'interno del palcoscenico politico e culturale (da Salvini a Fusaro, per intenderci) e che sembrano trovare il plauso più o meno compatto del popolo di internet, nonché di molti siti di controinformazione e quotidiani di regime, vi sono le cosiddette "teorie sovraniste" del Prof. Alberto Bagnai, economista e docente di acclarata fama, presso l'Università degli Studi "G. d'Annunzio" di Chieti-Pescara, nonché opinionista de il Fatto Quotidiano e de il Giornale. Da studioso auritiano e cattolico, dopo aver esaminato attentamente le ultime dichiarazioni di Bagnai (1) in merito al cosiddetto "Reddito di Cittadinanza", mi sono sentito chiamare in causa, sia pur indirettamente, e come presidente di "Sete di Giustizia" ho avvertito l'obbligo morale di offrire al pubblico di internet, la mia modestissima contro-analisi.

    (1) Vedi la video intervista al professor Alberto Bagnai, di Claudio Messora. Qui Reddito della gleba – Alberto Bagnai – YouTube e qui Dimenticatevi la democrazia – Alberto Bagnai – You Tube

    Risultati di ricercaDimenticatevi la democrazia – Alberto Bagnai – YouTube

    Risultati di ricercaDimenticatevi la democrazia – Alberto Bagnai – YouTube

     Bagnai e il Reddito della Gleba                               

    A modesto parere di chi scrive, l’aspetto meno condivisibile della linea del professor Bagnai e degli economisti della sua orbita, riguarda proprio l’approccio ideologizzato e parziale nei confronti del concetto di “Reddito di Cittadinanza". Egli non coglie assolutamente la differenza abissale che passa tra l’originaria concezione auritiana e la surrogata visione grillina o renziana, che oseremmo definire surrealista e caricaturale rispetto alla prima. Così facendo dimostra di non comprendere lo spessore dell’etica cristiana che sottintende alla visione auritiana del reddito minimo di sopravvivenza a credito, snaturando e mortificando il concetto stesso di Reddito di Cittadinanza con l’equivoca e poco rispettosa espressione di

                                                  "Reddito della Gleba"

         (Vedi: intervista di Claudio Messora al Prof. Bagnai: “Dimenticatevi la Democrazia”)

                                    (Byoblu – Youtube, 21 dicembre 2017).

    L’economista, caro in maniera del tutto trasversale sia al politico Salvini che al filosofo neo-marxista Fusaro, glissando completamente sulla nobile trama dell’impianto auritiano, si concentra univocamente e criticamente su uno schema di Reddito di Cittadinanza farlocco, cioè deformato ex-post dagli stessi detrattori e/o indegni allievi del professor Auriti: il Reddito di Cittadinanza di cui parla con tono sarcastico Bagnai, travolgendo tutto nel fuoco “purificatore” del luogo comune, è piuttosto un “aborto di Reddito di Cittadinanza”; una falsa elemosina elargita dallo Stato ed appiattita alla logica del debito pubblico (e non del credito), da imputare sia fisicamente che moralmente all’arbitrio dell’autorità centrale e a quello insindacabile del sistema bancario, e quindi accollata, sia pur indirettamente, sul groppone dei contribuenti-gleba. Egli, da buon esponente della Scuola Sovranista, nella sua critica generalista finisce per eclissare completamente l’esperienza auritiana e naufraga gioco forza sullo scoglio dell’annichilimento dell’etica cristiana, cioè dell’etica del “servizio al prossimo”, propria dell’elaborato auritiano, in cui

                                         l’uomo è al di sopra della moneta.

    Bagnai nella sua analisi critica postpone ad essa una logica che cede alla tentazione della “coperta corta”, tipica dell’etica liberale e socialista, nella quale 

           la dignità umana finisce per essere necessariamente subordinata

                                          sia al mercato che allo Stato

    e l’interesse dell’élite finisce per prevaricare sul “senso del bene comune”

              incarnato dalle aspirazioni umane di giustizia e solidarietà.

                                    Nella critica “sovranista”, dunque

                    la moneta-debito è e resta pur sempre sovrana

                                      e finisce inevitabilmente per

           surclassare e disconoscere la sacralità della dignità umana

        che dovrebbe essere “riscattata” unicamente dal mero lavoro.

     Prospettiva lavorista contro Teoria del Valore Indotto 

    Bagnai critica l’idea che “il cittadino debba essere pagato per non lavorare, dimenticando che Giacinto Auriti – sia pur scostandosi da questa conclusione assolutamente parziale e sommaria – sulla base della sacrosanta premessa della Teoria del Valore Indotto della Moneta”, pone il problema in termini diametralmente opposti. Auriti pur riconoscendo il nobilissimo valore del lavoro umano, necessario ed insostituibile, sostiene una verità lapalissiana:

                    è l’uomo a dare valore alla moneta con l’accettazione della stessa,

            pertanto è lo stesso che deve godere, pro-quota, dei valori monetari creati

                  compresi gli interessi che, ad oggi, sono  pretesi dal sistema bancario

                              (ma non creati) al momento dell’emissione monetaria,

                                                da parte delle banche centrali,

                            pur restando il lavoro, nella visione cristiana, come visto

                 un elemento “biblico” essenziale nel processo di crescita dell’uomo.

     Snaturamento del concetto auritiano originario           

    Bagnai, dunque, con questa madornale e per certi versi incomprensibile omissione (non si comprende fino a qual punto involontaria) interpreta in maniera erronea e confonde, altera ed appiattisce ai suoi schemi tale concetto originario e “vergine” di Reddito di Cittadinanzapresentandolo ai suoi interlocutori in senso dispregiativo come “Reddito della Gleba”: strumento – a suo modo di vedere – speculare agli interessi del sistema capitalistico e utile a sedare il dissenso sociale, affinché il popolo non raggiunga mai il punto rivoluzionario di rottura.

                                                         Egli così facendo,

                      giocando volente o nolente sul grande equivoco in termini,

        getta in pasto agli squali del politically correct e della confusione organizzata

                             una geniale intuizione completamente snaturata

              e che meriterebbe altresì miglior sorte, rispetto ed approfondimento.

    Reddito di Cittadinanza - Sergio Basile

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Bagnai: Capitalismo e Reddito della Gleba          

    Sostanzialmente – secondo Bagnai – Il capitalismo, mediante un colossale intervento diingegneria sociale, spargendo il virus del Reddito della Gleba vuol realizzare una polarizzazione economica e di costume della società, sostituendo al tradizionale modello di mercato del lavoro (nobilitante e sacro in senso assoluto: quasi idolatrico nella visione del professor Bagnai) con questa “falsa panacea assistenzialistica” e dai risvolti grotteschi (Cit.: Vedi intervista del Prof. Bagnai “Dimenticatevi la Democrazia” – Byoblu – Youtube, 21 dicembre 2017). Infatti Bagnai sostiene ancora come lo Stato, fissando il cosiddetto “Reddito della Gleba” (ribadiamo ancora: ingenerosa deformazione del concetto originario auritiano di “Reddito di Cittadinanza” – Nds) sgretoli ogni flessibilità di contrattazione sul mercato del lavoro, minando altresì le dinamiche economico-sociali di quest’ultimo. Ciò, secondo la sua visione “sovranista” e “lavoristica”, potrebbe portare l’uomo a perdere progressivamente interesse al lavoro e quindi a imbarbarirsi (2).

    (2) Auriti in merito insegna che a minare la stabilità del mercato del lavoro e quindi ad alterare il ruolo sociale e salvifico dello stesso lavoro è, invero, proprio la fallimentare interpretazione marxista del conflitto sociale perenne per il controllo del surplus, avallata dai sindacati. Infatti, sulla scorta della preziosissima analisi auritiana, e uscendo dall'insana tentazione della demonizzazione a priori di uno dei due contendenti in campo (imprenditore o lavoratore dipendente), bisogna riconoscere il fatto che

                                è sempre lo stesso sistema bancario, padre ignobile della moneta-debito,

                                a mandare fuori fase l'idilliaco rapporto tra datore di lavoro e proletario,

                                         in quanto confisca ad entrambi il cosiddetto "surplus" a monte,

                                              immettendo nel circuito economico una moneta-tributo,

                       che i due contendenti cercano di spartirsi in un drammatico teatrino dell'assurdo.

                                            Una moneta avvelenata ab-origine dal bebito onnipresente

                                                       connaturato alla fase di emissione monetaria.

     L'nganno del paradigma lavoro-ricchezza-reddito     

    Imputando in seno al "Reddito di Cittadinanza" la colpa di indurre alla degenerazione pilotata del rapporto uomo-lavoro ed alla perversione degli equilibri del mercato del lavoro, Bagnai dimentica (e dimostra di ignorare) il fatto che il fine del denaro-debito da tre secoli a questa parte (così come ci insegna l’iniquo e poco conosciuto documento della Bank of England, datato 1882, “The Hazard Circular”) non è quello di generare ricchezza, bensì quello di

                                                 controllare e schiavizzare i popoli

                               proprio attraverso il controllo sul mercato del lavoro,

    mediante la compressione dei salari, collegata alla tassazione ed ai tassi di interesse,

             ed in ultima istanza, proprio all’emissione debitocratica della fiat-money.

    Partendo dalle premesse del documento sopracitato, sintetizzando la visione lavoristica del rapporto tra individuo e ricchezza proiettata da Bagnai, e passando per estensione ad una concezione lavoristica generale di progresso socio-economico, s’imbocca dunque la perigliosa via della schiavitù sostanziale.

     Vittoria morale del Reddito di Cittadinanza auritiano 

    E’ proprio questo, a nostro modo di vedere, il reale punto di forza della teoria auritiana del Reddito di Cittadinanza auritiano (a credito), rispetto alla critica sovranista del Reddito della Gleba introdotta polemicamente da Bagnai. La prima rispetto alla seconda risulta vincente sia agli occhi della ragione che dello spirito, in quanto

                        vede il reddito minimo non negoziabile come un elemento

           per garantire a ciascuno il rispetto della propria dignità di essere umano,

           emancipando l’uomo dalla disperazione della povertà forzata ed indotta,

                              nonché dalla trappola del "lavoro-gabbia sociale"

    e inficiando, al tempo stesso, l’alibi montato dalla critica sovranista di Bagnai e soci: accattivante dal punto di vista della dialettica e condivisibile solo parzialmente, nelle premesse iniziali anti-euro, in quanto evidentemente viziata da un errore interpretativo di fondo. Egregio Prof. Bagnai, qualora le capitasse di leggere questo articolo, sarei onorato e lieto di conoscere le sue eventuali repliche.

    Sergio Basile (Copyright Qui Europa © 2018 ) 

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    Bitcoin, strumento mondiale di controllo delle ricchezze reali: analogie con il titolo azionario

    Sabato, 6 gennaio / 2018 

    – di Nicola Arena, con contributi di Sergio Basile

     Redazione Quieuropa, Nicola Arena, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Bitcoin, titolo azionario 

    Bitcoin, strumento mondiale di controllo

    delle ricchezze reali: analogie con il titolo

    azionario

    Il fenomeno Bitcoin, l'ultima grande truffa del sistema mondialista

    per controllare ed accaparrarsi le ricchezze reali dei popoli

     

    di Nicola Arena

    con contributi storici ed integrazioni a cura di Sergio Basile 

    IL LATO OCCULTO DEL BITCOIN

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Auriti, il titolo azionario e il Bitcoin                      

    Roma – di Nicola Arena, con contributi storici ed integrazioni di Sergio Basile – Negli ultimi tempi, dalle principali piattaforme bancarie e da quasi tutti i mezzi d’informazione, arrivano trionfalistiche notizie a cascata riguardanti un fenomeno di grande attualità e in continuo fermento non solo presso la borsa italiana, ma presso tutti i maggiori mercati mondiali: l’esplosione delle quotazioni del Bitcoin. A tal proposito seguendo gli insegnamenti dell'indimenticato professor Giacinto Auriti, il padre della Teoria del Valore Indotto della Moneta e del Reddito di Cittadinanza (a credito) e utilizzando quasi fedelmente le sue parole (tratte dalla trasmissione televisiva Moneta al Popolo, video-puntata Giacinto Auriti spiega come funziona la Borsa) torniamo sull'argomento e cerchiamo di spiegare con semplicità cosa sia un titolo azionario e poi, di conseguenza, cosa sia davvero il Bitcoin, tralasciandone – almeno in questa sede – gli aspetti tecnico-informatici e concentrandoci su quelli giuridico-monetari, cogliendo i particolari che accomunano questi due strumenti finanziari da molti imprudentemente idolatrati. Vista la delicatezza del tema, occorre squarciare tutti gli ultimi veli di ignoranza che ancora resistono e rendono seducenti queste straordinarie armi di controllo e impoverimento di massa. Per comprendere un altro lato nascosto del Bitcoin, tuttavia, occorre introdurre in primis il concetto di titolo azionario, facendo nostra la chiarissima lezione auritiana.

     Il titolo azionario                                                      

    Per spiegare cosa sia un titolo azionario bisogna chiarire cosa siano i capitali conferiti di una società. Essi notoriamente possono concernere denaro, beni reali, mobili, macchine, immobili, strumentazioni, brevetti ecc..  In poche parole si tratta del conferimento di capitali reali ovverosia di "beni reali". Se dovessimo commisurare il valore dei pacchetti azionari ai valori dei capitali reali, il ragionamento parrebbe ridicolo, perché 

                    mentre il valore dei capitali è certo e ben definito, 

            quello dei titoli azionari è invece enormemente superiore

                                          e oscillante nel tempo.

           In molti casi addirittura non esistono beni reali disponibili 

                perché sono solo previsioni di conferimenti di capitali.

                                       Per i motivi sopra esposti

         sarebbe del tutto assurdo misurare il valore dei titoli azionari

                             sulla sola base dei capitali conferiti.

                         Ma in troppi oggi ignorano questa verità.

     Azione: simbolo vuoto, non valore reale             

    Fatta questa premessa, urge interiorizzare un ragionamento molto semplice ponendo l'accento sulla differenza fra il valore del capitale reale (capitale dei bilanci consolidati nella societàe i valori dei pacchetti azionari quotati in borsa: valore quest'ultimo meramente convenzionale, non vero, creato cioè per mero accordo tra le parti.

                              Il titolo azionario diventa in pratica un simbolo

    nel quale sono incorporati anche valori  monetari che si aggiungono ai valori reali.

    Di seguito, per rendere meglio l'idea, facciamo un esempio elementare. Prima del sopravvento della borsa e dei titoli, lungo il corso dei secoli – come nota Auriti – i popoli usavano i  mezzi più svariati al fine di incorporare valori monetari, prediligendo tuttavia oggetti come conchiglie, pelli di castoro e scarabei d’argilla; ma anche materiali (metalli) come l'oro, l'argento e il rame. Questi simboli-oggetto di colpo sono stati parzialmete sostituiti, surrogati e integrati e si è passati "all'istituzionalizzazione" dei pacchetti azionari.

     Chi controlla il pacchetto azionario?                    

    Chiarito cos’è il titolo azionario ed entrando nel vivo della trattazione, appare chiaro come il valore del pacchetto azionario risieda nelle mani di chi lo controlla, ovvero – in estrema sintesi – nelle mani dei banchieri e dei nuovi centri-cattedrale del reale potere mondiale: le banche. Un potere esponenzialmente superiore a quello politico e tale da orientare quest'ultimo in maniera assolutamente discrezionale. Le banche a struttura gerarchico-piramidale oggi sono diventate, infatti, le maggiori azioniste di tutte le società quotate in borsa, in quanto hanno a disposizione, senza limiti e senza costi, praticamente tutto il denaro che vogliono, stampato ed emesso dal nulla e senza alcuna copertura aurea: vedi "signoraggio bancario" (1).

                             Con questo ingannevole meccanismo 

             le banche oggi possono manovrare le quotazioni di borsa,

        perché possono predisporre le quotazioni o al rialzo o al ribasso. 

    (1) Vedi qui: L’essenza della truffa – Il Denaro non ha Costi di Produzione

     Il controllo della ricchezza mediante i titoli       

    Tra coloro i quali hanno contribuito più di tutti ad "istituzionalizzare e sdoganare su larga scala" questa tecnica di controllo di massa delle ricchezze mondiali, cioé questa tecnica di incorporazione dei valori reali nei valori convenzionali e di questi ultimi nei valori azionari e nei mercati azionari vi è com’è noto lo speculatore ebraico-ungherese George Soros, il quale è riuscito a creare un incremento di simboli monetari di valore indotto, attraverso quest’attività di borsa, addirittura dell’ordine di 1300/1400 miliardi di dollari ogni 24 ore, operando nell’ambito di società sorelle collegate tra loro. Le "imprese" di Soros nei vari teatri mondiali, negli ultimi decenni, sono tristemente note a tutti, anche se i media di regime al servizio del sistema bancario preferiscono ovviamente glissare su questi argomenti o parlarne in maniera superficiale. Ad onor di storia però il perfezionamento di questa tecnica risale ai primi del Novecento, come ammesso dallo stesso rabbino Harry Waton (il secondo nelle foto grandi da destra) nel libro "A Program for Jews and Humanity", pubblicato nel 1939 a New York City (Astoria Press) dal "Committee for the Preservation of the Jews".

    IL LATO OCCULTO DEL BITCOIN

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     L'incredibile confessione del rabbino Waton      

    Waton dichiarava senza mezzi termini che gli ebrei (inventori della moneta-convenzionale, ma anche della moneta-debito – Ndr) avrebbero "ereditato" l'intera terra attraverso il controllo e la diffusione del comunismo e attraverso l'uso dello strumento monetario e degli strumenti finanziari come i titoli: linee guida di un piano socialista e liberal-capitalista di egemonia mondiale, che vide nelle rivoluzioni la sua essenza. I titoli sono oggi strumenti nelle mani del grande capitale e dei grandi speculatori: liberal-capitalisti di facciata ma di anima nettamente socialista. La giudaizzazione delle nazioni, dunque, per ammissione dello stesso rabbino, oltre che dalla rivoluzione culturale passa dall'economia e dalla finanza.

                        "Figli di Israele! l'ora della nostra vittoria finale è vicina! 

                           Ci troviamo sulla soglia del comando del mondo. (…)  

                 Quello che prima potevamo solo sognare sta per essere realizzato (…)  

                                                  La nostra vittoria è vicina,

              perché il nostro potere e l'influenza politica ed economica sulle masse

                                                  sono in rapido progresso.

                                            Compriamo titoli di stato e oro,

                     e quindi abbiamo il controllo del potere sui scambi mondiali.

                                Il potere è nelle nostre mani, ma attenzione,

                                a non confidare nei loschi poteri dei traditori!

                                               ( Rabbino Harry Waton – 1939 ) (2)

     

    (2) Vedi anche Rabbi Harry Waton, A Program for the Jews and an Answer to all Anti‑Semites, 1939

     L'inganno di John Law                                                       

    Ma la tecnica dell'attrazione e del controllo della ricchezza reale mediante i titoli fu utilizzata in primis dal pioniere-speculatore John Law (il primo nelle foto grandi da destra). Egli giunse in Francia nel 1716  e col pretesto di ingrassare i depositi delle casse reali francesi, convinse la Corona (Luigi XV) ad emettere denaro, dapprima sull’oro e poi addirittura sulle proprietà terriere nazionali. Quel che accadde ebbe dell’incredibile. Con l’emanazione del regio editto del 2 maggio 1716, Law convinse Filippo d’Orléans e quindi Luigi XV a dar genesi alla Banque Royale (o Banque Générale) 

                           Law prestava a debito la cartamoneta alla Corte 

         che la usava per le proprie necessità e per i pagamenti verso soggetti

         che a loro volta acquistavano azioni e titoli (puri simboli convenzionali)

                        della Compagnia delle Indie Orientali di Law (1719).

    Questo circolo vizioso ovviamente non faceva altro che rimpinguare le casse

                                          del banchiere-avventuriero,

             premiato nel frattempo, il 5 gennaio 1720, con l’onorificenza di 

                        controllore Generale delle Finanze di Francia (3).

     

    (3) Sergio Basile, "Il Prezzo della Libertà – La Grande Truffa della Moneta in 5 Mosse", Ed. Solfanelli 2018, Par. 2.3.2

     Dal passato al presente: evoluzione di un sistema 

    Oggi l'incorporazione di valori reali all'interno di valori convenzionali ha subito una significativa evoluzione portando pian piano una cerchia di "eletti" sulla strada del controllo pressoché totale delle ricchezze planetarie. Il titolo azionario nei mercati globali contemporanei ha ancor più esasperato e potenziato il trucco di Law. Com’è avvenuto questo? Il grande professor Giacinto Auriti lo spiega benissimo: si è attuato con la tecnica dell’aumento della velocità di circolazione. Così come avviene nella dinamo, dove l’aumento della velocità di rotazione causa l’aumento di energia elettrica, analogamente avviene nei valori monetari:

                 se aumenta la velocità di circolazione aumenta il potere d’acquisto.

    Si crea così un aumento di valore indotto, con un semplice tasto di un computer, facendo viaggiare quantità infinite di moneta da un continente all'altro. 

                  Quest’aumento di valore causa un’esplosione di valori monetari

                             che sono il risultato di una forma di parassitismo

                   che il sistema della borsa realizza in pregiudizio del mercato.

                   "In quanto incorporando nei titoli azionari valori monetari,

                                            invece che in carta moneta, 

                   si sottrae alla collettività, la disponibilità di valori monetari.

    Ecco la ragione per cui noi diciamo che i valori indotti devono essere rappresentati 

                           solo in carta moneta e questa carta moneta

                va attribuita di proprietà ai cittadini e non agli azionisti.

                                                    ( Giacinto Auriti )

     Cos'è davvero il Bitcoin?                                             

    Lo stesso inganno, presentato (falsamente) alle masse come una grande opportunità di "liberta" ed emancipazione dalle grinfie del "sistema bancario" si perpetra nel Bitcoin. Ma cos'è il Bitcoin? Ritorniamo ancora una volta volentieri sull'argomento, visto che la fumosa propaganda mediatica tedente ad esaltarne i pregi è davvero tanta. Purtroppo! Ufficialmente si tratta della moneta elettronica creata nel 2010 dal misterioso Satoshi Nakamoto (la cui vera identità, tra l'altro, è stata più volte contraddetta) ma in sostanza, da un punto di vista delle affinità concettuali, della derive socio-economiche e morali che esso importa (4), possiamo considerare il Bitcoin come l’evoluzione (involuzione morale) del titolo azionario, in quanto esso manca dell’elemento reale che in minima parte conferiva dignità monetaria al titolo stesso, cioè quella quota parte dei beni reali relativi ai capitali conferiti di una società.

                              Il Bitcoin, infatti, da questo punto di vista

                   è un titolo azionario vuoto, che si riempie solamente

                         dei valori monetari introdotti dagli acquirenti.

    (4) Vedi anche i seguenti 3 articoli per ulteriori approfondimenti:  Moneta elettronica: l’apoteosi del nulla, la perfetta moneta satanica / Moneta-Convenzione: Spirito e Materia – L’inganno delle Criptovalute Blockchain, un nome nuovo per attuare i vecchi paradigmi del Socialismo

     Bitcoin: un pericoloso mito da sfatare                     

    Esso è quindi valore convenzionale puro del quale si appropriano i creatori della criptovaluta, i quali sottraggono subdolamente ai compratori ricchezza reale, conferita in contropartita del "nulla".

                                         Ci fanno credere che il Bitcoin

                               per essere creato ed immesso nel circuito

    abbia bisogno di enormi quantità di energia e di calcoli matematici sofisticati.

    E allora! Cosa ce ne importa? Non dimentichiamo mai che chi crea il valore della moneta è chi l’accetta e non chi la emette o stampa. Appare ovvio che il valore del Bitcoin è creato da chi accetta il nulla in cambio dei propri soldi frutto – invece – di sudore e fatica. Avete presente quei bar che mettono sul bancone dei bicchieri di vetro vuoti perché la gente possa metterci dentro le monetine come mance?  

                               I creatori del bitcoin hanno così realizzato 

                            probabilmente la più grande truffa monetaria

               dopo l'invenzione della moneta-debito convenzionale cartacea

                perché dando in cambio il nulla, si appropriano dei valori reali

                                           consegnati dagli acquirenti.

     

    Una volta acquistato valore il Bitcoin entra in circolo. Chi controlla i codici che permettono l’emissione e l’incremento della criptovaluta? Chi ne controlla il numero in circolazione? Chi garantisce che nessuno possa emetterne a proprio piacimento una quantità illimitata? Esiste un sistema di controllo che vieta alle banche di creare numeri infiniti di Bitcoin a solo costo digitale, per poi venderli al prezzo quotato in quel momento? Le tecniche di phishing adottate dai mezzi d’informazione, poi fanno il resto. 

      Bitcoin: un caso mediatico alimentato dal sistema 

    Ricordiamo a tal proposito la storia di quel ventottenne che avendo acquistato nell’anno 2009, circa 7500 Bitcoin, quando il valore era di circa 4 cent e avendo gettato in discarica il computer con l’hard disk contenente la suddetta moneta digitale che ora vale più di 5,5 milioni di euro ora cerca disperatamente il tesoro perduto. Queste informazioni che arrivano a tamburo battente simultaneamente da quasi tutti i mezzi d’informazione, hanno creato un nuovo caso mediatico, infatti, nei bar, luoghi di lavoro, mezzi pubblici e per strada non si parla d’altro che del Bitcoin. Ascoltando le diverse opinioni in merito, ci si accorge che la gente disperata – e costretta da una crisi-monetaria artificiosa e truffaldina alla povertà – sembra intenzionata a voler guadagnare facilmente dal nulla, come Pinocchio che, consigliato abilmente dal Gatto e dalla Volpe, seppellì le sue monete d’oro nel campo dei miracoli nei pressi della città Acchiappa citrulli. Sappiamo tutti come andò a finire! Molti pesci abboccheranno all’amo e quando i banchieri tireranno le lenze, ci saranno molte vittime fra i poveri figli d'uomo.

    Nicola Arena / Sergio Basile (Copyright © 2017 Qui Europa)

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  • Giacinto Auriti – Cristo non è socialista!

    Giacinto Auriti – Cristo non è socialista!

     Mercoledì, 15 novembre / 2017 

    – di Giacinto Auriti: ricordi e pensieri –

     Redazione Quieuropa, Gesù Cristo, Giacinto Auriti, L'Alternativa, Socialismo, Partito   

    Giacinto Auriti – Cristo non è socialista!

    L'equivoco del socialismo: dottrina pagana basata su

    un'etica diametralmente opposta all'etica cristiana

     

    di Giacinto Auriti /  L'Alternativa n. 10 – 1° genaio 1974 

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    CRISTO NON E’ SOCIALISTA

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Gesù Cristo non è socialista!                                   

    Roma, Guardiagrele (Ch) – di Giacinto Auriti  Sentiamo la necessità di rispondere al luogo comune, interessante coniato da parte socialista, per

                    chiarire definitamente la truffa culturale del nostro tempo

                                  che qualifica Cristo come socialista.

    Cristo, valutando la legge morale sotto il profilo dell'unità, disse: "Fate la volontà del Padre Mio che è nei cieli, il resto vi sarà dato in sovrappiù", intendendo con ciò il principio del 

                      "conviene essere onesti, conviene essere giusti."

     Un'etica anti-cristiana                                              

    Muovendo invece da una concezione economicista, o utilitaristica, dell'etica, il socialismo ha detto:

                                      "E' giusto quel che conviene."

    Anche se le due formule possono sembrare formalmente affini balza evidente l'assoluta incompatibilità tra le due posizioni morali. In proiezione giuridico-politica la scelta socialista trovata la sua naturale espressione nella formula elaborata nel famoso congresso dei giuristi sovietici, svolti a Mosca nel 1938, che definì la concezione socialista del diritto come l'insieme di norme avente lo scopo di tutelare l'interesse della classe dominante. Questa espressione presuppone che il diritto debba essere utile ad una parte (la classe dominante) e dannoso ad un'altra (la classe dominata). E ove si consideri la dittatura del dittatore (soviet, o altro organismo governativo – Ndr) sul proletariato, per classe dominante deve intendersi il gruppo di potereQueste due ipotesi – dell'etica giusnaturalista e cristiana da una parte, e dell'etica marxista e materialista e dall'altra – trovano piena corrispondenza nei due differenti regimi del diritto di proprietà.

     Due differenti regimi del diritto di proprietà       

    La giustificazione etica del diritto di proprietà di tipo romano-cristiano sono i due comandamenti: non rubare e non desiderare la roba d'altri; la giustificazione etica della proprietà di tipo socialista è, invece, il paradossale, comandamento di Proudhon:

                                                       la proprietà è furto.

    Quest'aforisma, è perfettamente aderente al principio del "è giusto quello che conviene", perché non vi è dubbio che, economicamente parlando…il furto conviene al ladro. Non ci si può meravigliare, quindi, se 

                              la politica socialista storicamente si realizza

                           mediante la pianificazione del furto legalizzato

                             perpetrato dai governi in danno dei cittadini.

     L'inversione dei Comandamenti                              

    Questi, infatti, si vedono espropriati dalla proprietà a favore di pochi ladri che stanno al governo (dietro il mitico paravento del dio-stato – Ndr) . Da queste premesse consegue che quando si pretende realizzare, come auspicano, la Repubblica conciliare, poiché

                                        non si può servire due padroni,

    si dovranno sostanzialmente mutare i due comandamenti cristiani, come abbiamo già in altra occasione rilevato. Infatti,

                                  una volta ridotta la proprietà a furto,

                                            secondo l'etica socialista,

      il settimo comandamento, non rubare, diventa non essere proprietario,

             il decimo comandamento diventa non desiderare la roba tua.

    Come si vede la concezione economicista si sdoppia sostanzialmente in due diversi e contrapposti comandamenti. L'uno valido per i ladri (i governanti), i quali affermano il proprio diritto al furto, l'altro valido per i cittadini che "eticamente" sono tenuti a farsi derubare.

     Socialismo: deformazione morale e culturale       

    E' questo il momento in cui i socialisti di base pagano il prezzo della propria deformazione morale e culturale perché,

                           una volta ridotta l'etica a derivato dell'economia,

                  non si può ammettere altro sacrificio che quello economico.

     Vizio intrinseco della cultura socialista                  

    Taluno ha ravvisato una certa affinità tra struttura etico-giuridica degli enti ecclesiastici e quelle delle aziende di Stato di tipo socialista (comunità collettivistiche quali Kolchoz, Sovchoz, Kibbutz, ecc.). Autorevoli teorici di diritto canonico hanno sostenuto, in questo senso, che la concezione mitica della proprietà nella Fondazione dell'Ente Ecclesiastico fu inventata da Papa Innocenzo IV per conciliare la povertà dei frati con la ricchezza dei conventi. In questa struttura, il voto di povertà dei frati era giustificato in quanto destinato al servizio della collettività dei fedeli.

                                                 Ma quando si pretende,

                                     come avviene nel sistema socialista,

                                     che tutti i cittadini diventino "frati",

     cioè facciano voto di povertà accettando di farsi derubare dai governanti,

    i beneficiari dei sacrifici della generalità, per mancanza di altri destinatari,

        non possono essere altro che i "padri guardiani" dei governi socialisti.

    I medesimi governanti, dunque, hanno interesse a pianificare una cultura di tipo socialista per consentire alle proprie pance di ingrassare sulla fame "eticamente purificatrice" dei popoli.

     Sacrificio e "convenienza economica" all'ateismo 

    Secondo l'insegnamento cristiano e la tradizione del Vecchio e Nuovo Testamento il destinatario dell'atto sacrificale, inteso come atto purificatore, non poteva che essere altro che l'Ente Supremo. Ci si spiega così come l'ateismo sia insegnamento obbligatorio nelle scuole di oltre cortina, in quanto il potere politico nega "economicisticamente" la divinità.

                          Il beneficiario del sacrificio economico della generalità,

                                              spacciato per sacrificio etico,

                                    diventa così il capo dello Stato socialista,

                   verso il quale esplode un sentimento di "reverenziale terrore",

                                             che è il culto della personalità

           (leninismo, stalinismo, maoismo, castrismo, e… castronerie del genere).

    Dunque, una volta dimostrata l'incompatibilità tra cristianesimo e socialismo, si potrà ragionevolmente sostenere che Cristo era socialista solo a patto di riuscire a provare che Cristo fosse… anticristiano.

     

    Giacinto Auriti / L'Alternativa n. 10 – 1 gennaio 1974 

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    Mercoledì,  Settembre 3rd/ 2014 – di Giacinto Auriti – Testimonianza tratta da uno scritto del 2001 Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, Gesù Cristo, Dio vero, Vangelo secondo Giovanni, Vangelo secondo Matteo, il Corano afferma ma non dimostra la divinità di allah, il Vangelo afferma e dimostra la divinità di Gesù, Due ipotesi, due alternative, prove inconfutabili della divinità […]

    Chieti inaugura la “Scalinata Giacinto Auriti”: genio della teoria monetaria, padre della proprietà popolare della moneta

    Chieti inaugura la “Scalinata Giacinto Auriti”: genio della teoria monetaria, padre della proprietà popolare della moneta

    Domenica, 25 Settembre/ 2016    di Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia"  Redazione Quieuropa, Scalinata Giacinto Auriti, Chieti, Sovranità dignità e Moneta, Moneta debito, sistema bancario, Sergio Basile, Giacinto Auriti, SIMEC, Brecciaio, Antonio Pimpini, Umberto Di Primio, Madonna di Fatima  Chieti inaugura la "Scalinata Giacinto Auriti":  genio della teoria monetaria, padre della proprietà popolare della moneta […]

    10 Ottobre – Un compleanno davvero particolare

    10 Ottobre – Un compleanno davvero particolare

    Venerdì, Ottobre 10th/2015  – di Sergio Basile –  Direttore "Qui Europa", Presidente "Sete di Giustizia"  Redazione Quieuropa,  Sete di Giustizia, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Un giorno particolare, un compleanno particolare, Lotta all'usura, Santa Vergine di Fatima, Il Prezzo della Libertà  Giacinto Auriti / 10 Ottobre, un giorno dal sapore particolare 10 Ottobre – Un compleanno davvero […]

    Sant’Eusanio dedica al Prof. Auriti la Piazza dinanzi la Chiesa della Madonna di Fatima

    Sant’Eusanio dedica al Prof. Auriti la Piazza dinanzi la Chiesa della Madonna di Fatima

    – di Gino Di Tizio – Redazione Quieuropa,  Giacinto Auriti, Gino Di Tizio, Sergio Basile, Madonna di Fatima, 13 Maggio, Sant'Eusanio del Sangro, Guardiagrele, Giacinto Auriti, Supplica alla Madonna di Fatima, Mamma Rosa, Filippo Auriti, Michela Auriti, Mamma Rosa, sogno, pranzo offerto, un sogno particolare  13 Maggio – Una piazza dedicata al Professor Giacinto Auriti Sant'Eusanio dedica al Prof. Auriti la […]

    Giacinto Auriti – Comunismo: schiavitù monetaria e Stato padrone dei cittadini

    Giacinto Auriti – Comunismo: schiavitù monetaria e Stato padrone dei cittadini

    Domenica, 8 ottobre / 2017  – di Giacinto Auriti: ricordi e pensieri –  Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, L'Alternativa, capitalismo bancario, comunismo  Giacinto Auriti – Comunismo: schiavitù monetaria e Stato padrone dei cittadini L'Alternativa, primo numero: "Mille lire di speranza"   di Giacinto Auriti /  L'Alternativa n. 1 – 15 maggio 1973  Seguici anche su facebook – Giacinto Auriti: ricordi e pensieri       […]

    Giacinto Auriti – I veri padroni? I banchieri! Sindacati semplici sottoposti

    Giacinto Auriti – I veri padroni? I banchieri! Sindacati semplici sottoposti

    Sabato, 7 ottobre / 2017  di Giacinto Auriti: ricordi e pensieri  Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, L'Alternativa, Moneta-debito, sistema bancario, Sindacati        Giacinto Auriti – I veri padroni? I banchieri! La funzione monetaria crea una duplicazione del valore dei beni reali, incamerata interamente dal potere bancario, che orienta a proprio comodo le "lotte sindacali"   di Giacinto Auriti / L'Alternativa […]

    Blockchain, un nome nuovo per attuare i vecchi paradigmi del Socialismo

    Blockchain, un nome nuovo per attuare i vecchi paradigmi del Socialismo

    Sabato, 7 ottobre / 2017  di Patrizia Arcana / gamerlandia.net  Redazione Quieuropa, Patrizia Arcana, Socialismo, Blockchain, Sistema bancario, trappola  Blockchain, un nome nuovo per attuare i vecchi paradigmi del Socialismo L'arma nuova dello gnosticismo e socialismo-massonico: alleanza bilaterale tra governo a carattere confiscatorio  e tecnologia pervasiva di sorveglianza   di Patrizia Arcana                 […]

    Moneta elettronica: l’apoteosi del nulla, la perfetta moneta satanica

    Moneta elettronica: l’apoteosi del nulla, la perfetta moneta satanica

    Lunedì, 23 Gennaio/ 2017    di Nicola Arena e Sergio Basile / Sete di Giustizia  Redazione Quieuropa, sistema bancario, Nicola Arena, Sergio Basile, Sete di Giustizia, moneta, Bit-coin  Bit-coin: l'apoteosi dell'astrazione e del nulla, la perfetta moneta satanica L'ultima frontiera della schiavitù monetaria passa per l'impulso di un computer                […]

    I nuovi padroni del mondo: i signori della rete e delle nuove tecnologie

    I nuovi padroni del mondo: i signori della rete e delle nuove tecnologie

    Venerdì, 6 ottobre / 2017  di Roberto Pecchioli  Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, i nuovi padroni del mondo, rete, nuove tecnologie   I nuovi padroni del mondo: i signori della rete e delle nuove tecnologie La base dell'economia post-moderna, antiumana e totalizzante, fondata sull'arma diabolica della moneta-debito   di Roberto Pecchioli                 […]