Qui Europa

Mese: Marzo 2012

  • Europarlamento: Schulz preoccupato per elezioni in Russia

    Europarlamento: Schulz preoccupato per elezioni in Russia

    Martedì, Marzo 6th / 2012

    Parlamento Europeo / Esteri / Russia / Elezioni / Democrazia

    Europarlamento: Schulz preoccupato per Mosca

    Candidati limitati e scorrettezze avrebbero favorito lo Zar Putin

    Russia, Ue, Medioriente: ma dov’è finita la democrazia?

    Mosca, Bruxelles – Nelle scorse ore, mentre a Mosca impazzavano i festeggiamenti per l’ennesimo successo elettorale dello “Zar Putin III” – ed in molte piazze della città migliaia di russi esprimono  con veementi proteste tutto il loto dissenso verso la deriva politica del governo – l’ex capo di stato lituano Vitautas Landsbergis, dalla capitale belga, ha aspramente criticato l’apparente successo elettorale del “Re del Cremlino”, con una dichiarazione che non lascia molto alla fantasia: “Come ci spieghiamo il successo di Putin? E come spiegare allora l’alto numero di voti a favore di Stalin? Tutta la popolazione sovietica lo votava. E’ lo stesso ora. Come ai tempi dell’Unione sovietica, non abbiamo un’elezione, ma solo una semplice selezione”. Ma probabilmente, accanto ai presunti gravissimi brogli, quello che in queste ore preoccupa di più Bruxelles, solo gli annunci di Putin su una – pare – imminente corsa agli armamenti militari.  In merito va ricordato che la Russia di Putin ha preso le distanze dal caso Iran: area che catalizza invece l'interesse di Usa e Ue. Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, si è detto “preoccupato per la mancanza di correttezza nelle elezioni in Russia, in particolare per quanto riferito dagli osservatori internazionali, le questioni sotto la lente d’ingrandimento riguarderebbero una scelta limitata dei candidati e le irregolarità nella procedura, con la complicità dei media russi”. Per  Schulz    le elezioni sarebbero state, inoltre, pesantemente condizionate dall’accesso paritario dei pochi “fortunati candidati ammessi alla gara” ai mezzi di comunicazione ed alle stesse risorse statali. Ora la palla passa ai detective ed alla magistratura. Ma il tentativo di boicottare la democrazia è in qualcosa che da queste parti spesso si riaffaccia al balcone della storia, anche se invero nella stessa Unione Europea, i processi democratici sono un qualcosa di sempre più astratto. E spesso alla voce “democrazia” nel dizionario si legge ormai uno strano sinonimo: “tecnocrazia”. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Agricoltura: proposta la semplificazione dei pagamenti Pac

    Agricoltura: proposta la semplificazione dei pagamenti Pac

    Lunedì, Marzo 5th / 2012

    Parlamento Europeo / Agricoltura / Pac / Semplificazione / Pagamenti 

    Agricoltura: proposta la semplificazione dei pagamenti Pac

    Ma abbassare la guardia sarebbe controproducente!

    Bruxelles-Stamane all’Europarlamento, il deputato siciliano del Ppe, Giovanni La Via, ha relazionato sul nuovo sistema di pagamenti degli aiuti Pac, nei confronti degli operatori agricoli dei Paesi Ue. Secondo l’italiano  le parole d’ordine della nuova Pac (che da sola vale il 40% del bilancio Ue) dovranno essere semplificazione ed omogeneità a livello continentale. Ciò non solo verso gli operatoti diretti, ma anche verso gli organismi pagatori e di coordinamento. Inoltre La Via ha sottolineato il fatto che “bisogna capire qual è il livello di infrazione tale da pregiudicare la perdita dell'aiuto e anche l'applicazione di un'ulteriore sanzione per l'agricoltore”. Al centro della relazione sulla Pac, anche il tema del disimpegno automatico delle risorse del Fondo Europeo di Sviluppo Rurale (Feasr). Il deputato ha auspicato un’azione Ue concreta in favore di una maggiore flessibilità nei pagamenti: una sorta di “disimpegno automatico a livello nazionale”. Anche se abbassare la guardia –  a nostro avviso – favorirebbe un dispendio di preziose risorse comunitarie in favore dei soliti furbetti del settore: uno dei più colpiti dalle truffe all’Ue. La Pac resta la politica sociale oggi più importante, anche perché, con la crisi, il richiamo alla terra ed all’auto-produzione cresce. Il nodo non ancora affrontato in chiave Pac resta comunque quello relativo alla concorrenza: le politiche ultra-libesiste praticate da Bruxelles verso l’Africa e l’Asia (in particolare) stanno distruggendo i meccanismi concorrenziali, facendo un favore alle multinazionali europee, ma non altrettanto alle piccole aziende, attaccate con i denti e le unghie ad un’agricoltura assistenzialistica e tariffaria che non giova a nessuno, eccetto ai grandi latifondisti e “baroni super-garantiti”. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Allargamento Ue: “idea Serbia”

    Allargamento Ue: “idea Serbia”

    Lunedì, Marzo 5th /2012

    Consiglio Europeo / Allargamento Ue / Serbia / Belgrado / Status / Candidata

    Allargamento Ue: “idea Serbia

    Status di candidata per Belgrado, malgrado l’ostacolo rumeno

    Belgrado, Bruxelles  –  Accogliendo una risoluzione della Commissione esteri dell'Europarlamento, nella serata di ieri il Consiglio europeo ha concesso alla Serbia lo status di candidato ad entrare nell’Unione. Ciò è avvenuto dopo estenuanti ore di negoziato – tra i meriti riconosciuti al Paese, quello di esser riuscito a stabilizzare le relazioni con il Kosovo pur senza accettarne l'indipendenza – e malgrado  i  tentennamenti espressi dalla Romania: protesa a porre sul piato dell’allargamento, in contropartita, la questione dell’integrazione problematica della minoranza  dei  valacchi  in Serbia.. Venerdì scorso il Dialogo Pristina-Belgrado, condotto sotto l'egida della Ue, si è concluso con un accordo sulla gestione integrata dei confini del Kosovo del nord e con il riconoscimento del diritto dell'ex provincia di partecipare ai Forum regionali. La Germania ha fatto cadere le sue obiezioni. Italia, Francia e Austria hanno inviato una lettera di forte sostegno a Belgrado. Tutti gli altri partner hanno spinto per inviare un chiaro segnale alla Serbia. E presto anche le obiezioni della Romania sono state superate. La Serbia si affianca così a Montenegro e Macedonia che hanno già ottenuto lo status e sono ora in attesa di una data per l'avvio dei negoziati. La Bosnia non ha fatto alcuna domanda di ingresso, mentre la Croazia ha ultimato tutti gli esami ed entrerà il primo luglio 2013, raggiungendo così la Slovenia, la prima dei paesi dell'ex Jugoslavia ad entrare nella Ue nel 2004. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Bilancio: Bruxelles bacchetta Madrid

    Bilancio: Bruxelles bacchetta Madrid

    Lunedì, Marzo 5th / 2012

    Commissione europea / Commissione Affari / Spagna / Bilancio / Rehn / Rajoy

    Bilancio: Bruxelles bacchetta Madrid

    Scostamento rispetto a 2011

    Bruxelles – Nelle scorse ore il commissario Ue agli Affari Economici e Monetari, Olli Rehn, tramite il suo portavoce Amadeu Altafaj, ha espresso le sue perplessità sulla situazione di bilancio spagnola, richiamando il governo Rajoy a rispettare gli obiettivi di convergenza sul deficit. Se vogliamo una sorta di “commissariamento” che ormai ha subordinato l’intera politica europea alle linee di Bruxelles. Secondo Rehn la percentuale del 2% – resa nota lo scorso novembre – sarebbe peggiorata dello 0,5, anziché ridursi, in vista della soglia del 3% prevista per il 2013. Certo, Madrid non è Atene! Il premier spagnolo Rajoy nei giorni scorsi aveva tenuto in merito una conferenza stampa nella quale sosteneva il fatto che nel 2012 il deficit del Paese si sarebbe assestato sul 5,8%. Ma la soglia 3% resta lontana . Certo è che dopo l’approvazione del “fiscal compact” le nazioni europee non potranno più utilizzare la strategia del “deficit spending”: arma essenziale alla crescita dal dopo guerra ad oggi. Ma allora Spagna, Grecia, Italia come cresceranno? Assurdo pensare che la partita del benessere si giocherà solo sul deficit! Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Turismo: Spagna, Italia e Francia, regine d’Europa

    Turismo: Spagna, Italia e Francia, regine d’Europa

    Lunedì, Marzo 5th / 2012

    Commissione Europea / Eurobarometro / Italia / Turismo / Economia / Tajani

    Turismo: Spagna, Italia e Francia, regine d’Europa

    Il commissario Ue Tajani ottimista per il 2012.

    “Vacanze miraggio”: a casa 1 italiano su 4

    Bruxelles – Secondo uno studio di Eurobarometro, svolto su un campione di oltre 30 mila cittadini dell’Ue,  e non solo, “il turismo è destinato a diventare motore dell’economia europea nel 2012”. Tra le destinazioni favorite dagli europei proprio l’Italia: d’altra parte non è una novità che l’ex Bel Paese – negli ultimi anni devastato da una serie di privatizzazioni selvagge e delocalizzazioni di attività produttive all’estero con contestuale perdita di forza lavoro interna anche nel settore del turismo – conserva ancora il 70% del patrimonio artistico mondiale.  Nella speciale classifica del gradimento europeo l’Italia è seconda subito dopo la Spagna e prima della cugina Francia. Seguono Grecia, Austria, Regno Unito e Germania. Quanto agli italiani intervistati, ben il 24% di essi ha dichiarato che non andrà in vacanza (d’altra parte non si arriva più a fine mese) mentre il 42% ci andrà ma ha cambiato il programma iniziale, viste le ristrettezze economiche. Il Commissario Ue all’industria, Antonio Tajani, commentando il sondaggio, ha dichiarato nelle scorse ore che ''tali dati confermano che il settore conoscerà un ulteriore  progressione nel 2012''. Ma sono pochi a giurarci: pensionati, giovani precari e disoccupati in testa. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Banche: l’eurodeputato Pallone (Pdl), chiede all’Ue la “riallocazione delle banche senza rating”

    Banche: l’eurodeputato Pallone (Pdl), chiede all’Ue la “riallocazione delle banche senza rating”

    Lunedì, Marzo 5th / 2012

    Italia /  Roma / Banche / Rating / Garanzie / Finanziamenti Bce / Pallone

    Banche: l’eurodeputato Pallone (Pdl), chiede all’Ue “riallocazione istituti out-rating”

    Le attuali regole Ue favoriscono i grandi gruppi bancari.

    Out piccole banche e correntisti

    Roma – Stamane il deputato (in forza al Pdl) Alfredo Pallone – membro della commissione affari economici – ha scritto due accorate lettere di appello al Commissario Ue alla Concorrenza, Joaquin Almunia, e al ministro per gli Affari Europei del governo italiano, Enzo Moavero, lamentando l’eccessivo  prezzo della garanzia che gli istituti finanziari devono versare allo Stato per poter accedere a finanziamenti Bce, al modico tasso dell’1%. Esso – complice anche stavolta il “dio-rating” – sarebbe cresciuto in periodo di crisi del 38%. Ciò dipenderebbe dal fatto che le modalità di determinazione del prezzo della garanzia in questione utilizzerebbero un metodo basato proprio sull’odiato rating': già reo di aver sconquassato il sistema economico e finanziario europeo innescando la bomba dello spread (differenziale d’interesse tra bund tedeschi e bond italiani).  Il sistema attuale, secondo Pallone, penalizzerebbe le banche che non hanno rating – cioè quelle piccole: automaticamente assoggettate ad una valutazione ''uguale o inferiore a BBB'' che non considera assolutamente la solidità delle piccole banche italiane –  apportando effetti altamente distorsivi sia sul portafoglio clienti delle banche, e sia sulla stessa attività creditizia. Pallone ha pertanto sollecitato l’intervento di Almunia al fine di ''riallocare le banche che non hanno rating A''. Ma d’altra parte, si sa! Quella del rating è un’erbaccia da sradicare dalle radici. Non basta intervenire in superficie. Ed i tecnocrati dell’Ue lo sanno bene. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Patto fiscale per l’Ue: limiti e incoerenze della trappola Fiscal Compact

    Lunedì, Marzo 5th/ 2012

    – di Sergio Basile –

     Consiglio Ue / Vertice Ue / Fiscal compact / Stati Uniti d’Europa / Deficit spending  

    Patto fiscale per l’Ue: limiti e incoerenze

    della trappola “fiscal compact”

    Addio al deficit spending!: la preoccupante

    certezza che aleggia sull’Europa

    Bruxelles – Nelle ultime ore, la discussa proposta tedesca di un patto fiscale per dare “stabilità all’Europa” è diventata realtà con l’agoniata firma del nuovo trattato fiscale all’eurosummit di Bruxelles. Con la ratifica del documento in questione, i venticinque paesi che lo hanno sottoscritto si sono reciprocamente impegnati a introdurre il “principio del pareggio di bilancio” all’interno delle loro Carte costituzionali: ovvero si sono impegnate – in altri termini – ad eliminare per sempre la voce “deficit spending” da ogni dizionario o manuale economico. Ciò vuol dire che se il cittadino pagherà 110 di tasse, lo stato darà indietro solo 100, o comunque 110, ma mai di più. Insomma a quanto pare si tratterebbe di una bella “fregatura legalizzata”, che toglierebbe agli stati Ue ogni possibilità pratica di “investire a debito” e di aumentare la ricchezza mediante il “moltiplicatore economico”.  Per il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, “il ritorno della fiducia nella zona euro porterà alla crescita e all’occupazione”, ma francamente non si capisce il senso di tale affermazione, visto che con il “fiscal-compact” le risorse per gli investimenti statali saranno ridotte al lumicino, e l’ossessione per il contenimento del deficit punterà in tal senso solo sull’abbattimento del debito pubblico: tra l’altro gonfiato artifiziosamente dal rating e dallo spread. Sarà un caso, ma – probabilmente rinsaviti in un improvviso e provvidenziale lampo di saggezza o “opportunismo politico” – alla luce di quanto detto (ma ben celato da molti organi di stampa) si comprende come cechi e britannici non abbiano voluto firmare l’accordo, driblando – tra l’altro – abilmente tutte le domande dei giornalisti. Malgrado tutto, una cosa appare chiara, il patto fiscale è senza dubbio un altro passo verso il vero obiettivo del Consiglio Ue: la creazione di un super-stato accentratore, che qualcuno chiama già “Stati Uniti d’Europa”.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Dall’Europa pioggia di euro per i giovani, ma qualcosa non torna: la disoccupazione nell’Ue aumenta

    Lunedì, Marzo 5th / 2012

    Commissione Ue / Programmi formativi / Fondi Ue / Disoccupazione / Crisi / Mobilità 

    Dall’Europa pioggia di euro per i giovani, ma qualcosa non torna: la disoccupazione nell’Ue aumenta

    La politica del gambero dell’Ue, tra investimenti e assurde paralisi

    Bruxelles – L’Ue, in tempo di crisi, con disoccupazione alle stelle, pensioni da fame, pressione fiscale in continua progressione – oltre la soglia del 40% – costo della benzina e tariffe assicurative impazzite, sceglie la strada più lunga per ottenere il minor risultato. Infatti anziché puntare sulla delegittimazione delle agenzie di rating – al fine di bloccare l’insulso meccanismo dello spread – cerca di avventurarsi in strade “di crescita e sviluppo” che finora comunque – in decenni – hanno prodotto poco o nulla. Nelle scorse ore, dunque, si è tornati a parlare di uso più efficiente dei fondi – si pensi che regioni come Calabria, Campania e Sicilia hanno dilapidato nell’ultima tornata di finanziamenti centinaia di miliardi di euro per l’incapacità della classe politica meridionale – e soprattutto di “schemi innovativi per favorire il passaggio tra scuola e lavoro”, nonché di “aiuti alla mobilità tra uno Stato e l'altro”: come se la mobilità europea (o meglio il processo migratorio forzato tra uno stato e l’altro dell’Europa, alla disperata cerca di un posto di lavoro a quarant’anni o più) non fosse già abbastanza. Allora tali misure e tali slogan – come quello che recita: “l'Unione europea scende in campo per contrastare la disoccupazione giovanile, male che afflige decine di milioni di cittadini europei” – suonano un po’ distorti.  Come insipido appare l’ennesimo slogan – l’ultimo di una interminabile serie – che invita gli Stati dell’Ue e le regioni più disastrate – o magari incoscienti – a “spendere i fondi strutturali residui – oltre 82 miliardi, di cui 8 in Italia – per sostenere l'occupazione giovanile e le Pmi”. Così, mentre le direttrici tracciate da Bruxelles a suon di slogan e finanziamenti a progetto puntano a ridurre la dispersione scolastica, sostenendo nel contempo tirocini e contratti di apprendistato – attraverso i vari Erasmus (anche per imprenditori) e Leonardo da Vinci – d’altra parte l’inconsistenza delle misure economiche e le politiche iper-liberiste praticate, mettono in crisi – sempre di più – interi settori economici: dalla pesca all’agricoltura (vedi accordi con aziende agricole africane, a prezzi stracciati, a discapito delle aziende agricole del Mezzogiorno). Ma a parte questa digressione critica, andando a spiare nel paniere della formazione, certamente non può non saltare all’occhio l’ingente investimento di Bruxelles sulla cultura, o meglio su “mirati” progetti culturali: 25 milioni – ad esempio – destinati solamente all'Italia per il 2012 per il finanziamento del “Leonardo”, e per la promozione di stage in imprese o istituti di formazione per studenti e disoccupati; 4 milioni ai giovani costretti a lasciare preventivamente gli studi per aiutarli a riprenderli, o – in alternativa – un percorso professionale che offra competenze spendibili sul mercato: a condizione – perdonateci un eccesso di ironia o sarcasmo – che si trovino ancora in giro aziende disposte ad assumere qualcuno. Alla luce di quanto detto, le richieste di Bruxelles ai Paesi dell’Unione, affinché mettano a punto“meccanismi per assicurare che i giovani, entro 4 mesi dalla fine del percorso scolastico, abbiano un lavoro, proseguano gli studi o si iscrivano a un altro corso di formazione” ci sembrano pertanto un pochino retoriche, o comunque spesso disconnesse dalla realtà, e da una quotidianità sempre più nera. Ciò fin quando la Commissione e il Consiglio – con la collaborazione dell’Europarlamento – non rimettano al centro del dialogo politico l’individuo, anziché il mercato: anche osando andare contro i diktat delle lobby internazionali. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Crisi in Medioriente. Siria-Ue: nuove sanzioni in vista

    Lunedì, Marzo 5th / 2012

    Consiglio Europeo / Eurovertice / esteri / Siria / Crisi Medioriente / Damasco / Monti

    Crisi in Medioriente. Siria-Ue: nuove sanzioni in vista

    Monti: aumenteremo pressioni su Damasco

    Damasco, Bruxelles –Nelle scorse ore i leader europei, riuniti nella capitale belga hanno annunciato l’assunzione di ''ulteriori misure restrittive mirate contro il regime di Damasco''. La politica restrittiva delle sanzioni, secondo il Consiglio Ue, dovrebbe andare avanti ''fino a quando le violenze non cesseranno, e gli abusi dei diritti umani non saranno venute meno meno''. La Siria, nelle ultime settimane, è stata oggetto di una "attenzione particolare – ha dichiarato Mario Monti – ed è stata confermata l'intenzione di accrescere la pressione sul regime, anche – continua – con altre sanzioni mirate. I responsabili delle violenze saranno chiamati a risponderne – ha aggiunto Monti – ribadendo poi il sostegno al Consiglio nazionale siriano, nonché incoraggiando, al contempo, le componenti dell'opposizione a unirsi allo sforzo pacifico per dare vita a “nuova Siria”. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)