Qui Europa

Mese: Marzo 2012

  • Bruxelles – Riaperto Dossier su OGM – Che cosa arriva sulle nostre tavole?

    Bruxelles – Riaperto Dossier su OGM – Che cosa arriva sulle nostre tavole?

    Venerdì, Marzo 30th / 2012

    – Mirella Fuccella –

    Commissione europea / Parlamento europeo / Ogm / Agricoltura biologica / Cibo geneticamente modificato / Orto / Paradossi Ue / Sicurezza alimentare / Etichettatura / Limiti tollebabili / Confusione  / Opposizione governi / Sovranità nazionale 

    Bruxelles – Riaperto Dossier su OGM –

    Che cosa arriva sulle nostre tavole?

    Il dibattito sugli Ogm è ancora aperto:

    ma per ora meglio coltivarci l'orto sul balcone!

    Bruxelles – Fa discutere la riapertura in sede Ue del dossier sugli organismi geneticamente modificati, altrimenti – e tristemente – noti come Ogm. Il dibattito in Europa sugli Ogm è ancora aperto: se da un lato nell’ottobre 2011 il Parlamento Europeo aveva votato un emendamento che permette ai Paesi Ue di vietare tali prodotti, d’altro canto in dicembre la Commissione aveva invece approvato l’introduzione di tre nuove tipologie di mais e una di cotone, tutti geneticamente modificati. Ciò avveniva nonostante l’ostilità di molti governi europei. Segno evidente che la sovranità nazionale, anche in materie così delicata e stata rottamata, sotto l’indifferenza più totale dei media nostrani. Nel frattempo, però, tali cibi arrivano sulle nostre tavole. Come si fa, allora, a riconoscerli? È impossibile capirlo dal gusto o dall'aspetto: per orsa l’unica arma possibile è quella di leggere sulla confezione se l'alimento o i suoi ingredienti sono geneticamente manipolati. Infatti, l'Unione Europea – facendoci letteralmente la grazia, in uno slancio di magnanimità – impone l'etichettatura obbligatoria per gli alimenti geneticamente modificati.

       paradossi "legali" sul cibo geneticamente modificato   

    Ma anche qui c’è un però! Infatti l’etichettatura non è tuttavia obbligatoria per gli alimenti che contengono meno dell'1% di ingredienti geneticamente modificati, né per gli alimenti prodotti da vegetali geneticamente modificati che però non contengono traccia dei geni trapiantati. Dunque, un pacchetto di mais geneticamente modificato deve essere etichettato, mentre, invece, una bottiglia di olio di semi ottenuto da mais geneticamente modificato non ha bisogno di essere etichettata perché non contiene traccia della manipolazione genetica. Paradossale a dir poco! Se desideriamo difenderci da tutta la “deriva transegenica”, possiamo affidarci ai cibi provenienti “da agricoltura biologica”.

      Il "valore dell'orto sul balcone"    

    Questa scritta deve essere posta sull'etichetta accanto alla denominazione. Se è presente anche un bollino blu-verde vuol dire che il prodotto proviene da coltivazioni dove non si usano deleteri antiparassitari. Parole molto accattivanti come: naturale, organico, ottenuto da coltivazioni tradizionali, sono presenti su alcuni prodotti ma in realtà non sono riconosciute. Anche il prefisso "bio" presente nel nome o nel marchio di certi yogurt e preparati dietetici non attesta di per sé la provenienza da coltivazioni biologiche. A quanto pare, se proprio si vuole andare sul sicuro, non resta che coltivarsi l’orto sul proprio balcone!

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • L’Europarlamento e i paradossi finanziari di Strasburgo

    L’Europarlamento e i paradossi finanziari di Strasburgo

    Sabaro, Marzo 31th/ 2012

    Parlamento europeo / Bilancio / Bruxelles / Strasburgo / Approvazione / Congelamento / Finanziamento ai partiti / Sospensione fondi / Diritti  Libertà / Politica / Relazione Vaughan / George Bush / Norberto Bobbio / Hans Gert Poettering / Casa della Cultura Europea / Claudio Morganti / Crisi europea / Povertà / Costituzione / Democrazia / Spread / Guerre 

    L'Europarlamento ed i paradossi finanziari

    e democratici di Bruxelles e Strasburgo – 

    Approvata la relazione Vaughan: ancora aumenti per

    il budget dei deputati europei e niente fondi

    ai partiti "non rispettosi dei diritti". 

    E' un altro eurobavaglio politico? –

    Diversivi: la "retorica" dei "congelamenti" e

    la solita storia della sede unica.

    Bocciato intanto l'emendamento contro la 

    faraonica  "Casa dell Storia Europea"

    Bruxelles – Nella giornata di ieri il Parlamento europeo ha approvato la relazione del laburista britannico Derek Vaughan, passata con 548 voti utili su 609, con la quale l’assemblea ha deciso di sospendere i finanziamenti ai partiti europei non rispettosi verso i diritti umani ed i principi di libertà. Ma quel che lascia alquanto perplesso il nostro Osservatorio, è la domanda su chi decida in ultima istanza se un diritto possa essere stato leso o meno. Pertanto una domanda sorge spontanea: “Quali sono i parametri di verifica e riferimento in base ai quali sospendere i fondi?” La sospensione dei fondi, in tal senso, potrebbe tradursi in una sorta di bavaglio democratico, o minaccia alla libertà di azione politica?

      L'arma dei "diritti"   

    Troppo spesso – come ci insegna il grande ed indimenticato filosolo e politologo Norberto Bobbio – in nome della difesa dei diritti umani e dei principi di libertà, sono stati commessi i più grandi crimini della storia con il benestare di molti influenti media, che hanno finito per rincitrullire l’opinione pubblica, togliendo ai distratti cittadini ogni capacità di critica. Sulla strada della “difesa dei diritti” sono state commesse le più grandi atrocità: si pensi alle campagne dei guerrafondai Bush in Medioriente per “esportare la democrazia”(come se si trattasse di una partita di banane). Semplicemente ridicole, a dir poco, e mistificatrici di realtà ben diverse e cupe! O alle tante missioni di pace che di fatto di pace non sono – che vedono impegnate su monti fronti anche l’Italia, o quel che resta dell’ex-Bel Paese, svenduto alla causa liberista – e che spesso, però, impegnano oltre al 40% del budget degli stati. Come dire: gli Italiani oggi lavorano e pagano le tasse soprattutto per acquistare armamenti e pagare debiti a banche e sottoscrittori dei titoli di stato: sempre più costosi per via di uno strumento, lo spread, impacchettato a dovere dalle caste o “confraternite” politiche (anche di casa nostra) con la complicità delle agenzie di rating e la copertura insulsa di buona parte dei media nazionali che si limitano a parlare del “livello dello spread quotidiano”(ripetendo da mesi una stancante e vuota filastrocca) senza dire che è uno strumento illegittimo, anticostituzionale e da abolire immediatamente, perché simile ad una truffa legalizzata. Chi sostiene la legittimità di tale sistema andrebbe subito licenziato, perché non conosce i fondamentali dell’economia, della politica, della Costituzione e della stessa democrazia.

     Il paradosso del Bilancio 

    Ma nella relazione votata ieri, a parte questo punto che potrebbe far sfociare l'Eurocamera nella censura più bieca, gli eurodeputati hanno stabilito che il bilancio del Parlamento europeo per il 2013 sarà congelato. Ma non congelato nel vero senso della parola. Che avevate capito! Ovviamente "congelato  in termini reali": come dire, "non lo aumentiamo, ma lo aumentiamo!". Ovvero, aumenterà – poteva essere altrimenti? – ma solo  dell'1,9%: percentuale pari al tasso di inflazione medio europeo, per un totale di 1,76 miliardi di euro. Scelta che in tempo di “crisi-indotta e forzata”, o psedudo-tale, ci pare davvero paradossale. Per addolcire la pillola, poi, gli eurodeputati sono tornati a chiedere la sede unica, ovvero lo stop al mensile trasferimento della plenaria da Bruxelles a Strasburgo: transumanza in effetti costosissima e paradossale (con tutti gli effetti colleterali incorporati nell'operazione) non prevista da nessuna costituzione, ma semplicemente dai Trattati Ue, difesa allo stremo dalla solita Francia, che oppone il veto all’abbandono della sede di Strasburgo (foto) per motivi tanto economici quanto di prestigio.

      Il finanziamento milionario alla "Casa della Storia Europea"  

    Altra nota stonata, poi, la bocciatura di un emendamento presentato dal rappresentante del Carroccio, Claudio Morganti, che chiedeva di abolire gli stanziamenti – bollandoli, forse a ragione, come un inutile spreco di denaro – per la “Casa della Storia Europea”: progetto faraonico voluto nel 2007 dal presidente Hans Gert Poettering che sfiorerebbe nel complesso (solo nella fase iniziale) 66 milioni di euro: 31 milioni per la realizzazione; 21,4 milioni per l'allestimento e 13,4 –all'anno – per soli costi di gestione. Lapidaria ed eloquente la risposta alla bocciatura dell’emendamento da parte del leghista: “Non capisco – ha commentato – come si possa concepire la spesa di milioni di euro per la Casa della Storia europea, un’opera che, visto il momento storico, rischia di trasformarsi in 'Mausoleo funebre dell'Unione europea”. Come dargi torto? Peccato che molti deputati europei di casa nostra evidentemente la pensino in maniera diversa, avallando questi sperperi, mentre in Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna (Paesi P.i.i.g.s.) ogni giorno che passa nuove famiglie affollano nella disperazione i marciapiedi di stazioni e piazze, alla ricerca di cibo e giustizia.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • L’Ue alla Serbia: “Giù le mani dal Kosovo! Altrimenti niente Europa!”

    L’Ue alla Serbia: “Giù le mani dal Kosovo! Altrimenti niente Europa!”

    Sabato, Marzo 31th / 2012

    Allargamento Ue / Unione europea / Corte europea / Bruxelles / Balcani / Kosovo / Serbia / Stefan Fule / Gruppo Internazionale di Supervisione per il Kosovo / Pristina / Belgrado / Riconoscimento  

    Bruxelles a Belgrado: "giù le mani da Pristina!"

    Il monito dell'Ue: "Se la Serbia vuole entrare in Europa

    riconosca l’indipendenza del Kosovo!"

    Bruxelles, Pristina, Belgrado – «La Serbia deve dimostrare la propria serietà nella pacificazione con il Kosovo e applicare alla lettera tutti gli accordi con Pristina, se vuole aprire il negoziato di adesione all'Ue». Lo ha dichiarato nelle scorse ore il Commissario europeo per l'allargamento, Stefan Fule, il quale ha aggiunto che il voto del 6 maggio in Serbia sarà il banco di prova per capire fino a che punto nella Nazione sia sincera la lotta contro la corruzione e l'impegno per l'indipendenza della magistratura. La lotta fra Pristina e Belgrado deve trovare una soluzione in sede europea: sia la Serbia sia il Kosovo infatti aspirano ad entrare nell'Ue, e l'Europa desidera a tutti i costi essere un continente non belligerante: almeno per quanto attiene ai confini interrni. È anche vero che proprio in questi giorni, la questione Kosovo indipendente o meno è tornata attuale. Sono le elezioni legislative e municipali che la Serbia dovrebbe celebrare il 6 maggio a suscitare polemiche: il governo serbo ha infatti espresso l'intenzione di aprire le urne anche in territorio kosovaro, cioè nelle aree settentrionali del Paese, dove la maggioranza della popolazione è serba. Il governo del Kosovo, che si è proclamato indipendente solo nel 2008, è del tutto contrario a questa idea e accusa la Serbia di violare la sua sovranità.

      Riconoscimento dello stato kosovaro  

    Dal 2008 ad oggi il processo di riconoscimento internazionale dello Stato kosovaro non è stato univoco. Gli Stati Uniti e molti governi dell'Europa occidentale, fra cui l’Italia, decisero di appoggiare il Kosovo (vedi foto – bandiera) , mentre, al contrario, gli Stati amici della Serbia (tra cui soprattutto la Russia) hanno adottato una posizione molto dura. Tuttora, i serbi restano inflessibili. D'altra parte lo hanno dimostrato anche al professor Monti, in occasione della sua visita all'inizio del mese. «Non riconosceremo mai lo Stato del Kosovo», aveva detto Tadic al nostro ex-presidente della Bocconi. Tuttavia la Serbia si è appena candidata all'ingresso nell'Unione europea, e questo le impone una condotta più disponibile al dialogo, e soprattutto l’accettazione del fatto che il Kosovo sia ormai uno stato indipendente.

      La posizione di Bruxelles  

    Se davvero Tadic intende arrivare a Bruxelles dovrà evitare ulteriori frizioni: cosa che invece sta succedendo con il voto del 6 maggio. Tanto più che, negli ultimi giorni, la polizia kosovara ha effettuato alcuni arresti di funzionari pubblici serbi, presenti nelle cosiddette "strutture parallele", mantenute dalla Serbia nei confini della ex sua provincia. La posizione di Bruxelles in merito appare ferma. All'inizio di questa settimana, si è riunito a Vienna il Gruppo internazionale di supervisione per il Kosovo (25 membri tra cui l'Italia), il quale ha espresso l'intenzione di far cessare la sorveglianza internazionale sull'indipendenza del Paese. Bruxelles ha dato il suo ok per la realizzazione di uno studio di fattibilità che dovrebbe portare ad un accordo di associazione Ue-Kosovo. Se la Serbia vuole far parte della Ue, a quanto pare, dovrà prendere atto di questa nuova realtà.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • BRICS: Cinque nuovi super-eroi contro l’Occidente in decadenza

    BRICS: Cinque nuovi super-eroi contro l’Occidente in decadenza

    Venerdì, Marzo 30th / 2012

    Ue / Esteri / Mondo / Brasile / Russia / India / Cina / Sudafrica / Brics / Banca Mondiale / Fmi / Fondo Monetario Internazionale  

    BRICS: Una Banca per i "Fantastici Cinque"

    Cinque nuovi super-eroi contro l’Occidente

    in decadenza

    New Dehli – Il presidente cinese, Hu Jintao, ha appena dichiarato a una riunione dei Brics – Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica – che i Cinque vogliono essere difensori e promotori degli interessi dei Paesi in via di sviluppo. In tal ottica il russo Dmitri Medvedev si è lamentato che il sistema economico mondiale ad oggi non tenga nella giusta considerazione il nuovo ruolo assunto dai Brics, che ora vogliono addirittura una loro Banca. Infatti, in contrapposizione alla Banca Mondiale, che vedono non confacente con gli interessi dei Paesi meno garantiti, le nuove cinque super-potenze emergenti, che si stanno arricchendo a ritmi record, vogliono due cose: più potere all’interno del Fmi e della Banca Mondiale – e per quest’ultima hanno già proposto la loro candidatura, il nigeriano Ngozi Okonjo–Iweala, che avrebbe un curriculum più ricco del papabile sudcoreano proposto da Obama in veste di king-maker – ed in seconda istanza, una Banca per lo sviluppo. Questa dovrebbe porsi come alternativa proprio alla Banca Mondiale, controllata  su tacito accordo tra Europa e Usa – proprio dagli Stati Uniti, e avrebbe anche lo scopo di valorizzare le valute locali, che per ora non sono pienamente convertibili come il dollaro. “Non chiamateci più Paesi Emergenti!”, sembrano dire, ma piuttosto i "Fantastici Cinque" in ascesa verso il controllo dell'economia mondiale, ai danni di un’Occidente in visibile decadenza. Anche se in realtà, guardando a vaste aree dei singoli stati, la povertà è ancora molta, e più che di super-stati sarebbe più idoneo ed opportuno parlare di 5 potenti caste oligarchiche, con variegati ed estesi super-poteri.

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Milano – Nasce federazione europea autodisciplina pubblicitaria

    Milano – Nasce federazione europea autodisciplina pubblicitaria

    Venerdì,  Marzo 30th/ 2012

    Italia / Milano / Pubblicità / Online / European Digital Advertising Alliance/ Istituto Autodisciplina Pubblicitaria  

    Milano – Marketing digitale:

    Nasce la federazione europea di autodisciplina

    pubblicitaria. Opportunità o censura?

    Lo Iap italiano e gli omologhi europei hanno dato vita alla

    European Digital Advertising Alliance

    Milano – Nelle scorse ore, nella città meneghina l’Easa, l’associazione europea degli istituti di autodisciplina pubblicitaria, ha promosso la creazione della European Digital Advertising Alliance, organismo dedito al controllo della conformità delle pubblicità online rispetto a codici etici e deontologici condivisi. L’intenzione è quella di un controllo transfrontaliero delle campagne pubblicitarie del web, che devono – secondo quanto dichiarato dall'ente – rispettare alcuni parametri, normalmente nel campo dell’etica della comunicazione. A desempio, deve trattarsi di pubblicità non offensive, non discriminatorie o, comunque, che non urtino la suscettibilità dei più piccoli e via dicendo.

     Opportunità o censura?  

    Da una prima analisi non si tratterebbe di un organo di censura – anche se avremo occasione di tornare sul tema con maggiori approfondimenti – e a testimonianza di questo, per ora, vale la creazione di un sito internet informativo, che illustra i parametri cui deve attenersi ogni campagna europea di marketing digitale: http://www.youronlinechoices.com/it/glossario/Alessandro Pavanati (Copyright © 2012 Qui Europa)        

     

  • Eurovertice di Copenaghen – Il Fondo Salva Stati guarda alla penisola iberica:  La Troika “raddoppia!”

    Eurovertice di Copenaghen – Il Fondo Salva Stati guarda alla penisola iberica: La Troika “raddoppia!”

    Venerdì,  Marzo 30th/ 2012

    Eurovertice / Eurogruppo / Copenaghen / Spagna / Grecia / Portogallo / Fondo Salva Stati / Esfs / Ue / Bce / Fmi / Impoveriomento  / Merkel / Schiavitù   

    Il Fondo Salva Stati ora guarda alla penisola iberica:

    La Troika "non lascia, raddoppia!" 

    800 miliardi  per "salvare" o "affossare" Spagna e Portogallo:

    "dipende dai punti di vista!"

    Copenaghen, Lisbona, Madrid – Ammonta a 800 miliardi l’ allocazione di fondi – messi a disposizione dai contribuenti degli stati Ue, attraverso i propri "rappresentanti" di governo: più o meno eletti – per il presunto "salvataggio" delle due economie europee maggiormente esposte dopo la Grecia: Spagna e Portogallo. L’annuncio era arrivato ieri non di meno che dal Governo tedesco, che pare aver ceduto alle richieste di altri membri Ue su un aumento dell'European Financial Stability Facility, il cosiddetto – forse con un pizzico di amaro sarcasmo – “Fondo Salva Stati”. La conferma è arrivata oggi al vertice Ue di Copenaghen. A preoccupare, stavolta, è la dimensione delle economie chiamate in causa. Il Portogallo è per caratterstiche e popolazione simile alla Grecia, ma nel caso della Spagna stiamo parlando di circa 40 milioni di abitanti, del 25% di disoccupazione, che sotto i 25 anni sfiora il 50% e, comunque, di un’intera area dell’Europa che sta vedendo le migliori risorse umane, per lo più giovani, dirigersi Oltreoceano o, addirittura, verso le ex colonie portoghesi africane. La spagna è indebitata per 51 miliardi di dollari con le banche britanniche, 187 verso quelle statunitensi, 224 verso quelle francesi e 244 verso quelle tedesche. Sommando tutto, si arriva a 600 miliardi di euro per la Spagna e il restante per il Portogallo confermati con l’ok agli 800 miliardi per l’EFSF. Che la roccaforte tedesca stia per cedere? Fatto sta che a guadagnarci dalla pseudo-crisi del debito sovrano Ue sono come sempre le banche e i banchieri: per loro la crisi – malgrado quello che sostengano Bce ed Eba – non arriva mai. Ma quanto reggerà questo marchingegno infernale chiamato "Eurozona"? Quando la stampa ufficiale ed i TG di bandiera comincieranno a chiamare le cose col nome giusto? Gli Europei ne hanno davvero le tasche… vuote!

    Alessandro Pavanati (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Il monito del’Ue all’Italia: “Basta ai respingimenti!” – In 13 anni oltre 17.000 morti

    Il monito del’Ue all’Italia: “Basta ai respingimenti!” – In 13 anni oltre 17.000 morti

    Venerdì, Marzo 30th / 2012

    Italia / Unione Europea /Consiglio d’Europa / Corte Europea / Immigrazione / Respingimenti / Vittime / Profughi /  Caso Hirsi / Italia /Libia / Francia / Spagna / Cipro / Nato / Fortress Europe / Ricciardi /    Strink / Hein 

    Il monito del'Ue all'Italia: "Basta ai respingimenti!" 

    In 13 anni 17.738 morti nel Mediterraneo

    Italia colpevole per caso Hirsi: 63 le vittime.

    Il Cir: “Favoriamo ingressi regolari”

    Roma, Bruxelles – Tentano il tutto per tutto per sfuggire a violenze, persecuzioni e guerre: attraversano il mare per raggiungere l’Europa, seppur in modo illegale, e spesso pagano il pericoloso viaggio con la propria vita. Immigrati clandestini che scappano dai propri  paesi per cercare ed ottenere protezione presso altri Stati, spesso respinti senza neanche avere la possibilità di veder riconosciuto il proprio diritto di chiedere asilo nell’Unione Europea. E’ così il Mediterraneo si trasforma in un campo di battaglia: dal 1998 fino ad agosto 2011, secondo le stime rese note da Fortress Europe, sono state 17.738 le vittime del mare e,  solo nell’ultimo anno, 2000 persone tra donne, uomini e bambini sono morte nello Stretto di Sicilia. I controlli rafforzati ed estesi anche ad altri Paesi hanno fatto sì che, nel 2011, il 90% degli immigrati entrasse in Europa in modo irregolare e che la maggior parte di essi vedesse calpestati i propri diritti.

      Le violazioni dell'Italia   

    Violazioni che rendono protagonista anche l’Italia per il cosiddetto “Caso Hirsi”: la sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che il nostro paese, respingendo i migranti verso la Libia nel marzo 2011, ha violato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e, ancor più grave, il principio secondo il quale è vietato rimpatriare immigrati che nei paesi d’origine potrebbero subire trattamenti disumani o persecuzioni. 63 le vittime della tragedia avvenuta nel marzo scorso: “Ci assumiamo la responsabilità di questo” ha dichiarato il Ministro per la Cooperazione e l’Integrazione, Andrea Ricciardi, a seguito di quanto è stato scritto nel rapporto del Consiglio d’Europa, presentato ieri a Bruxelles, che contiene l’accusa nei confronti della nostra penisola di non aver coordinato i soccorsi, essendo stato il primo Paese ad aver ricevuto la chiamata di aiuto. “Siamo davanti a fallimenti e responsabilità collettive” afferma la relatrice del rapporto, l’olandese Tineke Strink , che punta il dito anche contro la Nato, quel giorno presente nel Mediterraneo con navi ed elicotteri, e contro singoli paesi come Italia, Spagna, Cipro e Francia che navigavano o sorvolavano a poca distanza dal barcone alla deriva e “l’ipotesi più probabile – continua l’olandese – è che tutti sapessero e che tutti abbiano voltato gli occhi da un’altra parte per non doversi accollare la responsabilità di dare rifugio ai migranti”.

      Le Proposte  dell'Europa  

    In merito al cimitero sottomarino in cui si è trasformato il Mediterraneo, il Centro Italiano per i Rifugiati, ieri, alla Camera dei Deputati, ha fatto sentire la propria voce chiedendo soluzioni legali per gli l’ingresso degli immigrati nei paesi dell’Unione Europea e ha ricordato, attraverso il proprio presidente, Sabino Pezzotta, che “l’accesso alla protezione è un diritto umano”.  Il direttore del Cir, Cristopher Hein, si è detto soddisfatto del lavoro svolto parallelamente a quello del Parlamento Europeo che, per la prima volta, adotta un programma  sul reinsediamento degli immigrati, mentre il Consiglio d’Europa condanna l’atteggiamento italiano che ha causato la morte di 63 profughi. L’entrata in vigore del programma è prevista per il 2013 ed esso  stabilisce che l’Unione Europea disponga un contributo di 6.000 a persona per tutti gli Stati che si impegneranno a trasferire i rifugiati, in modo totalmente regolare, verso lo Stato membro sulle base di quote annuali messe a disposizione dai singoli governi. Quote stabilite da 13 Stati, ma non dall’Italia e – secondo Hein – “sarebbe opportuno che il nostro Paese disponga un programma di reinsediamento e ne dia notizia entro il primo maggio per poter beneficiare del contributo europeo dell’anno prossimo”. Augurandoci che non accadano mai più tragedie simili, simbolicamente gettiamo un fiore nel Mediterraneo per tutte le anime che esso custodisce.

    Maria Laura Barbuto(Copyright © 2012 Qui Europa)

  • L’Europa è un “Continente Vecchio” – Ieri, il monito da Milano

    L’Europa è un “Continente Vecchio” – Ieri, il monito da Milano

    Venerdì, Marzo 30th / 2012

    Italia / Milano / Unione Europea / Commissione Europea / Europa / Danimarca / Grecia / Polonia / Germania / Invecchiamento popolazione / Anziani / Pensionamento / Progetti /  Demografia  
     
    L’Europa è un “Continente Vecchio”
     
    Preparazione all’invecchiamento?
     
    l’obiettivo "retorico ed antistorico" del progetto Ue 
     
    Coinvolte Danimarca, Italia, Grecia, Polonia e Germania:
     
    Ieri l’incontro a Milano 
     

    Milano –  Il nostro è il Vecchio Continente, ma sarebbe meglio definirlo il Continente Vecchio: infatti, l’invecchiamento della popolazione europea è, ormai, un dato di fatto. Ma come si comportano le istituzioni nei confronti dei cittadini europei anziani? Intorno a questa tematica c’è – almeno a giudicare dai proclami trionfalistici e a volte retorici sul tema – grande sensibilità e pare che le iniziative promosse in Europa per garantire servizi e condizioni adeguate per la popolazione siano obiettivo primario della politica europea. Ciò, almeno se non fosse per la dissennata politica sull'annientamento del Welfare State in Europa, che le politica sell'Austerity montiana e merkeliana hanno imposto ai giovani e – poveri loro – vecchi di mezz'Europa. Tuttavia – e lo si legge con una certà ilarità, visti i tempi – "la nuova sfida europea: il boom dell’invecchiamento” è il titolo dell’incontro che,  avvenuto nelle scorse ore a Milano ed organizzato dalla rappresentanza della Commissione Europea a Milano e dall’associazione Nestore, si inserisce in un progetto biennale più ampio che coinvolge altri quattro Paesi partner, ovvero Danimarca, Germania, Grecia e Polonia. Un progetto che tratta da vicino il tema del pensionamento e dell’invecchiamento e mette a confronto i dati raccolti nei cinque paesi coinvolti, attraverso altrettanti incontri: il primo in Danimarca, il secondo a Milano, il terzo a Creta, poi Varsavia e l’ultimo, con la presentazione del rapporto finale, avverrà a Berlino, il prossimo maggio. Con la conferenza europea in Germania oltre a mettere in evidenza i risultati degli studi sull’invecchiamento, emergerà il confronto tra i cinque Paesi sull’andamento demografico e del mercato del lavoro e sugli interventi di consulenza e formazione attivati nei confronti degli anziani da Danimarca, Italia e Polonia. Si insegue, quindi, anche l’obiettivo di una politica comune europea in relazione ad un percorso che possa preparare gli anziani al pensionamento. Problemi che noi giovani di oggi, invece, probabilmente non causeremo mai, perché come anziani del domani, visti i tempi che corrono, magari non andremo neanche in pensione.
     
    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)
     
     
  • Ora tassano anche il pane: il sangue della democrazia

    Ora tassano anche il pane: il sangue della democrazia

    Venerdì, Marzo 30th / 2012

    – di franco de Domenico –

    Commissione europea / Europa / Italia / Iva / Prezzi / Pane / Rincari / Tasse / Dracula / Tartassati / Democrazia  
     
    Scempio Ue sull'IVA – Torna la tassa sul macinato?
     
    Tassano anche il pane: "sangue della democrazia"
     
    Per favorire gli Stati e le lobby, il pane costerà di più
     

    Bruxelles – Arriva una nuova tassa: l’Iva europea. Allo scopo, dichiarato, di alleviare i bilanci degli Stati, l’Ue si approprierà direttamente di una parte dei prezzi dei generi di prima necessità sfatando così l'ennesimo tabù: la tassazione del pane. Ciò dopo l'impennata già subita dall’Iva , in Italia, con il governo Berlusconi prima, e poi quadruplicata dall'attuale governo-tecnico del freddo tecnocrate Mario Monti. Pertanto, dal 2014, ci sarà un nuovo incremento dell’Iva che riguarderà anche l’aliquota al 4%, cioè i generi alimentari. Il danno insieme alla beffa, soprattutto per i più poveri, incaricati dal “destino” guidato dalle finanze e dai governi, ad arricchire sempre di più chi è già ricco. La crisi internazionale, pilotata e, qualcuno insinua con forti cognizioni di causa, perfino ideata a tavolino dalle finanze mondiali, prevede anche che, espressamente per “alleggerire i bilanci dei singoli Stati”, l’Ue prenda il denaro direttamente dai singoli cittadini. Da far rivoltare nella tomba il ministro Depretis, che abolì la tassa sul macinato nel 1884. Sarebbe ora di finirla. "Qui Europa" denuncia l'ennesima inaccettabile igerenza di una Ue ormai allo sbando ed in balia dei poteri forti e occulti. sarebbe ora che tutta la stampa nazionale ed i tg "politically correct" facciano altrettanto!
     
    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)