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  • Bruxelles: i custodi dell’usura legalizzata danno l’ultimatum all’Italia

    Bruxelles: i custodi dell’usura legalizzata danno l’ultimatum all’Italia

    Lunedì, 19 novembre / 2018

    – di Sergio Basile

     Redazione Quieuropa,  Sergio Basile, Ue, Europa, moneta debito , Procedura d'infrazione 

    Bruxelles: i custodi dell'usura legalizzata danno

    l'ultimatum all'Italia

    Nell'Europa dell'usura e del debito perenne, l'Italia verso

    la trappola della procedura d'infrazione Ue

     

    di Sergio Basile

    procedura d'infrazione ue - italia deficit

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     L'Italia verso la procedura d'infrazione                

    Bruxelles, Roma – di Sergio Basile Lo scorso martedì 13 novembre è scaduto l'ultimatum dell'Ue nei confronti del governo italiano per l'invio presso la sede della Commissione, in Rue de la Loi – Bruxelles – di una "considerevole" correzione della manovra finanziaria, richiesta per "eccesso di deficit". Pena, la probabile apertura di una procedura d'infrazione: rischio già paventato nelle scorse settimane da Jean-Cloude Juncker e soci. Dello stesso parere i ministri europei dell'economia, unanimi nel giudizio netto contro il collega Giovanni Tria e perfettamente allineati con la piramide comunitaria.  In tal solco l'ultima riunione Ecofin è parsa, come spesso accaduto in passato, perfettamente inutile; un'insensata sfilata di ministri che hanno obliato definitivamente il rovente tema della difesa della sovranità monetaria dei propri paesi. Anche perché a "comandare" sono di fatto i mercati, rigorosamente imbeccati e mai contraddetti da Bruxelles.  Spread docet! Debito docet! E così ad oggi, Conte, Salvini e Di Maio sembrano avere una missione diversa nei confronti dei guardiani dell'Unione: dilatare i tempi di allineamento al volere del padrone di turno ed evitare le sanzioni minacciate. Il prossimo 21 novembre con il rapporto sul debito potrebbe arrivare la doccia fredda Ue. Di scorta l'avvio della procedura sarebbe atteso per dicembre e potrebbe concretizzarsi in aprile. Il fatto è indubbiamente grave, specie per un paese già sovrastato da una montagna di debiti fittizi, ma di certo non meraviglia, considerato il venticello di una dittatura effettiva che spira ormai da decenni sulle capitali del Vecchio Continente. In tal senso, le ultime uscite del socialista francese d'origine ebraica, Pierre Moscovici, Commissario Ue per gli Affari Monetari, che ha intimato a Roma "una risposta forte e precisa con una correzione considerevole del deficit", sembrano inficiare "lo sforzo" che il governo rivendica di aver fatto definendo il 2,4% di deficit come tetto massimo.

     "Debito di cittadinanza" nell'occhio del ciclone  

    Nell'occhio del ciclone della finanziaria del governo Conte, il cosiddetto "reddito di cittadinanza": espressione strategica mutuata illegittimamente dal modello auritiano di moneta-credito di proprietà del portatore. Infatti, in soldoni, si tratta dell'ennesima presa in giro debitocratica che nulla c'entra con la portentosa scoperta del grande Prof. Giacinto Auriti. Dunque, la goccia che ha fatto traboccare il vaso delle infrazioni Ue non è altro che l'ennesima forma di sussidio emesso a debito, cioé messo a bilancio prendendo in prestito moneta a tassi salati dal sistema bancario privato. Più che "reddito di cittadinanza" sarebbe logico parlare di "debito di cittadinanza"; mera uscita di marketing politico più che reale svolta monetaria destinata a svincolare l'Italia dai lacci dello sheol del debito perenne. I media di regime, tuttavia, sembrano stranamente non afferrare l'abissale differenza tra i due concetti. Come fotografare questo status quo? La verità è che l'Ue non è altro che una gabbia, e l'euro – creato dal nulla, senza riserva aurea, ed emesso a debito dei cittadini dalla Bce – è il sigillo che ne sbarra i cancelli d'uscita.

     Oltre l'anti-europeismo di facciata                         

    Dinanzia ciò, evidentemente, per risultare credibili non basta più dirsi anti-euro e anti-europeisti a fasi alterne. E' necessario essere, alla luce dei fatti e della storia anche e soprattutto in favore della proprietà popolare della moneta e per la piena conquista di una sovranità monetaria reale in seno ai popoli europei: solo così l’Europa potrà essere un giorno il luogo dei popoli liberi e delle nazioni liberate, indipendenti e con una stessa moneta di proprietà del portatore. D’altronde, non dimentichiamo che l’euro — e i suoi corollari d’ingegneria finanziaria — nei disegni dei banchieri e dei credenti mondialisti al potere non è che una moneta transitoria, avente il compito di facilitare l’ingresso nell’ultima fase del dominio globale, attraverso la successiva futura introduzione di nuove e definitive forme di controllo monetario, quali la moneta elettronica e/o la moneta unica mondiale. Il problema quindi non è l’euro in sé, ma l’emissione a debito dell’euro. Pertanto anche restare nell’Eurozona potrebbe rivelarsi positivo, a condizione: 1) che l’euro sia dichiarato di proprietà degli europei e non dei privati della BCE; 2) che i trattati siano modificati al più presto.

     Sovranità limitata perenne! Parola di Ue              

    Accettiamo, oggi, debiti su debiti in maniera automatica, grazie all’azione del mitico stato-apparato che ci induce ad attualizzare e reiterare passività contro la nostra volontà e con gran leggerezza della classe politica, anche quella dei cosiddetti partiti anti-casta. Accumuliamo fin dalla nascita debiti su debiti ad un ritmo di crescita, arrotondato per difetto, pari a 400 miliardi di euro all’anno. Sì perché, come ha recentemente confermato il Tesoro, l’Italia sta emettendo titoli per questa somma ogni anno, pur trattandosi di debiti che, prima o poi, dovranno esser ripagati con tanto di interessi. Come se non bastasse, qualsiasi decisione presa dal governo imposto (di turno) o dal Parlamento non dovrà rispettare i desideri degli italiani, ma realizzare gli interessi dei guardiani dei mercati. Non è un caso se il presidente dell’Eurogruppo, Joeren Dijsselbloem, di recente, abbia fatto capire chiaramente che l’Europa non si accontenterà di riforme scritte sulla carta. Come dichiarato dall’economista Vincenzo Visco nella Primavera 2014, in un’intervista a l’Unità: Saremo a sovranità limitata Almeno fino a quando avremo un debito così alto. Praticamente – aggiungiamo – per sempre!

     Truffa del vincolo del 3% e del Patto di Stabilità  

    Oggi è legittimo parlare di sovranità limitata perenne, sulla scorta di una truffa a monte: l’Ue, infatti, ha precedentemente legato le mani alle nazioni con vincoli come quello del 3% varato a Maastricht (1992) e poi le ha sanzionate per immobilismo seppellendole di debiti sempre nuovi con l’istituzione del Patto di Stabilità (1997). Non lo trovate assurdo? È questa la ratio delle misure correttive dell’Ue per mancato rispetto dei vincoli di bilancio e la ratio delle contestuali procedure d’infrazione annesse: misure protese a destabilizzare ancor più la situazione economica generale. Infatti sul sito della Commissione europea, possiamo leggere: Il Patto di Stabilità e Crescita (PSC) è la concreta risposta dell’UE alle preoccupazioni circa la continuità nel rigore di bilancio nell’Unione Economica e Monetaria (UEM). Stipulato nel 1997, il PSC ha rafforzato le disposizioni sulla disciplina fiscale nella UEM di cui agli articoli 99 e 104, ed è entrato in vigore con l’adozione dell’euro, il 1º gennaio 1999. Astrusi tecnicismi a parte, possiamo inquadrare il Patto di Stabilità e Crescita (PSC) come un accordo iniquo, stipulato e sottoscritto nel 1997 dai paesi membri dell’Ue, proteso ad un vero e proprio commissariamento delle economie nazionali e ad una paralisi sostanziale delle rispettive politiche di bilancio, al fine di mantenere fermi i requisiti di adesione all’Eurozona: ciò grazie alla nostra ignoranza sulle dinamiche dei meccanismi monetari che le scuole pubbliche e le università si guardano bene dall’insegnare, in uno sconcertante gioco del silenzio.

     La trappola della Procedura per deficit eccessivo 

    A sigillo di questa gabbia è stato poi apposto un meccanismo punitivo, una procedura di infrazione nota come Procedura per Deficit Eccessivo (PDE), che ne costituisce il principale strumento di controllo, articolato in 3 fasi: A) avvertimento preventivo (pseudo-intimidazione); B) raccomandazione; C) sanzione. Ben due, sconcertanti quanto irrispettabili, sono i parametri collegati: 1) mantenere un deficit pubblico non superiore al 3% del PIL664 (rapporto deficit/PIL  3%); 2) mantenere un debito pubblico al di sotto del 60% del PIL o, comunque, tendente al rientro (rapporto debito/PIL< 60%). Analizzando meglio questo rapporto (deficit/PIL), scopriamo cose davvero interessanti, avendo un quadro più chiaro sulla reale portata demagogica delle cosiddette lotte politico-economiche per la crescita, poste in essere dai nostri politici, e sulle contestuali farse parlamentari. Per uscire dall’equivoco non c’è bisogno di essere geni della matematica, infatti osservando il rapporto possiamo constatare: 1) come il numeratore, cioè il deficit o debito, sia una variabile condizionata — in negativo — che cresce indefinitamente nel tempo; 2) il denominatore, cioè il PIL, o la produzione, sia invece una variabile che, per sua natura — a causa delle capacità produttive, della saturazione del mercato o della chiusura indotta di migliaia di imprese — ha un limite fisico: soglia rappresentata dall’indice tecnologico nel processo produttivo, dalla qualità della vita (che incide sul livello e sulla quantità della domanda) nonché dalla distruzione indotta della domanda interna. Il rapporto è perciò incontenibile per natura e tende ad esplodere. Ecco svelato un altro colossale inganno made in Ue, legato a doppio filo con la truffa della moneta-debito. La persistenza di tale vincolo in seno all’Unione è un altro poco pubblicizzato motivo di inibizione della cosiddetta crescita: rimuoverlo è quindi essenziale. Com’è fondamentale rinunciare al cosiddetto Fiscal Compact o Patto di bilancio europeo del 2012, che — sulla scia del Patto di Stabilità — ha ulteriormente blindato il Principio della Convergenza verso parametri rigidi, già sancito con il Trattato di Maastricht, imponendo ad esempio, nel caso dell’Italia, di tagliare 45 miliardi di debito pubblico all’anno per 20 anni (spending rewiew), col pretesto del pareggio del debito: esposizione auto-rigenerante ed inestinguibile, a causa del meccanismo della moneta-debito. Il fatto che i cosiddetti "partiti anti-casta", espressione del governo Conte, non mettano minimamente in discussione questa sconcertante realtà, dovrebbe indurre tutti noi ad una profondo riflessione che affanda evidentemente le proprie radici nella retorica della più sottile dialettica hegeliana della falsa contrapposizione.

    Sergio Basile – Direttore www.quieuropa.it

    Presidente Sete di Giustizia / Ass. Naz. Monetaria Auritiana

    infounicz.europa@gmail.com 

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  • La moneta e il controllo dei comportamenti umani come in un domino

    La moneta e il controllo dei comportamenti umani come in un domino

    Venerdì, 3 agosto / 2018

    – di Nicola Arena, Sete di Giustizia  

     Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, Nicola Arena, moneta-debito,  Domino,  Sociologia            

    La moneta e il controllo dei comportamenti

    umani come in un domino

    Il sistema monetario mondiale, che muove l’intera economia e

    quasi tutti i comportamenti umani, funziona come

    un gigantesco domino

     

    di Nicola Arena / Sete di Giustizia

    Ezra Pound - Moneta

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La previsione comportamentale                            

    Roma – di Nicola Arena / Sete di Giustizia In una società complessa, dove l’uomo non si pone più domande sul senso della propria esistenza, sul perché delle cose che ci circondano, sull’essenza spirituale del pensiero umano, è davvero difficile rompere la barriera dell’involucro percettivo e uscire dagli schemi abilmente preordinati. I mezzi d’informazione, sono strumenti variabili che muovono i pensieri a nostra insaputa, con una precisione probabilistica quasi matematica. Il controllo dei comportamenti umani, attraverso esperimenti sociali e strumenti come i social network, atti a controllare e verificare ogni nostro giudizio, atteggiamenti ed emozioni, hanno il compito di raggruppare i dati concernenti le nostre abitudini, per poi utilizzarli all’occorrenza. La tecnologia sofisticata permette, a chi la controlla attraverso l’immagazzinamento dei dati emotivi riguardanti ognuno di noi, la previsione comportamentale, con determinati imput preordinati, del singolo individuo o d’intere comunità.

                         Chi controlla questo enorme mondo d’informazioni

              riesce in pochissimo tempo a incanalare atteggiamenti di massa

                                                 in modo preordinato.

    Questo avviene anche attraverso la programmazione temporale di eventi, esempio l’instaurarsi di una protesta collettiva di grandi proporzioni, programmata da una certa opposizione politica per una determinata data e in una precisa area geografica del mondo, magari, qualche mese prima di elezioni democratiche.

        Il sistema usurocratico mondiale realizza, nelle menti collettive, le mode,

        costruisce il tifo calcistico o elettorale e ci divide a scompartimenti stagni.

                   Il controllo dei comportamenti impulsivi degli esseri umani

          è da sempre ricercato, per chi ha come unico fine quello di dominare

                                e sottomettere al proprio volere i popoli.

    Chi può permettersi di mantenere un sistema così complesso e costoso e chi ha a disposizione senza limiti tutto il denaro del mondo, ovverosia, chi controlla il pacchetto di maggioranza delle banche centrali, cioè poche migliaia di persone al mondo.

     Il limite della percezione sensoriale                       

    In questo momento di crisi valoriali ed economiche, l’uomo non mostra alcun interesse a scoprire la natura giuridica della moneta, pensando sia un argomento che non lo riguardi da vicino e, quindi, non meriti attenzione: ci convincono infatti, attraverso un costante martellamento mediatico condizionato, che esistono cose più importanti da fare e pensare. Questo disinteresse, indotto da un sistema mediatico e scolastico, provoca enormi danni all’umanità, perché non permette all’uomo di focalizzare l’attenzione sulla propria centralità nel mondo e sulla sua dignità spirituale.

                                    L’uomo moderno avulso da qualsiasi problema

                                       più grande della sua percezione sensoriale,

    si comporta come chi, nascendo e continuando la sua esistenza con un cappio al collo,

                 si rifiuta di interessarsi alla struttura, al modo in cui viene eseguito

                                 e i motivi per cui è stato creato il nodo scorsoio,

                               egli non si pone nemmeno il problema di conoscere

                                   chi tenga in mano la cima opposta della corda,

                                       perché per lui sono cose poco importanti.

    Il fatto di credere in qualcosa e autoconvincersi che quella realtà sia l’unica accettabile, porta l’uomo a generare dei comportamenti relativamente prevedibili, proprio da quelli che creano le credenze popolari. Per esempio, se ci fanno credere che siano le tasse a dare valore alla moneta, allora pensiamo che le tasse siano giuste e quindi saremo convinti del fatto che esse accrescano il valore della moneta, rendendola più importante. Siamo anche indotti a pensare agli evasori fiscali come esseri malvagi. A volte per rivendicare i propri diritti negati, c’è gente che afferma: questo è un mio diritto perché io pago le tasse.

     Manipolazione del pensiero: effetto domino         

    In definitiva, la manipolazione del pensiero e la modellabilità dello stesso fanno assumere ai macchinatori la capacità di modellare e plasmare i comportamenti, come in un grande gioco del domino, dove ogni tassello preordinato è mosso dal movimento del precedente senza margini di errori. Il risultato finale sarà sorprendente e strettamente collegato, ma solo per chi ha potuto notare tutti i passaggi. Per lo spettatore distratto o per quelli cui viene impedito di assistere a tutti i movimenti complessivi, sarà molto difficile poter mentalmente risalire ai movimenti che hanno generato il risultato finale. In questo mondo sconosciuto della moneta, gli esseri umani, non partecipando al processo generativo della costruzione dello strumento, non potranno mai comprendere i motivi dei risultati finali che lo stesso processo genera. Nel gioco del domino, Inoltre, ogni qualvolta si osserva uno o pochi tasselli, difficilmente si potrà prevedere gli effetti generati da tutto l’impianto, soprattutto quando la programmazione degli eventi desiderati è lontana dal punto di osservazione. Quando poi gli elementi sono veramente tanti, è pressoché impossibile poterne prevedere gli effetti. Più è complesso il sistema e più non si comprende quale possa essere il risultato finale, soprattutto se il punto d’osservazione è parziale.

              Solo i progettisti e pochi addetti ai lavori sapranno come andrà a finire,

        proprio perché loro hanno chiaro in mente quale obiettivo devono raggiungere.

       A volte spostare i tasselli in corso d’opera, solo per puro divertimento dell’autore,

            o per delle variazioni di programma, non fa perdere di vista il loro obiettivo.

     Moneta fattispecie sociologico-giuridica                 

    I programmatori sanno bene quali sono le dinamiche del gioco e quali interventi apportare e , se necessario a volte, eliminando dei tasselli che sono d’ostacolo alla riuscita del progetto.

                        La moneta essendo una fattispecie di sociologia giuridica,

          mossa dalla previsione del comportamento altrui nei confronti del proprio,

                       obbliga l’uomo a comportarsi come il tassello del domino,

                spingendo le relazioni interpersonali a scambiarsi reciprocamente

                                             idee, merci, servizi e tempo.

    L’energia posseduta dalla moneta è quella che muove i comportamenti, perché è essa stessa creata da una previsione mentale. Chi può prevedere i comportamenti è solo chi è in grado di causarli, come il progettista dello specifico domino. Il sistema monetario mondiale, che muove l’intera economia e, come abbiamo già accennato, quasi tutti i comportamenti umani, composti da innumerevoli variabili, in realtà funziona come un gigantesco domino che, per essere compreso, deve necessariamente essere visto con ”l'occhio” (il grande occhio) del progettista. Nel momento in cui si volesse analizzare sono una parte dell’economia mondiale, per esempio di una nazione, tralasciando tutte le altre aree geografiche del mondo è come se si volesse riuscire a prevedere il risultato finale del processo economico mondiale, analizzando un solo settore del gigantesco domino, tralasciando tutti gli altri. Non è possibile. Soprattutto perché i manipolatori possono in qualsiasi momento agire in altre aree geografiche attraverso il controllo delle variabili comportamentali programmate, in modo da influire sugli effetti finali senza perderne il controllo. Questo avviene per esempio, attraverso la manipolazione dei cambi delle valute nei vari continenti e la monopolizzazione dell’intero comparto produttivo.

     Parte del gioco                                                                  

    La perdita del controllo da parte dei grandi usurai progettisti del domino mondiale, nel quale ognuno di noi è solo un tassello, spostato e posto all’occorrenza, secondo un piano preordinato, si può ottenere solo nel momento in cui l’umanità si accorge di essere parte del gioco. La perdita del controllo da parte degli usurai è possibile solo se gli esseri umani comprenderanno che l’energia del movimento (la moneta) è creata da ogni singolo partecipante alla vita collettiva.

                  Se gli uomini capissero di essere esseri spirituali portatori di energia,

                                                          quella del pensiero,

                                 potrebbero utilizzarla per il proprio benessere,

                         opponendosi alle azioni programmate dei grandi usurai

                                           e bloccando il loro gioco infernale.

    Solo la condivisione d’idee, la fede e la conoscenza sulla moneta, che muove i comportamenti previsionali, da parte di tutti, potranno impedire ai manipolatori del pensiero di appropriarsi del valore previsionale collettivo. L’umanità, quindi sarà liberata dal debito non dovuto, solo con la conoscenza della verità e come disse Gesù Cristo: la verità ci renderà liberi.

    Nicola Arena (Copyright © 2018 Qui Europa)

    partecipa al dibattito:
     

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     Video correlato – B.A.R. e sovranità monetaria   

    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

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  • La moneta, la nave Italia e l’armatore disonesto

    La moneta, la nave Italia e l’armatore disonesto

    Domenica, 29 luglio / 2018

    – di Nicola Arena, Sete di Giustizia  

     Redazione Quieuropa, Auriti, Nicola Arena, moneta-debito, Nave Italia,  armatore disonesto     

    La moneta, la nave Italia e l'armatore disonesto

    La proprietà popolare della moneta è l'unica rotta percorribile

    dalla nave Italia, per evitare l'affondamento programmato

     

    di Nicola Arena / Sete di Giustizia

     Redazione Quieuropa, Auriti, Nicola Arena, moneta-debito, Nave Italia,  armatore disonesto

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     L'armatore disonesto                                                

    Roma – di Nicola Arena / Sete di Giustizia In una società organica ogni membro della collettività deve svolgere un ruolo al servizio degli altri, affinché tutti ne traggano beneficio, realizzando il cosiddetto "bene comune". Possiamo paragonare quindi una nazione a una nave che, per navigare, ha bisogno del comandante e del suo equipaggio. Ognuno deve svolgere il proprio lavoro con responsabilità, impegno e determinazione, sapendo che da questo dipende il buon funzionamento di tutta la nave e il raggiungimento dell’approdo desiderato.  A volte si è costretti a navigare attraversando il mare in burrasca con onde alte, dove i più forti sono costretti a compiere estenuanti turni di lavoro per sopperire alla mancanza di aiuto di quelli che non sono in grado di sopportare il mal di mare. Altre volte invece durante i periodi di bonaccia, le giornate scorrono in tranquillità e ritorna fra la gente il sorriso; la quiete dopo la tempesta. A bordo le difficoltà non mancano, ma con l’aiuto di tutti e l’intento comune di mantenere la giusta rotta si vive nella speranza e consapevolezza di riuscire a vincere le difficoltà e raggiungere l’approdo.

           Il sistema del debito genera in una nazione gli stessi effetti devastanti

    per una nave messa appositamente, dal proprio armatore sotto una cascata,

                    rischiandone l’affondamento con tutto il suo equipaggio.

    Per comprendere la portata negativa della realtà descritta, possiamo immaginare un armatore disonesto e senza scrupoli e paragonarlo al sistema bancario mondiale che decide arbitrariamente le sorti d’intere nazioni. L’armatore disonesto mette in atto un crimine servendosi di mercenari loschi, creando nello scafo  tante falle; poi ordina al comandante di far correre l’equipaggio da prora a poppa per cercare di turarle, svuotado l'acqua che nel frattempo ha allagato i piani bassi della nave.  Così i marinai sono costretti a fare turni estenuanti con i secchi per esaurire l’acqua imbarcata, onde evitare l’affondamento della nave. Alcuni marinai sotto coperta si accusano a vicenda d’inefficienza. Intanto il livello dell’acqua sale… I marinai che si trovano nei ponti in alto hanno invece un atteggiamento più rilassato e disinteressato, nella falsa consapevolezza che l’acqua non arriverà mai al loro livello: molti di loro non si accorgono nemmeno di quello che sta accadendo ai piani inferiori. Il comandante e gli ufficiali di guardia in plancia, servitori malvagi e fedeli all'armatore, certamente sanno quello che accade perché conoscono i piani diabolici del loro oscuro superiore. Essi vivono però serenamente, certi che se la nave dovesse affondare, arriverà tempestivamente un elicottero a prelevarli. Intanto il livello è già salito oltremisura ed è prossimo ormai al ponte di coperta, quando già si vedono le prime vittime.

     Verso porti sicuri                                                        

    Eppure la soluzione per evitare l’affondamento esiste ed è semplice, cioè quella di togliere la nave da sotto le cascate e indirizzarla nel bacino più vicino per effettuare le necessarie riparazioni. Nessuno però vuole suggerire al comandante e agli alti ufficiali di intraprendere queste giuste azioni. L’armatore intanto se la ride dal salotto di casa perché, avendo scommesso sull’affondamento della nave, riceverà un enorme premio assicurativo. Non importa quante siano le vittime, anzi spesso sono necessarie per rendere il crimine come un accadimento imprevedibile e dovuto a circostanze inspiegabili o a problemi tecnici contingenti.

    Nella vita reale è chiaro che le cosiddette crisi economiche sono create dai grandi usurai,

                     che dominano il sistema politico-economico-finanziario mondiale,

                                   solo per generare malessere e controllo sociale

                                                  (sia materiale che spirituale).

    Non esisterebbe alcuna crisi economica se ogni popolo fosse proprietario della propria moneta e potesse disporre e attuare a proprio grado e piacimento le scelte politiche, monetarie ed economiche del proprio paese. Nel mondo in cui chi comanda è il banchiere non esistono regole morali ma solo programmi ben studiati per far crescere negli uomini la sete di denaro e di potere.. e quindi per legare la società con il debito indotto dall'emissione monetaria (senza riserva aurea). La carenza di mezzi monetari spesso genera conflitti sanguinosi fra la povera gente costretta ad aggredire i propri simili per riuscire a sopravvivere, come in una giungla.

                         E’ giunto il momento che i rappresentanti del popolo,

                                   attraverso una nuova presa di coscienza,

             comprendano finalmente la centralità e l'urgenza dell'applicazione

                   della teoria auritiana della proprietà popolare della moneta

         e, così facendo, prendano in mano il timone di questa bella nave Italia

    oltraggiata e ferita nella sua struttura socio economica, approdando a porti sicuri e acque tranquille: il più lontano possbile dalla mortale cascata del debito non dovuto. Occorreranno tanti anni per riparare il danno subito ma, ne siamo certi, il popolo italiano (e non solo) saprà ritrovare la forza e l’onore per sconfiggere l’armatore disonesto (il grande usuraio) e navigare finalmente in acque tranquille nel mare della giustizia e dell’amore reciproco.

    Nicola Arena (Copyright © 2018 Qui Europa)

    partecipa al dibattito:
     

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     Video correlato – B.A.R. e sovranità monetaria   

    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

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    Giacinto Auriti – Comunismo: schiavitù monetaria e Stato padrone dei cittadini

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    Giacinto Auriti – I veri padroni? I banchieri! Sindacati semplici sottoposti

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    Il messaggio di Fatima e la rivoluzione monetaria di Giacinto Auriti

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    Pasqua: il cuore del presupposto auritiano

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    Mercoledì,  Aprile 8th/ 2015 – di Sergio Basile e Rocco Carbone – "Sete di Giustizia" – su una Testimonianza del Professor Giacinto Auriti Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, Gesù Cristo, Dio vero, Pasqua, centro del presupposto auritiano, Dio dice la verità per finire in croce, battagia sulla moneta, la più coraggiosa ed eroica battaglia della sua vita, l'uomo che denunciò i crimini del sistema bancario […]

    Perchè Gesù Cristo è il Dio Vero – Riflessione del Prof. Giacinto Auriti

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    Mercoledì,  Settembre 3rd/ 2014 – di Giacinto Auriti – Testimonianza tratta da uno scritto del 2001 Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, Gesù Cristo, Dio vero, Vangelo secondo Giovanni, Vangelo secondo Matteo, il Corano afferma ma non dimostra la divinità di allah, il Vangelo afferma e dimostra la divinità di Gesù, Due ipotesi, due alternative, prove inconfutabili della divinità […]

    Chieti inaugura la “Scalinata Giacinto Auriti”: genio della teoria monetaria, padre della proprietà popolare della moneta

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    Domenica, 25 Settembre/ 2016    di Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia"  Redazione Quieuropa, Scalinata Giacinto Auriti, Chieti, Sovranità dignità e Moneta, Moneta debito, sistema bancario, Sergio Basile, Giacinto Auriti, SIMEC, Brecciaio, Antonio Pimpini, Umberto Di Primio, Madonna di Fatima  Chieti inaugura la "Scalinata Giacinto Auriti":  genio della teoria monetaria, padre della proprietà popolare della moneta […]

    10 Ottobre – Un compleanno davvero particolare

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    Venerdì, Ottobre 10th/2015  – di Sergio Basile –  Direttore "Qui Europa", Presidente "Sete di Giustizia"  Redazione Quieuropa,  Sete di Giustizia, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Un giorno particolare, un compleanno particolare, Lotta all'usura, Santa Vergine di Fatima, Il Prezzo della Libertà  Giacinto Auriti / 10 Ottobre, un giorno dal sapore particolare 10 Ottobre – Un compleanno davvero […]

    Sant’Eusanio dedica al Prof. Auriti la Piazza dinanzi la Chiesa della Madonna di Fatima

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    – di Gino Di Tizio – Redazione Quieuropa,  Giacinto Auriti, Gino Di Tizio, Sergio Basile, Madonna di Fatima, 13 Maggio, Sant'Eusanio del Sangro, Guardiagrele, Giacinto Auriti, Supplica alla Madonna di Fatima, Mamma Rosa, Filippo Auriti, Michela Auriti, Mamma Rosa, sogno, pranzo offerto, un sogno particolare  13 Maggio – Una piazza dedicata al Professor Giacinto Auriti Sant'Eusanio dedica al Prof. Auriti la […]

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    Sabato, 7 ottobre / 2017  di Patrizia Arcana / gamerlandia.net  Redazione Quieuropa, Patrizia Arcana, Socialismo, Blockchain, Sistema bancario, trappola  Blockchain, un nome nuovo per attuare i vecchi paradigmi del Socialismo L'arma nuova dello gnosticismo e socialismo-massonico: alleanza bilaterale tra governo a carattere confiscatorio  e tecnologia pervasiva di sorveglianza   di Patrizia Arcana                 […]

    Moneta elettronica: l’apoteosi del nulla, la perfetta moneta satanica

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    Lunedì, 23 Gennaio/ 2017    di Nicola Arena e Sergio Basile / Sete di Giustizia  Redazione Quieuropa, sistema bancario, Nicola Arena, Sergio Basile, Sete di Giustizia, moneta, Bit-coin  Bit-coin: l'apoteosi dell'astrazione e del nulla, la perfetta moneta satanica L'ultima frontiera della schiavitù monetaria passa per l'impulso di un computer                […]

    Grecia: l’operazione è riuscita! Il paziente è morto

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    Martedì, 26 giugno / 2018 – di Roberto Pecchioli –  Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Grecia,  Austerità, Troika,  Ue, BCE, FMI,  MES      Grecia: l'operazione è riuscita! Il paziente è morto Grecia: 800 riforme imposte, 500mila abitanti in meno, due generazioni distrutte da Tsipras & Co, paladini dell'Europa targata Troika   di Roberto Pecchioli           […]

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    Venerdì, 22 giugno / 2018  – di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano  –    con integrazioni e note a cura di Sergio Basile  Redazione Quieuropa,  Matteo Mazzariol, Distributismo, Divisione tra capitale e lavoro,  proprietà  Libertà socio-economica: moneta-proprietà e unione capitale-lavoro L'allargamento della proprietà a tutti e il benessere reale secondo la prospettiva cattolica e […]

    La partitocrazia è in crisi ma nessuno se ne accorge

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    Martedì, 19 giugno / 2018  – di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano  –  Redazione Quieuropa, Nicola Arena,  Partitocrazia, crisi, sistema democratico, distributismo         La partitocrazia è in crisi ma nessuno se ne accorge Il sistema partitico è un modello fallito e bocciato dalla storia. Esso è lo specchio di una crisi […]

    Siamo ostaggi della grande finanza speculativa e nessuno lo dice

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    Lunedì, 4 giugno / 2018  – di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano –   Redazione Quieuropa, Matteo Mazzariol, schiavità finanziaria, sistema politico, distributismo  Siamo ostaggi della grande finanza speculativa e nessuno lo dice Un mondo virtuale retto sull'usura e sulla speculazione, che sommerge quello reale    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano     […]

  • Moneta, Lavoro, Schiavitù: inganni della prospettiva lavorista

    Moneta, Lavoro, Schiavitù: inganni della prospettiva lavorista

    Domenica, 22 luglio / 2018 

    – di Sergio Basile / Presidente Sete di Giustizia – 

     Redazione Quieuropa, Sergio Basile,  marxismo, liberismo, moneta-debito,  schivitù, costituzione         

    Moneta, Lavoro, Schiavitù: inganni della prospettiva lavorista

    In una società fondata sull'usura, il lavoro è un subdolo e potente

    strumento di schiavitù. L'arcano svelato nel documento segreto

    della Banca d'Inghilterra del 1862: The Hazard Circular

     

                                       Capitalismo e Comunismo giocano con il popolo

             come fanno due gatti affamati con il topo moribondo, togliendogli il formaggio

                  e facendoglielo sognare eternamente, all'interno di una gabbia dorata

                                                    costruita dal sistema bancario e

                                           con al centro una grossa ruota per criceti

                                                                        ( Sergio Basile )

     

    di Sergio Basile / Presidente Sete di Giustizia

     Dominio Rothschild – Evoluzione dei rapporti tra Finanza, Massoneria e Comunismo / 1 Dominio Rothschild – Evoluzione dei rapporti tra Finanza, Massoneria e Comunismo / 1  Domenica, 8 Gennaio/ 2017     - di  Sergio Basile e Don Curzio Nitoglia  Redazione Quieuropa, Don Curzio Nitoglia, Sergio Basile, Redazione luococomune, Alta Finanza, Giudeo Massoneria, Rothschild, Finanza, Comunismo, Italia, Occupazione, influenza Rothschild sull'Italia, Sistema Bancario   Evoluzione dei rapporti tra Alta-Finanza,   Giudeo-Massoneria e Comunismo:   dominio Rothschild / 1 Il lato occulto della storia: 150 anni di dittatura Rothschild,  150 anni [...]  8 gennaio 2017Commenti disabilitatiRead More

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Lavorismo, come strumento di dominio              

    Catanzaro  di Sergio Basile –  Tra la folta schiera dei falsi maestri del pensiero che di più hanno influito – e influiscono ancor oggi – sull'involuzione delle moderne comunità sociali, ne possiamo citare almeno sette (numero della pienezza) o otto, senza nulla togliere alla potenza distruttiva di altri loro "illustri" colleghi. Tra di essi i più falsi e pericolosi sono stati indubbiamente Freud, Darwin, Lutero, Cartesio, Rousseau, Hegel, Adam Smith e Marx. Quest'ultimo, in particolare, è stato il fondatore della religione laica più subdola e pervasiva della storia, il social-comunismo. La parola sinistra, come riconosciuto dallo stesso "compagno-filosofo" Massimo Cacciari in Il concetto di sinistra, è storicamente segnata dal marchio dell’insufficienza, condannata da un destino inscritto nella sua stessa etimologia latina: sinisteritas significa inettitudine, goffaggine. In effetti mai definizione fu più azzeccata! Dal momento che il tentativo (riuscito) di proletarizzare i popoli del mondo attraverso la "rivoluzione totale", privandoli dello status originario di proprietari e quindi della facoltà di essere davvero liberi di gestire il proprio presente e futuro, dinanzi al tribunale della storia, non può che definirsi come il più goffo tentativo dell'élite che innalzò il primo governo comunista (governo Kerensky) nel violento settembre 1917 (cioé dei banchieri internazionalisti) di rivendicare un ipotetico, mitico, evanescente processo di "liberazione umana". Tentativo goffo e fallito, anche se i filosofi e gli storici sembrano non essersene accorti, invocando spesso e volentieri, come nel caso del filosofo Diego Fusaro, autore di "Bentornato Marx", il ritorno dei soliti antichi fantasmi, trasformati in improbabili e fieri cavalieri dell'Apocalisse inviati in una "presunta guerra" o "missione di pace" – espressione cara al gergo democratista – contro i  signori del "Capitale".

                              E' curioso notare come la sinistra, nata dalla rivoluzione

                              fomentata dai banchieri d'estrazione giudeo-bolscevica

    una volta assicuratasi la confisca della sovraità monetaria dei popoli, a vantaggio dei primi,

           abbia storicamente difeso la supremazia logico-temporale del lavoro sulla libertà,

              cioè del principio lavorista non tanto su quello liberale, quanto sui principi di

                       Dignità, Libertà, Uguaglianza, Solidarietà, Cittadinanza e Giustizia:

     che invero, sarebbero stati valorizzati soltanto in un regime di piena proprietà privata.

            Così facendo la sinistra, innalzando e istituzionalizzando la prospettiva lavorista

      a livello"democratico", costituzionale e "statale", al di fuori di ogni sovranità monetaria

            ha finito per ingabbiare l'uomo in una prigione economico-sociale ed ideologica

                    che non ha precedenti nella storia: neppure i faraoni osarono tanto

                                     durante la biblica prigionia del popolo d'Israele.

     Liberismo e collaborazionismo alla proletarizzazione   

    D'altra parte il liberismo ha giocato lo stesso ruolo (ingabbiare le masse) puntando sempre sul presupposto lavorista, ma inquadrato da una diversa angolazione: quella del grande capitale dispensatore di briciole di libertà impiegatizia, nei confronti di un substrato sociale reso bestiale e proletario dallo "Stato" caro a Marx.

                 "Esiste anche un’altra alleanza — a prima vista strana e sorprendente —

                              ma che se ci si pensa è ben fondata e facile da capire.

                       Questa alleanza è tra i nostri capi comunisti e i vostri capitalisti"

                                                          ( Vladimir Lenin )

    Il liberismo, e la sua metamorfosi repentina in dittatura iper-capitalista globale, ha dunque assunto un ruolo strategico essenziale nel contraltare ideale della rivoluzione marxista, infiammata da due presunti contendenti (capitalisti e proletari) posti in stato di perenne agitazione e ideale precarietà per l'accaparramento di un surplus (teoria del surplus/plusvalore marxista) gestito a priori e senza appello dai signori della moneta, i banchieri:

               ciò attraverso l'immissione arbitraria nel circuito economico e finanziario,

              di un tributo criminale e non dovuto, chiamato moneta-debito, destinato

      a ripagare beffardamente le masse salariate con un semplice debito e quindi destinato

      1) ad indebitare perennemente sia i lavoratori-proletari che le piccole e medie imprese

                                non rientranti nelle grazie dei banchieri di turno

          2) a solidificare le basi delle grandi multinazionali, foraggiandole lautamente e

                 distruggendo di fatto la libera concorrenza e il "libero mercato"

     Dimensione spirituale e relazioni socio-economiche 

    Come inquadrare dunque il lavoro? Dono, maledizione, schiavitù o panacea all'atavico malessere umano? La risposta esiste ed è avvolta tra le pieghe della storia. Dio nelle Sacre Scritture (Bibbia) dopo aver creato il mondo e l'uomo ed aver reso Questi proprietario universale dell'Eden (e non schiavo-debitore), dopo la caduta e la superbia originale pone il lavoro al centro della vita dell’uomo qual freno al suo orgoglio, ma non gli nega la "sacra ed originaria proprietà" della terra e dei suoi provvidenziali frutti. Il lavoro nobilita l'uomo (essere spirituale e proprietario/destinatario di beni materiali e spirituali), quest'essere eletto che Dio, malgrado la caduta, dimostra di amare restituendogli dignità e preservandolo dai rischi dell’ozio e della connessa perdizione. In quest'ottica, e solo in quest'ottica, il lavoro assume un'importanza quasi mistica: lavoro è dignità e dignità è lavoro, in una perfetta e biunivoca corrispondenza.

                               Mangerai il pane con il sudore della tua fronte

                                                         ( Genesi 3,19 )

    "Stai fermo al tuo impegno e fanne la tua vita, invecchia compiendo il tuo lavoro".

                                                       ( Siracide 11,20 )

    A prova di ciò, San Benedetto predicava "Ora et Labora", consapevole della dimensione inanzitutto spirituale della vita e delle relazioni sociali e poi – di scorta – della necessità evangelica e biblica del lavoro, contemplato, tuttavia, non come mezzo di auto-liberazione "religiosa e sociale", ma come mezzo di ulteriore innalzamento delle virtù personali, annaffiate preventivamente ed affrancate dalla linfa vitale dello spirito. La sinistra e lo stesso liberismo, sbarazzandosi dell'accezione benedettina "Ora (prega)", propedeutica alla seconda (labora) hanno ricondotto subdolamente il lavoro a unico protagonista della scena, riconoscendogli atavicamente, tra l'alro, un valore – oserei dire – religioso e sacro che non gli spetta assolutamente al di fuori di una visione spirituale del processo storico. Mentre il lavoro diventava il "tutto dell'uomo" (trasformato da proprietario universale dei doni di Dio a proletario indebitato, depresso e frustrato) nel contempo l'uomo si trasformava in un semplice pezzo dell'ingranaggio economico globale, costringendo se stesso ad un ergastolo volontario e "benedetto", all'interno della sofisticata macchina economico-sociale e industriale creata dall'impero bancario.

     Dominio Rothschild – Evoluzione dei rapporti tra Finanza, Massoneria e Comunismo / 1 Dominio Rothschild – Evoluzione dei rapporti tra Finanza, Massoneria e Comunismo / 1  Domenica, 8 Gennaio/ 2017     - di  Sergio Basile e Don Curzio Nitoglia  Redazione Quieuropa, Don Curzio Nitoglia, Sergio Basile, Redazione luococomune, Alta Finanza, Giudeo Massoneria, Rothschild, Finanza, Comunismo, Italia, Occupazione, influenza Rothschild sull'Italia, Sistema Bancario   Evoluzione dei rapporti tra Alta-Finanza,   Giudeo-Massoneria e Comunismo:   dominio Rothschild / 1 Il lato occulto della storia: 150 anni di dittatura Rothschild,  150 anni [...]  8 gennaio 2017Commenti disabilitatiRead More

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     The Hazard Circular: lavoro come schiavitù       

    La palese ammissione di questo crimine, probabilmente il più mistificato della storia, può ricondursi a un documento segretissimo, in lingua inglese, di cui non esisteva traduzione in italiano sul web, almeno fino ad oggi: The Hazard Circular. Tale documento dirompente, in Italia è stranamente sfuggito a tutti i corsi universitari di economia, diritto del lavoro e diritto commerciale. Si tratta di una circolare emessa nel 1862 dalla privata Banca d’Inghilterra, emanazione Rothschild, nei confronti dei banksters americani nel tentativo di bloccare il presidente Usa Abramo Lincoln e il suo Greenback (biglietto di stato emesso senza debito) poiché esso simboleggiava il grado massimo di insubordinazione dell'uomo comune nei confronti del cartello bancario.  The Hazard Circular è l'ammissione di un crimine, avente come corpo del reato, in ultima istanza, proprio l'arma lavoro. In essa la Bank of England ammise come, in un sistema di usura legalizzata (cioé di creazione ed emissione di moneta-bebito quale linfa mortale dell'economia) il controllo sui lavoratori fosse possibile mediante il controllo sui salari, e che a loro volta i salari sarebbero potuti essere condizionati e falsati attraverso il controllo sulla moneta. Ovviamente il biglietto verde sgravato da debito pubblico, voluto coraggiosamente da Lincoln, svincolato della morsa del sistema bancario privato, minacciava la buona riuscita, a livello internazionale, di un piano egemonico antico, esercitato in primis in Europa, proprio attraverso la Banca d’Inghilterra. Il lavoro in un regime di usura – qual è quello odierno – diventa quindi un'arma di controllo di massa e auto-distruzione: il lavoratore dapprima viene ripagato con un debito, vedendo praticamente azzerato il proprio sforzo; di scorta viene privato del suo tempo libero e ingabbiato in una ruota per criceti. Che formidabile forma di shiavitù! Eppur spacciata per forma eccelsa di "liberazione" sia dai governi liberali che social-comunisti.

                              "La schiavitù sembrerebbe abolita dal potere delle guerre

                                      e la schiavitù dei beni mobili (danaro) distrutta.

    Di ciò io e i miei amici europei siamo lieti, perché gli schiavi non sono i proprietari del lavoro,

         ma sono quelli che lo portano avanti, mentre il piano europeo guidato dall’Inghilterra

                             è che il capitale controllerà il lavoro, controllando le tasse.

                                         Ciò può essere fatto controllando il denaro.

                   Il grande debito che i capitalisti vedranno è portato avanti dalle guerre

                    e deve essere usato come mezzo di controllo della quantità di denaro.

          Per realizzare ciò, i bonds (titoli d stato) devono essere usati come base bancaria.

                                   Ora stiamo aspettando il Segretario del Tesoro,

            che darà luogo alla sua raccomandazione al Congresso (Congresso Usa – Ndr).

    Ciò non permetterà al “Greenback” (circolante emesso da Lincoln, sgravato da debito – Nds)

         di circolare come denaro per sempre, infatti, questo non lo possiamo permettere.

                           (  The Hazard Circular – Bank of England, London, luglio 1862 )

    La schiavitù, come traspare dal compromettente documento in esame, non è altro che l'asfissiante dominio sul lavoro umano, esercitato “legalmente” mediante il controllo sui salari, a sua volta possibile grazie al controllo arbitrario sull’emissione della moneta a debito e senza riserva aurea (puro ed illusorio alibi storico). Nel 1863, per la cronaca, dopo aver finanziato l’elezione di numerosi senatori, i banchieri degli Stati Uniti d'America, in obbedienza al diktat Rothschild, esercitarono con successo pressioni affinché il Congresso revocasse la legge sui Greenback.

     Definitivo crollo del castello di bugie marxista          

    La conoscenza di questo documento esplosivo (sia pur tra i meno conosciuti della storia), occultato sia dagli storici che dai sociologi e filosofi (marxisti e liberisti) ha implicazioni enormi, andando a destabilizzare l'intero impianto del castello marxista.

                                      Esso confuta e ridicolizza la concezione marxista

                           per la quale è il lavoro che emancipa l’uomo e che, pertanto,

                        l’emancipazione dal lavoro, cioè la libertà assoluta dell’individuo,

                      sia nient’altro che una conseguenza dell’emancipazione del Lavoro,

                            cioè del soggetto collettivo di contraddizione al Capitale.

    Come dimostrato questo postulato è intriso di falsità, poiché il lavoro è diventato uno strumento di dominio e schiavitù e (secondariamente) il Grande Capitale non fu mai veramete posto in antitesi al modello di proletarizzazione marxista, in quanto entrambi furono generati dal cartello bancario unito: tre piedi di un unico, maledetto, vizioso tavolo d'azzardo popolato da avidi bari.

     Falsità della teoria lavorista in chiave di "progresso"   

    La teoria lavorista, in questo sistema, è quindi un grande inganno e non può essere la coerente espressione del progresso del movimento popolare del lavoro, auspicata dal social-comunismo; cioé non può essere il "verbo sacro" e invocato su più fronti (haimé anche su quello del modernismo cattolico eretico) utile all'affrancamento degli uomini dalla miseria e dalla schiavitù. Il socialismo, in tal modo, ha sempre negato i diritti e le libertà del soggetto, sacrificandolo allo strumento moneta e alla "volontà del partito", sull'altare della causa rivoluzionaria: causa di estenzione globale del potere dell'élite bancaria e dei suoi oscuri mentori e profeti, devoti alla religione oscura dell'anticristo e ai suoi blasfemi postulati. Il socialismo e il liberismo capitalistico – due facce della medesima medaglia – si sono serviti del popolo lavoratore per perseguire gli obiettivi egemonici dell'élite attraverso l'innalzamento dei modelli costituzionali al rango infallibile di Sacre Scritture.

     Vero scopo delle costituzioni massoniche                       

    Ecco perché le costituzioni massoniche, invero, nascondendo e non riconoscendo la sovranità monetaria ai popoli, hanno di fatto negato ogni forma sostanziale di sovranità popolare. Ecco dunque svelato l'arcano lavorista dell'articolo 1 della Costituzione, che vede proprio nel lavoro-schiavitù (poiché orfano della sovranità monetaria) il fulcro dell'inganno estremo su cui si fonda la Repubblica democratica. Ne consegue l'assoluta inconsistenza di ogni teoria lavorista e l'assoluta urgenza dell'affermazione di un regime di sovranità monetaria che passi dalla piena proprietà (universale) dei beni in seno alle masse (postulato chestertoniano)  e non dalla proletarizzazione delle masse. Gli uomini devono tornare ad appropriarsi dei frutti e dei tesori del biblico Eden, mediante il riconoscimento della proprietà popolare dello strumento monetario (postulato auritiano). L'assenza di sovranità monetaria e l'esame storico-giuridico-filosofico sopra esposto, regalano un'immagine impietosa ma reale degli assunti lavoristici della nostra osannata e "amata" (quanto devastante) Costituzione.

                       « L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

                                           La sovranità appartiene al popolo,

                           che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. »

                                                                Art. 1 Cost

                          "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro

                        e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

      Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta,

     un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società".

                                                    Art.4  Cost, comma 1 e 2

    L'Italia non dovrebbe essere una Repubblica fondata sul lavoro (cioé sul precariato proletario con retrogusto schiavista) ma sulla felicità, dolcissima parola che fa rima con sovranità: spirituale, monetaria, territoriale e culturale, in primis. Non a caso oggi Spirito, Moneta, Territorio e Cultura, sono i principali teatri di scontro di una guerra di religione senza confini; i luoghi ideali dell'essere posti sotto assedio dall'invasore e nemico di Dio e degli uomini.

    Sergio Basile (Copyright Qui Europa © 2018 )

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     Video correlato – B.A.R. e sovranità monetaria   

    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

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  • La moneta, il contadino, il mercante e il debito

    La moneta, il contadino, il mercante e il debito

    Giovedì, 12 luglio / 2018

    – di Nicola Arena, Sete di Giustizia  

     Redazione Quieuropa, Auriti, Nicola Arena, moneta-debito, contadino, Convenzione, risorse  

    La moneta, il contadino, il mercante e il debito

    Moneta-debito: un antico meccanismo di schiavitù che

    annulla la ricchezza, svilendo il lavoro umano

     

    di Nicola Arena / Sete di Giustizia

    LA MONETA, IL CONTADINO, IL MERCANTE, IL DEBITO

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Il contadino e il debito                                             

    Roma – di Nicola Arena / Sete di Giustizia Immaginiamo di avere un orto di medie dimensioni. A inizio stagione bisogna zappare la terra, concimarla, poi togliere le erbacce, comprare le piantine varie, fare i solchi, piantarle e innaffiarle ogni giorno, curarle dagli insetti con corretti prodotti disinfestanti, poi man mano piantare delle canne di sostegno e fare le continue legature per far crescere le piante in verticale. Col passare dei giorni si vedono apparire i primi minuscoli fiori e poi i frutti, che man mano crescono e cambiano di colore. Quando i frutti sono maturi, occorrono varie ore di lavoro per la raccolta, mezzi per il trasporto per raggiungere il mercato e infine accordi diretti con gli acquirenti per un guadagno congruo a compensare tutte le energie spese per ottenere i prodotti finiti. Una volta che l’accordo di compravendita è stato eseguito, il coltivatore riceve la somma pattuita. Come in un fermo immagine temporale, più sotto riprendiamo l’argomento dal punto in cui il coltivatore riceve il denaro. I fatti sopra riportati, dimostrano una realtà lavorativa che include una molteplicità di eventi sociali ed economici. Il lavoro coinvolge le menti, i giudizi di valore si susseguono nel tempo, dando origine a manifestazioni di entusiasmo o delusioni dovute a fattori propri o esterni alla nostra persona. Gli insuccessi provocano malessere e ovviamente i piccoli successi quotidiani accendono il sorriso, come veder nascere i frutti dalla terra grazie al proprio impegno fisico e mentale organizzativo.

     Approvvigionamento di risorse convenzionali    

    In una nazione come l’Italia, abitata da circa sessanta milioni di persone, i vari cicli produttivi, nei più svariati settori lavorativi, coinvolgono le persone in fasi interconnesse fra loro, generando un silente e apparentemente nascosto sistema lavorativo complesso. Le finalità di questo sciamare d’idee, forze fisiche e mentali, spostamenti di uomini e mezzi, attività logistiche, ricreative, istruttive, mediche ecc., sono perseguibili e attuabili grazie ad un accumulo di valore umano attraverso un mezzo convenzionalmente creato, come un’anfora che si riempie di acqua da usare ogni qualvolta l’uomo ha bisogno di bere.

                       Un approvvigionamento di risorse umane convenzionali

                                   da rendere disponibili in ogni momento

             è fondamentale per garantire all’uomo il diritto a una vita dignitosa.

    Questo mezzo convenzionale si chiama denaro, esso non cresce negli orti, non si semina e non si costruisce nemmeno con le stampanti, il denaro è un’invenzione umana che permette di incorporare un valore di energia umana. Come l’anfora contiene l’acqua utile per la vita, come la batteria contiene una carica elettrica per essere impiegata all’occorrenza, anche

                        il denaro è un contenitore di valore convenzionale.

     Il valore convenzionale                                              

    Per costruire il "valore convenzionale" occorre solo un accordo fra le parti; ciò non comporta alcun lavoro fisico ma solo la “fatica” di mettersi d’accordo ad accettare un simbolo come valore vero. Notiamo perciò che la comunità degli uomini vivi con l’ausilio dei macchinari, inventati e costruiti dall’uomo, e con il proprio lavoro, produce tutti i beni presenti nel mondo grazie alla vita che la terra ci fornisce. Il mondo quindi è completo di tutto, non manca nulla. Tutta la ricchezza presente nel mondo è creata dalla Divina Provvidenza ed è co-prodotta e valorizzata dalle persone, che ne esaltano ancor più l'essenza. Come abbiamo scritto pocanzi, anche il valore convenzionale di tutta la moneta presente nel mondo è creato dalle persone che la accettano attraverso una convenzione.

     Un meccanismo perverso                                          

    Dopo queste premesse, possiamo riprendere il discorso dal momento in cui il contadino riceve il denaro dal mercante/banchiere. Ecco, a questo punto avviene un fatto straordinario, nella sua drammaticità e incongruenza: poniamo il caso che il mercante/banchiere presti al contadino la somma pattuita con un interesse del 5% annuo. Avete notato qualche anomalia in quest’ultimo passaggio? In un sistema così dove tutti i mercanti/banchieri sono autorizzati a prestare il denaro e che obbliga tutti i contadini a ricevere un debito pari al valore dei loro prodotti,

                             i mercanti che prestano denaro a interesse (e creato dal nulla)

                                                  possederanno sempre tutti i beni

                                       e i contadini saranno sempre tutti indebitati

                              senza alcuna possibilità di ripagare il debito contratto

    Purtroppo questo sistema assurdo e spietato si regge in piedi per mezzo di un meccanismo perverso, abilmente costruito nei secoli con l’astuzia e la menzogna più becera. La menzogna però, come tutte le forze del male, una volta smascherata e diffusa con la luce della verità, smette di sopravvivere, muore come un vampiro alle prime luci dell’alba. Noi questi raggi di verità in campo monetario li abbiamo appresi dallo scopritore del valore indotto della moneta, il professor Giacinto Auriti. Cerchiamo così di diffonderli e per farlo, come un prisma scompone gli spettri di luce, noi scomponiamo la moneta nei suoi elementi essenziali che sono: simbolo, materia e valore.

     Il valore della moneta lo crea chi l'accetta            

    Il valore della moneta non lo crea chi stampa i simboli ma chi li accetta. E per questo motivo che tutti i contadini e gli esseri umani della terra devono essere dichiarati proprietari e non debitori della loro moneta. Devono essere dichiarati proprietari e non debitori del valore dei loro prodotti. Una dimensione nuova di percezione ci attende, affiorerà sempre più dagli abissi dell’ignoranza indotta, una nuova era, quella del credito pubblico nascerà solo se sapremo liberarci da queste catene fatte di menzogne che ci tengono imprigionati in questo strano mondo che non ama la verità.

                      "Questa guerra fa parte della guerra millenaria tra usurai e contadini,

                              fra l’usurocrazia e chiunque fa una giornata di lavoro onesto

                                                   con le braccia o con l’intelletto».

                                                                   Ezra Pound

                               «Per questa affermazione Ezra Pound finì in manicomio»

                                                                 Giano Accame

                          Accusato di tradimento dagli americani nel luglio 1943,

             il poeta e scrittore Ezra Loomis Pound fu arrestato il 3 maggio del 1945.

            Successivamente fu condotto a Pisa presso il Disciplinary Training Center,

               e qui fu rinchiuso e umiliato per tre settimane in una gabbia per gorilla.

                                                                          Ndr

                          

    Nicola Arena (Copyright © 2018 Qui Europa)

    partecipa al dibattito:
     

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  • Moneta-debito: come un tappeto mobile che funziona al contrario

    Moneta-debito: come un tappeto mobile che funziona al contrario

    Sabato, 16 giugno / 2018 

    – di Nicola Arena, Sete di Giustizia  

     Redazione Quieuropa, Nicola Arena, Giacinto Auriti, Moneta-debito, tappeto mobile, valore, tempo 

    Moneta-debito: come un tappeto mobile che

    funziona al contrario

    Il tappeto mobile, come la moneta, deve servire la gente, agevolandone

    il cammino. Se funziona al contrario, come la moneta-debito, esso

    condanna gli individui incapaci a reggere il passo imposto

    e annulla gli sforzi di tutti gli altri

     

    di Nicola Arena / Sete di Giustizia

    MONETA-DEBITO: UN TAPPETO MOBILE CHE FUNZIONA AL CONTRARIO

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Percepire il valore dallo spostamento delle cose 

    Roma – di Nicola Arena Lo scandire del tempo lo percepiamo dagli spostamenti degli oggetti o delle persone attraverso lo spazio. Abbiamo spiegato in altre occasioni che

                             il valore è tempo oggettivato in un simbolo.

                              Come possiamo quindi percepire il valore

                                     dallo spostamento delle cose?

              Lo possiamo percepire mettendo in relazione alcuni oggetti

          molto diversi fra loro nelle funzioni, nella forma e nel contenuto.

    Nell’era tecnologica dove si produce un’infinità di prodotti, molti sono inutili, altri superflui ma ce ne sono tanti che sono davvero pratici per il miglioramento della vita sociale. Uno di questi il marciapiede mobile, noto anche come tappeto mobile: è un dispositivo che permette il trasporto di persone fra due punti allo stesso o a diverso livello. Il marciapiede mobile è dotato di una superficie piana, mossa da un motore elettrico che utilizza il principio del nastro trasportatore applicato come mezzo di trasporto pubblico urbano. È usato diffusamente negli aeroporti e nelle stazioni delle grandi metropolitane. È molto funzionale nei casi in cui è necessario far defluire molte persone in spazi ristretti, poiché in questo caso la velocità delle persone stesse è ridotta a causa della folla. Per non urtarsi, i singoli pedoni in marcia devono, infatti, mantenere una distanza minima e sono costrette a camminare a zig zag perciò tendono a variare la loro velocità, causando un rallentamento a catena di chi li segue. Invece la velocità costante del marciapiede mobile, anche se modesta, risolve questo problema. Ci siamo soffermati nella descrizione di quest’oggetto perché in esso possiamo notare degli aspetti di natura sociologica, infatti, il marciapiede mobile è quello che descrive vari aspetti della vita quotidianamente vissuta dalle persone in movimento. Osservandone il suo funzionamento notiamo lo scandire del tempo attraverso la velocità, lo spostamento dei corpi da un punto a un altro dello spazio. Il tempo di vita vissuto dalle persone è percepito, da un osservatore esterno, attraverso uno spazio percorso.

     Il tappeto mobile e la moneta                                  

    Stavolta vogliamo porre in parallelo alcune prerogative del marciapiede mobile e dello strumento monetario. Cos’hanno in comune questi due oggetti così diversi fra loro? Il primo è logicamente creato per facilitare il benessere della gente, permette di velocizzare del doppio la marcia a piedi e accorciare i tempi facendo impiegare meno sforzo fisico e mentale per raggiungere la meta. Il tappeto mobile è a disposizione di tutti quelli che lo usano, permette a chi cammina di raddoppiare la propria velocità, nelle soste comunque fa continuare il proprio cammino. Per chi non riesce a camminare con le proprie gambe o che ci riesce con enorme fatica, il t.m. è un ausilio molto importante. In tutto questo ragionamento elementare non emerge una prerogativa dell’oggetto descritto, ovverosia quella di funzionare nella stessa direzione di marcia dei passeggeri. E’ ovvio direte. Le cose ovvie però spesso devono essere valutate, altrimenti non si possono notare nella loro importanza. Riepilogando:

              il tappeto deve servire la gente e per farlo deve agevolarne il cammino.

                                        E' stato investito per questo motivo

     E se funziona al contrario?                                       

    Pensiamo per un attimo a un tappeto mobile che funzioni al contrario della direzione prescelta. E pensiamo che la gente sia obbligata a doverlo usare. Pensiamo anche a una situazione in cui per legge non ci si possa spostare su un’altra strada e camminare liberamente fuori da quello strumento.

                                            Esso annullerebbe la nostra velocità,

            ci costringerebbe a raddoppiare il lavoro per mantenere un ritmo normale,

    quando subentrerebbe la stanchezza, la sosta diventerebbe un motivo di sconforto,

             perché farebbe compiere il percorso inverso, vanificando la doppia fatica

                            e costringendo ad altri sforzi per continuare il camino.

    Un tappeto mobile così concepito non darebbe alcuna possibilità alle persone anziane, ai disabili e ai bambini piccoli e comunque a tutti coloro che non hanno la forza di raggiungere con tranquillità la meta, alcuna possibilità di poter esprimere le proprie capacità e rivendicare la dignità di esseri umani. Il tempo di vita impiegato per lavorare e andare avanti sarebbe vanificato, sacrificando il proprio tempo da dedicare a noi stessi e al prossimo.

     Moneta-debito e annullamento del tempo di lavoro  

    In tutto questo ragionamento cosa c’entra la moneta? La moneta è anch’essa uno strumento, il cui valore risiede nella previsione dell’uomo di poter comprare un oggetto che gli dia benessere. La moneta quindi è un contenitore di valore previsionale. Come tutti gli oggetti dovrebbero essere costruiti per soddisfare il benessere dell’uomo, quindi anche la moneta dovrebbe seguire questo ragionamento logico. Invece

           la quasi totalità delle persone ignora che la moneta nasca come debito.

    Ora cosa significa che nasce come debito? Intanto dobbiamo dire che per sua natura la moneta essendo un’unità di misura del valore è essa stessa una parte di valore dell’oggetto che deve misurare. In pratica la moneta raddoppia specularmente il valore di tutti gli oggetti presenti e che richiedono essere acquistati. La sua creazione a debito, però, da parte delle banche centrali, realizza una mostruosa truffa perché annulla la proprietà dei beni e comporta il fatto di dover produrre il doppio degli oggetti per riuscire ad ottenere il valore iniziale. La moneta debito quindi annulla il tempo di lavoro delle persone per produrre quegli oggetti. Il discorso forse comincia ad essere più interessante. La moneta permette di scambiare le merci e il loro spostamento dal punto di fabbricazione alle nostre case.

     Moneta-debito ed effetto dell'interesse                        

    Se aggiungiamo al debito, anche un aggravio degli interessi è come aumentare la velocità al contrario del t.m. Affermava il professor Auriti

           Il contribuente si illude che il prelievo fiscale sia utilizzato per le funzioni dello Stato,

                            la verità è invece che in buona parte va a finirenelle tasche

                                               degli azionisti della banca centrale

                                                             ( Giacinto Auriti )

    Da un lato, quindi, bisogna lavorare il doppio dall’altro, bisogna aggiungere altro lavoro per pagare gli interessi.

           La moneta debito quindi annulla il nostro cammino e ci riporta indietro di altrettanto.

                             E nelle soste? Come nella sosta sul t.m. che ruota al contrario,

                        le tasse non fanno altro che aumentare la velocità al contrario del t.m.

                                                e sottrarci parte del lavoro guadagnato

                               facendo diminuire costantemente il nostro valore prodotto,

                                               costringendoci a lavorare ulteriormente

                                   per recuperare quel valore che già avevamo raggiunto.

     3 servi fedeli dei banchieri che oscurano il cammino 

    Cosa accadrebbe invece se la gente si rendesse conto della truffa monetaria in atto? Ognuno di noi prenderebbe spontaneamente la strada propria, abbandonando le imposizioni che ci sono state cucite addosso dai padroni del denaro e dai loro servi fedeli che, forse, non tutti conoscono e che possiamo racchiudere in tre categorie principali: i politici (di qualsiasi schieramento che abbia visibilità mediatica), gli economisti, che vediamo scorrazzare nelle televisioni, fornendoci le ricette economiche sempre però rimanendo all’interno del sistema del debito, e i giornalisti prezzolati che fanno da collante fra le altre due categorie.

                               Il popolo non ha quindi nemmeno gli strumenti percettivi

                                                        per comprenderne la truffa.

    Non ha punti di rifermento per capire  (come sopra un t.m. dentro una galleria buia). Speriamo di aver prodotto altri elementi di riflessione e che possano suscitare quella curiosità necessaria per comprendere l’essenza ovvia delle cose che ci circondano. Attraverso questa percezione possiamo scoprire che la bellezza del nostro mondo dipende dalla capacità di riconoscere e discernere la verità dalla menzogna, la differenza fra un tappeto mobile che va nella giusta direzione o in quella contraria, la differenza che c’è fra la moneta debito che ostacola, affanna e impoverisce fino ad annullare la dignità umana, e la moneta proprietà che nasce come dono e come giusto corrispettivo per una prestazione resa. La moneta proprietà ci farebbe guadagnare parte del tempo della nostra vita che potremmo impiegare per stare insieme e aiutare gli altri e per noi stessi, assaporando il piacere della preghiera in un ambiente puro e incontaminato dei nostri pensieri.

    Nicola Arena (Copyright © 2018 Qui Europa)

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     Video – B.A.R. – Buono Agevevolaz. Reddituale 

    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

    https://www.youtube.com/watch?v=mh1J-WOrTjI

    2 lug 2017 Intervista B.A.R. – Sergio Basile e Nicola Arena

     

     

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  • Moneta-debito, strategie bancarie, crisi: tutto nei Protocolli di Sion

    Moneta-debito, strategie bancarie, crisi: tutto nei Protocolli di Sion

    Domenica, 27 maggio/ 2018

    di Sergio Basile  –

     Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Kolbe, Protocolli dei Savi di Sion, moneta-debito, banche 

    Moneta-debito, crisi economiche e strategie bancarie:

    tutto nei Protocolli di Sion

    Il caos economico imperante sarebbe una delle prove maggiori 

    dell'autenticità del documento più sovversivo della storia

     

    di Sergio Basile, Presidente Sete di Giustizia

    PROTOCOLLI

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Protocolli dei Savi di Sion: falsi o autentici?    

    Roma – di Sergio Basile – Protocolli dei Savi anziani di Sion furono pubblicati in Russia nel 1905, mentre già il sistema bancario internazionale e i poteri occulti, nell'ombra, gettavano le basi della rivoluzione ebraico-bolscevica del 1917. Per il loro contenuto altamente sovversivo e cospiratorio essi sono considerati i piani programmatici di una rivoluzione di tipo totale contro le nazioni, una rivolta religiosa in primis, ma anche militare, culturale ed economico-sociale al tempo stesso, orientata alla nascita di un unico governo globale d'estrazione ebraica. Effettivamente sono degli scritti che lasciano poco all'immaginazione, compromettenti e spudorati, frutto di una mente sottile quanto perversa. Secondo la storiografia ufficiale sarebbero però dei falsi. Ma è davvero così? San Massimiliano Kolbe definì i Protocolli dei Savi di Sion come il documento programmatico più sovversivo della storia, nonché il libro guida dei seguaci dell'ebraismo e dei massoni, verso la realizzazione della Repubblica Universale (1).

               Malgrado il libro sia stato bollato da alcuni storici come

                          "il falso più clamoroso del Novecento",

                    a sancirne la veridicità oltre a molti altri storici

               vi è lo stesso, eroico martire, Padre Massimiliano Kolbe.

    (1) vedi qui Kolbe e i Protocolli di Sion

     I servi idioti delle logge – Protocollo XV            

    A giudicare dalle testimonianza e dagli scritti del francescano

                 i Protocolli non solo sarebbero autentici, ma sarebbero

        fondamentali per comprendere il rapporto di servilismo esistente tra 

             sette, logge massoniche e vertici mondiali del potere occulto,

              e come quest'ultimo, con l'inganno e le lusinghe sia riuscito

           nei secoli a strumentalizzare gli adepti, usandoli per i propri fini.

    In merito è molto interessate esaminare il contenuto del PROTOCOLLO XV: "I Gentili frequentano le Logge Massoniche per pura curiosità, o nella speranza di ricevere la loro parte delle spoglie; alcuni di essi vi entrano pure per poter discutere le loro stupide idee davanti ad un pubblico qualunque. I Gentili vanno alla ricerca delle emozioni procurate dal successo e dagli applausi; noi gliene diamo fin che ne vogliono. Questo è il motivo per cui permettiamo ad essi di avere successi; cioè allo scopo di volgere a nostro vantaggio gli uomini che credono orgogliosamente di valer qualche cosa, e che senza accorgersene s’imbevono delle nostre idee, fiduciosi di essere infallibili e convinti di non andar soggetti alle influenze altrui. Non avete idea di quanto sia facile ridurre anche il più intelligente dei Gentili in una condizione ridicola di ingenuità agendo sulla sua presunzione, e quanto, d’altra parte, sia facile scoraggiarlo mediante il più piccolo insuccesso, od anche semplicemente cessando di applaudirlo; oppure anche di ridurlo in uno stato di servile sottomissione, allettandolo con la promessa di qualche nuovo successo. Per quanto il nostro popolo disprezza il successo, bramando soltanto la realizzazione dei suoi piani, altrettanto i Gentili amano il successo e sono disposti a sacrificare tutti i loro piani per raggiungerlo. Questo lato del carattere dei Gentili rende facile di fare d’essi quello che ci piace. Quelli che sembrano tigri, sono invece stupidi come pecore, ed hanno la testa assolutamente vuota".

     L'ABC delle crisi economiche: genesi e strategie 

    Esaminando gli altri punti programmatici del testo (vedi in particolare protocolli III, XX e XXI) emerge l'insana volontà di creare crisi economiche planetarie grazie all'utilizzo dell'oro, dei titoli di stato, della moneta-debito, del mercato dei cambi e della borsa (e attraverso il lavorio coeso delle logge massoniche, dei governi e del sistema bancario internazionale). In quest'ottica il lettore potrà verificare con i propri occhi l'impressionante corrispondenza tra l'attualità delle distruttive dinamiche economico-finanziarie che interessano ormai tutte le nazioni del mondo e la precisa linea programmatica dell'autore dei Protocolli.

                                         – PROTOCOLLO III –                               

                        Determineremo una crisi economica universale

    con tutti i mezzi clandestini possibili, coll’aiuto dell’oro che è tutto nelle nostre mani.

                In pari tempo getteremo sul lastrico folle enormi di operai,

                                              in tutta l’Europa.

     Governi e popoli ostaggi del sistema dei prestiti  

    PROTOCOLLO XX – "Tutte le crisi economiche da noi combinate con tanta astuzia nei paesi dei Gentili, sono state determinate ritirando il denaro dalla circolazione. Lo Stato si è trovato nella necessità per i suoi prestiti di fare appello alle grandi fortune che sono congestionate pel fatto che la moneta è stata ritirata dal governo.

               Questi prestiti hanno imposto dei pesanti carichi sui governi,

              obbligandoli a pagare interessi, e così sono legati mani e piedi.

              La concentrazione della produzione nelle mani del capitalismo

                    ha prosciugato tutta la forza produttrice del popolo

                                insieme alle ricchezze dello Stato.

     Un debito impossibile da ripagare                       

    PROTOCOLLO XX – "Sapete, io credo, che la moneta aurea (e cartamoneta bancaria – Nds) è stata la distruzione di tutti gli Stati che l’hanno adottata, perché non poteva soddisfare ai bisogni della popolazione; tanto più che noi abbiamo fatto del nostro meglio, perché fosse congestionata e tolta dalla circolazione. (…) A causa della loro trascuratezza nella scienza del governo, o a causa della corruzione dei loro ministri, o della loro ignoranza in fatto di finanza,

         i sovrani Gentili hanno reso i loro paesi debitori delle nostre banche

          ad un punto tale, che non potranno mai redimere le loro ipoteche.

      Dovete comprendere quante fatiche e quante pene abbiamo sopportato

                      per riuscire a produrre un simile stato di affari.

     L'arma: moneta-debito per depredare i popoli     

    PROTOCOLLO XX – "La vacuità del cervello puramente animale dei Gentili è dimostrata dal fatto, che

             quando prendevano denaro ad imprestito da noi con interessi

                                 essi non riuscirono a capire,

          che ogni somma così ottenuta avrebbero dovuto in ultima analisi

     farla uscir fuori dalle risorse del loro paese, insieme coi relativi interessi.

    Sarebbe stato assai più semplice di prelevare senz’altro tale danaro dal popolo, senza doverne pagare gli interessi ad altri. Questo dimostra il nostro genio ed il fatto che il nostro è il popolo eletto da Dio.

             Siamo riusciti a presentare ai Gentili il problema dei prestiti

                          sotto una buona luce così favorevole,

                che essi hanno persino creduto di ricavarne profitto. 

     Un debito in perenne aumento                            

                                      – PROTOCOLLO XXI –

     "rimane il fatto che vi è un grosso debito, e che per pagarne gli interessi 

                    il governo deve ricorrere ad un nuovo prestito,

    il quale alla sua volta non annulla il debito dello Stato; ma anzi lo aumenta.

        Quando la capacità governativa di prendere in prestito è esaurita,

      gli interessi dei nuovi prestiti debbono essere pagati con nuove tasse;

       le quali non sono altro che nuovi debiti contratti per coprirne altri.

                                                 (…)     

     Lo strumento del mercato dei cambi                    

    PROTOCOLLO XXI – "Desidero di fermare la vostra attenzione in modo speciale su quanto ho detto, ed anche sul seguente fatto, che attualmente tutti i prestiti all’interno sono consolidati dai cosidetti prestiti temporanei; vale a dire, da debiti a breve scadenza, formati dal denaro depositato nelle Banche dello Stato e nelle Casse di Risparmio. Questo denaro, essendo a disposizione del Governo per un periodo di tempo considerevole, serve a pagare gli interessi dei prestiti all’estero, ed il Governo deposita nelle Banche, invece di esso, dei titoli di Stato, i quali coprono tutti i deficit nelle casseforti statali dei Gentili.

               Quando il nostro sovrano sarà sul suo trono mondiale,

               tutte queste scaltre operazioni finanziarie svaniranno.

                    Distruggeremo il mercato dei valori pubblici,

                 perché non permetteremo che il nostro prestigio

                   sia scosso dal rialzo e ribasso dei nostri titoli,

                   il cui valore sarà stabilito per legge alla pari,

            senza possibilità alcuna di qualsiasi variazione di prezzo.

                                 Il rialzo origina il ribasso,

               ed è per mezzo dei rialzi che abbiamo cominciato a

                     discreditare i titoli pubblici dei Gentili (…).

     Controllo di tutte le imprese commerciali           

    PROTOCOLLO XXI – "Alle Borse sostituiremo enormi organizzazioni governative, che avranno il dovere di tassare le imprese commerciali in quel modo che il governo crederà opportuno. Queste istituzioni saranno in grado di gettare sul mercato milioni e milioni di azioni commerciali, o di comperarle in un sol giorno. Quindi tutte le imprese commerciali dipenderanno da noi, e vi potete immaginare quale forza sarà la nostra".

     Alcune riflessioni finali                                       

    Se guardiamo ai processi di globalizzazione permessi e fomentati dai governi (democratici, liberali e socialisti) che hanno fatto ristagnare gran parte della ricchezza globale nelle mali di pochi monopolisti; se guardiamo al mercato dei cambi e alla borsa che attraggono ricchezza dal sistema economico, a scapito dei famiglie e imprese, regalandola a pieno regime nelle mani dei "soliti monopolisti"; se guardiamo alle modalità di emissione monetaria nominale (a debito) da parte delle banche centrali e alla contestuale povertà dilagante che ormai abbraccia tutti i continenti (specie i più industrializzati e perciò bisognosi di moneta-debito: va ricordato che il paese più indebitato al mondo è ache il più industrializzato: gli Stati Uniti d'America) ci accorgiamo della portata altamente scientifica dei Protocolli e della loro evidente, provata autenticità.

          La grande tribù del cartello bancario (BRI, FMI e banche centrali nazionali)

          tra le rovine degli stati nazionali e della civiltà cristiana, posti sotto assedio,

                        oggi è il fulcro delle cosiddette “crisi economiche”.

    Essa, di fatto, ha finito per prendere il posto delle tribù mosaiche, abusando della loro dottrina monetaria originaria, alla guida di un sedicente popolo eletto che muove alla conquista di una terra promessa tutta terrena, effimera. Fenomeno, questo, che ha di fatto invertito le premesse di partenza della Bibbia, svuotandone di senso i contenuti e il messaggio salvifico. Non più la ricerca di una terra spirituale di salvezza universale, ma l’esercizio di un dominio fisico e materialistico sulla terra e sui beni, senza alcun limite e confine: proprio come minacciato dal "misterioso" autore dei Protocolli dei Savi di Sion. Un abuso di potere proteso all’annientamento e al controllo degli “infedeli”, mediante un attacco diretto alla proprietà privata che si serve delle armi del debito e della finanza. Comunismo e Capitalismo hanno di fatto rappresentato le due braccia operative e speculari di questo disegno élitario.

     Dalla finanza alla religione                                   

                           Alla luce di quanto scritto e proposto fino ad ora,

     il lettore non potrà fare a meno di cogliere l’esistenza di un subdolo fine religioso

                             dietro questi spietati fenomeni “economici”.

            Non casualità ed errore, dunque, ma premeditazione e pianificazione.

    Restanto su un piano prettamente religioso, possiamo allora parlare, legittimamente, di un dominio monetario assoluto, dittatoriale, esercitato dall’élite al potere sui popoli, connesso ad una errata interpretazione, di convenienza, del testo biblico, cui sintesi potrebbe essere trovata anche in questo passo:

              "E non con voi soltanto faccio io questo patto e questo giuramento,

                  ma con quelli che stanno qui oggi con noi davanti all’Eterno,

                 ch’è l’Iddio nostro, e con quelli che non son qui oggi con noi".

                                       Deuteronomio 29, 14-15

     Cartello bancario: nuove tribù d'Israele               

    Il comandamento deuteronomico, pur essendo stato travisato e rovesciato, a partire dalla diaspora e — specie negli ultimi tre secoli — dalla nascita della Banca d’Inghilterra (1694-1717) ad oggi, all'interno declub bancario ha conservato, sia pur formalmente, la sua struttura originaria e le sue ipostasi di partenza, scimmiottando il messaggio d’amore dei sacri testi, miseramente vanificato in teoremi denarocentrici e materialistici, secondo uno schema ben radicato, quanto occulto per le masse: 1) le banche del cartello internazionale devono farsi “reciprocamente credito nella misura della loro necessità”; 2) il debito bancario deve essere periodicamente annullato, mediante la dilatazione del circuito creditizio e l’esistenza della stessa “riserva frazionaria”, che dona alla banca la facoltà di lucrare esponenzialmente su somme che, invero, dovrebbero essere vincolate e rese indisponibili, poiché poste a copertura dei depositi dei clienti; 3) le banche centrali emettono moneta-debito cartacea; 4) l’esistenza di questo meccanismo di mutuo soccorso e privilegio è custodito e legittimato solo all’interno del club bancario e dei suoi organismi satellite (infelice e deformata parafrasi dell’atavica tribù d’Israele) gli unici depositari delle promesse di dominio di una nuova terra (il mondo fisico e tutti i suoi abitanti).

                    Questa aberrazione ha finito per ribaltare l'etica cristiana,

    e per gettare nell'oblio la gloriosa storia delle comunità cristiane (specie medievali)

                        per secoli in lotta contro l'usura dei banchieri ebrei.

    Questi nuovi modelli hanno finito per porre la condizione dell'uomo, escluso dal club bancario, al di sotto di quella della bestia. La depravazione della condizione umana così meschinamente realizzata, ci permette, tuttavia, di comprendere quella che deve essere la corretta interpretazione dei testi sacri.

     La Provvidenziale e salvifica Rivelazione finale     

    Il comandamento deuteronomico di Mosè – per contrasto – è e deve essere rivolto a tutti gli uomini — e non ai soli “eletti” — e rappresenta un invito che ha carattere universale e che si amplifica, anche e soprattutto, mediante la condivisione dello strumento monetario, qual mezzo di moltiplicazione delle benedizioni divine, contrapposto e antitetico al culto idolatrico del vitello d’oro: espressione dell’egoistica accumulazione e dell’abbassamento della dignità umana.

                                     Il culto del vitello d’oro,

                      condannato da Mosè alla discesa dal Sinai,

            si pone in antitesi alla cultura del dono e della prodigalità,

               incarnata dalla prima moneta convenzionale israelitica

                            (che era stata concepita a credito)

           e solo successivamente avvelenata e contaminata dal debito.

    Tuttavia l’uomo moderno, l’eterno alienato, affascinato dal misterioso potere delle logge, di nuovi idoli e di falsi profeti, sembra aver perso gli anticorpi spirituali contro questi atavici agenti patogeni, figli di una cultura profondamente pagana e materialistica, che ha trovato nel marxismo scientifico e nel capitalismo i suoi alleati più potenti e solo apparentemente contrapposti, in quanto alimentati dalla medesima oscura religiosità anti-cristiana. Pertanto accanto alla testimonianza di molti storici e santi, l'autenticità dei Protocolli dei Savi di Sion sarebbe garantita anche e soprattutto dall'attuale stato di caos mondiale: un caos scientifico di cui abbiamo ben compreso i meccanismi di base e che potrà essere estirpato dalle anime degli uomini – prim'ancora che nelle leggi del mercato e dei tribunali – solo riscoprendo l'unica Vera spiritualità direttamente rivelata all'uomo: quella di Gesù Cristo, Nostro Signore.

           Solo allora si andrà decisamente, e senza tentennamenti,

              verso la cristianizzazione dello strumento monetario

    e verso il riconoscimento reale di una proprietà privata aperta a tutti

                                 e garantita dal diritto.

    Solo allora si realizzerà un regime di proprietà popolare della moneta:

     la piena realizzazione del sogno del grande Professor Giacinto Auriti,

         che libererà finalmente i popoli dal giogo della moneta-debito,

                                   lo sterco di satana.

     

     Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

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    con contributi di Sergio Basile ( Sete di Giustizia )

    BANKITALIA, VISCO, RENZI
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     La questione Renzi-Bankitalia                               

    Roma – di Roberto Pecchioli / con contributi di Sergio Basile – La questione della mozione parlamentare con cui il PD ha chiesto di non rinnovare il mandato del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, in scadenza a fine ottobre, è di quelle che purtroppo non appassionano l’opinione pubblica. La maggioranza pensa che si tratti di un tema ostico e scivoloso, fatto di giochi di potere, questioni oscure, irrilevanti nella vita quotidiana dei comuni cittadini. Come accade spesso l’idea corrente è sbagliata (e vedremo perché… Ndr). Bankitalia ed i suoi uomini di fiducia contano, eccome, forse ben più dei governi della Repubblica. Qualcuno scrisse che in genere non si viene colpiti per i torti, ma per le proprie ragioni. Matteo Renzi, l’ispiratore della mozione – la quale, ripetiamolo, non è una semplice manovra di palazzo, ma qualcosa che tocca qualcosa di molto serio – è politicamente un giocatore di poker, o meglio un arrischiato frequentatore del tavolo della roulette. In difficoltà da oltre un anno, il Buffalmacco fiorentino tenta di riprendersi tutto con mosse azzardate: ogni volta alza la posta, nella speranza di riconquistare le fiches perdute. Nei casinò, tuttavia, il banco vince sempre, al di là di occasionali successi dei giocatori più fortunati. Non è quindi difficile prevedere che l’esito dello scontro Renzi-PD-Banca d’Italia sarà la sconfitta (forse programmata – Ndr) dell’uomo di Pontassieve. Questo, tuttavia, non è un bene per l’Italia, i suoi cittadini, i contribuenti ed i risparmiatori. Non vi è dubbio, infatti, che il ruolo fondamentale dell’istituto, che

                  in materia di emissione monetaria e di politica finanziaria

                    è la semplice appendice della Banca Centrale Europea

    sia oggi quello di "vigilanza e controllo" del sistema creditizio nazionale. Fermo restando un evidente processo di privatizzazione dell'Istituto nazionale, deciso in tempi non sospetti sul panfilo Britannia, nel 2 giugno dell'ormai lontano 1992 (1) che di fatto ha reso aleatorio e fittizio questo "controllo" (Ndr). Il fallimento è colossale: i crac di Cariferrara, Tercas, Carichieti, Banca 121 furono soltanto il primo atto, l’aperitivo indigesto di fatti ancora più drammatici. Carige, Banca Etruria, le banche venete, e sopra tutti, lo scandalo di Monte dei Paschi di Siena, con l’acquisto di Antonveneta a prezzo gonfiato dal gruppo Santander e gli eventi successivi, i crediti facili concessi gli amici degli amici che hanno messo in ginocchio l’intero sistema bancario, ne hanno minato ogni credibilità, rovinato migliaia di persone con fattura finale di almeno 20 miliardi di euro a carico del contribuente chiamato a salvare il salvabile a piè di lista.

    (1) Il 2 giugno 1992, a pochi giorni dall'assassinio di Giovanni Falcone, sul «Britannia», il panfilo della corona inglese, nei pressi della costa di Civitavecchia, nomi illustri del mondo finanziario e bancario inglese e nazionale, si riunivano sotto il vessillo di Sua Maestà, per decidere le sorti del Paese e di Bankitalia, in chiave "privatistica". Il golpe, di lì a poco, avrebbe cambiato per sempre il volto economico (e di riflesso sociale) del Bel Paese. (Ndr)

     Renzi squalifica se stesso…                                     

    Dov’erano il dottor Visco, i suoi strapagati funzionari e consulenti, quali misure hanno preso per difendere, con il sistema finanziario, il risparmio degli italiani e lo stesso bilancio pubblico? In questo senso, ben venga la mozione dei parlamentari democratici. E tuttavia,

               un invito alla verginità pronunciato da Cicciolina risulta,

                                           al minimo, poco credibile.

    Dove si trovavano, infatti, gli esponenti PD, se non nei consigli di amministrazione e nelle stanze dei bottoni di quelle stesse banche che hanno fatto strame del denaro dei risparmiatori? MPS e Banca Etruria erano forse dirette da personaggi estranei al sistema di potere del partito di Renzi? Forse che nelle casse di risparmio fallite non sedevano esponenti del medesimo giro, e gli avventurieri in grisaglia che hanno affossato le banche venete erano sconosciuti al potere politico?

     Istituto di "diritto pubblico" di proprietà privata 

    Il cosiddetto Giglio Magico, il cerchio dei più vicini a Renzi, a partire dalla splendida badante di Paolo Gentiloni, onorevole Maria Elena Boschi, non si è mai occupato né di nomine né di banche, né conosce alcuno degli amministratori di Banca Etruria a cui il liquidatore ha appena richiesto 400 milioni di euro, corrispondenti a circa 800 miliardi del vecchio conio? Boschi senior non è che un omonimo di Maria Elena e la mozione degli onorevoli democratici non ha come prima firmataria Silvia Fregolent, vicinissima alla sottosegretaria alla presidenza del Consiglio. Questo indigna e turba in questo paese in svendita: anche gli atti condivisibili sono compiuti per i motivi peggiori e dai soggetti meno rispettabili. Renzi deve recuperare un’immagine macchiata e contemporaneamente intende regolare i suoi conti con Visco, che risalgono almeno alla vicenda della Banca del Chianti, una cassaforte del Giglio Magico. Agli italiani ingannati dal sistema di potere nelle sue varie componenti – finanziarie, industriali, politiche- resta un pugno di mosche e la precisa sensazione che non ci sia via d’uscita al regime vigente. In più, si diffonde ed alimenta un’ulteriore confusione, quella che riguarda ruolo, proprietà e funzioni della Banca d’Italia, l’unico vero potere forte – per delega europea – rimasto in sella dopo la decadenza di alcuni gruppi industriali e le innumerevoli cessioni di sovranità che hanno reso la politica un semplice terminale esecutivo di decisioni altrui.

            Rimasto in piedi poiché di fatto riconducibile a gruppi bancari privati

             controllati dai gradi potentati mondialisti ed internazionalisti (Ndr).

    Cerchiamo allora di fare un minimo di chiarezza, quanto meno di dissipare la cortina di silenzi, omertà, deliberate confusioni e vere e proprie falsificazioni che accompagnano vicende, poteri e comportamenti dell’istituto di Via Nazionale. Iniziamo dal quadro normativo e dalla composizione degli azionisti di Bankitalia. Oltre il TUB (Testo Unico Bancario), approvato con decreto legislativo 385/1993, la legge nazionale che regola le nomine ed il ruolo di quello che ormai impropriamente è chiamato istituto di emissione, ovvero la banca che stampa e distribuisce la moneta legale, è la numero 262 del 2005.  In essa si legge, all’art. 9, comma 2 che la banca è un istituto di diritto pubblicoPer questo le sue funzioni di vigilanza devono essere accompagnate dalla “trasparenza, naturale complemento dell’indipendenza” e comportano il dovere di riferire periodicamente all’autorità politica. Poiché tali adempimenti sono stati formalmente compiuti, il cittadino medio ha il diritto di pensare che Banca d’Italia abbia vigilato assai male, ovvero che non abbia riferito il vero. Del pari, l’italiano della strada potrebbe immaginare che politica e governo non abbiano saputo o voluto ascoltare, capire ed agire di conseguenza. Comunque sia andata, i fatti dimostrano che il sistema bancario è stato terremotato da una serie infinita di comportamenti dalle conseguenze drammatiche per la nazione.

     Conflitto di interessi totale                                        

    I fatti, altresì, parlano di un colossale conflitto di interessi tra la Banca d’Italia ed il sistema su cui è incaricata di vigilare. Gli azionisti di Via Nazionale (con un espediente semantico chiamati partecipanti) sono infatti gli stessi istituti di credito. Traiamo dal sito ufficiale di Bankitalia alcuni dati: le quote di partecipazione sono 300.000, un terzo delle quali in capo direttamente a Unicredit e Intesa; il parterre du roi è costituito da tutte le altre banche presenti in Italia, oltreché dalle loro fondazioni e persino da alcuni fondi ad esse legati. Solo il 6 per cento è in capo a soggetti pubblici come Inps e Inail. Carige e Monte dei Paschi di Siena partecipano in misura ragguardevole al capitale: i genovesi con oltre 12mila quote, pari al 4 per cento, Rocca Salimbeni con 7.500. Chi controlla chi, dunque? Inoltre,

                   molte banche formalmente italiane, a partire dalle due maggiori,

              sono in realtà possedute o ampiamente partecipate da soggetti esteri,

                        come dimostrano le deleghe delle assemblee di Bankitalia,

                   talché non soltanto quella di Via Nazionale è una banca privata

                                               (sia pure di diritto pubblico)

                                  ma non è neppure, nella sostanza, italiana.

     Fumo negli occhi                                                         

    Conosciamo tutti la vecchia distinzione italiota tra Costituzione formale (ossia ciò dice la legge) e Costituzione materiale (le norme non scritte che vigono nella realtà). Ebbene, Bankitalia ne è l’esempio più lampante: la legge 262 prevede infatti che la proprietà delle quote di partecipazione sia in mano a soggetti pubblici, come le vecchie BIN – banche di interesse nazionale – del regime giuridico precedente. Nessuno si è mai attivato per applicare la legge, e sì che in parlamento sono depositati da anni specifici progetti al riguardo. Il tabù delle “autorità finanziarie” è altrettanto forte del potere che esercitano.

              Anche per questo appare poco credibile l’iniziativa dei democratici, 

                             giacché è ben vero che la nomina del governatore 

          deve essere formalizzata con un decreto del presidente della repubblica, 

                                    su proposta del presidente del Consiglio, 

    come si conviene ad un istituzione di diritto pubblico, ma la deliberazione relativa 

                    è di pertinenza del Consiglio Superiore della Banca d’Italia, 

                                        organo dei partecipanti/azionisti, 

                     talché il livello politico svolge funzioni notarili di ratifica.

      La BCE vieta ingerenze degli stati membri…           

    Inoltre, l’indipendenza dell’istituto è sancita dai trattati dell’Unione Europea, in particolare dal Trattato di Maastricht che istituisce il Sistema delle Banche Centrali Europee di cui Bankitalia è parte.

                                  Lo Statuto della Banca Centrale Europea

             addirittura vieta esplicitamente l’intervento delle autorità statali

     nelle materie demandate alla BCE ed alle banche centrali degli Stati membri.

              Ciò include anche la vigilanza sul sistema finanziario e bancario 

    regolato dalla direttiva UE 2013/36, recepita con il decreto legislativo 572/2015, oltreché dal regolamento UE 575/2013, norma gerarchicamente superiore a quelle del diritto interno. Di che cosa stanno parlando, dunque, i rappresentanti del popolo (bue) appartenenti al partito di governo? Costoro, inoltre, non possono ignorare che leggi internazionali proteggono il sistema delle banche centrali ed i loro dirigenti, assegnando status diplomatico, immunità, tutela assoluta da ispezioni, perquisizioni e molto altro.

     Specchietti per le allodole… frantumati                    

    Il lato positivo della vicenda è che si sia aperta una finestra di discussione e di chiarificazione. Un organo di stampa non certo sospettabile di populismo, bolscevismo o estremismo di destra, come l’Huffington Post apre il fuoco con un intervento assai interessante, impensabile in altre stagioni politiche. L’autore, Lorenzo Marsili, arriva a richiedere, oltre alla rimozione di Visco, la cui azione di vigilanza è indifendibile, una certa “democratizzazione” della banca centrale limitandone l’indipendenza, e spara la bomba finale ricordando che la proprietà andrebbe ricondotta, secondo logica e legge, in mano pubblica. Ricorda anche che il compito ufficiale della BCE di cui Bankitalia è parte, stabilito esplicitamente dai trattati internazionali, è quello di mantenere la “stabilità” finanziaria, ciò che, tradotto in parole semplici, significa rendere eterno il falso dogma ideologico della scarsità intrinseca della moneta. Ufficialmente, la Federal Reserve americana ha tra i propri obiettivi anche il perseguimento della piena occupazione. Possiamo chiedere, da sudditi europei, almeno l’equiparazione della BCE alla sua sorella maggiore della capitale dell’impero?

                        Ovviamente il problema di fondo resterebbe in entrambi i casi 

                                 quell'emissone debitocratica e senza riserva aurea

         (riserva mai storicamente davvero servita a coprire l'emissione monetaria…)

                                             operata sulle spalle dei popoli,

             schiacciati a vita dal fardello del debito autorigenerante e perenne

                                                                   (Ndr)

     Burattini del sistema e copioni scontati                  

    Non succederà nulla, ovviamente! Visco resterà al suo posto, il santuario di Via Nazionale resterà inviolato, tutt’al più potremo "ringraziare" Giulio Tremonti che riuscì a imporre un massimo di due mandati di sei anni ciascuno per i governatori, Renzi e il Partito Democratico fingeranno di aver lavorato per il bene dei cittadini e dei bilanci pubblici dopo essere stati attori protagonisti di un sistema i cui esiti sono sotto gli occhi di tutti. Nel frattempo, gran parte del ceto politico italiano corre in soccorso della Banca d’Italia. Il coro è assordante, capitanato dagli esponenti della sinistra, sempre più proni a volontà ed esigenze dei signori del denaro, da Bersani alla Boldrini, da Giorgio Napolitano a Valter Veltroni. Nel centrodestra, come sempre, fanno i pesci in barile (o la stampella speculare alla grande malattia… Ndr), con l’unica speranza di trarre vantaggio elettorale dal vicolo cieco in cui si è andato a cacciare Matteo Renzi.

      Giacinto Auriti: la riserva che non serve..              

    Un giornale lancia una provocazione, chiedendo che Bankitalia sia chiusa. Premesso che va semmai restituita, attraverso le leggi vigenti, al controllo pubblico, chiarendo anche la non piccola questione delle ingenti riserve auree italiane (oltre 2.200 tonnellate, il cui proprietario è indubbiamente il popolo italiano e di cui non si sa con certezza l’attuale intera dislocazione), l’idea non è del tutto balzana. Ovviamente – come detto – malgrado sia una questione intrigante, la presenza o meno della "riserva aurea" non rappresenta assolutamente il nodo fondamentale del problema, essendo essa, da sempre – come insegnò attraverso i suoi generosi studi il grande Prof. Giacinto Auriti – un grande alibi del sistema; uno "strumento di legittimazione" mai rispettato davvero, fin dall'istituzionalizzazione della prima banca centrale, quella inglese (1717), fondata nell'inganno nel 1694 (Ndr).

     A che serve la faraonica struttura di Bankitalia?    

    Bankitalia resta dunque uno strumento nelle mani della grande usura internazionale (Ndr). Ridotta ad un’appendice della BCE, controllata da banche il cui forziere, in buona parte, è lontano dall’Italia, è scavalcata anche nell’ambito della vigilanza creditizia e finanziaria dal Meccanismo di Vigilanza Unico dell’Unione Europea SSM (Single Supervising Mechanism). Confessa testualmente il sito ufficiale che “le competenze regolamentari [sono] circoscritte entro gli ambiti di discrezionalità molto limitati, previsti dallo stesso Reg. UE 575/2013”.

                                  A che servono, allora, le sfarzose sedi, 

                     gli appartamenti prestigiosi riservati ai dirigenti, 

    gli elevati stipendi di funzionari e dipendenti di ogni ordine e grado, 

                                          ben 6.800 in tutta Italia?

    Anche nei compiti di supervisione dei mercati, Bankitalia è solo uno degli attori in campo, affiancata da altri organismi nazionali ed europei, della cui funzione peraltro ci permettiamo di dubitare fieramente. Resta il servizio di Tesoreria dello Stato, che potrebbe essere svolto anche da altri soggetti, come Cassa Depositi e Prestiti ovvero da una banca pubblica del tipo di quella immaginata e mai realizzata dallo stesso Tremonti. Infine, bene ha fatto Renzi a gettare uno sasso nello stagno del potere assoluto della Banca d’Italia, ma è evidente che ha agito unicamente per motivi tattici e di immediato tornaconto politico, oltreché nel tentativo assai goffo di ricrearsi una smarrita verginità politica. Perderà questa battaglia, che probabilmente non gli verrà perdonata da coloro che contano davvero, ma 

           almeno ha posto al centro del dibattito il sistema bancario, 

                 la sua gestione, l’onnipotenza della banca centrale 

                                 e dei suoi referenti internazionali. 

     L'involontario "merito" di Matteo Renzi                  

       Paradossalmente, senza accorgersene nemmeno, il Signor Renzi

                  ha anche scoperchiato un grande vaso di Pandora,

       inducendo molti a riflettere con maggior attenzione (si auspica)

             sui meccanismi occulti e perversiche soprassiedono alla

                    schiavizzazione "per via monetaria" dei popoli.

    Intanto si avvicina la campagna elettorale. Qualcuno avrà il coraggio, morale, politico e financo fisico, di dire la verità su ciò che rappresenta Via Nazionale, e porrà nel suo programma l’applicazione della legge dello Stato che ne prevede da dodici anni la proprietà pubblica? Ma soprattutto:

    qualcuno avrà il coraggio di scoperchiare il vaso della moneta-debito?

        Beh, i camerieri dei banchieri non crediamo abbiano ricevuto

                                     l'ordine di farlo!! (Ndr)

     

    Roberto Pecchioli, con contributi di Sergio Basile

    (Copyright © 2017 Qui Europa)

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     Video correlato/consigliato (Giacinto Auriti)     

    Giacinto Auriti – Banca d'Italia e BCE associazioni a delinquere …

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    – di Giacinto Auriti: ricordi e pensieri –

     Redazione Quieuropa, Giacinto Auriti, L'Alternativa, capitalismo bancario, comunismo 

    Giacinto Auriti – Comunismo: schiavitù monetaria

    e Stato padrone dei cittadini

    L'Alternativa, primo numero: "Mille lire di speranza"

     

    di Giacinto Auriti /  L'Alternativa n. 1 – 15 maggio 1973 

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    GIACINTO AURITI  — COMUNISMO, SCHIAVITU’ MONETARIA E STATO PADRONE DEI CITTADINI

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Necessita un nuovo clima spirituale                      

    Roma – di Giacinto Auriti  Siamo profondamente convinti che la cosa più importante, oggi, è cambiare il clima spirituale della nostra generazione e del nostro ambiente; in breve ridare la speranza. Il sottile veleno della falsa cultura di moda ci impone il dovere di ricercare in noi stessi, al di là e al di sopra delle etichette dei partiti, la nostra umanità essenziale ed i valori della nostra razionalità, della legge morale, per il ritorno di un ideale nuovo ed antico. Nuovo perché il nostro discorso deve essere all'altezza dei problemi del tempo, antico perché ispirato ai valori veri della tradizione romana cristiana. Potrà sembrare presuntuosa la dichiarazione di questo disegno affidato a questo modesto foglio, ma la veste francescana è garanzia di libertà. Possiamo, infatti, scrivere senza la preoccupazione di essere condizionati dai necessari finanziamenti della grande stampa. 

                                                    Noi vogliamo contrapporre 

                      al capitalismo bancario e liberal-massonico di marca occidentale, 

                                           ed al capital-marxismo d'oltre cortina 

                      (propri della concezione mitica ed astratta dello Stato socialista,

                           della società anonima, della Banca e dell'ente di Stato), 

                                                una società fatta di uomini vivi. 

     Il medesimo obiettivo di dominio                            

    Le due facce del capitalismo hanno, infatti, il medesimo scopo di affermare il dominio dello Stato o della Banca sull'uomo. Noi vogliamo fare dei cittadini i veri padroni di qualunque forma di società. In questo senso noi ci rendiamo portatori di un nuovo umanesimo politico. Questa non è pura letteratura, perché come nello Stato socialista la proprietà è dello Stato e non dei cittadini, così nella società anonima il capitale è della società e non dei soci. Ormai l'uomo, ridotto in pauroso complesso di inferiorità ed annichilito da linguaggio alienante dei grandi mezzi di comunicazione, non osa più di pensare di poter essere padrone degli strumenti che lo circondano.

                        Questi strumenti sono stati personificati in una sorta di idoli

                                     che sono diventati i padroni degli uomini,

                                  che dovrebbero viceversa domarli e goderne.

    La profezia di Proudhon, "la proprietà è furto", si è realizzata perché il complesso della colpa è ormai passato dalle spalle del ladro a quelle del proprietario. La concentrazione virile del Diritto Romano, in cui la Civis esprimeva il proprio domino sul mondo dei valori come Dominus, deve tornare a rivivere come il diritto naturale dell'uomo e, noi aggiungiamo, di ogni uomo!

      Comunismo: Stato padrone dei cittadini                    

    Oggi l'uomo della strada pensa che la parola "comunismo" significhi una specie di comproprietà. Su questo equivoco il mondo dei poveri spera in un demagogico ed inesistente "sole dell'avvenire" che gli consenta di partecipare alla "divisione" dei beni. Nulla di più falso: il comunismo non è comproprietà. La  "comproprietà" infatti è un modo di essere della proprietà privata, mentre comunismo è coincidenza del potere politico con il potere patrimoniale, cioè feudalismo nel senso deteriore della parola. 

                   Il comunismo vuole fare dello Stato il padrone dei Cittadini,

                      noi vogliamo fare dei cittadini i veri padroni dello Stato.

    Questo significa anche che noi vogliamo ripartire tra i cittadini il reddito monetario del capitale amministrato dallo Stato e dalle banche, perché il padrone di una ricchezza è chi ha diritto di prendere il reddito. Al grido rivoluzionario di classe "proletari di tutto il mondo unitevi" che ha unito i proletari per espropriare tutti a favore di pochi governanti, noi rispondiamo con un grido più potente perché universale : "uomini di tutto il mondo uniamoci per espropriare i governi e le società mitico-bancarie e riprendiamoci la roba nostra".

                                         Chi si oppone contro queste idee 

                    si pone contro se stesso, la sua famiglia e i suoi interessi.

      Individuare i veri nemici del popolo                           

    E' tempo ormai di abbandonare il linguaggio delle responsabilità astratte e cominciare ad individuare chi sono i veri nemici del Popolo. E' tempo che si comprenda che il "socialismo" non è lo Stato capital-marxista, ma i pochi uomini che controllano i grandi complessi e le aziende economiche di Stato. Poiché il patrimonio senza proprietà non esiste, la proprietà è di due categorie di persone: o è dei cittadini o dei governanti, non dello Stato inteso come pura astrazione, poiché i fantasmi non esistono. Dunque, nella concezione del capital-marxista, lo Stato altro non è che la facciata dietro la quale ingrassano le Logge massoniche, così come avviene dietro le facciate delle grandi Banche e delle società anonime. 

                       I vertici di questi mostruosi "golem" sono le Logge 

                  in cui tramano nell'ombra le grandi piovre dell'umanità.

    Il grande capitale è ormai di proprietà di pochi gruppi di potere riuniti tutti, in oriente e in occidente, nell'unico fine di conquistare tutte le ricchezze e tutta la sovranità politica del mondo. La prova clamorosa di questa verità è stata l'ultima guerra mondiale in cui Russia e America si sono alleate superando tutte le barriere ideologiche che solo apparentemente le dividevano. Ecco perché, se alcuni uomini di partito hanno dichiarato la propria incompatibilità con i nostri centri di studio, evidentemente queste verità scottano.

     La testimonianza della fede                                            

    Ecco perchè noi vi avvertiamo: a chi vi dichiara che tra noi e un qualsiasi partito vi è incompatibilità, domandate immediatamente a quale loggia massonica appartiene. Sappiamo il rischio che corriamo, ma la nostra è una scelta definitiva ed irrevocabile.            

                       La testimonianza della fede è sempre un rischio, 

       così come la dignità è una medaglia che ha come rovescio un costo.

     

    Giacinto Auriti / L'Alternativa n. 1 – 15 maggio 1973 

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