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  • Le tasse, il denaro contante, il denaro virtuale e la perdita di libertà

    Le tasse, il denaro contante, il denaro virtuale e la perdita di libertà

    Sabato, 21 aprile / 2018 

    – di Nicola Arena, Sete di Giustizia  

     Redazione Quieuropa, Nicola Arena, Giacinto Auriti, Denaro contante, moneta elettronica 

    Le tasse, il denaro contante, il denaro virtuale

    e la perdita di libertà  

    Il fenomeno della dematerializzazione del contante nasconde crimini

    contro l'umanità: è il più grande attacco alle libertà dei singoli.

    Perché dematerializzare il denaro? perché fidarsi dei banchieri?

     

    di Nicola Arena / Sete di Giustizia

    DENARO VIRTUALE

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Denaro virtule e compressione della libertà        

    Prestare un valore pari a tutti i beni misurabili (come fanno i banchieri centrali)

                             significa in pratica che si è già proprietari

                     di tutti i beni corrispondenti al denaro che si presta. 

    Roma – di Nicola Arena – Se consideriamo che il denaro viene fatto stampare a costo tipografico (comunque nullo) o creato attraverso una tastiera del computer semplicemente digitando dei numeri e chi ha il potere di digitare quei numeri si appropria istantaneamente dei beni corrispondenti al valore digitato, comprendiamo quanto sia importante per un popolo avere la piena autonomia di poter creare quei numeri cioè avere la SOVRANITA’ MONETARIA e più precisamente la PROPRIETA’ POPOLARE DELLA MONETA. Nelle banconote notiamo la materia, ovverosia la carta e l’inchiostro per la grafica e notiamo anche dei numeri che ne decretano il valore. Il valore nominale è certificato sia dai numeri, che da tutto il resto e quindi per essere visibile e dimostrabile ha bisogno di questi elementi. Il denaro contante svolge la funzione di garantire al portatore il diritto di poter acquistare beni e servizi al suo fabbisogno, in piena autonomia, anonimato e libertà.

             Un bene oggetto di diritto qual è appunto il valore indotto,

                                         materializzato nel simbolo,

        garantisce e certifica la proprietà del bene stesso a chi lo possiede.

     La certosina strategia della dematerializzazione 

                                Perché allora i grossi istituti bancari

                   stanno propagandando l’eliminazione del contante?

    Semplice, l’eliminazione del contante nega la certezza di quei diritti allo stesso portatore, infatti, l’uomo non sarà più un portatore di un bene reale convenzionale ma semplicemente un possessore di un mezzo che per essere impiegato deve utilizzare un circuito esterno gestito da altri, i quali possono concedere o negare il diritto di utilizzo a proprio grado e piacimento. Un popolo che ha il potere di raddoppiare il valore dei beni che produce, può considerarsi un popolo libero (tecnica di dominazione socialista, come visto ed analizzato in altre sedi – vedi nota 1).

    (nota 1)  Bitcoin, strumento mondiale di controllo delle ricchezze reali

    Moneta-Convenzione: Spirito e Materia – L’inganno delle Criptovalute

    Moneta elettronica: l’apoteosi del nulla, la perfetta moneta satanica

    Blockchain, un nome nuovo per attuare i vecchi paradigmi del Socialismo

     La moneta smaterializzata                                        

                                 La moneta è un contenitore di valore

                     e se viene smaterializzato il contenitore svanisce.

    L’abolizione del contante smaterializza, di fatto, il bene oggetto di diritto qual è appunto la moneta. Abbiamo spiegato pocanzi che il valore, essendo un concetto spirituale/mentale, per essere materializzato ha bisogno di un supporto cartaceo o metallico.

                           L’intento quindi di smaterializzare il valore

                   è quindi quello di togliere al portatore i suoi diritti.

     Attacco senza confini alla libertà dei singoli          

    Ne consegue evidentemente la fine della libertà individuale dell’essere umano di poter decidere in piena autonomia come accedere e utilizzare i propri risparmi di valore. Ci dicono che l’eliminazione del contante aiuterebbe la lotta all’evasione fiscale. Occorre a questo punto essere chiari e non dare nulla per scontato, come il falso dogma che le tasse siano giuste e perciò ritenere doveroso che bisogna perseguire legalmente chi cerca di non pagarle. Oppure secondo la famosa frase che se tutti pagano, tutti pagano meno. Tutto sbagliato se si considerano almeno due fattori: (1) Il valore monetario è creato convenzionalmente dai cittadini che accettando quella moneta; (2) Un governo per far funzionare l’apparato statale non avrebbe bisogno di finanziarsi sottraendo potere d’acquisto dalle tasche degli stessi cittadini. Premesso ciò, possiamo spiegare con argomenti logici che il sistema di tassare i cittadini, per dare loro in cambio beni e servizi, era un concetto giusto quando la moneta era d’oro, per cui la rarità del metallo prezioso e quindi della materia di cui era costituita la moneta, non permetteva altrimenti.

     Dalla scoperta del valore indotto di Auriti              

    Tutti sappiamo che con la scoperta del valore indotto, la rarità non esiste più, come non esiste nemmeno più la riserva d’oro a dare valore alla moneta. Se la proprietà della moneta fosse dei cittadini, mancando la rarità della stessa, non occorrerebbe impoverire i cittadini, togliendo loro potere d’acquisto attraverso la tassazione. Allora perché le tasse aumentano e le banche e i governi impiegano tutto il loro potere per contrastare chi non le paga? La spiegazione è semplice, ma per scoprirla, bisogna ricercarne i motivi scendendo proprio nei particolari, ovverosia nei momenti in cui si crea il denaro e come questo viene dato in possesso ai governi.

       Attualmente in quasi tutto il mondo il denaro (creato come er magia, dal nulla)

                                        viene fornito ai governi degli stati

                             solo in prestito con l’aggiunta degli interessi.

     Una restituzione impossibile                                       

    Chi dà in prestito una cosa ovviamente la rivuole indietro. I governi quindi devono restituire un po’ alla volta questo denaro e gli interessi. Come lo restituiscono? Da dove prelevano i soldi poiché non li possono stampare? Semplice e chiaro, li ritirano dalle tasche dei cittadini attraverso le tasse e gli interessi bancari. Ecco spiegato il motivo per cui tutti vogliono che si paghino le tasse, non certo perché le tasse servirebbero ad avere servizi, ma semplicemente per

                                              mascherare il vero motivo

          che è quello di sottrarre sempre più potere d’acquisto alla popolazione

                indebitandola sempre più in un circolo improduttivo (e vizioso)

             che porta alla perdita di tutti i beni in possesso dei cittadini stessi.

    Attraverso la creazione di denaro a debito avviene una magia troppo evidente per essere notata: la quantità di denaro creato corrisponde alla quantità di valori di beni reali. Nel momento quindi che un governo decide, anzi è costretto dalle regole imposte dai banchieri, a indebitare il proprio popolo, questo ha già perso l’equivalente dei beni corrispondenti, se aggiungiamo le tasse, il popolo avrà perso da subito anche i beni corrispondenti al valore delle tasse. Poiché il popolo deve pur vivere, deve quindi lavorare per produrre i beni necessari per il proprio benessere. 

     La logica del ladro                                                 

    Riepilogando: il popolo crea convenzionalmente un valore monetario di 100 (ma non sapendolo s’indebita nei confronti dei banchieri che creano solo simboli numerici senza valore); Quindi il popolo perde quei 100 creati e s’indebita di ulteriori 100; in definitiva perde stupidamente ciò che è suo e lo chiede in prestito con gli interessi, per cui

               il costo del denaro (come ci ha insegnato il Prof. Giacinto Auriti)

                        è all’origine del 200% cui si aggiungono gli interessi.

    In queste condizioni i popoli avranno sempre necessità di denaro e s’indebiteranno sempre più nei confronti dei banchieri. Comprendiamo tutti quindi come il debito oltre ad essere una truffa, è allo stesso tempo impagabile con altro denaro,

                          alla fine i popoli impiegheranno tutti i loro sforzi

                            per pagare con i loro prodotti e col loro lavoro,

                               ciò che non possono pagare con il denaro,

                                    perché è loro impedito di produrlo.

    DENARO VIRTUALE

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Perché aver fiducia nei banchieri?                         

    Tutto si basa sulla fiducia, perché quindi gli esseri umani dovrebbero aver fiducia nei banchieri? Quali sono i presupposti perché una persona o un gruppo di persone sono resi meritevoli di fiducia da parte degli altri?

             Innanzitutto la fiducia si costruisce sull’onestà, sulla trasparenza,

                         sulla coerenza e sul rispetto della parola “data”

                 o delle clausole contrattuali accettate in fase di accordo.

                        In poche parole, l’affidabilità genera la fiducia.

    Da anni studiamo cosa sia il valore indotto della moneta scoperto dal Professor Giacinto Auriti. Per eliminare i ladruncoli di denaro, parliamo della piccola criminalità, ovverosia, borseggiatori, ladri d’appartamento, ecc., occorre innanzitutto capire i motivi che generano questi comportamenti incivili, illegali e moralmente detestabili. Il più delle volte questi atteggiamenti criminali sono indotti dal bisogno di soddisfare i bisogni primari della persona. Mancanza di un lavoro retribuito, difficoltà familiari di vario genere, mutui sulla prima casa o affitto, malattie improvvise che richiedono cure mediche costose, acquisto dell’auto e mantenimento, bollette di luce, acqua, gas, tasse varie, acquisto libri scolastici, cure odontoiatriche impreviste ecc.., ecc..  in pratica la mancanza di denaro genera il bisogno di denaro, nel momento in cui per varie ragioni non si riesce con metodi legali al reperimento del denaro necessario, spesso chi non ha nulla da perdere compie azioni immorali come appunto il furto di denaro. Può sembrare paradossale ma il ladro materiale di denaro è un inconsapevole alleato dei banchieri, infatti entrambi contribuiscono alla sottrazione di denaro dalle tasche dei cittadini, solo che i banchieri lo fanno legalmente e senza un bisogno reale se non quello di umiliare la dignità dei propri simili sottomettendoli al loro volere.

     Le tasse per regolare l'inflazione?                               

    Molti sono convinti che per regolare l’inflazione, cioè la diminuzione del potere d’acquisto della moneta contestualmente a un aumento dei prezzi, sia necessario prelevare dalla circolazione attraverso le tasse una parte di questa moneta. Anche questa è un’altra bugia per infondere nelle menti delle persone l’idea che le tasse siano giuste.

         Il ladro vuole che il derubato si convinca che sia doveroso essere derubati,

                                anzi che il derubato guardi con disprezzo

                         coloro che non vogliono accettare queste regole

                 e quindi fanno di tutto per nascondere i propri risparmi.

    Ovviamente l’inflazione non deriva solo da un eccesso di moneta in circolazione, deriva da tantissimi fattori, come ad esempio la concentrazione delle ricchezze in mano a pochi e come motivo primario il fatto di dover produrre il doppio dei beni ulteriori beni, già alla partenza, per cui in origine si ha il 200% di inflazione cui si aggiungono gli interessi, un altro motivo è la rarità monetaria imposta dai padroni del denaro, proprio attraverso l’imposizione fiscale. Infatti, per compensare la perdita del potere d’acquisto i negozianti sono costretti ad aumentare il prezzo dei prodotti.

     La sovranità appartiene al popolo                         

    La perdita della sovranità in tutte le sue forme genera il bisogno di acquistare i prodotti che prima si producevano in modo autonomo, basti pensare alla sovranità alimentare, energetica ecc. Come diceva Ezra Paund “il contadino fa paura all’usuraio” infatti, un popolo in grado di produrre i propri prodotti autonomamente, dall’energia, ai prodotti agricoli, industriali ecc. non ha bisogno di comprarli dai paesi stranieri e quindi non ha bisogno di denaro per comprarli. Quindi i banchieri da quando hanno inventato la prima moneta nominale, la sterlina inglese creata nel 1694, fanno di tutto per rendere sempre maggiore il bisogno dei popoli di tutto il mondo di avere denaro.

     Una follia troppo grande per essere notata         

    Quindi sottraggono denaro attraverso le tasse per creare ulteriore bisogno di denaro sempre a debito. Ormai

                                 il debito dei popoli di tutto il mondo

                          è pari a circa cinquanta volte il pil mondiale,

    cioè a cinquanta volte il valore di tutti i beni presenti sull’intero pianeta.

                   Questa è una follia troppo grande per essere notata.

     Proprio per questo bisogna riflettere su tutto quello che ci propongono

                   i mezzi d’informazione in mano al sistema bancario.

    Chi controlla il denaro controlla il mondo e manipola i pensieri dell’uomo, creando nella sua mente falsi desideri, convinzioni, percezioni, bisogni, emozioni ecc. I banchieri da sempre vogliono avere il controllo della quantità di denaro in possesso di ognuno di noi, attraverso il controllo delle nostre spese, non si accontentano più di indebitarci, ma pretendono sempre più.

    DENARO VIRTUALE

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Conclusioni: importanza della liquidità               

                            La liquidità fornisce protezione dei dati

                   e può quindi fungere da garante delle libertà civili

              nel caso in cui un'amministrazione abusi dei suoi poteri.

    L'abolizione del denaro fisico può essere considerata un tentativo di rafforzare il controllo sui cittadini. La fiducia nelle autorità pubbliche si corroderebbe. Tutto si basa sulla fiducia, perché quindi gli esseri umani dovrebbero aver fiducia nei banchieri? Quali sono i presupposti perché una persona o un gruppo di persone vengano rese meritevoli di fiducia da parte degli altri? Perché dovremmo cedere il diritto di detenere i nostri risparmi nelle mani dei banchieri, o meglio, nei server dei banchieri? Innanzitutto – ribadiamo ancora – la fiducia si costruisce sull’onestà, sulla trasparenza, sulla coerenza e sul rispetto della parola data o delle clausole contrattuali accettate in fase di accordo. In poche parole,

                                 l’affidabilità genera la fiducia

    e il sistema bancario mondiale in tutti questi secoli ha seminato

          distruzione e morte attraverso l’eterna guerra mondiale.

    Da anni studiamo cosa sia il valore indotto della moneta scoperto dal Professor Giacinto Auriti ed è per questo motivo che proviamo a spiegare che il vero nemico da combattere, se vogliamo salvare l’umanità da tutti i disastri socio economici sociali e soprattutto spirituali, è il grande usuraio.

    Nicola Arena (Copyright © 2018 Qui Europa)

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     Video – B.A.R. – Buono Agevevolaz. Reddituale    

    Intervista B.A.R. Sergio Basile e Nicola Arena – YouTube

     

    https://www.youtube.com/watch?v=mh1J-WOrTjI
    2 lug 2017 

    Intervista B.A.R. – Sergio Basile e Nicola Arena

     

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  • L’uomo sottomesso all’oggetto moneta

    L’uomo sottomesso all’oggetto moneta

    Mercoledì, 23 agosto/ 2017 

    di Nicola Arena, Sete di Giustizia

     Redazione Quieuropa, Sete di Giustizia, Giacinto  Auriti,  Nicola Arena, Moneta  Debito, creazione del valore, criptovalute  

    L'uomo sottomesso all'oggetto moneta

    Il grande paradosso della mancanza di danaro nell'odierna

    società e la grandissima balla delle criptovalute

     

    di Nicola Arena, Sete di Giustizia

    L'UOMO SOTTOMESSO ALL'OGGETTO MONETA

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Gli oggetti devono rispondere ai bisogni umani 

    Roma – di Nicola Arena, Sete di Giustizia Ogni oggetto materiale o entità immateriale presente su questa terra dev’essere usato/a per soddisfare le esigenze dell’uomo chiamate bisogni. Gli oggetti svolgono una funzione ben precisa in base ai diversi bisogni dell'uomo e sono progettati e costruiti in una quantità adeguata per lo scopo prefissato.

                                Maggiore è il numero di uomini sulla terra e

                                maggiore dev’essere la quantità di oggetti

                          atti a soddisfare le esigenze dell’intera collettività.

    Ogni oggetto non si può distaccare dalle esigenze umane, ma va sempre commisurato a esse. In qualsiasi momento l’essere umano deve avere chiaramente in mente di essere al di sopra degli oggetti e che questi sono soltanto ed esclusivamente subordinati all’essere umano. Perché mi sono spinto così pesantemente verso la concettualizzazione di ovvie premesse? Semplicemente perché

                  ultimamente l’essere umano ha perso la sua vera essenza,

                  ovverosia quella di soggetto, per diventare mero oggetto

                               al servizio di altri uomini cosiddetti eletti.

    Ma da chi sono stati eletti? Da quale entità nascosta e malvagia questi esseri umani sono stati insigniti del potere di sottomettere altri uomini? Non abbiamo tutti il diritto, in quanto esseri umani, di pretendere una parte di proprietà del creato?

     Moneta: oggetto inventato per servire l'uomo     

    Gli oggetti devono possedere la caratteristica della rarità proporzionale al numero di persone viventi. Non si può ritenere conveniente costruire mille carburatori, quando in circolazione ci sono solo tre motori oppure solo tre carburatori se sono stati fabbricati 1000 motori. Non si possono costruire 1000 case in un paese con solo dieci abitanti, ne 10 case in un paese abitato da mille persone. Non si possono costruire 1000 navi da crociera se esistono solo cinque eliche per la propulsione, ne costruire mille eliche se esistono solo 5 navi. Evidentemente l’eccesso diventerebbe uno spreco, viceversa la carenza dovrebbe essere colmata con la nuova fabbricazione degli oggetti necessari.

      Anche la moneta è un oggetto inventato e fabbricato dall’essere umano,

                                  per le esigenze di tutti gli esseri umani,

        se ce n’è poco, va aumentato, se ce n’è tanto, va diminuita la quantità.

    Dev’essere distribuito in maniera proporzionale alle esigenze di sopravvivenza di tutti gli esseri umani presenti sulla terra,

                          nessuno dovrebbe morire per mancanza di denaro.

    Oggi sappiamo che produrre denaro non costa nulla eppure i popoli del mondo soffrono la fame e la miseria per mancanza di denaro. Quello che da tempo molti studiosi stanno cercando di spiegare alla gente è l’ovvietà dell’incongruenza.

     Produrre moneta in corrispondenza ai beni      

    Perché l’oggetto moneta è così importante? Perché ha un valore pari ai beni che deve misurare. Gli oggetti possono essere acquistati attraverso il denaro. Per riuscire a scambiare beni e servizi, la moneta deve necessariamente possedere la caratteristica del valore.

               Per l’essere umano quindi è necessario che ci sia in circolazione

                                             la giusta quantità di beni

                     e la giusta quantità di denaro a essi corrispondenti.

     Non esiste una fabbrica di valore!                        

    Ma chi crea il valore della moneta? Il valore è una pura e semplice convenzione, decisa e attuata dalla comunità che usa la moneta.

                                    Non esiste una fabbrica di valore,

                       ne una miniera di valore, ne un albero di valore.

                 L'unico posto dove si crea il valore è la mente umana

    Se è quindi la mente umana a creare il valore degli oggetti e quindi anche e soprattutto dell’oggetto moneta, significa che l’essere umano in quanto tale è creatore di valore. Aggiungendo ricchezza a quella plasmata da Dio nella Creazione.

     Il paradosso della mancanza di danaro               

             L’essere umano vivo crea valore per il solo fatto che nasce

         e per questo motivo non può morire per mancanza del denaro

                                              da esso stesso creato.

    E’ un paradosso al quale ci hanno abituato e che ormai si accetta con rassegnazione. Non dev’essere così, non è giusto, è immorale è assurdo. Svegliamoci dal torpore mentale, svegliamo le coscienze di tutti, comprendendo l’essenza del denaro.

     La grandissima balla delle criptovalute               

    Negli ultimi anni i grandi gruppi bancari, i cui azionisti sono poche migliaia di persone al mondo, hanno inventato le criptovalute e fanno credere agli uomini che a creare queste monete virtuali, siano dei computers che usano degli algoritmi così complessi, da richiedere una quantità enorme di energia per generarli. Balle solo balle!

                                              Il valore della moneta

                 è solo frutto della fantasia umana e non dei computers.

    Chi crea il valore – come insegnò il grande Prof. Giacinto Auriti – e chi accetta la moneta e non chi la stampa o genera codici sotto forma di bit elettronici. Non facciamoci imbambolare dai mezzi d’informazione e dalla propaganda bancaria che vuole l’uomo sottomesso al denaro, riprendiamoci le redini della nostra vita, avremo più tempo per goderci le bellezze del mondo, per i nostri cari, per lavorare secondo le nostre attitudini e per pensare, riflettere, sognare e pregare.

    Nicola Arena, Sete di Giustizia (Copyright © 2017 Qui Europa)

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  • Il BAR: un buono al servizio del bene comune

    Il BAR: un buono al servizio del bene comune

    Giovedì, 22 giugno/ 2017  

    Movimento Distributista Italiano / Sete di Giustizia

     Redazione Quieuropa, B.A.R., Matteo Mazzariol, Sergio Basile, Nicola Arena, Sete di Giustizia,  sistema banario,  Gela,  Buono  Comunale di  Agevolazione  Reddituale, Movimento Distributista, rarefazione monetaria, crisi truffa, moneta 

    Il BAR: un buono al servizio del bene comune

    Il buono comunale non intende sostituirsi all'euro ma,

    nel rispetto della normativa monetaria e fiscale,

    intende offrire una soluzione all'attuale rarità

    monetaria, rilanciando l’economia, sulla scia

    dell'esperienza auritiana

     

    Movimento Distributista Italiano / Sete di Giustizia

    BAR - BUONO COMUNALE DI AGEVOLAZIONE REDDITUALE

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Nasce il BAR: buono al servizio del bene comune 

    Gela (Caltanissetta) – di Movimento Distributista / Sete di Giustizia Moneta e bene comune. Di questo si è discusso lo scorso sabato 17 giugno a Ragusa, alle ore 17.00, presso la sede del Consorzio “La Città Solidale”. L’incontro è stato organizzato dal gruppo “Giustizia e Carità”, recentemente costituitosi a Ragusa e composto da laici cattolici interessati ai temi economici-sociali, e dal Movimento Distributista Italiano (distributismomovimento.blogspot.com), sezione di Ragusa. Dopo l’introduzione del Dott. Matteo Mazzariol, presidente nazionale del Movimento Distributista Italiano, che ha esposto in estrema sintesi il pensiero distributista e le sue possibilità applicative nel mondo d’oggi, hanno preso la parola i due relatori, Sergio Basile e Nicola Arena, rispettivamente Presidente e Vice-presidente dell’associazione nazionale Sete di Giustizia, che si occupa di temi monetari, con particolare riferimento alle teorie del Prof. Giacinto Auriti. I due relatori hanno cominciato il loro intervento riflettendo sul fatto che tutto ciò che riguarda la moneta oggi è spesso avvolto da un’aurea di mistero ed apparente complessità, per cui si tende a demandare ai cosiddetti “esperti” queste tematiche, mentre – hanno sottolineato –

                                                è di fondamentale importanza

                     che tutti i cittadini acquisiscano almeno le conoscenze basilari

      circa il meccanismo con cui oggi il denaro viene creato ed immesso in circolazione.

    Contrariamente a quanto si pensa infatti – hanno continuato – oggi la moneta non è più collegata ad alcuna riserva aurea ma viene prodotta “ex nihilo”, cioè dal nulla, esclusivamente dal sistema bancario, in regime di monopolio assoluto, come “fiat money” e come debito di Stati e cittadini. Ciò ovviamente ha enormi implicazioni sulla vita economica-sociale della collettività, generando un perpetuo ed ineluttabile indebitamento di tutto il corpo sociale verso il sistema bancario stesso.

      Buono Comunale di Agevolazione Reddituale 

    Entrando nel vivo dell’argomento, i relatori hanno poi presentato al pubblico il loro progetto, chiamato “Buono comunale di Agevolazione Reddituale” , spiegando che esso rappresenta un tentativo di ovviare alla carenza di denaro da parte dei cittadini e delle casse comunali, attraverso appunto l’emissione di un buono, da parte del comune, dotato di un valore nominale convenzionale e di proprietà del portatore. Tale buono potrà essere utilizzato da chi lo detiene per scambiare beni e servizi all’interno di una rete costituita da piccoli produttori locali, artigiani, esercizi commerciali e professionali, che si dovranno impegnare ad accettare tale buono per una quota pari almeno al 20% dei beni e dei servizi che offrono. E’ previsto che tali buoni siano emessi con tagli di valore diverso (1, 2, 5, 10, 20 BAR) e, per semplicità di calcolo, 1 BAR corrisponderà ad 1 euro, pur rimanendo il buono stesso non convertibile in euro. Il progetto prevede una serie di fasi, che dovrebbero portare alla progressiva espansione dell’utilizzo del buono all’interno della cittadinanza. Il primo passo sarebbe costituito dall’avvio di una sperimentazione con 100 famiglie con reddito disagiato, alle quali verrebbe corrisposta una quota di 100 BAR al mese per un anno. Successivamente il comune potrebbe decidere di utilizzare il BAR per finanziare l’avvio di servizi che al momento non possono attivati per la scarsità di euro, colmando così quel vuoto apparentemente incolmabile tra la richiesta di servizi da parte di chi ne ha bisogno e la disponibilità di offerta professionale e di manodopera da parte di chi invece è disoccupato.

                                                                   Il BAR

                                        – hanno voluto sottolineare i relatori –

    non si vuole sostituire all’euro ma, nel pieno rispetto della normativa monetaria e fiscale,

           intende offrire la possibilità di trovare una soluzione alla attuale rarità monetaria,

                                  rivitalizzando e rilanciando l’economia locale.

    In questo senso – hanno ancora voluto evidenziare Basile ed Arena – il successo di iniziative del genere non dipende tanto dalla loro fattibilità in termini generali ma dal grado di adesione che esse riscontrano nella popolazione. Più larga sarà la rete dei produttori, commercianti e professionisti che aderiranno, più ampie saranno le possibilità che il BAR venga accettato e riconosciuto da tutti come un valido strumento in grado di facilitare gli scambi e quindi possa contribuire al benessere della comunità.

     Presentato al Comune di Gela                               

    L’incontro è poi proseguito con un animato dibattito, in cui i relatori hanno avuto occasione di rispondere alle tante domande fatte dal pubblico. Tra le altre cose i relatori hanno voluto segnalare che proprio nei giorni scorsi il BAR è stato presentato alla giunta comunale di Gela, che ha dato un forte segnale di apertura all’iniziativa, e che, su queste basi, si è costituito anche a Ragusa un comitato promotore, che intende portare avanti la proposta, farla conoscere al più ampio numero possibile di ragusani, raccogliendone l’adesione per poi confrontarsi con la giunta comunale. Pensiamo che iniziative di questo genere, basate sulla competenza e sull’amore per il bene comune, non possano altro che essere interpretate come un segnale positivo per la società civile, uno stimolo ad acquisire sempre più consapevolezza e conoscenza rispetto ad un argomento delicato e spinoso – il denaro – che, da strumento al servizio della collettività, si è purtroppo trasformato in mezzo di controllo e di asservimento di una minoranza – i banchieri – sul resto della popolazione.

    Movimento Distributista Italiano / Sete di Giustizia (Copyright © 2017 Qui Europa)

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    NOI  SIAMO  PER LA PROPRIETÀ  POPOLARE DELLA   MONETA.

    Oggi la moneta nasce di proprietà della banca che la emette prestandola ai cittadini.

    Noi vogliamo che nasca di proprietà dei cittadini e che sia accreditata 

    ad ognuno come " REDDITO di CITTADINANZA ".

    DISEGNO DI LEGGE N°1282 SENATO XII LEGISLATURA 

    DIS. LEGGE N°1889 SENATO XIII LEGISLATURA

    Disegno di Legge proposto dal Sindacato Anti USura 

    Segretario Generale  avv. prof. Giacinto Auriti

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    Vedi anche  www.simec.org e Sete di Giustizia

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  • Reddito e lavoro – Tesi di Bergoglio e antitesi della Dottrina Sociale della Chiesa

    Reddito e lavoro – Tesi di Bergoglio e antitesi della Dottrina Sociale della Chiesa

    Domenica 28 maggio/ 2017   

    di Sergio Basile e Rocco Carbone / Sete di Giustizia

     Redazione Quieuropa, Rocco Carbone,  Sergio Basile, reddito di cittadinanza, lavoro, G7, Sete di Giustizia, moneta-debito, Giacinto Auriti, Bergoglio, reddito 

    Reddito e lavoro – La tesi di Bergoglio e la

    divergente tesi della Dottrina Sociale

    della Chiesa

    La nota stonata di Bergoglio a Genova:  
     
    "Dev’essere chiaro che l’obiettivo vero da raggiungere
     
    non è il “reddito per tutti”, ma il “lavoro per tutti”! 
     

     

    di Sergio Basile e Rocco Carbone / Sete di Giustizia

    il reddito secondo la dottrina sociale della chiesa

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Bergoglio: si al lavoro… E il reddito per tutti?    

    Roma  di Sergio Basile e Rocco Carbone/ Sete di Giustizia –  Nella visita pastorale all’arcidiocesi di Genova, Papa  Bergoglio ha incontrato un folto gruppo di rappresetanti del mondo del lavoro nello stabilimento dell'Ilva, dedicando un pensiero a quanti soffrono la piaga della disoccupazione, paradossale morbo dell'era della globalizzazione: catastrofe mondiale, tra l'altro, benedetta dai "grandi della Terra" nell'ultimo, inutile, G7 di Taormina. Il suo discorso d'esordio per certi versi era apparso incoraggiante, almeno nelle prime battute, in quanto recante l'invito a 

                   "…non rassegnarsi all’ideologia che sta prendendo piede ovunque, 

    che immagina un mondo dove solo metà o forse due terzi dei lavoratori lavoreranno, 

                             e gli altri saranno mantenuti da un assegno sociale. 

                                                          Papa Bergoglio

    Meno incoraggianti, per contro, le battute finali della sua "denuncia", apparsa nel complesso piuttosto sui generis, se rapportata al fulcro del messaggio socio-economico espresso dalla Dottrina Sociale della Chiesa:

      Dev’essere chiaro che l’obiettivo vero da raggiungere non è il “reddito per tutti”, 

                                                  ma il “lavoro per tutti”! 

            Perché senza lavoro, senza lavoro per tutti, non ci sarà dignità per tutti" 

                                                          Papa Bergoglio 

    A tal proposito, pur riconoscendo a certi livelli il lavoro come biblico e indiscusso mezzo di nobilitazione della condizione umana, dissentiamo in toto da questa curiosa conclusione e, a scanso di equivoci, vi proponiamo di seguito una illuminante riflessione estratta da un video del Professor Giacint Auriti, del 25 ottobre 2002, sulla Dottrina Sociale della Chiesa, riconducibile al pensiero e agli scritti di Papa Leone XIII.

     Dacci il nostro pane quotidiano (e il ns. reddito)

    Giacinto Auriti: "Le parole essenziali del Pater Noster, la preghiera che ha insegnato Gesu', sono 

                                    dacci oggi il nostro pane quotidiano…

    in questa frase sta l'essenza, il cuore della Dottrina Sociale della Chiesa: visione universale di diritto sociale che riguarda la collettivita' di tutti gli stati. A questo punto dobbiamo fare una riflessione: per dare ad ognuno il pane quotidiano gli dobbiamo dare il denaro per comprarlo perche' altrimenti la Dottrina Sociale della Chiesa rimane relegata nel mondo delle grandi utopie, come fino ad oggi e'! Il cuore (del problema socio-economico – Ndr) e' garantire ad ognuno il denaro per comprare pane. Infatti quello che manca, oggi, non e' il pane da mangiare ma il denaro per comprarlo

                       50 milioni di uomini muoiono di fame ogni anno 

      pur se si ditruggono gli eccessi di produzione di generi alimentari, 

                                  i surplus agricoli vanno distrutti 

                           perche' non c'e' nessuno che li compra 

                        anche se se c'e' gente che muore di fame.

                                           Prof. Giacinto Auriti

     Reddito: diritto di pretendere il pane quotidiano 

    Continua Auriti – "Quando parla Cristo e dice: "dacci il nostro pane quotidiano"…che vuol dire nostro? Signfica non solo avere il pane, ma anche il diritto di pretenderlo! La proprieta' del pane, il principio del "tutti proprietari" che fu  valorizzato da Papa Leone  XIII nella enciclica Rerum Novarum, e' il cuore del diritto sociale, il cuore della Dottrina Sociale della ChiesaQuando si nega il diritto si nega il godimento giuridico. Dunque, 

                 per dare ad ogni persona il diritto di pretendere 

           dobbiamo dargli la moneta, strumento di costo nullo. 

    Infatti il valore e' una dimensione del tempo, cioe' una previsione: in base a ciò, basta che noi ci mettiamo d'accordo per dare ad un simbolo valore monetario e quel pezzo di carta diventa moneta…oro fatto di carta, perche' basta la convenzione. 

    La moneta e' una fattispecie giuridica e chi crea il valore della moneta 

                             non e' chi la emette ma chi l'accetta…"

                                                          Prof. Giacinto Auriti

    il reddito secondo la dottrina sociale della chiesa

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     Bergoglio conosce il problema del reddito…        

    Dunque, le parole di Bergoglio,

                                       "Dev’essere chiaro che 

            l’obiettivo vero da raggiungere non è il “reddito per tutti”, 

                                       ma il “lavoro per tutti”!"…

                                               Papa Bergoglio

    ci stupiscono e non poco, specie in ragione della lettera che i sottoscritti (Sergio Basile e Rocco Carbone) inviarono allo stesso in data 13 ottobre 2013 – qualche settimana prima della pubblicazione dell'esortazione apostolica Evangelii Gaudium – con lo scopo di porre alla Sua attenzione il problema che soprassiede a tutti gli altri drammi socio-economici del nostro tempo: l'usura da emissione monetaria; l'usura da moneta-debito. Bergoglio qualche settimana dopo ci inviò una lettera di risposta (vedi foto in copertina), nella quale ringraziava gli scriventi, corredando la stessa di una foto autografa (vedi foto in copertina). Quello scritto – vedi articolo in allegato – rimase, tuttavia, sostanzialmente, lettera morta: il pontefice non è, di fatto, mai entrato nel cuore del problema nei termini sopracitati, pur conoscendo il nocciolo della questione monetaria che soprassiede a tutti i problemi di disoccupazione, tagli ai servizi sociali e ipertassazione. Oggi, alla luce di quest'ultima curiosa e spiazzante dichiarazione sulla non necessarietà di un reddito per tutti (e contestuale riconoscimento della necessità di un lavoro per tutti: utopia, favola irrealizzabile nell'era della robotica e dell'iper automazione dei processi, considerate anche le ultime dichiarazioni emerse dal G7, allineatosi palesemente su posizioni anti-protezionistiche) un senso di disorientamento ci assale.

     Reddito di cittadinanza, patrimonio dell'umanità 

    In attesa di eventuali – provvidenziali – rettifiche di Bergoglio (se mai arriveranno…: illudersi non costa nulla!) non ci resta che prendere le distanze da queste sue conclusioni, auspicando che presto la proprietà popolare della moneta e il reddito di cittadinanza a credito, possano diventare patrimonio dell'umanità, in quanto espressioni più prossime dei diritti umani e della libertà conquistata da tutti i popoli della terra.

                                          La moneta è infatti, in ultima istanza, 

    uno strumento di compressione o riconoscimento dei diritti e delle libertà personali: 

         non garantire un reddito a tutti significa, per estensione, schiavizzare l'umanità… 

    Ne è esempio lampante la condizione cinese o meglio il fenomeno della cinesizzazione delle masse dei lavoratori (ormai status di "normalità" in quasi tutti i paesi del mondo): miliardi di uomini costretti dai rispettivi governi a lavorare come schiavi per produrre extra-redditi protesi per lo più a ripagare debiti indotti e non dovuti. Il lavoro, dunque, non può essere, in se stesso, la soluzione ai mali socio-economici del mondo… Piuttosto, nell'ottica dell'usurocrazia dominante, diviene strumento principe di serrato controllo sociale e schiavitù.

     Preambolo della lettera a Bergoglio del 2013

    Concludiamo presentandovi il preambolo alla lettera inviata dai sottoscritti al Papa il 13 ottobre del 2013. Lo scritto per intero potrà essere letto nel link in allegato. "Santità, visto l'inesorabile, irrefrenabile e gravissimo processo di disintegrazione sociale ed economica della nostra amata società italiana al quale stiamo assistendo spesso, nostro malgrado, da meri spettatori, ma anche in riferimento e piena solidarietà alle tragiche situazioni che stanno oggi vivendo i nostri carissimi fratelli spagnoli, greci, portoghesi, irlandesi, ciprioti ed europei in generale, ci permettiamo di rivolgerLe queste brevi ed accorate righe.  Lei Santità, nei giorni scorsi ha dichiarato:

         "Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia!" 

    Reputiamo questa affermazione importantissima perché riconosce che c'è stata, ed è ancora in corso una battaglia, e noi sappiamo che essa è iniziata storicamente e si è incancrenita con l'avvento della moneta-debito avvenuta oltre tre secoli fa. Con l'avvento di essa, infatti, l'usurocrazia internazionale ha conquistato il mondo,

        sostituendo ai termini e concetti cristiani e di rilievo assoluto come

                             "gratuità, amore al prossimo e libertà",

                                          termini e concetti come 

    "debito usurocratico"; "egoismo sistemico"; "schiavitù da moneta-debito". 

    Occorre ricordare sempre ed in ogni sede (come Lei, Santità, fa quotidianamente) che tutti i soprusi, le vessazioni, le persecuzioni, le miserie e i patimenti oggi indotti e perpetrati a danno dei popoli, riconducono a piccoli gruppi élitari di potere – più o meno occulti – dei quali abbiamo ampliamente parlato in centinaia di articoli e conferenze in giro per l'Italia e dei quali ci occupiamo quotidianamente dalle colonne dei nostri giornali e sul web. Gruppi che hanno il controllo della moneta e delle fonti di energia: quindi teoricamente invincibili! Ma solo teoricamente!"

     Missione della Chiesa libera…                          

    La Missione della Chiesa e di tutti gli uomini davvero liberi e onesti / "Santità, riteniamo, pertanto, che per rimanere coerente al Vangelo di Cristo, la Chiesa Cattolica (intesa come "popolo di battezzati" e prelati) ma anche tutti gli Italiani onesti e di buona volontà (che non covano diaboliche e distruttive strategie di doppiogioco ispirate e pilotate da regie occulte) devono comprendere il senso assoluto delle Sue parole, ma anche andare oltre la funzione e l'immagine “dell'ospedale da campo” da Lei evocata, individuando e facendo conoscere la causa prima e reale delle battaglie e sostenendo strategie che portano a vincere definitivamente la guerra contro l'Usura nazionale ed internazionale, causa di tutti i mali, causa prima delle vergognose sacche di povertà esistenti nel mondo e di tutte le cosiddette "crisi economiche" e sperequazioni sociali". 

     Moneta-debito e usura                                        

    "Santità, con questa nostra lettera aperta vogliamo portare alla Sua benevola attenzione il problema della moneta-debito e dire fermamente che "noi siamo per la proprietà popolare della moneta!". Oggi la moneta nasce di "proprietà" della banca che la emette prestandola ai cittadini. Noi – d'intesa con tutti gli enti ed organizzazioni nazionali ed internazionali, che ogni giorno interagiscono con le nostre redazioni – vogliamo che la moneta nasca di proprietà dei cittadinie – come sosteneva il grande ed indimenticato Prof. Giacinto Auriti, nostro comune riferimento – vogliamo, nell'interesse dei popoli, che sia accreditata ad ognuno come "Reddito di Cittadinanza"…(continua qui Lettera a Papa Francesco – Uniti contro la Grande Usura Internazionale)"

    Sergio Basile, Rocco Carbone

    Lettera a Papa Francesco / Roma, Città del Vaticano, 13 ottobre 2013

     

    Sergio Basile, Rocco Carbone / Sete di Giustizia (Copyright © 2016 Qui Europa)

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  • Moneta – Risposta ad Andrea Cavalleri e all’articolo “Sulle tesi di Auriti urge riflessione, non polemica”

    Moneta – Risposta ad Andrea Cavalleri e all’articolo “Sulle tesi di Auriti urge riflessione, non polemica”

    Mercoledì, 3 maggio/ 2017   

    di Nicola Arena / Sete di Giustizia

     Redazione Quieuropa, Nicola Arena,  Sete di Giustizia, moneta-debito, Giacinto Auriti, Andrea Cavalleri 

    Moneta – Risposta ad Andrea Cavalleri e

    all’articolo “Sulle tesi di Auriti urge

    riflessione, non polemica”

    La risposta di Nicola Arena, in difesa della teoria auritiana

     

    di Nicola Arena / Sete di Giustizia

    Risposta di Nicola Arena alla critica di Andrea Cavalleri contro il Prof. Auriti

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Risposta alla critica di Andrea Cavalleri               

    Roma  di Nicola Arena / Sete di Giustizia –  Leggendo l’appassionato articolo pubblicato dal Sig. Andrea Cavalleri in risposta ad una mia replica (vedi qui Moneta – Risposta alla critica contro Auriti, di Andrea Cavalleri, apparsa sul Blog di Blondet) ad un suo articolo apparso sul sito di Maurizio Blondet ,  in data 25 marzo 2017 (vedi qui Sulle tesi di Auriti urge riflessione, non polemica) mi concentro sul titolo

                              “Sulle tesi di Auriti urge riflessione, non polemica”. 

    Bene, colgo pertanto l’invito del signor Cavalleri  e con chiave logica e spirito critico-costruttivo cerco di spiegare il mio pensiero in merito alle sue dichiarazioni. Lo faccio scomponendo l’articolo di Cavalleri in più punti e replicando in calce. Iniziamo quindi dal primo pezzo:

    Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri del 25 marzo 2017 – Leggo solo ora – scrive Cavalleri – la replica di Nicola Arena dell’ottobre 2016 a un mio articolo sul reddito di cittadinanza pubblicato sul sito di Blondet. (Vedi qui il suo articolo Moneta – Risposta alla critica contro Auriti, di Andrea Cavalleri, apparsa sul Blog di Blondet ). La risposta di Nicola Arena si limita ad un paio di copia-incolla dal “Paese dell’utopia” più un tentativo sofistico di trovare un errore nei miei enunciati (secondo lui avrei detto che l’eredità non è ricchezza, quando invece ho scritto che l’eredità non crea ricchezza il che è ben differente: una cosa è trasferire la ricchezza, altra cosa accrescerla). Dato che non mi sento per nulla offeso dal suo vivace contraddittorio, potrei benissimo ignorare questa replica. Se non lo faccio è perché, essendo appassionato dell’argomento, non voglio lasciar cadere l’opportunità di proporre delle riflessioni che reputo di una certa importanza.

     Moneta – Le teorie del valore sono inadeguate?    

    Nicola Arena – Bene, malgrado il titolo, la polemica iniziale la si avverte tutta, rispondo con lieve sarcasmo dovuto: se ho fatto solo copia e incolla del libro di Auriti “Il paese dell’utopia” significa che “io” quel libro l’ho letto. Ma lasciamo da parte le polemiche e rispondiamo punto su punto argomentando in maniera semplice. Continuiamo con il secondo spezzone:

    Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri del 25 marzo 2017 – Nel mio precedente articolo ho scritto che le teorie del valore sono inadeguate per spiegare il funzionamento della moneta (e confermo) perché? Definire il valore come rapporto tra fasi di tempo va bene, ma cosa c’entra con la moneta? 

    Nicola Arena – Qui occorre immediatamente interrompere, perché a mio avviso è il cuore del problema. Cerco di spiegare brevemente il perché: la convinzione del comportamento altrui, nei nostri confronti, pone le basi solide per i nostri comportamenti nei confronti degli altri. Questo ci induce alla previsione che crea il giudizio di valore. Il valore dunque è una previsione in un rapporto fra fasi di tempo consequenzialiIL valore nonè una caratteristica della materia, ma un concetto spirituale creato dalla mente umana. Il valore della moneta è creato nel momento in cui una persona, prevedendo di riuscire con certezza a comprare dagli altri, egli stesso accetta moneta dando in cambio i suoi prodotti e servizi. Continuiamo a leggere l’articolo di A.C.

      Moneta, prezzo e valore                                        

    Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri – La moneta serve a scambiarsi le merci, quindi misurare il rapporto tra fasi di tempo riguardo alle merci può significare solo che il prezzo che pago adesso esprime il mio gradimento per utilità futura del bene che acquisto. Ciò significa, tradotto in soldoni, che io pagherei prezzi diversi per gli articoli che io prevedo essere più utili o meno utili per me in un prossimo futuro. Per vedere se questa tesi è vera basta fare un semplice esperimento: entrare in un supermercato e constatare se si paga un prezzo commisurato al valore che ha per me la merce, oppure si paga semplicemente il prezzo scritto sul cartellino.

    Nicola Arena – Occorre chiarire un concetto fondamentale Sig. Cavalleri, che è la distinzione fra “prezzo” e “valore” di un beneSostanzialmente la differenza è questa: il prezzo lo sceglie, in base a innumerevoli fattori, chi vuol vendere il suo prodotto.Il valore di quel prodotto invece lo crea chi decide, in funzione della previsione di un proprio godimento futuro, di acquistarlo. Continuiamo con la lettura dell’articolo:

    Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri – Simmetricamente, immaginiamo due signore che entrano in un supermercato, una molto ricca e una poverissima. Entrambe acquistano per un euro una formella di pane. La ricca lo assaggia, non le piace e lo butta via: valore zero; la povera lo mangia con appetito e gratitudine: valore enorme (la salva dalla fame). Però tutte e due hanno pagato la stessa cifra, cioè un euro. Se la moneta avesse potuto misurare il valore avrebbero dovuto pagare prezzi diversissimi. E non si può dire in questo caso che la previsione di utilità fosse pari: per la ricca il pane sarebbe stato solo un accessorio al lauto pasto, per la povera tutto ciò che avrebbe potuto mangiare!

    Nicola Arena – Un esempio questo, Sig. Cavalleri, che è assolutamente errato nella conclusione, in quanto il valore è solitamente soggettivo, per quanto riguarda i beni, come ho chiarito sopra. Le due signore hanno quindi un grado personale di giudizio relativamente ai prodotti acquistati. Occorre precisare che il valore, essendo puro pensiero, è spesso soggettivo, a volte collettivo e a volte universale (relativamente ai beni di vitale importanza come cibo e acqua). Un esempio di valore collettivo è rappresentato dalla moneta, reso tale attraverso una convenzione. La convenzione essendo una fattispecie giuridica, appartiene alla sfera del diritto (che è una creazione dello spirito) e non può per definizione essere una merceContinuiamo quindi con il suo articolo:

     Sul concetto di unità di misura                          

    Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri – La definizione, che ho definito antiquata (non antica) fa riferimento alla cosiddetta scuola classica o marginalista fondata da Walras. Questo economista del 1800, considerato un genio ma che ha prodotto danni incalcolabili, per riuscire a razionalizzare e trasformare in espressioni matematiche i processi economici, aveva operato due grevi e nefaste semplificazioni: descrivere la Borsa come fosse tutta l’economia e descrivere l’Ufficio Cambi come fosse la moneta. In quel contesto il termine “unità di misura del valore” aveva il suo limitato senso, viziato oltre tutto dai pregiudizi sul valore intrinseco dei metalli nobili, pregiudizio allora molto diffuso dato che si viveva nell’epoca del “gold standard”. In quella prospettiva si commetteva pertanto un doppio errore: di confondere il simbolo monetario con la moneta e attribuire a qualche ente materiale un valore intrinseco, mentre su questa terra il valore di ogni cosa è variabile a seconda dei contesti e delle situazioni e l’unico valore intrinseco qui materialmente esistente lo si può attribuire solo alla vita umana. 

    Nicola Arena – Su questo punto siamo perfettamente d’accordo e non occorre alcuna replica. Continuiamo quindi

    Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri – Parlare di moneta come unità di misura ha un senso, come vedremo oltre, ma si dica subito che è una misura atipica: il metro resta di 100 cm sempre e ovunque, la moneta invece cambia di valore nel tempo sia in rapporto alle merci, sia in rapporto alle altre divise (variano i prezzi e variano i cambi).

    Nicola Arena – Per capire il concetto di unità di misura, bisogna capire come funziona, purtroppo, la banca centrale. Attraverso il sistema di creazione del denaro a debito e la manipolazione della borsa valori

                                                    il valore di una divisa 

                     viene deciso arbitrariamente dalle stesse Banche centrali, 

    quindi il metro di 100 centimetri, nelle mani dei banchieri diventa un elastico a proprio piacimento. Proseguiamo:

     Il presunto difetto della teoria auritiana        

    Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri – In questo caso Auriti ha accettato la definizione corrente di moneta e ha cercato di spiegarla a modo suo, senza accorgersi che la definizione stessa andava perfezionata.

    Nicola Arena – Qui non si capisce Sig. Cavalleri cosa intende dire e pertanto la invito a leggere i libri del professor Auriti e a guardare i suoi numerosi video che troverà gratuitamente su Youtube. Continuiamo nella lettura:

    Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri – Il miglioramento definitorio che io propongo parte dal fenomeno che introduce il bisogno della moneta: la divisione del lavoro. Finché si lavora ognuno per sé, l’economia è allo stato dei cavernicoli: bisogna pensare ai generi di sopravvivenza, i singoli o le famiglie hanno competenze limitate, non si sviluppano neppure adeguati strumenti di produzione, perché il fabbisogno singolo o familiare è molto ristretto e non varrebbe la pena di costruirli. Nel momento in cui il lavoro viene suddiviso e specializzato il rendimento aumenta  in modo decisivo, si crea il tempo libero, con cui si studia e si trovano soluzioni e strumenti produttivi ancora più efficienti, nasce la prosperità, non solo, nascono anche la cultura e la civiltà. La fonte del benessere e della ricchezza è dunque la divisione del lavoro. Il lavoro suddiviso richiede però un mezzo di scambio, in quanto la produzione specializzata è inutile a chi la fa (al contadino non servono a niente 20 tonnellate di patate, né al tessitore 40 chilometri di stoffa), tale mezzo di scambio è il denaro.

     

    Nicola Arena – Qui Sig. Cavalleri non dice nulla di nuovo, dimentica però che siamo nell’era dei robot e un’alta percentuale di lavoro lo svolgono le macchine. Nel prossimo futuro, i lavori manuali e mentali saranno sempre maggiormente appannaggio dei robots e macchine operatrici, l’essere umano quindi avrà necessità lavorative diverse da quelle conosciute attualmenteContunuiamo:

      Moneta, ricchezza e divisione del lavoro         

    Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri – E la dinamica con cui funziona il denaro in una società a lavoro suddiviso è la seguente: io cedo tutto il frutto del mio lavoro in cambio di denaro e tramite il denaro mi procuro una minuscola frazione dei frutti del lavoro di tutti gli altri. A seconda di quanto denaro prendo, sarà maggiore o minore il diritto di possesso sul frutto generale del lavoro, quindi il denaro funziona come unità di misura della proprietà. La corretta visione della moneta è quella di un titolo di proprietà in bianco, che fa diventare mio un certo bene o un certo servizio nel momento in cui la spendo.

    Nicola Arena – Questo ragionamento è corretto e ovviamente semplicistico, riferito principalmente ad un rapporto di lavoro basato sulla produzione locale di beni e servizi essenziali. Continuiamo a leggere:

    Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri –  Fin qui ho parlato della base definitoria, teorica. Resta inteso che la moneta è un bene immateriale, di natura fiduciaria, nonché fondamentale strumento per l’economia del benessere. Ma oltre a ciò si può dire che la moneta sia ricchezza? In generale i beni strumentali se ben utilizzati producono ricchezza, altrimenti no. Se il denaro è strumento di scambio, produce ricchezza quando ci sono merci da scambiare, altrimenti non serve a nulla. Basti pensare a un naufrago su di un’isola deserta con un miliardo in banconote: al massimo potrà usarle per accendere il fuoco la sera. Quindi produrre moneta non significa produrre ricchezza.

    Nicola Arena – Su questo siamo perfettamente d’accordo. Ma continuiamo:

    Risposta di Nicola Arena alla critica di Andrea Cavalleri contro il Prof. Auriti

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Chiarezza su SIM.EC. e circolazione monetaria

    Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri – E’ vero che fino a un certo punto l’immissione di liquidità nell’economia attiva le risorse inutilizzate, ma poi, raggiunta la piena occupazione, diventa dannosa. In proposito l’esperimento di Guardiagrele non prova nulla che non si sapesse già: solo che un sistema troppo povero di moneta langue nella spirale deflattiva e che necessita di un impulso per riprendersi. Esperimento che peraltro venne dopo molti altri casi storici (uno di particolare successo in Austria nel 1932, molto più spettacolare di quello di Guardiagrele e concluso nello stesso modo: coi procedimenti giudiziari avviati dalla Banca Centrale).

    Nicola Arena – Qui si confonde l’esperimento del SIMEC con l’esperimento Austriaco, il primo era una moneta di proprietà del portatore e senza riserva, mentre l’altra moneta era deperibile nel tempo, avendo come riserva il lavoro umano (come le hours americane) e i procedimenti giudiziari intrapresi dalle banche centrali, avranno potuto avere in comune in desiderio di mantenere il controllo della proprietà della moneta, da parte delle banche e sottratta ai popoli. Continuiamo:

    Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri – Insomma, se si accetta che la moneta scambia e misura le proprietà (e non i “valori” espressione ambigua e sfuggente), moltiplicando i titoli di proprietà inerenti la stessa quantità di ricchezza si ottiene solo l’aumento dei prezzi. Semmai conviene considerare che, in quanto mezzo di scambio, la moneta deve accelerare la circolazione, cioè in quanto strumento, essere usato di più.

    Nicola Arena – Sulla velocità di circolazione che aumenta il potere d’acquisto, Il professor Auriti è stato chiarissimo, ma forse le sarà sfuggito Sig. Cavalleri. Ma proseguiamo:

     Lo svarione… di Auriti o di Cavalleri?              

    Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri – E qui si arriva al disastroso svarione di Auriti, cioè sostenere che le tasse non servono, ma possono essere sostituite indefinitamente dall’emissione monetaria. Si tratterebbe di produrre denaro a getto continuo e dove andrebbe a finire quel fiume di soldi? L’unico risultato possibile sarebbe un’inflazione catastrofica, tale da screditare totalmente il sistema dei pagamenti.

    Nicola Arena – Qui ancora una volta Lei dimostra di non aver studiato la scoperta del professor Auriti della rarità monetaria. Glielo spiego in parole semplici: nel momento in cui i costi di produzione tendono a coincidere con il valore di mercato, cioè il prezzo di vendita, allora bisogna interrompere sia la produzione di beni che la quantità di denaro. Andiamo avanti:

    Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri – Se non si ha l’onestà intellettuale e la semplicità di ragionamento di capire questa realtà elementare, ci si rende impresentabili presso tutta la comunità politico-economica.

    Nicola Arena – Le giro la sua stessa frase e continuiamo:

    "Soprattutto si rischia di far cadere le altre giustissime istanze auritiane, sulla truffa della contabilità bancaria e sul diritto dei cittadini di poter finanziare lo Stato senza debito e senza interessi. Qual è invece la misura corretta dell’emissione monetaria?"

    Nicola Arena – Gliel’ho spiegato prima ed è la legge della raritàProseguiamo:

     Sostenere la spesa corrente con le tasse?       

    Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri – Ma esiste una semplicissima e aurea regola, che fu usata con successo nel secolo scorso da una Nazione che ottenne i più lusinghieri risultati economici. La regola è: sostenere la spesa corrente con le tassefinanziare con nuove emissioni monetarie le nuove opere o nuove imprese.

    Nicola Arena – In questo siamo assolutamente su binari diversi, secondo lei lo Stato con una mano da i soldi e con l’altra li toglie e così si creano le opere pubbliche. Non le sembra un’assurdità? Io la capisco, come capisco tutti gli economisti che non hanno compreso la scoperta del valore indotto della moneta

                                 Il valore lo crea la gente accettando la moneta, 

                quindi la proprietà della moneta emessa deve appartenere ai cittadini 

                                                           e non allo Stato. 

    Il modo migliore per “tassare i cittadini” non è quello del prelievo fiscale (che serve solo ad alimentare la truffa del sistema del debito), ma un aumento doveroso di beni e servizi prodotti in cambio delle opere pubbliche ricevute. Quando la moneta era d’oro, la rarità del metallo obbligava al pagamento delle tasse e le stesse erano un equo scambio fra lo stato e i cittadini. Finita l’era del gold standard è finito anche il problema della rarità dell’oro e quindi della necessità del prelievo fiscale. Andiamo avanti:

     Confusione tra riccheza e valore monetario  

    Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri – Quindi pagare con le tasse gli stipendi dei dipendenti statali e tutte le incombenze relative ai beni già presenti, ed emettere moneta per costruire nuove opere, come strade, ospedali etc. Naturalmente si parla di beni autorealizzabili con le risorse della Nazione, altrimenti si stampa cartaccia per importare dall’estero e si truffa il prossimo, come fanno gli Stati Uniti con il dollaro. Quindi creazione di denaro solo in concomitanza e in proporzione alla creazione di nuova ricchezza. In questo senso citavo l’eredità come un modo di procurarsi denaro senza aver creato ricchezza. Era uno dei tanti esempi in cui mostravo che si può entrare in possesso di titoli di proprietà (proprietà definite come immobili e aziende o proprietà virtuali come il denaro) senza aver lavorato. E il lavoro è l’unica fonte di ricchezza reale.

    Nicola Arena – Sig. Cavalleri lei confonde la ricchezza di beni e servizi con il valore monetario. La ricchezza può avere molti significati, se ci concentriamo sulla ricchezza di risorse naturali, per esempio il continente africano è il più ricco del mondo, ma paradossalmente, questa terra è popolata da gente povera economicamente. La spiegazione è evidente: mancanza di sovranità, monetaria in primis. Proseguiamo con l’ultimo pezzo:

     Oltre la "risata" degli economisti…                        

    Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri – Qualunque economista, leggendo la proposta di sostituire le tasse con emissione monetaria, ride e passa oltre. Se mi sono sforzato di capire donde nascesse questo errore, indagando sulle basi teoriche economiche (e non solo giuridiche) della moneta, è perché sono affezionato al pensiero e alla figura di Auriti.

    Nicola Arena – Qui posso rispondere con assoluta certezza, che chiunque abbia letto, studiato e assorbito la scoperta del valore indotto della moneta, non può che rigettare totalmente l’idea che la spesa pubblica dev’essere effettuata con le tasse. Le risate le lasciamo agli sciocchi e alle persone superficialmente preparate, noi ci limitiamo ad argomentare. Siamo in conclusione:

      Il rischio degli auritiani o l'errore di Cavalleri? 

    Tratto dall'articolo di Andrea Cavalleri – Il rischio della scuola auritiana, nell’esaltare qualunque pensiero del maestro (che io comunque apprezzo), è quello di ridursi come la comunità degli aristotelici del 1600, che sostituivano alle prove di ragione il principio di autorità: ipse dixit! Così facendo ci si preclude al dialogo con gli esponenti di altri filoni di pensiero e ci si riduce ad una nicchia di aficionados autoreferenziali. Sarebbe il modo più sicuro di sprecare un’eredità che altrimenti potrebbe essere feconda, buttando in questo modo il bambino con l’acqua sporca.

    Nicola Arena – Il rischio a cui lei fa riferimento è causato dalla sua superficialità nello studio delle teorie e scoperte auritiane, non ci sentiamo i portatori del Verbo e siamo disposti ad ogni confronto su queste delicate questioni. Siamo certi e possiamo dimostrare in qualsiasi momento la validità delle tesi del maestro, peraltro dimostrate scientificamente attraverso l’esperimento universitario di Guardiagrele. Con spirito collaborativo la saluto cordialmente (come la saluterebbe il Professor Auriti )

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  • Crisi economica? Crisi morale!

    Crisi economica? Crisi morale!

    Lunedì, 6 Marzo/ 2017   

    di Francesco Lodi / Sete di Giustizia Genova

     Redazione Quieuropa, sistema bancario, Francesco Lodi,  Sete di Giustizia, Giacinto Auriti, Crisi morale, Benedetto XVI, Dottrina Sociale della Chiesa 

    Crisi economica? Crisi morale!

    L'egoismo e la "disumana religione del mondo" che

    portano alla cinesizzazione della società. 

    Che fare?

     
    di Francesco Lodi / Sete di Giustizia Genova
     
    Crisi Economica
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     Crisi economica: crisi morale                                 

    Genova – di Francesco Lodi – Come più volte ha ribadito nel suo Pontificato Benedetto XVI la cosiddetta "crisi economica" attuale è frutto di una crisi morale dell’uomo. “Talvolta l’uomo moderno è erroneamente convinto di essere il solo autore di se stesso, della sua vita e della società. E’ questa una presunzione, conseguente alla chiusura egoistica in se stessi, che discende – per dirla in termini di fede – dal peccato delle origini. […] Ignorare che l’uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell’educazione, della politica, dell’azione sociale e dei costumi. All’elenco dei campi in cui si manifestano gli effetti perniciosi del peccato, si è aggiunto ormai da molto tempo anche quello dell’economia. Ne abbiamo una prova evidente anche in questi periodi (proprio come avvenne durante la "Grande Depressione" o "Crisi del 1929", passata alla storia come una delle più terribili espropriazioni di massa della storia, che trovò come alibi il cosiddetto "Crollo di Wall Street": migliaia e migliaia di famiglie americane si trovarono da un giorno all'altro senza casa.. praticamente sul marciapiede ad elemosinare generi di prima necessita! Niente di nuovo sotto il sole! – Ndr – Vedi foto al centro in copertina)

                             La convinzione di essere autosufficiente 

    e di riuscire a eliminare il male presente nella storia solo con la propria azione 

                ha indotto l’uomo a far coincidere la felicità e la salvezza 

          con forme immanenti di benessere materiale e di azione sociale. 

            La convinzione poi della esigenza di autonomia dell’economia 

                   che non deve accettare influenze di carattere morale, 

               ha spinto l’uomo ad abusare dello strumento economico 

                                   in modo perfino distruttivo.” 

                            (Benedetto XVI – Caritas in Veritate)

     Mammona, la moneta-debito e Basilea III          

    Questa crisi – o meglio questo egoismo – parte dall’alto, dalle banche, fino ad arrivare in basso al negozio di quartiere. Infatti a causa della crisi morale, dove non si riconosce più il vero di Dio, si finisce per servire Mammona: il denaroPiù volte abbiamo spiegato che la crisi parte dalla più grande truffa di tutti i tempi: la moneta-debito. Accade che le banche centrali di tutto il mondo (spa private) emettono banconote di costo praticamente nullo addebitandole ai popoli per il loro valore nominale (la moneta viene prestata per poi essere restituita con gli interessi). E’ facile quindi capire come i vuoti monetari siano arbitrariamente pianificati dalla parsimonia feroce dei grandi usurai che dominano il sistema monetario.

                                    Infatti i popoli del terzo mondo

          prima di essere dilaniati dalla fame sono dilaniati dal debito.

                                                  (Giacinto Auriti)

    In un anno muoiono di fame milioni di persone non per mancanza di derrate alimentari, ma per mancanza di denaro per comprale: com'è provato dalla distruzione abituale delle eccedenze di prodotti agricoli. Questa crisi è stata accentuata con il passaggio da Basilea II a Basilea III: le banche commerciali hanno deciso d'un colpo di rientrare dei crediti rispetto al loro patrimonio e hanno messo sul lastrico tantissime aziende che sono fallite per mancanza di liquidità. E’ l’economia capitalistica, l’economia dell’egoismo: un sistema in cui il più forte vince e si prende tutto; il più piccolo muore e prima di farlo svende tutto al primo… il cosiddetto "eletto".

    Crisi Economica

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Verso la cinesizzazione della società                     

    Ma questo egoismo, frutto come dicevamo di una crisi morale, tocca le aziende di tutti i livelli, fino ad arrivare ai negozi di quartiere. Infatti in tutte le aziende si continua a dire che i ricavi devono crescere e per farlo si taglia sul personale. Così gli imprenditori per egoismo – sia pur indotto dall'egoismo satanico dei mondialisti – non sono disposti a rinunciare a parte dei loro guadagni per il prossimo e la riduzione del personale grava sugli altri dipendenti che ormai sono costretti a fare ore di straordinario non retribuite. Cioé si va verso la schiavitù reale o cinesizzazione della società (Ndr): è questa l'essenza catastrofica del Nuovo Ordine Mondiale trasposta all'economia, sulla scia della "globalizzazione" (Ndr). Testimonianza c’è stata data – tra l'altro – proprio qui a Genova nell’incontro di Gioia Piena organizzato dalla diocesi sul tema della disoccupazione, dove diverse persone ci hanno raccontato le loro esperienze con aziende e negozi, sull’utilizzo di voucher, work esperience, assunzione temporanea di neo diplomati (utilizzati con diversi metodi), al fine di non assumere, ma di avere costantemente una rotazione del personale a basso costo, utile, ovviamente, ai soliti noti del ristretto club. Tutto questo in nome del profitto, fatto ovviamente sempre sulla schiena dei più deboli. La cosa triste è che questo accade anche per mano di imprenditori che si dicono cristiani cattolici, ma che poi non mettono in pratica la Dottrina Sociale della Chiesa.

     Il tesoro della Dottrina Sociale della Chiesa        

    Infatti nella Dottrina Sociale della Chiesa si legge: La dottrina sociale riconosce la giusta funzione del profitto, come primo indicatore del buon andamento dell’azienda: “quando un’azienda produce profitto, ciò significa che i fattori produttivi sono stati adeguatamente impiegati”. Ciò non offusca la consapevolezza del fatto che non sempre il profitto segnala che l’azienda stia servendo adeguatamente la società.

                                                E’ possibile, ad esempio,

            “che i conti economici siano in ordine ed insieme che gli uomini,

                   che costituiscono il patrimonio più prezioso dell’azienda,

                                  siano umiliati e offesi nella loro dignità”.

    E’ quanto avviene quando l’impresa è inserita in sistemi socio-culturali improntati allo sfruttamento delle persone, inclini a sfuggire gli obblighi di giustizia sociale e a violare i diritti dei lavoratori. Purtroppo questa ormai sembra una prassi sempre più consolidata nel nostro paese. Quando dal basso torneremo a guardare come centro dell’economia la persona e non il denaro – ma questo potrà accadere solo quando riconosceremo Dio come centro della nostra vita – allora piano piano le cose cambieranno a tutti i livelli, fino ad arrivare al vertice di chi gestisce oggi l’economia: le banche e i centri o templi della luciferina "religione del mondo" o del mondialismo (vero dante causa alle azioni dei signori occulti della moneta – Ndr). Solo così,

                          riconoscendo Dio come centro della nostra vita,

                               avremo una moneta al servizio dell’uomo

    (moneta proprietà di popolo / vedi Teoria Auritiana) e non il contrario:

          l’uomo al servizio della moneta (moneta come sterco di satana). 

                       Alla base di tutto ci sta la nostra conversione,

                               il Vangelo è chiaro Dio o Mammona.

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    Convegno sulla moneta / 17 Settembre 2016

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  • Sovranità Monetaria ed Eutanasia: quando il diritto alla vita è negato dalla sete di morte

    Sovranità Monetaria ed Eutanasia: quando il diritto alla vita è negato dalla sete di morte

    Venerdì, 3 Marzo/ 2017   

    di Nicola Arena / con contributi di Sergio Basile / Sete di Giustizia

     Redazione Quieuropa, sistema bancario, Nicola Arena,  Sete di Giustizia, eutanasia, Giacinto Auriti, Massimo Mauro, Gianluca Vialli  

    Sovranità Monetaria ed Eutanasia: quando il 

    diritto alla vita è negato dalla sete di morte

    Moneta debito ed eutanasia: gli strumenti dell'élite e dei

    profeti della morte per infelicitare e decimare l'umanità

     
     di Nicola Arena / con contributi di Sergio Basile  / Sete di Giustizia
     
    Sovranità Monetaria ed Eutanasia
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     Una questione di vita e di morte                            

    Roma – di Nicola Arena / con contributi di Sergio Basile – Nei giorni scorsi in Italia i malati di SLA ed i loro cari sono ritornati a chiedere con insistenza nuovi fondi da destinare in favore della ricerca. Il Comitato 16 Novembre – onlus associata alla FISH che da anni lotta per l'ottenimento di maggiori risorse economiche all'assistenza ai malati di SLA e di altre patologie altamente invalidanti – è sceso in piazza per ben 15 volte solo nel periodo compreso tra 2012 e 2014. Inoltre, nello stesso periodo, è stato organizzato un presidio permanente di fronte al Ministero dell'Economia e delle Finanze. La risposta dei nostri governanti, incredibile ma vero, è stata quella di ridurre ulteriormente la somma destinata a questa gravissima patologia. Dinanzi a questo vergognoso paradosso, una rifessione sorge spontanea e non può che riguardare ancora una volta la delicatissima e centrale "questione monetaria". Se lo Stato avesse la piena sovranità monetaria, ovviamente, i fondi necessari agli aiuti ai sofferenti – per questa ed altre patalogie – si troverebbero con un click. Il catanzarese Massimo Mauro – noto calciatore classe '62: l'unico ad aver giocato con Maradona, Platinì e Zico – al termine della sua gloriosa carriera calcistica, nel 1993, decise di dedicarsi al supporto della ricerca scientifica, dando vita – assieme a Gianluca Vialli – all'omonima fondazione "Vialli e Mauro", ente che opera dal 2004 nella raccolta fondi per la ricerca sul cancro e sulla SLA. Mauro, ora commentatore televisivo, era amico di Stefano Borgonovo, notissimo calciatore morto proprio di Sla il 28 giugno del 2013. 

                                      "Per una degna assistenza a domicilio 

                   – ha commentato in una recente intervista a La Repubblica – 

                            sono necessari dai 100mila ai 120mila euro annui. 

                     Considerando i 6000 malati, di cui molti gravi e gravissimi, 

      è fondamentale per noi che lo Stato s’impegni per almeno 600 milioni di euro". 

                                                           Massimo Mauro

    Una linea condivisa anche dal Comitato 16 novembre. Ma è possibile che manchino i fondi per interventi così necessari e urgenti? Chiediamoci allora: cos'è la moneta? I "soldi" sono nient'altro che un'invenzione umana di natura puramente convenzionale. Pertanto, quando essi dovessero mancare, bisognerebbe semplicemente stamparli nella giusta quantità, cioé in maniera tale da garantirne e controllarne la rarità, ma anche nella misura in cui essi possano "servire" all'intera comunità civile per far fronte al necessario. Poiché i nostri governanti da sempre hanno delegato questa importante funzione (quella della creazione del denaro) a banchieri senza scrupoli, che hanno illegittimamente monopolizzato la proprietà del denaro ed i criteri di elargizione dello stesso, i cittadini sono stati privati addirittura – e sempre più – del diritto alla vita. Il fine unico dell'usuraio, dunque, in ultima istanza, è quello di far soffrire la povera gente e controllare con piena discrezionalità i processi demografici. Si stima, ad esempio, che gli Italiani, andando di questo passo, in un paio di secoli potrebbero essere estinti… o quasi! Se la proprietà della moneta fosse dei cittadini e la moneta fosse emessa dallo Stato a credito (reddito di cittadinanza a credito: assolutamente non inserito tra le voci di debito del bilancio statale) le famiglie avrebbero finalmente la possibilità di poter assistere ai loro cari, con tutti i mezzi economici necessari: anziani, disabili e malati di  ogni sorta potrebbero ritrovare la giusta dignità di essere umani e non mendicare ore di vita.

      I profeti e sacerdoti della morte                          

    Oggi assistiamo a un'onda impetuosa d’inganno omicida che spinge l'opinione pubblica in un'unica direzione possibile (secondo loro): la morte. Mentre i malati soffrono, i nostri governanti tagliano i fondi e, in aggiunta, i mezzi d'informazione in mano al sistema usurocratico mondiale, ci forniscono una soluzione: l'eutanasia. In questo periodo di crisi economiche e morali (create ad arte dal sistema bancario e dal mondialismo luciferino e anti-cristiano) spendere dei soldi per le cure dei malati non è possibile, non è lecito! Quindi occorre convincere la gente a chiedere per legge l'uccisione degli stessi malati: spesso e volentieri considerati alla stregua di fardelli inutili da scaricare al più presto. Quante categorie saranno coinvolte? Oggi malati, storpi, anziani, ciechi, sordi; domani persone sane ma prive di un lavoro, ecc.. Per semplificare tutto in uno slogan, tanto caro ai profeti della "malthusiana religione del mondo": 

                                      "Non ci sono i soldi cari Italiani! 

                Quindi convincetevi sempre più che morire è un vostro diritto! 

                                            Fatelo applicare per legge! 

                 Pretendetelo senta tanti fronzoli ideologici e religiosi!"

    L'impero usurocratico mondialista (cioé proprio dei seguaci di satana, nemici di Gesù Cristo) che ha come obiettivo la riduzione della popolazione mondiale – e la contestuale crescita demografica e reddituale dei soli "eletti" – usa tutti i mezzi mediatici per convincere le genti ad agire contro i propri interessi e, principalmente, contro la vita. Assistiamo quindi a un estenuante martellamento mediatico in favore dell'eutanasia e – alla luce di quanto detto e scritto – ciò non ci meraviglia più di tanto. Molte persone ci cascano, sventolando i propri diritti nelle piazze con ardore ed abnegazione… ma essi non si accorgono che questi fantomatici "diritti" non sono altro che gli interessi più miserabili e meschini dell'élite dominante che detiene le redini della moneta e delle nazioni. Fu questo – è lo è ancora oggi – uno dei principali crucci del Club di Roma, organizzazione mondialista vocata – in nome di un presunto e "deleterio" sovrappopolamento mondiale: che mortifica e annulla di fatto l'essenza stessa del concetto di "Divina Provvidenza" e di Dio – alla riduzione delle nascite e al controllo demografico; organizzazione tanto cara – tra l'altro – al giornalista e scrittore Giulietto Chiesa e al professor Serge Latouche (padre della Teoria della Decrescita Felice): da sempre supporters del pensiero unico concepito nel seno del Club.

    Sovranità Monetaria ed Eutanasia

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Diritto alla vita, diritto alla moneta-proprietà    

    Il motivo che dovrebbe spingere in primis l'essere umano a manifestare contro i governi e soprattutto contro il sistema bancario – basato sulla mortale moneta-debito – è il diritto alla vita. La nostra esistenza in questo mondo non l'abbiamo decisa noi e per questo motivo non dovremmo nemmeno poter decidere di toglierla agli altri. La legge deve favorire il benessere sociale, soprattutto dei più bisognosi: sia d'affetto che di cure mediche. Non lasciamo all'usuraio il libero arbitrio sulla nostra esistenza! Lottiamo per la vita! Noi – come ci ricorda l'indimenticato Prof. Giacinto Auriti, padre della "Teoria del Valore Indotto della Moneta" – siamo per la proprietà popolare della moneta!

                        Oggi il denaro nasce di proprietà della banca

                                       che la emette prestandola!

            Noi vogliamo che la moneta nasca di proprietà dei cittadini

          e che sia accreditata ad ognuno come reddito di cittadinanza!

                                          ( Prof. Giacinto Auriti )

     

    Nicola Arena, Sergio Basile / Sete di Giustizia (Copyright © 2016 Qui Europa)

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    NOI  SIAMO  PER LA PROPRIETÀ  POPOLARE DELLA   MONETA.

    Oggi la moneta nasce di proprietà della banca che la emette prestandola ai cittadini.

    Noi vogliamo che nasca di proprietà dei cittadini e che sia accreditata 

    ad ognuno come " REDDITO di CITTADINANZA ".

    DISEGNO DI LEGGE N°1282 SENATO XII LEGISLATURA 

    DIS. LEGGE N°1889 SENATO XIII LEGISLATURA

    Disegno di Legge proposto dal Sindacato Anti USura 

    Segretario Generale  avv. prof. Giacinto Auriti

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    Vedi anche  www.simec.org e Sete di Giustizia

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     Video correlato                                                          

    Convegno sulla moneta / 17 Settembre 2016

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  • Moneta elettronica: l’apoteosi del nulla, la perfetta moneta satanica

    Moneta elettronica: l’apoteosi del nulla, la perfetta moneta satanica

    Lunedì, 23 Gennaio/ 2017   

    di Nicola Arena e Sergio Basile / Sete di Giustizia

     Redazione Quieuropa, sistema bancario, Nicola Arena, Sergio Basile, Sete di Giustizia, moneta, Bit-coin 

    Bit-coin: l'apoteosi dell'astrazione e del nulla,

    la perfetta moneta satanica

    L'ultima frontiera della schiavitù monetaria passa per

    l'impulso di un computer 

     

                    Computer: macchina progettata per velocizzare

                                        e automatizzare gli errori.

                                                      anonimo

                                       Una volta avevo una vita.

                      Ora ho un computer e una connessione wi-fi.

                                                      anonimo

     

    di Nicola Arena e Sergio Basile / Sete di Giustizia 

    moneta satanica

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    di Sergio Basile / Sete di Giustizia

     Perché fidarsi di un bit?                                           

    Premessa – di Sergio Basile – Come disse Luc Fayard, giornalista francese, esperto di tecnologie mediatiche, "l'informatica non è altro che una scienza inesatta e una attività umana fallibile". Chiediamoci allora:

    Perché subordinare la nostra dignità e sovranità monetaria all'impulso di una tastiera?

                                                         Perché fidarsi di un bit? 

              Ha forse il computer uno spirito, un codice etico autonomo, dei sentimenti?

                         O è piuttosto l'ennesima forma avanzata di "fantasma giuridico"

                                            nelle mani dei "padroni della moneta"?             

    L'amore e la vita non sono realtà statiche ma irriducibilmente dinamiche, in quanto si trasmettono, hanno bisogno di essere continuamente alimentate  e rigenerate mediante lo spirito e la materia. La comunicazione e il contatto tra esseri viventi e/o tra persone e cose sono essenziali, poiché attraverso la creazione, e quindi il tocco di Dio, l'Altissimo ha sugellato il patto primordiale tra il Cielo e la Terra, tra Lui e l'intero Creato. Il contatto genera vita, l'assenza di contatto morte! Anche il bambino fin dai primi vagiti ha bisogno di avvertire il calore della madre, ha bisogno di sentire e sperimentare la dolcezza del suo abbraccio, il conforto del suo seno, dal cui contatto egli prende vita, nutrimento. Senza contatto il neonato impazzisce o muore! Non basta il cibo! Così come non basta, per contro, la sola premura della madre. L'amore si manifesta da una perfetta sintesi tra materia e spirito.

      Spirito e materia                                                       

    La vita tra gli esseri umani, dunque, non si limita  alla materia, come non può limitarsi assolutamente alle parole e alle immagini. Né tantomeno ad un bit! Essa ha bisogno di spirito e materia, emozioni, sentimenti e contatto, continua sperimentazione

                         La materialità diviene trasfigurazione del sentimento, 

                           come il mare è lo specchio in cui si affaccia il cielo. 

    Lo stesso atto sessuale, funzionale al più grande miracolo dell'universo, è tra le cose più sacre che Dio abbia mai concepito in favore delle sue creature. L'atto sessuale è sacro: da esso dipende sia la Vita che l'armonia della coppia, il piacere e il sacrificio. Cosa sarebbe "l'amore" tra marito e moglie senza il contatto fisico? Oggi, travolti dall'era digitale, le nostre vite, il nostro quotidiano, hanno subito uno strano ed innaturale processo di accelerazione, ma nel contempo il grado di profondità delle nostre relazioni ha subito una metamorfosi in negativo. Infatti, mentre aumenta il numero degli amici virtuali su facebook e si chatta di più e più in fretta, paradossalmente aumenta il nostro stato di alienazione e ci si conosce sempre meno in profondità… Perché? Semplice!

                  Perché manca sempre di più il contatto fisico tra le persone, 

                        il valore di un sorriso, di una carezza, di uno sguardo

                                     o di una semplice stretta di mano. 

    Dio nella Genesi attraverso il tocco delle sue dita crea e trasmette la vita. Quel che manca davvero all'uomo del terzo millennio sono dunque la sintonia fisica e il contatto: quella scintilla atavica con i suoi simili, con la natura e il creato. Quell'attrito tra due corpi… che permise ai primi uomini di scoprire il fuoco.

     Maledettamente virtuale!                                         

    Tutto è sempre più maledettamente virtuale. Anche il vile danaro! Oggi, attraverso la moneta elettronica vogliono farci perdere il contatto con l'essenza fisica del denaro, il supporto cartaceo (anche se in realtà si tratta di fibra di cotone), e con esso nascondere anche il "valore indotto" e spirituale dello strumento monetario. Perché?

     L'uomo, di questo passo, potrebbe essere destinato ad "evolversi" sempre più 

                                     in un semplice, insignificante, numero

                  Venendo a mancare il suddetto "supporto", la mente umana, 

                    in un futuro prossimo, potrebbe essere irrimediabilmente 

             "costretta" a cancellare e rimuovere il concetto stesso di "denaro" 

                        e, di conseguanza, di "diritto" e di identità personale. 

    (Se è vero com'è vero che la compressione o rarefazione monetaria indotta, da parte delle banche centrali e dei governi, non è altro che una malcelata operazione di compressione dei diritti personali e delle libertà di una comunità sociale).

      L'apoteosi dell'astrazione                                        

    La mente umana, inoltre, potrebbe confondersi sempre più in merito alla reale portata dello strumento monetario e potrebbe, inevitabilmente, perdere il contatto con la realtà e con il "senso del dono", della reciprocità e del mutuo-soccorso: qualità che la moneta-convenzionale (o moneta credito come originariamente concepita) dovrebbe importare in un sistema sociale organico e sano. Prerogative queste che gli inventori della moneta-convenzionale dell'era mosaica (le tribù d'Israele) difesero per un lungo tempo della loro storia, prima di sviare e di abbracciare, in gran parte, il dio dell'usura

                                   Tale rivoluzione elettronica,

    premesso che la moneta è una sublimazione geniale di spirito e materia

             (materia, previsione d'acquisto e potere d'acquisto) 

               equivarrebbe dunque all'apoteosi dell'astrazione,

      cioé al trionfo assoluto del nulla sulla materia e sullo stesso spirito.

    L'ultima moda che minaccia le nostre intelligenze e le nostre anime, in tal senso, si chiama bit-coin: moneta elettronica, immateriale e costituita da semplici impulsi elettronici, ideata nel 2009 da Satoshi NakamotoIl bit-coin, come vedremo meglio di seguito, celebra proprio l'apoteosi del nulla, sottraendo alle potenzialità della mente umana la possibilità di elaborare il reale senso della moneta che esso surroga e sostituisce! 

     Deriva Bit-coin                                                           

    Il Bitcoin non viene regolamentato da una banca centrale ma da un database – di un oscuro, anonimo ed invisibile regista – distribuito sfruttando la tecnica della crittografia, per gestire gli aspetti funzionali e transazionali. In pratica la rete Bitcoin permette e facilita  il possesso e il trasferimento anonimo di moneta elettronica tra più soggetti economici, mediante un "portafoglio digitale" e un correlato "indirizzo bitcoin". Tale modello di moneta virtuale rende impossibile a qualunque autorità il blocco dei trasferimenti, il sequestro o la svalutazione dello strumento monetario. Questi probabilmente – assieme alla velocità e facilità di trasferimento dei bit-coin – sono i punti forti della curiosa invenzione figlia "nobile" dell'era digitale. Ma non tutto oro è quel che luccica! Anzi! Di chi è il bit coin? Cosa rappresenta? In che relazione si pone con quel fondamentale processo socio-economico di trasmissione della vita, fatto di spirito e materia, che dovrebbe caratterizzare tutti i processi di relazione tra uomini? E soprattutto, chi gestisce i bit-coin, e in vista di cosa? Sono interrogativi che gli entusiasti profeti della criptovalura sembrano non porsi. Eppure, analizzando più da vicino la struttura giuridica e la stessa natura "spirituale" della moneta (tra i mezzi economico-sociali più diretti per favorire il "contatto" tra gli uomini) la pseudo-moneta chiamata bit-coin nasconde lati oscuri e perversi che è bene tenere in debita considerazione, onde evitare di restare per l'ennesima volta schiavi di un terzo padrone, capace di gestire con subdola maestria il nostro tempo ed il nostro spazio, togliendoci ancora una volta quella sovranità che lo stesso Dio diede ai primi uomini nell'Eden, mettendoli in guardia dal sommo inganno: sostituirsi all'Onnipotente.

      Bit-coin? No grazie!                                                

    La moneta-convenzionale sganciata dal debito, come detto, rappresentò per il popolo ebraico – per un certo tempo – uno straordinario strumento di mutuo soccorso e moltiplicazione delle ricchezze. L'idolatria del popolo eletto (o meglio di una parte di esso che imboccò la via del Talmud e della Cabala) sublimata nel culto idolatrico del vitello d'oro di Aronne – e nella degenerazione dell'uso del segreto della potenza: da mezzo di soccorso a ignobile strumento di dominio sul prossimo – inietto nelle vene del genere umano un veleno letale. L'uomo finì ben presto per togliere ai suoi simili quella dignità originale che L'Onnipotente riservò fin dalla Genesi alla sua creatura prediletta (fatta a Sua immagine e somiglianza). Il peccato e l'idolatria di parte del "popolo eletto" – reiterati nei secoli, specie dopo il sommo omicidio – trasformarono la Shekhinah in chèque, ovvero la provvidenziale manifestazione divina in moneta-debito (bancaria) o inquietante manifestazione di un contro-dio personalistico e disumano. Dalla moneta convenzionale si passò alla moneta merce, e dalla moneta merce (oro, ecc..) alla moneta-debito (avvelenata dall'interesse da usura). Oggi il processo di involuzione dello strumento monetario (divinizzato) sembra non conoscere fine. Il bit-coin, alla luce di quanto detto, non è altro che l'ultima frontiera di questo diabolico inganno, vecchio quanto il mondo. Una scintilla, un impulso capace in maniera sempre meno evidente – e sempre più sottile – di generare (arbitrariamente) il bene e il male, il diritto e la schiavitù, la ragione e il torto. Bit-coin? No grazie! 
     
              Un tempo esistevano domande per le quali non c’erano risposte.
     
                      Oggi, all’epoca dei computer, ci sono molte risposte
     
                  per le quali non abbiamo ancora pensato alle domande.
     
                                                         Peter Ustinov
     
    Sergio Basile / Sete di Giustizia (Copyright © 2016 Qui Europa)
     
     
     
     

    Bit-coin: la realizzazione della perfetta

    moneta satanica

    L'uomo spossessato, in un bit, persino della capacità

    di essere "portatore del proprio debito"

     

     
     di Nicola Arena / Sete di Giustizia 
     
    Bit-Coin moneta satanica
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     La "perfetta moneta satanica"                                

    Con la moneta elettronica

    si realizza la perfetta moneta satanica,

    e precisamente la "moneta di proprietà del portatore"

    al contrario

    Roma di Nicola Arena –  Nel corso dei millenni la moneta, essendo un bene usato come strumento di scambio, ha avuto come soggetto del suo utilizzo l’uomo. Con il passare del tempo la struttura merceologica del simbolo moneta, come visto, è mutata varie volte anche in virtù delle diverse aree geografiche del pianeta. In antichità, prima della nascita della moneta in senso stretto, il denaro era costituito da svariate tipologie di oggetti: scarabei d’argilla, semi di cacao, conchiglie, barrette di ferro, sale, bestiame, ecc.. Il vero cambiamento però lo notiamo con la nascita della Banca d’Inghilterra nel 1694 e conseguente immissione sul mercato della sterlina Inglese, prima moneta nominale al mondo creata come puro debito. La sterlina emessa su "riserva fittizia", sancì uno stravolgimento epocale nella storia dell’umanità. Il motivo principale di questo radicale mutamento, non va ricercato semplicemente nell’aspetto materiale della moneta, bensì nella posizione giuridica del portatore.

      Quando la moneta era d'oro…                                

          Quando la moneta era d’oro, il portatore ne era anche proprietario.

    L’importanza di esserne il proprietario garantiva al portatore non solo il diritto di poter spendere a proprio piacimento il denaro posseduto, ma anche e soprattutto quello di pretenderlo e rivendicarlo. Con l’avvento della moneta emessa a debito, il portatore è stato subdolamente espropriato del proprio valore e indebitato di altrettanto, con un abile gioco di prestigio satanico. Questo è stato possibile a causa dell’assoluta ignoranza dei popoli e dei governanti in ambito monetario. Tale profondo stato di inconsapevolezza non ha permesso loro di scoprire l’inganno.

              L’errore di aver ricercato e riconosciuto il valore negli oggetti,

                          ha spinto i popoli ad accettare denaro-carta

                            come titolo rappresentativo della riserva.

    Da sempre però i banchieri conoscono il segreto del denaro, il cui valore non va ricercato negli oggetti, ma nel pensiero degli uomini.

      Il segreto del valore, svelato da Auriti                  

    Con la scoperta del valore indotto della moneta del professor Giacinto Auriti, il segreto del valore è stato svelato. Il valore della moneta e di tutti gli oggetti materiali e spirituali, va ricercato nella mente delle persone.

                                Il valore infatti – come sosteneva Auriti – 

                        è una previsione in un rapporto fra fasi di tempo. 

    Per semplificare: “Il telefono ha valore perché prevedo di telefonare”; “La calcolatrice ha valore perché prevedo di fare calcoli”; “Gli sci hanno valore perché prevedo di andare a sciare”; “La penna ha valore perché prevedo di scrivere”. Il valore da soggettivo può diventare però valore collettivo, attraverso una convenzione che mette d’accordo e/o obbliga tutti.

                     “La moneta ha valore perché prevedo di comprare”. 

      Portatore del "proprio debito"                                

    Nella seconda fase storico-giuridica in esame, tuttavia, la banca di emissione è divenuta illegittimamente proprietaria del valore (che, come detto, è creato convenzionalmente dai cittadini: vedi l'esempio delle antiche tribù d'Israele, sopra citato). Ciò avviene ancora oggi! Per contro l’uomo è diventato debitore del suo stesso denaro, rimanendo, tuttavia, ancora il "portatore" dello stesso strumento monetario. Egli, quindi, ha ancora la facoltà di impiegare il suo denaro (sia pur avvelenato dal debito) secondo le proprie esigenze: avendo la facoltà, per esempio, di non pagare multe o tasse ritenute ingiuste, ecc.. Il portatore quindi – quantomeno – dispone ancora, sia pur temporaneamente, del proprio "debito".

     Disumanizzati da un bit                                            

    Dall’era moderna ad oggi, la piramide massonico-bancaria, al fine di sottomettere definitivamente i popoli, ha dimostrato – e dimostra – di avere uno spasmodico bisogno di occultare l’inganno monetario con nuovi arditi stratagemmi. Oggi lmoneta elettronica risponde perfettamete a questo disegno, malgrado il paravento del "miracolo digitale": non si correrà il rischio di essere depredati dai ladri per la strada (dicono); non bisognerà avere il peso del contante da tenere nel portafogli; si potranno effettuare pagamenti on-line con vantaggi spaziali e temporali; aumenterà la velocità degli scambi fra le nazioni, ecc.. Nessuno, tuttavia, sembra cogliere il meschino declassamento della posizione giuridica dell’essere umano dinanzi al bit-coin. Né tantomeno la 

                           disumanizzazione dell'intero ciclo socio-economico 

                                        che soprassiede al ciclo monetario.

    La banca di emissione, oltre alla sovranità monetaria in senso stretto (proprietà della moneta) con la "rivoluzione digitale finale" potrebbe gestire anche il "debito" di milioni, miliardi di uomini. Cioé l'essere umano verrebbe addirittura spossessato dalla capacità di gestire il proprio debito. Ma  anche – se ci riflettiamo bene – di pensare e di esercitare il suo libero arbitrio. Insomma l'uomo diverrà esso stesso un grande personal computer portatile, programmabile e formattabile a piacere di terzi padroni (Ndr).

     La piena realizzazione di un'antica profezia         

    Nelle compravendite, come noto, ogni richiesta di denaro dev’essere registrata, sicché l’essere umano è totalmente controllato nei suoi movimenti spaziali; ma anche monitorato sulla tipologia e quantità di prodotti acquistati. Riepilogando: 1) Con la moneta d’oro, l’uomo conservava sia la posizione giuridica sia quella di portatore e proprietario della sua moneta; 2) Con la moneta nominale emessa a debito, l’uomo rimanendo ancora il portatore (sia pur temporaneo e suigeneris) dello strumento monetario ha assunto però la funzione di debitore (del suo denaro); 3) Con la moneta elettronica, emessa a debito, l’uomo non sarà proprietario dei propri soldi e perderà anche – in maniera sempre più netta – la funzione di esserne il portatore. Ne consegue che la banca (per meglio dire gli azionisti che controllano il pacchetto azionario delle banche) nella prima fase svolgeva la funzione di società di servizi, estranea alla creazione monetaria; nella seconda fase (attraverso l’espropriazione della funzione monetaria ai danni dei governanti e sovrani reali) iniziò a creare moneta debito, sottraendo la proprietà agli esseri umani e indebitandoli di altrettanto. Nella terza fase essa (o i controllori dei pc)

                              toglierà agli uomini anche il diritto di "portabilità",

                                                   assumendo il controllo

    e tracciando non solo i movimenti contabili di tutte le transazioni effettuate

                                           da ogni singolo essere umano,

                                   ma anche la sua posizione geografica,

        attraverso – in aggiunta – l'uso sempre più frequente di microchips

      installati nelle carte di credito e bancomat, adibiti alla geo localizzazione.

    Possiamo affermare, in sintesi, che con la moneta elettronica emessa a debito, le banche hanno realizzato la perfetta moneta satanica ovverosia: la proprietà del portatore … al contrario. In definitiva il processo di sottomissione dei popoli da parte delle banche è pressoché ultimato, rimarrebbe – in caso – soltanto l’installazione dei microchips sottocutanei  (peraltro già sperimentati con successo sugli animali e su alcuni cittadini "volontari") ad ogni "cittadino-personal computer" per il completo controllo dell’umanità, realizzando così – con maggior violenza – la profezia scritta nel libro dell’Apocalisse di San Giovanni.

                 Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi

                         ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; 

               e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio,

        (N.B.: il "666" è già impresso in tutti i codici a barre dei prodotti immessi nel mercato)

                                 cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. 

                Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia:

                   essa rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.

                                                           Apocalisse 13, 16-18

     

    Nicola Arena / Sete di Giustizia (Copyright © 2016 Qui Europa)

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    NOI  SIAMO  PER LA PROPRIETÀ  POPOLARE DELLA   MONETA.

    Oggi la moneta nasce di proprietà della banca che la emette prestandola ai cittadini.

    Noi vogliamo che nasca di proprietà dei cittadini e che sia accreditata 

    ad ognuno come " REDDITO di CITTADINANZA ".

    DISEGNO DI LEGGE N°1282 SENATO XII LEGISLATURA 

    DIS. LEGGE N°1889 SENATO XIII LEGISLATURA

    Disegno di Legge proposto dal Sindacato Anti USura 

    Segretario Generale  avv. prof. Giacinto Auriti

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    Convegno sulla moneta / 17 Settembre 2016

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  • Lo strumento e il fantasma – Come nasce il valore della moneta?

    Lo strumento e il fantasma – Come nasce il valore della moneta?

    Giovedì, 12 Gennaio/ 2017   

    di Nicola Arena e Sergio Basile / Sete di Giustizia

     Redazione Quieuropa, sistema bancario, Nicola Arena, Sete di Giustizia, moneta, fantasma, Giacinto Auriti 

    Lo strumento e il fantasma – Come nasce

    il valore della moneta?

    La moneta-debito è una promessa di pagamento condizionata

    da una menzogna. 

    Lo Stato è un semplice fantasma giuridico: l'intermediario di

    un crimine proteso a spogliare i cittadini dell'universalità

    dei propri beni

     

                        Lo Stato oggi è un fantasma giuridico nelle mani

                  delle società strumentalizzanti: non è una questione di

                          euro o lira. Il problema è la moneta-debito in sé

     

    di Nicola Arena e Sergio Basile / Sete di Giustizia

    Lo strumento e il fantasma - Giacinto Auriti

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

      Premessa                                                                    

    Premessa – A 15 anni dall'adozione dell'euro, l'Europa appare devastata e sempre più allo sbando, preda delle multinazionali e dei diktat bancari. Preda di un nuovo linguaggio, di nuovi neologismi, dello spread e del rating. La morale della favola è semplice: oggi paghiamo più tasse e più interessi bancari sui titoli di stato, cioé siamo più poveri a causa di un processo programmato di rarefazione monetaria.

                                         L'Europa dà fastidio a tutti i governi

                                   e la moneta unica dovrebbe essere il tetto

                                        di un edificio non le sue fondamenta.

                         Lo capisce chiunque ma se lo dici passi per ignorante"

                               Vittorio Feltri a "La Gabbia" / 11 Gennaio 2017

    Così Feltri ieri sera a "La Gabbia" promuoveva la sua campagna anti-euro. Ma a ben vedere qualcosa non convince del sia pur chiaro messaggio del direttore di Libero, che dimostra in concreto di non conoscere affatto la radice del problema: l'emissione a debito della moneta, comunque essa si chiami (lira o euro non ha alcuna importanza). Di certo sorprende e non poco come nella trasmissione di Paragone non trovino mai spazio esperti di moneta della scuola auritiana. La disputa dialettica si concentra sempre su argomenti circoscritti e gli ospiti – in genere europeisti, sovranisti anti-europeisti, liberisti, radical chic  o social-comunisti – con atti di notevole equilibrismo intellettuale e retorico, riescono magistralmente a deviare sempre il discorso del debito pubblico su binari morti. Nessuno sembra cogliere il cuore del problema! O meglio, nessuno vuole coglierlo! Eppure ormai il Professor Giacinto Auriti – padre della Teoria del Valore indotto della moneta e del SIMEC – è un personaggio piuttosto popolare che i profeti del liberismo, così come i profeti del sovranismo a senso unico, non possono non conoscere… Allora ricordiamo a Feltri, Paragone e agli altri amici de "La Gabbia", come nasce il valore della moneta e come nasce il debito pubblico.

    Come nasce il valore della moneta?                        

    Roma – Dalla sua invenzione e nel corso dei secoli, la moneta ha subito molti mutamenti nella propria struttura giuridica e merceologica del simbolo, ma non ha mai variato la sua sostanza e funzione, cioè quella di permettere all’uomo di poter comprare beni e servizi.

                                         La moneta è un bene reale

                                   creato dalla convenzione sociale.

    Essa ha molte caratteristiche fra le quali quella di essere unità di misura del valore (dei beni e servizi) e allo stesso tempo, valore dell’unità di misura. Fino al 15 agosto del 1971 la moneta è stata, sia pur in maniera parziale e ingannevole, un titolo creditizio rappresentativo della riserva – concetto legalizzato dagli accordi di Bretton Woods – nascondendo sempre la sua vera essenza: cioè il valore indotto, scoperto dal professor Giacinto Auriti. Oggi, però, dopo tale scoperta scientifica, possiamo affermare che la moneta rappresenta con maggior evidenza una semplice promessa di pagamento, in riferimento esclusivo al pagamento di beni reali (e non una promessa di pagamento di altra moneta o valore). Questo è bene precisarlo per non cadere nell’errore di considerare ancora la moneta come titolo creditizio rappresentativo della riserva.

      La cambiale e la moneta                                         

    Nella cambiale il valore è creato dalla promessa del debitore, quindi chi firma emette la cambiale e crea il valore che è trasferito al prenditore della cambiale. Il valore promana già dalle mani dell'emittente.

                                  Nella moneta avviene il contrario,

                     perché il valore nasce nelle mani di chi l’accetta,

           poiché essendo misura del valore è creata dalla convenzione.

    La prova lampante di questo la troviamo nel famoso esempio dell’isola deserta: se mettiamo un governatore a stampare denaro in un’isola deserta, non nasce il valore perché manca la gente  (ascolta il Prof. Auriti dal minuto 07.15 del video  MONETA al POPOLO '99). In quest’articolo, al fine di aiutare a comprendere il grande equivoco monetario dei giorni nostri, vogliamo focalizzare l’attenzione su quest’ultima caratteristica della moneta: la promessa di pagamento di beni reali.

     Come un giradischi senza dischi                           

    Ragioniamo adesso applicando questo modello ad un sistema giusto e uniformato a principi di mutuo soccorso, onestà e reciprocità (non quello attuale), in cui uno Stato svolge le sue funzioni organicamente, nell’interesse dei cittadini. L’emissione della moneta è compiuta da un organo rappresentativo della comunità, per esempio il ministero del Tesoro, che emette la moneta elargendola a chi corrisponde/fornisce in cambio beni o servizi. Ricordiamo che il denaro ha la funzione basilare di permettere l’acquisto di prodotti e servizi; senza questa funzione, che le conferisce il potere d’acquisto, lo strumento moneta (che ha un valore proprio creato per convenzione dalla comunità che accetta e usa quella moneta), non servirebbe a nulla.

                 Se ne deduce che la moneta priva dei prodotti da acquistare

                                    è come un giradischi senza i dischi

                                      come un cacciavite senza le viti.

    Formuliamo ora l’ipotesi in cui una comunità organizzata (o Stato: concetto con contenuto umano) richieda la realizzazione di opere pubbliche nell’interesse dei propri cittadini. Lo Stato attraverso contratti pubblici istituisce gare d’appalto e, alle ditte aggiudicatarie – soggetti appartenenti alla stessa comunità o esterni a essa – solo dopo aver ricevuto le opere realizzate – quali ad esempio aeroporti, stazioni ferroviarie, centrali elettriche, strade, ospedali, scuole ecc. – crea e consegna in cambio moneta. Nel momento in cui le ditte accettano moneta, ne creano il valore. Questo valore però ancora non è stato scambiato per avere in cambio beni reali.

     Il raddoppio del valore a vantaggio dei cittadini  

    Soffermiamoci su questo punto fondamentale. Lo Stato (comunità di uomini vivi) che emette moneta (promessa di pagamento di beni) è ora (provvisoriamente) debitore di beni e servizi nei confronti delle ditte che hanno già consegnato le loro opere alla comunità. I lavoratori delle ditte, che si trovano in possesso di queste promesse di pagamento (con valore proprio convenzionale) sono creditori, nei confronti degli altri membri della comunità, di beni e servizi. Nel momento in cui questi lavoratori si presentano all’incasso presso i negozianti, privati cittadini, professionisti, ecc.., e ricevono in cambio altri beni e servizi, si completa così finalmente il baratto: ovvero il processo che, in sostanza, sta dietro ogni transazione economica tra due attori.

     Oltre il baratto                                                             

    Come abbiamo anticipato, però, la funzione della moneta non si esaurisce con il baratto: essa continua a circolare come valore proprio (convenzionale).  All’atto dell’emissione abbiamo quindi notato due fenomeni essenziali: 1) lo Stato (inteso come comunità dei cittadini legati da un rapporto organico) emette la moneta e assume la caratteristica di debitore di beni e servizi; 2) i titolari e gli operai delle ditte che hanno realizzato le opere e che hanno accettato la moneta in cambio (perché hanno previsto di poter ricevere dalla comunità i beni e servizi corrispondenti), diventano proprietari del valore monetario. In questa fase i membri della comunità (negozianti, artigiani, lavoratori dipendenti, liberi professionisti, ecc.) rivestono lo status di debitori di beni e quindi di “obbligati” a dover produrre con il proprio lavoro i prodotti e servizi, per onorare la “promessa di pagamento di beni” ai portatori della moneta. Bisogna però precisare che la comunità è ben felice di dover lavorare per produrre, poiché la cessione dei loro prodotti è ricompensata dal valore monetario ricevuto. 

                    Si realizza così il raddoppio di valore cui fa riferimento il Professor Auriti,

                          perché la comunità ha ora a disposizione sia le opere pubbliche

                                                 sia il denaro circolante corrispettivo

                         e tutti hanno avuto la possibilità di esprimere il proprio talento

                                  ricevendo in cambio il giusto equivalente in denaro.

           La moneta diviene allora strumento legittimo di moltiplicazione della ricchezza

     La crescita del potere d'acquisto della moneta     

    Il ragionamento esposto può sembrare difficile in prima lettura ma, riflettendo bene sull’argomento, si riesce a separare il concetto di valore monetario convenzionale dai beni e servizi reali corrispondenti. Operando questo processo dissociativo, l’uomo avrà la consapevolezza che le cose di cui ha bisogno sono i beni (acquistabili attraverso il valore monetario) e non la moneta come bene proprio privo di funzioni. E’ bene precisare che la moneta svolge la sua funzione solo quando è usata.

                                            Quanto maggiore è la velocità di utilizzo,

                                                      cioè di circolazione monetaria,

                                      tanto maggiore sarà il potere d’acquisto di essa.

    Una moneta racchiusa in un cassetto è solo un potenziale valore. Come un giradischi ha bisogno dei dischi per realizzare la sua funzione, allo stesso modo la moneta ha bisogno dei prodotti da acquistare, per soddisfare i bisogni dell’essere umano. Così come è un paradosso assurdo una moneta cui valore incorporato nei titoli di stato (processo di cartolarizzazione del debito pubblico) sia suscettibile di variazione (i tassi d'interesse bancari oggi schizzano alle stelle da un giorno all'altro, a causa del diabolico meccanismo combinato del rating e dello spread – vedi qui per approfondimenti – La Grande Balla dello spread) generando in automatico nuovo debito.

     Lo strumento e il fantasma                                        

    Riprendendo l’esempio del giradischi, quello che veramente conta è il piacere di ascoltare la musica (prerogativa prettamente spirituale), frutto dell’espressione artistica dei musicisti, e non quello di possedere tanti giradischi. Oggi  lo Stato sembra accantonare la funzione mutualistica ed organica della moneta, cioé la sua essenza spirituale e positiva, concentrandosi sull'aspetto merceologico della stessa, quasi come se la moneta abbia conquistato un'anima autonoma, una personalità propria – e perversa – che sormonta i bisogni degli attori economici, umiliandone le esistenze. La moneta-dio non è pià una entità che esprime l’essenza del rapporto organico tra i cittadini, bensì un fantasma giuridico disumano, creato e gestito da società strumentalizzanti (massonerie, banche, entità politiche sovranazionali, ecc.) le quali hanno ridotto la società, fatta di uomini vivi e legati tra loro dal rapporto organico, a mero strumento (cioé a "Stato costituzionale senza contenuto umano"). La moneta si è dunque trasformata da strumento di facilitazione degli scambi a strumento di compressione reale dei diritti umani.

                 Una volta ridotto il concetto di Società a puro strumento,

                 è stato facile per le Banche Centrali servirsi dello “Stato”,

                sottraendo ai cittadini la funzione di emissione monetaria,

                        ma soprattutto la proprietà del valore monetario

                         creato convenzionalmente dagli stessi cittadini.

    Con un atto silente di alta filosofia satanica, i grandi usurai hanno espropriato i cittadini del valore monetario (creato da loro stessi)  indebitandoli malvagiamente del medesimo valore, di conseguenza. Oggi lo Stato, ridotta la sua funzione essenziale a puro strumento giuridico improprio – perché contrario agli interessi di famiglie e imprese – è "impiegato" arbitrariamente dalle società strumentalizzanti secondo le proprie convenienze e non secondo gli interessi dei cittadini. E' un grande cavallo di Troia! In questo vortice satanico, chi perde è l’essere umano che è accomunato al rango delle bestie, anzi di più… perché le bestie non nascono e nemmeno vivono indebitate. Attraverso i bisogni indotti creati artatamente, poi, i grandi usurai impoveriscono sempre più la povera gente, costretta a lavorare a ritmi sempre più frenetici per compensare i vuoti monetari programmati. La sete di moneta, quindi, oggi giustifica la crescente sete di giustizia che avanza. Nello stesso tempo però

                                        la legge della moneta-debito

                  supera e umilia il diritto naturale e la giustizia reale.

    Ne consegue che l’idolatria del denaro prevale sulla logica e sull’etica: sia per mere ragioni di potere, che per ragioni di sopravvivenza. In quest'ultimo caso, infatti,  molti passano a delinquere, divenendo due volte vittime del sistema. 

     Il riscatto dell'amore                                               

    Così, col passare del tempo, gli squilibri sociali non fanno che accentuare il divario esistenziale fra la povera gente, sempre più numerosa, e l'élite dei padroni del denaro, ossequiati dai loro adepti che infestano spavaldi i salotti tv, fingendo di non comprendere e disinformando a piene mani, con nonchalance estrema. La moneta debito – come detto in più sedi – è lo strumento usato dagli adoratori di satana, che stanno ai vertici delle banche centrali, per dominare tutti i popoli del mondo.

                 L’umanità deve riscoprire il messaggio di Gesù Cristo,

          morto in croce per farci capire fin dove si può spingere il male..

                               e fin dove si può spingere l'amore…

                 La Resurrezione di Cristo è il simbolo e l'emblema

                         della resurrrezione dell'umanità dal male

                  e dall'emancipazione possibile dai lacci dell'usura

    Attraverso la conoscenza della scoperta del valore indotto della moneta, la riverenza verso il dio denaro (il Mammona evangelico) può e dev’essere soppiantata dall’amore verso il prossimo, secondo l’insegnamento cristiano. Solo così la società potrà risorgere dall’oblio in cui da troppi secoli si trova e ritrovare una dimensione più giusta e umana.

    Nicola Arena, Sergio Basile / Sete di Giustizia (Copyright © 2016 Qui Europa)

    in collaborazione con "Sete di Giustizia" / Associazione Nazionale Auritiana

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    NOI  SIAMO  PER LA PROPRIETÀ  POPOLARE DELLA   MONETA.

    Oggi la moneta nasce di proprietà della banca che la emette prestandola ai cittadini.

    Noi vogliamo che nasca di proprietà dei cittadini e che sia accreditata 

    ad ognuno come " REDDITO di CITTADINANZA ".

    DISEGNO DI LEGGE N°1282 SENATO XII LEGISLATURA 

    DIS. LEGGE N°1889 SENATO XIII LEGISLATURA

    Disegno di Legge proposto dal Sindacato Anti USura 

    Segretario Generale  avv. prof. Giacinto Auriti

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    Vedi anche  www.simec.org e Sete di Giustizia

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    Gela Convegno sulla moneta e progetto B.A.R. del 17 Settembre 2016

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