Qui Europa

Giorno: 29 Marzo 2012

  • Madrid-Spread 0-1, arbitra la Troika – l’Olanda ci ripensa

    Madrid-Spread 0-1, arbitra la Troika – l’Olanda ci ripensa

    Giovedì, Marzo 29th / 2012

    – di Franco De Demenico –

    Eurozona / Bce / Europa / Spagna / Citi / Spread / Real / Crisi / Willem Buiter / Olanda / Euro 

    Spagnoli sconfitti in casa:

    Madrid-Spread ( 0-1 ) – Partita truccata?

    Arbitra la triade Troika: Bce, Ue, Fmi – 

    Spagna in crisi, spread in rialzo a Madrid

    Intanto l’Olanda ci euro-ripensa

    Madrid – Il prossimo Paese a dover sorbirsi gli aiuti della Banca europea sarà la Spagna: così prevedono autorevoli osservatori, come lo stesso Willem Buiter, economista capo di Citigroup. "La Spagna sembra in procinto di entrare in un qualche programma della Troika, già dal 2012, come condizione per ottenere maggiore supporto dalla Banca centrale europea sul debito sovrano e sulle banche", si legge nella nota dell’economista, in precedenza membro del Comitato di politica monetaria della Banca d’Inghilterra. Appena una settimana fa Buiter aveva già espresso tutti i suoi timori sulla possibilità di un default spagnolo, parlando durante un’intervista per Bloomberg TV. Ma il gioco del rating e dello spread è ormai chiaro a tutti, e qualcuno pensa seriamente ad abbandonare l’Eurozona, prima che devasti inesorabilmente il Paese. Visti almeno i risultati negativi delle ultime ore per il Real e lo spread spagnolo. Buiter ha affermato che “il governo di Madrid, nei fatidici primi 100 giorni, ha centrato le riforme strutturali, ma non il risanamento del bilancio”. Gli spagnoli rispondono che, almeno per ora, non hanno chiesto nessun finanziamento Ue. Ma gli ammonimenti – o meglio i diktat – incrociati da Bruxelles, e da Berlino, per il governo di Mariano Rajoy già datano da diverse settimane. Intanto dall’Olanda altri segnali di crisi: anzi, una crisi di governo in vista per l’Aja, minacciata dal partito nazionalista, che vuole il referendum sull’uscita dall’Euro. C’è chi ci euro – ripensa… Fortunatamente! In Italia tutto tace: Napolitano, i partiti e le lobby delle privatizzazioni.

     

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Draghi The King: decision maker di quest’epoca

    Draghi The King: decision maker di quest’epoca

    Venerdì,  Marzo 29th/ 2012

    Bce / Mario Draghi / Banche centrali / Ltro / Istituti di credito 

    Bce: vero decision maker di quest’epoca?

    Pare di si – E la democrazia?

    La Bce si è sostituita alla politica:

    Draghi nuovo Re dell'Europa

    Roma, Francoforte – Le istituzioni governative hanno il tradizionale compito di regolare la vita pubblica. Parlando di Europa, in regima di democrazia, il vivere comune degli abitanti del Vecchio Continente dovrebbe essere regolato dagli stati e coadiuvato dalle istituzioni comunitarie. Ma in un’unione finanziaria, tecnocratica e commerciale  fattiva il timone oggi di fatto è inesorabilmente ed illegfittimamente in mano alla Banca Centrale Europea guidata da Mario Draghi. Di qui anche il forzato assoggettamento dei governi nazionali alle decisioni da essa prese. Nel caso della famosa Long Term Refinancing Operation (LTRO), il prestito al 1000 miliardi in 3 anni agli istituti di credito, la BCE ha siglato, ad esempio, il suo ruolo di anomalo ed improprio – o potenziale – “tutore dell’economia reale” (funzione che in una concezione moderatamente liberale della cosa pubblica dovrebbe spettare allo Stato). Sottolineiamo potenziale, perché all’atto pratico (e dalle prime stime) pare che solo una piccola parte del maxi prestito venga utilizzato dalle banche per finanziare prestiti e mutui ad imprese e privati, moderando la stretta creditizia che continua ad annientare l’economia reale dell’Europa. La tentazione di rimettere in gioco il capitale con operazioni di leva finanziaria, generando profitti (per mettersi al sicuro? Mah!) è forte. Normale, quindi, auspicare il ritorno di una politica concertativa che sia quantomeno in grado di abolire le speculazioni finanziarie rilanciando l’economia reale. Allo stato attuale, nessuno è in grado di capire chi stia guidando la macchina, né tantomeno se già ci troviamo fuori strada. Ma evidentemente, a giudicare dallo stato di salute della malata terminale Eurozona, la strada è proprio out!

    Qui Europa  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Ue – Oblio digitale:  tutela della privacy o limitazione della libertà di stampa?

    Ue – Oblio digitale: tutela della privacy o limitazione della libertà di stampa?

    Giovedì, Marzo 29th / 2012

    Parlamento europeo / Strasburgo / Trattamento dati personali / Privacy / Libertà di stampa / Diritto all’Oblio / Internet / Google / Facebook / Twitter / Sarzana /  Razzante 

    Oblio digitale:

    tutela della privacy o limitazione

    della libertà di stampa?

    Rispondono i docenti Sarzana e Razzante:

    “ Privacy ed informazione, entrambi importanti!”

    Strasburgo –  Fa discutere ancora l’argomento relativo al trattamento dei dati personali su internet: ad ogni “cittadino” del web sarà riconosciuto il cosiddetto diritto all’oblio che consentirà al popolo degli internauti di proteggere la propria identità, scegliere quali informazioni rendere pubbliche e addirittura cosa cancellare in merito a pubblicazioni, foto o video precedenti  per tutelare la propria privacy. Ma la domanda sorge spontanea: quello all’oblio è un diritto oppure una censura? E come sarà gestita e garantita la tutela del singolo utente da parte delle grandi società come il motore di ricerca Google o tutti i social network? Dalle pagine di Famiglia Cristiana, arrivano le risposte dell’avvocato Fulvio Sarzana, docente di Regolamentazione giuridica delle reti all’università La Sapienza di Roma ed esperto di diritto  informatico, e di Ruben Razzante, professore di Diritto dell’informazione presso l’università Cattolica di Milano. “Nel caso in cui passasse il diritto all’oblio – afferma Sarzana – le grandi società come Google, Facebook, Twitter, non dovranno più rispondere alla magistratura o ad altra autorità ma, ogni volta che il singolo utente ne farà richiesta, dovranno procedere alla rimozione dei contenuti indicati, esercitando su di essi un controllo dettagliato e capillare tale da limitare, probabilmente, la libertà di stampa”. Ma l’avvocato sottolinea anche l’importanza del diritto di essere informati e specifica che non può essere una norma generica ed unica a risolvere la questione sollevata. “Ed è importante valutare – conclude – la rilevanza che l’informazione ha per l’opinione pubblica”. Ruben Razzante spiega che la normativa sancisce l’obbligo, da parte del soggetto che ha reso pubblici i dati, di informare della richiesta di rimozione degli stessi, eventuali terzi soggetti che li hanno copiati o utilizzati. Multe salatissime fino a 500.000 euro sono previste per tutti coloro che non rispetteranno l’obbligo imposto dalla normativa, pena pecuniaria che si impenna nel caso in cui si tratti di grandi aziende. Il docente della Cattolica precisa anche che “non potranno però essere cancellati in alcun modo, neanche dietro esplicita richiesta degli interessati,  i dati contenuti negli archivi dei giornali e che non è prevista la cancellazione di dati passati, se il loro interesse è pubblico e risulta attuale”. D’accordo con il collega, Razzante precisa che è tanto importante la tutela della privacy quanto la libertà di espressione. Una libertà vincolata, insomma, si può comunque definire libertà in senso pieno?  Forse, però, potremmo chiamarla censura.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Caso “Alitalia” – Tribunale Ue da ragione a Commissione Ue:  respinto il ricorso di Ryanair

    Caso “Alitalia” – Tribunale Ue da ragione a Commissione Ue: respinto il ricorso di Ryanair

    Mercoledì, Febbraio 1th / 2012

    Corte europea / Commissione europea / Ryanair / Alitalia / Cessione / Ricorso / Decisione 

    Caso "Alitalia" – Tribunale Ue da ragione a Commissione Ue:

    respinto il ricorso di Ryanair

    Dal Tribunale: "La Commissione agì correttamente"

    Bruxelles – Nei mesi scorsi la compagnia low cost spagnola Ryanair aveva fatto ricorso presso la Corte Europea contro la decisione della Commissione Ue che, nell'ambito del "caso Alitalia" ritenne illegittimo il prestito di Stato alla compagnia di bandiera italiana,  autorizzandone tuttavia la vendita dei beni. Nelle scorse ore è maturata la decisione della Corte, rivelatasi favorevole all'esecutivo di Bruxelles: secondo la sentenza, infatti, la Commissione avrebbe agito correttamente, avendo maturato la certezza che la vendita di Alitalia sarebbe stata realizzata secondo il prezzo di mercato. Ryanair lamentava, inoltre, il fatto che la Commissione avesse effettuato un esame insufficiente sull'incartamento di Alitalia, sia in fase di esame preliminare che nella successiva vendita dei beni, per tracciare strade utili ed alternative a tale vendita. Inoltre, secondo la Corte, la Commissione avrebbe correttamente presupposto l'inesistenza di continuita' economica tra Alitalia e la cordata CAI e che "quest'ultima non avesse beneficiato di alcun vantaggio", dal momento che "sarebbero state adottate tutte le misure affinchè la cessione avvenisse ad un prezzo non inferiore a quello di mercato".

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Esperimenti e test sugli embrioni :  le nuove frontiere senza scrupoli della ricerca Ue

    Esperimenti e test sugli embrioni : le nuove frontiere senza scrupoli della ricerca Ue

    Giovedì, Marzo 29th / 2012

    Commissione europea / Bruxelles / Ricerca / Etica / Scienza / Staminali / Embrioni / Esperimenti / Esnats / Fieldsend / Mikolàsìk / McGuckin /Hescheler 

    Ue – Esperimenti e test sugli embrioni :

    Nuove frontiere "senza scrupoli" nella

    ricerca

    Embrioni umani al posto degli animali:

    il progetto Esnats finanziato con 12 milioni di euro

    dall’Ue

    Bruxelles –  L’importante è che la ricerca compia passi da gigante, indipendentemente dalle modalità di progresso, indipendentemente dall’etica morale e dalla dignità umana. Infatti, l’Unione Europea ha pensato bene di finanziare con 12 milioni di euro un progetto di ricerca nell’ambito del VII Programma Quadro, che decide di porre fine agli esperimenti sugli animali, per dare il via a quelli sulle cellule staminali embrionali umane.  La distruzione potenziale di embrioni ha come “giustificazione” il fatto che gli stessi siano in sovrannumero e che, pertanto, verrebbero distrutti comunque. Ma gli embrioni non sarebbero utili, un domani, per curare gravi malattie per le quali oggi non esiste soluzione, ma verrebbero utilizzati solo per testare la tossicità di farmaci e ridurre i costi di ricerca, diventando così, non una speranza per tante persone, ma un prodotto commerciale che nasconderebbe grandi finalità economiche.  “Il paradosso – secondo quanto affermato dal direttore per l’Europa di “Care for Europe” Ong cristiana, David Fieldsend – è che anziché considerare le cellule embrionali umane come degne di un più elevato rispetto o protezione, le stesse vengono ridotte al rango di un’alternativa agli animali”.  Dello stesso parere è l’eurodeputato del Ppe slovacco, Miroslav Mikolàsìk che parla “non solo di una questione etica, ma anche scientifica, visto che fino ad oggi non è stato curato mai nessun paziente in tutto il mondo con le cellule staminali”. La Commissione Europea, in un documento redatto precedentemente, stabiliva che qualsiasi ricerca sulle staminali umane allo stato embrionale ed adulto può essere finanziata, ma nell’aula del Parlamento europeo rimangono forti dubbi. Diverso è il trattamento delle cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale o da adulti, che – secondo quanto dichiarato dal presidente dell’istituto per la ricerca sulle terapie cellulari di Lione, Colin McGuckin – ha portato alla cura di 70 malattie e 600 casi di test clinici, oltre che alla creazione di un nuovo fegato del tutto naturale con le cellule dello stesso paziente, prima operazione al mondo portata avanti dallo stesso McGuckin. Secondo Mikolàsìk sarebbe opportuno che la Commissione si concentrasse su queste ricerche, lasciando perdere quelle sugli embrioni, sulle quali si è pronunciata anche la Corte di Giustizia Europea che ne ha vietato gli esperimenti scientifici. Alla guida del  progetto “Esnats”, ovvero Nuove Strategie di test alternativi basati sulle cellule staminali embrionali, vi è Jurgen Hescheler, dell’Istituto di Neurofisiologia dell’Università di Colonia, che coordina un gruppo di 29 organismi tra università ed aziende, tra le quali rientra anche la società italiana Avantea, specializzata in zootecnia e biotecnologie.  Nonostante le turbolenze in merito al caso, la Commissione sembra fare orecchie da mercante privilegiando coscienze senza scrupoli.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Aiuti PAC:  dall’Ue 30 miliardi in meno dal 2013 – Con il “greening” si va verso limitazioni e diversificazioni colturali

    Aiuti PAC: dall’Ue 30 miliardi in meno dal 2013 – Con il “greening” si va verso limitazioni e diversificazioni colturali

    Giovedì, Marzo 29th/ 2012

    Commissione europea / Politica Agricola Comune / Pac / 2013 / Tagli / Settore primario / Greening / Limitazioni colturali / Diversificazioni colturali / Globalizzazione / Bilanci aziende agricole 

    PAC – Politica Agricola Comune:

    dall'Ue 30 miliardi in meno dal 2013 –

    Con il vincolo del "greening" l'Ue introdurrà limitazioni e

    diversificazioni colturali – Pesi maggiori ai coltivatori

    Bruxelles – Le ultime indicazioni da Bruxelles in merito alla PAC, la Politica Agricola Comune dell'Unione europea,  preannunciano vacche meno grasse dal 2013. Infatti, secondo la Commissione europea – che lo scorso 12 Ottobre  ha presentato delle proposte regolamentari per la riforma del settore, che Eurocamera e Consiglio Ue esamineranno nei prossimi mesi – si andrà incontro a tagli per circa 30 miliardi di euro. A quanto pare dovrebbe passare il taglio dagli attuali 413 miliardi, a  382,9 miliardi di euro. Un'enormità nel fiume comunque in piena dei finanziamenti diretti all'agricoltura elargiti dall'Ue – in base ad un sistema tariffario – che rappresenta addirittura il 40% del budget dell'intera Unione, proteso ad integrare i mancati guadagni o comunque a compensare le mancate vendite dovute alla forte concorrenza degli altri Paesi del Mediterraneo, che spesso – anzi in pratica sempre – hanno costi di produzione inferiori a quelli nazionali. Gli aiuti Ue in tal senso rappresentano una sorta di salvagente che pone in una situazione concorrenziale il mercato. Anomalia creata comunque dalla globalizzazione, che – sulle ali di un neo-liberismo incalzante – ha praticamente portato al minimo le barriere commerciali all'ingresso di prodotti "fuori mercato" nel mercato comune europeo. A quanto pare inoltre, assieme ai preannunciati tagli, i beneficiari dei contributi (o, come chiamata in gergo, dell'integrazione) dovranno confrontarsi con il cosiddetto "greening": il sostegno alla produzione di beni pubblici ambientali ed il progressivo abbandono del sistema di contribuzione diretta, o classica. L'elemento del "greening"  diverrà indispensabile per l'acquisizione dei contributi supplementari, quantificabili dagli 80 ai 110 euro per ettaro: per un totale annuo di 1,2 miliardi. 

     Cosa cambia con il "Greening" 

    Se dovesse essere accolta – da Consiglio Ue ed Europarlamento – la proposta di riforma della PAC della Commissione europea, dal 2013, l'agricoltore "attivo" beneficiario delle quote di contributi Ue, possidente di un terreno di almeno 3 ettari di seminativo, dovrà – al fine di ottenere questo "elemento aggiuntivo di integrazione economica " rispetto ai contributi tradizionali – diversificare le coltivazioni, impiantando almeno 3 varietà colturali differenti, e rispettando i seguenti parametri: 1) la coltura principale (es.: orzo) non potrà superare il 70% del totale coltivato; 2) La coltura minore (es.: soia) non dovrà, invece, essere inferiore al 5% del totale; 3) Tali parametri non si applicano per i terreni coltivati interamente ad erba (o erba mista) e riso; 4) La diversificazione annuale è obbligatoria, anche se l'Ue lascerà libero l'agricoltore di effettuare le rotazioni come meglio crede; 5) Il 7% del terreno coltivabile sarà lasciato a riposo (terreni cosiddetti "set-aside") o destinato a: terrazzamenti, rimboschimento, abbellimento paesaggistico e territoriale. Ciò non dovrebbe applicarsi in caso di prati permanenti. Pertanto tali misure si preannunciano sicuramente più complesse e gravose per il bilancio delle aziende agricole beneficiarie degli aiuti PAC.

     Aiuti PAC allo "Sviluppo rurale" – 2° pilastro  

    Si dovrebbe passare dagli attuali 96 miliardi di euro ad 89,9 miliardi. Gli altri settori correlati dovrebbero invese ricevere i seguenti trattamenti finanziari: a) Ricerca e innovazione: 4,5 mld; b) Sicurezza alimentare: 2,2 mld; c) Riserve di crisi: 3,5 mld; d) Aiuti agli indigenti: 2,5 mld; e) Fondo per la globalizzazione: 2,5 mld.

      La critica  

    Il meccanismo degli aiuti PAC, ormai consolidato negli anni, è indubbiamente utile ad integrare l'economia delle zone più disagiate o comunque a vocazione agricola, ed in balia della forte concorrenza dei prodotti agricoli provenienti – soprattutto – dall'Area del Mediterraneo. Anche se il meccanismo premia a dismisura i grandi latifondisti, e le caste terriere che – nei primi anni del 2000 – hanno provveduto a fare incetta di quote, spesso a danno degli ignari reali proprietari dei fondi, che pur vantando la proprietà di un terreno, non avendolo magari lavorato nel periodo particolare di richiesta delle quote (2002) hanno letteralmente perso i diritto ad "ottenere dall'alto" la preziosissima "manna verde", con il risultato che alcuni piccoli proprietari non riescono ad arrivare a fine mese mentri altri più furbi – preventivamente informati o organizzati – hanno approfittato della situazione per fare incetta di quote prendendo in gestione grandi appezzamenti di terreno nel suddetto periodo, arrivando ad ottenere contributi che nei casi migliori possono superare i 100.000 euro annui, Un'altra critica è doverosa nei confronti di un sistema tariffario che finora non è servito da volano per la reale ed equilibrata crescita del settore e per la sua modernizzazione e competitività rispetto all'estero. Molti agricoltori, infatti, si sono adagiati sulle quote annue "sicure", senza investire più di tanto in competitività e sistemi agricoli concorrenziali. Inoltre una nota critica la merita anche il cosiddetto "Fondo per la globalizzazione": infatti è piuttosto paradossale parlare di aiuti all'agricoltutra, mentre contestualmente l'Ue manda avanti la logica della globalizzazione senza porvi reali freni: quasi come se favorire i grandi gruppi di lobbies agricole e multinazionali – a discapito dei piccoli proprietari terrieri – possa essere almeno concettualmente un elemento da promuovere. Pertanto l'Ue con una mano elargisce in aiuti il 40% del budget dell'Unione, mentre con l'altra apre in maniera indiscriminata ai prodotti agricoli di paesi extra-Ue – come, ad esempio, Tunisia o Algeria – che invadono il merato europeo e – soprattutto i paesi del Sud Europa – esportando arance e olio a prezzi letteralmente dimezzati. Essa causa con questa bizzarra strategia la stasi del mercato dei Paesi Ue come l'Italia, che di fatto – vedi Calabria e Sicilia – vivono per lo più di Agricoltura, sostenendo però costi di manodopera, costi fiscali e di gestione dei mezzi agricoli, ben più esosi dei "cugini africani". in fondo anziché elargire denaro per attenuare la globalizzazione favorendo le lobbies -che trovano nell'Africa e nel libero mercato un vero paradiso da spremere ed usare – sarebbe auspicabile che la Riforma della Pac possa finalmente frenare il processo di globalizzazione che ha già costretto alla chiusura centinaia di aziende, e che con la crisi aggraverà ancor di più la sorte di quelle ancora in piedi.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Caso Why Not – De Magistris:  La Commissione Affari Giuridici del Parlamento europeo nega 3 richieste di immunità su 4 all’ex eurodeputato

    Caso Why Not – De Magistris: La Commissione Affari Giuridici del Parlamento europeo nega 3 richieste di immunità su 4 all’ex eurodeputato

    Mercoledì, Marzo 28th / 2012

    Italia / Parlamento europeo / Commissione Giustizia / Processo Wy Not / Parlamento europeo / Commissione giuridica / De Magistris / Enza Bruno Bossio / Giancarlo Pittelli / Antonio Saladino / Immunità 

    Processo Why Not – De Magistris: 

    La Commissione Affari Giuridici del Parlamento europeo 

    nega 3 richieste di immunità su 4 all'ex eurodeputato 

    L'immunità fa riferimento alle querele deghli ex-imputati 

    Vincenza Bruno Bossio, Giancarlo Pittelli e Antonio Saladino

    Bruxelles, Napoli – Il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris rischia di doversi difendere "senza casco" dalle accuse di diffamazione rivoltegli da tre calabresi ex-imputati nel filone "Why Not": Enza Bruno Bossio (imprendidtrice e moglie del politico Nicola Adamo), Giancarlo Pittelli (avvocato di Catanzaro) e Antonio saladino (imprenditore di Lamezia). I tre erano stati accusati e poi assolti nel processo che fece saltare la poltrona dell'ex eurodeputato e magistrato campano, nel Capoluogo calabrese. De Magistris, infatti, da  magistrato nel 2007 si era occupato di questa inchiesta, che in seguito gli era stata sottratta per contrasti fra la procura di Catanzaro e quella di Salerno, e per altre successive ed arcinote complicazioni legali ed istituzionali. Il termine Why Not deriva – come non tutti sanno – da una società di lavoro interinale di Lamezia Terme che forniva alla Regione lavoratori specializzati nel settore informatico: chiamata per l'appunto "Why Not". Come noto furono notificate informazioni di garanzia in cui si ipotizzavano, a vario titolo, reati di associazione a delinquere, truffa, corruzione, finanziamento illecito dei partiti e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, tirando in ballo anche una loggia massonica, la "San Marino". Oggi che il processo è concluso, la Commissione Affari Giuridici del Parlamento Europeo ha deciso di negare 3 immunità – su 4 richieste  –  a De Magistris, che dunque potrebbe dover rispondere dell’accusa di diffamazione senza alcun paracadute istituzionale.  Tuttavia c’è da chiedersi come mai un magistrato possa essere accusato per aver svolto il proprio lavoro. Il Pubblico Ministero ha in tutti i processi di questo mondo il ruolo dell’accusa. Nel processo Why Not alcuni degli imputati sono stati riconosciuti colpevoli, mentre altri sono risultati innocenti. Più che prendersela con il singolo magistrato, bisognerebbe riflettere sul funzionamento del sistema giudiziario e trovare, al limite, un modo equo per risarcire quegli imputati che poi vengono assolti. Per la cronoca la commissione dell'Europarlamento che ha respinto le suddete tre richieste di immunità, ne ha invece accolto una quarta per la causa intentata da Maurizio Mottola di Amato, amministratore della Impremed, coinvolto nella inchiesta 'Splendor' e citato da De Magistris in alcuni articoli pubblicati  2011 sul suo sito.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)