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Mese: Aprile 2016

  • Politica dell’acqua e beni comuni. Le insane strategie del potere mondialista – 2

    Politica dell’acqua e beni comuni. Le insane strategie del potere mondialista – 2

    Venerdì, 29 Aprile/ 2016   

    – di Roberto Pecchioli –

    Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, acqua, volontà popolare, deputata PD Cristina Bargero, beni globali, atmosfera, clima, mari, conoscenza, Professor Giacinto Auriti, L'acqua e la truffa della Democrazia rappresentativa, Il nuovo tentativo di privatizzazione dell'acqua, FMI e Banca Mondiale, TISA, TTIP, grandi corporations, Le tre streghe di Macbeth, Canada e Stati Uniti, direttive comunitarie per costringere i governi  ad aprire ai privati, Unione europea,  conflitto indo pakistano nel Punjab, Cochabamba, Bolivia, Regio Decreto 2644  del 1884 

    Politica dell’acqua e beni comuni. Le insane strategie

    del potere mondialista – 2

    Il potere mondialista è riuscito a produrre una sconcertante inversione  

    di significati: come per le streghe di Macbeth "il brutto è bello

    ed il bello è brutto". Hanno invertito le polarità della morale

    e dell'etica, del buon senso e della ragione, dei sentimenti.

    ► In allegato il disarmante intervento in aula,

         della deputata PD Cristina Bargero sul "bene acqua"

     

     di Roberto Pecchioli / Seconda Parte

    Politica dell’acqua e beni comuni – Privatizzazioni

     Acqua: distruzione dello spazio pubblico in favore di oligopoli privati  

    Roma   di Roberto Pecchioli  (continua da qui Politica dell’acqua e beni comuni. Chi calpesta la volontà popolare – 1Le posizioni di Mattei richiamano le parole di fuoco pronunciate già alla fine degli anni sessanta del novecento da Giacinto Auriti sul potere “proprietario” delle società sullo stesso patrimonio e volere dei soci, sino a sollecitare una profonda riformulazione del concetto di persona giuridica (1). Oggi, nel pieno di un’ondata storica volta alla distruzione dello spazio pubblico a favore di monopoli ed oligopoli privati, occorre riprendere con coraggio quei concetti e quelle idee, tanto più che la stessa iniziativa privata, la libertà d’intrapresa ed il diritto di proprietà non sono minacciati da ideologie collettiviste (Ndr – alemo non ufficialmemte… pur essendo in effetti il social-comunismo il volto speculare del liberal-capitalismo, ed essendo entrambe le ideologie funzionali al "Nuovo Ordine mondiale(2) , cioé a quel progetto giudaico-massonico di dominio globale) ma, paradossalmente, vengono vanificate dalla potenza devastante di società multinazionali ed entità finanziarie senza volto, che espellono chiunque da ogni mercato in nome del …. Mercato.

    (1) Vedi qui:

    Modello Blackrock e Accentramento Mondiale – La Profezia di Giacinto Auriti

    Il Trucco delle multinazionali svelato da Auriti e l’inganno della borsa

    (2) Vedi qui:

    Giacinto Auriti: l’uomo che surclassò liberismo e socialismo

    Giacinto Auriti – L’uomo che distrusse la logica massonica delle lobby

    Ratzinger e il Nuovo Disordine Mondiale

     Dell'acqua non si può far mercato                                                                 

    Dell’acqua non si può fare mercato, e spira una bruttissima aria quando si deve ripetere un’ovvietà del genere, dunque non si può fare mercato di ciò senza il quale l’uomo non può sopravvivere. Milioni di persone devono rimettersi in marcia per recuperare elementi comuni ed istituzioni condivise. La battaglia per l’acqua bene comune – pubblico è già un’altra cosa – può costituire una vigorosa spinta per riorientare le popolazioni su posizioni di contrasto, antagonismo, aperta opposizione, disobbedienza ai dettami dell’economicamente corretto, dunque del mercatismo cinico delle società di capitali per (pessime) azioni. Già si sta costituendo un movimento intellettuale che si autodefinisce "benicomunismo", ossia ideologia della rivendicazione dei beni comuni (Ndr – ovviamente il comunismo, come visto, non c'entra: essendo il lato speculare per capitalismo mondialista, come ben aveva intuito lo stesso professor Auriti – (3) )L’antidoto è la riscoperta della comunità, il ritorno di una morale privata e pubblica, fondata sulla sobrietà e sulla concretezza del bene comune, sulla convivialità che Ivan Illich chiamò vernacolare, per sottolinearne la gratuità e la lontananza dal paradigma economico. Ripartiamo dall’acqua, che è di tutti, non dello Stato padrone e nemmeno della multinazionale di turno.

    (3) Vedi qui:

    Giacinto Auriti: l’uomo che surclassò liberismo e socialismo

    1° Maggio, un tripudio di Autolesionismo 

    Blocco stipendi – Forze dell’ordine verso lo sciopero. Quale soluzione? 

    Mistero Marx – Ruolo dei Sindacati e paradosso del Plusvalore secondo Auriti

    privatizzazione dell'acqua

     Capitalismo collettivista e guerra dell'acqua: alcuni casi emblematici   

    Verifichiamo allora, brevemente, qual è lo stato dell’arte, a partire da due casi drammatici uguali e contrari. Il capitalismo collettivista dei sovietici ha praticamente cancellato il lago d’Aral, 68.000 km quadrati (come  Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Veneto insieme), per la smania infondata di irrigare deserti, allo scopo di destinarli ad immense aree cotoniere, cerealicole e arboricole. Canali mal fatti, scarsa o nulla impermeabilizzazione, perdite fino al 75% dell’acqua, insistenza negli errori, follie in nome dell’economia di proprietà statale, ed ora il lago è ridotto ad una pozza stagnante di circa 7.000 kmq.  In Canada e Stati Uniti, l’acqua destinata al sottosuolo per provocarne lo spezzettamento  e la risalita dei gas petroliferi di scisto (shale gas) sfregerà enormi aree dei due Paesi, provocando la fine dell’economia agricola di intere regioni e sprechi incalcolabili di risorsa idrica, oltre ad inquinamenti dagli esiti imprevedibili. Follia in nome dell’economia di mercato . C’è poi differenza tra i due disastri ? Meno male che gli elevati  costi estrattivi stanno frenando la corsa dei nuovi petrolieri. Benedetto il crollo dei prezzi ! Una risorsa, l’acqua, rinnovabile, certo, ma non inesauribile, che deve essere valutata alla luce del criterio di impronta ecologica, ovvero di un consumo che non ecceda la capacità di rigenerazione, e del principio di indisponibilità ad essere trasformata in merce liberamente commerciabileSi sta già scatenando, sottotraccia, la battaglia per l’accesso all’”oro blu” , e si rivela azzeccata la frase di Mark TwainIl whisky è per bere, l’acqua per combattere”. E’ sufficiente rammentare  il ruolo del fiume Giordano nel conflitto israelo-palestinese,  la violenza repressione turca nel Kurdistan, in cui è presente la volontà di controllo indiretto dell’acqua di Tigri ed Eufrate, o il conflitto indo pakistano nel Punjab. Attualmente, sono almeno cinquanta i contenziosi internazionali legati al controllo dell’acqua.

     Il caso spagnolo                                                                                                   

    In Spagna, ad esempio, la fiorente economia vinicola è strettamente legata alle acque del Tago e del Duero, che ha però desertificato ampie aree della Castiglia, mentre il fiume Ebro alimenta l’uso civile ed industriale della Catalogna e l’agricoltura valenciana, ma il suo sfruttamento ha svuotato di popolazione gran parte del territorio aragonese, diventato pietraia. Scelte politiche e strategiche, decisive e di lungo periodo: non si può essere dipendenti da aziende interessate a conseguire profitti immediati e noncuranti dei territori in cui operano.

     Il caso italiano                                                                                                     

    L’Italia non fa eccezione, e ben conosciamo la scadente qualità delle infrastrutture idriche, specie del Sud, che arrivano a perdere fino al 40 per cento dell’acqua. Del ciclo dell’acqua piovana, la risorsa idrica disponibile è solo del 7 per cento. L’utilizzo è per il 45 per cento irriguo, per il 35 industriale ed energetico e per il 20 serve gli usi domestici. Dall’unità nazionale, le leggi hanno costantemente riconosciuto il carattere di interesse generale della risorsa, definendo le acque come pubbliche sin dal Regio Decreto 2644  del 1884, dunque in epoca liberale. La norma sabauda riconosceva altresì la legittimità dell’uso comune, dimostrato dalla consuetudine. Fu poi il fascismo a riordinare la materia , con il Testo Unico delle acque pubbliche nel 1933, che ne dispose il preciso censimento a cura delle province. L’anno successivo, il bieco governo del Duce istituì l’obbligo per i comuni di depurare le acque, rendendo l’approvvigionamento idrico un diritto universale a favore della cittadinanza come vero e proprio obbligo delle istituzioni pubbliche. Anche la legge Galli del 1994 ha poi ribadito il controllo e la gestione idrica in mano ad aziende o consorzi a capitale pubblico, che, a tutt’oggi, forniscono direttamente la cittadinanza (servizio in house).

    Politica dell’acqua e beni comuni – Privatizzazioni

     Direttive comunitarie e trattati liberticidi                                                     

    Purtroppo, l’acqua non è sfuggita ai sacerdoti europei del liberismo, che hanno emanato varie direttive comunitarie per costringere i governi  ad aprire ai privati il delicatissimo settore. Il rischio, già fortissimo, di espropriare le popolazioni della loro acqua , e, di converso, quello di non risolvere le carenze, si moltiplicherà se verranno approvati i due micidiali trattati Europa-Usa (4) sui servizi (TISA) e sull’industria (TTIP), che consegneranno nudi gli Stati ed il loro cittadini al potere delle grandi corporations, cui è assegnato anche il potere di fare causa dinanzi ad un tribunale privato agli Stati ex sovrani, se intralceranno  i loro piani di profitto. Si profila una vera e propria emergenza acqua, tanto sul versante della disponibilità (siccità, aumento della popolazione umana e della zootecnia, dispersione, eccesso di usi industriali, ecc.), quanto del pericolo immediato di ritrovarsi nelle mani di gestori internazionali delle forniture o della depurazione. Di più: gli investitori privati non potranno che pretendere concessioni di lunghissimo periodo a prezzi stracciati, giacché le spese per costruire, adattare, ammodernare reti idriche sono gravose, e non si prestano al mordi e fuggi tanto amato dagli squali dell’economia contemporanea.

    (4) Vedi qui:

    TTIP e TISA: i trattati Usa-Ue che uccidono la politica e la sovranità – 1 

    TTIP e TISA: annullamento volontà popolare e legalizzazione crimine – 2

     Anqua – I vergognosi rincari in Bolivia                                                        

    Un precedente inquietante è quello di Cochabamba, Bolivia, dove il servizio dell’acqua, privatizzato su ordine dei soliti noti, FMI e Banca Mondiale, ha fatto scoppiare una sanguinosa rivolta per rincari di cinque o sei volte il vecchio prezzo. Laggiù hanno poi vinto gli abitanti, ma da noi, sarà dura, con una popolazione rimbambita dalla propaganda, resa inerte dalla rassegnazione e da settant’anni di martellante pacifismo, ed in un quadro giuridico costruito dai nemici dei popoli ed approvato dai cosiddetti “rappresentanti” di una democrazia tanto finta quanto ben confezionata da sembrare vera a troppi ingenui (Ndr – e ciò anche in merito alla credibilità dei cosiddetti movimenti o partiti di protesta – (5)).

    (5) Vedi qui:

    Casaleggio e il Movimento 5 Stelle – il grande equivoco 

    In morte di Casaleggio, l’abile illusionista – Uno non vale uno 

    Salvini in Israele approfitta del suo viaggio per genuflettersi davanti alla potente lobby

    Politica dell’acqua e beni comuni – Privatizzazioni

     L'acqua non deve cadere nelle mani dei mercanti                                      

    Dunque, irrevocabilmente, l’acqua è e deve rimanere un bene comune amministrato e gestito con criteri pubblicistici. Fuori dai piedi gli speculatori, specie oggi, che l’acqua è più preziosa e rara di ieri. L’economia è l’organizzazione della carenza da parte di chi vive nell’opulenza. L’acqua pura è considerata il petrolio del futuro, e la sua importanza anche per la produzione di energia pulita la rende pedina essenziale del grande gioco geopolitico globaleNon può, non deve cadere nelle mani dei mercanti. L’episodio forse più forte del Vangelo è quello in cui Gesù scaccia i mercanti dal tempio. Buttò fuori “tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: la Scrittura dice: la mia casa sarà chiamata casa di preghiera, ma voi ne fate una spelonca di ladri" (San Matteo, Cap. 21).

     Acqua – Una guerra per la vita, una guerra per la civiltà                           

    Il dominio del mercante , la sua triste etica utilitaria, la sua indifferenza al bene, devono essere ribaltate. La proprietà, la gestione, l’uso e la distribuzione dell’acqua  sono patrimonio indisponibile delle popolazioni coinvolte e delle istituzioni che si sono date. Una società anonima, una persona giuridica, quindi una finzione senza volto (Ndr – un fantasma giuridico: come amava ricordare il prof. Giacinto Auritinon può comandare su un bene di cui non posiamo fare a meno. Se accettassimo anche questo, meriteremmo di scomparire, come popolo e persino come semplice gregge. Perduta la moneta sovrana e l’indipendenza militare, regalata all’Unione Europea gran parte dell’iniziativa legislativa , colonizzati culturalmente dagli americani incolti, non possiamo perdere il controllo delle fonti della nostra vita.

     Il potere mondialista e le tre streghe di Macbeth                                       

    Il pericolo estremo, in genere, moltiplica gli istinti, ed i popoli hanno riflessi di vita. Tuttavia, troppe sovversioni del senso abbiamo subito. Le tre streghe di Macbeth, motori e propulsori della tragedia scespiriana, si danno appuntamento sulla landa ove dovranno incontrare il signore di Glamis. Prima di uscire di scena cantano insieme : "E' brutto il bello, è bello il brutto…" : solo il male può pronunciare tali parole. avide di potere, fredde, consapevoli del male che fanno.  Il potere mondialista, quello dei privati padroni del mondo, è riuscito a produrre una sconcertante inversione di significati, come le streghe di Macbeth. Per loro, davvero, il brutto è bello ed il bello è brutto. Hanno invertito le polarità della morale e dell'etica, del buon senso e della ragione, dei sentimenti.  Il loro odio contro di noi può creare solo caos e disordine, fino a rubarci la vitaL’acqua è vita, vedremo se sapremo evitare il destino di certi cetacei, che, inspiegabilmente, si suicidano “spiaggiandosi”  sulla costa. Questo sta accadendo di noi, questo, forse, meritiamo.

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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    Per il PD: “L’acqua pubblica non è un bene pubblico”

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     Prima Parte                                                                                                   

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    Salvini in Israele approfitta del suo viaggio per genuflettersi davanti alla potente lobby

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    Sabato, 2 Aprile 2016  – di  Luciano Lago / Redazione Radio Spada – Redazione Radio Spada, Luciano Lago, Matteo Salvini, visita in Israele, Gianfranco Fini, Ignazio La Russa, fino a Gianni Alemanno, Giorgetti e Fontana, Gianluca Pini, Knesset, nuovo leader del centro destra,  Tzachi Hanegbi, Mossad, palestinesi, Bashar al-Assad, Ayoub Kara, Unione Europea, Gaza  Salvini in Israele approfitta del suo viaggio per genuflettersi davanti alla potente lobby Matteo Salvini agli israeliani: "siete il […]

  • Casaleggio e il Movimento 5 Stelle – il grande equivoco

    Casaleggio e il Movimento 5 Stelle – il grande equivoco

    Giovedì, 28 Aprile/ 2016   

    – di Elia Menta –

    Redazione Quieuropa, Movimento 5 Stelle, Elia Menta, Casaleggio, Grillo, politica della sedia a dondolo, Nuovo Ordine Mondiale, incanalare la protesta verso un binario morto, illusione, immobilismo del Movimento 5 Stelle, moneta, Nato  

    Casaleggio e il Movimento 5 Stelle – il grande equivoco

     M5S: strumento prefabbricato dal "Nuovo Ordine Mondiale" al

    fine di incanalare il dissenso e portarlo su un binario morto, 

    dando alla gente, ormai disperata e delusa, l'illusione

    di voler fare qualcosa

    ► Video in allegato

     

    di Elia Menta

    Movimento 5 Stelle - Video di Elia Menta

     Che cosa porta avanti il "Movimento 5 Stelle"?                                            

    Roma   A seguito del mio video su Casaleggio (1), ho ricevuto degli apprezzamenti, ma anche delle critiche, anzi, delle feroci critiche. Questo mi dispiace e non perché le critiche siano state fatte a me, ma perché delle critiche feroci dimostrano che non si è capito il pensiero di Casaleggio; non si è capito a quale ideologia si ispirava e non si è capito il progetto che portava avanti, poi sfociato nella creazione di questa creatura, cioé del Movimento 5 Stelle. Moviemento che esiste ancora, fino a prova contraria, anche se la domanda di fondo che ci si pone è: che cosa porta avanti?

    (1) Vedi qui: Casaleggio – Se ne va un illusionista… Che Dio abbia pietà

    Movimento 5 Stelle - Video di Elia Menta

     Come una grande sedia a dondolo                                                                 

    Se esso nasce da una ideologia malata, da un progetto malato che si incrocia, si interseca, perfettamente con il "Nuovo Ordine Mondiale", allora non ci si deve meravigliare se il M5S è una realtà che impantana, che non si muove, come una grande sedia a dondolo che sta sempre in movimento ma che non si muove di un passo. Il Movimento 5 stelle è questo: dare l'illusione di fare qualcosa, ma in realtà non fare nulla, inondando di slogan la base, gli elettori per – ribadisco – dare la sensazione di fare qualcosa, incanalando il dissenso e tenendolo lì… morto. Ormai pare che ci siano prove più che evidenti di questo: basta vedere le leggi mondialiste che hanno approvato/appoggiato (vedi articoli giù in allegato).

    Movimento 5 Stelle - Video di Elia Menta

     Che fine hanno fatto la battaglia monetaria e quella anti-Nato?              

    Non si parla più assolutamente di moneta, anzi non si parla più nemmeno di uscire dalla NATO. Per chi ci ha creduto, so che fa male apprendere tutto questo, ma di fronte alla realtà bisogna pur prendere coscienza… non si può far finta di nulla. Questo immobilismo sostanziale, ovviamente, finisce per togliere consenso e risorse a qualcun'altro che meriterebbe invece una maggior fortuna. Quindi, ripeto, il suddetto video è stato anche criticato ferocemente (e di questo mi dispiace) a dimostrazione del fatto che non si è capito né l'ideologia che ha ispirato Casaleggio, né il suo progetto e nemmeno il Movimento e la sua funzione.

    Elia Menta  (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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    Casaleggio e il M5S – YouTube

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  • Il grande tradimento: la Costituente rifiutò di inserire la Sovranità Monetaria

    Il grande tradimento: la Costituente rifiutò di inserire la Sovranità Monetaria

    Mercoledì, 27 Aprile/ 2016   

    di Sara Lapico –

    Redazione Quieuropa, Sara Lapico, Il grande tradimento, Costituente, Sovranità Monetaria, On. Romano, Professor Giacinto Auriti, moneta debito, padri costituenti,  governatore della Banca d'Italia, Luigi Einaudi, abbiamo sostituito la qualità dell'oro con la saggezza dei governatori delle banche centrali, Einaudi fu eletto presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, Unione Europea, Stati nazionali, attuazione della Costituzione Italiana, integrazione, completamento della Costituzione, popolo e sovranità, democrazia integrale, sovranità monetaria 

    Il grande tradimento: la Costituente rifiutò di

    inserire la Sovranità Monetaria

    Precognizioni auritiane in Assemblea costituente

    ► Video in allegato:

         Giacinto Auriti / Sovranità Politico Monetaria e Democrazia Integrale

     

     di Sara Lapico

    Costituente - rifiuto sovranità monetaria - On. Romano - Auriti

     Sovranità Monetaria negata – Il grande tradimento della Costituente   

    Roma   di Sara Lapico  Il tradimento della Sovranità Monetaria avvenne con i "padri costituenti" che la rifiutarono. Ecco il documento. Il 24 Ottobre del 1947 si discuteva in assemblea costituente un tema di vitale importanza per il paese, ossia “L' autorizzazione del Parlamento a battere moneta”. La discussione introdotta dall’onorevole Romano ci offre interessanti spunti di riflessione, che cercheremo di sintetizzare. Nella seduta de quo l’On. Romano, forte delle pregresse esperienze, afferma come “a parità di circolazione e di volume di merci le variazioni dei prezzi sono proporzionate a quelle della quantità di moneta”. Si evidenzia quindi come la quantità di moneta debba rispecchiare, in qualche modo la merce messa in circolazione*Perché riteniamo tale punto importante? Perché cio’ era quanto sostenuto anche dal Prof Giacinto Auriti  il quale, evidenziando il carattere duplice di misura e potere d’acquisto della moneta, raccomandava che quantita’ di massa monetaria e beni circolanti fossero legati da una precisa funzione. Egli individuava che quando l’ approssimarsi del prezzo di vendita coincide con i costi di produzione a quel punto bisogna cessare di immettere moneta nel sistema e cessare la produzione. Proseguendo nella lettura del testo dell'emendamento costituzionale in esame, leggiamo : “nell'emissione della moneta IL LEGISLATORE deve preoccuparsi di costringere il Governo ad una condotta seria”.

     Fiducia del popolo: fonte del valore monetario                                           

    *Ancora una volta il Prof. Giacinto Auriti aveva ragione. Nei numerosi scritti del giurista abruzzese, infatti è messo in luce come la questione monetaria sia, in primis, un problema di tipo giuridicoE’ la legge che deve regolare la nascita della moneta, e indicarne con precisione chi sia il proprietario di quel determinato bene economico immateriale nonché il controllo della politica monetaria che va affidato al parlamento che è espressione del popolo e ,pertanto, potenzialmente non rieleggibile in caso di scelte politiche improvvide per il popolo stesso. I politici rappresentano il popolo tramite elezioni mentre i banchieri centrali non vengono eletti dal popolo e restano al loro posto anche nel caso di disastrose scelte di politica monetaria. Continuando nella disamina incontriamo un altro interessante punto esposto dall'allora onorevole Romano: “La carta moneta è un credito, fonte di questo credito è la fiducia. Le industrie, l'agricoltura ed il commercio ruotano intorno a questa fiducia.”. La parola chiave è appunto fiducia che è la fonte del valore monetario.

     Il genio di Auriti, l'intuizione di Romano e il tradimento di Einaudi      

    Quando Auriti parlava di emissione a credito non si riferiva ad una emissione “a prestito“. Il termine “credito” stava ad indicare quello stato d'animo, la condizione psicologica per la quale l'individuo dà credibilità ; e la fiducia si ottiene con la credibilità. Per questo motivo riteniamo che l'on. Romano intendeva che la moneta della nazione aveva valore “credibile”, e non “creditizio”, finchè si aveva fiducia nell'espressione politica del suo popolo: il Parlamento che doveva controllare il Governo nella politica monetaria, dalla sua emissione alla sua gestione. Possiamo dire che l'onorevole Romano aveva intuito il valore convenzionale elaborato giuridicamente dal genio di Giacinto Auriti 40 anni dopo? Possiamo solo dire che si era avvicinato moltissimo perchè non abbiamo a disposizione elementi e prove che dimostrino che il Romano abbia approfondito la tematica. Ma la sua intuizione – il suo emendamento – fu pericolosa per i banchieri perchè proprio nello stesso periodo, come ci ricorda Auriti nei suoi testi, l'allora governatore della Banca d'Italia, Luigi Einaudi, ebbe a dichiarare che “ abbiamo sostituito la qualità dell'oro con la saggezza dei governatori delle banche centrali” . Nel 1948 lo stesso Einaudi fu eletto presidente della Repubblica, forse premiato come fu premiato 50 anni dopo Carlo Azeglio Ciampi.

    Costituente - rifiuto sovranità monetaria - On. Romano - Auriti

     Il potere dell'induzione giuridica                                                                    

    Evidenziamo ancora un altro passaggio nell'emendamento del Romano: “Quando un Governo intende preparare una guerra fa prima girare il torchio e con la carta-moneta mette in moto gli alti forni. Allo stesso espediente ricorre quando vuole attuare un protezionismo industriale.” Da questo punto emerge come, per far vivere l’ economia e gli scambi , occorra dapprima immettere il mezzo monetario. Successivamente la fiducia dei cittadini, supportata dall'induzione giuridica che è la legge che tutela il bene moneta come oggetto di diritto, restituirà vivacità al paese. Quanto affermato è di estrema importanza. Infatti ne consegue incontrovertibilmente che le crisi che oggi viviamo sono create artificialmente dal sistema bancario. Oggi come all'epoca.

     Controllo parlamentare dell'emissione monetaria                                     

    Per Auriti, come per il Romano, era doveroso il controllo politico della moneta visto che il governo è tenuto a controllare tutto, spesso anche creando disagi con l'estrema burocrazia. Lo stesso Romano, riferendosi all'esempio del torchio per finanziare guerre ed economia, dichiarava in assemblea costituente che “Il Parlamento, rimasto estraneo a questi atti, che incidono nella vita del Paese, viene a trovarsi in un secondo tempo di fronte al fatto compiuto. Penso quindi che sia doveroso controllare l'emissione della carta moneta, giacché la fiducia nella moneta è in rapporto alla condotta più o meno seria del Governo. Controllare questa condotta è dovere dei Parlamenti. Oggi prevale la tendenza a tutto controllare, anche quando il controllo costituisce un intralcio. Invece per l'emissione della moneta ci si rimette alla prudenza dell'istituto di emissione. Se la moneta rappresenta in qualche modo la fiducia che si può riporre in un popolo, questo ha il diritto ed il dovere di vigilare e controllare a mezzo dei suoi rappresentanti la nascita della moneta, strumento onnipotente ed onnipresente della vita economica del Paese”.

     Nascita del valore della moneta                                                                      

    *Come diceva Auriti: il valore della moneta non nasce senza la fiducia nell'accettazione da parte del popolo. E’ la collettivita’ dei cittadini che determina la genesi della moneta come bene economico sociale a contenuto patrimoniale e di valore indotto, pertanto solo essa ne deve essere riconosciuta proprietaria mediante l’ emissione a credito. Il sistema fornisce soltanto un mero supporto, di valore pressoché nullo (moneta cartacea o bit sul computer). Ed eccoci al punto nodale della questione, ossia la riserva.

    Costituente - rifiuto sovranità monetaria - On. Romano - Auriti

     La questione della riserva ( inutile )                                                               

    Appurato che la fonte del valore monetario è la fiducia, ed essendo fatto notorio che quando ci si fida di qualcuno, ad esempio di un amico, non si chiedono garanzie in cambio, ne consegue un altro importante corollario, ossia, l’inutilità della riservaIl denaro per nascere e per circolare non necessita di alcuna riserva in quanto nasce come bene oggetto di diritto e tutelato dal diritto stesso*"La riserva non serve", altra celebre frase del Prof Giacinto Auriti. Questa frase di Auriti trova conferma nel regio decreto del 21 luglio 1935, n. 1293, e regio decreto-legge 5 settembre 1935, n. 1647, che vengono citati nell'emendamento costituente dell'on. Romano, quando, con tali provvedimenti, si dispose la “sospensione dell’ obbligo di riserva”. Il voler imporre una riserva al momento dell’ emissione, è solo un arbitrario atto di imperio posto in essere dal potere a danno del popolo, affinché questi non comprenda la vera natura del valore monetario, e non si renda conto dell’ enorme spoliazione subita. Auriti diceva che “ il bottino degli usurai sono le riserve” perchè esse si costituiscono con l'attività indebitante del sistema bancario. Non è un caso che il sistema bancario si sia fatto legiferare che le riserve non sono tassabili. Questa assurda situazione ha concrete ripercussioni sulla vita di noi tutti: aziende che chiudono, persone senza impiego, tagli indiscriminati sul sociale che colpiscono le fasce piu’ deboli della popolazione.

     L'emendamento dell'On. Romano non fu accolto dalla Costituente        

    L'onorevole Romano l'aveva capito benissimo con l'esperienza vissuta con le due guerre mondiali e le due crisi monetarie che le precedettero. Inutile dire che l'emendamento dell'onorevole Romano non fu accolto dall'Assemblea Costituente. Oggi, con l'avvento dell'Unione Europea che modificherà le costituzioni degli Stati nazionali, sentiamo ancora parlare di “difesa” o “attuazione“ della Costituzione Italiana. Noi parliamo di “integrazione”, “completamento” della Costituzione perchè così com'è formulata non riconosce al popolo la sovranità, non attua quella “democrazia integrale” auspicata da Auriti in quanto è carente della sovranità monetaria. Non possiamo piu’ tollerare una cosi’ colossale ingiustizia, è ora che il Parlamento prenda posizione chiara e netta sul punto. E' ora che chi sta operando per la difesa della Costituzione, studiando anche gli atti dei lavori costituenti, prenda in considerazione quanto intuì l'onorevole Romano nel 1947 e che fu enunciato in maniera scientifica nel campo del Diritto dal prof. Giacinto Auriti: altrimenti sarebbe una “minestra riscaldata”, come soleva dire l'insigne giurista di Guardiagrele.

    Sara Lapico 

    Scuola Studi Giuridici e Monetari "Giacinti Auriti" / Sete di Giustizia

    http://www.giacintoauriti.eu/notizie/131-la-costituente-rifiuto-di-inserire-la-sovranita-monetaria.html

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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    Giovedì,  31 Marzo 2016                                                                                                         […]

    Il mercato dei cambi: una colossale truffa

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    Domenica, Marzo 20th / 2016     – di Nicola Arena, Sete di Giustizia – Redazione Quieuropa, Nicola Arena, Giacinto Auriti, Moneta debito, Mario Draghi, BCE, mercato dei cambi, Quadragesimo Anno, Pio XI, banchieri centrali   Il mercato dei cambi: una colossale truffa L'inganno della borsa e il controllo del prezzo dei prodotti al tempo del debito perenne e inestinguibile   di Nicola Arena, […]

    Europeismo e moneta-debito: armi contro la famiglia – Che fanno Adinolfi e Amato?

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    Lunedì, Marzo 14th/ 2016     – di Sergio Basile / Presidente Sete di Giustizia – Redazione Quieuropa,  Sergio Basile, Sete di Giustizia, partito della famiglia, Popolo della famiglia, Giacinto Auriti, moneta debito, usura, europeismo, Società per azioni, fantasma guridico, rivoluzione monetaria, reddito di cittadinanza, Mario Adinolfi, Giancarlo Amato   Europeismo e moneta-debito: armi sistematiche contro la famiglia Auriti e la necessaria, doverosa, […]

    Popoli schiavi del debito e falsa elemosina BCE

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    Sabato, Marzo 12nd/ 2016     – di Sergio Basile, Presidente Sete di Giustizia – Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Sete di Giustizia, Giacinto Auriti, Basilea 3, Moneta debito, Mario Draghi, BCE, Quantitative Easing, liberal capitalismo e social-comunismo  BCE taglia costo denaro. Super-regali ai banchieri che decidono di "prestare" Popoli schiavi del debito inestinguibile e falsa  elemosina BCE Niente di nuovo per famiglie […]

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    Giovedì, Ottobre 15th, 2015 – di Nicola Arena / Sete di Giustizia Anguillara Sabazia – Redazione Quieuropa, Nicola Arena, Sete di Giustizia, Anguillara Sabazia, tassazione, controllo di massa, l’inizio della colonizzazione mondiale da parte del Regno Britannico, informazioni inutili e fuorvianti, propaganda mediatica, professor Auriti, sistema delle imposizioni colonialiste, proprietà popolare della moneta, 3ª Guerra Mondiale, Potete ingannare tutti per qualche tempo e alcuni per tutto […]

  • Il Dott. Giuseppe Di Bella sugli effetti distruttivi della chemio

    Il Dott. Giuseppe Di Bella sugli effetti distruttivi della chemio

    Mercoledì 27 Aprile / 2016

     – Redazione Qui Europa  –

    Redazione Qui Europa, Metodo Di Bella, effetti distruttivi della chemio terapia, ammalati oncologici in cura, tumori,  terapia dei tumori, neoplasie, misure preventive. Dott. Giuseppe Di Bella, cause che scatenano i tumori, inquinamento, guerre, alimentazioni, pensieri, sviluppo di ogni patologia, Treatment-induced damage to the tumor microenvironment promotes prostate cancer therapy resistance through WNT16B, chemioterapici,  Radiazioni ionizzanti, principali cause di tumori e leucemie, I chemioterapici inducono al tumore, Fred Hutchinson Cancer Research Center, Peter Nelson 

    Il Dott. Di Bella sugli effetti distruttivi della chemio

    La somministrazione di chemioterapici può indurre il cancro: 

    l'induzione tumorale da chemioterapici è ormai 

    scientificamente documentata

     

    Redazione Qui Europa

    Tratto da un'intervista al Dott. Giuseppe Di Bella a Telecolor

    Induzione tumorale della chemio - Di Bella

     Radiazioni ionizzanti: tra le principali cause di tumori e leucemie         

    Roma  – Nella recente video-intervista (1) del Dr Giuseppe Di Bella a Telecolor "i tumori più diffusi", sono state evidenziate le più frequenti cause dei tumori, tra cui i maggiori, più pericolosi e documentati fattori di rischio di induzione neoplastica, nascosti al pubblico, tra i quali l’elevato incremento della radioattività atmosferica (2)Questa è stata causata anche dall’indiscriminato uso bellico di grandi quantitativi di uranio impoverito in Serbia, nel Kosovo, in Medio Oriente, soprattutto in Iraq, e nei poligoni militari. Le radiazioni ionizzanti, mutagene, da elementi radioattivi, rappresentano sicuramente uno dei massimi rischi di malattie neoplastiche oltre che degenerative, causando anche malformazioni e gravi danni all’equilibrio biologico e alle funzioni vitali. Si calcola che i bombardamenti nucleari americani di Hiroshima e Nagasaki, oltre al milione di morti provocato al momento dell’esplosione e nei giorni immediatamente successivi, abbiano causato un numero almeno doppio di decessi per l’induzione di tumori solidi e leucemie.

    (1) Vedi qui: l tumori più diffusi

    (2) Vedi qui: Il genocidio planetario si fa strada, lentamente, sotto i nostri occhi

     Dispersione di chemioterapici                                                                          

    Ma un alro importante fattore di rischio è la crescente dispersione nell’ambiente di notevoli quantitativi di chemioterapici.​ Per il continuo estendersi delle patologie neoplastiche è aumentato progressivamente l’uso generalizzato dei chemioterapici, tra cui quelli somministrati ad alte dosi in vena, come i derivati del Platino, Vincristina, Taxani, Topotecani, ecc… che si possono considerare tra le sostanze tossiche a più alto rischio mutageno (il tumore nasce da una mutazione) e pertanto oncogene, disperse poi senza alcuna precauzione nell’ambiente. Infatti gli escrementi di quanti sono sottoposti a chemio non sono trattati come rifiuti tossici speciali, ma eliminati attraverso la comune rete fognaria. Significativo il rapporto N°02/16 (2002) dell’Istituto Superiore di Sanità sull’induzione di tumore da parte dei chemioterapici.

    Induzione tumorale della chemio - Di Bella

     Rapporto dell’I.S.S. sull’induzione di tumore da chemioterapici             

    Il rapprorto medesimo, "Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici", ha preso in considerazione i danni a breve e/o a lungo termine causati dall’esposizione professionale ai chemioterapici antiblastici (CA) . «Proprio a causa delle loro proprietà citotossiche e immunosoppressive – si legge nel Rapporto – gli antiblastici possono paradossalmente causare tumori secondari. Infatti, non solo sono in grado di innescare la trasformazione di cellule normali in maligne, ma tendono a ridurre le difese endogene contro l’insorgenza di neoplasie». E ancora: «Mentre per i pazienti tali effetti tossici sono considerati ‘accettabili’ in vista dei possibili (palliativi) benefici terapeutici, essi non dovrebbero mai colpire i medici, i farmacisti, gli infermieri e gli altri possibili operatori. Invece, a partire dagli anni ‘70, numerosi studi hanno dimostrato la pericolosità per gli operatori sanitari». «Alcuni degli effetti tossici che colpiscono i pazienti sono stati osservati anche in operatori sanitari e in particolare in infermieri dei reparti oncologici (…) sono stati rilevati disturbi a livello oculare, cutaneo e respiratorio causati da chemioterapici vescicanti; reazioni allergiche da composti del platino (…). Possibili tumori causati da chemioterapici cancerogeni; effetti sull’apparato riproduttivo, aumento degli aborti spontanei e delle malformazioni congenite. I danni risultano anche trasmissibili all’apparato riproduttivo (aumento – come detto – degli aborti spontanei e delle malformazioni congenite). I danni risultano anche trasmissibili all’apparato riproduttivo dei figli degli operatori sanitari».

     Potenziali effetti tumorali dei chemioterapici                                               

    L’induzione tumorale da chemioterapici è ormai scientificamente documentata. La prestigiosa rivista medico scientifica Nature (ai massimi livelli dell’Impact Factor) ha pubblicato uno studio intitolato: "Treatment-induced damage to the tumor microenvironment promotes prostate cancer therapy resistance through WNT16B". Gli autori hanno spiegato i meccanismi biochimici e molecolari per cui la somministrazione di chemioterapici può indurre il cancro. Questo studio spiega che la chemioterapia, usata per combattere il cancro, in realtà può stimolare, nelle cellule sane circostanti, la secrezione di una proteina che sostiene la crescita e rende 'immune' il tumore a ulteriori trattamenti. Analizzando gli effetti di un tipo di chemioterapia su tessuti raccolti da pazienti affetti da tumore alla prostata, sono state scoperti "evidenti danni nel DNA" nelle cellule sane intorno all'area colpita dal cancro.

    Induzione tumorale della chemio - Di Bella

     Effetti distruttivi della chemio, secondo il Dott. Di Bella                          

    Queste ultime producevano quantità maggiori della proteina WNT16B che favorisce la sopravvivenza delle cellule tumoraliLa scoperta che "l'aumento della WNT16B…interagisce con le vicine cellule tumorali facendole crescere, propagare e, più importante di tutto, resistere ai successivi trattamenti anti-tumorali…era del tutto inattesa", ha spiegato il co-autore della ricerca Peter Nelson del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, nello stato di Washington. "I nostri risultati – hanno spiegato i ricercatori – indicano che il danno nelle cellule benigne può direttamente contribuire a rafforzare la crescita "cinetica" del cancro, e questo ha trovato conferma anche nei tumori al seno e alle ovaie." In pratica è un meccanismo generalizzato, esteso ad ogni tipo di varietà istologica di tumore". Se è pertanto documentato che i chemioterapici possono eliminare un certo quantitativo di cellule neoplastiche, è altrettanto documentato e incontestabile che possono indurre raffiche di mutazioni, ognuna delle quali seleziona cloni tumorali più aggressivi e resistenti in soggetti debilitati dall’effetto tossico e immunosoppressivo della chemio, creando così le premesse di disseminazioni tumorali generalizzate e inarrestabiliOvviamente queste non sono che vili calunnie e basse insinuazioni dei soliti biechi complottisti contro gli immacolati e disinteressati circoli di potere globali, che gestiscono con la massima e nota onestà e trasparenza, economia, politica, finanza e informazione. (Dott. Giuseppe Di Bella).

    Redazione Qui Europa

    Il genocidio planetario si fa strada, lentamente, sotto i nostri occhi

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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     Video correlato – link 1 – I tumori più diffusi                                              

    Speciale Medicina Amica – ll Metodo Di Bella: i tumori più diffusi

    Induzione tumorale della chemio - Di Bella

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     Video allegato – link 2 – Cause scatenanti i tumori                                   

    Speciale Medicina Amica – ll Metodo Di Bella: Cause scatenanti i tumori

    Metodo di bella - 4 cause scatenanti i tumori

    Speciale Medicina Amica – ll Metodo Di Bella: Cause scatenanti i tumori

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     Articoli allegati, consigliati                                                                              

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  • 25 Aprile: il pericolo Grasso

    25 Aprile: il pericolo Grasso

    Martedì, 26 Aprile/ 2016   

    – di Roberto Pecchioli –

    Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Giovannino Guareschi, 25 aprile, Baluba d’ Oro, Mattarella, Boldrini, suicidio politico delle riforme di Renzi, Troika, Boschi, Nostra Signora dell’Etruria Banca, Baluba d’Oro, Pietro Grasso da Palermo, truffa monetaria, Bertolt Brecht, Piano Kalergi, servitori a tariffa delle banche e degli americani 

    25 Aprile: il pericolo Grasso

    Siamo sopravvissuti ad un altro 25 Aprile dei servitori a tariffa

    delle banche e degli americani, dei lustrascarpe della cricca

    di Bruxelles, dei ritardatari del comunismo, dei benpensanti

    sempre dalla parte giusta (e morale) della storia…

    Video in allegato:

          Il Piano Kalergi ( genocidio pilotato del popolo europeo )

     

     di Roberto Pecchioli

    25 aprile 2016 - Pietro Grasso

     Siamo sopravvissuti ad un altro 25 Aprile                                                    

    Roma   di Roberto Pecchioli  E’ passata la nottata: siamo sopravvissuti ad un altro 25 aprile.  Il periodico diluvio di retorica, menzogne (1) e autoglorificazione della repubblica-democratica-nata-dalla-resistenza si è svolto regolarmente, con il consueto circo di nani, ballerine, riesumazione di reduci e ispirate omelie del clero addetto alla cerimonia, spesso e volentieri non in linea con i moniti dei custodi della fede di sempre (2)Il grandissimo Giovannino Guareschi, sul suo impareggiabile “Candido”, teneva una rubrica settimanale in cui ironizzava, con la penna del fuoriclasse, sulle dichiarazioni pubbliche più assurde e sugli articoli giornalistici più stupidi del periodo, assegnando al migliore, cioè al peggiore, un premio simbolico, il Baluba d’ Oro, progenitore del Tapiro di Striscia la Notizia. In alcuni casi speciali, il secondo della sua graduatoria veniva insignito dell’Ordine della Sveglia al Collo.

    (1) Vedi qui per approfondimenti: 25 aprile: la festa della sconfitta e dell’odio

    (2) Vedi qui per approfondimenti: 25 Aprile: le profezie di Padre Pio e Benedetto XV

     Mentono tutto l'anno… Idem il 25 Aprile                                                      

    Da un paio d’anni, ho smesso di infuriarmi davanti alla TV o seguendo la rassegna stampa: sono infatti convinto che gran parte delle cosiddette autorità  recitino varie parti in una tragicommedia che ha il nome di Italia. Mentono tutto l’anno, perché dovrebbero essere sinceri proprio il 25 aprile, giorno di San Marco?  Faremmo torto alla loro intelligenza se pensassimo che credono in quello che proclamano a gola spiegata dinanzi a folle sempre meno numerose ed alle truppe cammellate dell’ANPI, benemerita associazione che continua a percepire dalle istituzioni discrete sommette per diffondere il verbo resistenziale, il quale sempre più consiste nell’operazione di nascondere la polvere (tanta) sotto tappeti sempre più lisi (3).

    (3) Vedi qui per approfondimenti: 25 aprile: la festa della sconfitta e dell’odio

     La Repubblica osannata da Mattarella.. (nata nell'inganno)                    

    Anche quest’anno , comunque, non si sono risparmiati, e, da fieri antifascisti in assenza di fascismo, ci hanno offerto tesori di democratica eloquenza che rendono necessario rispolverare il Baluba d’Oro.  Il buon Mattarella, mite democristo palermitano, sfoggia in Valsesia la tempra del repubblicano storico, proclama che "è sempre tempo di resistenza" e svela il filo (rosso) che lega il 25 aprile al 2 giugno 1946, data del  referendum che istituì la Repubblica Italiana. Una confessione in piena regola, da parte del fratello del povero Piersanti e del figlio del potente Bernardo feudatario della DC siciliana per decenni. Sì, c’è un filo ben preciso: infatti il referendum fu caratterizzato da brogli, violenze, impossibilità di votare per militari, giuliani, altoatesini , e la stessa Corte d’Appello rifiutò di proclamare i risultati. E non è che siamo nostalgici dei Savoia fuggitivi a Pescara… Quanto alla "presidenta", la soave signora Boldrini, si è limitata a parlare del prossimo, di referendum, quello che dovrà stabilire se gli italiani accettano il suicidio politico delle riforme di Renzi, il commissario Basettoni della Troika, e della madonnina infilzata Boschi, Nostra Signora dell’Etruria Banca. Non se lo sono guadagnati, il Baluba d’Oro: ordinaria amministrazione, sbadigli in piazza. L’ambito riconoscimento va invece alla seconda carica dello Stato, il dottore Pietro Grasso da Palermo, le cui parole hanno finalmente chiarito qual è il problema del nostro tempo: siamo noi, adesso lo sapete.

    25 aprile 2016 - Pietro Grasso

     Il Dott. Pietro Grasso da Palermo                                                                   

    L’ex magistrato antimafia, la cui folgorante carriera politica lo ha portato a presiedere il Senato ancor prima di abituarsi al laticlavio generosamente offerto dal Partito Democratico, ha svelato al popolo tutto che "il pericolo sono i nazionalismi e la chiusura delle frontiere".  In fondo ha ragione: la cosiddetta "crisi economica" (truffa monetaria – Ndr – (4)) non lo tocca, se ha figli, avranno certamente un’invidiabile posizione. Quanto al terrorismo, lui è ben protetto dalla scorta, e certo non frequenta metropolitane né fa il check in all’aeroporto. Che milioni di giovani siano disoccupati ed altrettanti anziani vivano con gli spiccioli non è affar suo. Dimentica anche ladri e rapinatori multietnici alla conquista di quartieri e villette isolate. I cattivi sono i nemici dell’immigrazione incontrollataNon so se abbia citato anche i “populisti”, biechi figuri che preferiscono i loro connazionali alle oligarchie, quindi sono proscritti dalla stampa e dai politici democratici, progressisti e servi.

    (4) Vedi qui per approfondimenti: 

    Moneta-debito : siamo vittime di un plagio culturale

    L’essenza della truffa più infame della Storia: un sistema che premia furbi e disonesti

    Proprietà Popolare della Moneta – Come uscire dalla crisi-truffa e riprendersi i propri soldi

     L'europeista Grasso non conosce il "Piano Kalergi"? ( Strano… )             

     L’Ordine della Sveglia al Collo, eccezionalmente, va ai politici diversamente antifascisti del cosiddetto centrodestra, che sfidano la sorte ogni anno, e , meritatamente, ricevono fischi e pernacchie dalla platea progressista, rinforzata dai centri sociali in libera uscita. Ben fatto, compagni!  Questa , in fin dei conti, è l’Italia loro. Se la godano tutta , se il nemico dinanzi al quale resistere, resistere, resistere è, per l’onorevole signor Presidente del Senato della Repubblicanon l’invasore extracomunitario (oh, straniero è parla brutta) e chi ne organizza il viaggio, ma chi intende difendere i confini, tenere ferma l’identità nazionale, salvaguardare la civiltà in cui è nato, che, guarda caso, è quella che ha dato all’umanità la schiacciante maggioranza della cultura, delle scoperte , delle idee e dell’arte. Evidentemente (Ndr) l'europeista – paladino delle "resistenze" – Grasso non conosce il vero motore propulsivo dell'iper-immigrazione pilotata, il famigerato "Piano Kalergi"(5).

    (5) Vedi qui per approfondimenti: 

    Il Piano Kalergi – Quello che Nessuno ti ha mai detto sull’Europa – Prima Parte 

    Il Piano Kalergi – La Terzomondializzazione dell’Europa e l’Eurocasta -Seconda Parte 

    La Terza Fase del Piano Kalergi – Comprare l’assenso alla paneuropeizzazione programmata 

    Sbarchi pilotati – Attacco al Cuore del Cattolicesimo

    25 aprile 2016 - Pietro Grasso

     Il male secondo lorsignori… Siamo noi…                                                      

    Basta frontiere, invoca Grasso! E di conseguenza sì alla sostituzione della nostra gente con stranieri di ogni razza, anzi etnia (razza è parola nazista, impronunciabile) tutti giorni dell’anno, figurarsi il 25 aprile. Questa è la nostra classe dirigente, da loro dovremmo aspettarci ordine, benessere, giustizia. Ogni tanto, gettano ogni maschera: uno di quei giorni è Il 25 aprile. Ce lo hanno detto chiaramente: l’Italia può essere invasa , forse deve, e la Marina Militare ottiene cospicui finanziamenti, con gioia di ammiragli e commodori (vero, comandante De Giorgi?) per agevolare e portare a riva, anziché fermare, chi vuole entrare illegalmente nel territorio della patria repubblicana ed antifascista liberata dal male assoluto or sono settantuno anni faUna volta arrivati, tutti nelle caritatevoli mani del papa scafista e delle cooperative care ai nostri democratici governanti. Il male, come al solito, siamo noi.  Un personaggio del “loro “ Bertolt Brecht affermava: "ci siamo seduti dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati".

     Attenti al pericolo Grasso                                                                                 

    E’ la storia della nostra vita. Ma, ad ogni giorno che passa, ad ogni benedetto 25 aprile che si abbatte sulla nostra pazienza, siamo più convinti di non essere dalla parte del torto. Seppelliamola, una volta per tutte, con una risata gigantesca, la compagnia di giro di reduci, filodrammatici delle narrazioni resistenziali, servitori a tariffa delle banche e degli americani, lustrascarpe della cricca di Bruxelles, ritardatari del comunismo, benpensanti sempre dalla parte giusta e morale della storiaResistiamo, una volta tanto, anche noi: attenti al pericolo Grasso!

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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     Video Correlato                                                                                                         

    Immigrazione: Genocidio del Popolo Europeo ( IL PIANO KALERGI )

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    Il Piano Kalergi – Quello che Nessuno ti ha mai detto sull’Europa – Prima Parte

    Il Piano Kalergi – Quello che Nessuno ti ha mai detto sull’Europa

    Venerdì,  Marzo 8th/ 2013 – L'editoriale di Giovanni Antonio Fois e Sergio Basile –  Il Piano Kalergi, Unione Europea, Ue, Richard Coudenhove Kalergi, Politiche europeiste, Nuovo Ordine Mondiale, Mondialismo, Messia, Capitalismo internazionale, Multiculturaismo, Premio Carlo Magno, Gli Stati uniti e l'Unità Europea, Wiston Crurchill, Loggia B'nai B'rith, Usa, Stati uniti, Teoria delle Razze, Teorie dei […]

    Il Piano Kalergi – La Terzomondializzazione dell’Europa e l’Eurocasta -Seconda Parte

    Il Piano Kalergi – La Terzomondializzazione dell’Europa e l’Eurocasta

    Sabato,  Marzo 9th/ 2013 – L'editoriale Sergio Basile e Giovanni Antonio Fois –  Il Piano Kalergi, Unione Europea, Ue, Richard Coudenhove Kalergi, Politiche europeiste, Multiculturalismo, Premio Carlo Magno, Premio Kalergi, Mescolanza razziale, Terzomondializzazione dell'Europa, Gerd Honsik, Mondialismo, NWO, Angela Merkel, Herman van Rompuy, Denuncia, Coppia tedesca, Crimini contro l'umanità, primavera araba, Robert Schuman, Mediterraneo, G.Brock Chisholm, OMS, […]

    La Terza Fase del Piano Kalergi – Comprare l’assenso alla paneuropeizzazione programmata

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    Sabato, Giugno 13rd, 2015 – L'editoriale di Sergio Basile, Direttore "Qui Europa"  –  Redazione Quieuropa,  Sergio Basile, Piano Kalergi, iper immigrazione programmata, capo treno accoltellato a Milano, delinquenza in aumento, annullamento dell'identità di una nazione, promesse e strategie di Matteo Renzi, Massoneria, Cristianesimo, attacco al cuore del Cristianesimo  Società, Delinquenza e Iper-immigrazione programmata La Terza Fase del Piano Kalergi – Comprare […]

    Sbarchi pilotati – Attacco al Cuore del Cattolicesimo

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    Lunedì,  Aprile 27th/ 2015       – di Arrigo Muscio, Sergio Basile e Redazione Qui Europa – Redazione Quieuropa, Arrigo Muscio, Sbarchi, colonia Italia, Unione Europea, cattolico-moderniste, giudaico-massoniche, Mare Nostrum e Triton, cercano di arrivare in Florida via mare, Cuba, prostituzione, attacco al cuore del Cattolicesimo,Usa, Cuba, Obama, social-comunismo, mondialismo  Sbarchi pilotati – Attacco al Cuore del Cattolicesimo La strana politica europeista sugli sbarchi e le […]

    La strategia mondialista – Colonia e dintorni

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    Martedì, Gennaio 19th, 2016 – di Patrizia Stella – Redazione Quieuropa,  Gesù Cristo, Patrizia Stella, strategia mondialista, Piano Kalergi, terzomondializzazione indotta dell'Europa, scontro pilotato con l'islam, integralismo islamico e sionismo, giudeo-massoneria, scontro tra civiltà, Colonia  La strategia mondialista – Colonia  e dintorni Dallo scontro pilotato con il mondo islamico al "Piano Kalergi". Come neutralizzare l'agenda del Nuovo Ordine Mondiale?   […]

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    Venerdì, 22 Aprile/ 2016    – di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Nuovo Ordine Mondiale, Benedetto XVI, Cardinal Ratzinger, Nuovo Disordine Mondiale", social-comunismo, liberal-capitalismo, contrapposizioni fittizie, Giudeo-Massoneria e Socialismo anglo-americano,  Bretton Woods, Masters of Wisdom, Round Table, John Maynard Keynes, deficit spending, debito pubblico, moltiplicatore economico della ricchezza nazionale, moneta-debito,Von Mises e Von Hayek, privatizzazioni e libero mercato, Patto di Bilancio, credito pubblico, moneta-credito, inutile contrapposizione tra profeti del liberismo […]

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    Giovedì,  Marzo 12nd/ 2015 – di Sergio Basile e Redazione "Qui Europa"/ "Sete di Giustizia" – Redazione Quieuropa, Sete di Giustizia, moneta-debito, usura, proprietà popolare della moneta, reddito di cittadinanza, Giacinto Auriti, codice dei diritti sociali  Proprietà Popolare della Moneta – Come uscire dalla  crisi-truffa e riprendersi i propri soldi  L'unico modo per uscire dalla "crisi-truffa": attuare la […]

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    Venerdì, Marzo  25th/ 2016    – di Padre Giacobbe Elia – esorcista incaricato per la Diocesi di Roma dal 1987,  sacerdote, discepolo del Servo di Dio, Padre Candido Amantini Redazione Quieuropa, Padre Giacobbe Elia, Stragi a Bruxelles, Incomplrensibile minuto di silenzio, élite occidentale, guerra di religione, mondialismo luciferino, islam  Stragi a Bruxelles – Incomprensibile minuto di silenzio dell'élite europeista Stragi, ancora stragi dietro i fili di astuti burattinai occidentali   […]

    La verità sull’ISIS dopo le mistificazioni quotidiane e i luoghi comuni di Piazzapulita & Co

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    Martedì,  Settembre 16th/ 2014  – Redazione Quieuropa – Redazione Quieuropa, Siria, Iraq, Stati Uniti, Barack Obama, Hilary Clinton, Marinella Correggia, fondamentalismo islamico, ISIS, verità e propaganda, intervista a  padre George Abu Khazen, vicario apostolico di Aleppo, Marinella Correggia, Il Manifesto, Piazzapulita, Magdi Cristiano Allam, sionismo, massoneria, wahabismo, il fondamentalismo islamico è una creatura del sionismo ebraico, Sir Hampher, servizi segreti inglese, Il […]

     

     

  • Politica dell’acqua e beni comuni. Chi calpesta la volontà popolare – 1

    Politica dell’acqua e beni comuni. Chi calpesta la volontà popolare – 1

    Martedì, 26 Aprile/ 2016   

    – di Roberto Pecchioli –

    Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, acqua, volontà popolare, Enrico Borghi, deputata PD Cristina Bargero, Banca Mondiale Ismail Serageldin, Jean Ziegler, La privatizzazione del mondo, Organismi Geneticamente Modificati, beni globali, atmosfera, clima, mari, conoscenza, Ugo Mattei, Professor Giacinto Auriti, L'acqua e la truffa della Democrazia rappresentativa, Il nuovo tentativo di privatizzazione dell'acqua 

    Politica dell’acqua e beni comuni. Chi calpesta

    la volontà popolare – 1

    Il nuovo tentativo di privatizzazione dell'acqua e il

    principio generale di intangibilità dei beni

    da cui dipende la vita (da difendere)

    ► In allegato il disarmante intervento in aula,

         della deputata PD Cristina Bargero sul "bene acqua"

     

     di Roberto Pecchioli

    privatizzazione dell'acqua

     L'acqua e la truffa della Democrazia rappresentativa                                

    Roma   di Roberto Pecchioli  Arthur Moeller Van Den Bruck, uno dei grandi della Rivoluzione Conservatrice, scrisse che “la democrazia è la partecipazione di un popolo al proprio destino”. Se questo è vero, ed in larga misura lo è, il referendum è uno strumento privilegiato per esprimere la volontà popolare, e  l’esito della consultazione del 2011 sull’acqua, con il 95% dei votanti a favore della gestione pubblica delle risorse idriche è un risultato che si commenta da sé. Non conta: un emendamento a firma del deputato PD Enrico Borghi abroga l’articolo 6 della legge sull’acqua all’esame del Parlamento, che obbligava alla gestione pubblica dei servizi idrici. Premesso che il parlamentare ossolano è già tristemente noto per aver proposto di ripopolare le zone di montagna con gli immigrati clandestini  dell’Africa occidentale, ed è quindi il classico politico al servizio del potere mondialista, non stupisce che l’attacco al carattere di bene comune dell’acqua provenga dalle terze linee progressiste, né, tantomeno, che lo sprezzo della chiarissima volontà popolare avvenga sotto forma di emendamenti semi clandestini nel chiuso delle stanze delle commissioni di Montecitorio. La truffa della democrazia rappresentativa è ormai chiara al settore più ricettivo dell’opinione pubblica.

     Il nuovo tentativo di privatizzazione dell'acqua                                          

    Il tentativo di privatizzazione dell’acqua – tutto da vedere è il disarmante intervento in aula, dei giorni scorsi, della deputata PD Cristina Bargero, secondo la quale l'acqua non è un "bene pubblico" (1)  cui, sperabilmente, si opporrà un fronte articolato d’opinione, tuttavia, necessita di qualche riflessione non legata esclusivamente alla cronaca più recente. Secondo tutti gli osservatori qualificati, infatti, il bene –acqua, insostituibile e essenziale per la sopravvivenza fisica del creato, è tra quelli che sprechiamo in maggiore quantità, tanto è vero che si stima che sulla Terra ce ne sia almeno un 30 per cento  in meno rispetto a meno di quarant’anni fa, e che dal 2020 in poi, saranno quasi tre miliardi, degli otto che ne ospiterà il pianeta, gli esseri umani che ne avranno carenza, o addirittura mancanza. Senza avventurarci in previsioni legate al cambiamento climatico ed al massiccio uso agricolo ed industriale dell’acqua ed ora anche minerario, nell’ estrazione dei gas di scisto, il problema geopolitico legato al controllo ed all’utilizzo delle risorse idriche è già ai primi posti di un’agenda umana realistica, responsabile e pensosa delle generazioni future.

    (1) Vedi qui video Youtube –  Per il PD: “L'acqua pubblica non è un bene pubblico

    privatizzazione dell'acqua

     La privatizzazione del mondo                                                                          

    Già nel 1995, il vicepresidente della Banca Mondiale Ismail Serageldin dichiarò: “Se le guerre del XX secolo sono state combattute per il petrolio (2), quelle del Ventunesimo avranno come oggetto del contendere l’acqua”.   E’ quindi evidente –  Serageldin a parte – che il problema è di enorme rilievo e che, anche su questo tema, l’informazione dell’opinione pubblica è assai scarsa e orientata dagli interessi dei grandi gruppi privati. I più veloci ad affrontare la materia, come sempre, sono proprio loro, i protagonisti di quella che Jean Ziegler, in un saggio fortunatissimo, chiamò “La privatizzazione del mondo”.  Ecco dunque spiegata la brillante azione del loro zelante amico onorevole Enrico Borghi. Mettere le mani sull’acqua, per multinazionali e giganti finanziari, non  significa soltanto un lucrosissimo affare , ma innanzitutto la possibilità definitiva, diremmo l’arma assoluta, per il dominio del mondo attraverso le nostre stesse vite, che dell’acqua non possono fare a meno. In questa scia anche l'azione strategica delle mega banche Usa, delle queli ci occupammo nel mese di giugno del 2014 (3).

    (2) In realtà (Ndr) le grandi guerre sono state combattute (e sono combattute) per destabilizzare l'Europa e il mondo, specie in chiave anti-cristiana, favorendo l'accentramento mondialista e l'instaurazione di una nuova religione unica luciferina – Vedi qui:

    La Mano Nascosta – La guerra è uno sterminio di massa pianificato 

    La Mano Nascosta – Perchè la Civiltà Cristiana è in mortale pericolo

    (3) Vedi qui:

    I nuovi Baroni dell’Acqua: le mega banche di Wall Street comprano l’acqua del mondo

     Meccanismi di controllo biopolitici                                                                

    Negli anni Settanta del Novecento, si diffuse il concetto di biopolitica, la conoscenza volta a rivelare l’implicazione diretta ed immediata tra la dimensione della politica e quella della vita, intesa in senso biologico. Fu Michel Foucault, personalità tanto discutibile umanamente e politicamente quanto geniale, a descrivere per primo i meccanismi di controllo biopolitici; noi ci limitiamo ad osservare che la proprietà stessa del nostro corpo  viene messa in discussione se passa il principio di privatizzazione, dunque di commercializzazione, assoggettamento alla cosiddetta legge della domanda e dell’offerta, dell’acqua e di alcuni altri beni essenziali, che ormai vengono definiti “beni comuni”. Tale concetto comprende l’insieme delle risorse, materiali ed immateriali utilizzate da più persone e che possono essere considerate patrimonio comune dell’umanità. Il termine britannico commons definiva le terre di uso collettivo per diritto consuetudinario, su cui le popolazioni potevano liberamente esercitare il pascolo, il legnatico, l’agricoltura di sussistenza. La recinzione di quelle terre, per l’uso esclusivo di proprietari zootecnici, tra la fine del XVII secolo ed i primi decenni del XVIII , con la famigerata legge delle chiusure – enclosures bill- costituì la premessa per la prima Rivoluzione Industriale. I feudatari volevano per sé tutti i terreni per allevare un numero sempre maggiore di pecore, la cui lana alimentava l’industria tessile.

     L'inganno della "gloriosa rivoluzione" e di John Locke                             

    Fu quello uno dei primi frutti della cosiddetta “gloriosa rivoluzione”, protestante, preborghese e mercantilista del 1688/1690 nell’Inghilterra orangista, il cui pensatore di riferimento fu John Locke, l’autore di quella bieca Lettera sulla Tolleranza, in cui si conclude che occorre riconoscere libertà a tutti, tranne ai portatori dei valori cattolici e, di riflesso, ai poveri contadini indifesi. Espulsi dalle campagne e gettati in città nelle braccia dei nuovi imprenditori, quelli di Manchester, essi costituirono il primo esempio di proletariato industriale. Bassi salari, orari impressionanti, lavoro minorile, lavorazioni pericolose e insalubri, nessuna protezione.

    privatizzazione dell'acqua

     Principio generale di intangibilità dei beni da cui dipende la vita           

    Oggi, le nuove enclosures sono lo smantellamento dei diritti sociali e la conquista, da parte dei privati, di tutti i beni e di tutti i servizi che siamo stati abituati a chiamare pubblici.  Difendere la natura comune delle risorse idriche è quindi porsi in prima linea sul fronte del rispetto di noi stessi e di principi che l’uomo ha sentito come naturali per un lunghissimo tratto della propria vicenda storica.  Ci sono almeno tre tipi di beni comuni: il primo comprende ciò da cui dipende la vita: acqua, terra, foreste, pesca, cui vanno aggiunti i saperi locali, le sementi selezionate nel corso dai secoli dalle popolazioni (oggi Monsanto procede a colpi di brevetti , rubando letteralmente la cultura materiale del mondo!), il patrimonio genetico nostro e delle specie animali e vegetali, la biodiversitàCome verifichiamo ogni giorno, l’attacco è potentissimo anche qui, e non solo con l’introduzione di Organismi Geneticamente Modificati (OGM), ma anche con tecnologie che trasformano l’idea stessa di vita, riproduzione, natura.  Per questo primo gruppo di beni, i tradizionali diritti collettivi d’uso , gli usi civici, è necessario stabilire, anzi ristabilire, un principio generale di intangibilità rispetto alla dimensione del profitto privato e, più in generale, recuperarne un primato “politico”.

     "Beni globali" e prevaricazione falsamente legale                                       

    Un secondo ordine di beni che possiamo indicare come "comuni" sono i "beni globali”, l’atmosfera, il clima, i mari, la conoscenza, ma anche ormai, alcuni frutti della sapienza umana come Internet ed i brevetti. Si tratta di qualcosa che solo da poco possiamo percepire nella loro valenza comunitaria, da quando cioè sono stati ridotti a merce, ad accesso limitato, recintati con enclosures normative imposte dai più potenti. Viene in mente, come esempio di prevaricazione falsamente legale, il sistema di trattati imposto alle popolazioni angolchine (indiani), che non conoscevano la scrittura e tanto meno la codificazione giuridica, da parte degli americani del XIX secolo.

     Il terzo ambito                                                                                                    

    Un terzo ambito di "beni comuni" è costituito dalla scuola, dalla sanità, dall’amministrazione della giustizia, dalle reti energetiche, informatiche e di telecomunicazione, la sicurezza alimentare. Potremmo  concludere affermando che i beni comuni sono la concretizzazione di quel conclamato quanto astratto diritto alla vita di cui un essere umano è portatore per natura, ma di cui , come afferma Amartya Sen, uno dei pochi economisti filosofi portatori di un'etica, troppi non riescono a far valere il pur valido titolo di proprietà. Se è lecito il dibattito sulla presenza dei privati nella gestione dei beni del terzo tipo, occorre difendere con accanimento la natura comune di quelli del secondo elenco, tenendo conto che è giusto remunerare la conoscenza e lo sforzo intellettuale di chi ha realizzato scoperte od invenzioni, ma che il sistema dei brevetti, delle privative industriali e della proprietà intellettuale in genere necessita di una revisione profondissima, che tagli le unghie a troppe rendite di posizione ed ad autentiche porcherie, come i prezzi di certi farmaci e di beni o servizi che fanno la differenza tra vita o morte.

    privatizzazione dell'acqua

     Carattere pubblico o privato della proprietà – Una questione di fondo  

    Quanto all’acqua, alle foreste, ai mari, al patrimonio genetico, ogni eccezione rimossa, il loro carattere comune non può neppure essere oggetto di discussione teorica: è la "linea del Piave" che ci separa dalla schiavitù  o dalla barbarie.  Un vero e proprio manifesto dei beni comuni, di ampio respiro giuridico e filosofico, è stato scritto da un docente torinese, Ugo Mattei. Non tutto è condivisibile della sua analisi, che risente, ad avviso di chi scrive, di alcune incrostazioni collettiviste, ma il nocciolo duro del pensiero di Mattei è importante, e potrebbe essere un valido punto di partenza per animare un vasto fronte di oppositori del liberismo trionfante, tanto sul piano programmatico che etico. Un elemento di notevole complessità è quello del rapporto tra bene comune e proprietà, che, in base alla definizione del nostro codice civile ( art. 832) è il “diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo”, non rilevando, a questo fine, la pur decisiva questione del carattere pubblico o privato della proprietà.

     Giuridicità globale funzionale ad esigenze di predazione                          

    Il bene comune, per natura intrinseca, o per scelta normativa, è qualcosa che può essere fruito da tutti i membri di una comunità per la soddisfazione di interessi o bisogni diffusi.  Attiene più alla sfera della decisione diretta, della partecipazione, dell’immediatezza, piuttosto che a quella della rappresentanza o della burocrazia.  Mattei, e prima di lui Garrett Hardin, un biologo economista autore della “Tragedia dei beni comuni”, puntano i loro strali polemici sull’”homo economicus” potentissimo ed istituzionalizzato nella forma della persona giuridica. Sotto forma di società anonima, o di “corporation”, egli agisce in uno spazio di non diritto, creando di fatto una novità assoluta, “la giuridicità globale funzionale ad esigenze di predazione, la quale rende impossibile l’esercizio della sovranità economica statuale.“ (Mattei, op.cit.). La stessa intuizione (Ndr) – anche se nell'ambito di un concetto più vasto che sfociò nell'elaborazione del concetto di società usurocratica o "usurocrazia" – fu partorita dalla mente del grande Professor Giacinto Auriti, che individuò nel fantasma giuridico della società anonima (4), un devastante leviatano proteso alla medesima attività di predazione globale, senza limiti, né fisici, né morali. (continua…)

    (4) Vedi qui:

    Modello Blackrock e Accentramento Mondiale – La Profezia di Giacinto Auriti

    Il Trucco delle multinazionali svelato da Auriti e l’inganno della borsa

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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    Per il PD: “L’acqua pubblica non è un bene pubblico”

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  • 25 aprile: la festa della sconfitta e dell’odio

    25 aprile: la festa della sconfitta e dell’odio

    Lunedì, Aprile 25th, 2016

    – di Massimo Viglione  –

    Redazione Qui Europa, Massimo Viglione, Confederazione Civiltà Cattolica, 25 aprile, finanza e le banche, sigillo nazionale,  stragi comuniste dei partigiani in Emilia Romagna, la guerra civile fra partigiani e fascisti non è mai esistita, processo di unificazione nazionale, terzo risorgimento, UE 

    25 aprile: la festa della sconfitta e dell’odio

    L'occultamento del sangue innocente, nella "festa 

    di tutti"

     

    di Massimo Viglione

    Confederazione Civiltà Cattolica / Redazione Qui Europa

    25 Aprile - Massimo Viglione

     25 aprile – la festa più insensata e ridicola della storia                              

    Roma  di Massimo Viglione  È fin troppo facile far notare che il 25 aprile è la festa più insensata e ridicola che sia mai esistita nella storia, visto che di fatto si festeggia una sconfitta militare di un popolo distrutto e caduto nella guerra civile e nell’odio ideologizzato. E che è ancora più insensata perché si continua a festeggiarla dopo oltre settant’anni! Una tipica follia democraticaNaturalmente diciamo questo non certo per nostalgismo pro sconfitti, né perché riteniamo che qualora la guerra fosse stata vinta dal nazional-socialismo noi italiani ce la saremmo passata meglio. Forse nei primissimi anni della vittoria; ma, personalmente ritengo che, specie alla lunga – e questo al di là delle follie razziste dell’hitlerismo – sempre servi saremmo stati, e sempre del Paese che oggi domina l’Europa non con le armi e la Gestapo ma con la finanza e le bancheOccorre riflettere bene ormai, dopo oltre settant’anni, sul perché di questa stupida festa nazionale. Essa è stata inventata e continua ad essere imposta ogni anno – nonostante ormai da lungo tempo molti intellettuali, spesso ex-marxisti, stiano oggettivamente invitando all’eliminazione di questo solco di sangue che ancora bagna l’identità italiana  – perché essa è il marchio stesso della Repubblica Italiana. Ne è il sigillo nazionale. Un sigillo troppo pesante perché possa essere tolto e possa divenire pubblico ciò che nasconde.

     L'occultamento del sangue innocente, nella "festa di tutti"                     

    Per decenni si è taciuto sulle stragi comuniste dei titini in Istria e sulle stragi comuniste dei partigiani in Emilia Romagna e altrove. Per decenni il 25 aprile serviva a occultare nella festa “di tutti” (come Pertini, il presidente di tutti, ricordate?) il sangue innocente (donne, vecchi, seminaristi, sacerdoti, uomini che si erano arresi, ecc.) offerto in tributo all’altare del sol dell’avvenire che sembrava stesse per sorgere in quei tragici giorni

     La parola magica                                                                                               

    Soprattutto doveva però nascondere anche l’idea stessa che in Italia vi fosse stata una guerra civile. Tutti noi che siamo stati studenti nella Prima Repubblica, sappiamo bene che la guerra civile fra partigiani e fascisti non è mai esistita: è esistita invece la guerra di “liberazione” – termine che dimenticava, come se nulla fosse, il fatto che se dietro i fascisti vi era un invasore, dietro i partigiani ve ne erano due (o di più, forse). “Liberazione”: ecco la parola magica inventata, mentre Mussolini pendeva a Piazzale Loreto e il sangue scorreva a litri nel triangolo rosso della morte e in Istria, per occultare sia la sconfitta militare che l’idea stessa di una guerra civile. Al punto tale che – e il cinema ha lavorato molto in tal senso – il “fascista” non era più neanche italiano, ma era il male in sé, inevitabilmente cattivo perché antitesi dell’inevitabilmente buono, ovvero dell’italiano partigianoMa perché occorreva – e occorre ancora dopo settant’anni – nascondere la sconfitta e la guerra civile? Su questo nodo focale ormai la letteratura è vasta (Galli della Loggia, Emilio Gentile, Paolo Mieli, Marcello Veneziani, solo per citare alcuni fra gli autori più noti): la ragione vera risiede nella storia precedente, vale a dire nel Risorgimento italiano.

    25 Aprile - Massimo Viglione

     Il disastro dell'unificazione imposta                                                              

    Il processo di unificazione nazionale è stato – al di là del mero risultato territoriale amministrativo – un assoluto fallimento. L’“italietta” nata dal blitz di Cavour e Garibaldi era più “espressione geografica” dell’Italia dei giorni di Metternich. Niente univa il siciliano e il piemontese, il salentino e il lombardo, il fiorentino e il calabrese. Economicamente era un disastro, più o meno come oggi. Moralmente screditati e corrotti. Militarmente ridicoli e incapaci (nemmeno gli africani ci rispettavano: come oggi). Per non parlare della questione meridionale, della mafia, della corruzione, dell’emigrazione di milioni di uomini costretti a lasciare la loro Italia per non morire di fame.

     Vittoria mutilata                                                                                                 

    Essendo evidente a tutti il fallimento ideale, civile e culturale del Risorgimento, per forgiare gli italiani fu deciso prima di tentare la via coloniale e fu un disastro, come già accennato. Poi di entrare nella Prima Guerra Mondiale, pur sapendo perfettamente che se ne poteva stare tranquillamente fuori. Il prezzo è stato 600.000 morti e 1.500.000 mutilati e feriti, il tutto per la “vittoria mutilata” (anche la vittoria fu mutilata).

     Il Secondo Risorgimento                                                                                   

    Poi il biennio rosso – con il rischio bolscevico – e infine la dittatura fascista, che si assunse il compito di “fare gli italiani”, ovvero di riuscire dove il risorgimento liberale aveva chiaramente fallito. Il fascismo divenne, come Mussolini stesso dichiarò più volte e Giovanni Gentile teorizzò filosoficamente – il compimento del Risorgimento. Il Secondo RisorgimentoMa il fascismo – al di là di alcuni innegabili risultati positivi – ci ha condotto al secondo disastro mondiale e all’8 settembre, con la “morte della patria”, lo Stato alla sfascio, una monarchia indecente che fugge, un esercito lasciato senza ordini e senza capi, all’invasione degli stranieri e alla guerra civile.

    25 Aprile - Massimo Viglione

     Il Terzo Risorgimento                                                                                       

    Così, il mondo partigiano, almeno l’intelligenza di esso, comprese che occorreva risollevare ancora una volta, per la terza volta, dal baratro il mito fallimentare del Risorgimento. E lo fece facendo scomparire dall’idea italiana il fascismo, la sconfitta e la guerra civile, e presentando la nuova repubblica consociativa, liberal-democratica tendente a sinistra come il vero ultimo passaggio per la realizzazione del “nuovo italiano”, quello appunto sognato dagli eroi risorgimentali. Nacque così il “terzo risorgimento”, quello democristian-laico-comunistaEcco la necessità di mantenere in vita la festa del 25 aprile. In fondo, abolirla, sarebbe come ammettere che pure il “terzo risorgimento” ha fallito nell’obbiettivo di fare gli italiani e di costruire un Italia unita e rispettabile nel consesso delle nazioni. Quanto l’Italia di oggi sia unita e rispettabile nel consesso delle nazioni è sotto gli occhi di tutti. È fallito il primo Risorgimento, quello condotto contro la Chiesa e l’identità cattolica italiana. È fallito il secondo Risorgimento, quello fascista. È fallito pure il terzo Risorgimento, quello del compromesso storico fra “cattolici” liberali, laici e comunisti, che ha prodotto l’obbrobrio in cui oggi viviamo.

     L'Italia che non esiste… Ma un'altra "Italia" è possibile                            

    Oggi l’Italia neanche esiste più, essendo divenuta colonia sottomessa a un’entità astratta e al contempo famelica e contro-natura come la UE. Eppure noi continuiamo a festeggiare il 25 aprileCome dire… sempre più stupidi, ogni anno che passa. Sempre meno italiani, ogni anno che passa. Perché il vero italiano era quello figlio di 26 secoli di storia. Quello che si trovò i piemontesi a casa. Quello era il vero italiano. E oggi, italiano vero, è colui che è in grado di capire e ha la forza di dirlo che questa Italia, questa Repubblica, non ha quasi nulla della vera Italia. E che finché non restaureremo la vera Italia, il nostro destino sarà quello di andare sempre più allo sfascio generale. Perfino – ormai è chiaro – di subire l’ennesima invasione, questa volta di islamici, alla faccia del I, del II e del III Risorgimento. O meglio, come esito inevitabile del risorgimento stesso. Ma, per usare una loro espressione… “un’altra Italia è possibile”. Non dimentichiamolo e lottiamo per questo.

    Massimo Viglione

    Confederazione Civiltà Cattolica / Redazione Qui Europa

    Un'altra Storia è possibile

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  • Sempre di più – Logan il cane e il consumatore globale

    Sempre di più – Logan il cane e il consumatore globale

    Domenica, 24 Aprile/ 2016   

    – di Roberto Pecchioli –

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    Sempre di più – Logan il cane e il consumatore globale

    La nuova trinità (piacere, ricchezza, immagine): uno dei

    più potenti motori del nichilismo, il fulcro

    dell'ideologia liberista

     

     di Roberto Pecchioli

    sete di giustizia - consumatore globale

     Il cane Logan e "luomo moderno"                                                                  

    Roma   di Roberto Pecchioli  Logan è uno splendido Labrador Retriever di circa tre anni. Lo incontro spesso sotto casa e nel bar dove accompagna i suoi padroni. Atletico e socievole, grande amico dei bambini, gli manca solo la parola. Anzi no, perché si fa capire perfettamente: in particolare è goloso di focaccia e di cornetti con lo zucchero a velo. Chiede la sua parte con buffi movimenti del muso e tendendo la zampa. Mangia felice i bocconcini che gli offriamo e ringrazia leccando la mano o con musate amichevoli nelle gambe. La sua gratitudine è sincera e se un avventore maltratta, anche per scherzo, uno dei suoi benefattori, ringhia deciso, per far capire da che parte sta. Dopo alcune degustazioni, se gli si offre altro cibo, per quanto i labrador abbiano un appetito  leggendario, smette, con atteggiamenti chiarissimi di rifiuto.  Un istinto sicuro lo guida: è sazio, e rinuncia alla deliziosa focaccia ligure. Ho la sensazione che l’uomo occidentale contemporaneo avrebbe molto da imparare da Logan: non solo in termini di lealtà e simpatia, ma soprattutto perché lui conosce il suo limite. Il corredo genetico ricevuto, le informazioni trasmesse da generazioni della sua razza sono la bussola del suo essere nel mondo. Noi, tutto il contrario. La nostra parola d’ordine è “sempre di più”. Affrancati da ogni frontiera, liberati da qualsiasi limite, vogliamo sempre di più, di qualsiasi cosa, merce , profitto o esperienza. E’ una novità profonda, una caratteristica che l’uomo di ieri non possedeva, o che, quanto meno, era trattenuta, frenata, tenuta a bada da credenze diffuse, principi morali, idee religiose introiettate dalla gran massa.Il capitalismo ha fatto la differenza, plasmando l’homo oeconomicus, che pretende di massimizzare il proprio interesse materiale e ne fa il centro della vita. Poi ha inventato l’homo consumens et desiderans, il cui immaginario simbolico è dominato dal feticismo delle merci (Marx – in un modo o nell'altro… – l’aveva compreso)  e da un delirante, compulsivo desiderio di sensazioni ed esperienze sempre nuove, il cui limite è progressivamente spostato più in alto, come l’asticella nelle gare di salto.

     Desiderio e felicità                                                                                               

    Era già chiaro ai padri greci che il desiderio, illimitato per natura, è l’ostacolo più grande alla felicità, e la lezione di Epicuro fu il riconoscimento che il piacere, pur essendo un sommo bene, consiste nella saggezza di sapersi accontentare della propria vita, godersi ogni momento come se fosse l'ultimo, senza preoccupazioni per l'avvenire (anche se Epicuro, non conoscendo la luce eterna della speranza-certezza del Cristianesimo… non colse l'essenza della gioia maggiore: quella eterna, dopo la morte, preannunciata dal Cristo – Ndr – da guadagnarsi con le opere, su quel "campo di battaglia" chiamato "mondo" – Ndr). La condotta umana, quindi, deve essere improntata verso una grande moderazione: meno si possiede, meno si teme di perdere. Egli distinse un  piacere che chiamò cinetico, che dura per un istante e lascia più insoddisfatti di prima: sono piaceri cinetici quelli legati al corpo, alla soddisfazione dei sensi. Poi individuò un  piacere catastematico , durevole, che sa valutare i desideri, catalogandoli come naturali e necessari, naturali e non necessari, ed altri né naturali né necessari, “ma nati solo da vana opinione”. La vita, per Epicuro, è un banchetto che può terminare in qualsiasi momento. Il saggio, pertanto, non gozzoviglia né attende le portate più ricche, ma si accontenta di ciò che ha avuto, pronto ad uscire di scena senza rimpianti.

     La grande trappola del consumo compulsivo                                                

    Non è un caso che la pseudo scienza della psicoanalisi sia nata e cresciuta, sino a trasformarsi in un criterio generale di giudizio sulla realtà, da quando si è dispiegata la potenza, creatrice e distruttrice insieme, dell’universo capitalista. In particolare, il suo fondatore, Sigmund Freud, teorizzò il cosiddetto “lustprinzip” o principio di piacere. L’uomo desidera la felicità, nel senso dell’appagamento immediato, irrazionale, dei suoi desideri e pulsioni. Il desiderio, lustprinzip, si scontra con la realtà, costituita dalle costrizioni e dalle consuetudini morali che impediscono il pieno soddisfacimento del piacere. Ciò genera la frustrazione, che è però temperata dall’altro principio che governa la vita umana, quello di realtà, il regolatore che agisce nel senso di rinviare l’appagamento del desiderio, trattenere l’aspettativa di piacere, accordare la gratificazione a situazioni avverse. Il principio di realtà, in Freud, agisce inoltre come equilibratore dell’intero funzionamento psichico , e corrisponde al concetto di “super io”, mentre il principio di piacere è la modalità di funzionamento dell’Es, che rappresenta la voce degli istinti nell'animo dell'uomo. Aristotele fu il grande teorizzatore della misura (metron) e della saggia intelligenza che definì phrònesis, ma l’intero mondo ellenico si attenne al rispetto del limite, chiamando arroganza la dismisura (hybris).  L’uomo contemporaneo europeo ed occidentale è uscito definitivamente dalla sua stessa civiltà; egli ama, anzi vuole oltrepassare ogni limite, attraversare qualsiasi confine con scarponi chiodati, abbattere ogni remora, ignorare ogni scrupolo. Oswald Spengler chiamò tale atteggiamento “faustiano”.  Il liberalcapitalismo ultimo vive di questo, ed alimenta continuamente il desiderio con la trappola del consumo compulsivo (trappola, questa, neutralizzata in maneira integrale e definitiva dal Cristianesimo: i beni nell'ottica cristiana – come insegna Gesù – diventano talenti da "amministrare temporaneamente" in vista di un bene comune sommo e non in vista di una egoistica e distruttiva autirealizzazione – Ndr)

    sete di giustizia - consumatore globale

     Desiderio insopprimibile – Il fulcro dell'ideologia liberista                      

    La non-ideologia liberista – pensiero fintamente debole, in realtà fortissimo nella sua carica nichilistica e dissolutrice – è il sistema che ha meglio compreso, da pensiero esclusivamente strumentale qual è, la potenza dirompente delle teorie del dottor Freud: specie la parte che assegna il primato alle pulsioni più basse  e nascoste dell’animo umano. L’alternanza di eros (pulsione al piacere) e thànatos, istinto incontrollato di morte e distruzione, indirizzato allo scarico totale di tutti gli impulsi è, se adeguatamente compreso ed indirizzato, l’alleato naturale del capitalismo di consumoThànatos può provocare comportamenti autodistruttivi, ovvero essere convogliata verso l’esterno come energia passionale; la società-mercato ne è l’ambiente privilegiato, poiché provoca la dissoluzione di tutto ciò che è suscettibile di fungere da freno, a partire dalle leggi morali (1) che reprimono la soddisfazione immediata di capricci e bramosie. In questo senso, l’economia liberista , dai classici in poi, è guidata anche a livello teorico più dal desiderio che dalla soddisfazione del bisogno (essa sfocia in quella brutale forma di paganesimo moderno che possiamo inquadrare con l'espressione di "idolatria del consumo" – Ndr).

    (1) Vedi qui L’uomo Moderno ha perduto se stesso perché ha Sostituito Dio con il Ciarpame

     Uno dei più potenti motori del nichilismo                                                    

    Bernard Mandeville, anzi, teorizzò ,nella Favola delle Api, i vizi privati che diventano virtù in quanto alimentano lo scambio. Forse – paradossalmente – l’unico sincero fino in fondo, il medico anglo olandese economista dilettante. Il filosofo francese Jean Vioulac ha scritto di recente “Il liberalismo, nella misura in cui si definisce tramite l’esigenza della deregulation e della de-istituzionalizzazione di ogni attività umana, è il progetto politico di smantellamento completo dell’ordine della legge, e in questo è uno dei più potenti motori del nichilismo”. Principio di piacere, più Eros e Thanatos, uguale assenza di limite, revoca delle leggi morali, individualismo esasperato, discredito di ogni comunità o solidarietà, riduzione dell’Altro a mezzo, reificazione di tutto, da misurare in valori monetari e capacità di causare piacere, nelle forme più varie e triviali. Prigioniero del principio di piacere, nemico della realtà, che gli ricorda la fatica, la necessità, la caducità della vita, l’occidentale moderno e progressista, liberato “da”, libero “di”, per dirla con il lessico della psicologia analitica, ha posto il Super Io ( ovvero la coscienza critica, dove risiede il Sé), al servizio dell’Es, lo scatenamento pulsionale, infero, istintuale. Apollo sovraordinato a Dioniso, avrebbe detto Nietzsche.

     La nuova trinità (piacere, ricchezza, immagine)                                           

    Sua Maestà il mercato ha innalzato per lui una nuova trinità: piacere, ricchezza, immagine. A differenza di Logan, che in questo periodo non è in calore, trascura le cagnoline, non degna di uno sguardo i botoli ringhiosi di piccola taglia, litiga il giusto con i maschi più grandi e rifiuta l’ennesima offerta di leccornie, il nostro Homunculus  è goloso, obeso, sovraccarico di desideri compulsivi e consuma innanzitutto se stessoHomunculus è la creatura artificiale prodotta in laboratorio da Wagner, l’allievo di Faust, nella seconda parte del capolavoro goethiano. Antesignano dell’odierna  tecnoscienza, Homunculus  rompe la provetta e vuol provare tutti quei piaceri che Faust ha ottenuto dal patto con Mefistofele, specie quelli della carne. Alla fine pure lui, omino artificiale, postumano in anticipo di secoli desidera “provare infine se mi riesca a nascere davvero in piena regola”. Dunque, ha riflessi di vita autentica. Più artificiale sembra l’umano postmoderno, che insegue tutto senza mai raggiungerlo. Questa è la logica del consumo: desideri sempre diversi, nuovo contro vecchio, il più nuovo che sconfigge la moda di ieri, ma sarà già sfiorito al tramonto, come certe rose.

    sete di giustizia - consumatore globale

     Ottimizzazione del piacere e mercificazione dell'essere                            

    Milioni di giovani sballano in discoteca al ritmo di musiche ripetitive, ora violente, ora ipnotiche. Bevono, assumono farmaci o droghe  per reggere il ritmo, prolungare il piacere, estenderne l’intensità sinché la fisiologia prende il sopravvento.  Certi Romani avevano un rapporto tanto distorto con la ricchezza ed il cibo da provocarsi il vomito per poi ricominciare. Credo sia capitato a tutti di essere testimoni di conati di sballati sfiniti. Il sesso diviene consumo, coazione a ripetere, indifferenza verso i partners, perché mio è il piacere, mia l’esperienza, la sensazione, l’Altro è solo il mezzo, l’oggetto. Spesso intercambiabile, non di rado è indifferente che sia uomo, donna o chissà che altro, probabilmente in cerca anch’esso delle medesime emozioni.  Altri farmaci, viagra, adesso anche la sostanza che stimola il piacere femminile, e, su tutto, il mito del corpo, della giovinezza. Immagine… Una volta si teneva all’onore, non senza qualche distorsione, ma l’onore era essenzialmente il senso di sé entro la comunità ed i valori in cui ci si riconosceva. Persino il mercante teneva in conto il proprio onore, che consisteva sì nella solvibilità, ma soprattutto nel rispetto della parola data. Ora, teniamo all’immagine, ovvero alla fotografia unidimensionale ma coloratissima di come vogliamo sembrare. E’ una volgarizzazione fognaria di George Berkeley: “esse est percipi”, ogni cosa esiste solo in quanto viene percepita da noi. Piacere ed immagine si possono conseguire , o inseguire, solo se si hanno mezzi economici. La chirurgia estetica e la mania del corpo , “fitness”, costano, come gli abiti firmati e le vacanze in certi luoghi deputati dove si appare e si insegue il piacere, specie quello sessuale, che sarebbe poi , di per sé, il più naturale di tutti.

     Paradisi di plastica                                                                                              

    Un giro in uno di quei centri commerciali chiamati outlet – che invero significa rimanenza – è più istruttivo della lettura di interi manuali di sociologia o antropologia culturale. La famigliola, talora con nonna al seguito, fa cento chilometri in autostrada, paga allegra pedaggio e benzina con carta di credito e, nei sotterranei, magia, trova parcheggio, altro che in centro. Ammira i fabbricati commerciali con gridolini di entusiasmo, e mette mano alla fotocamera dello smartphone: vie e costruzioni sono l’imitazione dell’architettura tradizionale della zona, solo più banale, devitalizzata, ma biodegradabile. Immagine….. Intanto, acquista. E’ tutto “di moda”, e c’è davvero di tutto, tranne i libri e gli altri prodotti culturali. Strilli accompagnano la vista dei negozi intitolati ai vari marchi e brand gestiti in franchising (oh, l’english di massa!) , dove ogni prodotto costa un paio di euro meno che in città e le offerte speciali allettano i gonzi in libera uscita. I bimbi piccolissimi, che non sono ancora consumatori, sono parcheggiati  in appositi recinti con babysitter gentilmente fornita dalla direzione, comode panchine ai quadrivi ospitano i nonni che non si potevano proprio lasciare a casa (spesso pagano loro), giusto nelle vicinanze di parafarmacie e negozi di articoli sanitari.

     Sempre di più… ma verso il basso…                                                                

    In altri settori, si attardano i giovani, tra bar simil–pub, videogiochi ed abbigliamento generazionale. Mamma e papà pagano con carta di credito anche articoli di poco prezzo, tanto lì il POS ce l’hanno tutti. Per i nostalgici del contante, vicino all’ipermercato od ai negozi più cari ci sono i bancomat . Tutto per la felicità del consumatore, che tornerà a casa esausto, ma felice di aver riempito l’automobile con merci per lo più inutili, sino a quando, in coda, si accorge di aver dimenticato proprio quella cosa lì, a cui teneva tanto, e per la quale aveva affrontato il viaggio. Pazienza, tornerà, magari indebitato con il credito al consumo, ma domani mostrerà in ufficio le fotografie scattate, ed i selfies di fronte alla piazza finta, in cui è venuto così bene, per merito del comodo bastoncino allungabile in vendita da immigrati itineranti di varie nazionalità. Piacere, immagine, ricchezza. Quella sognata, o perseguita senza scrupoli, riguardi o senso morale. Quella che permetterà la crociera di lusso o il viaggio nelle capitali più “cool”, in cui visiterà devoto altri templi del commercio, del piacere e della movida . Ricordate il Bataclan, in cui tanti sono morti ascoltando un brano musicale in cui si invitava a baciare il diavolo? (2) Se di soldi ne abbiamo pochini, niente paura.  Possiamo imitare i ricchi (perbacco, c’è la democrazie e vige l’uguaglianza!) con il low cost”.    Tutti in gregge a basso prezzo, e pazienza se così non lavorano più connazionali od europei, ma solo poveracci multietnici. L’importante è che “ci siamo divertiti” e possiamo apparire su Facebook: principio di piacere più immagine. Sempre più in là, sempre di più. Homunculus senza neppure la nostalgia di una nascita vera, della vita da persona che animava l’esserino del Faust. Sempre di più, ma verso il basso.

    (2) Vedi qui Dietro gli attentati di Parigi – I Dr. Jekyll e Mr. Hyde dei giorni nostri

    sete di giustizia - consumatore globale

     l'insana felicità dell'uomo-criceto                                                                   

    Potremmo dire – senza nessun errore di sorta / Ndr – che il livello umano di insoddisfazione è direttamente proporzionale al livello di spesa destinata a consumi ed eccessi più o meno indotti. Entrambi, poi (Ndr) sono direttamente proporzionali alla crescita della schiavitù da moneta-debito connessa alla stessa emissione/stampa dell'oro-carta in seno alle tipografie delle banche centrali. Moneta-debito necessaria ad alimentare questi infiniti e bizzari cicli… (3) protesi alla cinesizzazione delle masse (4). Insomma: doppio danno e doppia beffa. Ciò, mentre l'uomo-criceto continua isterico e irrefrenabile il suo ennesimo "giro di ruota" (Ndr)

    (3) Vedi qui Debito Pubblico verso un nuovo record storico

    (4) Vedi qui Diego Fusaro e la Cinesizzazione dei Sovranisti

     Davvero, vuoi essere meno del tuo cane?                                                     

    Quel basso che non conosce il mio amico a quattro zampe Logan, che mi lecca la mano se gli offro la focaccia, ma non pretende tutto il forno, che ama la cagnette, ma solo al tempo suo, Logan che farebbe del male solo per paura o per difendere il suo padrone. Homunculus, bianco europeo del XXI secolo in rapida, meritata estinzione, distillato nell’alambicco del progresso, che vivi per possedere (indebitandoti nel sonno con la moneta-debito che ti vanti di possedere – Ndr), apparire, bramare, guardati allo specchio come Narciso.  Davvero, vuoi essere meno del tuo cane?

    Roberto Pecchioli (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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  • Giacinto Auriti: l’uomo che surclassò liberismo e socialismo

    Giacinto Auriti: l’uomo che surclassò liberismo e socialismo

    Venerdì, 22 Aprile/ 2016   

    – di Sergio Basile –

    Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Nuovo Ordine Mondiale, Benedetto XVI, Cardinal Ratzinger, Nuovo Disordine Mondiale", social-comunismo, liberal-capitalismo, contrapposizioni fittizie, Giudeo-Massoneria e Socialismo anglo-americano,  Bretton Woods, Masters of Wisdom, Round Table, John Maynard Keynes, deficit spending, debito pubblico, moltiplicatore economico della ricchezza nazionale, moneta-debito,Von Mises e Von Hayek, privatizzazioni e libero mercato, Patto di Bilancio, credito pubblico, moneta-credito, inutile contrapposizione tra profeti del liberismo e profeti del socialismo 

    Giacinto Auriti: l'uomo che surclassò liberismo e socialismo 

    La moneta-credito e la "rivoluzione auritiana": neutralizzazione 

    delle futili contrapposizioni tra liberismo economico e

    politiche keynesiane (facce della stessa medaglia)

     

    di Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia"

    Auriti - Keynes - von Mises - socialismo - liberismo

     Nuovo Ordine Mondiale – 2 anime e fine programmata dello Stato       

    Roma   di Sergio Basile, Presidente "Sete di Giustizia" / Scuola monetaria auritiana  L'umanità è oggi soggiogata dall'iniqua legge del debito-inestinguibile (1), tanto cara alle élite giudeo-massoniche e ai banchieri centrali che orientano arbitrariamente le amare vicende dei popoli e delle nazioni. L'uomo che meglio di tutti riuscì a comprendere questa realtà, in tutta la sua distruttiva portata, fu il Professor Giacinto Auriti, il padre della "moneta-credito": l'unica via per liberare le masse dal diabolico giogo del denaro (2). Come insegnò Benedetto XVI (allora Cardinal Ratzinger) nella prefazione al libro di Mons. Schooyans ,"Nuovo Disordine Mondiale" (3), le facce o stampelle del caos mondialista dilagante (cioé dell'impero del male sorto sull'inganno della moneta-debito – Ndr) sono due e ben speculari l'una all'altra: il social-comunismo e il liberal-capitalismo. Facce della stessa medaglia "giudeo-massonica". Per meglio comprendere l'arcano e andare oltre il mero luogo comune delle contrapposizioni fittizie, propinateci dai salotti tv, consentitemi una breve premessa storica.

    (1) Vedi qui Debito Pubblico verso un nuovo record storico

    (2) Vedi qui  La Contro-Rivoluzione di Giacinto Auriti: l’era del Credito Pubblico

    (3) Vedi qui Ratzinger e il Nuovo Disordine Mondiale

     Giudeo-Massoneria e Socialismo anglo-americano                                    

    Come ribadito in più sedi, dalle colonne di "Qui Europa", il socialismo anglo-americano giocò un ruolo essenziale nell'ambito di quel progetto sinarchico-massonico di controllo mondiale noto come "New World Order" (o Nuovo Ordine Mondiale): fase storica giunta oggi a piena maturazione e caratterizzata, tra l'altro, da un lento, progressivo, metodico e programmato svuotamento del potere reale e vincolante delle costituzioni; nonché delle funzioni reali degli stati e del concetto di nazione. Ciò al fine di lasciare il passo, su scala continentale e mondiale, ad un mero governo (governance) di carettere totalitario, caratterizzato dall'asfissiante presenza di tecnocrazie filo-bancarie globalizzanti e debitocratiche. Interessanti, storicamente, furono i lenti preparativi alla realizzazione di questo caos scientifico. Decisivi, nel Novecento, furono gli incontri di Bretton Woods (4), orchestrati dall'alta giudeo-massoneria internazionale, legata a doppio filo con lo stesso socialismo anglo-americano (5).

    (4) La conferenza di Bretton Woods (spesso genericamente identificata anche come accordi di Bretton Woods) si tenne dal 1º al 22 luglio 1944 nell'omonima località del New Hampshire per stabilire le regole delle relazioni commerciali e finanziarie tra i principali paesi industrializzati del mondo.

    (5) Vedi qui: Conoscere il Nuovo Ordine Mondiale – British Israel – 1 /  2

    Auriti - Keynes - von Mises - socialismo - liberismo

     Keynes è un modello da seguire?                                                                    

    Interessanti anche i preparativi (da retrobottega) a Bretton Woods: il 19 maggio 1919 i membri della loggia illuminista dei Masters of Wisdom e della Round Table, riunirono in un summit segreto un gran numero di dignitari e delegati inglesi e americani.  Il rappresentante designato dagli Usa fu il rabbino Stephen Wise; tra i rappresentanti inglesi spiccava l'economista socialista John Maynard Keynes, padre del "deficit spending" e autore di opere preconizzanti la nascita di un "Nuovo Ordine Mondiale" fondato proprio sulla dottrina socialista o social-comunista (6). In quell'incontro furono gettate le basi per un collaborazionismo con Mosca nella direzione della promozione a vasto raggio (e su scala mondiale) del socialismo anglo-americano e del contestuale "anglo-israelismo"(6). In appena un ventennio si giunse al summit di Bretton Woods, tappa essenziale – anche se transitoria – del piano mondialista. Molte democrazie occidentali, da allora, iniziarono a vedere Keynes come un modello da seguire per il raggiungimento di uno "stato ideale" di benessere economico. Peccato solo che il debito pubblico degli stati, come per magia, iniziò a decollare…

    (6) Vedi qui:

    Nuovo Ordine – Come stravolsero il sistema dei cambi

    Conoscere il Nuovo Ordine Mondiale – British Israel – 1 /  2

     Possiamo osannare il deficit spending keynesiano?                                  

    John Maynard Keynes (padre dell'economia del debito e idealmente contrapposto a Giacinto Auriti: padre dell'economia del "credito") di seguito sarebbe stato osannato in buona parte delle università europee, e non, per la proposta dell'utilizzo della leva del debito ("deficit spending") da parte degli Stati, quale molla propulsiva al moltiplicatore economico delle ricchezze nazionali. Egli, tuttavia, rimase sempre ancorato nei fondali sabbiosi e perigliosi del debito, trascinando, in un modo o nell'altro, le nazioni  democratiche moderne nel vortice usurocrarico della schiavitù da moneta-debito. Dietro il benessere fittizio degli anni del "boom economico", dunque, oceani sconfinati di debito da ripagare con milioni, miliardi di ore di lavoro salariato ("schiavitù sostanziale" o "cinesizzazione indotta delle nazioni").

    Auriti - Keynes - von Mises - socialismo - liberismo

     Da Keynes a Von Mises…                                                                                  

    Spesso  e volentieri, ancora oggi, nelle università gli economisti contrappongono – fittiziamente – i profeti del liberal-capitalismo (es.: Von Mises e Von Hayek: ovvero i cuori pulsanti della corrente liberista più intransigente) ai profeti dell'economia keynesiana del debito (politica-economica socialista, incentrata, come detto, proprio sul deficit spending). Da una parte si esaltano le privatizzazioni e il libero mercato (stretto saldamente nelle grinfie delle solite élite); dall'altra si esalta, invece, l'investimento statale nell'economia (a debito dei cittadiniquale modello ideale di crescita. In entrambi i casi, badate bene, sono i popoli a pagarne il prezzo. A pagare, cioé, il prezzo di entrambi questi eccessi concertati. Oggi, come noto, il deficit spending è stato di fatto abolito, con l'introduzione del cosiddetto "Patto di Bilancio" nella Costituzione italiana. Ciò ha fatto venir meno, in un modo o nell'altro, il ruolo formale e sostanziale dello "Stato keynesiano" quale "attore-primario" di "generazione della ricchezza". Questo perché, come da copione, ora l'Europa delle élite richiede un accentramento continentale  (e mondiale) sulle ceneri degli stati e delle nazioni, sempre meno significativi quali entità politiche e culturali autonome.

     Giacinto Auriti – Oltre Keynes e Von Mises…                                               

    Il deficit spending keynesiano, dunque, ora non serve più allo scopo! E' stato rottamato. Tuttavia, se da un lato questo ha invalidato lo stesso requisito giustificativo della tassazione (se i servizi restituiti dallo Stato ai cittadini sono oggi, di fatto, azzerati per statuto, non si comprende perché debba reggere ancora l'alibi della tassazione…) dall'altro ha scoperchiato un altro inquietante vaso di Pandora, aprendo nuovi dibattiti: il vero benessere delle nazioni non può essere raggiunto né lasciando mano libera alle multinazionali e ai colossi privati; né  tantomeno perseguendo modelli economici socialisti basati sull'economia del debito. La panacea al benessere delle nazioni, infatti – come insegnò il grande professor Giacinto Auriti – non può che passare dal rigoglioso campo del "credito pubblico" e della "moneta-credito" (7). Scoperta rivoluzionaria, questa, legata alla reale comprensione dello strumento monetario (vedi scoperta auritiana del "valore indotto della moneta") (8) che neutralizza in un sol colpo sia la deleteria e inutile contrapposizione tra profeti del liberismo e profeti del socialismo; sia le ragioni di  fondo di entrambi i blocchi.

    (7Vedi qui:

    La Contro-Rivoluzione di Giacinto Auriti: l’era del Credito Pubblico  

    Proprietà Popolare della Moneta – Come uscire dalla crisi-truffa e riprendersi i propri soldi

    (8Vedi qui: Il prof. Auriti spiega il valore indotto della moneta – YouTube

     Sergio Basile (Copyright © 2016 Qui Europa)

    Partecipa al dibattito – Redazione Quieuropa – infounicz.europa@gmail.com

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      Video correlato                                                                                                          

    Il prof. Auriti spiega il valore indotto della moneta – YouTube

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    Venerdì, 1 Aprile 2016  – Redazione Qui Europa – Redazione Quieuropa, Sete di Giustizia, Prof. Giacinto Auriti, moneta-debito, crisi economica, truffa del debito pubblico, censura, teoria auritiana, buon senso del contadino  Moneta-debito e Debito pubblico: siamo vittime di un ciclopico plagio culturale Non è una questione di sprechi! Il debito è un fenomeno indotto e studiato per schiavizzare e controllare le nazioni e i […]