Giovedì, Marzo 15th / 2012
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Novità per il "Processo di Bologna": risoluzione approvata dal Parlamento europeo
L’istruzione in una dimensione europea: titoli di laurea validi in tutto il continente

Strasburgo, Bologna – Nelle ultime ore, il Parlamento europeo di Strasburgo, in seduta plenaria, ha votato ed approvato, a grandissima maggioranza, la risoluzione che stabilisce alcune novità per il cosiddetto “Processo di Bologna”, in modo da valorizzarlo e correggerlo, assicurando ad ogni studente la validità del proprio titolo di laurea in tutti i 47 paesi che hanno sottoscritto l’accordo. L’iniziativa prende il nome dalla conferenza dei ministri dell’istruzione superiore tenuta, nel 1999, nella omonima cittadina emiliana (foto), e l’obiettivo è quello di costituire uno “spazio europeo dell’istruzione”. Un progetto di cambiamento dell’istruzione superiore, nel tentativo di promuovere – almeno a quanto sostiene ufficialmente la Commissione Ue – la cultura e la formazione scolastica ed accademica come strumenti di sviluppo economico, politico e sociale. L’Italia viaggia, però, a bassa velocità rispetto agli altri Paesi: solo nella nostra penisola, questa riforma viene conosciuta come “3+2”, quasi come a volerne sminuire la sostanza. La laurea conseguita in un determinato paese, spesso, non viene riconosciuta come valida in un altro e questo, ovviamente, rappresenta un ostacolo per il mercato del lavoro, per lo sviluppo ed il superamento della crisi economica. La Commissione europea, sulla base della risoluzione approvata dal Parlamento, è stata sollecitata a finanziare tutti quegli Atenei che si impegneranno nel raggiungimento degli obiettivi, tra cui il reciproco riconoscimento dei titoli, il monitoraggio e la valutazione della didattica. Questa, dunque, a primo acchito potrebbe rivelarsi quale una occasione di rilancioper l’Italia che, in tema di istruzione, deve fare i conti con una pesante eredità: l’altissimo numero dei fuoricorso e degli abbandoni. Inoltre, i cicli scolastici sono più lunghi rispetto a quelli degli altri paesi: gli studenti italiani terminano le scuole superiori a 19 anni, mentre quelli europei “guadagnano” un anno, terminando gli studi a 18 anni. La crisi e la disoccupazione giovanile possono essere attenuate potenziando i servizi offerti agli studenti e l’Italia, in questo campo, investe davvero pochissimo provocando condizioni di svantaggio economico e sociale che non permettono a tanti giovani di fare dell’istruzione la propria bandiera. Alla base del “Bologna Process” ci sta, da un lato, la triade “laurea – specialistica – dottorato” e, dall’altro, l’attività di placement che agevola – sempre secondo lo slogan della Commissione Ue – lo sbocco nel mercato del lavoro. Valorizzare il merito ed il talento è un traguardo raggiungibile solo con il perfezionamento dei sistemi di istruzione e bisogna agire adesso perché i giovani rappresentano il futuro di qualsiasi paese. D'altra parte, però, ogni cambiamento – soprattutto in settori delicati come l'istruzione e la formazione universitaria – deve essere attentamente ponderato dai senati accademici degli atenei europei e nazionali, indipendentemente dalla possibilità di ottenere finanziamenti di sorta. Non mancano, infatti, le critiche al "Processo di Lisbona", che una parte sostanziosa dell'intellighenzia nazionale giudica addirittura deleterio e controproducente, in quanto foriero di un modello di istruzione e formazione improntato a teorie e metodi neo-liberisti, a discapito dell'equità sociale e del diritto ad una informazione libera e pubblica. Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)