Qui Europa

Giorno: 13 Marzo 2012

  • Sarkozy & avversari: l’Europa vista dalla Tour Eiffel

    Sarkozy & avversari: l’Europa vista dalla Tour Eiffel

    Martedì, Marzo 13th / 2012

    Francia / Ue  / Elezioni presidenziali / Politica interna / Sarkozy / Hollande

    Sarkozy & avversari: l'Europa vista dalla Tour Eiffel 

    I candidati in gara contro Bruxelles

    Parigi – La Francia ha sempre voluto un ruolo autonomo in campo internazionale, fin dai tempi della grandeur di Charles De Gaulle. Ma ora si assiste a un can–can di dichiarazioni anti-europee. François Hollande, il candidato socialista, infatti, si oppone al fiscal compact: si oppone cioè  all’accordo che vede la politica finanziaria e di bilancio trasferita sotto il controllo diretto dell'Ue, proteso a limitare – anzi annullare – il cosiddetto deficit-spending. Certo, opporsi ad esso significherebbe indebolire la sfera aurea della moneta unica. Invece Nicholas Sarkozy, in chiare difficoltà con l’elettorato, punta su un sorpasso a destra. Vuole togliere voti a Marine Le Pen, figlia del celebre fondatore del Front National. Così, sta cavalcando temi come l’attacco al trattato di Shengen, che farebbe entrare troppi stranieri. Problema che, sappiamo, è molto sentito dall’opinione pubblica moderata d’oltralpe. I bookmaker, almeno per ora, danno Hollande super–favorito, e il presidente uscente nettamente battuto. Ma Marine Le Pen vanta un buon 15% di voti nelle proiezioni. E in caso di ballottaggio, potrebbe orientare il voto per una rimonta del neo-papà Sarkò.  L’Europa sta a guardare la bandiera francese: ma da qualunque parte sventoli, sembra avere qualche problema ad accoppiarsi con quella europea.  Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)  

  • Milano: solidarietà in piazza della Scala per i Marò

    Milano: solidarietà in piazza della Scala per i Marò

    Martedì, Marzo 13th / 2012

    Italia / Esteri / Palazzo Marino / Piazza della Scala /Solidarietà / Marò / Pisapia

    Milano: solidarietà in piazza della Scala per i Marò

    Bagarre a Palazzo Marino: solidarietà o cos'altro?

    Milano – Per esprimere la solidarietà nei confronti dei marò italiani prigionieri in India, a Milano, in piazza della Scala sarà esposto un totem con le foto dei nostri connazionali Massimiliano Latorre e Salvatore Girono. A dirla così sembra cosa facile, ma  questa decisione è frutto di “un dietro le quinte” movimentato e confuso sul palcoscenico di Palazzo Marino. Mancava il sipario ma è andata in onda una commedia tragicomica della durata di circa tre ore. Carmela Rozza, capogruppo del Pd, ha presentato alle 17.33 la mozione condivisa, siglata anche dal centrodestra, che avrebbe dovuto mettere tutti d’accordo. Infatti, conteneva disposizioni che prevedevano l’esposizione dello striscione con le foto dei due militari sulla facciata di Palazzo Marino, come aveva chiesto il centrodestra,  la frase “Riconsegnate Massimiliano Latorre e Salvatore Girono allo stato italiano”, per come voluto dal centrosinistra e la richiesta che i nostri connazionali fossero giudicati dalla giustizia italiana, per come chiesto dal sindaco Giuliano Pisapia. E proprio nel momento in cui mancava solo il “si”, si è consumata la bagarre: prima il Pdl chiede di anticipare il voto, poi la Sinistra Ecologica e Libertà si oppone e presenta una nuova mozione ed il Pdl ripesca il “vecchio” ordine del giorno. Ancora, Anna Scavuzzo della Lista per Pisapia, dopo aver firmato la mozione condivisa, presenta un subemendamento, in cui chiede che lo striscione per i due marò venga sostituito con un totem che deve necessariamente essere esposto all’interno di Palazzo Marino. Polemiche da parte del centrodestra e Pisapia affida la decisione al voto dell’aula. Mentre Ignazio La Russa dichiarava che “la sinistra è stata costretta  a cedere e, pertanto, ci sarà un atto di solidarietà da parte del Comune nei confronti dei militari”, il Pdl annunciava il proprio voto contrario e ne chiedeva, paradossalmente,  la posticipazione considerando necessaria la partecipazione di Pisapia in aula.  Il sindaco torna in aula e intanto arriva un altro subemendamento proposto dal socialista Roberto Biscardini  in cui si chiede che il totem trovi posto in piazza della Scala. “Che il totem sia alto, verde per sottolineare l’importanza e dare la speranza” è la provocazione in rima che arriva dalla lega e l’europarlamentare Matteo Salvini parla di “uno spettacolo squallido creato sulla pelle di due persone” e chiede la sospensione della seduta a cui segue l’abbandono dell’aula da parte dei leghisti. L’atmosfera viene inasprita dalle parole di Pisapia il quale sperava che la decisione fosse unitaria, ma si è detto “preoccupato per la paura di una strumentalizzazione di una vicenda così delicata”. Il sindaco accusa il consigliere Riccardo De Corato di essersi nascosto dietro l’immunità parlamentare per far appendere lo striscione in Galleria. Accusa alla quale il pidiellino, ex vicesindaco, risponde a tono “Ho usato le mie prerogative solo perché si evitasse un sopruso: quello che i nostri marò non avessero alcun riconoscimento”. Poco dopo le 20, dietro richiesta della Rozzo, si ritorna al voto della mozione condivisa: la lega non era in aula così come la sinistra, Pdl e Pd votano a favore, così come Pisapia. Totem in piazza della Scala: questa la decisione finale. E meno male che doveva essere un’iniziativa di solidarietà: a Palazzo Marino, ne hanno dato proprio un bell’esempio. Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Ue-Usa: Wto condanna governo Obama su caso Boeing

    Ue-Usa: Wto condanna governo Obama su caso Boeing

    Lunedì, Marzo 13th / 2012

    Commissione Ue  / Commercio Estero / Usa / Boeing / Concorrenza sleale / Aerei / Wto

    Ue-Usa: Wto condanna governo Obama su caso Boeing

    Replica dall’Ue: sovvenzioni illegali e mercato “drogato”

    Ginevra, Washington, Bruxelles – Nelle scorse ore l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) ha condannato in appello – senza mezze misure – l’amministrazione Obama per le sovvenzioni di stato alla Boeing, rivale dell’europea Airbus. La motivazione della condanna è riconducibile alla concorrenza sleale e alla destabilizzazione del mercato che avrebbe causato un ammanco di cassa, nelle casseforti di Airbus, dell’ordine di circa 45 miliardi di dollari. Wto avrebbe calcolato solo 5,3 miliardi di dollari di aiuti illegali solo per il periodo 1989-2006. Ma la questione si tinge di giallo. Infatti dagli Usa è rincalzata la secca replica del costrutture Boeing, il quale ha fatto notare che l'organismo d'appello del Wto avrebbe in effetti attestato “che in termini quantitativi, di impatto e di natura, il sostegno dato da Obama, sarebbe minimo: ovvero circa un sesto rispetto alle sovvenzioni Ue elargite ad Airbus''. Perentorio è giunto il commento di Karel de Gucht – commissario Ue al commercio estero – che ha chiesto agli Usa di cessare  gli sussidi dannosi, senza entrare ulteriormente nel merito della questione, che riserverà scottanti news nelle prossime ore. La guerra commerciale dei cieli Usa-Ue è aperta. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Bruxelles e i profitti della mafia. Nuove regole Ue per confische  – Le proposte di Malmstrom e Crocetta

    Bruxelles e i profitti della mafia. Nuove regole Ue per confische – Le proposte di Malmstrom e Crocetta

    Martedì, Marzo 13th / 2012

    Commissione Ue / Lotta alle mafie / Confische / Malmstrom / Crocetta

    Bruxelles e i profitti della mafia. Nuove regole Ue per confische – Le proposte di Malmstrom e Crocetta

    Profitti criminosi: oltre 2000 miliardi di dollari all’anno

    In Italia 150 miliardi di euro nel 2011.

    Bruxelles –  Nelle scorse ore, il Commissario Ue agli Affari Interni,  Cecilia Malmstrom, ha esposto in conferenza stampa le linee generali della nuova strategia che la Commissione intenderà seguire contro la lotta alle mafie. Tra i punti caldi della proposta, la confisca dei proventi illeciti – allargata anche ad eventuali prestanome collusi e gestita dai singoli governi degli stati membri – e la lotta al  riciclaggio. Tra le misure più valide esposte, sicuramente il “congelamento precauzionale” dei beni. Per la Malmstrom la vera priorità consiste nel “riportare i proventi illeciti a favore dell'economia legale”. Finalmente l’Ue si accorge – complici la crisi economica imperante e la connessa crisi finanziaria – dei dati imbarazzanti e devastanti del fenomeno mafioso sul Vecchio Continente. Secondo recenti stime Onu, ogni anno oltre 2.000 miliardi di dollari  – circa il 3,6% del Pil globale – finisce nelle gringie della criminalità organizzata: un vero super-stato dedito alla destabilizzazione del sistema socio-economico planetario.  Secondo Eurobarometro solo in Italia nel 2011 circa 150 miliardi di euro sarebbero stati introitati da ‘ndrangheta, mafia e camorra, e da quell’apparato affaristico-politico-imprenditoriale che vi ruota attorno. La Corte dei Conti, nelle scorse settimane, ha stimato in 60 miliardi di euro l'anno le perdite di Pil nazionale riconducibili alla corruzione. Puntuale è giunta la replica dell’eurodeputato italiano, Rosario Crocetta – oggi sotto scorta – secondo il quale “I beni confiscati dovrebbero essere gestiti direttamente dai cittadini al fine di produrre lavoro, piuttosto che essere controllati dai governi in maniera diretta ed arbitraria. Ciò onde evitare – ha continuato Crocetta – che la mafia possa riprendersi i beni confiscati tramite turbare d’aste e prestanome”. Come dargli torto? Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Libia: la Cirenaica chiede l’indipendenza. L’Europa sia mediatrice!

    Libia: la Cirenaica chiede l’indipendenza. L’Europa sia mediatrice!

    Martedì, Marzo 13th / 2012

    Ue /  Esteri / Libia / Consiglio Nazionale di Transizione / Al-Zubair

    Libia: la Cirenaica chiede l’indipendenza. L’Europa sia mediatrice

    Da Gheddafi alla "democrazia": transizione problematica

    Tripoli – La questione libica chiama in causa l’Europa. Se il paese è riuscito a liberarsi di un dittatore come Gheddafi, dall’altro lato è vero anche che la situazione risulta, oggi, complessa. A complicarla,  la richiesta di indipendenza da parte della regione della Cirenaica, zona in cui i ribelli hanno dato il via alla rivoluzione, che pone il problema di come il Consiglio Nazionale di Transizione riesca a gestire il paese, fino alle prossime elezioni , indette per giugno, e quanto lo stesso Consiglio possa essere rappresentativo. Uno stato mai nato quello della Libia, neanche dopo la liberazione da Gheddafi. Un paese che, però, vuole uscire dall’emarginazione della quale, fino ad ora, è stato vittima. L’elezione di un congresso regionale e la ratifica della costituzione di un esercito indipendente rappresentano, come dichiarato nel documento di Bengasi, i primi passi verso la “libertà”. L’eventuale indipendenza della Cirenaica non è guardata di buon occhio dal Governo Centrale che, con la creazione della regione, teme la secessione. Nonostante il leader del Consiglio della Cirenaica, Ahmed Al-Zubair, membro anche di quello di Transizione, riconosca all’organismo nazionale il compito di gestire gli affari internazionali libici, la spinta della regione verso l’autonomia appare molto chiara e altrettanto chiare sono le divisioni interne nel paese. E l’Europa? Di certo non può fare il “terzo occhio” e rimanere a guardare: dopo aver preso parte alla campagna di liberazione della Libia, suo dovere sarà impegnarsi, da un lato ad evitare la disgregazione del paese e , dall’altro, a gettare le basi per la nascita di uno Stato democratico, o almeno a qualcosa che possa somigliare a democrazia. Deve farlo!  E’ un obbligo morale nel rispetto dei più alti principi di libertà e democrazia.  Un qualcosa che in realtà – inutile negarlo – lo stesso Occidente sembra aver smarrito.  Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Roma-Bruxelles: sfogliando i milioni, il “Lusi” che non ti aspetti!

    Roma-Bruxelles: sfogliando i milioni, il “Lusi” che non ti aspetti!

    Martedì, Marzo 13th / 2012

    Italia / Bruxelles / European Democratic Party / Scandali / Tesoriere / Lusi

    Roma-Bruxelles: sfogliando i milioni, il “Lusi” che non ti aspetti!

    Un tesoriere che “scotta” anche per la Margherita europea

    Bruxelles, Roma – Uno scandalo che si allarga all’Europa. Luigi Lusi, il tesoriere della Margherita accusato di avere sottratto oltre 13 milioni alle casse del partito, aveva lo stesso incarico anche per Bruxelles. Infatti, fino a poche settimane fa il suo nome risultava come tesoriere del’Edp – Europe Democratic Party. Si tratta della formazione politica europea fondata da Francesco Rutelli e François Bayrou. Ma non è tutto: sul sito Internet dell’Edp, risulta ancora il nome del tesoriere. Una dimenticanza che potrebbe indurre a pensare che Lusi sia ancora in carica. Ma Gianni Vernetti, responsabile esteri dell’Edp, smentisce sdegnato. Semplicemente, una svista del webmaster. Il sito non è stato aggiornato, quindi non compare ancora il nuovo tesoriere. E Lusi si è dimesso dal giorno in cui ha lasciato la Margherita, il 25 gennaio.  Il partito di Rutelli appare ora piuttosto in affanno. Ma un po’ di chiarezza non guasta, per ricomporre i petali del fiore di Rutelli. Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa) 

     

     

  • Paradossale Semeta. Evasione? Meglio tassare i consumi che il lavoro

    Paradossale Semeta. Evasione? Meglio tassare i consumi che il lavoro

    Martedì, Marzo 13th / 2012

    Commissione Ue Fisco / Evasione / Tassa sui consumi / Decrescita felice

    Paradossale Semeta. Evasione? Meglio tassare i consumi che il lavoro

    Il Commissario Ue "rimedia" all'evasione con le "tasse sui consumi"

    Bruxelles – Il Commissario Ue alla fiscalità Algirdas Semeta nelle scorse ore ha firmato una lettera rivolta a tutti i ministri delle finanze dei paesi europei, nella quale ribadisce la necessità di attenersi alle norme fiscali comunitarie, nella lotta all’evasione. Evasione che, nell’Ue, arriverebbe a circa mille miliardi di euro. Insomma, sono gli stessi stati ad eludere il fisco a livello comunitario, cercando scappatoie nelle maglie del diritto  e nella giungla di tasse e regole di ogni genere. Il commissario Semeta, in un’intervista su “ItaliaOggi”, nel particolare ha suggerito ai Paesi membri di raccogliere i fondi orientandosi sulle tasse alle proprietà ed ai consumi, invece che tassare il lavoro. Ciò, a suo parere, non recherebbe danno all’economia, ma anzi consentirebbe una ripresa in questi tempi di crisi. Tassare i consumi, certo, significa tassare tutti, ma certamente con scarsa equità: c’è un abisso, infatti, tra chi dovrà rinunciare al superfluo e chi invece deve barcamenarsi tutti i giorni per assicurare alla famiglia il necessario. Lo stesso Semeta di è dimostrato anche favorevole alla tassazione sulle transazioni finanziariev – la amata-odiata “Tobin Tax” – che colpirebbe finalmente i responsabili della crisi economica, cioè gli speculatori finanziari. Ma quando si tratta di colpire gli interessi dei veri potenti allora bisogna fare i conti con chi può permettersi di “protestare”.I comuni cittadini, invece, possono decidere di smettere di andare a fare la spesa? Può sembrare una battuta, invece c’è chi già in parte lo fa: sempre più persone aderiscono al cosiddetto movimento della “decrescita felice”, che consiste nel comprare sempre meno e nell’autoproduzione casalinga di pane, dolci, yogurt e perfino deodoranti, cosmetici e saponi. C’è da pensarci!  Nella democratica Europa avviene anche questo! Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Chi decide per i consumatori in tema di telecomunicazioni?

    Chi decide per i consumatori in tema di telecomunicazioni?

    Venerdì,  Marzo 9th/ 2012

    Italia / Authority / Telecomunicazioni /  Liberalizzazioni /  Calabrò

    Chi decide per i consumatori in tema di telecomunicazioni?

    Tra Roma e Bruxelles la domanda sorge spontanea

    Roma, Bruxelles – Dall’Autorità per le Telecomunicazioni fanno sapere che la bocciatura al disegno di legge approvato dalla Camera non è nel merito della liberalizzazione del servizio, ma è dovuta ad una presunta difformità rispetto alle politiche europee in materia. E quindi, proprio le autorità europee delle telecomunicazioni agitano lo spettro della procedura d’infrazione contro l’Italia  se questo disegno divenisse legge. Altra motivazione addotta dall’autorità presieduta da Corrado Calabrò è il fatto che il Parlamento non potrebbe legiferare su una materia di esclusiva competenza dell’autorità stessa, cui spetta la competenza sulle regole economiche e gli obblighi per l’accesso al mercato delle telecomunicazioni. La domanda sorge spontanea: perché bloccare il Parlamento proprio quando vuole legiferare per aumentare la concorrenza e la libertà di scelta da parte dei cittadini? Alessandro Pavanati (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Ustica: Tripoli e i misteri del rapporto Italia–Libia

    Ustica: Tripoli e i misteri del rapporto Italia–Libia

    Martedì, Marzo 13th / 2012

    Italia / Paesi ue / Esteri / Libia / Ustica / Dc9 Itavia / Aziz

    Ustica: Tripoli e i misteri del rapporto Italia–Libia

    Il piano segreto di Gheddafi e le rivelazioni di Abdul Aziz

    Roma – A quanto pare il  passato è pronto sempre a ritornare: ancora oggi si discute dei misteri che avvolgono il rapporto tra l’Italia e la Libia. Le rivelazioni del viceministro agli Affari esteri del Comitato Nazionale di Transizione, Abdul Aziz, affidate alla Reuters nelle scorse ore, di certo non hanno lasciato indifferenti. “Un piano top secret di Gheddafi per nascondere armi nelle ambasciate libiche sparse nel mondo che sarebbero dovute servire per giustiziare i dissidenti libici all’estero o per operazioni contro i Paesi  che ospitano le missioni”. Lo ha rivelato Aziz, precisando che “nessuno è a conoscenza dei dettagli del piano formulato dal dittatore scomparso”. “Italia – Libia Stranamore” è il titolo del libro di Vincenzo Ruggero Manca – generale di squadra aerea, senatore del centrodestra per due legislature e vicepresidente della Commissione Stragi – nel quale viene raccontato che la guerra in questione è quella degli anni dell’attività terroristica. Degli anni settanta e ottanta nel periodo della dittatura di Gheddafi. Secondo Manca, in relazione alla caduta del Dc9 Itavia – avvenuta il 27 giugno del 1980 – Tripoli ha qualcosa da nascondere. Il tribunale di Palermo ha stabilito, il 12 settembre scorso, che il Dc9 si trovò in mezzo ad una operazione militare: due cacciabombardieri intercettarono un aereo nascosto nella scia del Dc9, che fu così colpito da un missile oppure precipitò al fine di evitare il velivolo “segreto”. Ma il tribunale di Palermo, rispetto alla Corte di Cassazione, si è pronunciato diversamente: il giudice si sarebbe convinto della circolazione di altri aerei nello spazio di cielo attraversato contemporaneamente dell’aereo italiano. Forse, questo è un pensiero comodo che Manca smonta riportando la sentenza della Corte di Appello di Roma in cui si evince chiaramente che la presenza contemporanea di più aerei sia solo un’ipotesi e non una certezza. Tripoli, quindi, deve aprire i suoi archivi e fare luce sull’accaduto. 30 pistole, 2 mitragliatrici, 15 chilogrammi di esplosivo, 2 bombe  a mano e attrezzature per le intercettazioni telefoniche: questo è l’arsenale libico trovato, nel febbraio scorso, in Grecia. Aziz esclude la presenza di armi negli Stati Uniti, ma non in altri paesi europei che, secondo il funzionario libico, sono veri e propri depositi delle armi della dittatura che devono essere rimpatriate legalmente. E Ustica? Molti credono che dietro ci sia un complotto di silenzio da parte dei paesi della Nato. Appare chiaro nella richiesta avanzata da parte di una trentina di eurodeputati italiani e presentata alla Commissione e al Consiglio Ue per fare in modo che Francia, Belgio e Germania collaborino e di verificare se non venga violato il principio di cooperazione tra i paesi dell’Ue sancita nei trattati. Salvatore Caronna, eurodeputato del Pd, ha dichiarato che “nell’area erano presenti aerei e navi di alcuni paesi membri, Francia, Germania e Belgio e di Stati Uniti e Libia. Dobbiamo sapere cosa hanno visto quelle navi e quegli aerei”. Manca è sicuro che solo l’apertura degli archivi libici può riferire verità nascoste per troppo tempo. Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)