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Categoria: Eurobarometro – Statistiche

  • Lacrime di Coccodrillo in Salsa Europeista

    Lacrime di Coccodrillo in Salsa Europeista

    Giovedì, Settembre 19th/ 2013

    – Comunicato Stampa di Mario Borghezio, eurodeputato –

       Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi di Qui Europa"

    Libero Confronto, Comunicato Stampa, Olli Rehn, Bruxelles,  Mario Borghezio, Commissione Europea, Unione Europea, Jeroen Dijsselbloem, eurostat, Italia, Pil, Eurogruppo   

    Lacrime di Coccodrillo in salsa Europeista

    Le patetiche doglianze del Centrodestra ai diktat Ue

    di Olli Rehn sulla politica fiscale dell'Italia

     

    Iniziativa di "libero Confronto", Pensa e Scrivi di QE

    Comunicato Stampa di Mario Borghezio, eurodeputato

    figli troika E LACRIME DI COCCODRILLO - REHN - BORGHEZIO

     Lacrime di Coccodrillo                                                                                              

    Bruxelles, Roma, Vilnius – Sono lacrime di coccodrillo le doglianze del centrodestra per le dichiarazioni del Commissario europeo Olli Rehn, contro l'abolizione dell'Imu e, più in generale, il suo diktat sulla politica fiscale dell'Italia. Hanno votato a cuor leggero qui in Europa e poi, conseguentemente, a Roma il "fiscal compact" e tutte le altre decisioni con cui la Commissione europea ha "rottamato" la nostra sovranità. E ora si lamentano?Ma in tutta Europa, per fortuna, esistono e continuano a combattere le forze autonomiste e c.d.  populiste, che non si sono mai prostituite alle lobbies e alle burocrazie, use trattare i leaders dei Paesi europei come servi.

     I precedenti e le ultime curiose dichiarazioni di Olli Rehn                          

    "Il provvedimento preso dall'Italia con l'abolizione dell'Imu ha suscitato e suscita preoccupazioni, rispetto allo spostamento degli oneri fiscali dai fattori produttivi verso altri cespiti…sarà nostro dovere verificare la service tax". Era stato questo il commento di Martedì di Olli Rehn, a Roma, che aveva fatto – per così dire – "sbottare" (?) alcuni membri del centrodestra . "Se i piani di bilancio dell’Italia non risulteranno in linea con gli impegni presi con l’Ue – aveva poi aggiunto Rehn alla Camera – la Commissione ha il dovere di chiedere correzioni. Anche la questione dello Spread dell'Italia sopra quello della Spagna è un segnale d'allarme…".

     

     L'Intervento sull'Italia fatto a Vilnius                                                                 

    ''Gli ultimi dati economici sull'Italia non sono buoni – aveva poi dichiarato nei giorni scorsi il commissario Ue agli Affari Economici e Monetari a Vilnius – per assicurare il ritorno della ripresa è essenziale la stabilità politica''. A sostenere tale tesi – e non poteva essere altrimenti – anche il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, secondo il quale ''per l'Italia la cosa più importante è la stabilità politica''. Cioè in pratica continuare ad essere assoggettata ad un governo di nominati e tecnici non eletti filo-europeisti. ''L'Italia – aveva aggiunto infine Rehn – è scossa da turbolenze politiche, siamo tutti consapevoli che il governo di recente ha preso chiari impegni e sta andando avanti ma ora è importante che eviti l'instabilità politica e si concentri sulle riforme economiche, perché questo è quello che le serve''. In particolare, è bene ricordarlo – fonte Eurostat – il calo del Pil del secondo trimestre è stato pari al -0,2%.

    ComunicatO Stampa di Mario Borghezio – Deputato al Parlamento Europeo

    Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi"  di Qui Europa

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  • Europa: Ancora un Nuovo Record di Disoccupati

    Europa: Ancora un Nuovo Record di Disoccupati

    Mercoledì, Dicembre 5th/ 2012

    – di Maria Laura Barbuto, Sergio Basile –

    Europa / Ancora un Nuovo Record di Disoccupati / Unione Europea / Crisi / Disoccupazione / Statistiche / Eurostat / Giovani / Società / Governi / Youth Guarantee / Laszlo Andor 

     

     

    Europa: Ancora un nuovo record di

     

    disoccupati

     

    Le statistiche parlano chiaro: "nell'Eurozona 

     

    il livello di disoccupazione è sempre più 

     

    inaccettabilmente alto"

    Bruxelles Nuovo record per la disoccupazione nell'Eurozona: a ottobre Eurostat avrebbe registrato qualcosa come 18,7 milioni di senza lavoro, pari all'11,7% dato in crescita (+0,1 punti) rispetto al mese precedente. Su base annua l'aumento della disoccupazione secondo Eurostat sarebbe stato di +1,3 punti (10,4% a ottobre 2011), colpendo 2,16 milioni di persone in piu' in 12 mesi.

     

     Il Dato di Eurostat 

     

    Nell'insieme dell'Unione europea la disoccupazione ad ottobre è stata registrata al 10,7% (10,6% il mese precedente). A ottobre 2011 era al 9,9%. Il tasso e' cresciuto in 16 paesi, ma e' calata in nove, mentre sarebbe rimasto stabile in Slovenia (8,6%) e in Austria, che con il 4,3% di senza lavoro ha il record di maggiore occupazione nella Ue. Il primato assoluto nel continente è della Norvegia (3,0%). Tra i nove paesi con la disoccupazione in calo, i decrementi piu' vistosi sono stati registrati in Estonia (da 11,5% al 9,6%). I disoccupati sono diminuiti anche in Germania) da 5,7% a 5,4% nei 12 mesi) e nell'Irlanda sotto programma di aiuto (era al 15,0% a ottobre 2011, e' passata al 14,7%).

     

     La situazione in Spagna 

     

    La Spagna continua ad avere il triste primato europeo di disoccupati, con dati in costante crescita: 26,2% a ottobre (con l dato Eurostat – il 55,9% dei giovani fino a 25 anni senza lavoro). Il tasso era al 25,8% a settembre, al 25,6% a settembre, al 24,4% ad aprile scorso e al 22,7% a ottobre 2011. Ma ci sono regioni dove la disoccupazione supera il 50%. Nella Ue a 27 i giovani senza lavoro – sempre secondo Eurostat – sarebbero 5,67 milioni (+279mila in un anno), dei quali 3,6 milioni nell'Eurozona (+350mila in 12 mesi). Ma i dati incrociati del nostro osservatorio ci offrono un panorama ancora più disastoso. Oltre 55 milioni sono i disoccupati ed i precari a livello continentale. Qualcosa come 5 interi stati come la Grecia, in mezzo ad un marciapiede.

     

     Regole da riscrivere e gettare via 

     

    Chi ha scritto le regole dell'economia e della finanza in Europa, nell'ultimo quinquennio almeno, evidentemente ha perso il senno! Il livello di disoccupazione nell'eurozona e nella Ue continua ad essere – come prevedibile – sempre più ''inaccettabilmente alto''. "I governi ora 'devono adottare le misure decise a luglio per rendere il mercato piu' dinamico'': ha commentato così dinnanzi a tale e tanto sfacelo il portavoce del Commissario al Lavoro Laszlo Andor, aggiungendo che ''fronteggiare la disoccupazione e le sue conseguenze sociali deve essere la priorità dei governi'' chiedendo di estendere a tutti i 27 il sistema di Youth Guarantee, a favore del primo impiego dei giovani.

     

     Il Gambero della Recessione  

     

    Ma francamente questo ci sembra un palliativo proteso  anascondere i veri problemi: il fiscal compact e l'emorragia incontrastata e pilotata del debito. La denuncia del Trattato di Lisbona e  la rottamazione del Sistema Target 2. La ridefinizione dell'euro e dei suoi equilibi, oppure – come ultima ma necessaria ipotesi – lo stesso abbandono della moneta unica, seguendo la preziosa linea introdotta  dfesa dai teorici della "Modern Monetary Theory". Questa dell'Ue, signori, ci sembra la politica del gambero, che di giorno finge di avanzare verso la luce, e di notte arretra, sprofondando (nel nostro caso) nel pozzo senza fondo della disoccupazione, del precariato e della recessione, con politiche di austerity da vera dittatura.

     

    Maria Laura Barbuto, Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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    L’Olezzo delle Carogne della Macelleria Sociale sale fino a Bruxelles

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  • L’Olezzo delle Carogne della Macelleria Sociale sale fino a Bruxelles

    L’Olezzo delle Carogne della Macelleria Sociale sale fino a Bruxelles

    Martedì, Ottobre 2nd/ 2012

    – di Sergio Basile –

    Eurozona / Unione europea / Disoccupazione / Eurostat / Euro / Moneta Unica / Target 2 / Spagna / Grecia / Mezzogiorno d'Italia / Osservatorio "Qui Europa" / Carrozzoni politici / Mes / Fiscal Compact / Propaganda mediatica / Mentana / Macelleria Sociale / Ambigui sondaggi / Disoccupazione in Germania / Welfare / Dittatura Finanziaria / Gabbia Sociale / Mario Monti / Austria / Olanda / Spagna / Grecia / Piigs / Giovani maiali da macello / Matteo Renzi 

    Eurostat – Disoccupazione in ascesa in

    tutta l'Eurozona e non solo

    L'Olezzo delle carogne della macelleria

    Sociale sale fino a Bruxelles

    Ma i media propagandano ancora la fiducia

    cieca dei cittadini nei tecnocrati e nel

    "Montismo"

    Bruxelles – Sono davvero impressionanti ma non sorprendenti (ce lo aspettavamo) i dati sull'occupazione nell'Eurozona resi noti nelle ultime ore dall'Osservatorio Eurostat, che ha parlato senza mezzi termini dell'ennesimo picco negativo: dato che ad agosto ha raggiunto il nuovo record dell'11,4%, il più alto dall'adesione dei 17 sventurati paesi europei all'euro, al Sistema Target 2 ed ai suoi accidenti finanziari. L'ultima fotografia (sbiadita) di Bruxelles, vede dunque al rialzo il dato rispetto al mese precedente (luglio), con un incremento negatico dello 0,1% (cioè dall'11,3% all'11,4%). Dato equivalente a decine di migliaia di nuovi disperati., concentrati per lo più del Sud del Continente. Ai massimi livelli anche il tasso nell'Ue a 27 paesi, che Eurostat da al 10,5%. Un anno fa, ad agosto 2001, il tasso di disoccupazione nei 17 Paesi dell'Ue che adottano l'euro era al 10,2%, mentre nei 27 era al 9,7%. Complessivamente, Eurostat ha dunque stimato 25,466 milioni di disoccupati, dei quali 18,196 (la maggioranza) nella sola Eurozona, segnando un ulteriore aumento rispetto a luglio di 49mila unità, nei 27 e di 34mila nei 17. Guardacaso i mali maggiori sembrano venire proprio dall'euro! Chissà perchè!

     L'Apocalisse del Welfare – 55 milioni di fantasmi in carne ed ossa 

    Dati che però raddoppiano se si considerano i precari ed i soggetti che prestano la loro opera esclusivamente in sporadiche occasioni. I cosiddetti lavoratori occasionali. Dunque i disoccupati totali o parziali in Europa ammonatano ad oltre 54/55 milioni: l'equivalente di cinque stati come la Grecia, per comprendeci. Un'apocalisse sociale senza precedenti nella storia del Vecchio Continente. Europa oggi in balia di inammissibili e gravissime derive neoliberiste e mercatiste e ad inaccettabili delocalizzazioni produttive. E questi – sotto gli occhi di tutti – sono gli inconfutabili risultati. I sintomi di una dittatuta economico-finanziaria reale, mascherata da crescita e progresso.

     L'Olezzo delle carogne della Macelleria Sociale 

    Grecia e Spagna, ovviamente, si sono rivelati i paesi con il livello più drammatico di disoccupazione (rispettivamente 25,1% e 24,4% secondo Eurostat: dato doppio se consideriamo il parametro aggiuntivo e complementare di cui sopra). Un dato simile a quello rilevato dall'Osservatorio Nazionale "Qui Europa" nel Mezzogiorno d'Italia. Ma la situazione sta precipitando a vista d'occhio anche in paesi non colpiti volontariamente dalla speculazione o da golpe mercatisti, come Austria, Lussemburgo, Olanda e Germania. Paesi dove il "tasso medio di disoccupazione" si assesterebbe oggi intorno al 5%. Tutti Paesi, questi, guardacaso firmatari del Fiscal Compact e del MES. Strumenti recessivi voluti fortemente dall'Europa dei tecnocrati e dallo stesso professor Mario Monti: ch di essi ne è stato il pioniere ed uno dei principali promotori, con il benestare dei carrozzoni politici di maggioranza (Pd, Pdl e Udc) che permangono – nonostante tutto – cristallizzati all'interno di Montecitorio. Appollaiati a leggere questi impietosi dati come falchi e condor sui rami di un albero, sotto il quale l'olezzo delle carogne della macelleria sociale sale ormai alto, giungendo anche all'interno degli ovattati e profumati palazzi del potere di Bruxelles. Solo i media sembrano non sentirlo, o comunque dimostrano – tra il nostro sconcerto più totale – di non saper leggere tali dati in maniera coscienziosa.

     Italiani, Prigionieri di "Numeri Sballati"? 

    L'Osservatorio Europeo parla anche di una disoccupazione giovanile (media), al 22,8% nell'Eurozona (contro il 22,9% di luglio) e al 22,7% nell'Ue-27 (22,6% a luglio), "con 5,458 milioni persone sotto i 25 anni – si legge nel comunicato ufficiale – senza un'occupazione, di cui 3,392 solo nell'Eurozona!. Dati di gran lunga peggiori (doppi) i dati riscontrati sui giovani diseredati e dimenticati dei Paesi Piigs. Giovani "maiali" da macello! In Grecia e in Spagna, come nel Sud Italia, in effetti,  oltre il 55% dei giovani è a spasso, o prigioniero delle mura domestiche e di incubi infiniti. Meglio la situazione in Germania, Olanda e Austria, dove la disoccupazione giovanile si assesterebbe intorno al 10%. Forse è ora di rottamare i tecnocrati e questa illusoria Eurozona e pensare al welfare? Magari iniziando proprio dall'Italia! Che dite? Certo che a sentire gli pseudo sondaggi diramati ieri sera dai Tg di regime (da Mentana & Co) tale situazione sembra solo una favoletta lontana dalla vita reale.  Il carissimo e paterno Mario Monti, infatti, secondo tali improbabili e (consentiteci) ambigui sondaggi sarebbe di gran lunga il leader oggi più apprezzato dagli Italiani (???) per la  corsa e la riconferma a Palazzo Chigi anche dopo il 2012. Staccato a poche lunghezze dal tecnocrate ci sarebbe l'altro rigorista della casta Pd, Matteo Renzi. No comment!

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Giovedì, Settembre 6th/ 2012

    – di Sergio Basile –

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    Le palesi incongruenze di Bruxelles e la controanalisi

    dei dati sulla crisi dell'Osservatorio Indipendente

    "Qui Europa" in Calabria

    Qualcosa non torna!

    Bruxelles, Roma, Catanzaro  –  Alla riapertuta degli uffici dell'Ue, tra le altre incombenze sospese sulla testa dei funzionari della Commissione europea, protesi con ogni mezzo a cercar di mantenere a galla  una nave chiamata Eurozona, ridotta ormai ad una impresentabile bagnarola  che fa acqua da tutte le parti, pare sia anche tempo di analisi e sondaggi. La notizia del giorno è dunque quella relativa ai risultati elaborati da Eurobarometro sui valori degli indici di gradimento degli Europei, in merito al complesso delle istituzioni comunitarie. Tali stime confermerebbero tuttavia un fatto alquanto curioso, per non dire paradossale. Un dato che ci lascia a dir poco perplessi:  il giudizio medio dell'opinione pubblica, dei Paesi Ue, oggi sarebbe migliore rispetto a nove mesi fa. Ma com'è mai possibile? Infatti ci chiediamo, se – e non è un mistero – la disoccupazione in Europa ha falciato oggi oltre 55 milioni di cittadini, come fa il gradimento degli europei a non seguire o almeno a rispecchiarsi in tale trend? Davvero strano! Secondo il centro studi ufficiale di statistiche di Bruxelles – ospitato presso la Commissione europea – nello specifico, la maggior parte degli intervistati avrebbe asserito che "il Parlamento europeo è oggi una delle istituzioni che meglio rappresenta l'Unione europea e vuole votare alle elezioni europee in quanto è uno dei modi migliori per far sentire la propria voce".

     Un europeismo in ascesa? 

    L'immagine dell'Ue – sempre a detta di Eurobarometro – sarebbe dunque migliorata agli occhi del 40% degli intervistati: il 9% in più rispetto allo scorso novembre.  E questo, malgrado il dilagare della recessione in praticamente tutto il Vecchio Continente (ad eccezione dei Paesi Ue che non aderirono all'euro e della Norvegia: Paese che ha conservato saggiamente una Banca Nazionale autonoma e non privatizzata). D'altra parte, ciò, vorrebbe dire in fondo che la stragrande maggioranza degli Europei – evidentemente – guarda l'Unione con sospetto e delusione. Dato – il primo – dunque sbandierato probabilmente con troppa enfasi dalla Commissione di Bruxelles e da Eurobarometro – o male interpretato – ma in fondo davvero curioso, soprattutto se rapportato a ciò che sta accadendo in Europa, ed al tenore delle nutrite proteste che dilagano da mesi da Atene e Madrid, da Lisbona a Dublino, passando per Roma, Helsinki ed Amsterdam. Oggi, perfino a Berlino, Francoforte e Parigi (città appartenenti a Paesi toccati in maniera meno evidente dalla crisi) c'è chi sbuffa pesantemente e storce il naso. 

     L'Ue, è una cosa positiva? 

    La maggioranza assoluta ed oltre (53%) delle persone intervistate avrebbe sostenuto – sempre a detta di Eurobarometro – che l'Ue "è una cosa positiva". "Molte persone – si legge nel comunicato del centro di statistiche – invece non sono ancora consapevoli del fatto che le loro opinioni possano contare agli occhi dell' Unione europea".  Certo, senza voler mettere palesemente in dubbio i dati – pur se in parte paradossali ed incredibili – palesati dall'Osservatorio di Bruxelles, bisogna anche considerare che la lettura dei sondaggi spesso non tiene conto delle modalità e dei contesti globali nei quali maturano le risposte e vengono presentate le domande.  Perciò, ovviamente restano sempre dati da non enfatizzare e assolutizzare. Anche perché visti i disastri che ci circondano, non sarebbe propri il caso! 

     Il ruolo del Parlamento Europeo 

    Il 57% degli intervistati – secondo Bruxelles – avrebbe poi sostenuto che "votare alle prossime elezioni per il rinnovo dell'Europarlamento è il modo migliore per coinvolgerli". Solo un quarto degli intervistati sarebbero però a conoscenza del fatto che tali elezioni si terranno fra due anni. Anche se evidentemente non tutti gli intervistati sono a conoscenza del fatto che l'Europarlamento non sia un organo legislativo, ma bensì prettamente consultivo e propositivo, e quindi capace di incidere limitatamente sulle politiche poste in essere dal Consiglio europeo (costituito dai 27, presto 28, leader Ue) e dall'organo esecutico dell'Unione, la stessa Commissione europea (organo, come noto, costituito da soggetti nominati dal Parlamento e non eletti democraticamente).

     Lotta alla Disoccupazione e Immobilismo Ue  

    Ma il dato più interessante ci sembra quello secondo il quale – per il 72% degli intervistati – "la creazione di posti di lavoro e la lotta alla disoccupazione devono essere per l'Unione europea le priorità per combattere la crisi". Certo sapere che il rating (elevato da "semplice ipotesi" e da "semplice parere non vincolante" al rango di diktat o legge: ed oggi curiosamente decisivo per la definizione del livello di interessi passivi da pagare alla speculazione bancaria) che di questa crisi è il motore e l'alibi (proprio grazie al  complice disinteresse delle istituzioni comunitarie) non ci trova assolutamente daccordo con l'analisi di Eurobarometro e della Commissione Barroso. Sapere, infatti, che da mesi le istituzioni Ue  stanno a guardare senza bandire e delegittimare le "indagate" e "conflittuali" agenzie di rating statunitensi, diventate d'un colpo più importanti e decisive dei popoli e degli stessi stati "sovrani" o "ex-sovrani, non può lasciarci né indifferenti, né sereni.

     L'Analisi dell'Osservatorio Indipendente "Qui Europa" in Calabria  

    D'altronde, da un'analisi fatta dall'Osservatorio Nazionale Indipendente "Qui Europa" in Calabria (tra le regioni europee più colpite dalla crisi) nella  scorsa primavera, (Marzo, Aprile e Maggio 2012) presso dieci istituti di scuola secondaria supeririore e presso l'Ateneo Magna Graecia di Catanzaro (cui è seguito un convegno dal titolo: "La Crisi Economica e Sociale dell'Ue, Analisi e Prospettive" che ha visto tra i tanti ospiti di rilievo, anche il giornalista e scrittore Giulietto Chiesa) su un campione di circa 2000 studenti, è emersa una realtà ben diversa da quella dipinta – col sostegno dei dati raccolti dai funzionari di Bruxelles – dall'Osservatorio della Commissione europea, Eurobarometro. Contrariamente da quanto sostenuto da Bruxelles, infatti, l'euroscetticismo in Europa, a nostro parere – ed a parere dei soggetti intervistati in decine di pubblici confronti e audizioni – è in netto aumento!

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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  • Germania – La Bild fa chiarezza sulla Crisi e sulla Dittatura Tedesca

    Germania – La Bild fa chiarezza sulla Crisi e sulla Dittatura Tedesca

    Sabato, Agosto 4th/ 2012

    – di Silvia Laporta – 

    Eurozona / Germania / Berlino / Merkel / La Bild / Hollande / Draghi / Eurozona / Banche / Moneta unica / Friedrich Sell / Hans Werner Sinn / Financial Times / Bulgaria / Fondo Monetario Internazionale / Piigs / Informazione / Crisi economica  / Euribor / Target 2 

    Il  quotidiano tedesco Bild fa chiarezza sulla

    crisi dell'Eurozona

    Il tabloid tedesco mette l’accento sul ritorno indotto

    che la Germania ha dalla crisi europea e dall'euro

    I moniti di Hans Werner Sinn e Friedrich Sell: ipotesi

    ritorno temporaneo alle "monete nazionali" per

    sfuggire dall'Eurogabbia

    Berlino – Si alza a gran voce il coro degli euroscettici, anche in Germania! Hans Werner Sinn, uno tra i più autorevoli e popolari economisti tedeschi, insieme a Friedrich Sell, sferrano un aggressivo attacco all’Eurozona, dalle colonne del Financial Times. Due fra le voci più ascoltate nel recente dibattito – più che infervorato – sulla crisi, in Germania. I due economisti credono che l’unità dell’Eurozona, potrebbe essere temporaneamente spezzata per consentire ai Paesi in difficoltà di recuperare competitività e rimettersi al passo dei grandi. L’idea di fondo – dicono gli autori –  è fornire ai paesi uscenti lo status di membri associati, consentendo di adottare temporaneamente la loro moneta con l’opzione di rientrare nell’euro in seconda fase”. Affermazioni queste che nelle scorse ore, ovviamente, hanno trovato  in completo disaccordo Mario Monti, Mario Draghi, Francoise Hollande, Angela Merkel e tutto il baraccone europeo!

     La Bild getta la maschera  

    Ma è proprio La Bild – tra i più letti tabloid tedeschi – a spiegare dalle sue colonne il perché di questo disaccordo: “ Berlino non paga soltanto perché con i bassi tassi d’interesse ad avvantaggiarsi massicciamente sono i consumatori e lo Stato”. Insomma un vero e proprio investimento sulla crisi; un'ingiustizia che "Bild" è finalmente pronto a smascherare.  Grazie a questo scenario, la Germania, ha guadagnato in 3 anni fino a 100 miliardi di euro! Per non dimenticare gli enormi vantaggi – esaminati nelo specifico da "Qui Europa" – indotti dal tasso Euribor e dal Sistema dei pagamenti interbancari "Target 2" (vedi articoli in allegato). Una vera e propria manna dal cielo per i banchieri tedeschi, ai danni dei partner europei e soprattutto dei Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, grecia e spagna). In un sistema definito da "Qui Europa" e da alcuni autorevolissimi osservatori internazionali (Giulietto Chiesa, per citarne uno molto autorevole) con l'appellativo di "Nazismo Bianco". Come scordare infatti l'altra faccia della medaglia? Interi stati economicamente e finanziariamente dissanguati e distrutti; intere popolazioni poste sotto vergognose forme di schiavitù economiche e sociali (si pensa per oltre 20 anni o più: se passa il MES); emarginazione e povertà dilaganti; suicidi quadruplicati in pochi mesi e migliaia di aziende fallite. Tutto perchè? Per prostrarsi ad adorare un dio euro costruito ad immagine e somiglianza della Germania e dell'euro-casta dei banchieri e dei loro fedelissimi sudditi.

      Una guerra mediatica   

    Il rapporto tra informazione e andamento dell’economia, infatti, non è poi cosi svincolato come si potrebbe pensare e come dimostrato in centinaia di articoli dal nostro osservatorio. Se le notizie venissero riportate nella loro dimensione più veritiera, sicuramente la strada per uscire dalla crisi sarebbe molto meno ripida. Per esempio, ci troveremo sicuramente in uno scenario diverso, se le agenzie di rating, avessero diffuso le reali informazioni circa l’affidabilità di determinati strumenti finanziari! O non avessero fatto sciacallaggio sugli stati più in difficoltà dell'Eurozona. Certo, qualcuno a Bruxelles – è bene riconoscerlo – ha dato loro mano libera e piena legittimità! La colpa maggiore è quindi proprio dell'Unione europea. Ed è per questo che il popolare quotidiano tedesco ha deciso di informare i cittadini e in generale l’opinione pubblica, circa le ragioni della crisi e le conseguenze  che spesso e volentieri vengono assolutamente celate, al fine di coprire i vari orrori economici che pesano sulle nostre spalle.

      Un'Europa Made in Deutschland   

    Basta negare le responsabilità di alcune nazioni e delle loro banche e i vantaggi conseguiti con l’unione monetaria e con la crisi indotta (e fittizia) del debito; perché si tratta di veri e propri vantaggi delineatisi sulle spalle del popolo ormai diventato schiavo. Un esempio lampante è la Grecia. La Germania trae parecchi vantaggi dall’inclusione del Paese ellenico nell'Eurozona. Cioè vive di rendita sulla carcassa di uno tra i più deboli Paesi "cosiddetti Piigs" dell’Eurozona: beneficia, per esempio, di un cambio più debole rispetto a quello che avrebbe avuto mantenendo il marco tedesco; avvantaggiandosi cosi nelle esportazioni fatte fuori dall’Eurozona. Inoltre i tassi d’interesse più bassi favoriti dall’euro nelle nazioni del Sud, hanno spinto la gente ad aumentare i consumi indebitandosi ed acquistando cosi, più prodotti made in Germany. Come un clamoroso tilt delle bilance commerciali interne, incapaco di pareggiare la situazione e quindi penalizzate oltremisura dal Sistema target 2 (vedi approfondimenti negli articoli in allegato).

      La gravissima Gaffes della solita Merkel  

    E di fronte a tutta questa situazione, a coraggioso quanto doveroso outing di "Bild" che avviene? Semplice, il Panzer Merkel fa una delle sue solite e imperdonabili gaffes. “Fate come i Bulgari!” ha proposto ai Greci. L’esempio di virtù riportato dalla Merkel è quello di una nazione che, dopo aver passato anni di crisi ed estrema povertà, è riuscita a rientrare nell’Unione europea “grazie” al Fondo Monetario Internazionale. Peccato però, che sia la nazione più povera d’Europa, e che sia stata da questo dissanguata completamente. Paese oggi in coda a tutte le classifiche europee sullo sviluppo e la ricchezza, con un reddito pro capite di 11 mila euro annui, mancanza di infrastrutture per la mobilità;  carte di credito ancora rare e Bulgari costretti ad emigrare per sopravvivere! Un bell’esempio incoraggiante da proporre! Ma soprattutto, un quadro di come ci vorrebbe Angela Merkel: tanti schiavi, poveri e svuotati della propria dignità.

      I Tedeschi insegnano  

    Una Europa di nomadi in cerca di improbabili fortune all'estero. Ma la stessa Germania (intesa come cittadini tedeschi) è un esempio di come le cose possono essere ancora cambiate, ma soprattutto di come l’informazione vada pari passo con il futuro e la salvaguardia dei cittadini. La stampa italiana e i TG – oggi in maniera pressocché totale asserviti a questo sistema totalitario e schiavista –  dovrebbero imparare molto da ciò! E i Tedeschi, questo – soprattutto quelli già vittima dell'austerity – lo hanno capito benissimo. Non dimentichiamo, ad esempio, che il destino stesso del dittatoriale e liberticida MES (Meccanismo Europeo di Stabilità, ribattezzato "Morte Europea Sicura") è stato messo in dubbio proprio da cittadini tedeschi ricorrenti presso la Consulta di Berlino. Forse dovremmo imparare di più dai Tedeschi e affidarci meno ai "professoroni" italiani, alla Monti o alla Prodi. Che dite?

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Martedì, Aprile 17th/ 2012 – di Maria Laura Barbuto – Unione Europea / European Stability Mechanism / Crisi / Debito Pubblico / Governatori / Ministri delle Finanze / Mario Monti / Andrea Martellini    Meccanismo Europeo di Stabilità: interrogativi ed obiettivi latenti Per i Paesi in difficoltà interviene l’Esm ma prima bisogna versare dolorose quote di […]

    La lunga lista degli euro-errori

    La lunga lista degli euro-errori

    Mercoledì, Febbraio 8th / 2012  Unione Europea / Grecia / Errori / tecnocrati / Bruxelles / Politica / Democrazia  La lunga lista degli euro-errori Aaa… Politica cercasi Bruxelles – Ad Atene si lotta e a Bruxelles si discute del sesso degli angeli. E’ l’amara constatazione che si può ricavare da quanto sta accadendo in Grecia. […]

    Eurozona: “Mare Mosso” d’Europa – Cui prodest?

    Eurozona: “Mare Mosso” d’Europa – Cui prodest?

    Giovedì, Maggio 31th / 2012 – di Domenico Apicella – Unione europea / Eurozona / Grecia / Abbandono Eurozona / Fuga / Effetto domino / Angela Merkel / Christine Lagarde / Manuel Barroso / Cicerone / Rating / Spread / Convenienza / Cui prodest / Domenico Apicella / Qui Europa / Controinformazione  / Pacchetto Barnier […]

     

  • Commissione Ue – Chiesta Riforma delle Statistiche

    Commissione Ue – Chiesta Riforma delle Statistiche

    Mercoledì, Aprile 18th/ 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Commissione Europea / Strasburgo / Statistiche europee / Eurostat / Lotta Antifrode / Trasparenza / Eurostat / Algirdas Semeta 

    Statistiche europee più credibili, affidabili

    ed indipendenti

    Lo ha stabilito la Commissione Europea:

    i pro e i contro della riforma prevista

    Bruxelles  –  Statistiche europee attendibili, affidabili, di qualità superiore e, soprattutto, indipendenti per rafforzare la fiducia del pubblico e dei mercati finanziari riguardo le decisioni adottate: lo ha stabilito, nelle scorse ore, la Commissione Europea e lo ha reso noto con il comunicato stampa divulgato a seguito dell’adozione della proposta. L’indipendenza degli istituti nazionali di statistica e dei loro dirigenti che saranno nominati sulla base del rispetto del solo criterio della “professionalità” e non di quello legato al “colore politico”per il quale sono schierati, è l’obiettivo primario contenuto nella proposta avanzata dalla Commissione che ha deciso anche l’obbligo, per i capi degli istituti, di presentare alle autorità competenti una relazione annua sulle attività statistiche e sulla situazione finanziaria dell’organismo che dirigono, cercando così di garantire una maggiore trasparenza.

      Richiesta di impegni agli Stati membri  

    Gli Stati membri dovranno, inoltre, “sottoscrivere obbligatoriamente impegni per assicurare la fiducia nelle statistiche”, che saranno controfirmati dalla Commissione la quale avrà il compito di garantirne il rispetto. “La crisi economica ha evidenziato quanto dipendiamo da dati affidabili per prendere decisioni sensate e ha sottolineato l'importanza di statistiche affidabili per la definizione di politiche programmatiche basate sui fatti” – ha spiegato il commissario Ue per la fiscalità e l’unione doganale, l’audit e la lotta antifrode, Algirdas Semeta, che ha presentato la proposta. “Oggi più che mai dobbiamo essere in misura di rassicurare i cittadini sul fatto che le politiche proposte, soprattutto le politiche economiche, si fondano su dati affidabili e di qualità – ha aggiunto il commissario – La proposta odierna sancisce per legge l'indipendenza delle statistiche europee e ne garantirà la massima qualità in futuro”.

      Eurostat  

    Anche l’Eurostat sarà indipendente e, a breve, saranno chiariti l’assetto istituzionale, il ruolo e la responsabilità all’interno della Commissione.  Il programma statistico europeo di riferimento sarà relativo al periodo che va dal 2013 al 2017 e i lavori in “cantiere” sono attivi già da tempo al fine di raggiungere gli obiettivi previsti. Le statistiche risultano di grande importanza per coinvolgere i cittadini nel processo democratico e far conoscere loro l’Unione Europea ed il programma pluriennale previsto dalla Commissione sarà finanziato con 300 milioni di euro circa.

      Il dubbio legittimo – Trasparenza fittizia o Democrazia reale?  

    E in periodo di crisi 300 milioni di euro fanno gola: ma sarà giusto  investire tutti questi soldi per migliorare la qualità delle statistiche? Se le stesse hanno il potere di influenzare il cittadino e coinvolgerlo nel processo democratico non avranno anche il potere di influenzare gli elettori? Che non ci sia dietro l’obiettivo di una trasparenza fittizia e l’interesse anche degli istituti di statica per far progredire obiettivi interni? Non per niente, ma fino ad oggi le statistiche parlavano anche di un tamponamento della crisi che, nella realtà dei fatti, non corrisponde per niente alla verità dei cittadini che la crisi la sentono eccome e di certo non si affidano alle statistiche per capire che “A fine stipendio avanza troppo mese”. Va bene che la matematica non è un’opinione ma, forse, la nostra opinione è matematica.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Eurostat: Italia in coda nella classifica Ue dei laureati in informatica

    Eurostat: Italia in coda nella classifica Ue dei laureati in informatica

    Martedì, Marzo 27th / 2012

     Italia / Eurostat / Unione europea / Informatica / Laurea / Media europea / Classifica / Programmazione informatica / Computer / Austria / Finlandia / Ritardo 

    AAA… programmatori cercasi.

    Laureati in Informatica: Italia in coda nell'Ue 

    I dati Eurostat "rimandano" il Bel Paese

    L'Austria tra le prime della classe nell'Ue:

    il 99% dei ragazzi d'oltralpe sa usare bene un pc 

    Bruxelles –  Si è aperta nella giornata di ieri, ufficialmente,  la settimana delle “e-skills”, cioè delle capacità informatiche ed elettroniche, che si protrarrà in Europa, con vari eventi si settore correlati al mondo dell’e-commerce fino al 30 marzo. Ciò proprio mentre, nelle scorse ore, l'ufficio europeo di statistica, Eurostat,  ha diffuso i dati sulle competenze degli europei nell’uso del computer e sulla padronanza nell’uso dei sistemi di base dell’informatica, nonché sulla capacità di programmare in maniera autonoma. Beh i dati emersi dallo studio – che ha coinvolto un campione di migliaia di giovani europei dei 27 stati Ue – parlano chiaro, e non lasciano presagire nulla di buono per il Bel Paese. Utilizzando un linguaggio scolastico potremmo parlare di “sufficienza risicata” per il sistema Italia. Innanzitutto c’è da dire che i giovani italiani non prediligono i numeri e gli algoritmi informatici, attratti piùttosto da materie di più antica tradizione rispetto all’informatica, quali ad esempio la giurisprudenza o le scienze sociali ed economiche, la medicina, l’architettura e l’ingegneria. In tal senso l’informatica – come dal tronde la stessa matematica – occupa uno degli ultimi gradini nella scala di preferenza degli Italiani: su 100 laureati solo uno è un informatico. Peggio di noi solo la Romania. Percentuale davvero impressionante se si considera l’importanza che oggi ha l’e-commerce nel mondo. Secondo Eurostat la media Ue è di poco superiore al 3% sul totale della popolazione universitaria, ed in progressiva e costante contrazione rispetto a qualche anno fa.  In particolare Eurostat rileva che tra gli adulti il 63%  possiede competenze informatiche di base: ad esempio l’uso del programma word o l’utilizzo di programmi e funzioni di base di windows, ma solo 10% sa programmare in autonomia (contro il 20% dei ragazzi). Dati che fino a qualche anno addietro avrebbero soddisfatto la media europea,ma che oggi impallidiscono rispetto ai target raggiunti in paesi come l'Austria (dove in pratica non esistono ragazzi che disconoscono i funzionamenti di base del pc) e la fredda Finlandia: dove addirittura il 37% dei giovani sa programmare. Beh la competitività parte anche e soprattutto dalla conoscenza, e il computer – senza nulla togliere agli amanti del vecchio ed affascinante calamaio – è uno strumento – non so bene se per fortuna o per sfortuna – del quale francamente non possiamo fare più a meno. Fanno riflettere allora i tagli governativi imposti alla cultura, alla ricerca e all'università e la correlata abolzione del deficit spending statale, che di fatto ha reso quasi impossibile la vera e tanto sbandierata crescita economica. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Pmi dell’Eurozona soffocate da stretta creditizia – Recessione: ko trasversale al mondo dell’impresa

    Pmi dell’Eurozona soffocate da stretta creditizia – Recessione: ko trasversale al mondo dell’impresa

    Lunedì,  Marzo 26th / 2012

    – Alessandro Pavanati –

    Unione europea / Eurozona / Bce / Banche efinanza / Credit crunch / Pmi / Credito / Zona Euro / Ricapitalizzazioni / Recessione / Record / Fallimento

    Le Pmi dell’Eurozona soffocate dalla

    stretta creditizia

    Recessione: ko trasversale al mondo

    dell’impresa

    Bruxelles – Malgrado le ciclopiche ricapitalizzazioni ed il mare di euro che ha inondato nelle ultime settimane – e negli ultimi giorni – le banche europee, grazie alla Bce, la musica nell'Eurozona non cambia, ed il diktat delle banche dal braccino corto sta sconquassando l'economia del Vecchio Continente. A calare sono soprattutto i servizi e il manifatturiero. I dati emersi dall’ultimo indice Pmi flash dell'area euro rappresentano una vera doccia fredda: l’indice composito italiano passa da 49,3 a 48,7, contro un rialzo atteso a quota 49,7 punti. In particolare l'indice europeo manifatturiero cala dell’1,3%, scendendo a 47,7 da 49 punti e quello servizi registra un meno 01%, passando da a 48,8 da 48,7 punti. Sotto i 50 punti è considerata recessione e ciò vale a dire che la ripresa non è dietro l’angolo. Questi sono i dati medi della zona Euro e considerando solo un big come la Germania, vale la pena considerare che se anche il suo indice composto si attesta a 51,4 punti, si tratta del minimo raggiunto negli ultimi 4 mesi (rispetto alla rilevazione di febbraio, che voleva il Paese a 53,2 punti). E in Francia l’indice del manifatturiero scende da 50,3 a 44,6 punti. In poche parole, le PMI europee hanno il fiato sempre più corto e una situazione di prospettive forzatamente a breve raggio potrebbe arrivare ad un punto di non ritorno, se il sistema creditizio dell’area Euro non decidesse di investire concretamente nella ripresa dell’economia reale. Anche perché, oltre questo punto di non ritorno gli effetti peserebbero enormemente sul sistema creditizio stesso, che rischierebbe di crollare a sua volta.

    Alessandro Pavanati (Copyright © 2012 Qui Europa)