Qui Europa

Categoria: Esteri – Allargamento – Coop. Internaz.

  • Marò – Soldati in India e Affari Sporchi – 4

    Marò – Soldati in India e Affari Sporchi – 4

    Sabato, Febbraio 15th/ 2014

    – di C.Alessandro Mauceri –

    Massimiliano Latorre, Salvatore Girone, India, ministro degli Esteri, Emma Bonino, La Russa, Monti, affidavit, Mancini, Corte del Kerala, Terzi, Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, Sua Act, Bureau centrale di polizia, Nia, National investigation agency, Angela Del Vecchio, Staffan De Mistura, Nazioni Unite, Unione Europea, Sonia Gandhi, Letta, Ashton, Ban Ki-moon, petroliera Enrica Lexie, Noviello, Finmeccanica, Times of India, C.Alessandro Mauceri 

    Marò  Soldati in India e Affari Sporchi – 4

    Tragica Telenovela Marò: avanti tra contraddizioni, assurdi errori

    procedurali e indifferenza sostanziale dei governi italiani

    – Il ruolo impalpabile di Lady Ashton (UE) e Ban Ki-Moon (ONU)

    – Lo sfogo di Massimiliano Latorre: "Scrivete la Verità!"

    Video e articoli in allegato: Marò, per capire, per non dimenticare

     

    di C. Alessandro Mauceri

    Vicenda Marò

     Telenovela Marò – La Bonino scarica il barile su "La Russa"                      

    Roma, Kerala – Ormai Massimiliano Latorre e Salvatore Girone vivono in India da oltre due anni. Per dirla con le loro stesse parole “in casa, ma non a casa”. E la soluzione di questa sporca vicenda non sembra essere prossima. Sì, “sporca” perché non è possibile definire in altro modo tutto quello che riguarda l’avventura dei nostri connazionali. Mesi fa (vedi qui Soldati in India e Affari Sporchi – Prima Parte   qui Soldati in India e Affari Sporchi – Seconda Parte  e  qui Soldati in India e Affari Sporchi – Terza Parte ) era già apparso evidente che i motivi che impedivano ai nostri marò (come se chiamarli così bastasse a farli sentire “in famiglia”) di tornare in Italia non avevano nulla a che vedere con ciò che avevano fatto (o non fatto). Per paradossale che possa sembrare, anche il nostro ministro degli Esteri Emma Bonino (parte di un governo di larghe intese e ministro appartenente ad un partito che non ha nemmeno un seggio in Parlamento: i radicali), in un momento tanto delicato ha affermato «il problema è la legge La Russa, che prevede la presenza di militari a bordo senza definire linee di comando». Invece di pensare alla salute dei nostri connazionali, il ministro ha pensato che fosse più saggio scaricare il barile sull’ex ministro delle Difesa (La Russa, N.D.R.). Come se questo “fattaccio” fosse un problema “tecnico”. In realtà, proprio dal punto di vista “tecnico” la vicenda che ha come protagonisti i nostri connazionali, presenta una sconvolgente sequenza di errori e imprecisioni degna di una telenovela di quart’ordine.

     Mario Monti, l'arbitrato ONU e le prime contraddizioni legali                   

    Gli errori nel modo di gestire questa faccenda cominciano con Mario Monti, senatore a vita in fretta e furia e capo del governo con il mandato di "salvare l’Italia" (cosa che come tutti sanno non è avvenuto anzi, semmai, la situazione del Bel Paese è peggiorata grazie alle misure adottate dal professore). Fu Monti a sollecitare l’arbitrato delle Nazioni Unite (come sia stata accolta questa richiesta si vedrà in seguito). Poi il governo dichiarò che era doveroso che a giudicare i marò fosse la magistratura italiana. Salvo poi, contraddirsi con l’affidavit, l’impegno firmato dall’ambasciatore Mancini per la Corte del Kerala che garantiva il ritorno in India dei due marò, «nell’ambito dell’esercizio delle garanzie costituzionali». Eppure la Procura di Roma aveva aperto un’indagine per omicidio volontario a carico dei due marò. Quindi, in base alle prerogative della Costituzione italiana, l’azione penale era obbligatoria e prioritaria. Come, peraltro, suggerito dall’allora ministro Giulio Terzi: una volta che Girone e Latorre erano in Italia, c’era “l’opportunità, o meglio l’esigenza di segnalare formalmente alla Procura della Repubblica di Roma il ricorrere delle condizioni affinché la nostra giurisdizione fosse effettivamente esercitata”. Ciò avrebbe consentito ai due marò di non rientrare in India. Eppure nessuno si servì di questi strumenti. Perché? In un alternarsi di smentite e cambi di direzione, le voci ufficiali mutarono fino a rimandare i nostri connazionali in India. Nessuno tenne in alcun conto i suggerimenti (invero validi) di Terzi (tra i quali, che l’India «escludesse dalla competenza della Corte, fattispecie di reato tra cui l’omicidio volontario e il terrorismo, per le quali la normativa indiana prevede la pena di morte»).

     In Violazione alla Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE – Art. 19             

    Anche il ricorso alla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea che, all’articolo 19, riporta “Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti”. Quindi, se solo avesse voluto, l’Italia avrebbe potuto avvalersi del “diritto” di non rimandare i marò in India e l’Unione Europea avrebbe potuto sostenere questa decisione apertamente. Invece, si decise di rimandare i nostri marò in India, violando, di fatto, un trattato comunitario e, quindi, rischiando pure una "procedura di infrazione" da parte di Bruxelles. Nessuno di questi suggerimenti fu tenuto in alcun conto e Monti, con le elezioni ormai alle porte, pensò che fosse meglio farsi fotografare mentre rispediva i nostri connazionali in India piuttosto che garantire per le loro vite…

     Il Rientro in India e la Nuova accusa formale: "Terrorismo"                      

    Rientrati in India, a sorpresa l’accusa nei confronti dei nostri connazionali fu cambiata in “terrorismo”. Così come quando erano stati richiamati in porto, nessuno aveva detto loro che dovevano farlo perché accusati di omicidio, allo stesso modo, prima del loro ritorno in India, nessuno aveva detto ai marò che sarebbero stati accusati non più “solo” di omicidio, ma di terrorismo. Ancora una volta i nostri politici dimostrarono grande competenza e rilevante peso politico. Nessuno capì che il solo motivo per cui l’India si era intestardita a ricorrere alla Sua Act, era che la legge antiterrorismo sulla sicurezza marittima estende la giurisdizione indiana a 200 miglia nautiche. Il motivo, peraltro palese, era che questo era l’unico modo per l’India per poter procedere legalmente contro i nostri marò, dato che il fattaccio, ammesso che sia avvenuto, pareva essersi verificato in acque internazionali, dove secondo il diritto del mare delle Nazioni Unite, ovvero le norme della convenzione di Montego Bay (ratificata sia dall'Italia che dall'India), il tribunale del Kerala non aveva alcuna competenzaMa non basta. 

    Marò e Bugie

     L'Inversione dell'onere della prova                                                                       

    Con il ricorso alle leggi antiterrorismo si è, di fatto, invertito l’onere della prova: se prima era la pubblica accusa a dover dimostrare la colpevolezza dei marò italiani, ora sono Latorre e Girone a dover dimostrare la propria innocenza. Anche il peggior avvocato penalista al mondo capirebbe subito le gravi conseguenze a cui si andava incontro con un simile gesto, ma non i nostri politici, che si sono ostinati a voler seguire la vicenda in modo “diplomatico”. Ciliegina sulla torta è il fatto che, proprio avendo fatto ricorso al Sua Act, a gestire le indagini non è più il Bureau centrale di polizia, ma la Nia, la National Investigation Agency. Che, come tutte le omologhe degli altri Paesi, opera con livelli di segretezza e di permissività e coinvolgimento dei legali difensori dei marò ben diversi dal Bureau….

     La presenza in aula di Staffan De Mistura? Un grave errore!                       

    Ma gli errori fatti nel gestire la vicenda “Marò” non sono  finiti. Come ha confermato Angela Del Vecchio, docente di Diritto Internazionale Progredito alla Luiss di Roma, l’invio di Staffan De Mistura come incaricato del ministro della Difesa e “inviato speciale” del Governo, e la sua presenza in aula fu "sbagliatissima”, “perché significa accettare la competenza indiana: è come se l'India giudicasse l'Italia, perché i marò rappresentavano a tutti gli effetti il nostro Paese". Invece secondo un principio generale di diritto internazionale (che dovrebbe essere ben noto ai nostri politici e ai legali incaricati di gestire la questione) "par in parem non habet iurisditionem", ovvero soggetti di pari grado non possono citarsi in giudizio e giudicarsi l'uno con l'altro. Quindi agire in questo modo, ha di fatto significato riconoscere la competenza indiana e ammettere che i marò, rappresentando l’Italia ed essendo nell'esercizio delle proprie funzioni, abbiano fatto violare a tutta l’Italia le norme che regolamentano le operazioni antipirateria e gli obblighi internazionali, contratti in sede di Nazioni Unite e di Unione Europea. Naturalmente, dato che si tratta di soldati italiani, in questo caso i nostri militari, avrebbero dovuto potersi avvalere dell’”immunità” ed essere giudicati in Italia….Eppure anche questo non è stato chiesto.

     Altre strane omissioni e gravi errori di procedura                                            

    E ancora, perchè l'Italia non ha insistito che la vicenda fosse giudicata dal Tribunale internazionale per il diritto del mare? Tale organo sarebbe il giudice internazionale competente in questi casi e che avrebbe valutato in tempi molto più rapidi e senza costringere l’Italia a questo stato di sottomissione nei confronti dell’India. Latorre e Girone, in realtà, non sono più imputati di un processo: sono diventati strumenti nelle mani della politica. Sia la nostra che quella indiana, dal momento che anche in India esistono forti conflitti tra le varie forze politiche e tra i vertici dei partiti, che si sono scontrati prima in occasione delle elezioni nello stato indiano del Kerala e poi con le politiche. Lo dimostra il fatto che i media in India non fanno altro che accusare i marò indicandoli non come italiani, ma come connazionali di una delle figure politiche di spicco, la leader del Congresso, Sonia Gandhi.

     Il ruolo di Lady Ashton (UE) e Ban Ki-Moon (ONU) nella vicenda          

    Nei giorni scorsi Emma Bonino ha “rivendicato” il "grandissimo sforzo politico-diplomatico condotto per ottenere il sostegno delle organizzazioni internazionali". Lo stesso, ovviamente, ha fatto Enrico LettaLa verità è che la rappresentante per la politica estera dell’Unione, Lady Ashton, si è limitata a dichiarare che è “biasimevole” ciò che sta avvenendo in India e niente di più. Dall’altro, alla richiesta più volte avanzata sia dal governo Monti che dal governo Letta di intervento da parte delle Nazioni Unite, la risposta del segretario generale Ban Ki-Moon è stata la dichiarazione che a decidere sulla controversia tra India e Italia devono pensare i due Paesi e nessun altro (favorendo in tal modo la scelta “astensionistica” di tutti gli altri Paesi solo sulla carta alleati dell’Italia). Ma non finisce ancora. Da tempo si parla di una possibile mediazione offerta da Vinod Sahai, soprannominato «l'uomo che in India apre tutte le porte», il quale pare abbia più volte tentato di risolvere la questione “amichevolmente”.

     Sahai, l'Uomo che apre tutte le porte… Tranne una…                                     

    Vinod Sahai ha riferito, in una recente intervista, di aver avuto, circa un anno fa, contatti con il presidente della Corte suprema, Altamas Kabir, il quale gli riferì che, per sbloccare la questione, sarebbe bastata un’istanza formale proveniente dall’Italia. Per questo motivo Sahai aveva predisposto una petizione a nome degli indiani residenti in Italia in cui si chiedeva alla Corte Suprema di autorizzare il governo indiano a trovare una soluzione extragiudiziale oppure di rinviare il caso a un tribunale internazionale. Ebbene, secondo Sahai, prima sarebbe stato il ministro Di Paola a fermarlo, impuntandosi sul fatto che a risolvere la questione dovevano essere gli indiani e non gli italiani; poi, reiterata la richiesta al ministro Bonino, non avrebbe avuto alcuna risposta.  Il risultato degli sforzi diplomatici dei nostri politici è che non sono neanche riusciti a far sì che la pena di morte venisse in ogni caso esclusa, ovvero di imporre il rispetto dello straccio d’impegno sottoscritto a Roma tra India e Italia. Anzi, in un impeto di bravura diplomatica (sarebbe interessante sapere presso quale università hanno studiato i legali che stanno difendendo i nostri marò….), l’Italia ha confermato di aver “accettato” la giurisdizione indiana.

    Caso Marò - Finmeccanica

     Massimiliano Latorre: "scrivete la verità!"                                                        

    Massimiliano Latorre, uno dei nostri militari e nostro connazionale non ha potuto far altro che dire: "scrivete la verità. Ci sono due inchieste aperte. Non posso essere io a chiarire le cose". E ha invitato poi "a riascoltare l'intervista al comandante in seconda della petroliera Enrica Lexie,  Noviello". In realtà, nonostante siano trascorsi due anni, decine di inchieste e pubblicazioni in merito, non è ancora chiaro cosa sia avvenuto realmente. E nemmeno dove.

     La Morte dei pescatori indiani – Un'invenzione?                                             

    In una intervista Noviello aveva definito "un'invenzione" la morte dei pescatori indiani. Secondo la sua versione dei fatti, i due marò avrebbero sparato colpi di avvertimento “in acqua” nel rispetto delle procedure previste. Il vero scontro a fuoco, invece, sarebbe avvenuto all'interno del porto di Kochi e senza il coinvolgimento dell'Enrica Lexie, ma tra la guardia costiera locale e un'imbarcazione sospetta che stava tentando l'approccio alla nave su cui si trovavano fucilieri della marina italianaAncora una volta sulla vicenda è intervenuto in modo “determinante” il nostro ministro degli Esteri. "Sul dossier dei marò e sull'inaffidabilità del regime indiano io credo che serva un'unità italiana", ha detto il ministro Emma Bonino a Zapping 2.0, su Radio Uno. E ha continuato: "Lasciamo per dopo la ricostruzione su cosa è successo, su chi ha sbagliato. Per ora tutto il Paese è teso ad affermare la dignità e lo stato di diritto applicato ai nostri due marò". Ma come! Per decidere se i nostri connazionali sono innocenti o meno, non è fondamentale conoscere come sono andate le cose?

     Il Nocciolo della Questione                                                                                      

    Forse, a ben guardare, proprio questo è il nocciolo della questione: di come siano andati realmente i fatti forse non è mai importato a nessuno. Non importava al governo Monti, che a detta degli esperti avrebbe commesso una quantità di ingenuità dal punto di vista legale e dal punto di vista diplomatico (tanto da portare forse alle dimissioni di un ministro!). Non è importato al nuovo governo e al nuovo ministro degli Esteri, che hanno pensato solo a sfruttare l’occasione per attaccare una legge antecedente e non condivisa (il decreto legge del 12 luglio 2011: che rende possibile imbarcare militari italiani su navi civili, e la convenzione che la Difesa – allora guidata da La Russa – e Confitarma, la Confederazione Italiana Armatori, hanno firmato pochi mesi dopo) e il prosieguo degli scambi commerciali internazionali. Non importa alle grandi imprese italiane che in India fanno affari che generano profitti a nove zeri.

     Affari & Co – La Commessa Finmeccanica                                                        

    In merito, infatti, non va dimenticato che proprio nelle ore in cui il governo Monti, con l’ammiraglio Di Paola alla Difesa e Terzi alla Farnesina, rispediva in India i nostri marò, il ministro della Difesa di New Delhi annunciava il via libera per una generosissima commessa con il gruppo Finmeccanica. Come confermato anche dal Times of India che, in un articolo, si è domandato se il ritorno dei marò non fosse stato “influenzato” da valutazioni di ordine commerciale: “Non è chiaro se gli imprenditori italiani abbiano fatto pressioni al governo italiano per rimandarci i marò e a che livello”. Non importa alle circa 400 società italiane che operano in India con scambi che si aggirano intorno ai 8,5 miliardi di dollari a cui si devono aggiungere i 1.000 miliardi di grandi opere che l’India vorrebbe realizzare entro il 2017 e che sono una sorta di miniera per le industrie di tutto il mondo.

     Altri "non importa" di peso                                                                                      

    Non importa al governo indiano, che, anzi, vede l’opportunità di confermare, a livello internazionale, la propria forza e, a livello interno, per attaccare gli avversari politici in vista delle elezioniNon importa alle organizzazioni internazionali, Nato, ONU e Unione Europea in primis, che ormai sembrano intervenire solo e unicamente per tutelare gli interessi economici di pochi, anzi pochissimi. E l’Italia, evidentemente, non è tra questi…. Gli unici a cui importa qualcosa della vicenda sono i nostri militari che, in cambio  di aver operato,  probabilmente, nel rispetto di protocolli sottoscritti per tutelare gli interessi delle grandi multinazionali che gestiscono gli scambi internazionali, dovranno subire due processi, rischiando l’esilio, la qualifica dispregiativa di “terroristi” e, forse, anche la pena capitaleLa verità è che, nonostante gli sforzi di tutti i nostri parlamentari governanti per far credere agli italiani che l’Italia è ancora uno dei maggiori Paesi del mondo, oggi il Bel Paese è solo un “bel mercato” per le aziende da sfruttare per vendere ai cittadini questo o quell’oggetto prodotto altrove. Spesso proprio in India.

    C.Alessandro Mauceri (Copyright © 2014 Qui Europa)

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      Video e Articoli in allegato – Approfondimenti                                                                

     

    Soldati in India e Affari Sporchi – Prima Parte

    Soldati in India e Affari Sporchi – Prima Parte

    Lunedì,  Marzo 25th/ 2013  – L'Approfondimento di C.Alessandro Mauceri – Italia, Roma, Kerala, Marò, India, Guardia Costiera, Kochi, Kerala, peschereccio St. Antony, “Diritto di Bandiera”, Olimpic Flair, Enrica Lexie, guardie armate, pirati, Ros Carabinieri, prova balistica, Onu, Nato, Imo, International maritime organization, Ue, Richard Ashby, funivia del Cermis, Convenzione di Londra, Codice Internazionale di Navigazione, Diritto […]

    Soldati in India e Affari Sporchi – Seconda Parte

    Soldati in India e Affari Sporchi – Seconda Parte

    Giovedì,  Marzo 28th/ 2013  – L'Approfondimento di C.Alessandro Mauceri – India, ministro della Giustizia, Ashwani Kumar, Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, Napolitano, New Delhi, pena di morte, Alta Corte di Kerala Fucilieri di Marina, atto terroristico, Pil, Financial Times,  Global 500, Stefano Beggiora, Università Ca’ Foscari, India e Nordest: il mercato del terzo Millennio, Forze […]

    Soldati in India e Affari Sporchi – Terza Parte

    Soldati in India e Affari Sporchi – Terza Parte

    Venerdì, Giugno 21st/ 2013   – di C.Alessandro Mauceri – SIPRI, Stati Uniti d’America, ONU, NATO, Russia, Germania, Francia, Cina, Regno Unito, Spagna , Italia, Afghanistan, Iraq, Libia, Lockheed Martin, Arabia Saudita, Joe Parker, consorzio Eurofighter, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Siria, New York Times, Financial Times, International Peace Research Institute di Stoccolma, Turchia, Obama, Ben Rhodes, […]

  • Ue-Egitto – Verso un Embargo Parziale Sostanziale

    Ue-Egitto – Verso un Embargo Parziale Sostanziale

    Mercoledì, Agosto 21st/ 2013

    – L'Approfondimento di Qui Europa – di Sergio Basile – 

    Egitto, Integralismo islamico, Catherine Ashton,  Morsi, Fratelli Mussulmani, Adly Mansur, Piano Yinon, Integralismo Islamico, Unione Europea, Martin Schulz, Emma Bonino, Enrico Letta, Cristiani copti del Sinai, Aiuti finanziari all'Egitto, Embargo parziale contro l'Egitto, Consiglio Ue Straordinario, Bruxelles, L'Approfondimento di Qui Europa, Sergio Basile, BERS, BEI, Multinazionali Europee, Casa Bianca, Herman Van Rompuy, Manuel Barroso, Arabia Saudita, Saud Al-Faisal, Bernardino Leon 

    Ue-Egitto – Verso un Embargo Parziale

    Sostanziale

    Stamane l'Alto rappresentante per la politica estera

    Lady Ashton presenterà un piano di tagli finanziari

    contro l'attuale governo egiziano, in un Consiglio Ue

    straordinario

    – Vergognosa Cecità UE verso gli orribili crimini contro

       l'umanità perpetrati dai "Fratelli Musulmani"

    – La Verità sui Fondi UE e sul loro utilizzo reale. Opportunità 

       per gli Egiziani o business per le multinazionali europee?

     

    L'Approfondimento di Qui Europa – di Sergio Basile

    Ue - Egitto - Embargo Sostanziale - Consiglio Straordinario

      Egitto – Bruxelles verso l'Embargo?                                                                  

    El Cairo, Bruxelles – Stamane, l'Alto rappresentante dell'UE, Catherine Ashton presenterà ai ministri degli Esteri dei 28, riuniti in Consiglio Straordinario un Piano di tagli finanziari contro l'attuale governo Egiziano, tacciato di violenze contro i fedelissimi dell'ex Presidente deposto, Mahamed Morsi. Ma dinnanzi a questa forma di embargo, presumibilmente estesa anche agli armamenti, il ministro degli esteri saudita, il principe Saud al-Faisal, ha già fatto presente ''che la nazione araba e islamica, con le risorse di cui dispone, non esiterà a dare il suo aiuto all'Egitto''. 

    Fratelli Musulmani e Rivoluzione in Egitto nel Dopo Morsi

     La Legittima difesa di Mansour                                                                             

    il Presidente egiziano in carica, Adly Mansour, dal canto suo, ha descritto scenari del tutto diversi e probabilmente più vicini alla realtà, bollando a ragione e senza mezzi termini i Fratelli Musulmani come pericolosi terroristi, dediti ad una forma di integralismo islamico barbara e violenta. “Tutta la violenza che stiamo vedendo – ha obiettato Mansour – non può essere descritta come una disputa politica. Siamo di fronte alla forza estremista del terrorismo. Non lasceremo – ha infine aggiunto – che il terrorismo e l’estremismo in futuro possano  nuovamente attaccare il Paese come avvenuto in più occasioni". Intanto apprendiamo (fonte ANSA) che il dimissionario – Ex-Vicepresidente Egiziano – El Baradei sarà processato il prossimo 19 Settembre, per aver abbandonato il suo posto.

    Egitto - Ennesima Vergogna UE

      Ennesima Vergogna Bruxelles – Due pesi, Due misure                                

    Ma Bruxelles, in merito, pur parlando ufficialmente di "soluzione politica della questione egiziana" per bocca del suo portavoce Bernardino Leon (inviato speciale europeo per l'area Sud-Mediterranea) sembra avere le idee "piuttosto confuse", usando – al termine della riunione degli ambasciatori del Comitato politico e di sicurezza (Cops) – parole improprie come ''equilibrio e cautela''. Equilibrio e cautela a senso unico però, che sembrano concentrarsi criticamente sui tentativi di legittima difesa del governo in carica, non vedendo assolutamente i metodi "poco ortodossi" (per usare un eufemismo) utilizzati dai "Fratelli" verso la popolazione ed in particolar modo contro le pur nutrite minoranze cristiane.

    Ue - Egitto - Embargo Sostanziale - Consiglio Straordinario

      Verso un embargo parziale sostanziale – Anche gli USA, come l'Italia   

    Più eloquenti sono state invece le – sia pur sintetiche – esternazioni poste in essere nelle ultime ore da Manuel Barroso ed Herman Van Rompuy, che hanno parlano genericamente di ''revisione dei rapporti e di messaggio europeo forte". La via potrebbe essere quella già tracciata dal governo Letta e resa nota dalla stessa Emma Bonino nelle scorse ore, consistente  nella sospesione delle forniture di armamenti all'Egitto, anche se il passo più plateale consterebbe nel taglio degli aiuti finanziari, protendendo per il congelamento di una parte dei cinque miliardi, messi a disposizione di El Cairo (ma forse sarebbe meglio dire, come vedremo, delle "imprese europee") dalla task force Ue nel novembre del 2012. Stessa linea potrebbe adottare la Casa Bianca.

    Egitto - Borghezio - Ashton - Mistero tra le Piramidi sui Fondi UE

      Aiuti-Businnes europei – Il quadro completo                                                  

    Ricordiamo tuttavia, per onor di cronaca e per dare un quadro preciso e veritiero della situazione, che – come visto anche nell'ambito dell'ultimo nostro articolo datato 16 Luglio (vedi allegato) – tali fondi Ue all'Egitto in teoria sarebbero dovuti servire a "promuovere" la cosiddetta e presunta "transizione democratica" di Morsi (che di democratico nei fatti non ha avuto nulla, se non il compito di favorire l'ascesa dei Fratelli Musulmani, stile "Primavere Arabe") contribuendo a ripristinare la "cosiddetta" fiducia delle imprese e degli investitori esteri ed avvicinando il più possibile l'UE e l'Egitto in un "fraterno abbraccio" (si fa per dire) attraverso varie forme di bussiness e  cooperazioni strategiche in tutti i settori. Tali "aiuti" (prestiti) sono stati elargiti alla BEI e dalla BERS fino a 4 miliardi (per finanziare, come detto, lo sviluppo del settore privato e importanti progetti infrastrutturali protesi a beneficiare più che altro le multinazionali e le imprese europee); 500 milioni di euro direttamente dall'UE sotto forma di assistenza macrofinanziaria (€ 450 milioni in prestiti e € 50 milioni in sovvenzioni); ulteriori 253 milioni di euro sotto forma di sovvenzioni (€ 90 milioni provenienti dal programma SPRING (Primavera) e € 163 milioni dal Fondo investimenti per la cosiddetta "politica di buon vicinato". Insomma si tratterebbe per lo più – tranne qualche piccola eccezione – dei "soliti" aiuti tornacontistici! Ma quel che serve davvero a questo Paese, non sono questi pseudo aiuti, ma un governo che allontani e deplori ogni forma di terrorismo, indipendentemente dal fatto che l'UE capisca o meno ciò…

    Redazione Qui Europa (Copyright © 2013 Qui Europa)

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     Precedenti Pubblicazioni                                                                                                              

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    Egitto – Che fine hanno fatto i miliardi stanziati dall’Ue?

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    Egitto – Che fine hanno fatto i miliardi stanziati dall’Ue?

    Martedì, Luglio 16th/ 2013

    – Comunicato Stampa di Mario Borghezio, eurodeputato –

       Interrogazione all'Alto Rappresentante Ue, Catherine Ashton

       Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi di Qui Europa"

    Europa, Roma, Mario Borghezio, Catherine Ashton, Egitto, BEI, BERS, Mohamed Morsi, El Cairo, Alto Rappresentante dell'Unione europea, Cooperazione in tutti i settori 

    Egitto – Che fine hanno fatto i  miliardi

    stanziati dall'Ue?

    L'Interrogazione all'Alto Rappresentante Ue, Ashton

    di Mario Borghezio – Comunicato Stampa

     

    Egitto – Interrogazione all'Alto Rappresentante dell'Ue

    Comunicato Stampa di Mario Borghezio, eurodeputato

    Egitto - Borghezio - Ashton - Mistero tra le Piramidi sui Fondi UE

     Ue – Una pioggia di miliardi verso l'Egitto                                                         

    El Cairo, Bruxelles – Nelle scorse ore ho segnalato all'Alto Rappresentante dell'Unione Europea, Catherine Ashton, il fatto che gli ingentissimi aiuti UE all'Egitto non raggiungono gli obiettivi prefissati. L'ho scritto nella mia ultima interrogazione sottolineando il fatto che "la task force riunitasi in Egitto a metà novembre 2012 tra l'ex Presidente Mohamed Morsi e l'Alto Rappresentante dell'Unione Catherine Ashton aveva due scopi principali: a) promuovere la transizione democratica, contribuire a ripristinare la fiducia delle imprese e degli investitori, affrontare problemi di carattere socioeconomico e avvicinare il più possibile l'UE e l'Egitto attraverso la cooperazione in tutti i settori, riunendo i dirigenti d'impresa UE interessati a investire in Egittob) Per quanto riguarda l'assistenza finanziaria dell'UE, la task force aveva annunciato un importo totale di € 5 miliardi per il periodo 2012-2013: 1) dalla BEI e dalla BERS prestiti per un importo fino a € 4 miliardi per finanziare lo sviluppo del settore privato e importanti progetti infrastrutturali; 2) dall'UE 500 milioni di euro sotto forma di assistenza macrofinanziaria (€ 450 milioni in prestiti e € 50 milioni in sovvenzioni); 3) infine, sempre dall'UE ulteriori 253 milioni di euro sotto forma di sovvenzioni (€ 90 milioni provenienti dal programma SPRING e € 163 milioni dal Fondo investimenti per la politica di vicinato)".

      Interrogazione alla Ashton – Che fine hanno fatto i milioni stanziati?   

    Pertanto – nell'interrogazione – ho chiesto all'Alto Rappresentante dell'UE Catherine Ashton quanto segue: "Alla luce della situazione politica che si è creata in Egitto in questo ultimo periodo che ha, inevitabilmente, vanificato quanto citato al punto a), l'Alto Rappresentante dell'UE: 1) è a conoscenza se l'assistenza finanziaria sopra descritta è già in corso e, in caso positivo, quanti milioni di euro sono già stati erogati all'Egitto e come sono stati investiti? 2) visti i recentissimi scenari politici egiziani, come intende intervenire affichè l'ingente quantità di denaro messa a disposizione dall'UE a favore dell'Egitto non sia perduta o comunque investita in forme diverse da quelle previste?"

    On. Mario Borghezio – Deputato al Parlamento Europeo

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  • Ue-Ucraina: sì al libero scambio

    Ue-Ucraina: sì al libero scambio

    Sabato,  Marzo 2nd/ 2013

    – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile –

    Unione Europea / Ucraina / Bruxelles / Kiev / Accordo di libero scambio / Commercio / Vertice Ue / Giustizia selettiva / Riforme Giustizia / Elezioni imparziali / Diritti umani / Caso Yulia Timoschenko / Accordo di associazione / Rispetto vita umana / Tecnocrazia / Yanukovich 

    Ue-Ucraina – sì al libero scambio: verso

    una Schengen allargata

    Vincoli per l'Ucraina: Giustizia selettiva, elezioni

    imparziali e "riforme della giustizia"

    Intanto i diritti umani vengono calpestati 

    Ucraina - Verso il Libero Scambio con l'Ue

    Bruxelles, Kiev – “Sì” al libero scambio: questo è quanto stabilito nell’ultimo vertice bilaterale, tenuto a Bruxelles nei giorni scorsi, tra l’Unione europea e L’Ucraina. La firma definitiva che sancirà la concretezza dell’accordo arriverà, in teoria, a novembre 2013 ed i vincoli da rispettare sono stati dettati, ovviamente, dalla stessa Unione. Essi  riguardano principalmente la “giustizia selettiva”  tipica del governo di Kiev (che rimanda al caso di Yulia Timoschenko), garanzie di riforme della giustizia e di elezioni imparziali. Un accordo di associazione che in effetti favorirebbe a tutti gli effetti un processo di integrazione reale dell’Ucraina nell'Europa delle lobby. Il Paese, da sempre satellite della Russia, da parte sua si è detto ben disposto a "collaborare" al piano liberista, e per bocca del suo stesso presidente, Viktor Yanukovich.

     L'Europeizzazione dell'Ucraina 

    Collaborazione parziale però, in quanto sulla giustizia selettiva  (ed i maltrattamenti presunti di cui è rimasta vittima l’ex premier Timoschenko) l’attuale presidente ucraino pare non aver fatto riferimento. Qualora l’accordo di associazione andasse in porto garantirebbe la presenza di una zona di libero scambio globale ed approfondito, ed “europeizzerebbe” circa il 90% delle leggi ucraine, permettendo – dicono – un commercio molto più semplice, un mercato nuovo e la possibilità per i cittadini ucraini di circolare liberamente in Europa, senza visto. Una pacchia per lobby, malintenzionati e narcotrafficanti, ovviamente! In pratica una Schengen ancor più allargata. Ma intanto i diritti umani continuano ad essere calpestati e a passare in secondo piano rispetto a tutto il resto: avviare la possibilità di deleteri accordi commerciali di libero scambio con un paese che non ha rispettato (secondo diverse fonti) la vita umana e la donna, è un’arte tutta europea. D'altronde questo appare come lo scambio reciproco di polpette avvelenate: la neutralizzazione dell'economia delle Pmi ucraine (in favore delle grandi lobby continentali) da una parte, contro il "via libera"  e la potenziale libera circolazione (senza limiti) di nuovi personaggi senza scrupololi verso l'Europa. Proprio quello che ci serviva!

     Il Mercato e l'Anima 

    D'altrode quel che interessa ai garanti Bilderberg delle multinazionali è solo avere nuovi acquirenti, nuovi target di mercato da curare; nuovi "clienti" cui piazzare beni e servizi. L’importante – pertanto – è chiudere l’accordo di associazione, indipendentemente dal contesto sociale, economico ed umano. Ma si sa, del resto, l’Unione europea ha sempre le mani in pasta: non ha fiatato davanti alle stragi del Medio Oriente (anzi ha finito per decidere l'applicazione di inqui embarghi commerciali che stanno letteralmente distruggendo l'economia di paesi come Iran e Siria, tra l'indifferenza generale e malgrado l'assegnazione di un ridicolo "Premio Nobel per la Pace") e non ha proferito parola davanti all’indifferenza occidentale nei confronti della morte e della distruzione di intere popolazioni; ha venduto la sua anima cristiana alle banche ed alla tecnocrazia. Poteva fermarsi giusto adesso? No di sicuro!

    Maria Laura Barbuto, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Giovedì, Dicembre 20th/ 2012 – di Sergio Basile – Ue / Urss / Bruxelles / Roma / Romania / Conti pubblici / Austerity /Elezioni / Commissario agli Affari economici / relazione sulla sostenibilità dei conti pubblici / Vladimi  r Bukovskij  / Mikhail Gorbaciov / Strangolare abbracciando / coincidenze tra Ue e URSS / Stalin / Commissioni / Troike / Ue / Bce / Fmi / Napolitano / enorme […]

    Diritti fondamentali: nell’Ue regna la Menzogna. Senza Verità i Diritti sono una vuota illusione

    Diritti fondamentali: nell’Ue regna la Menzogna. Senza Verità i Diritti sono una vuota illusione

    Mercoledì, Dicembre 19th/ 2012 – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile – Diritti fondamentali nell'Ue / Menzogna / Senza Verità i Diritti sono una vuota illusione  / Unione Europea / Parlamento europeo / Risoluzioni / Assistenza sanitaria / Aborto / Minoranze nazionali / LGBT / Diritti fondamentali / Libertà civile / Uguaglianza / Salute sessuale / Pianificazione […]

     

  • Putin: con l’Ue cooperazione “condizionata”

    Putin: con l’Ue cooperazione “condizionata”

    Martedì, Giugno 5th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Russia / San Pietroburgo / Vertice / Rapporti Russia – Ue / Siria / Integrazione eurasiatica / Cooperazione / Wto / Schengen / Libera circolazione / Liberalizzazione mercati Energetici / Gazprom / Estrazione Gas Naturale / Vladimir Putin / Manuel Barroso / Hernan Van Rompuy  

    Russia – Ue: il 29esimo vertice non

    cambia le carte in tavola. Con l'Ue

    solo cooperazione condizionata 

    Putin impone all'Ue le sue priorità:

    Meno vincoli alla circolazione dei cittadini russi;

    "No” alla liberalizzazione dei mercati energetici

    Vertice Ue-Russia – Verso una cooperazione condizionata

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    San Pietroburgo, Strelna – Russia ed Unione Europea ancora a colloquio: ieri, il 29esimo vertice per i rapporti tra Mosca e Bruxelles ha avuto luogo a Strelna per discutere di argomenti scottanti come quelli che riguardano la situazione della Siria, la crisi dell’Eurozona, l’ingresso della Russia nell’Organizzazione Mondiale per il Commercio e la liberalizzazione dei visti per eliminare le barriere che, ad oggi, costituiscono per i russi limiti di circolazione nel Vecchio Continente. I presidenti della Commissione europea e del Consiglio europeo, Manuel Barroso e Hernan Van Rompuy, sono stati ospiti del presidente russo Vladimir Putin il quale ha chiesto loro una maggiore cooperazione da parte dell’Europa per avviare relazioni importanti con l’Unione e per dare il via ad un’ipotetica integrazione euroasiatica.

    Mosca-damasco-Bruxelles – l'Ue, la Russia Il nodo Siria

    I rappresentanti europei, invece, hanno fatto pressione sulla Russia affinchè Putin decida di percorrere la stessa strada degli europei nei confronti della Siria, punto che difficilmente verrà accettato, dati i rapporti commerciali e politici che Mosca intrattiene con Damasco. Nonostante Barroso abbia ribadito che “rivedere” i limiti di circolazione nello spazio europeo sia un obiettivo che l’Ue si propone di portare a compimento, il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che “fino a quando saranno presenti tali vincoli per i cittadini russi, la cooperazione tra Mosca e l’Ue sarà praticamente impossibile”. Mentre, quindi, la Russia chiede la revoca dei visti in tutta la zona Schengen per i propri cittadini, l’Unione Europea continua a fare la voce grossa in tema di diritti umani o qualcosa che vorrebbe far passare come tali.

      La liberalizzazione dei mercati energetici  

    Intanto, anche la liberalizzazione dei mercati energetici proposta da Bruxelles viene guardata con diffidenza dai “cosacchi”: il divieto per le compagnie di estradizione di gas naturali di possedere proprie reti di distribuzione nel territorio europeo farebbe storcere il naso a Gazprom, compagnia russa che risulta come il maggiore estrattore al mondo di gas naturale. Mosca, si prepara anche a fare il proprio ingresso nel Wto, previsto – per come confermato dal vice primo ministro Igor Shuvalov –  per il 20 luglio prossimo. Al tramonto del 29esimo vertice Russia-Ue, pare che non sia cambiato nulla: ognuno guarda sempre i propri interessi senza fare sforzi concreti per la cooperazione. Anche se a quanto pare la "cooperazione" per il progresso euroasiatico passerebbe per l'ulteriore potenziamento delle multinazionali del gas – ed accordi per contratti milionari – da una parte (contratti per i quali l'Ure, come dire, farebbe "carte false". Per usare un "eufemismo poco fantasioso") e per il lascia passare di ogni "sorta di soggetti" più o meno coscienziosi e rispettosi della legalità, dall'altra. In luglio la risposta al dilemma. 

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Esteri Ue – Lady Ashton: è quasi incidente diplomatico su paragoni Tolosa-Gaza

    Esteri Ue – Lady Ashton: è quasi incidente diplomatico su paragoni Tolosa-Gaza

    Mercoledì, Marzo 21th / 2012
    Commissione Esteri / Europa / Politica estera / Catherine Ashton / Israele / Gaza / Tolosa

    Esteri Ue – Lady Ashton: è quasi incidente diplomatico su paragoni Tolosa-Gaza
    Israele: la Ashton non è politicamente corretta

    Bruxelles – I morti, si sa, non sono tutti uguali! Neanche quando sono bambini innocenti. Non se ne era accorta Catherine Ashton, capo della diplomazia europea, che in un intervento all’Unrwa, – agenzia Onu per i profughi palestinesi – lunedì scorso, ha osato ricordare le vittime di Tolosa insieme a quelle in Norvegia, in Siria, e a Gaza. Apriti cielo! Gli israeliani Lieberman, ministro degli Esteri, e Benjamin Netanyahu, hanno protestato energicamente. Vietato fare paragoni simili. La precisazione è questa: a Tolosa ha agito un criminale con efferatezza razzista, contro un rabbino e dei bambini in quanto ebrei. Invece a Gaza, l’esercito israeliano agisce “con precisione chirurgica” in azioni difensive, contro terroristi che si fanno scudo con bambini. Israele ha le sue ragioni, la strage di Tolosa è recente e il razzismo antisemita è una cosa orribile. La Ashton ha dovuto scusarsi, dicendo che “le sue parole sono state distorte”, e che ha trascorso “ore angoscianti” a causa dell’incidente. Ma è sconcertante vedere  quanto il “politicamente corretto”, ormai tristemente noto, invade anche i sentimenti di lutto e di condanna per le sofferenze umane. Sentimenti che dovrebbero essere universali, e invece diventano di parte. Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa) 

     

  • L’Ue si schiera dalla parte dei marò

    L’Ue si schiera dalla parte dei marò

    Mercoledì, Marzo 14th / 2012

    Unione Europea / Parlamento europeo / Italia / India / Marò / Monti / Asthon 

    L’Ue si schiera dalla parte dei marò

    Incontro tra Monti e la Ashton a Bruxelles. Impegno per i militari italiani.

    Bruxelles  – L’Unione Europea scende in “campo” per i marò italiani arrestati in India, ma non senza gaffe.  Dopo contatti informali, è avvenuto ieri  l’incontro ufficiale tra il premier italiano Mario Monti, presente a Bruxelles per partecipare all’Ecofin, e l’Alto Rappresentante per la politica estera Ue, Catherine Ashton. La Ashton  si è pronunciata sull’impegno, nei confronti dei nostri connazionali, che l’Ue sta portando avanti  a Nuova Delhi e si è detta “disposta ad intraprendere qualsiasi possibile ed ulteriore passo per trovare una soluzione a questa situazione” per come si legge in un comunicato diramato a Palazzo Chigi. Nella prima versione del comunicato si parlava, però, di “contractor”, una sorta di militari mercenari che svolgono il  loro lavoro a scopo di lucro. A questo è dovuto qualche dubbio sulla conoscenza, da parte della Ashton, del dossier sui due marò. Ma, gaffe a parte, la portavoce dell’Alto rappresentante per la  politica estera Ue ha dichiarato “la necessità di inquadrare questo incidente nel contesto della cooperazione internazionale nella lotta contro la pirateria per giungere alla definizione di regole internazionali sulla presenza di personale delle forze armate a bordo di navi mercantili”. Proprio in queste ore, a Strasburgo, Roberta Angelilli, vicepresidente del Parlamento europeo, sta presiedendo la seduta plenaria, indossando una maglia con le foto dei militari di Marina italiani e una scritta significativa “siamo dalla vostra parte”, affinchè venga posto termine al “silenzio assordante” di cui era stata accusata l’Ue. Ma se il “rumore” viene dopo il silenzio, ci tocca sperare che non sia troppo tardi per “alzare la voce” e far valere le proprie ragioni.Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)