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  • Spread e debiti perenni: andare oltre la cartolarizzazione, verso la proprietà popolare della moneta

    Spread e debiti perenni: andare oltre la cartolarizzazione, verso la proprietà popolare della moneta

    Domenica, 7 ottobre / 2018

    – di Roberto Pecchioli e Sergio Basile

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Proprietà Popolare  

    Spread e debiti perenni: andare oltre la

    cartolarizzazione, verso la proprietà

    popolare della moneta

    I titoli di Stato non sono il mezzo per ottenere la democrazia integrale:

    urge il reddito di cittadinanza auritiano (a credito).

    ► L'FMI e l'esempio emblematico del "disastro giapponese"

     

    di Roberto Pecchioli  / con il contributo di Sergio Basile

    spread e titoli di stato - debito perenne

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La tecnocrazia e il debito perenne                         

    Roma, Bruxelles, Tokyo – di Roberto Pecchioli e Sergio Basile –  Come visto in più sedi la truffa dell'emissione monetaria a debito è un qualcosa che va avanti dal 1694/1717, cioè dalla fondazione e istituzionalizzazione della privata "Banca d'inghilterra".

                         Ma diversi sono stati nel tempo gli stadi progressivi

               che hanno ancor di più blindato ed incancrenito questa truffa:

               tra di essi un cenno particolare lo meritano la cartolarizzazione

            e contestuale iper-emissione dei titoli di stato del debito pubblico

    e la successiva trovata "usurocratica" della diabolica accoppiata rating/spread.

    Riecco lo spread. Tornano sul palcoscenico le statue di cera dell’UE, il franco-romeno-israelita massone Moscovici e l’ineffabile Juncker gran contribuente delle accise sugli spiriti, si materializzano nuovamente i fantasmi dei decimali nel bilancio dello Stato, risuonano gli ordini imperiali di sconosciuti funzionari stranieri presso i governi eletti. L’occasione è la polemica sulla legge di bilancio, assai sgradita agli gnomi di Bruxelles e ai loro domines della cupola finanziaria. Non è inutile una rinfrescata alla memoria dei connazionali, alla ricerca di bugie tutt’altro che innocenti per una visione dei fatti alternativa alla vulgata corrente della stampa e delle accademie di luminari a contratto. Una controstoria per nerd, lontana dai grafici, dagli istogrammi, dalle formule incomprensibili degli esperti, esposta senza utilizzare la lingua di legno anglotecnocratica. Partiamo da lontano, poiché il cappio che ci strangola da tre secoli a questa parte (cioé dalla nascita ed istituzionalizzazione delle banche centrali e della moneta-debito: 1717) ce lo siamo stretti al collo con rinnovata forza, ancora una volta nel 1981, allorché un ministro della sinistra DC, Beniamino Andreatta, con una semplice lettera concordata con i vertici della Banca d’Italia (Carlo Azeglio Ciampi), decretò il cosiddetto divorzio tra Tesoro e banca centrale. Venne cioè rimosso l’obbligo per l’istituto di emissione di acquistare i titoli invenduti alle aste mensili, calmierandone il tasso. Liberati gli istinti animali della finanza, pur in una situazione in cui il sistema bancario era in mano allo Stato, il debito pubblico dell’epoca, 142 miliardi di euro, il 58 per cento del PIL, triplicò in soli quattro anni, per quintuplicare nel 1994. Il divorzio più caro della storia: mille miliardi in quindici anni.

                                      Ovviamente già prima del divorzio

                         l'Italia era vittima degli strozzini internazionalisti,

    anche se il debito era targato "Italia" e il nodo attorno alla gola era più dolce

                                             (per usare un eufemismo)

     Gli internazionalizzatori                                            

    Basta comunque questo dato per destituire di fondamento la narrazione che descrive gli italiani spreconi intenti a vivere allegramente a spese altrui. Andreatta e Ciampi, da brillanti funzionari della cupola bancaria che stava rialzando la testa con rinnovato slancio, ma da nemici del popolo che dovevano servire, perseguivano un doppio obiettivo, internazionalizzare il debito pubblico,  all’epoca detenuto dalle famiglie italiane risparmiatrici (sia pur sempre indebitate verso la mangiatoia statale); gettare le basi per l'ancor più selvaggia espropriazione della sovranità monetaria (avviata con l'euro)  e per la privatizzazione del sistema bancario nazionale, che realizzarono, sempre loro, undici anni dopo, al crollo provocato della prima repubblica e immediatamente dopo la "presunta" fine (sicura metamorfosi) del comunismo sovietico, con gli accordi di spartizione del panfilo Britannia, presente tra gli altri un funzionario in carriera di nome Mario Draghi.

     Il vincolo esterno                                                         

    Ci scuserà il paziente lettore se introduciamo un concetto che ci viene propinato in tutte le salse dal sistema di comunicazione, ma mai spiegato: il vincolo esterno. Si tratta del principio per cui non possiamo spendere se prima non guadagniamo o non ci facciamo prestare soldi. Se una comunità, uno Stato non possiede mezzi di pagamento legale propri, non può fare altro che correre con il cappello in mano da chi detiene (o meglio si è appropriato) il mezzo monetario, nel nostro caso l’euro della Banca Centrale Europea. Poiché ci siamo spogliati sempre più di due enormi strumenti di sovranità, cioè di libertà, la sovranità monetaria e la determinazione del tasso di sconto, sono i banchieri a stabilire insindacabilmente se prestarci denaro, in quale quantità e determinare l’interesse (ovviamente – e lo ricordiamo specialmente ai nostalgici illusi – non va dimenticato come anche la lira fosse una distruttiva moneta-debito).

                  Se a ciò aggiungiamo che il denaro prestato non esisteva

      perché creato dal nulla, ex nihilo, e diventa reale solo perché lo accettiamo

                             e circola come il sangue per il nostro lavoro,

                              risulta chiaro chi comanda e chi obbedisce.

                Si rivela azzeccata la frase simbolo di un blog economico:

           "è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita".

    Parole non di un saggio o di un filosofo, ma di un personaggio dei fumetti, Pippo, l’amico di Topolino. Abbiamo il vincolo esterno che impone di vendere il frutto del lavoro collettivo del nostro popolo e abbiamo una "moneta-debito" esterofila e di proprietà degli usurai di turno, rigorosamente non di proprietà del popolo. Lo Stato prima del divorzio si finanziava – sia pur sempre a debito dei cittadini –  nei tempi in cui possedeva la banca centrale e controllava le banche commerciali, emettendo prevalentemente BOT, buoni del tesoro ordinari a breve termine, acquistati attraverso i canali postali e creditizi dalle famiglie italiane come risparmio garantito e sufficientemente remunerato. Differenti sono i CCT, certificati di credito del Tesoro, il cui valore reale è variabile in base al mercato, investimenti di medio termine. Oggi BOT per almeno 400 miliardi sono in mano alle banche commerciali che li depositano a tassi negativi presso la Banca Centrale, un’immensa ricchezza ferma da cui trae profitto solo la cupola finanziaria, pagata per custodire gli impulsi elettronici che hanno sostituito i titoli di proprietà cartacei.

     Il trucco della cartolarizzazione (titoli di Stato)      

    Ovvio che i risparmiatori italiani non li acquistino nella certezza di rimetterci, ponendo sul mercato la notevole ricchezza privata italiana, pari ad almeno 4.200 miliardi, due volte e mezzo il PIL. Lentamente, ma costantemente, essa passa di mano trasferendosi ai signori del rischio altrui.

                      Da anni, nel mercato dei titoli pubblici prevale il BTP,

       buono del tesoro poliennale con scadenza anche a lunghissimo termine,

                            che impegna chi lo emette fino a trent’anni,

    alimenta un vorticoso giro speculativo e lascia il Tesoro alla mercé dei mercati.

    Lo spread che tanto eccita i commentatori è la differenza di rendimento, a parità di scadenza, tra il buono considerato più sicuro, tedesco, dai tassi più bassi, e quello degli altri Stati. Perché l’eurosistema non preveda l’emissione di buoni propri, gli Eurobond inutilmente chiesti da Giulio Tremonti, non è un mistero:

    come non è un mistero per chi ha compreso il trucco del signoraggio bancario,

               e della cartolarizzazione (finanziamento tramite titoli di stato)

       il fatto che anche i bond sono strumenti – sia pur nelle mani dello Stato – 

                        destinati ad indebitare e dunque ad infelicitare

               e controllare le masse ignoranti e accondiscendenti (Ndr).

     L'ingerenza dell'FMI sull'Iva del Giappone               

     L'altissimo debito interno del Giappone (paese a cosiddetto "debito sovrano")

           e gli interventi impositivi sull'IVA del Fondo Monetario Internazionale

                                                         delle ultime ore

                       sono in merito un esempio davvero emblematico e chiaro,

                                   sulla truffa assoluta dei titoli di Stato.

    "La managing director dell'Fmi, Christine Lagarde, ha invitato il governo a ravvivare e rendere più incisive le politiche dell'«Abenomics» , in particolare sul fronte delle riforme finalizzate a aumentare la produttività, comprese quelle del lavoro. «Per ridurre le incertezze di politica economica, affrontare le sfide demografiche e ridurre i rischi sulla sostenibilità del debito è necessaria una cornice fiscale credibile per il medio e lungo termine – recita il rapporto dell'Fmi riguardante il Paese che ha il rapporto peggiore tra debito e Pil in area Ocse – Al fine di finanziare crescenti costi della sicurezza sociale e ridurre i rischi sulla sostenibilità dell'indebitamento, il consolidamento (fiscale) dovrebbe incentrarsi su un graduale aumento dell'imposta sui consumi finché raggiunga almeno il 15% con aumenti graduali e continui (rispetto al livello attuale dell'8%)" (1).

    (1) Fonte "Il Sole24 Ore"6 ottobre 2018 / «Dovete raddoppiare l'Iva sul medio termine». I compiti dell'Fmi al Giappone

     I derivati: l'altra faccia del casino finanziario             

    Il casinò finanziario (ma si può omettere l’accento per chi trae denaro dal denaro) ha inoltre inventato ulteriori meccanismi, i cosiddetti derivati. I più comuni sono i CDS (Credit Default Swaps), strumenti di copertura destinati a trasferire ad altri il rischio. Si può scommettere indefinitamente al rialzo o al ribasso sui dei conti pubblici, cioè sulla capacità o meno di rimborsare i BTP a scadenza da parte degli Stati.

            Basta un’oscillazione più elevata di quella normalmente accettata

                               dai modelli matematici degli operatori,

          o una voce, magari diffusa ad arte, per scatenare ondate di vendite

                                      seguendo l’effetto gregge.

    Le aste odierne sono dette marginali, poiché il BTP va a chi offre il tasso più elevato, cui sono costretti ad adeguarsi l’offerente e gli altri compratori. Ma, qui sta il punto, chi sono i partecipanti all’asta, i cosiddetti investitori istituzionali? Un gruppo ristretto, un cartello di pochi giganti della finanza comprendente il gotha affaristico del mondo, Citygroup, Goldman Sachs, Morgan Stanley eccetera. Gli unici italiani sono Unicredit e Intesa San Paolo, massimi partecipanti di Bankitalia, di cui conosciamo la prevalente composizione azionaria estera. Non ci toglieremo il cappio dal collo se continueremo a riservare il controllo della moneta a un cartello di speculatori internazionali che agiscono in sintonia e possiedono direttamente almeno 700 miliardi di nostri titoli, e molti altri attraverso partecipazioni e incroci azionari. La prima mossa sarebbe – secondo gli economisti – quella di imporre alla Banca d’Italia, che resta un soggetto di diritto pubblico, di comportarsi come la sua omologa tedesca, la Bundesbank, che, in caso di aste nelle quali il collocamento non è totale, non accetta vendite a tassi più elevati, ma trattiene i bond invenduti per piazzarli al momento più favorevole. Nonostante il Trattato di Maastricht, la Buba agisce come elemento di equilibrio del sistema tedesco. Ma al di là di questi palliativi debitocratici, bisogna agire sul "cancro del debito" in maniera netta e decisa.

     Di chi deve essere la proprietà della moneta?          

    Bisogna comprendere una volta per tutte che la cartolarizzazione è un inganno, poiché la pratica dell'acquisto dei titoli di Stato per finanziare l'economia di un Paese, in definitiva non permette agli stati di finanziarsi, ma produce solo debito e quindi schiavitù e malessere, povertà, disperazione e morte:

                                            la principale prerogativa di uno Stato

                 – come ci insegnano Lincoln, Kennedy, Ezra Pound e Giacinto Auriti –

                                     consta nel creare la propria moneta-credito

                     per far fronte  al proprio fabbisogno finanziario ed economico.

                                                   Tutto il resto è aria fritta!

    Tale moneta, poi, per liberare davvero l'umanità dai ceppi del debito deve essere creata ed emessa a credito dei cittadini ed attribuita al popolo in proprietà (reddito di cittadinanza a credito o "auritiano") cioé non deve assere accantonata tra le voci di debito del bilancio degli stati. In caso contrario, infatti, interessi e tasse annullerebbero ed inficierebbero gli sforzi economici e lavorativi dei cittadini. La conclusione è che la situazione è molto difficile, agire è complicato ma non impossibile, a patto che vengano assunte decisioni condivise da un popolo unito. Sappiamo che la tradizione di divisione intestina, il preferire lo straniero all’avversario interno è antica quanto la nostra nazione. Tuttavia, se intendiamo conservare non solo sovranità e indipendenza, ma la concreta proprietà del nostro denaro, frutto del sudore nostro e dei padri, da trasmettere ai figli, non vi sono alternative. La strada è stretta ma non del tutto impraticabile. Quel giorno i popoli torneranno a respirare. Sino ad allora, dovremo accettare un destino da servi o, al massimo, difenderci con meccanismi del tipo di quelli esposti, elaborati da studiosi estranei al potere dei signori del denaro. La Cartagine finanziaria non può essere riformata, ma sconfitta attraverso la volontà popolare e la proprietà popolare di meri valori convenzionali chiamati "moneta".

    L'unica strada percorribile per liberare l'umanità dai lacci del debito onnipresente

    è quella tracciata dal grande Prof. Giacinto Auriti. Tutto il resto è noia! E' debito!

     

    Roberto Pecchioli /  Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

    partecipa al dibattito: infounicz.europa@gmail.com 

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    Allegato

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     B.A.R.: risposta odierna all'usura legalizzata        

    Oggi, in tempo di rarefazione monetaria indotta ed usura legalizzata, in tempo di spread e moneta-debito creata dal nulla (e senza riserva), la storia si ripete. I veri cattolici non possono stare a guardare e devono riscoprire il nobile ed antico esempio della Chiesa Cattolica, orientato sulla resistenza non violenta e sulla proposta attiva ed alternativa, ricalcando le orme dei loro avi. Oggi urge trasformare le comunità sociali (a partire dai comuni) in cooperative di credito solidali e orientate al mutuo soccorso, proprio com'era al tempo di Mosé (mille e duecento anni prima dell'Incarnazione di Cristo) ed al tempo dei santi francescani (Mille e Duecento / Mille e Quattrocento), durante il "bistrattato" Medioevo. La Dottrina Sociale della Chiesa attende giustizia e vuol ririvere sia nell'anima dei credenti che nelle loro opere. Il grande Professor Giacinto Auriti, padre della Teoria del Valore Indotto della Moneta e del SIMEC, lo aveva capito realizzando tale "Dottrina" attraverso l'immissione nel circuito economico-sociale di valori monetari convenzionali a credito e di proprietà del portatore (e non degli usurai). Egli ideando e promuovendo il SIMEC realizzò un vero e proprio miracolo economico-sociale nel comune di Guardiagrele, fino ad allora tra i centri italiani più colpiti dalla piaga del suicidio da insolvenza. Oggi si può e si deve agire con convinzione e determinazione: le armi di mutuo soccorso esistono, basta utilizzarle.

             Non farlo vorrebbe dire rientrare nella categoria degli stupidi e degli sprovveduti;

                    non rendere giustizia al nostro glorioso passato, alla nostra Fede e a Dio,

                alla storica battaglia contro l'usura ebraica posta in essere dai santi medievali

                                                          e dalla Chiesa Cattolica.

    A tal fine è stato creato il B.A.R. – Buono Comunale di Agevolazione Reddituale, uno strumento capace di dare ai sindaci la possibilità di prendere in mano il destino dei propri cittadini. Un'arma non violenta capace di mettere in moto la macchina economica della propria comunità sociale con efficienza e semplicità. Che ciascuno torni ad essere proprietario dei propri valori monetari, altrimenti l'usura indotta farà piazza pulita dei nostri cari, delle nostre famiglie e della nostra civiltà, costringendoci al suicidio, all'espatrio o alla disperazione. Non facciamoci complici dei grandi usurai e storici padroni oscuri della moneta-debito, nemici di Cristo e dell'umanità: l'immobilismo è un suicidio annunziato! L'immobilismo, una volta compreso il male e trovata la panacea, è un crimine ancor più grande!

    Sergio Basile 

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     Video correlato – B.A.R. e sovranità monetaria   

    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

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  • La bufala della Chiesa pedofila: montatura storica e bluff ideologico

    La bufala della Chiesa pedofila: montatura storica e bluff ideologico

    – Lunedì, 27 agosto / 2018 –

    di Sergio Basile e Giovanna Maddalena Sisto

     Redazione Quieuropa,  Dublino, ipocrisia, pedofilia, Talmud, Chiesa, Benedetto XVI, Bergoglio 

    La bufala della Chiesa pedofila: montatura storica,

    realtà aumentata, bluff ideologico

    Pedofilia: la strategia ipocrita dei nemici della Chiesa e della

    massoneria, per distruggere la credibilità di tutto il clero

    e annientare la fede nel cuore dei credenti

     

    di Sergio Basile e Giovanna Maddalena Sisto

    Bufala chiesa pedofila

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Riflessione sulla missione punitiva di Bergoglio 

    Dublino, Roma – di Sergio Basile e Giovanna Maddalena Sisto La piaga della pedofilia nella Chiesa Cattolica, statistiche alla mano, occupa uno spazio davvero marginale, eppure la stampa negli ultimi giorni sta ingigantendo oltremodo il fenomeno con titoli da prima pagina che fotografano ben altre realtà, aumentate e romanzate, che non trovano assolutamente corrispondenza nella vita reale. Quello della pedofilia sembra essere diventato ad un tratto "il problema della Chiesa": l'aborto (cioé l'uccisione legalizzata di un essere umano indifeso) e la scristianizzazione, per contro, sembrano non entrare più di tanto tra le preoccupazioni delle gerarchie vaticane. Molto strano davvero!

    "Un'ora e mezza di faccia a faccia diretto con otto vittime di preti pedofili. Per ribadire ancora una volta la volontà della sua Chiesa di non voltare più lo sguardo e la politica di tolleranza zero verso i responsabili degli abusi. Papa Francesco ha concluso così la prima giornata della sua visita in Irlanda, Paese fra i più colpiti dalla piaga della pedofilia dei religiosi. (…) Il Papa è arrivato in Irlanda parlando di "crimini ripugnanti", per la Chiesa e per lui stesso, "causa di sofferenza e di vergogna". Ha toccato il tema subito, al Castello di Dublino, in apertura della visita per l'Incontro mondiale delle famiglie, parlando davanti alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico. Poi ha ribadito il concetto nella messa nella cattedrale della città".

    Così Repubblica, storicamente una delle frecce anti-cattoliche più affilate e penetranti in dotazione alla faretra del club comunista, ed ancora – malgrado il sensibile calo dei lettori – una delle più efficaci armi di distrazione di massa, ha commentato la missione punitiva di Bergoglio in terra d'Irlanda. Bergoglio, come un disco rotto, è tornato sull'argomento, spiazzando tutti, anche nella giornata di ieri, durante la SS. Messa con le famiglie, anziché affrontare con enfasi e preoccupazione il tema spinoso e gravissimo della storica legalizzazione dell'aborto nella "cattolica Irlanda", voluta dopo il Si al referendum dello scorso 25 maggio.  A molti la sua più che una visita pastorale sulla vocazione cristiana delle famiglie,  è parsa una vera e propria missione punitiva a senso unico,

                     quasi come se la Chiesa Cattolica si fosse trasformata d'improvviso

            nella responsabile universale di tutti i crimini di genere, commessi nel mondo.

               Una sorta di enorme parafulmine posto dinanzi al tribunale unico globale.

    Vista l'enfasi ingiustificata sul binomio cognitivo forzato Chiesa-pedofilia, verrebbe da chiedersi: su mandato di chi questa improbabile contro-crociata? La risposta è appena dietro l'angolo! A ben vedere, specie negli ultimi anni, accade fin troppo frequentemente che certi “zelanti” pastori facciano a gara per rivangare, a ritmi periodici, le solite questioni trite e ritrite sulla pedofilia di certa parte del clero, come apparso ultimamente a caratteri cubitali in prima pagina, non solo su Repubblica, ovviamente, ma perfino su “Avvenire” e “Famiglia Cristiana”, e con un'ostentazione disgustosa di chi si gloria di sputare nel piatto in cui mangia. Allora, in sintonia con quanto già espresso dalla stimata scrittrice, ed amica, Patrizia Stella

             "E’ ora di chiarire una volta per tutte la questione e mettere a tacere,

                    non solo i giornalisti laici, ma soprattutto certo clero fanatico

                         ed ignorante, dal retrogusto amaramente bergogliano”

     Il tribunale mondialista dei giudizi sommari      

    Allora accade che, cavalcando l'onda anomala di Dublino e della "missione" del "vescovo di Roma", si vada avanti tra giudizi sommari e tribunali popolari in puro stile termidoriano, tanto chi mai potrà controllare il numero effettivo dei ragazzi molestati? La rivoluzione è stata accesa e la ghigliottina è pronta per tutti!

                     Calunniate calunniate, qualche cosa resterà, diceva Voltaire!

    D'altronde è ormai risaputo che i calunniatori e i corrotti non ci rimettono nulla perché protetti anche da eventuali denunce. Ma squarciando il velo della falsa retorica e del luogo comune, da un'analisi storica dei fatti più approfondita ed oggettiva, e' sconcertante constatare come la propaganda a senso unico sulla pedofilia sia diventata un'arma contro la Chiesa Cattolica nel suo complesso. Negli anni Quaranta/Cinquanta – come rivelava nel 1954 la grande scrittrice italo-statunitense Bella V. Dodd, nel suo libro autobiografico "The School of Darkness"

                    mille e cento falsi preti comunisti/massoni furono infiltrati

            dal Partito Comunista americano – CPUSA – nella Chiesa Cattolica,

                                   nelle piu' alte sfere, per destabilizzarla.

            Costoro avviarono ogni sorta di nefandezza morale e dottrinale

                            per corrompere dall'interno la Sposa di Cristo

    e trasfigurare in negativo la sua immagine dinanzi ai tribunali rivoluzionari pronti a gettare sentenze preconfezionate sui prelati e su duemila anni di storia. Fu proprio in quegli anni che il problema pedofilia, curiosamente, iniziò a divampare. I casi di "veri preti pedofili" purtroppo ci sono, negarlo sarebbe anacronistico, e questo non è l'obiettivo del presente articolo. Ma costoro sono una percentuale statisticamente irrisoria rispetto alla maggioranza dei casi complessivi e rispetto ai reati di pedofilia commessi strategicamente dai falsi preti massoni, per infangare il nome di Santa Madre Chiesa (Cattolica).

            L’Istat parla di una percentuale minima, cioè dello 0,1% in tutto il mondo

                          di sacerdoti cattolici che si macchiano di questo peccato,

    dato ben al di sotto alla percentuale che si riscontra anche per molte altre istituzioni

      sociali, civili, religiose, sportive, mediche, militari, ecc., delle quali nessuno parla mai!

                                                    _____________________

    Secondo i dati CENSIS, che si basano sui dati ministeriali elaborati dal prof. Mastronardi,

                       circa lo 0,07% dei casi di pedofilia in Italia riguarda il clero;

       questa è infatti la percentuale di sacerdoti italiani condannati per pedofilia in 50 anni,

                mentre nella società civile esistono invece 21 mila casi di pedofilia ogni anno

                                                             (1 ogni 400 minori)

    Allora si tende ad estirpare la pagliuzza, mentre l'evangelica ed invisibile trave continua ad occupare il teatro della storia, ma i commedianti non ne avvertono l'ingombro, anzi la cavalcano con fierezza e ipocrisia.

     La linea di Benedetto XVI e Giopanni Paolo II             

    Il 16 maggio 2011 la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicò una lettera «per aiutare le Conferenze Episcopali nel preparare Linee guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici», nella quale si invitano i vescovi ad applicare le norme del Diritto canonico e a collaborare con le autorità civili. In particolare, i vescovi devono: incontrare ed ascoltare le vittime di abusi sessuali, seguendo l'esempio di Benedetto XVI; creare ambienti sicuri per i minori allo scopo di riconoscere ed intervenire in caso di abuso sessuale; prestare attenzione alla formazione dei seminaristi e dei sacerdoti appena ordinati, ricordando le parole di Giovanni Paolo II: «Non c'è posto nel sacerdozio e nella vita religiosa per chi potrebbe far male ai giovani»; cooperare con le autorità civili. Infine, il testo riassume la legislazione in vigore per questi delitti, ricorda che la prescrizione è di vent'anni, calcolati a partire dal compimento del diciottesimo anno di età della vittima e fornisce indicazioni sul modo di agire nel trattare i casi di abuso sessuale. Il 20 marzo 2010 Benedetto XVI ha pubblicato una lettera pastorale rivolta ai fedeli cattolici d'Irlanda. In essa il Papa ha spiegato di «condividere lo sgomento e il senso di tradimento […] sperimentato al venire a conoscenza di questi atti peccaminosi e criminali e del modo in cui le autorità della Chiesa in Irlanda li hanno affrontati», chiedendo ad essa «in primo luogo di riconoscere davanti al Signore e davanti agli altri, i gravi peccati commessi contro ragazzi indifesi» e accusando la «preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali, che hanno portato come risultato alla mancata applicazione delle pene canoniche in vigore e alla mancata tutela della dignità di ogni persona». Rivolgendosi poi ai sacerdoti e ai religiosi colpevoli di tali abusi, ha scritto: «Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti. Avete perso la stima della gente dell'Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri confratelli. Quelli di voi che siete sacerdoti avete violato la santità del sacramento dell'Ordine Sacro, in cui Cristo si rende presente in noi e nelle nostre azioni. Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande danno è stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa»

     Un'ipocrita regia                                                                  

    Alla luce dei dati statistici sopra riportati e di queste due diverse linee di demarcazione del problema, affrontate in termini del tutto diversi (antitetici) da Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, rispetto a Bergoglio, risulta chiaro il fatto che oggi più che mai ci sia  un'ipocrita regia che omette delle verità inconfutabili: non dice come il libro di riferimento dei massoni – assieme alla Cabala – cioé il Talmud, consideri la pedofilia "normale", circoscrivendo il problema nel solo ambito "cattolico". Hollywood stessa, acclarata enclave giudeo-massonica, è un covo di immoralità sessuale di ogni specie, dove i casi di abusi sessuali su minori, negli ultimi decenni – quelli passati in un modo o nell'altro tra le maglie di una fitta rete di omertà – neppure più si contano. Eppure, guardacaso, ad emergere in negativo a livello mediatico è sempre e solo la Chiesa Cattolica. Come mai?

       Nel Talmud la pedofilia viene giustificata, anzi è permesso il "possesso" di ragazze

               con età inferiore a 14 anni, definite “schiave designate a tal scopo”.

    Il "libro sacro" a seguaci dell'ebraismo e a giudeo-massoni, inoltre, per adulterio intende

                         solo l’effettivo atto sessuale, inteso come penetrazione.

             Ogni altra forma di rapporto perverso, di conseguenza, è giustificato.

    Perfino il rapporto sessuale con un bambino di età inferiore ai tre anni, nel Talmud,

                                                  non è ritenuto adulterio.

                                   _______________________________

        “I rapporti sessuali con un bambino al di sotto degli 8 anni d’età sono leciti.”

                                                (Talmud, Sanhedrin, 69b)

    Eppure negli ultimi anni, molti film hollywoodiani (si pensi al premio Oscar "Il Caso Spotlight"), nati nell'humus dell'infelice e dorata isola ebraico-massonica più incensata e potente al mondo, sembrano non contemplare questa realtà, remando forsennatamente a senso unico contro l'odiata Chiesa Cattolica, pur sapendo che il fenomeno dell'infiltrazione giudeo-massonica nella Chiesa è oggi una realtà inconfutabile; pur sapendo – d'altro canto – che tutti i testi sacri del Cattolicesimo condannano apertamente la pedofilia, come uno degli abomini più gravi agli occhi del Signore; pur sapendo (come la stragrande maggioranza degli ebrei e dei massoni che dominano Hollywood sanno) che il Talmud, al contrario della Sacra Bibbia, legittima la pedofilia. Dunque l'ipocrisia regna sovrana e l'occulta regia anti-cristiana che muove la macabra danza mediatica emerge in tutto il suo squallore. In merito il recente caso delle accuse al "Coro di Ratisbona" è solo l'ultimo colpo basso di una lunga serie di attacchi strategici, ben architettati e mirati, alla Chiesa di Cristo.  Per fortuna il Vangelo a differenza del Talmud non approva la pedofilia ma la maledice, e per fortuna c'e' il 99% dei sacerdoti cattolici che la deplorano e combattono in ogni sede. Costoro, tuttavia, non fanno notizia, non trovano i favori dei media manovrati dalla giudeo-massoneria. Anche Bergoglio, dunque, dall'alto del suo ministero "cattolico" (?) dovrebbe parlare di questi scandali taciuti, anziche' vedere solo quello che i media corrotti vogliono farci vedere e credere.

     Una bufala storica montata ad arte                         

                 Illuminati dal faro della storia, della religione e della verità oggettiva,

            possiamo concludere cha la pedofilia del clero cattolico è una semi-bufala,

              una realtà aumentata e deformata; una panzana in gran parte inventata

     sotto il pontificato di Benedetto XVI per screditare e far sparire la Chiesa tradizionale

    che praticamente non esisteva sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, il "santo subito". Non ci sarebbero riusciti a far passare questo fantasioso teorema con autorevoli personaggi del calibro di Papa Sisto che – proverbialmente – "non perdonava neanche a Cristo". Egli – 227° papa della Chiesa Cattolica (1585-1590) – con una serie quasi infinita di bolle sconvolse motu proprio le decisioni del Concilio di Costanza (1414-1418). Tra l'altro, impose al clero l'obbligo assoluto di indossare il camicione. Tolse quest'obbligo il mondialista Giovanni XXIII, colui il quale inaugurò il Concilio Vaticano II favorendo l'infiltrazione della Massoneria nella Chiesa Cattolica; ovvero colui il quale eliminò anche la celebrazione della Santa Messa in latino. Benedetto XVI aveva ripristinato il rito latino e aveva programmato importanti riforme riprendendo aspetti della tradizione che avrebbero ridato dignità alla Chiesa. Scandalo e peggio aveva provocato la sua lectio magistralis all'Università di Ratisbona in Baviera il 12 settembre 2006. Il discorso causò violente reazioni anche nel mondo islamico, soprattutto a causa di una citazione dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo, tratta da un suo scritto sulla guerra santa redatto intorno al 1400. Al discorso di Ratisbona seguirono proteste di piazza, incendi di chiese e di luoghi di culto cattolici nei paesi islamici di qualsiasi tendenza, sciita o sunnita o ismaelita, ecc., crimini in effetti mai terminati. Perfino la massonica Commissione europea – probabilmente per salvare la faccia – difese la libertà di espressione del Papa. Così pure l'autore dei versi satanici, lo scrittore indiano Salman Rushdie:

        "sono scioccato! (dichiarò). La Chiesa ci ha messo 400 anni per scusarsi con Galileo,

                    ma il mondo islamico ha preteso che il Papa si scusasse in 8 minuti".

    Lo sciita iraniano ayatollah Khomeini condannò a morte Salman Rushdie, che tuttora vive nel Regno Unito sotto protezione. Male furono destinati gli editori del libro: uno fu ammazzato, gli altri feriti. Condanne per Benedetto XVI piovvero dai gesuiti e dalla Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia (FABC). Improvvisamente si scoprì che i preti erano pedofili dagli anni '30. Pedofili a tutto spiano sotto il defunto santo subito.

     Ci vorrebbe un Papa Sisto V                                     

    Papa Sisto V ci avrebbe messo poco a sistemare la quaestio. La sua risolutezza non fu mai un mistero per i veri storici: egli non esitò a rompere le relazioni diplomatiche con i paesi che utilizzavano la propaganda per affossare la Chiesa. Scomunicò senza mezzi termini e tentennamenti diversi principi e re. E – badate bene – scomunicare voleva dire cancellare i diritti di successione per gli eredi al trono e dispensare i sudditi dall'obbedienza al re. Egli aveva perfino finanziato la spedizione dell'Invincibile Armata di Filippo II di Spagna contro l'Inghilterra. Ma una tempesta fece quello che non riuscì a fare la marina inglese. Papa Sisto, "che non la perdono' neanche a Cristo", come scrisse in un sonetto romanesco Maria Gioachino Raimondo Belli nel 1800, tra le altre mille cose fece erigere l'obelisco in Piazza San Pietro. Morte lo colse mentre progettava il trasporto del Santo Sepolcro in Italia: era stato professore di metafisica, diritto canonico e teologia come Benedetto XVI. Gliel'avrebbe fatta vedere lui a quelli che accusano categoricamente i preti di pedofilia, gettando indiscriminatamente un alone di vergogna e sventura su tutta la Madre Chiesa,  e che piangono per essere stati sedotti da preti pedofili, per ottenere lauti risarcimenti e infangare sistematicamente la Sposa di Cristo. Ebbene si! Ci vorrebbe proprio un Sisto V!

    Sergio Basile, Giovanna Maddalena Sisto (Copyright © 2018 Qui Europa)

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    Giovedì,  19 giugno / 2014

     – di Chiara Comini  

    Redazione quieuropa, Unione europea, Chiara Comini, Onu, Pedofilia, Kinsey Institute 

    L’ONU accredita con uno speciale riconoscimento un

    Istituto che ha legami con la pedofilia

    Il piacere del diavolo e la via dell'Europa Mondialista

     

    di Chiara Comini

    Onu, Europa e Pedofilia - Kinsey Institute

     Mondialismo e Pedofilia – La curiosa via dell'ONU                                   

    New York, Bruxelles – di  Chiara Comini – Il Kinsey Institute for Research in Sex, Gender and Reproduction, è un istituto fondato nel 1947 presso l’Indiana University che ha come fine quello di indagare, diffondere e sensibilizzare la gente alla cultura del sesso. Questo organismo è stato accreditato lo scorso 23 Aprile dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC ) con uno speciale status. ECOSOC è uno dei 6 organi delle Nazioni Unite impegnato nei seguenti settori: 1) sviluppo sostenibile; 2) sviluppo sociale; 3) questioni di genere; 4) popolazione e sviluppo; 5) diritti dell'umanità. Uno dei punti principali di cui si occupa Ecosoc è “il rispetto universale per i diritti umani e le libertà fondamentali per tutti a prescindere da razza, sesso, etnia religione o lingua.” Le Organizzazioni Non Governative possono lavorare con le Nazioni Unite ed entrano in ECOSOC con lo status di “Consultative”. Esistono poi tre categorie di Consultative: la prima è detta General Category, ed è la più importante,  poi troviamo la Special Category, definita un livello intermedio, e  infine Roster. Definito l’ambito in cui ci troviamo, torniamo a parlare del Kinsey Institute, che appunto è stato insignito del titolo "Special Category" nella sua collaborazione con le Nazioni Unite. Ciò che lascia perplessi è che tale ente sia stato fondato da Alfred Kinsey (vedi link in allegato:  il Nuovo Ordine Sessuale finanziato dai Rockefeller) una persona a dir poco di dubbia fama. Novaterrae, in un articolo del 29 Gennaio 2014, ci racconta a riguardo: "Alfred Kinsey ha affermato che i bambini sono sessuali fin dall’infanzia". Le sue fonti principali erano uomini adulti che hanno registrato i particolari dei loro contatti sessuali con i bambini per il suo libro Sexual Behavior in the Human Male.

     Sexual Behavior in the Human Male                                                            

    Un uomo ha fornito dettagli a Kinsey dei propri abusi perpetrati tra il 1917 e il 1948, illustrando il tutto nella Tabella 34 nel libro di Kinsey. Si registra il numero di “orgasmi” in determinati periodi di tempo da parte di bambini a partire da appena cinque mesi fino a 14 anni. L’orgasmo è definito come “violente convulsioni”, “singhiozzi, grida o reazioni più violente, a volte con abbondanza di lacrime (soprattutto tra i bambini più piccoli)”, “dolore lancinante”, o si descrive che il bambino “si allontanerà con forza dal partner e potrà fare tentativi violenti per evitare di raggiungere l’orgasmo, anche se trae un certo piacere dalla situazione.” Non sfugge qualcosa? Cito nuovamente: "Orgasmo definito come “violente convulsioni”, “singhiozzi, grida o reazioni più violente, a volte con abbondanza di lacrime (soprattutto tra i bambini più piccoli)”, “dolore lancinante”.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Il piacere del diavolo e l'UE                                                                                

    E’ folle chi legge, se pensa che qui si voglia far passare una palese violenza sessuale nei confronti di bambini, addirittura di neonati (“ a partire da appena cinque mesi”), come qualcosa che in realtà dà piacere? Come qualcosa di naturale? E chiediamoci: come è possibile che un bambino di cinque mesi si mostri accondiscendente per un rapporto sessuale? Il dubbio allora è solo uno: si vuol far passare la pedofilia come qualcosa di normale o la si vuol chiamare in un altro modo? Siamo alla follia pura!Follia approvata dall’Unione Europea, la quale evidenzia in ogni modo possibile la sua “apertura” verso la pedofilia; basta leggere il documento dell’OMS sugli Standard per l’educazione sessuale in Europa, che come Kinsey (uno dei padri della teoria del genere),  parte dal presupposto che il bambino è già da sempre sessualizzato. Con queste premesse la conseguenza è che la pedofilia diviene un orientamento del tutto lecito e legittimo. Già nello scandalo Dutroux troviamo una lista di nomi di “potenti”, tra cui persone di alte cariche anche a livello europeo. Alla luce di tutto ciò la domanda spontanea è: quale direzione ha intenzione di prendere l’Europa in tal senso? Sembra abbastanza chiara se si analizzano obiettivamente i pochi suddetti fatti, che sono solo alcuni esempi. Molte persone oggi non si rendono conto  che questo rappresenta una reale preoccupazione, qualcosa su cui occorre informarsi e prendere posizione. Molti pensano che siano fandonie, paradossi. Il punto, però, è nella sua assurdità molto semplice: perché in un mondo che fa attenzione a tutto, che giustamente pretende garanzie su garanzie nei confronti dei lavoratori, specie se a contatto con minori, l’ONU collabora con un istituto per le ricerche sul sesso, genere e riproduzione, fondato da un pedofilo?

     Jones: "Kinsey era un maniaco sessuale, pedofilo, dedito alle orge…"     

    Leggiamo dal Corriere della sera del 13/12/97: Secondo James Jones, uno storico rispettato, Kinsey era un maniaco sessuale: masochista (in età avanzata si autocirconcise con un coltellino senza anestesia) dedito alle orge, con tendenze pedofile, non alieno dai ricatti e fondamentalmente gay, nonostante il matrimonio. Non a caso, i soggetti delle sue ricerche, tutti volontari, sarebbero stati in buona parte molestatori, prostitute, pervertiti e così via". Jones racconta che Kinsey seduceva gli studenti, soprattutto i maschi, per soddisfare i propri appetiti e giungeva al punto di organizzare orge tra i collaboratori e i volontari, con la partecipazione anche della moglie e di filmarli, un po’ per tenerli in pugno, e un po’ per studiare la sessualità dal vivo. "Con questo sistema – aggiunge lo storico – egli riuscì a farsi finanziare da alcune fondazioni, inclusa la Rockefeller.”

     L'allarme rosso – Una domanda che dobbiamo porci                                  

    Quanto mancherà, continuando di questo passo, che si arrivi alle battaglie per far passare la pedofilia come un normale orientamento sessuale? Ci sono già organizzazioni che lo richiedono, e… se si pensa che la pedofilia è ben radicata ai vertici del potere, diffusa più di quanto non si creda tra le alte cariche; se analizziamo obiettivamente i passi dell’Unione Europea e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in tal senso; se consideriamo le dichiarazioni di qualche noto personaggio, in linea con il pensiero del  ‘bambino sessualizzato’ … non possiamo evitare di porci qualche domanda.

    Chiara Comini (Copyright © 2014 Qui Europa)

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  • Francia campione del mondo di contraddizioni, colonialismo e paneuropeizzazione

    Francia campione del mondo di contraddizioni, colonialismo e paneuropeizzazione

    Venerdì, 20 luglio / 2018

    – di Roberto Pecchioli 

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Francia, Croazia, Calcio, immigrazionismo,  mondiali 

    Francia campione del mondo di contraddizioni,

    colonialismo e paneuropeizzazione

    Francia-Croazia: è stata lo specchio e la fotografia di due

    realtà sociali e mondiali che vanno oltre il calcio

     

    di Roberto Pecchioli

    FRANCIA – CAMPIONE DEL MONDO DI CONTRADDIZIONI

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Francia: campione del mondo di cosa?                 

    Roma, Parigi – di Roberto Pecchioli Far ragionare certe persone è accanimento terapeutico. Lo pensavamo mentre un sinistrissimo compagno di caffè si scagliava contro i “nazi-croati” del calcio, indignato per le simpatie politiche raccolte dalla nazionale slava. Inutile spiegargli che le sue preferenze per l’armata multirazziale francese avevano un analogo sapore ideologico, sia pure di segno contrario. Sul piano sportivo, Vive la France, chapeau alla sua nazionale vittoriosa, nella quale i francesi d’origine sono davvero pochini. Oltralpe, nella polemica quotidiana di una società lacerata da mille questioni razziali, i francesi di stirpe li chiamano françaises souchiens, che, per l’analoga pronuncia, diventa “sotto cani “nel gentile eloquio degli immigrati di seconda e terza generazione. E’ accanimento terapeutico anche invitare ad un briciolo di equilibrio la muta degli odiatori di professione attivi sulle reti sociali, che hanno trovato un nuovo bersaglio, il giornalista sportivo Paolo Bargiggia. Il barbuto volto di Mediaset Sport ha infatti cinguettato su Twitter un messaggio filo croato. “Una nazionale completamente autoctona, un popolo di 4 milioni di abitanti, identitario, fiero e sovranista: la Croazia, contro un melting pot di razze e religioni, dove il concetto di nazione e patria è piuttosto relativo, la Francia.” In attesa di ulteriori leggi contro il pensiero, la psicopolizia è insorta, insieme con il Giornalista Collettivo mobilitato dai colleghi di Bargiggia. Il tweet esprima una constatazione elementare, ma si sa, la lingua batte dove il dente duole, e in poche battute sono uscite dalla tastiera di Bargiggia tutte le parole tabù di questi anni: identità, sovranità, autoctono, nazione, patria, oltre al tabù massimo, nei confronti del quale l’interdetto prevede la scomunica e la sospensione dal consorzio civile. Ha osato scrivere la parola razza! E’ del mestiere, non è un infortunio o una voce dal sen fuggita.

     Multinazionale di colonialismo e immigrazionismo 

    Vale la pena allargare l’argomento e riflettere sulla contrapposizione che si è manifestata in Italia a livello simbolico tra gli appassionati che hanno tifato Croazia e quelli che si sono schierati con la Francia, senza dimenticare le notevoli inesattezze di Bargiggia. Ci trovavamo alla Stazione Termini durante la finale mondiale, in attesa del treno del ritorno. Sulla terrazza, un grande schermo mostrava la partita, a cui assistevano centinaia di accaldati viaggiatori di tutte le nazionalità. Almeno il 90 per cento era dalla parte della Croazia, certo non per ragioni politiche o razziali. Semplicemente, la Francia, bianca, meticcia o multietnica, non è simpatica per vari motivi, mentre la nazionale a scacchi biancorossi suscitava simpatia in quanto sorpresa inaspettata, tanto più rappresentando un piccolo Stato di poco più di quattro milioni di abitanti. Ciò che colpì noi, poco interessati alla partita, leggendo i giornali del mattino, furono due notizie di taglio assai diverso. In Francia, oltre 110.000 agenti e gendarmi, senza contare i vigili, erano mobilitati per l’evento e soprattutto per il temuto dopo partita. Il selezionatore croato Dalic, dal canto suo, rispondeva a un giornalista che gli chiedeva come avrebbe trascorso le ore precedenti la finale, dicendo che sarebbe andato a messa. La Francia calcistica ha vinto il campionato con merito, anche se non dimenticheremo il formidabile urlo di disapprovazione della Stazione Termini al rigore un po’ generoso che ha impresso la svolta alla partita.

                  La Francia “vera” ha perduto: due morti, centinaia di feriti e di arresti,

                                    saccheggi e disordini dovunque nell’Esagono.

    Masse di giovani cittadini francesi – ius soli – che odiano la Francia non hanno festeggiato la vittoria il cui merito principale va a campioni di origine africana, ma rivendicato rabbiosamente le loro radici. Io sono marocchino, io sono ivoriano, senegalese, algerino, scandivano. Avevano ragione; sono francesi per cittadinanza, ma continuano a vivere in gran maggioranza in quartieri, le banlieues, che sono ghetti etnici, casermoni orribili e fatiscenti ormai conquistati da una schiacciante maggioranza di extraeuropei. Le loro prospettive non sono migliori di quelle dei nonni arrivati in Francia durante l’era coloniale, dei padri importati a milioni da Mitterrand e Giscard per riempire i vuoti dell’industria e dell’edilizia (e in ottemperaza piena alle direttive del Piano Kalergi). Per molti, l’unica identità è la religione musulmana nella forma dell’islamismo radicale, per gli altri non resta che il sogno consumista irrealizzato.

      Il fallimento della società multietnica                            

    La società multietnica mostra nei loro volti furenti il suo fallimento. Molti non hanno più alcuna identità: non francesi, non più senegalesi, cambogiani, magrebini. Non è raro che, interrogati, dichiarino di riconoscersi soltanto nella loro banlieue e nei coetanei della stessa etnia: le fratrìe primitive. Non passa fine settimana in cui nella regione parigina, a Marsiglia Nord e in cento altre città grandi e piccole non scoppino incidenti, risse con la polizia, violenze. Il controllo del territorio è ormai un mito anche per l’orgoglioso spirito francese, l’illegalità è inevitabile e diffusa. Altrove, nella Francia “normale”, la lotta sociale è ripresa con vigore dopo l’iniziale idillio con il presidente Macron targato Rothschild. Scioperi, manifestazioni e occupazioni sono all’ordine del giorno, opportunamente silenziate in Italia da mezzi di comunicazione omertosi.

     Grande alle spalle dell'Africa                                             

    Difficilmente la Francia manterrebbe la grandeur che ancora ostenta, né sarebbe considerata una potenza se non ricavasse somme enormi dalla politica neocoloniale in Africa. Non ci riferiamo solo al ruolo avuto nella destabilizzazione della Libia, all’origine della drammatica crisi migratoria, o agli interessi nell’area sub sahariana ma soprattutto ai

               profitti legati alla gestione della sovranità monetaria di ben 14 stati africani,

                     la cui valuta, il franco CFA continua ad essere stampato e controllato

                                                           dalla Banca di Francia.

    Non casualmente, sono i paesi da cui provengono milioni di nuovi francesi, tra i quali i campioni della nazionale di calcio. In compenso, chiudono la frontiera di Ventimiglia e irrompono alla stazione di Bardonecchia. Difficile essere filo francesi. Paolo Bargiggia, tuttavia, ha scritto una cosa palesemente errata. Il concetto di nazione e patria non è affatto relativo per i cugini transalpini. E’ anzi il principio fondante della Francia moderna, nata dalla rivoluzione borghese del 1789. Tuttavia, non regge, non può reggere all’urto dell’immigrazione extra europea e alla forte componente islamica. I francesi accolgono stranieri da oltre un secolo. La loro scelta è stata sempre l’assimilazione: si diventava per obbligo enfants de la patrie, figli della nazione, estirpando le identità altrui. L’operazione, tra alti e bassi, ha funzionato con gli italiani (i macaronì una volta detestatissimi, per quanto molti provenissero dal vicino Piemonte e dalla confinante Liguria), i polacchi, gli spagnoli e i portoghesi, ma non può funzionare con gli altri. I patriottici galletti avevano preventivamente distrutto, nel XIX secolo e nella prima metà del XX, le identità di milioni di concittadini. Baschi, catalani, occitani, fiamminghi, tedeschi dell’Alsazia e della Lorena, corsi, bretoni, italiani di Nizza sono stati privati della lingua e snazionalizzati. Gli insegnanti elementari arrivavano a sputare, in alcune scuole bretoni, in bocca ai bambini che si esprimevano nell’idioma locale. La loro nation è, era una cosa seria e per molti versi ingiusta. Con gli africani non funziona, e pazienza se la Marsigliese grida: marciamo! Che un sangue impuro impregni i nostri solchi.

     Un pò di memoria storica                                                   

    Il campionato del mondo di calcio è solo una manifestazione sportiva, ma è riuscito a mostrare diverse contraddizioni. Quelle italiane sono notevoli. Ammettiamolo: come Paolo Bargiggia, abbiamo tifato Croazia in uggia non a Macron o alla Francia, ma all’imposizione dell’immigrazione. Altri hanno scelto la Francia per la ragione opposta. Eppure, nessuna delle due realtà dovrebbe entusiasmarci. La Croazia non è un modello, né per noi, né in generale. La nazione balcanica ha in comune con la Francia un ‘idea di nazione che respinge l’altro da sé, e ne hanno fatto le spese gli italiani. Alla Francia cedemmo la città italianissima di Nizza al tempo di Cavour. Nella patria di Garibaldi si parlava l’italiano e il dialetto ligure. Un quarto della popolazione emigrò in Italia e in breve vennero chiusi i giornali di lingua italiana. Le tracce dell’italianità nizzarda sono cancellate da tempo, come quelle dei paesi liguri di Briga e Tenda, in val Roja, terre povere di pastori di montagna, che i francesi vollero annettere nel 1947, si dice per giacimenti minerari che non trovarono. Ai pochi abitanti, nessuna tutela culturale, enfants de la patrie come tutti gli altri. Imparassero il francese. Nella storia ce n’è per tutti, e tifare Croazia non rende onore al nostro senso nazionale. Bando agli odi del passato, certo, ma oltre 300 mila italiani dovettero fuggire da Istria, Fiume e Dalmazia tra il 1943 e il 1947, nella zona B del Territorio Libero di Trieste (Umago, Buie, Cittanova) sino al 1954. Sono rimasti poco più di 20 mila connazionali, un solo minuscolo paese, Grisignana, ha conservato la maggioranza italiana. Nuovi umori ultranazionalisti minacciano il loro futuro, anche se l’obiettivo è quel che resta della minoranza serba, duecentomila persone. Nel corso delle guerre degli anni 90, a centinaia di migliaia sono stati espulsi con la forza dalle loro case, è toccato ai croati di Serbia e ai serbi della Krajina, nell’interno della Dalmazia, croata per aver cacciato gli italiani in due ondate, dopo le due guerre mondiali. Caro Bargiggia, saranno fieri e identitari i vicini con la bandiera a scacchi, ma a farne le spese sono state comunità radicate da secoli colpevoli unicamente di non essere croate. Ragioni e torti si rincorrono e si intrecciano. Ecco perché sarebbe opportuno ricondurre lo sport a se stesso, scacciando la tentazione di farne veicolo di rivalse e umori velenosi, magari contestandone la deriva industriale, il suo essersi trasformato in una appendice del mercato globale, sganciato da genuine passioni, denaro, bilanci truccati, sospetti. Una trappola dei sentimenti buona per gli ingenui e per gli odiatori, i miseri guerrieri della tastiera protetti dall’anonimato. Approfittiamo, come italiani immemori, per recuperare un po’ di memoria storica, depurata dai rancori di ieri e dell’altro ieri, e riconosciamo che è triste accapigliarci per i risvolti politici o etnici del tifo sportivo altrui. Identitari o multirazziali, loro c’erano. Noi guardavamo la televisione, con le nostre urticanti passioni politiche, con una certa invidia, e, ahimè senza rinunciare a essere guelfi e ghibellini in conto terzi. Italia…

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2018 Qui Europa)

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  • Djokovic: Re di Wimbledon con il crocifisso al collo

    Djokovic: Re di Wimbledon con il crocifisso al collo

    Lunedì, 16 luglio / 2018

     di Sergio Basile – 

     Redazione Quieuropa, Novak Djokovic, Wimbledon,  Serbia,  crocefisso, Bombardamenti NATO       

    Djokovic: Re di Wimbledon con il crocifisso al collo  

    Storia di grande sofferenza e risurrezione di un credente

     

    di Sergio Basile

    Djokovic re di Wimbledon con il crocifisso al collo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Re di Wimbledon con il crocifisso al collo           

    Londra – di Sergio Basile Novak Djokovic è tornato! Dopo due anni di infortuni e sconfitte ha espugnato Wimbledon, il tempio mondiale del tennis. Il serbo ha vinto il torneo più prestigioso del Grande Slam per la quarta volta in carriera, portandosi a una sola lunghezza da Borg (5 vittorie consecutive); a quattro da re Roger Federer (8 vittorie). E' questo il verdetto della 132esima edizione dei Championships, sancito dopo un match dominato da Nole in due ore e 19 minuti (6-2 6-2 7-6). Il sudafricano Kevin Anderson, il co-finalista sconfitto, reduce da due estenuanti incontri contro Federer e Isner, dal canto suo è parso non al top della condizione; d'altra parte lo stesso Djokovic era stato costretto ad una durissima prova contro il coriaceo Rafa Nadal e ad un recupero forzato (per sospensione del match di venerdì sera) fissato a sole poche ore dalla finale, chiudendo l'ardua pratica al 5° set (10-8). Ma la notizia del giorno, più che la vittoria in sé dello sportivo Novak Djokovic è la resurrezione di un uomo dalla carriera gloriosa ma che in molti davano ormai per spacciato, non più all'altezza dei palcoscenici internazionali del grande tennis, dopo le ultime dolorose prove di un biennio da dimenticare.

                                 "Oggi è facile parlare degli ultimi due anni.

                  Quello che ho imparato è che devo sempre credere in me stesso,

                                            nel processo che si sta seguendo.

               Non sono stati anni facili, ho dovuto affrontare un brutto infortunio

                                                 e un'operazione chirurgica.

          In tanti momenti ho dubitato, non sapevo se sarei tornato a questi livelli.

         E' bello esserci riuscito qui (…) Questo stadio è un posto sacro per il tennis.

                              Ho avuto il privilegio di giocare cinque finali qui,

                        ma questa – con mio figlio che mi guarda dalla tribuna –

                                      mi rende particolarmente orgoglioso".

                                                    ( Novak Djokovic )

     Un serbatoio inesauribile                                         

    Certo Novak, dopo i gravi episodi che hanno condizionato gli ultimi anni della sua vita e del suo percorso sportivo, avrà trovato energie misteriose anche e soprattutto attingendo a quell'inesauribile serbatorio di valori umani, morali e religiosi che fanno la differenza nei momenti difficili di un uomo; nei travagli dell'anima che ha la tenacia di perseguirli e difenderli fino in fondo, contro ogni conformismo e prova. Di recente era stato lo stesso campione a rivelarlo: intervistato da Matthew Syed per The Times Magazine, aveva svelato il segreto della sua ripresa dai momenti bui e della sua forza: una vita regolare, allenamento serio, una dieta rigorosa e la fede in Dio. Il serbo ha raccontato della sua dura infanzia sotto i bombardameti, della maturazione come tennista e della paternità, dimostrado – lavoro a parte – una consapevolezza piena su questioni determinanti per la vita di un uomo, specie in tempi come quelli attuali di mistificazioni, falsi idoli e caos morale. La fede in Gesù Cristo, dunque, nei momenti di prova e gioia, è stato il faro di orientamento perenne che ha accompagnato la sua esistenza, dagli orrori della guerra agli infortuni, dal matrimonio con Jelena alla nascita dei suoi figli Stefan e Tara.

                “Sono sopravvissuto a una guerra.. sono diventato padre..

                         Credo in Dio… Porto sempre un crocifisso al collo!

                                                  Quanto alla politica..

                              destra e sinistra sono categorie superate,

                che rappresentano un vecchio modo di guardare alle cose”.

                                                  ( Novak Djokovic )

     "Pensavo di morire!"                                              

    La croce per il cristiano è ragione di sofferenza e di resurrezione, e il "ragazzo Novak", non ha avuto per nulla un'infanzia facile: ha vissuto sulla propria pelle la tragedia dell'ex-Yugoslavia e dei bombardamenti della NATO. Da bambino, passò 78 notti in un rifugio, mentre le bombe esplodevano tutt’attorno. Nell'intervista al The Times Magazine ha raccontato, in particolare, quando un F-117 volò sopra di lui, per colpire un obiettivo militare poco distante.

                                    In quell'istante pensò di morire.

    Dalla tragedia, non solo Nole, ma anche la Serbia sono diventati più forti e disillusi, comprendendo l'importanza della famiglia e della difesa dei sacri valori di sempre: valori sintetizzati in un gesto semplice ma significativo, in una croce appesa al collo.

      Un gesto semplice e rivoluzionario                     

                     E' questo il segreto più intimo del suo successo:

          oltre al formidabile sostegno della famiglia e della sua Jelena,

              quel crocifisso al collo che Novak porta sempre con se,

                   anche sui campi da gioco, tra un servizio e l'altro,

               tra un rovescio in back e un potente dritto lungolinea.

    Allora la storia del riscatto di un uomo (del tennista con la risposta più potente del circuito) assume un senso tutto particolare che eleva lo spirito, anche in un mondo apparentemente dorato, illusorio e "sospeso" come quello dello sport d'élite: dalla sofferenza si può rinascere con l'arma dello spirito! Anzi si può risorgere! Grazie Novak per avercelo ricordato con semplicità e bentornato!

    Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

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    Olimpiadi Rio – Bolt ringrazia e adora Gesù: la BBC oscura

    Olimpiadi Rio – Bolt ringrazia e adora Gesù: la BBC oscura

     

    Giovedì, 18 Agosto/ 2016    di Sergio Basiledi    Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Usain Bolt, Olimpiadi di Rio, Gesù, Preghiera, Medaglia Miracolosa, medaglia d'oro, BBC, Rupert Murdoch, Protestantesimo  Olimpiadi Rio – Bolt ringrazia e adora Gesù:  la BBC oscura Un'omissione che non dovrebbe stupire più di tanto… ►Video in allegato   di Sergio Basile           […]

    18 agosto 2016Commenti disabilitatiRead More

  • Piano Kalergi, magliette rosse e immigrazionismo

    Piano Kalergi, magliette rosse e immigrazionismo

    Mercoledì, 11 luglio / 2018 

    – di Sergio Basile

     Redazione Quieuropa, Sergio Basile,  Piano Kalergi, Piano Dulles, Kalergi, protesta, magliette rosse  

    Piano Kalergi, magliette rosse e immigrazionismo:

    i disegni occulti dei seguaci dell'europeismo

    Profilo dei delfini dell'europeismo e crimine della paneuropeizzazione

     

    di Sergio Basile

    Piano Kalergi, magliette rosse e immigrazionismo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Magliettari rossi e finti profughi                            

    Roma, Bruxelles – di Sergio Basile Nei giorni scorsi l'esercito degli europeisti apolidi, dei radical-chic e catto-comunisti, tutti allegramente immigrazionisti per statuto e uniti all'unisono in un'orgia ideologica di raro squallore, hanno mandato in scena in numerose piazze italiane la protesta delle "magliette rosse", fingendo un commosso pietismo che, come vedremo, non ha nulla né di morale né di cristiano. Il tutto accompagnato dal solito festival di falsità, nel tentativo di far breccia sul buon cuore delle masse italiche ignoranti e ignave che, d'altro canto, sia pur per istinto, respingono in gran parte quest'idea malsana d'invasione coatta. Necessita pertanto rispondere per le rime, facendo un pò di chiarezza sui cosiddetti "profughi" e ribadendo ancora una volta che: non si tratta di donne e bambini in fuga; giungono in Italia dall'Africa grazie a ONG pirata battenti bandiere tra le più disparate e provenienti da mezz'Europa, violando le regole del diritto internazionale e portando avanti business miliardari; alimentano redditizi traffici umani coperti e sostenuti da organizzazioni mondialiste vicine a Soros & soci; non aiutano le sorti della nazione, né a livello sociale (non hanno la minima intenzione di integrarsi e rispettare le leggi e regole civili e religiose) né a livello economico, in quando la maggior parte degli immigrati (clandestini) oltre ad essere mantenuta con fondi pubblici, lavora anche in nero: quindi non è per nulla vero che gli invasori "ci pagano le pensioni". Anzi, è ormai acclarato che il 90% ed oltre di tali "profughi-immigrati" non sono tali, ma sono maschi adulti, in ottime condizioni di salute (non deperiti da fame, guerre o carestie) e giunti con il collaborazionismo della mafia europeista e catto-comunista con la precisa volontà di colonizzare l'Italia e minare le nostre radici cristiane. Ciò a discapito dei veri profughi siriani e dei cristiani africani (nigeriani, ecc..) vittime di quotidiane pulizie etniche, dei quali però non giunge alcuna lamentela o denuncia, né dall'ala massonica del Vaticano, né dai radical chic filo-europeisti. E che dire dell'eterno silenzio mediatico sulla segregazione sociale in Palestina ad opera d'Israele? Per il resto dobbiamo riconoscere che la sinistra (cosiddetta occidentale) ha ormai gettato la maschera, riesumando definitivamente i

                   fantasmi del marxismo più bieco che vedeva nell'ingegneria sociale,

    nella distruzione della famiglia e della società (incentrata sui valori cristiani tradizionali

                     e sulla difesa della patria, delle sovranità nazionali e del territorio)

                   un modello di progresso rivoluzionario da perseguire per garantire

                                il definitivo controllo da parte delle élite illuminate,

                             andando perfino oltre il concetto di stato e nazione:

           retaggi del passato da abolire a compimento della grande opera comunista,

                                       secondo le ammissioni dello stesso Marx.

     Don Ciotti & compagni                                                   

    La novità è che anche il catto-comunismo ha ormai gettato la maschera, facendo comprendere per contrasto quale sia davvero l'autentco volto della Chiesa di Cristo, contrapposta alla Chiesa dell'immigrazionismo e del caos organizzato. Don Luigi Ciotti, tra i magliettari rossi in prima fila nelle proteste degli ultimi giorni, l'uomo del 25 aprile, è di fatto l'incarnazione della neo-chiesa eretica e modernista, che strizza l'occhio al Nuovo Ordine Mondiale. Ciò premesso, la verità e che esistono due categorie di magliettari rossi: 1) la banda degli ignoranti cronici e buonisti a buon mercato, che disconoscono il fenomeno/piano che sta alla base della nuova tratta degli schiavi: il "Piano Kalergi" (il gruppo meno folto); 2) la banda dei criminali in mala fede: cioé coloro i quali non solo conoscono perfettamente il massonico e diabolico Piano Kalergi (di disintegrazione forzata delle culture nazionali e della religione cattolica, mediante un selvaggio melting pot razziale indotto) ma vi aderiscono subdolamente, nell'omertà, indossando la maglietta rossa dell'ipocrisia e del sangue che contribuiscono a spargere nel Mediterraneo. Sebbene negli ultimi 6 anni abbiamo dedicato all'argomento "Piano Kalergi" innumerevoli articoli, è bene tornarvi ancora e fornire nuovi dettagli storici, dal momento che la disinformazione in Italia ha raggiunto livelli imbarazzanti.

     Il Piano Kalergi                                                  

    Il Piano Kalergi, meglio conosciuto con il nome di progetto Pan-europeo, trova genesi nel 1922 su interesse del filo-sionista e massone-cosmopolita Coudenhove-Kalergi, profeta del Nuovo Ordine Mondiale e, nel caso specifico, di un Nuovo Ordine Europeo, da edificare attraverso la nascita di un'Unione europea – filo-massonica e rosacrociana – sulle ceneri degli stati nazionali, devirilizzati da un fitto programma di graduale confisca di tutte le sovranità: consessi mondialisti come Trilaterale e Bilderberg sono i diretti eredi della Paneuropa. Kalergi non fece altro che ampliare e dare un carattere programmatico alle antiche teorie paneuropee di Comenius, Saint-Yves d’Alveydre, Kant, Hugo, Mazzini e Nietzsche: tra i padri "nobili" dell'europeismo contemporaneo. Nel 1922 iniziò a farsi largo in tutta la stampa di regime, vicina alla causa mondialista, il "provvidenziale" tema dell'impellente bisogno di unificazione politica ed economica degli Stati europei come rimedio agli "errori" del conflitto mondiale appena concluso, definito da Kalergi come “una guerra civile europea”.

                           In realtà le guerre mondiali furono pianificate e fomentate

                              da questi stessi personaggi, per destabilizzare l'Europa,

    come testimonia l'alto ufficiale dei Romanov, Cherep Spiridovich nel suo monumentale libro, "The Secret World Government" or The Hidden Hand (1).

    (1) La Mano Nascosta e il Governo Segreto del Mondo: La guerra è uno sterminio di massa pianificato

     Kalergi e i banchieri del disordine mondiale  

    Nel 1923 Kalergi pubblicò il libro-manifesto del credo europeista, "Pan-Europa". Egli, ovviamente, era in ottimi rapporti con l'alta finanza ed in particolare con le famiglie dei banchieri giudeo-sionisti Rothschild, Warburg e Schiff, grandi architetti del nuovo (dis)ordine mondiale: in merito va ricordato come Jakob Schiff sia stato il  co-finanziatore della rivoluzione russa, nonché socio in affari di Max Warburg (1867-1946), colui il quale per primo finanziò il progetto, mettendo a disposizione del Movimento Paneuropeo ben 60 mila marchi.

                                                   E' interessante ricordare come

                           il banchiere Max Warburg, che contribuì alla nascita dell'Ue

                                                appartenesse alla stessa famiglia

                    che promosse la nascita del criminale cartello della Fed negli Usa: 

                    Paul Warburg (suo fratello minore) infatti fu l'uomo che riformò

                     il sistema finanziario degli Stati Uniti con il Federal Reserve Act,

                        elaborato in una storica riunione di banchieri internazionali

                                               a Jekyl Island (Georgia) nel 1910.

    Progressivamente il progetto paneuropeo poté contare sull'appoggio di politici ed intellettuali apparentemente di estrazione politico-ideologica diversa, ma invero tutti massoni e filo-sionisti. Di seguito cercheremo di tracciare i profili dei personaggi chiave del puzzle europeista, cioé di coloro i quali in nome dell’asservimento ai poteri economici e politici anglo-americani, del nazi-comunismo massonico e della causa del "Grande Israele", hanno tradito l’Europa cristiana, utilizzando la dialettica hegeliana e gli specchietti per le allodole dei "Premi Nobel", come potente anestetico delle coscienze e macchina di mistificazione della realtà e della storia. Ecco alcuni dei nomi più influenti nella realizzazione dell'agenda di Kalergi.

    Piano Kalergi, magliette rosse e immigrazionismo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Profilo dei delfini e progenitori dell'europeismo 

    Hjalmar Schacht (vedi copertina: nella prima foto piccola in basso, da destra, in compagnia di Hitler): economista, dal 1908 al 1915 amministratore della Dresdner Bank, responsabile economico della Repubblica di Weimar (1923); dal 1924 presidente della Reichsbank (la banca centrale tedesca), ministro dell'economia della Germania nazista dal 1934 al 1937 e fraterno amico del banchiere americano J.P.Morgan e del Presidente degli U.S.A Theodore Roosevelt (26º presidente degli Stati Uniti e Premio Nobel per la pace). Schacht era – ovviamente – un massone, iniziato nella Loggia di Berlino Urania zur Unsterblichkeit e poi membro della Gran Loggia di Prussia. Egli rappresentava

                                                         l'anello di congiunzione

                                    tra l'alta Finanza di Wall Street e Adolph Hitler.

    Schacht fu artefice di una serie di misure che ridussero l'inflazione e stabilizzarono il marco tedesco:

                         il quel momento storico c'era bisogno di una Germania forte

                       per affrontare una guerra già programmata dalle élite occulte.

    Aleksandr Fëdorovič Kerenskij: primo capo del governo bolscevivo russo filo-rivoluzionario nato su impulso dei banchieri internazionalisti più influenti dell'epoca; Joseph Retinger, fondatore del gruppo Bilderberg; Jean Monnet, fondatore del Comitato d’Azione per gli Stati Uniti d’Europa, rete d’influenza che superava le strutture nazionali, garantendo il carrierismo nella Cee. Facevano parte del Comitato numerosi membri della Commissione Trilaterale e soloni della politica europeista degli anni Sessanta e Settanta come Helmut Schmidt, Willy Brandt e Giscard D’Estaing; tra di essi anche gli italiani Ugo La Malfa, Malagodi, Saragat, Malfatti, Matteotti, Fanfani, Nitti, Nenni e Spadolini (Rosa-croce iniziato presso la loggia di Marsiglia e allievo di Jules Boucher (1902-1955) uno dei massimi esperti di esoterismo e discepolo del celebre alchimista Fulcanelli) (2).

    (2) Cfr.: Fabio Filippetti, Alla scoperta dei segreti perduti delle Marche

     I padri dell'Ue: filo-sionisti e cattolici di facciata     

    Konrad Adenauer (sindaco di Colonia) e Alcide De Gasperi (traditore dell'autodeterminazione dei tirolesi del Sud), entrambi membri dell’Opus Dei, cattolici di facciata ma di fatto convertiti alla causa sionista. Stesso travestimento "cattolico" per Robert Schuman, ministro degli Esteri francese, che aiutò Kalergi a confiscare ai popoli europei le rispettive produzioni di acciaio, ferro e carbone, trasferendone la gestione ad un livello  sovranazionale, con la CECA (Comunità Economica Carbone e Acciaio). Utile anche Paul Valery, scrittore e filosofo massone francese, autore dell'inno massonico "Cantique des colonnes". Altro pezzo da Novanta dell'europeismo fu Sean MacBride, politico irlandese Premio Nobel per la Pace nel 1974 e fondatore di Amnesty International in data 28 maggio 1861: giorno scelto in quanto cadeva la festa della SS. Trinità, al fine di conferire all'organizzazione un contro-significato laico, in puro stile massonico. Sean Mac Bride era allora alto dignitario del famigerato OTO (Ordo Templi Orientis), società esoterica dedita alla magia sessuale e che sembra rivendicare una filiazione diretta con gli Illuminati di Baviera. Egli fu tra i principali fautori dell'adesione dell'Irlanda alla NATO ed ebbe un ruolo centrale anche della fondazione delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa.

     Da Mussolini a Butler                                                      

    Nella lista anche Benito Mussolini, simpatizzante del Movimento Paneuropeo di Kalergi, William Stead, membro fondatore della Round Table britannica e membro della Fabian Society, Bernard Baruchfinanziere aschenazita membro della Pilgrim's Society (la società dei pellegrini) e del CFR – e Nicholas Murray Butler: filosofo, diplomatico, politico e pedagogista statunitense, vincitore, insieme a Jane Addams, del premio Nobel per la Pace nel 1931. Butler fu capo del British Israel (movimento sionista di punta dell'anglo-israelismo massonico) del CFR, della Round Table e membro della Pilgrim's Society. Kalergi considerava il potente Butler come uno dei suoi migliori amici e tra i suoi protettori più attivi. Butler fu anche presidente dell’Università di Columbia e della Carnegie Endwment for International Peace. Egli senza mezzi termini all'Hotel Astor di New York nel 1937 dichiarò:

                 «Il comunismo è lo strumento con cui si abbatteranno i governi nazionali

                in favore di un Governo Mondiale, di una polizia e di una moneta mondiali».

                                                          Nicholas Murray Butler

      Da Freud ad Einstein, passando per Keynes              

    Importante alla diffusione del morbo ideologico del paneuropeismo fu anche l'attivismo di personaggi del calibro del conte Carlo Sforza (membro del Comitato del centro Europeo della Fondazione Carnegie), di Thomas Mann (scrittore e saggista tedesco – nonché pederasta – Premio Nobel nel 1929), Karl Haushofer (teorico dello spazio vitale – Lebensraum – del nazismo e membro dell'OTO), Stefan Zweig (scrittore e poeta ebreo-austriaco naturalizzato britannico), Rainer Maria Rilke (scrittore e poeta austriaco), Edvard Benes (politico cecoslovacco massone, iniziato nel 1927, utile alla transizione del suo paese dall'Impero Asburgico al Blocco Sovietico), Sigmund Freud (fondatore della falsa scienza chiamata psicanalisi e membro della loggia giudeo-massonica B'nai B'rith), Albert Einstein (il più famoso fisico del XX secolo, designato alla candidatura alla presidenza dello stato d'Israele alla morte di Chaim Weizmann e aderente all'Organizzazione Sionistica Mondiale), John Maynard Keynes (economista padre del Welfare State e autore di opere preconizzanti la nascita di un Nuovo Ordine Mondiale, fondato proprio sulla dottrina socialista), Tomas Masaryk (filosofo e politico, fondatore e primo presidente della Cecoslovacchia) Ignaz Seipel (cancelliere austriaco) e Aristide Briand (ministro degli Esteri francese).

     L'incubatrice del progetto Ue                                         

    Il primo congresso paneuropeo fu convocato il 3 ottobre 1926 a Vienna. Successivamente Aristide Briand, in data 5 settembre 1929, propose alla Società delle Nazioni la creazione di una Federazione degli Stati Europei. Secondo i paneuropeisti negli anni Trenta Kalergi mise in guardia contro il "pericolo" dei regimi totalitari di Hitler e Stalin: questa presa di posizione, a loro dire, sarebbe stata pagata da Paneuropa a caro prezzo,  con la messa al bando in tutta la Germania del movimento kalergiano, dopo che Hitler ebbe preso il potere. Ma a ben vedere questa ricostruzione storica ha tanto i contorni di uno specchietto per le allodole, di una storiella enfatizzata ad arte per

                               sviare le piste del collaborazionismo trasversalista

    che di fatto interessò tutti i principali potentati e governi impegnati nelle guerre mondiali,

                                 da Mosca e Berlino, da Londra a Washington.
     

     Dal Piano Kalergi al Piano Dulles                                   

    Infatti, come visto, tra gli aderenti al Piano Kalergi vi furono, ad esempio, anche Schatch (ministro nazista di Hitler) e Kerenskij (capo del primo governo comunista), ma anche Curchill (massone di alto rango e primo ministro inglese) e Allen Welsh Dulles (massone e primo capo della CIA). Da questa ricostruzione storica che supera le divisioni geopolitiche e ideologiche di facciata, delineando chiaramente i contorni di un innegabile complotto mondialista, emerge dunque una continuità e convergenza netta anche tra l'opera coloniale europea di Kalergi e il piano coloniale di Dulles, esecutore materiale del piano di sovversione culturale e dei costumi nel Bel Paese (3): humus ideale sia all'avvento della rivoluzione comunista del Sessantotto che al correlato europeismo.

    (3) Il Piano Dulles, la P2, Berlusconi e il ’68

     Genesi occulta del Parlamento europeo                         

    Dopo la Seconda Guerra Mondiale, precisamente nel 1947, venne convocato in Svizzera, a Gstaad, il  primo Congresso dell'Unione Parlamentare Europea che sfociò nella nascita del Consiglio d'Europa e del primo embrione del Parlamento europeo. Kalergi elaborò un progetto di unificazione federale articolato in tre tappe: 1. Cooperazione intergovernativa stretta tra gli stati europei, con incontri periodici; 2. Unione doganale; 3. Stati Uniti d'Europa. Il piano programmatico si articolava in ben 9 punti: 1. È necessario che questa unione sia una confederazione europea con una garanzia reciproca di delegazione legale della sovranità. I governi devono, in altre parole, essere sicuri che la cessione di sovranità avverrà in egual misura per tutte le parti. 2. Per gestire i conflitti tra gli stati membri, sarà necessaria una corte federale europea. 3. Un esercito europeo, un'alleanza militare, che raggruppi contingenti dei diversi paesi, per garantire la pace a livello continentale. 4. Un'unione doganale progressiva. 5. Un'unificazione delle colonie. Sfruttamento a livello europeo. 6. Progetto di moneta unica. 7. Rispetto della diversità delle culture europee e delle molteplici civilizzazioni nazionali. 8. Rispetto e protezione delle minoranze nazionali: la dissoluzione degli stati-nazione infatti doveva passare anche attraverso forme di indipendentismo interne alle suddette nazioni (Nds). 9. Una buona ed efficace collaborazione nel quadro della Società delle nazioni.

     Siete solo dei grandissimi figli di… Kalergi!!                  

    Oggi gli ideologi dell'iper immigrazione di massa, non fanno altro che collaborare febrilmente alla realizzazione dell'agenda di Kalergi e della massoneria internazionale, verso la realizzazione di un Nuovo Ordine Mondiale o Repubblica Universale giudeo-massonica.

                                        In ''Praktischer Idealismus'' (idealismo pratico)

    la "Bibbia" o "Testamento Spirituale" di Kalergi, il padre dell'UE infatti teorizza e profetizza

                                       la nascita di una nuova razza europea meticcia,

    generata dalla fusione di più razze d'origine afroasiatica e dalla dissoluzione dei popoli

                                         e delle loro tradizioni: usi, costumi e religioni.

      Condizione necessaria per creare una massa informe e facilmente addomesticabile,

                                    poiché priva di identità comune e spirito di patria.

                      Una nuova razza capace di affermare il predominio incontrastato

              di una nuova élite di dominatori, che l'autore individua nella razza ebraica.

    Oggi gli eredi spirituali di Kalergi, da Saviano a Don Ciotti,  dalla Boldrini a Lerner, dalla Camusso alla Cirinnà, passando per i maggiori esponenti della "sinistra ufficiale" del catto-comunismo e dello star system, sfruttano l'immenso potere mediatico concesso loro dalle tv di regime e dalla stampa sionista per convincere le masse dalla coscienza elastica della necessità di una società multietnica, orientata ad un presunto "arricchimento culturale generalizzato", giustificando il crimine con false questioni "umanitarie", morali o addiruttura "evangeliche". Ciò auspicando la nascita di un meticciato etnico senza valori, nè amor proprio, nè amore per le proprie radici. D'altra parte il termine razzista è stato creato storicamente proprio dai figli di Kalergi per ingabbiare i dissidenti e nascondere il vero razzismo, quello esercitato contro i popoli e le nazioni all'ombra della bandiera dell'europeismo.

    Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

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  • Migranti via mare e diritto internazionale: riflessioni di un esperto

    Migranti via mare e diritto internazionale: riflessioni di un esperto

    Sabato, 30 giugno / 2018

    – di Augusto Sinagra / Docente di Diritto Internazionale 

     Redazione Quieuropa, Augusto Sinagra, docente di Diritto Internazionale, Bandiera, Mediterraneo 

    Migranti via mare e diritto internazionale:

    riflessioni di un esperto

    Analisi giuridica: ecco perché ci troviamo alla presenza di una

    nuova e inedita tratta di schiavi, con la complicità della UE

     

    di

    Prof. Augusto Sinagra / docente di Diritto Internazionale

    MIGRANTI VIA MARE E DIRITTO INTERNAZIONALE

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Migranti e diritto: analisi del nuovo schiavismo 

    Roma – di Augusto Sinagra / Docente di Diritto Internazionale –  L'argomento dell'immigrazionismo e delle navi delle ONG che solcano il Mediterraneo scaricando migliaia e migliaia di immigrati africani (almeno fino ad ora in gran parte sulle coste italiane) è un argomento che merita approfondimenti anche dal punto di vista del diritto. In merito cercherò di fare una riflessione (schematica) esclusivamente tecnico-giuridica di diritto internazionale di cui sono stato Professore Ordinario nell’Università. (1) Le navi che solcano i mari battono una Bandiera. La Bandiera non è un'oggetto meramente folkloristico o di colore. La Bandiera della nave rende riconoscibile lo Stato di riferimento della nave nei cui Registri navali essa è iscritta (nei registri è indicata anche la proprietà pubblica o privata). (2) La nave è giuridicamente una “comunità viaggiante” o, in altri termini, una “proiezione mobile” dello Stato di riferimento. In base al diritto internazionale la nave, fuori dalle acque territoriali di un altro Stato, è considerata “territorio” dello Stato della Bandiera.

                 Dunque, sulla nave in mare alto si applicano le leggi, tutte le leggi,

                              anche quelle penali, dello Stato della Bandiera.

    (3) Il famoso Regolamento UE di Dublino prevede che dei cosiddetti “profughi” (in realtà, deportati) debba farsi carico lo Stato con il quale essi per prima vengono in contatto. A cominciare dalle eventuali richieste di asilo politico. (4) Non si vede allora quale sia la ragione per la quale una nave battente Bandiera, per esempio, tedesca, spagnola o francese, debba – d’intesa con gli scafisti – raccogliere i cosiddetti profughi appena fuori le acque territoriali libiche e poi scaricarli in Italia quando

               la competenza e l’obbligo è, come detto, dello Stato della Bandiera.

    (5) Da ultimo è emerso che due navi battenti Bandiera olandese e con il solito carico di merce umana, non si connettano giuridicamente al Regno di Olanda e né figurino su quei registri navali, come dichiarato dalle Autorità olandesi. Allora, giuridicamente, si tratta di “navi pirata”, le quali non sono solo quelle che battono la bandiera nera con il teschio e le tibie incrociate. (6) Ne deriva il

                diritto/dovere di ogni Stato di impedirne la libera navigazione,

            il sequestro della nave e l’arresto del Comandante e dell’equipaggio.

    Molti dei cosiddetti “profughi” cominciano a protestare pubblicamente denunciando di essere stati deportati in Italia contro la loro volontà. Si è in presenza, dunque, di una nuova e inedita tratta di schiavi,  con la complicità della UE, che offende la coscienza umana e che va combattuta con ogni mezzo.

    Prof. Augusto Sinagra / Diritto Internazionale (Copyright © 2018 Qui Europa)

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  • Grecia: l’operazione è riuscita! Il paziente è morto

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    Martedì, 26 giugno / 2018

    – di Roberto Pecchioli 

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Grecia,  Austerità, Troika,  Ue, BCE, FMI,  MES     

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    di Roberto Pecchioli

    GRECIA - 2 GENERAZIONI  DISTRUTTE

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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    Roma – di Roberto Pecchioli Suonano a distesa le campane euro entusiaste: la Grecia è fuori della crisi che la attanaglia da dieci anni, la Troika (BCE, Fondo Monetario, Commissione Europea) che l’ha commissariata si ritira. Paolo Gentiloni, il nobiluomo post comunista già primo ministro italiano in conto terzi, ha ringraziato commosso il suo omologo Tsipras, l’ex beniamino della sinistra fattosi massacratore del popolo greco: grazie per aver scommesso sull’Europa. La gioia del conte Gentiloni Silverj, unita alla soddisfazione dei gazzettieri di regime, è assai sospetta e merita mostrare i dati socio economici ufficiali dell’antica culla della nostra civiltà. Il primo dato che sgomenta è l’ampiezza degli interventi dei “benefattori” targati FMI, Meccanismo Europeo di Solidarietà e Stati dell’Unione.

                                Gli aiuti hanno superato i 241 miliardi di euro,

                                 una parte dei quali uscita da tasche italiane.

    Lasciamo per un attimo da parte gli antefatti, i trucchi contabili di lungo periodo dei governi greci per entrare nel paradiso dell’euro, peraltro posti in essere con l’indulgenza franco-tedesca e l’aiuto determinante delle banche d’affari internazionali (Goldman & Sachs in testa), nonché l’evidenza dello sfacciato assistenzialismo politico di destra e di sinistra. Cerchiamo di capire che cosa è accaduto dal 2008-2009, allorché il precipizio si è aperto sotto i piedi del popolo ellenico, privato a forza della possibilità di votare con referendum l’adesione o meno alle misure imposte dalle istituzioni finanziarie, in spregio a quella democrazia fondata ad Atene due millenni e mezzo fa.

     800 riforme economico-sociali                            

    Il PIL della Grecia è ora in lieve rialzo dopo essere disceso per anni, con una punta al ribasso del 15 per cento. I dati ufficiali sbandierano un avanzo primario del bilancio di 2,2 miliardi di euro, il 4,5 per cento del prodotto interno, il che significa che il totale è oggi di poco più di 205 miliardi, assai inferiore a quello pre crisi, nonostante l’immissione di 241 miliardi, ovvero il 120 per cento del PIL annuale.

                    Il fatto è che la maggior parte di questa cifra è servito per salvare

              l’enorme esposizione delle banche tedesche e francesi (oltre 90 miliardi),

                                               il resto sono andati in interessi.

    E il popolo greco? Ha dovuto sopportare finora circa 800 “riforme” economiche e sociali imposte dai dittatori finanziari, adesso finalmente soddisfatti. La prima parte del loro sporco lavoro è fatta. Assomiglia a quei bollettini medici in cui si dice che l’operazione è tecnicamente riuscita, ma il paziente è morto. Questo è successo alla sfortunata nazione che fu di Omero, di Platone, Aristotele e di legislatori come Solone e Pericle.

     Mezzo milione di abitanti in meno                      

    Il paragone, purtroppo, è tutt’altro che metaforico, giacché in meno di dieci anni la Grecia ha perso mezzo milione di abitanti, passando da 11,3 milioni a 10,8. La mortalità è aumentata con punte raggelanti tra i neonati e i bambini, l’aspettativa di vita è calata.

                                 Un greco su 4 non ha accesso a cure mediche

              per lo smantellamento del sistema pubblico e la mancanza di denaro

                                                           per le terapie.

    Il tasso di suicidi, i cui tristi primati hanno storicamente riguardato il Nord Europa,

                                          si è alzato del 35,7 per cento.

                               Quattro bambini su 10 vivono in povertà.

    Il dato è semplicemente ignobile e rende disgustose le congratulazioni di Gentiloni e compagni.

     Espropriata di tutto                                                  

    La Grecia è stata espropriata di tutto. La sua fragile economia è quasi interamente in mani straniere, spiccano tedeschi, francesi e cinesi. Sono stati svenduti i porti – l’antichissimo Pireo ha gli occhi a mandorla – gli aeroporti, gli immobili turistici, le ferrovie, le scarse industrie e il settore agricolo intensivo. La disoccupazione, al 10 per cento prima del governo Troika-Tsipras è adesso al 20 per cento, un successone, giacché si toccò il 28 per cento (può darsi che i dati siano ancor più disastrosi di "quelli ufficiali" – Ndr). Ma i numeri sono difficili da nascondere dietro le fumisterie contabili: solo il 35 per cento della popolazione è attiva, l’età media di chi lavora è salita per l’emigrazione massiccia dei giovani. Industria ed esportazione sono in modesta ripresa, ma ci vorranno decenni per risalire al dato pre-crisi. I disoccupati calano lievemente rispetto ai momenti più drammatici, ma lo stipendio medio di un dipendente del settore privato non supera i 500 euro, la contrattazione collettiva è stata abolita per legge. Il governo Tsipras è di sinistra, per una breve stagione fu l’idolo dei neo comunisti di casa nostra. Le pensioni sono state tagliate ben 13 volte, e nel 2019 è prevista un’altra sforbiciata; la media è inferiore a 400 euro.

      Il "buon lavoro" di Tsipras                                     

    Mancano i farmaci per molte patologie e lo stesso sistema bancario, che gli usurai si vantano di aver risanato ha un euro di impieghi su due a rischio di mancata restituzione. Tuttavia, il ministro francese Bruno Lemaire e il suo collega tedesco Olof Scholz si congratulano con Tsipras: ha fatto un buon lavoro. Parola di necrofori. L’euro non è in discussione, esultano. Gioiscono assai meno i 200 mila dipendenti tagliati nel settore pubblico, specie sanità, scuola, polizia, e l’intera popolazione il cui potere d’acquisto si è eroso di oltre il 28 per cento. In compenso, crescono i profitti greci della Germania e anche l’Italia fa la sua parte, presente nelle telecomunicazioni e nel gas con Snam, alla ricerca dei ricchi giacimenti del mediterraneo orientale. Ma hanno fatto un ottimo lavoro e, come Cesare, sono uomini d’onore, che soffrono intensamente leggendo che il 35,6 per cento dei greci è oltre la soglia della povertà. Piangono ogni notte sapendo che nel 2017 ci sono state l’enormità di 133.000 rinunce all’eredità, con un balzo del 333 per cento (trecentotrentatré, avete letto bene). Mancano i soldi per pagare le tasse relative, i beni vanno all’asta e capirete a chi finiscono. Per contenere le proteste popolari, gli incanti vengono fatti online dagli studi notarili, presi d’assalto ogni volta da folle inferocite con le lacrime agli occhi.

      Debito pubblico 190% del Pil                                 

    Il debito pubblico era attorno al 100 per cento del PIL, adesso sfiora il 190, molti vivono di carità privata. Queste sono le macerie che lascia la dittatura quasi decennale delle “istituzioni finanziarie”.

                                          La Grecia è un morto che cammina,

     come ripete un farmacista ateniese impossibilitato a rifornire i suoi clienti.

    Oltre a chi non può più permettersi terapie e medicine, oltre le carenze di approvvigionamento e distribuzione e i tagli selvaggi alla sanità, sussiste l’obbligo di fornire i farmaci antitumorali soltanto a pochi pazienti. La legge prescrive che la fornitura sia legata all’aspettativa presunta di vita, che viene direttamente indicata sulla ricetta. Insomma, i greci devono morire, per di più soffrendo senza cure, affinché le istituzioni finanziarie si riprendano i soldi che avevano improvvidamente prestato tra la fine del secolo andato e l’inizio del presente. Non furono costrette né minacciate, finanziarono abbondantemente il sistema, truccarono i conti, alimentarono la corruzione del paese. Poi, come le banche con i clienti alla prima difficoltà, imposero il rientro immediato a uno Stato (ex) sovrano.

      La verità oltre la propaganda                                 

    La verità è che la Troika non si ritira dalla Grecia. Ha infatti imposto ulteriori politiche di austerità e tagli, che troveranno ubbidienti esecutori nel prossimo governo.

                                Tsipras perderà le elezioni, ma nulla cambierà,

                  giacché gli succederà Nuova Democrazia: la destra e la sinistra

                              che hanno distrutto la Grecia si danno il cambio.

    La nazione è stata umiliata anche sul piano simbolico, costretta ad accettare che la vicina repubblica macedone (staterello ex jugoslavo in mano a trafficanti di ogni risma) entri nell’Unione Europea mantenendo il suo nome, da oltre duemila anni quello della regione greca di Alessandro Magno.

      Tsipras & Co: 2 generazioni distrutte                    

    Il prestito è stato allungato di altri dieci anni, il governo si è impegnato sino al 2060 (!!!) a realizzare avanzi di bilancio, tutti destinati a lorsignori. Facciamo un esempio tratto dal sito scenarieconomici.it. “Se lo Stato spende 100 e tassa 97 fa deficit nella misura del 3, cioè decide di lasciare 3 di ricchezza a cittadini e imprese; quando lo stato spende 100 e tassa 100 lascia zero ricchezze, quando spende 100 e tassa 103 fa invece avanzo primario. Ma dove va a prendere la differenza? Dal risparmio privato di cittadini e imprese erodendo la ricchezza collettiva. “ Raschiato il fondo del barile, e in Grecia ci sono arrivati, potranno solo imporre forme di schiavismo legalizzato, un idea meno folle di quanto sembri, al tempo della dittatura finanziaria. Ammesso che tra quarant’anni sussista ancora un popolo ellenico,

                  Tsipras ha impegnato ufficialmente due generazioni future

                                          a lavorare per banche e finanza.

    Non è l’unico, peraltro, poiché l’Italia realizza avanzi primari da ben 27 anni, vivendo ben al di sotto delle proprie possibilità, impegnata a donare sangue a Dracula.

     Senza cravatta.. alle dipendenze dei cravattari     

    Paolo Gentiloni, nel congratularsi con Quisling/Tsipras, lo ha invitato a rimettere la cravatta, cui il presidente greco aveva rinunciato. Non portava la cravatta, ma dipendeva dai cravattari, come a Roma chiamano gli strozzini. Ora può rimetterla: l’usura non ha più bisogno di maschere, stringe il cappio senza nascondersi. Aristotele, il più grande dei greci di ogni tempo, distinse l’economia dalla crematistica, cioè trarre denaro dal denaro, o, come suggerisce la prudente definizione dell’enciclopedia Treccani, la moltiplicazione delle ricchezze prescindendo dalla loro distribuzione e dal consumo. In parole chiare, l’usura che tiene in pugno il popolo che fondò la nostra civiltà e molti altri. L’esperimento in corpore vili, sta riuscendo, secondo i promotori. Dopo Atene, a chi toccherà prima che la ribellione dei popoli ristabilisca giustizia? Sorge prepotente il finale del canto XLV di Ezra Pound:

             “Ad Eleusi han portato puttane, carogne crapulano ospiti d’usura".

                            Eleusi, luogo degli omonimi misteri, è in Grecia…

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2018 Qui Europa)

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  • Spread, il nuovo terrorismo: come funziona e come condiziona l’Italia

    Spread, il nuovo terrorismo: come funziona e come condiziona l’Italia

    Spread a 300 | Il post di Di Maio | Salvini: "Chiedete a Mattarella"

    Giovedì, 31 maggio/ 2018

    – di Sergio Basile  –

     Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Spread, Crisi di  governo, italia, Mattarella, Salvini 

    Come funziona lo spread e come condiziona

    l'Italia: il terrorismo del nuovo millennio

    C0s'è davvero lo spread e come ci uccide tra

    l'indifferenza dei politici

     

    di Sergio Basile

    SPREAD

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Spread: il terrorismo finanziario legalizzato    

    Roma, Bruxelles – di Sergio Basile – La colonia anglofona chiamata Italia, da mesi è incapace di esprimere una compagine di governo! Il Paese sta vivendo giorni molto concitati, gonfi di promesse elettorali tradite e clamorosi atti di teatro politico, con il Quirinale primo attore protagonista di questo disastro, circondato, in ottima compagnia, da tante comparse ed attori minori, ciascuno chiamato a recitare la sua parte. La situazione – come sostiene ironicamente l'amico Roberto Pecchioli è grave ma, tuttavia, non seria. Cioè non traspare serietà ed una volontà sovrana matura, tale da indurre i partiti a liberarsi davvero dallo status di colonia, bocciando e ridimensionando una volta per tutte le insopportabili e privatissime "agenzie di rating", corresponsabili consapevoli del titlt della Nazione, prima ancora di parlare con cognizione di causa di sovranità. Non vi può essere infatti sovranità politica senza sovranità monetaria e finanziaria.

         Intanto i mercati, dal canto loro, utilizzano l'alibi dell'incertezza e dello spread,

         per affondare gli speroni della speculazione nei fianchi dell'economia nazionale,

             facendo decollare gli interessi passivi sul debito pubblico e la tassazione.

    Ogni scusa è buona per far lievitare gli interessi sui titoli di Stato, tanto a pagarne il conto è il cosiddetto "popolo sovrano", sotto tiro della solita coppia anglofona, ben assortita, di killer-terroristi legalizzat: Mr. rating & Mr. spread.

     Giornate "interlocutorie"                                   

    A Roma si vivono eterne giornate "interlocutorie" all'interno dell'élitario recinto della politica, tra guerriglie di "clan" partitici e pressioni di logge e loggette, mentre cresce lo spread e con esso la consapevolezza nel popolo bue che il voto sia sempre più una pura formalità; sensazione corroborata anche dalle beffarde parole delle scorse ore del commissario europeo al Bilancio, Gunther Oettinger, secondo il quale

                 "i mercati insegneranno agli italiani a votare per la cosa giusta".

    Insomma una cosa è certa: in barba ad ogni Costituzione, la sovranità non appartiene al popolo – e così da sempre – e neppure alla cerchia di pseudo-politici, abili prestigiatori impegnati ad ammaliare i loro fans e nel contempo a guardarsi bene dall'irritare i fantomatici "mercati", magari mettendone in dubbio i sacri diktat e licenziandone i suddetti terroristi di riferimento. Un misterioso copione sembra soprassedere a tutto ciò, e intanto il mondo ci guarda con gran meraviglia.

     Cos'è davvero lo spread?                                 

    Lo spread nelle scorse ore è schizzato oltre i 300 punti: non accadeva da 4 anni.

                                    Di Maio e Salvini ne prendono atto,

    ma sembrano stranamente incapaci di porre in essere una critica seria e documentata

                             contro questa arma di distruzione di massa,

                   inventata dalla speculazione internazionale e dai banchieri.

    Ma cos'è poi questo spread? Molti italiani – la maggior parte – pur subendone le conseguenze quotidianamente a scapito delle proprie finanze, per noia o trascuratezza sono incapaci di capire, di darne una spiegazione razionale. Allora sarà il caso di tornare sull'argomento, già affrontato in più sedi, e iniziare a smontare qualche luogo comune, tracciando i contorni di una truffa senza precedenti.

            Tecnicamente lo spread è la forbice tra il tasso d'interesse dei titoli di stato

         di un paese in rapporto ai titoli "più solidi" di un paese guida (es.: la Germania)

    considerati – questi ultimi – meno rischiosi dei primi dal punto di vista della solvibilitàda

                           grazie al giudizio insindacabile e sovrano (rating)

                           di un mero gruppo di privati (agenzie di rating)

        compagni di merende dei banchieri (che siedono nei Cda delle agenzie di rating).

    Scusate la definizione non proprio ortodossa, ma rende sicuramente bene l'idea. I titoli sul tavolo degli investitori nazionali ed internazionali, titoli bollati con rating negativi, cioé con bassi voti di "affidabilità", secondo la legge dei mercati, per essere acquistati dovrebbero offrire delle garanzie maggiori, e quindi essere collegati ad interessi o "premi" maggiori.

                         Insomma più il rating delle agenzie (voto) è basso,

        più alto sarà l'utile o "premio" preteso dagli investitori in termini di interessi.

     Germania: leader designata a tavolino                

    Nell'Eurozona il paese leader sul quale definire la dimensione dei tassi di interesse variabili è – guardacaso – la Germania: giudicata – secondo il sistema usurocratico dominante – il paese più "affidabile"… Ma chi ha dimestichezza con questi argomenti sa che questo è un meschino luogo comune. Ma le bugie, come insegna la favola, hanno le gambe corte… La Germania, infatti, da poco meno di un decennio è stata innalzata arbitrariamente a paese egemone/leader per mere ragioni politiche e geopolitiche (ma infondo, come capiremo più avanti, anche religiose). L'Italia in quegli anni (2007/2011) godeva dei fondamentali economici più robusti e stabili d'Europa, potendo contare – tra l'altro – sia sulla prima rete continentale di imprese che sul risparmio familiare pro-capte più consistente tra i paesi dell'Unione europea. Anche il tasso di indebitamento medio delle imprese nazionali era molto contenuto, insomma da prima della classe.

     Terrorismo rating contro i Paesi non protestanti 

    Più avanti spiegheremo brevemente come e perché la Germania fu graziata dalle agenzie di rating sull'altare di altre vittime sacrificali: i famosi paesi "maiali" o PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia/Cipro e Spagna), cioé quei paesi non protestanti di maggior tradizione cristiana (cattolica e ortodossa). La scure del rating iniziò, a cavallo del 2011, a colpire questi paesi in maniera arbitraria, sconcertante e sconsiderata, al fine di gettare questi ultimi nel baratro senza fine dell'usura, con la compiacenza dei propri governi fantoccio. Alla luce di questa doverosa ricostruzione storica, c'è da rimarcare il fatto che

                    lo spread è tutto fuorché uno strumento di misurazione scientifica

                                       degli equilibri finanziari di mercato.

                            Esso non attesta l'aumento degli interessi sui titoli,

                                    in maniera scientifica e quindi numerica,

                                 ma essendo condizionato arbitrariamente

               dal voto sull'affidabilità e stabilità degli stati (rating) delle agenzie di rating

                    (vendute e controllate dai consigli di amministrazione delle banche)

                   induce e provoca esso stesso – di conseguenza – un aumento fittizio

                degli interessi passivi da corrispondere ad acquirenti e grandi speculatori:

                in aggiunta, sono le stesse banche a dare le direttive alle suddette agenzie,

                                "suggerendo" chi bocciare e chi promuovere.

    Quindi non c'è nulla di scientifico, ma è tutta una grande farsa marcatista che – più delle bombe e degli atti di terrore degli Anni Settanta – riesce ad orientare scelte e strategie politiche, con la forza dell'inganno e dell'intimidazione. Pochi si chiedono perché ad esser presi di mira sono soprattutto i paesi cattolici. La risposta è semplice quanto incredibile: siamo – che ci crediate o no – nel bel mezzo di una secolare guerra di religione, che si serve anche e soprattutto della armi improprie della finanza, della moneta e del debito, per realizzare i suoi oscuri fini. Questa analisi si pone in perfetta linea con il nostro ultimo studio sui Protocolli dei Savi di Sion, che può anche essere approfondito nel seguente link in nota (1).

    (1) Moneta-debito, strategie bancarie, crisi: tutto nei Protocolli di Sion

     Le 3 aleatorie componenti dello spread             

    Lo spread, in teoria, volendo trovare qualcosa di "scientifico" in un iganno che di "matematico", come visto, ha ben poco, possiamo dire che si compone di 3 variabili, decise e blindate, ovviamente, dai soliti "padroni" del mercato: 1) il merito di credito dei Paesi; 2) il rischio di implosione della moneta unica; 3) l'effetto fuga degli investitori verso il Bund tedesco. Ma a ben vedere, ad esempio, c'è da dire come il merito di credito dei paesi non è stato mai davvero considerato: la Procura di Trani – d'altronde – lo riconobbe chiaramente alcuni anni orsono, nell'ambito delle indagini condotte sulle agenzie di rating, additate sul banco degli imputati quali responsabli di declassamenti iniqui e fraudolenti, ai danni dell'Italia in primis. Esse infatti declassarono – in favore della speculazione internazionale e della svendita dell'Italia che sarebbe seguita da lì a poco – il bel Paese quando, come detto, esso godeva di fondamentali economici da prima della classe. Ma il vero motivo del contendere che sta innescando questa perversa spirale debitoria, accanto al fenomeno degli spread (che riguarda come noto il cosiddetto "mercato secondario") si manifesta in tutto il suo potenziale speculativo e distruttivo fin dal mercato primario, quello delle cosiddette aste della BCE verso il settore bancario privato (che vere aste in effetti non sono). Ma su questo punto torneremo in altra sede.

     Il dogma della nazione intoccabile                    

    Nei primi mesi del 2011, i rendimenti dei titoli del debito pubblico tedeschi (famosi bund)  tracciavano una curva ascendente, in virtù – sostanzialmente – di tre elementi: 1) l'elevato rischio da speculazione finanziaria imputato alle banche tedesche; 2) il dubbio valore dei titoli tossici in portafoglio; 3) le perdite sui titoli greci nei portafogli delle stesse banche tedesche. Tale situazione, evidentemente, stando alle "sacre leggi del mercato", avrebbe dovuto ingenerare la crisi dell'economia tedesca: nazione travolta dagli squilibri finanziari interni al settore bancario. Ma ciò non è mai avvenuto, come mai? Semplice! Le ragioni sono almeno due: 1) la Germania è per statuto la nazione leader dell'Eurogabbia (in aggiunta, protestante ed anti-cattolica) ; 2) le banche, in realtà, non possono fallire per statuto e genetica finanziaria. Esse non solo ricevono moneta-debito dalla BCE a tassi vicini allo 0%, riprestandola a debito ed a tassi altissimi agli stati, attraverso l'operazione di cartolarizzazione (acquisto dei celeberrimi titoli di stato), ma grazie alla cosiddetta "riserva frazionaria" prestano fino a 50 volte, a tenore decrescente, i soldi che in realtà dovrebbero essere accantonati nei caveau delle stesse banche, a garanzia dei depositi accreditati dai correntisti.

     Come sparare sulla Croce Rossa                       

    Come se non bastasse, le banche – specie quelle tedesche – negli ultimi anni hanno continuato ad acquistare a piene mani titoli con spread altissimi presso i mercati dei paesi PIIGS, tra i quali la Grecia. Inoltre i rischi dei titoli tossici (derivati, ecc..) sono stati gettati sempre sui Paesi Piigs (tra i quali l'Italia)  attraverso una massiccia rivendita degli stessi titoli del debito sovrano di tali Paesi (specie titoli greci e BTP ialiani) sul mercato secondario, quello cioè aperto alla speculazione privata (anche non bancaria). Ciò al fine di aumentarne sia i rendimenti sul mercato primario che lo stesso spread. Un aumento spropositato delle vendite dei titoli suddetti sul secondario è stato in parte letto dai mercati come una mancanza di fiducia degli operatori finanziari verso Paesi sovrani (si fa per dire) come Italia e Grecia. Insomma un gioco dove a perdere sono sempre e solo i contribuenti di tali paesi e mai gli speculatori. Un pò come sparare contro la famosa "Croce Rossa", in tempo di guerra.

     Politici camerieri dei banchieri                          

    Dunque un altro pezzo di debito nazionale (oltre a quello generato dal signoraggio bancario e alimentato dall'Art. 123 del Trattato di Lisbona: che obbliga gli stati a rifinanziarsi sui mercati internazionali, cioé presso le banche private) dipende proprio dagli esorbitanti interessi passivi pagati sui titoli del debito pubblico – sottoscritti a banche e speculatori – proprio grazie a questo meschino e perverso meccanismo implosivo dello spread, tollerato in maniera scellerata e complice dai partiti di casa nostra e dall'Unione europea (Commissione, Parlamento e Consiglio europeo) soprattutto con l'archiviazione del poco noto "Pacchetto Barnier" Antirating, nel 2012. Sicuramente quello del "conflitto d'interessi" all'interno delle agenzie di rating è, di conseguenza, uno dei temi più caldi e spinosi mai affrontati dal nostro Osservatorio. Ma anche uno dei temi più ipocritamente ignorati nei palazzi del potere: un vero e proprio universo parallelo che sfugge al controllo – complice "la politica" – di ogni Carta Costituzionale. La solita vergognosa storia, che i nostri cari politici fingono di non conoscere e si limitano a scrutare nel silenzio e da lontano, mentre i Paesi ed intere economie continentali vanno giù, sprofondando nella recessione, e tirandosi dietro migliaia di vittime in carne ed ossa.

     Una guerra nuova e silenziosa, basata sul ricatto 

                                  Finita la stagione dello stragismo,

    utilizzare il ratig, evidentemente, si è rivelato un'arma altrettanto efficace e convincente:

           uno straordinario specchietto per le allodole per confondere le acque

                  e mascherare veri e propri colpi di stato e "sacchi finanziari"

        celandosi ipocritamente dietro la candida espressione "fiducia dei mercati".

    Allora la verità che emerge è una e inconfutabile: qualcuno ci ha dichiarato guerra e ci vuole morti e, di conseguenza, lo spread con l'economia e il diritto non ha nulla a che vedere. Ad esistere e colpire, sono invece gli effetti collaterali dell'aumento dello spread (ricordiamo: presunto premio per il "Rischio Paese" o "Differenziale d'interesse rispetto ai bund tedeschi"): 1) incremento per miliardi degli Interessi sul debito da pagare; 2) esplosione della tassazione; 3) incremento arbitrario e condizionato dei ricavi dei grandi speculatori bancari; 4) destabilizzazione del sistema economico nazionale; 5) creazione di uno stato di schiavitù sostanziale; 6) spostamento della ricchezza reale  del paese e incremento esponenziale del processo di rarefazione monetaria, già pesantemente condizionato dall'emissione della moneta a debito delle banche centrali;  7) creazione di una dittatura tramite il debito fittizio e illegale (in quando antitetico alla Costituzione e ai principi di equità, giustizia e sovranità nazionale).

     Target 2 – L'altro braccio armato della finanza    

                                   La truffa dello spread si regge, specularmente,

                    anche su un altro sistema bancario e finanziario, chiamato TARGET2,

               uno strumento da guerra concepito nell'humus dell'europeismo mondialista,

            al tempo di Romano Prodi, per ingenerare dei vantaggi oggettivi e spropositati

        in favore della Germania e della bilancia dei pagamenti degli operatori finanziari tedeschi.

    TARGET 2 è il sistema automatico di regolamento e compensazione dei pagamenti fra le banche centrali e commerciali degli stati membri dell’Eurozona ed è stato introdotto il 19 novembre 2007 in sostituzione della precedente piattaforma TARGET (Trans European Automated Real Time Gross Settlement Express Transfer System) e delle varie stanze di compensazione private (clearing house) che ancora collegavano alcune delle principali banche fra di loro.

     Come funziona il sistema Target 2                       

    Il meccanismo di funzionamento è abbastanza semplice: tutte le principali banche commerciali che operano all’interno di una data nazione sono obbligate a mantenere un particolare conto corrente presso la rispettiva banca centrale nazionale, attraverso cui vengono regolamentati i pagamenti interni fra le banche di uno stesso stato. A loro volta le Banche Centrali dei paesi dell’Eurozona sono collegate fra di loro per compensare i pagamenti che avvengono fra le banche che operano in due differenti nazioni. A fine anno, in sede di regolamentazione e compensazione interbancaria del volume totale dei pagamanenti, senza tener presente le differenze economiche strutturali esistenti tra i diversi paesi Ue e pretendendo illegittimamente di omologarli tutti in un unico paniere, ovviamente i paesi a maggior vocazione industriale (es.: dediti all'industria pesante ed automobilistica),come la Germania, si troveranno in una naturale ed ovvia posizione di vantaggio rispetto agli operatori a trazione agricola o turistica, come , ad esempio, Grecia o Portogallo.

                    Il Target 2 in pratica, senza entrare in troppi tecnicismi,

                        costringe le economie di tutti i paesi dell'Eurozona,

             ad una strana compensazione univoca dei saldi economico-finanziari:

      tutto il surplus commerciale accumulato dai paesi più forti, rispetto ai più deboli,

                               si trasforma in maggiori punti target.

        Target 2, quindi, oltre a facilitare la compensazione reciproca dei pagamenti,

              crea dal nulla dei veri e propri potenziali crediti in forma elettronica

     da poter utilizzare speculando sul mercato dei titoli dei paesi con spread più alto.

     Una bilancia che non sarà mai in pareggio          

    Tali acquisti di titoli da parte delle banche tedesche riequilibrano i saldi TARGET dei paesi dell’Eurozona. Nel sistema economico della zona euro si creano due flussi opposti e complementari di capitali, X e Y. Nel flusso X transitano i beni industriali dalla Germania alla periferia (es.: camion e auto); nel flusso Y viaggiano i titoli finanziari (BTO, Bonos, ecc..) dai “malcapitati” paesi Piigs alla Germania. Un circuito commerciale-finanziario pazzesco, vizioso e viziato da pesantissimi squilibri in favore della sola Germania che “rifinanzia” in automatico la sua stessa macchina da guerra industriale e finanziaria, finendo anno dopo anno per indebitare sempre di più i cosiddetti paesi Piigs, costretti ad accettare gli aiuti “da usura” della Troika o a cedere agli inganni degli Eurobond, Project Bond e Fondo Salva Stati Permanente (MES).

                          Risultato? Più tasse per tutti! E specie per gli italiani!!

    Dal 2008 le stesse banche tedesche stanno vendendo in massa i titoli dei Piigs, ottenendo lauti profitti. Al contrario i cosiddetti Piigs stanno continuando ad acquistare beni e prodotti industriali tedeschi (es.: automobili tedesche) e in assenza di finanziamenti esterni, sono costretti ad indebitarsi a livelli vertiginosi (ecco perchè, tra l'altro, le pseudo crisi bancarie sono indotte e fittizie, frutto di meccanismi speculativi). Tale situazione risulta chiaramente anche dall’analisi della distribuzione dei crediti e dei debiti “Target”, misurata in miliardi di euro, fra i paesi dell’Eurozona.

               Ad oggi la Germania presenta un saldo positivo in miliardi di euro (surplus)

                        pressappoco equivalente ai debiti accumulati dai paesi Piigs.

                              Ne risulta un quadro chiaro quanto drammatico:

                           i debiti di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna

                              sono il risvolto negativo dei crediti dei tedeschi.

    Finché i nostri politici continueranno ad ignorare questi crimini, questi nuovi atti di terrorismo, la Nazione sarà sempre più il Paese di nessuno, la terra del debito perenne e della falsa civiltà. Perché Mattarella, Salvini, Di Maio e soci non si decidono a raccontare tutta la verità agli elettori? Ognuno si dia una risposta plausibile e tragga le relative conclusioni.

                  A prescindere dalla nuova compagine di governo che si formerà,

                                      se non saranno estirpati tali crimini,

                  resteremo sempre e solo una misera colonia della Grande Usura,

                     sotto il giogo delle banche centrali e delle agenzie di rating,

                            risucchiati nel torbido vortice della speculazione.

     

     Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

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    Stallo della politica, aumenti dell’Iva e altri copioni rivoluzionari

    Giovedì, 3 maggio / 2018 

    – di Roberto Pecchioli 

    con integrazioni e note di sergio Basile

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Sergio Basile, politica, stallo di governo, economia 

    Stallo della politica, aumenti dell'Iva

    e altri copioni rivoluzionari

    Il copione dettato dalle centrali di potere per l'Italia:

    mandare avanti la "rivoluzione" nell'indeterminismo

    di governo

     

    di Roberto Pecchioli

    con integrazioni e note di sergio Basile

    con integrazioni e note di Sergio Basile

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Il copione dettato dalle centrali di potere             

    Roma – di Roberto Pecchioli e Sergio Basile (integrazioni)  A due mesi dalle elezioni politiche, lo stallo è totale.

                                   L’irresponsabile ircocervo Rosatellum

                           sta rispondendo egregiamente al suo compito:

                                   impedire la formazione di un governo

    poiché gli italiani hanno reso impossibile l’auspicato (dalle centrali di potere) accordo tra PD, Forza Italia e “responsabili” assortiti. In queste settimane si assiste allo spettacolo inverecondo di forze politiche che discutono di tutto, fuorché dei problemi nazionali. Del resto, è arduo chiedere a chi ha appiccato il fuoco di trasformarsi in pompiere. Tra le stupidaggini più insulse che tocca ascoltare c’è quella secondo la quale non è un gran danno se manca un governo: il pilota automatico, la governance” va avanti comunque, l’Unione Europea vigila e la Banca Centrale ci sorveglia discretamente. Persino le agenzie di rating, quelle che danno i voti agli Stati trasformati in scolaretti di macroeconomia liberista, sembrano indulgenti e non ci hanno ancora bocciato. La Spagna, il Belgio prima di noi, la stessa potente Germania hanno attraversato lunghi periodi di non governo senza risentirne troppo, dicono.

                            Balle, alimentate da chi fa apertamente il tifo

           perché non vi siano governi ma solo consigli d’amministrazione

         dominati da patti di sindacato tra lorsignori, alle spalle dei popoli.

    La verità è che un governo ci vuole, anzi è urgente. Lasciamo da parte i temi di politica internazionale: l’Italia è tristemente abituata a un ruolo da comparsa, buona tutt’al più per ospitare basi straniere, infrastrutture strategiche come il MUOS in Sicilia e pagare il conto a piè di lista. La guerra in Siria, gli scontri sul nucleare iraniano, il massacro dimenticato nello Yemen da parte degli amiconi sauditi poco importano al Bel Paese. Ma almeno sul versante economico e in politica interna è indispensabile un governo nella pienezza delle funzioni. Invece nulla, anche questo fa parte del declino italiano.

     Il pilota automatico delle tecnocrazia                   

    Nessuno decide che cosa fare dinanzi alla ripresa degli sbarchi di clandestini. La Marina continua ad agire come un traghetto della Tirrenia; i militari devono restare bagnini addetti al salvamento? Intanto, secondo il DEF (documento di economia e finanza) presentato con tante pagine bianche da Pier Carlo Padoan, ministro proconsole europeo, commissario ad acta delle oligarchie, la spesa per l’accoglienza – basta rovesciare le parole come un guanto e l’invasione diventa immigrazione e poi accoglienza- supererà nel 2018 i 5 miliardi, in ulteriore aumento sull’anno passato.

                                    I clandestini si possono espellere

                                       o dovremo mantenerli sine die,

               per la gioia di cooperative, Caritas ed approfittatori assortiti?

    Nessuna risposta, ovviamente. L’incompetenza del ministero dell’istruzione ha portato alla situazione assurda per cui migliaia di insegnanti elementari di ruolo (!!!) potrebbero essere cacciati in massa in quanto non laureati. La signora Fedeli, ministro protempore forse a sua insaputa, non batte un colpo e si avvicina il licenziamento più massiccio della storia dell’impiego pubblico. Conseguenze drammatiche per gli interessati, ma anche un gigantesco impiccio per il prossimo anno scolastico. Congratulazioni.

     La questione monetaria e del debito                     

    Nell’ambito economico, le questioni sono ancora più complesse. Richiedono decisioni forti, rapide, interventi che cambino il corso di decenni. Tacciamo per carità di patria sul sistema bancario, la cui crisi è drammatica e molti dei cui responsabili sono in attesa di giudizio nei tribunali di mezza Italia: sullo sfondo il fantasma di una sovranità monetaria tradita e negata fin dai tempi della costituente (vedi qui – Ndr – la Costituente rifiutò di inserire la Sovranità Monetaria). Non c’è un governo per prendere in mano la questione dei crediti inesigibili (NPL, non performing loans), una spada di Damocle sul sistema Italia. In due anni, la Banca Centrale ordinerà (gli ordini provengono soltanto dalle sacre “autorità monetarie”) che siano iscritte a passivo le somme assistite da garanzie, in otto anni le altre. Il sistema bancario ha i quattrini per far fronte alla situazione (ormai è noto a tutti – Ndr)… ma cercherà di far pagare Pantalone, magari attraverso la legge aurea detta bail in: pagheranno depositanti, correntisti e obbligazionisti. Nessuna autorità pubblica sta lavorando per fare fronte al momento in cui la BCE smetterà di creare dal nulla trilioni di euro (sempre ovviamente e rigorosamente a debito dei popoli e senza riserva aurea alcuna – Ndr) "al fine – propagandato da lorsignori – di evitare il peggio". Questo è il fumo tossico che ci vendono, dalle colonne dei quotidiani di regime e nei salotti tv – (Ndr). Né ci si interroga sul fatto evidente che l’enorme debito pubblico (fittizio e creato ad arte – Ndr) non può aritmeticamente essere ripagato, al di là delle valutazioni di merito sul criminale castello di menzogne che lo sostiene.

     Volpi a guardia del nostro pollaio                          

    Là fuori, nel vasto mondo, c’è chi sta ponendo dazi e tariffe all’importazione. Donald Trump ha concesso un altro mese all’Europa, non sappiamo ancora se l’alluminio e l’acciaio pagheranno il 10 e il 25 per cento di imposta. E’ un grosso problema per la Germania, non per l’Italia, si tratta solo dello 0,2 per cento del nostro export, ma sono comunque milioni di euro. I nostri interessi sono del tutto privi di protezione, giacché i giochi, a livello europeo, li fanno la Germania, il nostro maggior competitore sul mercato manifatturiero, la Francia, che sta cercando di mangiarsi pezzi decisivi della nostra economia e la Gran Bretagna che, beata lei – da buon paese egemone e colonialista – Ndr) è, ovviamente, fuori dall’euro. Volpi a guardia del nostro pollaio. La tassazione complessiva sul lavoro (tasse più contributi) è al 47,7 per cento contro il 35,9 europeo. Desta meraviglia, se non legittimo orgoglio, che la manifattura italiana non sia ancora morta, in un quadro tanto fosco. Aumenta la povertà, tanto che non basta avere un lavoro stabile per esserne al riparo. Un italiano su otto è al di sotto della soglia statistica dell’indigenza, uno su quattro in Sicilia. Si allarga la forbice Nord Sud, che dà conto tra l’altro dell’enorme divario delle scelte elettorali, con il Nord che pretende meno tasse e il Sud attaccato al reddito di cittadinanza "farlocco" (o meglio sussidio a debito… Ndr) di Giggino ‘Amammà, il venditore di birra che volle farsi primo ministro. L’Alitalia perde due milioni al giorno, ma il ministro Calenda gioca a rifare il Partito Democratico.

                                      Il debito pubblico aumenta senza posa

      nonostante il colossale avanzo primario, ovvero i soldi sottratti agli italiani

                                    per pagare interessi ai sedicenti debitori.

    L’aritmetica non è un’opinione e i banchieri che ci tengono in pugno lo sanno bene.  I giovani italiani possono però correre in bicicletta (tutta salute) per consegnare corrispondenza e cibo spazzatura a cinque euro lordi l’ora.

     Aumenti dell'Iva, nel silenzio generale                  

    Altrove, alla Deutsche Bank, eseguono test per valutare l’impatto del crollo dell’euro, il che significa che lo ritengono possibile, mentre i dittatori bancari fanno sapere che, nel caso, i debiti del sistema Target 2 dovranno essere regolati in euro e non nelle nuove valute, in spregio alla nota lex monetae. E’ una menzogna spudorata, poiché il meccanismo registra transazioni già avvenute ed è una sorta di camera di compensazione tra debiti e crediti, ma questa è l’aria che tira. Noi ci balocchiamo tra esternazioni di Di Maio, tweet del povero Martina, capricci dell’intramontabile Silvio e interviste di Matteo Renzi. Catone tuonava in Senato: mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata. Da noi è peggio, a meno di non prendere sul serio i riti stanchi del Quirinale con le inutili comparsate di mediocri attori non protagonisti nello studio alla vetrata. I fatti ci dimostrano che nessuno si occupa delle cose serie, di ciò che interessa le nostre vite. Una prova è l’assoluto silenzio rispetto agli aumenti dell’IVA. Non risulta che gli insigni statisti tricolori se ne stiano occupando. Rinfreschiamo la memoria.

                        Nel 2019, l’Iva agevolata passerà dal 10 all’ 11,5 per cento,

                                             per balzare al 13 l’anno seguente.

                 L’aliquota normale salirà dal 22 al 24,5 per cento l’anno prossimo,

                              poi al 24,9 nel 2020 per assestarsi al 25 nel 2021.

     Tagli e tasse: le solite ricette del grande usuraio  

    La fattura a carico del sistema produttivo e delle famiglie sarà di 12, 4 miliardi nel 2019, di altri 19 nel 2020. Ciliegina sulla torta, una parte dell’imposta andrà a rimpinguare le casse di Bruxelles: sono le norme comunitarie, caro connazionale che non lo sai. L’impatto sull’economia sarà devastante. L’esborso per la famiglia media è calcolato in 1.300 euro annui. In assenza di decisioni forti, due sole le vie (tecnocratiche del grande usuraio – Ndr) per "scongiurarlo": aumento delle tasse o nuovo taglio delle spese. Ma continuiamo a discutere del sesso degli angeli, come a Bisanzio all’arrivo dei turchi. Facciamo il tifo per Gigino, per l’uno o l’altro Matteo o per la vecchia gloria di Arcore. Intanto, il contatore gira, i fatti tornano a galla, l’Italia muore. Almeno fate un governo per limitare i danni, dare all’Italia un minimo di voce in capitolo. Oppure, ombre dolenti nella ghiaccia, come chiamò Dante i traditori di chi si era fidato, togliete il disturbo e consegnate definitivamente le chiavi di casa alla Troika, ai banchieri, al Fondo Monetario, al Meccanismo Europeo di Solidarietà. Fuori i servitori, dentro i padroni, ahimè.

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2018 Qui Europa)

    con integrazioni e note di Sergio Basile

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