Qui Europa

Giorno: 22 Marzo 2012

  • Inferno Lavoro. Monti: no ai reintegri. Di Pietro: padrone arrogante!

    Inferno Lavoro. Monti: no ai reintegri. Di Pietro: padrone arrogante!

    Giovedì,  Marzo 22th/ 2012

    – di Mirella Fuccella –

    Italia / Crisi Ue / Lavoro / Cgil / Sindacati / Scioperi / Articolo 18 / Licenziamenti / Monti / Di Pietro / Spread / Fiom / Camusso / Bonanni  

    Inferno Lavoro – Art.18, Monti:

    "no ai reintegri". Di Pietro:

    "E' un padrone arrogante!"

    Cgil: sarà guerra sull’articolo 18

    Lo spread risale, ma è un indice assurdo,

    da abbandonare

    La politica fa finta di niente

    Roma – La Cgil è sul piede di guerra. A quanto pare l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori sarà difeso ad ogni costo dai sindacati. Meno male, vuol dire che in Italia c’è ancora chi ha voglia di lottare per i veri diritti. Intanto, Bonanni, in serata, ha aperto as aperture sulla modifica dello Statuto dei Lavoratori. Le forze sociali, sono dunque divise, ed annunciano scioperi: si auspica solo che tali manifestazioni non si rivelino, tuttavia, come l’ennesimo boomerang. L’Italia resta paralizzata per giorni e giorni e nel frattempo la classe politica se la spassa in barca a vela sulle coste della Sardegna! E al termine delle lotte, le tanto temute “riforme” vengono portate avanti ugualmente in nome di un cambiamento che non si capisce a chi dovrebbe fare davvero bene. Intanto negli ultimi minuti Monti ha annunciato di aver deciso definitivamente di interrompere le trattative, puntando su una "irrinunciabile" modifica del'art. 18, che, dichiara il premier: "darà la possibilità di indennizzare i licenziati, ma non di reintegrarli!"

     La critica  

    Di fatto, abolendo il diritto dei lavoratori a non essere licenziati senza una giusta causa, chi ci guadagnerà? I soliti ignobili? Il precariato ha in pratica distrutto il mondo del lavoro, paralizzando una generazione di giovani. E poi qualcuno si meraviglia che oggi pochi si sposino e ancora meno mettano al mondo figli… Con un lavoro precario, che fra un po’ si potrà perdere anche senza nessuna buona ragione, e in questi tempi di “crisi economica”, quante saranno le banche disposte a fare mutui alle giovani coppie? Dichiarazioni di fuoco in serata da Antonio Di Pietro e Niki Vendola. Ma quel che preoccupa di più è il mutismo degli ex-comunisti del Pd, ovvero di tutta la "sinistra moderata", che con un Bersani piuttosto confuso, che sembra ormai in declino, nonché incapace a portare avanti con convinzione ed efficacia le campagne in favore delle politiche sociali del lavoro che – da sempre – hanno contraddistinto la bandiera politica della sinistra italiana. Intanto lo spread in giornata è tornato a salire, ma ormai è chiaro che quello delle agenzie di rating è un gioco a cui non crede più nessuno. Fatta eccezione per i tg ed i media "politically correct", in molti casi asserviti e filo-governativi a prescindere.

     La battaglia sociale 

    Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, promette battaglia, perché si tratta di una riforma del mercato del lavoro che “non riduce la precarietà, non estende gli ammortizzatori, ma rende solo più facili i licenziamenti. La contrasteremo con ogni mezzo, con ogni forma di protesta democratica, nelle fabbriche e nel Paese”.Abbiamo un governo che non presta alcuna attenzione alla coesione sociale. Oggi sugli autobus e negli uffici postali si sentono persone di mezza età, o anche donne anziane, che sparano a zero sulla classe politica lasciandosi andare perfino ad affermazioni di incitazione al terrorismo. Si tratta di frasi che si ascoltano ormai ovunque e fanno pensare che il clima degli animi in Italia è al limite dell’esasperazione. Un tempo a Sanremo vincevano le canzoni d’amore, qualche mese fa ha trionfato Emma con “Non è l’inferno”… ecco è così che si sente la gente, pensionati, disoccupati, giovani e lavoratori per primi, perché “per un giorno di lavoro c’è chi ha ancora più diritti di chi ha creduto nel Paese del futuro”. 

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Italia – passa il Decreto-Rifiuti: “da Napoli container all’estero, non più al Nord” – la soddisfazione di Bossi, le riserve di De Magistris

    Italia – passa il Decreto-Rifiuti: “da Napoli container all’estero, non più al Nord” – la soddisfazione di Bossi, le riserve di De Magistris

    Giovedì, Marzo 22th/ 2012

    Europa / Italia / Campania / Napoli / Decreto Rifiuti  / Pd / Lega / Smaltimento rifiuti / Tarsu

    Italia – passa il Decreto-Rifiuti: "da Napoli, container all’estero, non più al Nord" – soddisfazione di Bossi, riserve di De Magistris

    Approvato il decreto con l’alleanza Pd-Lega. Rifiuti all'estero? I costi lieviteranno!

    Roma, Napoli – Nelle scorse ore, Il "Decreto–rifiuti" è stato approvato al Senato, con 211 sì, 32 no e 21 astenuti: prevede che la spazzatura potrà esser smaltita fuori regione soltanto dopo l'intesa con la «singola regione interessata». Questo, grazie alle modifiche apportate (comma 2-bis, art.1) con un emendamento nato dalla Lega e fatto proprio dal relatore, con parere favorevole del governo, e dei capigruppo in commissione. Ha votato a favore il Pd, con proteste e scandalo da parte del Pdl, e anche del primo cittadino di Napoli, ovviamente diretto interessato.                                                     

     La critica – De Magistris 

    Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha espresso tutte le sue preoccupate riserve sul decreto. Infatti, secondo il politico campano, "se sarà vietato o quasi, come fa piacere alla Lega, esportare rifiuti tra Regioni, quindi dalla Campania al Nord, sarà giocoforza, e più agevole, spostarli all’estero". Ma – aggiungiamo – certamente più costoso. Inoltre, emerge il pericolo concreto di un’impennata della Tarsu a Napoli e zone limitrofe: si parla di quasi il 20% in più. Napoli e la Campania felix sono belle, vogliono restare pulite. Ma sembra che tutto questo abbia costi piuttosto alti. Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)                                                                                                                                          

  • Governo Monti: grazie all’Imu chiudono le imprese agricole

    Governo Monti: grazie all’Imu chiudono le imprese agricole

    Giovedì, Marzo 22th / 2012

    – di Mirella Fuccella –

    Italia / Crisi Ue / Bruxelles / Governo Monti / Imu / Tasse / Crescita / Gazzetta del Mezzogiorno / Crisi aziende / Chisura / Fallimento / Recessione / Monti / Bucci / Puglia / Confagricoltura / Marocco / Concorrenza / Dazi / Lavoro minorile    

    Governo Monti: grazie all’Imu chiudono

    le imprese agricole

    L’intesa Marocco-Europa penalizza il made in Italy

    Roma, Bari – Umberto Bucci, Presidente della Confagricoltura di Puglia, nelle scorse ore, intervistato dalla "Gazzetta del Mezzogiorno", ha dichiarato che il settore agricoltura è molto penalizzato dall’introduzione dell’Imu. Questa tassa, infatti, potrebbe costringere molte aziende a chiudere i battenti: già in provincia di Brindisi e di Lecce molti terreni estesi sono stati abbandonati. Bucci si dice, inoltre, preoccupato per l’accordo stretto qualche settimana fa fra l’Eu e il Marocco, che prevede il libero scambio con questo Paese e la soppressione dei dazi. Secondo lui, infatti, “l’intesa penalizzerà l’olio d’oliva e le primizie, incentivando la concorrenza sleale. Molte imprese regionali si troveranno in difficoltà, sfidando un paese in cui la giornata lavorativa minorile viene pagata cinque euro”. A tutto ciò si aggiunge in tutta Italia il caro-gasolio, che frena le esportazioni. 

     La Critica 

    In pratica l’attuale governo starebbe – almeno a sentire i proclami quotidiani – "facendo di tutto per far quadrare i conti", ma lo sta facendo soltanto sulla carta, perché – prove alla mano – le nuove tasse stanno penalizzando l’economia reale del nostro Paese. Dopo gli incredibili sprechi della casta politica, a farne le spese sono lavoratori, pensionati, agricoltori e piccoli imprenditori. Ma questo ovviamente “non conta”, purché l’immagine internazionale dell’Italia appaia “seria ed affidabile”.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Il vino italiano conquista il mondo

    Il vino italiano conquista il mondo

    Giovedì, Marzo 22th / 2012

    Italia / Esportazioni / Record Ue / Vino / Statistiche / Symphony-IRI / Vinitaly / Vendite 

    Il vino italiano conquista il mondo

    Una bottiglia su cinque è italiana. L’export è la carta vincente

    Roma –  Il vino italiano è il prodotto dell’export agroalimentare più importante, tanto è vero che, nel mondo, una bottiglia su 5 ha un’etichetta italiana. 23 i milioni di ettolitri di vino venduti all’estero e i mercati principali sono quello tedesco,  inglese, canadese e americano, ma anche Giappone, Svizzera ed i Paesi nordici hanno dimostrato un notevole apprezzamento per le bollicine provenienti dalla nostra penisola. Ma se il vino nostrano fa il boom all’estero, gli italiani bevono l’1% in meno rispetto ad un anno fa, ma cercano una maggiore qualità del prodotto, dato confermato dall’aumento del 2% nelle vendite di vini a denominazione di origine controllata. Che il palato italiano sia raffinato lo dimostra l’indagine condotta da Symphony-IRI Group per Vinitaly, i cui risultati parlano di un aumento dell’11,1% a volume nella vendita al supermercato di prodotti con un costo superiore ai 5 euro, di una forte riduzione della vendita dei bottiglioni da un litro e mezzo, mentre la  vendita rimane stazionaria per il vino in brick. Le bottiglie più vendute sono quelle di Lambrusco, Sangiovese e Montepulciano di Abruzzo, mentre tra quelli a maggior tasso di crescita ritroviamo il Pignoletto dall’Emilia, il Pecorino dalle Marche e dall’Abruzzo ed  Brunello di Montalcino. L’Europa, nel complesso, esporta nel mondo il 70% dei 95 milioni di ettolitri di vino prodotti in un anno e, tra tutti i paesi del nostro continente,  l’Italia ha conquistato il primo posto raggiungendo,  nel 2010, il 22% della quota di mercato.  A livello mondiale, la produzione di vino, nel 2011, è stimata intorno ai 270 milioni di ettolitri, di cui 152 vengono prodotti in Stati dell’Unione Europea, seppur con notevoli differenze tra un paese e l’altro. Al primo posto nel mondo la Francia con una produzione di più di 50 milioni di ettolitri di vino, al secondo l’Italia con più di 40 milioni di ettolitri e al terzo la Spagna, che nonostante il calo del 2% rispetto al 2010, ne ha prodotti 35,4 milioni. E mentre il Cile raggiunge il suo massimo produttivo con un aumento  pari al 15,5% e la Nuova Zelanda registra un +23,2%, sono, rispettivamente,  in calo del 10%  e del 5% le produzioni americane e argentine. L’Italia, insomma, si conferma leader nella tradizione del gusto, un primato da non confondere con quello del “buon gusto e del buon senso” che, in particolare in questo periodo, non appartiene di certo alla nostra nazione. Maria Laura Barbuto  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Ue-Crisitanofobia: quando si discrimina in nome della libertà

    Ue-Crisitanofobia: quando si discrimina in nome della libertà

    Giovedì,  Marzo 22th/ 2012

    di Sergio Basile – 

    Ue, Austria, Italia, Discriminazioni religiose, Osservatorio sull’Intolleranza e la Discriminazione Religiosa in Europa, Chiesa, Francia, Spagna, Media, Lobby, Cristianofobia, Apparizioni mariane, Martin Kugler ,  San Benedetto, Mons. Giancarlo Bregantini, Palazzo sociale, Libertà religiosa, Secolarizzazione, Pornografia, Contraccezione, Discografia Usa 

    L'allarme dei vescovi europei – "avanza una interpretazione

    restrittiva della libertà di coscienza" 

    Ue-Crisitanofobia: quando si discrimina in

    nome della libertà

    Intanto l'Europa celebra il patrono San Benedetto:

    l'artefice della vera rivoluzione europea

     

    Monsignor Bregantini: indispensabile costruire il "palazzo sociale"

    nella vita di ogni cristiano. Solo così politica ed economia

    serviranno la dignità degli europei

     

    di Sergio Basile

    Vienna, Bruxelles, Montecassino, Catanzaro – Nelle scorse ore, Mentre in Europa si è celebrata la festa del Patrono San Benedetto (fondatore di migliaia di monasteri e abbazie che fin dal Medioevo – partendo da Montecassino, in Italia – crearono la vera identità spirituale e culturale dell’Europa civile) sentita preoccupazione è stata espressa dai vescovi europei per il rapporto sulla Discriminazione Religiosa in Europa, presentato da Martin Kugle, uno dei esponsabili dell'Osservatotio sull’Intolleranza e la Discriminazione Religiosa in Europa, con sede a Vienna, che ha posto l’accento su un tema scottante, che fa luce sulla politica dei due pesi e delle due misure spesso adottata dall’Ue e da governi di Paesi Ue tradizionalmente cristiani, come, ed esempio, Francia e Spagna. Ciò, soprattutto quando si tratta di difendere l’identità cristiana del Continente. Secondo il Responsabile dell’Osservatorio in Europa (come nota anche il quotidiano Avvenire) “avanza un’interpretazione restrittiva della libertà di coscienza che, guarda caso, colpisce i valori cristiani”. Allora accade che, mentre Bruxelles legifera contro le discriminazioni, nei fatti poi limita la libertà dei cristiani, mettendo più o meno direttamente sotto accusa chi professa la sua fede, nella famiglia come nel lavoro. Kugler sottolinea la presenza di una nuova cerchia élitaria di politici tecnocratici e agnostici (per non dire cristianofobici) e lo fa ponendo esempi concreti. Tra tutti, le ingerenze sull’obiezione di coscienza dei medici – impedita in molti stati – il diktat verso i farmacisti francesi – imposto dal governo Sarkozy – che impone la “vendita obbligata” dei medicinali contraccettivi;  le ingerenze del precedente governo Zapatero – nella “cattolicissima Spagna” – che addirittura – e non è uno scherzo del “Mister Been” spagnolo – aveva limitato la libertà dei docenti nel presentare temi religiosi; il divieto di indossare la croce sul lavoro in Gran Bretagna;   fiction anticristiane in Belgio. Nel complesso l'Oidce ha certificato oltre 180 episodi di aperta intimidazione,ponendo poi l’accento sull’intolleranza dei media e sulla frequente propaganda anticristiana della televisione, manovrata da un unico spirito secolarizzante e dissacrante che aleggia sull’Europa, dietro la regia di oscuri ed astuti burattinai. Ma d’altra parte, se vogliamo, i cristiani e gli uomini di fede sanno bene che – come annunciato e profetizzato dalla Madonna a Madjugorie e Fatima – questi sono segni dei tempi: segni già abbondantemente profetizzati nel libro dell’Apocalisse da San Giovanni, e che non devono spaventare i cristiani, ma bensì spingerli ad un maggior impegno nell’evangelizzazione, ma anche nella sfera sociale e politica.

     Kugler – Il Rapporto dell'Osservatorio               

    Ma, restando al rapporto di Martin Kugler,  è pur vero che – come nota Avvenire – “solo con un approccio diverso l’Europa potrà ritrovare quella nozione di libertà che è alla base della sua fondazione”. Aggiungiamo che la scristianizzazione dell’Europa dipende anche molto dall’impegno e della profondità dell’esempio cristiano quotidiano: molti ancora ignorano per cultura o estrazione sociale, o semplice scelta personale, il cristianesimo e i suoi valori. D’altra parte si organizza e cresce il ruolo dissacrante e destabilizzante delle lobby televisive e mediatiche in genere: si pensi ad esempio all’imperversare della pornografia sul satellitare, su pay-tv come Sky o sui migliaia di siti internet – alla portata anche di minori – che portano avanti industrie da miliardi di euro, agli eccessi di nuovi fenomeni da baraccone della discografia americana, per non parlare dell’attivismo instancabile di organizzazioni omosessuali e gruppi lesbici, che – senza giudicare nel merito i singoli membri e le storie personali di ciascuno – di certo alimentano il senso di “normalità” di quello che i cristiani di tutto il mondo conoscono da oltre duemila anni con il nome di “peccato”. Ma non solo: volendo sistemizzare tali fenomeni, potremmo parlare di tentativo uniforme di “marginalizzare” il messaggio salvifico del Vangelo, facendo apparire come “normali” temi come il sesso libero e trasgressivo, l’eutanasia, l’aborto, il “femminismo radicale”. Nota Kugler: “Chi non è d’accordo viene di fatto discriminato o censurato”, parlando di “nuova intolleranza verso i cristiani basata su pregiudizi intellettuali, che riempie l’atmosfera sociale e culturale”. Secondo l’Osservatorio, dunque: “i cristiani laici devono prendere sul serio la loro responsabilità nella società: non solo i vescovi devono intervenire pubblicamente ma anche i laici”.

     Lo spunto di Monsignor Bregantini                   

    Ciò – aggiungiamo – a partire dall’assunzione di piena consapevolezza di ciò che accade nelle leggi europee e nel sociale mediante la lettura, il dialogo ed il confronto. E’ questo – tra l’altro – è uno degli obiettivi fondamentali di “Qui Europa”, quale osservatorio nazionale indipendente e slegato da ogni logica lobbistica o politica. Contro il secolarismo dilagante in Europa, non ci si deve vergognare di parlare delle proprie convinzioni religiose ed etiche, svegliando dal letargo i nostri politici, spesso, “cosiddetti cristiani” per etichetta. Lo ha ben ricordato nei giorni scorsi Mons. Giancarlo Bregantini a Catanzaro, in occasione del suo ritorno – dopo 4 anni – in Calabria, in un convegno sul tema “Santità e Politica”. Il vescovo, ha parlato – in particolare – della necessaria esistenza di un “palazzo sociale” di 5 piani (l’uno indispensabile a sorreggere gli altri che seguono, e senza dei quali la struttura crollerebbe) che dovrebbe caratterizzare ed orientare la vita di ogni cristiano: 1) Spiritualità: a fondamenta del palazzo: base essenziale  di ogni azione sociale); 2) Coerenza (collante tra la spiritualità ed il proprio operato pratico quotidiano: “Non ci siano lunedì slegati dalla Domenica!”); 3) Cultura (necessaria ad individuare gli obiettivi da perseguire); 4) Politica (Una delle forme più alte di carità – vedi esempio del sindaco santo Giorgio La Pira – al fine di dare attuazione pratica agli obiettivi individuati nel precedente livello); 5) economia (la responsabilità massima: legiferare per attuare una vera equità sociale e redistribuzione delle risorse, finalizzando l’impegno politico e – aggiungiamo sull’esempio della “Rerum Novarum” di Papa Leone XIII – operando tenendo sempre in considerazione il diaologo tra le parti sociali ed il rispetto dei più deboli).  

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Cristianofobia: é allarme globale. Genocidi in tutto il mondo

    Cristianofobia: é allarme globale. Genocidi in tutto il mondo

    Giovedì, Marzo 22th / 2012

    Italia / Europa / Roma / Bruxelles / Religione / Libertà / Cristianofobia / Persecuzioni / Terrorismo / Fondamentalismo islamico / Tajani / Terzi / Casini 

    Cristianofobia: é allarme globale. Genocidi

    e persecuzioni di cristiani in tutto

    il mondo

    "Pietà, scandalo e testimonianza" della croce

    Oggi, incontro a Roma contro le violazioni dei diritti

    dell’uomo per proclamare la libertà

    Roma – “L’educazione occidentale è un peccato”: questo è il significato del nome dell’organizzazione fondamentalista islamica Boko Haram che ha come obiettivo quello di uccidere i cristiani in Nigeria per porre fine alla “minaccia” della nostra religione. Boko Haram, solo nel 2012, è stata responsabile di 54 omicidi, nel 2011, le vittime cristiane sono state addirittura 510 e 350, invece, è il numero delle chiese bruciate o distrutte. Eppure, intorno alla Cristianofobia, continua a regnare il silenzio, nonostante il genocidio cristiano si estenda dalla Nigeria al Sudan, dall’Indonesia all’Egitto ed in tanti altri paesi dove i cristiani rappresentano una minoranza. Persecuzioni, uccisioni brutali, mutilazioni, bombardamenti: in Nigeria i cristiani hanno dovuto subire tutte queste barbarie da parte dei musulmani e vivono, da sempre, nel timore di una guerra civile. Boko Haram ha colpito, uccidendoli,  anche gli stessi musulmani che condannavano le violenze e si è resa protagonista di una mattanza umana che fa scattare l’allarme a livello globale. In Sudan, le persecuzioni delle minoranze religiose hanno raggiunto il culmine nel 2003 con il genocidio in Darfur e, nonostante, il presidente musulmano sudanese, Omar al-Bashir, sia stato condannato per tre genocidi dal Tribunale Internazionale dell’Aja, le violenze non si sono mai arrestate. I cristiani costretti ad abbandonare le proprie case, perché vittime di bombardamenti, rapimenti di bambini ed altre angherie, nel Kordofan del sud, sono stati tra i 53.000 e i 73.000. Non sono solo le organizzazioni autonome ad essere responsabili dell’uccisione dei cristiani ma, incredibilmente, anche rappresentanti dei vari Stati in cui il fondamentalismo islamico è la religione principale. E’ anche il caso dell’Egitto, quando il 9 ottobre, a seguito della caduta del regime di Honsi Mubarak, i cristiani hanno dato vita ad una protesta contro gli ingiustificati attacchi degli islamici e le forze dell’ordine egiziane hanno bloccato la folla, uccidendo 24 persone e ferendone più di 300. Per come si legge dalle pagine di “Liberal”, dal 2003, a Baghdad, sono 900 i cristiani iracheni uccisi dal terrorismo islamico e, se ci spostiamo in Pakistan, la situazione non cambia: qui, dichiarare il proprio credo cristiano corrisponde al reato di blasfemia, punito con sofferenze atroci. Anche in Indonesia ed in Iran si registra la “Fobia dei Cristiani”, così come in Arabia Saudita dove le chiese e anche le preghiere private sono vietate e sono frequenti i raid della polizia religiosa nelle case dei cristiani, la testimonianza dei quali, nei tribunali, ha meno peso di quella di un musulmano. E oggi, a Roma, presso il Centro Convegni Matteo Ricci, alle ore 16, si terrà un incontro dal titolo “La religione della libertà – Contro le persecuzioni anticristiane, contro tutte le violazioni dei diritti dell’uomo”, organizzato dalla Fondazione Liberal – Popolare, per denunciare quello che i cristiani sono costretti a subire in tutto il mondo. L’attacco ai cristiani, non è solo un attacco alla religione, ma alla libertà della persona. E la libertà cristiana, come ogni altra libertà, non può essere sottoposta a vincoli, soprattutto se gli stessi calpestano i diritti fondamentali dell’uomo. 

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Allargamento: Islanda e Macedonia in attesa di entrare tra i Paesi Ue

    Allargamento: Islanda e Macedonia in attesa di entrare tra i Paesi Ue

    Mercoledì, Marzo 21th / 2012

    Allargamento Ue  / Parlamento Europeo / Nuovi Paesi membr / Islanda / Macedonia

    Allargamento: Islanda e Macedonia in attesa di entrare tra i Paesi Ue

    Gli ostacoli sulla strada “dell’europeizzazione”

    Strasburgo, Reykjavik, Scopje – L’Europarlamento nelle scorse ore ha approvato tre risoluzioni in cui sostiene l’adesione dell’Islanda all’Ue e chiede l’inizio dei negoziati di adesione per l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia. Gli eurodeputati sarebbero però preoccupati per i progressi insufficienti compiuti dalla Bosnia Erzegovina verso lo status di “Paese candidato”. Per quanto riguarda l’Islanda gli eurodeputati, pur conoscendo le divisioni politiche in merito, auspicano che ciò avvenga. L’Islanda è una delle democrazie più antiche d’Europa e il Parlamento è soddisfatto dei progressi compiuti per rispettare gli standard europei. Tuttavia Gran Bretagna e Olanda sono favorevoli all’Islanda (vedi foto – Reykjavik) nell’Unione, purché risarcisca i propri cittadini per il fallimento del fondo Icesave, crack finanziario avvenuto nel 2008. Inoltre, fra i punti sui quali non c’è ancora accordo, ci sono anche le quote di pesca e la caccia alle balene, vietata nell’Ue ma permessa in Islanda. I deputati chiedono anche a questo paese di limitare l’interventismo statale nei settori bancario, finanziario ed energetico. Per quanto riguarda, invece, l’ingresso nell’Unione dell’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, si tratta di un Paese candidato dal 2005. L’adesione è bloccata dalla disputa con la Grecia sul nome, la Grecia infatti si è sempre opposta all’adozione di questo nome per l’ex Repubblica jugoslava, in quanto si chiama Macedonia anche una provincia della Grecia. Le ultime elezioni legislative e la formazione del nuovo governo sono visti come punti positivi dai deputati europei, punti a sfavore sono invece la concentrazione dei media e l’elevata corruzione, nonostante gli sforzi compiuti per combatterla. L’Assemblea di Strasburgo ha chiesto poi maggior impegno nella lotta contro la segregazione dei bambini di gruppi etnici diversi nel sistema educativo nazionale. I deputati sono anche preoccupati per le minacce estremiste nei Balcani occidentali e chiedono alle autorità del Paese di “contrastare l’estremismo, l’odio religioso e la violenza, in stretta cooperazione con la comunità internazionale”. Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Globalizzazione: che ne sarà del fondo anti-crisi?

    Globalizzazione: che ne sarà del fondo anti-crisi?

    Mercoledì, Marzo 22th / 2012

    Ue  / Parlamento Europeo / Feg / Disoccupazione / Globalizzazione

    Globalizzazione: che ne sarà del fondo anti-crisi?

    In Europa la disoccupazione avanza. Gli aiuti? non si fermino!

    Bruxelles – Il Feg è il “Fondo Europeo di adeguamento alla globalizzazione”, nato nel 2006 con l’intento di aiutare i disoccupati che hanno perso o per venire incontro "almeno parzialmente" a quegli europei che perderanno il lavoro a causa della crisi economica imperante. Tale fondo, dalla sua istituzione ad oggi, ha aiutato migliaia di lavoratori messi nei guai dalla globalizzazione e dalla contestuale delocalizzazione, o comunque da politiche neoliberiste, che hanno favorito l'escalation economica e finanziaria di grandi gruppi, a svantaggio delle Pmi. Tuttavia il futuro del fondo Feg è incerto, perché alcuni Paesi membri della Ue sono dell’idea che ogni Stato debba provvedere autonomamente ai propri disoccupati, senza dover chiedere aiuto all’Europa. Germania, Olanda, Svezia, Danimarca, Gran Bretagna, Lettonia, Repubblica Ceca e Slovacchia sono infatti dell’idea che le politiche del mercato del lavoro siano di competenza dei singoli Stati. Tuttavia, bisogna ricordare che la globalizzazione non è una questione locale, ma appunto qualcosa che va oltre i confini dei singoli Paesi. A questo si aggiunge il paradosso che questi paesi che vogliono bloccare il fondo, sono proprio quelli che negli anni passati hanno attinto da esso a piene mani! Inoltre sul Feg grava anche la decisione di attribuire i tre quarti delle risorse di tale fondo ai soli lavoratori agricoli, trasformandolo, di fatto, in un fondo per l’agricoltura. Il Parlamento Europeo, che in passato aveva proposto una deroga del fondo anti-crisi fino al dicembre 2013, si oppone a questo “fronte del no”, affermando che in gioco c’è la salute economica della Ue e la stessa idea sociale di Europa, la quale gode di una credibilità politica verso i cittadini. Perché tradire questa fiducia? O forse in fondo è stata già irrimediabilmente tradita con l'esistenza stessa della globalizzazione? Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Alluvione – Ue apre procedura d’infrazione contro Italia. Napolitano torna in Liguria tra applausi, fischi e contestazioni

    Alluvione – Ue apre procedura d’infrazione contro Italia. Napolitano torna in Liguria tra applausi, fischi e contestazioni

    Giovedì, Marzo 22th / 2012

     Italia / Unione europea / Procedura d'infrazione / Alluvione / Vernazza / La Spezia / Napolitano / Gabrielli / Protezione civile / Multa / Ue / Volontariato / Chiesa 

    Alluvione – Ue apre procedura d'infrazione contro Italia. Napolitano torna in Liguria tra applausi, fischi e contestazioni

    Dopo l’alluvione, è siccità di fondi pro-alluvionati

    Vernazza (La Spezia)  – 21 marzo, primo giorno di Primavera: Giorgio Napolitano torna nelle zone alluvionate. E' un triste ricorso storico, infatti il Presidente c'era già c’era stato in occasione di un disastro simile, nel 2010: mai sanato. Questa volta, è stato accolto da applausi ma anche da – civili –  fischi e contestazioni, con le tradizionali bandiere tricolori, infatti, alternate a cartelli di – come direbbe lui – "vibrante e sentita" protesta, indirizzata soprattutto alla scarsità di aiuti dello Stato verso le zone alluvionate dell’ottobre scorso. I cittadini della Liguria hanno dovuto rimboccarsi le maniche battendo cassa presso la Chiesa, il volontariato, i giornali, le donazioni private. Solo così hanno potuto ricostruire, anche se  per una piccola parte, le zone disastrate. Le cifre? 700 milioni di danni stimati, soli 40 milioni gli euro stanziati. Sono serviti solo per ripianare i debiti con le imprese. Mentre dai privati arrivavano “spiccioli” comunque preziosi: 30 mila, 200 mila, a volte anche 1 milione di euro alla volta.  E i 7 milioni di euro raccolti con gli SMS di solidarietà. Franco Gabrielli, titolare della Protezione Civile, ha ammesso che “non ci sono più fondi”, i problemi del Paese sono troppi. Ma Bruxelles ha già avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia. Manca un piano per la prevenzione, non sono state ancora identificate le aree a rischio. Un’alluvione di problemi. Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)