Qui Europa

Giorno: 15 Marzo 2012

  • Tunnel di Sierre: in Svizzera e Belgio è lutto nazionale – commossa folla a salutare i “nuovi angeli”

    Tunnel di Sierre: in Svizzera e Belgio è lutto nazionale – commossa folla a salutare i “nuovi angeli”

    Venerdì, Marzo 16th/ 2012

    Belgio / Svizzera / Tunnel di Sierre / Morte scolari / Lutto nazionale / Angeli

    Tunnel di Sierre: in Svizzera e Belgio è lutto nazionale – commossa folla a salutare i "nuovi angeli"

    Le famiglie delle vittime sentono l'abbraccio degli europei

    Lommel, Heverlee – Fin dalle prime luci dell’alba un fiume di gente è confluito davanti alla scuola che custodiva i sogni ed i passi delle piccole vittime “dodicenni”  stroncate nell’incidente stradale del tunnel dell’autostrada A9  Sierre-Sion, in Svizzera, per rendere loro omaggio e pregare. Piccoli, cui salme sono ora custodite nell’obitorio di Sion, dove in serata sono giunti i genitori. Intanto gli inquirenti cercano di indagare sulle cause che hanno portato l’autobus belga a schiantarsi nell’ormai celeberrima galleria della morte. Ciò mentre ancora tre passeggeri lottano tra la vita e la morte, con gravi lesioni interne, sia cerebrali che toraciche. Ma il giallo si infittisce. Infatti secondo le prime ricostruzioni ufficiali trapelate alla stampa, apparentemente filava tutto per il verso giusto: velocità di marcia moderata e visibilità in galleria ottimale. Tuttavia, finora le cause dell’incidente ruotano intorno a tre ipotesi: disguido tecnico di qualcheimpianto meccanico dell’autobus; un malore o colpo di sonno del conducente (si aspettano gli esiti dell’autopsia) o un mero errore umano. Intanto in Svizzera e Belgio è lutto nazionale, per i nuovi angeli volati in cielo. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • A Strasburgo risoluzione pro omosessuali e aborto

    A Strasburgo risoluzione pro omosessuali e aborto

    Giovedì, Marzo 15th / 2012

    Parlamento europeo / Risoluzione / Aborto / Omosessuali / In’t Veld / Buttiglione / Mauro/ Costa / Toia / Belletti 

     A Strasburgo risoluzione pro omosessuali e aborto

    L’Europa tradisce le sue radici: gli italiani promuovono la famiglia

    Strasburgo –  Dalle unioni di fatto tra persone dello stesso sesso e dal tentativo di sminuire il concetto di famiglia tradizionale, il Parlamento europeo passa al trattamento di temi particolarmente delicati e sensibili dal punto di vista etico, come quello dell’aborto e della pianificazione familiare. E’ stata approvata martedì scorso la risoluzione, proposta dalla radicale olandese Sophie in’t Vend che, dietro il titolo “Parità tra donne e uomini nell’Unione Europea”, rivela ambiguità e attacchi violenti  contro la vita. Già, proprio contro la vita e contro la donna. Tanto è vero che alle lettere R e T  del testo si legge che “la salute e i diritti sessuali e riproduttivi delle donne sono diritti umani che devono essere garantiti e che le famiglie nell’Ue sono diverse e possono comprendere anche genitori dello stesso sesso”. Promuovere l’aborto significherebbe, in altri termini, promuovere gli omicidi e poco importa che l’uccisione del feto avvenga, per come sollecitato dalla stessa risoluzione, in modo sicuro per la donna, la quale secondo il testo “deve avere il controllo sui propri diritti sessuali e riproduttivi anche beneficiando di metodi contraccettivi di alta qualità a prezzi accessibili”.  Addirittura al paragrafo 56 si parla di pianificazione familiare, come priorità dell’agenda politica,  a causa di una popolazione mondiale di quasi 7 miliardi di persone. Motivazione che di certo non può essere valida per negare, specialmente alle donne, il diritto di dare la vita. “Il Parlamento europeo – ricorda Rocco Buttiglione, esponente dell’Udc – non ha titolarità per legiferare sul diritto di famiglia, che è materia di competenza dei singoli Stati dell’Unione. Gli ammonimenti europei in questa materia valgono quanto ciascuno di noi ritenga che debbano valere. Nel caso degli italiani, sul diritto di famiglia, valgono molto poco”. Mario Mauro, presidente dei deputati del Popolo della Libertà, invece,  non si definisce affatto stupito che L’Unione abbia trattato queste tematiche “a causa del radicalismo presente in Europa e dei numerosi tentativi più volte messi in piedi da coloro che promuovono coppie gay e aborti”.  Il Partito Popolare Europeo ha bocciato in tronco il testo della risoluzione, nonostante avesse proposto emendamenti  sia al paragrafo 5 che al paragrafo 7, chiedendo la cancellazione del primo e la modifica del secondo con l’eliminazione di “definizioni restrittive di famiglia e tutela giuridica alle coppie dello stesso sesso e ai loro figli”.  Diverso l’atteggiamento di Socialisti e Democratici, dal quale si sono distinte Patrizia Toia e Silvia Costa, che hanno votato a favore degli emendamenti proposti dal Ppe, bocciando la risoluzione in sede di votazione finale. Anche il forum delle Associazioni familiari si oppone alla decisione europea. Il pensiero del gruppo è affidato al suo presidente, Francesco Belletti,  secondo il quale “L’Europa sta favorendo gli interessi delle lobby più chiassose , tradendo la sua intuizione originaria che aveva come obiettivo l’unione dei popoli e non delle ideologie” . “Ogni volta che l’avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me” recita il Vangelo di Matteo al versetto 40 del paragrafo 25. Una riflessione importante che ci ricorda che anche noi siamo stati un feto e che nessuno ci ha uccisi permettendoci di godere di una cosa unica come la vita e che un bambino è il frutto d’amore tra un uomo e una donna. Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • L’Ue investe in nanotech

    L’Ue investe in nanotech

    Giovedì,  Marzo 15th/ 2012

    Commissione europea / Nanotecnologie / Ricerca / Competitività

    L’Ue investe in nanotech

    La Commissione Europea investe in progetti di ricerca nell’ambito delle nanoscienze

    Bruxelles – Nel piccolo sta il più. E forse anche il meglio. Di certo, la ricerca scientifica basata sul “nano”, dalla medicina alle nuove tecnologie, rappresenta il migliore start-up per la competitività europea, specialmente quella italiana. Di qui, i numerosissimi progetti di ricerca finanziati dall’Ue, dai microvettori che rilasciano farmaci, ai microchip per la trasmissione di dati. Certamente, l’Europa potrà tornare competitiva se saprà investire nell’economia del sapere. Ma deve farlo subito, perché Cina e India la stanno tallonando. Alessandro Pavanati (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Le 5 major della telefonia “attenzionate” dall’Antitrust Ue

    Le 5 major della telefonia “attenzionate” dall’Antitrust Ue

    Giovedì,  Marzo 15th/ 2012

    Italia / Ue / Telefonia / Antitrust / Cartello / Gsma / Franco Bernabè

    Le 5 major della telefonia “attenzionate” dall’Antitrust Ue

    Franco Bernabè, Presidente dell’associazione europea dei gestori di telefonia mobile: “Siamo trasparenti e Bruxelles è sempre stata informata”

    Bruxelles, Roma – Il tema è quello dei servizi di telefonia mobile, tornato in Italia alla ribalta negli scorsi mesi per l’asta delle frequenze 4G, pagate un prezzo piuttosto caro dagli operatori. A questo punto, i timori principali sono quelli dell’applicazione di un cartello di prezzi a scapito dei consumatori, specie da quando sono iniziati gli incontri di confronto fra Deutsche Telekom, Vodafone, Telecom Italia, e Telefonica nel 2010. Ma su questo Franco Bernabè, presidente esecutivo di Telecom Italia e presidente della Gsma, l’associazione europea dei fornitori di telefonia mobile, rassicura, affermando la trasparenza di tutto “quello che è avvenuto all’interno del gruppo degli operatori europei delle telecomunicazioni”, specie nei confronti delle autorità europee, “che sono state informate puntualmente di tutte le attività”. Fin qui si sta trattando di fair play. E se fair play non fosse più, può sempre pensarci qualche consumatore militante, come quando per opera di un cliente si riuscì ad abolire i famosi costi di ricarica. Alessandro Pavanati (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Novità per il “Processo di Bologna”: risoluzione approvata dal Parlamento europeo

    Novità per il “Processo di Bologna”: risoluzione approvata dal Parlamento europeo

    Giovedì, Marzo 15th / 2012

    Parlamento europeo / Strasburgo / Processo di Bologna / Istruzione / Laurea / Studenti 

    Novità per il "Processo di Bologna": risoluzione approvata dal Parlamento europeo

    L’istruzione in una dimensione europea: titoli di laurea validi in tutto il continente

    Strasburgo, Bologna – Nelle ultime ore, il Parlamento europeo di Strasburgo, in seduta plenaria, ha votato ed approvato, a grandissima maggioranza, la risoluzione che stabilisce alcune novità per il cosiddetto “Processo di Bologna”, in modo da valorizzarlo e correggerlo, assicurando ad ogni studente la validità del proprio titolo di laurea in tutti i 47 paesi che hanno sottoscritto l’accordo. L’iniziativa prende il nome dalla conferenza dei ministri dell’istruzione superiore  tenuta, nel 1999, nella omonima cittadina emiliana (foto), e l’obiettivo è quello di costituire uno “spazio europeo dell’istruzione”.  Un progetto di cambiamento dell’istruzione superiore, nel tentativo di promuovere – almeno a quanto sostiene ufficialmente la Commissione Ue – la cultura e la formazione scolastica ed accademica come strumenti di sviluppo economico, politico e sociale. L’Italia viaggia, però, a bassa velocità rispetto agli altri Paesi: solo nella nostra penisola, questa riforma viene conosciuta come “3+2”, quasi come a volerne sminuire la sostanza. La laurea conseguita in un determinato paese, spesso, non viene riconosciuta come valida in un altro e questo, ovviamente, rappresenta un ostacolo per il mercato del lavoro, per lo sviluppo ed il superamento della crisi economica. La Commissione europea, sulla base della risoluzione approvata dal Parlamento, è stata sollecitata a finanziare tutti quegli Atenei che si impegneranno nel raggiungimento degli obiettivi, tra cui il reciproco riconoscimento dei titoli, il monitoraggio e la valutazione della didattica. Questa, dunque, a primo acchito potrebbe rivelarsi quale una occasione di rilancioper l’Italia che, in tema di istruzione, deve fare i conti con una pesante eredità: l’altissimo numero dei fuoricorso e degli abbandoni. Inoltre, i cicli scolastici sono più lunghi rispetto a quelli degli altri paesi: gli studenti italiani terminano le scuole superiori a 19 anni, mentre quelli europei “guadagnano” un anno, terminando gli studi a 18 anni. La crisi e la disoccupazione giovanile possono essere attenuate potenziando i servizi offerti agli studenti e l’Italia, in questo campo, investe davvero pochissimo provocando condizioni di svantaggio economico e sociale che non permettono a tanti giovani di fare dell’istruzione la propria bandiera. Alla base del “Bologna Process” ci sta, da un lato, la triade “laurea – specialistica – dottorato” e, dall’altro, l’attività di placement che agevola – sempre secondo lo slogan della Commissione Ue – lo sbocco nel mercato del lavoro. Valorizzare il merito ed il talento è un traguardo raggiungibile solo con il perfezionamento dei sistemi di istruzione e bisogna agire adesso perché i giovani rappresentano il futuro di qualsiasi paese. D'altra parte, però, ogni cambiamento – soprattutto in settori delicati come l'istruzione e la formazione universitaria – deve essere attentamente ponderato dai senati accademici degli atenei europei e nazionali, indipendentemente dalla possibilità di ottenere finanziamenti di sorta. Non mancano, infatti, le critiche al "Processo di Lisbona", che una parte sostanziosa dell'intellighenzia nazionale giudica addirittura deleterio e controproducente, in quanto foriero di un modello di istruzione e formazione  improntato a teorie e metodi neo-liberisti, a discapito dell'equità sociale e del diritto ad una informazione libera e pubblica. Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Strasburgo: si a “Università europea”. Luci e ombre sul “Processo di Bologna”

    Strasburgo: si a “Università europea”. Luci e ombre sul “Processo di Bologna”

     

    Mercoledì, Marzo 14th / 2012

    Parlamento Europeo / Italia / Processo di Bologna / Università / Berlinguer

    Strasburgo: si a "Università europea". Luci e ombre sul "Processo di Bologna"

    Casta neo-liberista o processo consapevole di  sviluppo solidale? Gli interrogativi aperti sul futuro dell'istruzione in Europa

    Strasburgo – Stamane, presso la sede francese dell'Europarlamento, il deputato Luigi Berlinguer (del gruppo S&D) ha relazionato sul processo di rilancio dell'Università Europea, presentando un provvedimento – votato a maggioranza bulgara – afferente al cosiddetto '"Processo di Bologna": ovvero a quel processo di riforma internazionale dei sistemi di istruzione superiore – che oggi coinvolge 46 paesi – nato nell'antica città italiana tra il 18 e il 19 giugno del 1999, in seguito all'incontro di 29 ministri dell'istruzione europei. Tra gli obiettivi fissati, primo fra tutti, l'ambiziosa idea di realizzare – per la verità ciò sarebbe dovuto avvenire già entro il 2010 – lo "Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore più competitivo al mondo", raccogliendo l'eredità portata avanti negli anni già con l'accordo della Sorbona del 1998, sigillato dall'omonima "Dichiarazione". Secondo il deputato, tale provvedimento favorirà il ripensamento dei sistema di istruzione dei paesi membri Ue, verso la creazione di un unico titolo di laurea valido in tutto il Vecchio Continente, e non solo. Problema, quello della discrepanza dei titoli, avvertito soprattutto in Italia: paese Ue che si discosta dalla maggior parte degli altri paesi europei quanto ai criteri seguiti nell'attribuzione dei titoli e delle denominazioni, e tale da non facilitare l'interpretazione degli stessi titoli accademici conseguiti, al di fuori del territorio nazionale, con grossi problemi d'inserimento per neolaureati e ricercatori. Tuttavia, l'Italia, ci sembra giusto ricordarlo, è stata uno dei primissimi paesi ad adattare il proprio sistema universitario al nuovo sistema generato nel processo di Bologna (in alcune università e limitatamente ad alcuni corsi di studio la riforma – infatti – è partita già nell'anno accademico 1998/1999). Ma accanto ai soddisfatti deputati, ed ai trionfalistici proclami di rinascita culturale dell'Ue, non sono mancate le aspre critiche di quanti invece sostengono l'esistenza di reconditi obiettivi perseguiti dal "Processo", addirittura in palese contrasto con i principi di equità e libera diffusione del sapere.  Secondo altre correnti di pensiero , infatti, il vero obiettivo del Processo di Bologna sarebbe quello di "rendere le riforme europee neo-liberali, in materia di istruzione universitaria, "piu’ accettabili" alle classi subalterne e protendere al progressivo smantellamento dell’istruzione pubblica, dando vita a nuove caste per il controllo della conoscenza, al fine  di accelerare l’egemonia economica dei popoli. Dunque, in antitesi con quanto dichiarato stamane da Berlinguer, il "Processo di Bologna" nulla avrebbe a che fare con il libero sapere, la libera scelta di studiare e l'equita’ sociale. Tutto mascherato – secondo i detrattori del "Processo" – dietro il velo della retorica e del marketing. Certo, analizzando attentamente entrambe le posizioni, così lontate ed antitetiche, si resta piuttosto disorientati. D'altra parte, non sarebbe intellettualmente onesto non ammettere la possibilità dell'esistenza di sistemi educativi egemoni di carattere neoliberista pianificati ad hoc. Lo si evince chiaramente dalla china intrapresa da molti economisti che – in numerose società industriali moderne – hanno favorito la diffusione di teorie economiche e finanziarie che hanno portato agli attuali squilibri sistemici, che qualcuno chiama "crisi economica". Molte di esse, come noto, furono incubate in noti e prestigiosi Atenei Anglo-Americani, che – a partire dagli anni Ottanta – favorirono processi di iper-privatizzazione a discapito dello stato sociale.  Allora una buona domanda può essere: in Europa è il capitale finalizzato all’istruzione, o è quest'ultima al servizio del capitale, per rinforzare l’egemonia culturale, politica ed economica della stessa "Europa"? Sergio Basile (Copyright © 2011 Qui Europa)

     

  • L’Europa “sull’orlo del baratro”: il punto di vista di Gianni Pittella  presso la Biblioteca Frinzi – Verona

    L’Europa “sull’orlo del baratro”: il punto di vista di Gianni Pittella presso la Biblioteca Frinzi – Verona

    Giovedì, Marzo 15th / 2012

    Italia / Gianni Pittella / Verona / Presentazione libro / Crisi Ue

    L'Europa "sull'orlo del baratro": il punto di vista di Gianni Pittella

    presso la Biblioteca Frinzi – Verona

    Domani, 16 marzo, la presentazione del libro del vicepresidente del PE

     

    Verona – Domani, alla Biblioteca Frinzi di Verona, verrà presentato il libro di Gianni Pittella, vice-presidente vicario del Parlamento Europeo, dal titolo pessimistico: “Sull’orlo del baratro”. E dal sottotitolo più possibilista e con una speranza: “L’Europa sopravviverà alla più grande crisi dal dopoguerra?” Il libro spazia dal ruolo dell’Ue nel Mediterraneo e nell’Est ai rapporti franco-tedeschi, dalla Tobin Tax all’Europa a due velocità. Un’opera che sembra dipingere una situazione che, come il titolo di un libro degli anni ’60, potremmo definire disperata ma non seria. O meglio, al contrario, triste ma non disperata. Infatti, con un intervento di Giorgio Napolitano, il libro aspirerebbe ad indicare delle linee di fuga dall’orlo del baratro, appunto, da cui l’Europa può e deve ancora allontanarsi, ma non senza – aggiungiamo – la collaborazione della politica e della tecnocrazia dominante. Alla presentazione, organizzata dal Consiglio degli studenti dell’ateneo veronese, interverranno Barbara Campedelli, prorettore, e Omar Rahman, presidente del Consiglio degli studenti. Un libro può servire ad evitare il baratro? Ci sono libri che hanno scatenato rivoluzioni e guerre, altri che hanno predicato la pace. Che questo ultimo volume porti bene all’Europa? L'unica certezza è che la strada della ripresa non può alienare dal recupero della pienezza del cittadino e dell'uomo in tutte le loro accezioni, compresa la democrazia: "particolare" – per usare un eufemismo, e malgrado tutto – da non sottovalutare. Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)  

     

  • Strasburgo: “Stop a lavoro minorile e tratta di schiavi nei campi di cacao!”

    Strasburgo: “Stop a lavoro minorile e tratta di schiavi nei campi di cacao!”

    Giovedì, Marzo 15th / 2012

    Parlamento Europeo / Esteri / Commercio cacao / Lavoro minorile 

    Strasburgo: "Stop a lavoro minorile e tratta di schiavi nei campi di cacao!"

    L'Europarlamento chiede alla Commissione controllo sul mercato del cacao

    Strasburgo – La Ue, che rappresenta il principale consumatore mondiale di cacao, boccia il lavoro minorile nella filiera di produzione di questo prodotto. Ieri infatti, il Parlamento europeo ha dato il via libera ad un nuovo trattato internazionale che renderà più equo il commercio e la produzione di cacao. "Un numero preoccupante di bambini sono coinvolti in attività pericolose nei campi di cacao. Tutti i responsabili politici e le parti interessate nella produzione del cioccolato devono essere all'altezza delle proprie responsabilità per eliminare il lavoro minorile dalla produzione del cacao" ha dichiarato il relatore Vital Moreira in un dibattito che si è svolto prima del voto. I deputati fanno appello a tutte le persone coinvolte nella catena di approvvigionamento del cacao: coltivatori, industrie, governi e consumatori, affinché considerino le proprie responsabilità nella lotta contro il lavoro forzato minorile e contro la tratta dei minori. Inoltre i deputati affermano la necessità di condurre ulteriori ricerche sull'incidenza del lavoro minorile e del traffico di minori nell'Africa occidentale. Molti bambini lavorano per aiutare le loro famiglie a sopravvivere, e non tutto il lavoro che svolgono può essere classificato come sfruttamento minorile. Tuttavia, vi sono bambini che lavorano nelle piantagioni di cacao e sono esposti a pesticidi, e alcuni di loro sono stati vittime del traffico. I deputati esortano la Commissione a presentare una proposta legislativa per individuare i beni prodotti attraverso il lavoro minorile forzato. L'Accordo internazionale appena approvato vuole promuovere la tracciabilità lungo tutta la catena di approvvigionamento del cacao ed inoltre chiede ai partiti di raccogliere, analizzare, commissionare e diffondere statistiche e studi adeguati.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)