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  • Difendere la vita in un mondo di morti: la straordinaria testimonianza di Gianluca Martone

    Difendere la vita in un mondo di morti: la straordinaria testimonianza di Gianluca Martone

    Martedì, 21 maggio / 2019

     

    – di Sergio Basile

     Redazione Quieuropa, Gianluca Martone, Sergio Basile, Difesa della vita, aborto, Moloch, New York  

    Difendere la vita in un mondo di morti: la straordinaria

    testimonianza di Gianluca Martone

     

    di Sergio Basile

    Missione Vita

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Le bugie dei Moloch del terzo millennio              

     

       “Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”

                                                       (George Orwell) 

    Roma – di Sergio Basile La cultura della morte imperversa e si respira ormai in ogni ambito socio-economico, sulle ali di un plagio mediatico di massa, orchestrato nella grande fucina nichilista di un invadente progressismo che vorrebbe convincere sempre più l’umanità della bontà dell’autodistruzione. L’attacco alla vita e l’infanticidio rappresentano gli ultimi stadi di maturazione di un antico processo rivoluzionario di smantellamento reale di millenarie verità di fede, acquisite a caro prezzo, e di messa al bando dei valori della grande Europa cristiana: un  processo lento e capace di reinventarsi nei secoli dietro nuovi fantasiosi simboli e accattivanti sigle. Tali crimini, caduto il muro dell’etica incarnata dal giusnaturalismo, annientato il diritto naturale, dismesso lo scudo millenario della santa e immutabile dottrina della Chiesa Cattolica e innalzata a verità assoluta l’etica del vuoto numero (democratismo massonico e/o parlamentarismo), sono quindi bypassati come atti di verità, coraggio, indipendenza, libertà. Il peso di un figlio indesiderato, quel “simbolo di vergogna” e responsabilità – così come concepito dai maestri sessantottini e allievi prediletti della neomarxista Scuola di Francoforte (vedi articoli in allegato) – quell’episodico ciclone destinato a cambiare la vita, può essere così facilmente resettato, soffocato per sempre, quasi come se l’anima non esistesse; quasi come se quel grumo di cellule (invero ben formate, pensanti e palpitanti di vita) fossero un nulla da disperdere nel mare del caos, in un universo di materialismo cosmico (come vorrebbero i sacerdoti del marxismo) che ci riporta ai cieli di Babilonia, ai biblici abomini del paganesimo di cui narra la Bibbia. Il nuovo Moloch, dio pagano cui sacrificare i piccoli cuori degli uomini non nati, non ha più le sembianze di un grande gufo di pietra, ma quella molto più rassicurante di un elegante clinica, di un ovattato lettino di ospedale.

             Il candore delle lenzuola fresche di bucato delle super cliniche abortiste
                        vorrebbe surrogarsi al candore evanescente delle coscienze,
                    ormai irrimediabilmente sporcate dal peso oscuro del nonsenso.

    Ma l’operazione è fallita, e la cartina tornasole di questo opprimente fallimento è il senso di colpa destinato ad accompagnare vita natural durante l’esistenza dell’infanticida; il caos che tormenta il sonno e destabilizza sempre più la serenità delle famiglie europee. Per contro la rivendicazione unanime che si leva alta dalle piazze arcobaleno, pretende di convincere le masse lobotomizzate che la donna, essendo il naturale contenitore del “non nato” fin dal concepimento, vanterebbe il diritto di decidere della sua vita e della sua morte,

                            dimenticando che a “morire di aborto” non è però costei,
                                                   ma un altro individuo indifeso;
                    un sacro ospite dotato di anima, corpo, cervello ed organi propri.

     

      Da New York al Vermont                                      

    Le leggi (massoniche) di molti “stati democratici”, dietro il fantasma giuridico dello Stato e il fantasma ideologico della democrazia, stanno inesorabilmente virando verso l’affermazione di questa follia collettiva, intrisa di satanismo (Satana infatti, da sempre, odia profondamente l’uomo, perché creato ad immagine e somiglianza di Dio). Su questa scia ricordiamo il recente “si all’aborto” in Irlanda (maggio 2018); il G7  in Canada (giugno 2018) in cui fu ribadita la necessità di fomentare leggi sull’aborto fino al nono mese; nonché l’ultima deriva intrapresa dallo Stato del Vermont e prim’ancora dallo Stato di New York, su proposta del governatore Andrew Cuomo, spalleggiato dalla “solita” ex first lady Hillary Clinton: depenalizzazione per aborto totale anche fino al 9° mese.

      L’attacco dell’élite mondialista                                  

    Un raggio di luce capace di trafiggere le dense nebbie newyorkesi, è giunto però – nelle scorse ore – dallo Stato dell’Alabama, per mano della governatrice Kay Ivey, firmataria di una nuova legge sull’aborto che di fatto vieta l’interruzione di gravidanza anche per le donne vittime di stupro, punendo con il carcere i medici che lo praticano. 

       “Guarda, questi sono gli idioti che prendono le decisioni per le donne in America!
                                                   Governatore Kay Ivey vergognati!!”
                                                                          (Rihanna)

    Lapidario, indigesto, inevitabilmente allineato alla mentalità mondialista dominante è stato il repentino commento contro il governatore Ivey, giunto via web dalla pop star Rihanna, seguita a ruota da Lady Gaga. L’astio esacerbato verso i pro-life, manifestato dalle due prime donne dello star system musicale a stelle e strisce – club élitario ben foraggiato dagli stessi enti mondialisti impegnati da decenni in svariati progetti abortisti, eugenetici e pro-vax – non dovrebbe demoralizzare i difensori della vita. Anzi! Quando gli attacchi arrivano dal cuore dell’impero del male, si ha la sensazione che la strada intrapresa sia quella giusta.

     Difendere la Vita – L’atto più rivoluzionario       

    D’altronde partendo dall’assioma vita=verità (la vita è la somma espressione della verità divina)  e dalla consapevolezza che in tempo di inganno universale dire la verità sia un atto rivoluzionario, possiamo sostenere che difendere la vita fin dal concepimento non può che essere l’atto più rivoluzionario. L’accezione “rivoluzione”, che nello scritto che segue utilizzaremo con un senso “positivo”, va ricordato che di per sé presenta un significato negativo – di negazione – e di “opposizione”, perché etimologicamente sta a significare il “tornare indietro” (dal latino revolutionem, da revolutus, participio passato di revolvere: volgere indietro, ritornare, voltare). Va ricordato altresì, in piena coerenza con l’etimologia della parola (rivoluzione), che i rivoluzionari nella storia hanno sempre cercato con violenza, ideologie o eresie di attaccare le rivelazioni, le verità e i dogmi conquistati lungo il fluire dei secoli nella Chiesa Cattolica: anche se successivamete il termine “rivoluzione” ha assunto un significato improprio, più ampio e universale. Come rivelato dalla Madonna a Fatima – Vedi testimonianza/profezia di Suor Lucia dos Santos – nello scontro tra Dio e Satana, l’ultima battaglia, «lo scontro finale sarà sulla famiglia e sulla vita» (1). La consapevolezza che si stia disputando l’ultima battaglia di una serrata guerra, richiede la presenza di soldati ben addestrati pronti a sguainare la spada: “rivoluzionari di Cristo”. Ovviamente la “guerra” di cui si parla a Fatima è uno scontro tutto spirituale, capace però di incidere apocalitticamente anche sulla dimensione materiale, fisica e geografica delle nazioni. Il problema che si presenta, in un clima di indifferenza generale che travolge e paralizza anche la (falsa) chiesa modernista (contrapposta alla vera Chiesa di Cristo) consta nel ritrovare proprio questo provvidenziale spirito guerriero. La moderna gabbia sociale spinge ciascuno di noi, spesso e volentieri, all’egoismo, all’indifferenza. Dunque, se non riusciamo ad amare i nostri familiari e i nostri amici, che conosciamo e con i quali interagiamo quotidianamente, come potremmo avere a cuore la causa e la sorte dei non-nati?  Per farlo bisogna rivestirsi di umiltà, comprendere – nella preghiera – il valore della sacralità ed eternità dell’anima, e quindi della vita, e ritrovare lo spirito “guerriero” che fu dei nostri padri: uomini e donne semplici che con il loro indefesso e piccolo impegno quotidiano fecero grande l’Europa e l’Italia cristiana. Poniamo come modello, probabilmente utile a risvegliare molti da questo canceroso torpore spirituale, la semplice ma straordinaria esperienza di un giovane campano, Gianluca Martone, impegnato da anni a combattere la follia abortista.

    (1) profezia di Suor Lucia, veggente di Fatima, contenuta nella lettera al cardinal Carlo Caffarra: vedi intervista del cardinale concessa a La Voce di Padre Pio (marzo 2008)

     

     La straordinaria esperienza di Gianluca Martone 

    Gianluca Martone, 36 primavere, da due anni ha iniziato una vera e propria crociata in difesa della vita, davanti a ben sette ospedali del Centro-Sud Italia: l’ospedale Loreto Mare di Napoli (nel quale vengono praticati tra i 1100 e i 1300 aborti ogni anno); il Cardarelli di Campobasso (400 infanticidi annui di media); il Moscati di Avellino (con il raccapricciante primato di ben 5 mila aborti annui); il Rummo di Benevento (500 aborti ogni anno); il Riuniti di Foggia (circa 1000 aborti ogni anno), il Policlinico di Bari (noto per aver iniziato la diffusione della famigerata pillola abortiva Ru486 nel 2010 e nel quale vengono praticati oltre 1000 aborti l’anno); il San Carlo di Potenza (circa 400 infanticidi annui). Dal 2017, con la tenacia e la fortezza che solo la fede in Dio sanno donare, confidando quotidianamente nella potenza della Santa Messa Tridentina,

                         Gianluca macina centinaia di chilometri a settimana
             per non tradire quella che sente come la sua missione principale:
                           ridare speranza a potenziali assassini dei loro figli,
         facendogli scoprire l’importanza di rispettare la sacralità della vita.

    Perché ogni vita ha un’impronta di eternità e un universo nascosto e insondabile di amore da riversare in un mondo avvolto dalle nebbie dell’egoismo.

    “Grazie ad alcuni miracoli avvenuti a Benevento, ci sono ben tre sacerdoti amici, di cui non faccio il nome per discrezione, i quali non mi fanno mai mancare i Santi Sacramenti ogni giorno dal 20 agosto 2017.  Sospinto da una forza incredibile e dall’Onnipotenza della Santa Messa Cattolica, che mi ha cambiato la vita, decisi di aggiungere anche gli ospedali di Bari, Foggia e Potenza a questa impresa improba, coprendo quattro capoluoghi di Regione del Sud, tra Molise, Puglia, Campania e Basilicata, compresi gli ospedali di Benevento, Avellino e Foggia:  i più mortiferi del Mezzogiorno”.

    (Gianluca Martone)

    “Malgrado le difficoltà economiche che una missione così imegnativa richiede – spiega Gianluca – il Signore sta sospingendo questa impresa con grazie incredibili e incessanti. Il grande don Oreste Benzi, uno dei sacerdoti che ho preso come esempio in questa crociata pro life, disse:

    “Oggi, mentre siamo qui, cinquecento bambini, in media, vengono sgozzati e uccisi. Omicidio premeditato, voluto, in Italia. 180mila l’anno. Ma queste creature urlano, e il grido loro sale a Dio. Mentre si sta vicino a Dio questo grido lo si sente, ma se non lo si sente, vuol dire che qualcosa c’è da rivedere nel nostro rapporto con Dio e con i fratelli. Non posso dare indirettamente il mio permesso; chi tace con i fatti è complice del delitto. Le nostre mani – si voglia o no, anche se dà fastidio – grondano sangue”.

    (Don Oreste Benzi)

    “Da parte mia – continua Gianluca – io non voglio tacere e, fino a quando Dio vorrà, continuerò a dare voce in trincea davanti agli ospedali a questi innocenti martiri, i veri dimenticati di questa nostra società scristianizzata, che ha dimenticato e smarrito il valore infinito della vita per ciascuno di noi, dal concepimento alla morte naturale”. Ringraziamo Gianluca Martone e chi provvidenzialmente concorre a sostenere la sua crociata, nella consapevolezza che chi salva una vita salva il mondo intero; ringraziamo altresì tutti quei sacerdoti e uomini di buona volontà che nel silenzio, senza clamore, con la loro missione in difesa del Quinto Comadamento ci indicano la via maestra e danno ancora una possibilità di conversione all’umanità, compartecipando al piano di salvezza di Gesù Cristo, Nostro Signore.

    Sergio Basile / Presidente Sete di Giustizia (Copyright © 2019 Qui Europa)
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    Gianluca Martone: stop all’aborto – YouTube
  • Bruxelles: i custodi dell’usura legalizzata danno l’ultimatum all’Italia

    Bruxelles: i custodi dell’usura legalizzata danno l’ultimatum all’Italia

    Lunedì, 19 novembre / 2018

    – di Sergio Basile

     Redazione Quieuropa,  Sergio Basile, Ue, Europa, moneta debito , Procedura d'infrazione 

    Bruxelles: i custodi dell'usura legalizzata danno

    l'ultimatum all'Italia

    Nell'Europa dell'usura e del debito perenne, l'Italia verso

    la trappola della procedura d'infrazione Ue

     

    di Sergio Basile

    procedura d'infrazione ue - italia deficit

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     L'Italia verso la procedura d'infrazione                

    Bruxelles, Roma – di Sergio Basile Lo scorso martedì 13 novembre è scaduto l'ultimatum dell'Ue nei confronti del governo italiano per l'invio presso la sede della Commissione, in Rue de la Loi – Bruxelles – di una "considerevole" correzione della manovra finanziaria, richiesta per "eccesso di deficit". Pena, la probabile apertura di una procedura d'infrazione: rischio già paventato nelle scorse settimane da Jean-Cloude Juncker e soci. Dello stesso parere i ministri europei dell'economia, unanimi nel giudizio netto contro il collega Giovanni Tria e perfettamente allineati con la piramide comunitaria.  In tal solco l'ultima riunione Ecofin è parsa, come spesso accaduto in passato, perfettamente inutile; un'insensata sfilata di ministri che hanno obliato definitivamente il rovente tema della difesa della sovranità monetaria dei propri paesi. Anche perché a "comandare" sono di fatto i mercati, rigorosamente imbeccati e mai contraddetti da Bruxelles.  Spread docet! Debito docet! E così ad oggi, Conte, Salvini e Di Maio sembrano avere una missione diversa nei confronti dei guardiani dell'Unione: dilatare i tempi di allineamento al volere del padrone di turno ed evitare le sanzioni minacciate. Il prossimo 21 novembre con il rapporto sul debito potrebbe arrivare la doccia fredda Ue. Di scorta l'avvio della procedura sarebbe atteso per dicembre e potrebbe concretizzarsi in aprile. Il fatto è indubbiamente grave, specie per un paese già sovrastato da una montagna di debiti fittizi, ma di certo non meraviglia, considerato il venticello di una dittatura effettiva che spira ormai da decenni sulle capitali del Vecchio Continente. In tal senso, le ultime uscite del socialista francese d'origine ebraica, Pierre Moscovici, Commissario Ue per gli Affari Monetari, che ha intimato a Roma "una risposta forte e precisa con una correzione considerevole del deficit", sembrano inficiare "lo sforzo" che il governo rivendica di aver fatto definendo il 2,4% di deficit come tetto massimo.

     "Debito di cittadinanza" nell'occhio del ciclone  

    Nell'occhio del ciclone della finanziaria del governo Conte, il cosiddetto "reddito di cittadinanza": espressione strategica mutuata illegittimamente dal modello auritiano di moneta-credito di proprietà del portatore. Infatti, in soldoni, si tratta dell'ennesima presa in giro debitocratica che nulla c'entra con la portentosa scoperta del grande Prof. Giacinto Auriti. Dunque, la goccia che ha fatto traboccare il vaso delle infrazioni Ue non è altro che l'ennesima forma di sussidio emesso a debito, cioé messo a bilancio prendendo in prestito moneta a tassi salati dal sistema bancario privato. Più che "reddito di cittadinanza" sarebbe logico parlare di "debito di cittadinanza"; mera uscita di marketing politico più che reale svolta monetaria destinata a svincolare l'Italia dai lacci dello sheol del debito perenne. I media di regime, tuttavia, sembrano stranamente non afferrare l'abissale differenza tra i due concetti. Come fotografare questo status quo? La verità è che l'Ue non è altro che una gabbia, e l'euro – creato dal nulla, senza riserva aurea, ed emesso a debito dei cittadini dalla Bce – è il sigillo che ne sbarra i cancelli d'uscita.

     Oltre l'anti-europeismo di facciata                         

    Dinanzia ciò, evidentemente, per risultare credibili non basta più dirsi anti-euro e anti-europeisti a fasi alterne. E' necessario essere, alla luce dei fatti e della storia anche e soprattutto in favore della proprietà popolare della moneta e per la piena conquista di una sovranità monetaria reale in seno ai popoli europei: solo così l’Europa potrà essere un giorno il luogo dei popoli liberi e delle nazioni liberate, indipendenti e con una stessa moneta di proprietà del portatore. D’altronde, non dimentichiamo che l’euro — e i suoi corollari d’ingegneria finanziaria — nei disegni dei banchieri e dei credenti mondialisti al potere non è che una moneta transitoria, avente il compito di facilitare l’ingresso nell’ultima fase del dominio globale, attraverso la successiva futura introduzione di nuove e definitive forme di controllo monetario, quali la moneta elettronica e/o la moneta unica mondiale. Il problema quindi non è l’euro in sé, ma l’emissione a debito dell’euro. Pertanto anche restare nell’Eurozona potrebbe rivelarsi positivo, a condizione: 1) che l’euro sia dichiarato di proprietà degli europei e non dei privati della BCE; 2) che i trattati siano modificati al più presto.

     Sovranità limitata perenne! Parola di Ue              

    Accettiamo, oggi, debiti su debiti in maniera automatica, grazie all’azione del mitico stato-apparato che ci induce ad attualizzare e reiterare passività contro la nostra volontà e con gran leggerezza della classe politica, anche quella dei cosiddetti partiti anti-casta. Accumuliamo fin dalla nascita debiti su debiti ad un ritmo di crescita, arrotondato per difetto, pari a 400 miliardi di euro all’anno. Sì perché, come ha recentemente confermato il Tesoro, l’Italia sta emettendo titoli per questa somma ogni anno, pur trattandosi di debiti che, prima o poi, dovranno esser ripagati con tanto di interessi. Come se non bastasse, qualsiasi decisione presa dal governo imposto (di turno) o dal Parlamento non dovrà rispettare i desideri degli italiani, ma realizzare gli interessi dei guardiani dei mercati. Non è un caso se il presidente dell’Eurogruppo, Joeren Dijsselbloem, di recente, abbia fatto capire chiaramente che l’Europa non si accontenterà di riforme scritte sulla carta. Come dichiarato dall’economista Vincenzo Visco nella Primavera 2014, in un’intervista a l’Unità: Saremo a sovranità limitata Almeno fino a quando avremo un debito così alto. Praticamente – aggiungiamo – per sempre!

     Truffa del vincolo del 3% e del Patto di Stabilità  

    Oggi è legittimo parlare di sovranità limitata perenne, sulla scorta di una truffa a monte: l’Ue, infatti, ha precedentemente legato le mani alle nazioni con vincoli come quello del 3% varato a Maastricht (1992) e poi le ha sanzionate per immobilismo seppellendole di debiti sempre nuovi con l’istituzione del Patto di Stabilità (1997). Non lo trovate assurdo? È questa la ratio delle misure correttive dell’Ue per mancato rispetto dei vincoli di bilancio e la ratio delle contestuali procedure d’infrazione annesse: misure protese a destabilizzare ancor più la situazione economica generale. Infatti sul sito della Commissione europea, possiamo leggere: Il Patto di Stabilità e Crescita (PSC) è la concreta risposta dell’UE alle preoccupazioni circa la continuità nel rigore di bilancio nell’Unione Economica e Monetaria (UEM). Stipulato nel 1997, il PSC ha rafforzato le disposizioni sulla disciplina fiscale nella UEM di cui agli articoli 99 e 104, ed è entrato in vigore con l’adozione dell’euro, il 1º gennaio 1999. Astrusi tecnicismi a parte, possiamo inquadrare il Patto di Stabilità e Crescita (PSC) come un accordo iniquo, stipulato e sottoscritto nel 1997 dai paesi membri dell’Ue, proteso ad un vero e proprio commissariamento delle economie nazionali e ad una paralisi sostanziale delle rispettive politiche di bilancio, al fine di mantenere fermi i requisiti di adesione all’Eurozona: ciò grazie alla nostra ignoranza sulle dinamiche dei meccanismi monetari che le scuole pubbliche e le università si guardano bene dall’insegnare, in uno sconcertante gioco del silenzio.

     La trappola della Procedura per deficit eccessivo 

    A sigillo di questa gabbia è stato poi apposto un meccanismo punitivo, una procedura di infrazione nota come Procedura per Deficit Eccessivo (PDE), che ne costituisce il principale strumento di controllo, articolato in 3 fasi: A) avvertimento preventivo (pseudo-intimidazione); B) raccomandazione; C) sanzione. Ben due, sconcertanti quanto irrispettabili, sono i parametri collegati: 1) mantenere un deficit pubblico non superiore al 3% del PIL664 (rapporto deficit/PIL  3%); 2) mantenere un debito pubblico al di sotto del 60% del PIL o, comunque, tendente al rientro (rapporto debito/PIL< 60%). Analizzando meglio questo rapporto (deficit/PIL), scopriamo cose davvero interessanti, avendo un quadro più chiaro sulla reale portata demagogica delle cosiddette lotte politico-economiche per la crescita, poste in essere dai nostri politici, e sulle contestuali farse parlamentari. Per uscire dall’equivoco non c’è bisogno di essere geni della matematica, infatti osservando il rapporto possiamo constatare: 1) come il numeratore, cioè il deficit o debito, sia una variabile condizionata — in negativo — che cresce indefinitamente nel tempo; 2) il denominatore, cioè il PIL, o la produzione, sia invece una variabile che, per sua natura — a causa delle capacità produttive, della saturazione del mercato o della chiusura indotta di migliaia di imprese — ha un limite fisico: soglia rappresentata dall’indice tecnologico nel processo produttivo, dalla qualità della vita (che incide sul livello e sulla quantità della domanda) nonché dalla distruzione indotta della domanda interna. Il rapporto è perciò incontenibile per natura e tende ad esplodere. Ecco svelato un altro colossale inganno made in Ue, legato a doppio filo con la truffa della moneta-debito. La persistenza di tale vincolo in seno all’Unione è un altro poco pubblicizzato motivo di inibizione della cosiddetta crescita: rimuoverlo è quindi essenziale. Com’è fondamentale rinunciare al cosiddetto Fiscal Compact o Patto di bilancio europeo del 2012, che — sulla scia del Patto di Stabilità — ha ulteriormente blindato il Principio della Convergenza verso parametri rigidi, già sancito con il Trattato di Maastricht, imponendo ad esempio, nel caso dell’Italia, di tagliare 45 miliardi di debito pubblico all’anno per 20 anni (spending rewiew), col pretesto del pareggio del debito: esposizione auto-rigenerante ed inestinguibile, a causa del meccanismo della moneta-debito. Il fatto che i cosiddetti "partiti anti-casta", espressione del governo Conte, non mettano minimamente in discussione questa sconcertante realtà, dovrebbe indurre tutti noi ad una profondo riflessione che affanda evidentemente le proprie radici nella retorica della più sottile dialettica hegeliana della falsa contrapposizione.

    Sergio Basile – Direttore www.quieuropa.it

    Presidente Sete di Giustizia / Ass. Naz. Monetaria Auritiana

    infounicz.europa@gmail.com 

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    halloween calebrazione di satana

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Premessa                                                                     

    Catanzarodi Sergio Basile – L'uomo moderno e contemporaneo, a causa degli effetti deleteri della controcultura comunista e prim'ancora del lento processo di cabalizzazione della società occidentale, culminato nell'Illuminismo ma già avviato nel Cinquecento, è stato abituato a ragionare ed agire solo in termini materialistici, gettando nell'oblio la dimensione spirituale. Ma oscurare l'anima e le sue pertinenze non vuol dire di certo cancellarla, vuol dire solo morire dentro, accettare passivamente una gravissima forma di eutanasia spirituale, abbassando le difese immunitarie più intime, quelle del proprio essere. Il materialista dunque è un uomo solo apparentemente estraneo alle dinamiche dello spirito, ma nei fatti egli non sfugge ai retaggi e agli effetti deleteri dello spirito del mondo, finendo per essere travolto ed uniformarsi a forme di spiritualità deviate; egli accettando di deporre e consegnare le armi dello spirito e – di riflesso – allontanando Dio dalla sua vita,  diventa preda di tali energie spirituali negative, esponendosi senza batter ciglio a forze telluriche ed ancestrali che lo sovrastano e ne orientano rovinosamente il cammino. L'anima infatti esiste e condiziona nel bene e nel male la personalità degli esseri umani a prescindere dal fatto che essi abbiano o meno contezza della sua essenza e degli agenti esterni capaci di plasmarla. Allora c'è da stare vigili! Non possiamo assolutamente soprassedere dinanzi all'avanzare di forme di spiritismo d'importazione, di matrice anglofona, protese a minare le basi della gloriosa cultura cattolica del nostro Paese. Dobbiamo resistere e contrattaccare, respingere con abnegazione queste forme invadenti e selvagge di colonialismo spirituale.

     Il materialista che celebra la contro-festa         

    L'occasione ideale per interrogarci in merito è la cosiddetta festa di Halloween. In realtà in termini filosofici per festa dovrebbe intendersi ciò che celebra la vita o la vita dopo la morte. Pertanto associare la parola festa ad Halloween non sarebbe propriamente ortodosso. Halloween non è una festa ma è la contro-festa per eccellenza, il capodanno dei satanisti, la celebrazione del male e della morte. Ad esso, nel calendario dell'occulto, segue la festa delle streghe, le sacerdotesse di satana, magnificata dai seguaci del male il 2 Novembre. Chi celebra Halloween e ne diffonde la cultura ha dunque l'obiettivo, sia pur non manifesto, di iniziare – cioé convertire – nuovi giovani verso il culto delle tenebre. Molti di essi vengono letteralmente adescati dalle sette attraverso club, maghi, gruppi musicali, studi esoterici, associazioni pseudo-filantropiche, false chiese, logge, ecc..; altri ne subiscono il fascino malefico in maniera indiretta, partecipando a loro insaputa, in molti casi, a feste bizzarre, che si rivelano veri e propri riti camuffati, che si servono di codici e messaggi criptati per influire sulla personalità fragile dei ragazzi, e non solo. Le sette preparano su un piano prettamente spirituale il terreno ai sortilegi; i media lavorano di scorta sulla psicologia delle masse, per veicolarne i messaggi, amplificarne il potere e produrre gli effetti sperati. C'è poi un sottobosco di fatti e notizie scientificamente silenziate o distorte dagli organi d'informazione che sfuggono alle coscienze ma che sono maledettamente legati alla dimensione spirituale di questa pseudo-festa. Non a caso, ad esempio, nei giorni precedenti ad Halloween si registrano ogni anno innumerevoli denunce di smarrimento di gatti neri, da sempre gli animali prescelti per i riti satanici e di iniziazione al male.

     Le "innocenti" strategie dell'occulto                     

    Così come dietro la gran parte delle case di produzione dei film horror  si celano sette e lobby sataniche, che agiscono per destabilizzare le anime, specialmente quelle dei più giovani, proponendo trame ricche di messaggi subliminali (da un'intervista del 1999 fatta dal sottoscritto all'esorcista Padre Guglielmo: assistente di Padre Amorth) così in questa notte, indotti dalla mondanità, si partecipa ad una celebrazione infernale cui effetti, invisibili agli occhi del materialista, si manifestano con forza su un piano prettamente spirituale ed intimo. Gregorio IV – 101° pontefice della Chiesa Cattolica (795-844) – spostò la Festa di tutti i Santi dal 13 Maggio al 1° Novembre, proprio per contrastare questa fortissima tradizione che veniva dall'Irlanda e che vedeva evocare in questa notte le forze telluriche e demonianche, chiamate ad incidere come non mai nella sfera del mondo dei vivi. Come ci ricorda Don Isidoro d'Anna, nel suo ultimo scritto, "Halloween non è altro che una festa anticristiana, voluta per diffondere tra i giovani il culto delle tenebre e avvicinarli al diavolo. Nel Carnevale – nota Don Isidoro – si esalta il piacere carnale e mondano, ma con Halloween si è caduti ancora più in basso: dall’amore per la Luce si è passati all’amore per le tenebre.  Prima si disprezzava la santità di Dio e dei suoi figli, ma ora si disprezza la Luce stessa, che il Signore Gesù è venuto a portarci".

    "La luce è venuta nel mondo,  ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce,

                                   perché le loro opere erano malvagie.

               Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce

                                 perché non siano svelate le sue opere.

           Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente

                               che le sue opere sono state fatte in Dio.

                    E a quelli che venivano ad arrestarlo, Gesù ha detto:

                      «Questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre"

                                    (Vangelo Secondo San Luca 22, 53)

    I media, in gran parte affiliati alle grandi multinazionali mondialiste, a ridosso di questo tempo (di Grazia e Provvidenza per la Chiesa Cattolica; di maledizione per la contro-chiesa) ci spingono ad accettare queste celebrazioni infernali con superficialità, planando in scioltezza sulle ali del consumismo e del divertimento preconfezionato, stantio, senza cogliere il senso profondo e vero delle solennità. La loro missione è quella di nascondere la dimensione spirituale ed alchemica di questa celebrazione agli occhi degli sprovveduti, e di creare un humus culturale popolare di ampio respiro, specie tra le nuove generazioni, trasformando pian piano la "festa delle tenebre" in cultura popolare universalmente accettata, perfino ormai in molti istituti scolastici. Addirittura la piattaforma satellitare Sky quest'anno ha dedicato a questo baraccone d'importazione anglofona due canali tematici dai nomi innocenti: "Happy Halloween" e "Scary Halloween".

                                    La mala fede è palese: perché altrimenti,

           in un paese dalle antichissime e nobili radici cattoliche come l'Italia,

                    non dedicare altrettanti canali tematici alla vita dei santi

    o alla celebrazione dei morti secondo la spiritualità cattolica di questo giorno?

    Il gioco sporco, in premessa sottile e subdolo,  è ormai fin troppo chiaro per chi ha occhi per vedere e conserva ancora un sano spirito critico. Da parte nostra non ci resta che rispondere con forza a questa deriva satanica, ricordandoci, in questi giorni celesti dedicati dalla Chiesa di Cristo alla memoria dei santi e dei defunti, in questo tempo di chiamata a conversione, di prender parte alla Santa Messa, di accostarci con maggior amore ai sacramenti (Confessione e Comunione), di chiedere l'intercessione dei santi nella nostra vita, instaurando un rapporto con Dio trasparente, unico e diretto, e di pregare con fede per i nostri cari defunti, che un giorno incontreremo nuovamente nella Gloria di Dio, dove ciascuno di noi sarà chiamato a godere della vita vera in pienezza, per l'eternità.

    Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

     
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  • Calabria: l’ennesima strage da usura, dietro l’alibi del dissesto idrogeologico

    Calabria: l’ennesima strage da usura, dietro l’alibi del dissesto idrogeologico

    Lunedì, 8 ottobre / 2018

    – di Sergio Basile

     Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Stefania Signore, Strage in Calabria        

    Calabria: l'ennesima strage da usura, dietro

    l'alibi del dissesto idrogeologico

    Non è più accettabile che l'usura mieta vittime per mancanza

    di "pezzi di carta"

     

    di Sergio Basile

    Strage in Calabria - Lamezia Terme

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     L'ennesimo omicidio da usura legalizzata            

    Lamezia Terme, Catanzaro di Sergio Basile Nelle ultime ore la tragedia "per il maltempo" a Lamezia Terme ha suscitato una grandissima reazione ed un cordoglio partecipato e generalizzato da parte di tutta la popolazione italiana. Stefania Signore è la giovane vittima travolta e uccisa dalla piena nel lametino, assieme ai suoi due piccoli figli. Il più grande dei figli, il cui cadavere è stato recuperato dai vigili del fuoco poco lontano da quello della giovane madre, aveva compiuto 7 anni il 25 settembre scorso, mentre il piccolo – di soli 2 anni – è ancora disperso.

                     Molti hanno dato sommariamente la colpa alla "piena",

     ma nel 2018 è inconcepibile morire per valanghe d'acqua, in centri abitati,

                           specie in un territorio come quello calabrese,

                    caraterizzato dalla presenza abbondante di fiumare

          ed esposto ad un imbarazzante ed annoso dissesto idrogeologico.

                                   Inutile nascondersi dietro a un dito!

    Letti di fiumi invasi dai detriti, tombini a rischio, argini incapaci di contenere la furia improvvisa dei flutti. Tutti lo sanno ma ci si stringe in un assordante ed omertoso silenzio. La verità e che i comuni non hanno i fondi per far fronte alle normali esigienze della cittadinanza, anche in quei casi – come quello in esame – dove in gioco è la pelle degli esseri umani. Allora è legittimo parlare dell'ennesima gravissima strage dell'usura legalizzata, a poco più di un mese dalla strage del Ponte Morandi di Genova. Secondo l'Istat,  l'Italia fa registrare anno dopo anno record negativi di nascite. Sempre altissimo, per contro, il numero degli aborti, più o meno indotti, in "tempo di crisi"! Ciò vuol dire che le politiche europee e nazionali votate alla rarefazione monetaria, sono di fatto protese all'estinzione della popolazione italiana e, di conseguenza, alla distruzione del suo bagaglio culturale e religioso. Ma il degrado ci dice un'altra cosa:

    gli usurai, rarefattori di moneta-convenzionale, attentano alla vita umana

                                       e quindi sono rei di omicidi seriali.

    Questo trend, in realtà già avviato da diversi decenni, non conosce soluzione di discontinuità, tra l'indifferenza delle istituzioni. L'ipocrita e falso alibi del momento, a giustificare la mancanza di fondi da parte di migliaia di comuni italiani, si chiama, come noto, "crisi economica internazionale". Ma per capire la raccapricciante strategia dell'élite bancaria e tecnocratica al potere, da Bruxelles alle principali capitali europee, forse uno dei metri di giudizio più diretti ed efficaci restano lo stato delle infrastrutture e la loro mancata manutenzione. Centinaia di migliaia di uomini sono oggi abbandonati a loro stessi per mancanza di fondi e per tagli pubblici imposti dalla creazione indotta di un debito pubblico truffaldino perchè autorigenerante.

                              Il debito infatti si rigenera in automatico

               all'emessione della cartamoneta che la BCE sforna dal nulla

                     e "rivende", anzi presta, illegittimamente agli stati,

         attraverso il meccanismo della cartolarizzazione dei titoli di stato (1).

    L'ulmima goccia che ci ha spinto a rioccuparci della drammatica situazione e a levare forte l'ennesima denuncia, è la strage di una felice famiglia in Calabria. Chi è il colpevole? Beh, pare di "Debito", dietro quel paravento europeista chiamato "Patto di Stabilità" (o stupidità, che dir si voglia… / 2) che impedisce agli Italiani di poter usufruire dei sacrosanti servizi essenziali e, soprattutto, dietro le attuali dinamiche monetarie che permettono questi crimini, tenendo in piedi la madre di tutte le menzogne: quella monetaria.

    (1) vedi qui Capire il denaro, oltre la BCE – Il curioso caso dell’ambra grigia e qui BCE e Quantitative Easing: il trucco per estorcere col sorriso la ricchezza reale dei popoli. (2) vedi qui Patto di Stabilità – Come l’Europa dal 97 chiede il suicidio dell’economia italiana

      L'alibi imperfetto al sacrificio umano                   

    Evitando di entrare più di tanto nel merito della "vicenda tecnica" della strage di Lamezia, della quale si occuperà la magistratura, la vera vergogna da denunciare in tal sede e sulla quale riflettere è un'altra.

         E' inconcepibile che, in un paese come l'Italia, stracolmo di disoccupati,

                                ingegneri, geometri, architetti e tecnici,

            si muoia per mancanza di adeguata manutenzione infrastrutturale.

    Perchè dunque non si costruiscono nuovi ponti, non si ripuliscono gli argini e i letti delle fiumare, non si rinforzano gli argini?  Manca forse la manodopera? Mancano i mattoni? O la sabbia e l'acqua da impastare per creare il cemento? Migliaia di anni di "progresso" a cosa sono serviti? A quanto pare a mercificare l'uomo e a considerarlo semplicemente complementare ad un ingranaggio sociale che anziché servirlo lo macina senza pietà nei suoi ingranaggi. Chi non ricorda, in merito, il celebre manifesto cinematografico di "Tempi Moderni" con Charlie Chaplin? L'alibi questa volta si chiama "crisi". La crisi – indotta dall'usura monetaria – richiede tasse e tagli; i tagli richiedono a loro volta vittime e sacrifici. Anche umani, perchè no! Gli stessi paventati dall'ex ministro Elsa Fornero all'atto dell'insediamento del governo Monti. Ricordate? (3)Il sacrificio umano, dunque, a quanto pare è l'ultimo stadio e prodotto dal paganesimo dominante. Un paganesimo travestito da progresso ed intriso di satanismo pratico, che odia l'uomo e la sacralità della vita, disprezzandolo fino a questo punto. Fino ad ammazzarlo!

    (3) vedi qui:  Roma, Bruxelles e gli Euro-Ipocriti

     Bestialità e annullamento della coscienza            

    Certo il rischio più grande che tutti noi corriamo dinanzi a questi fatti è l'accettazione della bestialità, l'accettazione di un processo di normalizzazione di un meccanismo diabolico che ci sta sempre più disumanizzando. La strage di Lamezia è una vergogna per tutti, l'ultima di una serie infinita! In primis per i "gestori" della cosa pubblica e per i controllori di questa gabbia sociale; in secondo luogo per tutti coloro i quali  subiscono ed accettano questo status quo, senza batter ciglio e senza "incazzarsi" e pretendere la creazione di valori monetari convenzionali alternativi o qualtomeno paralleli all'euro: come direbbe il nostro grande amico, e maestro di vita, Prof. Giacinto Auriti.

        Oggi il sistema monetario che detta i ritmi economici e finanziari degli stati,

                                 delle nazioni e dei popoli, crisi comprese,

    crea moneta dal nulla addebitandola/prestandola ad interesse da usura ai popoli

              – e senza averne la sia pur minima legittimazione legale e morale:

          perchè la legge non dice di chi sia la proprietà della moneta all'emissione 

                 – ed imponendo, con l'alibi della riduzione del debito pubblico,

                          la compressione e/o azzeramento dei servizi essenziali.

    Anche la stessa vita umana, a quanto pare, è secondaria a questi assurdi dogmi finanziari e monetari. Il paradigma africano, d'altronde, è sotto gli occhi di tutti da secoli! Il denaro, come ci insegna il professor Auriti, è uno strumento convenzionale emesso dal nulla e a costo zero, attraverso un mero atto tipografico. Creare denaro non costa nulla e da oltre tre secoli a questa parte i controllori illegittimi della moneta decidono la morte e la vita di miliardi di uomini.

    Il paradosso della morte degli angeli calabresi ce lo ricorda drammaticamente,

                     rivelando ancora una volta questa agghiacciante verità

      che molti ancora ignorano sotto il velo nero della disinformazione di Stato.

     Lo Stato non può chiedere sacrifici umani          

    Lo Stato non può più richiedere altri sacrifici umani, nel nome di una crisi inventata a tavolino. Il denaro creato dal nulla dovrebbe dunque essere accreditato e non addebitato in seno ai bilanci statali. Inversione contabile che getterebbe in un sol gesto i sanguinari Moloch del debito pubblico nella polvere, liberandoci una volta per tutte da questa assurda schiavitù che i  politici e i media – ben foraggiati dal sistema monetario e bancario – si guardano bene dal rivelare. Che queste morti, anzi questi sacrifici umani, possano svegliare le nostre coscienze spingendosi all'informazione e all'azione. Ciò nell'auspicio che pezzi colorati di carta straccia, chiamati "moneta-debito", possano trasformari da strumenti di dominio, disperazione e morte, in strumenti di credito e provvidenziale rinascita, contribuendo a liberare nuove energie economiche e lavorative, fabbricare nuovi mattoni per l'edificazione di  ospedali, scuole ed edifici atti ad elevare l'uomo. Premesso che l'edificio principale da ri-edificare è quello della nostra coscienza. Chi non si incazza e agisce, dunque, è una bestia! Oggi si può e si deve agire con convinzione e determinazione: le armi di mutuo soccorso esistono, basta utilizzarle.

     La panacea all'usura legalizzata                              

    Bisogna creare valori convenzionali e accreditarli ai cittadini, riattivando l'economia delle nazioni e garantend dignità a tutti.

    Non farlo vorrebbe dire rientrare nella categoria degli stupidi e degli sprovveduti;

             non rendere giustizia al nostro glorioso passato, alla nostra Fede e a Dio,

         alla storica battaglia contro l'usura ebraica posta in essere dai santi medievali

                                                     e dalla Chiesa Cattolica.

    A tal fine è stato creato il B.A.R. – Buono Comunale di Agevolazione Reddituale, uno strumento capace di dare ai sindaci la possibilità di prendere in mano il destino dei propri cittadini. Un'arma non violenta capace di mettere in moto la macchina economica della propria comunità sociale con efficienza e semplicità. Che ciascuno torni ad essere proprietario dei propri valori monetari, altrimenti l'usura indotta farà piazza pulita dei nostri cari, delle nostre famiglie e della nostra civiltà, costringendoci al suicidio, alla morte, all'espatrio o alla disperazione. Non facciamoci complici dei grandi usurai e storici padroni oscuri della moneta-debito, nemici di Cristo e dell'umanità: l'immobilismo è un suicidio annunziato! L'immobilismo è una strage! L'immobilismo, una volta compreso il male e trovata la panacea, è un crimine ancor più grande!

    Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

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     Video correlato – B.A.R. e sovranità monetaria   

    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

     

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    Spread e debiti perenni: andare oltre la cartolarizzazione, verso la proprietà popolare della moneta

    Domenica, 7 ottobre / 2018

    – di Roberto Pecchioli e Sergio Basile

     Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Sergio Basile, Giacinto Auriti, Proprietà Popolare  

    Spread e debiti perenni: andare oltre la

    cartolarizzazione, verso la proprietà

    popolare della moneta

    I titoli di Stato non sono il mezzo per ottenere la democrazia integrale:

    urge il reddito di cittadinanza auritiano (a credito).

    ► L'FMI e l'esempio emblematico del "disastro giapponese"

     

    di Roberto Pecchioli  / con il contributo di Sergio Basile

    spread e titoli di stato - debito perenne

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     La tecnocrazia e il debito perenne                         

    Roma, Bruxelles, Tokyo – di Roberto Pecchioli e Sergio Basile –  Come visto in più sedi la truffa dell'emissione monetaria a debito è un qualcosa che va avanti dal 1694/1717, cioè dalla fondazione e istituzionalizzazione della privata "Banca d'inghilterra".

                         Ma diversi sono stati nel tempo gli stadi progressivi

               che hanno ancor di più blindato ed incancrenito questa truffa:

               tra di essi un cenno particolare lo meritano la cartolarizzazione

            e contestuale iper-emissione dei titoli di stato del debito pubblico

    e la successiva trovata "usurocratica" della diabolica accoppiata rating/spread.

    Riecco lo spread. Tornano sul palcoscenico le statue di cera dell’UE, il franco-romeno-israelita massone Moscovici e l’ineffabile Juncker gran contribuente delle accise sugli spiriti, si materializzano nuovamente i fantasmi dei decimali nel bilancio dello Stato, risuonano gli ordini imperiali di sconosciuti funzionari stranieri presso i governi eletti. L’occasione è la polemica sulla legge di bilancio, assai sgradita agli gnomi di Bruxelles e ai loro domines della cupola finanziaria. Non è inutile una rinfrescata alla memoria dei connazionali, alla ricerca di bugie tutt’altro che innocenti per una visione dei fatti alternativa alla vulgata corrente della stampa e delle accademie di luminari a contratto. Una controstoria per nerd, lontana dai grafici, dagli istogrammi, dalle formule incomprensibili degli esperti, esposta senza utilizzare la lingua di legno anglotecnocratica. Partiamo da lontano, poiché il cappio che ci strangola da tre secoli a questa parte (cioé dalla nascita ed istituzionalizzazione delle banche centrali e della moneta-debito: 1717) ce lo siamo stretti al collo con rinnovata forza, ancora una volta nel 1981, allorché un ministro della sinistra DC, Beniamino Andreatta, con una semplice lettera concordata con i vertici della Banca d’Italia (Carlo Azeglio Ciampi), decretò il cosiddetto divorzio tra Tesoro e banca centrale. Venne cioè rimosso l’obbligo per l’istituto di emissione di acquistare i titoli invenduti alle aste mensili, calmierandone il tasso. Liberati gli istinti animali della finanza, pur in una situazione in cui il sistema bancario era in mano allo Stato, il debito pubblico dell’epoca, 142 miliardi di euro, il 58 per cento del PIL, triplicò in soli quattro anni, per quintuplicare nel 1994. Il divorzio più caro della storia: mille miliardi in quindici anni.

                                      Ovviamente già prima del divorzio

                         l'Italia era vittima degli strozzini internazionalisti,

    anche se il debito era targato "Italia" e il nodo attorno alla gola era più dolce

                                             (per usare un eufemismo)

     Gli internazionalizzatori                                            

    Basta comunque questo dato per destituire di fondamento la narrazione che descrive gli italiani spreconi intenti a vivere allegramente a spese altrui. Andreatta e Ciampi, da brillanti funzionari della cupola bancaria che stava rialzando la testa con rinnovato slancio, ma da nemici del popolo che dovevano servire, perseguivano un doppio obiettivo, internazionalizzare il debito pubblico,  all’epoca detenuto dalle famiglie italiane risparmiatrici (sia pur sempre indebitate verso la mangiatoia statale); gettare le basi per l'ancor più selvaggia espropriazione della sovranità monetaria (avviata con l'euro)  e per la privatizzazione del sistema bancario nazionale, che realizzarono, sempre loro, undici anni dopo, al crollo provocato della prima repubblica e immediatamente dopo la "presunta" fine (sicura metamorfosi) del comunismo sovietico, con gli accordi di spartizione del panfilo Britannia, presente tra gli altri un funzionario in carriera di nome Mario Draghi.

     Il vincolo esterno                                                         

    Ci scuserà il paziente lettore se introduciamo un concetto che ci viene propinato in tutte le salse dal sistema di comunicazione, ma mai spiegato: il vincolo esterno. Si tratta del principio per cui non possiamo spendere se prima non guadagniamo o non ci facciamo prestare soldi. Se una comunità, uno Stato non possiede mezzi di pagamento legale propri, non può fare altro che correre con il cappello in mano da chi detiene (o meglio si è appropriato) il mezzo monetario, nel nostro caso l’euro della Banca Centrale Europea. Poiché ci siamo spogliati sempre più di due enormi strumenti di sovranità, cioè di libertà, la sovranità monetaria e la determinazione del tasso di sconto, sono i banchieri a stabilire insindacabilmente se prestarci denaro, in quale quantità e determinare l’interesse (ovviamente – e lo ricordiamo specialmente ai nostalgici illusi – non va dimenticato come anche la lira fosse una distruttiva moneta-debito).

                  Se a ciò aggiungiamo che il denaro prestato non esisteva

      perché creato dal nulla, ex nihilo, e diventa reale solo perché lo accettiamo

                             e circola come il sangue per il nostro lavoro,

                              risulta chiaro chi comanda e chi obbedisce.

                Si rivela azzeccata la frase simbolo di un blog economico:

           "è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita".

    Parole non di un saggio o di un filosofo, ma di un personaggio dei fumetti, Pippo, l’amico di Topolino. Abbiamo il vincolo esterno che impone di vendere il frutto del lavoro collettivo del nostro popolo e abbiamo una "moneta-debito" esterofila e di proprietà degli usurai di turno, rigorosamente non di proprietà del popolo. Lo Stato prima del divorzio si finanziava – sia pur sempre a debito dei cittadini –  nei tempi in cui possedeva la banca centrale e controllava le banche commerciali, emettendo prevalentemente BOT, buoni del tesoro ordinari a breve termine, acquistati attraverso i canali postali e creditizi dalle famiglie italiane come risparmio garantito e sufficientemente remunerato. Differenti sono i CCT, certificati di credito del Tesoro, il cui valore reale è variabile in base al mercato, investimenti di medio termine. Oggi BOT per almeno 400 miliardi sono in mano alle banche commerciali che li depositano a tassi negativi presso la Banca Centrale, un’immensa ricchezza ferma da cui trae profitto solo la cupola finanziaria, pagata per custodire gli impulsi elettronici che hanno sostituito i titoli di proprietà cartacei.

     Il trucco della cartolarizzazione (titoli di Stato)      

    Ovvio che i risparmiatori italiani non li acquistino nella certezza di rimetterci, ponendo sul mercato la notevole ricchezza privata italiana, pari ad almeno 4.200 miliardi, due volte e mezzo il PIL. Lentamente, ma costantemente, essa passa di mano trasferendosi ai signori del rischio altrui.

                      Da anni, nel mercato dei titoli pubblici prevale il BTP,

       buono del tesoro poliennale con scadenza anche a lunghissimo termine,

                            che impegna chi lo emette fino a trent’anni,

    alimenta un vorticoso giro speculativo e lascia il Tesoro alla mercé dei mercati.

    Lo spread che tanto eccita i commentatori è la differenza di rendimento, a parità di scadenza, tra il buono considerato più sicuro, tedesco, dai tassi più bassi, e quello degli altri Stati. Perché l’eurosistema non preveda l’emissione di buoni propri, gli Eurobond inutilmente chiesti da Giulio Tremonti, non è un mistero:

    come non è un mistero per chi ha compreso il trucco del signoraggio bancario,

               e della cartolarizzazione (finanziamento tramite titoli di stato)

       il fatto che anche i bond sono strumenti – sia pur nelle mani dello Stato – 

                        destinati ad indebitare e dunque ad infelicitare

               e controllare le masse ignoranti e accondiscendenti (Ndr).

     L'ingerenza dell'FMI sull'Iva del Giappone               

     L'altissimo debito interno del Giappone (paese a cosiddetto "debito sovrano")

           e gli interventi impositivi sull'IVA del Fondo Monetario Internazionale

                                                         delle ultime ore

                       sono in merito un esempio davvero emblematico e chiaro,

                                   sulla truffa assoluta dei titoli di Stato.

    "La managing director dell'Fmi, Christine Lagarde, ha invitato il governo a ravvivare e rendere più incisive le politiche dell'«Abenomics» , in particolare sul fronte delle riforme finalizzate a aumentare la produttività, comprese quelle del lavoro. «Per ridurre le incertezze di politica economica, affrontare le sfide demografiche e ridurre i rischi sulla sostenibilità del debito è necessaria una cornice fiscale credibile per il medio e lungo termine – recita il rapporto dell'Fmi riguardante il Paese che ha il rapporto peggiore tra debito e Pil in area Ocse – Al fine di finanziare crescenti costi della sicurezza sociale e ridurre i rischi sulla sostenibilità dell'indebitamento, il consolidamento (fiscale) dovrebbe incentrarsi su un graduale aumento dell'imposta sui consumi finché raggiunga almeno il 15% con aumenti graduali e continui (rispetto al livello attuale dell'8%)" (1).

    (1) Fonte "Il Sole24 Ore"6 ottobre 2018 / «Dovete raddoppiare l'Iva sul medio termine». I compiti dell'Fmi al Giappone

     I derivati: l'altra faccia del casino finanziario             

    Il casinò finanziario (ma si può omettere l’accento per chi trae denaro dal denaro) ha inoltre inventato ulteriori meccanismi, i cosiddetti derivati. I più comuni sono i CDS (Credit Default Swaps), strumenti di copertura destinati a trasferire ad altri il rischio. Si può scommettere indefinitamente al rialzo o al ribasso sui dei conti pubblici, cioè sulla capacità o meno di rimborsare i BTP a scadenza da parte degli Stati.

            Basta un’oscillazione più elevata di quella normalmente accettata

                               dai modelli matematici degli operatori,

          o una voce, magari diffusa ad arte, per scatenare ondate di vendite

                                      seguendo l’effetto gregge.

    Le aste odierne sono dette marginali, poiché il BTP va a chi offre il tasso più elevato, cui sono costretti ad adeguarsi l’offerente e gli altri compratori. Ma, qui sta il punto, chi sono i partecipanti all’asta, i cosiddetti investitori istituzionali? Un gruppo ristretto, un cartello di pochi giganti della finanza comprendente il gotha affaristico del mondo, Citygroup, Goldman Sachs, Morgan Stanley eccetera. Gli unici italiani sono Unicredit e Intesa San Paolo, massimi partecipanti di Bankitalia, di cui conosciamo la prevalente composizione azionaria estera. Non ci toglieremo il cappio dal collo se continueremo a riservare il controllo della moneta a un cartello di speculatori internazionali che agiscono in sintonia e possiedono direttamente almeno 700 miliardi di nostri titoli, e molti altri attraverso partecipazioni e incroci azionari. La prima mossa sarebbe – secondo gli economisti – quella di imporre alla Banca d’Italia, che resta un soggetto di diritto pubblico, di comportarsi come la sua omologa tedesca, la Bundesbank, che, in caso di aste nelle quali il collocamento non è totale, non accetta vendite a tassi più elevati, ma trattiene i bond invenduti per piazzarli al momento più favorevole. Nonostante il Trattato di Maastricht, la Buba agisce come elemento di equilibrio del sistema tedesco. Ma al di là di questi palliativi debitocratici, bisogna agire sul "cancro del debito" in maniera netta e decisa.

     Di chi deve essere la proprietà della moneta?          

    Bisogna comprendere una volta per tutte che la cartolarizzazione è un inganno, poiché la pratica dell'acquisto dei titoli di Stato per finanziare l'economia di un Paese, in definitiva non permette agli stati di finanziarsi, ma produce solo debito e quindi schiavitù e malessere, povertà, disperazione e morte:

                                            la principale prerogativa di uno Stato

                 – come ci insegnano Lincoln, Kennedy, Ezra Pound e Giacinto Auriti –

                                     consta nel creare la propria moneta-credito

                     per far fronte  al proprio fabbisogno finanziario ed economico.

                                                   Tutto il resto è aria fritta!

    Tale moneta, poi, per liberare davvero l'umanità dai ceppi del debito deve essere creata ed emessa a credito dei cittadini ed attribuita al popolo in proprietà (reddito di cittadinanza a credito o "auritiano") cioé non deve assere accantonata tra le voci di debito del bilancio degli stati. In caso contrario, infatti, interessi e tasse annullerebbero ed inficierebbero gli sforzi economici e lavorativi dei cittadini. La conclusione è che la situazione è molto difficile, agire è complicato ma non impossibile, a patto che vengano assunte decisioni condivise da un popolo unito. Sappiamo che la tradizione di divisione intestina, il preferire lo straniero all’avversario interno è antica quanto la nostra nazione. Tuttavia, se intendiamo conservare non solo sovranità e indipendenza, ma la concreta proprietà del nostro denaro, frutto del sudore nostro e dei padri, da trasmettere ai figli, non vi sono alternative. La strada è stretta ma non del tutto impraticabile. Quel giorno i popoli torneranno a respirare. Sino ad allora, dovremo accettare un destino da servi o, al massimo, difenderci con meccanismi del tipo di quelli esposti, elaborati da studiosi estranei al potere dei signori del denaro. La Cartagine finanziaria non può essere riformata, ma sconfitta attraverso la volontà popolare e la proprietà popolare di meri valori convenzionali chiamati "moneta".

    L'unica strada percorribile per liberare l'umanità dai lacci del debito onnipresente

    è quella tracciata dal grande Prof. Giacinto Auriti. Tutto il resto è noia! E' debito!

     

    Roberto Pecchioli /  Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

    partecipa al dibattito: infounicz.europa@gmail.com 

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    Allegato

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     B.A.R.: risposta odierna all'usura legalizzata        

    Oggi, in tempo di rarefazione monetaria indotta ed usura legalizzata, in tempo di spread e moneta-debito creata dal nulla (e senza riserva), la storia si ripete. I veri cattolici non possono stare a guardare e devono riscoprire il nobile ed antico esempio della Chiesa Cattolica, orientato sulla resistenza non violenta e sulla proposta attiva ed alternativa, ricalcando le orme dei loro avi. Oggi urge trasformare le comunità sociali (a partire dai comuni) in cooperative di credito solidali e orientate al mutuo soccorso, proprio com'era al tempo di Mosé (mille e duecento anni prima dell'Incarnazione di Cristo) ed al tempo dei santi francescani (Mille e Duecento / Mille e Quattrocento), durante il "bistrattato" Medioevo. La Dottrina Sociale della Chiesa attende giustizia e vuol ririvere sia nell'anima dei credenti che nelle loro opere. Il grande Professor Giacinto Auriti, padre della Teoria del Valore Indotto della Moneta e del SIMEC, lo aveva capito realizzando tale "Dottrina" attraverso l'immissione nel circuito economico-sociale di valori monetari convenzionali a credito e di proprietà del portatore (e non degli usurai). Egli ideando e promuovendo il SIMEC realizzò un vero e proprio miracolo economico-sociale nel comune di Guardiagrele, fino ad allora tra i centri italiani più colpiti dalla piaga del suicidio da insolvenza. Oggi si può e si deve agire con convinzione e determinazione: le armi di mutuo soccorso esistono, basta utilizzarle.

             Non farlo vorrebbe dire rientrare nella categoria degli stupidi e degli sprovveduti;

                    non rendere giustizia al nostro glorioso passato, alla nostra Fede e a Dio,

                alla storica battaglia contro l'usura ebraica posta in essere dai santi medievali

                                                          e dalla Chiesa Cattolica.

    A tal fine è stato creato il B.A.R. – Buono Comunale di Agevolazione Reddituale, uno strumento capace di dare ai sindaci la possibilità di prendere in mano il destino dei propri cittadini. Un'arma non violenta capace di mettere in moto la macchina economica della propria comunità sociale con efficienza e semplicità. Che ciascuno torni ad essere proprietario dei propri valori monetari, altrimenti l'usura indotta farà piazza pulita dei nostri cari, delle nostre famiglie e della nostra civiltà, costringendoci al suicidio, all'espatrio o alla disperazione. Non facciamoci complici dei grandi usurai e storici padroni oscuri della moneta-debito, nemici di Cristo e dell'umanità: l'immobilismo è un suicidio annunziato! L'immobilismo, una volta compreso il male e trovata la panacea, è un crimine ancor più grande!

    Sergio Basile 

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     Video correlato – B.A.R. e sovranità monetaria   

    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

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  • Moro, Kissinger e l’usura: nuove ricostruzioni e ipotesi

    Moro, Kissinger e l’usura: nuove ricostruzioni e ipotesi

    Martedì, 25 settembre / 2018

    – di Sergio Basile

     Redazione Quieuropa, Sergio  Basile, Henry Kissinger, Aldo  Moro,  Cinquecento  Lire,  Usura             

    Moro, Kissinger e l'usura: nuove ricostruzioni e ipotesi

    Nuovi spunti di riflessione sul caso più scottante della politica italiana

    a 44 anni dalla minaccia di Henry Kissinger, durante la storica

    visita di Aldo Moro alla Casa Bianca

    (Memorandum of Conversation, White House, Washington, 25 settembre 1974)

     

    di Sergio Basile

    moro - kissinger

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Premessa: Sulla lunga strada della sovranità      

    Catanzaro – di Sergio Basile Il Tiramisù è uno dei dolci più conosciuti della tradizione culinaria italiana: famoso fin dagli Anni Sessanta è diventato negli ultimi decenni il simbolo per eccellenza della dolcezza nostrana nel mondo. La tradizione ne contende la paternità tra Roberto Linguanotto e Speranza Garatti. Così come avvenne per il perfezionamento della ricetta del dolce in seno a tali affermati chef, la scoperta che tutto il mondo ci invidia, la strada verso la sublime scoperta monetaria del Professor Giacinto Auriti – il genio di Guardiagrele – è stata costellata da febbrili decenni di studio in materia giuridica e monetaria, ma anche da concatenate intuizioni e stadi di crescita, progressive e rinnovate consapevolezze, esperimenti, osservazioni e comparazioni con gli studi di grandi uomini del passato che hanno portato alla prodezza empirica dell'elaborazione auritiana:

                            il dolce ideale, confezionato a vantaggio dell'umanità,

                  per contrastare l'amarezza senza fondo della piaga feneratizia!

    Serebbe un errore, tuttavia, separare e decontestualizzare la scoperta auritiana dal fil rouge della storia passata e trapassata. Auriti si pone, evidentemente, in continuità con un glorioso passato, ricapitolato mirabilmente nell'esperienza anti-usurocratica dei "francescani" Monti di Pietà medievali e nella tradizionale Dottrina Sociale della Chiesa, figlia a sua volta dell'originaria "Dottrina Monetaria di Mosé": miracolo spirituale ed economico che, oltre mille anni prima della venuta di Gesù Cristo, vide nascere in Medioriente la prima moneta-convenzionale a credito della storia (il Mamré) e le prime cooperative creditizie, organizzate in tribù. Quindi, come in pittura la perfezione del gioco d'ombre e del realismo di Caravaggio non poté realizzarsi senza le premesse sugli studi della prospettiva di Giotto;  come l'elicottero sperimentale di Enrico Forlanini (1877) non avrebbe avuto ragion d'essere senza gli studi sulla "vite aerea" del Codice Atlantico (1480) di Leonardo Da Vinci, oggi non potremmo celebrare a pieno le lodi del professor Auriti, e non potremmo apprezzarne il genio assoluto, senza riconoscere e comprendere la grandezza dei suoi predecessori ed il loro contributo alla causa della libertà. Ovviamente, cedere alla facile tentazione di tracciare un'ipotetica scala di valori sul grado di sensibilità di tali giganti della storia, "classificando" personaggi di epoche diverse – protagonisti a loro volta di diversi stadi di perfezionamento della fattispecie giuridico-monetaria – rispetto alla "verità auritiana", risulterebbe anacronistico. Ogni facile paragone tra Auriti e i suoi storici predecessori, volto magari a ridimensionare lo spessore di questi ultimi o a colorarne i contorni con un filo di ironia, risulterebbe infatti fortemente ingeneroso e inopportuno verso costoro.

    Il fatto che il genio Giotto non comprese il segreto del contrasto dei chiaroscuri e della luce

               nel miracolo della tridimensioalità delle figure, chiara al genio Caravaggio,

                                  di certo non può esser un motivo valido

                       ad adombrare la grandezza del primo rispetto al secondo.

    Ciò dal momento che gli eventi storici, come ben sappiamo e come ci insegna Gian Battista Vico, hanno sempre seguito moti evolutivi unici ma ciclici e sono stati caratterizzati da stadi di sviluppo ben definiti e ugualmente preziosi. Questa realtà evoca l'immagine dei granelli di sabbia di una clessidra, cadenti a cascata e in perfetta successione. Essi segnano il tempo e perseguono una comune missione: riempire la base dello strumento vitreo svuotando nel contempo la parte superiore, seguendo un preciso ritmo. Così è per i giganti che precedettero la scoperta auritiana: tante tessere di un domino che hanno segnato la storia degli ultimi venti secoli, facilitando la comprensione dello strumento monetario, verso lo smascheramento delle strategie dell'usura internazionale. Esse hanno riempito di valore e dignità la base della società (la comunità sociale degli esseri viventi) svuotando di senso e valore i vertici del potere monetario e politico.

                 L'inarrivabile Prof. Giacinto Auriti e i suoi illustri predecessori,

                  sul lungo e tortuoso sentiero della lotta all'usura monetaria

                 – tra i quali citiamo il tandem presidenziale Lincoln-Kennedy –

                    rappresentano un modello per tutti gli studiosi di moneta

                               che si accostano seriamente all'argomento.

    Si tratta di un terreno di ricerca ostico ed impervio che, in un modo o nell'altro, non può che ricondurre le fila dell'indagine storica ai misteri del cartello bancario e ai complotti "religiosi" orchestrati dalle grandi famiglie di banchieri internazonalisti, d'estrazione ebraica e fede talmudica, capaci di influenzare con la nascita delle banche centrali, le loro pertinenze e le loro azioni concertate, il destino di intere nazioni e continenti. La volontà univoca e il comun denominatore all'azione degli eroi che contrastarono il cartello bancario e la "rivoluzione monetaria", può evincersi nell'indomabile necessità di mettere in dubbio i dogmi bancari. Tale priorità l’aveva avvertita, sia pur parzialmente e con pathos probabilmente minore rispetto ai primi, anche Aldo Moro, dando segnali incoraggianti dal suo esecutivo, malgrado la disastrosa esperienza del “compromesso storico” sancito dalla stretta di mano con Enrico Berlinguer il 28 giugno 1977.

    Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

     

    Moro, Kissinger e l'usura: nuove ricostruzioni

    e ipotesi

    Nuovi spunti di riflessione sul caso più scottante della politica italiana

    a 44 anni dalla minaccia di Henry Kissinger, durante la storica

    visita di Aldo Moro alla Casa Bianca

    (Memorandum of Conversation, White House, Washington, 25 settembre 1974)

     

    di Sergio Basile

    Scritto tratto, in parte, da: "Il Prezzo della Libertà. La Grande Truffa della Moneta in 5 Mosse"

    di Sergio Basile, Ed. Solfanelli, 2018

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     Il Caso Moro e l'usura da moneta-debito             

    Washington, Romadi Sergio BasileMoro nella seconda metà degli anni Sessanta, decise di sottrarsi, sia pur in parte, dal pressing forzato dei potentati bancari e di "risollevare l’economia nazionale" emettendo biglietti di Stato a corso legale, "pare" senza bisogno di chiedere prestiti via Bankitalia o FMI (1): così facendo egli avrebbe posto (restiamo rigorosamente nel condizionale) l’obiettivo morale di assolvere ai bisogni del popolo italiano, ricorrendo alla cosiddetta

                                             emissione sovrana senza debito.

    Ma, come vedremo, questa pagina di storia resta ancora avvolta da dense nebbie, difficilmente diramabili, per ragioni che spiegheremo di seguito. Trent’anni dopo il Professor Auriti ebbe il gran merito di superare questa sia pur provvidenziale ricetta dei "biglietti di Stato", comprendendo — rispetto a Moro, ma anche ad Abramo Lincoln, John F. Kennedy, Andrew Jackson ed altri eroi della contro-rivoluzione monetaria — l’importanza di elargire a ciascun cittadino la propria quota di moneta-credito, attribuendone loro la proprietà diretta (reddito di cittadinanza a credito) e andando così oltre la mera spendita di moneta statale senza debito. In tal guisa Auriti aprì nuovi orizzonti di sviluppo socio-economico, sormontando l’ottica  del circoscritto limite dell'investimento statale e liberando inimmaginabili "valori" ed energie economico-finanziarie, fino ad allora sconosciuti alla sfera degli economisti classici: incapaci storicamente di comprendere a fondo il concetto di "moneta-credito". La panacea alla guerra del sangue contro l’oro giunse grazie alla scoperta della Teoria del Valore Indotto della Moneta (2), l’unica arma pacifica capace di ridonare dignità ai cittadini in un contesto di democrazia integrale, svincolando la coscienza nazionale da perigliose e fuorvianti elucubrazioni economiche innestate sia nel mito del dio-stato che nel giogo dell’onnipotente banca centrale.

    (1) Fondo Monetario Internazionale  / FMI / IFM – Il Fondo Monetario Internazionale (International Monetary Fund) è un'organizzazione internazionale a carattere universale (e mondialista) istituita il 27 dicembre 1945 (nata ufficialmente nel maggio del 1946) e composta dai governi nazionali di 189 Paesi. Con la Banca Mondiale rientra nelle cosiddette organizzazioni internazionali di Bretton Woods. (2) Cfr.: Sergio Basile, "Il Prezzo della Libertà. La Grande Truffa della Moneta in 5 Mosse", Ed. Solfanelli, 2018 – Capitolo XII; Conclusioni – par. 7.

     La politica monetaria di Aldo Moro                      

    L’impegno di Aldo Moro nella ridefinizione della politica monetaria nazionale fu significativo ma marginale, o meglio non decisivo, e comunque segnato dai ben noti fatti di cronaca nera consumatisi in quei drammatici anni. Lo statista democristiano tra gli Anni Sessanta e Settanta finanziò la spesa pubblica per cinquecento miliardi di lire attraverso l’emissione di biglietti di Stato da 500 lire (emissioni Aretusa (3) e Mercurio (4): (*) la prima emissione fu normata con i DPR del 20 giugno 1966 e 20 ottobre 1967, del Presidente Giuseppe Saragat (5); (*) la seconda mediante DPR del 14 febbraio 1974, firmato Giovanni Leone (6). Le 500 lire di Moro erano emesse senza ricorrere al processo bancario e debitocratico della cartolarizzazione (Cfr.: 8.3.1) e con dicitura “Repubblica Italiana”, perché immesse nel circuito economico direttamente dallo Stato, per la spesa pubblica. Esse prevedevano, in aggiunta, la scritta “Biglietto di Stato a corso legale”, in quanto garantite dall’autorità statale. Essendo slegati dalla Banca d’Italia, tali biglietti di Stato, secondo una delle tesi più diffuse tra numerosi studiosi di settore, “non avrebbero generavano debito e interessi passivi”: cioé sarebbero stati agli antipodi dei biglietti emessi sia da Bankitalia (1947) che dall’odierna BCE. Le 500 lire del 1947 recavano impressa, invece, la scritta “Banca  d’Italia” assieme alla dicitura “Pagabile a vista al portatore” (perché cambiabili con monete statali).

        L’Italia in quel frangente storico poteva emettere monete ma non banconote,

    che doveva acquistare dal Fondo Monetario Internazionale tramite la Zecca di Stato.

                         Moro permise l’emissione di monete a valore 500 lire,

                   nonché (in deroga) l’emissione contemporanea del cartaceo.

    In seguito all’assassinio del politico, che si consumò a Roma il 9 maggio 1978, e alle dimissioni anticipate di Leone, l’Italia smise di emettere cartamoneta di Stato, tornando sistematicamente schiava dell’usura internazionale e dei processi bancari di cartolarizzazione.

     Moro, Mattei, Caffé, Dossetti, La Pira                      

    Moro, con la sua parentesi politica, malgrado il compromesso rosso, provò in qualche modo a cambiare gli equilibri internazionali: passo sancito anche dalla sfida lanciata al monopolio dell’FMI e, in aggiunta, al tentativo di realizzare la sovranità energetica del Paese, cercata da Enrico Mattei, passando per il pieno sviluppo e l’indipendenza dell’ENI.

                Furono questi i tasselli che accomunarono nel bene e nel male

                        le vite di Enrico Mattei (ucciso nel 1962), Aldo Moro

               e Federico Caffé (scomparso misteriosamente il 15 aprile 1987).

    Va ricordato ad onor di cronaca come Caffé, sia pur formatosi nel fumoso humus statalista di stampo neo-keynesiano, fu integerrimo e prezioso consulente dello statista della DC, nonché suo collaboratore all’interno di un gruppo allargato, esteso a uomini di chiaro stampo cattolico del calibro di Giuseppe Dossetti e Giorgio La Pira.

    (3) Vedi DPR 20-06-1966 e 20-10-1967 del presidente Giuseppe Saragat per le 500 lire cartacee biglietto di Stato serie Aretusa. (4) Vedi DPR 14-02-1974, del Presidente Giovanni Leone per le 500 lire cartacee biglietto di stato serie Mercurio, DM 2/4/1979.    (5) Biglietto di Stato serie Aretusa – Legge 31 maggio 1966.   (6) Biglietto di stato serie Mercurio – DM del 2 aprile 1979.

     La fuorviante pista a senso unico                                 

    Tra l’altro, va ricordato, come lo stesso Mattei scelse di appoggiare Moro apertamente, urtando evidentemente gli interessi della grande usura internazionale, padrona della moneta-debito e, secondo proprietà transitiva, di gran parte delle fonti energetiche planetarie. Per anni si indagò sul Caso Moro a senso unico, dissertando sul ruolo delle Brigate Rosse con tesi aleatorie e parziali, cercando di dare all’omicidio una connotazione politica in senso stretto o addirittura partitica, circoscrivendo quanto accaduto all’interno dei meri confini nazionali. Seguendo l’oscuro fil rouge brigatista, un’altra curiosa analogia che unì Caffé e Moro, fu l’omicidio del professor Ezio Tarantelli, allievo, amico e collaboratore di Federico Caffé, ucciso sempre dalle “fantomatiche” BR in data 27 marzo 1985. Qualche anno dopo l’omicidio, tuttavia, un vento nuovo spirò su Roma, andando a smorzare l’afa estiva che avanzava e l’ancor più insopportabile cappa di omertà: nel giugno e luglio del 1982, qualcuno iniziò a tirare in ballo gli Stati Uniti d’America. A rompere il ghiaccio bollente fu la stessa moglie dello statista, Eleonora Chiavarelli Moro in una esplosiva testimonianza:

            l’assassinio — sostenne la Chiavarelli, in tribunale — avrebbe fatto seguito

                      a serie minacce di morte avanzate da colui che indicò come

                                    una figura politica americana di alto livello.

     L'incontro a Washington e la Minaccia di Kissinger 

    Dello stesso tenore fu la denuncia resa in sede processuale da Corrado Guerzoni, portavoce di Aldo Moro. La frase incriminata sarebbe stata la seguente:

                        Lei deve smettere di perseguire il suo piano politico (…)

                        Qui, o lei smette di fare questa cosa, o la pagherà cara,

                                          veda lei come la vuole intendere.

    Una cosa è certa: il 25 settembre 1974 il Presidente Aldo Moro, in visita ufficiale negli Stati Uniti, a Washington, incontrò il Segretario di Stato Henry Kissinger (vedi foto giù in allegato: Memorandum of Conversation, White House, Washington, 25 settembre 1974, del quale prorio oggi, 25 settembre 2018, corre il 44° anniversario). Subito dopo il colloquio lo statista fu colpito da un malore e soccorso da Mario Giacovazzo (suo medico personale) e Giuseppe Giunchi (medico personale del Presidente Giovanni Leone): entrambi spinsero affinché Moro facesse rientro anticipato in Italia. Molti storici hanno offerto ricostruzioni parallele a quella ufficiale proprio in seguito a questi poco pubblicizzati eventi, fatti di portata epocale ma inspiegabilmente epurati dai libri di “storia”. Durante il processo, Guerzoni identificò la suddetta figura politica americana di alto livello in Henry Kissinger.

     Nuove luci e ombre sul Caso Moro                               

                           Ma Moro fu dunque un eroe o la semplice vittima sacrificale

                           di un sistema di cui lo stesso, volente o nolente, era parte?

    La verità assoluta la potremo cogliere solo al cospetto di Dio. Tuttavia riteniamo che la questione dell’emissione delle 500 lire di Moro aliene da qualsiasi laccio debitocratico sia un evento storico di difficile codificazione, ancora sospeso tra verità e mito e in buona parte avvolto nel mistero. Ciò poiché, ad oggi,

                    non adeguatamente avvalorato da alcun documento probatorio,

              gap riconducibile ai polverosi ed impenetrabili archivi della Banca d’Italia,

                      di Palazzo Chigi e del Palazzo delle Finanze di Via XX Settembre.

    A sostenere questa tesi citiamo, per completezza storica, anche autorevoli studiosi auritiani del calibro del Professor Normanno Malaguti, del Professor Francesco Cianciarelli — collaboratore di una vita del grande Professor Giacinto Auriti — e del Professor Antonio Pantano, quest'ultimo tra i massimi esperti di Ezra Pound. Comunque è altrettanto vero che, come sostiene il Professor Pantano, nel recente regime repubblicano ad autonomia limitata impostoci dal 1° gennaio 1948, i “biglietti di Stato” emessi furono moltissimi, come risulta dalla pubblicazione iconografica in due volumi, degli anni Settanta, della Banca Popolare di Novara (da nostra intervista al professor Antonio Pantano – 30 luglio 2018). D’altra parte anche dalla seconda metà dell’Ottocento furono emessi molti biglietti di Stato e sicuramente senza debito (da nostra intervista al professor Normanno Malaguti – 28 giugno 2018). Come argomentato dai suddetti studiosi, le 500 lire emesse sotto il Governo Moro furono le ultime, ma — anche a loro dire — non costituirono ragione per accreditare Moro, in senso assoluto, come “virtuoso” (da nostre interviste ai professori Francesco Cianciarelli e Antonio Pantano – luglio 2018). Secondo altre tesi e come sostenuto dallo stesso Professor Pantano:

             “La soppressione dello statista fu probabilmente dovuta al non

             aver condiviso con i suoi colleghi delle ingenti somme conferite

                                        da Gheddafi a partire dal 1972”.

    A nostro avviso la pista Kissinger-Usa non è comunque trascurabile e resta fino ad ora la più accreditata, sia pur la meno battuta. Infatti concordiamo tutti sul fatto che la dissoluzione sistematica della “sovranità monetaria” italiana fu riconducibile certamente agli Americani. Come ricorda Pantano (intervista del 30 luglio 2018):

    “Gli Alleati iniziarono con 640 miliardi di Am-lire stampati negli USA nel giugno del 1942

                                     e ristampati anche in Italia fino al 1949-50.

                        Il regime usurocratico italiano nel 1965 regolò con leggi

                                         la residua circolazione assorbendola”.

    Moro comunque – e questa è una certezza storica che nessuno potrà mai sottrargli – ebbe il merito acclarato di aver sfidato apertamente il Fondo Monetario Internazionale, longa manus degli Stati Uniti d’America e del Governo Mondiale: la vera ragione della sua morte risiede, probabilmente, nella memoria storica dei fatti legati a quel Memorandum e a quella tragica, sconcertante e febbrile mattinata del 25 settembre 1974, all'ombra del bianco colonnato in stile neoclassico della White House: simbolico richiamo – ci scuserete la divagazione – dei farisaici sepolcri imbiancati di evangelica memoria.

    Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

    Scritto tratto, in parte, da:

    "Il Prezzo della Libertà. La Grande Truffa della Moneta in 5 Mosse", di Sergio Basile,

    Ed. Solfanelli, 2018

    partecipa al dibattito: infounicz.europa@gmail.com 

    Segui su Facebook la nuova pagina – Qui Europa news | Facebook

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      Memorandum of Conversation, White House, Washington, 25/9/1974 

    kissinger-memorandum-25-settembre

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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     Video correlato – B.A.R. e sovranità monetaria   

    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

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  • The School of Darkness – 5 – Il viaggio in Europa

    The School of Darkness – 5 – Il viaggio in Europa

    Martedì, 18 settembre / 2018

    di Bella Visono Dodd –

    Traduzioni dall'originale "The School of Darkness" a cura di Sergio Basile / Qui Europa

     Redazione Quieuropa,  Sergio  Basile, Bella Dodd, Comunismo, Europa,  Nazismo,  Fascismo        

    The School of Darkness – La Scuola delle Tenebre / 5°

    Capitolo 5° – Il viaggio in Europa

    The School of Darkness, Ed. P.J. Kennedy & Sons, New York, 1954

    (Traduzione dall'originale a cura di Sergio Basile)

     

    di Bella V. Dodd

    Traduzioni dall'originale "The School of Darkness" a cura di Sergio Basile

    School of Darkness - Bella Dodd - viaggio in Europa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Capitolo Quinto                                                         

    New York – di Bella V. Dodd / Traduzioni dall'originale "The School of Darkess" a cura di Sergio Basile(Continua da qui The School of Darkness – 1 – 2 – 3 – 4) – Dall’autunno del 1927 al giugno 1930, frequentai la New York University Law School e insegnai all'Hunter College, si trattò di un periodo in cui fui profondamente coinvolta nelle attività degli studenti nel mio college, del quale non fui solo insegnante ma anche consigliere di molti di loro, sia individualmente che nelle attività di gruppo. Come giovane insegnante, preoccupata dalle correnti conflittuali tra gli intellettuali, mi rivolsi a Sarah Parks per consigli e chiarimenti. L'insegnante che avevo ammirato da studentessa universitaria era coinvolta in polemiche sulle politiche salariali e promozionali del college. Allora quei temi non mi interessavano, perché amavo così tanto la mia posizione di insegnante che le polemiche sugli stipendi mi sembravano secondarie. Sarah invece era infervorata per le disuguaglianze di grado e di stipendio e per il suo bene cercai di interessarmi a queste cose. Fu un periodo in cui incontrai uomini e donne che seguivano idee e vivevano vite non ortodosse. Fu un periodo in cui l'amore per la letteratura, le arti e l'interesse per la rivoluzione russa divennero la scusa per lasciare casa e vivere in piccoli appartamenti angusti nel Greenwich Village. A quel tempo passavamo lunghe ore, notte dopo notte, seduti davanti ai camini in una soffitta del villaggio, parlando all'infinito. Sarah era stata una di noi, ma ora il suo coinvolgimento con la politica del college era sfociata in disperazione. Non ritenevo che la situazione giustificasse i suoi eccessi emozionali. Non sapevo che anch'io avrei seguito le sue orme. In quel momento sentii solo che tutto ciò che faceva nella sua vita la stava catapultando violentemente in un grande vuoto. Tendevo a ritirarmi dalla nostra stretta amicizia e a coltivare nuovi amici che costituivano le fondamenta che lei stessa aveva contribuito a stabilire.

     Il suicidio di Sarah Parks                                      

    Quando nel gennaio del 1928 si suicidò, fui gettata in una spirale emotiva. Mi sentii in colpa per non aver passato più tempo con lei. Pensavo di averla delusa. Ero amareggiata da quelli del college a cui si era rivolta per affetto e che, invece, le avevano chiuso la porta. La sua morte ebbe un profondo effetto su quelli tra noi che lei aveva influenzato. Sentivamo che Sarah aveva avuto il coraggio intellettuale di credere nella nuova nascente società collettiva, ma non l'audacia pratica necessaria per diventare un membro disciplinato del gruppo. Sentivamo che lei pensava come una collettivista, ma che combatté e visse come un’individualista e nella nostra impietosa analisi della sua vita, questo era stato il suo fallimento.

         Non ci rendevamo conto che la vita era diventata insopportabile per lei

                                    a causa del disordine del suo pensiero

                 che inevitabilmente l'avrebbe portata all'autodistruzione.

    Attenta a non continuare sulla strada che portò al suo suicidio, dovetti intraprendere una strada più lunga, più ingannevole ma parallela, fino all'annientamento. Mi rifiutai di tornare sui miei passi e riconoscere i miei errori. Non sapevo che questo avrebbe potuto portare solo disarmonia, confusione e sconfitta. Gli anni 1928 e 1929 furono pieni di confusione e bruttezza. Mi rifugiai sempre di più nella letteratura della disperazione. Provai a scrivere, ma scoprii che la mia confusione interiore si rifletteva sul mio lavoro. Per la prima volta nella mia vita guardai al futuro con apprensione. Nulla sembrava gratificarmi. Il mio lavoro presso la scuola di legge era mediocre. All'Hunter College le lezioni stavano diventando più impegnative e gli studenti che venivano da noi dalle scuole superiori non erano ben preparati. Il senso di dedizione all'apprendimento si stava affievolendo. Molti si iscrivevano all'università solo per adempiere il desiderio dei loro genitori, il desiderio moderno degli ignoranti determinati a far sì che i loro figli avessero un'istruzione universitaria. Ero consapevole del fatto che una massa crescente di giovani entrassero all'università quasi automaticamente dopo aver frequentato le scuole medie e superiori. Ero consapevole dell'abbassamento degli standard qualitativi. Si pensava poco al significato e allo scopo di un'educazione universitaria e praticamente non si pensava al ruolo delle libere università statali.

     In viaggio per il Vecchio Continente                     

    Durante la primavera del 1930 iniziai i corsi di Medina Cram e preparai l'esame per l'ammissione al New York Bar. Dopo la fine dell’esame chiesi un permesso di congedo dal college e con la mia amica Beatrice partii per l'Europa. In modo sciocco, speravo di trovare lì risposte che non trovavo a casa. Ero stanca e irrequieta. Volevo scappare da ogni senso di responsabilità. Ero giovane e volevo godermi la vita. Fu un viaggio ricco di nuove conoscenze. Grazie alla capacità di socializzare facilmente conobbi persone interessanti in ogni ambito della vita nei diversi paesi che visitammo. Fu in questo viaggio che incontrai il mio futuro marito, John Dodd. Atterrammo ad Amburgo. La trovai una città interessante, piena di marinai, scaricatori di porto, soldati. C'erano i nuovi benestanti con le tasche piene della ricchezza del paese. C'erano comunisti ovunque e in marcia, incontrandosi, cantavano. C'erano decadenti ed audaci locali notturni. C'erano anche vecchi ristoranti, vecchie case e chiese e altre testimonianze di un tempo ormai andato. Era una città di contrasti. Troppo spesso ci trovavamo al cospetto di tedeschi della classe media con facce smunte e tirate, pronte, quando notavano simpatia, a raccontarti i loro problemi. La cosa che mi colpii fu la loro perplessità. Non capivano né la causa della loro situazione, né dove stavano andando. Li guardammo e ascoltammo le loro storie. Ma eravamo americani pieni di dollari nelle borse, intenzionati a divertirci. A Berlino vedemmo più volti accigliati, smunti e, d’altra parte, più sfacciati sfarzi.

    Eravamo sconcertate dal degrado sessuale e morale ostentato nei locali notturni

                                   e presentato ai turisti di tutto il mondo.

    L'atmosfera della città sembrava carica come l'aria prima di una tempesta elettrica.

    Incontrai alcuni dei miei amici dell'Hunter College all'Università di Berlino ed avemmo l'opportunità di confrontarci su ciò che stava succedendo nei luoghi dell'apprendimento. Parlammo con studenti universitari e professori. L'università era dilaniata dai conflitti.

          Socialisti, comunisti, nazionalsocialisti si stavano combattendo a vicenda

         e congiuntamente si scagliavano contro chi si considerava conservatore,

             attaccato al proprio paese dall'amore naturale della propria patria.

     Nel degrado di Berlino                                                  

    Gli atti di violenza erano comuni nella città e nei dintorni dell'università. Ero consapevole del fatto che le questioni politiche fossero per loro una questione di vita o di morte. Ero anche consapevole del fatto che intellettuali, insegnanti, professori e scienziati fossero arrogantemente chiusi nel loro orgoglio e mancavano del desiderio interiore di svolgere un ruolo salutare nell'ora del bisogno del paese.

                                         Erano uomini di altissimo livello intellettuale,

                                 ma erano pronti ad attaccarsi alle forze della violenza.

                      Allora non mi resi conto, come faccio ora, che per quasi un secolo

    il mondo giudiziario tedesco era stato sottoposto a una sistematica despiritualizzazione

                         che poteva risultare solo nella disumanizzazione ora evidente.

           Ciò rese possibile il fatto che uomini così despiritualizzati avessero potuto servire

                            sia il potere nazista, prima, che il potere comunista, dopo,

                                                 con una lealtà ed efficienza spietate.

    In Germania discutevo spesso della crescente ondata di conflitti, ma su una cosa i professori e gli studenti erano d'accordo: il fascismo non sarebbe mai potuto venire in Germania. Era possibile in Italia, dissero, a causa della mancanza di istruzione generale, una cosa del genere non poteva accadere in Germania. Due istituzioni avrebbero impedito questo: le grandi università tedesche e il servizio civile tedesco. Quando, contrariamente alle loro dichiarazioni, accadde in Germania, le due grandi istituzioni che crollarono prima di tutte furono le università tedesche e il servizio civile tedesco. Dovevano servire il Fuhrer, ed era da loro che dovevamo imparare la lezione che l'istruzione in sé e per sé non è un deterrente alla distruzione di una nazione. Le vere domande da porre erano: che tipo di educazione? a quale scopo? con quale obiettivo? sotto quali standard?

     Via da Berlino… verso Dresda e Vienna                     

    Ero felice di lasciare Berlino, insistendo per un itinerario che non era nei nostri programmi. Fino ad allora mi ero rifiutata di passare molto tempo nei musei e nelle chiese, ma ora volevo andare a Dresda e vedere la Madonna Sistina (dipinto a olio su tela di Raffaello, databile al 1513-1514, e conservato nella Gemäldegalerie di Dresda – Ndt). Valeva la pena il lungo viaggio per vedere l'adorabile Vergine col Bambino e i cherubini ai loro piedi che sembravano dei piccoli allegri monelli. Il giorno che trascorsi a Dresda fu il mio più felice in Germania. Non vedevo l'ora di visitare Vienna. Fu una fortuna che Beatrice avesse parenti nella favolosa capitale degli Asburgo. Ma

      ancora una volta fummo colpiti dal dolore nelle facce bianche e smunte degli austriaci.

    Indossammo i nostri abiti più semplici per non offendere le persone incontrate. Volevamo andare all'opera, ma in un atto di rinuncia decidemmo di non farlo perché avevamo visto uomini e donne che amavano la musica stare fuori dal teatro dell'opera, mentre turisti e profittatori prenotavano i posti. Lo zio di Beatrice, che era stato consigliere finanziario nel regime di Francesco Giuseppe, ci intratteneva portandoci in alcuni famosi caffè. Mentre parlava della storia di Vienna, mi resi conto che amava profondamente la città, ma capii che essa stava morendo. Ci disse che aveva preso accordi per portare la sua famiglia in Uruguay.

                                   Ancora una volta fui colpita dal fatto che

              coloro i quali deploravano la perversione che aleggiava su di loro

            non avevano modelli per mobilitarsi e riprendersi. Erano spaventati.

       Avvertivano il senso del dolore del mondo e il desiderio di tornare al passato,

            ma non avevano la minima consapevolezza di dove stessero andando.

     Finalmente in Italia                                                       

    Dall'Austria andammo in Italia. Avevo atteso con malcelata eccitazione un ritorno alla mia terra natia. Mi aspettavo che il senso di non appartenenza che avvertivo d'improvviso sarebbe potuto svanire. Stavo contando su una trasformazione mistica. Attraversammo il confine e l'ispettore doganale frugò nel nostro bagaglio. Arrivammo a Venezia e andammo in un albergo con un nome tedesco.

           Cercai invano di trovare l'Italia che la mia memoria aveva custodito

                       e la mia immaginazione aveva abbellito, idealizzato.

    Venezia era una città altamente sofisticata, frivola, fragile, materialista. Era invasa da uomini in uniforme. Praticamente una persona su tre era un soldato. Andai al Duomo, ma non mi entusiasmò per i servizi. Era affollato da gente ben vestita, proveniente da tutte le nazioni. Fuori i mercanti trafficavano subdolamente con i ricchi turisti.

    La qualità spirituale e meditabonda dell'Italia che avevo molto apprezzato

     non si vedeva da nessuna parte e mi resi conto che non appartenevo più

                           al paese che avevo lasciato da bambina.

        Ora vedevo la prova tangibile del degrado della filosofia fascista.

    Come studente dell'Hunter College, nei primi anni venti, mi ero dichiarata antifascista in un periodo in cui non era di moda farlo. Era stata una dichiarazione emotiva contro quei compiaciuti membri della società che parlavano delle meraviglie che il fascismo aveva compiuto per l'Italia. Sentivo che erano più interessati agli orari dei treni e ai servizi igienico-sanitari che alla bellezza della sua cultura e all'anima della sua gente. Tuttavia, quando arrivammo a Firenze, scoprii che persino il fascismo non era in grado di corrodere i simboli incredibilmente belli del passato. Mi piacque molto ritrovarmi a Firenze. La delicata restrizione dei suoi paesaggi e della sua architettura sembrava riflettere il carattere delle persone stesse. Mi trovai in piedi nelle piazze pubbliche e osservavo i volti di quelli che passavano, colpita dal fatto che la commessa più semplice sembrava una delle modelle di Raffaello. Mi incuriosì sempre cogliere le diversità e la bellezza della cultura antica delle città italiane. Venezia era diversa da Firenze. Verona e Bologna erano un mondo a parte rispetto a Roma.

    Oggi, quando si parla così tanto e con cotanta adorazione di cultura di massa

       o ci si spaventa dell'accettazione dell’idea di un unico governo mondiale,

           guardo indietro alla gioia che promanava dalla cultura del passato

                                      di queste piccole città-stato

                e mi chiedo se l'arte e l'architettura dei nostri giorni

         raggiungeranno mai la bellezza di quella di quei tempi andati.

     Roma e la prova della rottura col passato                  

                                           Quando raggiunsi Roma

                     ero più interessata alle rovine dei templi classici

    che ai monumenti simbolo dello spirito vivente del cuore del cristianesimo.

                                             Era la prova di quanto io,

              attraverso la mia educazione e il mio perverso orgoglio mentale,

    mi fossi allontanata dal passato della mia stessa gente e dalla saggezza e sicurezza

                         accumulate in duemila anni di Cristianesimo

                e di come tali ataviche prerogative (smarrite – Ndt)

     avessero potuto salvaguardare i figli moderni di tutto l’Occidente.

    Guidai per miglia e miglia al sole caldo per visitare la tomba del poeta Orazio e passai ore alle Terme di Caracalla e presso altre rovine dell'antichità, e in una notte illuminata dalla luna guardai con ammirazione i livelli sfalsati del Colosseo avvertendo tutto il senso del tempo passato. Visitai il Vaticano e alcune chiese, ma la verità è che le visitai in gran parte per i loro inestimabili tesori artistici, cieca dinanzi al loro reale significato. A Roma il potere dello stato fascista era evidente ovunque e si coglieva soprattutto dall’impressionante numero di uomini in uniforme. All'improvviso pensai a mia madre e al suo disprezzo contadino per le forze armate. "Vivono tutti sulle nostre spalle", era solita dire. E ora pensavo all'Italia come a una dolorosa schiena che trasportava la vasta schiera di funzionari e soldati del governo. Avevo deciso di visitare la città in cui ero nata per vedere i miei genitori adottivi, con cui avevamo perso il contatto nel corso degli anni. Tuttavia, quando raggiunsi Napoli ci fu la notizia di un terremoto, quindi tornammo a Firenze e da lì nel sud della Germania per una breve visita.

     Ritorno a New York e adesione al Teachers Union    

    Successivamente Beatrice e io andammo insieme a Parigi, dove raccolsi la mia posta presso l'ufficio dell'American Express. Ruth aveva telegrafato: "Hai superato entrambe le parti dell'esame del Bar." Avevano scritto anche mia madre e mio padre: "Torna a casa, siamo soli senza di te". Sulla nave, di ritorno a casa, incontrai un gruppo di insegnanti di New York, che dissero di far parte dell'Unione degli Insegnanti. Ci catechizzarono sull’importanza di coinvolgere gli insegnanti all'interno del movimento sindacale e ci esortarono a far parte dell'Unione. Quando sottolineai il fatto che la loro unione abbracciasse in gran parte insegnanti di scuola pubblica e che non pensavo che gli insegnanti universitari avessero posto in quel contesto, i persistenti reclutatori mi assicurarono che i cervelli e gli organizzatori originari della Federazione americana degli insegnanti erano insegnanti universitari. Promisi di unirmi al sindacato come prova della mia volontà di partecipazione attiva alla causa della classe lavoratrice, anche se non pensavo che l'Unione potesse essermi di aiuto a livello personale. Al mio ritorno a New York andai alle riunioni della Teachers Union. Li trovai sconcertanti perché c'era tanta lotta e competizione intestina tra i gruppi che cercavano di ottenere il controllo del sindacato. Allora non capivo perché adulti intelligenti dovessero lottare così duramente per controllare un'organizzazione numericamente piccola e insignificante. Ero sorpresa di trovare i nomi di illustri professori come John Dewey e George Counts coinvolti nella polemica. Solo più tardi, quando compresi meglio la politica di sinistra, fui consapevole dell'importanza strategica del controllo di questa testa di ponte. (continua…).

    Bella V. Dodd / New York 1954

    Traduzioni dall'originale "The School of Darkness" a cura di Sergio Basile / Qui Europa

    N.B.: i titoli dei sottoparagrafi sono stati aggiunti dal traduttore e non sono presenti

    nella versione originale in lingua inglese

    (Copyright © 2018 Qui Europa) partecipa al dibattito: infounicz.europa@gmail.com 

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                          Gli usurai sottraggono il pane dalle mani degli affamati e dei fanciulli,

                       l’acqua dalle mani degli assetati, la casa e l’alloggio a chi non ne ha uno,

                                gli indumenti dal corpo di chi è nudo, fanno ammalare i sani,

                                           cacciano in prigione i liberi e, come lupi voraci,

                                         si affannano a saziarsi della carne dei miseri (3)

                                                            San Bernardino da Siena

    (1) Nel contesto di una società organica e teocentrica. (2) La diffusione delle cosiddette Ars Moriendi — o arti della buona morte — ne sono un esempio emblematico.  (3)  San Bernardino da Siena, Opera Omnia, Sermone XLIV.

     Usura giudaica e Concilio Laterano IV                  

    Ecco perché la Chiesa di Cristo ha da sempre combatutto l’usura, specie quella più aggressiva praticata dai mercanti giudei, condannando esplicitamente alcuni passi del Talmud ebraico che la avallavano. La piaga feneratizia era considerata dalla Chiesa come un gravissimo peccato, reiterato sia contro Dio (e la Sua Provvidenza) che contro gli uomini e la Creazione, ingenerando nel corpo sociale incommensurabili danni materiali e spirituali. All’epoca il prestito su pegno era erogato dai privati con tassi d’interesse che variavano dal 14 al 50%, con punte dell’80%, anche se la leva fiscale era meno opprimente rispetto a quanto avviene oggi. È curioso notare come il cancro dell’usura, andato in metastasi con la nascita delle private banche centrali a partire dal 1694 (4), andò propagandosi in tutta Europa fin dai primi secoli dopo Cristo. Successivamente, verso la fine del Duecento, con la progressiva affermazione dell’economia monetaria e dei banchi, gestiti in gran parte da speculatori ebrei, essa esplose diventando un fenomeno di malcostume. Ciò spiega la centralità che il fenomeno trovò presso tutti i grandi concili del Medioevo, a cavallo tra il 1123 e il 1312, sulla scia di quanto sancito già ad Elvira (5) (306 d.C.), Nicea (6) (325 d.C.) e Clichy (Francia, 626 d.C.) (7). Tra i concili in questione spiccò il Laterano IV del 1215, che denunciò con forza la perfidia giudaica testimoniata nell’usura:

                                                     Quanto più la religione cristiana

                           viene oppressa dalla riscossione del denaro prestato a usura,

                            tanto più gravemente la perfidia giudaica diviene prepotente,

                       tanto che in breve tempo le ricchezze della Chiesa si esauriranno (8).

    (4)  Cfr. par. 6.2 (Una catena di disastrosi effetti ed eventi); par. 6.3 (Londra 1964 – Royal Charter: una rivoluzione epocale).  (5)  Oggi Granada (Spagna).  (6)  Oggi Iznik (Turchia).  (7)  Il Concilio di Elvira (Spagna) si celebrò nel 306 d.C. (circa) nella città di Elvira (il nome di Granada prima della conquista araba, nell’allora Hispania). Vi si trattò, tra l’altro, il tema della separazione dalle comunità ebraiche che risiedevano nella penisola iberica. Il Concilio di Nicea (Turchia) fu il primo dei concili ecumenici e si tenne nel maggio-giugno del 325, convocato dall’imperatore Costantino. Vi parteciparono da 220 a 318 vescovi, in maggioranza orientali. Condannò l’eresia di Ario, proclamando il Figlio consustanziale a Dio Padre nel cd. Simbolo niceno (il Credo), tuttora in uso. Il Concilio di Clichy (o Concilium Clippiacense) fu un concilio sotto forma di sinodo locale che si tenne nell’omonima città francese, attorno al 626. Esso si occupò, tra l’altro, del diritto di asilo per criminali e schiavi che si fossero rifugiati in chiese o monasteri (Fonti: Enciclopedia Treccani e Cathopedia.org). (8) Dagli Atti del IV Concilio Laterano del 1215.

     I Mestieranti del debito                                               

                   Inoltre, gran parte delle prediche ufficiali, nelle chiese come nelle piazze,

                                                 erano volte a difendere i poveri

                    dal potere distruttivo della diabolica arte “alchemica” dell’estorsione,

                     che vedeva l’umano stato di bisogno, naturale o indotto che fosse,

                       quale suo naturale fondamento, ragion di gaudio e conseguenza.

    A reggere i giochi nacque una nuova categoria di mestieranti o specialisti del credito ad interesse, per lo più d’estrazione ebraica. Ad essi la sensibilità cattolica, quella francescana in particolare , contrappose i Monti di Pietà, luoghi privilegiati di mutuo soccorso permeati di solidarietà cristiana e simili, per certi versi, alle antiche pseudo-cooperative creditizie ebraiche dell’era mosaica (9). Il pioniere dei Monti di Pietà — realtà che da Ascoli Piceno e dalle Marche ben presto si diffusero in tutte le regioni — fu il Beato Marco da Montegallo (10) in de Marchio, discepolo di San Giacomo della Marca e autore della Tabula della Salute. Il Beato considerava i Monti di Pietà come

                          L’unico humano rifugio (concesso dal benignissimo Dio – Nds)

    de esso sventurato popolo cristiano, manecato, stracciato e devorato dagli usurai (11).

                                                       Beato Marco da Montegallo

    (9) Cfr. paragrafo 5.3 (Le prime cooperative creditizie della storia).  (10) Il Beato Marco de Marchio da Montegallo (Montegallo – Ascoli Piceno – 1425; Vicenza, 19 marzo 1496) è stato un religioso italiano appartenente all’Ordine dei Frati Minori, riconosciuto come l’ideatore — o co-ideatore — dei Monti di Pietà, pensati per sottrarre le classi meno abbienti al giogo dell’usura (fonte Cathopedia.org).  (11) Beato Marco da Montegallo, Tabula della salute, Venezia 1486, Cap. XI.

     La riforma socio-economia di contrasto all'usura   

    Tuttavia il primo istitutore dei Monti — o comunque coistitutore assieme al Beato Marco da Montegallo e al Beato Bernardino da Feltre — fu tale Fra Domenico da Leonessa (12), nativo di San Severino Marche. Dopo l’esperienza di Ascoli Piceno un altro passo decisivo alla causa fu dato dalla comunità francescana, nella seconda metà del Trecento, in seno all’Eremo di San Bartolomeo di Brogliano (13) (provincia di Macerata) nei pressi di Camerino, ivi nacque una vera e propria riforma socio-economica di contrasto all’usura, alla quale aderirono, nei decenni successivi, prestigiosi accademici, universitari e vescovi. Tra i documenti più importanti dell’epoca, a testimonianza di questo straordinario fenomeno socio-economico, degna di nota è la Bolla di Papa Niccolò V (14) del 1454, approvante il Monte dei Prestiti in Ancona (15).

     (12) Fra Domenico da Leonessa nacque nella prima metà del sec. XV. Incerti sono il luogo d’origine e la data: una tradizione lo vuole comunque nato a San Severino Marche (provincia di Macerata) e quindi trasferito a Leonessa (o Gonessa, Gonissa, Lagonissa nelle fonti); un’altra tradizione nato a Leonessa (provincia di Rieti) da genitori provenienti da San Severino (si veda Chiaretti, pp. 309 s. n. 30 e Enciclopedia Treccani).  (13) L’Eremo di San Bartolomeo di Brogliano, situato sugli altopiani Plestini ai confini tra Umbria e Marche, fu edificato nella seconda metà del XIII Sec., ad opera degli abitanti di Colfiorito, nel 1270. Dopo un lungo contenzioso, nel 1984, la chiesa è entrata a far parte dell’arcidiocesi di Camerino, essendo situata territorialmente nella provincia di Macerata (già appartenuta alla diocesi di Nocera Umbra). Da qui, nel XIV secolo, partì una delle più esaltanti e meravigliose esperienze di rinnovamento dell’Ordine francescano nota come Riforma degli Zoccolanti, opera iniziata dapprima da Fra Giovanni della Valle (1334-1351) e poi proseguita da Fra Gentile da Spoleto (1352-1355). (Cfr. M. Sensi, Brogliano e l’opera di Fra Paoluccio Trinci, Falconara, 1975; Cfr. M. Sensi, Le Osservanze Francescane, Roma, 1985).  (14) Nato a Sarzana (Spezia) il 15 novembre 1397; morto a Roma, il 24 marzo 1455.  (15) Papa Niccolò V, al secolo Tomaso Parentucelli, con la bolla in questione approvò la fondazione del Monte dei Prestiti in Ancona nel 1454, uno dei più attivi e floridi del tempo. Il pontefice passò alla storia anche per aver approvato, in data 20 luglio 1447, con la bolla Pastoralis officii, il Terzo Ordine Regolare di San Francesco, quale ordine canonicamente distinto all’interno della famiglia francescana, dotato di un proprio Ministro Generale (Cfr.: Massimo Miglio in Enciclopedia dei Papi ed Enciclopedia Treccani).

     Il francescanesimo e la nascita dei Monti di Pietà  

    La riforma legittimò ed istituzionalizzò sul larga scala il fenomeno dei Monti di Pietà, definendone la disciplina giuridica:

                              all’interno di essi i prestiti concessi erano privi di interesse

                            e venivano elargiti dietro consegna di un pegno di pari valore

               — ma comunque non inferiore — poi restituito all’estinzione dell’obbligazione.

                                                             In caso contrario

                  il pegno veniva venduto per rimborsare la somma prestata e non restituita.

    Nel Quattrocento fiorirono nelle sole Marche ben ventotto Monti di Pietà, soprattutto, come detto, grazie all’opera del Beato Marco de Marchio da Montegallo e di Fra Domenico da Leonessa. Accanto alla fortunatissima esperienza di Ancona, tra i più noti Monti di Pietà sbocciati come fiori preziosi, ricordiamo quello di San Sepolcro (1464/1466), Macerata e Recanati (1468), Fabriano (1470), Fano e Tolentino (1471), Jesi (16) (1472), Fermo (1478). Famosi anche i monti di Ripatransone (1479), Arcevia (1483), Vicenza (fuori dal territorio marchigiano – 1486) (17). I Monti di Pietà si diffusero provvidenzialmente in tutta la penisola (18) nel Tardo Quattrocento, andando a contrastare in maniera non violenta i deleteri effetti del prestito ad usura (giudaico e non). Un altro eccezionale strumento utile alla causa fu l’istituzione, presso il comune di Macerata (1492), del Monte Frumentario (19), ideato dal cattolico Andrea da Faenza, che

    rendeva possibile l’anticipazione di grano alle famiglie, in periodo di necessità o carestia,

                                  da restituirsi ex-post con il primo raccolto utile.

    Tra i più attivi anche il Beato Francesco Piani da Caldarola (20) (collaboratore di San Bernardino da Feltre) e San Giacomo della Marca (21), fondatore del Monte di Pietà dell’Aquila (1466).

    (16)  Vedi: Giovanni Annibaldi, I banchi degli ebrei ed il Monte di pietà di Jesi, pp. 88-129 — Biblioteca francescana, Falconara M., Ancona, 1972. (17)  Cfr.: Adriano Gattucci, Lo sviluppo dell’Osservanza minoritica (13681517), in AA.VV., Il Francescanesimo nelle Marche. Storia, presenze attualità, Movimento Francescano delle Marche, Ancona, 2000; Cfr.: Anselmo Anselmi, Il Monte di Pietà di Arcevia con gli Statuti del 1470, del 1483 e del 1546 e molte notizie sui Monti di Pietà delle Marche, Foligno 1894; Cfr.: Anselmo Anselmi, Il Monte di Pietà di Arcevia promosso nel 1428 da Lodovico da Camerino, riproposto nel 1470 e fondato nel 1483 da Marco da Montegallo, in “Nuova Rivista Misena”, IV, 1891, pp. 6-14; Cfr.: Anselmo Anselmi, Bolla di Niccolò V approvante il Monte dei Prestiti in Ancona nel 1454, in “Nuova Rivista Misena”, VI, 1893; Cfr.: Anselmo Anselmi, Il Monte di Pietà di Foligno, Foligno 1898; Anselmo Anselmi, Storia del Monte di Pietà di Cingoli fondato da Fra Lorenzo da Roccacontrada, in “Picenum Seraphicum”, 1, 1915; Cfr.: Anselmo Anselmi, Il Monte di Pietà di Arcevia, in “Miscellanea Francescana di Storia, di Lettere, di Arti”, V, 1890, pp. 165-179; VI, 1895, pp. 31-32.  (18) Cfr.: Anna Esposito, Prestito ebraico e Monti di Pietà nei territori pontifici del tardo Quattrocento: il caso di Rieti, in Società italiana degli Storici dell’economia, Credito e sviluppo economico in Italia dal Medioevo all’età contemporanea. Atti del I convegno nazionale 4-6 giugno 1987, Verona, 1988, pp. 97-111.  (19)  Cfr.: Adriano Gattucci, Lo sviluppo dell’Osservanza minoritica (13681517), in AA.VV., Il Francescanesimo nelle Marche. Storia, presenze attualità, Movimento Francescano delle Marche, Ancona, 2000.  (20)  Provenendo dalle Marche, una regione ad economia prevalentemente agricola, Francesco Piani — questo il nome del Beato — conosceva bene le miserie dei lavoratori delle campagne costretti ad indebitarsi e a diventare schiavi degli usurai e a costoro dedicò la sua vita. Francesco fu anche un predicatore ferventissimo che sapeva sedare le frequenti liti nei paesi della sua terra, divisi da lotte violente, tra fazioni ambiziose e famiglie potenti. Il segreto del successo del predicatore di pace era semplice: parlare al popolo di giorno e passare la notte in preghiera (fonte: www.santiebeati.it). (21) San Giacomo della Marca (1393 Monteprandone, Ascoli Piceno – 1476 Napoli). La sua biografia è affidata alla testimonianza di Venanzio da Fabriano (1434-1506), confratello laico che gli fu compagno e segretario fin dal 1463 (Cfr. Marino Sgattoni, La vita di San Giacomo della Marca (13931476) per fra Venanzio da Fabriano (1434-1506)”/ studiata e edita da p. M.S. — Zara, Convento S. Francesco, 1940 (Gubbio, Tip. Oderisi); Cfr.: Tabula Librorum librarie sante Marie de gratia iuxta opidum Montisprandoni, p. 80.

     Sant'Agostino contro l'usura giudaica                       

    Così come riportato dall’esegesi cristiana tradizionale e come argomentato da personaggi del calibro di San Giovanni Crisostomo, Padre della Chiesa d’Oriente, celebre autore di Omelie contro i giudei (22), e Sant’Agostino, nel suo celebre Trattato contro i Giudei (23), nonché dall’analisi sia pur sommaria dei capitoli salienti della storia economica degli ultimi due millenni — specie di quella medievale — ci si accorge come parte di quegli ebrei votati anima e corpo ai principi talmudici sull’usura, nemici di Cristo e dei Cristiani, legittimarono a ritmi crescenti la pratica feneratizia, al fine di accaparrarsi, attraverso il prestito e il conseguente debito, i beni dei “gentili” (Cristiani), reputati falsari indegni della Terra Promessa. Sant’Agostino dedicò al tema diversi scritti, tra i quali Adversus Judaeos Tractatus e il De Civitate Dei, accusando gli storici controllori del denaro di avversare la fede di Cristo, osteggiandone il percorso con ogni mezzo e senza limiti. Le disgrazie patite dagli ebrei con la distruzione dei due templi e la successiva diaspora, rappresentano per Agostino la testimonianza della validità della religione cristiana e l’erronea interpretazione delle scritture, tutta terrena e legata al sangue e non allo spirito, fornita da scribi, farisei e seguaci di Talmud e Kabbalah.

                           Noi discendiamo da altre genti e tuttavia, imitando la sua virtù,

                                                  siamo divenuti figli di Abramo. (…)

                        Noi siamo dunque fatti discendenti di Abramo per grazia di Dio.

                               Dio non fece suoi eredi i discendenti carnali di Abramo.

                              Anzi questi li ha diseredati per adottare quegli altri (24)

                                                            ( Sant’Agostino )

    Ovviamente è impossibile in tal sede offrire uno squarcio esaustivo e completo sull’immensa eredità in chiave antiusurocratica, lasciata dal Cattolicesimo nel cosiddetto Medioevo; tuttavia, quanto detto è comunque sufficiente a smontare le tesi di quanti vorrebbero in modo superficiale, falso ed anacronistico, bollare come oscurantista un’epoca di gran fermento e pathos spirituale, specie verso la causa dei poveri e degli ultimi e contro le ingiustizie sociali, economiche e giuridiche, perpetrate dai signori dell’inganno monetario. Tuttavia, malgrado l’impegno profuso dai Cristiani nella lotta contro l’usura ebraica, costoro commisero un madornale errore storico, che di seguito cercheremo di ricomporre, in sintesi.

     (22) San Giovanni Crisostomo, Omelie contro i giudei, C.L. Sodalitium, Verrua Savoia (TO) 1997. (23)  S. Agostino, Adversus Judaeos Tractatus (Trattato contro i Giudei). (24) San Agostino, Commento su Giovanni. Discorso XLII. 

      L'usura ebraica e l'errore dei popoli cristiani          

    I Cristiani non riuscirono mai a decifrare in concreto, la chiave di lettura del segreto monetario, infatti essi a conti fatti ebbero il grande demerito storico di non aver carpito a fondo il codice del Deuteronomio e del Libro di Tobia, custodito invece dal popolo ebraico — che ne fu l’atavico depositario — specie attraverso la tradizione orale e la stessa Cabala: strumenti della tradizione che nel tempo sono serviti a difendere gelosamente il segreto dei segreti (25), quello dell’arte regia ed alchemica della “trasformazione della materia in oro”. Mistero meraviglioso e terribile capace di favorire la sottomissione di interi popoli e nazioni,

       innescando processi di demonetizzazione o rarefazione monetaria su scala globale

                                               (crisi economiche e finanziarie).

    Questo segreto rivelato, come visto, muta la comprensione della storia fin dal crollo dell’Impero Romano (26). Il problema delle crisi economiche e della tradizionale e proverbiale usura ebraica nei confronti dei gentili (cristiani e non) è stata spesso e volentieri inquadrata, specie a partire dal Duecento, sotto l’unica prospettiva dell’interesse (da usura). Ma la radice dell’inganno aliena dal mero strumento dell’interesse. La demonetizzazione delle comunità cristiane che abitarono il bacino del Mediterraneo, a partire dalla diaspora, come dimostrato (27), deve essere ricondotta prim’ancora che all’interesse da usura,

      all’uso improprio della ricevuta di credito promosso dal sistema monetario ebraico,

                                  senza volatilizzazione settennale del debito.

       Sistema, questo, capace alla lunga di attrarre e far proprie le immense ricchezze

                      in oro, argento e bronzo accumulate dall’impero romano,

                                       d’improvviso volatilizzatesi nel nulla.

    In questo processo può cogliersi una sorta di vendetta del popolo ebraico d’ispirazione talmudica, verso i dominatori romani, che nel 70 d.C. occuparono e distrussero Gerusalemme, costringendo il popolo alla diaspora. I popoli cristiani e pagani del bacino del Mediterraneo, infatti, furono costretti ad utilizzare una moneta cartacea (ricevuta di credito) che poneva gli speculatori ebraici in una posizione di vantaggio e privilegio, consentendo loro di monetizzare il mercato, avvelenandolo con una moneta che era, invero, un tributo (28).

    (25) Cfr. Cap. 4.2.4.; (26) Ibidem; (27) Ibidem; (28) Cit. La Rivolta del Popolo, anno IX, n. 1, 15 gennaio 1969;

     Nominalismo: la grande opera degli "eletti"         

    La comunità mondiale, a causa del nominalismo (la cosiddetta Grande Opera degli eletti) fu quindi ben presto asservita ad una cerchia di privilegiati, promotori di un sistema tributario-monetario iniquo, generatore di debito indotto, orientato all’espropriazione dei beni reali degli “infedeli”. Più centri triangolari di irradiazione ed emissione di questi assegni in bianco si crearono, e si creano ancora oggi, maggiore fu, ed è, la capacità di attrazione di ricchezza reale e il controllo delle masse e delle regioni. Fu questa l’essenza del segreto dei segreti nascosto alle genti nelle pieghe della storia.

                           Il Sistema Bancario Internazionale dei “nuovi antichi eletti”

                                        si è, dunque, surrogato a quello di Mosè.

    Il non aver compreso questo sottile inganno (quella che potremmo definire come la più colossale opera satanica della storia) è, di sicuro, l’errore più grossolano mai compiuto dai popoli cristiani. L’Illuminismo, di seguito, appose i sigilli ad un modello economico-sociale e culturale tutto orientato ad occultare queste verità e proteso, per statuto, a denigrare quanti si fossero opposti al nuovo sistema di pensiero nascente, un complesso sistema di relazioni tra intellighenzia illuminata ed élite giudeomassonico-bancaria, fondato sull’usura e sull’istituzionalizzazione del sistema bancario del debito, su scala continentale.

     B.A.R.: risposta odierna all'usura legalizzata        

    Oggi, in tempo di rarefazione monetaria indotta ed usura legalizzata, in tempo di spread e moneta-debito creata dal nulla (e senza riserva), la storia si ripete. I veri cattolici non possono stare a guardare e devono riscoprire il nobile ed antico esempio della Chiesa Cattolica, orientato sulla resistenza non violenta e sulla proposta attiva ed alternativa, ricalcando le orme dei loro avi. Oggi urge trasformare le comunità sociali (a partire dai comuni) in cooperative di credito solidali e orientate al mutuo soccorso, proprio com'era al tempo di Mosé (mille e duecento anni prima dell'Incarnazione di Cristo) ed al tempo dei santi francescani (Mille e Duecento / Mille e Quattrocento), durante il "bistrattato" Medioevo. La Dottrina Sociale della Chiesa attende giustizia e vuol ririvere sia nell'anima dei credenti che nelle loro opere. Il grande Professor Giacinto Auriti, padre della Teoria del Valore Indotto della Moneta e del SIMEC, lo aveva capito realizzando tale "Dottrina" attraverso l'immissione nel circuito economico-sociale di valori monetari convenzionali a credito e di proprietà del portatore (e non degli usurai). Egli ideando e promuovendo il SIMEC realizzò un vero e proprio miracolo economico-sociale nel comune di Guardiagrele, fino ad allora tra i centri italiani più colpiti dalla piaga del suicidio da insolvenza. Oggi si può e si deve agire con convinzione e determinazione: le armi di mutuo soccorso esistono, basta utilizzarle.

             Non farlo vorrebbe dire rientrare nella categoria degli stupidi e degli sprovveduti;

                    non rendere giustizia al nostro glorioso passato, alla nostra Fede e a Dio,

                alla storica battaglia contro l'usura ebraica posta in essere dai santi medievali

                                                          e dalla Chiesa Cattolica.

    A tal fine è stato creato il B.A.R. – Buono Comunale di Agevolazione Reddituale, uno strumento capace di dare ai sindaci la possibilità di prendere in mano il destino dei propri cittadini. Un'arma non violenta capace di mettere in moto la macchina economica della propria comunità sociale con efficienza e semplicità. Che ciascuno torni ad essere proprietario dei propri valori monetari, altrimenti l'usura indotta farà piazza pulita dei nostri cari, delle nostre famiglie e della nostra civiltà, costringendoci al suicidio, all'espatrio o alla disperazione. Non facciamoci complici dei grandi usurai e storici padroni oscuri della moneta-debito, nemici di Cristo e dell'umanità: l'immobilismo è un suicidio annunziato! L'immobilismo, una volta compreso il male e trovata la panacea, è un crimine ancor più grande!

    Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

    Tratto da: Sergio Basile, "Il Prezzo della Libertà. La Grande Truffa della Moneta in 5 Mosse", Ed. Solfanelli, 2018

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     Video correlato – B.A.R. e sovranità monetaria   

    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

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    Lunedì, 4 giugno / 2018  – di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano –   Redazione Quieuropa, Matteo Mazzariol, schiavità finanziaria, sistema politico, distributismo  Siamo ostaggi della grande finanza speculativa e nessuno lo dice Un mondo virtuale retto sull'usura e sulla speculazione, che sommerge quello reale    di Matteo Mazzariol / Presidente Movimento Distributista Italiano     […]

  • The School of Darkness – 4 – La via dell’indottrinamento

    The School of Darkness – 4 – La via dell’indottrinamento

    Domenica, 26 agosto / 2018

    di Bella Dodd –

    Traduzioni dall'originale "The School of Darkness" a cura di Sergio Basile / Qui Europa

     Redazione Quieuropa,  Sergio  Basile, Bella Dodd, Comunismo, internazionalismo, Roosevelt, Legge  

    The School of Darkness – La Scuola delle Tenebre / 4°

    Capitolo 4° – La via dell'indottrinamento

    The School of Darkness, Ed. P.J. Kennedy & Sons, New York, 1954

    (Traduzione dall'originale a cura di Sergio Basile)

     

    di Bella Dodd

    Traduzioni dall'originale "The School of Darkness" a cura di Sergio Basile

    Bella Dodd - THE SCHOOL OF DARKNESS - 4

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Capitolo Quarto                                                         

    New York – di Bella Dodd / Traduzioni dall'originale "The School of Darkess" a cura di Sergio Basile(Continua da qui The School of Darkness – 1 – 2 – 3) – Quella Primavera del 1926 ebbi un programma d'insegnamento completo da matricola, di quindici ore settimanali, in scienze politiche. Le classi erano numerose ed eravamo piuttosto sacrificati per lo spazio. Il dottor Dawson, presidente del dipartimento, un virginiano, fu il mio insegnante in tutte le lezioni in scienze politiche che seguii. Conoscevo il suo temperamento e i suoi metodi. Era un gentiluomo educato, il cui metodo di insegnamento era insolito, perché indirizzava semplicemente i suoi studenti in biblioteca e gli diceva di leggere. In classe non si entusiasmava mai, né esprimeva opinioni appassionate. Aveva insegnato a Princeton quando Woodrow Wilson era presidente lì. Era un democratico wilsoniano e sosteneva acriticamente Wilson e la Società delle Nazioni e credeva che la Corte Internazionale dell'Aja fosse l'inizio della stabilità internazionale. Era un propagandista persuasivo su tali realtà e sosteneva un nuovo sistema di gestione delle città, nonché primarie dirette e budget per i dirigenti. Non ebbi difficoltà ad accettare le sue convinzioni e a renderle mie. Mai una volta affrontammo i temi critici afferenti al governo; le nostre chiacchierate erano formali e superficiali. Ero una delle sue studentesse preferite perché mentre molti studenti si applicavano poco quando i docenti davano ampli margini di azione, io mi buttavo anima e corpo in infinite ore di lettura in biblioteca, studiando specialmente le opere di Tocqueville, Lord Bryce e Charles A. Beard, che fecero crescere il mio interesse per il governo americano e il mio apprezzamento per i fondamenti della Costituzione. Forse, perché il Dott. Dawson era della Virginia, riuscimmo ad ottenere di più di quanto non fosse accaduto negli altri stati, in merito al riconoscimento di diritti.

     La via dell'attivismo politico                                      

    Ero un'insegnante anch'io, ma non avevo una chiara visione degli obiettivi dell'insegnamento. Non sapevo cosa aspettarmi dai miei studenti. Perciò cercai di stimolarli, di farli pensare e discutere su questioni pubbliche, per prepararli all'azione nella società di domani. Volevo che imparassero attraverso l'esperienza pratica e attraverso il libro di testo. Ruth Goldstein, Margaret Gustaferro e io diventammo assistenti del Dottor Dawson. Nel 1926 la valanga di matricole trovò il college impreparato. Le strutture erano inadeguate. Noi tre tenevamo lezioni contemporaneamente in diverse sezioni dell'auditorium ed eravamo intimi amici. Lavoravamo insieme sviluppando i contenuti della programmazione dei corsi, le bibliografie e nuove tecniche d'insegnamento. Eravamo tutti iscritti alla Columbia University per la specializzazione in Scienze Politiche. A quel tempo molti professori stavano orientando il loro insegnamento verso una via non politicamente corretta nota come "muckraking" (controinformazione – Ndt).

                          Alcuni professori sostenevano pubblicamente che la guerra

              non era stata combattuta per rendere il mondo sicuro per la democrazia

    e che la Germania era stata strapazzata dal Trattato di Versailles. Fu anche il tempo in cui i professori della Columbia, appena tornati dalla London School of Economics e dal Brookings Institute, scoprivano e sperimentavano l'importanza dell'attivismo partitico e della politica pratica. Alcuni stavano iniziando ad arruolarsi nelle compagini impegnate nelle battaglie politiche locali. Questi inviarono (in missione – Ndt) gli studenti in città, nei condomini, spronandoli a suonare ai campanelli tra un piano e l'altro, per insegnare loro il processo democratico attraverso una ricerca vera e propria (pragmatica – Ndt).

     L'enzima necessario per il progresso!?                     

    Entrammo in questo nuovo tipo di attività sperimentale con entusiasmo. Selezionammo i capi politici locali con antico cinismo e poi iniziammo a spingerci nei club politici per imparare ancora di più questa affascinante professione. Uno dei miei corsi alla Columbia quell'anno ebbe ad oggetto uno studio del Senato degli Stati Uniti e dei suoi poteri per il trattato. Alcuni professori si domandarono perché mai Lindsey Rogers, considerasse questo argomento così importante da dedicargli un intero corso. Passarono solo sei anni dalla decisione afferente ad un trattato relativo agli uccelli migratori dello Stato del Missouri contro l'Olanda, e il modello della legge sui trattati non era ancora chiaro a molti. Rimasi affascinata da questo argomento. Fiorirono nuovi corsi quell'anno e giunsero nuovi professori, tra cui Raymond Moley, sia pur non ancora all'altezza del genio di Roosevelt. C'erano fermenti nell'ambito della libertà di stampa e di opinione.

                                          Noi giovani eravamo incuriositi dalle possibilità

                            di partecipazione al controllo governativo e dai diversi mezzi

                                                    per raggiungere questo obiettivo.

    Attraverso il nostro entusiasmo trasmettevamo ai nostri studenti dell'Hunter ciò che avevamo appreso. Sfidammo il pensiero tradizionale che avevano portato al College. Invitammo anche le ragazze ad essere attiviste politiche nei club. Presto i leader politici iniziarono a consultare l'Hunter per orientarsi su quale fosse la strada migliore per avviare i "bambini" alla politica. Noi non fermammo tutto ciò! Li inviammo a coppie per visitare tribunali e prigioni, assemblee legislative e istituzioni. Quando uno studente socialista chiese se i gruppi potevano visitare anche i club socialisti, noi accolsimo favorevolmente il suggerimento. Li incoraggiammo a mescolarsi con tutti i gruppi.

        In poco tempo ci convinsimo del fatto che non ci sarebbe stato progresso

                                          se non ci fossero stati dei radicali.

    Nei giorni che seguirono dalla promozione di tali slogan con cotanta disinvoltura, avemmo molte occasioni per constatare come l'aver catalogato tali persone come "giuste" (di "sinistra") rispetto ai seguaci di qualsiasi altra ideologia, avesse portato a una maggiore confusione nella vita americana. Sembrava tutto così semplice e giusto. Usando questo modello schematico mettemmo i comunisti a sinistra e poi li considerammo liberali avanzati, dopodiché fu facile considerarli come l'enzima necessario per il progresso.

                              I comunisti usurpano la posizione della sinistra,

            ma quando li si esamina alla luce di ciò che rappresentano realmente,

                 nessuno può vederli davvero come un tipo retto di reazionari

                   e il comunismo appare come il balzo indietro più reazionario

                                   nella lunga storia dei movimenti sociali.

                 Un qualcosa che cerca di cancellare in un modo rivoluzionario

                                     duemila anni di progresso dell'uomo.

    Durante i miei tredici anni di insegnamento presso l'Hunter dovetti ripetere questa falsità semantica molte volte. Non vedevo la verità sul fatto che le persone non potessero nascere "giuste" o "di sinistra" né potessero diventare "giuste" o "di sinistra" se non educate sulla base di una filosofia che fosse così scrupolosamente organizzata e allusiva come il comunismo.

     Indottrinare gli studenti sul "collettivismo"         

    Fui tra i primi rappresentanti di un nuovo tipo di insegnanti che avrebbero dovuto popolare in gran numero le università della città. Il marchio del decennio era su di noi. Con gli studenti eravamo sofisticati, intellettualmente snob, ma di solito feticisticamente "democratici". È vero che capivamo gli studenti meglio di molti insegnanti anziani; la nostra solidarietà con loro era parte del nostro essere. Durante i pomeriggi e le sere continuai il mio lavoro alla Columbia. Studiai "The Rise of Nationalism" di Carlton J. H. Hayes. Studiai in maniera approfondita A. A. Berle e Gardiner Means che trattarono delle duecento corporazioni che controllavano l'America alla fine della prima guerra mondiale. Lessi ampiamente sull'imperialismo e iniziai ad essere critica nei confronti del ruolo che il mio paese stava giocando. Scoprii la John Dewey Society e la Progressive Education Association. Mi resi conto del significato popolare di frontiera sociale. Ripetevamo con disinvoltura di aver raggiunto l'ultimo dei nostri confini naturali e che i nuovi confini da ricercare sarebbero dovuti essere sociali.

    Ci fu detto che in un prossimo futuro il mondo – ed in particolare il nostro Paese –

                              sarebbe andato verso una società collettiva,

            e nell'insegnare agli studenti bisognava prepararli per quel giorno.

    In risposta allo studio di quell'anno, afferente alla storia americana, alla politica nazionale e all'esperienza diretta nella politica locale, mia e dei miei studenti, iniziai a fare a pezzi gli studenti appartenenti a gruppi pubblici rispettati – impegnati nella chiesa, nella carità e in altre organizzazioni similari – che stavano cercando di migliorare la società secondo metodi antiquati. Ora mi rendo conto come questo approccio ebbe un effetto distruttivo su di me, ma ebbe un effetto ancora peggiore sui miei studenti più sensibili.

                                 Se avessero seguito il mio insegnamento

                            a loro non sarebbe rimasto nulla in cui credere.

                    Avevo cercato di sondare i loro vecchi modi di pensare

                      e non avevo dato loro nessuna nuova via da seguire.

                                  La ragione era semplice: non ne avevo!

                        Perché davvero non sapevo dove stavo andando.

    Più tardi, quando nel Partito Comunista incontrai uno di questi miei ex studenti, ebbi sempre la sensazione di essere stata responsabile per il suo modo di vivere; fu attraverso di me che essi avevano accettato questa fredda, dura fede con la quale vivevano. Nel 1926 non pensavo minimamente ai comunisti, tranne per il fatto di non averli preclusi come soluzione ai problemi. Mi stavo solo convincendo che bisognava fare qualcosa per aiutare ad ovviare gli errori nel mondo. Enfatizzavo i miei discorsi perché ero in collera verso coloro i quali si arricchivano senza lavorare e verso coloro i quali mostravano indifferenza verso il problema della riduzione della crescente miseria dei proletari.

     Influenza sul sistema educativo rivoluzionario russo 

    Accanto a ciò, ovviamente nei miei giorni ci furono momenti leggeri di spensieratezza. A volte, in quel tempo di proibizioni, ci incontravamo per chiacchierare e andavamo alle feste; a volte andavamo nei bistrot. Una volta portai una delle docenti più anziane dell'Hunter ad uno "speakeasy" (bar clandestino all'epoca del proibizionismo – Ndt), in parte per svago ed in parte per cortesia, pensando di mostrargli quella realtà. Bessie Dean Cooper visse la serata in relax. Era una vecchia signora robusta che insegnava Storia e dava brio all'intero dipartimento. I suoi undici gatti erano una leggenda. Quella sera mi chiese se avesse potuto lasciare uno di loro da me mentre partiva per l'Europa; gli amici stavano prendendo il sopravvento. Diedi la mia disponibilità e consegnai il gatto a mia madre, insieme al cibo, alle medicine, alla coperta, al cuscino del gatto e ad attente raccomandazioni. Mia madre diede un'occhiata a tutto questo armamentario e disse brevemente: "nutro i gatti come gatti!", e lo fece finché la padrona non fosse tornata. Alcuni anni dopo Miss Cooper si ritirò dall'Hunter e portò con sé gli undici gatti per andare a vivere in Costa Azzurra. Spesso, durante questo periodo, andavo al Teachers College della Columbia. Mi colpii sempre il gran numero di insegnanti, provenienti da quasi tutti gli stati dell'unione. Li osservavo mentre si radunavano attorno agli alberi che portavano gli stendardi dei loro stati.

                                                 Anch'io mi resi conto

          quale potentissimo effetto  avesse potuto avere il Teachers College

                       sull'educazione americana con migliaia di insegnanti

             protesi ad influenzare la politica nazionale e l'opinione pubblica. 

    Quell'anno appresi che George Counts, un collaboratore di John Dewey (filosofo e pedagogista statunitense neohegeliano – Ndr), come lui filosofo e teorico dell'istruzione, era andato in Russia. Lui, naturalmente, era stato lì prima. In effetti, aveva istituito il sistema educativo per il governo russo durante il periodo rivoluzionario. Aveva tradotto il sillabario russo in inglese e desiderava che gli insegnanti americani lo studiassero attentamente, promettendo un rapporto sulle scuole russe al suo ritorno.

     L'enfasi per l'internazionalismo                                 

    In quel periodo fui influenzata da molte istituzioni nel campus della Columbia nel corso delle lezioni alle quali partecipai. Divenni ospite frequente all'International House, alla quale fui invitata per la prima volta da uno studente di economia delle Filippine. Lì incontrai un gran numero di persone, Albert Bachman del dipartimento di francese, che aveva insegnato alla scuola di Tagore in India e che mi fece conoscere i bei studenti del Punjab, come me giovani e pieni di idee. Si creò un clima di uguaglianza e tolleranza, nella speranza che un mondo migliore sarebbe potuto nascere per mano di giovani di tutte le nazioni; un mondo in cui tutti gli uomini avessero potuto vivere e lavorare in libertà. Non eravamo consapevoli della stretta rete di potere che stava preparando il terreno per plasmare le nostre opinioni. Quell'estate ebbi la prima opportunità di confrotarmi con persone di altri paesi e di imparare come anche loro nutrissero il desiderio appassionato di migliorare i propri paesi e il mondo.

         In quest'humus iniziai a provare il desiderio di essere un cittadino del mondo.

         Era un desiderio che rendeva facile e naturale per me accettare il comunismo

                                    e la sua enfasi sull'internazionalismo.

    In merito al passato, quando avvertivo un senso di rimpianto per quello che stavo lasciando alle spalle, l'ignoravo. Accettavo il presente con tutto il suo egoismo indiretto, ma non potevo davvero adattarmi ad esso. Sempre più volevo parlare e agire solo in termini di futuro, di un futuro che non avrebbe conosciuto la corruzione del presente. Mi deprimeva che le persone vicine a me avessero potuto adattarsi ad una simile realtà. Le persone che non conoscevo, la grande massa di esseri umani sconosciuti, iniziarono a risvegliare in me un acuto senso di parentela.

                            Iniziai a trasferire i miei sentimenti personali

                   a questa massa sconfitta assolutamente sconosciuta.

             E così avvenne che cominciai a cercare la mia casa spirituale

                                         tra i diseredati della terra.

    Un insegnante non può fare a meno di trasmettere ai suoi studenti qualcosa di ciò in cui crede, ed io so di aver fatto molti danni. Ma la grazia salvifica nel mio insegnamento distruttivo di quel tempo constò nel fatto che nei miei rapporti interpersonali con gli studenti

    conservai in me qualcosa dell'essenza di ciò che Dio aveva voluto che io fossi:

                                               una donna, una madre.

    Amavo i miei studenti, tutti loro, i noiosi, i deboli, i forti, i conniventi, i contorti. Li amavo perché erano giovani e vivi, perché erano in procinto di realizzarsi e non erano stati ancora omologati nei target di una società cinica o da un potere connivente. Insegnare fu sempre la mia passione, perché nel farlo c'era un rinnovamento continuo, e in quel rinnovamento c'era sempre la promessa di quella freschezza che ci avvicinava alla perfezione. Per me le matricole erano sempre una piacevole sorpresa. Arrivavano all'università con grande determinazione e un senso di dedizione verso l'apprendimento; essi non erano ancora condizionati da considerazioni pragmatiche in merito ai posti di lavoro o alla carriera, non essendo ancora costretti ad adattarsi allo status quo. Erano come gli accoliti che stanno imparando il rituale. Se avessi potuto, durante quegli anni, avrei pregato intensamente per la conservazione di questa fiamma nei miei studenti. Quella fiamma c'è sempre ed è in tutti loro! Ma se in seguito esplode in un incendio che distrugge, o sfarfalla nel nulla, dipende in gran misura dagli insegnanti e dagli obiettivi e dalle norme che essi trasmettono.

     Non c'era ordine nella mia vita!                               

    Durante i miei primi due anni di insegnamento trascorsi infinite ore nella biblioteca della Columbia e nella sala 300 della biblioteca pubblica di New York. Per la mia dissertazione del master scelsi l'argomento: "Il Congresso è uno specchio della nazione?" Il mio lavoro non portò ad alcuna conclusione. In effetti, quando lo lessi in forma dattiloscritta,

                        ebbi l'infelice sensazione che il Congresso fosse un pò

    come quegli specchi di Coney Island che ora allargano, ora restringono il reale.

    Durante il mio lavoro lessi centinaia di brevi biografie nel Direttorio congressuale, dalla fondazione della Repubblica fino ad oggi, e trovai uno schema ripetuto molte volte: quello degli uomini che trovarono riscatto dalle loro umili origini e che lottarono per acquisire un'istruzione. Rimasi impressionata dal numero di coloro i quali dopo la scuola si iscrissero alla facoltà di giurisprudenza e successivamente entrarono in politica. Io stessa diventavo sempre più intollerante verso gli studi astratti, perché ciò sembrava non condurre da nessuna parte. Odiavo l'enfasi posta dal sistema scolastico sulla laurea. Un titolo era necessario per ottenere determinati lavori e un dottorato di ricerca; era essenziale per una promozione e un aumento del salario. Misi in dubbio il valore di molte dissertazioni conservate negli archivi. Gli argomenti scelti per le dissertazioni sembravano sempre più irrilevanti. E la mia ansiosa gioventù era desiderosa di significato, contenuto, partecipazione. Non mi rendevo conto di quello che ora so, e imparai a comprendere attraverso molti tumulti di spirito, che il senso di tutto era dentro di noi e che veniva dall'ordine. Non c'era ordine nella mia vita. Non avevo schemi con cui organizzarlo. Sentimenti ed emozioni mi commossero e sperimentai come quell'accumulo di conoscenza non mi portasse gioia di vivere.

     Il ritorno in campagna                                                

    Dopo aver consegnato il mio elaborato e aver conseguito il titolo di Master of Arts nell'estate del 1927, Ruth Goldstein e io, entrambi stanche per il duro lavoro, decidemmo di prendere un cottage per l'estate e andarcene da New York. Così, con Beatrice Feldman, una matricola dell'Hunter College, fittammo una casa sul lago Schroon, nell'Adirondack. Ero felice di tornare in campagna. Non mi ero resa conto di quanto mi mancasse la terra finché non mi ritrovai lì. Alcuni anni prima la nostra casa era stata demolita, presa dalla marcia del progresso. Durante i miei anni spesi all'università e nell'insegnamento, la vita della comunità attorno a Pilgrim's Rest era cambiata molto. Al posto del paesaggio svanito della mia infanzia c'era ora una comunità vivace, con palazzi e sottopassaggi. Dovemmo abbandonare la nostra vecchia casa perché fatiscente e non valeva più la pena ripararla. La proprietà fu venduta, la casa abbattuta e la terra divisa in lotti edificabili. A Schroon Lake, Ruth e Beatrice e io restammo da sole per molti giorni. I nostri amici venivano a trovarci nei week end e il nostro cottage si riempiva. Avevamo libri ma non leggevamo molto. Passavamo ore al lago, e a volte Ruth e Beatrice giocavano a tennis e a golf mentre io sedevo sull'erba a guardarle. Parlavamo spesso fino a tarda notte, discutendo di molti argomenti: delle teorie di John Dewey e Justice Holmes, della filosofia dell'educazione e ci ponevamo domande pratiche sulla vita, sull'amore e sul matrimonio. Discutevamo sul valore di molte delle cose che i nostri genitori avevano accettato senza farmi problemi o domande. C'è qualcosa di idilliaco in un gruppo di giovani che non cercano niente l'uno dall'altro, tranne la compagnia. Per me, che avevo visto la mia famiglia disintegrarsi, questo era come un nuovo tipo di famiglia. Ovviamente non ero l'unica ragazza che aveva visto i membri della propria famiglia prendere direzioni diverse, e neppure l'unica che stava diventando parte di una  famiglia sociale di persone affini.

     Unità e tradizione                                                         

    Era un periodo in cui nelle metropoli le grandi case familiari andavano scomparendo e i monolocali stavano diventando popolari.  Prima di allora, indipendentemente dal grado di povertà della famiglia, non si erano mai viste case con meno di tre o più stanze. Ora la cucina era finita in una piccola alcova, il letto nascosto in un armadio, e i vivevi in ​​una stanza moderna, a volte elegante e grande, ma pur sempre una stanza. Il matrimonio per il proletariato intellettuale divenne il processo di convivenza con un uomo o una donna in quartieri così asfissianti che la liberazione e la soddisfazione dovevano essere trovate fuori dalla casa, per timore che i muri di una stanza soffocassero gli abitanti. Uno degli eventi più piacevoli di quell'estate negli Adirondacks fu incontrare i Finkelstein, Louis e Carmel, ei loro figli, una graziosa bambina, Hadassah, e un bambino di nome Ezra. Carmel proveniva da una distinta famiglia inglese e parlava con un accento affascinante. Pensai di primo acchito che lei e sua figlia sembrassero personaggi venuti fuori dalla Bibbia. Il dottor Louis era un rabbino del Bronx e aveva il volto di un apostolo. Spesso i suoi fratelli "Hinky" e Maurice venivano a trovarli e mi piaceva ascoltarli mentre parlavano insieme, prendendosi allegramente in giro l'uno con l'altro. Li trovai interessanti perché non solo erano colti e profondamente interessati alle arti e alla filosofia, ma erano anche uomini di affari pratici che capivano la politica. La mia amicizia con i Finkelstein continuò per anni. In loro trovavo l'affinità e il calore di una famiglia, strettamente unita e determinata a stare insieme, impermeabile alle influenze corrosive di una grande città industriale. Mi chiesi perché le altre famiglie che conoscevo non avevano questa capacità di essere unitE.

      Sentivo che la stabilità familiare era in gran parte dovuta alla cura delle tradizioni,

    al continuo rinnovarsi dei ricordi del passato che includevano la loro amicizia con Dio

                                               e una lealtà illimitata l'uno all'altro.

    Una sera, quell'estate, rimasi a casa con i bambini. Dopo un pò di tempo vidi che Hadassah, che stava cercando di andare a dormire, aveva iniziato a piangere senza una ragione apparente. Era una bambina distaccata e pensavo che non le piacesse, ma ora mi lasciava tenere la mano mentre parlavo tranquillamente per consolarla. Era ovvio che non sapevo perché stesse piangendo, ma quando guardò verso di me, i suoi occhi scuri pieni di lacrime sembravano più vecchi di quelli di una bambina; c'era una strana paura nel modo in cui si sedeva vicino a me e piangeva. Quando finalmente si addormentò, tenendomi ancora la mano, mi sedetti ed avvertii una strana sensazione, come se avesse pianto per un lungo passato, come se duemila anni fossero stati solo una notte.

     Una pressante voglia di cambiamento                         

    Quell'autunno la mia carriera subì un brusco passaggio. Stanca della sterilità del lavoro di specializzazione, Ruth Goldstein e io entrammo alla New York University Law School. Insegnavo mattina e sera all'Hunter College e frequentavo i corsi di legge nel pomeriggio. Le lezioni alla facoltà di giurisprudenza erano molto frequentate, a volte si potevano contare diverse centinaia di studenti. Il metodo del caso (sistema di insegnamento del diritto incentrato su casi selezionati e precedenti presi ad esempio – Ndt) che aveva un valore quasi universale, non mi interessava, lo trovai noioso. Nonostante ciò lo studio della legge mi appassionava; era una disciplina che valeva la pena di padroneggiare. Trovai interessanti anche gli studenti. In una lezione mi sedetti accanto ad un giovane di nome Samuel Di Falco che ora è un giudice della Corte Suprema. Trovava da ridire su di me per aver scarabocchiato poesie sul mio taccuino quando avrei dovuto lavorare su casi. Anche Ruth mi criticò per le mie divagazioni rispetto all'oggetto dei nostri studi. In effetti era vero: mentre la sostanza della legge mi incuriosiva, perché riflesso di società del passato che aiutava a comprendere il presente, non mi interessava la procedura legale che ritenevo avesse lo scopo di preservare uno status quo ormai superato. La mia costante preoccupazione per la necessità di cambiare lo Stato mi rendeva impaziente, e in gran parte disinteressata all'ultimo anno di facoltà. Non desideravo diventare una donna di legge, pensavo piuttosto all'insegnamento (continua…).

    Bella Dodd / New York 1954

    Traduzioni dall'originale "The School of Darkness" a cura di Sergio Basile / Qui Europa

    N.B.: i titoli dei sottoparagrafi sono stati aggiunti dal traduttore e non sono presenti

    nella versione originale in lingua inglese

    (Copyright © 2018 Qui Europa) partecipa al dibattito: infounicz.europa@gmail.com 

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     Sabato, 25 Giugno/ 2016     – di Don Curzio Nitoglia – Redazione quieuropa, Mons. Henry Delassus, Don Curzio Nitoglia, Le Forze Occulte della Sovversione, Giudaismo, Massoneria, Liberalismo, millenarismo gioachimita, Israele, America, esoterismo, massoneria, ecumenismo e mondialismo, Adolfo Crémieux, Magistero della Chiesa, condanna dello spirito americanista, Bergoglio, Pio VI, libertà assoluta della persona umana, libertà di pensiero, Gregorio XVI, Pio IX, separatismo tra stato e Chiesa, Leone XIII, liberalismo largo, tolleranza dogmatica, cosmopolitismo, mondialismo, globalizzazione,  infiltrandosi in ogni nazione, […

    Da Babilonia a Gerusalemme – Cabala ebraica, spiritismo, paganesimo e panteismo anti-cristiano / 3

    Da Babilonia a Gerusalemme – Cabala ebraica, spiritismo, paganesimo e panteismo anti-cristiano / 3

    Sabato, 31 Dicembre/ 2016    – di Elizabeth Dilling (1894-1966)  –  Redazione Quieuropa, Elizabeth Dilling, Piero Pisani, Centro Sa Giorgio, esoterismo, Cabala, Sefirot, Sefer Raziel, Kabbalah, Ebraismo, Satanismo, Zohar, Metatron, Mithra, Dio Sole, Teorie luciferine, evocazione degli spiriti, amuleti, La Rosa di Sharon  Da Babilonia a Gerusalemme – Cabala ebraica, spiritismo, paganesimo e panteismo anti-cristiano / 3 Chi è Metatron, il […]

    Da Babilonia a Gerusalemme – Cabala ebraica, culla di gnosticismo, sincretismo, darwinismo, marxismo / 2

    Da Babilonia a Gerusalemme – Cabala ebraica, culla di gnosticismo, sincretismo, darwinismo, marxismo / 2

    Mercoledì, 16 Novembre/ 2016    – di Elizabeth Dilling (1894-1966)  –  Redazione Quieuropa, Elizabeth Dilling, Piero Pisani, Centro Sa Giorgio, esoterismo, Cabala, Kabbalah, Ebraismo, Satanismo, Zohar, Spinoza, Marx, Darwin, Induismo, Gnosticismo, Panteismo, Sefirot, National Conference of Christians and Jews  Da Babilonia a Gerusalemme – Cabala ebraica, culla di gnosticismo, sincretismo, darwinismo, marxismo / 2 Cabala: alienazione e detronizzazione di Dio: glorificazione luciferina […]

    Da Babilonia a Gerusalemme – Qual è la divinità dell’ebraismo e della Cabala? / 1

    Da Babilonia a Gerusalemme – Qual è la divinità dell’ebraismo e della Cabala? / 1

     Martedì, 15 Novembre/ 2016    – di Elizabeth Dilling –  Redazione Quieuropa, Elizabeth Dilling, Piero Pisani, Centro Sa Giorgio, esoterismo, Cabala, Kabbalah, origini occulte, Massoneria, Governo Globale, Ebraismo, Satanismo, Zohar   Da Babilonia a Gerusalemme – Qual è la divinità dell'ebraismo e della Cabala? / 1  Panteismo, magia, paganesimo: la rottamazione del Vecchio Testamento   di Elizabeth Dilling  (1)  […]

    La Mano Nascosta e il Governo Segreto del Mondo: La guerra è uno sterminio di massa pianificato

    La Mano Nascosta e il Governo Segreto del Mondo: La guerra è uno sterminio di massa pianificato

    Mercoledì,  Aprile 29th/ 2015 – di Sergio Basile e Nicola Arena – con il contributo di Giovanni Caltabiano dissertazioni su "The Secret World Government" di Cherep Spiridovich Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Nicola Arena, Giovanni Caltabiano, The hidden Hand, The Secret World Government, Cherep Spiridovich, Dinastia Romanov, Crimini del bolscevismo, La mano nascosta, il comitato dei Trecento, The Secret World Government, Lucifero, Satana, […]

     

    La Mano Nascosta e il Governo Segreto del Mondo – 2 – Perchè la Civiltà Cristiana è in mortale pericolo

    La Mano Nascosta e il Governo Segreto del Mondo – 2 – Perchè la Civiltà Cristiana è in mortale pericolo

    Martedì,  Febbraio 16th/ 2016 – di Sergio Basile – Dissertazioni su "The Secret World Government" di Cherep Spiridovich con il contributo di Nicola Arena Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Nicola Arena, Giovanni Caltabiano, Conflitto siriano, Siria, guerra in Siria, The hidden Hand, The Secret World Government, Cherep Spiridovich, Dinastia Romanov, Crimini del bolscevismo, La mano nascosta, The Secret World […]

    16 febbraio 2016

    Pawns in the Game: Illuminati, Satanisti, Massoneria e nascita del Comunismo

    Pawns in the Game: Illuminati, Satanisti, Massoneria e nascita del Comunismo

    Mercoledì, 7 marzo / 2018  – di William Guy Carr. Tratto da Pawns in the Game (1954) –   Redazione Quieuropa, William Gut Carr, Albert Pike, Giuseppe Mazzini, Massoneria, Illuminati  Pawns in the Game: Illuminati, Satanisti, Massoneria e nascita del Comunismo La strategi

    a di Satana e dei suoi seguaci, nei rapporti tra Illuminati e Massoneria, svelati da William Guy Carr   Tratto da […]

    7 marzo 2018Commenti disabilitatiRead More

    Casaleggio, la Rete e il Nuovo Ordine Democratico

    Casaleggio, la Rete e il Nuovo Ordine Democratico

    Sabato, 28 luglio / 2018 – di Roberto Pecchioli e Sergio Basile –  Redazione Quieuropa, Roberto Pecchioli, Casaleggio,  Movimento, M5S,  Jean Jacques Rousseau   Casaleggio, la Rete e il Nuovo Ordine Democratico L'ultima fase della rivoluzione "democratica", sotto il marchio del solito Rousseau di Roberto Pecchioli e Sergio Basile   Premessa a cura di Sergio Basile   […]

    27 luglio 2018Commenti disabilitati

     

    Il Piano Dulles, la P2, Berlusconi e il ’68

    Il Piano Dulles, la P2, Berlusconi e il ’68

    Venerdì, 6 luglio / 2018  – di Sergio Basile –  Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Silvio Berlusconi, Piano Dullas, 1968,  rivoluzione,  Sbarco  Il Piano Dulles, la P2, Berlusconi e il '68 Il Piano Dulles e gli eredi del Sessantotto: il piano massonico di sovversione dei costumi italiani attraverso i media, dallo sbarco in Sicilia ai giorni nostri […]

    Piano Kalergi e convergenza tra europeismo e comunismo

    Piano Kalergi e convergenza tra europeismo e comunismo

    Martedì, 26 settembre/ 2017  di Sergio Basile  Redazione Quieuropa,  Sergio Basile, Piano Kalergi, Comunismo, Europeismo, Massoneria  Piano Kalergi e convergenza tra europeismo e comunismo  Kalergi, Lenin e Trotsky: stessa anima, stessi obiettivi                               “Esiste anche un'altra alleanza               […]

    Il Piano Kalergi – Origini, intrecci, retroscena e panacee alla disintegrazione dell’Europa

    Il Piano Kalergi – Origini, intrecci, retroscena e panacee alla disintegrazione dell’Europa

    Domenica, 24 settembre/ 2017  di Sergio Basile  Redazione Quieuropa,  Sergio Basile, Piano Kalergi, Lionel George Curtis, Mondialismo, Europa  Il Piano Kalergi – Origini, intrecci, retroscena e panacee alla disintegrazione dell'Europa Analisi logica del complotto per la Paneuropa e dei suoi uomini chiave   di Sergio Basile                          […]

    Piano Kalergi, magliette rosse e immigrazionismo

    Piano Kalergi, magliette rosse e immigrazionismo

    Mercoledì, 11 luglio / 2018  – di Sergio Basile –  Redazione Quieuropa, Sergio Basile,  Piano Kalergi, Piano Dulles, Kalergi, protesta, magliette rosse   Piano Kalergi, magliette rosse e immigrazionismo: i disegni occulti dei seguaci dell'europeismo Profilo dei delfini dell'europeismo e crimine della paneuropeizzazione   di Sergio Basile                   […]

    Moneta-debito, strategie bancarie, crisi: tutto nei Protocolli di Sion

    Moneta-debito, strategie bancarie, crisi: tutto nei Protocolli di Sion

    Domenica, 27 maggio/ 2018 – di Sergio Basile  –  Redazione Quieuropa, Sergio Basile, Kolbe, Protocolli dei Savi di Sion, moneta-debito, banche  Moneta-debito, crisi economiche e strategie bancarie: tutto nei Protocolli di Sion Il caos economico imperante sarebbe una delle prove maggiori  dell'autenticità del documento più sovversivo della storia   di Sergio Basile, Presidente Sete di Giustizia           […]

    Kolbe e i Protocolli di Sion: il libro fondamentale della massoneria

    Kolbe e i Protocolli di Sion: il libro fondamentale della massoneria

     

    Sabato, 26 maggio/ 2018 – Articolo estratto da Chiesa viva n° 125 / Premessa a cura di Sergio Basile  –  Redazione Quieuropa, San Massimiliano Kolbe, Protocolli dei Savi di Sion, massoni, sionismo  Padre Kolbe e i Protocolli dei Savi Anziani di Sion: il libro fondamentale della massoneria Nei Protocolli è rimarcata la strategia farisaica dell'ebraismo: utilizzare la massoneria e […]

    25 maggio 2018Commenti disabilitatiRead More

    Islam e Scontro tra civiltà – Mazzini, Pike e la Pianificazione Massonica del terzo caos mondiale

    Islam e Scontro tra civiltà – Mazzini, Pike e la Pianificazione Massonica del terzo caos mondiale

    Sabato, Febbraio 21st / 2015     – di Sergio Basile – Redazione Quieuropa, Albert Pike, Giuseppe Mazzini, Massoneria, Lucifero, Scontro tra civiltà, Jacob Bohme, Swedenborg, Saint-Martin, Epiphanius, William Guy Carr, Sistema Bancario Internazionale, Cabala, Satana, sterco del demonio, moneta-debito, Giudeo massoneria e Nuovo Ordine Mondiale  L'attuale scontro fomentato tra civiltà e religioni pianificato in 2 lettere del 187o e '71 La confessione […]

    Il piano giudeo-massonico di asservimento planetario nella lettera di Baruch Levy a Karl Marx

    Il piano giudeo-massonico di asservimento planetario nella lettera di Baruch Levy a Karl Marx

    Giovedì, 12 ottobre / 2017             – Lettera di Baruch Levy (rabbino) a Karl Marx –                             Documento ritrovato nel 1888       pubblicato in "La Revue de Paris – 1° giugno 1928 – Pag. 574                 […]

    Comunismo Occulto – Prima Parte

    Comunismo Occulto – Prima Parte

     Lunedì, Settembre 28th, 2015 – di Alain Kérizo – Traduzione dall'originale francese Sous le Signe du Scorpion… («Sotto il Segno dello Scorpione…»), a cura di Paolo Baroni. Articolo apparso a puntate sulla rivista Sous la banniére, nn. 84, 85, 86, 87, da luglio 1999 a febbraio 2000. Reperibile alla pagina web http://www.barruel.com/scorpion.html Redazione Quieuropa,  Jüri Lina, Alain Kérizo, Comunismo, Occultismo, Sovversione satanica, Massoneria, Alain Kerizo, […]

    Comunismo Occulto – Seconda Parte

    Comunismo Occulto – Seconda Parte

     Mercoledì, Settembre 30th, 2015 – di Alain Kérizo – Traduzione dall'originale francese Sous le Signe du Scorpion… («Sotto il Segno dello Scorpione…»), a cura di Paolo Baroni. Articolo apparso a puntate sulla rivista Sous la banniére, nn. 84, 85, 86, 87, da luglio 1999 a febbraio 2000. Reperibile alla pagina web http://www.barruel.com/scorpion.html Redazione Quieuropa,  Comunismo, Occultismo, Sovversione satanica, Massoneria, Alain Kerizo, Centro San Giorgio, […]

    Comunismo Occulto – Terza Parte

    Comunismo Occulto – Terza Parte

    Giovedì, Ottobre 8th, 2015 – di Alain Kérizo – Traduzione dall'originale francese Sous le Signe du Scorpion… («Sotto il Segno dello Scorpione…»), a cura di Paolo Baroni. Articolo apparso a puntate sulla rivista Sous la banniére, nn. 84, 85, 86, 87, da luglio 1999 a febbraio 2000. Reperibile alla pagina web http://www.barruel.com/scorpion.html Redazione Quieuropa,  Comunismo, Occultismo, Sovversione satanica, Massoneria, Alain Kerizo, Centro San Giorgio, […]

    Comunismo Occulto – Quarta Parte

    Comunismo Occulto – Quarta Parte

    Mercoledì, Gennaio 13rd, 2016 – di Alain Kérizo – Traduzione dall'originale francese Sous le Signe du Scorpion… («Sotto il Segno dello Scorpione…»), a cura di Paolo Baroni. Articolo apparso a puntate sulla rivista Sous la banniére, nn. 84, 85, 86, 87, da luglio 1999 a febbraio 2000. Reperibile alla pagina web http://www.barruel.com/scorpion.html Redazione Quieuropa,  Comunismo, Occultismo, Sovversione satanica, Massoneria, Alain Kerizo, Centro San Giorgio, Paolo […]

    Comunismo Occulto – Quinta Parte

    Comunismo Occulto – Quinta Parte

    Domenica, Gennaio 17th, 2016 – di Alain Kérizo – Traduzione dall'originale francese Sous le Signe du Scorpion… («Sotto il Segno dello Scorpione…»), a cura di Paolo Baroni. Articolo apparso a puntate sulla rivista Sous la banniére, nn. 84, 85, 86, 87, da luglio 1999 a febbraio 2000. Reperibile alla pagina web http://www.barruel.com/scorpion.html Redazione Quieuropa,  Comunismo, Occultismo, Sovversione satanica, Massoneria, Alain Kerizo, Centro San Giorgio, Paolo […]

    Affinità Elettive tra Ebraismo e Massoneria

    Affinità Elettive tra Ebraismo e Massoneria

    Lunedì,  Settembre 1st/ 2014 – A cura di Paolo Baroni, Centro San Giorgio e Redazione Quieuropa – Iniziativa di Libero Confronto, Pensa e Scrivi di Quieuropa Redazione Quieuropa, Paolo Baroni, Centro San Giorgio, Ebraismo, Massoneria, Affinità elettive, Léon de Poncis, bolscevismo, socialismo, Abramo Lincoln, Adam Weishaupt, diede vita alla "Setta degli Illuminati", in data 1° Maggio 1776), guerra civile americana, Padre Massimiliano […]

    Le radici occulte del Socialismo

    Le radici occulte del Socialismo

    Lunedì, 10 Ottobre/ 2016    di Jean Vandamme  Redazione Quieuropa, Jean Vandamme, Paolo Baroni, Centro Sa Giorgio, Socialismo, origini occulte, Massoneria, Governo Globale  Le radici occulte del Socialismo Gli iniziati detro ogni ideologia: apparentemente si combattono, ma il fine è lo stesso, la creazione di un unico governo mondiale, la Repubblica Massonica Universale. Il regno dell'anticristo da contrapporre […]