Qui Europa

Categoria: Affari Interni – Amm.tivi – Bilancio

  • Euro-Casta: Quello che i TG tacciono

    Euro-Casta: Quello che i TG tacciono

    Mercoledì, Giugno 27th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Commissione Europea / Bruxelles / Economia / Stipendi gonfiati / CorrierEconomia / Paradisi fiscali / Agevolezioni fiscali / Cittadini / Euroburocrazia / Sindacati / Giornalisti / Dati stipendi / Api / Ferruccio de Bortoli / Ivo Caizzi / Manuel Barroso / Rosario de Simone  

    Euroburocrazia: stipendi d’oro, agevolazioni

    e niente tasse per dipendenti Ue

    La polemica innescata da "CorrierEconomia": la lettera

    di De Simone e la risposta di Ivo Caizzi

    E ora vorrebbero creare e comandare un nuovo regno

    senza Democrazia chiamato "Stati Uniti d'Europa"

    L’Euroscandalo degli stipendi d’oro alla Corte del Faraone Barroso – E ora vogliono comandare gli Stati Uniti d’Europa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – Un articolo forse scomodo per qualcuno, quello pubblicato il 18 giugno scorso, su “CorrierEconomia” ed intitolato “Ue, il paradiso fiscale degli euroburocrati”, firmato dal giornalista Ivo Caizzi il quale, nel suo pezzo, denuncia a gran voce gli stipendi d’oro che ingrossano notevolmente le tasche di coloro che chiedono ancora sacrifici economici ai cittadini europei. Lo “scandalo” degli stipendi gonfiati e delle agevolazioni di cui godono gli euroburocrati, ha suscitato ulteriore malcontento e indignazione tra gli Europei ma, per come riportato da Caizzi, i sindacati di categoria hanno attribuito la colpa di tutta questa situazione ai media, accusati di essere imprecisi e di falsare le notizie circa i “poveri” salari di coloro che lavorano per le istituzioni europee. Non saranno forse le notizie diffuse dalla Commissione europea a rivelare ambiguità burocratiche e ad essere poco comprensibili per i cittadini comuni?

      L'eurovergogna – 6000 euro netti al mese a   

     "semplici impiegati" nella "Corte di Barroso"  

    La penna di Caizzi ha rivelato proprio questo: nonostante i richiami  ricevuti dalla corte di Manuel Barroso da parte del direttivo dell’associazione internazionale dei giornalisti di Bruxelles ( Api ), la Commissione europea si è rifiutata, più volte, di rendere leggibili e comprensibili per i cittadini i dati relativi agli stipendi. Già nel 2007, lo stesso "Corriere" aveva dimostrato come "semplici dipendenti" al “servizio” delle istituzioni europee possano arrivare ad ottenere l’equivalente di  6000 euro mensili netti, e come essi siano anche esentasse. Il botta e risposta, però, non tarda ad arrivare: infatti, a seguito della pubblicazione di questo articolo la polemica si inasprisce con la lettera inviata al direttore del giornale, Ferruccio de Bortoli,  da parte del segretario generale Tao Afi, Rosario de Simone, il quale sminuirebbe, almeno  a parole, il malcontento generale che ha portato alla diffusione di slogan e volantini contro i dipendenti delle istituzioni europee, riducendolo all’azione di un gruppo estremista e ad una parentesi infelice, ma non generale.

      Lo scandalo degli euroburocrati che ora vorrebbero 

      governare gli "Stati Uniti d'Europa" 

    De Simone sottolinea, nel suo intervento, che i dipendenti vengono accuratamente selezionati nel rispetto di criteri severi e validi e che la penna di Caizzi non fa altro che alimentare, in modo immotivato, la già presente tensione sociale. La difesa dei “poveri” euroburocrati è, però, debole: Caizzi ha specificato, in risposta a De Simone, che i dati rilevati sono stati sottoposti all’attenzione della stessa Commissione europea che non ha mai smentito la notizia. Le parole del segretario generale Tao Afi, lasciano comunque perplessità: ormai lo si sa, sono i cittadini comuni a pagare i conti dell’euroburocrazia. La stessa che oggi vorrebbe più potere e vorrebbe arroccarsi sempre di più in un regno chiamato "Stati Uniti d'Europa", nel nome di non si sa quale dio.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • La tratta: Vite umane a 20.000 euro

    La tratta: Vite umane a 20.000 euro

    Mercoledì, Giugno 20th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Parlamento europeo / Commissione Europea / Consiglio d’Europa /Europa / Nigeria / Cina / Bulgaria / Romania / Tratta esseri umani / Schiavitù / Vita / Sfruttamento / Lavori forzati / Organizzazione Internazionale del Lavoro / Minori / Sruttamento Minorile / Giustizia / Trafficanti / Europol / Eurojust / Coalizione europea delle imprese / Direttiva 36 del 2011 / Cecilia Malmstrom 

    Traffici umani: schiavitù e mercificazione

    del corpo

    Commissione Ue – La Malmstrom chiede giustizia

    20,9 milioni le vittime e 25 mld di euro i guadagni annui

    delle organizzazioni criminali che gestiscono le tratte

    Paradossi dell’era Moderna – Nigeria, tra Paesi cardine nel Traffico di esseri umani verso l’Europa
    Roma, Bruxelles – La vera miseria della natura umana è la possibilità, da parte dell’uomo stesso, di limitare la libertà dei suoi simili rendendoli “merce” e privandoli della propria dignità e – cosa ancor più grave – chi è responsabile della mercificazione del corpo umano “rischia” anche di rimanere impunito e libero di agire attraverso leggi dettate da una coscienza sporca ed impura. 

     5,5 milioni i Minori venduti  

    I numeri, purtroppo, parlano chiaro : in tutto il mondo, secondo i dati forniti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro,  sono ogni anno 20,9 milioni le vittime di sfruttamento, sia di quello relativo al lavoro forzato che di quello sessuale. Ancora più grave è che tra esse si contino 5 milioni e mezzo di minori, letteralmente “venduti” in veri e propri mercati di esseri umani: 20.000 euro per acquistarli ed addestrare loro a svolgere al meglio diversi tipi di attività illegali e criminali. Ogni anno, a detta della Commissione europea, 25 miliardi di euro finiscono nelle tasche di chi gestisce la “tratta degli schiavi” dei giorni nostri.

     Nigeria, Cina, Romania e Bulgaria – Le vie della tratta 

    Le vittime dello sfruttamento, spesso, provengono da paesi terzi – in modo particolare Nigeria e Cina – ma, secondo le stime, questo tipo di traffico umano è in crescita in tutta l’unione Europea: i paesi dai quali arriva il maggior numero di donne, uomini e bambini destinati a finire sui mercati sono la Bulgaria e la Romania. Questi dati forniti dal Commissario degli Affari Interni dell’Ue, Cecilia Malmstrom, ai colleghi di “Avvenire”, rivelano che le donne sono le vittime preferite dai trafficanti di vite umane i quali, fin troppo spesso, sfuggono alle condanne e rimangono in circolazione a piede libero. Infatti dal 2008 al 2010 le condanne nei confronti dei responsabili dei traffici umani sono scese da 1500 a 1250 ed è proprio per questo motivo che, ieri e per il periodo 2012-2016, l’Unione europea ha adottato un pacchetto di misure strategiche per tentare di bloccare questo fenomeno che, attualmente, appare sempre più in crescita.

     Gli ultimi provvedimenti annunciati dall'Ue  

    l’obiettivo – secondo quanto dichiarato nelle scorse ore dalla Malmstrom – è quello “dell’istituzione di unità nazionali di contrasto specializzate nella tratta di esseri umani, la creazione di squadre investigative comuni ed il coinvolgimento di Europol ed Eurojust in tutti i casi di tratta transfrontaliera”. Prevista anche l’introduzione di una Coalizione europea delle Imprese e di un ulteriore meccanismo Ue in grado di proteggere ed assistere le vittime. La Malmstrom chiede giustizia e ricorda che il provvedimento previsto sarà discusso dal Parlamento europeo e dal Consiglio d’Europa e che, entro aprile 2013, i singoli Stati dovranno recepire la direttiva antitratta, la n° 36 del 2011. Gli esseri umani non sono merce e la loro vita ha valore assoluto che non può essere mai determinato da un prezzo reale.

     Una semplice riflessione  

    Probabilmente, però, una delle panacee, se non il modo migliore per contribuire ad attenuare o risolvere il problema potrebbe essere quello di creare un maggior benessere diffuso eliminando quelle imbarazzanti sacche di povertà che possono spingere soggetti disperati – e ovviamente privi di scrupoli – ad uscire dalla povertà dandosi al crimine ed a queste pratiche abberranti: una vera e propria lotta tra disperati – spesso e volentieri – una lotta dove sembra dominare ancora la legge della giungla e del più forte. Certo le politiche ammazzareddito dell'Ue non aiutano neppure questo processo di umanizzazione dei popoli.

     Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Fermiamoli! – Stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

    Fermiamoli! – Stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

    Domenica, Giugno 17th / 2012

    – L'Editoriale, di Sergio Basile –

    Unione Europea / Italia / Eurozona / Commissione europea / Casta Parlamentare / Olli Rehn / Michel Barnier / Pierluigi Bersani / Pierferdinando Casini / Angelino Alfano / Silvio Berlusconi / Manuel José Barroso / Doppiogioco dell'Ue / Accentramento / Crisi / Lavoro / Crescita /  Investimenti / Incentivi / Punti forti dell'Italia / Paese ricco / Giardino d'Europa / Svendita del patrimonio pubblico / Piano verso la dittatura bancaria /  Tessuto imprenditoriale / Indici economici / G20 del Messico / Mario Monti / Corrado Passera / Voto della popolazione ellenica / Permanenza nell'Eurozona / Mercato Interno / Complotto / Contro informazione / Sergio Basile / Qui Europa / Europa / Rinascita 

    Fermiamoli! – Stanno Svendendo 

    distruggendo il Giardino

    d'Europa –  Sveglia!

    Da Bruxelles, al G20 a  Roma si sussegue

    la propaganda dell'euro-casta

    Saldi – E' iniziata la svendita del Patrimonio

    Storico Nazionale: il Giardino d'Europa

    trasformato in un arido deserto

    E i "Magnifici Tre" Stanno a Guardare!

    Fermiamoli, stanno Svendendo e Depredando il Giardino d’Europa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruxelles – Mentre in Italia le famiglie si apprestano a pagare la prima rata (in scadenza domani) dell'iniqua ed assurda IMU ; mentre Mario Monti e Corrado Passera propagandano il loro "Decreto Sviluppo" che riverserà fiumi di euro nelle tasche di palazzinari italiani (restituendo loro in pratica, di sottobanco ed in maniera subdola, il mal tolto dovuto al versamento della stessa IMU da parte dei re dell'impero dell'edilizia italiana) da "reinvestire" – a interesse s'intende – in strutture pubbliche (togliendo allo stato ogni iniziativa di sorta, e snaturandone il suo ruolo fondamentale); mentre la Grecia è alle prese con un voto "storico" che potrebbe scardinare la gabbia dell'Eurozona, nella quale la Troika sta lentamente dissanguando i poveri paesi del Sud Europa sotto attacco dei mercati (i cosiddetti Piigs); sul fronte dell'Ue incalza forte la propaganda "pro-crescita" di Barroso e compagni. Il cerchio dunque si chiude proprio a Bruxelles.

    L'annientamento del Mercato del Lavoro e

    l'assurdo "pizzino" della Commissione Ue 

    "L'azione messa in campo dalla Ue per fare fronte alla crisi dei debiti sovrani ha contenuto la crisi, ma non l'ha domata e tantomeno l'ha superata''. A dichiararlo – con faccia di marmo e senza alcuna vergogna di sorta – nelle scorse ore Olli Rehn – Commissario Ue, "non eletto",  agli Affari Economici e Monetari della "Banda Barroso" –  che ha bollato come ''insufficienti'' le azioni messe in campo rispetto alle sfide della crisi (e lo credo bene!). Rehn ha inviato un "pizzino" ideale al governo Monti, per  spianare la strada  dell'opinione pubblica verso un "consenso illusorio", ed al fine di garantire nella maniera più indolore possibile l'approvazione della proposta di riforma del lavoro (disoccupazione diffusa) da parte della casta-parlamentare di maggioranza che permette a Monti  di continuare le sue insensate manovre di distruzione dello stato e dello stesso Paese. "E' questione di grande urgenza" – ha dichiarato Rehn –  invitando Monti (che di certo non aveva bisogno di tali pretestuosi proclami) a portare a termine il suo lavoro (sporco lavoro) sulla riforma del mercato del lavoro nel Bel Paese. 

     Barroso-Monti – Bugie e Disinformazione  

    Secondo la Commissione europea, l'Italia affronterebbe, dunque, ''seri squilibri dovuti alla perdita di competitività nell'ultimo decennio", pertanto – secondo Rehn – ''tutte le misure prese finora dal governo per affrontare questo problema devono essere applicate in pieno e in modo rigoroso''. Ma i limiti e la pretestuosità di tali affermazioni (malgrado tv e giornali sostengano in gran parte la bontà di tali "fantasiose quanto false" ed antistoriche ricostruzioni) sono ormai ben palesi e ben comprensibili in una fetta sempre maggiore di Italiani, che hanno compreso la vastità e lo spessore della "rete del grande imbroglio" nella quale l'Italia – suo malgrado – è stata gettata. Non è vero, infatti, che da dieci anni a questa parte l'Italia attraversa un trend economico negativo.

     Tutti gli indicatori  economici smentiscono Monti,

    Bersani, Alfano, Casini e l'Ue  

    Più volte in questi mesi "Qui Europa" ha pubblicato i numeri che confutano le ricostruzioni della Commissione europea, del governo Monti e dei suoi impresentabili spalleggiatori: Bersani, Alfano (Berlusconi) e Casini. La scorsa estate l'Italia era un Paese in salute e in moderata crescita: 1) bassissimo debito privato d'impresa (appena 40 miliardi di euro, contro i ben 8000 miliardi di debito d'impresa privato delle aziende francesi – Come mai la Francia non ha subito dunque la sorte dell'Italia e il suo vergognoso declassamento?); 2) Terza riserva aurea del mondo; 3) Livello dei risparmi delle famiglie da record in Europa, e non solo; 4) Il miglior tessuto imprenditoriale d'Europa, sia per numero di attori commerciali, che per efficienza e produtività; 5) Paese leader al mondo in settori come la cantieristica navale, la metalmeccanica, l'ingegneria aereospaziale,  l'alta moda, l'impresa manifatturiera, l'industria dei servizi turistici; l'industria vitivinicola ed alimentare. Solo per citare alcuni esempi; 6) In più il Paese con il primo patrimonio artistico del mondo (il 70% delle opere d'arte sono conservate nei musei italiani: che oggi vanno verso una probabile e vergognosa privatizzazione); 7) Un Paese dalle bellezze territoriali e paesaggistiche invidiate nel mondo: non a caso prima dell'avvento del distruttivo governo dei banchieri eravamo ancora noti come gli abitanti del "Giardino d'Europa". Ciò nonostante i disastri provocati dal governo Berlusconi. A dare un quadro preciso della situazione – prima dell'invio della celeberrima letterina della (privata) Bce e dell'avvio delle ingerenze da parte dei "privati"  negli affari nazionali – fu lo stesso governo Berlusconi, come confermato (ricorderete) dallo stesso ex-ministro dell'Economia Giulio Tremonti: che nella scorsa estate fotografò nel suo rapporto semestrale la solida situazione dell'Italia, malgrado il debito pubblico di 1900 miliardi di euro. Debito – che come spiegato in decine di articoli – è stato "provocato in maniera fittizia" in seguito alla privatizzazione della Banca d'Italia e della conseguente perdita della nostra sovranità monetaria, regalata ai banchieri privati che siedono nel board della Bce. (vedi articoli nell'archivio di "Qui Europa").  

     Il gioco sporco della "Banda Barroso"  

    Ma lo smemorato Rehn – finto tonto –  ha continuato a fare il  gioco di questa cerchia di eletti – o parassiti: dipende dai punti di vista – rimettendo la salvezza della baracca allo stesso artefice del disastro: Mario Monti. ''La dimostrazione di un impegno politico degli stati membri – secondo Rehn – sarà (infatti)  il punto chiave per ripristinare la fiducia nella zona euro''. Il commissario ha indicato nelle ultime ore quattro tasselli per la cosiddetta "crescita": 1) standard unico per i requisiti patrimoniali (cioè neutralizzazione del ruolo e delle funzioni tipiche degli stati); 2) supervisione finanziaria integrata (Risorse statali nelle mani dell'Ue); 3) autorità unica per la risoluzione delle crisi (cioè accentramento imperialistico) ; schema unico di garanzia dei depositi bancari (cioè dittatura bancaria); 5)  Mutualizzazione del debito (debito – come detto – fatto non dai popoli ma dalle stesse banche) con strette regole di bilancio (cioè comprimendo i servizi pubblici essenziali elargiti ai cittadini). Tutto sommato un bel modo per affrontare una crisi provocata da loro stessi.

     Barroso decise di non bloccare la speculazione  

    Il suggello di tali scelte "dittatoriali" quanto "anti-democratiche" la "Banda Barroso" – per ammissione dello stesso presidente – lo metterà al prossimo G20 del Messico. Secondo il "Re" – non eletto – della Commissione europea, infatti, al vertice mondiale "l'Ue non lascerà alcun dubbio ai partner internazionali sulla propria determinazione a prendere ogni azione necessaria contro la crisi, difendendo la stabilità e promuovendo la crescita. Siamo determinati – continua Barroso – a mostrare al mondo che l'euro e il progetto europeo sono irreversibili''.

     In attesa del Voto greco e del G20 del Messico  

    Ma, in attesa dell'esito del voto della popolazione ellenica – che in queste ore sta affollando le urne – una domanda ci viene spontanea: se l'Ue dice di star facendo di tutto per bloccare questa "pseudo-crisi" perchè ha fatto di tutto per "non approvare" il pacchetto di misure presentato nei mesi scorsi in Commissione dallo stesso commissario al Mercato interno Michel Barnier? Perchè non si è scelti di metter fine "all'impero del rating" ed alle contestuali ingerenze dei privati e delle multinazionali (che affollano i consigli direttivi delle stesse agenzie di rating responsabili dei declassamenti all'Italia ed agli alri paesi Piigs) una volta per tutte. Appare dunque chiarissima la volontà dell'Unione europea di continuare un doppiogioco al fine di alimentare questa crisi indotta e mettere le grinfie sulla ricchezza degli stati più appetibili. E il giardino d'Europa (oggi deserto d'Europa)  è tra questi.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

     

  • La trappola Eurobond e il Nuovo Leviatano

    La trappola Eurobond e il Nuovo Leviatano

    Venerdì, Giugno 1st / 2012  

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione europea/ Parlamento europeo / Commissione Bilancio / Fondo Monetario Internazionale / Strasburgo / Eurobond / Project Bond / Banche / Crisi / Speculazione / Banche commerciali / Banche d’affari / Infrastrutture europee / Mercato / Economia / Fallimenti / Angela Merkel / Paul Volcker / Christine Lagarde / Barack Obama / Maria Laura Barbuto / Qui Europa / Nascita di un nuovo leviatano / porte aperte alla speculazione finanziaria / Alexis De Tocqueville 

    Eurobond sì, Eurobond no:  questo è il dilemma!

    Per porre fine alla speculazione, è necessaria la separazione

    tra banche d’affari e banche commerciali. 

    Intanto la Commissione Bilancio del Parlamento Europeo

    stanzia 230 milioni di euro in “project bond”

     

    di Maria Laura Barbuto

    Eurobond – Debtocracy e il Grande Bluff speculativo

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Eurobond: Emissione di Nuovi Debiti in un circuito già sovraccarico                          

    Strasburgo – In Europa si pensa ancora di risolvere la crisi attraverso la creazione massiccia di nuovo debito, ovvero – in pieno clima di "Debtocracy" – attraverso l’emissione di eurobond: termine diventato “famoso” ( o meglio sarebbe dire celeberrimo ) per i cittadini europei a partire dallo scorso luglio 2011, utile  ad indicare l’ipotetica creazione di obbligazioni del debito pubblico dei Paesi dell’Eurozona. Eurobond sì, Eurobond no: questo è il presunto dilemma! Sicuramente, l’emissione degli stessi – oltre ad aggravare i debiti degli europei – porrebbe in essere una netta separazione tra paesi “Virtuosi” e paesi “meno virtuosi” ed è anche per questo che tali obbligazioni sono state salutate da tanti Stati membri dell’Unione europea con grande scetticismo o avversione. Prima tra tutti -pare – dalla Germania della Merkel che, essendo un paese da tripla A, teme di rimetterci le penne “solo” per aiutare gli altri Stati. Ma la verità è che l'eurocrazia andrà dopo un pò di teatro verso questa direzione: 1) perchè sarà a vantaggio dei soliti sottoscrittori e delle banche; 2) Perchè qualcuno dovrà pur pagare questi nuovi debiti. Indovinate chi? Tuttavia, è bene dire che l’emissione di Eurobond non potrà mai essere indolore anche per altri motivi: per i paesi ai quali verranno concessi, potrebbe prospettarsi – secondo gli eurotecnocrati – una politica fiscale e di bilancio meno rigorosa rispetto a quella imposta ai paesi più virtuosi e si finirebbe per favorire, così, il cosiddetto “azzardo morale”. Gli Eurobond, tuttavia, prima di diventare concreti, dovranno essere necessariamente inseriti in un nuovo disegno delle istituzioni europee che preveda la nascita di un governo unico internazionale o almeno di un Ministero delle Finanze dell’Unione Europea.

     Eurobond: Verso la nascita del "Mostro Leviatano"                                                             

    Insomma l'impennata di un processo di iper-accentramento verso una sorta di superstato leviatano di Tocquevilliana memoria che potremmo definire – facendo contenti i federalisti – "Stati Uniti d'Europa": un qualcosa che fa tremare solo a pronunziarsi. Una bestemmia contro la gloriosa storia degli stati europei, le loro differenze culturali, le loro palesi differenze di costumi e tradizioni. Qualcosa che qualcuno, nei piani alti, vorrebbe irrimediabilmente mutare in senso centralista. Che ne sarà della democrazia se a comandare sarà un'unica élite di tecnocrati, vicina alle banche, alle lobby – alle logge massoniche – e laicista?

    Eurobond: Porte aperte alla speculazione finanziaria                                                            

    Intanto, all’Europarlamento, la Commissione Bilancio ha previsto e stabilito di stanziare 230 milioni di euro in “project bond”, che saranno destinati , tra il 2012 e il 2013, per infrastrutture europee che saranno finanziate dai privati, in una prima fase sotto la “supervisione” dell’Ue. In tutto ciò rientra anche il problema della speculazione finanziaria: Paul Volcker, consigliere del presidente statunitense Barack Obama, pochi giorni fa, al Parlamento europeo, ha ribadito la necessità di ritornare ad una netta separazione tra le banche d’affari e quelle commerciali. Il suo appello non è stato preso in considerazione dai rappresentati europei, né dai media che hanno fatto orecchie da mercante. Puntuali anche le "preoccupate" dichiarazioni del direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (lo stesso che sta uccidendo la Grecia) Christine Lagarde, che ha ricordato che “le banche svolgono una funzione che va intesa come bene  pubblico e pertanto il loro compito non può considerarsi ancorato a leggi di mercato”. Il progetto proposto da Volcker prevede semplicemente che le banche che portano avanti una "chiara speculazione" non possano ricevere garanzie da parte dello Stato.

     Il governo dei bancheri                                                                                                                      

    Le banche d’affari, in pratica, qualora dovessero ritrovarsi con i conti in rosso, non riceverebbero alcun aiuto e si avvierebbero verso un ovvio fallimento. E, forse, proprio il fallimento delle banche che speculano, potrebbe salvare l’Europa dalla crisi attuale. Forse il problema verra dell'Ue sta proprio in questo punto: ovvero nella testarda e gravissima volontà di non voler imbrigliare la speculazione, ma anzi di voler rafforzare la struttura e la disponibilità finanziaria dell'élite dei banchieri che governa oggi l'Europa.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)