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Categoria: Allargamento Ue

Allargamento UE

  • Ue-Croazia: Allargamento e Corruzione

    Ue-Croazia: Allargamento e Corruzione

    Venerdì,  Aprile 26th/ 2013 

    – Qui Europa, Iniziativa di Libero Confronto, "Pensa e Scrivi" 

        Bruxelles, 26/4/2013 – Comunicato di Mario Borghezio, Eurodeputato

    Parlamento europeo, Comunicato Stampa, Mario Borghezio, Croazia, Allargamento, Corruzione, Politici, imprenditori, istituti bancari, monitoraggio futuri fondi europei, carenza di meccanismi di controllo sui fondi Ue, Appalti pubblici, Adesione della Croazia, Nuovo codice penale croato, Corruzione in Croazia, Appalti pubblici in Croazia, Dubrovnik, Zagabria Audizione al Parlamento europeo, Monitoraggio sui fondi europei, Contrasto alla corruzione in Croazia, Incongruenze sul quadro giuridico anti corruzione 

    Ue-Croazia: Allargamento e Corruzione

    Borghezio: l'Ue "vigili" sulla corruzione in Croazia 

    Ingresso Croazia: Interrogazione alla Commissione europea

    I punti centrai:

    – Incongruenze sul quadro giuridico anti-corruzione;

    – Meccanismi di monitoraggio per contrastare la corruzione;

    – Monitoraggio futuri fondi europei destinati alla Croazia

     

    Interrogazione alla Commissione europea

    Bruxelles – Comunicato Stampa di Mario Borghezio, Eurodeputato

    Mario Borghezio - Qui Europa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Oggetto: Interrogazione alla Commissione europea – Corruzione in Croazia 

    Bruxelles – Durante una recente audizione al Parlamento Europeo di un giornalista d'inchiesta croato si è potuto apprendere che la situazione della Croazia in ambito di corruzione è tutt'altro che rosea. Vi sono infatti situazioni di corruzione che coinvolgono politici, imprenditori, istituti bancari. E' pure emersa la preoccupazione del monitoraggio dei futuri fondi europei destinati alla Croazia (che entrerà nell'UE a partire dal 1° luglio p.v.) poiché non ci sono chiari meccanismi per controllare l'uso di questi fondi.

     L'Interrogazione alla Commissione europea                                                                

    In merito, nella mia ultima interrogazione alla Commissione europea ho segnalato come "nel documento 'Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio, Relazione di controllo sui preparativi per l'adesione della Croazia' COM(2013) 171 finale del 26.03.2013, la Commissione sostienga che  "occorra rafforzare ulteriormente la lotta contro la corruzione a livello locale, in particolare nel settore vulnerabile degli appalti pubblici" e come "la Croazia abbia continuato a rafforzare il suo quadro legislativo in materia di prevenzione della corruzione e dei conflitti di interessi, che dev'essere attuato in maniera efficace. Il paese deve intensificare gli sforzi volti a conseguire risultati concreti in termini di potenziamento delle misure di prevenzione".

    Croazia

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

      Situazione in Croazia – Incongruenze nelle osservazioni della Commissione 

    La Commissione però – notiamo – sostiene anche che "il quadro giuridico e istituzionale per eliminare la corruzione e la criminalità organizzata risulta adeguato. Con l'entrata in vigore del nuovo codice penale il 1° gennaio 2013, si sono inasprite le sanzioni in numerosi settori, compresi i reati di corruzione. Si continuano a registrare risultati in termini di attuazione. Gli organi di contrasto rimangono proattivi, anche nei casi di corruzione ad alto livello (ad esempio, ex sindaci, ex viceministri) e nelle istituzioni di contrasto (diversi agenti di polizia). Tra gli sviluppi registrati figura altresì la sentenza di primo grado pronunciata nel novembre 2012 in una causa riguardante un ex primo ministro" .

     Dietro la facciata dell'Allargamento, spinosi interrogativi sulla corruzione       

    Alla luce delle dichiarazioni rilasciate durante l'audizione e da quanto scritto nella mia comunicazione, ho chiesto alla Commissione:"1) come possa sostenere da una parte che bisogna rafforzare la lotta alla corruzione e attuarla in modo efficace e, dall'altra, che il quadro giuridico per eliminare la corruzione sembra adeguato? 2) Come intende proseguire nel monitoraggio affinché la corruzione venga eliminata o comunque arginata e che con l'entrata nell'UE, la corruzione croata non intacchi anche i Paesi confinanti alla Crozia? 3) Che misure intende attuare in modo che i futuri fondi europei destinati alla Croazia vengano adeguatamente monitorati?"

    On. Mario Borghezio – Deputato al Parlamento Europeo

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     Note, Allegati e Articoli Correlati  – Approfondimenti                                                                 

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    Venerdì, Aprile 19th/2013

    – Parlamento europeo, Comunicato stampa, Bruxelles –

    Croazia, Unione europea, Zagabria, Bruxelles, Ue, Danimarca, Germania, Serbia, Libor Roucek, Europa, Ljubljanska Banka, Slovenia, Eurozona, Eurodeputati 

    Croazia pronta ad entrare nell'Ue 

    Mentre in molti pensano alla fuga dall'Euro

    la Croazia entra nel club dei 27

     

    Comunicato Stampa, Parlamento europeo 

    Croazia

     Parlamento europeo – La Croazia è pronta per entrare nell'Ue  

    Bruxelles, Zagabria – La Croazia è sulla buona strada per diventare il 28° stato membro dell'Unione europea il prossimo 1° luglio, secondo quanto affermano i deputati in una risoluzione approvata ieri  giovedì 18 Aprile. Nel testo, si sottolinea la stabilità della democrazia croata, l'economia sociale di mercato e la capacità del Paese di adempiere agli obblighi di adesione, e si invitano gli ultimi due stati membri che devono ancora ratificare il trattato di adesione a farlo senza indugio. La Croazia non può entrare nell'UE fino a quando tutti gli stati membri non abbiano ratificato il trattato di adesione. Finora, 25 paesi hanno completato il processo di ratifica, Danimarca e Germania devono ancora farlo. Il Parlamento europeo ha dato il proprio consenso all'adesione della Croazia il 1° dicembre 2011. "Il percorso della Croazia verso l'adesione all'Unione europea – che ha comportato una profonda trasformazione di tutti gli aspetti delle politiche pubbliche – sta per finire. L'adesione della Croazia renderà l'Unione europea più forte e più sicura", ha detto Libor Rouček (S & D, CZ), relatore. "Il successo della Croazia manda anche un segnale incoraggiante agli altri stati candidati e aspiranti tali della regione."

     Un ruolo costruttivo nella regione                                                         

    Secondo i deputati, la Croazia dovrebbe svolgere un ruolo attivo nel processo di stabilizzazione e integrazione europea dei Balcani occidentali e condividere la sua esperienza con gli altri paesi. Il Parlamento ha insistito sul fatto che le questioni bilaterali non devono essere utilizzate per ostacolare il processo di adesione dei paesi candidati ed hanno invitato la Croazia a impegnarsi attivamente con i paesi vicini per risolvere tutte le questioni ancora aperte. "I deputati – si legge nel comunicato – sostengono con favore i passi compiuti dalla Croazia e dalla Serbia per migliorare le loro relazioni, così come il protocollo d'intesa firmato con la Slovenia sulla risoluzione del caso Ljubljanska Banka".

     No a restrizioni eccessive della libertà di movimento                      

    I deputati hanno infine affermato come le restrizioni all'accesso al mercato del lavoro si siano rivelate dannose per il benessere degli stessi Stati membri che le hanno imposte e hanno dunque chiesto agli Stati membri di utilizzare tale possibilità solo quando strettamente necessaria. La risoluzione è stata approvata con 529 voti a favore, 36 contrari e 39 astensioni.

     L'Osservazione della redazione                                                                

    Certo, enfasi d'allargamento a parte, risulta davvero curioso vedere come dietro l'euro-euforia del governo e dei vertici dell'Ue, in realtà il popolo croato dimostri una sostanziale indifferenza verso l'Ue – ed oggi ancor più che nei mesi scorsi – e verso il progetto comunitario nel suo complesso. Altra osservazione riguarda poi la pseudo crisi. Ci chiediamo: la florida e giovane Croazia sarà risucchiata in questo folle vortice incentrato sulle menzogne? I Paesi dell'Eurozona, specie quelli del Sud Europa, sempre più decisi ad evadere dall'eurogabbia sembrano non aver dubbi in merito.

    Redazione Qui Europa – Comunicato Stampa P.E.

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  • Ue-Ucraina: sì al libero scambio

    Ue-Ucraina: sì al libero scambio

    Sabato,  Marzo 2nd/ 2013

    – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile –

    Unione Europea / Ucraina / Bruxelles / Kiev / Accordo di libero scambio / Commercio / Vertice Ue / Giustizia selettiva / Riforme Giustizia / Elezioni imparziali / Diritti umani / Caso Yulia Timoschenko / Accordo di associazione / Rispetto vita umana / Tecnocrazia / Yanukovich 

    Ue-Ucraina – sì al libero scambio: verso

    una Schengen allargata

    Vincoli per l'Ucraina: Giustizia selettiva, elezioni

    imparziali e "riforme della giustizia"

    Intanto i diritti umani vengono calpestati 

    Ucraina - Verso il Libero Scambio con l'Ue

    Bruxelles, Kiev – “Sì” al libero scambio: questo è quanto stabilito nell’ultimo vertice bilaterale, tenuto a Bruxelles nei giorni scorsi, tra l’Unione europea e L’Ucraina. La firma definitiva che sancirà la concretezza dell’accordo arriverà, in teoria, a novembre 2013 ed i vincoli da rispettare sono stati dettati, ovviamente, dalla stessa Unione. Essi  riguardano principalmente la “giustizia selettiva”  tipica del governo di Kiev (che rimanda al caso di Yulia Timoschenko), garanzie di riforme della giustizia e di elezioni imparziali. Un accordo di associazione che in effetti favorirebbe a tutti gli effetti un processo di integrazione reale dell’Ucraina nell'Europa delle lobby. Il Paese, da sempre satellite della Russia, da parte sua si è detto ben disposto a "collaborare" al piano liberista, e per bocca del suo stesso presidente, Viktor Yanukovich.

     L'Europeizzazione dell'Ucraina 

    Collaborazione parziale però, in quanto sulla giustizia selettiva  (ed i maltrattamenti presunti di cui è rimasta vittima l’ex premier Timoschenko) l’attuale presidente ucraino pare non aver fatto riferimento. Qualora l’accordo di associazione andasse in porto garantirebbe la presenza di una zona di libero scambio globale ed approfondito, ed “europeizzerebbe” circa il 90% delle leggi ucraine, permettendo – dicono – un commercio molto più semplice, un mercato nuovo e la possibilità per i cittadini ucraini di circolare liberamente in Europa, senza visto. Una pacchia per lobby, malintenzionati e narcotrafficanti, ovviamente! In pratica una Schengen ancor più allargata. Ma intanto i diritti umani continuano ad essere calpestati e a passare in secondo piano rispetto a tutto il resto: avviare la possibilità di deleteri accordi commerciali di libero scambio con un paese che non ha rispettato (secondo diverse fonti) la vita umana e la donna, è un’arte tutta europea. D'altronde questo appare come lo scambio reciproco di polpette avvelenate: la neutralizzazione dell'economia delle Pmi ucraine (in favore delle grandi lobby continentali) da una parte, contro il "via libera"  e la potenziale libera circolazione (senza limiti) di nuovi personaggi senza scrupololi verso l'Europa. Proprio quello che ci serviva!

     Il Mercato e l'Anima 

    D'altrode quel che interessa ai garanti Bilderberg delle multinazionali è solo avere nuovi acquirenti, nuovi target di mercato da curare; nuovi "clienti" cui piazzare beni e servizi. L’importante – pertanto – è chiudere l’accordo di associazione, indipendentemente dal contesto sociale, economico ed umano. Ma si sa, del resto, l’Unione europea ha sempre le mani in pasta: non ha fiatato davanti alle stragi del Medio Oriente (anzi ha finito per decidere l'applicazione di inqui embarghi commerciali che stanno letteralmente distruggendo l'economia di paesi come Iran e Siria, tra l'indifferenza generale e malgrado l'assegnazione di un ridicolo "Premio Nobel per la Pace") e non ha proferito parola davanti all’indifferenza occidentale nei confronti della morte e della distruzione di intere popolazioni; ha venduto la sua anima cristiana alle banche ed alla tecnocrazia. Poteva fermarsi giusto adesso? No di sicuro!

    Maria Laura Barbuto, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Sabato, Febbraio 16th/ 2013 – di Alessandro Mauceri – Unione europea , Colonialismo euro-tedesco , Influenza anglofona , rapporto Debito/PIL, Unione Europea, Regioni Obiettivo 1, Fondi Comunitari, Eurispes, Parlamento Europeo contributi, Italia, Monti, commissario europeo, Caucaso, Asia centrale, repubbliche dell’Ex Unione Sovietica, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Federazione russa, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina e Uzbekistan IVA, Gran Bretagna, Irlanda, […]

    Appello delle Sorelle Trappiste Siriane contro l’Embargo Ue in Siria

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    Giovedì, Febbraio 21th/ 2013 – di Giuseppe Sacco, Redazione "Qui "Europa" e    "Redazione Ora Pro-Siria" – Appello Sorelle Trappiste Siriane –     vedi anche http://oraprosiria.blogspot.it/ Appello delle Sorelle Trappiste Siriane contro l'Embargo Ue in Siria /  sanzioni internazionali, morte provocata dalle bombe,  un padre di famiglia muore, guadagnarsi il pane, manca la benzina manca il pane, sanzioni […]

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    Lunedì, Febbraio 18th/ 2013 – – di Giovanni Antonio Fois –  OGM, Bomba ecoogica, Tumoti, Topi, Veleno Verde, Free trade area, Unione europea , Liberismo Ue, Accordo Usa-Ue, State of Union, Commissione europea, Stati Uniti, Barack Obama, Manuel Barroso, Pil europeo, Organismi Geneticamente Modificati  OGM – Accordo Libero scambio Usa-Ue: Pronti per la bomba ecologica? Al Via […]

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    Mercoledì,  Febbraio 13rd/ 2013 – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile –  Centrosinistra / Meeting / Unione Europea / Bruxelles / Torino / Incontro leader sinistra / Integrazione / Unità / Vertice Ue bilancio / Gran Bretagna / Francia / Crisi / Economia / Politica / Retorica politica / Euro / Tagli / Cameron / […]

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    Giovedì, Gennaio 17th/ 2013 – Votazioni Europarlamento, Sessione 14/17 Gennaio 2013 – Parlamento europeo / Rating / Agenzie di rating / Leonardo Domenici / Mario Monti / Bond / Eurobond / Sylvie Goulard / La Democrazia in Europa / Free-Riding / Inganno / Eurocasta / Eurogabbia / Stati Uniti d'Europa / EURSS / Mutualizzazione del Debito […]

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    Giovedì, Dicembre 20th/ 2012 – di Sergio Basile – Ue / Urss / Bruxelles / Roma / Romania / Conti pubblici / Austerity /Elezioni / Commissario agli Affari economici / relazione sulla sostenibilità dei conti pubblici / Vladimi  r Bukovskij  / Mikhail Gorbaciov / Strangolare abbracciando / coincidenze tra Ue e URSS / Stalin / Commissioni / Troike / Ue / Bce / Fmi / Napolitano / enorme […]

    Diritti fondamentali: nell’Ue regna la Menzogna. Senza Verità i Diritti sono una vuota illusione

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    Mercoledì, Dicembre 19th/ 2012 – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile – Diritti fondamentali nell'Ue / Menzogna / Senza Verità i Diritti sono una vuota illusione  / Unione Europea / Parlamento europeo / Risoluzioni / Assistenza sanitaria / Aborto / Minoranze nazionali / LGBT / Diritti fondamentali / Libertà civile / Uguaglianza / Salute sessuale / Pianificazione […]

     

  • Il nuovo assetto dell’Europarlamento: 12 nuovi Deputati per ingresso Croazia

    Il nuovo assetto dell’Europarlamento: 12 nuovi Deputati per ingresso Croazia

    Lunedì, 25th Febbraio/ 2013

    – di Vincenzo Folino –

    Ingresso Croazia, Parlamento europeo , Nuovo assetto , Ingresso Croazia , Trattato di Lisbona , Principio di Proporzionalità Regressiva , Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo , Assemblea plenaria, Qui Europa, Vincenzo Folino, Strasburgo 

    Il nuovo assetto dell'Europarlamento:

    12 nuovi deputati per ingresso Croazia 

    La proposta della commissione Affari Costituzionali

    Il Numero totale dovrebbe passare da 766 a 751 entro il 2014

    Allargamento Ue

    Strasburgo – La commissione agli Affari costituzionali  del PE ha adottato una nuova proposta relativa alla composizione del Parlamento europeo (attualmente composto da 754 deputati, ai quali se ne aggiungeranno altri 12 in seguito all’adesione della Crozia il primo luglio 2013). Secondo tale proposta, a seguito delle elezioni del 2014, i deputati del PE passerranno da 766 a 751 (750 +  1 presidente). Un cambiamento che riflette non soltanto  l’evoluzione della popolazione negli  Stati membri, ma anche le nuove regole stabilite dal Trattato di Lisbona:  un numero massimo di deputati europei (750 + 1); un numero massimo di deputati per Stato membro (96); un numero minimo di deputati per paese. Ciò in base al principio di proporzionalità regressiva. Questi, conseguentemente, i numeri della proposta della commissione agli Affari costituzionali:  durante la legislatura 2013/19 la Germania perderà tre parlamentari, altri 13 paesi (Romania, Grecia, Belgio, Portogallo, Repubblica Ceca, Ungheria, Austria, Bulgaria, Irlanda, Croazia, Lituania e Lettonia) ne perderanno uno. Infine aggiungiamo che la relazione della commissione agli Affari costituzionali sarà discussa il 13 marzo e votata il 14, durante la prossima plenaria a Strasburgo.

    Vincenzo Folino  (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Agricoltura: Nuova Riforma PAC, Beffa sulla Trasparenza

    Agricoltura: Nuova Riforma PAC, Beffa sulla Trasparenza

    Mercoledì, Febbraio 6th/ 2013 – di Maria Laura Barbuto –  Agricoltura: Nuova Riforma PAC, Beffa sulla Trasparenza / Riforma della Pac / Unione Europea / Parlamento Europeo / Commissione agricoltura / Bruxelles / Politica Agricola Comune / Pac / Agricoltori / Agricoltura / Finanziamenti / Trasparenza / Socialisti & Democratici / Conservatori / Pdl / PPe […]

     

  • Allargamento Ue – Erdogan e Barroso premono per ingresso Turchia

    Allargamento Ue – Erdogan e Barroso premono per ingresso Turchia

    Venerdì, Maggio 18th / 2012

    – di Domenico Apicella –

    Unione europea / Allargamento Ue / Commissione europea / Consiglio europeo / Turchia / Erdogan / Barroso / Sarkozy / Hollande / Monti / Francia / Armenia / Nodo armeno / Crimine di genocidio / Interessi economici forti / Commercio e trasporti / Strategia doganale / Liberismo / Geopolitica / Matrimonio difficile / Cultura / Divergenze culturali   / Minareti / Casa comune  / Nuova potenza economica / G20 / Ocse  

    Allargamento – Erdogan e Barroso spingono

    per l'ingresso della Turchia nell'Ue

    L'Europa divisa, gli Europei ancor di più!

    Alla fine prevarranno gli interessi economici Ue o le

    differenze culturali?

    Per Hollande Re dell'Eliseo, felicità tra i minareti, oltre

    le mura della "casa comune"

    Ankara, Istanbul, Bruxelles – I “prossimi fratelli”turchi infatti hanno gioito- più che della vittoria del socialista- della sconfitta dell’uomo dei veti Sarkò,che ha reso impossibili,per tutta la durata del suo mandato, i colloqui e le convergenze di vedute tra le popolazioni dell’Ue ed il suddetto paese. La stampa turca scommette in una ripresa delle trattative che verosimilmente si riattiveranno vista la particolare congiuntura che interseca inesorabilmente gli interessi dell’Ue  e quelli della Turchia:l’una,afflitta dai colpi sempre più insistenti di una speculazione inarrestabile,spinge per l’annessione di un forte partner economico(necessità più che reale volontà);l’altra,in linea con i parametri di Maastricht,spinge da sempre verso un’integrazione totale nell’Ue. Superato il mancato requisito geografico,che non consentirebbe alla Turchia- vista la sua doppia natura per metà europea e per metà asiatica- l’annessione all’UE,gli altri sono meri vizi politici-ideologici,ed uno su tutti emerge come un fulmine a ciel sereno: i crimini di genocidio ai danni degli Armeni.

      Il nodo armeno  

    Analizziamo nel dettaglio la situazione e ragioniamo insieme – a prescindere dai  vantaggi economici “certi”che l’Ue trarrebbe da questo matrimonio – la ragione delle ragioni per la quale la Turchia è stata lasciata sull’uscio della porta europea: il crimine di genocidio ai danni della popolazione armena;è un crimine deprecabile tanto quanto i crimini commessi dalla Germania nazista  o dall’Italia fascista,riconosciuti tali dal celeberrimo “processo di Norimberga”;ecco allora che se si concede la “redenzione” ad un popolo,per analogia dovrebbe essere estesa anche ad altri,e se si supera il mero problema geografico cosa osterebbe questa annessione?

      La Commissione e il solito liberismo  

    Intanto:“I negoziati sono ufficialmente ripresi”,ad annunciarlo è il commissario europeo all’allargamento Stefan Fule e la Turchia ha concordato,dal canto suo, la creazione di otto gruppi di lavoro, legati ai parametri delle regole comunitarie previsti nei negoziati. Fule ha auspicato un risultato ottimale in termini di commerci ed investimenti e su un unione doganale da modernizzare ed espandere. Anche il commissario Ue ai trasporti Kallas si è dimostrato entusiasta alla prospettiva di allargamento,visto l’apertura a più ampi collegamenti aerei sia per i cittadini dell’UE  che per quelli della Turchia, e per questi ultimi un’ulteriore diminuzione dei costi con una maggiore e garantita sicurezza. Nei suoi colloqui Kallas,ha discusso della creazione di una roadmap ad hoc, che includa riunioni regolari di alto livello e l'avvio di un dialogo specifico con le autorita' turche. ''Nei colloqui – afferma il commissario Ue – ci siamo occupati del futuro della nostra partnership nei trasporti''.

     Foto di una nuova super-potenza  

    L'economia turca, in effetti,  ha conosciuto una sensibile espansione negli ultimi anni facendo guadagnare al paese – già membro fondatore dell'Ocse (nel 1961) e del G20 (nel 1999) la top ten dei paesi più sviluppati al mondo.  Motore di questo sviluppo, sicuramente politiche di stampo keynesiano, che hanno favorito interventi statali massicci in settori strategici e tali da garantire un ammodernamento del Paese graduale e costante, nonché un benessere piuttosto diffuso. C’è da sottolineare come i vari governi succedutisi negli ultimi decenni hanno favorito una politica sana di “golden share” statali, all’interno delle maggiori aziende private, incrementando sia gli scambi che gli investimenti all'estero. Dagli anni Ottanta in poi l'economia di mercato ha avuto la meglio: il Paese ha continuato a crescere, ma – contestualmente – si sono verificati periodi di recessione, specie dal 1994 al 1999, dovuto anche alla crescita di fenomeni corruttivi e collusivi, tra imprenditoria e politica. Ciò ha causato sconquassi nel settore bancario di carattere macro, e microeconomico.

      Un matrimonio molto chiacchierato  

    L’Unione europea, dunque, è davanti ad un bivio che segnerà il suo futuro o la sua fine; non saremo noi a suggerire quale delle due ipotesi paventate sia più congeniale ad un sistema in “stallo” ma di certo non possiamo permettere che i tentativi possibili non siano perseguiti per volere di alcuni o per sistematici veti non motivati o motivati in maniera sommaria ed indefinita. Attendiamo con ansia gli sviluppi e ci auguriamo che il buonsenso prevalga sulla partizione politica. Ah, quasi dimenticavo: Monti,dopo un incontro con Erdogan(primo ministro della repubblica turca) a roma,ha dichiarato: “il matrimonio tra Ue e Turchia,potrà portare un valore aggiunto economico, geopolitico, strategico, culturale a una Europa anziana demograficamente, stanca, e non piena di impulso economicamente''. Analisi impeccabile,peccato che l’autore è uno dei principali fautori della politica dell’austerità e del rigore,che questo impulso di certo non lo favorisce.

    Domenico Apicella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Allargamento Ue: Cipro vs Turchia

    Allargamento Ue: Cipro vs Turchia

    Venerdì, Maggio 11th / 2012

    – di Franco De Domenico –

    Europa / Turchia / Cipro / Presidenza Ue / Parlamento Europeo / Allargamento / Nicosia / Ankara / Ingresso nell'Ue / Usa / Ingerenze / Grecia / Eurozona / Ponte tra Europa ed Asia     

    Cipro e Turchia parlano lingue diverse

    Sulla presidenza Ue è litigio

    Bruxelles, Ankara, Nicosia (foto) – E' una contesa senza fine, tra Cipro e Turchia, una guerra ora combattuta con i fioretti della diplomazia, ma con minacce e parole aspre: la Turchia – che non ha mai digerito l'indipendenza dell'isola –  pone ancora il suo "no!" alla presidenza cipriota dell'Unione Europea, per sei mesi. Eppure, Cipro ne ha tutto il diritto, essendo di fatto uno Stato Europeo dal 2004, per effetto di un referendum. La Turchia la mette giù dura, minacciando di rinunciare al suo progetto di ingresso  nell'Unione Europea; e dire che tanti puntavano su questo stato come un "ponte" tra Europa ed Asia. Un ponte tra due continenti neanche tanto solidi, quando la Grecia non è più un membro così stabile nell'euro – sono di queste ore le voci che potrebbe abbandonare la moneta unica – e lo stesso governo turco ha avuto in questi anni una politica "modernizzatrice", con l'alleanza Nato, l'impegno per Gaza e, guardiamo con invidia, una crescita economica dell'11% nell'ultimo trimestre. Bisognerà vedere le future scelte di Ankara, perché gli USA, e anche i britannici, potranno insistere nella direzione di un loro ingresso nell'Ue, con la condizione di accettare la "pillola" della presenza, e della presidenza, di Cipro. Da Byron in poi, è ancora rivalità tra popolazioni di lingua greca e di lingua turca: speriamo che il Mediterraneo porti venti di pace, anche diplomatica.

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • L’Ue alla Serbia: “Giù le mani dal Kosovo! Altrimenti niente Europa!”

    L’Ue alla Serbia: “Giù le mani dal Kosovo! Altrimenti niente Europa!”

    Sabato, Marzo 31th / 2012

    Allargamento Ue / Unione europea / Corte europea / Bruxelles / Balcani / Kosovo / Serbia / Stefan Fule / Gruppo Internazionale di Supervisione per il Kosovo / Pristina / Belgrado / Riconoscimento  

    Bruxelles a Belgrado: "giù le mani da Pristina!"

    Il monito dell'Ue: "Se la Serbia vuole entrare in Europa

    riconosca l’indipendenza del Kosovo!"

    Bruxelles, Pristina, Belgrado – «La Serbia deve dimostrare la propria serietà nella pacificazione con il Kosovo e applicare alla lettera tutti gli accordi con Pristina, se vuole aprire il negoziato di adesione all'Ue». Lo ha dichiarato nelle scorse ore il Commissario europeo per l'allargamento, Stefan Fule, il quale ha aggiunto che il voto del 6 maggio in Serbia sarà il banco di prova per capire fino a che punto nella Nazione sia sincera la lotta contro la corruzione e l'impegno per l'indipendenza della magistratura. La lotta fra Pristina e Belgrado deve trovare una soluzione in sede europea: sia la Serbia sia il Kosovo infatti aspirano ad entrare nell'Ue, e l'Europa desidera a tutti i costi essere un continente non belligerante: almeno per quanto attiene ai confini interrni. È anche vero che proprio in questi giorni, la questione Kosovo indipendente o meno è tornata attuale. Sono le elezioni legislative e municipali che la Serbia dovrebbe celebrare il 6 maggio a suscitare polemiche: il governo serbo ha infatti espresso l'intenzione di aprire le urne anche in territorio kosovaro, cioè nelle aree settentrionali del Paese, dove la maggioranza della popolazione è serba. Il governo del Kosovo, che si è proclamato indipendente solo nel 2008, è del tutto contrario a questa idea e accusa la Serbia di violare la sua sovranità.

      Riconoscimento dello stato kosovaro  

    Dal 2008 ad oggi il processo di riconoscimento internazionale dello Stato kosovaro non è stato univoco. Gli Stati Uniti e molti governi dell'Europa occidentale, fra cui l’Italia, decisero di appoggiare il Kosovo (vedi foto – bandiera) , mentre, al contrario, gli Stati amici della Serbia (tra cui soprattutto la Russia) hanno adottato una posizione molto dura. Tuttora, i serbi restano inflessibili. D'altra parte lo hanno dimostrato anche al professor Monti, in occasione della sua visita all'inizio del mese. «Non riconosceremo mai lo Stato del Kosovo», aveva detto Tadic al nostro ex-presidente della Bocconi. Tuttavia la Serbia si è appena candidata all'ingresso nell'Unione europea, e questo le impone una condotta più disponibile al dialogo, e soprattutto l’accettazione del fatto che il Kosovo sia ormai uno stato indipendente.

      La posizione di Bruxelles  

    Se davvero Tadic intende arrivare a Bruxelles dovrà evitare ulteriori frizioni: cosa che invece sta succedendo con il voto del 6 maggio. Tanto più che, negli ultimi giorni, la polizia kosovara ha effettuato alcuni arresti di funzionari pubblici serbi, presenti nelle cosiddette "strutture parallele", mantenute dalla Serbia nei confini della ex sua provincia. La posizione di Bruxelles in merito appare ferma. All'inizio di questa settimana, si è riunito a Vienna il Gruppo internazionale di supervisione per il Kosovo (25 membri tra cui l'Italia), il quale ha espresso l'intenzione di far cessare la sorveglianza internazionale sull'indipendenza del Paese. Bruxelles ha dato il suo ok per la realizzazione di uno studio di fattibilità che dovrebbe portare ad un accordo di associazione Ue-Kosovo. Se la Serbia vuole far parte della Ue, a quanto pare, dovrà prendere atto di questa nuova realtà.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Allargamento: Islanda e Macedonia in attesa di entrare tra i Paesi Ue

    Allargamento: Islanda e Macedonia in attesa di entrare tra i Paesi Ue

    Mercoledì, Marzo 21th / 2012

    Allargamento Ue  / Parlamento Europeo / Nuovi Paesi membr / Islanda / Macedonia

    Allargamento: Islanda e Macedonia in attesa di entrare tra i Paesi Ue

    Gli ostacoli sulla strada “dell’europeizzazione”

    Strasburgo, Reykjavik, Scopje – L’Europarlamento nelle scorse ore ha approvato tre risoluzioni in cui sostiene l’adesione dell’Islanda all’Ue e chiede l’inizio dei negoziati di adesione per l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia. Gli eurodeputati sarebbero però preoccupati per i progressi insufficienti compiuti dalla Bosnia Erzegovina verso lo status di “Paese candidato”. Per quanto riguarda l’Islanda gli eurodeputati, pur conoscendo le divisioni politiche in merito, auspicano che ciò avvenga. L’Islanda è una delle democrazie più antiche d’Europa e il Parlamento è soddisfatto dei progressi compiuti per rispettare gli standard europei. Tuttavia Gran Bretagna e Olanda sono favorevoli all’Islanda (vedi foto – Reykjavik) nell’Unione, purché risarcisca i propri cittadini per il fallimento del fondo Icesave, crack finanziario avvenuto nel 2008. Inoltre, fra i punti sui quali non c’è ancora accordo, ci sono anche le quote di pesca e la caccia alle balene, vietata nell’Ue ma permessa in Islanda. I deputati chiedono anche a questo paese di limitare l’interventismo statale nei settori bancario, finanziario ed energetico. Per quanto riguarda, invece, l’ingresso nell’Unione dell’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, si tratta di un Paese candidato dal 2005. L’adesione è bloccata dalla disputa con la Grecia sul nome, la Grecia infatti si è sempre opposta all’adozione di questo nome per l’ex Repubblica jugoslava, in quanto si chiama Macedonia anche una provincia della Grecia. Le ultime elezioni legislative e la formazione del nuovo governo sono visti come punti positivi dai deputati europei, punti a sfavore sono invece la concentrazione dei media e l’elevata corruzione, nonostante gli sforzi compiuti per combatterla. L’Assemblea di Strasburgo ha chiesto poi maggior impegno nella lotta contro la segregazione dei bambini di gruppi etnici diversi nel sistema educativo nazionale. I deputati sono anche preoccupati per le minacce estremiste nei Balcani occidentali e chiedono alle autorità del Paese di “contrastare l’estremismo, l’odio religioso e la violenza, in stretta cooperazione con la comunità internazionale”. Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Allargamento Ue: “idea Serbia”

    Allargamento Ue: “idea Serbia”

    Lunedì, Marzo 5th /2012

    Consiglio Europeo / Allargamento Ue / Serbia / Belgrado / Status / Candidata

    Allargamento Ue: “idea Serbia

    Status di candidata per Belgrado, malgrado l’ostacolo rumeno

    Belgrado, Bruxelles  –  Accogliendo una risoluzione della Commissione esteri dell'Europarlamento, nella serata di ieri il Consiglio europeo ha concesso alla Serbia lo status di candidato ad entrare nell’Unione. Ciò è avvenuto dopo estenuanti ore di negoziato – tra i meriti riconosciuti al Paese, quello di esser riuscito a stabilizzare le relazioni con il Kosovo pur senza accettarne l'indipendenza – e malgrado  i  tentennamenti espressi dalla Romania: protesa a porre sul piato dell’allargamento, in contropartita, la questione dell’integrazione problematica della minoranza  dei  valacchi  in Serbia.. Venerdì scorso il Dialogo Pristina-Belgrado, condotto sotto l'egida della Ue, si è concluso con un accordo sulla gestione integrata dei confini del Kosovo del nord e con il riconoscimento del diritto dell'ex provincia di partecipare ai Forum regionali. La Germania ha fatto cadere le sue obiezioni. Italia, Francia e Austria hanno inviato una lettera di forte sostegno a Belgrado. Tutti gli altri partner hanno spinto per inviare un chiaro segnale alla Serbia. E presto anche le obiezioni della Romania sono state superate. La Serbia si affianca così a Montenegro e Macedonia che hanno già ottenuto lo status e sono ora in attesa di una data per l'avvio dei negoziati. La Bosnia non ha fatto alcuna domanda di ingresso, mentre la Croazia ha ultimato tutti gli esami ed entrerà il primo luglio 2013, raggiungendo così la Slovenia, la prima dei paesi dell'ex Jugoslavia ad entrare nella Ue nel 2004. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)