Qui Europa

Mese: Aprile 2012

  • Crisi Ue:  le “strane misure” di Consiglio e Commissione

    Crisi Ue: le “strane misure” di Consiglio e Commissione

    Lunedì, Aprile  30th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Unione Europea / Commissione europea / Manuel Barroso / Commissione al Mercato Interno / Crescita / Recessione / Fiscal compact / Crisi / Governi Ue / Lettera / Ricette / Liberismo / Deregulation / Linea liberista / Bilderberg Club / Trilateral Commission / Mario Monti / Francoise Hollande /  Michel Barnier / Strapotere delle agenzie di rating / Lobbismo Internazionale / Energia / Integrazione  / Qui Europa / Sergio Basile / Deregulation 

    Crisi Ue: le "strane misure" di 

    Van Rompuy e Barroso 

    Orizzonte liberista per Consiglio Ue e Commissione 

    No a barriere su servizi. Si a mercato unico digitale e

    energia. Continua lo strapotere del rating e del mercato

    Bruxelles, Francoforte – Nelle ultime ore la Commissione europea ha dichiarato che, entro settembre, varerà dodici misure chiave per “stimolare l’economia dei Paesi dell’Unione". Pertanto, ancora con grandissimi ritardi e pachidermici movimenti, malgrado lunghi mesi di polemiche e ritardi, partirebbe solo dopo l’estate – e si prospetta una caldissima estate: la più rovente di sempre – un nuovo dibattito sulle politiche economiche europee. La tecnocrazia europea, dunque, che ha fatto di tutto per “non evitare” la crisi, cristallizzando l’illegittimo ruolo  sovrano (diktat mercatista) di Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch Rating – che hanno continuato indisturbati, tra l'altro, a beffarsi della sovranità degli stati europei, tra i quali l’Italia e la Grecia, giudicando essi come neo-scolaretti alle prime armi, o comunque al pari di una qualsiasi azienda privata. Cosa davvero grave ed inaccettabile. Ciò, spesso e volentieri, malgrado i robusti indici economici  di paesi come l’Italia, che prima dell’estate risultava essere: la settima potenza industriale al mondo; una delle nazioni con un maggior tasso di risparmio interno delle famiglie; la seconda nazione d’Europa – dopo la Germania – come “avanzo primario” (differenza tra entrate fiscali e spesa statale); un Paese con un bassissimo livello di indebitamento delle imprese private (soli 40 miliardi di euro, contro i  7.000 – avete letto bene, “settemila” – miliardi di euro delle imprese private francesi: n.b. la Francia non è in crisi! Come mai?); nonché la Nazione con la terza riserva aurea del pianeta. Insomma un Paese forte, robusto e da record, (malgrado il debito pubblico vicino a 2000 miliardi di euro, comunque causato in larghissima parte dalla speculazione bancaria e comunqure la metà di quello de Giappone: paese non in crisi, come – seguendo i dissennati discorsi di tanti politicanti italiani – sarebbe logico che fosse, ma al contrario, in grande crescita) grazie al lavoro di generazioni di padri di famiglia ed imprenditori. L'Italia, ad esempio, è utile ricordarlo, è il Paese europeo con la più fitta e robusta rete di Pmi. Un Paese evidentemente troppo succulento per qualcuno, da mangiare in un boccone (pochi mesi sono stati sufficienti). Allora giunge davvero come una musica stonata l’ennesimo proclama propaganstico della Commissione di Barroso, rimpallato nelle Ansa ed agenzie di tutto il continente: “l'Europa si mobilita per affiancare la crescita al rigore di bilancio in nome dell'occupazione!”.

      Paradosso Barnier – "Non serve cambiare il Fiscal compact!" 

    L’uscita è partita – sempre nelle scorse ore – dal Commissario al Mercato Interno, Michel Barnier, durante una conferenza sull'integrazione finanziaria alla Bce, a Francoforte, anche se ormai non  si contano più i proclami e le volte che l'esecutivo comunitario ha annunciato simili iniziative: salvo poi rimandare tutto per un motivo o per l’altro. Tuttavia, tra le parole di Barnier, alcune ci lasciano “a dir poco perplessi”, ed in maniera davvero disarmante. Secondo Barnier, infatti, “non serve rimettere in discussione le difficili decisioni prese per arrivare a un accordo sulla disciplina di bilancio. Se vogliamo che questa agenda basata sulle regole e sulla governance abbia successo – ha dichiarato il commissario – deve essere capita e sostenuta dal popolo e quindi deve essere accompagnata da un'agenda per la crescita".

       L'annientamento dello stato   

     Mah! Qui Europa nutre monti..emh scusate… “molti dubbi”. Ciò soprattutto se compariamo a tale dichiarazione un’altra dichiarazione, quella successiva all’annuncio della firma del famigerato e recessivo “Fiscal compact”: il trattato fiscale sul pareggio di bilancio che sta pervertendo il naturale ruolo statale di motore principale dell’economia degli stati (vedi articoli precedenti in "Qui Europa"). Intanto si aspettano gli esiti definitivi delle presidenziali francesi, che vedono in testa, quasi inarrivabile ormai, Francois Hollande. Un Hollande deciso, pare, a rinegoziare il Fiscal compact: facendo di questa “promessa” il cavallo di battaglia della sua campagna elettorale.

      Quella relazione pericolosa con le élite mondialiste  

    Come i lettori di “Qui Europa” ricorderanno, lo scorso 20 febbraio, con una lettera alla Commissione Europea  i premier di 12 Paesi – Italia,  Gran Bretagna, Estonia, Lettonia, Finlandia, Irlanda, Repubblica Ceca, Slovacchia, Spagna, Svezia, Polonia ed Olanda – eccetto gli assenti Francia e Germania, hanno indicato 8 priorità per rilanciare la crescita europea. I leader hanno ribadito una linea liberista, incentrata su una rapida e convinta abolizione delle barriere al mercato dei servizi, e sul potenziamento di un mercato unico del digitale e dell’energia entro il 2014/2015; nonché sulla deregulation. I leader hanno inoltre parlato di modernizzare le economie dell’Unione, mediante la correzione degli squilibri macroeconomici esistenti. La creatività e la concorrenza – secondo quanto dichiarato da tali leader sposati alla causa “liberista” – sarebbero le parole chiave per la crescita. Esse, sarebbero bloccate da  una fissa rete di regimi di copyright, situazione superabile – a loro giudizio – mediante la semplificazione il sistema di licenze, “dato un quadro efficiente al diritto d’autore, fornito un sistema sicuro e affidabile per i pagamenti online”. Ma, a parte il merito dei tecnicismi sopra illustrati, è davvero curioso vedere come però, questa stessa "linea" sia quella dominante tra le élite mondialiste come la Trilateral Commission (organizzazione mondialista della quale il nostro caro professor Monti è stato – fino al giorno dopo della sua chiamata fulminea e anomala sulla scranno italico più alto – grande capo per l’intera area europea. A capo, cioè, di una super-élite di circa 170 membri, tra i quali si annovera anche il pidiellino Enrico Letta) e lo stesso discusso Bilderberg Culb: circoli esclusivi e segreti dei quali  molti dei leader in questione sono affezionati fraquentatori. 

      L'energia: settore strategico e critico   

    Altro punto forte del piano di rilancio consterebbe nella creazione di un mercato interno dell’energia entro il 2014, “dove le interconnessioni energetiche possano aumentare per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti”, da affiancare  ad un’area europea di ricerca: un ambiente ideale e migliore per ricercatori e imprese. Infine sarebbe necessario – nelle indicazioni dei leader europei firmatari dell’appello-liberista – rafforzare i rapporti con i colossi Usa e Russia, e dialogare con i Bric e con il Canada. La sesta priorità, come accennato, consterebbe nella famosa deregulation: ovvero nel ridurre il peso della regolamentazione Ue.

      Il Consiglo Ue e le opportunità per il lobbismo internazionale   

    La settima priorità indicata da Monti & C., è la creazione di un mercato europeo integrato, per rilanciare il lavoro giovanile; mentre l’ottava ed ultima linea d’intervento proposta afferisce alla regolamentazione dei servizi finanziari: mediante la riduzione delle garanzie alle banche (vedi ricapitalizzazioni selvagge a discapito dei contribuenti europei) in nome della libera concorrenza tra istituti di credito, ed al fine di non distorcere – come avvenuto finora con la complicità dei governi stessi e della troika – l’intero mercato. Nulla sul rating e sul gioco spesso ambiguo delle agenzie di rating. Speriamo solo che tutta questa deregulation non si trasformi in una grande opportunità per lobby ed holding.

      Nell'agenda delle élite: Privatizzazioni e  abolizione "Golden Share statali"   

    Cosa per la verità ad oggi molto probabile. Si pensi – ad esempio – all’abolizione progressiva delle golden-share statali che garantivano un certo controllo degli “enti sovrani” – o pseudo-tali – sui colossi aziendali nazionali di maggior prestigio: oggi in gran parte privatizzati e delocalizzati in maniera troppo frettolosa e contestabile. Speriamo, inoltre, che non si tratti dell’ennesimo proclama inconcludente, simile al famoso e leggendario motto Ue sull’area Schengen e sullo sviluppo del settore scolastico ed economico dell’Ue, secondo il quale entro il 2012 l’Unione europea sarebbe dovuta diventare lo spazio economico più competitivo al mondo, in merito a sviluppo commerciale e ricerca.

      Svegliare le coscienze per uscire dalla crisi   

    Belle parole e nulla più! Parole vuote che ancor oggi, tuttavia, in Grecia e nei “Piigs” suonano come un’amara beffa. Come uscirne: l'argomento sarà al centro del convegno nazionale promosso da "Qui Europa" presso l'Ateneo "Magna Graecia" di Catanzaro, previsto per il prossimo Venerdì 4 Maggio. Decisivo per uscire dall'impasse sarà comunque il ruolo dell'opinione pubblica (attraverso il ricorso agli strumenti che la costituzione mette a disposizione del popolo – vedi petizioni e raccolte firme per referendum – ) nonché il ruolo dei giornalisti intellettualmente onesti, e – ovviamente – il contributo diretto di alcuni degli eurodeputati più coscienziosi del Parlamento europeo. O di quelli non collusi con lobby, logge o circoli segreti.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Catanzaro Unicz – Convegno Nazionale sulla Crisi nell’Ue

    Catanzaro Unicz – Convegno Nazionale sulla Crisi nell’Ue

    CONVEGNO – UNICZ 

    La Crisi Economica e Sociale dell'Unione Europea:

    Analisi e Prospettive

       

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

      

     

     

     

     

    Con il Patrocinio del Parlamento Europeo – Ufficio per l'Italia

    Presenta

    La Crisi Economica e Sociale dell'Unione Europea:  

    Analisi e Prospettive"     

     Ateneo "Magna Graecia"

     Campus Germaneto – Catanzaro

     Facoltà di Giurisprudenza

      Aula "Giovanni Paolo II"

     Venerdì 4 Maggio,

    Ore 9,30 

     

     Relatori                                

    S.E. Mons. FACCIOLO

    (La Crisi dell'Europa e il ruolo della Chiesa)

    Mario CALIGIURI – Assessore Cultura – Regione Calabria

    (La Crisi e il Ruolo dell'informazione e dei media)

    Giulietto CHIESA – Giornalista e Scrittore

    (Analisi delle reali ragioni della Crisi nell'Ue)

    Vittorio DANIELE – Docente in Economia Politica – Unicz

    (Portata recessiva del Fiscal Compact e delle politiche di Austerity)

     Moderatori                                

    Sergio BASILE – Direttore "Qui Europa"

    Paolo ROMANO – Responsabile "Europe Direct" – Ateneo Unicz

  • E’ corsa all’accaparramento delle terre

    E’ corsa all’accaparramento delle terre

    Martedì, Febbraio 21th / 2012 

    – di Mirella Fuccella –

    Ue / Agricoltura / Mondo / Sovraffollamento / Risorse / Spreco / De Castro / Egoismo umano / Landgrabbing 

    E’ corsa all’accaparramento delle terre

    La condivisione dei beni come

    unica risposta possibile?

     

    Bruxelles – Si calcola che nel 2050 sul pianeta terra saremo in nove miliardi di persone. Queste previsioni, in realtà, non sono mai attendibili fino in fondo, perché il futuro riserva sempre sorprese impossibili da prevedere. In ogni caso, è un dato di fatto che per adesso la popolazione mondiale sia in costante aumento. E questo pone il problema dell’approvvigionamento delle risorse alimentari, che diventerebbero sempre più scarse. Il condizionale è d’obbligo, perché in verità, nel mondo occidentale gli sprechi alimentari sono tali che quasi la metà del cibo prodotto finisce direttamente nella spazzatura (in quanto scade prima di riuscire ad essere venduto). Nel frattempo il pesò dell' impatto-umano sul pianeta è sempre più forte. Tra il 1970 e il 2003 le specie terrestri si sono ridotte del 31%, quelle di acqua dolce del 28%, quelle marine del 27%, quelle tropicali sono diminuite del 55%. Ogni anno nel mondo vengono distrutti molte migliaia di milioni di ettari di terreno e di verde. È la corsa alle terre, all’agricoltura, anche con la nuova scoperta del mercato biologico, che attira le aziende come mosche. Si tratta del “land grabbing”, fenomeno di cui si parla nel libro di Paolo De Castro – presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo e docente di economia agraria a Bologna – dal titolo “Corsa alla terra.

      L'egoismo umano ed il "falso alibi" della "scarsità delle risorse"  

    Cibo e agricoltura nell’era della nuova scarsità”.  In pratica il patrimonio fondiario mondiale è stato preso d’assalto al fine di produrre cibo per gli allevamenti di bestiame destinati al consumo di carne nei paesi sviluppati ed in via di sviluppo o al fine di destinare sconfinati appezzamenti di terra alla coltura intensiva di mais o soia geneticamente modificati. Causando, Insomma, non pochi problemi alla pacifica e beata esistenza delle poplazioni autoctone africane (specie etiopi: vedi precedente articolo di "Qui Europa" sul fenomeno del land-grabbing). Senza dubbio in tutto questo c’è qualcosa che non va… e la risposta non sta nel cercare di accaparrarsi la terra per primi, ai danni del nostro prossimo, quanto piuttosto nel cercare di comprendere quale sia la strada giusta per riuscire a condividere i beni che la terra ci offre. D'altra parte il Buon Dio, nella Sua immensa saggezza ha creato spazio, terra e frutti per tutti. Il problema è l'egoismo: un qualcosa che fin dai tempi dell'adamitico Eden ha creato e crea ancor oggi grandi scompigli sul pianeta Terra.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Università: defezioni record e “palliativi governativi”

    Università: defezioni record e “palliativi governativi”

    Sabato, Aprile 28th / 2012

    – di Sergio Basile e Maria Laura Barbuto – 

    Italia / Crisi Ue / Internazionalizzazione / Università / Studenti stranieri / Francesco Profumo / Defezioni / Calo delle iscrizioni / Perdita del valore legale delle lauree  

    Profumo – Università: 

    “per crescere bisogna puntare

    sull'intrernazionalizzazione!" 

    Ma intanto defezioni a livello record

    La "ricetta palliativo" del Ministro Profumo:

    dal 2014 a Milano dottorati in inglese. 

    Roma – Analizzando i dati relativi al numero degli iscritti presso gli atenei italiani (Qui Europa ha fatto in merito un'indagine presso le universitò calabresi, tra le quali l'Ateneo Magna Graecia di Catanzaro) è fortemente sintomatico della necessità di licenziare al più presto questo schizzofrenico governo tecnico, che – tra l'altro – sta distruggendo l'amore dei giovani per la cultura ed il sapere. Ciò attraverso almeno due infeici mosse: un cuneo fiscale che soffoca le famiglie – rendendo in casi sempre crescenti impossibile sopportare i costi dei giovani studenti desiderosi di laurearsi e/o specializzarsi (solo a Catanzaro nel 2012 gli iscritti alla Facoltà di Giurisprudenza – da sempre una delle più gettonate nell'Ateneo del capoluogo calabrese – sono diminuiti di oltre 400 unità); ed il tentativo di legittimare lo stesso titolo di studio acquisito con  fatica e sacrifici in lunghi anni di studio, mediante la proposta di "abolizione del valore legale della laurea". Alla faccia della meritocrazia! Tuttavia, questi spinosi e gravissimi argomenti sembrano non sfiorare o almeno non impensierire più di tanto il ministro dell'Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Francesco Profumo, che continua ad arrovellarsi il cervello su un tema francamente non prioritario: l'“Internazionalizzazione”.

     I "miracolistici" risvolti dell'internazionalizzazione secondo Profumo 

    "Internazionalizzare", dunque, è divenutala la parola d’ordine utilizzata in varie salse nei contorti discorsi del ministro in merito al futuro ed alla crescita delle università italiane .  “L’apertura dei nostri atenei agli studenti stranieri – ha dichiarato di recente Profumo – fa parte di un  ‘Progetto Paese’ che coinvolge molti attori, dall’università all’impresa, e si attua su piani diversi”. Test e corsi in inglese – sembrerebbe – saranno un obiettivo primario per il mondo accademico, al fine di aumentare in modo esponenziale il numero degli studenti stranieri iscritti presso Università italiane e accrescere il prestigio delle stesse. Peccato che a diminuire – e di molto – sia il numero dei giovani iscritti italiani.

      Profumo: ambizione esterofila e scarso senso del realismo  

    Un progetto ambizioso e di respiro internazionale che attirerebbe  in Italia,  giovani talenti europei e accrescerebbe la collaborazione tra gli atenei e le imprese. “Gli studenti cresciuti in contesti più internazionali – continua il Ministro – sono importanti per le imprese per due motivi: i laureati stranieri possono essere inseriti nelle aziende avendo però già assorbito la cultura italiana, e gli studenti italiani sono già abituati ad un contesto internazionale.” Ecco perché è necessaria una normativa sull’immigrazione che consenta e regoli, nel migliore dei modi, l’ingresso di risorse straniere.  Quella dell’internazionalizzazione è una sfida: le università italiane saranno pronte ad accoglierla? Si comincia dal Politecnico di Milano, dove a partire dal 2014 le lauree magistrali e i dottorati saranno solo in inglese. Peccato che dall'anno prossimo a studiare economia e diritto presso le nostre prestigiose Università, saranno sempre meno giovani promesse nazionali.

    Sergio BasileMarialaura Barbuto  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Neo-colonialismo cinese e Colpe dell’Ue

    Neo-colonialismo cinese e Colpe dell’Ue

    Sabato, Aprile 28th / 2012

    – di Sergio Basile – 

    Commissione Europea / Cina / Esteri / Commercio / Ceramiche / Procedura antidumping  

    Il neo-colonialismo cinese: Colpe e

    Responsabilità dell'Ue

    Procedura antidumping di Bruxelles contro le

    ceramiche cinesi: "non basta!"

    Oltre il 60% del mercato Ue in mano al dragone

    Bruxelles – Gli ultimi dati forniti dagli istituti di statistica nazionali ed europei, nelle scorse ore, parlano chiaro: l'Europa è sempre più cinese. O meglio, la Cina sembra aver trovato nel Vecchio Continente – sulla scia delle politiche liberiste attuate dalla Commissione di Barroso e sulla scia di una pericolosa accelerazione dei processi di globalizzazione – il terreno fertile per fare grandi acquisti approfittando dei "saldi di primavera" e della svendita di interi settori manifatturieri ed industriali dei paesi che la speculazione sta gettando in questo assurdo gioco al massacro. Gioco che qualcuno chiama "crisi economica", malcelando una evidente malafede intelletuale.

     Il gioco di Barroso: abbassamento della guardia e procedure anti-dumping  

    Per la verità nelle scorse settimane la Commissione europea al fine di arginare la destabilizzazione economica dovuta all'invasione di prodotti cinesi nei Paesi dell'Ue, aveva avviato – ad esempio – una procedura anti-dumping contro le importazioni di ceramiche da tavola e da cucina cinesi. Ciò al fine di arginare l’invadente e spesso iniqua macchina commerciale dell’export made in China, che sempre più si espande con disinvoltura estrema nel mercato europeo: si pensi che maggiore al 60%  è la quota di mercato dei prodotti asiatici nell’Ue. Questa indagine, tuttavia, non è stata liberamente decisa dalla tecnocrazia europea, ma è stata chiesta e favorita in seguito ad una denuncia  di un gruppo di produttori europei di stoviglie in ceramica, con l’assistenza della Federazione europea degli industriali della tavola e ornamentale. Il mercato delle ceramiche da tavola in Europa – così come altri fattori di analoga , se non superiore rilevanza – è costellato da un elevato numero di piccole e medie imprese, che conta nel complesso circa 25.000 dipendenti diretti.

      Cina – Dal Comunismo al Turbo-Capitalismo: alcuni limiti e squilibri per l'Ue  

    Il vero problema è che i prodotti importati nel paese comunista, oggi convertito ad una sorta di neo-turbocapitalismo, come noto, oltre ad essere poco rassicuranti in merito al pericolo di contaminazioni chimiche (spesso ottenuti con materiali di scarto contaminati e rifiuti cancerogeni provenienti in container dall'Europa stessa, e poi lavorati nei centri di raccolta cinesi e rispediti indietro sotto forma di prodotti) giungono a noi in regime di concorrenza sleale, ovvero con prezzi “troppo aggressivi”: nel primo semestre del 2011, il prezzo medio è stato – infatti – dell’80% inferiore al prezzo medio delle importazioni dell’Ue provenienti da altri paesi.

      Cina – Ue: Ritorno al protezionismo?  

    In termini di competitività del mercato del lavoro tale fenomeno è risultato devastante per l’Ue: dal 2007 l’industria comunitaria ha perso oltre 10.000 posti di lavoro, a causa di una concorrenza sleale delle importazioni in dumping che mina lo sviluppo delle imprese dell’Ue. Simili procedimenti antidumping contro il Paese del dragone sono state avviate anche da paesi come Colombia, Egitto e Indonesia. Qualcuno parla di ritorno al protezionismo. Certo è che non si può competere a tali regole contro i “bionici lavoranti cinesi” sottopagati e sfruttati all'inverosimile in un enorme prigione sociale che qualcuno chiama "moderna, ricca e sviluppata società industriale".

      Oriente – I "nuovi schiavi bambini" di cui il mondo tace   

    Ne è esempio la recente polemica scoppiata sull'impiego di lavoranti minorenni asiatici da parte delle grandi multinazionali operanti nel settore dello sport, in preparazione agli Europei di Calcio 2012: contratti miliardari con le squadre di calcio da sponsor del grande business in cambio di prodotti (palloni, scarpette ed accessori) confezionati dai nuovi schiavi del terzo millennio: bambini disperati e senza futuro che per un misero euro al giorno lavorano a ritmi folli ed a condizioni disumane per dare un senso ad una esistenza che somiglia molto a quelle dei criceti. E i padroni cattivi, nostro malgrado siamo anche noi…

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Farmaci generici: crisi favorisce invasione cinese

    Farmaci generici: crisi favorisce invasione cinese

    Sabato, Aprile 28th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Italia / Crisi Ue / Sanità / Holding farmaceutiche / Sigma-Tau / Cassa integrazione / Giochi contabili / Delocalizzazione / Globalizzazione  

    Farmaci generici: crisi e politiche Ue

    favoriscono invasione cinese ed indiana

    Travolta La holding farmaceutica Sigma-Tau: 569

    dipendenti, in cassa integrazione da febbraio 

    Chiusi da mesi centri di ricerca di Settimo Milanese e Caserta:

    Intanto la globalizzazione dei farmaci favorisce le lobby

    indiane e cinesi

    Roma, Settimo Milanese, Caserta – I dipendenti della Sigma-Tau parlano ormai da mesi di crisi studiata a tavolino – per avviare le aziende italiane alla liquidazione – da avvoltoi pronti a banchettare con i resti del Bel Paese, e malgrado i titoli di (tuttosommato)  disarmante normalità ostentata con coraggio ed un briciolo di pazzia sui quotidiani di bandiera: quotidiani del calibro del Corsera o Repubblica (giusto per fare qualche nome) che all'improvviso vedono nel liberalismo e nel progressivo ed inesorabile smantellamento del welfare state (è questo che Monti sta facendo, trovando un valido appoggio in tali media e Tv)  la soluzione ai mali del Paese. Ma oramai gli Italiani hanno in gran parte compreso le magagne! Ma intanto giù con privatizzazioni selvagge ed indiscriminate, attraverso trasferimenti commerciali ad hoc, ai danni dell'economia nazionale. Infatti – secondo quanto dichiarato dai manifestanti dell'azienda farmaceutica – “due aziende sotto la stessa holding possono scambiarsi utili e perdite”. Come dargli torto!

      Quei giri di soldi "poco liberali" e molto "recessivi"  

    A confermare le accuse, una indagine portata avanti in febbraio dall’Ufficio delle Entrate, che ha notato effettivi trasferimenti di fatturato da Roma a Madeira: nota zona franca portoghese, assoggettata ad un regime di tassazione privilegiato. Così mentre capitalisti senza scrupoli continuano a fare i loro comodi (sotto il naso dell'Ue che sembra piuttosto indifferente alla   un esercito di nuovi disoccupati invade le italiche strade, tra Settimo Milanese (Lombardia) e Caserta (Campania): “inoccupati” che fino a febbraio scorso occupavano invece onorevoli posti in due dei più efficienti poli – ex fiori all’occhiello – della ricerca farmaceutica nazionale. Ma la nota appare ancor più stonata se si considera che la stessa Sigma-Tau era stata beneficiaria, nei mesi scorsi, di ingenti capitali pubblici per la ricerca: ovviamente dematerializzati! Ciò mentre i tagli del governo Monti alla spesa sanitaria hanno finito per causare l’invasione del mercato da parte di farmaci generici asiatici: India e Cina in testa. E’ il paradosso dei nostri giorni, caratterizzato da risparmi e disoccupazione galoppante. L’inquietante ombra del “fantasma greco”, già da mesi, è alle porte della "Povera e svenduta Italia", per un nuovo regimento di “inoccupati farmaceutici”. L’ennesima specie evolutiva del disoccupato italico 2012. Intanto le grandi lobby dei farmaci made in India e China guadagnano terreno in Italia come in Europa, aiutate e confortate dalle politiche iperlibesiste dell'Ue.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Quei poveri bambini del Sud…

    Quei poveri bambini del Sud…

    Venerdì, Aprile 27th / 2012

    – di Mirella Fuccella –

    Italia / Mezzogiorno / Garante per l’infanzia / Povertà / Asili nido  

    Quei poveri bambini del Sud…

    Senza asili e senza fondi

    Roma – Secondo il Garante dell’infanzia i diritti dei minori in Italia sono minacciati da un “pericoloso arretramento”.
 Nel nostro Paese, inoltre, quasi due milioni di bambini vivono sotto la soglia di povertà, in particolare al Sud. A ciò si deve aggiungere che solo il 12 % dei bambini può contare su un asilo pubblico. Si tratta di una delle medie più basse d’Europa: in Francia, ad esempio, ci sono asili per il 35-40 % dei bambini e si sale al 55-70% nei Paesi nordici.

      La discriminante povertà  

    La povertà è il dato più preoccupante: “Un milione e 876mila vivono in famiglie povere e 653mila in condizione di assoluta povertà”, ha affermato il Garante per l’Infanzia e l’adolescenza, Vincenzo Spadafora. La maggior parte di loro vive al Sud, particolarmente in Sicilia (44%), in Campania (32%), e in Basilicata (31%). Proprio al Sud gli asili nido sono una rarità. D’altra parte, una mamma su quattro, alla nascita del primo figlio, esce dal mercato del lavoro. A tale proposito, bisogna chiedersi se non si tratti anche di una “scelta” precisa, fatta dalle donne che decidono di dedicarsi alla famiglia invece che al lavoro. Pagare, infatti, il nido e le eventuali persone che dovrebbero accompagnare i figli all’asilo può essere un forte deterrente: con questi chiari di luna, solo rare le donne che guadagnano “parecchio” e che possono pensare di mantenere il lavoro. Altrimenti, da un punto di vista meramente economico “conviene” restare a casa! Questo dato vale anche per le famiglie “medie” e non necessariamente per quelle povere, in quanto gli stipendi delle donne sono di solito notevolmente inferiori rispetto a quelli degli uomini.

      La situazione in Calabria: nonni protagonisti  

    Il fatto che al Sud il numero di bambini che frequentano il nido è bassissimo, dovrebbe indurre a riflettere. In Calabria non più di tre bambini su cento vanno al nido. Eppure non si può pensare che lavorino solo tre mamme su cento. Dunque ci sono mamme lavoratrici che optano per altre soluzioni: magari preferiscono i nonni. Si dimentica che al Sud la famiglia regge ancora. Con questo non si intende dire che i nidi non siano una buona soluzione per le mamme lavoratrici, tuttavia nel dare un giudizio sul problema non si può non tenere conto del contesto sociale. Gli asili nido sono necessari, ma è necessario prima cercare di capire le reali necessità delle famiglie, per mettere appunto un “piano” adeguato. Lo stesso Piano nazionale per l’Infanzia, denuncia il Garante, è totalmente senza fondi. Ma, insomma, con tutti questi tagli alle spese pubbliche e tutte le nuove tasse introdotte, magari ci si aspetterebbe che finalmente le cose importanti escano dal solito dimenticatoio. Invece tutto cambia, ma tutto resta uguale! 

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Amsterdam: Permessi di soggiorno esosi

    Amsterdam: Permessi di soggiorno esosi

    Venerdì, Aprile 27th / 2012

    – di Mirella Fuccella –

    Europa / Corte di Giustizia Ue / Commissione europea / Immigrazione / Paesi Bassi  / Permessi di soggiorno / Mirella Fuccella / Qui Europa  

    Paesi Bassi – Permessi di soggiorno

    troppo esosi 

    La Ue tutela i diritti dei cittadini stranieri

    Amsterdam, Bruxelles, Lussemburgo – L’importo dei contributi richiesti per rilascio di permessi di soggiorno ai cittadini di paesi terzi ed ai loro familiari, non deve costituire un ostacolo all’esercizio dei propri diritti conferiti dall’Unione europea: a stabilirlo è stata la Corte di Giustizia Ue, con la sentenza C 508/10. In merito, una direttiva europea del 2003 dispone che gli Stati membri conferiscono lo status di “soggiornante di lungo periodo” ai cittadini di paesi terzi che hanno soggiornato legalmente e ininterrottamente per cinque anni nel loro territorio, immediatamente prima della presentazione della relativa domanda, e che soddisfano determinate condizioni. La direttiva 2003/109 prevede anche che gli Stati membri concedano permessi di soggiorno ai cittadini di paesi terzi che hanno già ottenuto tale status in un altro Stato membro nonché ai loro familiari. Nei Paesi Bassi, i cittadini di paesi terzi, ad eccezione dei cittadini turchi, che richiedono permessi di soggiorno sono tenuti al pagamento di contributi il cui importo varia da 188 € a ben 830 €.

      Il "Prezzo dell'integrazione"  

    La Commissione europea, nei giorni scorsi, ha ritienuto che tali contributi siano sproporzionati, poiché, ai sensi della direttiva, essi devono essere di importo ragionevole ed equo e non devono scoraggiare tali cittadini dall’esercitare il loro diritto di soggiorno. Pertanto, la Commissione ha proposto un ricorso per inadempimento nei confronti dei Paesi Bassi. Nessuna disposizione della direttiva fissa l’importo dei contributi che gli Stati membri possono esigere per il rilascio di permessi e titoli di soggiorno, tuttavia, pur essendo ovvio che gli Stati godono di un margine discrezionale, quest’ultimo non può essere illimitato. Il livello di tali contributi, dunque, in base alla decisione della Corte, non deve avere né per scopo né per effetto di creare un ostacolo al conseguimento dei diritti conferiti dalla direttiva, il cui obiettivo è proprio quello dell’integrazione. 

      Il pensiero della Corte europea   

    In tale contesto, la Corte ha rilevato che gli importi dei contributi richiesti dai Paesi Bassi variano all’interno di una forbice il cui valore più basso è circa sette volte maggiore rispetto all’importo richiesto per una carta nazionale d’identità. Un simile divario mostra la natura sproporzionata dei contributi richiesti. La Corte dichiara che tali contributi, eccessivi e sproporzionati, creano di fatto un ostacolo all’esercizio dei diritti conferiti dalla direttiva europea. Di conseguenza, a quanto pare, i Paesi Bassi dovranno porre rimedio a questa “ingiustizia” e adeguarsi alla direttiva. 

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Ogm – Vietato vietare!

    Ogm – Vietato vietare!

    Venerdì, Aprile 27th / 2012

    – di Franco De Domenico –

    Europa / Italia / Ogm / Corte di giustizia europea / Mario Catania / Crisi figlia del liberismo / Franco De Domenico / Qui Europa  / Stati impotenti per statuto / Ogm impoosti per decreto / Sovranità statale / Ingerenze Ue  

    Ogm, vietato vietare

    L’avvocato dell’Ue contro le restrizioni

    sui prodotti transgenici

    Bruxelles, Lussemburgo – Il linguaggio giuridico, come sempre, non parla proprio chiaro, ma il significato è, alla fine, inequivocabile: “Non possono essere sottoposti ad una procedura di autorizzazione nazionale, organismi geneticamente modificati” , come quelli presi in esame a Bruxelles. Nella fattispecie, ibridi di mais. In soldoni: uno Stato sovrano non può regolamentare sugli Ogm. E’ quanto suggerisce alla Corte di Giustizia europea, oggi a Lussemburgo, l’avvocato generale Yves Bot, nella causa tra Pioneer Hi Bred Italia e il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali.

      Ogm – Stati impotenti per statuto  

    Secondo l’avvocato generale – le cui conclusioni, peraltro, non sono vincolanti per la Corte –  “la direttiva Ue 18 del 2001 sull’emissione deliberata nell’ambiente di Ogm impedisce che uno Stato membro, nelle more dell’adozione – a livello nazionale, regionale o locale – di misure volte a evitare la presenza involontaria di Ogm in altre colture, si opponga alla coltivazione sul suo territorio di quegli Ogm”. E aggiunge: “gli Stati membri hanno la facoltà di adottare tutte le misure opportune per evitare la presenza involontaria di Ogm in altri prodotti tramite misure di coesistenza, ma non possono invocarla per impedire in maniera generalizzata la messa in coltura sul loro territorio di un Ogm già autorizzato nell’Unione e iscritto nel catalogo comune”. Ora la sentenza spetta ai giudici europei. La reazione del ministro Mario Catania, titolare del dicastero delle Politiche ambientali, è di attesa per la sentenza della Corte di Giustizia europea. Il ministro Catania ha affermato che solo la sentenza scioglierà il caso, ed è una materia delicata, visto che molti vedono  in tema – ed a piena ragione: vedi articoli già pubblicati in "Qui Europa" –  di occhio non buono la presenza di Ogm nel nostro territorio, visti e considerati i deleteri effetti sull'ecosistema e sulla salute. 

      Ogm – Imposti per Decreto  

    Pertanto, il fatto che gli Ogm siano imposti per decreto Ue – con un discusso ed indiretto vantaggio per le multinazionali operanti nel settore primario – suscita molte perplessità, soprattutto se un Paese sovrano intende limitare i danni all’ambiente e ai cittadini consumatori, che i prodotti Ogm possono – come detto e dimostrato – più o meno pesantemente comportare: compresi effetti imprevisti e non ancora del tutto chiari sulla variazione dello stesso Dna umano. Roba da film horror! Si tratta di equilibri economici, e naturalmente anche politici, di una grande fragilità, su cui si gioca anche la libertà di noi cittadini: quanto della nostra sovranità stiamo cedendo all’Ue, in quanto appartenenti a Paesi con non molta voce? E quanto è giusto che l’Europa si pronunci, e legiferi, su questioni di competenza nazionale, perfino regionale? Una domanda che noi della redazione di "Qui Europa" gireremo presto ai nostri rappresentanti all'Eurocamera.

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)