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Mese: Ottobre 2016

  • III Cerchio VII Girone infernale: è questo il posto più adeguato per i banchieri?

    III Cerchio VII Girone infernale: è questo il posto più adeguato per i banchieri?

    Lunedì, 31 Ottobre/ 2016   

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

     Redazione Quieuropa, Movimento Distributista, Chesterton, Matteo Mazzariol, banchieri, Medici, San Tommaso d'Aquino, Dante Alighieri 

    III Cerchio VII Girone infernale: è questo

    il posto più adeguato per i banchieri?

    Lo snaturamento dello strumento denaro: origini e cause

    dell'usura in San Tommaso d'Aquino e Dante

     

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    Lo snaturamento del denaro e l’Inferno - origini e cause dell'usura in S. Tommaso e Dante

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Lo snaturamento del denaro (contro-natura)    

    Roma – di Matteo Mazzariol – Il denaro è uno strumento finalizzato a permettere gli scambi di beni e servizi. Non è una merce tra le altre merci ma un simbolo che consente lo scambio di merciNel momento stesso in cui il denaro diviene invece una merce, con un costo (interesse) ed un suo “mercato”, esso immediatamente viene “snaturato”, perde cioè la sua natura e si trasforma in qualcosa di diverso, appunto “contro-natura”, fonte di gravi malesseri sociali ed economici. Questo snaturamento è cioè che percepiamo tutti noi quando ci rendiamo conto che lavoro ed intraprendenza produttiva individuale e collettiva soccombono oggi al potere del denaro, con tutte le conseguenze negative della disoccupazione, della precarietà lavorativa, della perdita del potere di acquisto, della cronica instabilità economica, cioè con una sostanziale inversione di quello che il nostro senso comune ci indica come l'ordine naturale della cose. Chi produce (senza alcuna riserva aurea – Ndrdenaro dal nulla (i banchieri) detiene oggi un potere reale immensamente superiore a chi produce beni e servizi reali e concentra nelle proprie mani la maggior parte delle risorse della terraQuello sopra esposto è il pensiero che ha caratterizzato la tradizione del pensiero occidentale, a cominciare da Aristotele, per continuare con Cicerone e Seneca, ed approfondirsi ulteriormente con l'avvento del cristianesimo ed i padri della Chiesa.

     San Tommaso e Dante su sodomia e usura          

    San Tommaso d'Aquino e Dante Alighieri sulla stessa linea concepiscono sodomia ed usura, intesa quest'ultima come ogni minimo prestito ad interesse, come due aspetti diversi di un unico “peccato mortale”: l'opposizione gravissima sia alla legge naturale sia alla legge divina. Entrambe infatti si oppongono alla realtà delle cose, pretendendo la sodomia di trasformare ciò che è naturalmente fecondo in qualcosa di sterile e l'usura di trasformare ciò che è naturalmente sterile – il denaro di per sé non produce nulla – in qualcosa di magicamente fecondo (l'usura). In entrambi i casi, sostengono San Tommaso d'Aquino e Dante Alighieri, le conseguenze per il bene comune , cioè per l'equità e la giustizia dell'ordine sociale, oltre che per l'anima dei singoli, sono appunto mortali. Nella Divina Commedia ritroviamo così i sodomiti e chi presta denaro ad interesse (usurai) nello stesso girone infernale (il III cerchio del VII girone), dove si trovano i violenti contro la natura. Così si esprime Dante:

                                 “l’usuriere altra via tene,

                per sé natura e per la sua seguace dispregia,

                              poi ch’in altro pon la spene”

    (“l'usuraio percorre un'altra strada, egli disprezza la natura in quanto tale e riguardo all'operosità, dal momento che ripone in altro (e non nel lavoro) la sua speranza”. L'usura, quindi, come perdita del senso di realtà e quindi estrema “ubris” luciferina e necrofilaInteressante anche notare come usura e sodomia sembrano essere stranamente anche oggi accoppiate, non nell'essere allocate in qualche girone infernale ma nell'essere entrambe particolarmente foraggiate e supportate dalle centrali finanziarie internazionali che reggono il mondo.

      La ricchezza del pensiero aristotelico-tomista   

    Se osserviamo la società in cui viviamo, il ruolo perverso ed invasivo che la finanza ed il denaro in genere hanno assunto rispetto all'economia reale, grazie alla diffusione pervasiva ed alla legalizzazione del prestito ad interesse, la visione del pensiero aristotelico-tomista appare alquanto illuminante ed in grado di aiutarci a comprendere le radici della crisi attuale ed anche ad indicarci una strada per una sua possibile soluzione. Come mai invece oggi, anche in ambiente cattolico, il prestito ad interesse viene considerato lecito ed il termine “usura” viene relegato solo ad una richiesta “eccessiva” di interessi? Che cosa è successo dai tempi di Dante ad oggi? Il fatto che fu Leone X, nel XVI secolo, appartenente alla famosa famiglia dei banchieri fiorentini Medici, uno dei primi papi che incominciò ad annacquare la posizione tradizionale della Chiesa Cattolica, ci può dare qualche indizio. La questione comunque è di rilevante importanza e merita di essere approfondita.

    Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    distributismomovimento.blogspot.com

    Lo snaturamento del denaro e l’Inferno - origini e cause dell'usura in S. Tommaso e Dante

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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  • Terremoto a Norcia: i segni dei tempi

    Terremoto a Norcia: i segni dei tempi

    Domenica, 30 Ottobre/ 2016   

    – di Massimo Viglione –

     Redazione Quieuropa, Massimo Viglione, Terremoto a Norcia, Segni dei Tempi, San Benedetto  

    Terremoto a Norcia: i segni dei tempi

    A Norcia è nato il patrono d'Europa,  e Norcia è il simbolo della

    civiltà cristiana medievale, della rinascita dalle ceneri della

    caduta dell'Impero Romano. Oggi Norcia è in cenere! 

    Dov'è il Santissimo Sacramento  portato per le strade con folla 

    di popolo dietro orante? Dov'è la processione con la 

    Madonna Ss.ma?  Dove sono i sacerdoti? 

    ► Video in allegato

     

    di Massimo Viglione

    Terremoto a Norcia. i segni dei tempi

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Terremoto a Norcia: i segni dei tempi              

    Roma, Norcia – di Massimo Viglione  " La terra trema ancora. Scossa di magnitudo 6.5 in Umbria, epicentro tra Norcia, Preci e Castel Sant'Angelo sul Nera. Il terremoto è stato a 10 chilometri di profondità. La scossa è stata avvertita fortissima in tutto il centro Italia ma anche lungo tutto lo stivale, da Bolzano alla Puglia. Al momento ci sono diversi feriti, ma non abbiamo notizie di vittime, ha detto il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio.  I feriti sarebbero una decina, di lieve entità, tranne una persona che viene segnalata di qualche gravità. Inoltre, tre persone sono state estratte vive dalle macerie a Tolentino, dove si sono avuti diversi crolli a seguito dell'ultima scossa. "Ci sono problemi di viabilità dappertutto,  a cominciare dalla Salaria chiusa, ha spiegato ancora il capo della Protezione civile… La Basilica di San Benedetto e la cattedrale di Santa Maria argentea, a Norcia, sono crollate: sono rimaste in piedi parte delle facciate e delle strutture. ". (fonte Ansa 30 Ottobre 2016). A Roma abbiamo talmente ballato che ancora adesso mi sembra che tutto continui a muoversi. Ieri ero in Umbria, poi ho deciso di tornare la sera tardi… Ma sia che sto in Umbria, sia che sto a Roma, non si sfugge. Un terzo d'Italia è sotto terremoto. Si parla perfino di Bolzano… E l'altro giorno vi è stato un terremoto anche nel Sud Tirreno. Ieri in Toscana. Siamo sotto terremoto. In un mondo completamente impazzito, a partire ovviamente dai vertici religiosi e politici di una società marcia e putriscente, forse è giunto il momento di guardare al passato, alla nostra società quando era fiorente e viva: cosa avrebbero fatto i nostri antenati a questo punto? E' difficile intuirlo? Non credo. Ecco, questo dovremmo fare noi, io per primo, tutti, nessuno escluso. 

                           Dov'è il Santissimo Sacramento

           portato per le strade con folla di popolo dietro orante?

                  Dov'è la processione con la Madonna Ss.ma? 

                                  Dove sono i sacerdoti? 

    Quando fu bombardato San Lorenzo a Roma nel 1943, il "cattivissimo" Pio XII, ultimo epigono della "Chiesa costantiniana", corse subito tra la gente del quartiere… La Basilica di San Benedetto a Norcia è distrutta.

                      A Norcia è nato il patrono d'Europa,

          e Norcia è il simbolo della civiltà cristiana medievale,

     della rinascita dalle ceneri della caduta dell'Impero Romano.

                                 Oggi Norcia è in cenere.

    Solo io vi vedo un tragico simbolismo? La nostra preghiera va a tutti coloro che sono senza casa, senza più nulla, o addirittura hanno morti e feriti. Il cuore dell'Italia è profondamente ferito. La culla simbolica del nostro mondo devastata. Oggi è il momento di sentirsi italiani. Veri. Ecco i giorni di stringerci spiritualmente e, per quanto possibile, materialmente. Ora bisogna tenere duro e avere grande fede e speranza. Ovviamente nella preghiera costante. E nell'abbandono alla Divina Provvidenza. Sta a noi prendere un sacerdote e fargli esporre il Ss.mo Sacramento, prenderne un altro, e fargli pregare il rosario per il bene di tutti e d'Italia. Sacerdoti buoni esistono ancora. Sono quelli che non pensano a colui che ha cancellato l'Eucarestia, bestemmiato la Madre di Dio e annientato il sacerdozio, ma pregano Cristo Eucarestia e sua Madre.

    Massimo Viglione

    partecipa al dibattito – infounicz.europa@gmail.com

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  • Vigilia di Ognissanti: Padre Amorth ammoniva sulle maledizioni di Halloween

    Vigilia di Ognissanti: Padre Amorth ammoniva sulle maledizioni di Halloween

    Domenica, 30 Ottobre/ 2016   

    – di Patrizia Stella –

     Redazione Quieuropa, Patrizia Stella, Festa di Ognissanti, Padre Amorth, Halloween capodanno satanico 

    31 Ottobre, vigilia di Ognissanti. Padre Amorth

    raccomandava: fuggite da Halloween!

    Così ammoniva il grande esorcista:

    "Fuggite da tutti i simboli di Halloween, sono“porte”

    sataniche che portano i demoni nelle vostre case, 

    portano la divisone, invidie e malefici…"

    Video in allegato

     

                        "Halloween è come celebrare il diavolo"

                                          Padre Gabriele Amorth

     

    di Patrizia Stella

    Padre Amorth raccomandava, fuggite da Halloween

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     P. Amorth: fuggite dai simboli di Halloween    

    Verona, Roma – di Patrizia Stella 31 OttobreVigilia di tutti i Santi che si festeggiano il giorno 1 Novembre, mentre il giorno 2 si ricordano tutti i defunti in genere. Non è la festa di Halloween ma la Festa cristiana dei Santi, chiamati in cielo, nella beatitudine eterna, a condividere la vita Trinitaria con Dio. Anche se molti la vogliono sostituire con una festa pagano-satanica a base di streghe, mostri e diavoli presentati in modo scherzoso ma dalle finalità inquietanti e pericolose che non dobbiamo affatto sottovalutare.Sentiamo cosa ne pensava a proposito don Gabriele Amorth, uno dei più grandi esorcisti contemporanei, da poco passato a miglior vita: 

    “Halloween non è una festa, ma un evento inquietante che ha lo scopo di ironizzare, con l’uso delle maschere, su ciò che è male per farlo passare come un divertimento innocente. E’ il capodanno dei satanisti, la notte per eccellenza dell’occulto, di chi lo pratica perché si festeggia il dio dell’occulto, Satana. E poco importa saperlo o non saperlo perché i suoi effetti malefici e devastanti nel tempo, raggiungono anche le persone che, inconsapevolmente, vi partecipano… Fuggite da tutti i simboli di Halloween, sono “porte” sataniche che portano i demoni nelle vostre case, portano la divisone, invidie e malefici…”  

                            "Halloween è come celebrare il diavolo"

                                               Padre Gabriele Amorth

    Come si vede, nulla ha da spartire Halloween con la festa cristiana dei Santi che proviene dalla Chiesa Orientale, e fu accolta a Roma quando Papa Bonifacio IV trasformò il Pantheon dedicato a tutti gli dei dell’Olimpo pagano in una Chiesa cristiana in onore della Beata Vergine Maria e di tutti i Santi. La cosiddetta “Festa di Ognissanti" per l’appunto. Ciò avvenne il 13 maggio del 609

     La comunione dei santi                                    

    Questo fatto deve far riflettere su uno dei dogmi più consolanti della nostra fede cristiana: “La Comunione dei Santi” che ricorda il legame spirituale, di “comunione” appunto, fra i nostri Santi del cielo e noi ancora pellegrini sulla terra. Altro che streghe e filtri magici. Infatti, la Chiesa cattolica, mentre ci invita a chiedere l’aiuto dei Santi per tutte le nostre necessità, come potenti intercessori davanti al Trono di Dio, ci esorta a pregare per tutti i nostri defunti perché, siccome non sappiamo se devono ancora purificarsi nel Purgatorio, possano raggiungere presto il Paradiso per mezzo delle nostre preghiere di suffragio, dove si entra solo dopo che l’anima è stata totalmente rinnovata dalla grazia del perdono di Dio. È davvero fonte di gioia questa nostra fede cristiana grazie alla quale, dopo la morte, non si finisce nel nulla, né ancor meno ci si perde nella nebulosa anonima di un Nirvana senza volto, ma ciascuno rimane sé stesso con la propria individualità e anima personale. L’anima in cielo attende di ricongiungersi con il proprio corpo per risorgere glorioso alla “Risurrezione dei corpi” alla fine del mondo. 

                                      Questo ce lo ha confermato

                 il Signore  Gesù con la Sua Gloriosa Risurrezione. 

     

     Non cedere alla moda del culto celtico-satanico  

    Ecco perché è importante non cedere alla moda pagana della cremazione e ancor meno della dispersione delle ceneri che vorrebbe far cancellare dalla mente della gente il concetto di “Risurrezione”. In cielo ci si riconosce anche come legame di parentela che si è avuto sulla terra (madre, figlio, sposo, amico ecc.) pur vivendo i rapporti come Angeli del cielo, dice Gesù, e siccome è importante ritrovarci tutti nella gioia del Paradiso a fare festa, dobbiamo aiutarci a non finire all’Inferno, luogo terribile e di grande sofferenza per chi vuole a tutti i costi rinnegare Dio e il suo amore.  Questi sono i cosiddetti “Novissimi”: Morte, Giudizio, Inferno, Paradiso. Rispolveriamo le nostre belle e solide radici cristiane e diffondiamole. Detto questo, domandiamoci brevemente il perché di tanti omicidi, violenze, aggressioni, invidie, brutalità, cattiverie, odio, separazioni, ecc. che sembra provengano da impulsi immediati, istintivi, irrazionali, quasi satanici. Senza parlare delle messe nere sataniche che comunque sono in aumento esponenziale, dicono le statistiche, pensiamo solo a quanta gente anche comune ricorre a maghi, stregoni, fattucchiere o simili come se andasse al supermercato! Pensiamo a quanti imbecilli anche tra educatori e genitori aderiscono a riti tribali pericolosi travestiti da idioti come sono le feste di Halloween e simili.  Non è una carnevalata qualunque! E’ ben di peggio. Credete che tutto ciò accada sempre impunemente, come una festa tra le altre, senza che nulla si scateni nell’anima della persona? NO!!  Ormai tutto è ben visibile anche a occhio nudo: più la gente si allontana dal vero Dio Cristiano, da Gesù fatto uomo per noi, e più aumentano le brutalità e le efferatezze su tutta la terra.

                                     “O con me o contro di me”, dice Gesù!

                                                  O con Gesù o con Satana! 

                     “Signore, sei tu il mio Pastore… nulla mi mancherà”.

     

    Patrizia Stella / Redazione Qui Europa 

    patrizia@patriziastella.com

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  • 5 Stelle, il diversivo utile ai poteri forti

    5 Stelle, il diversivo utile ai poteri forti

    Domenica, 30 ottobre/ 2016   

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

     Redazione Quieuropa, Movimento Distributista, Chesterton, Matteo Mazzariol, Hilaire Belloc, capitalismo e socialismo, Beppe Grillo, Movimento 5 Stelle, Famiglia, Proprietà popolare della moneta, Capitale e lavoro, superamento della partitocrazia, rete sovrana, bluff della democrazia in rete 

    5 Stelle, il diversivo utile ai poteri forti

    "Tutto deve cambiare perchè tutto rimanga come prima"

     

    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    M5S - il diversivo utile ai poteri forti

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Il "cambiamento" del M5S e l'oscura alleanza    

    Roma – di Matteo Mazzariol – Le cose vanno male. Non ci vuole un genio per capirlo. Tutti quindi, naturalmente, sono per il cambiamento. Chi oggi in Italia sembra incarnare la possibilità di un cambiamento reale? Il Movimento 5 Stelle. Si percepisce che, per varie ragioni, Beppe Grillo ed i suoi accoliti potrebbero infatti presto giungere al governo. La questione che si pone è molto semplice: un cambiamento in questa direzione sarebbe un vero cambiamento od un cambiamento per non cambiare niente? Il Movimento DIstributista Italiano ritiene che la crisi attuale abbia radici profonde e ben precise: l'affermazione dell'alleanza perversa tra capitalismo e social-comunismo con il progressivo spossessamento di potere reale del cittadino medio. L'oligarchia finanziaria ed l'oligarchia burocratico-amministrativa statale stanno realizzando quello "Stato servile" che Hilaire Belloc preconizzò nel lontano 1913 e che si attua attraverso la sempre maggiore concentrazione di potere e proprietà nelle mani di pochi.

    Se non c’è una ragione per vivere

      Le 4 direttive del distributismo                             

    Vero cambiamento ci potrà quindi essere quando si invertirà questa direzione di marcia e si incomincierà a puntare ad una società distributista, in cui la proprietà produttiva ed il potere decisionale reale verranno "distribuiti" sempre più equamente nel corpo sociale. In concreto 4 sono le direttive da seguire: 1) ridare alla famiglia una sostanziale indipendenza e capacità di autosostentamento 2) unire capitale e lavoro, per garantire prosperità, ottimizzazione dellla produzione e quindi massima creazione della ricchezza reale (beni e servizi utili) 3) superare la partitocrazia e ridare ai cittadini, divisi per comparto lavorativo, il potere di decidere 4) abolire il denaro-debito bancario e creare uno strumento monetario che nasca di proprietà dei cittadini e si metta al servizio del lavoro (prerogativa che si sposa, unitamente alle altre. alle teorie auritiane e alla Dottrina Sociale della Chiesa, condensata in mariera mirabile nelle encicliche Quadragesimo Anno e Rerum Novarum – Ndr).

      L'ingannevole e inconsistente proposta M5S      

    Purtroppo nulla o quasi nulla di tutto ciò nel programma dei 5 StelleNulla sulla famiglia, nulla sull necessità di riunire capitale e lavoro, nulla sulla necessità di superare con l'istituzione di nuove forme di rappresentanza la macchina dei partitinulla, soprattutto, sulla necessità di abbattere al più presto il denaro-debito. Prevalgono invece una serie di proposte che sembrano emesse dall'ufficio tecnico della BCE piuttosto che da paladini della vera giustizia sociale: risparmi, taglio delle spese, diminuzione degli stipendi dei politici mentre ancora una volta nulla, per esempio, sugli stipendi miliardari dei manager delle multinazionali o delle banche, nulla o quasi nulla su una riforma seria e strutturale di quello stesso sistema finanziario che ci ha condotto sull'orlo del baratro, sistema finanziario che ha accumulato immense ricchezze a spese della popolazione.

     Vuota ossessione per la "democrazia in rete"       

    Prevale invece un'ossessiva insistenza sui possibili benefici della rete, in perfetto stile tecnocratico, dimenticando che essa al massimo può costituire solo uno dei vari strumenti al servizio del bene comune e come tutti i mezzi può anche essere asservita a fini poco positivi, quali il controllo sociale ed il totalitarismo. Sono queste le motivate argomentazioni e le evidenze che, al di là di ogni sterile preconcetto, ci spingono a ritenere che il Movimento 5 Stelle, come Podemos in Spagna e Syriza in Grecia, rappresenti solo un diversivo, utile ai poteri forti, per convegliare la sacrosanta protesta della gente verso un binario morto e perpetuare l'antico motto gattopardesco:

                                               "tutto deve cambiare

                                perchè tutto rimanga come prima".

     

    Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano

    distributismomovimento.blogspot.com

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     Lunedì, Marzo  9th / 2015       –  di Giacinto Auriti – Postfazione al libro di Bruno Tarquini: La Banca, la Moneta el'Usura – La Costituzione tradita Redazione Quieuropa, Debito, Risparmio, Giacinto Auriti, Auriti, Bruno Tarquini, Moneta Debito, Interessi passivi, tentazioni nel deserto, Banca d'Inghilterra, Costituzione tradita, commonwealth britannico, tutto il mondo è colonia monetaria, abolizione della transustanziazione, moneta di […]

    La Contro-Rivoluzione di Giacinto Auriti: l’era del Credito Pubblico

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  • Povertà pianificata: dobbiamo scendere in piazza per la Proprietà Popolare  della Moneta

    Povertà pianificata: dobbiamo scendere in piazza per la Proprietà Popolare della Moneta

     Sabato, 29 Ottobre/ 2016   

    A cura della Redazione di Sete di Giustizia / SAUS TV ( Rocco Carbone )

     Redazione Quieuropa, Moneta al popolo, povertà pianificata, Sete di Giustizia, Giacinto Auriti, Proprietà Popolare della Moneta, rastrellamento generale della ricchezza, vertice del sistema bancario, giudeo-massoneria, polli in batteria, vere rivoluzioni, Saus TV  

    Povertà pianificata: dobbiamo scendere in

    piazza per la Proprietà Popolare

    della Moneta

    La strategia della grande usura è quella di accaparrarsi

    l'universalità dei beni dei popoli, rendendoli schiavi

    e addebitando loro il proprio denaro

    Video in allegato: Prof. Giacinto Auriti

     

                         "le vere rivoluzioni si fanno a tavolino, 

               il rapporto deve essere di argomenti non di forza".

                                                    Giacinto Auriti

     

    Riflessione del Professor Giacinto Auriti

    Diretta TV, video in allegato del 3 Ottobre 1997

    A cura della Redazione di Sete di Giustizia / SAUS TV ( Rocco Carbone )

    Giacinto Auriti - Povertà pianificata: tutti in piazza per la Proprietà Popolare della Moneta

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Povertà pianificata                                                    

    Guardiagrele (Chieti) – Riflessione, in diretta tv, del Professor Giacinto Auriti, del 3 Ottobre 1997 – "La gente sta vendendo le sue proprietà, da tutte le parti si legge "VENDESI, VENDESI, VENDESI…" Perchè? E' la strategia della Grande Usura programmata dalle banche centrali e dalle alte logge massoniche che controllano i vertici bancari: hanno creato una tale pianificazione di rarità monetaria, per cui la gente è costretta a svendere la propria attività! Si realizza così la povertà pianificata! Mosè dice:"presta al povero"! Che cosa significa questo comandamento? Oggi il povero diventa tale perchè gli presta il dovuto (a debito), gli si presta cioé quello che gli si dovrebbe accreditare! Ecco perchè diventa povero e questo fa la banca centrale. Ecco perché dobbiamo scendere in piazza a favore della Proprietà Popolare della Moneta, perché noi ci dobbiamo riprendere i soldi nostri. Noi ci stiamo muovendo su una linea nuova, vogliamo mettere alla base del sistema la persona umana.

     Quando si fa il vero interesse del popolo?            

    Quand'è che si fa veramente l'interesse della persona umana? Quando gli si riserva il godimento dei valori, cioè la proprietà! Tutti i monetaristi hanno girato attorno al problema del denaro, ma non l' hanno centrato, noi abbiamo detto: il denaro è non solo la misura del valore, ma anche il valore della misura (il potere d'acquisto – Ndr), ecco la novità! La moneta ha necessariamente la qualità del valore perchè misura il valore (Valore indotto, cioè potere d'acquisto) valore senza costo, creato dalla convenzione sociale della collettività. Se noi riuscissimo a fare una moneta di proprietà dei cittadini, la moneta emessa dalla banca centrale diventerebbe coriandoli di carnevale, perchè saremmo noi i padroni del sistema, se solo acquistassimo la cultura per farlo. Senza cultura (monetaria – Ndr) noi siamo ridotti a livello di polli in batteria, cioé un allevamento di uomini. Chi comanda è chi ha una cultura di grado superiore, ecco perchè noi diciamo: 

                          "le vere rivoluzioni si fanno a tavolino,

               il rapporto deve essere di argomenti non di forza".

                                                    Giacinto Auriti

     

    Riflessione del Professor Giacinto Auriti / Diretta TV, video in allegato
     
    A cura della Redazione di Sete di Giustizia / SAUS TV ( Rocco Carbone )
     

    Riflessione del Professor Giacinto Auriti /video in allegato del 3 Ottobre 1997

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    Questo video tratto da SAUS TV! Clicca qui   
    www.simec.org utili per conoscere la scuola monetaria auritiana
     

    Giacinto Auriti - Povertà pianificata: tutti in piazza per la Proprietà Popolare della Moneta

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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     Video allegato / Prof. Giacinto Auriti                   

     
     
     

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    di Padre Denis Fahley / Terza e ultima Parte

    Traduzione dall'originale a cura di Paolo Baroni / Centro San Giorgio

    Due grandi errori dei Cattolici

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Scopo messianico della Nazione Ebraica             

    (Continua da qui: prima parte La Massoneria, nemica della Regalità di Gesù Cristo / 1 Seconda Parte La Massoneria, nemica della Regalità di Gesù Cristo / 2Nei Paesi cattolici, la rivoluzione violenta avrà sempre lo scopo di distruggere le strutture sociali esistenti in cui il potere sovrano di Cristo è rispettato. Poiché a causa del suo rifiuto del Programma soprannaturale di Nostro Signore, l'avvento del naturalismo nei Paesi protestanti è solamente una questione di tempo, i termini «tirannia» e «dispotismo» non saranno liberamente applicati dalla Massoneria a questi Paesi come loro furono ai regni dei Borboni e degli Asburgo. Ma anche i Paesi protestanti non saranno risparmiati, poiché dietro la Massoneria si cela la forza naturalista più coesa della nazione ebraica, il cui scopo messianico è il dominio su tutte le nazioni

         "Tutte le vestigia della sovranità del vero Messia soprannaturale 

                                            devono essere spazzate via". 

     

     Protestantesimo, cavallo di Troia dell'ebraismo  

    Nel 1889, a Vienna, un personaggio altolocato, che non ha voluto che il proprio nome venisse rivelato, confidò al Cardinale Jean-Baptiste-François Pitra (1812-1889), un valente storico: 

                   «Le nazioni cattoliche devono essere schiacciate

                                              dalle nazioni protestanti. 

                             Quando questo risultato sarà raggiunto, 

                               un'alitata sarà sufficiente a provocare

                                  la scomparsa del protestantesimo». 

    I massoni in Inghilterra e negli Stati Uniti d'America cederanno sotto la pressione esercitata dai capi della nazione ebraica, anche quando gli interessi dei loro rispettivi Paesi ne avranno a soffrire. Il Brooklyn Tablet, del 14 maggio 1949, riportò le chiare asserzioni del Senatore americano Owen Brewster (1888-1961), del Maine, un non-cattolico. Parlando dell'atteggiamento verso la Spagna, disse il Senatore: 

            «Della Spagna non si parla perché è un paese cattolico […]. 

              Una frase astuta che viene continuamente ripetuta è che 

                  l'unica alternativa al comunismo sia il cattolicesimo. 

      Sappiamo che questa idea viene espressa di continuo nei corridoi, 

                       anche se i Senatori preferiscono non parlarne». 

                                                         Owen Brewster

     

      Il piano per la divisione dell'Irlanda                     

    Non c'è spazio per trattare del piano massonico perseguito in Irlanda. Sei contee dell'Ulster (Irlanda del Nord – Ndr) sono state separate dal resto del Paese e sono state erette in uno Stato con un governo in cui l'influenza massonica è predominante (20)

            Tutte le contee di Ulster non sono state incluse nello Stato

                               affinché i cattolici non potessero avere

                                       la maggioranza in Parlamento.

    I cattolici irlandesi soffrono giustamente per la divisione del loro Paese. Certamente verranno esercitate su di loro delle pressioni affinché accettino dei compromessi con i massoni contro il Programma di Cristo Re e abbandonino l'unità e l'indissolubilità del matrimonio (21). Quelli che hanno gli occhi aperti e conoscono l'interesse del Senatore Herbert Henry Lehman (1878-1963) nello sfacelo della divisione dell'Irlanda sanno che si tratta di un interesse sinistro. Egli è stato descritto dal Commonsense, del 15 novembre 1949, come 

              «un banchiere sionista da lungo tempo amico di Mosca» (22).

    Se oggi Mons. Dillon fosse ancora vivo, direbbe agli irlandesi cattolici

    «Ricordatevi di tutti gli impegni presi con Nostro Signore Gesù Cristo,

            il quale sostenne i vostri padri attraverso secoli di prova» (23),

    e di placare prima Lui e non i sionisti, i comunisti e i massoni.

    (20) Gli Home Rule for Ireland Acts del 1914 e del 1920, preclusero ai Parlamenti irlandesi ogni potere di «abrogare o pregiudizievolmente colpire ogni diritto o esenzione della Gran Loggia dei massoni irlandesi». Inoltre, si deve sempre tenere ben presente che l'Orange Society è un forma di Massoneria addestrata all'azione anticattolica. (21) Secondo l'art. nº 44 della Costituzione, lo Stato irlandese non riconosce la Chiesa cattolica, l'unica vera Chiesa di Cristo, per la quale i nostri padri morirono. (22) Il programma del Senatore Lehman per l'unità dell'Irlanda sotto il dominio marxista è intuibile leggendo tra le righe del Daily Worker, del 6 giugno 1949. (23) Vedi il bellissimo Prologo alla Costituzione irlandese. 

     Antisemitismo: esatta comprensione dei cattolici 

    Tenuto conto della confusione che regna fra cattolici a riguardo dell'antisemitismo, alcune parole devono essere dette (…). Nell'eccellente recensione del mio libro The Kingship of Christ and Organised Naturalism, apparsa sulla rivista dei gesuiti La Civiltà Cattolica (marzo 1947), l'articolista ha voluto sottolineare in modo speciale la distinzione che sto facendo in tutti i miei libri scrivendo quanto segue: 

    «L'Autore vuole che sia fatta una chiara distinzione tra l'odio per la nazione ebraica – l'antisemitismo – e l'opposizione al naturalismo ebraico e massonico. Tale opposizione da parte dei cattolici dev'essere principalmente positiva riconoscendo non solo individualmente, ma anche socialmente, i diritti del Regno soprannaturale di Cristo e della Sua Chiesa, e lottando affinché tali diritti siano riconosciuti dagli Stati e nella vita pubblica. Per questa impresa indispensabile […] l'attività e l'unione effettiva dei cattolici […] sono assolutamente necessarie». 

    Lo spazio non permette lunghe citazioni dei documenti pontifici per dimostrare che, da un lato, i Sommi Pontefici insistono sul fatto che 

                             i cattolici devono essere inflessibili 

                      a riguardo dei diritti integrali di Cristo Re

    com'è detto nelle Encicliche, e, dall'altro lato, devono mantenere i loro cuori e le loro menti sgombri dall'odio per la nazione di Nostro Signore secondo la carne. Da una parte, essi devono combattere per i diritti di Cristo Re e per l'organizzazione soprannaturale della società, come viene spiegato nell'Enciclica Quas Primas, proclamando inequivocabilmente che 

    il rifiuto di Nostro Signore Gesù Cristo, il vero Messia, 

    da parte della Sua nazione e l'inflessibile opposizione di quella nazione 

    sono per il mondo una fonte fondamentale di disordine e di contrasto. 

    D'altra parte, come membri del Corpo Mistico di Nostro Signore Gesù Cristo

     

    i cattolici non devono odiare i membri della nazione in cui, 

    attraverso la nostra Madre benedetta, il Giglio d'Israele, 

    la Seconda Persona della SS.ma Trinità 

    ha assunto una natura umana, 

    né negare i loro legittimi diritti di persone. 

     Elevazione del cuore e della mente                      

    L'elevazione soprannaturale del cuore e della mente, e il coraggio morale che non indietreggia di fronte a nulla che sono richiesti ai membri di Cristo ai nostri giorni possono essere ottenuti solamente con l'aiuto di Colui che pianse sul rifiuto di Gerusalemme dell'ordine che Egli aveva portato. Ciò comporterà inevitabilmente delle sofferenze per i membri fedeli di Cristo che dovranno lottare contro l'accresciuto potere mondiale delle forze antisoprannaturali. Tuttavia, anche in mezzo alla loro sofferenza, i membri di Cristo devono tenere ben presente che, come ci dice San Paolo nella sua Lettera ai Romani (11, 11-33), 

                     ci sarà un ritorno sincero da parte della nazione ebraica 

                                     al Corpo Mistico del vero Messia (24)

                            San Paolo nella sua Lettera ai Romani (11, 11-33)

    (24) La questione della conversione della nazione giudaica è stata splendidamente trattata da Padre Augustine Lémann, un ebreo convertito divenuto sacerdote insieme al fratello Joseph, nella sua opera Histoire Complete de l'Idée Messianique: L'Avenir de Jerusalem. Il già citato scrittore ebreo Bernard Lazare scrisse piuttosto chiaramente: «L'ebreo è la testimonianza vivente della scomparsa di uno Stato fondato su principî teologici, che gli antisemiti cristiani sognano di ricostruire» (cfr. B. Lazare, op. cit., pag. 361).

    Due grandi errori dei Cattolici

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Ignoranza – 1° Errore sulla "questione ebraica" 

    Due ragioni possono essere addotte al fatto che

                                    i membri fedeli di Nostro Signore

             saranno spesso traditi da coloro che dovrebbero stare

                                             dalla parte di Cristo Re.

    In primo luogo, molti scrittori cattolici parlano delle condanne pontificie dell'antisemitismo senza spiegare il significato del termine, e non alludendo mai ai documenti che insistono sui diritti di Nostro Signore, Capo del Corpo Mistico, Sacerdote e Re

                 Così, molti cattolici sono completamente all'oscuro 

      del dovere incombente su di loro di combattere positivamente 

                            per il Regno sociale di Nostro Signore 

               in opposizione al naturalismo giudaico-massonico. 

    Il risultato è che 

                                         numerosi cattolici sono 

             così ignoranti a riguardo della dottrina cattolica 

    sulla questione ebraica da lanciare l'accusa di antisemitismo 

         contro coloro che combattono per i diritti di Cristo Re, 

             finendo così per aiutare i nemici di Nostro Signore. 

     

     Confusione – 2° Errore sulla "questione ebraica" 

    In secondo luogo, numerosi autori cattolici riportano in maniera acritica quello che leggono sulla stampa naturalistica o antisoprannaturale, e 

    non fanno alcuna distinzione

    tra antigiudaismo nel senso cattolico corretto

    – come abbiamo spiegato più sopra – 

    e «antisemitismo», così come è inteso dagli ebrei. 

    Per questi ultimi, l'«antisemitismo» è tutto ciò che si oppone 

    al dominio naturalistico-messianico della loro nazione 

    su tutti gli altri popoli. 

                          Logicamente, i capi della nazione ebraica 

                             sostengono che coloro che si battono

                                         per i diritti di Cristo Re 

                                    sono per forza «antisemiti». 

     

     Conclusioni (Secondo Papa San Pio X)                         

    Il termine «antisemitismo», con tutti i suoi collegamenti calunniosi nelle menti degli sconsiderati, è stato esteso fino ad includere ogni forma di opposizione agli scopi naturalistici della nazione ebraica e ad ogni esposizione dei metodi adottati per raggiungere tali scopi

                                   «Ai nostri tempi, molto più di prima 

                                      le più grandi risorse dei malvagi 

                  sono la codardia e la debolezza degli uomini buoni, 

                                  e tutto il vigore del regno di Satana 

                       è dovuto alla debolezza tollerante dei cattolici. 

                                                            Papa San Pio X

    (1835-1914) in occasione della beatificazione di Santa Giovanna d'Arco (13 dicembre 1908)

    Oh! Se potessimo chiedere al Divin Redentore, come fece in spirito il Profeta Zaccaria

    "Cosa sono queste ferite che hai in mezzo alle mani"?, 

    la risposta non sarebbe incerta: 

    "Sono quelle con cui sono stato ferito nella casa dei miei amici".  

    Sono stato ferito dai miei amici che non fecero nulla per difendermi 

    e che, in ogni occasione, furono complici dei miei avversari. 

    E questo rimprovero può essere fatto 

    anche ai deboli e timidi cattolici di tutti i Paesi".

     

    Padre Denis Fahley / Terza Parte (3 di 3)

    Articolo scritto il 16 giugno 1950, nella Festa del Cuore Sacro di Gesù

    Traduzione dall'originale francese "Les racines occultistes du socialisme" 

    a cura di Paolo Baroni / Centro Culturale San Giorgio

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     Prima e Seconda Parte                                               

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    i clandestini diventano tutti "siriani"

     

    di Carlo Di Pietro

    Iniziativa di Libero Confronto / Dossier Immigrazionismo / Kalergi

    Speciale Immigrazionismo - Piano Kalergi -  Rastrellamenti, scandali, dati agghiaccianti

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Immigrazionismo e rastrellamenti                   

    Potenza – di Carlo Di Pietro – In un recente documento a firma Prefetto della Provincia di Verona si apprende che,

                         per alcune «necessità», è possibile

             «acquisire alla temporanea disponibilità statale» 

                                   la privata proprietà.

    Non è una novità che le tirannie requisiscano iniquamente i beni di privati cittadini, tuttavia sembra stia diventando prassi anche nella “democratica” Italia, dove il liberalismo, che pure non è condivisibile, ha coercitivamente ceduto il passo al socialismo (in realtà va ricordato che si tratta di due facce – speculari l'una all'altra – di un unico mostro, chiamato mondialismo – Ndr)Motivo del sequestro della proprietà privata sarebbe la «necessità per il preminente interesse pubblico», che richiederebbe l’adozione di «misure eccezionali ed urgenti», sebbene «temporanee». Ben sappiamo che i concetti di “temporaneità” e di “emergenza” sono parte integrante e quasi “eterna” del burocratismo italiota. La Prefettura ammette (tra le righe – Ndr) di essere in seria difficoltà a causa della non-politica interna ed estera del “governo” Renzi (ribadiamo: non eletto – Ndr), troppo concentrato nella distruttiva missione immigrazionista, tanto da dichiarare: «Non potendosi ricorrere a strumenti amministrativi ordinari», dunque cancella il diritto alla privata proprietà, sebbene dopo «ponderazione» (sic!), a guisa del «preminente interesse pubblico». Cita poi l’articolo 7 della «Legge del 20 marzo 1865, n° 2248 allegato E». Un dietrologismo legislativo pari solo a quello dei sunniti e dei talmudisti, dunque evoca la «legge per l’unificazione amministrativa del Regno d’Italia», di cui l’«allegato E» riguarderebbe i «Contenziosi amministrativi», ovverosia:

     «Allorché per grave necessità pubblica l’autorità amministrativa

           debba senza indugio disporre della proprietà privata,

             od in pendenza di un giudizio per la stessa ragione,

                    procedere all’esecuzione dell’atto […]». 

      Provvedimenti definitivi                                  

    Io non sono un giurista, tuttavia negli incartamenti che ho consultato: a) «Legge 20 marzo 1865, n. 2248 – ALLEGATO E – L.A.C.», b) «Legge del 6 dicembre 1971, n. 1034» e c) «Legge del 30 novembre 1950, n. 996», ho notato che nella nota 1, a corredo del mentovato articolo 7, di garibaldina memoria, c’è anche specificato:

                       «I provvedimenti adottati dai Prefetti

                          in attuazione del presente articolo

                             sono provvedimenti definitivi».

    Posso solo ipotizzare che stiano adottando lo stesso metodo che utilizzarono i romantici del sedicente “Risorgimento” per confiscare i beni alla Chiesa, dunque agli enti di carità e di pietà popolare, ed ai privati benefattori.

     Autorizzati a rastrellare? Pare di si!                  

    Il Prefetto della Provincia di Verona dichiara, se il documento in mio possesso è originale, di vedere («visti») altri atti che pretendono di essere legge, come, per esempio, «le numerose circolari del Ministero dell’Interno», tra cui la numero «26921 del 16 maggio 2015», nella quale si autorizzano i Prefetti ad «adottare provvedimenti di requisizione» dei beni di privati cittadini, i quali probabilmente hanno sacrificato una vita di lavoro e risparmi per naturalmente acquisirli a patrimonio. Come direbbe l’Aquinate:

         «una legge iniqua non ha valore di legge… è tirannia».

                                   San Tommaso d'Aquino

    Cercando in rete questa circolare mi sono imbattuto anche in altri pretesi provvedimenti di sequestro di strutture private, come per esempio il «Doc. 32269/2015», del 30 ottobre 2015, della Prefettura di Verona, dove lo Stato entra, di fatto, in possesso di un albergo di Prada di San Zeno di Montagna (VR). Ho provato a ricercare la «circolare 26921» sul sito del Ministero ma il sistema mi risponde «Nessun risultato trovato». A dire il vero non l’ho trovata nemmeno sul sito zelantissimo (sic!) Immigrazione.biz, dove c’è una sezione dedicata a tutte le circolari “ministeriali” immigrazioniste, terzomondiste ed affini. A questo punto non so cosa pensare, se non che i documenti di requisizione in mio possesso non siano originali, oppure che io sia un incapace. Fatto sta che i sequestri ci sono, almeno de factoLa Prefettura della Provincia di Verona cita anche le circolari, sempre del Ministero dell’Interno, «numero 5607 del 23 giugno 2016» e «7382 del 30 agosto 2016». Vediamo di che si tratta. La prima affermerebbe che «[…] in considerazione del perdurante afflusso di migranti che sbarcano sulle coste italiane […] si rende necessario richiedere le quote tuttora residue e disporre, altresì, l’attivazione di ulteriori complessivi […] posti», ne ho trovato traccia in un documento della Prefettura di Modena – «Prot. Interno N.0047238 del 30/06/2016», in un altro della Prefettura di Massa Carrara – «Prot. Interno N. 0023938 del 15/07/2017» ed altrove.

    kalergi italia

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Obblighi di accogliere e mantenere                  

    Nel secondo si conferma la prima pretesa e riguarda sempre l’obbligo di accogliere e di mantenere, con i soldi e con gli averi dei cittadini, i presunti profughi in numeri sempre più elevati. Ne ho trovato traccia in un documento della Prefettura di Pavia – «Prot. Interno N° 36773/2016». Sui siti del Ministero dell’Interno: a) Qui le circolari sembrano cristallizzate al 2013; b) Qui non v’è traccia delle nostre; c) oppure sono io incapace di effettuare bene questo tipo di ricerche. Infine la Prefettura della Provincia di Verona chiama in causa una recentissima circolare, «dell’11 ottobre 2016», sempre del Ministero dell’Interno, dalla quale si evincerebbe che

                     «si prevede l’avvio di nuove regole 

    per un sistema di ripartizione graduale […] dei richiedenti asilo 

                  e dei rifugiati sul territorio nazionale»,

    nelle more «dell’imminente divulgazione del nuovo sistema

                  di distribuzione e dei criteri operativi».

     Ecco perché "diventano" tutti siriani                

    Sarò cresciuto in ambienti di destra, tuttavia quando leggo che le sinistre parlano di «nuove regole» e di «nuovi sistemi», comincio a preoccuparmi e tremare. Probabilmente le novità riguarderanno anche il sequestro di un rene per mantenere i sedicenti profughi che l’Europa scientemente ci traghetta sul territorio. A questo proposito vorrei sfatare un altro mito del Mainstream. Quando dicono «sono sbarcati numero tot. profughi», in realtà: a) non è sbarcato nessuno, ma sono andati a prenderli in Libia (probabilmente con le imbarcazioni delle marine militari di vari Stati incluso il nostro); b) c’è differenza fra “profughi” ed “invasori”. Non tutti lo sono, né in un caso e né nell’altro, ma credo che le percentuali facciano propendere largamente per la seconda ipotesi. Basta consultare sul sito del Ministero i «I numeri dell'asilo» in costante aggiornamento, per accorgersi che: a) non scappano dalle guerre; b) sono quasi tutti uomini; c) ordinariamente solo il 5% è un vero «Rifugiato»Ma svisceriamo alcuni dati. Dal 2013-2014 pare che stiamo mantenendo numero 26.620 + 63.456 “nuovi italiani”, esclusi gli irregolari e le ombre, con una variazione del + 138% rispetto al 2012. Di questi, solamente 502 + 635 sembrerebbero essere siriani, sempre se non abbiano documenti falsi ( vedi note: maggiori informazioni sul traffico dei passaporti falsi in Europa (1) e perché molti “migranti” diventano siriani con soli 2000 dollaroni (2) ). Il totale dei «Rifugiati» 2013-2014 è del 10%. Sempre in questi due anni sono entrati  22.966 + 58.703 uomini, contro poco più di 8.000 donne e di 3.000 minori. Fui testimone oculare, in ospedale (Pronto soccorso) nella mia città, di un caso di “minore accompagnato” che dimostrava almeno 28 anni. Giornalisticamente incalzai il suo bianco accompagnatore, un “volontario” a pagamento, il quale mi disse che 

                        "molti dichiarano lo stesso nome 

                          e la medesima data di nascita".

    (1) Cfr.: Il traffico dei passaporti falsi in Europa – Il Post(2) Cfr.: I migranti diventano tutti siriani: 2mila dollari per un passaporto

     Dei veri siriani solo l'ombra                           

    In aggiunta ai precedenti numeri, ed a quelli degli anni passati non citati, dal 2015 stiamo mantenendo anche altri 83.970 “migranti” regolari, senza citare, poiché lo ritengo impossibile da calcolare, gli irregolari e le ombre che imperversano nelle nostre città e sovente vengono assoldati dalla malavita, come dimostra quotidianamente l’ottimo osservatorio «Tutti i Crimini degli Immigrati» (3). Dal 2015 ospitiamo, in aggiunta ai precedenti, soli 497 siriani. Molto strano, visto che guerra in Siria sta degenerando sempre più! Altri 74.250 uomini, 9.720 donne e 7.168 minori. Personalmente non vedo minori fra i “nuovi italiani”, eppure sono uno che gira, fotografa ed annota, dunque mi sento autorizzato a dubitare di questo dato, in riferimento anche all’esperienza personale già documentata. Anno 2015: il totale dei «Rifugiati» è il 5%. Questo ci fa capire che probabilmente aumentano i furbetti ma, nonostante i tanti “Photoshop” burocratici per incentivare l’asilo politico, all’evidenza evidentissima non c’è “tarocco” che tenga, anche perché ci sono i “micragnosi” come me che vanno ad infastidire il famigerato “sistema”, questo fino a quando il buon Dio me lo permetterà.

    (3) Tutti i Crimini degli Immigrati

     La matematica è un'opinione?                        

    Adesso veniamo al 2016. In aggiunta ai precedenti dati, dobbiamo sommare 7.505 (gennaio 2016) + 7.693 (ferraio 2016) + 7.398 (marzo 2016) + 8.121 (aprile 2016) + 9.320 (maggio 2016) + 10.006 (giugno 2016) + 10.891 (luglio 2016) + 11.446 (agosto 2016). Nel link in nota si può vedere come si ferma lo storico messo a disposizione dal Ministero dell’Interno (4). Cambiano di qualche virgola le percentuali di uomini adulti e di «Rifugiati». A questo punto devo dubitare anche dei mentovati dati, i quali non sembrerebbero più ufficiali ma ufficiosi, poiché avendo seguito la stampa ogni giorno, mi rendo conto che il primo ed i secondi adottano matematiche differenti. Se ad agosto sono “sbarcati”, ovvero ci hanno portato dalla Libia, «13mila sbarcati in soli quattro giorni» (vedi nota (5)) e molti altri ancora (vedi in nota l'archivio degli «sbarchi» quotidiani messo a disposizione nientemeno che da Repubblica – (6)), 

                                     Come è possibile

             che il Ministero ne dichiari solamente 11.446? 

    (4) Cfr.:  I numeri dell'asilo(5) Cfr.:  Migranti, in Italia 13mila sbarcati in 4 giorni(6) Cfr.:  sbarchi – archivio – la Repubblica.it

      Dati agghiaccianti                                         

    Leggendo lo storico di Repubblica, nel solo mese di agosto 2016 avremmo salvato almeno 22.000 “migranti”. Valutate voi, io mi limito a segnalare l’esito di alcune mie brevi ricerche. Facendo due rapidi conti, ci accorgiamo che, senza averlo mai deciso, stiamo mantenendo nominalmente, ovvero solo secondo i burocrati, numero 236.535 persone dai soli anni 2013-2016, che si aggiungono ai precedenti mantenuti ed ancora ospitati sul territorio ex-nazionale, di cui mediamente il 90% sono uomini e solamente il 6% sarebbero veri «Rifugiati», mentre i restanti dovrebbero tornare in patria o viaggiare da turisti come fanno le persone normali, anche i non razzisti

         Questo calcolo è fatto sulla base dei PDF del Ministero, 

                     quello della stampa è quasi il doppio. 

     

     Impatto estortivo da oltre 3mld l'anno            

    Escludendo le spese mediche, legali, di pubblica sicurezza, di istruzione, di trasporto, di burocrazia, etc…, dunque prendendo in considerazione i soli ed innegabili euro 35,00 al dì, l’impatto “estorsivo” giornaliero sull’economia degli italiani è di euro 8.278.725, che diventano 3.021.734.625 se consideriamo l’intera annualità. Visto che il dato è in forte crescita e, come già annunciato dall’ONU(7) che non si degna neanche di avere la lingua italiana in home page (8) del suo stucchevole sito, peggiorerà, non possiamo far altro che essere pessimisti. 

    (7) Cfr.:  Document United Nations(8) Cfr.:  Welcome to the United Nations

     ONU – Tutto sembra già ben programmato      

    L’ONU, difatti, pianifica: a) nel suo «Scenario 3» numero «75.000 migranti annui, fino ad un massimo di 318.000 annui fra il 2045 ed il 2050, per un totale di 16.600.000 milioni» di “nuovi italiani”; b) oppure nel suo «Scenario 4» numero  «613.000 migranti annui fra il 2025 ed il 2030, […] per un totale del 39% della popolazione della penisola». Sappiamo cosa ci attende, visto che anche il PD di Matteo Renzi su Twitter annunciò la «sostituzione» degli italiani, tutto questo in una ex-nazione, l’Italia, dove alcune realtà del Sud vantano ancora il primato di disoccupazione autoctona superiore al 50%.

     Papa Leone XIII – Lo Stato non può…               

    Comunque, tonando alla Prefettura della Provincia di Verona, il nostro documento si conclude, poste le premesse, con una bella «requisizione», ovvero credo si possa parlare di un sequestro, di un Hotel sito in Castel D’Azzano (Verona). Questo è quanto! Insegnava il sapiente e preveggente Papa Leone XIII nel 1891 (Rerum Novarum):

    «L’aver poi Iddio dato la terra a uso e godimento di tutto il genere umano, non si oppone per nulla al diritto della privata proprietà; poiché quel dono egli lo fece a tutti, non perché ognuno ne avesse un comune e promiscuo dominio, bensì in quanto non assegnò nessuna parte del suolo determinatamente ad alcuno, lasciando ciò all'industria degli uomini e al diritto speciale dei popoli. […] Quando gli uomini sanno di lavorare in proprio, faticano con più alacrità e ardore, anzi si affezionano al campo coltivato di propria mano, da cui attendono, per sé e per la famiglia, non solo gli alimenti ma una certa agiatezza. Ed è facile capire come questa alacrità giovi moltissimo ad accrescere la produzione del suolo e la ricchezza della nazione.

    Ne seguirà un terzo vantaggio, cioè l'attaccamento al luogo natio; infatti non si cambierebbe la patria con un paese straniero, se quella desse di che vivere agiatamente ai suoi figli. Si avverta peraltro che tali vantaggi dipendono da questa condizione, che la privata proprietà non venga oppressa da imposte eccessiveSiccome il diritto della proprietà privata deriva non da una legge umana ma da quella naturale, lo Stato non può annientarlo, ma solamente temperarne l'uso e armonizzarlo col bene comune. È ingiustizia ed inumanità esigere dai privati più del dovere sotto pretesto di imposte». 

    Papa Leone XIII

     Leone XIII denuncia il funesto Piano Socialista 

    Infine denunciava il funesto piano socialista (oggi europeista) di destabilizzazione dell’ordine sociale nazionale:

    «La soluzione socialista. Ed oltre l'ingiustizia, troppo chiaro appare quale confusione e scompiglio ne seguirebbe in tutti gli ordini della cittadinanza, e quale dura e odiosa schiavitù nei cittadini. Si aprirebbe la via agli asti, alle recriminazioni, alle discordie: le fonti stesse della ricchezza, inaridirebbero, tolto ogni stimolo all'ingegno e all'industria individuale: e la sognata uguaglianza non sarebbe di fatto che una condizione universale di abiezione e di miseria. Tutte queste ragioni danno diritto a concludere che la comunanza dei beni proposta dal socialismo va del tutto rigettata, perché nuoce a quei medesimi a cui si deve recar soccorso, offende i diritti naturali di ciascuno, altera gli uffici dello Stato e turba la pace comune».

    Papa Leone XIII

    Carlo Di Pietro 

    Iniziativa di Libero Confronto / Dossier Immigrazionismo / Kalergi

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    Sabato,  Luglio 23rd/ 2014  – di Sergio Basile e Rocco Carbone / Sete di Giustizia / SAUS – Redazione Quieuropa, Rosso Carbone, Sergio Basile, Sete di Giustizia, SAUS, Giacinto Auriti, Pentagono, Terrorismo, Passo falso, Lettera aperta al Pentagono, Il Manifesto, Video Foley, guerra al terrorismo, clima da guerra fredda, Giacinto Auriti e la guerra del sangue contro l'oro  […]

    Assuefatti al male e alla menzogna, viviamo convinti del nulla dietro un branco di illusi

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    Lunedì,  Marzo 16th/ 2015 – di Giuseppe Nazzaro, Vescovo emerito di Aleppo – Redazione Quieuropa, Sergio Basile, ISIS, Vescovo di Aleppo, strategie mondialiste, Attacco degli Usa e delle forze alleate, Padre Georges Abou Khazen, schizofrenia di Obama e soci, Isis, tagliagole, presepe, rimozione della croce dagli edifici pubblici  Riflessioni su un anniversario – di Mons. Nazzaro, Vescovo Emerito di […]

  • Il Modernismo è intrinsecamente perverso e non è lecita nessuna cooperazione con esso

    Il Modernismo è intrinsecamente perverso e non è lecita nessuna cooperazione con esso

    Giovedì, 27 Ottobre/ 2016   

    – di Don Curzio Nitoglia –

     Redazione Quieuropa, Don Curzio Nitoglia, Modernismo, San Pio X, Comunismo, Bergoglio  

    Il Modernismo è intrinsecamente perverso

    non è lecita nessuna cooperazione

    con esso

    Quali sono i rischi che minacciano i cattolici?

     

                    "Siate forti! No si deve cedere dove non bisogna cedere…

                si deve combattere non con mezzi termini, ma con coraggio; 

        non di nascosto ma in pubblico;non a porte chiuse ma a cielo aperto"

                                                             San Pio X

     

    di Don Curzio Nitoglia

    Il Modernismo è intrinsecamente perverso

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Analogia tra Comunismo e Modernismo             

    “Non si deve attaccare frontalmente il nemico, 

    ma bisogna invischiarlo nei compromessi”

    Lenin

    Roma – Pio XI, nell’Enciclica Divini Redemptoris Missio del 19 marzo 1937, ha condannato il comunismo come “intrinsecamente perverso” in quanto teoreticamente materialista e ateo; conseguentemente ha proibito ogni collaborazione anche soltanto pratica con esso.Il comunismo è innanzitutto una prassi, ma non è privo di teoria. Quindi agire assieme ai comunisti significa accettare implicitamente la loro teoresi (“cogitare sequitur esse”) cadendo, così, nella trappola tesa dal marxismo per accalappiare i cristiani ingenui, che stringono la mano tesa loro dal comunismo. Si può applicare al comunismo l’assioma “lex orandi, lex credendi”, ossia si crede come si prega (e viceversa). In tal modo,

                        "se si agisce assieme ai comunisti si inizia a

                                        pensare come i comunisti"

    come chi prega assieme ai cattolici secondo la liturgia cattolica inizia a credere secondo la dottrina cattolica. È per questo motivo che la Chiesa proibisce la communicatio in sacris con gli acattolici e analogamente l’azione comune con i comunisti (1). Sino agli anni Sessanta/Settanta la “mano tesa” al cattolicesimo era quella del comunismo dal “volto umano” (Gramsci, Bloch, Rodano) e molti cattolici son divenuti apostati passando al comunismo materialista e ateo asserendo: “come si fa a rifiutare una mano tesa unilateralmente da un’entità che sembrava tanto temibile, ma che si è mostrata così caritatevole?”. Oggi, con Benedetto XVI e specialmente con Francesco I, è quella del neo-modernismo, che sembra aver abbandonato l’odio verso la Tradizione (palpabile ai tempi di Paolo VI) ed esser disposto a concederle dei diritti o almeno una tolleranza pratica. Purtroppo lo stesso ritornello che stava in bocca ai cattolici progressisti di ieri lo si ritrova in bocca ai tradizionalisti di oggi: “finalmente un modernista dal volto umano: Francesco I. Come si fa a rifiutare la sua mano tesa alla Tradizione?”. Francesco I applica “a-teologicamente” a tutti gli indirizzi e a tutte le sensibilità cattoliche, compresi i tradizionalisti, quel che Giovanni XXIII (Enciclica Pacem in terris, 1963) e Paolo VI (Enciclica Ecclesiam suam, 1964) applicarono alla nuova prassi del marxismo “dal volto umano” nei confronti del cristianesimo: la possibilità di agire assieme per la pace nel mondo e la giustizia sociale, lasciando da parte le divergenze dottrinali, facendo caso a ciò che unisce e dimenticando ciò che divide.

    (1) cfr. CIC, 1917, can. 1325, § 3; can. 1258, § 1 e 2; S. Uffizio, 8 luglio 1927, 5 giugno 1948 e 20 dicembre 1949

     La tattica del Comunismo                                  

    La strategia neo-comunista della “mano tesa” – con Gramsci, Togliatti e Berlinguer – ha agguantato i cristiani ingenui, che son stati il cavallo di Troia introdotto nel Santuario ed hanno dato inizio al fenomeno dei “cristiani per il socialismo”. I cristiani ingenui hanno abboccato all’amo, basandosi sulla presunzione falsa, secondo cui ogni dottrina anche se originariamente erronea può evolvere verso il “bene”, ma non necessariamente verso il vero, il quale non ha più alcun interesse per i pragmatisti cristiani o neo-modernisti come per i marxisti. In breve, dal campo dei princìpi dell’immanentismo kantianamente modernistico (Benedetto XVI, 2005-2013) siam passati a quello marxista della teologia della liberazione e del primato assoluto della prassi, dell’incontro personale (Francesco I, 2013-2016). Per cui, dal 2013, non si parla più tanto di continuità con la Tradizione del Vaticano II, di piena ortodossia della Messa di Paolo VI, ma ci si incontra, si parla, si fraternizza e si finisce per pensare come si agisce poiché non si agisce più come si pensa (“agere sequitur esse”). Purtroppo i più fragili e vulnerabili sono i cattolici fedeli poiché a differenza dei modernisti sono onesti, retti e forse anche un po’ ingenui, mentre

                                  il modernismo come il marxismo

                                  non si preoccupa del bene e del vero,

               della metafisica e della morale, ma solo del risultato pratico.

    Non bisogna, dunque, meravigliarsi se capita ai fedeli ingenui quel che si legge nella favola di Cappuccetto rosso, il quale risponde ingenuamente al lupo (come Eva rispose ingenuamente al Serpente), che lo invita ad entrare nella sua tana: “che begli occhi che hai, – è per vederti meglio… che bella bocca che hai, – è per mangiarti meglio…”. È nella natura delle cose che il pesce grande mangi quello piccolo, che il lupo sbrani la pecora, che il cane odi il gatto, che il modernismo edulcori e trasformi pian piano, insensibilmente, il cristianesimo dal di dentro, lasciandone solo le apparenze (la bella Liturgia) senza più la sostanza (la filosofia, la teologia, l’ascetica e la mistica). Eppure al tempo di Ario i cattolici per un solo iota (homousios / homoiusios) si son fatti scomunicare e persino martirizzare, ma oggi non si vede un Sant’Atanasio nella Gerarchia.

      Il Comunismo e il "falso incontro"            

    Nel 1945 Palmiro Togliatti (Discorso al Comitato Centrale del PCI, 12 aprile) rilanciò in grande stile l’idea leninista/gramsciana dell’incontro, nei Paesi a maggioranza cristiana, delle masse comuniste e cattoliche al di sopra dei dissidi teoretici e nelle azioni sindacali, sociali, pacifiste. Sapendo bene che il marxismo o la pura prassi non aveva nulla da perdervi, mentre il cristianesimo, in cui il primato spetta alla teoria, avrebbe perso il sale e sarebbe diventato insipido e “quando il sale diventa insipido è buono solo ad essere gettato a terra e calpestato” (Mt., V, 13). Togliatti prospettava l’incontro tra comunisti e cattolici (come Francesco I lo prospetta tra modernisti e tradizionalisti) unicamente sul piano dell’azione, senza nessun riferimento all’ideologia (come Francesco I non fa alcun riferimento alla teologia). Togliatti disse chiaramente

             “se si apre un dibattito filosofico, io non ci voglio entrare”.

                                            Palmiro Togliatti

    Lo stesso fa Francesco I. Togliatti non ha ceduto nulla della dottrina comunista come Francesco I non cede nulla della teologia ultra-modernista. L’importante è agire inizialmente assieme per giungere finalmente alla leadership del movimento marxista su quello cristiano e del modernismo pratico sul cattolicesimo romano. Per fare un esempio, quando il fiume Po si getta nel Mar Adriatico, per i primi metri si distinguono ancora le acque del Po anche se “annacquate”, ma dopo è il Mare ad annettere il fiume. Così se i tradizionalisti entrano o si gettano nella braccia del Mondialismo modernista all’inizio potranno mantenere la loro identità anche se un poco annacquata, ma poi saranno immancabilmente fagocitati dalla Globalizzazione del modernismo mondialista

         L’imprudenza, la fiducia, l’ottimismo esagerato, la presunzione di sé,

         l’utopismo insano hanno portato i cristiani nelle fauci del marxismo,

              come successe a Cappuccetto rosso, che finì in quelle del lupo.

    Il Modernismo è intrinsecamente perverso

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     L'ossessione di Bergoglio                                        

    Speriamo che ciò valga da esempio per i tradizionalisti. Antonio Gramsci nel 1920 scriveva: “In Italia, a Roma, c’è il Vaticano, c’è il Papa; lo Stato liberale ha dovuto trovare un sistema di equilibrio con la Chiesa, così lo Stato operaio dovrà trovare anch’esso un sistema di equilibrio col Vaticano”. Bergoglio dice: oggi nel Nuovo Ordine Mondiale è rimasta ancora una bella fetta di cattolici non modernisti e non globalizzati, ebbene bisogna trovare un sistema di equilibrio per fagocitarla. Per costui, come per Hegel, “l’astuzia della ragione è l’unico principio che giustifica o meno l’azione” e Bergoglio è astutissimo e molto autoritario. Attenzione a sottovalutarlo! Nel libro intervista scritto da Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti, titolato Jorge Bergoglio. Papa Francesco. Il nuovo Papa si racconta (Firenze/Milano, Editrice Salani, 2013) si legge:

                                     “L’ossessione di Bergoglio

                 può essere riassunta in due parole: incontro e unità” (p. 7).

    Infatti Bergoglio si autodefinisce come il teorico “della cultura dell’incontro” (p. 107). Secondo lui occorre dare “la priorità all’incontro tra le persone, al camminare assieme. Così facendo, dopo sarà più facile abbandonare le differenze” (p. 76). Inoltre secondo Bergoglio è bene

                     “non perdersi in vuote riflessioni teologiche” (p. 39). 

                                                   J.M.Bergoglio

    Il programma proposto da Francesco I è di de-ideologizzare inizialmente, incontrarsi, costruire ponti, abbattere steccati, evitare sterili diatribe dottrinali, portando avanti il “dialogo, dialogo, dialogo…”, agire assieme per poi pensarla inavvertitamente alla stessa maniera (“cogitare sequitur esse”). Così il modernismo, che oramai ha occupato l’apice dell’ambiente cattolico ed ecclesiale, chiede ai cattolici fedeli alla Tradizione di agire uniti per vincere il materialismo, l’ateismo ed entrare a far parte della globalizzazione, del mondialismo e del Nuovo Ordine Mondiale. Alcuni cattolici fedeli in buona fede si lasciano convincere e, mediante un trasbordo ideologico inavvertito, agendo assieme ai modernisti finiscono per essere mangiati da loro, come “il pesce più piccolo è divorato da quello più grande”.

     Falsità della promessa marxista/modernista     

    Ancora Togliatti nel discorso al Convegno di Bergamo (20 marzo 1963) disse: 

          “Oramai anche la Chiesa [dopo Giovanni XXIII e con Paolo VI, ndr] 

                   è d’accordo che è finita l’era costantiniana, degli anatemi, 

                                    delle discriminazioni religiose”.

                                                                        Palmiro Togliatti

    Nelle proposta comunista e modernista del “compromesso storico” si fanno pubbliche e concrete garanzie per l’esercizio della fede dei cattolici, ma non si pensa volutamente a una domanda che sorge spontanea: “e dopo?”. Fu proprio questa la domanda che San Filippo Neri rivolse al giovane Vincenzo Zazzera, il quale gli aveva detto che voleva diventare prete per poi diventare vescovo, cardinale ed anche Papa. Allora San Filippo gli chiese: “e poi?”. Il povero sventurato non lo ascoltò, non disse come San Filippo Neri: “Preferisco il Paradiso!”, non pensò all’eternità, ma alla carriera, divenne vescovo, ma non trovò la pace col Signore. Si scorge, quindi, la disonestà della promessa marxista/modernista e, come minimo, l’ingenuità dell’accettazione cattolica nel non pensare all’ “e poi?” terreno e ultra-terreno. La crisi interna all’ambiente cattolico post-conciliare degli anni Sessanta/Settanta, che era favorevole alla collaborazione pratica col marxismo, è simile alla crisi che sta mostrando oggi in maniera palese il mondo cattolico anti-modernista, quando si presenta incline alla compattazione col super-modernismo.

     Inconciliabilità tra Cristo e Marx                          

    In breve come nel Sessanta si diceva che Cristo e Marx non possono andar d’accordo, ma i cristiani e i marxisti possono trovarsi insieme a collaborare sulla conduzione della cosa pubblica; così oggi si dice modernismo e cattolicesimo sono inconciliabili, però i cattolici e i modernisti possono marciare assieme e collaborare nella conduzione della Chiesa, aiutandola a sormontare questo lungo periodo di crisi e a gettare le fondamenta del Nuovo Ordine Mondiale, in cui vi saranno un solo Tempio universale in una sola Repubblica universaleL’importante è, come diceva Lenin:

                    “Non si deve attaccare frontalmente il nemico, 

                        ma bisogna invischiarlo nei compromessi”

                                                                                  Lenin

    Chiesa Conciliare - Don Curzio Nitoglia

     La tattica del Modernismo                                     

               Ora il modernismo è il “collettore di tutte le eresie”

                    (S. Pio X, Enciclica Pascendi, 8 settembre 1907).

    Dunque esso è più perverso del comunismo perché non è solo materialista e quindi ateo, ma tutti gli errori contro la retta ragione, tutte le eresie contro la fede e tutte le depravazioni contro la morale (compreso l’ateismo) lo caratterizzano e confluiscono in esso, come i canali di scolo delle piccole fognature confluiscono nella cloaca massima. Anche a partire dalla dottrina esposta dal magistero della Chiesa sul modernismo ci si può chiedere se sia possibile un accordo e una collaborazione anche solo pratica tra cattolicesimo e modernismo. Ebbene secondo l’insegnamento di San Pio X e di Pio XI la risposta appare evidente:

      non è lecita nessuna collaborazione e nessun accordo tra di loro, 

                              neppure a livello della sola azione. 

    Se si analizza la natura del modernismo e del cattolicesimo si capisce anche il perché di questa proibizione. Infatti il modernismo si fonda sulla filosofia moderna idealistica (Kant/Hegel), secondo la quale è il pensiero umano che crea la realtà.

         La teologia del cattolicesimo si basa sul buon senso naturale

                      e sulla filosofia del realismo della conoscenza

                                   (vedi Aristotele/S. Tommaso)

    secondo cui la realtà esiste indipendentemente dal pensiero umano e questo deve conformarsi alla realtà se vuole giungere alla verità. Inoltre la Rivelazione conferma ciò che la retta ragione arriva a conoscere, ossia Dio ha creato il mondo e l’uomo. Perciò

                   non è il pensiero dell’uomo a creare la realtà,

            ma essa è solo un effetto della Causa prima incausata,

                                            che si chiama Dio. 

    Nell’Allocuzione “Accogliamo” (18 aprile 1907) San Pio X mette bene in evidenza che la Chiesa non teme la persecuzione aperta come “quando gli editti dei Cesari intimarono ai primi cristiani di abbandonare il culto a Gesù Cristo o di morire”. Quindi, oggi, anche noi come papa Sarto dobbiamo temere non tanto la persecuzione aperta della Tradizione apostolica, quanto la mano tesa dal modernismo, che all’inizio vorrebbe farci agire assieme a lui per poi farci diventare speculativamente ammodernati e inavvertitamente “aggiornati” (Giovanni XXIII-Francesco I). “Chi non agisce come pensa finisce per pensare come agisce”. Se il cattolico agisce assieme ai modernisti finirà presto o tardi per pensare come loro senza accorgersene.

    Il Modernismo è intrinsecamente perverso

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Accordo odierno tra cattolici e neo-modernisti? 

    Oggi si pone il problema scottante di una possibile cooperazione o di uaccordo tra cattolicesimo e modernismo e per sostenere questa possibilità si adducono molteplici ragioni che non hanno fondamento nella realtà. Vediamole una per una.

    1°) Molti vescovi e cardinali conservatori hanno levato la voce.

     

    Riguardo alle novità contro la morale naturale e divina, contenute nell’insegnamento “esortativo” di Francesco I (Esortazione Amoris laetitia, 19 marzo 2106), sembrerebbe che vi sia un certo ritorno alla dottrina cattolica tradizionale nell’ambiente ecclesiale e nella gerarchia. Rispondo: è vero che per quanto riguarda gli eccessi recenti sulla morale vi è stata tra cardinali e vescovi una notevole e lodevole reazione, ma il problema che sta all’origine di questa deviazione è quello del Concilio Vaticano II, i cui Decreti sono in rottura oggettiva con la Tradizione apostolica, l’insegnamento del magistero costante e tradizionale dei Papi e la sana teologia. Ora i suddetti vescovi e cardinali non mettono assolutamente in questione la difformità dell’insegnamento pastorale del Vaticano II con la Tradizione cattolica. Per esempio anche il pio card. Raymond Burke ha dichiarato più volte che tutta la sua formazione sacerdotale si è svolta alla luce del Concilio Vaticano II. Quindi i princìpi del Vaticano II sono totalmente accettabili per lui (Monde et vie, n. 899). Pure il coraggioso card. Sarah ha criticato le deviazioni in materia di morale, ma ha affermato nello stesso tempo che occorre seguire fedelmente “l’insegnamento costante del Beato Paolo VI, di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI” e che occorre avere fiducia nella “fedeltà di Francesco I” (Monde et vie, n. 905, p. 19). Inoltre il teologo mons. Athanasius Schneider ha asserito:

             “è il Concilio Vaticano II che ha elargito la comprensione

                       del mistero della Chiesa in Lumen gentium”

                                   Mons. Athanasius Schneider 

                                    (Présent, 10 gennaio 2015)

    Inoltre anche l’esortazione Amoris laetitia di Francesco I (19 marzo 2016) secondo mons. Schneider è stata distorta da una cattiva interpretazione di alcuni vescovi progressisti e in sé non contiene nulla di contrario alla dottrina cattolica, al massimo in essa vi sono soltanto alcune ambiguità (A. Schneider, Dichiarazione su Amoris laetitia, 30 aprile 2016). Il card. Burke ha parlato di leggere l’Amoris laetitia alla luce del magistero tradizionale della Chiesa. Come si vede la loro dottrina è la teoria ratzingeriana (“molto spesso predicata, ma mai provata”, come ha dimostrato mons. Brunero Gherardini) dell’ermeneutica della continuità tra Vaticano II e Tradizione apostolica. Anche durante il Vaticano II vi erano teologi più o meno modernisti, si vedano le contrapposizioni (quanto al modo e non alla sostanza) delle due riviste Concilium (Rahner, Küng, Schillebeeckhx) e Communio (Daniélou, de Lubac, Ratinger, von Balthasar). Il fenomeno dei prelati più conservatormente progressisti è sempre esistito da Giovanni XXIII sino ad oggi. Ma quasi nessuno ha messo in discussione i principi del Vaticano II come inconciliabili con la dottrina cattolica. Recentemente lo aveva fatto mons. Mario Oliveri vescovo di Albenga, ma è stato rimosso dalla sua diocesi. Anche il valente teologo mons. Brunero Gherardini lo ha fatto assieme ai Francescani dell’Immacolata, che sono stati sciolti e perseguitati mentre lui è stato messo totalmente da parte. Nel passato recente mons. Antonio de Castro Mayer († 25 aprile 1991) e mons. Marcel Lefebvre († 25 marzo 1991) lo hanno fatto, ma son stati condannati (1976/1988). Evidentemente i tradizionalisti vengono accolti e tollerati solo se accettano il Vaticano II e la perfetta ortodossia del Novus Ordo Missae, ma se essi osano soltanto porre la questione se vi sia realmente conciliabilità tra Vaticano II e Tradizione apostolica allora vengono condannati inesorabilmente. Quindi un accordo con i modernisti potrebbe essere fatto solo a condizione di accettare inavvertitamente e praticamente, piano piano, il Concilio Vaticano II e la piena ortodossia della nuova Messa di Paolo VI.

     Verso il Vaticano III?                                               

    2°) Vi è stato un vero cambiamento

     

          di mentalità presso la gerarchia della Chiesa

     

    Il Papa ha spinto sino al parossismo il modernismo del Vaticano II. Per quanto riguarda il Motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI del 7 luglio 2007 ha dichiarato che non se ne vuole allontanare, ma che il rito antico non deve diventare una barriera ideologica (Monde et vie, n. 849). Inoltre ha condannato i Francescani dell’Immacolata a causa del rischio di un loro ritorno al passato, di uno spirito preconciliare, di una ideologizzazione della Messa di San Pio V. Quindi bisogna “abbattere i bastioni” (Hans Urs von Balthasar). I suoi collaboratori più stretti, che governano realmente la Chiesa e che non sono stati messi da parte (come Burke e Schneider…) sono anch’essi radicalmente modernisti. Per esempio il card. Müller (Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede) pur avendo espresso delle riserve sulla Amoris laetitia è un allievo e un ammiratore di p. Gustavo Gutierrez, uno dei capi scuola della teologia della liberazione. Recentemente egli ha difeso l’università cattolica di Lima (nel Perù) dalle censure dell’arcivescovo di Lima il card. Thorne (La Stampa, 18 febbraio 2013). La sua teologia è inficiata da gravi errori ed eresie, per esempio secondo lui la Madonna è sempre vergine, ma non fisicamente (?) la transustanziazione è ridotta a transignificazione (?), vi sono molte chiese all’interno dell’unico popolo di Dio (2). Rispondo: a partire da quanto detto segue che Francesco I e i suoi stretti collaboratori aventi un potere reale nella Chiesa non sono per nulla disposti a rimettere in questione il Concilio Vaticano II, anzi stanno traghettando l’ambiente ecclesiale in maniera radicale verso una sorta di “Vaticano III”.

    (cfr. Le Sel de la terre, n. 84, primavera 2013, p. 165 ss.

     Come leggere il Vaticano II?                                    

    3°) Francesco I non chiede più l’accettazione formale

     

          del Vaticano II e della nuova Messa.

     

    Il “Papa emerito” Benedetto XVI era un teologo ed era molto legato alle questioni dottrinali. Quindi esigeva l’accettazione della teologia del Vaticano II, invece papa Bergoglio è un uomo pratico, non si interessa di teologia, mette totalmente da parte le questioni speculative. L’importante per lui è entrare in contatto con le persone (come il lupo con Cappuccetto rosso, magari facendo brillare la promessa di qualche calotta scarlatta o berretta rossa) e camminare assieme, conoscersi e quindi arrivare a capirsi e rispettarsi. Egli sblocca pian piano le situazioni di conflitto che si son create nel post-concilio mediante delle concessioni pratiche, che (apparentemente e inizialmente) non toccano la dottrina e non espongono al rischio di essere contaminati dal neo-modernismo. Rispondo: se l’attitudine esterna, il modo di agire dei Francesco I possono dare questa impressione resta pur sempre vero che ha anche fatto alcune dichiarazioni, le quali vanno in senso opposto e che sono per lui “questioni non negoziabili”. Infatti papa Bergoglio in un’intervista al giornale La Croix (17 maggio 2016) ha dichiarato che “innanzitutto è necessario stabilire un accordo fondamentale. Il Concilio Vaticano II ha il suo valore”. Il 24 maggio il card. Müller ha dichiarato che “se si vuol essere pienamente cattolici occorre riconoscere il Concilio Vaticano II” (Rivista Herder Korrespondenz). Nello stesso senso vanno le dichiarazioni di mons. Guido Pozzo (cfr. Zenit, 25 febbraio 2016; La Croix, 7 aprile 2016), certamente il Vaticano II va letto “alla luce della Tradizione”, ma per i modernisti vi è piena conciliabilità tra Tradizione e Vaticano II, mentre per i cattolici integrali vi è una rottura oggettiva.

     Non è possibile un accordo sull'equivoco         

    Ora non si può fare un accordo (specialmente su questioni di fede e di morale) basandosi sull’equivoco. Anche perché chi comanda oggi sono i modernisti e sono loro che hanno il coltello dalla parte del manico e dettano legge in un eventuale accordo. Allora esporsi al rischio di essere assorbiti dal modernismo o di fare un accordo col Papa per poi doverlo rompere e smentirsi, coprendosi di ridicolo davanti al mondo intero, sarebbe un azzardo da non correre; occorrerebbe attendere senza farsi prendere dalla fretta, che è sempre una cattiva consigliera. Secondo i modernisti si può concedere al massimo un diritto di “critica costruttiva” al Vaticano II, ossia “secondo l’ermeneutica della continuità”, ma mai di rottura tra Tradizione apostolica e teologia conciliare.

     Cos'è un accordo?                                                  

    “Accordarsi” significa “uniformare idee, opinioni in modo da evitare contrasti, avere gli stessi principi, le medesime opinioni e lo stesso modo di agire” (N. Zingarelli). “Accordo” vuol dire “unione armonica di sentimenti, opinioni, idee” (N. Zingarelli). In breve un accordo presuppone che due parti si mettano… d’accordo. Ora tra modernismo e cattolicesimo non vi è nessuna possibilità di accordo, anzi vi è una divergenza diametrale su tutti i campi. In San Paolo è rivelato:

                 “Quale intesa è possibile tra Cristo e Beliar?”

                                    San Paolo, II Cor., VI, 15

     Può esistere un accordo unilaterale?                

    Può esistere un accordo unilaterale? No perché, per definizione, nell’accordo due parti si mettono d’accordo, anche se la manifestazione della volontà di accordarsi viene da una sola parte ed è quindi “unilaterale” al punto di partenza, ma diventa bilaterale al punto di arrivo. Quindi bisognerebbe parlare di riconoscimento giuridico o canonico. Ora il riconoscimento canonico è un atto giuridico, che presuppone una parte principale e superiore, avente autorità e predominio, la quale riconosce e una parte secondaria e inferiore, soggetta all’autorità, che viene riconosciuta. Ma nel caso nostro è la S. Sede che riconosce mentre i tradizionalisti verrebbero riconosciuti. Sarebbe impensabile ritenere che i tradizionalisti riconoscono e accolgono la Prima Sede, la quale per definizione è “Prima”, ossia non ha nessuna autorità umana al di sopra di sé. Quindi, se il “riconoscimento giuridico” è unilaterale, ciò non significa che la parte riconosciuta non deve nulla alla parte riconoscente, anzi per definizione quest’ultima ha accettato un riconoscimento, che viene dato unilateralmente o solo dalla Prima Sede alla quale poi occorre prestare obbedienza. La parola “unilaterale” è un sofisma utilizzato dai modernisti per fare cadere nella trappola i tradizionalisti. Essa non significa che la S. Sede concede tutto e i tradizionalisti non debbono nulla, anzi vuol dire tutto il contrario: la parte del leone la gioca la S. Sede e la parte dell’agnello la giocano i tradizionalisti. Per fare un esempio concreto, se un usuraio gentilmente e “unilateralmente” mi offre 100 milioni di euro ed io accetto, non vuol dire che poi non debba restituire all’usuraio non solo la somma prestatami, ma anche gli interessi, i quali, per la natura stessa dell’offerta “unilaterale”, diventano sempre più esorbitanti sino a “strozzarmi” (è per questo che l’usuraio vien detto “strozzino”). Nel caso nostro la parte riconosciuta dovrebbe alla parte superiore e che le ha dato il riconoscimento l’obbedienza, la sottomissione pratica, come avviene tra subordinato e superiore. Quindi se la concessione è stata data “unilateralmente”, poi una volta accettata ci si trova di fronte ad un patto che diviene bilaterale ex natura rerum. Perciò la concessione “unilaterale” comporta immancabilmente conseguenze giuridiche di rapporto tra soggetto subordinato o subalterno e superiore. Ora è il subordinato che obbedisce e il superiore che comanda. È una contradictio in terminis parlare di riconoscimento totale dei tradizionalisti da parte della S. Sede e di indipendenza assoluta di costoro verso la sua autorità. Ma

                  un tradizionalista subordinato a un modernista

                                 è come un topo in bocca al gatto.

     C'è un pericolo reale di scisma?                               

    Lo scisma sussiste quando si rifiuta l’autorità del Papa, ossia non lo si riconosce come il Vicario di Cristo avente potere supremo, diretto e immediato sulla Chiesa universale. La disobbedienza agli ordini del Papa se non comporta la negazione del suo Primato di giurisdizione, ma se è fatta solo per non compiere ciò che viene comandato non è un peccato di scisma, ma di disobbedienza (3).Ora

    l’eresia rompe il vincolo della fede, mentre lo scisma quello della carità,

            ma l’unità della fede precede e presuppone quella della carità  

                                                      Leone XIII

    Quindi è chiaro che l’unità della fede prevale e primeggia su quella della carità. Perciò se non si obbedisce ad ordini, direttive o esortazioni che vanno contro la fede non solo non vi è scisma, ma l’atto è doveroso perché obbedire significherebbe ledere la fedeSi veda anche S. Tommaso d’Aquino (S. Th., II-II, q. 10, a. 10). L’Angelico si pone la questione “se si possano avere superiori infedeli” e risponde che “non deve essere permesso in nessun modo” poiché sarebbe pericoloso per la fede dei subordinati. Inoltre l’Aquinate (S. Th., II-II, q. 12, a. 1 e 2) insegna che

        seguire un capo, il quale ha deviato dalla fede è molto pericoloso

                                     per l’anima dei subordinati. (4)

                                           S. Tommaso d’Aquino

    Ora, se chi comanda ha anche un’autorità spirituale che non ha nessun superiore umano, come è quella del Papa, a maggior ragione la subordinazione è pericolosissima se il suo insegnamento non è conforme alla dottrina tradizionale della Chiesa, come avviene nell’ambiente ecclesiale a partire da Giovanni XXIII e specialmente oggi con Francesco I. Occorre quindi “fare ciò che la Chiesa ha sempre fatto, se ci si trova in un periodo di crisi e di confusione che ha invaso tutta la Chiesa” (S. Vincenzo da Lerino, Commonitorio, III, 15) e attendere che ritorni la tranquillità ed allora l’accordo avverrà spontaneamente. Se si cammina di notte in montagna si inciampa e si cade in un burrone, bisogna, perciò, aspettare che si faccia giorno e riprendere la marcia. S. Ignazio da Loyola nei suoi Esercizi Spirituali (Regole sul discernimento degli spiriti, n. 318) consiglia di non cambiare mai proposito durante il tempo dell’oscurità spirituale, ma di restare forti e costanti nella determinazione e nei propositi in cui ci si trovava prima dell’oscurità, poiché come nella luce ci guida lo spirito buono, così nell’oscurità ci conduce lo spirito maligno.

    (3Cfr. L. Billot, De Ecclesia Christi, Roma, Gregoriana, V ed., 1927, vol. I, Thesis XII, p. 310 ss. ; S. Tommaso d’Aquino, S. Th., II-II, q. 39; Cajetanus, In Summ. Th., in IIam-IIae, q. 39; (4Leone XIII, Enciclica Satis cognitum, 1896; Pio XI, Enciclica Mortalium animos, 1928

     Conclusione: perché rifiutare, perché attendere 

    Rifiutare oggi per un certo periodo di tempo, sino a che torni la luce, un accordo con gli ultra-modernisti non è, quindi, un’attitudine scismatica perché è basata su gravi motivi di fede e morale, che ci obbligano a non seguire il corso ecclesiale attuale. Bisogna saper attendere tutto il tempo che Dio vorrà permettere che la crisi nella Chiesa perduri. Non bisogna scoraggiarsi, né deviare a sinistra: con un accordo intempestivo e scellerato, né a destra: dichiarando eretico il Papa regnante e ritenendolo deposto ipso facto. Queste sono le due strade che alcuni tradizionalisti (e in certi casi sono paradossalmente gli stessi) stanno imboccando oggi. Il grave rischio che corriamo oggi non è quello dello scisma, che viene agitato dal mondialismo massonico e modernista come uno spauracchio per indurci a fare un passo falso. No! Il pericolo reale è quello di far naufragio nella fede, “senza la quale è impossibile piacere a Dio” (Ebr., XI, 6). Un accordo pratico col neo-modernismo, come minimo, porterebbe immancabilmente, poco a poco al rinchiudersi della Tradizione in sagrestia con il riconoscimento ufficiale da parte del modernismo come è avvenuto agli Indiani d’America, rinchiusi nelle riserve dai “wasp” (“white, anglo-saxon, protestant / bianchi, anglo-sassoni, protestanti”), regolarmente riconosciuti e ridotti ai minimi termini come un fenomeno folkloristico da mostrare ai turisti. Ma

                                            lo spirito cattolico

    “non si lascerà mai chiudere nelle quattro mura del tempio.

                    La separazione fra la religione e la vita,

                                     fra la Chiesa e il mondo

                  è contraria alla idea cristiana e cattolica” 

                                                       Pio XII

        (Discorso ai Parroci e quaresimalisti di Roma, del 16-03-1946)

    Don Curzio Nitoglia

    http://doncurzionitoglia.net/2016/10/19/modernismo-perverso/

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    A un anno dalla morte di Monsignor Giuseppe Nazzaro, una testimonianza dalla sua Siria

     Mercoledì, 26 Ottobre/ 2016   

    A cura delle Sorelle Trappiste di Aleppo

     Redazione Quieuropa, Siria, Aleppo, Mons. Giuseppe Nazzaro, Sorelle Trappiste di Aleppo 

    A un anno dalla morte di Monsignor Giuseppe

    Nazzaro, una testimonianza dalla sua Siria

    Per la Siria ha messo tutto il suo cuore…

    Video in allegato: Mons. Giuseppe Nazzaro

     

    A cura delle Sorelle Trappiste di Aleppo

    Siria – Ricordo di Mons. Nazzaro

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Mons. Nazzaro: il ricordo, la testimonianza     

    Aleppo  Un altro anniversario della morte di Mons. Giuseppe Nazzaro, un’altra occasione per rinnovare tutta la gratitudine del cuore per quanto abbiamo ricevuto da lui. Come non rimpiangere la sua capacità di discernimento sui fatti e sulle cose, oggi che le sue opinioni sono rilanciate da tanti, oggi che finalmente – dopo tante vicende – chi vuole può aprire gli occhi sulla realtà di quanto accade in Siria? Non era certamente ingenuo, o compiacente, Mons. Giuseppe, quando diceva sapendo di esagerare

                   “in quale paese si sta meglio che in Siria?”

    Semplicemente, sapeva prevedere il disastro che ora tutti abbiamo sotto gli occhi. “Troppo di parte”, si è detto di lui. Questa affermazione, con cui si chiude la bocca alla testimonianza di tanti cristiani siriani, è ridicola, perché sarebbe interessante sapere chi non è di parte, o può non essere di parte, in tutta questa storia.  All'accusa “ci si ostina a difendere i propri privilegi di cristiani, incuranti di chi paga il prezzo”, rispondeva:

                   "la sopravvivenza non è un privilegio,

                    l’ottenere il rispetto come cittadini, come minoranza,

                    non è un privilegio!"

    E non è vero che i cristiani non si curano delle altre minoranze, che si interessano solo a se stessi. Perchè chi conosce la Siria sa che è un destino unico, per tutti: o la coabitazione o la dissoluzione del paese come tale. Cioè della convivenza e della lunga storia di coesistenza delle differenze, che oggi è un valore sempre più raro nelle nostre società. Altrimenti come si spiegherebbe che una buona parte di sunniti abbiano scelto comunque di sostenere l’unità nazionale, e che molti abbiano pagato con la vita la loro scelta? A questa domanda una volta o l’altra si dovrebbe pur cercare di dare una risposta…

     I veri cambiamenti                                          

    Ci sono state molte sofferenze e abusi, nel paese, e va tutto il rispetto e il sostegno a chi ha subito violenza ingiustamente. La Siria doveva e deve cambiare, Monsignor Nazzaro stesso lo diceva, e i cristiani di qui non sono così stupidi o cinici da non saperlo o non volerlo. Ma il cambiamento doveva venire dall’interno, dai siriani stessi, non dagli interessi corrotti di paesi stranieri alla Siria

                    I cambiamenti veri si fanno offrendo opportunità di crescita,

                    non distruggendo tutto il possibile

                    e rubando le risorse di un paese.

    Si fanno creando opportunità di scambio, di contatto con altre realtà…non chiudendo le frontiere con le sanzioni, che tolgono il lavoro e alimentano le mafie… Si fanno con la cultura vera, il pensiero libero, da diffondere e incrementare, non con l’informazione menzogneraCosì replicava a quelli  che gli dicevano "ah, in Siria non era possibile fare nessun progetto educativo, non era permesso.” : forse non si potevano portare libri o scuole…. ma

                 Com’è che sono riusciti a far entrare in Siria

                 quintali e quintali di armi, di esplosivi, e quant’altro,

                 a scavare tunnel per anni … e libri e cultura e progetti niente?

    Per quelli, sì, forse valeva la pena di infrangere le regole, osare un po’ di più…anche “sfidare" qualcuno se necessario…. Certo, a patto che si avesse a cuore veramente la crescita di un popolo, e non piuttosto il desiderio di trarre profitto dalla sua distruzione.. come sempre denunciava coraggiosamente Monsignor Nazzaro. Tanti, ormai, stanno dicendo questo, e sono persone più accreditate di noi, siriani e non, cristiani e non… E niente cambia. I nostri paesi occidentali continuano con le loro politiche asservite alla logica di chi tira le fila. Vogliamo liberare la Siria e siamo schiavi. Esiste una informazione che rivela e fa conoscere ormai molte cose…e l’Occidente continua ad aggiungere sanzioni!

    Siria – Ricordo di Mons. Nazzaro

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     Dopo aver distrutto il futuro di tutti …            

    Purtroppo, anche in ambito cattolico, si leggono articoli che fanno veramente male al cuore, e per fortuna a noi ne arrivano pochi. E spiace dirlo, ma ci si appella anche ai buoni sentimenti della gente – buoni sentimenti veri, sinceri – utilizzati per una distorsione del giudizio che ci dovrebbe almeno spaventare. Ad esempio l’orrore – giusto, sacrosanto – di fronte alla morte dei bambini…. che però non sono “tutti” i bambini, ma solo quelli di una parte.. fatti morire così due volte, perché usati e abusati sulle copertine dei giornali. Ed anche gli appelli per il cessate il fuoco (può sembrare cinico) diventano facilmente equivoci, manipolabili, se non ci si accorge che le armi che si usano le vendiamo noi, passano per la nostre frontiere, sono comprate con i nostri finanziamenti, o in scambio del petrolio che ci fa comodo, e così via… Dopo aver riempito un paese di armi efficienti e sofisticate, dopo aver acceso il fuoco di un odio reciproco fra fratelli, dopo aver illuso tanti che il miglioramento potesse arrivare dalla lotta armata, dopo aver addestrato ed equipaggiato e ben pagato per far guerra… dopo aver distrutto il futuro di tutti (perché chi ha lottato e chi ha subìto, che prospettive reali ha davanti a sé, in un paese completamente distrutto?) adesso si dice: cogliete un fiore, e fate la pace, in nome dei principii umanitari?

     Per la Siria ha messo tutto il suo cuore            

    Dobbiamo cambiare molte molte cose in Occidente se si vuole che cessi il fuoco in Medio Oriente… a partire dalle nostre parole. Sì, davvero Monsignor Giuseppe sapeva vedere più in là… E noi, che molte volte gli abbiamo suggerito di essere più diplomatico, se voleva essere ascoltato, lo ricordiamo con gratitudine, perché ci ha aperto gli occhi su molte cose, e per la Siria ha messo tutto il suo cuore di padre. Senza proprio nessun privilegio.

    Le sorelle trappiste siriane

    Sabato 5 novembre presso la chiesa parrocchiale di San Potito Ultra (AV) alle ore 17 si svolgerà un convegno in memoria di padre Giuseppe Nazzaro, ofm, Vicario Apostolico emerito di Aleppo; al temine vi sarà la benedizione della tomba monumentale in cui egli riposa

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