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  • Bruxelles: i custodi dell’usura legalizzata danno l’ultimatum all’Italia

    Bruxelles: i custodi dell’usura legalizzata danno l’ultimatum all’Italia

    Lunedì, 19 novembre / 2018

    – di Sergio Basile

     Redazione Quieuropa,  Sergio Basile, Ue, Europa, moneta debito , Procedura d'infrazione 

    Bruxelles: i custodi dell'usura legalizzata danno

    l'ultimatum all'Italia

    Nell'Europa dell'usura e del debito perenne, l'Italia verso

    la trappola della procedura d'infrazione Ue

     

    di Sergio Basile

    procedura d'infrazione ue - italia deficit

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     L'Italia verso la procedura d'infrazione                

    Bruxelles, Roma – di Sergio Basile Lo scorso martedì 13 novembre è scaduto l'ultimatum dell'Ue nei confronti del governo italiano per l'invio presso la sede della Commissione, in Rue de la Loi – Bruxelles – di una "considerevole" correzione della manovra finanziaria, richiesta per "eccesso di deficit". Pena, la probabile apertura di una procedura d'infrazione: rischio già paventato nelle scorse settimane da Jean-Cloude Juncker e soci. Dello stesso parere i ministri europei dell'economia, unanimi nel giudizio netto contro il collega Giovanni Tria e perfettamente allineati con la piramide comunitaria.  In tal solco l'ultima riunione Ecofin è parsa, come spesso accaduto in passato, perfettamente inutile; un'insensata sfilata di ministri che hanno obliato definitivamente il rovente tema della difesa della sovranità monetaria dei propri paesi. Anche perché a "comandare" sono di fatto i mercati, rigorosamente imbeccati e mai contraddetti da Bruxelles.  Spread docet! Debito docet! E così ad oggi, Conte, Salvini e Di Maio sembrano avere una missione diversa nei confronti dei guardiani dell'Unione: dilatare i tempi di allineamento al volere del padrone di turno ed evitare le sanzioni minacciate. Il prossimo 21 novembre con il rapporto sul debito potrebbe arrivare la doccia fredda Ue. Di scorta l'avvio della procedura sarebbe atteso per dicembre e potrebbe concretizzarsi in aprile. Il fatto è indubbiamente grave, specie per un paese già sovrastato da una montagna di debiti fittizi, ma di certo non meraviglia, considerato il venticello di una dittatura effettiva che spira ormai da decenni sulle capitali del Vecchio Continente. In tal senso, le ultime uscite del socialista francese d'origine ebraica, Pierre Moscovici, Commissario Ue per gli Affari Monetari, che ha intimato a Roma "una risposta forte e precisa con una correzione considerevole del deficit", sembrano inficiare "lo sforzo" che il governo rivendica di aver fatto definendo il 2,4% di deficit come tetto massimo.

     "Debito di cittadinanza" nell'occhio del ciclone  

    Nell'occhio del ciclone della finanziaria del governo Conte, il cosiddetto "reddito di cittadinanza": espressione strategica mutuata illegittimamente dal modello auritiano di moneta-credito di proprietà del portatore. Infatti, in soldoni, si tratta dell'ennesima presa in giro debitocratica che nulla c'entra con la portentosa scoperta del grande Prof. Giacinto Auriti. Dunque, la goccia che ha fatto traboccare il vaso delle infrazioni Ue non è altro che l'ennesima forma di sussidio emesso a debito, cioé messo a bilancio prendendo in prestito moneta a tassi salati dal sistema bancario privato. Più che "reddito di cittadinanza" sarebbe logico parlare di "debito di cittadinanza"; mera uscita di marketing politico più che reale svolta monetaria destinata a svincolare l'Italia dai lacci dello sheol del debito perenne. I media di regime, tuttavia, sembrano stranamente non afferrare l'abissale differenza tra i due concetti. Come fotografare questo status quo? La verità è che l'Ue non è altro che una gabbia, e l'euro – creato dal nulla, senza riserva aurea, ed emesso a debito dei cittadini dalla Bce – è il sigillo che ne sbarra i cancelli d'uscita.

     Oltre l'anti-europeismo di facciata                         

    Dinanzia ciò, evidentemente, per risultare credibili non basta più dirsi anti-euro e anti-europeisti a fasi alterne. E' necessario essere, alla luce dei fatti e della storia anche e soprattutto in favore della proprietà popolare della moneta e per la piena conquista di una sovranità monetaria reale in seno ai popoli europei: solo così l’Europa potrà essere un giorno il luogo dei popoli liberi e delle nazioni liberate, indipendenti e con una stessa moneta di proprietà del portatore. D’altronde, non dimentichiamo che l’euro — e i suoi corollari d’ingegneria finanziaria — nei disegni dei banchieri e dei credenti mondialisti al potere non è che una moneta transitoria, avente il compito di facilitare l’ingresso nell’ultima fase del dominio globale, attraverso la successiva futura introduzione di nuove e definitive forme di controllo monetario, quali la moneta elettronica e/o la moneta unica mondiale. Il problema quindi non è l’euro in sé, ma l’emissione a debito dell’euro. Pertanto anche restare nell’Eurozona potrebbe rivelarsi positivo, a condizione: 1) che l’euro sia dichiarato di proprietà degli europei e non dei privati della BCE; 2) che i trattati siano modificati al più presto.

     Sovranità limitata perenne! Parola di Ue              

    Accettiamo, oggi, debiti su debiti in maniera automatica, grazie all’azione del mitico stato-apparato che ci induce ad attualizzare e reiterare passività contro la nostra volontà e con gran leggerezza della classe politica, anche quella dei cosiddetti partiti anti-casta. Accumuliamo fin dalla nascita debiti su debiti ad un ritmo di crescita, arrotondato per difetto, pari a 400 miliardi di euro all’anno. Sì perché, come ha recentemente confermato il Tesoro, l’Italia sta emettendo titoli per questa somma ogni anno, pur trattandosi di debiti che, prima o poi, dovranno esser ripagati con tanto di interessi. Come se non bastasse, qualsiasi decisione presa dal governo imposto (di turno) o dal Parlamento non dovrà rispettare i desideri degli italiani, ma realizzare gli interessi dei guardiani dei mercati. Non è un caso se il presidente dell’Eurogruppo, Joeren Dijsselbloem, di recente, abbia fatto capire chiaramente che l’Europa non si accontenterà di riforme scritte sulla carta. Come dichiarato dall’economista Vincenzo Visco nella Primavera 2014, in un’intervista a l’Unità: Saremo a sovranità limitata Almeno fino a quando avremo un debito così alto. Praticamente – aggiungiamo – per sempre!

     Truffa del vincolo del 3% e del Patto di Stabilità  

    Oggi è legittimo parlare di sovranità limitata perenne, sulla scorta di una truffa a monte: l’Ue, infatti, ha precedentemente legato le mani alle nazioni con vincoli come quello del 3% varato a Maastricht (1992) e poi le ha sanzionate per immobilismo seppellendole di debiti sempre nuovi con l’istituzione del Patto di Stabilità (1997). Non lo trovate assurdo? È questa la ratio delle misure correttive dell’Ue per mancato rispetto dei vincoli di bilancio e la ratio delle contestuali procedure d’infrazione annesse: misure protese a destabilizzare ancor più la situazione economica generale. Infatti sul sito della Commissione europea, possiamo leggere: Il Patto di Stabilità e Crescita (PSC) è la concreta risposta dell’UE alle preoccupazioni circa la continuità nel rigore di bilancio nell’Unione Economica e Monetaria (UEM). Stipulato nel 1997, il PSC ha rafforzato le disposizioni sulla disciplina fiscale nella UEM di cui agli articoli 99 e 104, ed è entrato in vigore con l’adozione dell’euro, il 1º gennaio 1999. Astrusi tecnicismi a parte, possiamo inquadrare il Patto di Stabilità e Crescita (PSC) come un accordo iniquo, stipulato e sottoscritto nel 1997 dai paesi membri dell’Ue, proteso ad un vero e proprio commissariamento delle economie nazionali e ad una paralisi sostanziale delle rispettive politiche di bilancio, al fine di mantenere fermi i requisiti di adesione all’Eurozona: ciò grazie alla nostra ignoranza sulle dinamiche dei meccanismi monetari che le scuole pubbliche e le università si guardano bene dall’insegnare, in uno sconcertante gioco del silenzio.

     La trappola della Procedura per deficit eccessivo 

    A sigillo di questa gabbia è stato poi apposto un meccanismo punitivo, una procedura di infrazione nota come Procedura per Deficit Eccessivo (PDE), che ne costituisce il principale strumento di controllo, articolato in 3 fasi: A) avvertimento preventivo (pseudo-intimidazione); B) raccomandazione; C) sanzione. Ben due, sconcertanti quanto irrispettabili, sono i parametri collegati: 1) mantenere un deficit pubblico non superiore al 3% del PIL664 (rapporto deficit/PIL  3%); 2) mantenere un debito pubblico al di sotto del 60% del PIL o, comunque, tendente al rientro (rapporto debito/PIL< 60%). Analizzando meglio questo rapporto (deficit/PIL), scopriamo cose davvero interessanti, avendo un quadro più chiaro sulla reale portata demagogica delle cosiddette lotte politico-economiche per la crescita, poste in essere dai nostri politici, e sulle contestuali farse parlamentari. Per uscire dall’equivoco non c’è bisogno di essere geni della matematica, infatti osservando il rapporto possiamo constatare: 1) come il numeratore, cioè il deficit o debito, sia una variabile condizionata — in negativo — che cresce indefinitamente nel tempo; 2) il denominatore, cioè il PIL, o la produzione, sia invece una variabile che, per sua natura — a causa delle capacità produttive, della saturazione del mercato o della chiusura indotta di migliaia di imprese — ha un limite fisico: soglia rappresentata dall’indice tecnologico nel processo produttivo, dalla qualità della vita (che incide sul livello e sulla quantità della domanda) nonché dalla distruzione indotta della domanda interna. Il rapporto è perciò incontenibile per natura e tende ad esplodere. Ecco svelato un altro colossale inganno made in Ue, legato a doppio filo con la truffa della moneta-debito. La persistenza di tale vincolo in seno all’Unione è un altro poco pubblicizzato motivo di inibizione della cosiddetta crescita: rimuoverlo è quindi essenziale. Com’è fondamentale rinunciare al cosiddetto Fiscal Compact o Patto di bilancio europeo del 2012, che — sulla scia del Patto di Stabilità — ha ulteriormente blindato il Principio della Convergenza verso parametri rigidi, già sancito con il Trattato di Maastricht, imponendo ad esempio, nel caso dell’Italia, di tagliare 45 miliardi di debito pubblico all’anno per 20 anni (spending rewiew), col pretesto del pareggio del debito: esposizione auto-rigenerante ed inestinguibile, a causa del meccanismo della moneta-debito. Il fatto che i cosiddetti "partiti anti-casta", espressione del governo Conte, non mettano minimamente in discussione questa sconcertante realtà, dovrebbe indurre tutti noi ad una profondo riflessione che affanda evidentemente le proprie radici nella retorica della più sottile dialettica hegeliana della falsa contrapposizione.

    Sergio Basile – Direttore www.quieuropa.it

    Presidente Sete di Giustizia / Ass. Naz. Monetaria Auritiana

    infounicz.europa@gmail.com 

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  • The School of Darkness – 5 – Il viaggio in Europa

    The School of Darkness – 5 – Il viaggio in Europa

    Martedì, 18 settembre / 2018

    di Bella Visono Dodd –

    Traduzioni dall'originale "The School of Darkness" a cura di Sergio Basile / Qui Europa

     Redazione Quieuropa,  Sergio  Basile, Bella Dodd, Comunismo, Europa,  Nazismo,  Fascismo        

    The School of Darkness – La Scuola delle Tenebre / 5°

    Capitolo 5° – Il viaggio in Europa

    The School of Darkness, Ed. P.J. Kennedy & Sons, New York, 1954

    (Traduzione dall'originale a cura di Sergio Basile)

     

    di Bella V. Dodd

    Traduzioni dall'originale "The School of Darkness" a cura di Sergio Basile

    School of Darkness - Bella Dodd - viaggio in Europa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Capitolo Quinto                                                         

    New York – di Bella V. Dodd / Traduzioni dall'originale "The School of Darkess" a cura di Sergio Basile(Continua da qui The School of Darkness – 1 – 2 – 3 – 4) – Dall’autunno del 1927 al giugno 1930, frequentai la New York University Law School e insegnai all'Hunter College, si trattò di un periodo in cui fui profondamente coinvolta nelle attività degli studenti nel mio college, del quale non fui solo insegnante ma anche consigliere di molti di loro, sia individualmente che nelle attività di gruppo. Come giovane insegnante, preoccupata dalle correnti conflittuali tra gli intellettuali, mi rivolsi a Sarah Parks per consigli e chiarimenti. L'insegnante che avevo ammirato da studentessa universitaria era coinvolta in polemiche sulle politiche salariali e promozionali del college. Allora quei temi non mi interessavano, perché amavo così tanto la mia posizione di insegnante che le polemiche sugli stipendi mi sembravano secondarie. Sarah invece era infervorata per le disuguaglianze di grado e di stipendio e per il suo bene cercai di interessarmi a queste cose. Fu un periodo in cui incontrai uomini e donne che seguivano idee e vivevano vite non ortodosse. Fu un periodo in cui l'amore per la letteratura, le arti e l'interesse per la rivoluzione russa divennero la scusa per lasciare casa e vivere in piccoli appartamenti angusti nel Greenwich Village. A quel tempo passavamo lunghe ore, notte dopo notte, seduti davanti ai camini in una soffitta del villaggio, parlando all'infinito. Sarah era stata una di noi, ma ora il suo coinvolgimento con la politica del college era sfociata in disperazione. Non ritenevo che la situazione giustificasse i suoi eccessi emozionali. Non sapevo che anch'io avrei seguito le sue orme. In quel momento sentii solo che tutto ciò che faceva nella sua vita la stava catapultando violentemente in un grande vuoto. Tendevo a ritirarmi dalla nostra stretta amicizia e a coltivare nuovi amici che costituivano le fondamenta che lei stessa aveva contribuito a stabilire.

     Il suicidio di Sarah Parks                                      

    Quando nel gennaio del 1928 si suicidò, fui gettata in una spirale emotiva. Mi sentii in colpa per non aver passato più tempo con lei. Pensavo di averla delusa. Ero amareggiata da quelli del college a cui si era rivolta per affetto e che, invece, le avevano chiuso la porta. La sua morte ebbe un profondo effetto su quelli tra noi che lei aveva influenzato. Sentivamo che Sarah aveva avuto il coraggio intellettuale di credere nella nuova nascente società collettiva, ma non l'audacia pratica necessaria per diventare un membro disciplinato del gruppo. Sentivamo che lei pensava come una collettivista, ma che combatté e visse come un’individualista e nella nostra impietosa analisi della sua vita, questo era stato il suo fallimento.

         Non ci rendevamo conto che la vita era diventata insopportabile per lei

                                    a causa del disordine del suo pensiero

                 che inevitabilmente l'avrebbe portata all'autodistruzione.

    Attenta a non continuare sulla strada che portò al suo suicidio, dovetti intraprendere una strada più lunga, più ingannevole ma parallela, fino all'annientamento. Mi rifiutai di tornare sui miei passi e riconoscere i miei errori. Non sapevo che questo avrebbe potuto portare solo disarmonia, confusione e sconfitta. Gli anni 1928 e 1929 furono pieni di confusione e bruttezza. Mi rifugiai sempre di più nella letteratura della disperazione. Provai a scrivere, ma scoprii che la mia confusione interiore si rifletteva sul mio lavoro. Per la prima volta nella mia vita guardai al futuro con apprensione. Nulla sembrava gratificarmi. Il mio lavoro presso la scuola di legge era mediocre. All'Hunter College le lezioni stavano diventando più impegnative e gli studenti che venivano da noi dalle scuole superiori non erano ben preparati. Il senso di dedizione all'apprendimento si stava affievolendo. Molti si iscrivevano all'università solo per adempiere il desiderio dei loro genitori, il desiderio moderno degli ignoranti determinati a far sì che i loro figli avessero un'istruzione universitaria. Ero consapevole del fatto che una massa crescente di giovani entrassero all'università quasi automaticamente dopo aver frequentato le scuole medie e superiori. Ero consapevole dell'abbassamento degli standard qualitativi. Si pensava poco al significato e allo scopo di un'educazione universitaria e praticamente non si pensava al ruolo delle libere università statali.

     In viaggio per il Vecchio Continente                     

    Durante la primavera del 1930 iniziai i corsi di Medina Cram e preparai l'esame per l'ammissione al New York Bar. Dopo la fine dell’esame chiesi un permesso di congedo dal college e con la mia amica Beatrice partii per l'Europa. In modo sciocco, speravo di trovare lì risposte che non trovavo a casa. Ero stanca e irrequieta. Volevo scappare da ogni senso di responsabilità. Ero giovane e volevo godermi la vita. Fu un viaggio ricco di nuove conoscenze. Grazie alla capacità di socializzare facilmente conobbi persone interessanti in ogni ambito della vita nei diversi paesi che visitammo. Fu in questo viaggio che incontrai il mio futuro marito, John Dodd. Atterrammo ad Amburgo. La trovai una città interessante, piena di marinai, scaricatori di porto, soldati. C'erano i nuovi benestanti con le tasche piene della ricchezza del paese. C'erano comunisti ovunque e in marcia, incontrandosi, cantavano. C'erano decadenti ed audaci locali notturni. C'erano anche vecchi ristoranti, vecchie case e chiese e altre testimonianze di un tempo ormai andato. Era una città di contrasti. Troppo spesso ci trovavamo al cospetto di tedeschi della classe media con facce smunte e tirate, pronte, quando notavano simpatia, a raccontarti i loro problemi. La cosa che mi colpii fu la loro perplessità. Non capivano né la causa della loro situazione, né dove stavano andando. Li guardammo e ascoltammo le loro storie. Ma eravamo americani pieni di dollari nelle borse, intenzionati a divertirci. A Berlino vedemmo più volti accigliati, smunti e, d’altra parte, più sfacciati sfarzi.

    Eravamo sconcertate dal degrado sessuale e morale ostentato nei locali notturni

                                   e presentato ai turisti di tutto il mondo.

    L'atmosfera della città sembrava carica come l'aria prima di una tempesta elettrica.

    Incontrai alcuni dei miei amici dell'Hunter College all'Università di Berlino ed avemmo l'opportunità di confrontarci su ciò che stava succedendo nei luoghi dell'apprendimento. Parlammo con studenti universitari e professori. L'università era dilaniata dai conflitti.

          Socialisti, comunisti, nazionalsocialisti si stavano combattendo a vicenda

         e congiuntamente si scagliavano contro chi si considerava conservatore,

             attaccato al proprio paese dall'amore naturale della propria patria.

     Nel degrado di Berlino                                                  

    Gli atti di violenza erano comuni nella città e nei dintorni dell'università. Ero consapevole del fatto che le questioni politiche fossero per loro una questione di vita o di morte. Ero anche consapevole del fatto che intellettuali, insegnanti, professori e scienziati fossero arrogantemente chiusi nel loro orgoglio e mancavano del desiderio interiore di svolgere un ruolo salutare nell'ora del bisogno del paese.

                                         Erano uomini di altissimo livello intellettuale,

                                 ma erano pronti ad attaccarsi alle forze della violenza.

                      Allora non mi resi conto, come faccio ora, che per quasi un secolo

    il mondo giudiziario tedesco era stato sottoposto a una sistematica despiritualizzazione

                         che poteva risultare solo nella disumanizzazione ora evidente.

           Ciò rese possibile il fatto che uomini così despiritualizzati avessero potuto servire

                            sia il potere nazista, prima, che il potere comunista, dopo,

                                                 con una lealtà ed efficienza spietate.

    In Germania discutevo spesso della crescente ondata di conflitti, ma su una cosa i professori e gli studenti erano d'accordo: il fascismo non sarebbe mai potuto venire in Germania. Era possibile in Italia, dissero, a causa della mancanza di istruzione generale, una cosa del genere non poteva accadere in Germania. Due istituzioni avrebbero impedito questo: le grandi università tedesche e il servizio civile tedesco. Quando, contrariamente alle loro dichiarazioni, accadde in Germania, le due grandi istituzioni che crollarono prima di tutte furono le università tedesche e il servizio civile tedesco. Dovevano servire il Fuhrer, ed era da loro che dovevamo imparare la lezione che l'istruzione in sé e per sé non è un deterrente alla distruzione di una nazione. Le vere domande da porre erano: che tipo di educazione? a quale scopo? con quale obiettivo? sotto quali standard?

     Via da Berlino… verso Dresda e Vienna                     

    Ero felice di lasciare Berlino, insistendo per un itinerario che non era nei nostri programmi. Fino ad allora mi ero rifiutata di passare molto tempo nei musei e nelle chiese, ma ora volevo andare a Dresda e vedere la Madonna Sistina (dipinto a olio su tela di Raffaello, databile al 1513-1514, e conservato nella Gemäldegalerie di Dresda – Ndt). Valeva la pena il lungo viaggio per vedere l'adorabile Vergine col Bambino e i cherubini ai loro piedi che sembravano dei piccoli allegri monelli. Il giorno che trascorsi a Dresda fu il mio più felice in Germania. Non vedevo l'ora di visitare Vienna. Fu una fortuna che Beatrice avesse parenti nella favolosa capitale degli Asburgo. Ma

      ancora una volta fummo colpiti dal dolore nelle facce bianche e smunte degli austriaci.

    Indossammo i nostri abiti più semplici per non offendere le persone incontrate. Volevamo andare all'opera, ma in un atto di rinuncia decidemmo di non farlo perché avevamo visto uomini e donne che amavano la musica stare fuori dal teatro dell'opera, mentre turisti e profittatori prenotavano i posti. Lo zio di Beatrice, che era stato consigliere finanziario nel regime di Francesco Giuseppe, ci intratteneva portandoci in alcuni famosi caffè. Mentre parlava della storia di Vienna, mi resi conto che amava profondamente la città, ma capii che essa stava morendo. Ci disse che aveva preso accordi per portare la sua famiglia in Uruguay.

                                   Ancora una volta fui colpita dal fatto che

              coloro i quali deploravano la perversione che aleggiava su di loro

            non avevano modelli per mobilitarsi e riprendersi. Erano spaventati.

       Avvertivano il senso del dolore del mondo e il desiderio di tornare al passato,

            ma non avevano la minima consapevolezza di dove stessero andando.

     Finalmente in Italia                                                       

    Dall'Austria andammo in Italia. Avevo atteso con malcelata eccitazione un ritorno alla mia terra natia. Mi aspettavo che il senso di non appartenenza che avvertivo d'improvviso sarebbe potuto svanire. Stavo contando su una trasformazione mistica. Attraversammo il confine e l'ispettore doganale frugò nel nostro bagaglio. Arrivammo a Venezia e andammo in un albergo con un nome tedesco.

           Cercai invano di trovare l'Italia che la mia memoria aveva custodito

                       e la mia immaginazione aveva abbellito, idealizzato.

    Venezia era una città altamente sofisticata, frivola, fragile, materialista. Era invasa da uomini in uniforme. Praticamente una persona su tre era un soldato. Andai al Duomo, ma non mi entusiasmò per i servizi. Era affollato da gente ben vestita, proveniente da tutte le nazioni. Fuori i mercanti trafficavano subdolamente con i ricchi turisti.

    La qualità spirituale e meditabonda dell'Italia che avevo molto apprezzato

     non si vedeva da nessuna parte e mi resi conto che non appartenevo più

                           al paese che avevo lasciato da bambina.

        Ora vedevo la prova tangibile del degrado della filosofia fascista.

    Come studente dell'Hunter College, nei primi anni venti, mi ero dichiarata antifascista in un periodo in cui non era di moda farlo. Era stata una dichiarazione emotiva contro quei compiaciuti membri della società che parlavano delle meraviglie che il fascismo aveva compiuto per l'Italia. Sentivo che erano più interessati agli orari dei treni e ai servizi igienico-sanitari che alla bellezza della sua cultura e all'anima della sua gente. Tuttavia, quando arrivammo a Firenze, scoprii che persino il fascismo non era in grado di corrodere i simboli incredibilmente belli del passato. Mi piacque molto ritrovarmi a Firenze. La delicata restrizione dei suoi paesaggi e della sua architettura sembrava riflettere il carattere delle persone stesse. Mi trovai in piedi nelle piazze pubbliche e osservavo i volti di quelli che passavano, colpita dal fatto che la commessa più semplice sembrava una delle modelle di Raffaello. Mi incuriosì sempre cogliere le diversità e la bellezza della cultura antica delle città italiane. Venezia era diversa da Firenze. Verona e Bologna erano un mondo a parte rispetto a Roma.

    Oggi, quando si parla così tanto e con cotanta adorazione di cultura di massa

       o ci si spaventa dell'accettazione dell’idea di un unico governo mondiale,

           guardo indietro alla gioia che promanava dalla cultura del passato

                                      di queste piccole città-stato

                e mi chiedo se l'arte e l'architettura dei nostri giorni

         raggiungeranno mai la bellezza di quella di quei tempi andati.

     Roma e la prova della rottura col passato                  

                                           Quando raggiunsi Roma

                     ero più interessata alle rovine dei templi classici

    che ai monumenti simbolo dello spirito vivente del cuore del cristianesimo.

                                             Era la prova di quanto io,

              attraverso la mia educazione e il mio perverso orgoglio mentale,

    mi fossi allontanata dal passato della mia stessa gente e dalla saggezza e sicurezza

                         accumulate in duemila anni di Cristianesimo

                e di come tali ataviche prerogative (smarrite – Ndt)

     avessero potuto salvaguardare i figli moderni di tutto l’Occidente.

    Guidai per miglia e miglia al sole caldo per visitare la tomba del poeta Orazio e passai ore alle Terme di Caracalla e presso altre rovine dell'antichità, e in una notte illuminata dalla luna guardai con ammirazione i livelli sfalsati del Colosseo avvertendo tutto il senso del tempo passato. Visitai il Vaticano e alcune chiese, ma la verità è che le visitai in gran parte per i loro inestimabili tesori artistici, cieca dinanzi al loro reale significato. A Roma il potere dello stato fascista era evidente ovunque e si coglieva soprattutto dall’impressionante numero di uomini in uniforme. All'improvviso pensai a mia madre e al suo disprezzo contadino per le forze armate. "Vivono tutti sulle nostre spalle", era solita dire. E ora pensavo all'Italia come a una dolorosa schiena che trasportava la vasta schiera di funzionari e soldati del governo. Avevo deciso di visitare la città in cui ero nata per vedere i miei genitori adottivi, con cui avevamo perso il contatto nel corso degli anni. Tuttavia, quando raggiunsi Napoli ci fu la notizia di un terremoto, quindi tornammo a Firenze e da lì nel sud della Germania per una breve visita.

     Ritorno a New York e adesione al Teachers Union    

    Successivamente Beatrice e io andammo insieme a Parigi, dove raccolsi la mia posta presso l'ufficio dell'American Express. Ruth aveva telegrafato: "Hai superato entrambe le parti dell'esame del Bar." Avevano scritto anche mia madre e mio padre: "Torna a casa, siamo soli senza di te". Sulla nave, di ritorno a casa, incontrai un gruppo di insegnanti di New York, che dissero di far parte dell'Unione degli Insegnanti. Ci catechizzarono sull’importanza di coinvolgere gli insegnanti all'interno del movimento sindacale e ci esortarono a far parte dell'Unione. Quando sottolineai il fatto che la loro unione abbracciasse in gran parte insegnanti di scuola pubblica e che non pensavo che gli insegnanti universitari avessero posto in quel contesto, i persistenti reclutatori mi assicurarono che i cervelli e gli organizzatori originari della Federazione americana degli insegnanti erano insegnanti universitari. Promisi di unirmi al sindacato come prova della mia volontà di partecipazione attiva alla causa della classe lavoratrice, anche se non pensavo che l'Unione potesse essermi di aiuto a livello personale. Al mio ritorno a New York andai alle riunioni della Teachers Union. Li trovai sconcertanti perché c'era tanta lotta e competizione intestina tra i gruppi che cercavano di ottenere il controllo del sindacato. Allora non capivo perché adulti intelligenti dovessero lottare così duramente per controllare un'organizzazione numericamente piccola e insignificante. Ero sorpresa di trovare i nomi di illustri professori come John Dewey e George Counts coinvolti nella polemica. Solo più tardi, quando compresi meglio la politica di sinistra, fui consapevole dell'importanza strategica del controllo di questa testa di ponte. (continua…).

    Bella V. Dodd / New York 1954

    Traduzioni dall'originale "The School of Darkness" a cura di Sergio Basile / Qui Europa

    N.B.: i titoli dei sottoparagrafi sono stati aggiunti dal traduttore e non sono presenti

    nella versione originale in lingua inglese

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    Venerdì, 25 maggio/ 2018

    – di Vittorio Gigliotti, Cantiere Laboratorio –

     Redazione Quieuropa, Vittorio Gigliotti, Donbass, Guerra in Ucraina, mondialismo, Europa 

    La guerra dimenticata del Donbass a 4 anni

    dal suo inizio  

    Un altro eroe caduto: Oleg Mamiev. "Speranza" manifesta

    a Roma per non dimenticare

     

    di Vittorio Gigliotti / Cantiere Laboratorio

    Donbass

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La "guerra fantasma" nel cuore dell'Europa     

    Roma – di Vittorio Gigliotti, Presidente Cantiere Laboratorio – Il leggendario comandante della Brigata “Pyatnashka”, Oleg Mamiev (foto in copertina a sinistra, in basso), è morto in trincea a Donetsk, ucciso da una granata lanciata dall’esercito ucraino la notte tra il 17 e il 18 maggio 2018. Il gigante bruno era amato e stimato dai suoi uomini e chi lo ha conosciuto da vicino ha potuto constatarne la scrupolosità, il carattere bonario e amichevole ed il suo smisurato coraggio. Oleg era una di quelle persone rare, che sapeva mantenere la calma anche nelle situazioni più complesse e difficili. Prima della guerra in Dombass, viveva in Ossezia, nella primavera del 2014 ha mollato tutto ed è andato a combattere in Donbass, sempre in prima linea. Dopo “Motorola” e “Givi”, Donetsk piange un altro eroe.

                   “Sono venuto in Donbass – ebbe a dire Mamiev – 

             non per dedicarmi alla politica, ma per proteggere i civili

                   dall’arbitrarietà delle autorità criminali ucraine.

                                   Il popolo del Donbass

       ha fatto una scelta a favore della Repubblica Popolare di Donetsk,

       ha scelto il Capo dello Stato Alexander Zakharchenco e combatte

    per la sua indipendenza e libertà ed io difenderò la volontà della gente”.

    A quattro anni dall’inizio della guerra nella regione dell’Ucraina Orientale, esattamente il 26 maggio 2014 alle ore 13.00, gli aerei ucraini sganciavano le prime bombe sull’aeroporto e la stazione ferroviaria della città di Donetsk. Da allora le azioni belliche continuano e negli ultimi giorni si sono intensificate. Solo nella città di Gorlovka, nei giorni scorsi, sono stati lanciati circa seicento missili in un attacco fortunatamente respinto. Una guerra dove si combatte e quotidianamente si muore, nel cuore dell’Europa, solo geograficamente perché sembra tanto lontana e dimenticata dal mondo cosiddetto “civile”. Migliaia di morti ed oltre 1 milione di profughi sembra non facciano notizia nella “civile” e ovviamente “democratica” Europa dei burocrati e dei mercanti. Per non dimenticare e ricordare questa tragedia, il 26 maggio 2018 l’Associazione culturale italo-russa “Speranza” organizza una manifestazione a Roma alle ore 15.00 a Castel Sant’Angelo.

    Vittorio Gigliotti, Presidente Associazione Cantiere Laboratorio

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    Marx, Kalergi e la vicenda catalana: menzogne, manipolazioni e verità

    Mercoledì, 11 ottobre/ 2017 

    – di Roberto Pecchioli, con integrazioni di Sergio Basile

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Separatismo catalano, Europa, Piano Kalergi, mondialismo 

    La verità sulla vicenda separatista catalana – menzogne 

    e manipolazioni: Kalergi, Marx ed élite rivoluzionarie

    Dietro il separatismo? Mondialismo, Piano Kalergi, propaganda

    e rivoluzionari marxisti

     

    di Roberto Pecchioli, con integrazioni di Sergio Basile

    CATALOGNA - SEPARATISMO - MONDIALISMO RIVOLUZIONARIO - KALERGI, MARX
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     Catalogna: falsità della trappola separatista       

    Barcellona, Madrid – di Roberto Pecchioli / Sergio Basile  L’indipendenza della Catalogna non ci sarà. Non sappiamo se gli autori del colpo di Stato antispagnolo di Barcellona andranno davvero sino in fondo, ma è ormai chiaro che la Spagna – con alla testa una parte notevole della stessa regione ribelle – si è svegliata da 40 anni di letargo ed ha battuto un colpo… Ma probabilmente non è tutto oro ciò che luccica (ndr). Grazie al Re Filippo VI, innanzitutto, e grazie ad un sussulto che viene dal profondo della storia della nazione iberica. La menzogna è adesso chiara, la narrazione nazionalista – una sorta di Alice nel paese delle meraviglie o se preferite un’Arcadia onirica e vittimista supportata dalla credulità di gran parte dell’opinione pubblica europea – si è dissolta. Partiamo dalla madre di tutte le bugie: la Catalogna non è Spagna recitano i manifesti in inglese – ad uso dei gonzi stranieri – di tutte le piazzate separatiste di anni e decenni. Falso: l’unità statale e nazionale spagnola è vecchia di oltre mezzo millennio, e risale all’unione degli antichi regni di Aragona (cui apparteneva il principato di Catalogna) e di Castiglia, con il matrimonio di Ferdinando e Isabella nel 1469, i “re cattolici” che completarono l’unificazione dei popoli di Spagna cacciando gli ultimi Mori da Granada nel gennaio 1492 e dettero inizio alla straordinaria avventura d’oltremare di Cristoforo Colombo. (Ndr: nello stesso anno, con la cacciata degli Ebrei talmudisti, nacquero i circoli segreti degli Alumbrados: primo nucleo di quelli che sarebbero diventati gli Illuminati di Baviera). Dunque, la regione catalana è parte integrante delle Spagne (per usare l’espressione plurale cara a Francisco de Tejada) almeno dal Medioevo. Per i cultori delle date, ricordiamo che già nel 1212 la battaglia vittoriosa di Las Navas de Tolosa vide uniti i regni di Castiglia, Aragona e Navarra, insieme con il Portogallo e pose fine alla lunga dominazione araba degli Almohabi, dilagando sino all’Andalusia.

     Il separatismo e il Piano Kalergi                           

    Negli ultimi anni (Ndr/Sergio Basile), dopo la cristallizzazione dei progetti mondialisti ed anti-cristiani nel Vecchio Continente – pianificati dal sionista e massone Richard Kalergi, a cavallo tra le Grandi Guerre e con maggior incisività con il sorgere del progetto Paneuropeo (Unione europea) – il separatismo, lato B del famigerato Piano Kalergi, è stato fomentato al fine di disgregare le nazioni e gli spiriti nazionali, mediante un processo indotto di regionalizzazione, che negli ultimi tempi sta vedendo crescere il suo vigore. Iper-immigrazione di massa, da un lato, e separatismo dall'altro, in questo particolare frangente storico, sono ovviamente entrambi funzionali al progetto europeista di accentramento del potere mediante lo smantellamento dei stati nazionali. Infatti la massoneria d'impronta sionista ha dapprima favorito la nascita delle repubbliche massoniche europee sulle ceneri delle monarchie cattoliche e, una volta creata l'Ue, ha a sua volta remato per la dissoluzione degli stessi, mediante il serpeggiare di scientifici processi di regionalizzazione e separatismo. Come ribadito in altre sedi

                                             Il famigerato “Piano Kalergi”,

                   di cui finalmente si inizia a parlare diffusamente sul web,

                                    dopo lunghi anni di assordante silenzio,  

         non è altro che il piano mondialista per la realizzazione della cosiddetta

       “Paneuropa”, la nuova Europa post-cristiana (anti-cristiana) e massonica

    smembrata a riplasmata per mezzo di due principali fenomeni indotti, solo apparentemente incompatibili e slegati tra loro: 1) i separatismi etnici (crisi che possano minare l’unità delle nazioni in un frangente storico in cui necessiterebbe ritrovare, al contrario, un'identità nazionale comune che faccia da collante alle numerose spinte disintegrative: l'attuale rigurgito separatista in Catalogna, curiosamente ben pubblicizzato dai media di regime, ne è l'esempio più eclatante); 2) l’invasione programmata del Vecchio Continente da parte di popolazioni afro-asiatiche, dovuta ad una incontrollata e criminosa iper-immigrazione di massa: con particolare riferimento all’area nordafricana e alla Cina. Secondo le ricostruzioni dello storico Gerd Honsik , e come si evince dagli scritti di Richard Kalergi,

            "Kalergi proclama l’abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, 

    successivamente, l’eliminazione delle nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti

                                          o l’immigrazione allogena di massa".

                                                               ( Gerd Honsik )

     manipolazione mediatica E questione catalana       

                                Negli ultimi anni, giusto per restare in tema,

                         una testarda manipolazione storica di parte catalana 

                       ha inventato un regno catalano aragonese mai esistito. 

       Anche per questo, è forte il risentimento aragonese verso i vicini catalani.

    La manipolazione dei mezzi di informazione ha raggiunto, nelle ultime settimane, livelli di comicità involontaria, frutto della più completa ignoranza della storia spagnola. Nel presentare la “Diada”, ovvero la giornata nazionale della Catalogna che si svolge l’11 settembre, è stato detto da più parti, sino a diventare vulgata ad uso delle masse televisive, che si tratterebbe del ricordo della guerra di secessione catalana. Si trattò al contrario di una guerra di successione dinastica tra opposti pretendenti al trono sostenuti da vari territori del regno. Talvolta basta una vocale sbagliata per cambiare le carte in tavola. Quanto allo sfruttamento ed all’oppressione di cui sarebbe oggetto da secoli la regione di Barcellona, già nel Seicento Francisco de Quevedo, il grande poeta e scrittore del secolo d’oro che fu anche diplomatico e uomo politico, scriveva che i ricchi catalani erano usi al lamento ed alla pretesa di trattamenti di favoreFu Stendhal, il romanziere francese, in un soggiorno spagnolo, a stupirsi dei privilegi di cui godeva la nascente industria catalana. In particolare il settore tessile, reso monopolista dal protezionismo di Madrid che, tra l’altro, distrusse l’industria del lino della meno prospera Galizia.

                                                   Sempre nel XIX secolo,

               fu la Catalogna ad ospitare le prime ferrovie per scelta di Madrid,

         mentre la potentissima borghesia mercantile e finanziaria di Barcellona

                            continuò a ottenere molto dallo Stato centrale,

                               tra ribellioni minacciate e talora realizzate,

    anche dopo lo choc nazionale del 1898, causato dalla perdita delle ultime colonie, data cui si fa risalire la vicenda della Spagna contemporanea. Non possono essere dimenticate le guerre che insanguinarono la Spagna nel XIX secolo, a partire dal regno di Ferdinando VII, il re fellone, Carlo IV e poi di Isabella II che mutò, con la Prammatica Sanzione del 1830, la linea di successione del Regno (guerre carliste).

     Ribellismo repubblicano-marxista e favoritismi       

    Il nazionalismo basco e catalano si forgiò in quegli decenni terribili e si sviluppò nell’ambito del legittimismo monarchico cattolico ed antiliberale, per sfociare nel ribellismo repubblicano e marxista che condusse alla tragedia degli anni 30 del Novecento, conclusa con la sanguinosa guerra civile vinta dai nazionalisti di Franco. Nel corso delle convulsioni che precedettero il pronunciamento di Francisco Franco (luglio 1936), al tempo della II Repubblica spagnola la Catalogna proclamò per dieci ore l’indipedenza. Il generale repubblicano comandante della piazza di Barcellona (catalano anch’egli!) risolse la ribellione a cannonate. Lluìs Company, il protagonista della cosiddetta “balconata” indipendentista del novembre 1934, un cattolico devoto, venne poi fucilato nel 1940 dai falangisti.

                                                   La mitica borghesia catalana,

                      spaventata dagli eccessi anarchici, comunisti e repubblicani,

                                         accolse di buon grado il nuovo regime,

              che continuò la politica di protezione statale dell’economia regionale, 

                                                    favorì l’industrializzazione,

            il cui simbolo fu lo stabilimento automobilistico della Seat di Martorell

     e l’agricoltura intensiva, togliendo l’acqua all’Aragona per deviarla verso la costa.

    Durante il franchismo, era permessa un’unica fiera commerciale ed industriale, quella di Barcellona.  Una massiccia immigrazione interna si è protratta per tutto il secolo, portando a Barcellona e nella sua cintura circa due milioni di lavoratori dalle aree depresse della Spagna meridionale, della Castiglia e della Galizia.

     Sono figure aneddotiche ed oggetto di disprezzo ostentato nella Catalogna odierna

                  il cameriere galiziano, il manovale proveniente dal Sud della Spagna

                                   e la “chacha”, la bambinaia tuttofare andalusa.

     Referendum illegale e menzogne mondialiste            

    Ma se questa è storia, nelle ultime settimane siamo stati testimoni di un’accelerazione culminata domenica 1 ottobre nel referendum illegale sull’indipendenza promosso dai separatisti e favorito dallo stesso Soros (vedi qui George Soros e il sostegno al separatismo catalano). Al riguardo, occorre registrare un’altra serie di menzogne. La più devastante per l’immagine della Spagna è stata la penosa comparsa televisiva del presidente Mariano Rajoy – forse il più inadeguato capo di governo della storia iberica – il quale ha sentenziato, a reti unificate e di fronte al mondo, che nessun referendum si era svolto. Bugia grottesca, tutti avevano osservato le code nei seggi più o meno di fortuna allestiti dalla Generalitat ed anche le cariche della polizia nazionale. Il colonnello Buttiglione delle trasmissioni radiofoniche di Arbore e Boncompagni non si arrendeva mai, neppure di fronte all’evidenza; forse era parente di Don Mariano, che si è esposto al ridicolo, un errore irrimediabile per chiunque, ma devastante per un responsabile politico. E tuttavia, anche la “narrazione” indipendentista ha retto per pochi giorni. Svanita l’onda emozionale dell’empatia pro catalana prodotta da qualche manganello spagnolo nei tremebondi europei seduti sul divano di casa, altre menzogne stanno cadendo ad una ad una. Dal lato nazionalista si gridava al ferimento di 900 inermi cittadini interessati solo a votare. Tanto inermi non dovevano essere, se almeno 100 poliziotti sono dovuti ricorrere alle cure mediche, e comunque il numero non è controllabile, giacché, udite udite, gli oppressi catalani hanno il controllo dell’intero sistema sanitario ed ospedaliero della regione.

               Una signora che lamentò la frattura di tutte le dita della mano da parte poliziesca,

                           è risultata una mentitrice con ruolo di consigliere municipale

                                             della sinistra repubblicana separatista.

     Schede fotocopiate, brogli, "cani esclusi"                    

    Quanto alle schede, c’è chi se le è portate da casa fotocopiate, seguendo l’invito dei capi nazionalisti, altri hanno votato in Chiesa (!!!), qualcuno ha affermato di aver votato anche quattro volte ed in almeno 80 comuni il numero dei voti è risultato superiore a quello del corpo elettorale. In un caso, la polizia ha sequestrato un’urna che entrava in un seggio piena di schede. Niente male, nell’Europa legalitaria e piena di cautele procedurali del 2017. Due giorni dopo, la presa violenta delle strade e delle piazze da parte di una turba eccitata dagli sguardi allucinati. Bambini e ragazzi fatti uscire dalle scuole poste sotto il dogmatico controllo dei nazionalisti, poiché la Spagna invertebrata si è lasciata spogliare della pubblica istruzione, vergognosi assalti agli alberghi dove alloggiano i rinforzi di polizia in mezzo a ricatti dei sindaci ai loro titolari, qualche razzia a supermercati, accerchiamento di turbe impazzite ai partiti non separatisti, a semplici cittadini non allineati, assedi ed insulti ad insegnanti e persino bambini sospettati di “spagnolismo”, il peccato capitale agli occhi di questi nazistelli mediterranei.  Poiché in questi casi al tragico si assomma il comico,

             vi è notizia che sono stati esclusi da una mostra canina di una città catalana

                                   due esemplari colpevoli di essere … cani poliziotto

    E’ tutto vero e controllabile, come l’immonda dichiarazione dell’assessore all’Interno (pardon ministro) catalano in occasione dell’attentato di agosto sulla Rambla, che ha separato le vittime catalane da quelle spagnole.

     La banda della "stella rossa" (social-massonica)    

    Poi ha parlato il Re. Anch’egli si gioca tutto in queste settimane davvero storiche. La Catalogna indipendente trascinerebbe la Spagna intera in una crisi territoriale, politica, civile, istituzionale che travolgerebbe per prima la Corona, unico baluardo alla dissoluzione nazionale. Serio, duro, in sette minuti ha ridato speranza alla nazione, ha smontato l’intera costruzione separatista ed ha ispirato quel riscatto popolare che il giorno 8 ha svelato che la repubblica dalla bandiera stellata (simbolo rivoluzionario, social-comunista e massonico, detto pentagramma o pentalfa: importato dall'esoterismo e dalla simbologia magico-pagana caldeo-babilonese da Trotsky  dopo la rivoluzione giudeo-balscevica del 1917 – Ndr/Sergio Basile) è nuda, con l’immensa manifestazione di piazza “unionista” di centinaia di migliaia di catalani. Il nazionalismo, dobbiamo riconoscerlo noi patrioti intransigenti, figlio del Diciannovesimo secolo liberale, può diventare un totalitarismo coperto, latente, che riduce tutto ad uno, la cui prima pretesa è di rappresentare, anzi essere il popolo. Le dichiarazioni assertive dei nazionalisti alla Puigdemont cominciano inevitabilmente così: “La Catalogna vuole, la Catalogna esige, la Catalogna pensa “. No, le cose non stanno così, 

                         i separatisti rappresentano una frazione importante, 

                                        ma probabilmente non maggioritaria 

                               e tanto meno moltitudinaria della popolazione.

      La Catalogna vuole l'indipendenza?                           

    Parlano per sineddoche, la figura retorica di chi cita la parte per il tutto. Si autonominano rappresentanti, interpreti esclusivi e talvolta deliranti della volontà generale, quella pericolosa armatura concettuale che Jean Jacques Rousseau consegnò alla Rivoluzione francese giacobina con esiti sanguinosi. La narrazione diffusa massicciamente ed obbligatoriamente, creduta per autosuggestione da molti e accettata dalle masse televisive di tutta Europa era:

                                           “la Catalogna vuole l’indipendenza”.

    Non è esattamente così, la Catalogna, come ogni regione o nazione normale, è uno spazio complesso, plurale e libero che, nonostante quarant’anni circa di impressionante indottrinamento, di odio esacerbato verso tutto ciò che è spagnolo, di suprematismo d’accatto, non è compattamente nazionalista né secessionista.

     Una favola velenosa ( alimentata dall'élite )              

    Ovvio, milioni di catalani sono originari del resto di Spagna, o figli e nipoti di immigrati. La favola antica di una nazione vessata etnicamente e linguisticamente compatta che ambisce all’indipendenza da secoli può essere creduta solo per la coazione a ripetere che l’ha imposta con mezzi propagandistici impressionanti, in buona parte provenienti dal portafogli della Spagna intera e di una metà della sua stessa gente che non la condivide. Un grande lavoro, quello svolto dalle menti raffinate degli intellettuali nazionalisti e concretizzate da un ceto politico che ha fatto dell’abolizione della Spagna a spese degli spagnoli la propria ragione d’essere.

                                                 La follia è partita da Madrid, però:

        governi di destra e sinistra, nel corso dei decenni hanno permesso alla Generalitat

       di avere la competenza esclusiva sulla sanità, sui servizi sociali, sull’ordine pubblico

    (i 17.000 Mossos d’Esquadra che rispondono alla Generalitat e si burlano della magistratura e del governo nazionale) e soprattutto l’istruzione. In più, la Catalogna, per luogo comune schiacciata dai terribili castigliani e dai cantaores di flamenco, dispone di un canale televisivo pubblico, TV3, controllato dalla Generalitat, che diffonde da 35 anni il messaggio nazionalista, dove non vi è un minuto di trasmissioni in spagnolo e che, ciononostante, è pagata da tutti i contribuenti, da Santander allo stretto di Gibilterra. 

     Un sistema folle                                                              

    Non si finisce di segnalare agli increduli che in Catalogna le scuole non sono statali, ma regionali e non si può, anzi è vietato impartire le lezioni in lingua spagnola, idioma materno, repetita iuvant, di almeno la metà dei cittadini.

                                  Questo folle sistema qualcuno tenta adesso di introdurlo 

                                                nelle Isole Baleari e persino a Valencia, 

                                        con la complicità attiva dei marxisti di Podemos

                                        travestiti da nazionalisti maiorchini e valenzani 

                                                           e dei loro alleati socialisti.

    Il metodo è l’imposizione nelle istituzioni e nella scuola di parlate affini al catalano dimenticate da generazioni, lo scopo non è il giusto recupero di una parte dell’identità delle popolazioni, ma è fare a pezzetti lo Stato nazionale a partire dalla lingua comune, che ne è l’elemento più potente, per realizzare l’equazione secondo cui lingua e nazionalità coinciderebbero. E’ l’imperialismo dei Paesi Catalani, cui è facile opporre che argentini, portoricani e persino molti filippini parlano spagnolo, ma ovviamente spagnoli non sono, né gli svizzeri romandi o i valloni belgi sono francesi. Sembra incredibile, un salto nel passato remoto riportato alla luce per interessi che, al contrario, sono ben attuali e iscritti in un orizzonte in cui la geopolitica, il denaro e il suo potere sono ben presenti.

     Un nuovo veleno mondialista minaccia l'Europa        

                   Per questo, occorre svolgere una riflessione complessiva sulla vicenda spagnola,

                          poiché rappresenta lo specchio di molte contraddizioni che minacciano

                    di intossicare la convivenza e quel minimo di senso comune di appartenenza

                che ancora unisce i popoli, le nazioni che formano e gli Stati che hanno costituito.

    Le questioni sono moltissime: nella seconda parte del presente lavoro rifletteremo su alcune di esse: il rapporto tra legalità e legittimità; l’accusa infondata mossa ai cosiddetti sovranisti di difendere, limitare solo per gli Stati nazionali le prerogative e i poteri che negherebbero ai sostenitori dell’indipendenza delle “piccole patrie”; il difficile equilibrio tra cittadinanza , nazionalità, nazionalismo, patriottismo ( costituzionale, civico o comunitario); la diffusa pretesa e convinzione che l’esercizio del voto sia la panacea di ogni male, specie nell’ambito della contestata ed ambigua autodeterminazione; l’esistenza di un ampio fronte di opinione nel mondo occidentale convinto che il principio destinato a sciogliere ogni contrasto o problema, anche i più intricati e drammatici stia esclusivamente nel “dialogo”, idea assai rispettabile che tuttavia resta un metodo e non una soluzione. 

    Roberto Pecchioli, con integrazioni di Sergio Basile (Copyright © 2017 Qui Europa)

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                                         Il famigerato “Piano Kalergi”,

             di cui finalmente si inizia a parlare diffusamente sul web,

                                 dopo lunghi anni di assordante silenzio,  

    non è altro che il piano mondialista per la realizzazione della cosiddetta

    “Paneuropa”, la nuova Europa post-cristiana (anti-cristiana) e massonica

    smembrata a riplasmata per mezzo di due principali fenomeni indotti, apparentemente incompatibili e slegati tra loro: 1) i separatismi etnici (crisi che possano minare l’unità delle nazioni in un frangente storico in cui necessiterebbe ritrovare, al contrario, un'identità nazionale comune che faccia da collante alle numerose spinte disintegrative: vedi l'attuale rigurgito separatista in Catalogna, curiosamente ben pubblicizzato dai media di regime); 2) l’invasione programmata del Vecchio Continente da parte di popolazioni afro-asiatiche, dovuta ad una incontrollata e criminosa iper-immigrazione di massa: con particolare riferimento all’area nordafricana e alla Cina. Il “Piano Kalergi è invero un piano antico, concepito ed implementato con diabolica tenacia, nei secoli, dalle forze anti-cristiane e da alcuni padri del mondialismo quali: Kominsky (o Comenius: 1592 – 1670), Johann Valentin Andreae (1586 – 1654), Saint-Yves d’Alveydre (1842 -1909): occultisti, giudeo-massoni e credenti luciferini, devoti alle pratiche talmudiche. Nel corso del Novecento l’eredità di questi "pionieri del paneuropeismo" è stata colta e riproposta con forza all’attenzione dei governi da Richard Coudenhove-Kalergi, che ne ha dettato le linee programmatiche nel libro “Praktischer Idealismus” (1925): una sorta di testamento spirituale dell’europeismo contemporaneo, animato da una frenesia mondialista di accentramento continentale a livello politico, votato – sul piano sociale – al multiculturalismo più estremo e all’inevitabile processo di dissoluzione degli spiriti nazionali e delle identità, che ha visto nella nascita dell’Unione europea una tappa essenziale del suo graduale e lento processo di sviluppo. Un progetto benedetto dai potentati bancari e dai Rothschild.

     Il contributo del sistema bancario                        

    Sul lato politico ed economico il Piano Kalergi poggia, infatti, sul supporto dell'alta finanza e del sistema bancario centralizzato (sistema delle banche centrali) che attraverso l'emissione di moneta-debito creata dal nulla con un semplice atto tipografico, da tre secoli permette la creazione – sempre dal nulla – di enormi flussi monetari e finanziari tali da "creare nuove anime paneuropee": cioé tali da corrompere, con il diabolico fascino del danaro, gli uomini chiave deputati al controllo dei flussi migratori.

                                              Il denaro-debito è divenuto, quindi,

         oltre che il metro di misura delle libertà e dei diritti di famiglie e imprese

             anche il termometro della nuova febbre dell'invasione anti-cristiana

                                                                del continente!

     L'anima nera di Kalergi                                           

    Per capire la missione di Kalergi non si può prescindere dall’analisi della sua anima: egli eredita dal padre l’amore per il talmudismo-cabalistico anti-cristiano e per la causa sionista del “Grande Israele”, trovando nell’occultismo e nelle pratiche divinatorie e luciferine, la sua viscerale inclinazione “religiosa”: tale slancio culminerà con l’iniziazione del giovane alle loggia giudeo-massonica Humanitas di Vienna (1921): egli fu iniziato nella stessa città in cui fu iniziato il profeta del comunismo Trotskij, con padrino Victor Adler (1852-1918). Kalergi, come detto in più sedi, auspica la realizzazione di un Nuovo Ordine Mondiale giudaico-massonico e la contestuale emersione del “popolo eletto” e del suo credo, come l'Araba Fenice, dalle ceneri della “Vecchia Europa” cristiana, attraverso l’attacco violento all’identità europea: la scomparsa delle razze e con essa la disintegrazione delle culture, delle identità nazionali e dei credi religiosi, cattolicesimo in testa. La sua delirante visione, eredità della filosofia talmudico-massonica e rosacrociana – d'intesa col mito unitario poi fatto proprio da Altiero Spinelli – guarda all'edificazione degli Stati Uniti d’Europa: un unico governo continentale, con una moneta unica (emessa a debito per schiavizzare ed imprigionare i popoli e le famiglie europee nelle proprie rispettive case) e uniche leggi da imporre ad una sub-umanità resa bestiale dalla gabbia del sangue, cioé da una commistione razziale innaturale e assolutamente pilotata dai potentati giudeo-massonici, utilizzando strumentalmente il cavallo di troia dell’islam. Uomini neutri, senza riferimenti – sessuali, religiosi e culturali – né principi; aperti a qualsiasi stravaganza culturale e neo-pagana: è questa l'immagine dell'idilliaca nuova società europea sognata del figlio spirituale di Andrae e Comenius.

      La complicità del modernismo cattolico              

    Oggi purtroppo il fenomeno "dell'invasione dell'Europa" viene presentato come un “naturale corso degli eventi storici”, anche da buona parte del mondo cattolico – intorpidito dalla propaganda, lasciato imputridire nell’ignoranza o corrotto da agenti sionisti, a tutti i livelli – che anziché contrastare l’avanzata giudeo-massonica e l’annientamento stesso dello spirito cattolico, rema contro i propri interessi, aprendo porte e finestre all'islam, magari convinto della giusta (ma anti-evangelica) causa “dell’accoglienza a prescidere…. e ad ogni costo…”. Ciò dimenticando la lezione sull’accoglienza di San Tommaso d’Aquino, che poneva come condizione necessaria all’ospitalità dello straniero – sia pur eccezionale e temporanea – il rispetto delle leggi, della religione e degli usi e costumi dei popoli accoglienti. Qui, ovviamente, più che di accoglienza si tratta di vera e propria invasione pilotata: cioé conquista, colonizzazione! I media collusi con il mondialismo apolide (anche e soprattutto quelli di "presunta area cattolica", controllati dal regime) ci ripropongono i soliti copioni, da anni, in tutte le salse, ricorrendo a sciagurate e rassicuranti parole chiave (come solidarietà, civiltà, dovere, responsabilità, unità, cultura dell’amore e dell’accoglienza) e perfino all’ausilio dei sermoni domenicali di compiacenti e sciagurati sacerdoti, che utilizzano santuari universali della cristianità – come Assisi e San Pietro – per plagiare le masse: ormai i luoghi comuni sull’inevitabile processo di fuga delle popolazioni islamiche dai teatri della guerra si sprecano. La chiesa filo-europeista finisce per utilizzare lo stesso vocabolario dei soloni dell’alta finanza e dell’Ue sionista, protendendo altresì sia per l’abolizione del reato di clandestinità che per lo sdoganamento dello ius soli, alimentando l’anacronistica follia multiculturale e la stonata sinfonia ecumenicaNessun sacerdote filo-europeista, oggi, sembra difendere più le politiche di sostegno alla famiglia: eppure lotta all’aborto, sostegni finanziari ai giovani e alle nuove famiglie, se ben implementate basterebbero a controbilanciare questo raccapricciante calo demografico in atto, bloccando o quantomeno attenuando in maniera del tutto naturale l’emorragia di un processo di sostituzione etnica che ormai è sotto gli occhi di tutti.

     Paneuropeismo e moneta-debito                            

    In questo folle disegno massonico, che richiama alla memoria gli ammonimenti dei profeti della Bibbia contro le seduzioni della Grande prostituta biblica (Babilonia è guardacaso la culla delle credenze e superstizioni che sono alla base del paganesimo giudeo-massonico) la questione monetaria assume un rilievo di primo piano: lo sterco di satana diviene ancora una volta protagonista della storia, rievocando ben note e drammatiche pagine evangeliche. L’euro fu infatti concepito dai profeti dell'europeismo (tra di essi un ruolo chiave lo ebbe il Romano Prodi: riciclatosi da sempre quale pseudo-adepto di fede "cattolica") per innescare una crisi, l’unica crisi capace di indurre i popoli e le nazioni a desiderare come estrema panacea al disastro continentale in atto, la beneamata “unità” politica e di tutti i principali poteri (esecutivo, legislativo, giuridico e monetario) nelle mani di un unico capo ed in seno ad un unico centro di potere continentale, sull'asse Londra-Bruxelles.

     Partitismo politico: falsa panacea                            

    I popoli, dinanzi a questo attacco contro il diritto, il credo e la libertà, auspica a tratti una soluzione politica a questo caos, dimenticando come lo stesso fenomeno del partitismo politico fu ideato dai custodi della sinarchia mondialista, proprio in vista di questi risultati, sulle ali del motto “divide et impera”. Pertanto dovrebbe essere superfluo ricordare come storicamente sia la destra che la sinistra che i movimenti cosiddetti “centristi” (stile DC in Italia), radicali, liberali, ecc.., abbiano lavorato occultamente al piano della Paneuropa, sia pur con piccole variazioni sul tema. Come non ricordare la strepitosa sintonia, rivelata in altri scritti (vedi allegati) tra Kalergi, Adenauer, Schumann e De Gasperi? Come non ricordare il portentoso contributo alla causa paneuropeista data da radicali, socialisti e liberali? (vedi qui L'Europeismo è la distruzione dell'Europa. Ecco perchè non dobbiamo votare). Nell'opera "Il Socialismo al Bivio", ad esempio, spicca la figura di Ernesto Rossi, politico e giornalista italiano antifascista e radicale, tra i padri promotori (con Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni) del federalismo europeo, cioè del progetto d'ispirazione massonico-sionista dell'Unione europea, destinato a confluire – in un livello successivo – in un progetto ancor più totalizzante chiamato per l'appunto: "Stati Uniti d'Europa". Ernesto Rossi condivise con Altiero Spinelli, inoltre, la stesura del "Manifesto di Ventotene", considerato "il suo libro più importante, nonché il suo testamento morale" (1)Ne "Il Socialismo al Bivio" (Pag. 20) è riportata una lettera di Ernesto Rossi all'amico Giuseppe Favarelli, datata 16 Marzo 1945 ed inviata da Ginevra durante il confino in Svizzera. In essa emerge innanzitutto l'avvenuta fusione tra PC e Socialisti (PS), poi le simpatie per il partito laburista inglese, diretta derivazione della Fabian Society : "se fossi in Inghilterra – confessa Rossi a Favarelli – troverei il mio posto nel partito laburista. Mi trovo completamente d'accordo – continua – col Socialist Vanguard Group che pubblica la rivista "Socialist Commentary" ed ho molta stima per il "New Statesman" e per la "Fabian Society". Ovviamente – aggiungiamo – avere simpatica per la "Fabian Society", equivale ad aver simpatia per il Commonwealth britannico(anima del N.W.O.), per l'anglo-israelismo e per l'alta finanza londinese.

    (1) (Cfr.:  A. Spinelli, Il Manifesto di Ventotene, Bologna, Il Mulino, 1991, pp. 1-3; Cfr. anche: E. Rossi, «Alleanza atlantica o neutralità?», in Il Ponte, XX, 1964, n. 4; A. Spinelli, Diario europeo. 1948-1969, Bologna, Il Mulino; G. Spadaccia, «Ernesto Rossi. La battaglia federalista (a colloquio con Altiero Spinelli)», in L’Astrolabio, V, 1967)

    La grande finanza della City of London e di Wall Street, infatti, non a caso, ha da sempre foraggiato i movimenti politici di tutti gli schieramenti europei, tramite il connivente sistema delle banche centrali e della moneta emessa a debito e senza riserva aurea. A nulla serve, alla luce di tali inoppugnabili verità storiche, invocare la riesumazione di cadaveri socialisti o liberali, quale “soluzione alla crisi”. Anzi!! A nulla servono i pittoreschi e mitici proclami di filosofi neo-marxisti o neo-nazisti, neo-liberisti o radicali alla rinascita di “una nuova passione per la politica”, quale provvidenziale superamento del blocco delle coscienze degli uomini di responsabilità. 

                        L’humus culturale e religioso che diede vita 

             al disgraziato fenomeno del partitismo politico, infatti, 

                 è lo stesso che architettò il graduale disfacimento 

     della gloriosa civiltà cristiana e della società organica e teocentrica, 

         in favore di modelli hegeliani immanentisti e paganeggianti. 

    La luce tenebrosa dei retaggi della grande Babilonia, incarnati nei secoli dal neo-paganesimo talmudico-cabalistico delle società segrete e dei gruppi massonico-mondialisti (Table Round in testa) a partire dal Rinascimento ha cercato di trasformare la società cristiana, riuscendoci gradualmente – specie a partire dal Settecento – proprio attraverso la sostituzione dello spirito politico a quello religioso. La soluzione al caos presente, dunque, non può che essere spirituale e religiosa, in primis. Non si può controbattere ad un attacco di natura religiosa e spirituale con panacee squisitamente politiche. Come non si può spegnere un grande incendio con la polvere da sparo. Ecco perché è necessario iniziare a dare un nome a tutte le cose, sbugiardando pubblicamente i falsi profeti e rifiutandosi di adeguarsi ai nuovi luoghi comuni della politica, dell’ecumenismo e del multiculturalismo a tutti i costi…

     Priorità e correttivi per contrastare il "Piano"       

    Altra importante opera da realizzare è quella di ridimensionare il cieco vigore dei partiti e dei gruppi politici, rimodulandolo ed orientandolo verso orizzonti di verità. E’ inutile inneggiare al marxismo, se esso stesso è la culla del sionismo-massonico; è inutile celarsi dietro dogmi nazionalistici ed ultraconservatori, se non si comprende l’identità del vero nemico da contrastare e la portata profondamente religiosa della guerra in atto; è inutile protestare ed inondare di variopinte bandiere le piazze, se non si cerca di realizzare contesti di sovranità monetaria autonomi e paralleli ai tradizionali flussi monetari debitocratici: senza autonomia monetaria, infatti, nessuna reazione sarà mai possibile: sarebbe come pretendere di scalare una montagna innevata senza aver preventivamente la liquidità necessaria ad acquistare degli scarponi da neve. 

               La precisa e scrupolosa conoscenza del fenomeno mondialista 

                          è dunque essenziale e propedeutica a qualsivoglia 

                   azione di riscatto politico, religioso, sociale ed economico. 

                      Bisogna irradiare nelle menti delle nuove generazioni 

               la verità sull’ipocrisia sistemica del partitismo politico e sulla 

                      connivenza storica di esso con il sistema mondialista: 

    gli storici nemici di Gesù Cristo e dei cristiani furono e sono gli stessi che gestiscono le fila del sistema bancario e dell’alta finanza; questi ultimi furono e sono gli stessi che da sempre animano e fomentano le rivoluzioni e le guerre mondiali, che creano e foraggiano i partiti; che plasmano e diffondono le culture totalitarie e che fomentano e gestiscono i processi di disintegrazione indotta delle culture nazionali e degli slanci religiosi dei popoli (anche tramite l'ecumenismo). La distruzione del Cristianesimo-Cattolico, in primis, è il principale ed atavico obiettivo dei nemici della storia e della verità.

    Unione europea - orgini

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Due personaggi chiave                                             

                                          Molto illuminante, in tal senso, 

                      è l’occulto rapporto rigorosamente filtrato e taciuto 

                                  dagli storici moderni e contemporanei, 

                              tra due personaggi chiave del mondialismo, 

                quali Richard Coudenhove-Kalergi e George Lionel Curtis

    quest’ultimo (seconda foto grande da sinistra) fondatore della Table Round, del CFR e padre spirituale del Commonwealth britannico (cuore operativo del Nuovo Ordine Mondiale), nonché co-artefice "tecnico" del successo della Rivoluzione giudaico-bolscevica in RussiaNei due personaggi si sintetizzano e fondono diversi progetti mondialisti, apparentemente antitetici, ma invero portati avanti da un’unica mente anti-cristiana: la Rivoluzione Comunista (piano sovversivo giudaico-bolscevico orientato alla conquista e distruzione della Madre Russia Cristiana e dello stesso popolo russo), la rivoluzione liberal-capitalista (Curtis era vicino al padre del liberismo Von Mises, di cui era dedito sostenitore); l’egemonia mondiale del modello anglo-statunitense dell'impero Commonwealth e dell'asse anglosassone Londra-Washington, uniformato ai canoni religiosi e filosofici dell’anglo-israelismo massonico di matrice giudaico-protestante (vedi qui Conoscere il Nuovo Ordine Mondiale – British Israel, Ecumenismo e Protestantesimo); la nascita dell’Unione europea.  I due ambigui personaggi, Kalergi e Curtis, la loro amicizia e i loro punti di contatto, sono infine la prova ulteriore e definitiva dell’esistenza di un complotto mondiale trasversale e senza confini geografici, che sovrasta i partiti e sussiste sulla base di un'unica e sostanziale divergenza: non già quella tra blocchi ed aree continentali (Cina-Usa; Usa-Russia; Ue-Russia, ecc..) ma quella tra popoli indifesi e ignari (da una parte) ed élite mondialista (anti-cristiana, giudeo-massonica, democratista, social-comunista e liberal-capitalista) dall’altra. Tutto il resto è falsità e propaganda! Questa uniformità di piani e vedute, che gli storici al soldo dei banchieri si sono sforzati di nascondere tra le pieghe della storia, se ci pensate ridimensionano e vanificano anche i tentativi di creare false contrapposizioni politiche ed ideologiche tra Gran Bretagna e Unione europea, con quella eccezionale macchina di propaganda e marketing passata alla storia come "Brexit". L'Ue, infatti, come rimarcato in più sedi, è di fatto il carcere edificato dall'alta finanza e dal sistema bancario, dei quali City of London e Wall Street sono la massima espressione mondiale. Come potrebbero i governi britannici anglo-israeliti e filo-massonici, storicamente asserviti al progetto della Paneuropa anticristiana e del "Grande Israele" remare contro il loro stesso progetto? Impossibile!

     Lionel Curtis: prototipo dell'uomo mondialista        

    Curtis, sostenitore ed amico di Kalergi, contribuendo attivamente al blocco del credito contro la Russia di Nicola II Romanov (ed al contestuale successo del comunismo bolscevico), ingenerando la crisi del rublo al tempo dell’avvio della grande operazione terroristico-bolscevica del 1917 contro la cristianità e sostenendo – parimenti – sia la nascita del grande impero giudeo-massonico chiamato Commonwealth (di cui fu pioniere e padre spirituale) che la stessa Paneuropa kalergiana, incarna meglio di tutti la verità sui tratti somatici dell’uomo mondialista contemporaneo: politico e trasformista, massone, filo-europeista, esperto di finanza, apolide, ipocrita, scaltro, cinico, trasversale, esaltato, inebriato di occultismo, élitario, hegeliano, determinato, fedele al credo luciferino.

                Se i cercatori di verità non sapranno disarmare e smascherare

                 questo degenerato prototipo umano di “uomo mondialista”,

                             nessuna reale rinascita sarà mai possibile.

    Prima la conoscenza della verità, poi l'azione consapevole e convinta che non può prescidere da una rinascita spirituale uniformata ai più alti valori cristiani! Solo così l'Europa potrà difendere la sua reale identità ed evitare la disintegrazione, soccombendo allo tsunami dell'iper-immigrazione e dell'omologazione.

    Sergio Basile (Copyright © 2017 Qui Europa)

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    L'Europeismo è la distruzione dell'Europa. Ecco perchè non dobbiamo votare

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  • Il Piano strategico per destabilizzare l’Europa

    Il Piano strategico per destabilizzare l’Europa

    Domenica, 23 Ottobre/ 2016   

    – di Patrizia Stella –

     Redazione Quieuropa, Patrizia Stella, Europa, Piano per destabilizzare l'Europa, Gender, Nobel 

    Il Piano strategico per destabilizzare l'Europa

    Lo stolto pensa che non c'è Dio (Salmo 13), ma…

     

    di Patrizia Stella / Redazione Qui Europa

    Renzi e compagnia brutta

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Lo stolto pensa che non c'è Dio…                    

    Bruxelles, Washington, Roma – di Patrizia Stella – Siamo così travolti da una valanga di fatti negativi, alcuni veri, altri falsi o gonfiati o ridicolizzati, che si è come frastornati e si rischia di continuare a saltare inutilmente di qua e di là come pazzi per tamponare le continue e numerose falle che vengono aperte dai distruttori dell'uomo, della nostra libertà e della nostra fede, mentre costoro se ne fanno beffe di tutto e ci ridono dietro. Se ne fanno beffe del nostro impegno per la famiglia e la vita, contro il gender nella scuole, contro la corruzione degli innocenti e dei piccoli; se ne fanno beffe dei nostri diritti di cittadini, delle nostre proteste per difendere casa, lavoro, territorio, patria e famiglia dagli invasori che arrivano ben pasciuti da ogni parte del mondo per soggiogarci…. aspettiamo ancora per poco e poi.. ci sentiremo. Se ne fanno beffe di calpestare la cultura, la promozione umana, la meritocrazia per assegnare premi NObel che ormai valgono come la carta igienica ai distruttori dei valori primordiali che si inchinano davanti ai poteri occulti e satanici per rimanere sempre a galla nella società. Se ne fanno beffe di imporci tassazioni da suicidio promuovendo l'ingiustizia più eclatante attraverso magistrati corrotti che danno ragione a ladri, falsari, assassini e corrotti pur di raggiungere il loro obiettivo che è l'annientamento dell'Italia e della civiltà cristiana per costringere i superstiti ad adorare la nuova divinità rappresentata dal "Nuovo Ordine Mondiale".  Insomma se ne fanno beffe di tutto, della vita sulla terra e della vita eterna, della giustizia di Dio, del grido dei poveri che vengono calpestati e che grida giustizia, ma attenzione!  A Dio non la si fa!!!

    Lo stolto pensa: “Dio non c'è”. Sono corrotti, fanno cose abominevoli: non c'è chi agisca bene. Il Signore dal cielo si china sui figli dell'uomo per vedere se c'è un uomo saggio, uno che cerchi Dio. Sono tutti traviati, tutti corrotti; non c'è chi agisca bene, neppure uno. Non impareranno dunque tutti i malfattori, che divorano il mio popolo come il pane e non invocano il Signore? Ecco, hanno tremato di spavento, perché Dio è con la stirpe del giusto. Voi volete umiliare le speranze del povero, ma il Signore è il suo rifugio. Chi manderà da Sion la salvezza d'Israele? Quando il Signore ristabilirà la sorte del suo popolo, esulterà Giacobbe e gioirà Israele

    Salmo 13

     

     Follia guadagnare il mondo a prezzo dell'anima 

    Toccando con mano la propria impotenza, non resta che mettersi in ginocchio davanti a Gesù e supplicarlo come gli Apostoli sulla barca travolti dalla tempesta: "Ma Gesù! Non t'importa che moriamo?" E si capisce che la cosa più importante è pregare in silenzio affidando tutto non solo alla misericordia ma anche alla giustizia divina, perchè ormai si ha come la percezione che prima o poi la diga di contenimento dei valori fondanti  in cui crediamo, che alla fine è rappresentata dalla Chiesa Cattolica,  venga sfondata a colpi di cannonate davanti alla nostra assoluta impotenza,  come per il Vajont, travolgendoci tutti.  Ma l'assurdo è che le cannonate più mortali vengono inferte non dai nemici esterni ma da quelli interni alla Chiesa, anzi dai posti più alti della gerarchia ecclesiastica che hanno fatto il patto col diavolo (massoni, fedeli alla religione talmudica e cabalistica, travestiti da uomini di Dio – Ndr) . E come se non bastasse, davanti a tutta questa catastrofe generale sembra che il nostro caro Gesù, fondatore della Santa Chiesa, vincitore della Morte, l'Onnipotente, il Salvatore se ne stia zitto e buono ad assistere impassibile alla disfatta dei suoi figli credenti, i cristiani, ridotti in numero sempre minore perchè o ammazzati, o emarginati, o stupidamente conquistati dai potenti di questo mondo che li hanno messi a tacere a forza di rivestirli di onori mondani e di denaro frutto di iniquità e falsità assoluta (si pensi all'inganno più stanico della storia: l'emissione dal nulla – e a debito delle polopazioni – dell'oro-carta – vero sterco di Satana, strumento di annientamento dei popoli e pilastro di tutte le corruzioni mondane – Ndr – 1). Stolti! A che serve all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la sua anima? Gli anni volano veloci e per tutti arriverà il giorno del giudizio divino. Già ampliamente le Sacre Scritture ci avvisano sul giorno della Giustizia Divina e sull'attesa e inevitabile punizione dei seguaci del Male e delle Tenebre.

    “Subito dopo la tribolazione di quei giorni,
    il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce,
    gli astri cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte.”

    Vangelo Secondo San Matteo 24,29

    “In quel giorno – oracolo del Signore Dio –
    farò tramontare il sole a mezzodì
    e oscurerò la terra in pieno giorno!”

    Amos 8,9 

    “Quando l’Agnello aprì il sesto sigillo,

    vidi che vi fu un violento terremoto. 

    Il sole divenne nero come sacco di crine,

    la luna diventò tutta simile al sangue”

    Apocalisse 6,12

    (1) Cfr.: La più maestosa opera satanica della storia: la moneta-debito

     Il tempo della più grande battaglia                  

    Ma è proprio adesso, nel momento della grande prova, che noi credenti, povero piccolo gregge che fonda le sue certezze non su Presidenti – o addirittura perfino Papi incensati dai poteri forti – ma nientemeno che su Gesù Cristo, nostro vero Dio, è proprio adesso che noi dobbiamo aumentare la nostra fede e preparci alla grande battaglia che vede schierato il potere delle tenebre, Satana con tutti i suoi affiliati, contro quello della Luce….. noi tutti con gli Angeli e gli Arcangeli, la Regina delle Vittorie e San MIchele in testa. Questo non ci impedisce, per quello che potremo fare, di continuare anche a scrivere per tenere desti gli animi di chi altrimenti si sentirebbe già sconfitto. 

    "Exsurge Domine,

    defende causam tuam!

    Ecclesiam tuam!".  

    S. Gregorio Magno

    Supplicava  Papa San Gregorio Magno ancora nel lontano 500 circa davanti all'avanzare di calamità su tutti i fronti.  Impariamo a combattere e a pregare anche dall'esempio dei nostri grandi Santi. Sursum corda! Christus vincit! E allora finalmente potremo godere della Vera Pace,  non di quella falsa che vuole proporci il mondo a forza di compromessi, e della vera gioia su questa terra e poi nell'eternità.

    Patrizia Stella / Redazione Qui Europa (Copyright © 2016 Qui Europa) 

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    Venerdì, Febbraio 5th, 2016 – di Federico Michielan  –  Redazione Qui Europa, Federico Michielan, Dittatura del relativismo, ddl Cirinnà, matrimonio, non è un diritto, omosessuali, principali obiezioni,  omofobi, seconda obiezione, il matrimonio è una cosa che ha senso solo tra un uomo e una donna, maternità surrogata, adozione semplice, adottare, discriminazione basata non sulla natura dell’istituto, sesso dei coniugi, Luciano Mola, Avvenire, regolamento anagrafico del 30 maggio 1989, legge n.91 del 1 […]

    Riflessioni fuori dal coro sui cosiddetti “diritti civili” – Prima Parte

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    Giovedì, Febbraio 4th, 2016 – di Federico Michielan  –  Redazione Quieuropa, Redazione Qui Europa, Federico Michielan, Dittatura del relativismo, ddl Cirinnà, Family Day 2016, Matrimonio gay, organi mainstream, associazioni gay, Voting Rights Act, diritto di voto, matrimonium, mater e munus, compito,  generare i figli, sostenere economicamente la famiglia, Il fine del matrimonio, liberorum procreandorum causa, procreazione, Modestino, coniunctio maris et feminae et consortium omnis vitae, divini […]

    L’amore ai tempi dell’Apostasia

    L’amore ai tempi dell’Apostasia

    Sabato, Giugno 20th, 2015 – di Chiara Mangolini –  Redazione Quieuropa, Chiara Mangolini, l'amore ai tempi dell'apostasia, precetti della Chiesa, Confessione, amore mordi e fuggi, consumare senza regole, Lucignolo, Cantico dei Cantici, forte come la morte è l'amore  Società e Costume – viaggio low cost… del sentimento L'amore ai tempi dell'Apostasia Ai tempi dell'Apostasia l'amore è un concetto […]

    Satana e la distruzione del Cristianesimo, dalla visione di Leone XIII ad oggi

    Satana e la distruzione del Cristianesimo, dalla visione di Leone XIII ad oggi

      Mercoledì, Febbraio 3rd, 2016 – di Arrigo Muscio, Introduzione di Sergio Basile –  Redazione Quieuropa, Arrigo Muscio, Sergio Basile, Cristianesimo, Genitori Cattolici, Satana, Censura, attacco al Cristianesimo, Papa Leone XIII, La distruzione della Chiesa, Dialogo tra Gesù e satana, Anna Caterina Emmerick, regimi comunisti, svuotamento del Vangelo  Satana e la distruzione del Cristianesimo, dalla visione di Leone XIII ad […]

    San Pio X – Sugli errori del Modernismo – 1

    San Pio X – Sugli errori del Modernismo – 1

     Giovedì,  Marzo 5th/ 2015 – A cura della Redazione  – Redazione Quieuropa, San Pio X, Concilio, errori del modernismo, Pascendi Dominici Gregis  San Pio X – Sugli errori del Modernismo – 1 Pascendi Dominici Gregis – Lettera enciclica del sommo Pontefice Pio X, anti-modernista – Prima Parte LETTERA ENCICLICA – PASCENDI DOMINICI GREGIS DEL SOMMO PONTEFICE PIO X AI VENERABILI FRATELLI […]

    1870 – I congressi e la risposta dei cattolici alle persecuzioni dello stato giudaico-massonico liberale

    1870 – I congressi e la risposta dei cattolici alle persecuzioni dello stato giudaico-massonico liberale

    Martedì, Giugno 16th, 2015 – Redazione "Qui Europa" e Giuseppe Federici  –  tratto dal seminario di studi di Don Francesco Ricossa "i cattolici contro lo stato massonico: l'opera dei congressi (1870 – 1904)" Redazione Quieuropa, Giuseppe Federici, Don Francesco Ricossa, i cattolici contro lo stato massonico, l'opera dei congressi, liberalismo e massoneria, Giordano Bruno filosofo di riferimento della Massoneria, movimento […]

    Direttive del Gran Maestro della Massoneria ai Vescovi cattolici massoni, per distruggere la chiesa cattolica

    Direttive del Gran Maestro della Massoneria ai Vescovi cattolici massoni, per distruggere la chiesa cattolica

    Giovedì,  Aprile 23rd/ 2015       – Don Luigi Villa – Tratto da "La Massoneria e la Chiesa Cattolica" – Redazione Quieuropa, Din Luigi Villa, Massoneria, Chiesa Cattolica, Piano massonico, Satana, Direttive del Gran Maestro ai vescovi cattolici massoni, Ecumenismo e dissacrazione dell'Eucarestia, Divieto per liturgia latine e velo per le donne, Liturgia: vietate di inginocchiarsi e introducete chitarre, tamburi, Desacralizzazione dei canti […]

     

     

  • Oltre Brexit – Tanta euforia per cosa? – Seconda Parte

    Oltre Brexit – Tanta euforia per cosa? – Seconda Parte

    Venerdì,  24 Giugno/ 2016

     – di Sergio Basile –

    Bruxelles. Sergio Basile, Camera dei Comuni, Brexit, UE, Europa, Bbc, BCE, City, Partito Conservatore inglese, Gran Bretagna, Unione Europea, David Cameron, Impero Commonwealth, moneta debito  

    Oltre Brexit – Tanta euforia per cosa? – Seconda Parte

    Tanta illogica euforia per Brexit: l'UK esce dalla gabbia

    che essa stessa a contribuito a creare e di cui ha

    ben salde le chiavi. Cosa ci aspetta?

     

    di Sergio Basile

    BREXIT - CAMERON - AURITI

     Brexit – Il giorno dopo                                                                                      

    Bruxelles, Londra – di Sergio Basile  La Gran Bretagna ha scelto la Brexit e subito il popolo anti-Ue, di pancia, stamane ha "giustamente" esultato. Ma per cosa la maggior parte degli antieuropeisti dovrebbe esser tanto feliceCosa cambia in concreto negli equilibri di potere dei piani alti della piramide? Beh, quasi nulla.. e vedremo perché. Anzi! Il leader storico degli euroscettici dell'Ukip, Nigel Farage – fratello di un noto speculatore finanziario della City… per intenderci – si è subito lasciato andare in una pirotecnica esplosione di dichiarazioni, manifestando la propria incontenibile gioia per il successo degli anti-europeisti. Eppure l'uscita dell'UK dalla UE, era un'ipotesi ben accolta anche presso larghi settori di punta della piramide di potere della City of London, malgrado le dichiarazioni di facciata e le chiacchiere della stampa allineata. Certo, un segnale chiaro di odio per l'eurogabbia c'è stato, ma il quadro è più complesso di ciò che vogliono farci credere. "Questa è l'alba di un Regno Unito indipendente, oggi è il nostro Independence Day, è arrivato il momento di liberarci da Bruxelles": questo il ritornello di Farage. Ma sappiamo benissimo che le cose non stanno proprio così. Quando mai Londra, in concreto, è stata dipendente da Bruxelles e Francoforte? Non scherziamo!!

     Padroni e servi                                                                                                     

    Certo, euforia a parte, da una prima sommaria analisi, l'Unione Europea sembra la vera sconfitta morale delle consultazioni. Ma forse si dimentica il dato essenziale, cioé che l'UE è fatta per i servi, non per i padroni. Infatti, come ribadito dal sottoscritto anche in altre sedi, la radice del problema non consta nell'appartenenza o meno, di facciata, all'Unione europea da parte dei britannici; il vero problema, piuttosto, è l'adesione "indiretta" alla moneta-debito chiamata euro.  Chi ha di fatto il controllo dell'euro? Non è forse l'impero anglofono? Ovviamente l'euro, moneta distruttiva per la maggior parte delle economie europee, specie per quelle dei paesi cattolici del Sud Europa, torna utilissima agli speculatori della City che, da sempre, si arricchiscono e controllano il continente, e non solo finanziariamente, proprio giocando sul debito e sull'acquisto dei titoli di stato dei paesi colpiti maggiormente dalla ghigliottina dello spread e dall'usura europeista (cosiddetti PIGS – maiali…). Anche per questo il Regno Unito, storicamente cuore dell'impero Commonwealth e delle forze anti-cattoliche (giudeo-massoniche e protestanti) come insegnò, tra l'altro, il grande professor Giacinto Auriti (Sete di Giustizia e Sovranità – Auriti, il Commonwealth e la Moneta Debito), si è ben guardata, negli anni, ad aderire direttamente ad una moneta unica concepita per il controllo e la sottomissione dei popoli dei paesi "rivali". L'UK, dunque, si è sempre defilata dal subire i devastanti effetti dell'euro, in quanto espressione della vera élite mondialista che domina il pianeta.

    BREXIT - CAMERON - AURITI

     L'UK fuoriesce dalla gabbia di cui ha le chiavi                                             

    L'Ue è e resta, malgrado le facili euforie, una ricetta "prelibata" – al veleno – destinata a soli pochi "privilegiati". Come dire, una bella torta al cianuro, destinata ai soliti "maiali". Quindi il vero punto non è tanto quello di esultare per i padroni che escono, quanto studiare vere ricette di salvezza per i "servi" che restano. L'egemonia totale sulle teste e sulle famiglie degli europei che restano nella "Gabbia", Brexit o non Brexit, è di fatto esercitata dallo strapotere riconosciuto alle banche centrali (es.: BCE) e al grande cuore finanziario dell'impero Commonwealth: la City of London, motore di quel movimento ideologico-religioso chiamato "British Israel" (1) e della correlata corrente filo sionista chiamata anglo-israelismo. Questi sono i grandi temi dei quali dovrebbero occuparsi i popoli. Io personalmente non mi sento di esultare più di tanto per un biscottone preconfezionato che ha un insopportabile profumo di stantio… Anzi, fossi negli anti-europeisti euforici (pue essendo un profondo anti-europeista) inizierei seriamente a preoccuparmi, perché evidentemente qualcosa di pesante e "puzzolente" è nell'aria. Ricordiamo che oggi fuoriesce il Regno Unito dall'UE, non l'Italia. Ricordiamolo bene! Fuoriesce il Paese che ha colonizzato – e continua a farlo con la moneta, il terzo azioniariato in BCE e la City – l'Europa e il mondo intero. I dominatori dell'Europa e del Commonweath, di cui tutto il mondo è espressione e colonia monetaria, escono dall'Ue. E allora?

    (1) Vedi qui British Israel, Ecumenismo e Protestantesimo – 1

                              British Israel, Ecumenismo e Protestantesimo – 2

    La grande eresia – Commonwealth, moneta e giudaizzazione delle nazioni – 1

    BREXIT - CAMERON - AURITI

     La gabbia è fatta per i servi                                                                               

    La gabbia è fatta per i servi, non per i padroni. Noi tutti – miracoli a parte – siamo e resteremo colonia monetaria anglo-americana, e TTIP e TISA, in aggiunta, sono alle porte (2). Ora, con Brexit, ovviamente Sua Maestà e i suoi sudditi non ne godranno le "dolci primizie". Cioé, probabilmente, non godranno del gusto di quelle profumate bacche avvelenate dagli OGM, ecc.., destinate al "resto dell'Antico Continente", quello di serie B, di cui fa parte anche l'anglo-ItaliaNon comprendo francamente tutta questa euforia per Brexit e per un dato strategico ben acquisito ed, evidentemente, meditato da tempo. Non scordiamoci, tra l'altro, che noi siamo "il Bel Paese dove lo Yes suona".  Gli "euforici della democrazia" le vere ragioni della Brexit temo che le comprenderanno solo nei prossimi mesi, e a farne le spese non saranno di certo né il fratello di Farage, né gli altri speculatori della City. Né tantomeno la Regina e i suoi fedeli cortigiani. God Save the Queen! (Sic!). God Save Nigel Farage (Sic!).

    (2) Vedi qui 

    TTIP e TISA: i trattati Usa-Ue che uccidono la politica e la sovranità – 1 

    TTIP e TISA: annullamento totale della volontà popolare e legalizzazione del crimine – 2

     

    Sergio Basile – Presidente "Sete di Giustizia" (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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      Oltre Brexit – Prima Parte                                                                                          

    Oltre Brexit – il vero nodo da sciogliere tra Bruxelles e Londra – Prima Parte

    Oltre Brexit – il vero nodo da sciogliere tra Bruxelles  e Londra

    Martedì,  Febbraio 23rd/ 2016  – di Sergio Basile – Bruxelles. Camera dei Comuni, Boris Jo nson, Europa, Bbc, Partito Conservatore inglese, Gran Bretagna, Unione Europea, David Cameron, Impero Commonwealth, moneta debito   Oltre Brexit – il vero nodo da sciogliere tra Bruxelles e Londra Impero Commonwealth e colonie monetarie: quel che Cameron non dice   di Sergio Basile  Brexit – Domani il Parlamento Europeo pone la […]

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      Allegati – Articoli Consigliati                                                                                    

    La grande eresia – Commonwealth, moneta e giudaizzazione delle nazioni – 1

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    Sabato, 4 Giugno/ 2016    –  di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Sete di Giustizia, Giacinto Auriti, Repubblica dell'usura, Valori cristiani, ebraicizzazione della società, protestantesimo, Banca d'Inghilterra, Diego Fusaro, causa ebraica, Cardinal Ratzinger, eresia giudeo-protestante, Test Act, L'Etica Protestante e lo Spirito Capitalismo, Max Weber, Protestantesimo  La grande eresia –  Commonwealth, moneta e giudaizzazione delle nazioni – I Parte Londra & dintorni – L'intreccio […]

    Italia, il Bel Paese dove lo Yes suona

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    Lunedì, 6 Giugno/ 2016 – di Roberto Pecchioli  –  Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Roma, neologismi anglofoni, week end, Champions League, streaming, Pay-tv,  job act, rating, fiscal compact, election day, smartphone, short message system, card, ticket, stepchild adoption, gender, e-learning. computer, email, media, news ,  fiction, spot, esterofilia nazionale, ignoranza modaiola travestita da modernità, colonialismo anglofono  Costume / Colonialismo anglofono e smontaggio della lingua italiana Italia, il Bel Paese dove lo Yes suona Lo spirito dei colonizzati, […]

    Rubrica – Sete di Giustizia e Sovranità – Auriti, il Commonwealth e la Moneta Debito

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    Venerdì, Luglio 19th/ 2013 – di  Gerardo Campagna – Rubrica, Sete di Giustizia e Sovranità – Giacinto Auriti, Sete di Giustizia, Sovranità monetaria, Le Tre tentazioni di Satana, Deserto, Gesù Cristo, Satana, Moneta Debito, Commonwealth, Imperialismo, Dominio Globale, Svizzera vige la regola di essere ad un tempo “banchieri” e “protestanti”, Svizzera, Eucarestia, Sostituzione della religione col potere politico, […]

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    Martedì,  Aprile 14th/ 2015 – di Sergio Basile – Redazione Quieuropa,  Nuovo Ordine Mondiale, British Israel, Ecumenismo e Protestantesimo,  Giudeo-Massoneria, minando la cultura cristiana, unità "spirituale" delle chiese a livello mondiale, ecumenica, Fratellanza Mondiale, messaggio eucaristico e salvifico del Cristo, regno di Dio sulla terra, Richard Brothers, John Wilson, Lady Diana, Royal Family, Principe di Galles,  Rabbi Jacob Snowman, comunità giudeo-britannica, re britannici, Stato di Israele. La madre della […]

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    Giovedì,  Aprile 30th/ 2015 – di Sergio Basile – Redazione Quieuropa,  Nuovo Ordine Mondiale, British Israel, Ecumenismo e Protestantesimo,  Giudeo-Massoneria, minando la cultura cristiana, unità "spirituale" delle chiese a livello mondiale, ecumenica, Fratellanza Mondiale, messaggio eucaristico e salvifico del Cristo, regno di Dio sulla terra, visione razzista ed élitaria del popolo di Dio, William Smith, Epiphanius, la Provvidenza ha scelto come guida il popolo nordico, falsa e strumentale filantropia, falce […]

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    Giovedì, 7 Aprile/ 2016    – di Roberto Pecchioli – Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, TTIP e TISA, trattati Usa-Ue, politica e sovranità, Macchinazioni globali, sinedrio comunitario, assoluta segretezza, epurazione di mercato, abbandono massivo delle campagne,  salute sotto scacco, produzione e prezzi nel caos, schiavitù di massa plirusettoriale, trattato transatlantico di partenariato sul commercio e gli investimenti, Unione Europea,  liberalcapitalismo, social-comunismo  TTIP e TISA: i trattati Usa-Ue che uccidono la politica e la sovranità […]

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      Lunedì, Marzo  2nd / 2015       – di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Parlamento Europeo, David Sassoli, Debito, Risparmio, PD, documenti e scartofie, Bruxelles, Strasburgo, Moneta Debito, Interessi passivi, popoli soggiogati dal debito, guerra usurocratica contro i popoli  Parlamento europeo: i paradossi della propaganda sui "risparmi" di spesa  PE, Sassoli: risparmiamo sulle scartoffie. E su spread e […]

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    Sabato, Febbraio 28rd / 2015       – di Sergio Basile / Redazione Qui Europa, Sete di Giustizia – Redazione Quieuropa, Sete di Giustizia, Giacinto Auriti, Moneta debito, Mario Draghi, BCE, Quantitative Easing, Parlamento Europeo  Draghi al PE – Quantitative Easing e Unione Bancaria Accentramento – Draghi annuncia la trionfale  Unione Bancaria per Aprile L'audizione di Mario Draghi […]

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    Mercoledì, Gennaio 14th / 2015     – di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Sergio Basile, usura monetaria, Giacinto Auriti, Matteo Renzi, Giorgio Napolitano, Dimissioni, Quirinale, Presidente della Repubblica Italiana, Semestre italiano di Presidenza dell'UE, cavallo di troia, disoccupazione, esodo dei giovani italiani all'estero in cerca di lavoro, pesi di coscienza, giudeo-massoneria, spread e rating  L'addio dei Correligionari […]

    Quello che non ci hanno detto sulle Europee 2014

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    Europeismo, Federalismo e Mondialismo: facce della stessa medaglia

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    Sabato,  Gennaio 16th/ 2016  – di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Bruxelles, Europarlamento, estremismo, mobilità dei giovani e degli insegnanti, uso sistematico della cultura, programmi di sviluppo esterni, valori fondamentali comuni, cittadinanza attiva sin dalla giovane età,  sfide della migrazione, integrazione, discriminazione dei diritti dei cittadini europei ed italini, la politica non esiste più, difesa della famiglia, persona umana, feto, dignità economica e sociale della persona, […]

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    Mercoledì, Maggio 27th, 2015 – Redazione Qui Europa –  Redazione Quieuropa,  Parlamento Europeo, Bruxelles, Ue, emissione monetaria a debito, iper immigrazione di massa, oro carta, BCE, vero sviluppo di una nazione, G 7, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti, mondialismo, propaganda  Sviluppo e tutela ambientale – L'UE verso il G7 dei paradossi Oggi, Mercoledì 27 Maggio, i deputati […]

    Unione Bancaria: Parlamento Europeo approva nomine membri Comitato di risoluzione unico

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    Mercoledì,  Dicembre 17th/ 2014     – di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Unione Bancaria, Parlamento europeo, impero europeo del debito, Bruxelles, Francoforte, risoluzione, single resolution board,Elke König (DE) per la posizione di Presidente; Timo Löyttyniemi (FI) per la posizione di vicepresidente; Mauro Grande (IT); Antonio Carrascosa (ES); Joanne Kellermann (NL); Dominique Laboureix  Unione Bancaria: Parlamento Europeo approva nomine membri Comitato di […]

  • No all’utero in affitto: l’Europa è d’accordo. E ora che non è un diritto di libertà e di civiltà?

    No all’utero in affitto: l’Europa è d’accordo. E ora che non è un diritto di libertà e di civiltà?

    Giovedì, Marzo  17th/ 2016   

    – di Padre Giacobbe Elia –

    esorcista incaricato per la Diocesi di Roma dal 1987, 

    sacerdote, discepolo del Servo di Dio, Padre Candido Amantini

    Redazione Quieuropa, Padre Giacobbe Elia, utero in affitto, Europa, diritto, Consiglio d'Europa  

    No all'utero in affitto: l'Europa è d'accordo. E ora

    che non è un diritto di libertà e di civiltà?

    La Commissione affari sociali dell’Assemblea parlamentare del 

    Consiglio d’Europa ha bocciato la mozione sulla maternità

    surrogata presentata da Petra de Sutter

     

    di Padre Giacobbe Elia, 

    esorcista incaricato per la Diocesi di Roma dal 1987, 

    sacerdote, discepolo del Servo di Dio Padre Candido Amantini

    utero in affitto - consiglio d'europa

     Consiglio d'Europa: no alla maternità surrogata                                         

    Roma, Strasburgo   – di Padre Giacobbe Elia  – Con un solo voto di scarto tra oppositori e fautori (16 voti contrari e 15 favorevoli), il 15 marzo la Commissione affari sociali dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (1) ha bocciato la mozione sulla maternità surrogata presentata da Petra de Sutter, che avrebbe aperto le porte alla legalizzazione di una forma spietata di sfruttamento, implicando l’acquisto del corpo di una donna da parte di una ricca coppia che diventa così genitrice di un bambino che non ha concepito. La deputata belga chiedeva infatti ai governi dei 47 Stati membri del Consiglio di accettare la strada della “regolamentazione internazionale” di questa pratica. Grazie a Dio, ci si è però resi conto che il successo della sua proposta avrebbe comportato un’evidente violazione dei diritti del bambino e uno sfruttamento del corpo delle donneNel Consiglio d’Europa è prevalsa una maggioranza risicata, ma è doveroso sottolineare che la deputata belga è stata nominata relatrice nonostante un palese conflitto di interessi, praticando lei stessa la maternità surrogata nella sua clinica in Belgio! Il testo da lei proposto condannava genericamente la maternità surrogata commerciale, ma prevedeva la legalizzazione di quella fatta sotto forma di “donazione”, senza scambio di denaro. È apparso però chiaro che qualsiasi legalizzazione dell’utero in affitto avrebbe di fatto comportato la riduzione della donna e del bambino a meri strumenti in mano ai più abbienti. Forse – dico forse – anche per questo si è scelto di discutere a porte chiuse un tema così sensibile, nonostante l’aperta contrarietà della Federazione Europea dell’Associazione Famiglie Cattoliche; la cui mobilitazione, trasversale ai funesti schieramenti politici e ideologici, è stata senza dubbio determinante al successo di questa battaglia combattuta a favore delle donne più povere e dei nascituri più indifesi.

    (1) Il Consiglio d'Europa è un'organizzazione internazionale protesa, almeno per statuto, alla "ricerca di soluzioni ai problemi sociali in Europa" e fondata il 5 maggio 1949 con il Trattato di Londra. Esso conta oggi 47 stati membri. La sede istituzionale è a Strasburgo, in Francia, nel cosidddetto Palazzo d'Europa

    utero in affitto - consiglio d'europa

     
     Un curioso paradosso                                                                                        
     
    In questi ultimi anni assistiamo ad un curioso paradosso, che vede molti impegnati a rivendicare con forza questa pratica quasi come un diritto di libertà e di civiltà, senza rendersi conto che questa possibilità ha dei costi così elevati da essere preclusa ai più e concessa solo a pochi ricchi, realizzando quel terribile processo di eterogenesi dei fini denunciato da Augusto Del Noce. Lo ha capito l’India, un paese povero, che ha deciso almeno d’impedirne il ricorso alle coppie straniere. Al contrario, nei mitici USA, l’anno scorso alcune grandi aziende hanno pagato le dipendenti perché congelassero i loro ovuli e rimandassero la maternità (il nostro futuro) dopo i 40 anni. Il profitto, immediato e cieco, prima di tutto! L’utero in affitto viene maliziosamente presentato come un dono generoso che una donna fa a chi non può procreare (vedi qui Marxismo e Nuovo Disordine Familiare). Ma non è così. Nessuna donna può lasciarsi strappare il frutto delle sue viscere senza dolore, perché lei con quella creatura di cui ancora non conosce il volto ha già stabilito una relazione vitale.
     
    utero in affitto - consiglio d'europa
     
     Una falsa libertà                                                                                                  
     
    L’utero in affitto (pratica che affonda le sue radici nell'hu,us ideologico della Scuola di Francoforte – Ndr – vedi qui La Scuola di Francoforte: la congiura della corruzione – Prima Parte e qui La Scuola di Francoforte: dalle droghe al gender – Seconda Parte) è un triste mercato di donne sfruttate, aperto, per lo più, a ricche coppie omosessuali dell’Occidente opulento. Difende l’utero in affitto chi si è convinto o si è arreso all’idea che la nostra storia sia regolata soltanto dall’onnipotenza del mercato e dal suo potere d’acquisto, ormai emancipato da ogni regola morale, comprese quelle iscritte indelebilmente dal Creatore nella nostra natura. Così l’uomo finisce per illudersi di essere lui il legislatore di se stesso, al di là del bene e del male, e s’incammina sulla via della morte dopo aver ucciso in se stesso il Dio che gli ha dato la vita e si è fatto sua Via.  E in nome di questa falsa libertà, rivendicata come una conquista, si porta a compimento quell’eterogenesi dei fini che ha servito durante la sua vita. “Signore, libera la mia vita dalle labbra di menzogna, dalla lingua ingannatrice” (Sal 120,2). “Anche dall’orgoglio salva il tuo servo perché su di me non abbia potere; allora sarò irreprensibile,  sarò puro dal grande peccato” (Sal 19,14).
     

    Padre Giacobbe Elia (Copyright © 2016 Qui Europa)

    esorcista incaricato per la Diocesi di Roma dal 1987, 

    sacerdote, discepolo del Servo di Dio Padre Candido Amantini

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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  • Oltre Brexit – il vero nodo da sciogliere tra Bruxelles  e Londra

    Oltre Brexit – il vero nodo da sciogliere tra Bruxelles e Londra

    Martedì,  Febbraio 23rd/ 2016

     – di Sergio Basile –

    Bruxelles. Camera dei Comuni, Boris Jo nson, Europa, Bbc, Partito Conservatore inglese, Gran Bretagna, Unione Europea, David Cameron, Impero Commonwealth, moneta debito  

    Oltre Brexit – il vero nodo da sciogliere tra Bruxelles

    e Londra

    Impero Commonwealth e colonie monetarie: quel che

    Cameron non dice

     

    di Sergio Basile

    BREXIT - CAMERON - AURITI

     Brexit – Domani il Parlamento Europeo pone la questione                      

    Bruxelles, Londra – di Sergio Basile  Domani, mercoledì 24 Febbraio, presso l'Eurocamera,deputati porranno la questione sulla cosiddetta "Brexit", cioè sulla fuoriuscita del Regno Unito di Sua Maestà dall'Ue, discutendo in merito all'esito del summit del 18 e 19 febbraio con Donald Tusk (presidente del Consiglio Europeo) e Jean-Claude Juncker (presidente della Commissione europea). Intanto David Cameron – portavoce di un paese imperiale, che assieme alla Germania domina di fatto la cosiddetta "Europa" – nelle scorse ore ha illustrato al Parlamento inglese i termini dell'accordo strategico raggiunto a Bruxelles. Ovviamente, per avere un quadro chiaro su quanto accade veramente, non bisogna mai perdere di vista il fatto che l'UK sia uno dei paesi egemoni a livello planetario, ben rappresentato dal suo cuore finanziario: la City.

     Dominio anglo-tedesco sull'Europa dei popoli (cattolici e non)              

    "L'UK partecipa (convenientemente – Ndr) a quella parte di Unione che funziona per noi – ha ribadito Cameron – portandosi fuori  da ciò che non interessa, come l'euro".  Ciò accade nel giorno in cui il mondo bancario britannico (1) promuove una stretta campagna contro l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. In tal sede è doveroso sollevare alcune obiezioni sia all'indirizzo di Cameron, che contro gli intellettuali che credono che la radice del problema sia l'appartenenza o meno, di facciata, all'Unione europea da parte dei britannici. Il problema, piuttosto, è l'adesione alla moneta-debito chiamata euro.  Ovviamente l'euro, moneta distruttiva per la maggior parte delle economie europee, specie di quelle dei paesi cattolici del Sud Europa, torna utilissima agli speculatori della City che, da sempre, si arricchiscono e controllano il continente, e non solo finanziariamente, proprio giocando sul debito e sull'acquisto dei titoli di stato dei paesi colpiti maggiormente dalla ghigliottina dello spread e dall'usura europeista (cosiddetti PIGS – maiali…). Anche per questo il Regno Unito, storicamente cuore dell'impero Commonwealth e delle forze anti-cattoliche (giudeo-massoniche e protestanti) come insegnò, tra l'altro, il grande professor Giacinto Auriti (Sete di Giustizia e Sovranità – Auriti, il Commonwealth e la Moneta Debito), si guarda bene dall'aderire ad una moneta unica concepita per il controllo e la sottomissione dei popoli dei paesi "rivali".

    (1) incarnato proprio dalla City of London

    BREXIT - CAMERON - AURITI

     Sul futuro di Londra                                                                                          

    "Il Regno Unito – ha dichiarato nelle scorse ore Cameron presso la Camera dei Comuni – è già un grande Paese, ma può essere ancora più grande all'interno dell'Unione europea". Godendo cioé – leggiamo tra le righe – dei soli onori, e non degli oneri. "Lasciare l'Europa – secondo il premier – sarebbe un «grande salto nell'ignoto» e «minaccerebbe la sicurezza economica e nazionale del Regno Unito». Dunque, se con il referendum del prossimo 23 giugno i britannici dovessero votare per l’exit dall'UE, secondo Cameron essi perderebbero l'accesso al mercato unico e la scelta segnerebbe una decisione vitale per il futuro di Londra. "Se vuoi guidare l'Europa devi starci dentro – ha dichiarato – se invece vuoi essere guidato dall'Europa, sei libero di fare come la Norvegia, che non appartiene all'Ue ma ne subisce le normative".

     Come una torta al veleno                                                                                  

    Ciò che Cameron non dice, però, è che l'euro – vero ago della bilancia dell'usurocrazia europeista – è una ricetta "prelibata" destinata a soli pochi privilegiati. Come dire: una bella torta al veleno, destinata ai soliti "maiali". Quindi il vero punto – stando fuori dalla moneta unica, come di fatto accade per il Regno Unito – non è tanto quello del decidere se stare dentro o fuori l'UE, quanto quello di far capire agli europei che l'egemonia totale sulle loro libertà è di fatto esercitata dallo strapotere riconosciuto alle banche centrali (es.: BCE) e al grande cuore finanziario dell'impero Commonwealth: la City of London, cuore finanziario e motore di quel movimento ideologico-religioso chiamato "British Israel" (vedi qui British Israel, Ecumenismo e Protestantesimo – 1 e qui British Israel, Ecumenismo e Protestantesimo – 2) e della correlata corrente filo sionista chiamata anglo-israelismo. Questi sono i grandi temi dei quali dovrebbe occuparsi l'Europarlamento di Bruxelles, se fosse davvero libero, neutrale e proteso a fare gli interessi reali di 530 milioni di europei, appartenenti all' "Unione". Ma questa è solo una "bella" favola…

    Sergio Basile – Presidente "Sete di Giustizia" (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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