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  • L’Inganno delle Riforme Strutturali e la Morsa del Rating Sovrano – La Costituzione ora la scrive Moody’s

    L’Inganno delle Riforme Strutturali e la Morsa del Rating Sovrano – La Costituzione ora la scrive Moody’s

    Sabato, Dicembre 15th/ 2012 

    – di Vincenzo Folino – 

    Rating Sovrano / Moody’s / Agenzie di rating / Silvio Berlusconi / Mario Monti / Elezioni politiche / Pierluigi Bersani / Previsioni economiche / Pil Eurozona / Pigs / Legge di Stabilità / Jean Claude Juncker / Imu / Vetice Ue di Giugno 

    Nella Morsa del Rating Sovrano – La

    Costituzione ora la scrive Moody's

    Il tempo della democrazia Formale e della

    Dittatura Reale

    L'inganno delle cosiddette "Riforme Strutturali"

    Bruxelles, Roma, New York – Dati, statistiche, tabelle, previsioni e declassamenti. In una parola: agenzie di rating. Bestie rare che agiscono indisturbate e sovrane in una galassia di incongruenze ed ipocrisie uniche nella storia moderna. Una storia costellata di falsità ed arbitrarietà; di giudizi manipolabili, come quelli di altri organismi internazionali di controllo; di – connesse – riforme e misure di austerity, con conseguente restrizione della domanda interna; storie (tristi, drammatiche) di interi paesi al collasso; disoccupazione dilagante e malcontento sociale. Più la crisi va avanti più vengono perpetuate le stesse strategie che ci hanno condotto fin qui; più lo spazio d’azione si restringe più la Bce rimane a guardare, come fosse uno spettatore più che uno degli attori principali della “contesa” in atto. Tutt’al più aggiorna le sue previsioni, e non sono positive: infatti a distanza di soli tre mesi dalle ultime, solo tre mesi, la forchetta del PIL dell'eurozona  – specie quello dei Pigs – peggiora di minimo 0,5 punti percentuali nella sua stima ottimistica; e dell' 1,1% in quella pessimistica. Ciò mentre ormai entriamo nel secondo anno successivo di recessione. Un disastro. Ma in questo scenario, come ciliegina sulla torta, non potevano mancare le ultime stime di Moody’s (della pluri-indagata ma pluri-legittimata ed osannata Moody's) riguardo il nostro Paese.

     La Costituzione non esiste perchè la sovranità nazionale non c'è più 

    L’agenzia di rating statunitense ci concede qualche mese di tregua, un intervento sicuramente insolito che a qualcuno potrebbe far pensare, con un pò di “malafede”, che ci sia sotto una questione di “stima personale” nei confronti di un suo ex consulente, il nostro (loro) "super" Mario Monti. Le previsioni di Moody’s si sono incentrate sui risultati delle future elezioni politiche, sostenendo che le attuali turbolenze avranno, per quanto attiene all’affidabilità creditizia del nostro Paese, conseguenze limitate sul medio e lungo termine. Secondo l’agenzia, infatti, la fine del governo Monti non dovrebbe portare a nessun cambiamento delle linee generali della politica economica. Il nostro giudizio a proposito, se le cose dovessero andare così, sarebbe molto diverso, e in tal caso preferiremmo parlare di ristagnazione, per di più voluta e perseguita. Tornando alle dichiarazioni di Moody’s (una vera e propria minaccia indiretta) si prevede che il centro-sinistra montiano esca vincente dalle politiche, e che la guida del nuovo governo venga affidata a Pierluigi Bersani, il quale – come già dichiarato – manterrà praticamente inalterati gli elementi chiave della Legge di Stabilità. Un’affermazione, anche questa, dal tono ambiguo, che spazia dalle speranze alle minacce. Contemporaneamente, infatti, viene confermato il giudizio negativo (Baa 2) sui Btp decennali dell'Italia e sulle nostre prospettive economiche complessive. Una sorta di monito, un modo come un altro per ricordare ad un qualsiasi paese quale sono i compiti da svolgere a casa e, soprattutto, che non può decidere di studiare per conto proprio. Cioè non può permettersi assolutamente di esercitare la propria sovranità e di far valere la propria Costituzione. Né più né meno di carta straccia. E pensare che quelli di Moody's & Co. dovrebbero essere meri "consigli". Perchè i giornalisti delle grandi testate non lo dicono? 

     L'inganno delle cosiddette "Riforme Strutturali" 

    "Compiti a casa" che ci vengono propinati come prerogative essenziali, come indispensabili per preservare la stabilità finanziaria del nostro Paese e continuare a percorrere la via delle riforme strutturali, le “loro” riforme strutturali  iperliberiste (cioè di regalare il Paese ai privati) e del consolidamento di bilancio. Ed ecco qui apparire super Monti insieme alle previsioni sul suo imminente futuro. Secondo Moody’s il suo ex consulente rimarrà il vero protagonista della nostra scena politica, ed anche se non dovesse candidarsi alle future elezioni politiche: l’Italia – secondo i compari di Moody's – non potrebbe fare a meno del suo apporto. Quest’ultimo potrebbe concretizzarsi in diversi scenari, potrebbe svolgere un ruolo di super ministro dell’Economia, ma potrebbe anche essere richiamato alla guida del governo per superare l’impasse di un Parlamento senza maggioranza. Previsioni legittime? Giudicate voi. Previsioni amichevoli, un pò di parte? Credo di sì.

     Organi Ue – le Sentinelle del Sistema 

    Quello che non possiamo smettere di ripetere, per quanto seccante possa apparire, è che la storia recente ha falsificato – ed in più occasioni – sia la legittimità scientifica (ovvero i numeri), sia la legittimità etica (l’imparzialità) di queste agenzie di rating: nient’altro che società private, ribadiamo anche questo, al servizio dei propri datori di lavoro (lobby e grandi gruppi bancari ed industriali); e nonostante siano ormai numerosi i casi comprovati in cui tali agenzie abbiano clamorosamente sbagliato le valutazioni sulla solidità finanziaria e patrimoniale di Stati e società, i loro giudizi e i loro commenti vengono comunque presi in grande considerazione dai principali attori del mercato: smuovono il mercato, hanno provocato e provocano  conseguenze devastanti per i titoli di questo o quel soggetto. Il tutto inserito in una logica di amicizie e alleanze strategiche, con il benestare delle grandi sentinelle del sistema: gli organi dell'Unione europea: Commissione, Consiglio e Parlamento europeo.  Ma come abbiamo appena detto i loro moniti smuovono il mercato e, per forza di cosa, dobbiamo commentarne il “pensiero”.

     Democrazia Formale, Dittatura Reale 

    Arriviamo così al Cavaliere. Tra i motivi che hanno spinto Moody’s alla cautela c’è stata proprio la mezza marcia indietro di Berlusconi, che dopo aver criticato l’operato del governo Monti si è parzialmente corretto, sostenendo che non si ricandiderà a Palazzo Chigi se Monti accetterà di essere il candidato di un vasto raggruppamento di centro-destra moderato da contrapporre alla sinistra: il classico cabaret all’italiana. E non manca certamente la suspance: come avvenuto ieri durante la votazione alla Camera del decreto legge sullo Sviluppo, un’approvazione tirata per i capelli con una percentuale di voti ridicola (261 favorevoli, 55  contrari, 131 astenuti e 183 assenti), che denota il malumore (o comunque la schizofrenia acuta) di tutti i partiti verso l’attuale governo e la paura di essere puniti alle elezioni per aver avallato, come punta di un’iceberg, l’introduzione dell’Imu. Manca una piccola precisazione, ovvero che queste dichiarazioni e questa ritrovata disponibilità al dialogo da parte di Silvio Berlusconi, fanno seguito ai sottili attacchi ricevuti in sede europea. Meno di quarantotto ore fa a Bruxelles, in occasione del vertice del Partito popolare europeo, il Cavaliere veniva accolto in un clima di gelo e indifferenza da gran parte dei suoi colleghi. Per tutti ha parlato Jean Claude Juncker ,presidente dell'Eurogruppo e primo ministro lussemburghese, che alla domanda cosa pensasse della presenza di Berlusconi, ha replicato di chiedere a lui cosa ne pensasse di essere a Bruxelles. Non aggiungiamo altro. Eccetto il fatto che lo stesso Cavaliere, dal 2007 ad oggi non ha fatto assolutamente nulla per delegittimare le agenzie di rating: pur avendo a Bruxelles – in veste di eurodeputati – una folta schiera di seguaci, ad iniziare dal capogruppo italiano, nonché ex vicepresidente dell'Europarlamento, Mario Mauro. Segno che l'Europarlamento in effetti non conta nulla, e che quelli che comandano davvero sono i membri della Commissione (tecnocrati rigorosamente non eletti e provenienti da ambienti "particolari") assieme ad una manciata di leader europei: alcuni dei quali "nominati" (i cosiddetti tecnici) e provenienti dagli stessi ambienti dei primi; altri eletti ma compiacenti ai diktat dei primi; altri ancora contrari ma costretti all'obbedienza; ed infine alcuni di essi (le mosche bianche) rappresentano i cosiddetti "dissidenti": isolati o comunque posti in posizioni di netta inferiorità numerica per poter contare qualcosa. Risultato? Democrazia formale, Dittatura reale!

     Due ultime osservazioni 

    Concludo lasciandovi due piccole osservazioni, dopo aver detto delle previsioni di Moody’s. Due conclusioni differenti riguardo sempre le prossime elezioni politiche. La prima riguarda Monti, il quale ha assicurato che qualunque sarà l'esito delle elezioni italiane, ci sarà un governo che si collocherà nella linea tradizionale di un forte appoggio all'integrazione europea, perché questo è – a parer suo – "nel nostro interesse nazionale" (?). E non è una battuta! La seconda è di chi scrive: qualunque sia la falsa coalizione (in quanto non di valori e di programmi ma di voti e di numeri si parla) che dovesse vincere le prossime elezioni, l’unica soluzione, lo dico non so quanto ironicamente, sarebbe “un’insurrezione”. E questa volta non è l'Europa delle banche o delle mafio-massonerie a chiedercelo, ma sono i nostri figli!

    Vincenzo Folino (Copyright © 2012 Qui Europa)

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     Per non dimenticare – Approfondimenti – Il Vertice Ue di Giugno 

    Domenica, Luglio  1st/ 2012 

    – L'Editoriale, di Sergio Basile – 

    Consiglio europeo / Vertice / Misure adottate / MES / Fiscal Compact / Growth Compact / Patto per la Crescita / Eurozona / Unione europea / Bruxelles / Roma / Berlino / Francoforte / Italia / Piigs / Debito pubblico / Bce / Banca Centrale Europea / Mario Draghi / Mario Monti / Angela Merkel  / Contro informazione / Dittatura del debito / Dominio tedesco / Nazismo Bianco / Crisi indotta / Euro / Misure fittizie / Speculazione / Delegittimazione degli stati / Anarco-capitalismo / Iper-liberismo / Politiche liberiste / Leviatano / Morte degli stati nazionali / Privati e lobby al potere / Accentramento / Stati Uniti d'Europa / Banca Europea degli Investimenti / BEI / Eurobond / Project Bond / Fondi Strutturali / Union Bond / Super-stato Federale / Ipotesi antistorica / Efsf / Scudo Anti-Spread / Resolution Fund / Ricapitalizzazioni bancarie / Unione bancaria / Tobin Tax / Unione Fiscale / Garanzia Europea sui Depositi Bancari / Target 2 / Redemption Fund / Mutualizzazione dei Debiti Pubblici / SMP / Security Market Program / Contro informazione / Europa / Qui Europa / Sergio Basile 

    Bruxelles – Vittoria di Monti e dell'Italia?

    No! Vittoria di Banche, Lobby e

    Anarco-capitalisti

    Una colossale Montatura Mediatica – Media 

    casta esultano: "Monti meglio di Balotelli!"

    Italia ed Eurozona, verso la Dittatura dei Privati, 

    affogano nel debito – "Qui Europa" vi spiega

    perchè, punto per punto

    Vertice Bruxelles – La Falsa Vittoria dell’Italia – La Vittoria di Monti e delle Lobby

    Bruxelles – Nelle scorse ore, a Bruxelles, presso Palazzo Justus Lipsius i 27 del Consiglio europeo hanno concluso l'atteso  vertice sulla crisi dell'Eurozona. Un summit molto propagandato, che tuttavia – nei fatti – si è trasformato in una rimpatriata di leaders (e lobbisti) votati in gran parte all'anarco-capitalismo ed all'istituzionalizzazione del debito, dell'austerity e dei tagli pubblici. Obiettivo vero, dietro la facciata di miracolistiche misure "anti-crisi", è stato il tema dell'accentramento in un Super-Stato Ue, nonché il definitivo predominio dei privati sugli stessi stati (ex-sovrani). Principio di incubazione di quelli che – nelle ambizioni imperialistiche della tecnocrazia – sono i cosiddetti "Stati Uniti d'Europa": disegno antistorico e mondialista che si sta abbattendo come uno tsunami sull'Eurozona e sulla povera e provata Italia. Un Paese – come visto – in balia della recessione e degli attacchi dello spread. Ciò sotto un velo di disinformazione mediatica e di un perfetto mix di ignoranza (del popolino) e mala fede (di interessate caste). Il tutto in diretta, e sotto lo sguardo smarrito, ed a tratti attonito, di un popolo "teledipendente", addomesticato a dovere – cioè – dalla solita mamma TV. Al centro della scena, sul parter di Bruxelles, un pimpante Mario Monti, vicino al suo "vero" obiettivo come un falco sulla preda, per la gioia non tanto dei tartassati Italiani, quanto piuttosto – evidentemente – della sua carissima Commissione Trilaterale.

      Il vertice al netto della propaganda 

    Ma per comprendere ciò che davvero è accaduto a Bruxelles (nella sua reale gravità) dobbiamo innazitutto buttare il telecomando, spegnere la tv e avere l'onesta intellettuale di sgombrare i facili entusiasmi (ingenerati ad arte dai media) nati anche sull'onda  dell'euforia dell'Italia calcistica nella notte di Varsavia. Varsavia-Bruxelles, dunque! Sarebbe bello credere in una doppia schiacciante vittoria dell'Italia, (e magari entrambe ai danni della Germania) ma così non è stato. Non è tutto oro quel che luccica! Per capirlo, è necessario analizzare – passo passo, e con un pizzico di buona volontà – la reale portata del cosiddetto "Growth Compact" (Patto per la Crescita da 130 miliardi di euro – 1% del Pil degli stati Ue) e dei suoi elementi accidentali: 1) Ricapitalizzazione della (privata) Banca Europea degli Investimenti (BEI); 2) riutilizzo dei Fondi Strutturali (sottratti ai cittadini delle aree più arretrate, perchè non utilizzati dalle regioni); 3) massiccio ricorso al Fondo Salva Stati (EFSF); 4) Attivazione del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES); 5) Creazione di Fondi di contenimento "Anti-Spread"; 6) Project Bond.  

      La Via maestra del Debito, dell'Austerity e del Centralismo   

    Possibili aperture future anche sulla  ricapitalizzazione diretta delle banche e sulla mutualizzazione del debito dell'Eurozona (eurobond) e delle garanzie dei depositi bancari. Ipotesi tuttavia, specie queste ultime, fortemente osteggiate da Angela Merkel. In cantiere anche il "Resolution Fund" (fondo per la liquidazione pilotata delle banche non ritenute suscettibili di auto-reggersi); la Tobin Tax (tassazione sulle transazioni finanziarie) e "dulcis in fundo" l'Unione Bancaria (sotto l'egida della BCE: cosiddetta "Vigilanza Integrata") e l'Unione Fiscale (Unione di Bilancio): cioè l'unione di tutti i bilanci degli stati membri dell'Ue, in un unico bilancio "confederale".  

      La Morsa dei padroni 

    Lontana resta la "Licenza Bancaria", cioè la possibilità del "liberticida e dittatoriale" MES di avere accesso immediato alla liquidità illimitata della BCE. Ciò – evidentemente – eviterebbe al famigerato MES di finanziarsi salassando i contribuenti europei. Cioè eviterebbe di incrementarsi e vivere alle spalle (in quota) anche delle famiglie italiane. Ma in tal modo la "stretta" dei padroni sui servi, evidentemente, si allenterebbe, e poi (elemento molto pretestuoso) in tal senso alcuni leader (tra i quali la Merkel) hanno notato ed obiettato che così facendo si aggirerebbe il vincolo del Trattato di Lisbona, che vieta alla BCE di finanziare direttamente gli stati membri (Art. 123). Perciò la via più corta scelta dagli euro-padroni dei popoli europei è quella di continuare a fare il gioco della speculazione, continuando a tenere aperto il rubinetto del finanziamento "intermedio" dei privati e – quindi – spalancando la porta alla speculazione sul debito.

     Speculazione a piede libero   

    In tal modo, infatti, gli Europei acquistano il proprio denaro ad "usura", ovvero pagando all'emissione già il 6% d'interesse. Come credete che si gonfi il debito pubblico degli stati? Proprio con questo diabolico stratagemma! La prima cosa che il Consiglio europeo e Mario Monti dovevavo fare era dunque rinazionalizzare le Banche Centrali, evitando che il nostro denaro fosse in realtà gestito e rivendutoci dagli intermediari privati (banche private). In un parola, dovevamo riappropriarci della nostra sovranità monetaria: facile mossa per neutralizzare l'incremento ingiustificato e immorale del debito pubblico degli stati. Debito che alla luce di quanto detto si rivela ciò che in verità è: la morza pretestuosa ed infame che i nostri aguzzini usano contro di noi; contro le famiglie e le imprese italiane, per porci in stato di schiavitù controllata. Niente più di questo!

     La Balla del fondo Anti-Spread  

    Come già trattato in precedenti articoli, e come noto, ciò che contribuisce a far lievitare il debito degli stati è il libero giudizio delle società (private) di rating, che influenzano e "controllano" – in maniera illegittima e gravissima, e tra l'indifferenza dei politici europei – il "rischio paese": cioè l'interesse in più (rispetto all'interesse dei titoli tedeschi, considerati i più affidabili) che i sottoscrittori devono avere in premio per acquistare BOT e BTP italiani. Cioè per finanziare il sistema Italia. Peggiore è il giudizio verso l'Italia, maggiori saranno lo spread e l'interesse sul debito addossato sulle spalle degli Italiani. Con questo illusorio  Meccanismo Anti-Spread (attivabile tramite gli acquisti di titoli di stato da parte del MES: che ha una dotazione di 500 miliardi di euro), pertanto, anziché provvedere a delegittimare tali agenzie, che dovrebbero rispettare la sovranità statale e non mettere "voticini" agli stati, come fossero "scolaretti", si prendono dalle casse dei contribuenti altri fondi (attraverso la tassazione ovvio!) per "fronteggiare" all'occorrenza spread troppo alti. Ma non sarebbe più facile mandare al diavolo lo spread e le pluri-indagate agenzie di rating? Società queste, tra l'altro, accusate – come già visto – di manomissione fraudolenta e pluriaggravata del mercato, e di voti sballati sugli stati. Come dimostrano le indagini in corso  presso numerose Procure, in Italia (Procura di Trani), negli Usa e non solo.

      Il complotto mercatista  

    Ciò, dunque,  evidenzia sempre meglio i contorni di un complotto mercatista ai danni della democrazia. Complotto ovviamente taciuto e mascherato dai media che continuano a parlare incomprensibilmente di "successo di Mario Monti e dell'Italia". Da voltastomaco! D'altronde lo capiscono anche i bambini: perchè "illudersi di contenere" lo spread (creando nuovi fondi e nuovo debito) quando si potrebbe annullare in una semplice mossa?

     Come funziona l'Anti-Spread  

    Esso – come detto sopra – funziona attraverso i "Fondi Salva Stati" (o sarebbe meglio dire "Fondi Ammazza Stati" – EFSF e MES) che si attiveranno immediatamente per acquistare titoli di stato. Ciò, tuttavia, senza risolvere a monte – come detto – il problema della lievitazione d'interessi da spread e la speculazione. Quindi, detta in parole povere, si usano soldi pubblici (che l'Ue potrà prelevare quando vorrà ed entro una settimana di tempo dalla richiesta fatta agli stati, cioè ai contribuenti) per continuare a speculare sul debito, che intanto si lascia "scoppiare" indisturbato. Ma la cosa che fa più sorridere (o piangere) e che lo chiamano "meccanismo anti-spread"!

     Inganno MES – creditore privilegiato 

    Tale "salvataggio" passa attraverso il MES: discusso e liberticida fondo – operativo fin dai prossimi giorni – che avrà lo statuto di "creditore privilegiato": in parole povere, in caso di insolvenza di uno stato finanziato, esso avrà il diritto di essere rimborsato prima dei creditori privati. Fatto sta che MES e speculatori privati terranno sotto scacco gli stati, leggittimati a diventare una sorta di "nuovi padroni" dei popoli. Con la recessione difficilmente i cittadini avranno altro sangue da spremere e buttare nel calderone delle tasse, annullandosi completamente. Ridotti praticamente in schiavitù! Un imbroglio totale dunque!

     Europa – Il Paradiso delle lobby  

    Ma un'altra perla regalata dal club dei 27 è stata la proposta di definitiva rimozione (dall'autunno) delle Barriere al Mercato Unico Europeo. Un pacchetto che la Commissione presenterà dopo l'estate e che si presta al definitivo dominio delle multinazionali e delle lobby, ai danni dell'economia delle piccole imprese, sempre più esposte ad una concorrenza spietata, immorale ed incontrastabile, favorita dall'Ue e proveniente dalla Cina, dagli altri BRICS (Brasile, Russia, India e Sudafrica) e dai grandi colossi mondiali dell'economia. Quindi altre misure inique dopo i disastri (ad esempio) provocati con l'apertura del libero mercato ai paesi africani in agricoltura. Qual'è stata la conseguenza? E' sotto gli occhi di tutti: invasione di arance e olio di oliva a prezzi stracciati (3o cent al chilo per le arance) nel mercato europeo e nei mercati di Calabria e Sicilia. Prezzi anti-concorrenziali (vista l'abissale differenza del costo della monodopera italiana rispetto a quella africana) che stannno portando al fallimento migliaia di aziende agricole, specie nel Sud Italia, ma anche nel Nord e nelle aree a tradizionale vocazione agricola. Per non parlare dell'invasione di manufatti e tessuti (tossici) cinesi sotto il naso dell'Ue, e contestuale crisi del Made in Italy.

     La Ricapitalizzazione della BEI  

    Entro fine anno la BEI (la Banca Europea degli Investimenti, controllata da un "board", consiglio, di privati) sarà ricapitalizzata (con soldi pubblici dei contribuenti) di 10 miliardi di euro. In tal modo l'istituto bancario (controllato dalla tecnocrazia) potrà "prestare" 60 miliardi l'anno per tre anni per gli scopi che intenderà perseguire "per il bene comune". Inizialmente il tetto dei 10 miliardi era stato alzato, ma poi c'è stata l'opposizione della Germania.

     La ricollocazione dei Fondi Strutturali  

    Il Consiglio ha poi preso in considerazione il riutilizzo dei Fondi Ue non spesi dalle regioni (per inerzia delle amministrazioni regionali – Es.: 30 miliardi di Euro del FSE solo in Calabria) al fine di ricollocarli verso la creazione di grandi opere infrastrutturali. Che non si ripresenti il tormentone del "Ponte sullo Stretto"? Anche qui leviamo una critica necessaria. Quei fondi che i nostri amministratori regionali non hanno usato (come avrebbero dovuto) per il bene comune e per scopi sociali, potevano ugualmente essere lasciati alle regioni per fronteggiare la crisi, ed integrare i redditi di giovani precari o disoccupati. Così facendo verranno dirottati verso "secondarie" opere infrastrutturali. E come se l'Ue ha un moribondo a casa e invece di comprare le medicine pensa  a ristrutturargli la casa. Paradossale! Da morto che beneficio ne avrà? Che ne sarà di quella casa?  Senza dimenticare che in tal modo l'Ue (governata da tecnocrati non eletti: vedi Manuel José Barroso e Herman Van Rompuy) si sta arrogando le funzioni economiche e d'investimento che prima spettavano agli stati (ora posti sotto lo scacco del pareggio di bilancio e della "spesa zero") ed a governanti regolarmente votati ed eletti democraticamente. Cosi Monti & Co stanno finendo per cedere pieni poteri (contro la Costituzione) a privati e tecnocrati, ed in maniera sempre più irreversibile.

     Unione Bancaria  

    L'Unione Bancaria – come detto in altri articoli – detta anche "Vigilanza Integrata" consiste nel rafforzamento della strapotere della "privata" BCE, che così facendo va verso il controllo diretto di tutte le banche più grandi. In pratica un unico grande inciucio bancario sganciato dal controllo democratico dei cittadini. Una élite posta sotto al controllo diretto e totale di coloro che stanno facendo scoppiare il debito pubblico degli stati a danno dei cittadini, e che ora muoveranno con maggior disinvoltura le fila dell'economia e della finanza, segnando un baratro sempre maggiore tra la plebe europea e la tecnocrazia. All'EBA (Autority Bancaria Europea) andrebbe il controllo delle banche minori: la stessa EBA che fu all'origine dell'inasprirsi della stretta creditizia delle banche ai danni delle imprese (credit crunch) alzando i coefficienti di riserva patrimoniale obbligatoria delle banche europee.

     Unione di Bilancio – Stati Uniti d'Europa   

    Oltre al già attuato "Patto di Stabilità", nel cantiere del Consiglio europeo e del (liberista) Mario Monti vi è inoltre un'ulteriore tentativo di  disintegrazione degli stati nazionali tramite la creazione di un unico bilancio confederale al posto dei 27 bilanci degli stati. in pratica l'Italia avrà in Europa lo stesso peso che avranno la Luisiana o il Kansas negli Usa. Quasi zero! Ipotesi pazzesa e completamente fuori dalla storia per mille motivi. Sarebbe come buttare dalla finestra, ed in pochi mesi, duemila anni di storia, tradizioni e cultura! Così, tuttavia, il controllo dell'élite ("non eletta") europea e dei club occulti che ne reggono le fila, sarebbe totale, con tutti gli aspetti deleteri e gli ulteriori diktat che ne potrebbero venir fuori. Ulteriore richiesta è stata quella di rafforzare i poteri del Parlamento europeo: cosa buona, se non fosse che tale ipotesi sarebbe accostata dall'insana idea di mandare letteralmente in pensione i Parlamenti nazionali ed i nostri rappresentanti (che qualcuno – seguendo probabilmente i "suggerimenti" della famigerata loggia massonica P2 – ha già pensato di dimezzare, anziché pensare a dimezzarne gli stipendi, con contestuale evidente deficit democratico).

     Garanzia Europea dei depositi Bancari  

    La Garanzia Europea dei depositi è una ipotesi – quindi per ora non passata, ma in cantiere – che ha trovato l'opposizione della Germania, rimanendo quindi al palo. Essa consiste in una copertura assicurativa uniforme dei depositi bancari. Un meccanismo che permetterebbe di garantire e "salvare" i depositi, facendo cadere però sempre sui cittadini europei (che con altissimi livelli di tassazione contribuiscono a creare, di fatto, anche il suddetto fondo) il peso di questa "fantasiosa ed ingannevole forma di salvataggio":  che entrerebbe in funzione automaticamente in caso di fallimento delle banche.

     Resolution Fund e Ricapitalizzazione Diretta delle Banche 

    Il Resolution Fund, poi, implicherebbe l'ipotesi (non attuata  per il "no" della Merkel, ma – forse – attuabile in futuro) di garantire una liquidazione ordinata delle banche non in "condizioni di reggere". Ma come vedremo nel prossimo editoriale del lunedì (Schiavi di un Debito Illegale – Terza Parte – Il Sistema TARGET 2) il sistema bancario è fortemente condizionato dal predominio tedesco: possibile grazie ad un paradossale e squilibrato sistema europeo dei pagamenti, chiamato "Target 2". Un sistema che analizzeremo in tutti i suoi devastanti effetti, domani lunedì 2 luglio. Per ora, dunque, l'ipotesi di "Ricapitalizzazione Diretta" delle banche tramite il MES è solo rimandata. Ciò per l'opposizione di una Germania, che intanto sta continuando ad arricchirsi sulla base di questo pazzesco sistema bancario e dei pagamenti trans-nazionali. Infatti i tedeschi – con la ricapitalizzazione diretta – vedrebbero svanire parte dei loro guadagni indotti (Tramite il sistema TARGET 2) essendo – in tal caso – chiamati a partecipare direttamente – e pro-quota – al rifinanziamento diretto delle suddette banche. In attesa di analizzare le altre disastrose e recessive misure adottate e proposte dal consiglio Ue, frattanto, limitiamoci a digerire queste finora analizzate, con l'aiuto di un buon amaro e di qualche confezione di malox. Ciò nella consapevolezza di essere finiti, come dimostrato,  in una vera e propria dittatura. Quindi caro Monti, non c'è proprio nulla da festeggiare!

    Sergio Basile 

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    Palliativi o Azioni Concrete?

    Per Ora solo chiacchiere e privatizzazioni:

    i colpi di stato nell'era del Rating Sovrano

    Bruxelles, Roma, Madrid, Atene – Nelle scorse ore a Bruxelles è stato raggiunto un accordo tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione in merito all’attività svolta dalle tanto famose (ormai celeberrime) agenzie di rating. Come preannunciato nell'articolo pubblicato ieri, l'intenzione palesata dagli organi Ue  è quella di conferire maggiore trasparenza al loro operato, ed in particolare in ambiti operativi quali: la valutazione degli Stati; la definizione di nuove regole e responsabilità in caso di errori; il ridimensionamento della dipendenza dal rating, accanto alla regolamentazione dei tempi “tecnici” e dei giudizi sui vari debiti pubblici; nonché una (presunta) riduzione dei conflitti di interesse.  Questo almeno sulla carta. Ma come evidente, malgrado tutto, il terribile nodo scorsoio sulla sovranità e sulla democraticità di quanto si sta consumando sotto gli occhi del mondo, resta a monte, ed è fin troppo palese. Come palesi sono gli impiccati.

     Un Conflitto d'interesse grande quanto un Iceberg 

    Sicuramente quello del "conflitto d'interessi" all'interno delle agenzie di rating è uno dei temi più caldi e spinosi mai affrontati dal nostro Osservatorio, da oltre un anno a questa parte. Ma anche uno dei temi più ipocritamente ignorati nei palazzi del potere. Non va dimenticato infatti che: 1) dinnanzi a crisi senza precedenti come quella dell'Eurozona e ad episodi come quello del fallimento della Lehmann Brothers negli Usa (banca d'affari – ricordiamolo – giudicata da tripla a fino al giorno prima del grande flop) ci sono e c'erano le celeberrime sorelle del rating; 2) Nel caso degli attacchi gratuiti ed ingiustificati all'Italia (primavera/estate 2011) c'era sempre il loro zampino; 3) Dietro le sorelle del rating, poi, a muovere le fila e ad avere (di conseguenza) un potere che supera addirittura quello delle costituzioni e delle  stesse leggi ordinarie degli stati (non si sa perchè e non si sa con quale legittimità e patente di autorità) ci sono di fatto agguerrite lobby, cui membri di spicco siedono nei consigli di amministrazione delle stesse agenzie. Un vero e proprio universo parallelo che sfugge al controllo – complice una buona fetta di politica marcia – di ogni Carta Costituzionale. La solita vergognosa e tristissima storia, che i nostri cari politici (per il vero piuttosto scarsi in economia) fingono di non conoscere e si limitano a scrutare nel silenzio e da lontano, mentre i Paesi ed intere economie continentali vanno giù, sprofondando nella recessione, e tirandosi dietro migliaia di vittime in carne ed ossa.

     La Dittatura del Rating e le Devastanti menzogne dei Mercati 

    Dinnanzi a questo sfacelo – tollerato ed avallato senza ritegno alcuno da leader europei e tecnocrati incravattati, da mesi, da Bruxelles a Roma, da Atene a Madrid, da Lisbona a Londra – ci verrebbe da dire: "Finalmente le agenzie andranno in pensione!”. D'altra parte alcuni dei capi delle varie Fitch, Standard & Poor's e Moody's (come risulta tra l'altro dal prezioso documento video annesso all'interno del film-report "Inside Job") ammisero all'indomani del fallimento della Lehmann, che l'errore era stato quello di prendere i "semplici consigli" delle loro agenzie, come oro colato, come leggi per orientare il mercato e spingere migliaia di risparmiatori in una direzione piuttosto che in un'altra. Dunque, detto per esteso, utilizzare il ratig, evidentemente è stato finora uno straordinario specchietto per le allodole per confondere le acque e mascherare veri e propri colpi di stato e "sacchi finanziari" celandosi ipocritamente e fraudolentamente dietro la parolina "mercati" e "fiducia dei mercati". Ma se tale "fiducia" dei "mercati" è in ultima istanza influenzata dai mercati stessi, l'espressione giusta da usare non è "fiducia" ma piuttosto "imbroglio dei mercati". O diktat. Allora due sono le cose: o stiamo facendo un incubo lungo un anno, e tra un pò ci sveglieremo con un gran mal di testa; oppure qualcuno è impazzito, confondendo per verità inconfutabili grossolane e devastanti menzogne.

     Il senso del Rating, nell'era del grande inganno 

    Ma siccome – purtroppo – questo che stiamo vivendo non è un brutto sogno, ma la cruda realtà dei fatti, che senso ha – ci chiediamo – continuare a tenere in vita mostri arbitrari e destabilizzanti come le agenzie di rating? Non se ne potrebbe fare a meno, come è stato nel passato? Si! Senza alcun dubbio! Almeno comincieremo a smontare un pò di alibi ed a rottamare un'odiata unità di misura come lo spread, che dal rating dipende e si alimenta. Appurato, dunque, che le modalità di sensibilizzazione dei cosiddetti  mercati sono invero palesemente alterate da vizi di forma e sostanza, e sono pertanto illegittime, nell'era del grande inganno globale, dei "fessi in serie", della "distrazione di massa" e degli "ignoranti di massa", tutto è permesso! Tutto è giustificato! Anche a rischio di devastare un'intero continente o quantomeno buona parte di esso, a vantaggio di una cerchia di soliti noti. Vergognoso? Di più!

      Le Repubbliche del Rating Sovrano 

    Consideriamo questa fondamentale premessa, al fine di aiutare i nostri lettori a giudicare con maggior consapevolezza e raziocinio la bontà di quest'ultima comune uscita dei tecnocrati dell'Ue (Commissione, Consiglio Ue ed Europarlamento) sul rating. "Era ora che l’Unione europea si svegliasse e cercasse di mettere una potenziale toppa ad uno dei tanti buchi che essa stessa ha contribuito a creare e rafforzare!"; "Era ora che mettesse in riga agenzie e mercati!", ci siamo detti, leggendo il comunicato di Bruxelles. Ma invece cos'è accaduto davvero? Poco o nulla! Standard & Poor's, Fitch Ratings e Moody's continuano ad occupare il palco d'onore che un dì spettava alle costituzioni democratiche. Per il resto, aria fritta, demagogia e retorica!

     La Cura – Chiacchiere e Privatizzazioni 

    Per il resto, e ad onor di cronaca, c'è da dire che la Commissione europea nelle ultime ore ha provveduto – in aggiunta a quanto detto – alla pubblicazione di una relazione sul meccanismo di allerta – in base al rating – che riguarda gli squilibri macroeconomici del 2013. E’ allerta per 14 Stati membri: Belgio, Bulgaria, Danimarca, Spagna, Francia, Cipro, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Finlandia, Svezia, Regno Unito e, naturalmente, Italia.  Per i paesi “inadempienti e negligenti” la Commissione – ovviamente – ha fornito una serie di parametri da seguire (li chiamano così) al fine – dicono – di risanare gli squilibri e dare vita a produzione, crescita e posti di lavoro. In concreto? Chiacchiere, privatizzazioni e liberalizzazioni. La stessa Commissione ha poi approvato il piano di ristrutturazione per 4 banche spagnole:  Bankia, NCG banco, Catalunya Banc e Banco de Valencia riceveranno complessivamente dal Fondo Salva Stati 40 miliardi di euro. Fondo che ovviamente viene e verrà finanziato annualmente anche dai contribuenti italiani.

     All'imbocco della Galleria 

    Ma i danni da spread e rating più gravi, (accanto a quelli ingenerati dall'euro – la devastante moneta imperiale –  dal Sistema Target 2 – vedi allegato – e dall'articolo 123 del Trattato di Lisbona ) sono stati certamente quelli causati alla Grecia, nelle ultime ore presa in giro ancora una volta, nonostante le parole fiduciose del premier conservatore, Antonis Samaras, il quale ha dichiarato che “dopo tanti sacrifici, finalmente inizia un nuovo futuro per il Paese”. Nuovo amici? Non diremmo proprio! Vista l'aria che si respira ad Atene. Riuscirà la patria di Platone e Socrate a pagare i “propri” (si fa per dire) debiti ai sui creditori? O seguirà la via dell'Ecuador di Rafael Correa, il ribelle del debito pubblico fittizio? Certo è che con il rigore e l’austerità non si va proprio da nessuna parte! E lo hanno capito i cittadini greci, in particolar modo, che si mobilitano, giorno dopo giorno, protestando contro un’Ue che si spaccia per ancora di salvataggio pur essendo ormai una pesantissima zavorra da scaricare in mare al più presto. Sempre più responsabile di una crisi organizzata e destinata a durare – a meno che i palliativi non vengano messi da parte – in maniera perenne. Altro che fuoriuscita dal tunnel e fiducia nei mercati! Siamo appena entrati in galleria! 

    Maria Laura Barbuto, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa) 

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  • Atene abbraccia Tsipras, Madrid si affida al diktat del Rating Europeo

    Atene abbraccia Tsipras, Madrid si affida al diktat del Rating Europeo

    Sabato, ottobre 13th/ 2012 

    – di Vincenzo Folino –

    Unione Europea / Spagna / Grecia / Atene / Madrid / Angela Merkel / Mariano Rajoy / Antonis Samaras / Alexis Tsipras / Syriza / Pazok / Anni Podimata / Agenzie di Rating / Dittatura nazi-fascista / Dittatura Comunista / Axesor / Cancellazione del Debito / Danza Macabra / Piano Marshall 

    Atene abbraccia Tsipras, Madrid si affida

    al diktat del Rating Europeo

    Alexis Tsipras propone la cancellazione del debito

    e lo stralcio degli accordi con la Troika, al "collega"

    Samaras

    Intanto a Madrid nasce Axesor: la nuova agenzia di rating

    europea in risposta al monopolio di S&P, Moody's e Fitch

    Madrid, Atene – La tensione ed il malcontento in Europa continuano a crescere in maniera progressiva ed inarrestabile, come un fiume in piena, di giorno in giorno, e non solo in Italia. I principali segnali in questo senso ci arrivano, infatti, da Spagna e Grecia, due dei paesi alla canna del gas e presto destinati a scomparire dalla cartina geografica. Di essi, infatti, tra non molto potrebbe restare solo il nome: a condizione che il governo d'intesa con l'Ue non si decida di mettere in vendita anche quello. Già la dignità di Greci e Spagnoli, pare sia già andata da un pezzo. L'Italia, da parte sua pare anch'essa sulla "buona strada" del "non ritorno".

     La Nuova Trappola del Rating si chiama Axsesor 

    Intanto, nelle scorse ore, in Spagna per rispondere all'ennesima umiliante declassamento subito dalle agenzie di rating americane, si è giunti addirittura verso un "rating fai da te". Infatti, dopo l'ultima beffa di S&P il Paese entro ottobre potrebbe vedere i suoi titoli pubblici ridotti al grado di spazzatura; con rating siderali ed interessi bancari intergalattici. Ed allora ecco nascere Axesor, una nuova agenzia di rating (un qualcosa a metà strada tra una medicina ed una parolaccia) appena legittimata dall'Esma (la Consob europea) per emettere rating. Insomma, la Spagna – secondo alcuni osservatori – proverebbe in tal modo a reagire. Secondo molti cosiddetti esperti (e tra di essi numerosi sono quelli ruotanti nell'orbita di Rajoy e dei seguaci dell'europeismo) ora la cosa da valutare e se i futuri "giudizi" della piccola agenzia di rating iberica potranno essere considerati veritieri e potranno essere presi in considerazione. 

     Madrid e la Danza Macabra 

    Ma consentiteci un'osservazione: per mesi abbiamo sostenuto attraverso il nostro osservatorio come questa crisi sia stata ingenerata anche e soprattutto dai giudizi falsi e tendenziosi delle private agenzie di rating statunitensi (Standard & Poo'r e Moody's) e franco-statunitensi (è il caso di Fitch Ratings), ed ora che si fa?Anziché dire basta alla macabra danza del rating; anziché far calare il sipario su questa insulsa commedia dell'assurdo; anziché mandare al diavolo le agenzie del terrore, se ne crea una nuova di zecca in Europa. Cioè si pongono ancora una volta gli stati sovrani sotto il giogo di un'élite di privati. Come si dice: al cattivo gusto ed al ghigno dei beffardi non c'è mai limite! 

     Atene – La piazza della speranza e la piazza del dolore 

    Per quanto riguarda la Grecia, per contro, lo scorso martedì – come riportato da "Qui Europa" – il premier Samaras ha incontrato la Merkel, ma non si è arrivati a conclusioni diverse da quelle che continuano a prevedere una forte e duratura austerità. Cioè il regime pseudo nazi-fascista-comunista instauratosi non si è allentato di una misura. Non è un caso, infatti, che la popolarità del primo ministro conservatore Samaras continui a scendere, e non è un caso che la soglia della povertà sia decisamente aumentata, e che la disoccupazione abbia raggiunto quota 25% nelle zone più ricche della Grecia, fino ad arrivare al 50-60% nelle regioni più povere e desolate. Anche questo ha contribuito, evidentemente, ad aumentare la popolarità di Alexis Tsipras, leader di Syriza, la coalizione della sinistra radicale, salita dal 4 al 27% nel giro di due anni. Così, mentre Samaras incontrava la Merkel, Tsipras, il più giovane tra i capi di partito greci, manifestava in piazza contro l'austerity, davanti al Parlamento, insieme a decine e decine di migliaia di manifestanti. Tsipras, in un'intervista rilasciata al "Corriere della sera", ha poi spiegato  come in Grecia sia cresciuto un sentimento anti-tedesco dovuto anche e soprattutto ai tagli imposti dalla Merkel, la quale "non vuole costruire una Germania europea, ma un'Europa germanizzata".

     Tsipras: al posto di Samaras straccerei gli accordi con la Troika 

    "Se diventassi primo ministro – ha dichiarato Tsipras – straccerei l'intesa tra il governo greco e la Troika, in quanto non ha senso proseguire una strategia che ha dimostrato di essere un totale fallimento, insomma – ha ribadito –  bisogna cancellare il memorandum perchè non funziona. (…) la soluzione – ha concluso – deve essere comune a tutti i paesi europei". Posizione, questa, condivisa anche dal dirigente socialista del Pasok, Anni Podimata, secondo la quale "la Grecia e l'Europa hanno bisogno di stringere un patto per la crescita e l'occupazione che salvaguardi e rafforzi il nostro modello sociale, quello del welfare".

     La Cancellazione del Debito 

    Ma Tsipras si è spinto molto oltre: "andrebbe convocato un vertice sulla linea di quello di Londra del 1953 – ha aggiunto – quando venne cancellata una gran parte di debito tedesco e venne concesso alla Germania un rinvio sul pagamento degli interessi". Secondo il numero uno di Syriza, in particolare, dopo aver estinto il debito delle nazioni in difficoltà, bisognerebbe lanciare un Piano Marshall, immettendo liquidità nel sistema per far ripartire la produttività e la crescita. Ma per ora le sue parole sono solo un chiaro ma debole sussurro nel vento di Atene. Un vento che, però, da qui a Natale potrebbe trasformarsi in un ciclone.

    Vincenzo Folino, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Europa in fermento: qualcosa finalmente si smuove

    Giovedì,  Luglio 12th/ 2012 – di Silvia Laporta e Sergio Basile – Unione Europea / Germania / Finlandia / Olanda / Romania / Euro / Crisi economica / Esm / fiscal compact / Andreas Vosskule /  Jyrki Katainen / agenzie rating / Badescu / Usl / referendum popolare / malcontento / Fmi / Venti nuovi in Europa: […]

    Post-Vertice Ue: Menzogne Mediatiche ed Economia della Truffa

    Post-Vertice Ue: Menzogne Mediatiche ed Economia della Truffa

    Martedì, Luglio 3rd / 2012 – di Silvia Laporta – Commissione Ue / casta / disinformazione / Consiglio Europeo / Vertice Europeo sulla crisi / lobby / politiche di austerity / Germania / Finlandia / Olanda / Vittorio Emanuele Tasi / Marcello De Cecco / Agenzie di Rating / Bce / Spread / Provvedimento Anti-Spread / Hollande […]

    Schiavi di un Debito illegale – 2ª Parte: Il Grande Inganno di Mario Monti

    Schiavi di un Debito illegale – 2ª Parte: Il Grande Inganno di Mario Monti

    Martedì, Giugno 26th / 2012 – L'Editoriale, di Sergio Basile – Debito pubblico illegale / Unione europea / Eurozona / Commissione europea / Consiglio europeo / Parlamento europeo / Stati Ue / Trappola del debito / Gabbia del Debito / Schiavi di un debito illegale / Economia della Truffa / Rating / Spread / Titoli […]

    L’Economia della Truffa – Moody’s ora attacca Cipro

    L’Economia della Truffa – Moody’s ora attacca Cipro

    Lunedì, Giugno 18th / 2012 – L'Editoriale del Lunedì, di Sergio Basile –  Unione europea / Cipro / Nicosia / Eurozona / Commissione europea / Troika / Fondo Monetario Internazionale / Christine Lagarde / Russia / Cina / Pechino / Mosca / Germania / Egemonia delle banche private / Liquidità / Crisi / Attacco speculativo […]

    Crisi – Il Rating, l’Economia della Truffa e l’Impero del Male

    Crisi – Il Rating, l’Economia della Truffa e l’Impero del Male

    Domenica, Giugno 3rd / 2012 – L'Editoriale, di Sergio Basile – Italia / Banche e Finanza / Agenzie di rating / Procura di Trani / Michele Ruggiero / Adusbef / Standard & Poor's / Moody's / Fitch Ratings / Yann Le Pallec / Deven Sharma / Analisti S&P / Eileen Zhang / Frank Gill / Moritz Kraemer […]

    Intervista a Giulietto Chiesa – The Show? Is Running Out!

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    Giovedì, Maggio 17th / 2012 – di Sergio Basile – Crisi europea / Crollo dei grandi partiti / Delusione dell'elettorato europeo / Democrazia / Rivoluzione elettorale / Nazismo Bianco / Italia / Francia / Spagna / Grecia / Portogallo / Fiscal compect / Crecita economica bloccata / Disillusione degli Europei / Coraggio degli Europei / Consapevolezza […]

    Spagna – Calcio e Paradossi del sistema bancario

    Spagna  – Calcio e Paradossi del sistema bancario

    Lunedì, Giugno 11th / 2012 – di Sergio Basile –  Unione europea / Parlamento europeo / Mario Borghezio / Mara Bizzotto / Spagna / Ucraina / Polonia / Euro 2012 / Sistema bancario europeo / Banche / Commissione europea / Finanziamento ai clubs iberici / Finanziamenti miliardari / Debiti miliardari / Paradossi / Euforia per Euro […]

    Spagna – La truffa del “salvataggio”

    Spagna – La truffa del “salvataggio”

    Martedì, Giugno 12th / 2012 – di Sergio Basile – Spagna / Unione europea / Aiuti alle banche / 100 miliardi dui euro / Il più grande regalo della storia dell'Europa fatto alle banche / Troika / Madrid / Banca e Finanza / Pseudo-crisi / Bankia / Inganno / Truffa / Dittatura delle banche / […]

    I mercati minacciano Madrid – Rajoy s’inchina ai banksters

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    Martedì, Maggio 29th /  2012 – di Silvia Laporta – Spagna / Madrid / Crisi Ue / Eurozona / Unione europea / Debtocracy / Mariano Rajoy / Bankia / Aiutare le povere banche / Dittatura dello spread / Diktak del rating / Alibi / Paradossi della casta bancaria / Controinformazione / Qui Europa / Fallimento dell'economia europea / […]

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    Giovedì, Aprile 12th / 2012 – di Maria Laura Barbuto – Italia / Spagna / eurozona / Unione Europea / Crisi / Spread / Investitori / Debito Pubblico / El Mundo / Monti / Rajoy / Pagliuzza e trave / Spread  Italia-Spagna: colpi bassi a suon di dichiarazioni  El Mundo: "E’ una guerra sporca!" Rajoy […]

    Madrid sotto assedio – Tagli e diktat

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    Mercoledì, Aprile 11th/ 2012 – di Sergio Basile –  Spagna / Crisi Ue / Eurozona / Euro / Commissione europea / Approvazione tagli / Madrid / Misure di Austerity / Olivier Bailly / Governo Rajoy / Governo Zapatero / Dittatuta del mercato / Democrazia / Spread / Deficit regionale / Eurostat /  Dopo Lisbona, nuove […]

    Spagnoli sconfitti in casa: Madrid-Spread (0 – 1) – Partita truccata? Arbitra la “Troika”: Spread in rialzo a Madrid – Intanto l’Olanda ci “euro-ripensa”

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  • Trani inguaia Moody’s.  Gli Scheletri nell’armadio di Monti

    Trani inguaia Moody’s. Gli Scheletri nell’armadio di Monti

    Sabato, Luglio 14th/ 2012

    – di Sergio Basile –

    Italia / Banche e Finanza / Agenzie di rating / Procura di Trani / Moody's / Declassamento Nuovo ai danni dell'Italia / Ross Abercromby / Vice president / Senior analyst financial institutions group / Moody’s Investors Service / Johannes Wassemberg / Managing director financial institutions / Michele Ruggiero / Adusbef / Standard & Poor's / Fitch Ratings / Declassamenti pilotati / Incriminazione / Europa / Commissione europea /  Speculazione / Critiche al sistema europeo / Mario Monti / Europa / Azioni anti-truffa / Sergio Basile / Qui Europa / Ricapitalizzazioni bancarie / Truffe / Rating e Spread  / Alfano / Bersani / Casini / Unione europea responsabile 

    L'Economia della Truffa che dissangua l'Italia:

    Rating e cricche, Moody's nei guai

    La Procura di Trani smaschera gli analisti di

    Moody's, Abercromby e Wassemberg .

    Moody's e gli scheletri nell'armadio di Mario Monti

    Roma – Soddisfazione per Adusbef e Federconsumatori che ora

    chiedono di bandire le Agenzie di Rating in sede di G20

    Trani, Roma  – E' ufficiale! Mentre Mario Monti era impegnato negli Usa in un summit di potenti banchieri  (ironia della sorte) "a porte rigorosamente chiuse"  ed a poche ore dall'ennesimo meschino e deplorevole attacco della speculazione internazionale ai danni dell'Italia per mezzo dell'agenzia di rating statunitense Moody's – che ha rideclassato il nostro paese – poichè lasciata libera di farlo sia dall'Unione europea (Commissione e Parlamento) che dai singoli leaders dei paesi europei del Consiglio Ue (compreso un impresentabile Mario Monti) – è giunto, provvidenziale, il responso dell'indagine della Procura di Trani, portata avanti dal Pm Michele Ruggiero su denuncia di Adusbef e FederconsumatoriRuggiero ha concluso le delicate indagini indicando nella sua relazione finale nomi e cognomi precisi:  Ross Abercromby, vice president e senior analyst financial institutions group Moody’s Investors Service, e Johannes Wassemberg, managing director financial institutions group Moody’s Investors Service.

      Co-responsabili della distruzione dell'Italia   

    Sono loro i due indagati appartenenti al gruppo Moody’s che dovranno rispondere dinnanzi al tribunale per i reati di aggiotaggio e manipolazione del mercato pluriaggravata. A darne notizia, nelle scorse ore, in un comunicato congiunto, sono stati i proprio i presidenti di Adusbef e Federconsumatori, Elio Lannutti e Rosario Trefiletti, che nel ringraziare  la Procura di Trani e il Pm Michele Ruggiero per il coraggioso e puntuale lavoro svolto, hanno ricordato come essi stessi ed il Pm Ruggiero in questi mesi siano stati fatti oggetto di molteplici tentativi mediatici di discredito e di denigrazione. Ciò a mezzo stampa e tv, e perfino con attacchi diretti ed ingiustificati da parte di quotidiani economicì vicini ed "evidentemente amici" delle  famigerate tre sorelle del rating

      Informazioni distorte, tendenziose e false   

    Abercromby e Wassemberg, i ceffi del rating e del declassamento facile e pilotato (che tradotto in soldoni equivale a qualcosa come decine di miliardi di euro di interessi sul debito gonfiati a vantaggio di banche e speculatori e a danno dei portafogli delle famiglie italiane)  "fornivano intenzionalmente ai mercati – si legge nella nota – informazioni tendenziose, distorte e come tali falsate". A scriverlo è lo stesso Pm Ruggiero nell’atto di chiusura delle indagini che ha evidenziato con grande onestà intellettuale (la stessa che sembra aver lasciato definitivamente l'animo e lo spirito critico di un buon 90%  degli analisti e giornalisti economici italiani, e di un buon 98% dei politici) sia la "scelta mirata dei tempi" degli analisti di Moody's, sia l'impiego da parte loro "di tecniche argomentative suggestive, ambigue e foriere di allarme".

      Il Dossier del Pm – Moody's: giudizi infondati   

    Il procedimento nei confronti di Moody’s, per la cronaca, risale al report diffuso il 6 maggio 2010 a mercati aperti, nel quale si sosteneva che il sistema bancario italiano fosse a rischio. Cosa che provocò – come noto – il repentino crollo in Borsa dei titoli bancari (con danni immani per l'economia italiana, e con tutto quel che ne è conseguito e ne consegue ancora oggi). Report che la Procura ha oggi definitivamente giudicato come incentrato e basato su giudizi "infondati e imprudenti". Ciò – accanto agli altri attacchi di Standard & Poor's e Fitch – contribuì in maniera decisiva al repentino inasprimento di questa paradossale "crisi indotta", cui effetti, oggi, noi tutti conosciamo. Successivamente i riflettori – come qualcuno ricorderà e come più volte ricordato da "Qui Europa" – furono aperti, anche su Standard & Poor's (altra genzia di rating sempre "controllata da lobbies private") più volte finita – assieme alle altre sorelle del rating – nell'occhio del ciclone per accuse di irregolarità ed abusi nell'ambito della tradizionale attività di monitoraggio dei mercati, e degli stessi stati. Attività quest'ultima – ricordiamolo – "relativamente nuova", che ha causato incomprensibili e arbitrari declassamenti anche a paesi economicamente robusti, come l'Italia, con lo scopo di destabilizzarne l'economia ed aprire la porta alla speculazione internazionale sui titoli del debito pubblico. 

      Un vergognoso baraccone    

    Ne esce, qunque, l'immagine di un vergognoso baraccone (un complotto mondialista che va dalla finanza alla politica; dai media alla speculazione internazionale) costruito, come leggiamo tra le righe del dossier del Pm Ruggiero, su falsità e inciuci. Perchè allora continuare a bollare come fantasiose ed inaffidabili le teorie complottiste di sociologi, giornalisti d'inchiesta ed analisti economici (come Giulietto Chiesa o Paolo Barnard)  che da anni mettono in guardia economisti e politici dai terribili rischi che questo sistema consacrato al mercato avrebbe potuto generare in Europa e in italia?

      Il Fallimento dell'Unione europea   

    Lo smascheramento di questi diabolici giochini, nel contempo, finisce per aumentare il discredito e l'inaffidabilità di quegli organismi e quei soggetti che avrebbero divuto vigilare sul sistema: Commissione europea, Parlamento europeo, Consiglio europeo, tra tutti. Organismi da rivoluzionare in senso democratico, perchè tecnicamente e moralmente falliti. Per non parlare dei politici che per mesi hanno sorretto Mario Monti e la balla colossale del rating e dello spread (vedi Alfano, Bersani e Casini) avallando le sue distruttive e recessive manovre da emerito psicopatico, che hanno spogliato l'Italia delle sue ricchezze principali in favore di falchi e speculatori internazionali come Goldman Sachs.

      Provvedimenti urgenti   

    Ma nella nota diramata nelle ultime ore dalle associazioni di consumatori Adusbef e Federconsumatori, c'è dell'altro: "ritenendo non più accettabile lo stillicidio continuo di pagelle ad orologeria emesse per finalità speculative – si legge –  chiediamo che i Governi possano porre all’ordine del giorno nelle prossime agende in sede di G20, norme penali internazionali, per punire condotte criminali che manipolando i mercati, arrecano danni ai risparmiatori minando la sovranità degli Stati, messi sotto attacco dalle consolidate cricche di banche di affari e fondi azioniste delle stesse sorelle del rating, che si arricchiscono manovrando i corsi regolari dei mercati". 

      Scheletri nell'armadio del professor Monti  

    Certo, prima sarebbe doveroso ed opportuno chiarire per il caro professor Monti i suoi rapporti tutt'altro che disinteressati proprio con l'agenzia di rating Moody's: conflitti d'interessi e strani trascorsi sui quali è bene far piena luce. Ricordiamo per la cronaca che il professor Monti fu membro del Senior European Advisory Council di Moody’s da luglio del 2005 fino al gennaio del 2009. Oltreché affezionato frequentatore del Bilderberg Club (da 30 anni) e membro "Goldman Sachs" assieme ai suoi affezionati "amici europeisti" Mario Draghi e Romano Prodi. Che combinazione! Davvero una curiosa combinazione! E che fantasia questi complottisti!

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • BCE: prestiti condizionati.  Moody’s declassa ancora l’Italia

    BCE: prestiti condizionati. Moody’s declassa ancora l’Italia

    Venerdì, Luglio 13th/  2012

    – di Silvia Laporta –

    Bce / Roma / Mario Draghi / Bankitalia / crisi economica / Euro / Esm / Fiscal compact / Abi / Giuseppe Mussari / Austerity / Immobilismo europeo / Banche europee / Contro informazione / Mes / Meccanismo Europeo di Stabilità  / Europa / Banca Centrale Europea / 500 miliardi / Moody's / Rating / Declassamento Italia / Procura di Trani 

    Le banche europee ritirano 500 miliardi

    dalla Bce ma li mettono da parte

    Draghi:  senza adeguate garanzie niente prestiti

    Ma intanto la morsa del Rating torna a soffocare l'Italia:

    Moody's Declassa ancora il Bel Paese

    Credit Crunch, Rating e Speculazione Continuano a Distruggere l’Italia – I politici solo ora scoprono la Speculazione del Rating

    Francoforte, Roma – Ieri, le banche europee hanno ridotto repentinamente i loro depositi presso la Bce. La quota è considerevole: la liquidità depositata dagli istituti di credito alla Banca Centrale Europea, fino a qualche giorno fa, ammontava alla bellezza di 808,5 miliardi; oggi è arrivata a 324, 9 miliardi di euro, più della metà in meno.Un calo repentino e improvviso, influenzato dalle ultime decisioni della Bce: oltre ad aver tagliato i tassi d’interesse, ha anche azzeccato la remunerazione  sui depositi overnight che ora non rendono nulla. La decisione è stata presa da Draghi, con la motivazione di incentivare la liquidità nelle banche e facilitare i prestiti alle banche imprese. In realtà, gli istituti europei, hanno semplicemente spostato i soldi dai depositi overnight ai propri conti correnti, dove non devono fare spostamenti per guadagnare qualcosa.  

       Prestiti solo a chi è in Salute   

    Il problema è che, se anche Mario Draghi pensasse di destinare questi soldi alla imprese o alle famiglie (magari per speculare sulla restituzione del debito), il mercato non promuoverebbe questa strategia. Le famiglie e le imprese italiane sono in totale depressione a causa della crisi economica. Come noto, infatti, qualche imprenditore fallito, è arrivato anche all' "estremo gesto”, pur di non affrontare la fine della propria carriera lavorativa e vedere la propria famiglia in povertà. Quindi, la domanda rispetto a progetti di investimento, validi da parte delle imprese e di piani di consumi delle famiglie, sta praticamente a zero! Davanti a questa situazione i banchieri non possono certo rischiare. Draghi, come anche il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, hanno invitato le banche a concedere prestiti solo a chi può restituirli. Il solito cane che si morde la coda!  Vorrebbero stanziare dei soldi da concedere come prestito alle famiglie, ma poi, nel concreto, hanno bisogno di sicurezze troppo grandi, per essere garantite da un impresa o una famiglia, nel periodo di recessione che stiamo vivendo.

       Il solito immobilismo Bce   

    Ne deriva quindi, il perpetuarsi dell’ immobilismo; lo stesso immobilismo che l’Europa ci ha regalato con le tragiche misure di austerity, che continuano a susseguirsi e che quindi, non ci permettono di risollevarci. Come ci si potrà mai uscire dalla crisi, se non si incentivano le iniziative delle imprese o delle famiglie italiane? Insomma, sembra quasi una situazione studiata nei dettagli per continuare a mantenere costante il quoziente di povertà… Ma aspettate un attimo. Quel “quasi” lo potremmo tranquillamente levare, per dare più veridicità alla frase!

       ABI – Prestiti a famiglie e imprese in caduta libera  

    Questa fase di stallo, è confermata dai dati dell’ Abi (Associazione Bancaria Italiana): per la prima volta, dal 2000, i finanziamenti a famiglie e imprese sono in contrazione. Secondo il bollettino mensile dell’Associazione Bancaria, in maggio i prestiti a famiglie e aziende sono diminuiti a 1.500, 5 miliardi di euro.  Rallenta anche la dinamica generale degli impieghi bancari: secondo il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, ciò è dovuto al periodo di recessione economica e l’andamento delle spread. Povere banche!Eppure pensare che è la stessa Bce a stampar moneta, senza spendere un soldo! Ma nonostante ciò, e nonostante il Trattato di Lisbona che oggbiga gli stati dell'Eurozona a rifinanziarsi proprio presso le banche private (al 6%) perchè l'Ue continua a chiedere soldi a noi cittadini per ricapitalizzazioni faraoniche?

       Il Dovere di Svegliarsi ed Informare  

    Come al solito vogliono darcela a bere. Fortunatamente, a giudicare dalle manifestazioni che si stanno svolgendo in molti paesi europei (Spagna, Olanda, Finlandia, Romania, Germania, Grecia) ormai molti Italiani ed Europei dormienti hanno aperto gli occhi. Non tutti credono ancora alla favoletta dello spread, del fiscal compact e del MES! Nonostante in Italia, la propaganda mediatica sia tesa a favorire “i cattivi”, tant’è che nessun giornale ha parlato in maniera approfondita delle manifestazioni che hanno riempito le strade di molte città europee. Abbiamo molti mezzi, tuttavia, per diffondere le nostre idee, sperando di trovare terreno fertile, nella mente dei giovani e dei cittadini che soffrono. Coraggio! Informare tocca anche e soprattutto a ciascuno di noi!

       Rating – Moody's declassa ancora l'Italia  

    E' una guerra sporca giocata a colpi di finanza e disinformazione mediatica. Informarsi è il nostro primo dovere. Come infatti pensare di "votare al meglio" o contribuire a creare una coscienza critica nel Paese se non riusciamo a comprendere noi per primi le dinamiche economiche e finanziarie che ci travolgono. L'ultima, ad esempio, è arrivata proprio nelle ultime ore: l'agenzia di rating Moody's ha declassato per l'ennesima volta l'Italia. Il declassamento è stato commentato con stupore da Mario Monti (volato negli States per un summit di banchieri) e dal Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera. Contestualmete la Procura di Trani, nelle scorse ore, ha chiuso l'indagine contro la stessa agenzia di rating, accusata di aver manomesso pesantemente i dati di mercato e di aver agevolato volutamente la speculazione.

     Rating – Il cattivo gusto e l'opportunismo dei politici   

    Ma allora perchè da sei mesi la Commissione europea, gli altri organi dell'Ue e la casta italiana non hanno mosso un dito per chiedere la testa delle agenzie di rating e delegittimarle, facendosi indirettamente loro complici? Bella domanda! A voi la risposta scontata! E' bastata questa semplice mossa per innescare una reazione a catena terribile e funesta per l'intero sistema paese: spread alle stelle, interessi sul debito pubblico alle stelle e (presto) tassazione ancor di più alle stelle. E' questo il paradigma infernale che dobbiamo estirpare al più presto, lottando contro l'ignoranza e contro le caste pronte solo ora nei TG a scagliarsi opportunisticamente contro le stesse agenzie che hanno da sempre tollerato e mandato avanti! Al buon gusto, evidentemente non c'è mai limite! Vergogna!

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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    Bce: Draghi mantiene all’1% i tassi e fa “scaricabarile”

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    Giovedì, Giugno 7th / 2012  – di Maria Laura Barbuto – Unione Europea / Banca Centrale Europea / Francoforte / Crisi / Economia / Finanza / Inflazione / Eurozona / Austerity / Crescita economica / Mario Draghi   / Scaricabarile   Bce: Draghi mantiene all’1% i tassi e accusa: La colpa della crisi non è […]

    Accentramento! – Draghi e Barroso spingono per gli “Stati Uniti d’Europa”

    Accentramento! – Draghi e Barroso spingono per gli “Stati Uniti d’Europa”

    Venerdì, Giugno 1st / 2012  – di Sergio Basile – Parlamento europeo / Bce / Mario Draghi / Audizione / Commissione europea / José Manuel Barroso / Fantasia / Angela Merkel / Debtocracy / Eurobond / Speculazione / Qui Europa / Europa / Controinformazione / Sergio Basile / Olanda / Stati Uniti d'Europa / Piano […]

    Le banche sempre più ricche: nuovi prestiti dalla Bce – Weidmann contro Draghi

    Le banche sempre più ricche: nuovi prestiti dalla Bce – Weidmann contro Draghi

    Mercoledì, Marzo 21th / 2012 Bce / Bruxelles / Banche  / Prestiti / Tassi di interesse / Credit Crunch / Eurotower / Draghi / Weidmann / Dozzo Le banche sempre più ricche: nuovi prestiti dalla Bce – Weidmann contro Draghi Il Carroccio chiede impegno dell’esecutivo per allentare la stretta del credito. Famiglie e imprese penalizzate Bruxelles […]

    “De-crescita” 2012: le stime al ribasso della Bce e le dimenticanze di Draghi

    “De-crescita” 2012: le stime al ribasso della Bce e le dimenticanze di Draghi

    Venerdì, Marzo 16th/ 2012 Bce / Crisi Ue / Stime Pil / Ribasso / Responsabilità / Eurozona / Tecnocrati / Draghi "De-crescita" 2012: le stime al ribasso della Bce e le dimenticanze di Draghi Caro “Super-Mario”, la responsabilità è anche tua! Francoforte – Nelle ultime ore l’Eurotower  ha calcolato al ribasso le stime sul Pil […]

    Dimmissioni vertice Abi: dissenso o colpo teatrale?

    Dimmissioni vertice Abi: dissenso o colpo teatrale?

    Martedì, Marzo 6th / 2012 Italia / Banche / Abi / Bce / Dimissioni / Credit crunch / Avvenire  Dimmissioni vertice Abi: dissenso o colpo teatrale? La Bce aiuta le banche, ma la stretta verso cittadini e imprese continua Bruxelles – Quest’oggi il quotidiano “Avvenire” si occupa, tra l’altro, della rivolta delle banche, che sarebbe […]

    La morale delle banche sullo scoglio dei “depositi overnight”

    La morale delle banche sullo scoglio dei “depositi overnight”

    Martedì, Marzo 6th / 2012 Bce / Speculazioni / Depositi over-night / Stretta sul credito / Famiglie  La morale delle banche sullo scoglio dei “depositi overnight” Di notte: Le banche ingrassano, le famiglie dormono sonni agitati Bruxelles – Si sa! La notte porta consiglio. Ma ci sono delle eccezioni. E’ questo il caso dei depositi […]

    Crisi Eurozona: signoraggio bancario, privatizzazioni e ruolo Bce

    Crisi Eurozona:  signoraggio bancario, privatizzazioni e ruolo Bce

    Giovedì, Marzo 22th / 2012 Eurogruppo / Crisi euro / Bce / Signoraggio / Coefficiente di riserva frazionale / Maastricht / Privatizzazioni / Ungheria Crisi Eurozona:  signoraggio bancario, privatizzazioni e ruolo Bce  Privati al potere. Le contromisure degli economisti euroscettici: rinazionalizzare le banche centrali e abbandonare l’euro Francoforte – Sotto l’Eurotower – sede della Bce – […]

    Vertice Ue verso Accentramento Bancario e Fiscale

    Vertice Ue verso Accentramento Bancario e Fiscale

    Mercoledì 27 th / Giugno 2012 – di Silvia Laporta – Bruxelles / Unione Europea / Barroso / Merkell / Germania / dittatura / crisi economica / Unione economica e monetaria europea / Consiglio Europeo 28-29 Giugno / crescita / controllo centralistico / Ufficio del Tesoro Europeo / 27 Paesi dell'Unione Europea / Vecchio continente […]

     

  • Fermiamoli! – Stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

    Fermiamoli! – Stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

    Domenica, Giugno 17th / 2012

    – L'Editoriale, di Sergio Basile –

    Unione Europea / Italia / Eurozona / Commissione europea / Casta Parlamentare / Olli Rehn / Michel Barnier / Pierluigi Bersani / Pierferdinando Casini / Angelino Alfano / Silvio Berlusconi / Manuel José Barroso / Doppiogioco dell'Ue / Accentramento / Crisi / Lavoro / Crescita /  Investimenti / Incentivi / Punti forti dell'Italia / Paese ricco / Giardino d'Europa / Svendita del patrimonio pubblico / Piano verso la dittatura bancaria /  Tessuto imprenditoriale / Indici economici / G20 del Messico / Mario Monti / Corrado Passera / Voto della popolazione ellenica / Permanenza nell'Eurozona / Mercato Interno / Complotto / Contro informazione / Sergio Basile / Qui Europa / Europa / Rinascita 

    Fermiamoli! – Stanno Svendendo 

    distruggendo il Giardino

    d'Europa –  Sveglia!

    Da Bruxelles, al G20 a  Roma si sussegue

    la propaganda dell'euro-casta

    Saldi – E' iniziata la svendita del Patrimonio

    Storico Nazionale: il Giardino d'Europa

    trasformato in un arido deserto

    E i "Magnifici Tre" Stanno a Guardare!

    Fermiamoli, stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – Mentre in Italia le famiglie si apprestano a pagare la prima rata (in scadenza domani) dell'iniqua ed assurda IMU ; mentre Mario Monti e Corrado Passera propagandano il loro "Decreto Sviluppo" che riverserà fiumi di euro nelle tasche di palazzinari italiani (restituendo loro in pratica, di sottobanco ed in maniera subdola, il mal tolto dovuto al versamento della stessa IMU da parte dei re dell'impero dell'edilizia italiana) da "reinvestire" – a interesse s'intende – in strutture pubbliche (togliendo allo stato ogni iniziativa di sorta, e snaturandone il suo ruolo fondamentale); mentre la Grecia è alle prese con un voto "storico" che potrebbe scardinare la gabbia dell'Eurozona, nella quale la Troika sta lentamente dissanguando i poveri paesi del Sud Europa sotto attacco dei mercati (i cosiddetti Piigs); sul fronte dell'Ue incalza forte la propaganda "pro-crescita" di Barroso e compagni. Il cerchio dunque si chiude proprio a Bruxelles.

    L'annientamento del Mercato del Lavoro e

    l'assurdo "pizzino" della Commissione Ue 

    "L'azione messa in campo dalla Ue per fare fronte alla crisi dei debiti sovrani ha contenuto la crisi, ma non l'ha domata e tantomeno l'ha superata''. A dichiararlo – con faccia di marmo e senza alcuna vergogna di sorta – nelle scorse ore Olli Rehn – Commissario Ue, "non eletto",  agli Affari Economici e Monetari della "Banda Barroso" –  che ha bollato come ''insufficienti'' le azioni messe in campo rispetto alle sfide della crisi (e lo credo bene!). Rehn ha inviato un "pizzino" ideale al governo Monti, per  spianare la strada  dell'opinione pubblica verso un "consenso illusorio", ed al fine di garantire nella maniera più indolore possibile l'approvazione della proposta di riforma del lavoro (disoccupazione diffusa) da parte della casta-parlamentare di maggioranza che permette a Monti  di continuare le sue insensate manovre di distruzione dello stato e dello stesso Paese. "E' questione di grande urgenza" – ha dichiarato Rehn –  invitando Monti (che di certo non aveva bisogno di tali pretestuosi proclami) a portare a termine il suo lavoro (sporco lavoro) sulla riforma del mercato del lavoro nel Bel Paese. 

     Barroso-Monti – Bugie e Disinformazione  

    Secondo la Commissione europea, l'Italia affronterebbe, dunque, ''seri squilibri dovuti alla perdita di competitività nell'ultimo decennio", pertanto – secondo Rehn – ''tutte le misure prese finora dal governo per affrontare questo problema devono essere applicate in pieno e in modo rigoroso''. Ma i limiti e la pretestuosità di tali affermazioni (malgrado tv e giornali sostengano in gran parte la bontà di tali "fantasiose quanto false" ed antistoriche ricostruzioni) sono ormai ben palesi e ben comprensibili in una fetta sempre maggiore di Italiani, che hanno compreso la vastità e lo spessore della "rete del grande imbroglio" nella quale l'Italia – suo malgrado – è stata gettata. Non è vero, infatti, che da dieci anni a questa parte l'Italia attraversa un trend economico negativo.

     Tutti gli indicatori  economici smentiscono Monti,

    Bersani, Alfano, Casini e l'Ue  

    Più volte in questi mesi "Qui Europa" ha pubblicato i numeri che confutano le ricostruzioni della Commissione europea, del governo Monti e dei suoi impresentabili spalleggiatori: Bersani, Alfano (Berlusconi) e Casini. La scorsa estate l'Italia era un Paese in salute e in moderata crescita: 1) bassissimo debito privato d'impresa (appena 40 miliardi di euro, contro i ben 8000 miliardi di debito d'impresa privato delle aziende francesi – Come mai la Francia non ha subito dunque la sorte dell'Italia e il suo vergognoso declassamento?); 2) Terza riserva aurea del mondo; 3) Livello dei risparmi delle famiglie da record in Europa, e non solo; 4) Il miglior tessuto imprenditoriale d'Europa, sia per numero di attori commerciali, che per efficienza e produtività; 5) Paese leader al mondo in settori come la cantieristica navale, la metalmeccanica, l'ingegneria aereospaziale,  l'alta moda, l'impresa manifatturiera, l'industria dei servizi turistici; l'industria vitivinicola ed alimentare. Solo per citare alcuni esempi; 6) In più il Paese con il primo patrimonio artistico del mondo (il 70% delle opere d'arte sono conservate nei musei italiani: che oggi vanno verso una probabile e vergognosa privatizzazione); 7) Un Paese dalle bellezze territoriali e paesaggistiche invidiate nel mondo: non a caso prima dell'avvento del distruttivo governo dei banchieri eravamo ancora noti come gli abitanti del "Giardino d'Europa". Ciò nonostante i disastri provocati dal governo Berlusconi. A dare un quadro preciso della situazione – prima dell'invio della celeberrima letterina della (privata) Bce e dell'avvio delle ingerenze da parte dei "privati"  negli affari nazionali – fu lo stesso governo Berlusconi, come confermato (ricorderete) dallo stesso ex-ministro dell'Economia Giulio Tremonti: che nella scorsa estate fotografò nel suo rapporto semestrale la solida situazione dell'Italia, malgrado il debito pubblico di 1900 miliardi di euro. Debito – che come spiegato in decine di articoli – è stato "provocato in maniera fittizia" in seguito alla privatizzazione della Banca d'Italia e della conseguente perdita della nostra sovranità monetaria, regalata ai banchieri privati che siedono nel board della Bce. (vedi articoli nell'archivio di "Qui Europa").  

     Il gioco sporco della "Banda Barroso"  

    Ma lo smemorato Rehn – finto tonto –  ha continuato a fare il  gioco di questa cerchia di eletti – o parassiti: dipende dai punti di vista – rimettendo la salvezza della baracca allo stesso artefice del disastro: Mario Monti. ''La dimostrazione di un impegno politico degli stati membri – secondo Rehn – sarà (infatti)  il punto chiave per ripristinare la fiducia nella zona euro''. Il commissario ha indicato nelle ultime ore quattro tasselli per la cosiddetta "crescita": 1) standard unico per i requisiti patrimoniali (cioè neutralizzazione del ruolo e delle funzioni tipiche degli stati); 2) supervisione finanziaria integrata (Risorse statali nelle mani dell'Ue); 3) autorità unica per la risoluzione delle crisi (cioè accentramento imperialistico) ; schema unico di garanzia dei depositi bancari (cioè dittatura bancaria); 5)  Mutualizzazione del debito (debito – come detto – fatto non dai popoli ma dalle stesse banche) con strette regole di bilancio (cioè comprimendo i servizi pubblici essenziali elargiti ai cittadini). Tutto sommato un bel modo per affrontare una crisi provocata da loro stessi.

     Barroso decise di non bloccare la speculazione  

    Il suggello di tali scelte "dittatoriali" quanto "anti-democratiche" la "Banda Barroso" – per ammissione dello stesso presidente – lo metterà al prossimo G20 del Messico. Secondo il "Re" – non eletto – della Commissione europea, infatti, al vertice mondiale "l'Ue non lascerà alcun dubbio ai partner internazionali sulla propria determinazione a prendere ogni azione necessaria contro la crisi, difendendo la stabilità e promuovendo la crescita. Siamo determinati – continua Barroso – a mostrare al mondo che l'euro e il progetto europeo sono irreversibili''.

     In attesa del Voto greco e del G20 del Messico  

    Ma, in attesa dell'esito del voto della popolazione ellenica – che in queste ore sta affollando le urne – una domanda ci viene spontanea: se l'Ue dice di star facendo di tutto per bloccare questa "pseudo-crisi" perchè ha fatto di tutto per "non approvare" il pacchetto di misure presentato nei mesi scorsi in Commissione dallo stesso commissario al Mercato interno Michel Barnier? Perchè non si è scelti di metter fine "all'impero del rating" ed alle contestuali ingerenze dei privati e delle multinazionali (che affollano i consigli direttivi delle stesse agenzie di rating responsabili dei declassamenti all'Italia ed agli alri paesi Piigs) una volta per tutte. Appare dunque chiarissima la volontà dell'Unione europea di continuare un doppiogioco al fine di alimentare questa crisi indotta e mettere le grinfie sulla ricchezza degli stati più appetibili. E il giardino d'Europa (oggi deserto d'Europa)  è tra questi.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

     

  • La Spagna, il Rating e il pozzo senza fondo del debito – Prossima vittima l’Italia?

    La Spagna, il Rating e il pozzo senza fondo del debito – Prossima vittima l’Italia?

    Giovedì,  Giugno 14th / 2012

    – di Sergio Basile e Silvia Laporta –

    Spagna / Eurozona / Declassamento / Rating / Fitch / Commissione Ue / Speculazione / Sistema perverso / Strategie mercatiste dittatoriali / Italia / Debito fittizio / Pozzo senza fondo / Il pozzo senza fondo della speculazione / Il debito senza fine 

    Spagna: i "regali" europei alle banche non basteranno

    E' un pozzo senza fondo studiato ad arte

    Ora potrebbe toccare alle banche italiane ricevere i "famigerati

    aiuti", complici le solite agenzie di rating

    La Belva del Rating dopo la Spagna, attacca l’Italia – Ma l’Ue sta a guardare

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Madrid, Bruxelles, Roma –  Nelle ultime 48 ore abbiamo assistito all'ennesimo attacco "mercatista" portato con prepotenza verso la Spagna: ed ecco che come per magia è giunta, con la solita puntualità da orologio svizzero, la perentoria ed impietosa mannaia del rating a creare confusione e scompiglio tra la popolazione iberica. L’agenzia Fitch, infatti, ha tagliato il rating a 18 banche spagnole, e ciò dopo aver riservato medesima sorte ai colossi del calibro di Santader e Bbva. Secondo le giustificazioni della discussa ed indagata – non scordiamolo – agenzia newyorkese le colpe del declassamento non sarebbero frutto di accordi sottobanco – come molte procure pare stiano vagliando – ma bensì della gigantesca bolla immobiliare che – sempre secondo Fitch – potrebbe compromettere l’intero portafoglio crediti di alcune banche che potrebbero subire ulteriori peggioramenti”. 

     Il Rating e i nuovi "guadagni facili " delle banche: interessi e aiuti  

    E beh, una preoccupazione lecita, ma fino ad un certo punto! Come farebbero a essere pagati i mutui di centinaia di possessori di case, se questi non dispongono più di un reddito? ovvio! Sarebbe impossibile. Ma il punto è che ad impedire i pagamenti e l'onorabiolità dei mutui spagnoli sono proprio gli esorbitanti livelli di tassazione che il Consiglio Ue ha imposto ai disgraziati e martoriati cittadini, in nome della "crescita". Roba da matti! E dopo il danno l'ulteriore beffa del rating: nuovi declassamenti, nuovi aumenti del famigerato spread e nuovi esorbitanti interessi da pagare alle banche che investono (speculando) sul debito spagnolo. Ciliegina sulla torta gli aiuti – li chiamano così – alle stesse banche ingrassate dalla speculazione. Meccanismo che non regge, palesementer assurdo, ma che tiene sotto scacco tutta l'Eurozona.

     Commissione e investitori bevono insieme al calice della speculazione 

    La Spagna è in piena recessione economica. La disoccupazione è arrivata ormai al livello esorbitante del 24%. Verso il 50% quella giovanile, soprattutto nelle regioni più periferiche. Secondo una simulazione sul reale stato di salute delle banche spagnole, implementata dagli analisti di Credit Suisse, in vista di un eventuale peggioramento della situazione del settore, il sistema del credito spagnolo, potrebbe arrivare a accumulare perdite per 250 miliardi, cifra che corrisponde a un quarto del Pil di Madrid. Tuttavia, finchè l'unico arbitro della partita sarà il "fantomatico mercato" – e saranno le stesse banche – la visione reale del problema sarà sempre mistificata ed annebiata. La Commissione europea, in questo, evidentemente ha una colpa enorme, dal momento che dovrebbe vietare – con opportuno pacchetto di misure – che Fitch & Co prendano di mira stati sovrani e soprattutto stati – come oggi la Spagna – in forte recessione economica. Ma il gioco delle parti ormai è fin troppo chiaro. Di aiutare gli Spagnoli – cioè i cittadini – in realtà non ne ha voglia nessuno. Il solo obiettivo dei "privati" e dell'Unione è quello di reggersi il moccolo a vicenda, bevendo a dismisura nel dolce e velenoso calice della ricchezza facile ed artifiziosa, come un vizioso padre di famiglia ubriaco, alle spalle della sua famiglia e dei suoi figli.

     Costruttori di un pozzo senza fondo  

    Dunque i "costruttori europei" hanno creato un pozzo senza fondo, il pozzo del debito inestinguibile. Ma la domanda è una! Se una situazione è irrimediabile, perchè continuare ad andare avanti così a spese della povera gente? Basterebbe cambiare le regole del gioco e d'improvviso addio alla speculazione, addio al debito "non onorabile e perverso" e Spagna fuori dalla crisi. Infatti, conti alla mano, sebbene le perdite nel settore immobiliare – stimate per 155 miliardi di euro – siano una nota molto dolente ma prevedibile,  sorprendono quei 94 miliardi attesi di buco sul settore non-immobiliare. Se si sommano mutui, crediti al consumo e prestiti alle imprese, le banche sarebbero esposte secondo le stime circolate nelle ultime ore, per ben 1.300 miliardi di euro, che dovrebbero comunque aumentare di altri 100 miliardi.  Qualora tali stime dovessero rivelarsi veritiere – ma su questo punto la chiarezza è sempre un lusso – ciò implicherebbe che i 100 miliardi prelevati dalle tasche degli europei – che hanno giustificato le sommosse popolari di martedì – e destinati alle banche, non basterebbero. Praticamente si tratta – come detto – di un pozzo senza fondo, magari concepito dagli architetti costruttori proprio in tal guisa per motivazioni tutt'altro che nobili e trasparenti. Quindi 100 miliardi, con annesso debito sovrano, con annesso altro debito! Come può crescere il Pil della Spagna? Come può risollevarsi l’economia del paese? Più si ragiona sui numeri, più ci si accorge che infondo è tutta una grossa balla! Un grottesco teatro, nel quale recitano la loro losca parte tutte le istituzioni europee: ciascuna contraddistinta dalla sua buona dose di omertà.

      La prossima della lista? L'Italia!  

    Un circolo vizioso bello e buono, studiato a tavolino per ammucchiare sempre più debito!  Causare  incomprensibili e arbitrari declassamenti con lo scopo di destabilizzarne l'economia ed aprire la porta alla speculazione internazionale sui titoli del debito pubblico. Ciò, tra l'altro, causa  ulteriori gravi conseguenze sull'andamento delle borse. Martedì, è bene ricordarlo, è stato il momento delle banche italiane: con cadute vicine al 4 %, sia per Banca Intesa che per UniCredit. Se ancora qualcuno non l’ha capito, dopo Atene, Madrid la lista prosegue con Roma. Tocca alle nostre banche piene di titoli del Tesoro e con tassi di crediti dubbi, vicini al 10% dei portafogli prestiti! Cosa faranno i nostri eurodeputati? Chiederanno alla Commissione Ue di delegittimare le agenzie di rating, mandando in pensione lo spread o continueranno a "gustarsi" il macabro spettacolo? 

     Sergio Basile, Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • La riflessione del Nobel – Paul Krugman e la fine dell’euro

    La riflessione del Nobel – Paul Krugman e la fine dell’euro

    Sabato, Giugno 9th / 2012 

    – di Silvia Laporta –

    Unione europea / Eurozona / Economia / Finzanza / Instabilità dell'Eurozona / Intervista a Paul Krugman / Banca Finanza / Premio Nobel per l'economia / Politiche di austerity / 6 pericoli immediati per l'Europa / Cecità dei leader europei / Consiglio europeo / Fiscal compact / Debito pubblico / Debito privato delle imprese italiane / Giappone / Italia / Debito e crescita / Strade separate / Controinformazione / Qui Europa / Silvia Laporta 

    Paul Krugman e la fine dell'euro

    Da "Banca Finanza" il Nobel lo dà per spacciato

    La Riflessione del Nobel – Paul Krugman e la fine dell’euro

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – “I leader europei sono decisi a portare il continente al suicidio. Invece di ammettere che si sono sbagliati sembrano decisi a buttare la loro economia e la loro società giù da un burrone. Un tempo i medici credevano che cavar sangue servisse a purgare il corpo dagli umori maligni: molti  responsabili di politica economica la pensano ancora così”. Le parole di Krugman, premio Nobel 2008 per l’economia, si caratterizzano sempre per la loro caratteristica di essere estremamente catastrofiche, quando si parla della situazione europea e delle manovre di austerità, da egli sempre criticate. Purtroppo però, Krugman descrive in una intervista apparsa sulle colonne di "Banca Finanza", solo la realtà.

      I pericoli immediati dell'Europa  

    Nel suo editoriale NYT dello scorso 19 Maggio – ripreso anche oggi da "Banca Finanza", il “guru dell’economia”, ha descritto la sua visione personale della crisi europea. Innanzi tutto, per il Nobel, sarebbero ben sei le fonti di pericolo: 1) la Grecia uscirà dall’euro molto probabilmente il prossimo mese; 2) Ci saranno prelievi enormi da banche italiane e spagnole, per essere trasferiti nelle banche della Germania; 3) Potrebbero seguire controlli con il veto per le banche di trasferire depositi fuori dal paese, e limiti ai prelievi cash; 4) Si nuove strette al credito Bce, pur di tirar fuori le banche dal collasso; 5) La Germania dovrà accettare enormi crediti concessi a Italia e Spagna; 6) L’euro è a fine percorso. 

     Fiscal Compact: un'assurdità da abbandonare subito 

    Secondo Krugman all’inizio del suo percorso per la moneta unica il "clima era di ottimismo". Ma subito dopo, il denaro investito in Spagna e in molti paesi europei, ha creato enormi bolle immobiliari e deficit commerciali. Nonostante la grave situazione di instabilità economica – che si evidenzia ancor di più in clima di crisi – l’Europa avrebbe, sempre a detta di Krugman,  un’unica possibilità per uscire dal pantano della crisi: "che Francoforte abbandoni la sua ossessione per la stabilità dei prezzi e accetti un’inflazione  in aumento del 3 e 4%" . A fronte della situazione attuale, dunque, egli evidenzia che per uscire dalla depressione, l'Eurozona avrebbe bisogno di più spesa pubblica e non il contrario. Da qui si comprende come ciò che "Qui Europa" sostiene da mesi, sia in realtà l'unica strada percorribile: ovvero abbandonare il dissennato principio "istituzionalizzato" con il fiscal compact del pareggio di bilancio. Evitare di utilizzare l'arma anti-recessiva del "deficit spending" (cioè dell'investimento statale costruttivo e "moltiplicativo" grazie ad una quota "sana" di debito statale sottratto alla speculazione) è pura follia. sarebbe come chiedere alle bistrattate famiglie ed alle logorate e "depresse" imprese di mandare avanti l'economia del Paese. Folle ed irresponsabile!

     Debito e Crescita: Due strade separate – Il Giappone insegna 

    Deleterio e terribilmente recessivo dunque! Ciò, nonostante spesso i "famosi tagli" siano frutto della preoccupazione di “non riuscire a rientrare nelle spese”. Ma infondo valutando la "ratio" di questa crisi "indotta" e analizzando alcuni dettagli dell'intervista resa da Krugman, ci si accorge in tutta serenità che non esiste una stretta ed automatica relazione e connessione tra crescita e debito. Sono due strade separate e parallele: il Giappone ce lo insegna, essendo un paese in crescita malgrado sia ad oggi il paese con il denbito pubblico più alto al mondo: ben 4000 miliardi di euro, ovvero circa il doppio dell'Italia. Italia che – come detto in più sedi, in precedenti articoli (vedi archivio) – presenta una tutto sommato buona situazione del "debito privato d'impresa" rispetto alla "cugina" Francia: 40 miliardi di euro, contro gli 8000 (ottomila) euro di debiti delle mprese francesi. Ma ciò evidentemente – e molto stranamente – non è bastato alle agenzie Standard & Poor's, Moody's e Fitch a spingerle ad affibiare al nostro Paese una valutazione migliore in termini di rating, esponendola incomprensibilmente, dunque, ad attacchi speculativi gravissimi senza alcun raziocinio, e senza precedenti.

     Un'austerità che gioca contro la "crescita"  

    Le politiche di austerità – come nota lo stesso Krugman – nella maggior parte dei casi, non fanno che aumentare il tasso di disoccupazione: è ovvio! “Lo stimolo fiscale, aiuta l’economia ad aggiungere nuovi posti di lavoro, mentre la riduzione del deficit di bilancio, incide sulla crescita almeno nel breve periodo”. Questa verità, è quella che deve imporsi al processo legislativo, per riuscire a cambiare le cose, altrimenti l'Europa finirà nelle mani di una mera élite di tecnocrati e banchieri, a discapito dell'economia. Spirale che sta già portando "all'inferno" tutta l'Eurozona, dietro l'indifferenza di un Consiglio europeo costituito in maggioranza da leader ciechi ed acconsensienti. Vedi Mario Monti.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Barroso – Dalla Repubblica delle Banane a quella delle Banche

    Barroso – Dalla Repubblica delle Banane a quella delle Banche

    Venerdì, Giugno 8th / 2012

    – L'Editoriale, di Sergio Basile e Silvia Laporta  –

    Unione europea / Banche e Finanza / Commissione europea / Commissario al Mercato Interno / Manuel Barroso / Michel Barnier / Banche al potere / Alibi / Ricapitalizzazioni / Repubblica delle Banche / Mario Monti / Commissione Trilaterale / Giorgio Napolitano / Repubblica Italiana / Centocinquantenario / Vuoti festeggiamenti / Interessi delle banche / Operazioni in derivati / Speculazione sul debito pubblico degli stati / Operazioni Over-night / Oerazioni Off-Shore / Dittatura / Controinformazione / Silvia Laporta / Sergio Basile / Qui Europa / Europa 

    Barroso – Dalle Repubbliche delle Banane 

    alla Repubblica delle Banche

    Crisi del sistema bancario europeo: un alibi che

    non convince per nulla

    Il fantasioso provvedimento della "Banda Barroso"

    L'indiretta ammissione di Barnier: "Banche al potere"

    Non pià soli 4.500 miliardi di aiuti. Ora si fa da sé!

    Barroso – Dalle Repubbliche delle Banane alla Repubblica delle Banche

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – La Commissione europea, sta varando un provvedimento “salva banche”, ovvero dei piani di risanamento che  stabiliscano le misure da adottare in caso di deterioramento delle finanze degli istituti europei. Un “collasso finanziario” – per usare un eufemismo – che si "vuole evitare" ma ovviamente  non  nei confronti degli Stati (per far quello basterebbe ritornare a stampare moneta presso il Ministero del Tesoro dei singoli stati o presso le rispettive banche nazionali: magari soggette a provvidenziali quanto urgenti processi di rinazionalizzazione. Ma pare che lassù nessuno ne abbia voglia. Così facendo la pioggia di euro sulle banche cesserebbe di colpo!). Dunque la tecnocrazia – che ora spinge per MES ed eurobond, in pieno stile debtocracy – ha l'unico cruccio di reggere se stessa, cioè le banche che ne controllano a tavolino l'operato, sotto un lacerato ed impresentabile velo di democrazia. Banche – tra l'altro – già con forzieri strapieni solo con gli "spiccioli" del gettito costante apportato dagli interessi maturati sui titoli del debito pubblico degli stati dell'Ue (specie dei Piigs: titoli che, come ormai tristemente noto, garantiscono spread più alti, grazie al rating) tra i quali i "poveri istituti in crisi" hanno attinto a piene mani, al fine – è ovvio – anche di speculare sui disastri altrui e tra la piena indifferenza di Consiglio europeo (Monti, Merkel & Co), Commissione Barroso e Parlamento europeo. Che manna! Come raccogliere euro piovuti dal cielo! 

      Le parole chiave: "Crisi del sistema bancario"  

    Poco male! Le parole chiave dettate ai giornali in questi ultimi giorni sono 4, e precisamente: "crisi del sistema bancario"! Ed allora, ecco che le soluzioni proposte dai tecnocrati di Bruxelles – panacee che ovviamente lasciano largamente a desiderare da tutti i punti divista – mettono ancora una volta al centro delle loro strategie attuative, gli istituti bancari: ricapitalizzati – è bene ricordarlo – con qualcosa come 4.500 miliardi solo negli ultimi  anni! (Ma che fine avranno fatto questi benefici euro?). Ciò, evidentemente, senza pensare nemmeno vagamente di mettere qualche limite alla loro autorità. Anzi! Il liberticida, dittatoriale e mostruoso Mes è ormai alle porte dell'Europa, anche se generato come non cancro, al suo interno! (vedi articolo pubblicato ieri in "Qui Europa")

      I 3 punti del "fantasioso" provvedimento della "Banda Barroso" 

    Il provvedimento varato dalla “Banda Barroso”, si pone di riscrivere le regole per il settore in modo da arrivare ad un vero e proprio "blocco bancario europeo unico", basandosi su tre punti: 1) le azioni di prevenzione e i piani per "gestire la crisi" (anche se più che gestirla, gli europei chiedono in massa semplicemente di fermarla e non alimentarla!); 2) il rafforzamento della vigilanza: sperando che non sia analogo al sistema di vigilanza della Bce: completamente nelle mani dei banchieri privati che ne affollano il board di Francoforte, e che fanno il bello ed il cattivo tempo col l'euro, a svantaggio dei correntisti e degli stessi stati "sovrani"; 3) Delle azioni di "pseudo-salvataggio" delle banche: "da non realizzare – sempre secondo Barroso e Barnier – con i soldi dei contribuenti, ma con quelli delle banche stesse". Che poi alla fine sono, però, sempre quelle dei contribuenti! Come spiegare allora il rafforzamento dei coefficienti li riserva patrimoniale bancaria (Core Tier) di Basilea 3, ratificati nei giorni scorsi dallo stesso "democratico" Europarlamento? Bella domanda! Soprattutto in virtù della dittatura ad oltranza esercitata dagli stessi istituti di "ex-credito" – ci scuserete  la battuta – attraverso il credit crunch, l'assurda ed ingiustificata, ed aggiungiamo tirannica, stretta del credito che sta "staccando la spina" a migliaia di imprese europee.

      Lo zampino dell'Eba  

    In più vi dovrà essere un'azione congiunta di controlli intensificati da parte dei 27 organismi nazionali di controllo e dell’Eba (Autorità bancaria Europea). L'Eba, cioè l'European Banking Authority, la stessa – diretta dall'taliano Andrea Enria (in questo momento gli italiani all'estero "vanno proprio forte", meno curiosamente in casa – vedi "Super Mario Monti") che avrebbe chiesto alle banche (guarda un pò!) di aumentare le proprie riserve non destinabili al mercato, per capirci! Allora, dopo le doverose spiegazioni, possiamo comprendere come all'interno di questo "perverso ed incontrollabile" sistema-gabbia, le "povere banche in crisi (?)" dovranno creare al loro interno “Fondi cuscinetto” di garanzia pari ad almeno l’1% del totale dei depositi coperti, per assicurarsi liquidità disponibile in caso di necessità. Ma la percentuale è destinata a salire vertiginosamente, visti i parametri di Basilea (vedi archivio "Qui Europa").

      Non più solo 4.500!  

    Michel Barnier, Commissario europeo al Mercato Interno (ex ministro francese delle finanze)  ha  indicato quale  filosofia e ratio del provvedimento, quella di voler "affidare alle banche la responsabilità di pagare per esse", e non ai contribuenti, limitando secondo lui – il ricorso agli aiuti pubblici, soprattutto in tempi di austerità come questo. Che cuore! Barnier, nelle scorse ore, ha poi ricordato che la Commissione – precisamente nel 2008-2011 – ha approvato (come ribadiamo) aiuti di stato a favore delle banche per ben 4.500 miliardi di euro: cifra pari al 37% del Pil dell’Unione europea. Interventi che sono andati ovviamente a discapito nostro, delle famiglie europee  e di tutta la popolazione. Secondo Barnier, dunque, con la nascita della "Repubblica delle banche" tale problema non si ripresentarà più! E certo! Caro Barnier, le banche ora faranno da sé, e la "carta costituzionale" sovrana di Basilea 3 ne è la prova (vedi archivio "Qui Europa").

      Le Repubblica delle Banane e la Repubblica delle Banche  

    Insomma è come riconoscere ufficialmente la nascita di una nuova repubblica: quella delle banche. E ciò proprio nell'anno della fine della sovranità della "Repubblica Italiana" affidata ad un governo di banchieri non eletti, proprio nell'anno del suo 150°  compleanno, e dopo una serie interminabile di – evidentemente – vuoti, vani ed inutili festeggiamenti per il Centocinquantenario. Feste e parate solenni portate avanti dal gran maestro Re Giorgio Napolitano I, con la stessa premura con la quale si è affrettato a chiamare – tra tanti – al Colle proprio un "non politico – non eletto" amico di banche, tecnocrati, organizzazioni occulte e banchieri di prima fascia (vedi Rockefeller: fondatore della celeberrima Trilateral Commission, della quale Monti è stato fino a "ieri" rappresentante di punta dell'Area Continentale Europea). Quanto a su, il primo aggettivo usato, relativo a "festeggiamenti" ("vuoti") è dovuto all'amara constatazione su quale sia stata la triste fine fatta oggi dal glorioso "Dettato Costituzionale" della Repubblica Italiana: modello che tutta l'Europa ci invidiava per misura e portata intrinseca, scritto tra il sangue e l'esperienza di uomini che nel dopoguerra fecero grande l'Italia, ponendola al centro del mondo senza armi e "opinabilissime missioni di pace".Vedi la storia del padre costituente Giorgio La Pira: deputato, costituente, (poi) sindaco di firenze, santo, amante del dialogo e della Pace tra i popoli e dedito all'elemosina ed alle altre virtù cristiane. 

      Un'ammissione indiretta: "banche al potere!"  

    Nel suo discorso , Barnier, ha lasciato intendere in sintesi come al comando di Bruxelles ci siano gli interessi delle banche e come gli altri commissari, come lui, abbiano una scarsa rilevanza, rispetto a questo obiettivo “superiore”. Egli,  analizza la possibilità di smembrare la banca (in eventuale difficoltà) in due parti: una “good” e una “bad” company, nella quale mettere i titoli deteriorati per poi essere liquidata.

      Il Vero nodo dell'immorale sistema bancario  

    Quella di Barnier è una mezza verità che però non ci convince per nulla: in realtà la direttiva di Bruxelles non va alla radice del problema poiché non pone barriere per impedire "disastri futuri" e "future speculazioni sul debito pubblico a danno dei contribuenti": chiamati a pagare a suon di finanziarie gli interessi alla banche: 80 miliardi circa, la quota d'interessi sui titoli di stato, pagata solo quest'anno dai contribuenti italiani. Inoltre il provvedimento  non elimina la possibilità (o l'alibi)  per le banche, di mettere in atto operazioni a lungo termine qualora non disponessero di risorse reali e proprie; né tantomeno bandisce le famigerate operazioni in derivati, quelle over-night (inique ed immorali – vedi archivio "Qui Europa") e non pone sotto controllo le cosiddette operazioni "off-shore": tra le cause principali del dissesto economico-finanziario a livello mondile. I liquidi detenuti dalle Banche europee – che rappresentano i risparmi di chiunque li abbia depositati, e quindi non sono di proprietà delle Banche – vengono usati da queste ultime, sia per i prestiti ma anche per acquistare titoli che consentano loro di diventare azioniste di altre banche e altre imprese, creando azioni di tipo speculativo, o di speculare sulle disgrazie recenti delle famiglie italiane, greche, spagnole, portoghesi, irlandesi e – pare – anche cipriote. L'ultimo paese sotto attacco dei mercati: il quarto che potrebbe subire l'onta barbara della Troika (Ue, Bce e Fmi).

    Sergio Basile, Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)