Qui Europa

Mese: Marzo 2012

  • Speculazione e “Derivati”:  i ruoli di Ue, Draghi e Monti

    Speculazione e “Derivati”: i ruoli di Ue, Draghi e Monti

    Venerdì, Marzo 30th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Parlamento europeo / Commissione europea / Derivati / Regolamentazione / Commissione Industria / Antonio Tajani / Speculazione / Bce / Trichet / Mario Draghi / Mario Monti / Trasparenza / Swap / Bolla Usa / Crisi / Esma / Cers / Obblighi informativi / Reporting / Democrazia / Alexis de Tocqueville  / Manuel José Barroso 

    Finanza – L'Europarlamento regolamenta i

    "Derivati" 

    Quello che si ignora sulla speculazione dei derivati:

    I ruoli di Bce, Commissione europea e Governo Monti

    Bruxelles – Nella giornata di ieri il Parlamento europeo, in seduta plenaria – anche se con tremendo ritardo – ha votato in maggioranza la Relazione, presentata dal cristiano-democratico tedesco Werner Langen, sulla modifica della regolamentazione dei derivati “otc”. Per quanto concerne i “Fondi pensione” i deputati hanno chiesto l'intervento di una camera di compensazione quale forma di “garanzia” della esecuzione del contratto, e per ridurne le componenti di maggiore aleatorietà. Tra le maggiori novità introdotte, l’obbigo di trasparenza e la disponibilità dei dati a favore di Esma, Cers, autorita' di vigilanza sulle banche centrali – ''un pilastro per il regolamento dei mercati finanziari'' – e l’obbligo del “reporting” di ogni transazione di derivati. L’obbligo è stato ben salutato dalla presidente della Commissione parlamentare per gli affari economico-finanziari, Sharon Bowles, che lo ha definito alla stregua di un faro sui contratti e sulle speculazioni che hanno creato la bolla speculativa: tra le cause della crisi attuale, e della famosa bolla scoppiata nel 2008 negli Usa.

     Critiche dalla Commissione Ue  

    L’obbligo, tuttavia, è stato aspramente – e stranamente – contestato dal vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, che lo ha bollato come “inaccettabile” e – a suo dire – “contrario al Trattato di Lisbona”. Il relatore Langen ha invece definito il regolamento necessario e prioritario. Ora la stessa perizia e puntualità dovrebbe essere messa in campo per bloccare il rating sugli stati sovrani: ciò che costringe gli europei a sacrifici pazzeschi per pagare gli interessi lievitati col perverso meccanismo dello spread, e ciò che ha fatto diventare l’Europa unita lo zimbello della “Democrazia”. E ciò che fa impallidire il caro Alexis De Tocqueville dalla tomba: tessitore di lodi della “Democrazia in America”. Oggi patria "a-morale" degli strumenti speculativi, cui contagio ha destabilizzando – da almeno vent'ann a questa parte – una buona fetta di economia reale anche nel Vecchio Continente.

     Cosa sono i derivati  

    Nella moderna finanza, i derivati sono quei contratti o titoli il cui prezzo è basato sul valore di mercato di uno o più beni connessi (esempio: azioni, indici finanziari, valute, tassi d'interesse). Gli utilizzi principali degli strumenti derivati sono l'arbitraggio (acquisto di un prodotto in un mercato e la sua vendita in un altro mercato: operazione di per se speculativa al nascere) la speculazione e la strategia di copertura di un rischio finanziario, nota come hedging: quella che destabilizzo il mercato Usa – devastando migliaia di contribuenti – con il Caso Lehman Brothers – Banca giudicata inaffondabile dalle "affidabilissime" e "trasparenti" agenzie di rating, fino al giorno prima – e con i Sub-prime Usa accesi a garanzia dei mutui casa.

     Il punto della discordia  

    La miccia sui derivati, dopo aver fatto scoppiare la polveriera Usa, ha toccato – come non tutti sanno – anche gli interessi del Governo italiano – ma con effetti completamente silenziati – che grazie alle operazioni in derivati, apparentemente avrebbe pagato circa 2,5 miliardi di euro (cifra che potrebbe tradursi come lo 0,2% del Pil nazionale, o come una “manovra finanziaria lacrime e sangue) alla banca stanunitense d’affari ( e che affari!) Morgan Stanley. Ciò, malgrado quella che l’economista e giornalista Gustavo Piga giudica – con rigor di causa ed apprezzabile onestà intellettuale – la scandalosa servitù della stampa nazionale, rea di non approfondire – come giusto e doveroso – tali spinose questioni, che affondano nella speculazione le loro devastanti radici: peccato che a farne le spese siamo noi poveri ed “ex-membri” di un popolo “pseudo-sovrano”, tristemente noti come “contribuenti”. Ma ultimamente molto si perde nel silenzio e nell’oblio, nella più totale indifferenza di una “informazione” (carta stampata e tg)  troppo distratta – come mi auguro che sia – o in mala fede. Ma, per il momento, crediamo ancora nella prima conclusione!

     L’interrogazione indiscreta alla Bce  

    Ma la lezione di giornalismo all’Europa, sulla speculazione e sui derivati, giunge puntuale da oltreoceano, grazie all’”impertinente” interrogazione dell'agenzia di stampa Usa, “Bloomberg”, che – nelle scorse ore – ha chiesto lumi alla Bce di Mario Draghi – oggi vero ed incontrastato re dell’Europa, e della sua finanza – sui contenuti dello swap greco. Pertanto, alla luce della gravità dell’attuale condizione generale dell’economia dell’Eurozona – e di riflesso dell’Europa intera – facendo nostro l’appello di migliaia di europei lasciati allo scuro di molte attività collaterali della Banca Centrale Europea, ci domandiamo cosa abbia spinto Jean-Claude Trichet (ex capo della Bce, predecessore di “Supermario”) a non rivelare tutti i retroscena delle operazioni in derivati. Problema al quale Mario Draghi potrebbe dare oggi una risposta concreta ed esaustiva.

     La critica – i “Doveri” di  Mario Monti e della Commissione europea  

    Inoltre, il Commissario all’Industria dell’Ue, Antonio Tajani, anziché battibeccare in aula sulla bontà del regolamento proposto nelle ultime ore sui derivati, potrebbe chiedere ufficialmente alla “Sua” Commissione europea di pubblicare tutti i dati delle operazioni in derivati poste in essere dai paesi dell'Uè negli ultimi vent’anni, impegnandosi ufficialmente a pubblicare e diffondere con perizia tutte le prossime operazioni di derivati. D’altra parte anche lo stesso Mario Monti (che come ex uomo “Goldman Sachs”, di speculazione ne capirà certamente qualcosa) dovrebbe tralasciare magari l’ossessionante pressione contro l’Art.18, e rimuovere piuttosto ogni ambiguità di sorta, facendo piena luce ed informando tutti gli Italiani sulle posizioni sui derivati ancora pendenti, nonché sul loro valore di mercato. Questa si chiama “Democrazia!”

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Pompei – In arrivo 105 milioni di fondi Ue

    Pompei – In arrivo 105 milioni di fondi Ue

    Venerdì, Marzo 30th/ 2012

    Italia / Commissione Ue / Commissione Politiche Regionali / Pompei / Hahn / Restauro / recupero / Mito / Crolli / Piogge torrenziali / Disonestà intelletuale  

    Pompei – L'Europa ascolta l'Italia:

    in arrivo 105 milioni di  fondi Ue

    L'Ue co-finanzierà il recupero del sito archeologico

    più visitato d'Italia

    Bruxelles, Pompei – Nelle scorse ore l’esecutivo dell’Ue, ha finalmente approvato fondi per 105 milioni di euro al fine di co-sostenere il pieno recupero degli “Scavi dell’Antica Pompei”:  città vecchia addirittura quanto Roma, ed abitata – fin dal tempo della fondazione della Città Eterna – dai diretti eredi degli Osci, uno dei primi popoli italici. Complesso archeologico (nel 1997, dichiarato dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell'Umanità) che, con il Colosseo, è oggi il sito turistico più visitato d’Italia, rimasto tuttavia “ferito” nell’intimo, dopo i gravissimi incidenti e disastrosi crolli dei mesi scorsi – che fecero il giro di tutte le tv del mondo – dovuti in parte al mal tempo – vedi i danni provocati dalle piogge torrenziali dell’ottobre 2011 e dalle tempeste di acqua e vento del 2010 – ed in buona parte all’incuria ed alla negligenza umana. Per non dire alla disonestà intellettuale di molti uomini di responsabilità. Peculiarità questa che è secondo noi il male peggiore del nostro secolo e della società “distratta dal frastuono del nulla”: dove quello che conta sembra essere sempre e solo il vile danaro, seguito a ruota dall’ingigantimento del proprio ego, e solo alla fine – qualora fosse rimasto un po’ di spazio – dal rispetto per il prossimo, per la dignità umana e per la storia. Fatto sta che oggi, dopo molti tentennamenti ed impieghi anomali, o comunque non mirati, dei fondi piovuti in passato su Pompei – in merito ricordiamo che nel periodo 2000-2006 l’Ue aveva già co-finanziato 22 progetti di restauro della mitica città, per un importo pari a 7,7 milioni di euro – il progetto di “preservazione, mantenimento e miglioramento” del glorioso sito archeologico – come dichiarato  nel pomeriggio di ieri dal Commissario Ue alle Politiche Regionali, Johannes Hahn – potrà contare su questa nuova iniezione di liquidità, venendo incontro alla richiesta formale avanzata a Barroso & Co nei mesi scorsi dall'Italia. Speriamo solo che questa volta i poveri “pompeiani pietrificati” e regalati per sempre al mito, possano riposare “sonni eterni” più tranquilli. Almeno loro!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Apocalypse 2012: Quando l’euro vale più della dignità umana

    Apocalypse 2012: Quando l’euro vale più della dignità umana

    Giovedì, Marzo 29th / 2012

    – di Mirella Fuccella e Sergio Basile –

    Grecia / Troika / Ue  / Bce / Fmi / Commissione europea / Crisi / Banche  / Dignità umana / Spread / Rating / Blocco consumi / Protesta / Multinazionali 

    Apocalypse 2012: la Grecia in pasto alla Troika

    Quando l'euro vale più della dignità umana

    Ma “l’usura” non era un reato?

    Atene – La capitale greca ha ospitato nelle scorse ore gli “osservatori internazionali” della Troika, giunti con l’obiettivo di concordare il taglio di altri 11 miliardi di euro nei prossimi due anni. La Troika, composta da funzionari della Commissione europea, della Banca Centrale Europea (Bce) e del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), ha descritto ai funzionari greci (dipendenti da un governo "tecnocratico" e non eletto, che ha il banchiere Papademos alla guida) la prossima tornata di misure da effettuare. Tagli agli stipendi statali di un ulteriore 10%, tagli di 6,3 miliardi alle spese sanitarie, e all’indennità di disoccupazione altri tagli per 2 miliardi di euro. Si impone poi maggiore attenzione alla lotta contro l’evasione fiscale, da cui la Troika spera di reperire, entro la fine del 2014, circa 3,5 miliardi di euro. Peccato che mai nessuno approfondisca bene l'evasione"politica". Problema di casa anche nell'ex Bel-Paese. In caso di mancato successo della "missione salvifica" (non si capisce di cosa) saranno effettuati nuovi tagli agli stipendi, ai sussidi sociali, ed anche alle già tanto tartassate pensioni. Secondo la Troika occorrerà procedere al licenziamento di 15mila dipendenti statali: infatti aumenteranno gli Enti statali che saranno definiti “inutili” e che dovranno essere fusi o chiusi, e dai quali lo Stato dovrà risparmiare altri 2,1 miliardi di euro entro il 2015. Inoltre il governo dovrà abolire gli uffici del fisco ritenuti inefficienti e licenziare circa 200 funzionari. Altra proposta nefasta (stesso deleterio e scandaloso copione seguito in Italia) è l’accelerazione delle svendite delle industrie strategiche elleniche, pratica definita “privatizzazione”. In pratica un gruppo di specialisti dell’Ue “aiuterà” i colleghi greci nella vendita di alcune delle imprese a partecipazione statale.

    Il paradosso tedesco – Merkel: nell'Euro ad ogni costo 

    Poiché tutto ciò senza alcun dubbio porterà a nuove proteste di piazza nelle città greche, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha già fatto alcune dichiarazioni per esorcizzare una possibile fuoriuscita della Grecia dall’Eurozona: sarebbe “un errore politico disastroso”, ha dichiarato la Merkel in un’intervista alla Bbc. Anche se la Merkel si è scordata di dichiarare quali benefici la Grecia poterbbe avere da questa lenta morte. Certo, perché una cosa del genere potrebbe mettere in forse l’esistenza stessa dell’euro-gruppo, il clan di 17 Paesi Ue (di cui fa parte anche l’Italia) che sottostanno alle regole di austerità finanziaria-monetaria della valuta unica, l’euro. Il fin qui disastroso euro: o "Eurodisastro". Dopo gli ultimi due “salvataggi” delle finanze greche con forzati prestiti ad usura, la Grecia “deve rimanere nell’euro recuperando la competitività economica” anche a costo di nuovi fardelli di interessi usurai. Ma fino a quando andrà avanti questo supplizio? “Sarà una lunga e ardua strada da percorrere”, ha detto la Merkel, sottolineando che “la crisi dell’Eurozona non è stata superata”. Ma in realtà sarebbe più onesto dire che la crisi è invero iniziata con l'euro, e con esso continuerà finche gli Stati Ue non recupereranno la propria sovranità monetaria. La cancelliera ha anche accennato alle origini della crisi dell’eurozona, dovuta al crack finanziario internazionale (2008-2009) ma si è guardata dal trarne le naturali conclusioni. Il crack, di provenienza Usa, è stato dovuto a un crollo del mercato bancario, a causa di investimenti errati e di profitti favolosi incassati dalle dirigenze delle banche d’affari usuraie che avevano speculato sui mutui e sui debiti degli Stati. Invece di dimezzare stipendi, posti di lavoro e pensioni non sarebbe più semplice ed equo se si cancellassero un po’ di banche e con quei compensi si risarcissero i danni allo Stato greco? La Merkel ha invece dichiarato che la debolezza degli Stati nel pagare i mostruosi interessi che gravano senza valido motivo sui bilanci pubblici (alimentati dal mostruoso squalo spread) ha provocato “una crisi di fiducia dei mercati” e che ora i cittadini europei ne “devono pagare l’alto prezzo”. Nessuna condanna per le pratiche usuraie che hanno trasformato i debiti degli Stati in “investimenti finanziari” con tassi da usura. I cittadini, (non solo quelli greci ovviamente) è ormai chiaro che non hanno alcuna voce in capitolo e che anche le proteste di piazza vengono ampiamente ignorate. Sia dalle istituzioni che dai media "politically correct".

    Stop Pil e Spread – La guerra ai nuovi "sanguinari dei" imposti al Partenone 

    E se si intraprendesse uno sciopero dei consumi ad oltranza? Si rinuncia ad alcuni prodotti per un mese di seguito, tutti in massa. Naturalmente deve trattarsi di qualcosa che tocca gli interessi delle multinazionali. Quando inizia a scendere il “sacro Pil” magari qualcosa cambierà! Intanto le agenzie di rating vengono lasaciate libere di far schizzare a loro piacimento gli interessi da rimborsare ai salvatori della patria greca, pascolando sulle carogne di uomini in carne ed ossa.

    Mirella Fuccella, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Madrid-Spread 0-1, arbitra la Troika – l’Olanda ci ripensa

    Madrid-Spread 0-1, arbitra la Troika – l’Olanda ci ripensa

    Giovedì, Marzo 29th / 2012

    – di Franco De Demenico –

    Eurozona / Bce / Europa / Spagna / Citi / Spread / Real / Crisi / Willem Buiter / Olanda / Euro 

    Spagnoli sconfitti in casa:

    Madrid-Spread ( 0-1 ) – Partita truccata?

    Arbitra la triade Troika: Bce, Ue, Fmi – 

    Spagna in crisi, spread in rialzo a Madrid

    Intanto l’Olanda ci euro-ripensa

    Madrid – Il prossimo Paese a dover sorbirsi gli aiuti della Banca europea sarà la Spagna: così prevedono autorevoli osservatori, come lo stesso Willem Buiter, economista capo di Citigroup. "La Spagna sembra in procinto di entrare in un qualche programma della Troika, già dal 2012, come condizione per ottenere maggiore supporto dalla Banca centrale europea sul debito sovrano e sulle banche", si legge nella nota dell’economista, in precedenza membro del Comitato di politica monetaria della Banca d’Inghilterra. Appena una settimana fa Buiter aveva già espresso tutti i suoi timori sulla possibilità di un default spagnolo, parlando durante un’intervista per Bloomberg TV. Ma il gioco del rating e dello spread è ormai chiaro a tutti, e qualcuno pensa seriamente ad abbandonare l’Eurozona, prima che devasti inesorabilmente il Paese. Visti almeno i risultati negativi delle ultime ore per il Real e lo spread spagnolo. Buiter ha affermato che “il governo di Madrid, nei fatidici primi 100 giorni, ha centrato le riforme strutturali, ma non il risanamento del bilancio”. Gli spagnoli rispondono che, almeno per ora, non hanno chiesto nessun finanziamento Ue. Ma gli ammonimenti – o meglio i diktat – incrociati da Bruxelles, e da Berlino, per il governo di Mariano Rajoy già datano da diverse settimane. Intanto dall’Olanda altri segnali di crisi: anzi, una crisi di governo in vista per l’Aja, minacciata dal partito nazionalista, che vuole il referendum sull’uscita dall’Euro. C’è chi ci euro – ripensa… Fortunatamente! In Italia tutto tace: Napolitano, i partiti e le lobby delle privatizzazioni.

     

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Draghi The King: decision maker di quest’epoca

    Draghi The King: decision maker di quest’epoca

    Venerdì,  Marzo 29th/ 2012

    Bce / Mario Draghi / Banche centrali / Ltro / Istituti di credito 

    Bce: vero decision maker di quest’epoca?

    Pare di si – E la democrazia?

    La Bce si è sostituita alla politica:

    Draghi nuovo Re dell'Europa

    Roma, Francoforte – Le istituzioni governative hanno il tradizionale compito di regolare la vita pubblica. Parlando di Europa, in regima di democrazia, il vivere comune degli abitanti del Vecchio Continente dovrebbe essere regolato dagli stati e coadiuvato dalle istituzioni comunitarie. Ma in un’unione finanziaria, tecnocratica e commerciale  fattiva il timone oggi di fatto è inesorabilmente ed illegfittimamente in mano alla Banca Centrale Europea guidata da Mario Draghi. Di qui anche il forzato assoggettamento dei governi nazionali alle decisioni da essa prese. Nel caso della famosa Long Term Refinancing Operation (LTRO), il prestito al 1000 miliardi in 3 anni agli istituti di credito, la BCE ha siglato, ad esempio, il suo ruolo di anomalo ed improprio – o potenziale – “tutore dell’economia reale” (funzione che in una concezione moderatamente liberale della cosa pubblica dovrebbe spettare allo Stato). Sottolineiamo potenziale, perché all’atto pratico (e dalle prime stime) pare che solo una piccola parte del maxi prestito venga utilizzato dalle banche per finanziare prestiti e mutui ad imprese e privati, moderando la stretta creditizia che continua ad annientare l’economia reale dell’Europa. La tentazione di rimettere in gioco il capitale con operazioni di leva finanziaria, generando profitti (per mettersi al sicuro? Mah!) è forte. Normale, quindi, auspicare il ritorno di una politica concertativa che sia quantomeno in grado di abolire le speculazioni finanziarie rilanciando l’economia reale. Allo stato attuale, nessuno è in grado di capire chi stia guidando la macchina, né tantomeno se già ci troviamo fuori strada. Ma evidentemente, a giudicare dallo stato di salute della malata terminale Eurozona, la strada è proprio out!

    Qui Europa  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Ue – Oblio digitale:  tutela della privacy o limitazione della libertà di stampa?

    Ue – Oblio digitale: tutela della privacy o limitazione della libertà di stampa?

    Giovedì, Marzo 29th / 2012

    Parlamento europeo / Strasburgo / Trattamento dati personali / Privacy / Libertà di stampa / Diritto all’Oblio / Internet / Google / Facebook / Twitter / Sarzana /  Razzante 

    Oblio digitale:

    tutela della privacy o limitazione

    della libertà di stampa?

    Rispondono i docenti Sarzana e Razzante:

    “ Privacy ed informazione, entrambi importanti!”

    Strasburgo –  Fa discutere ancora l’argomento relativo al trattamento dei dati personali su internet: ad ogni “cittadino” del web sarà riconosciuto il cosiddetto diritto all’oblio che consentirà al popolo degli internauti di proteggere la propria identità, scegliere quali informazioni rendere pubbliche e addirittura cosa cancellare in merito a pubblicazioni, foto o video precedenti  per tutelare la propria privacy. Ma la domanda sorge spontanea: quello all’oblio è un diritto oppure una censura? E come sarà gestita e garantita la tutela del singolo utente da parte delle grandi società come il motore di ricerca Google o tutti i social network? Dalle pagine di Famiglia Cristiana, arrivano le risposte dell’avvocato Fulvio Sarzana, docente di Regolamentazione giuridica delle reti all’università La Sapienza di Roma ed esperto di diritto  informatico, e di Ruben Razzante, professore di Diritto dell’informazione presso l’università Cattolica di Milano. “Nel caso in cui passasse il diritto all’oblio – afferma Sarzana – le grandi società come Google, Facebook, Twitter, non dovranno più rispondere alla magistratura o ad altra autorità ma, ogni volta che il singolo utente ne farà richiesta, dovranno procedere alla rimozione dei contenuti indicati, esercitando su di essi un controllo dettagliato e capillare tale da limitare, probabilmente, la libertà di stampa”. Ma l’avvocato sottolinea anche l’importanza del diritto di essere informati e specifica che non può essere una norma generica ed unica a risolvere la questione sollevata. “Ed è importante valutare – conclude – la rilevanza che l’informazione ha per l’opinione pubblica”. Ruben Razzante spiega che la normativa sancisce l’obbligo, da parte del soggetto che ha reso pubblici i dati, di informare della richiesta di rimozione degli stessi, eventuali terzi soggetti che li hanno copiati o utilizzati. Multe salatissime fino a 500.000 euro sono previste per tutti coloro che non rispetteranno l’obbligo imposto dalla normativa, pena pecuniaria che si impenna nel caso in cui si tratti di grandi aziende. Il docente della Cattolica precisa anche che “non potranno però essere cancellati in alcun modo, neanche dietro esplicita richiesta degli interessati,  i dati contenuti negli archivi dei giornali e che non è prevista la cancellazione di dati passati, se il loro interesse è pubblico e risulta attuale”. D’accordo con il collega, Razzante precisa che è tanto importante la tutela della privacy quanto la libertà di espressione. Una libertà vincolata, insomma, si può comunque definire libertà in senso pieno?  Forse, però, potremmo chiamarla censura.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Caso “Alitalia” – Tribunale Ue da ragione a Commissione Ue:  respinto il ricorso di Ryanair

    Caso “Alitalia” – Tribunale Ue da ragione a Commissione Ue: respinto il ricorso di Ryanair

    Mercoledì, Febbraio 1th / 2012

    Corte europea / Commissione europea / Ryanair / Alitalia / Cessione / Ricorso / Decisione 

    Caso "Alitalia" – Tribunale Ue da ragione a Commissione Ue:

    respinto il ricorso di Ryanair

    Dal Tribunale: "La Commissione agì correttamente"

    Bruxelles – Nei mesi scorsi la compagnia low cost spagnola Ryanair aveva fatto ricorso presso la Corte Europea contro la decisione della Commissione Ue che, nell'ambito del "caso Alitalia" ritenne illegittimo il prestito di Stato alla compagnia di bandiera italiana,  autorizzandone tuttavia la vendita dei beni. Nelle scorse ore è maturata la decisione della Corte, rivelatasi favorevole all'esecutivo di Bruxelles: secondo la sentenza, infatti, la Commissione avrebbe agito correttamente, avendo maturato la certezza che la vendita di Alitalia sarebbe stata realizzata secondo il prezzo di mercato. Ryanair lamentava, inoltre, il fatto che la Commissione avesse effettuato un esame insufficiente sull'incartamento di Alitalia, sia in fase di esame preliminare che nella successiva vendita dei beni, per tracciare strade utili ed alternative a tale vendita. Inoltre, secondo la Corte, la Commissione avrebbe correttamente presupposto l'inesistenza di continuita' economica tra Alitalia e la cordata CAI e che "quest'ultima non avesse beneficiato di alcun vantaggio", dal momento che "sarebbero state adottate tutte le misure affinchè la cessione avvenisse ad un prezzo non inferiore a quello di mercato".

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Esperimenti e test sugli embrioni :  le nuove frontiere senza scrupoli della ricerca Ue

    Esperimenti e test sugli embrioni : le nuove frontiere senza scrupoli della ricerca Ue

    Giovedì, Marzo 29th / 2012

    Commissione europea / Bruxelles / Ricerca / Etica / Scienza / Staminali / Embrioni / Esperimenti / Esnats / Fieldsend / Mikolàsìk / McGuckin /Hescheler 

    Ue – Esperimenti e test sugli embrioni :

    Nuove frontiere "senza scrupoli" nella

    ricerca

    Embrioni umani al posto degli animali:

    il progetto Esnats finanziato con 12 milioni di euro

    dall’Ue

    Bruxelles –  L’importante è che la ricerca compia passi da gigante, indipendentemente dalle modalità di progresso, indipendentemente dall’etica morale e dalla dignità umana. Infatti, l’Unione Europea ha pensato bene di finanziare con 12 milioni di euro un progetto di ricerca nell’ambito del VII Programma Quadro, che decide di porre fine agli esperimenti sugli animali, per dare il via a quelli sulle cellule staminali embrionali umane.  La distruzione potenziale di embrioni ha come “giustificazione” il fatto che gli stessi siano in sovrannumero e che, pertanto, verrebbero distrutti comunque. Ma gli embrioni non sarebbero utili, un domani, per curare gravi malattie per le quali oggi non esiste soluzione, ma verrebbero utilizzati solo per testare la tossicità di farmaci e ridurre i costi di ricerca, diventando così, non una speranza per tante persone, ma un prodotto commerciale che nasconderebbe grandi finalità economiche.  “Il paradosso – secondo quanto affermato dal direttore per l’Europa di “Care for Europe” Ong cristiana, David Fieldsend – è che anziché considerare le cellule embrionali umane come degne di un più elevato rispetto o protezione, le stesse vengono ridotte al rango di un’alternativa agli animali”.  Dello stesso parere è l’eurodeputato del Ppe slovacco, Miroslav Mikolàsìk che parla “non solo di una questione etica, ma anche scientifica, visto che fino ad oggi non è stato curato mai nessun paziente in tutto il mondo con le cellule staminali”. La Commissione Europea, in un documento redatto precedentemente, stabiliva che qualsiasi ricerca sulle staminali umane allo stato embrionale ed adulto può essere finanziata, ma nell’aula del Parlamento europeo rimangono forti dubbi. Diverso è il trattamento delle cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale o da adulti, che – secondo quanto dichiarato dal presidente dell’istituto per la ricerca sulle terapie cellulari di Lione, Colin McGuckin – ha portato alla cura di 70 malattie e 600 casi di test clinici, oltre che alla creazione di un nuovo fegato del tutto naturale con le cellule dello stesso paziente, prima operazione al mondo portata avanti dallo stesso McGuckin. Secondo Mikolàsìk sarebbe opportuno che la Commissione si concentrasse su queste ricerche, lasciando perdere quelle sugli embrioni, sulle quali si è pronunciata anche la Corte di Giustizia Europea che ne ha vietato gli esperimenti scientifici. Alla guida del  progetto “Esnats”, ovvero Nuove Strategie di test alternativi basati sulle cellule staminali embrionali, vi è Jurgen Hescheler, dell’Istituto di Neurofisiologia dell’Università di Colonia, che coordina un gruppo di 29 organismi tra università ed aziende, tra le quali rientra anche la società italiana Avantea, specializzata in zootecnia e biotecnologie.  Nonostante le turbolenze in merito al caso, la Commissione sembra fare orecchie da mercante privilegiando coscienze senza scrupoli.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Aiuti PAC:  dall’Ue 30 miliardi in meno dal 2013 – Con il “greening” si va verso limitazioni e diversificazioni colturali

    Aiuti PAC: dall’Ue 30 miliardi in meno dal 2013 – Con il “greening” si va verso limitazioni e diversificazioni colturali

    Giovedì, Marzo 29th/ 2012

    Commissione europea / Politica Agricola Comune / Pac / 2013 / Tagli / Settore primario / Greening / Limitazioni colturali / Diversificazioni colturali / Globalizzazione / Bilanci aziende agricole 

    PAC – Politica Agricola Comune:

    dall'Ue 30 miliardi in meno dal 2013 –

    Con il vincolo del "greening" l'Ue introdurrà limitazioni e

    diversificazioni colturali – Pesi maggiori ai coltivatori

    Bruxelles – Le ultime indicazioni da Bruxelles in merito alla PAC, la Politica Agricola Comune dell'Unione europea,  preannunciano vacche meno grasse dal 2013. Infatti, secondo la Commissione europea – che lo scorso 12 Ottobre  ha presentato delle proposte regolamentari per la riforma del settore, che Eurocamera e Consiglio Ue esamineranno nei prossimi mesi – si andrà incontro a tagli per circa 30 miliardi di euro. A quanto pare dovrebbe passare il taglio dagli attuali 413 miliardi, a  382,9 miliardi di euro. Un'enormità nel fiume comunque in piena dei finanziamenti diretti all'agricoltura elargiti dall'Ue – in base ad un sistema tariffario – che rappresenta addirittura il 40% del budget dell'intera Unione, proteso ad integrare i mancati guadagni o comunque a compensare le mancate vendite dovute alla forte concorrenza degli altri Paesi del Mediterraneo, che spesso – anzi in pratica sempre – hanno costi di produzione inferiori a quelli nazionali. Gli aiuti Ue in tal senso rappresentano una sorta di salvagente che pone in una situazione concorrenziale il mercato. Anomalia creata comunque dalla globalizzazione, che – sulle ali di un neo-liberismo incalzante – ha praticamente portato al minimo le barriere commerciali all'ingresso di prodotti "fuori mercato" nel mercato comune europeo. A quanto pare inoltre, assieme ai preannunciati tagli, i beneficiari dei contributi (o, come chiamata in gergo, dell'integrazione) dovranno confrontarsi con il cosiddetto "greening": il sostegno alla produzione di beni pubblici ambientali ed il progressivo abbandono del sistema di contribuzione diretta, o classica. L'elemento del "greening"  diverrà indispensabile per l'acquisizione dei contributi supplementari, quantificabili dagli 80 ai 110 euro per ettaro: per un totale annuo di 1,2 miliardi. 

     Cosa cambia con il "Greening" 

    Se dovesse essere accolta – da Consiglio Ue ed Europarlamento – la proposta di riforma della PAC della Commissione europea, dal 2013, l'agricoltore "attivo" beneficiario delle quote di contributi Ue, possidente di un terreno di almeno 3 ettari di seminativo, dovrà – al fine di ottenere questo "elemento aggiuntivo di integrazione economica " rispetto ai contributi tradizionali – diversificare le coltivazioni, impiantando almeno 3 varietà colturali differenti, e rispettando i seguenti parametri: 1) la coltura principale (es.: orzo) non potrà superare il 70% del totale coltivato; 2) La coltura minore (es.: soia) non dovrà, invece, essere inferiore al 5% del totale; 3) Tali parametri non si applicano per i terreni coltivati interamente ad erba (o erba mista) e riso; 4) La diversificazione annuale è obbligatoria, anche se l'Ue lascerà libero l'agricoltore di effettuare le rotazioni come meglio crede; 5) Il 7% del terreno coltivabile sarà lasciato a riposo (terreni cosiddetti "set-aside") o destinato a: terrazzamenti, rimboschimento, abbellimento paesaggistico e territoriale. Ciò non dovrebbe applicarsi in caso di prati permanenti. Pertanto tali misure si preannunciano sicuramente più complesse e gravose per il bilancio delle aziende agricole beneficiarie degli aiuti PAC.

     Aiuti PAC allo "Sviluppo rurale" – 2° pilastro  

    Si dovrebbe passare dagli attuali 96 miliardi di euro ad 89,9 miliardi. Gli altri settori correlati dovrebbero invese ricevere i seguenti trattamenti finanziari: a) Ricerca e innovazione: 4,5 mld; b) Sicurezza alimentare: 2,2 mld; c) Riserve di crisi: 3,5 mld; d) Aiuti agli indigenti: 2,5 mld; e) Fondo per la globalizzazione: 2,5 mld.

      La critica  

    Il meccanismo degli aiuti PAC, ormai consolidato negli anni, è indubbiamente utile ad integrare l'economia delle zone più disagiate o comunque a vocazione agricola, ed in balia della forte concorrenza dei prodotti agricoli provenienti – soprattutto – dall'Area del Mediterraneo. Anche se il meccanismo premia a dismisura i grandi latifondisti, e le caste terriere che – nei primi anni del 2000 – hanno provveduto a fare incetta di quote, spesso a danno degli ignari reali proprietari dei fondi, che pur vantando la proprietà di un terreno, non avendolo magari lavorato nel periodo particolare di richiesta delle quote (2002) hanno letteralmente perso i diritto ad "ottenere dall'alto" la preziosissima "manna verde", con il risultato che alcuni piccoli proprietari non riescono ad arrivare a fine mese mentri altri più furbi – preventivamente informati o organizzati – hanno approfittato della situazione per fare incetta di quote prendendo in gestione grandi appezzamenti di terreno nel suddetto periodo, arrivando ad ottenere contributi che nei casi migliori possono superare i 100.000 euro annui, Un'altra critica è doverosa nei confronti di un sistema tariffario che finora non è servito da volano per la reale ed equilibrata crescita del settore e per la sua modernizzazione e competitività rispetto all'estero. Molti agricoltori, infatti, si sono adagiati sulle quote annue "sicure", senza investire più di tanto in competitività e sistemi agricoli concorrenziali. Inoltre una nota critica la merita anche il cosiddetto "Fondo per la globalizzazione": infatti è piuttosto paradossale parlare di aiuti all'agricoltutra, mentre contestualmente l'Ue manda avanti la logica della globalizzazione senza porvi reali freni: quasi come se favorire i grandi gruppi di lobbies agricole e multinazionali – a discapito dei piccoli proprietari terrieri – possa essere almeno concettualmente un elemento da promuovere. Pertanto l'Ue con una mano elargisce in aiuti il 40% del budget dell'Unione, mentre con l'altra apre in maniera indiscriminata ai prodotti agricoli di paesi extra-Ue – come, ad esempio, Tunisia o Algeria – che invadono il merato europeo e – soprattutto i paesi del Sud Europa – esportando arance e olio a prezzi letteralmente dimezzati. Essa causa con questa bizzarra strategia la stasi del mercato dei Paesi Ue come l'Italia, che di fatto – vedi Calabria e Sicilia – vivono per lo più di Agricoltura, sostenendo però costi di manodopera, costi fiscali e di gestione dei mezzi agricoli, ben più esosi dei "cugini africani". in fondo anziché elargire denaro per attenuare la globalizzazione favorendo le lobbies -che trovano nell'Africa e nel libero mercato un vero paradiso da spremere ed usare – sarebbe auspicabile che la Riforma della Pac possa finalmente frenare il processo di globalizzazione che ha già costretto alla chiusura centinaia di aziende, e che con la crisi aggraverà ancor di più la sorte di quelle ancora in piedi.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)