Qui Europa

Mese: Marzo 2012

  • Caso Why Not – De Magistris:  La Commissione Affari Giuridici del Parlamento europeo nega 3 richieste di immunità su 4 all’ex eurodeputato

    Caso Why Not – De Magistris: La Commissione Affari Giuridici del Parlamento europeo nega 3 richieste di immunità su 4 all’ex eurodeputato

    Mercoledì, Marzo 28th / 2012

    Italia / Parlamento europeo / Commissione Giustizia / Processo Wy Not / Parlamento europeo / Commissione giuridica / De Magistris / Enza Bruno Bossio / Giancarlo Pittelli / Antonio Saladino / Immunità 

    Processo Why Not – De Magistris: 

    La Commissione Affari Giuridici del Parlamento europeo 

    nega 3 richieste di immunità su 4 all'ex eurodeputato 

    L'immunità fa riferimento alle querele deghli ex-imputati 

    Vincenza Bruno Bossio, Giancarlo Pittelli e Antonio Saladino

    Bruxelles, Napoli – Il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris rischia di doversi difendere "senza casco" dalle accuse di diffamazione rivoltegli da tre calabresi ex-imputati nel filone "Why Not": Enza Bruno Bossio (imprendidtrice e moglie del politico Nicola Adamo), Giancarlo Pittelli (avvocato di Catanzaro) e Antonio saladino (imprenditore di Lamezia). I tre erano stati accusati e poi assolti nel processo che fece saltare la poltrona dell'ex eurodeputato e magistrato campano, nel Capoluogo calabrese. De Magistris, infatti, da  magistrato nel 2007 si era occupato di questa inchiesta, che in seguito gli era stata sottratta per contrasti fra la procura di Catanzaro e quella di Salerno, e per altre successive ed arcinote complicazioni legali ed istituzionali. Il termine Why Not deriva – come non tutti sanno – da una società di lavoro interinale di Lamezia Terme che forniva alla Regione lavoratori specializzati nel settore informatico: chiamata per l'appunto "Why Not". Come noto furono notificate informazioni di garanzia in cui si ipotizzavano, a vario titolo, reati di associazione a delinquere, truffa, corruzione, finanziamento illecito dei partiti e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, tirando in ballo anche una loggia massonica, la "San Marino". Oggi che il processo è concluso, la Commissione Affari Giuridici del Parlamento Europeo ha deciso di negare 3 immunità – su 4 richieste  –  a De Magistris, che dunque potrebbe dover rispondere dell’accusa di diffamazione senza alcun paracadute istituzionale.  Tuttavia c’è da chiedersi come mai un magistrato possa essere accusato per aver svolto il proprio lavoro. Il Pubblico Ministero ha in tutti i processi di questo mondo il ruolo dell’accusa. Nel processo Why Not alcuni degli imputati sono stati riconosciuti colpevoli, mentre altri sono risultati innocenti. Più che prendersela con il singolo magistrato, bisognerebbe riflettere sul funzionamento del sistema giudiziario e trovare, al limite, un modo equo per risarcire quegli imputati che poi vengono assolti. Per la cronoca la commissione dell'Europarlamento che ha respinto le suddete tre richieste di immunità, ne ha invece accolto una quarta per la causa intentata da Maurizio Mottola di Amato, amministratore della Impremed, coinvolto nella inchiesta 'Splendor' e citato da De Magistris in alcuni articoli pubblicati  2011 sul suo sito.

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Roma: Fondi per lo Sviluppo Regionale incagliati nella burocrazia

    Roma: Fondi per lo Sviluppo Regionale incagliati nella burocrazia

    Mercoledì,  Marzo 28th/ 2012

    – di Alessandro Pavanati –

     Italia / Fondi Fesr / Corte dei Conti Ue / Pmi / Banche / Enti locali  

    Roma: i Fondi per lo Sviluppo Regionale

    incagliati nella burocrazia

    È quanto emerge da un’audit della Corte dei Conti dell’Ue:

    lungaggini e difficoltà nelle procedure di accesso ai FESR

    da parte delle imprese italiane

    Bruxelles, Roma – I Fondi Europei per lo Sviluppo Regionale soffrirebbero di un eccesso di burocratizzazione nell’erogazione. È quanto emerge da una valutazione compiuta dalla Corte dei Conti dell’Unione Europea. L’eccesso di burocrazia nasconde, quasi sempre, costi che vanno poi a scaricarsi sulle spalle stesse delle aziende beneficiarie. Nella fattispecie, i diversi passaggi delle procedure di erogazione prevedono l’entrata in gioco di una serie di intermediari finanziari (le banche) che devono occuparsi del reperimento delle garanzie e dell’erogazione stessa del denaro. La perfetta compliance delle aziende rispetto ai singoli passaggi genera inevitabilmente dei costi gestionali a carico della collettività e delle lungaggini che rischiano di erodere i benefici previsti dalla misura. Di qui il giudizio negativo da parte della Corte dei Conti UE, che ha anche sottolineato come nel periodo 2000-2006 siano stati erogati fondi per 1,6 miliardi di euro, senza poter valutarne l’effettivo ritorno d’investimento. Ad essere imputate però non sono le singole istituzioni nazionali, ma le caratteristiche stesse dei FESR. La Corte chiede pertanto agli Stati membri una maggior attenzione nel controllo dell’intera filiera di domanda-fornitura dei fondi e della loro applicazione, per cercare di contenere gli effetti distorsivi della natura stessa dei fondi. 

    Alessandro Pavanati (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Referendum irlandese sul patto di stabilità – L’Ue minaccia sospensione Fondi

    Referendum irlandese sul patto di stabilità – L’Ue minaccia sospensione Fondi

    Mercoledì, Marzo 28th / 2012

    Unione europea  / Parlamento europeo / Irlanda / Referendum / Patto di Stabilità / Eamon Gilmore / Trattato di Nizza / trattato di Lisbona / Preoccupazione / 

    Referendum irlandese sul patto di stabilità

    Il ricatto: se l’Irlanda rifiuta non godrà dei piani di salvataggio

    Dublino – Il prossimo 31 maggio si svolgerà in Irlanda un referendum sul patto di stabilità dell'Unione europea. Lo ha annunciato in Parlamento il vice primo ministro irlandese, Eamon Gilmore.

''Il governo organizzerà una vasta campagna di informazione per assicurarsi che gli elettori siano informati dei contenuti del trattato e per facilitare un dibattito vero sulla decisione che il paese deve prendere'', ha detto Gilmore.
 Il Parlamento Europeo, circa un mese fa aveva accolto la notizia del referendum irlandese con una certa preoccupazione. In passato, infatti, l'Irlanda ha respinto ben due volte dei trattati europei, quello di Nizza nel 2001 e quello di Lisbona nel 2008.

Secondo i sondaggi, tuttavia, questa volta gli irlandesi potrebbero votare a favore del trattato, infatti attualmente l’opinione pubblica sarebbe divisa fra un 49% di favorevoli, il 33% di contrari e un 18% di indecisi. Se il referendum non dovesse passare ci sarebbero un po’ di problemi, perché è necessario che il trattato sia accolto da almeno 12 dei 17 Paesi della zona euro. La Commissione, infatti, potrebbe sospendere i fondi Ue al Paese in caso di mancata ratifica. Una sorta di euroricatto, insomma! L’Europa attende dunque con trepidazione, atrettanto Dublino! Ma vista l'aria che tira nell'Ue, i giochi sono tutt'altro che chiusi. 

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • Commissione Ue – Italia. Vinitaly: Il fronte dei 14 contro la liberalizzazione dei diritti d’impianto delle viti

    Commissione Ue – Italia. Vinitaly: Il fronte dei 14 contro la liberalizzazione dei diritti d’impianto delle viti

    Mercoledì,  Marzo 28th/ 2012

    Italia / Commissione Europea /  Diritti d’impianto delle viti / viticoltura / Vinitaly / Commissione Europea / Liberalizzazioni / Ciolos / Provvedimento Ue / Riesame

    Il fronte dei 14 contro la liberalizzazione

    dei diritti d’impianto delle viti

    Al Vinitaly il Commissario Europeo Ciolos:

    disponibile a ridiscussione provvedimento Ue 

    Verona – Un segnale di ravvedimento giudicato positivamente dal Ministro delle Politiche Agricole, Mario Catania, quello del Commissario Europeo Dacian Ciolos, che ieri al Vinitaly di Verona ha confermato l’intenzione di riaprire il dibattito sulla liberalizzazione dei diritti d’impianto delle viti, decisa dalla maggioranza dei ministri europei delle Politiche Agricole nel 2007. Al centro c’è il tema della tutela delle produzioni locali e del Made in Italy, fortemente minacciato nel campo agroalimentare in un epoca in cui i margini di profitto per i produttori sono stati fortemente erosi. L’apertura alle richieste italiane e di altri 13 Paesi UE è avvenuta in un contesto di confronto importante, quello dell’appuntamento veronese, in cui ha incontrato i favori tra gli altri di Fedagri-Confcooperative e di Cogeca, maggiori organizzazioni italiane del settore. Non si tratta tanto di una marcia indietro, quanto di una disponibilità da entrambe le parti – produttori e istituzioni europee – che spinga il settore a strutturarsi in maniera sempre più competitiva ed efficiente: da un lato viene chiesto alle aziende di migliorare l’aspetto della governance gestionale, dall’altro gli imprenditori chiedono alla Commissione Europea di attuare misure che promuovano l’economia reale delle imprese agroalimentari.

    Alessandro Pavanati (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Commissione Ue: Sciopero, Diritto del passato

    Commissione Ue: Sciopero, Diritto del passato

    Mercoledì, Marzo 28th / 2012

    – di Franco de Domenico – 

     Commissione Europea / Parlamento Europeo / Europa / Italia / Diritto di sciopero / Parlamento europeo / Monti / Cofferati / Cgil / Regolamentazione / Articolo 18 

    Lo sciopero? "Un diritto del passato!"

    L’Europarlamento sta per varare un nuovo

    regolamento restrittivo

    Bruxelles – Fino a quando dunque, Europa, abuserai della nostra pazienza? Fino a che punto si spingerà la tua sfrenata audacia? – direbbe Cicerone oggi. Dopo l’attacco alla stabilità dei lavoratori, che Monti sta spiegando in questi giorni ai governanti e manager di Oriente e Occidente, schierati a imparare, verrà un magnifico e progressivo attacco al diritto di sciopero. La Commissione europea ha già varato un decreto per il Parlamento Ue, dal titolo contorto ma emblematico di “Consigli di regolamentazione dell’esercizio del diritto di promuovere azioni collettive nel contesto della libertà d’impresa e della garanzia dei servizi”. Una filosofia semplicissima sottende il provvedimento: i diritti dei lavoratori vanno armonizzati con quelli delle imprese, che comunque precedono, e ogni azione di trattativa o protesta non può essere presa se arreca ad esse un danno. Dato che lo sciopero, in particolare, è sempre un danno, potrà essere equiparato, nelle fabbriche, a come è visto per un medico ospedaliero. Ci sono casi, come le lunghe code dei Tir, che davvero bloccano un’intera popolazione e che invocano trattative più serene. Ma di una regolamentazione restrittiva che viene dall’Europa, non si sentiva certo il bisogno. Di questi tempi, ogni cambiamento porta nuove imposizioni, nuove tasse, nuovi vincoli.

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)       

  • Aiuti di Stato: modifiche e novità  – L’impresa come attività economica

    Aiuti di Stato: modifiche e novità – L’impresa come attività economica

    Mercoledì, Marzo 28th / 2012

     Unione Europea /Commissione europea / Aiuti di Stato / Imprese / Assonime / Sieg / Notifiche 

    Aiuti di Stato: modifiche e novità

    L’impresa come attività economica.

    Bruxelles, Strasburgo – Il controllo degli aiuti di Stato nell’Unione Europea è l’argomento di discussione delle ultime ore: ogni impresa è un’attività economica che offre beni e servizi in un mercato. A questi fini, quindi, il concetto giuridico di impresa viene esteso anche alle scuole, agli ospedali, agli asili e ad associazioni varie che potranno essere soggette alle limitazioni previste dalla normativa sugli aiuti di Stato. Questo è quanto emerge dalla circolare n° 7 del 23 marzo di Assonime che relativamente alle nuove regole europee, stabilisce le condizioni per le quali non vi è l’obbligo di notifica. Dalla circolare si apprende anche che il limite minimo per il quale non è previsto obbligo di notifica passa dai 200.000 euro ai 500.000 euro nel triennio, mentre la soglia massima degli aiuti viene ridotta da 30 milioni di euro a 15 milioni di euro, nel caso in cui si faccia riferimento a servizi di interesse economico che, quindi, deve essere notificata. Dal documento viene reso noto che la Commissione Europea, a partire dal 20 dicembre del 2011, ha adottato nuove regole tenendo fede ai principi di chiarezza, semplificazione e flessibilità del quadro normativo. Non è né lo status giuridico, né tantomeno la modalità di finanziamento a definire l’esistenza di un’impresa, ma la natura dell’attività specifica che viene svolta. Come si può leggere tra le pagine di Italia Oggi, nel caso in cui vengano svolte dalla stessa impresa sia attività a carattere economico che non economico, nel rispetto della normativa, saranno considerate solo ed esclusivamente le prime. Il documento redatto dalla Commissione europea, oltre a sostituire il cosiddetto Pacchetto Monti – Kroes del 2005, chiarisce concetti importanti come quelli di aiuto, Sieg e attività economica e stabilisce, ai sensi del paragrafo 1 dell’articolo 107 del Trattato, se la compensazione costituisca o meno aiuto di stato.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Polonia: sesta economia in Europa, niente Euro e niente crisi

    Polonia: sesta economia in Europa, niente Euro e niente crisi

    Mercoledì, Marzo 28th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Economia / Polonia / Varsavia / Crisi / Boom Economico / Zloty / Loszewki / Halesiak / Stanczac 

    Polonia – Sesta economia in Europa:

    niente Euro e niente crisi

    Una Nazione che cambia volto:

    il miracolo polacco

    Varsavia –  Una voce fuori dal coro quella della Polonia che, in un momento di crisi globale come quello che stiamo attraversando, ha chiuso il 2011 con una crescita del 4,3% andando controcorrente rispetto agli altri paesi europei. Alla faccia di chi argomento sui progressi dell'Euro e sulla natura debitoria della crisi. Va ricordato infatti che l'avanzo primario italiano è di gran linga maggiore a quello polacco. Cioè noi in teoria "stiamo meglio dei nostri cugini dell'est", avendo un miglior saldo tra entrate fiscali e spesa pubblica. Ma a parte ciò, tornando alla Polonia, va detto che Varsavia sorprende tutti perché, ormai lasciati alle spalle gli anni Ottanta, oggi rappresenta la sesta economia dell’Unione Europea e accanto alla Germania, quello polacco è l’unico Stato caratterizzato da forte dinamismo. Una Polonia che cambia faccia, dunque, che ha evitato la recessione mondiale nel 2008 e non ha avuto problemi di debito pubblico ma, al contrario, si è resa protagonista di progressi notevoli ed è riuscita a garantire un benessere diffuso tra i suoi cittadini. Secondo i dati raccolti e resi noti dal Ministero delle Finanze, il prodotto interno lordo polacco è cresciuto di circa il 16% negli ultimi 4 anni e le spese destinate alle infrastrutture, lo scorso anno, hanno registrato un +7%. Grattacieli, ristoranti, bar, centri commerciali e negozi di lusso si ritrovano, ormai, in ogni angolo delle città anche se ancora c’è molto da fare: strade e ferrovie sono, infatti, le stesse degli anni ’80 e risulta, ovviamente, necessaria ed urgente una modernizzazione delle stesse. “Tra le ragioni del boom economico polacco – secondo il direttore generale del Ministero delle Finanze, Patryk Loszewski – rientra il fattore psicologico, ovvero la predisposizione della nostra forza lavoro ed imprenditoriale ad affrontare le difficoltà senza scoraggiarsi”. Loszewki è tornato indietro nel tempo parlando della pesante eredità lasciata dal comunismo che ha abituato il popolo polacco al sacrificio e lo ha portato a credere nel libero mercato, tanto è vero che se, nel 2004, quando la Polonia è entrata a far parte dell’Ue, sono stati 2 milioni i giovani che hanno lasciato il Paese per cercare fortuna altrove, la maggior parte di loro, a distanza di tempo, è tornata in Polonia e ha investito i propri guadagni per avviare numerose attività. Il capo degli analisti macroeconomici di Pekao, Andrzej Halesiak, ha rintracciato le motivazioni della costante crescita polacca nel cambio fluttuante della moneta nazionale, lo zloty, che ha sempre garantito alla nazione grande competitività anche quando le esportazioni erano minacciate dalla crisi, e nel fatto che solo il 40% del prodotto polacco è destinato all’estero, di cui il 26% raggiunge la Germania, della quale la Polonia, è partner commerciale di estrema importanza. Ma Varsavia, a causa della crisi, ha deciso di rinviare di qualche tempo (fortunatamente per loro) l’adozione della moneta unica prevista per quest’anno, garantendo la sua partecipazione ad una politica monetaria comune a partire dal 2015, nel pieno rispetto dei parametri di Maastricht. “I problemi, ovviamente, ci sono – per come afferma la direttrice della sede locale della Banca Europea per la ricostruzione  e lo sviluppo, Lucyna Stanczak – in quanto la disoccupazione resta alta, intorno al 13%. Ma, secondo quanto riportato nel suo ultimo rapporto dalla Commissione Europea , “investimenti e consumi privati continueranno  a crescere”. Pertanto, ci serva da insegnamento il cammino di sacrificio della Polonia che ha preferito “arricchire” i suoi cittadini e non le banche di tutta Europa. Che non sia questa la via da seguire? Mgari senza euro? 

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • ACTA: Censura su diritti web e commercio –  La decisione sul più discusso Trattato internazionale sarà del Parlamento europeo. No a scorciatoia “Corte di Giustizia” Ue

    ACTA: Censura su diritti web e commercio – La decisione sul più discusso Trattato internazionale sarà del Parlamento europeo. No a scorciatoia “Corte di Giustizia” Ue

    Mercoledì, Marzo 7th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Parlamento Europeo / Commissione Commercio Internazionale / ACTA / Corte europea / Rinvio / Opposizione / Trattato commercisale / Diritti/ Web / Copyrigth / Accordo anticontraffazione / Multinazionali / Inganno / David Martin / Maggio / Giugno / Voto / Libertà / Censura / Minaccia

    Diritti Web e commercio – ACTA

    La decisione sull’Acta sarà del Parlamento europeo:

    no a scorciatoia “Corte di Giustizia” Ue

    La bocciatura del Trattato più “liberticida” di sempre non sembra utopia

    Bruxelles – Nelle scorse ore la Commissione commercio internazionale del Parlamento europeo si è opposta (con voto sostenuto da un'ampia maggioranza: 21 contrari al rinvio, 5 favorevoli, 2 astenuti) al rinvio alla Corte di Giustizia dei diritti dell'Uomo dell'ACTA, l'accordo commerciale più discusso e liberticida di sempre: etichettato "addirittura", con fantasia vera, come "accordo anti-contraffazione". Rinvio che era stato proposto dal laburista britannico David Martin, quale – probabilmente – possibile scorciatoia alla ratifica del prossimo 11 giugno 2012. Martin si è comunque giustificando tenedo a ribadire che in realtà la sua proposta fosse stata fraintesa, e scambiata come un trucco politico per ritardare la decisione. Secondo l'eurodeputato britannico – piuttosto – la proposta del rinvio alla Corte poteva leggersi come una strada percorribile al fine di coadiuvare nelle attività proprie gli eurodeputati chiamati prossimamente al voto,  spronandoli a ricercare la soluzione più valida. una posizione in merito''. Inoltre secondo il britannico la stessa decisione pervenuta nelle ultime ore – di respingere il ricorso alla Corte – sarebbe in effetti il primo segnale che l'Europarlamento non ratificherà il temuto e rivoluzionario – quanto censorio – accordo e reso -tra l'altro – di voler imbavagliare e ridimensionare il ruolo di libera espressione del web: forse l'ultimo baluardo della democrazia indiretta di questo terzo millennio.  Ora trepidanti tutti aspettano il voto della commissione commercio internazionale: in programma  tra il 29 e il 30 maggio.L'ultima parola come noto, resterà al Parlamento europeo riunito in seduta plenaria nel prossimo mese di giugno. (Per approfondimenti e capirne di più: vedi video in "Galleria Multimediale" – Qui Europa: ACTA – L'accordo più liberticida.).

     Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Caselli contestato dai No-Tav –  Proteste sacrosante, ma meglio la via del dialogo

    Caselli contestato dai No-Tav – Proteste sacrosante, ma meglio la via del dialogo

    Mercoledì,  Marzo 28th/ 2012

    Italia / Contestazioni Tav /  Caselli / Palazzo Marino / Corridoio europeo / 

    Caselli contestato dai No-Tav.

    Proteste sacrosante, ma meglio la via del dialogo

    Occupato palazzo Marino, a Milano

    Milano – L’occasione è stata la presentazione del libro di Gian Carlo Caselli, procuratore capo di Torino, acerrimo nemico "dichiarato" delle mafie e, ultimamente, di Berlusconi e del berlusconismo. Ma i No–Tav forse stavolta hanno peccato di esuberanza: al solo nome di “convegno sulla legalità”, forse pensavano si parlasse anche di loro. Hanno occupato (o meglio, “okkupato”) per due ore Palazzo Marino, una scena da anni ’70, purtroppo con due feriti, vigili della Polizia Municipale, i classici “ghisa”.Scambi di accuse e di epiteti da ambo le parti: i No Tav si dichiarano nuovi partigiani, accusano l’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani) presente al congresso, di sconfessarli. L’Anpi, dal canto suo, li ha ammoniti sull'opportunità – o meglio l'inopportuniyà – di autodefinirsi “nuovi partigiani”. I contestatori, a quanto pare, non vogliono essere sempre simpatici. Ma questa volta, si sono scagliati addirittura contro un magistrato – simbolo dell’Italia che si ribella (anche se di fatto tutto tace), che lavora, che non vuole prepotenze mafiose. Ciò non toglie, ovviamente, nulla alle sacrosante proteste del popolo No-Tav contro un'opera dispendiosa, non necesaria e deleteria nel suo complesso, soprattutto in tempo di crisi. Pur comprendendo le sacrosante ragioni dei contestatori sulla Tav, forse dialogare di più nonguasterebbe. La vera svolta dovrebbe infatti venire dalle parti sociali in campo, quelle ufficiali, seguendo l'esempio di Lisbona, che molto serenamente ha rinunciato al Suo corridoio europeo Lisbina-Madrid, poichè inconciliabile con l'attuale situazione di povertà del Paese.

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)