Qui Europa

Giorno: 31 Marzo 2012

  • Bruxelles – Riaperto Dossier su OGM – Che cosa arriva sulle nostre tavole?

    Bruxelles – Riaperto Dossier su OGM – Che cosa arriva sulle nostre tavole?

    Venerdì, Marzo 30th / 2012

    – Mirella Fuccella –

    Commissione europea / Parlamento europeo / Ogm / Agricoltura biologica / Cibo geneticamente modificato / Orto / Paradossi Ue / Sicurezza alimentare / Etichettatura / Limiti tollebabili / Confusione  / Opposizione governi / Sovranità nazionale 

    Bruxelles – Riaperto Dossier su OGM –

    Che cosa arriva sulle nostre tavole?

    Il dibattito sugli Ogm è ancora aperto:

    ma per ora meglio coltivarci l'orto sul balcone!

    Bruxelles – Fa discutere la riapertura in sede Ue del dossier sugli organismi geneticamente modificati, altrimenti – e tristemente – noti come Ogm. Il dibattito in Europa sugli Ogm è ancora aperto: se da un lato nell’ottobre 2011 il Parlamento Europeo aveva votato un emendamento che permette ai Paesi Ue di vietare tali prodotti, d’altro canto in dicembre la Commissione aveva invece approvato l’introduzione di tre nuove tipologie di mais e una di cotone, tutti geneticamente modificati. Ciò avveniva nonostante l’ostilità di molti governi europei. Segno evidente che la sovranità nazionale, anche in materie così delicata e stata rottamata, sotto l’indifferenza più totale dei media nostrani. Nel frattempo, però, tali cibi arrivano sulle nostre tavole. Come si fa, allora, a riconoscerli? È impossibile capirlo dal gusto o dall'aspetto: per orsa l’unica arma possibile è quella di leggere sulla confezione se l'alimento o i suoi ingredienti sono geneticamente manipolati. Infatti, l'Unione Europea – facendoci letteralmente la grazia, in uno slancio di magnanimità – impone l'etichettatura obbligatoria per gli alimenti geneticamente modificati.

       paradossi "legali" sul cibo geneticamente modificato   

    Ma anche qui c’è un però! Infatti l’etichettatura non è tuttavia obbligatoria per gli alimenti che contengono meno dell'1% di ingredienti geneticamente modificati, né per gli alimenti prodotti da vegetali geneticamente modificati che però non contengono traccia dei geni trapiantati. Dunque, un pacchetto di mais geneticamente modificato deve essere etichettato, mentre, invece, una bottiglia di olio di semi ottenuto da mais geneticamente modificato non ha bisogno di essere etichettata perché non contiene traccia della manipolazione genetica. Paradossale a dir poco! Se desideriamo difenderci da tutta la “deriva transegenica”, possiamo affidarci ai cibi provenienti “da agricoltura biologica”.

      Il "valore dell'orto sul balcone"    

    Questa scritta deve essere posta sull'etichetta accanto alla denominazione. Se è presente anche un bollino blu-verde vuol dire che il prodotto proviene da coltivazioni dove non si usano deleteri antiparassitari. Parole molto accattivanti come: naturale, organico, ottenuto da coltivazioni tradizionali, sono presenti su alcuni prodotti ma in realtà non sono riconosciute. Anche il prefisso "bio" presente nel nome o nel marchio di certi yogurt e preparati dietetici non attesta di per sé la provenienza da coltivazioni biologiche. A quanto pare, se proprio si vuole andare sul sicuro, non resta che coltivarsi l’orto sul proprio balcone!

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • L’Europarlamento e i paradossi finanziari di Strasburgo

    L’Europarlamento e i paradossi finanziari di Strasburgo

    Sabaro, Marzo 31th/ 2012

    Parlamento europeo / Bilancio / Bruxelles / Strasburgo / Approvazione / Congelamento / Finanziamento ai partiti / Sospensione fondi / Diritti  Libertà / Politica / Relazione Vaughan / George Bush / Norberto Bobbio / Hans Gert Poettering / Casa della Cultura Europea / Claudio Morganti / Crisi europea / Povertà / Costituzione / Democrazia / Spread / Guerre 

    L'Europarlamento ed i paradossi finanziari

    e democratici di Bruxelles e Strasburgo – 

    Approvata la relazione Vaughan: ancora aumenti per

    il budget dei deputati europei e niente fondi

    ai partiti "non rispettosi dei diritti". 

    E' un altro eurobavaglio politico? –

    Diversivi: la "retorica" dei "congelamenti" e

    la solita storia della sede unica.

    Bocciato intanto l'emendamento contro la 

    faraonica  "Casa dell Storia Europea"

    Bruxelles – Nella giornata di ieri il Parlamento europeo ha approvato la relazione del laburista britannico Derek Vaughan, passata con 548 voti utili su 609, con la quale l’assemblea ha deciso di sospendere i finanziamenti ai partiti europei non rispettosi verso i diritti umani ed i principi di libertà. Ma quel che lascia alquanto perplesso il nostro Osservatorio, è la domanda su chi decida in ultima istanza se un diritto possa essere stato leso o meno. Pertanto una domanda sorge spontanea: “Quali sono i parametri di verifica e riferimento in base ai quali sospendere i fondi?” La sospensione dei fondi, in tal senso, potrebbe tradursi in una sorta di bavaglio democratico, o minaccia alla libertà di azione politica?

      L'arma dei "diritti"   

    Troppo spesso – come ci insegna il grande ed indimenticato filosolo e politologo Norberto Bobbio – in nome della difesa dei diritti umani e dei principi di libertà, sono stati commessi i più grandi crimini della storia con il benestare di molti influenti media, che hanno finito per rincitrullire l’opinione pubblica, togliendo ai distratti cittadini ogni capacità di critica. Sulla strada della “difesa dei diritti” sono state commesse le più grandi atrocità: si pensi alle campagne dei guerrafondai Bush in Medioriente per “esportare la democrazia”(come se si trattasse di una partita di banane). Semplicemente ridicole, a dir poco, e mistificatrici di realtà ben diverse e cupe! O alle tante missioni di pace che di fatto di pace non sono – che vedono impegnate su monti fronti anche l’Italia, o quel che resta dell’ex-Bel Paese, svenduto alla causa liberista – e che spesso, però, impegnano oltre al 40% del budget degli stati. Come dire: gli Italiani oggi lavorano e pagano le tasse soprattutto per acquistare armamenti e pagare debiti a banche e sottoscrittori dei titoli di stato: sempre più costosi per via di uno strumento, lo spread, impacchettato a dovere dalle caste o “confraternite” politiche (anche di casa nostra) con la complicità delle agenzie di rating e la copertura insulsa di buona parte dei media nazionali che si limitano a parlare del “livello dello spread quotidiano”(ripetendo da mesi una stancante e vuota filastrocca) senza dire che è uno strumento illegittimo, anticostituzionale e da abolire immediatamente, perché simile ad una truffa legalizzata. Chi sostiene la legittimità di tale sistema andrebbe subito licenziato, perché non conosce i fondamentali dell’economia, della politica, della Costituzione e della stessa democrazia.

     Il paradosso del Bilancio 

    Ma nella relazione votata ieri, a parte questo punto che potrebbe far sfociare l'Eurocamera nella censura più bieca, gli eurodeputati hanno stabilito che il bilancio del Parlamento europeo per il 2013 sarà congelato. Ma non congelato nel vero senso della parola. Che avevate capito! Ovviamente "congelato  in termini reali": come dire, "non lo aumentiamo, ma lo aumentiamo!". Ovvero, aumenterà – poteva essere altrimenti? – ma solo  dell'1,9%: percentuale pari al tasso di inflazione medio europeo, per un totale di 1,76 miliardi di euro. Scelta che in tempo di “crisi-indotta e forzata”, o psedudo-tale, ci pare davvero paradossale. Per addolcire la pillola, poi, gli eurodeputati sono tornati a chiedere la sede unica, ovvero lo stop al mensile trasferimento della plenaria da Bruxelles a Strasburgo: transumanza in effetti costosissima e paradossale (con tutti gli effetti colleterali incorporati nell'operazione) non prevista da nessuna costituzione, ma semplicemente dai Trattati Ue, difesa allo stremo dalla solita Francia, che oppone il veto all’abbandono della sede di Strasburgo (foto) per motivi tanto economici quanto di prestigio.

      Il finanziamento milionario alla "Casa della Storia Europea"  

    Altra nota stonata, poi, la bocciatura di un emendamento presentato dal rappresentante del Carroccio, Claudio Morganti, che chiedeva di abolire gli stanziamenti – bollandoli, forse a ragione, come un inutile spreco di denaro – per la “Casa della Storia Europea”: progetto faraonico voluto nel 2007 dal presidente Hans Gert Poettering che sfiorerebbe nel complesso (solo nella fase iniziale) 66 milioni di euro: 31 milioni per la realizzazione; 21,4 milioni per l'allestimento e 13,4 –all'anno – per soli costi di gestione. Lapidaria ed eloquente la risposta alla bocciatura dell’emendamento da parte del leghista: “Non capisco – ha commentato – come si possa concepire la spesa di milioni di euro per la Casa della Storia europea, un’opera che, visto il momento storico, rischia di trasformarsi in 'Mausoleo funebre dell'Unione europea”. Come dargi torto? Peccato che molti deputati europei di casa nostra evidentemente la pensino in maniera diversa, avallando questi sperperi, mentre in Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna (Paesi P.i.i.g.s.) ogni giorno che passa nuove famiglie affollano nella disperazione i marciapiedi di stazioni e piazze, alla ricerca di cibo e giustizia.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • L’Ue alla Serbia: “Giù le mani dal Kosovo! Altrimenti niente Europa!”

    L’Ue alla Serbia: “Giù le mani dal Kosovo! Altrimenti niente Europa!”

    Sabato, Marzo 31th / 2012

    Allargamento Ue / Unione europea / Corte europea / Bruxelles / Balcani / Kosovo / Serbia / Stefan Fule / Gruppo Internazionale di Supervisione per il Kosovo / Pristina / Belgrado / Riconoscimento  

    Bruxelles a Belgrado: "giù le mani da Pristina!"

    Il monito dell'Ue: "Se la Serbia vuole entrare in Europa

    riconosca l’indipendenza del Kosovo!"

    Bruxelles, Pristina, Belgrado – «La Serbia deve dimostrare la propria serietà nella pacificazione con il Kosovo e applicare alla lettera tutti gli accordi con Pristina, se vuole aprire il negoziato di adesione all'Ue». Lo ha dichiarato nelle scorse ore il Commissario europeo per l'allargamento, Stefan Fule, il quale ha aggiunto che il voto del 6 maggio in Serbia sarà il banco di prova per capire fino a che punto nella Nazione sia sincera la lotta contro la corruzione e l'impegno per l'indipendenza della magistratura. La lotta fra Pristina e Belgrado deve trovare una soluzione in sede europea: sia la Serbia sia il Kosovo infatti aspirano ad entrare nell'Ue, e l'Europa desidera a tutti i costi essere un continente non belligerante: almeno per quanto attiene ai confini interrni. È anche vero che proprio in questi giorni, la questione Kosovo indipendente o meno è tornata attuale. Sono le elezioni legislative e municipali che la Serbia dovrebbe celebrare il 6 maggio a suscitare polemiche: il governo serbo ha infatti espresso l'intenzione di aprire le urne anche in territorio kosovaro, cioè nelle aree settentrionali del Paese, dove la maggioranza della popolazione è serba. Il governo del Kosovo, che si è proclamato indipendente solo nel 2008, è del tutto contrario a questa idea e accusa la Serbia di violare la sua sovranità.

      Riconoscimento dello stato kosovaro  

    Dal 2008 ad oggi il processo di riconoscimento internazionale dello Stato kosovaro non è stato univoco. Gli Stati Uniti e molti governi dell'Europa occidentale, fra cui l’Italia, decisero di appoggiare il Kosovo (vedi foto – bandiera) , mentre, al contrario, gli Stati amici della Serbia (tra cui soprattutto la Russia) hanno adottato una posizione molto dura. Tuttora, i serbi restano inflessibili. D'altra parte lo hanno dimostrato anche al professor Monti, in occasione della sua visita all'inizio del mese. «Non riconosceremo mai lo Stato del Kosovo», aveva detto Tadic al nostro ex-presidente della Bocconi. Tuttavia la Serbia si è appena candidata all'ingresso nell'Unione europea, e questo le impone una condotta più disponibile al dialogo, e soprattutto l’accettazione del fatto che il Kosovo sia ormai uno stato indipendente.

      La posizione di Bruxelles  

    Se davvero Tadic intende arrivare a Bruxelles dovrà evitare ulteriori frizioni: cosa che invece sta succedendo con il voto del 6 maggio. Tanto più che, negli ultimi giorni, la polizia kosovara ha effettuato alcuni arresti di funzionari pubblici serbi, presenti nelle cosiddette "strutture parallele", mantenute dalla Serbia nei confini della ex sua provincia. La posizione di Bruxelles in merito appare ferma. All'inizio di questa settimana, si è riunito a Vienna il Gruppo internazionale di supervisione per il Kosovo (25 membri tra cui l'Italia), il quale ha espresso l'intenzione di far cessare la sorveglianza internazionale sull'indipendenza del Paese. Bruxelles ha dato il suo ok per la realizzazione di uno studio di fattibilità che dovrebbe portare ad un accordo di associazione Ue-Kosovo. Se la Serbia vuole far parte della Ue, a quanto pare, dovrà prendere atto di questa nuova realtà.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)