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Categoria: Statistiche & Indagini Nazionali

  • L’Italia dell’ISTAT – Spezzata la catena di trasmissione della Civiltà: urge Controrivoluzione culturale

    L’Italia dell’ISTAT – Spezzata la catena di trasmissione della Civiltà: urge Controrivoluzione culturale

    Lunedì, 11 Aprile/ 2016   

    – di Roberto Pecchioli –

    Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Istat, Controrivoluzione culturale,  diminuiscono le nascite, 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo, furti e rapine, Beppe Niccolai, Prodotto Interno Lordo, Thelma e Louise, le nude cifre dell’Istat, Ugo Foscolo, Woody Allen, genitorialità, catena di trasmissione 

    L’Italia dell’ISTAT – Spezzata la catena di trasmissione

    della Civiltà: urge Controrivoluzione culturale

    Hanno allentato la catena di trasmissione: quella tra le generazioni,

    quella della civiltà, della cultura, dell’amore di sé

     

     di Roberto Pecchioli

    istat - primavera 2016 - italia

     Istat – Una fotografia raccapricciante                                                           

    Roma   di Roberto Pecchioli  A Primavera tornano le rondini e torna la pubblicazione annuale dell’Istat, intitolata ottimisticamente “100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”. Ottimisticamente, perché i dati raccolti dall’istituto non sembrano interessare nessuno, a parte il primo giorno, con gli articoli dei quotidiani ed  i servizi delle televisioni generaliste. Soprattutto, non destano un dibattito culturale vero, né tantomeno, vengono analizzati da chi dirige il Paese. Lo chiamiamo così’ anche noi, oggi, poiché Patria è troppo impegnativo. La fotografia dell’Istat è impietosa: diminuiscono le nascite, meno di mezzo milione nel 2015, ed è il dato più basso dall’unità nazionale, 155 anni fa: 1,37 figli per donna in età fertile (solo l’indice tedesco è più basso) e ci vuole una media di 2,1 per garantire il ricambio generazionale. Ci si sposa pochissimo, solo 3, 2 matrimoni ogni mille abitanti. I giovani sono ampiamente superati, in numero, dagli anziani, 100 contro 157, ed è un dato impressionante. Si campa abbastanza a lungo, 80 anni gli uomini, 85 le donne, ma c’è una certa diminuzione della speranza di vita rispetto agli anni scorsi. Gli stranieri, che contribuiscono alle nascite con percentuali ormai a due cifre quasi dappertutto, sono cinque milioni, tanti quasi i disoccupati. Il loro numero è aumentato anche nel 2015, pur se l’aumento è il più contenuto da molti anni (55.000). Un dato raccapricciante è costituito dal numero – 2,3 milioni- e dalla percentuale (25,7 %) dei giovani che non studiano e non lavorano, oggi classificati con l’acronimo NEET  (non impegnati nel lavoro, nello studio e che non ricevono formazione).

     Una generazione perduta… parola di Mario Draghi                                   

    Una generazione perduta, afferma pensoso Mario Draghi, che, essendo banchiere, farebbe meglio a chiedersi quali siano le responsabilità della classe dirigente di cui egli è simbolo, che precarizza, flessibilizza, non fa credito, e fornisce un’istruzione da terzo mondo, con l’inflazione delle lauree brevi  e dell’ignoranza lunga. Non a caso, si leggono  pochissimi quotidiani ed ancor meno libri che non siano, così spesso, i cosiddetti “libroidi” scritti, o almeno firmati, dai personaggi dello sport o dello spettacolo. In compenso si divorzia molto, 8,6 divorzi ogni diecimila abitanti e si è vittime di tanti furti e rapine che spesso non si fa neppure più denuncia. Il Prodotto Interno Lordo pro capite segnala un divario Nord Sud che aumenta e che si avvicina al 50%Questa è la fotografia, e del resto un istituto di statistica ha l’unica funzione di fornire dati, cifre, percentuali. Per valutare , progettare rimedi, imprimere svolte, dovrebbero scendere in campo altri. E questo è, purtroppo, il punto.

     Governo – Non esiste una idea di "bene comune" e "futuro"                     

    Il livello delle nostre classi dirigenti è sotto gli occhi di chi riesce ancora a vedere, non solo guardare: i ministri sono in lotta tra loro, ciascuno rappresenta una lobby o un comitato d’affari, nessuno ha la sguardo rivolto al futuro, o possiede un’idea di bene comuneL’ultima che ha dovuto dimettersi, la dottoressa Guidi, titolare dello Sviluppo Economico, ceto dirigente dalla nascita, in quanto figlia dei titolari dell’industria Ducati, la quale, tanto per contribuire alla ricchezza nazionale, è una di quelle che ha delocalizzato produzioni in Romania. La bella signora avrebbe fornito informazioni d’ufficio riservate al suo “compagno”, un imprenditore di quelli che alcuni anni fa vennero definiti “furbetti del quartierino”. Messa alle strette, ha affermato che costui è “solo” il padre di suo figlio. C’è tutta l’Italia di oggi, nella signora ministra ( si deve dire così….). Brigano sin dall’adolescenza per incarichi dirigenziali, si laureano magna cum laude con l’aiutino, vivono nell’arroganza, la loro vita sentimentale è variabile come il tempo d’aprile, e poi, quello è solo il padre di mio figlio…

    istat - primavera 2016 - italia

     A bordo di un treno che corre verso un burrone e senza macchinista    

    Un maestro della mia generazione politica, Beppe Niccolai, ci ammoniva a non guardare alla realtà con le categorie della sociologia, ma con quelle della storia e della filosofia.  Invece, la lezione vincente resta quella di Max Weber, grande sociologo inventore dell’avalutatività come criterio di quella conoscenza, oltreché teorico del “politeismo dei valori” nelle società moderne. E sia, la sociologia, che si serve della statistica, ha il diritto di essere imparziale, secondo la prescrizione weberiana, e di classificare con cura tassonomica i dati, scomporli e ricomporli secondo modelli matematici stabiliti. Ma la scienza politica no, deve conoscere, ragionare, giudicare, progettare, organizzare. Soprattutto, deve fornire, con l’aiuto della storia , della filosofia e del comune buon senso, un giudizio di valore, a partire dal quale realizzare i correttivi per cambiare rotta. Aveva ragione Massimo Fini a definire questo tempo e le generazioni al comando come "un treno che corre senza un macchinista ( c’è il mercato…) su di un binario che si interromperà, prima o poi". A me viene in mente la celebre scena finale di “Thelma e Louise”, quando le due donne lanciano l’automobile a gran velocità e, consapevolmente , precipitano se stesse nel burrone, dopo l’avventura “on the road” con cui hanno creduto di dare un senso alle loro vite. Corriamo ridendo verso precipizi, ma nessuno si chiede se sia un bene o un male che non nascono bambini, che i matrimoni non si celebrino o durino pochissimo, che i giovani non lavorino né studino, se gli stranieri siano qui per motivi economici o per distruggere progressivamente , insieme con il mercato del lavoro, il tessuto comunitario delle nostre regioni.  Non ci chiediamo più neppure perché si abortisca, o perché si viva un po’ meno a lungo, o perché la criminalità faccia così paura. Celebriamo ogni giorno, senza saperlo, un pezzetto del nostro stesso funerale, intanto abbiamo rimosso la morte e siamo indifferenti al futuro. Se non ho figli, che mi importa del dopo? Fulminante fu la battuta di Woody Allen, ebreo, americano, progressista, cittadino della Grande Mela, dunque interprete perfetto della cosmopoli odierna: “Perché mi devo preoccupare dei posteri? Che cosa hanno fatto i posteri per me?".

     Paradossi sociali ed economici dietro la foto Istat                                      

    Comunque, pretendiamo diritti, e se conviviamo, respingiamo i doveri del matrimonio, ma rivendichiamo la reversibilità, diritti di successione ed assegni familiari. A questo si riducono, infine, le unioni civili (vedi qui Riflessioni fuori dal coro sui cosiddetti “diritti civili” – Prima Parte e qui Riflessioni fuori dal coro sui cosiddetti “diritti civili” – Seconda Parte).  I figli sono un ingombro, vanno accuditi, mantenuti, persino educati. Ah no! A quello pensi lo Stato, con le tasse che paghiamo! I vecchi sono troppi, apriamo ospizi e, soprattutto, chiamiamo eutanasia (buona morte) il diritto di toglierceli dai piedi da malati.  Poi magari spargeremo in mare le ceneri (vedi qui approfondimenti – La Massoneria vuole cremarci tutti), o le terremo sul comodino in un’urna, così il funerale costerà meno e non pagheremo sepolture. Tante cose ci dicono, a volerle ascoltare, le nude cifre dell’Istat. Ugo Foscolo ci aveva avvertito che la civiltà nacque “dal dì che nozze e tribunali ed are /dier alle umane belve esser pietose / di sé stesse e d’altrui”. Le nozze non si celebrano più, solo unioni effimere, per dividere le spese, andare in vacanza ed avere comodità nei rapporti intimi, dei tribunali non ci si fida, con molte buone ragioni, e non si denunciano più furti, rapine, malversazioni, soprattutto non si percepiscono neppure più come ingiustizia, inciviltà o degrado le mille condotte negative di ogni genere di cui siamo testimoni.  Quanto agli altari, aboliti in nome della ragione umana che tutto può, tutt’al più derubricati ad agenzia assistenziale.

     Non la nostra casa, la nostra terra, la nostra civiltà                                     

    Torniamo alla denatalità ed alla crisi drammatica dell’unione matrimoniale. Ascoltiamo distratti dati pesantissimi, e subito passiamo oltre, ci inseguono altre notizie, altre “ultima ora”. Il problema è che uguale comportamento hanno i governi e le élite culturali. L’Istat  dice bene , nel suo titolo “il paese in cui viviamo”. Niente di più: è un paese, un luogo qualsiasi, non la nostra casa, la nostra terra, la nostra civiltà. Ci viviamo e basta, trasciniamo le nostre vite qui, ma se fossimo a Oslo, Timbuctù o Giacarta sarebbe lo stesso. Uno è il mondo, questo paese (lo chiamano proprio così, nelle loro pensose intemerate, quelli “de sinistra” ,questo paese) è solo uno dei tanti: ci viviamo, ma solo per caso o per necessità, domani magari saremo a Los Angeles, beninteso dopo una vacanza a Sharm el Sheyk, terroristi permettendo. Come possiamo integrare, o almeno accogliere con la nostra dignità gli stranieri, se non vogliamo offrire un valore che ci distingua, un principio morale qualsiasi, un modello di vita che non sia quello di mangiare, bere e farsi i fatti propri?

    istat - primavera 2016 - italia

     L'Impero Mondiale del Capitale & complici istituzionali, contro vita… 

    Non ci chiediamo se sia bene o male che non nascano più figli di “questo Paese”, oggi è così, domani chissà, ci penserà qualcun altro. Se la gente non si sposa e non vuole eredi, non è solo perché la vita non è semplice: nel passato le cose andavano assai peggio, certamente leggi a favore della famiglia aiuterebbero molto, ma ciò che l’Istat non può fotografare, e la sociologia non sa indagare è che un immenso sistema di potere, la cui catena di comando è nelle solite mani sporche di finanzieri, azionisti di multinazionali e persuasori al loro servizio, è sfavorevole alla vita, alla famiglia, all’amore di sé, della Patria, delle proprie tradizioni e cose.

     Controrivoluzione culturale                                                                              

    Dobbiamo quindi ritornare senza paura a dare giudizi, ad additare colpevoli, a indicare soluzioni (vedi qui approfondimenti Controrivoluzione – La via della tradizione: tempo di agire in un ordine militante, contro l’Impero Mondiale del Capitale). E’ un male l’agonia dell’Italia, è un male terribile che si disfino le famiglie, e si ricompongano a caso, per poco tempo. E’ un male considerare l’aborto un diritto: semmai è una triste necessità in casi particolari e definiti, è un male l’orrore invincibile del nostro tempo per la sofferenza, da nascondere in appositi lazzaretti ed interrompere a richiesta, con domanda online, previa acquisizione del pin per comunicare con l’ufficio competente. E’ una terribile perdita allontanare da sé l’esperienza concreta della morte: conosco persone che non hanno neppure il coraggio di andare all’obitorio per visitare un parente od un amico morto. Proprio Massimo Fini, che pure si dichiara ateo, ha pronunciato parole semplici e concretissime, al riguardo:  morire è facile, prima o poi ci riescono tutti.  Ed è una carenza di sentimento, dunque di vita, rinunciare volontariamente all’esperienza della paternità e della maternità, che adesso chiamano, con un neologismo orribile e burocratico, “genitorialità”.

     Abbiamo allentato la catena di trasmissione della civiltà                           

    Ma un potere possente ed immenso come forse mai nella storia (ecco un altro giudizio di valore) ci vuole così. Hanno allentato la catena di trasmissione: quella tra le generazioni, quella della civiltà, della cultura, dell’amore di sé. A spezzarla definitivamente, però, ci abbiamo pensato noi, come provano le cento statistiche diramate dall’ISTAT. Spettatori annoiati, obbligati a porre sempre più in alto l’asticella delle emozioni di un attimo, senza padri, nubili, celibi, di stato libero, membri provvisori e rigorosamente part–time di legami  arcobaleno , indifferenti all’idea stessa di un Dio qualunque, senza figli, tanto al mondo alcuni miliardi di soldatini premono per essere i nostri successori a basso costo, imbottiti di medicinali e di ritrovati spesso inutili perché occorre essere, anche dopo gli ottanta, più sani e più belli. Altrimenti, non vale la pena vivere, e tutto si può risolvere con una punturina asettica, tra i camici bianchi ed i sorrisi artefatti dei psicologi di sostegno. Goethe, morendo, sembra abbia detto “Più luce” . Noi, lo certifica l’Istat nell’indifferenza dei superiori, indaffarati a fare denaro, cambiare partner che, magari, saranno solo genitori del figlio in comune, desideriamo evidentemente spegnerla la luce di questa Patria rugosa, vizza e cialtrona. Abbiamo voluto, ci hanno dato, la libertà di vivere a nostro gusto, spezzare una catena.

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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  • Università – Italia Maglia Nera. Le Promesse di Maastricht: “Ue area più competitiva al Mondo entro il 2010”

    Università – Italia Maglia Nera. Le Promesse di Maastricht: “Ue area più competitiva al Mondo entro il 2010”

    Sabato,  Aprile 13rd/ 2013 

    – di Sergio Basile 

    Unione europea, istruzione, formazione, cultura, scuola, università, abbandono degli studi, Mario Monti, Elsa Fornero, Francesco profumo, Corrado Passera, Spagna, Eurozona, Trattato di Maastricht, 1992, Romania, Bulgaria, Grecia, Schiavi sottomessi, Dati Eurostat, Ringraziamenti particolari, Zona più competitiva al mondo, terzomondializzazione dell'Europa, Terzomondializzazione dell'Italia, politiche per la Famiglia, 

    Università: Italia Maglia Nera. Le Promesse

    di Maastricht: "Ue area più competitiva

    al Mondo entro il 2010"

    Secondo Eurostat siamo gli ultimi in classifica: le promesse

    disattese del trattato di Maastricht, l'attacco mercatista e

    le responsabilità delle politiche Ue e dei partiti. 

    Politiche di assistenza alla famiglia ed alle imprese:

    vent'anni di sostanziali illusioni

     

    di Sergio Basile

    Maastricht

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Italia: c'era una volta l'istruzione e la formazione…                                         

    Bruxelles, Roma – Nelle ultimi giorni, in Italia, i dati apocalittici diffusi sul "genodidio assistito" di un esercito di oltre 4300 imprenditori – solo nel primo trimestre 2013 – trovano perfetta sintonia con un'altra strage assistita, quella riguardante l'istruzione ed il percorso scolastico di milioni di studenti, specie universitari. Il tentativo è chiarissimo, ridurre gli Italiani ad un esercito di schiavi ignoranti, poveri e sottomessi, favorendo l'emergere di una una nuova e ristretta casta dominante di ultra-protetti. Ma esaminiamo un pò di cifre: nel 2012 appena il 21,7% degli studenti universitari di nuova iscrizione ha completato gli studi e il piano di marcia previsto. Ciò non solo in seguito agli effetti diretti della crisi indotta che ha affamato le famiglie prosciugando i risparmi da destinare all'istruzione ed al futuro delle giovani generazioni, ma anche grazie all'innalzamento delle tasse universitarie. In particolare tra i fortunati (si fa per dire) riusciti a completare il travagliato e "scoraggiante"percorso universitario, Eurostat indica il 26,3% delle donne e il 17,2% degli uomini. Dato quello dell'ex "Bel Paese"che può considerarsi addirittura il peggiore dell'intera Ue: anche peggio di quello registrato in Paesi come Romania, Bulgaria e Grecia.

     Un Rigraziamento particolare…                                                                                

    Ma non eravamo un dì il Paese noto per la preparazione, l'alta formazione e competenza dei nostri giovani, specie in numerose materie di carattere scientifico e tecnico? Un grazie speciale ovviamente va a Mario Monti, Corrado Passera (ministro del Sottosviluppo Economico) e a Lady Fornero Thatcher, ministro dell'anti-welfare. Un grazie dal profondo del nostro cuore a loro (senza scordare il caro Ministro Francesco Profumo) ma anche a quanti in Parlamento (da destra a sinistra al centro) hanno contribuito ad uccidere i sogni dei nosri figli ed a terzomondializzare il paese più ricco e florido d'Europa, nonché uno dei più belli e "ricchi" al mondo. Grazie! Il tempio della cultura è diventato in pochi anni (specie nel 2012) con la scusa della "crisi internazionale" (per non dire "truffa dell'Eurozona) il non-luogo, la non-patria, insomma, la terra di nessuno. Ma un altro commosso ringraziamento – il più sincero ed affettuoso – va all'Ue di Maastricht, ed alle sue promesse non mantenute, secondo le quali entro il 2010 i Paesi aderenti al progetto chiamato "Unione europea" sarebbero dovuti diventare i protagonisti (in positivo) del terzo millennio; la speranza del "Nuovo Mondo":  partecipando attivamente alla creazione dell'area economica più competitiva e dinamica del mondo, nonché la zona con la più alta istruzione e formazione. Balle, balle, balle!

      Art. 126 di Maastricht: Illusorie Chiacchiere a profusione…                            

    Ricordiamo – per completezza – che quanto all'istruzione, proprio nel 1992 con il Trattato di Maastricht si chiuse la fase "sperimentale" e  si diede inizio a quella "legale". L'istruzione – in particolare – trovò con l'introduzione dell'art. 126 una legittimazione formale nei Trattati. Fu per l'appunto l'articolo medesimo a rendere possibile l'estensione della cooperazione comunitaria, prima limitata all'istruzione superiore e parzialmente all'istruzione professionale, a tutti i livelli di istruzione. Ma – tuttavia – l'introduzione del modello del tre più due a livello continentale, se vogliamo, non ha fatto altro che inflazionare il mercato dell'istruzione, sminuendo il valore stesso delle lauree, e aprendo i battenti al floridissimo mercato dei master di specializzazione, senza – per altro – ovviare al problema dell'occupazione, accompagnando tali sconvolgimenti epocali ad adeguate politiche di sostegno alle famiglie ed alle imprese: entrambe lasciate allo sbaraglio e per nulla coadiuvate nel loro importante dovere di compartecipazione al sano sviluppo professionale e lavorativo delle nuove leve.

     … e Promesse non mantenute                                                                                     

    Ma vediamo un pò di rinfrescarci la memoria sui favolosi e miracolistici propositi profetizzati in tempi non sospetti dai padrini del trattato nel 1992. L'azione della Comunità – secondo i Padri nobili del Trattato –  sarebbe dovuta essere indirizzata al raggiungimento dei seguenti obiettivi: 1) sviluppare la dimensione europea dell'istruzione, segnatamente con l'apprendimento e la diffusione delle lingue degli Stati membri; 2) favorire la mobilità degli studenti e degli insegnanti (?), promuovendo fra l'altro il riconoscimento accademico dei diplomi e dei periodi di studio; 3) promuovere la cooperazione tra gli istituti d'insegnamento; 4) sviluppare lo scambio di informazioni e di esperienze sui problemi comuni dei sistemi di istruzione degli Stati membri; 5) favorire lo sviluppo degli scambi di giovani e di animatori di attività socio educative; 6)  incoraggiare lo sviluppo dell'istruzione a distanza. Ma – nel concreto – ci chiediamo, a distanza di vent'anni che ne è stato della scuola e dell'università? Che fine hanno fatto oggi questi buoni propositi, se i tagli all'istruzione hanno cancellato d'un sol colpo sogni e "progetti di gloria"?

     Le Proiezioni Eurostat sui Paesi Ue – Analisi e Prospettive                               

    Intanto, sempre secondo Eurostat, l'obiettivo-soglia da raggiungere per l'istruzione nell'Ue nel 2020 è del 40%: soglia ad oggi superata – pare – solo da Gran Bretagna col 47,1%; Francia col 43,6% e Spagna col 43,1% (?): Paese Ue, quest'ultimo, dove oggi, tuttavia, la disoccupazione è alle stelle, da record continentale e che dunque vede assolutamente inficiata la bontà di tale dato, destinato a dissolversi rapidamente come neve al sole. Subito dietro Polonia e Germania con un rispettivo 39,1% e 31,9%. In assoluto ad oggi la Nazione più attenta al'istruzione ed alle politiche pro-famiglia pare la verde Irlanda: Paese Ue che guiderebbe la classifica Eurostat con la percentuale del 51,1%. Ulteriore sintomo che la politica italiana, oltre ad aver avallato in ogni dissennata scelta la tecnocrazia lobbistico-bancaria, ha anche completamente accantonato le politiche per la famiglia

    Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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  • I Villaggi del Cancro: Dalla Cina all’Italia – Seconda Parte

    I Villaggi del Cancro: Dalla Cina all’Italia – Seconda Parte

    Mercoledì,  Marzo 13rd/ 2013

    – L'Editoriale di C.Alessandro Mauceri  

    Governo cinese, inquinamento, nocivo, lavoratori, “I villaggi del Cancro”, Banca Mondiale, “i costi dell’inquinamento in Cina”, China Merchants Bank e Bain & Co.,  Conferenza politica consultiva del popolo inese (CPPCC), Zhang Lan, Turchia, Tuzkoy,  mesotelioma, Sarihidir, Karain, Murat Tuncer, Ministero della Salute, amianto, diossina, Bellolampo, Palermo, contaminazione, Sicilia, governo Berlusconi, Muos, Campania, Istituto Superiore di Sanità, SIN, “Siti di bonifica di interesse nazionale”, The Lancet Oncology, Acerra, Nola,  Marigliano, Kathryn Senior, Alfredo Mazza, "Triangolo della morte", Lombardia, tumore alla pleura,  Balangero, Casale Monferrato, Broni, Fibronit, Bari, Biancavilla, Massa Carrara, Priolo, Pitelli, litorale vesuviano, tumore al polmone, Porto Torres, Gela, acciaierie di Taranto, Sulcis-Iglesiente, Porto Marghera, Piombino, Massa Carrara, Orbetello, Chienti Roberta Pirastu, Sapienza, Francesco Forastiere, Dipartimento di epidemiologia, Regione Lazio, 

    I Villaggi del Cancro: Dalla Cina all'Italia

    Seconda Parte

    L'élite cinese pronta alla "Grande Fuga" dai veleni

    di un Paese distrutto dall'inquinamento chimico

    L'Italia e i "Triangoli della Morte": 298 comuni Italiani

    da codice rosso. Tumori in aumento specie al Sud.

    Mezzogiorno trasformato in pattumiera d'Italia: 1200 casi

    di tumore l'anno a causa di contaminazioni industriali

    tra i silenzi delle amministrazioni

     

    L'Editoriale

    di C.Alessandro Mauceri

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     I Villaggi del Cancro 

    Pechino, Shanghai, Roma, Istambul – Nelle ultime ore è stata diffusa l'allarmante notizia seconda la quale molti generi alimentari provenienti dalla Cina e destinati a migliaia di ristoranti europei ed italiani sarebbero contaminati. Tracce di pericolosi virus, ad esempio, sarebbero stati rintracciati lungo i fiumi di Shanghaitra le carcasse di maiali destinati al consuno sui mercati del Vecchio Continente. Ma già nei giorni scorsi le autorità del governo cinese hanno ammesso come lo stato di inquinamento delle acque e dell’aria di diversi siti del Paese (specie di quelli in cui operano molte aziende statali o industrie che poi esportano i loro prodotti in Paesi come il nostro) sia gravissimo e altamente nocivo per la salute dei lavoratori e degli abitanti di quelle città: non a caso definite dallo stesso governo cinese con l'emblematica espressione di “ Villaggi del Cancro”. (vedi Prima Parte in allegato)

     Lo studio di "World Bank" 

    In realtà che la situazione fosse già estremamente grave lo si sapeva benissimo, e non solo per le indagini effettuate da qualche ecologista locale. In un documento ufficiale del 2007, ad esempio, la Banca Mondiale, ovvero proprio quello stesso soggetto che poi contribuiva economicamente allo sviluppo delle imprese cinesi di maggiori dimensioni e, pare, maggiormente inquinanti, aveva pubblicato uno studio dal titolo “I costi dell’inquinamento in Cina” dal quale risulta che già i dati rilevati nel 2003 avessero evidenziato lo stretto legame tra l'inquinamento delle falde acquifere e dell’aria, la produzione industriale e l'incidenza di alcune malattie sulla popolazione. Ciò nonostante, nessuno ha fatto niente quando la Cina ha rivendicato il proprio diritto di continuare a inquinare una parte rilevante del pianeta pur di riuscire a conquistarne – grazie ai propri prodotti – una fetta ancora più grande di mercato.

      L'élite cinese pronta alla Grande Fuga 

    Forse non c’è alcun legame tra le due cose, ma alla luce dei dati che emergono appare quanto meno strano (per non dire sospetto) il fatto che la Cina, o meglio chi impone certe scelte a chi la governa stia acquistando, grazie ai proventi della produzione realizzati a scapito della tutela del proprio  territorio, enormi fette di territorio all’estero (fenomeno del landgrabbingVedi articoli in allegato). Come investimento, si penserà! E invece non è proprio così: per trasferirsi altrove! Secondo uno studio condotto dalla China Merchants Bank e da Bain & Co., il 27% degli imprenditori con un patrimonio stimato sopra i 100 milioni di renminbi si sono già trasferiti all'estero e, della restante parte, il 47%  sta prendendo in considerazione l'idea di lasciare il Paese. Anche la famosa imprenditrice e membro della Conferenza politica consultiva del popolo cinese (CPPCC), Zhang Lan, starebbe facendo “armi e bagagli” per trasferirsi, pare ai Caraibi. La questione nei giorni scorsi ha aperto un acceso dibattito nazionale. Ma se la situazione dell’ambiente in Cina è così grave cosa avviene negli altri Paesi? In realtà, sono moltissimi i siti in tutto il mondo dove l’impatto ambientale delle imprese provoca danni terrificanti alla salute dei cittadini.

    Made in China

     Turchia – Gli altri Villaggi del Cancro del "Mondo Globale" 

    Ad esempio, in Turchia, Tuzkoy è stata dichiarata “zona pericolosa”. Nel 2004 più di 250 famiglie si sono trasferite in altri Paesi. Il resto della popolazione, circa 2.350 persone, si trasferirà non appena le nuove case, la cui realizzazione è sovvenzionata dallo Stato, saranno pronte. La crescita dei casi di mesotelioma  si sta verificando anche nei villaggi vicini di Sarihidir e Karain. "Il numero di casi di mesotelioma a Tuzkoy è stato di circa 600-800 volte superiore rispetto alla norma mondiale", ha dichiarato nei giorni scorsi Murat Tuncer, direttore del dipartimento del Ministero della Salute. “Circa il 48% di tutte le morti nei tre villaggi è causato dal mesotelioma. Si ritiene che gli abitanti abbiano inalato fibre del minerale erionite, utilizzato poi per costruire case e strade”, ha concluso Tuncer. E in Italia le cose vanno, se possibile, ancora peggio.

     La situazione in Italia 

    I dati relativi alle malattie – e relativi decessi – connessi con la vicinanza a industrie inquinanti e discariche abusive sono stati da sempre diffusi con il contagocce (altro che ammissione del governo cinese). L'Italia è avvelenata dall'amianto e dalla diossina in aree che da troppi anni aspettano di essere risanate. Ad esempio, sono stai necessari alcuni mesi per analizzare una sessantina di campioni e affermare che l’incendio della discarica di Bellolampo a Palermo aveva causato la diffusione di diossina che aveva profondamente inquinato l’indotto con livelli di contaminazione tali da vietare l’uso degli animali allevati in almeno quattro comuni del circondario. Ma in quei mesi la gente aveva continuato a mangiare quella carne e a bere il latte di quegli animali mentre il sindaco diceva che il problema era stato risolto. 

     Sicilia – Muos: una questione aperta 

    Ad esempio in Sicilia, grazie anche alle concessioni del precedente governo Berlusconi,  è stata  consentita l’installazione in una zona di riserva naturale di un impianto Muos, (vedi articolo in allegato) destinato alla trasmissione di onde radio di portata al di sopra della norma e potenzialmente nocive per la salute e per l’ambiente, e, per di più, ad uso esclusivo dell’esercito americano di stanza in Italia (e già questo non dovrebbe essere permesso). A niente sono valse, sino  ad oggi, le proteste degli abitanti, delle autorità locali e del Presidente della Regione Sicilia.  Anche in Campania si è parlato ripetutamente di problemi analoghi, ma senza mai giungere a interventi definitivi e risolutivi.

     I "Villaggi" Italiani – Siti di "Bonifica" d'Interesse Nazionale  

    Nel 2011, l'Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato i risultati di uno studio che ritrae la situazione sanitaria dei luoghi altamente inquinati, sparsi in tutta Italia, nei quali le condizioni ambientali provocano la diffusione di malattie e decessi in misura molto più alta che nel resto del Paese. Questi siti, nella speranza che siano solo questi (ma il passato ha dimostrato che, in realtà, il loro numero è ben maggiore e in costante aumento – ricordiamo che siamo in Italia e, quindi, nessuno mai ammetterà che la cattiva gestione ha prodotto morti e malati gravi) non sono stati chiamati “villaggi del cancro”, ma più eufemisticamente SIN, “Siti di bonifica di Interesse Nazionale”. Bonifiche che dovrebbero essere fatte, ma che nessuno sa come e, soprattutto, quando. I SIN sono 57. E in questi siti il tasso di mortalità è a volte di gran lunga maggiore rispetto alle medie regionali. Tra le maggiori difficoltà incontrate dai ricercatori c’è stata perfino la perimetrazione di queste aree, caratterizzate dalla presenza di impianti chimici, petrolchimici, raffinerie, industrie siderurgiche, centrali elettriche, miniere e cave di amianto e altri minerali, porti, discariche e inceneritori. Insomma, l'Italia dell'industria pesante e delle pattumiere, dove generazioni di lavoratori hanno prodotto benessere e ricchezza per tutto il Paese, e anche oltre, spesso a costo della loro salute. Come al solito, per comprendere la gravità della situazione ed evitare polemiche e osservazioni da parte dei benpensanti che affermano che “è tutto a posto” (come dichiarò il sindaco di Palermo dopo l’incendio della discarica di bello lampo sopra citato) è bene fare riferimento ai numeri.

     Italia – Cifre impressionanti 

    I morti da contaminazione industriale negli ultimi otto anni sono stati, sulla base dello studio, 3.508. E se questo numero è già spaventoso, basti pensare che, se si considera il surplus complessivo dei decessi, in queste aree si sfiorano per lo stesso periodo le 10 mila unità (su 403mila morti complessivi). In altre parole su circa 298 comuni – abitati da 5,5 milioni di abitanti: quasi un decimo della popolazione nazionale – la qualità della vita è decisamente peggiore che nel resto d’Italia e questo è dovuto “semplicemente” al fatto che questi nostri connazionali abitano in aree industriali o degradate o nelle quali pullulano le discariche abusive.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Acerra, Nola, Marigliano e gli altri "Triangoli della Morte" italiani  

    La rivista scientifica internazionale The Lancet Oncology, nell'agosto 2004, ha definito la vasta area della provincia di Napoli compresa tra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano, (un tempo nota per essere fertile e rigogliosa) come il “triangolo della morte” a seguito di uno studio di Kathryn Senior e Alfredo Mazza, dall'eloquente titolo:  "Il Triangolo della morte italiano, collegato alla crisi dei rifiuti". Dopo nove anni niente è cambiato anzi semmai la situazione è peggiorata tanto che nelle province di Caserta e Napoli si osservano tassi più alti che nel resto d’Italia per molti tipi di tumori. Stessa situazione in Lombardia, dove da tempo la provincia di Brescia è caratterizzata da tassi di mortalità per tumore al fegato decisamente maggiori rispetto al resto d’Italia, sia negli uomini che nelle donne. I risultati dello studio sono inattaccabili: delle 63 cause di morte prese in considerazione, alcune emergono come causate, certamente,  da contaminazioni ambientali e malattie lavorative. Il caso più palese è rappresentato dai 416 decessi in eccesso per tumore alla pleura nei siti (Balangero, Casale Monferrato, Broni, i dintorni dello stabilimento Fibronit di Bari, Biancavilla, Massa Carrara, Priolo, Pitelli e alcuni comuni lungo il litorale vesuviano) contaminati da amianto, per la presenza di cave di estrazione del minerale o di impianti di lavorazione. Analogamente l'aumento di mortalità per tumore al polmone e malattie respiratorie non tumorali sarebbe riconducibile alle raffinerie di Porto Torres e Gela, alle acciaierie di Taranto, alle miniere del Sulcis-Iglesiente e alla chimica di Porto Marghera. E, così, il maggior numero di decessi  per insufficienza renale e altre malattie del sistema urinario causate da emissioni di metalli pesanti, composti alogenati e idrocarburi che caratterizza i comuni di Piombino, Massa Carrara, Orbetello o la bassa valle del fiume Chienti, gli stessi comuni in cui hanno luogo stabilimenti per la lavorazione di questi prodotti. E che dire dei tumori riscontrati in Calabria, nel comune di Paola (per fusti tossici insabbiati in prossimità di corsi d'acqua) o della situazione di Tito (una delle zone industriali più inquinate dell'ex Bel Paese) nei pressi di PotenzaLa lista sarebbe lunga, ma quello che è evidente ed inconfutabile è che esiste un rapporto diretto tra crescita del tasso di tumori e presenza dei casi in particolari aree del nostro Paese caratterizzate da una produzione industriale incontrollata ed una criminosa gestione del territorio.

     Sud – Dopo il Danno la Beffa 

    In questi numeri, tuttavia, non si tiene conto di tutta una serie di malattie che pure sono presenti in percentuali rilevanti in certe zone del Paese, ma per le quali non è stato ancora riconosciuto “scientificamente” il rapporto di causa-effetto con certe lavorazioni o con certe situazioni ambientali. Ma non è finita! Pare infatti che queste zone a vocazione industriale ed altamente inquinate siano caratterizzate anche da diseguaglianze economiche e sociali. Come sostiene, tra l'altro,  uno degli autori dello studio,  Roberta Pirastu, dell'Università La Sapienza di Roma. Il complesso delle cause di morte, se si considera anche questi fattori sale a 9.969 casi (oltre 1.200 casi all'anno) la maggior parte dei quali concentrati nel Sud Italia (8.933) pur essendo il Meridione un'area a ridotta vocazione industriale, rispetto al Nord.  “Tutta la popolazione, quindi, è stata più o meno interessata dalla contaminazione diffusa” spiega la ricercatrice. È, come confermato da Francesco Forastiere, del Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio, “una popolazione, già penalizzata da condizioni socio-economiche sotto la media, deve per giunta fare i conti con una maggiore concentrazione di attività inquinanti. Loro pagano in prima persona con morti e malattie, mentre le bonifiche, in forte ritardo, le pagano tutta la collettività e quasi mai i privati che hanno determinato queste situazioni”.

     Eppure nessuno osa parlare di villaggi del cancro in Italia 

    Lo scandalo maggiore, tuttavia, non è il livello di inquinamento che certe aree hanno raggiunto. L'altra grande anomalia, infatti, consta nel fatto che la causa di questo inquinamento quasi sempre sia attribuibile alle industrie presenti sul luogo. Ciò che dovrebbe sorprendere tutti (ma, ormai, in Italia non ci sorprende più niente) sono le continue ammissioni pacifiche da parte delle autorità circa la gravità della situazione e le possibili connessioni con gli impianti in loco e – ciò nonostante – l’intenzione di proseguire su questa strada. Ciò che dovrebbe scandalizzarci ancor più è che nessun sindaco o presidente di regione (o ministro o premier) ammetterà mai il fatto che molte persone muoiano e siano affette da malattie gravi (spesso degeneranti) per via di fenomeni come le licenze facili rilasciate dalle stesse p.a. o la pressocché totale assenza di controlli sulla qualità degli impianti e la regolarità dei processi produttivi.

    C.Alessandro Mauceri (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Agricoltura: Nuova Riforma PAC, Beffa sulla Trasparenza

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    Mercoledì, Febbraio 6th/ 2013 – di Maria Laura Barbuto –  Agricoltura: Nuova Riforma PAC, Beffa sulla Trasparenza / Riforma della Pac / Unione Europea / Parlamento Europeo / Commissione agricoltura / Bruxelles / Politica Agricola Comune / Pac / Agricoltori / Agricoltura / Finanziamenti / Trasparenza / Socialisti & Democratici / Conservatori / Pdl / PPe […]

    Bruxelles blocca aiuti europei FEG destinati all’Italia e ad altri 6 Paesi, per 25 milioni

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    Sabato, Novembre 17th/  2012   – Redazione Qui Europa – Bruxelles / Parlamento europeo / Fondo di Adeguamento alla Globalizzazione / Italia / Paesi Ue / Spagna / Finlandia / Danimarca / Svezia / Romania / Austria / Consiglio Ue / Commissione Ue / Lobby / Globalizzazione / Feg / Disoccupati / Emilia Romagna / […]

     

  • Fondi Strutturali – Benefici alla Mafia:  lo scandalo dei controlli tardivi

    Fondi Strutturali – Benefici alla Mafia: lo scandalo dei controlli tardivi

    Venerdì,  Gennaio 18th/ 2013

    – di Mario Borghezio – 

    Fondi Strutturali Mafia / Strasburgo / Parlamento europeo / Commissione / Italia / Mario Borghezio / Mario Monti / Fondi Strutturali / Mafia / OLAF / Campania / Calabria / Puglia / Totò Riina / 

     Strasburgo    Fondi Stutturali                                                                           

    Ue-Fondi Strutturali – Benefici alla Mafia:

    lo scandalo dei controlli tardivi

    Fondi Strutturali: 1,2 Milioni all'anno alla Mafia

    Strasburgo – Mercoledì al Parlamento europeo, la Commissione ha presentato una proposta che tende ad introdurre, molto tardivamente, maggiori meccanismi di controllo sull'erogazione dei fondi europeiTutto ciò non cancella e anzi sottolinea le pesantissime responsabilità di chi, a livello sia nazionale che europeo, poteva e doveva controllare seriamente, per evitare quanto meno casi come quello (da me denunciato in un'interrogazione, datata 20/11/2012, tuttora senza risposta) dei 25mila euro e passa assegnati a Gaetano Riina, fratello di Totò Riina, che certamente non ne aveva diritto essendo sottoposto a misure di prevenzione quale sorvegliato speciale di polizia.

     Fondi Strutturali – 1,2 Milioni all'anno alla Mafia 

    Come sottolineato nel mio intervento a Strasburgo nella geografia della frode comunitaria, il posto centrale risulta essere, più che dell'Italia, di tre ben individuate regioni del Sud: Campania (622 segnalazioni OLAF), Calabria (611) e Puglia (539). In particolare, secondo dati ufficiali di Polizia, ogni anno ben 1,2 mld di euro finiscono nelle casse della mafia! Come non pensare quindi ad una precisa pianificazione della frode comunitaria, che non può non avere come presupposto l'accordo fra politici meridionali e mafiosi di livello?

    Mario Borghezio – Eurodeputato

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    Giovedì, Ottobre 11th/ 2012 – di Maria Laura Barbuto – Italia / Lazio / Emilia Romagna / Marche / Valle d’Aosta / Piemonte / Lombardia / Calabria / Campania / Basilicata / Milano / Roma / Reggio Calabria / Mafia / Politica / Crisi / Economia / Qui Europa / Pdl / Idv / Conti […]

  • Italia – Quintali di Carbone per l’Eurocasta

    Italia – Quintali di Carbone per l’Eurocasta

    Domenica, Gennaio 6th/ 2013

    – di Vincenzo Folino –

    Italia – Quintali di Carbone per l'Eurocasta / Carbone all'Eurocasta / Eurocasta / Carbone / Befana / Mario Draghi / Mario Monti / Berlino / Francoforte / Bruxelles / Università / Cuneo fiscale / Pressione fiscale / Stato Totalitario / Stalinismo / Povertà dilagante / Codacons / Istat / Pil / Iva / Epifania / Eurocasta / Erode 

     Roma    Italia                                                                                                       

    Italia – Quintali di Carbone per l'Eurocasta

    Istat e Codacons filmano il quadro della situazione

    attraverso allarmanti statistiche da regine totalitario

    Università? Un lusso destinato ad una mera élite

    Roma – L’anno appena conclusosi è stato certamente molto complicato e travagliato, per non dire buio e nefasto: c’è ben poco da ricordare con “entusiasmo popolare”, e ci sarebbe tanto carbone, ma proprio tanto, da distribuire qua e la tra sedi di banche, ministeri, agenzie, uffici della Troika e chi più ne ha più ne metta. Insomma, sarebbe (ovviamente dal punto di vista economico-politico) un anno in cui buttarsi tutto alle spalle e ripartire.

     L'Anno più brutto dalla Seconda Guerra Mondiale    Istat    

    Detto ciò bisogna rilevare che il 2012 va in archivio con brutte notizie per i portafogli degli Italiani anche e soprattutto in merito al costo della vita. Ci riferiamo in particolare (come fonte) al nuovo dato sull'inflazione diffuso nelle scorse ore dall'Istat. Infatti l’inflazione italiana è arrivata al 3%, due decimi di punto in più rispetto al 2,8% registrato per il 2011: il risultato peggiore dal 2008 (anno d’inizio della crisi indotta dell'Eurozona e dell'avvio delle devastanti ed immorali speculazioni dei cosiddetti "mercati"). Un andamento negativo che si è riflesso anche sul cosiddetto “carrello della spesa” , un carrello sempre più costoso ma sempre più vuoto:  infatti il tasso di crescita dei prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto (dal cibo ai carburanti) è salito al 4,3% (dal 3,5% del 2011).

     Università?    Un lusso!    

    Per esempio, da un'analisi della Coldiretti/Swg emerge che sei italiani su dieci (61%) hanno diminuito la spesa, mentre un 6% non riesce ad arrivare a fine mese: anche se in realtà altre ricerche incrociate effettuate dall'Osservatorio Nazionale "Qui Euopa" evidenziano dati ben più drammatici. Ormai una famiglia su due stenterebbe ad arrivare a fine mese. Un sintomo eloquente a sostegno di tale indagine è l'altissima percentuale di abbandono dagli studi da parte dei giovani universitari. Inoltre – secondo l'Istat – più di una famiglia su tre (35,8%) dichiara di aver diminuito la quantità e/o la qualità dei prodotti alimentari acquistati rispetto all'anno precedente.

     L'allarme Codacons    Stangate da Regime    

    Dati preoccupanti arrivano anche dal Codacons, secondo il quale l'aumento dell'inflazione ha determinato una stangata da 1.048 euro per una famiglia di tre persone e di 1.155 euro per un nucleo di quattro, senza contare il pesante impatto subito dai ceti più bassi e dai pensionati. Inoltre l'aumento medio del cuneo fiscale stimato per il 2013 – nel paese più tartassato al mondo, qual è la "Povera" Italia – è pari a 1500 euro a famiglia. Quella che si dice dittatura fiscale e reale!

     Sacchi di Carbone    All'eurocasta stile Erode 

    Così ci viene da chiederci: cosa succederà a fine 2013? Cosa accadrà quando oltre agli effetti della pressione fiscale ci sarà l'aumento dell'Iva e alcuni – a tono di beffa – prevedono anche una improbabile ed illusoria ripresa del Pil? Come abbiamo detto all’inizio, ci troviamo dinnanzi ad una situazione complicata ed imbarazzante. Viviamo in un Regime dittatoriale di stampo Stalinista! Tutti poveri per statuto! Tutti uguali nella miseria! Lo dice lo Statuto del MES e del Fiscal Compact. I governi "europeisti" che si succederanno al potere dovranno pretendere dagli schiavi più di quello che essi daranno in servizi: cioè meno di zero. In altri termini, il nostro destino è matematicamente e scientificamente segnato. Non ci resta dunque che aprire gli occhi, smettere di assistere impassibili a questo sfacelo e predendere precise garanzie dai nostri politicanti: le stesse garanzie che sindacati e garanti della Costituzione hanno rinunciato di pretendere per "reconditi" (si fa per dire) motivi. Intanto per ora non ci resta che distribuire a piene mani tanto carbone qua e là, in occasione della Befana: e ciò specie verso Bruxelles, Roma e Francoforte/Berlino. Specie nei confronti dei nostri garanti nazionali più diretti presso la tecnocrazia dominante che permette ed avalla tutto ciò: i “due Mario”. Cioè il Professore e il Presidente della Bce. Gran parte dei dati che stiamo analizzando derivano, direttamente o indirettamente, dal loro operato/non operato che, a sua volta, è espressione del sistema lobbistico-finanziario di cui entrambi fanno parte. Tutti Bocciati! Altro che Re Magi! Questi somigliano sempre più a tanti plutocrati stile Re Erode. Giusto per restare in tema di Messia ed Epifania.

    Vincenzo Folino (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Mercoledì, Giugno 6th /  2012

    – di Silvia Laporta e Sergio Basile –

    Italia / Roma / Governo Monti / Tasse da record / tasse inique / Dittatura / Debtocracy / Casta parlamentare / Appoggio cieco al governo dei banchieri / L'Italia sta morendo / Corte dei conti / Giampaolino / Alfano / Bersani / Casini / Silvia Laporta / Sergio Basile / Appello di Qui Europa / Appello disperato di tutti gli Italiani onesti  

    L'appello di "Qui Europa" – Gli Italiani pagano 

    troppe tasse!  Caro Monti è ora di finirla!

    Casini, Bersani e Alfano: O "staccate la spina" o siete

    corresponsabili della definitiva morte del Paese

    più bello del mondo

    L’Appello di Qui europa. Cara casta gli Italiani pagano tropp Tasse – E’ ora di Finirla

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma – "Il pericolo di un avvitamento deve essere attentamente monitorato, disinnescando il circolo vizioso in cui si potrebbe rimanere intrappolati". Lo ha sottolineato nella giornata di ieri la Corte dei Conti nel "Rapporto 2012 sul coordinamento della finanza pubblica". Un rapporto decisamente fosco per l’ Italia: d'altronde è come scoprire un pò l'acqua calda. "L'elevata pressione fiscale – osserva la Corte – rischia di generare impulsi recessivi". Anche se la parola "rischia" ci suona un pò come una presa per i fondelli! Che dite? "Il 2011 – sempre secondo la stessa Corte –  ci ha consegnato la realtà di un sistema impositivo ancora distante dal modello europeo: segnato dalla coesistenza di un'elevata pressione fiscale e di un elevatissimo tasso di evasione". L’Italia soffrirebbe pertanto di una “crescita asfittica”  e correrebbe – sempre secondo la Corte – il serio pericolo di avvitarsi su se stessa.

      Un consiglio fraterno: Buttate il telecomando! E… la Tv  

    Ma in tutta onestà, più avvitata di così! Solo la Grecia sta peggio. Chi è stato il responsabile della distruzione del Bel Paese: il "Giardino d'Europa", il "Paese che tutto il mondo ci invidiava"? A voi la scontata risposta. Gli  “impulsi recessivi” di cui parla la Corte, sarebbero provocati dalla decisione del Governo tecnico di raggiungere il pareggio di bilancio  nel 2013 attraverso una serie di manovre che, per larga parte, fanno forza sulle entrate. L'Italia si trova così in una sorta di "circolo vizioso": troppo rigore e pochi investimenti portano a meno consumi e ad un ulteriore blocco dell’economia. Per la magistratura contabile, infatti,  "l'innalzamento a tempo delle aliquote Iva è potenzialmente gravido di controindicazioni sul piano economico e sociale". Ma la cosa pazzesca e che fino a ieri in tv (e per tv s'intende l'intero ridicolo calderone televisivo italiano: da Sky Tg24 alla Rai, da Mediaset a La7) i vari esponenti della casta-parlamentare di maggioranza (Pdl, Pd e Udc) andavano blaterando che il rigore è stata. è e sarà la strada migliore per la crescita. come dire ad un malato di asma, che la camera a gas è il modo migliore per fare le inalazioni. Forse è giunto il momento – così come suggeriva un vecchio spot tv – di "buttare il telecomando!". Solo però dopo aver provveduto con cura a spegnere la televisione.

      Economia italiana – L'allarme "scontato" della Corte dei Conti  

      Per carità! Ditelo a Monti, Napolitano e alla casta! 

    Il presidente della Corte, Luigi Giampaolino, allora – consentiteci, con un ritardo mostruoso – ha finalmente gettato il sibillino allarme : “ Nel 2011, il Pil è rimasto al di sotto delle previsioni e purtroppo è un fenomeno non occasionale, ma destinato a protrarsi per anni. Rischiamo di rimanere intrappolati; va disinnescato il circolo vizioso”. Tenendo ben presente però un punto:la pressione fiscale è al limite,  i margini per riequilibrare il sistema di prelievo cercando di conciliare rigore, equità e crescita,sono esauriti.”

      La risposta che "non ti aspetti" 

    Tuttavia, secondo la Corte, "uno spazio per agire senza aumentare le tasse c’è ed è enorme: quello della lotta all’evasione fiscale". Dal momento, dunque, che i tartassati Italiani pagano troppo poco, la strada pioù corta è costringerli a pagare fino all'ultimo spicciolo con ferrea disciplina. Alla faccia della casta e dei loro stipendi. Chissà come mai la corruzione, la concussione e il mancato rispetto della Costituzione e dei diritti degli Italiani ormai contano come il due di briscola, rispetto al problema dei problemi: l'evasione fiscale dei contribuenti! E le ricapitalizzazioni bancarie? E il denaro pubblico venduto agli Italiani al 6%? E Basilea 3? Ne vogliamo parlare? Evidentemente tali piaghe vere restano nell'oblio, rispetto all'"evasione fiscale": ciò che la magistratura contabile ha definito nelle swcorse ore come una “piaga pesante” che tra il 2007 e il 2009 è aumentata del 29,3 % per l’Iva e il 19,4% per l’Irap. Una piaga che dilagherebbe soprattutto al Sud e nelle isole. Accompagnano l’evasione fiscale, anche la corruzione e le frodi: sono più di un miliardo gli importi da recuperare per le frodi compiute in Italia a carico dei Fondi Strutturali Europei e nella sanità persistono corruzione e frodi ai danni della collettività. Come allora soprassedere, carissima Corte, sugli aumenti ingiustificati delle accise statali sul carburante (tra le quali paghiamo ancora quelli di 50 anni fa per missioni e calamità ormai cessate da un pezzo – vedi archivio "Qui Europa") o sugli aumenti altrettanto ingiustificati dell'Iva, da parte del governicchio Monti, vche vorrebbe addirittura portare al 23% dopo l'estate? Welcome in Grecia verrebbe da dire! 

      La "bestemmia" di Giampaolino  

    La strada da intraprendere – secondo Giampaolino – sarebbe dunque quella di ridurre la spesa primaria  e per interessi (cioè ridurre i servizi per gli Italiani): per ridurre il debito la Corte suggerisce poi – udite udite – non la rinazionalizzazione delle banche centrali (privatizzate da Amato nel 1992) e la riconquista sacrosanta di una sovranità monetaria rubata in favore dei banchieri privati (fonte primaria del debito che ci chiedono iniquamente di pagare al loro posto) ma la dimissione di quote importanti del patrimonio mobiliare ed immobiliare in mano pubblica. Pazzesco! Ogni altro commento sarebbe inutile. 

      L'appunto "sconclusionato" della Corte dei Conti  

    "Attualmente – nota Giampaolino –  l’Italia è al terzo posto della speciale classifica Ocse degli evasori di Iva, alle spalle di Turchia e Messico. Quei 46 miliardi evasi sarebbero utilissimi per riportare la tassazione su lavoro e impresa a livelli europei. Il problema è – secondo lui – che c'è uno scompenso tra le tasse sul lavoro e quelle sui consumi. "Le prime verrebbero tutte pagate, mentre le seconde non le pagherebbe nessuno". "E' per questo motivo – secondo la lucidissima analisi della Corte dei Conti, e per la gioia delle orecchie di Monti e company –  che l'Italia resta paralizzata". Ma in realtà l'incidenza del debito da evasione e da corruzione – soprattutto dovuta alla collusione tra politica, imprenditoria e gruppi di potere più o meno occulti – non è altro che un decimo rispetto al debito autorigenerante prodotto dall'emissione di carta moneta da parte della Bce, e conseguente rivendita (all'1%) alle banche private che lo rigirano – come noto – ai cittadini europei al 6%. Un regalo del 5% netto che fa la differenza (legalizzato dall'art. 123 del Trattato di Lisbona: trattato che nessun europeo ha votato e – tra l'altro – voluto) e che "illustrissima Corte" contribuisce in maniera determinante a gettarci nel baratro. 

      Il nostro appello, è l'appello di tutti gli Italiani onesti  

    Va bene, dunque, la lotta per l’evasione fiscale (anche se per la verità, per statuto, i servizi pubblici offerti in cambio di questa pazza tassazione sono sempre più prossimi allo zero) indubbiamente una piaga per l’Italia, ma perché non si colpiscono i veri colpevoli della situazione Italiana? Perchè cioè non si colpiscono le caste bancarie? Forse conviene più fare i conti con le tasche degli Italiani che con le proprie? Allora concludiamo con un monito ai vari Bersani, Casini, Alfano: "carissimi politici" staccate la spina ora, per carità, altrimenti sarete ricordati dai posteri come coloro i quali hanno spalleggiato impietosamente i distruttori dell'Italia e dei suoi sogni. Evidentemente colpevoli come loro, se non di più!

    Silvia Laporta, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • CdR: fallimento-Italia su Fondi Ue. “Urge semplificazione!”  – Eurobarometro: Italia in forte recessione

    CdR: fallimento-Italia su Fondi Ue. “Urge semplificazione!” – Eurobarometro: Italia in forte recessione

     

    Martedì,  Marzo 20th/ 2012

    Italia / Parlamento Europeo / Comitato delle Regioni / Nord / Sud / Eurobarometro / Recessione / Economia / Fondi Ue 2014-2020 / Semplificazione / Media Ue / Bresso

    Il CdR riconosce fallimenti Italia su Fondi Ue e chiede “semplificazione procedure” – Eurobarometro: Italia lenta, in recessione e sotto media europea

    Crescita economica: anche il Nord perde campo rispetto alla media Ue

    Bruxelles, Roma – Le ultime stime di Eurostat, non lasciano dubbi: l’Italia oltre ad essere in recessione, sta anche abbassando il proprio livello di produttività ben al di sotto della media europea. Infatti da un’analisi anche sommaria dei dati forniti dall’Istituto di Statistica Europeo, il pil pro-capite dell’Italia sarebbe crollato da 118 punti a 101 nel 2010. Dato destinato a peggiorare – ovviamente – con l’intensificarsi della crisi, la stretta bancaria sul credito, le politiche iperliberiste promosse dall’Ue (si pensi all’apertura al mercato agricolo dei Paesi africani del Mediterraneo) una tassazione imposta dal Governo Monti mai vista nella storia della Repubblica, le “tollerate” anomalie sull’intero sistema economico e finanziario dello spread (animale selvatico e pericoloso lasciato libero di uccidere l’economia reale, garantendo una sorta di immunità assoluta alle agenzie di rating che ne determinano il peso ed il valore, secondo opinabili criteri di convenienza economica) prezzo della benzina alle stelle oltre quota 2,00 euro in molte città italiane, l’effetto sempre più recessivo intrinsecamente riconosciuto all’euro stesso (l’unica moneta al mondo scelta da un gruppo di paesi partner con economie e politiche interne diverse e tali da permettere squilibri più o meno voluti e – molti sostengono – addirittura pianificati decenni fa) e “dulcis in fundo” l’incapacità delle regioni italiane a occuparsi di Europa e di gestire proficuamente miliardi di fondi europei stanziati a vuoto. Secondo Eurostat, infatti, anche le regioni del Nord – e non solo le “malate croniche regioni del Mezzogiorno” – hanno ormai perso terreno rispetto alla media europea. Cogliendo la palla al balzo, alla luce di tali impietosi e drammatici dati – che alla lunga potrebbero accomunarci, senza esagerazioni, ai nostri malcapitati cugini Greci – nelle scorse ore al Parlamento europeo la presidente del Comitato delle Regioni, Mercedes Bresso – con un sapore dal retrogusto, francamente, marcatamente retorico – è tornata sull’annoso ed irrisolto problema della gestione dei fondi Ue in Italia, e sull’incapacità delle regioni  a reggere la sfida della competitività. “L'Unione europea – secondo Bresso – dovrebbe salvaguardare di più non solo le regioni più arretrate, ma anche e soprattutto le regioni italiane che rappresentano da sempre il motore della crescita del Paese, ma che sono state indebolite dalla crisi”. Tale dichiarazione giunge proprio ad hoc, ovvero nell’ambito di un meeting proteso alla definizione del “parere tecnico” sul regolamento generale della nuova tranches di fondi europei 2014-2020. L’atto – già esposto dal presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ed approvato all'unanimità lo scorso 5 marzo dalla Commissione di Coesione Territoriale del Comitato delle regioni (Cdr) – sarà definitivamente approvato dalle regioni a Maggio. Dopodicchè sarà l’Europarlamento, nel prossimo autunno, ad avere la parola finale. Il CdR ha affrontato il tema della gestione  finanziarie e tecnica dei budget elargiti dalla Ue (che ricordiamo derivano sempre dalle rimesse dei cittadini europei, ovvero delle rimesse mediate dagli stati, e connesse a quote di risorse pubbliche accantonate) individuando tra gli elementi di maggior impedimento, l’eccessiva burocrazia e la difficoltà spesso evidenziata – dagli operatori pubblici e privati – di rapportarsi con i bandi e con le procedure di richiesta e assegnazione. In una parola maggior “semplicità”!  Senza di essa, infatti, i pochi fondi utilizzati saranno comunque prerogativa esclusiva di una “élite di esperti” e non della collettività. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • L’Italia: non è un Paese per innovatori

    Martedì, Febbraio 7th/ 2012

    – di Franco De Domenico –

     Italia  /  Inchieste europee  /  Ricerca  /  Innovazione / Steve Jobs / Paesi europei / Statistica / Cenerentola / Ricerca e Sviluppo / Innovazione / 

    L’Italia: non è un Paese per innovatori

    Oggi, il nuovo Steve Jobs non nascerebbe

    di certo in Italia

    Roma – L’Italia è, purtroppo, molto indietro per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo. E’ un “innovatore moderato”, secondo una ricerca Ue, al pari con Grecia, Portogallo, Malta, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Spagna e Repubblica Ceca. Invece, in Europa solo la Germania è un innovatore “leader”, la Gran Bretagna e la Francia sono “innovatori gregari”. Infatti, la classifica della Commissione europea preposta a questa indagine ha stilato quattro categorie: gli innovatori leader, gli innovatori gregari (follower in inglese), gli innovatori moderati e gli innovatori modesti. La Commissione indica anche i rimedi: modernizzazione dell’amministrazione pubblica, promozione di partenariati pubblici-privati, accesso al capitarle di rischio (venture capital in inglese). Ma l’analisi è impietosa: il grande debito pubblico dell’Italia lascia poco denaro da spendere in ricerca, negli investimenti infrastrutturali e nell’istruzione (ebbene sì, in Europa badano anche a questa, che per noi è una Cenerentola). Poi, una grossa critica è che in Italia si premia l’appartenenza a una o più caste, non il merito. Burocrazia, gerontocrazia, partitocrazia, tutti nemici della meritocrazia che da noi non è mai arrivata. E siamo al fanalino di coda anche per pubblicazione di articoli scientifici. Purtroppo non c’è niente da fare: abbiamo tanto da elogiare l’iniziativa italiana, la creatività (siamo ancora un Paese di inventori, al nono posto per il numero di brevetti), ma quando si tratta di concretizzare le idee, uno Steve Jobs non nasce in Italia. O se è italiano, va a lavorare all’estero.

    Franco De Domenico(Copyright © 2012 Qui Europa)      

  • Istat: disoccupazione giovanile al 31%

    Mercoledì, Febbraio 1st / 2012

    – di Mirella Fuccella –

    Italia / Istat / Disoccupazione / Giovani / Fondi Europei / Incentivi

    Istat: disoccupazione giovanile al 31%

    8 miliardi di fondi europei per incentivare

    il lavoro dei giovani

     

    Roma – La disoccupazione in Italia è salita al 9% e questo elemento, per molti, già rappresenta un allarme. Quella giovanile, però è del 31%: dato “medio” che riguarda tutto il Paese. Se analizziamo i dati regione per regione, si scopre – ad esempio – che in Campania è regolarmente occupato solo il 40% della popolazione attiva. Naturalmente tutto ciò non considera tutte quelle occupazioni che fanno parte “dell’arte di arrangiarsi” tipica del popolo campano. La buona notizia è che, però, il 31% per cento di disoccupazione giovanile ha finalmente iniziato a preoccupare i politici, primo fra tutti il Presidente del Consiglio, che ha deciso di destinare 8 miliardi di fondi europei agli incentivi per il lavoro giovanile. Si tratta di fondi già assegnati, ma che finora non sono stati spesi. E mentre impazza la polemica sull’articolo 18, c’è da chiedersi: come si può sperare di dare un futuro ai giovani se, al tempo stesso, gli si toglie ogni certezza? Otto miliardi non sono pochi, e magari si riuscirà finalmente a spenderli nel modo giusto. Ma la sicurezza psicologica di sapere che non avrai per tutta la vita un lavoro da schiavo precario, sarebbe un incentivo molti miliardi di volte più “consistente” per i giovani in cerca di occupazione. Un’alternativa reale al precariato, che poi al Sud significa arrangiarsi, insomma!

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)