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Mese: Marzo 2017

  • Umilmente al servizio di Cristo come suo servo inutile  (e adesso processateci tutti…)

    Umilmente al servizio di Cristo come suo servo inutile (e adesso processateci tutti…)

     Sabato, 18 marzo / 2016   

    di Danilo Quinto

     Redazione Quieuropa, Danilo Quinto, Partito Radicale, denuncia dei Radicali, processo per diffamazione, Pannella 

    Umilmente al servizio di Cristo

    come suo servo inutile

    (e adesso processateci tutti…)

     

    di Danilo Quinto

    Danilo Quinto - Caso giudiziario

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Processo per diffamazione!?                                   

    Roma – Lunedì 20 marzo, torno in Tribunale per una denuncia di diffamazione di cui sono stato oggetto da parte dei radicali. Nel mio primo libro Da servo di Pannella a figlio libero di Dio avevo scritto servo sciocco in corsivo. Quasi una metafora, come scrisse Gianluca Veneziani su L’Intraprendente di qualche mese fa (l’articolo lo troverete in calce), che è il solo ad essersene occupato. La vicenda è ignota a molti, perché tanti hanno preferito non occuparsene, non scriverne e non divulgarla. Fumus persecutionis? Ma andiamo! Io non sono mica Minzolini, o Lotti.

                                  Avrei potuto diventare parlamentare,

                                 ma vi ho rinunciato per seguire Cristo.

    E non mi lamento. Di che cosa dovrei lamentarmi, d’altra parte? Di essere per un minimo accanto a Cristo e di partecipare alle Sue sofferenze?

     Su Marco Pannella…                                                 

    Anni fa, quando Emma Bonino stava per diventare Presidente della Repubblica, Costanza Miriano scrisse sul suo blog che Cristo era morto in Croce anche per Emma Bonino, senza aggiungere che la grande italiana – come l’ha definita il papa e i cattolici che abortiscono sono di certo d’accordo con lui – non si salverà mai se non si pentirà pubblicamente di quello che ha realizzato con la sua ideologia. Il buon ladrone si salva solo perchè si pente dei suoi peccati. Lo scritto della Miriano mi colpì molto allora. Povero ingenuo che sono. Fu un esempio di quel cosiddetto mondo cattolico che ho conosciuto negli anni seguenti. Quello che edulcora e annacqua tutto, pronto a fare compromessi e a coltivare il male minore. Quello di Eugenio Roccella – ad esempio – che insieme a decine e decine di parlamentari cattolici firma appelli a favore dei 10 milioni di euro che lo Stato elargisce ogni anno a Radio Radicale e mi dice

              «Me l’ha chiesto un amico al quale non potevo dire di no».

    Quello di Gaetano Quagliariello, che in occasione del ricordo di Marco Pannella al Senato, afferma: «Oggi di luoghi di formazione, in fondo gratuiti e generosi, come quello che il Partito Radicale di Pannella ha incarnato, non ne esistono più. E questa è una perdita secca che condiziona la qualità della classe politica e quindi la ricchezza stessa della nazione». Quello di Massimo Gandolfini, che il 20 maggio scorso, così diceva di Pannella, a Radio Radicale: «Ho un ricordo sul piano umano molto buono e molto bello». Quello di Mario Adinolfi, che nel corso dell'Assemblea del Popolo della Famiglia, che si è tenuta a Roma nel gennaio scorso, ringraziava Radio Radicale della registrazione che effettuava.

      Non cerco solidarietà da questi personaggi          

    Non cerco solidarietà da questi personaggi e da molti altri simili a loro.

                                              Con i loro comportamenti,

              sono complici dell’ideologia che proclamano di combattere.

    Cerco di fare il mio dovere. Umilmente. Nelle cose che dico, in quelle che scrivo, in quelle che Dio ritiene di farmi affrontare. E se lo ritiene Dio non posso che abbandonarmi alla Sua volontà. Da Suo servo inutile. A questo proposito, ho sempre in mente quello che insegnava Don Divo Barsotti nelle Meditazioni sulle Lettere Pastorali: «San Paolo raccomanda a Timoteo di non invitare alcuno a insegnare dottrine diverse. Vi sono delle persone che Paolo teme possano insegnare delle dottrine che non sono precisamente delle dottrine cristiane. Una delle preoccupazioni fondamentali dell’apostolo è per l’integrità della fede. La Chiesa cristiana ha già un suo corpo di dottrina ben definito, ha come un deposito che si deve conservare con cura gelosa. E’ l’impegno dei discepoli ai quali Paolo si rivolge. Tale è la preoccupazione di Paolo di salvaguardare la fede, che può anche lasciare Timoteo ad Efeso e andare solo, lontano da lui. Paolo ama Timoteo, ma il suo affetto per lui, il discepolo prediletto, non può superare il suo amore per Cristo. Egli vive per il servizio che gli è stato chiesto da Cristo».

    Danilo Quinto

     

     Se dai del «servo sciocco» a qualcuno,

    ora finisci a processo

    di Gianluca Veneziani

    Danilo Quinto - Caso giudiziario

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     "Servo sciocco"!? Ora finisci a processo               

                    Se dai del «servo sciocco» a qualcuno, ora finisci a processo

                                                  di Gianluca Veneziani 

                          (tratto da ”L’Intraprendente”, del 1° ottobre 2016)

    Strano Paese davvero, l’Italia. Un Paese in cui si può tranquillamente umiliare qualcuno pubblicamente, magari postando video hard privati e offendendo la vittima sui social a suon di epiteti irripetibili senza pagarne le conseguenze, e non si può invece in un libro esprimere un giudizio, un’opinione peraltro pacata e non aggressiva, verso un gruppo di persone, senza passare sotto la gogna della giustizia, col cappio al collo dell’accusa di diffamazioneIn questo tritacarne giudiziario è finito suo malgrado il giornalista ed ex tesoriere del Partito Radicale Danilo Quinto, che verrà processato per diffamazione per aver scritto in un suo libro pubblicato quattro anni fa, Da servo di Pannella a figlio libero di Dio (Fede & Cultura), che il gruppo dirigente radicale di cui aveva fatto parte era «acefalo», e che un membro di quel gruppo dirigente veniva definito «servo sciocco». Entrambe le espressioni erano peraltro scritte in corsivo, quasi a indicare la loro valenza metaforica. Ma ciò che più colpisce è che non si tratta certo di insulti ingiuriosi, al più di pareri che attengono la libertà di opinione del singolo e non possono essere sottoposti a censura né tanto meno a condanna. Se è per questo, lo stesso Quinto, sin dal titolo del libro, si definisce «servo». Dovrebbe allora scattare per questo un processo per auto-diffamazione? Suvvia, siamo seri. Quante volte su questo giornale abbiamo definito il premier Renzi «incapace» e «inadeguato», quante volte abbiamo chiamato la Boldrini «nemica delle donne», quante volte abbiamo detto di Papa Francesco che sta rottamando il cristianesimo?

                          Dovremmo finire allora tutti a processo per questo?

    Dovremmo allora incorrere tutti nella scure della giustizia illiberale e censoria? In ballo, in questa storia, non c’è solo la vicenda personale di un uomo e la sue persecuzione giudiziaria. Qui in ballo c’è la sacrosanta libertà di un giornalista di poter esprimere la propria opinione a proposito di chicchessia su un quotidiano o su un libro, di poter dare dell’inetto o del sottomesso a chi vuole senza rischiare di perdere la propria libertà; e c’è l’invadenza di un potere, come quello giudiziario, che pretende di processarci e condannarci non solo per quello che facciamo (se lo facciamo) ma anche per quello che diciamo, a prescindere che ciò sia passibile o meno di nuocere all’altrui reputazione. È la stessa battaglia, in fin dei conti, per cui ci parve doveroso difendere il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti da quell’assurdo processo che rischiava di portarlo in carcere per omesso controllo su un articolo scritto da una firma del suo quotidiano. È lo stesso spauracchio che torna ogni volta che un giornalista, per aver fatto semplicemente il suo mestiere, rischia di finire in carcere, l’esercizio della sua professione di diventare ragione della sua condanna, e uno dei fondamenti dello Stato di diritto in cui viviamo di essere abolito e reinterpretato a uso e consumo dei giudici. 

     E adesso processateci tutti!                                    

    È una vergogna, diciamocelo, per la quale occorrerebbe portare avanti una campagna di opinione e una battaglia civile senza titubanze di sorta. Una battaglia che prescinde da chi sono i contendenti, visto che, come racconta Danilo Quinto in un articolo pubblicato su Radio Spada, «non è il primo processo che subisco per una denuncia dei radicali. Ne fecero un’altra, subito dopo l’apertura della causa di lavoro nei loro confronti – che poi naturalmente persi, senza vedermi riconosciuti i miei diritti. In quell’occasione, fui condannato a 10 mesi, con pena sospesa e non menzione, per appropriazione indebita. L’accusa era quella di aver sottratto le somme dei miei stipendi, sulle quali ho pagato le tasse, rispetto alle quali chi le ha erogate non aveva mai fatto nessun rilievo negli anni in cui ero Tesoriere». Ed è una battaglia che prescinde anche da chi ne è vittima, ossia un uomo che, per aver esercitato la sua libertà di opinione, già in passato ha dovuto rinunciare a una collaborazione con un organo di stampa sostenuto dalla Cei. Ma è una battaglia che ci riguarda tutti, come categoria di giornalisti, e più in generale, se permettete, come liberi cittadini di uno Stato libero.

                           Qui ne va della nostra libertà di parola e di giudizio, lettori.

    Qui ne va del nostro diritto di dare a qualcuno dell’ “acefalo”, del “servo” e perfino dello “sciocco”, come e quanto ci pare. Qui ne va del nostro diritto di non essere succubi dello strapotere dei magistrati. E adesso processateci tutti.

    Gianluca Veneziani 

    http://daniloquinto.tumblr.com/post/158543700458/umilmente-al-servizio-di-cristo-come-suo-servo

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  • Crisi economica? Crisi morale!

    Crisi economica? Crisi morale!

    Lunedì, 6 Marzo/ 2017   

    di Francesco Lodi / Sete di Giustizia Genova

     Redazione Quieuropa, sistema bancario, Francesco Lodi,  Sete di Giustizia, Giacinto Auriti, Crisi morale, Benedetto XVI, Dottrina Sociale della Chiesa 

    Crisi economica? Crisi morale!

    L'egoismo e la "disumana religione del mondo" che

    portano alla cinesizzazione della società. 

    Che fare?

     
    di Francesco Lodi / Sete di Giustizia Genova
     
    Crisi Economica
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     Crisi economica: crisi morale                                 

    Genova – di Francesco Lodi – Come più volte ha ribadito nel suo Pontificato Benedetto XVI la cosiddetta "crisi economica" attuale è frutto di una crisi morale dell’uomo. “Talvolta l’uomo moderno è erroneamente convinto di essere il solo autore di se stesso, della sua vita e della società. E’ questa una presunzione, conseguente alla chiusura egoistica in se stessi, che discende – per dirla in termini di fede – dal peccato delle origini. […] Ignorare che l’uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell’educazione, della politica, dell’azione sociale e dei costumi. All’elenco dei campi in cui si manifestano gli effetti perniciosi del peccato, si è aggiunto ormai da molto tempo anche quello dell’economia. Ne abbiamo una prova evidente anche in questi periodi (proprio come avvenne durante la "Grande Depressione" o "Crisi del 1929", passata alla storia come una delle più terribili espropriazioni di massa della storia, che trovò come alibi il cosiddetto "Crollo di Wall Street": migliaia e migliaia di famiglie americane si trovarono da un giorno all'altro senza casa.. praticamente sul marciapiede ad elemosinare generi di prima necessita! Niente di nuovo sotto il sole! – Ndr – Vedi foto al centro in copertina)

                             La convinzione di essere autosufficiente 

    e di riuscire a eliminare il male presente nella storia solo con la propria azione 

                ha indotto l’uomo a far coincidere la felicità e la salvezza 

          con forme immanenti di benessere materiale e di azione sociale. 

            La convinzione poi della esigenza di autonomia dell’economia 

                   che non deve accettare influenze di carattere morale, 

               ha spinto l’uomo ad abusare dello strumento economico 

                                   in modo perfino distruttivo.” 

                            (Benedetto XVI – Caritas in Veritate)

     Mammona, la moneta-debito e Basilea III          

    Questa crisi – o meglio questo egoismo – parte dall’alto, dalle banche, fino ad arrivare in basso al negozio di quartiere. Infatti a causa della crisi morale, dove non si riconosce più il vero di Dio, si finisce per servire Mammona: il denaroPiù volte abbiamo spiegato che la crisi parte dalla più grande truffa di tutti i tempi: la moneta-debito. Accade che le banche centrali di tutto il mondo (spa private) emettono banconote di costo praticamente nullo addebitandole ai popoli per il loro valore nominale (la moneta viene prestata per poi essere restituita con gli interessi). E’ facile quindi capire come i vuoti monetari siano arbitrariamente pianificati dalla parsimonia feroce dei grandi usurai che dominano il sistema monetario.

                                    Infatti i popoli del terzo mondo

          prima di essere dilaniati dalla fame sono dilaniati dal debito.

                                                  (Giacinto Auriti)

    In un anno muoiono di fame milioni di persone non per mancanza di derrate alimentari, ma per mancanza di denaro per comprale: com'è provato dalla distruzione abituale delle eccedenze di prodotti agricoli. Questa crisi è stata accentuata con il passaggio da Basilea II a Basilea III: le banche commerciali hanno deciso d'un colpo di rientrare dei crediti rispetto al loro patrimonio e hanno messo sul lastrico tantissime aziende che sono fallite per mancanza di liquidità. E’ l’economia capitalistica, l’economia dell’egoismo: un sistema in cui il più forte vince e si prende tutto; il più piccolo muore e prima di farlo svende tutto al primo… il cosiddetto "eletto".

    Crisi Economica

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Verso la cinesizzazione della società                     

    Ma questo egoismo, frutto come dicevamo di una crisi morale, tocca le aziende di tutti i livelli, fino ad arrivare ai negozi di quartiere. Infatti in tutte le aziende si continua a dire che i ricavi devono crescere e per farlo si taglia sul personale. Così gli imprenditori per egoismo – sia pur indotto dall'egoismo satanico dei mondialisti – non sono disposti a rinunciare a parte dei loro guadagni per il prossimo e la riduzione del personale grava sugli altri dipendenti che ormai sono costretti a fare ore di straordinario non retribuite. Cioé si va verso la schiavitù reale o cinesizzazione della società (Ndr): è questa l'essenza catastrofica del Nuovo Ordine Mondiale trasposta all'economia, sulla scia della "globalizzazione" (Ndr). Testimonianza c’è stata data – tra l'altro – proprio qui a Genova nell’incontro di Gioia Piena organizzato dalla diocesi sul tema della disoccupazione, dove diverse persone ci hanno raccontato le loro esperienze con aziende e negozi, sull’utilizzo di voucher, work esperience, assunzione temporanea di neo diplomati (utilizzati con diversi metodi), al fine di non assumere, ma di avere costantemente una rotazione del personale a basso costo, utile, ovviamente, ai soliti noti del ristretto club. Tutto questo in nome del profitto, fatto ovviamente sempre sulla schiena dei più deboli. La cosa triste è che questo accade anche per mano di imprenditori che si dicono cristiani cattolici, ma che poi non mettono in pratica la Dottrina Sociale della Chiesa.

     Il tesoro della Dottrina Sociale della Chiesa        

    Infatti nella Dottrina Sociale della Chiesa si legge: La dottrina sociale riconosce la giusta funzione del profitto, come primo indicatore del buon andamento dell’azienda: “quando un’azienda produce profitto, ciò significa che i fattori produttivi sono stati adeguatamente impiegati”. Ciò non offusca la consapevolezza del fatto che non sempre il profitto segnala che l’azienda stia servendo adeguatamente la società.

                                                E’ possibile, ad esempio,

            “che i conti economici siano in ordine ed insieme che gli uomini,

                   che costituiscono il patrimonio più prezioso dell’azienda,

                                  siano umiliati e offesi nella loro dignità”.

    E’ quanto avviene quando l’impresa è inserita in sistemi socio-culturali improntati allo sfruttamento delle persone, inclini a sfuggire gli obblighi di giustizia sociale e a violare i diritti dei lavoratori. Purtroppo questa ormai sembra una prassi sempre più consolidata nel nostro paese. Quando dal basso torneremo a guardare come centro dell’economia la persona e non il denaro – ma questo potrà accadere solo quando riconosceremo Dio come centro della nostra vita – allora piano piano le cose cambieranno a tutti i livelli, fino ad arrivare al vertice di chi gestisce oggi l’economia: le banche e i centri o templi della luciferina "religione del mondo" o del mondialismo (vero dante causa alle azioni dei signori occulti della moneta – Ndr). Solo così,

                          riconoscendo Dio come centro della nostra vita,

                               avremo una moneta al servizio dell’uomo

    (moneta proprietà di popolo / vedi Teoria Auritiana) e non il contrario:

          l’uomo al servizio della moneta (moneta come sterco di satana). 

                       Alla base di tutto ci sta la nostra conversione,

                               il Vangelo è chiaro Dio o Mammona.

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    DIS. LEGGE N°1889 SENATO XIII LEGISLATURA

    Disegno di Legge proposto dal Sindacato Anti USura 

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    Convegno sulla moneta / 17 Settembre 2016

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  • Sovranità Monetaria ed Eutanasia: quando il diritto alla vita è negato dalla sete di morte

    Sovranità Monetaria ed Eutanasia: quando il diritto alla vita è negato dalla sete di morte

    Venerdì, 3 Marzo/ 2017   

    di Nicola Arena / con contributi di Sergio Basile / Sete di Giustizia

     Redazione Quieuropa, sistema bancario, Nicola Arena,  Sete di Giustizia, eutanasia, Giacinto Auriti, Massimo Mauro, Gianluca Vialli  

    Sovranità Monetaria ed Eutanasia: quando il 

    diritto alla vita è negato dalla sete di morte

    Moneta debito ed eutanasia: gli strumenti dell'élite e dei

    profeti della morte per infelicitare e decimare l'umanità

     
     di Nicola Arena / con contributi di Sergio Basile  / Sete di Giustizia
     
    Sovranità Monetaria ed Eutanasia
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     Una questione di vita e di morte                            

    Roma – di Nicola Arena / con contributi di Sergio Basile – Nei giorni scorsi in Italia i malati di SLA ed i loro cari sono ritornati a chiedere con insistenza nuovi fondi da destinare in favore della ricerca. Il Comitato 16 Novembre – onlus associata alla FISH che da anni lotta per l'ottenimento di maggiori risorse economiche all'assistenza ai malati di SLA e di altre patologie altamente invalidanti – è sceso in piazza per ben 15 volte solo nel periodo compreso tra 2012 e 2014. Inoltre, nello stesso periodo, è stato organizzato un presidio permanente di fronte al Ministero dell'Economia e delle Finanze. La risposta dei nostri governanti, incredibile ma vero, è stata quella di ridurre ulteriormente la somma destinata a questa gravissima patologia. Dinanzi a questo vergognoso paradosso, una rifessione sorge spontanea e non può che riguardare ancora una volta la delicatissima e centrale "questione monetaria". Se lo Stato avesse la piena sovranità monetaria, ovviamente, i fondi necessari agli aiuti ai sofferenti – per questa ed altre patalogie – si troverebbero con un click. Il catanzarese Massimo Mauro – noto calciatore classe '62: l'unico ad aver giocato con Maradona, Platinì e Zico – al termine della sua gloriosa carriera calcistica, nel 1993, decise di dedicarsi al supporto della ricerca scientifica, dando vita – assieme a Gianluca Vialli – all'omonima fondazione "Vialli e Mauro", ente che opera dal 2004 nella raccolta fondi per la ricerca sul cancro e sulla SLA. Mauro, ora commentatore televisivo, era amico di Stefano Borgonovo, notissimo calciatore morto proprio di Sla il 28 giugno del 2013. 

                                      "Per una degna assistenza a domicilio 

                   – ha commentato in una recente intervista a La Repubblica – 

                            sono necessari dai 100mila ai 120mila euro annui. 

                     Considerando i 6000 malati, di cui molti gravi e gravissimi, 

      è fondamentale per noi che lo Stato s’impegni per almeno 600 milioni di euro". 

                                                           Massimo Mauro

    Una linea condivisa anche dal Comitato 16 novembre. Ma è possibile che manchino i fondi per interventi così necessari e urgenti? Chiediamoci allora: cos'è la moneta? I "soldi" sono nient'altro che un'invenzione umana di natura puramente convenzionale. Pertanto, quando essi dovessero mancare, bisognerebbe semplicemente stamparli nella giusta quantità, cioé in maniera tale da garantirne e controllarne la rarità, ma anche nella misura in cui essi possano "servire" all'intera comunità civile per far fronte al necessario. Poiché i nostri governanti da sempre hanno delegato questa importante funzione (quella della creazione del denaro) a banchieri senza scrupoli, che hanno illegittimamente monopolizzato la proprietà del denaro ed i criteri di elargizione dello stesso, i cittadini sono stati privati addirittura – e sempre più – del diritto alla vita. Il fine unico dell'usuraio, dunque, in ultima istanza, è quello di far soffrire la povera gente e controllare con piena discrezionalità i processi demografici. Si stima, ad esempio, che gli Italiani, andando di questo passo, in un paio di secoli potrebbero essere estinti… o quasi! Se la proprietà della moneta fosse dei cittadini e la moneta fosse emessa dallo Stato a credito (reddito di cittadinanza a credito: assolutamente non inserito tra le voci di debito del bilancio statale) le famiglie avrebbero finalmente la possibilità di poter assistere ai loro cari, con tutti i mezzi economici necessari: anziani, disabili e malati di  ogni sorta potrebbero ritrovare la giusta dignità di essere umani e non mendicare ore di vita.

      I profeti e sacerdoti della morte                          

    Oggi assistiamo a un'onda impetuosa d’inganno omicida che spinge l'opinione pubblica in un'unica direzione possibile (secondo loro): la morte. Mentre i malati soffrono, i nostri governanti tagliano i fondi e, in aggiunta, i mezzi d'informazione in mano al sistema usurocratico mondiale, ci forniscono una soluzione: l'eutanasia. In questo periodo di crisi economiche e morali (create ad arte dal sistema bancario e dal mondialismo luciferino e anti-cristiano) spendere dei soldi per le cure dei malati non è possibile, non è lecito! Quindi occorre convincere la gente a chiedere per legge l'uccisione degli stessi malati: spesso e volentieri considerati alla stregua di fardelli inutili da scaricare al più presto. Quante categorie saranno coinvolte? Oggi malati, storpi, anziani, ciechi, sordi; domani persone sane ma prive di un lavoro, ecc.. Per semplificare tutto in uno slogan, tanto caro ai profeti della "malthusiana religione del mondo": 

                                      "Non ci sono i soldi cari Italiani! 

                Quindi convincetevi sempre più che morire è un vostro diritto! 

                                            Fatelo applicare per legge! 

                 Pretendetelo senta tanti fronzoli ideologici e religiosi!"

    L'impero usurocratico mondialista (cioé proprio dei seguaci di satana, nemici di Gesù Cristo) che ha come obiettivo la riduzione della popolazione mondiale – e la contestuale crescita demografica e reddituale dei soli "eletti" – usa tutti i mezzi mediatici per convincere le genti ad agire contro i propri interessi e, principalmente, contro la vita. Assistiamo quindi a un estenuante martellamento mediatico in favore dell'eutanasia e – alla luce di quanto detto e scritto – ciò non ci meraviglia più di tanto. Molte persone ci cascano, sventolando i propri diritti nelle piazze con ardore ed abnegazione… ma essi non si accorgono che questi fantomatici "diritti" non sono altro che gli interessi più miserabili e meschini dell'élite dominante che detiene le redini della moneta e delle nazioni. Fu questo – è lo è ancora oggi – uno dei principali crucci del Club di Roma, organizzazione mondialista vocata – in nome di un presunto e "deleterio" sovrappopolamento mondiale: che mortifica e annulla di fatto l'essenza stessa del concetto di "Divina Provvidenza" e di Dio – alla riduzione delle nascite e al controllo demografico; organizzazione tanto cara – tra l'altro – al giornalista e scrittore Giulietto Chiesa e al professor Serge Latouche (padre della Teoria della Decrescita Felice): da sempre supporters del pensiero unico concepito nel seno del Club.

    Sovranità Monetaria ed Eutanasia

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Diritto alla vita, diritto alla moneta-proprietà    

    Il motivo che dovrebbe spingere in primis l'essere umano a manifestare contro i governi e soprattutto contro il sistema bancario – basato sulla mortale moneta-debito – è il diritto alla vita. La nostra esistenza in questo mondo non l'abbiamo decisa noi e per questo motivo non dovremmo nemmeno poter decidere di toglierla agli altri. La legge deve favorire il benessere sociale, soprattutto dei più bisognosi: sia d'affetto che di cure mediche. Non lasciamo all'usuraio il libero arbitrio sulla nostra esistenza! Lottiamo per la vita! Noi – come ci ricorda l'indimenticato Prof. Giacinto Auriti, padre della "Teoria del Valore Indotto della Moneta" – siamo per la proprietà popolare della moneta!

                        Oggi il denaro nasce di proprietà della banca

                                       che la emette prestandola!

            Noi vogliamo che la moneta nasca di proprietà dei cittadini

          e che sia accreditata ad ognuno come reddito di cittadinanza!

                                          ( Prof. Giacinto Auriti )

     

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    NOI  SIAMO  PER LA PROPRIETÀ  POPOLARE DELLA   MONETA.

    Oggi la moneta nasce di proprietà della banca che la emette prestandola ai cittadini.

    Noi vogliamo che nasca di proprietà dei cittadini e che sia accreditata 

    ad ognuno come " REDDITO di CITTADINANZA ".

    DISEGNO DI LEGGE N°1282 SENATO XII LEGISLATURA 

    DIS. LEGGE N°1889 SENATO XIII LEGISLATURA

    Disegno di Legge proposto dal Sindacato Anti USura 

    Segretario Generale  avv. prof. Giacinto Auriti

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     Video correlato                                                          

    Convegno sulla moneta / 17 Settembre 2016

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