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Mese: Ottobre 2018

  • Corporativismo: tra retta ragione e Dottrina Sociale della Chiesa

    Corporativismo: tra retta ragione e Dottrina Sociale della Chiesa

    Sabato, 20 ottobre / 2018

    – di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano 

     Redazione Quieuropa,  Matteo Mazzariol, Corporativismo, Dottrina Sociale della Chiesa

    Corporativismo: tra retta ragione e Dottrina Sociale

    della Chiesa

    Incompatibilità tra Corporativismo Cattolico e Corporativismo Fascista

     

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    corporativismo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Corporativismo e pensiero sociale cattolico        

    Roma – di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano – Nella mentalità comune il corporativismo è associato a due fattori principali: le gilde e corporazioni del medioevo – retaggio di un tempo oscuro che fu e che le magnifiche sorti e progressive dell’umanità ha contribuito a cancellare – e l’altrettanto male oscuro, questa volta addirittura assoluto, che è stato sconfitto con la seconda guerra, il fascismo. Tutto ciò ha contribuito e contribuisce tuttora a mettere il corporativismo nel dimenticatoio della storia, vittima di una damnatio memoriae definitiva ed inappellabile. Un’analisi più attenta, seria, competente e veritiera dei fatti e della storia ci porta però in un’altra direzione. Per prima cosa dobbiamo infatti prendere atto che le corporazioni medioevali, a partire dal Mille, furono indubitabilmente un esperimento in cui valorizzazione delle competenze, giustizia sociale, solidarietà e prosperità economica trovarono il loro posto in un amalgama in grado di garantire equilibrio, ordine e fruttuosa convivenza civile non per anni o per decenni ma per secoli, venendo poi progressivamente scardinate dall’emergere prepotente di una visione economico-sociale che mise lo sfruttamento, il profitto e la speculazione ai vertici dell’agire umano (Macchiavelli docet). In secondo luogo va chiarito una volta per tutte che

                      il fascismo, ideologia peraltro nuova e rivoluzionaria,

                    non fu in alcun modo il fondatore del corporativismo,

                      la cui origine origine si perde nella notte dei tempi

              e va rinvenuta nell’insopprimibile natura sociale dell’uomo,

               tant'è vero che non esiste civiltà degna di questo nome

                che non abbia avuto una sua componente corporativa.

    Il pensiero sociale cattolico, avviato con Gesù Cristo, approfondito dai Padri della Chiesa, ricapitolato ed arricchito da San Tommaso d’Aquino, formalizzato inizialmente con la Rerum Novarum del 1891 e continuato con la Quadragesimo Anno del 1931, contribuì enormemente a precisare, valorizzare, diffondere e realizzare il principio corporativo. Esiste infatti una ricca e vastissima letteratura di matrice cattolica, presente in tutte le nazioni, con figure di alto spicco quali il Card. Manning e Chesterton in Inghilterra, Von Ketteler ed Heinrich Pesch in Germania, La Tour du Pin in Francia, Toniolo in Italia, solo per citare le più emergenti, le quali delinearono in maniera incontrovertibile, sulla base della retta ragione e della Dottrina Sociale della Chiesa, come

                   il corporativismo fosse l’unico modello praticabile

                    per incrementare il bene comune nella società.

    Il Codice di Malines, del 1936, frutto dello sforzo congiunto dei maggiori pensatori cattolici del tempo, fu solo uno delle espressioni di questa tendenza.

      Corporativismo cattolico e fascista: divergenze 

    Già durante gli anni del fascismo esponenti illustri del mondo cattolico italiano avevano lucidamente colto la differenza sostanziale e l’incompatibilità di fondo tra corporativismo fascista e corporativismo cattolico, manifestatosi ad onor del vero più sul piano pratico che su quello dell’elaborazione teorica, dove invece si manifestarono punti di convergenza non secondari anche se parziali. L'inconsistenza strutturale del corporativismo fascista fu infatti quella di tentare di accomodare due principi di per sè opposti: un sano corporativismo, basato sulla massima possibile autonomia dal basso e quindi sulla più ampia possibile libertà dei corpi professionali ed intermedi, con il totalitarismo accentratore dello Stato fascista, più affine certamente al socialismo che non alla Dottrina Sociale della Chiesa. Le regole delle Corporazioni fasciste, il loro meccanismo di funzionamento, così pure come i loro vertici, furono quindi espressione non dei loro membri, aggregati secondo un principio di partecipazione e competenza, ma della macchina burocratica dello Stato fascista, svuotando così di ogni significato, funzionalità e vitalità le corporazioni stesse. Ciò che non funzionò non fu il corporativismo in sè ma il tentativo di attuarne una versione deforme e storpiata. Lo scoppio della guerra non consentì inoltre nessun possibile ulteriore sviluppo in senso autenticamente partecipativo.

      L'atteggiamento della DC                                           

    In un importantissimo libro del 1951, intitolato “Verso il Corporativismo Democratico”, un gruppo di illustri intellettuali cattolici, tra cui il sen. Alberto Canaletti Guadenti, professore dei Pontifici Atenei Lateranensi, il prof. Saverio De Simone dell’Università di Bari, l’insigne giurista Carnelutti – riproposero con forza e convinzione il progetto di un corporativismo democratico, considerandolo l’unica possibile e razionale via per attuare un sistema davvero democratico, in alternativa alla partitocrazia, intrinsecamente incapace di valorizzare adeguatamente i corpi intermedi e distribuire le libertà reali secondo i dettami della Dottrina Sociale della Chiesa. Questo forte richiamo fu fatto ancora una volta sulla base della retta ragione e della plurisecolare insegnamento sociale cattolico ma, per ragioni che meriterebbero da sole un trattato a parte,

                    fu sostanzialmente ignorato dai vertici della Democrazia Cristiana,

                                      che, gia nel Codice di Camaldoli del 1943,

                            in netta discontinuità con il Codice di Malines del 1936,

    avevano incominciato a mettere in secondo piano, se non ad emarginare del tutto,

           il principio corporativo, pilastro fondante della Dottrina Sociale della Chiesa

                                                   e del diritto naturale.

      Corporativismo democratico e Distributismo         

    Quanto comunque il vertice del partito democristiano abbia voluto intendere la sua azione politica come una presa di distanza dai principi costitutivi della Dottrina Sociale della Chiesa e come invece un ibrido avvicinamento ad ideologie moderne e progressive come il liberalismo ed il social-comunismo è poi evidente a tutti: basti pensare allo statalismo della politica delle aziende partecipate, copiato in buona parte dal fascismo, all’abbandono di ogni rilancio dell’autonomia politica dei corpi intermedi, tipico degli Stati liberali e socialisti, alla scarsa e flebile opposizione a tutti gli attacchi portati contro la famiglia, al cedimento totale alla partitocrazia. Il Distributismo a questo proposito rappresenta un antidoto invalicabile di fronte a questa perdita di identità rispetto ai valori del cattolicesimo sociale, indicando nel liberalismo capitalista e nello statalismo social-comunista due facce di una stessa medaglia, la tendenza cioè a mantenere capitale e lavoro separati ed a distruggere ogni spazio politico reale, e quindi ogni spazio di libertà vera, che si ponga tra l’individuo e lo Stato e che non sia basato, come i partiti, su meri fattori divisivi ideologici. Per questo il distributismo ha proposto e continua a proporre, in perfetta sintonia con la plurisecolare Dottrina Sociale della Chiesa, il corporativismo democratico come uno dei fondamentali  principi guida che deve indirizzare l’azione politica di tutti coloro che si ispirano al bene comune.

     Cittadini al centro della vita socio-economica          

    Ciò che quindi è estremamente urgente oggi è fare un’opera di bonifica culturale che spieghi a tutti gli uomini di buona volontà, cattolici e no, che se vogliano uscire dalla palude della falsa democrazia partitica e partitocratica e ridare, come è giusto che sia, poteri concreti alla gente, se vogliamo cioè instaurare un democrazia vera e partecipata, basata sulle competenza e la responsabilità, e non continuare ad accettare la sua parodia, abbiamo solo una strada: riprendere i principi del corporativismo democratico e trovare le forme concrete attraverso cui esso si possa incarnare nel vivo del nostro tessuto sociale. Ciò non vuol dire creare qualcosa di astratto che non esiste ma semplicemente dare corpo, forma, dignità e consapevolezza politica ha ciò che già esiste, cioè ai milioni di lavoratori e cittadini italiani che ogni giorno cercano di dare il meglio di sè attraverso il loro lavoro, producendo beni e servizi che rappresentano la vera ricchezza della nazione.

                Si tratta in sintesi di passare dal cittadino atomo, isolato ed impotente

                                 al cittadino responsabile e libero di poter decidere

    tutte le importanti questioni concrete che riguardano la propria vita socio-lavorativa:

             si tratta cioè di realizzare sul serio quegli ideali di equità e giustizia sociale

                             che sono alla base della Dottrina Sociale della Chiesa,

                     di passare da una libertà fittizia ed ipocrita ad una libertà vera.

    In tutto ciò il ruolo dello Stato dovrebbe limitarsi a quello di vigilare sul rispetto del bene comune, creare i contenitori legislativi ed istituzionali in grado di valorizzare al massimo l’autonomia delle gilde o corporazioni di arti e mestieri e dare loro una voce politica. Il primo passo sarebbe quello ovviamente di istituire le corporazioni di arti e mestieri secondo un ordinamento democratico, fissandone le modalità di rappresentanza politica a livello comunale, regionale e nazionale. Nel dopo guerra per esempio era stata abbozzata una proposta di trasformare il Senato in una camera delle corporazioni. Invitiamo quindi tutti coloro che condividano tale visione o vogliano approfondirla ad unirsi al Movimento Distributista Italiano, per dare il loro contributo concreto e fattivo ad un’Italia migliore, basata sul realismo del senso comune e della ragionevolezza e non sulle utopie delle ideologie morte e sepolte dalla storia.

     

    Matteo Mazzariol (Copyright © 2018 Qui Europa)

    Presidente Movimento Distributista Italiano

    Per informazioni ed adesioni distributismomovimento.blogspot.com

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  • Calabria: l’ennesima strage da usura, dietro l’alibi del dissesto idrogeologico

    Calabria: l’ennesima strage da usura, dietro l’alibi del dissesto idrogeologico

    Lunedì, 8 ottobre / 2018

    – di Sergio Basile

     Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Stefania Signore, Strage in Calabria        

    Calabria: l'ennesima strage da usura, dietro

    l'alibi del dissesto idrogeologico

    Non è più accettabile che l'usura mieta vittime per mancanza

    di "pezzi di carta"

     

    di Sergio Basile

    Strage in Calabria - Lamezia Terme

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     L'ennesimo omicidio da usura legalizzata            

    Lamezia Terme, Catanzaro di Sergio Basile Nelle ultime ore la tragedia "per il maltempo" a Lamezia Terme ha suscitato una grandissima reazione ed un cordoglio partecipato e generalizzato da parte di tutta la popolazione italiana. Stefania Signore è la giovane vittima travolta e uccisa dalla piena nel lametino, assieme ai suoi due piccoli figli. Il più grande dei figli, il cui cadavere è stato recuperato dai vigili del fuoco poco lontano da quello della giovane madre, aveva compiuto 7 anni il 25 settembre scorso, mentre il piccolo – di soli 2 anni – è ancora disperso.

                     Molti hanno dato sommariamente la colpa alla "piena",

     ma nel 2018 è inconcepibile morire per valanghe d'acqua, in centri abitati,

                           specie in un territorio come quello calabrese,

                    caraterizzato dalla presenza abbondante di fiumare

          ed esposto ad un imbarazzante ed annoso dissesto idrogeologico.

                                   Inutile nascondersi dietro a un dito!

    Letti di fiumi invasi dai detriti, tombini a rischio, argini incapaci di contenere la furia improvvisa dei flutti. Tutti lo sanno ma ci si stringe in un assordante ed omertoso silenzio. La verità e che i comuni non hanno i fondi per far fronte alle normali esigienze della cittadinanza, anche in quei casi – come quello in esame – dove in gioco è la pelle degli esseri umani. Allora è legittimo parlare dell'ennesima gravissima strage dell'usura legalizzata, a poco più di un mese dalla strage del Ponte Morandi di Genova. Secondo l'Istat,  l'Italia fa registrare anno dopo anno record negativi di nascite. Sempre altissimo, per contro, il numero degli aborti, più o meno indotti, in "tempo di crisi"! Ciò vuol dire che le politiche europee e nazionali votate alla rarefazione monetaria, sono di fatto protese all'estinzione della popolazione italiana e, di conseguenza, alla distruzione del suo bagaglio culturale e religioso. Ma il degrado ci dice un'altra cosa:

    gli usurai, rarefattori di moneta-convenzionale, attentano alla vita umana

                                       e quindi sono rei di omicidi seriali.

    Questo trend, in realtà già avviato da diversi decenni, non conosce soluzione di discontinuità, tra l'indifferenza delle istituzioni. L'ipocrita e falso alibi del momento, a giustificare la mancanza di fondi da parte di migliaia di comuni italiani, si chiama, come noto, "crisi economica internazionale". Ma per capire la raccapricciante strategia dell'élite bancaria e tecnocratica al potere, da Bruxelles alle principali capitali europee, forse uno dei metri di giudizio più diretti ed efficaci restano lo stato delle infrastrutture e la loro mancata manutenzione. Centinaia di migliaia di uomini sono oggi abbandonati a loro stessi per mancanza di fondi e per tagli pubblici imposti dalla creazione indotta di un debito pubblico truffaldino perchè autorigenerante.

                              Il debito infatti si rigenera in automatico

               all'emessione della cartamoneta che la BCE sforna dal nulla

                     e "rivende", anzi presta, illegittimamente agli stati,

         attraverso il meccanismo della cartolarizzazione dei titoli di stato (1).

    L'ulmima goccia che ci ha spinto a rioccuparci della drammatica situazione e a levare forte l'ennesima denuncia, è la strage di una felice famiglia in Calabria. Chi è il colpevole? Beh, pare di "Debito", dietro quel paravento europeista chiamato "Patto di Stabilità" (o stupidità, che dir si voglia… / 2) che impedisce agli Italiani di poter usufruire dei sacrosanti servizi essenziali e, soprattutto, dietro le attuali dinamiche monetarie che permettono questi crimini, tenendo in piedi la madre di tutte le menzogne: quella monetaria.

    (1) vedi qui Capire il denaro, oltre la BCE – Il curioso caso dell’ambra grigia e qui BCE e Quantitative Easing: il trucco per estorcere col sorriso la ricchezza reale dei popoli. (2) vedi qui Patto di Stabilità – Come l’Europa dal 97 chiede il suicidio dell’economia italiana

      L'alibi imperfetto al sacrificio umano                   

    Evitando di entrare più di tanto nel merito della "vicenda tecnica" della strage di Lamezia, della quale si occuperà la magistratura, la vera vergogna da denunciare in tal sede e sulla quale riflettere è un'altra.

         E' inconcepibile che, in un paese come l'Italia, stracolmo di disoccupati,

                                ingegneri, geometri, architetti e tecnici,

            si muoia per mancanza di adeguata manutenzione infrastrutturale.

    Perchè dunque non si costruiscono nuovi ponti, non si ripuliscono gli argini e i letti delle fiumare, non si rinforzano gli argini?  Manca forse la manodopera? Mancano i mattoni? O la sabbia e l'acqua da impastare per creare il cemento? Migliaia di anni di "progresso" a cosa sono serviti? A quanto pare a mercificare l'uomo e a considerarlo semplicemente complementare ad un ingranaggio sociale che anziché servirlo lo macina senza pietà nei suoi ingranaggi. Chi non ricorda, in merito, il celebre manifesto cinematografico di "Tempi Moderni" con Charlie Chaplin? L'alibi questa volta si chiama "crisi". La crisi – indotta dall'usura monetaria – richiede tasse e tagli; i tagli richiedono a loro volta vittime e sacrifici. Anche umani, perchè no! Gli stessi paventati dall'ex ministro Elsa Fornero all'atto dell'insediamento del governo Monti. Ricordate? (3)Il sacrificio umano, dunque, a quanto pare è l'ultimo stadio e prodotto dal paganesimo dominante. Un paganesimo travestito da progresso ed intriso di satanismo pratico, che odia l'uomo e la sacralità della vita, disprezzandolo fino a questo punto. Fino ad ammazzarlo!

    (3) vedi qui:  Roma, Bruxelles e gli Euro-Ipocriti

     Bestialità e annullamento della coscienza            

    Certo il rischio più grande che tutti noi corriamo dinanzi a questi fatti è l'accettazione della bestialità, l'accettazione di un processo di normalizzazione di un meccanismo diabolico che ci sta sempre più disumanizzando. La strage di Lamezia è una vergogna per tutti, l'ultima di una serie infinita! In primis per i "gestori" della cosa pubblica e per i controllori di questa gabbia sociale; in secondo luogo per tutti coloro i quali  subiscono ed accettano questo status quo, senza batter ciglio e senza "incazzarsi" e pretendere la creazione di valori monetari convenzionali alternativi o qualtomeno paralleli all'euro: come direbbe il nostro grande amico, e maestro di vita, Prof. Giacinto Auriti.

        Oggi il sistema monetario che detta i ritmi economici e finanziari degli stati,

                                 delle nazioni e dei popoli, crisi comprese,

    crea moneta dal nulla addebitandola/prestandola ad interesse da usura ai popoli

              – e senza averne la sia pur minima legittimazione legale e morale:

          perchè la legge non dice di chi sia la proprietà della moneta all'emissione 

                 – ed imponendo, con l'alibi della riduzione del debito pubblico,

                          la compressione e/o azzeramento dei servizi essenziali.

    Anche la stessa vita umana, a quanto pare, è secondaria a questi assurdi dogmi finanziari e monetari. Il paradigma africano, d'altronde, è sotto gli occhi di tutti da secoli! Il denaro, come ci insegna il professor Auriti, è uno strumento convenzionale emesso dal nulla e a costo zero, attraverso un mero atto tipografico. Creare denaro non costa nulla e da oltre tre secoli a questa parte i controllori illegittimi della moneta decidono la morte e la vita di miliardi di uomini.

    Il paradosso della morte degli angeli calabresi ce lo ricorda drammaticamente,

                     rivelando ancora una volta questa agghiacciante verità

      che molti ancora ignorano sotto il velo nero della disinformazione di Stato.

     Lo Stato non può chiedere sacrifici umani          

    Lo Stato non può più richiedere altri sacrifici umani, nel nome di una crisi inventata a tavolino. Il denaro creato dal nulla dovrebbe dunque essere accreditato e non addebitato in seno ai bilanci statali. Inversione contabile che getterebbe in un sol gesto i sanguinari Moloch del debito pubblico nella polvere, liberandoci una volta per tutte da questa assurda schiavitù che i  politici e i media – ben foraggiati dal sistema monetario e bancario – si guardano bene dal rivelare. Che queste morti, anzi questi sacrifici umani, possano svegliare le nostre coscienze spingendosi all'informazione e all'azione. Ciò nell'auspicio che pezzi colorati di carta straccia, chiamati "moneta-debito", possano trasformari da strumenti di dominio, disperazione e morte, in strumenti di credito e provvidenziale rinascita, contribuendo a liberare nuove energie economiche e lavorative, fabbricare nuovi mattoni per l'edificazione di  ospedali, scuole ed edifici atti ad elevare l'uomo. Premesso che l'edificio principale da ri-edificare è quello della nostra coscienza. Chi non si incazza e agisce, dunque, è una bestia! Oggi si può e si deve agire con convinzione e determinazione: le armi di mutuo soccorso esistono, basta utilizzarle.

     La panacea all'usura legalizzata                              

    Bisogna creare valori convenzionali e accreditarli ai cittadini, riattivando l'economia delle nazioni e garantend dignità a tutti.

    Non farlo vorrebbe dire rientrare nella categoria degli stupidi e degli sprovveduti;

             non rendere giustizia al nostro glorioso passato, alla nostra Fede e a Dio,

         alla storica battaglia contro l'usura ebraica posta in essere dai santi medievali

                                                     e dalla Chiesa Cattolica.

    A tal fine è stato creato il B.A.R. – Buono Comunale di Agevolazione Reddituale, uno strumento capace di dare ai sindaci la possibilità di prendere in mano il destino dei propri cittadini. Un'arma non violenta capace di mettere in moto la macchina economica della propria comunità sociale con efficienza e semplicità. Che ciascuno torni ad essere proprietario dei propri valori monetari, altrimenti l'usura indotta farà piazza pulita dei nostri cari, delle nostre famiglie e della nostra civiltà, costringendoci al suicidio, alla morte, all'espatrio o alla disperazione. Non facciamoci complici dei grandi usurai e storici padroni oscuri della moneta-debito, nemici di Cristo e dell'umanità: l'immobilismo è un suicidio annunziato! L'immobilismo è una strage! L'immobilismo, una volta compreso il male e trovata la panacea, è un crimine ancor più grande!

    Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

    partecipa al dibattito: infounicz.europa@gmail.com 

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     Video correlato – B.A.R. e sovranità monetaria   

    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

     

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  • Spread e debiti perenni: andare oltre la cartolarizzazione, verso la proprietà popolare della moneta

    Spread e debiti perenni: andare oltre la cartolarizzazione, verso la proprietà popolare della moneta

    Domenica, 7 ottobre / 2018

    – di Roberto Pecchioli e Sergio Basile

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Proprietà Popolare  

    Spread e debiti perenni: andare oltre la

    cartolarizzazione, verso la proprietà

    popolare della moneta

    I titoli di Stato non sono il mezzo per ottenere la democrazia integrale:

    urge il reddito di cittadinanza auritiano (a credito).

    ► L'FMI e l'esempio emblematico del "disastro giapponese"

     

    di Roberto Pecchioli  / con il contributo di Sergio Basile

    spread e titoli di stato - debito perenne

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La tecnocrazia e il debito perenne                         

    Roma, Bruxelles, Tokyo – di Roberto Pecchioli e Sergio Basile –  Come visto in più sedi la truffa dell'emissione monetaria a debito è un qualcosa che va avanti dal 1694/1717, cioè dalla fondazione e istituzionalizzazione della privata "Banca d'inghilterra".

                         Ma diversi sono stati nel tempo gli stadi progressivi

               che hanno ancor di più blindato ed incancrenito questa truffa:

               tra di essi un cenno particolare lo meritano la cartolarizzazione

            e contestuale iper-emissione dei titoli di stato del debito pubblico

    e la successiva trovata "usurocratica" della diabolica accoppiata rating/spread.

    Riecco lo spread. Tornano sul palcoscenico le statue di cera dell’UE, il franco-romeno-israelita massone Moscovici e l’ineffabile Juncker gran contribuente delle accise sugli spiriti, si materializzano nuovamente i fantasmi dei decimali nel bilancio dello Stato, risuonano gli ordini imperiali di sconosciuti funzionari stranieri presso i governi eletti. L’occasione è la polemica sulla legge di bilancio, assai sgradita agli gnomi di Bruxelles e ai loro domines della cupola finanziaria. Non è inutile una rinfrescata alla memoria dei connazionali, alla ricerca di bugie tutt’altro che innocenti per una visione dei fatti alternativa alla vulgata corrente della stampa e delle accademie di luminari a contratto. Una controstoria per nerd, lontana dai grafici, dagli istogrammi, dalle formule incomprensibili degli esperti, esposta senza utilizzare la lingua di legno anglotecnocratica. Partiamo da lontano, poiché il cappio che ci strangola da tre secoli a questa parte (cioé dalla nascita ed istituzionalizzazione delle banche centrali e della moneta-debito: 1717) ce lo siamo stretti al collo con rinnovata forza, ancora una volta nel 1981, allorché un ministro della sinistra DC, Beniamino Andreatta, con una semplice lettera concordata con i vertici della Banca d’Italia (Carlo Azeglio Ciampi), decretò il cosiddetto divorzio tra Tesoro e banca centrale. Venne cioè rimosso l’obbligo per l’istituto di emissione di acquistare i titoli invenduti alle aste mensili, calmierandone il tasso. Liberati gli istinti animali della finanza, pur in una situazione in cui il sistema bancario era in mano allo Stato, il debito pubblico dell’epoca, 142 miliardi di euro, il 58 per cento del PIL, triplicò in soli quattro anni, per quintuplicare nel 1994. Il divorzio più caro della storia: mille miliardi in quindici anni.

                                      Ovviamente già prima del divorzio

                         l'Italia era vittima degli strozzini internazionalisti,

    anche se il debito era targato "Italia" e il nodo attorno alla gola era più dolce

                                             (per usare un eufemismo)

     Gli internazionalizzatori                                            

    Basta comunque questo dato per destituire di fondamento la narrazione che descrive gli italiani spreconi intenti a vivere allegramente a spese altrui. Andreatta e Ciampi, da brillanti funzionari della cupola bancaria che stava rialzando la testa con rinnovato slancio, ma da nemici del popolo che dovevano servire, perseguivano un doppio obiettivo, internazionalizzare il debito pubblico,  all’epoca detenuto dalle famiglie italiane risparmiatrici (sia pur sempre indebitate verso la mangiatoia statale); gettare le basi per l'ancor più selvaggia espropriazione della sovranità monetaria (avviata con l'euro)  e per la privatizzazione del sistema bancario nazionale, che realizzarono, sempre loro, undici anni dopo, al crollo provocato della prima repubblica e immediatamente dopo la "presunta" fine (sicura metamorfosi) del comunismo sovietico, con gli accordi di spartizione del panfilo Britannia, presente tra gli altri un funzionario in carriera di nome Mario Draghi.

     Il vincolo esterno                                                         

    Ci scuserà il paziente lettore se introduciamo un concetto che ci viene propinato in tutte le salse dal sistema di comunicazione, ma mai spiegato: il vincolo esterno. Si tratta del principio per cui non possiamo spendere se prima non guadagniamo o non ci facciamo prestare soldi. Se una comunità, uno Stato non possiede mezzi di pagamento legale propri, non può fare altro che correre con il cappello in mano da chi detiene (o meglio si è appropriato) il mezzo monetario, nel nostro caso l’euro della Banca Centrale Europea. Poiché ci siamo spogliati sempre più di due enormi strumenti di sovranità, cioè di libertà, la sovranità monetaria e la determinazione del tasso di sconto, sono i banchieri a stabilire insindacabilmente se prestarci denaro, in quale quantità e determinare l’interesse (ovviamente – e lo ricordiamo specialmente ai nostalgici illusi – non va dimenticato come anche la lira fosse una distruttiva moneta-debito).

                  Se a ciò aggiungiamo che il denaro prestato non esisteva

      perché creato dal nulla, ex nihilo, e diventa reale solo perché lo accettiamo

                             e circola come il sangue per il nostro lavoro,

                              risulta chiaro chi comanda e chi obbedisce.

                Si rivela azzeccata la frase simbolo di un blog economico:

           "è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita".

    Parole non di un saggio o di un filosofo, ma di un personaggio dei fumetti, Pippo, l’amico di Topolino. Abbiamo il vincolo esterno che impone di vendere il frutto del lavoro collettivo del nostro popolo e abbiamo una "moneta-debito" esterofila e di proprietà degli usurai di turno, rigorosamente non di proprietà del popolo. Lo Stato prima del divorzio si finanziava – sia pur sempre a debito dei cittadini –  nei tempi in cui possedeva la banca centrale e controllava le banche commerciali, emettendo prevalentemente BOT, buoni del tesoro ordinari a breve termine, acquistati attraverso i canali postali e creditizi dalle famiglie italiane come risparmio garantito e sufficientemente remunerato. Differenti sono i CCT, certificati di credito del Tesoro, il cui valore reale è variabile in base al mercato, investimenti di medio termine. Oggi BOT per almeno 400 miliardi sono in mano alle banche commerciali che li depositano a tassi negativi presso la Banca Centrale, un’immensa ricchezza ferma da cui trae profitto solo la cupola finanziaria, pagata per custodire gli impulsi elettronici che hanno sostituito i titoli di proprietà cartacei.

     Il trucco della cartolarizzazione (titoli di Stato)      

    Ovvio che i risparmiatori italiani non li acquistino nella certezza di rimetterci, ponendo sul mercato la notevole ricchezza privata italiana, pari ad almeno 4.200 miliardi, due volte e mezzo il PIL. Lentamente, ma costantemente, essa passa di mano trasferendosi ai signori del rischio altrui.

                      Da anni, nel mercato dei titoli pubblici prevale il BTP,

       buono del tesoro poliennale con scadenza anche a lunghissimo termine,

                            che impegna chi lo emette fino a trent’anni,

    alimenta un vorticoso giro speculativo e lascia il Tesoro alla mercé dei mercati.

    Lo spread che tanto eccita i commentatori è la differenza di rendimento, a parità di scadenza, tra il buono considerato più sicuro, tedesco, dai tassi più bassi, e quello degli altri Stati. Perché l’eurosistema non preveda l’emissione di buoni propri, gli Eurobond inutilmente chiesti da Giulio Tremonti, non è un mistero:

    come non è un mistero per chi ha compreso il trucco del signoraggio bancario,

               e della cartolarizzazione (finanziamento tramite titoli di stato)

       il fatto che anche i bond sono strumenti – sia pur nelle mani dello Stato – 

                        destinati ad indebitare e dunque ad infelicitare

               e controllare le masse ignoranti e accondiscendenti (Ndr).

     L'ingerenza dell'FMI sull'Iva del Giappone               

     L'altissimo debito interno del Giappone (paese a cosiddetto "debito sovrano")

           e gli interventi impositivi sull'IVA del Fondo Monetario Internazionale

                                                         delle ultime ore

                       sono in merito un esempio davvero emblematico e chiaro,

                                   sulla truffa assoluta dei titoli di Stato.

    "La managing director dell'Fmi, Christine Lagarde, ha invitato il governo a ravvivare e rendere più incisive le politiche dell'«Abenomics» , in particolare sul fronte delle riforme finalizzate a aumentare la produttività, comprese quelle del lavoro. «Per ridurre le incertezze di politica economica, affrontare le sfide demografiche e ridurre i rischi sulla sostenibilità del debito è necessaria una cornice fiscale credibile per il medio e lungo termine – recita il rapporto dell'Fmi riguardante il Paese che ha il rapporto peggiore tra debito e Pil in area Ocse – Al fine di finanziare crescenti costi della sicurezza sociale e ridurre i rischi sulla sostenibilità dell'indebitamento, il consolidamento (fiscale) dovrebbe incentrarsi su un graduale aumento dell'imposta sui consumi finché raggiunga almeno il 15% con aumenti graduali e continui (rispetto al livello attuale dell'8%)" (1).

    (1) Fonte "Il Sole24 Ore"6 ottobre 2018 / «Dovete raddoppiare l'Iva sul medio termine». I compiti dell'Fmi al Giappone

     I derivati: l'altra faccia del casino finanziario             

    Il casinò finanziario (ma si può omettere l’accento per chi trae denaro dal denaro) ha inoltre inventato ulteriori meccanismi, i cosiddetti derivati. I più comuni sono i CDS (Credit Default Swaps), strumenti di copertura destinati a trasferire ad altri il rischio. Si può scommettere indefinitamente al rialzo o al ribasso sui dei conti pubblici, cioè sulla capacità o meno di rimborsare i BTP a scadenza da parte degli Stati.

            Basta un’oscillazione più elevata di quella normalmente accettata

                               dai modelli matematici degli operatori,

          o una voce, magari diffusa ad arte, per scatenare ondate di vendite

                                      seguendo l’effetto gregge.

    Le aste odierne sono dette marginali, poiché il BTP va a chi offre il tasso più elevato, cui sono costretti ad adeguarsi l’offerente e gli altri compratori. Ma, qui sta il punto, chi sono i partecipanti all’asta, i cosiddetti investitori istituzionali? Un gruppo ristretto, un cartello di pochi giganti della finanza comprendente il gotha affaristico del mondo, Citygroup, Goldman Sachs, Morgan Stanley eccetera. Gli unici italiani sono Unicredit e Intesa San Paolo, massimi partecipanti di Bankitalia, di cui conosciamo la prevalente composizione azionaria estera. Non ci toglieremo il cappio dal collo se continueremo a riservare il controllo della moneta a un cartello di speculatori internazionali che agiscono in sintonia e possiedono direttamente almeno 700 miliardi di nostri titoli, e molti altri attraverso partecipazioni e incroci azionari. La prima mossa sarebbe – secondo gli economisti – quella di imporre alla Banca d’Italia, che resta un soggetto di diritto pubblico, di comportarsi come la sua omologa tedesca, la Bundesbank, che, in caso di aste nelle quali il collocamento non è totale, non accetta vendite a tassi più elevati, ma trattiene i bond invenduti per piazzarli al momento più favorevole. Nonostante il Trattato di Maastricht, la Buba agisce come elemento di equilibrio del sistema tedesco. Ma al di là di questi palliativi debitocratici, bisogna agire sul "cancro del debito" in maniera netta e decisa.

     Di chi deve essere la proprietà della moneta?          

    Bisogna comprendere una volta per tutte che la cartolarizzazione è un inganno, poiché la pratica dell'acquisto dei titoli di Stato per finanziare l'economia di un Paese, in definitiva non permette agli stati di finanziarsi, ma produce solo debito e quindi schiavitù e malessere, povertà, disperazione e morte:

                                            la principale prerogativa di uno Stato

                 – come ci insegnano Lincoln, Kennedy, Ezra Pound e Giacinto Auriti –

                                     consta nel creare la propria moneta-credito

                     per far fronte  al proprio fabbisogno finanziario ed economico.

                                                   Tutto il resto è aria fritta!

    Tale moneta, poi, per liberare davvero l'umanità dai ceppi del debito deve essere creata ed emessa a credito dei cittadini ed attribuita al popolo in proprietà (reddito di cittadinanza a credito o "auritiano") cioé non deve assere accantonata tra le voci di debito del bilancio degli stati. In caso contrario, infatti, interessi e tasse annullerebbero ed inficierebbero gli sforzi economici e lavorativi dei cittadini. La conclusione è che la situazione è molto difficile, agire è complicato ma non impossibile, a patto che vengano assunte decisioni condivise da un popolo unito. Sappiamo che la tradizione di divisione intestina, il preferire lo straniero all’avversario interno è antica quanto la nostra nazione. Tuttavia, se intendiamo conservare non solo sovranità e indipendenza, ma la concreta proprietà del nostro denaro, frutto del sudore nostro e dei padri, da trasmettere ai figli, non vi sono alternative. La strada è stretta ma non del tutto impraticabile. Quel giorno i popoli torneranno a respirare. Sino ad allora, dovremo accettare un destino da servi o, al massimo, difenderci con meccanismi del tipo di quelli esposti, elaborati da studiosi estranei al potere dei signori del denaro. La Cartagine finanziaria non può essere riformata, ma sconfitta attraverso la volontà popolare e la proprietà popolare di meri valori convenzionali chiamati "moneta".

    L'unica strada percorribile per liberare l'umanità dai lacci del debito onnipresente

    è quella tracciata dal grande Prof. Giacinto Auriti. Tutto il resto è noia! E' debito!

     

    Roberto Pecchioli /  Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

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    Allegato

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     B.A.R.: risposta odierna all'usura legalizzata        

    Oggi, in tempo di rarefazione monetaria indotta ed usura legalizzata, in tempo di spread e moneta-debito creata dal nulla (e senza riserva), la storia si ripete. I veri cattolici non possono stare a guardare e devono riscoprire il nobile ed antico esempio della Chiesa Cattolica, orientato sulla resistenza non violenta e sulla proposta attiva ed alternativa, ricalcando le orme dei loro avi. Oggi urge trasformare le comunità sociali (a partire dai comuni) in cooperative di credito solidali e orientate al mutuo soccorso, proprio com'era al tempo di Mosé (mille e duecento anni prima dell'Incarnazione di Cristo) ed al tempo dei santi francescani (Mille e Duecento / Mille e Quattrocento), durante il "bistrattato" Medioevo. La Dottrina Sociale della Chiesa attende giustizia e vuol ririvere sia nell'anima dei credenti che nelle loro opere. Il grande Professor Giacinto Auriti, padre della Teoria del Valore Indotto della Moneta e del SIMEC, lo aveva capito realizzando tale "Dottrina" attraverso l'immissione nel circuito economico-sociale di valori monetari convenzionali a credito e di proprietà del portatore (e non degli usurai). Egli ideando e promuovendo il SIMEC realizzò un vero e proprio miracolo economico-sociale nel comune di Guardiagrele, fino ad allora tra i centri italiani più colpiti dalla piaga del suicidio da insolvenza. Oggi si può e si deve agire con convinzione e determinazione: le armi di mutuo soccorso esistono, basta utilizzarle.

             Non farlo vorrebbe dire rientrare nella categoria degli stupidi e degli sprovveduti;

                    non rendere giustizia al nostro glorioso passato, alla nostra Fede e a Dio,

                alla storica battaglia contro l'usura ebraica posta in essere dai santi medievali

                                                          e dalla Chiesa Cattolica.

    A tal fine è stato creato il B.A.R. – Buono Comunale di Agevolazione Reddituale, uno strumento capace di dare ai sindaci la possibilità di prendere in mano il destino dei propri cittadini. Un'arma non violenta capace di mettere in moto la macchina economica della propria comunità sociale con efficienza e semplicità. Che ciascuno torni ad essere proprietario dei propri valori monetari, altrimenti l'usura indotta farà piazza pulita dei nostri cari, delle nostre famiglie e della nostra civiltà, costringendoci al suicidio, all'espatrio o alla disperazione. Non facciamoci complici dei grandi usurai e storici padroni oscuri della moneta-debito, nemici di Cristo e dell'umanità: l'immobilismo è un suicidio annunziato! L'immobilismo, una volta compreso il male e trovata la panacea, è un crimine ancor più grande!

    Sergio Basile 

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     Video correlato – B.A.R. e sovranità monetaria   

    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

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    Principali tappe storiche del Nuovo Ordine Mondiale

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  • La Chiesa di Cristo e l’altra chiesa, quella inutile. Anzi pericolosa

    La Chiesa di Cristo e l’altra chiesa, quella inutile. Anzi pericolosa

    Lunedì, 1 ottobre / 2018

    – di Patrizia Stella e Sergio Basile  

     Redazione Quieuropa, Patrizia Stella,  Chiesa, Modernismo, Concilio Vaticano II, massoneria 

    La Chiesa di Cristo e l'altra chiesa, quella inutile.

    Anzi pericolosa

    Che fare in questo momento storico di confusione?

     

    di Patrizia Stella e Sergio Basile 

    La Chiesa di Cristo e l'altra chiesa, quella inutile. Anzi pericolosa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La Chiesa di Cristo e l'altra chiesa                         

    Roma – di Patrizia Stella e Sergio Basile Che la Chiesa Cattolica stia attraversando un periodo di gravissima crisi, peraltro lungo e senza che se ne possa ancora intravedere la fine, è sotto gli occhi di tutti e chi osasse dire che tutto va bene rischierebbe di vedere perfino le pietre alzarsi e protestare. Tale crisi si acutizzò col celeberrimo dopo Concilio, dal 1963 in avanti, ma fu preparata con scientifica cura già con la costituzione del Consiglio Federale delle Chiese (1), istituzione ecumenica e giudaico-protestante finanziata dai banchieri talmudisti d'estrazione ebraica.  Degna di nota anche l'opera di infiltrazione nei seminari cattolici di mille e cento falsi preti massoni (comunisti), in attuazione di un piano architettato dal Partito Comunista Americano negli anni Cinquanta e di cui parlò in maniera dettagliata, nel suo libro autobiografico "The School of Darkness" (vedi articoli giù in allegato) Bella V. Dodd, ex dirigente del CPUSA – partito comunista degli U.S.A. – poi convertitasi al Cattolicesimo. Risalendo lungo il fiume dei secoli, possiamo ricondurre il complotto anti-cristiano, addirittura al primo secolo dopo Cristo, ed in particolare al "Patto del Tempio di Salomone", successivo alla distruzione di Gerusalemme e alla contestuale diaspora del popolo ebraico. Centrali furono, poi, la Riforma Luterana e gli attacchi dei grandi eretici della storia (Ario, Calvino, ecc..) e successivo, correlato, riassetto dell'architrave giudeo-massonico nel ben lontano 1717, data della fondazione della Gran Loggia Madre d'Inghilterra a Londra. Si arrivò, dunque, all'avanzare lento, progressivo ed inesorabile di tali eresie, fino all'esplosione di tutte le perversioni anticristiane proprio in quest'ultimo decennio.  Gli eretici trovarono un validissimo appoggio nello strumento della moneta-debito (emessa dal nulla e a debito dei popoli, da meri privati: prima causa del tracollo delle monarchie cattoliche europee, per "debiti" indotti) posto nelle mani del mondo protestante e della Corona Inglese, con la nascita della Banca d'Inghilterra (1694-1717).

                                      Quindi possiamo parlare legittimamente

                                 di un attacco mirato al cuore del Cattolicesimo,

                             plurisecolare  e caratterizzato da fasi ben cadenzate

          perpetrate da menti sottili quanto perverse, con un preciso fine religioso:

                     annientare il Cattolicesimo e schiavizzare il resto dell'umanità.

    C'è poi chi vede – probabilmente a ragione – il massimo del decadimento, non solo della civiltà cristiana in genere ma della stessa Chiesa Cattolica, proprio dal momento dell’insediamento di Bergoglio sul soglio pontificio. Si, perché anche se si vuole affermare con fare ottimista che certe malvagità – gravissime omissioni, peccati, abomini, omosessualità, imbrogli, omicidi, perversioni, tradimenti, ecc. – sono sempre esistite, sta di fatto che prima c’era almeno la viva consapevolezza che tutto questo fosse male e si cercava comunque attraverso il discernimento, un sincero pentimento; si trovavano ancora, e in gran numero, santi sacerdoti che ti assolvevano solo dopo determinate e ben precise condizioni.  Adesso invece, con l’avvento al soglio pontificio di cardinali modernisti e giudeo-massoni, purtroppo,

                 non solo stiamo assistendo al progressivo crollo di tutti i baluardi di protezione

                                                            contro l’avanzata del male

                          – per farci stupidamente sommergere da una valanga di malvagità –

        ma vediamo che l’iniquità e l’impudicizia dilagano. L’omosessualità è considerata normale,

                                                     anzi – in diversi casi – è auspicabile.

                     Vedi le recenti dichiarazioni dell'alto prelato vaticano Padre James Martin (2).

                                           (vedi foto in copertina: la prima in basso a destra)

    (1) Cfr.: Conoscere il Nuovo Ordine Mondiale (2) Cfr.: Dal metal al gay – Padre James Martin: chi è costui?

     La funzione della Chiesa                                                    

    Ormai – come predissero molti santi e mistici di diverse epoche – l’abominio della desolazione è entrato nel Tempio Santo di Dio, soprattutto da quando vediamo una Chiesa distratta per copione, rammollita e inutile; una contro-chiesa che si inginocchia e obbedisce ai poteri forti di questo mondo, con i quali sottoscrive false alleanze di pace che altro non sono che vili tradimenti e rinnegamenti della propria fede, alla faccia di quelle migliaia di santi martiri che hanno dato la vita per gli stessi ideali adesso “accantonati” con tanta superficialità da Bergoglio & soci. Si pensi ad esempio alla stessa, vergognosa, linea iper-immigrazionista della chiesa modernista, che strizza l'occhio alle ONG mondialiste e al piano giudeo-massonico di colonizzazione dell'Europa cristiana e mescolamento razziale indotto (Piano Kalergi), attraverso il cavallo di Troia islamico, condotto all'interno delle mura "della città" dalla giudeo-massoneria internazionale che guida le danze. Si pensi ancora alla "chiesa filo-europeista" che non osa minimamente né mettere in discussione i trattati europei, né tantomeno parlare chiaramente di usura bancaria e moneta-debito, limitandosi ad avanzare slegati e generici proclami contro l'economia che uccide… Ovviamente l'economia iniqua è una naturale conseguenza dell'usura monetaria, ma i vertici del Vaticano, allineati ai dogmi dell'Ue e del Fondo Monetario Internazionale, sembrano stranamente non accorgersene.

                   Allora viene da chiedersi “A che serve l'altra Chiesa? Quella inutile?”

    Indubbiamente occorre avere molto discernimento. Infatti bisogna considerare almeno tre punti di analisi: (A) Se parte della Chiesa diventa inutile (dal momento che nella Chiesa di Cristo si è innestata una pianta malata e modernista, che ha instaurato una perfetta intesa con i potentati ebraico-protestanti, i poteri forti e le altre religioni) ipso facto tale "contro-chiesa" diventa anche pericolosa perché anziché offrire ai fedeli acqua fresca di sorgente proveniente dalla volontà di Dio, dai Sacramenti e dalla Liturgia,

                   offre acqua putrida, anche se presentata in vasi di cristallo

             per ingannare ancora di più coloro che si abbeverano come idioti

                                                    a queste falsità. 

    (B) Necessita rendersi conto della graduale demolizione che Bergoglio e il suo staff, dietro i paraventi mediatici, stanno compiendo a danno di tutti gli organismi e i baluardi della Chiesa, dai Sacramenti – in primis la Santa Messa – ai Comandamenti, alle virtù, per scendere sempre più in basso verso la demolizione del sacerdozio, della vita consacrata e perfino dei monasteri: che saranno assoggettati a nuovi regolamenti che li distruggeranno da dentro per lasciare i poveri consacrati/e alla mercè del mondo, mentre i loro beni verranno incamerati dai potentati che ispirano la contro-chiesa. Emblematico, tra tutti, è il caso dei "Francescani dell'Immacolata" (C) Necessita rendersi conto che molti uomini della gerarchia ecclesiastica di vertice stanno picconando inesorabilmente tutta la struttura della Chiesa Cattolica, non solo per gettarla nelle braccia di Lutero, ma peggio ancora, negli artigli del diavolo.  Alcuni di loro, simpatizzanti per la massoneria e i suoi "valori", adorano satana direttamente o indirettamente, giocandosi l’anima per tutta l’eternità.

     Bergolgio e l'incarico all'eretico Enzo Bianchi             

    Come non inorridire davanti all’incarico affidato da Bergoglio ad Enzo Bianchi, priore laico ed ecumenista convinto in odore (puzza) di eresia? Egli dovrà dirigere un ritiro nientemeno che mondiale per sacerdoti proprio ad Ars, città francese del santo curato. Proprio quel santo Curato d’Ars, San Giovanni Maria Vianney fedelissimo alla Chiesa e soprattutto al sacramento della Confessione per il quale passava giorno e notte a disposizione delle anime!

    Se ci fossero ancora dubbi sul fatto che Enzo Bianchi sia un eretico lampante e dichiarato,

    basta ascoltare le mirate contestazioni teologiche del prof. Mons. Antonio Livi su GloriaTV (3),

                       e come prova inconfutabile, basta leggere l’ultimo suo libro

                               “Gesù, il profeta che raccontava Dio agli uomini”

     per capire che considerazione abbia il "priore" Enzo Bianchi di Gesù Cristo, vero Figlio di Dio! 

              Nient'altro che uno dei tanti profeti che parlano di un dio qualunque, ecumenico,

                          che piaccia a tutti e non scontenti o scomodi nessuno.

    (3) Cfr.: Mons Antonio Livi Oriente Occidente 21 03 2016 – YouTube

      La contro-chiesa inutile è pericolosa!                            

    La contro-chiesa inutile è pericolosa, molto pericolosa perché è una chiesa falsa, la proiezione del "mondo" e dunque di satana, il suo "principe". Gesù dice “Chi non è con me, è contro di me”. La Vera Chiesa di Gesù sta soffrendo le pene del Venerdì e del Sabato Santo, nel silenzio di un Dio che sembra non esistere, che sembra lasciare i suoi fedelissimi, i martiri che hanno dato la vita, la reputazione, la dignità per il Regno di Dio, alla mercé del potere delle tenebre.

                                             E' questa l’ora della prova!

             Ma è anche l'ora della grande vittoria se la nostra fede non vacilla,

                  se riusciamo a fare atti di fede e di abbandono in Gesù Cristo,

                                        nella Madonna, in San Giuseppe,

                     nei nostri santi affinche’ vengano in nostro soccorso

                            e non ci lascino a lungo in questa tempesta.

    Si, perché di solito, ai credenti che vivono questa sofferenza dello spirito, neppure vengono risparmiate le altre tipologie di sofferenza, in questa dura notte oscura dove sembra che la vittoria di satana sia ormai assicurata: malattie, lutti, dissesti economici, suicidi, tradimenti degli amici e degli stessi parenti, perdita del lavoro, emarginazione, ecc. , tanto da mettere a prova anche la fede: “Ma dove sei o Signore che non mi ascolti?”. E’ davvero l’ora delle tenebre, di quella prova terribile che è l’abbandono che lo stesso Gesù, come uomo, provò sulla croce quando disse: “Dio mio! Dio mio! Perché mi hai abbandonato?”.

               Ma è anche l’avvento luminoso che prelude alla vera Luce,

               alla vera Grazia, alla Risurrezione, al trionfo di Gesù Cristo

                                            e della sua vera Chiesa.

      Il Venerdì e il Sabato Santo che preludono alla Domenica senza fine!

     Rimanere fedeli come una roccia alla Vera Chiesa        

    Quando la Chiesa va male, tutto il mondo va male! Come possiamo infatti constatare intorno a noi, colui che combatte per la giustizia umana e sociale viene avversato da tutta una marea di gente iniqua che gli vuole sputare addosso per eliminarlo! D’altra parte, come può andar bene e secondo giustizia una società civile quando quella religiosa, la Chiesa Cattolica (o almeno parte di essa) è diventa inutile e perfino pericolosa?  E’ impossibile!  Perché l’una segue l’andamento dell’altra come in una cordata di montagna. E come possiamo fare allora noi, piccolo gregge, davanti al dilagare di tanta iniquità e perversione? Semplice! Rimanere fedeli come una roccia, ancorati al Sacro Cuore di Gesù – supplicandolo di venire presto in nostro aiuto – e, finché ci sarà data la possibilità della Messa, andare a Messa anche tutti i giorni, se è valida: cioè se almeno la formula della Consacrazione non viene manipolata, col rischio che non avvenga la “Transustanziazione”. Altrimenti rifugiarsi nella preghiera del Santo Rosario quotidiano, come minimo i tre Santi Rosari che la Chiesa recita da secoli – “GAUDIOSI, DOLOROSI E GLORIOSI” – e che hanno salvato i cristiani da molte calamità, soprattutto dall’invasione islamica, come nella battaglia di Lepanto nel 1571 di cui ricorre prossimamente l’anniversario (7 ottobre) e in quella di Vienna nel 1683. Dalla fedeltà di pochi saranno salvati molti, dice il Salmo, e pertanto chiediamo a Gesù il dono della Fede, di non perdere mai questo dono prezioso e meraviglioso che ci fa capire come

                                        solo attraverso la croce di Gesù

             abbiamo la possibilità di salvare noi stessi e una marea di gente

                       che viene illuminata dalla Grazia dello Spirito Santo

                         per godere per sempre di Dio nella Vita Eterna.

     

    Patrizia Stella / Sergio Basile  (Copyright © 2018 Qui Europa)

    partecipa al dibattito: infounicz.europa@gmail.com 

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     Video e link correlati                                                 

    Mons Antonio Livi Oriente Occidente 21 03 2016 – YouTube

    Disorientamento pastorale. Conferenza di Antonio Livi e Danilo Quinto

    Enzo bianchi e la liturgia, storia di una stereotipata e noiosa visione modernista

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