Qui Europa

Giorno: 15 Maggio 2012

  • Italia – Poveri? Bisogna dimostrarlo!

    Italia – Poveri? Bisogna dimostrarlo!

    Martedì, Maggio 15th / 2012

    – di Franco De Domenico –

    Unione europea / Italia / Parlamento europeo / Commissione europea / Crisi ue / Mario Monti / Enzo Moavero / Vittorio Grilli / Golden Rule / ISEE / Manuel José Barroso / Poveri / Redditometro / Luciano gallino / Proposta alternativa  

    Italia – Poveri? Bisogna dimostrarlo

    Un decreto impone nuove norme sull'ISEE

    L'Europarlamento boccia la "golden rule"

    Roma, Bruxelles – La montagna va da Maometto, si direbbe! Infatti, anche se con la proverbiale flemma più che britannica, il professor Monti è in grande pare obiettivamente in grande fermento in questi giorni. Oggi è stato a colloquio con Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea. L'incontro è durato circa un'ora e mezza e vi hanno preso parte anche il ministro per gli Affari Europei, Enzo Moavero (detto l'emminenza grigia) e il viceministro dell'Economia Vittorio Grilli.
 Si parla, al momento, di incontro "costruttivo", in cui si sarebbe discusso di misure per lo sviluppo. Ci sono novità per quello che ha già seminato super Mario, una positiva e una negativa. Quella negativa è che il Parlamento europeo ha bocciato lo scomputo degli investimenti pubblici dal debito, la cosiddetta golden rule (decisione alquanto paradossale e assurda) per pochi voti: un provvedimento a cui il nostro governo, e soprattutto gli Italiani,  tenevano molto. Invece, è passata una prima approvazione per la creazione di un redemption fund, una sorta di garanzia sovra-nazionale, in direzione degli eurobond. Una sorta di contenitore crea debito: per capirci! Un meccanismo beffardo e subdolo che alla fine istituzionalizza il danno, cioè il debito, come qualcosa da redimere ex-post, e non qualcosa da risolvere alla radice, imbavagliando e tagliando le unghie alla finanza ed alla speculazione bancaria. Insomma, una cocente disfatta!

     Caro prof,  chi sono i poveri?  Ormai una intera classe!  

    Il decreto-legge che Monti ha tirato fuori come un asso dalla manica, invece, riguarda il redditometro, il famoso o famigerato Isee, che non sempre fotografa bene il reddito di una famiglia. Dovrebbe essere reso, almeno nelle intenzioni, più realistico; favorire meno gli abbienti, e dare – solo a chi ne ha reale bisogno – agevolazioni come borse di studio, risparmio sull'energia, accompagnamento agli invalidi. Speriamo che questa nuova mossa favorisca davvero i più deboli (che alla fine sono ormai circa l'80% degli Italiani: particolare che forse l'Isee non vagliera per – evidentemente – ovvi limiti strutturali) e non si risolva, come spesso purtroppo è successo, in una semplice restrizione; tante leggi e leggine, decreti, quando aboliscono il precedente, sono semplicemente peggiorativi, o restrittivi. Così funziona il potere: ma tout va bien, madame la Marquise. Ma, Isee a parte, forse sarebbe da prendere più in considerazione la proposta dell'economista Luciano Gallino, che ha proposto l'immediata costituzione di un fondo-lavoro da 25 miliardi di euro (un quarto dei fondi regalati alle banche con le ricapitalizzazioni ultime della Bce) con il quale generare subito un milione di posti di lavoro. Meditate gente, meditate!

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)   

  • Borghezio: Ue e Russia si aprano al mistero di Fatima

    Borghezio: Ue e Russia si aprano al mistero di Fatima

    Martedì, Maggio 15th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Roma / Fatima /  Madonna di Fatima / Terzo segreto di Fatima / Rivelazioni / Apparizioni / Crisi Economica Mondiale / Lega / Rapporti Ue-Russia / Mario Borghezio / Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria 

    Borghezio: l'Europa e la Russia si aprano alla

    Madonna di Fatima

    L’europarlamentare del Carroccio chiede ai colleghi

    di prendere una posizione sulla consacrazione della

    Russia al Cuore Immacolato di Maria.

    Roma – Che l’europarlamentare leghista Mario Borghezio fosse un personaggio “fuori dalle righe” o almeno dal "politically correct" (cioè che riserva sempre molte sorprese) era cosa acclarata ma, di certo, nessuno si aspettava che decidesse di chiamare in causa direttamente la Madonna di Fatima ed il suo terzo segreto. Il rappresentante del Carroccio, nel convegno “Fatima: la nostra ultima possibilità”, tenuto a Roma, è intervenuto per chiedere all’Europa di ricordarsi della rivelazione che la Madonna fece ai pastorelli portoghesi circa una catastrofica crisi economica mondiale ed ha sottolineato che farà presente questo messaggio nell’aula di Strasburgo in modo che il Parlamento Europeo possa riflettere sulle apparizioni mariane. Il leghista ha aggiunto che chiederà ai colleghi della Commissione Ue-Russia di prendere una posizione sulla consacrazione del paese al Cuore Immacolato di Maria. Adesso, Borghezio sarà anche un personaggio colorito che, all’occorrenza toglie dal cilindro la carta “vincente”, ma se ci soffermiamo sul contenuto del messaggio, esso non è poi così assurdo. Anzi! Le vie del Signore, d'altra parte, sono davvero infinite! L’Europa, le cui radici cristiane, seppur non inserite nella Costituzione, sono solide e note, farebbe bene ad affidarsi maggiormente al Signore e meno ai politici di turno e dovrebbe avere fede e diffondere tra i cittadini, fedeli e non, i sentimenti di speranza e accettazione della sofferenza, tipici del difficile cammino cristiano. Certo, come è successo in passato,  non è una mossa azzeccata che una delegazione del Carroccio raggiunga Fatima per pregare per la secessione.  Dell’assurdità leghista, però, lasciamo da parte il peggio per cercare di trarre il meglio. Amen!

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Aborto: “Non uccidiamo il futuro, Viviamolo!”

    Aborto: “Non uccidiamo il futuro, Viviamolo!”

    Martedì, Maggio 15th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto – 

    Italia / Roma / Aborto / Interruzione di Gravidanza / Legge 194/1978 / Marcia per la vita / Vita / Feto / Nascite / Renato Zero / Madre Teresa di Calcutta / Alemanno / Binetti / Gasparri / De Lillo / Allam /  Il dono della vita / Il dono più sacro che esiste / Vita Umana / Un cuore che batte non ha età / Maria Laura Barbuto / Qui Europa  

    Aborto: "Non uccidiamo il futuro,

    Viviamolo!"

    A Roma 15.000 persone hanno sfilato per dire

    “si” alla vita. L’aborto uccide mamme e figli.

    Roma – Uniti per dire “Sì” alla vita, uniti contro l’aborto: più di 15.000 persone hanno sfilato, domenica, per le vie di Roma dal Colosseo a Castel Sant’Angelo, per dire “basta” agli omicidi degli innocenti, perché di omicidi si tratta. Torniamo a parlare di un tema caro alla nostra redazione, facendo il resoconto di una giornata nella capitale che ha visto insieme adulti, anziani e bambini, uniti per uno stesso obiettivo. Nessuna bandiera politica, nessuno schieramento partitico, nessun messaggio di parte: solo persone che amano la vita, che la rispettano e che la considerano per quello che è, ovvero un’occasione unica, un dono immenso. “Nessuno viene al mondo per sua scelta, non è una questione di buona volontà. Non per meriti si nasce, non per colpa, non è un peccato che poi si sconterà” così, Renato Zero cantava la vita considerandola come un dono che non “non si può vendere, né mai si comprerà”. E come non essere d’accordo?  La vita è un dono legato ad un respiro che non può essere soffocato da nessuno, ancor meno da una legge. E lo sapeva bene Madre Teresa di Calcutta, che bollò l'aborto come il più grande crimine contro l'umanità, nel suo celebre discorso – fatto rigorosamente a braccio – presso l'Accademica dei premi Nobel, in occasione del suo storico Riconoscimento per Premio Nobel per la "Pace" (vedi video in "Multimedia Gallery" – Qui Europa –  http://www.youtube.com/v/FMtgEIMgWI0 ).

      Aborto: Abominio contro l'umanità  

    Prima del 1978 e della legge 194 che regolamenta l’aborto, l’interruzione di gravidanza era considerata un reato: noi continuiamo a considerarla tale anche a distanza di 30 anni e anche se non punibile dal codice penale, perché essa non è nient’altro che un “omicidio legalizzato”. Ma sempre omicidio rimane: omicidio di innocenti e omicidio dell’etica dei valori e della coscienza. 

      Aborto: ha sempre 2 vittime!  

    L’aborto ha sempre due vittime: un bimbo, ferito mortalmente ed una mamma ferita per sempre. E questo messaggio è chiaro anche al popolo della “Marcia per la vita” e nel corteo le immagini di mamme che accarezzavano il volto dei propri figli erano le più belle testimonianze di vita e di trasmissione della stessa. Tanti i partecipanti “in vista” della manifestazione: schierato in prima fila il sindaco della capitale, Gianni Alemanno, ma ancora i senatori Maurizio Gasparri, Stefano de Lillo e Paola Binetti e l’europarlamentare e giornalista, Magdi Allam. Per l’occasione sono stati distribuiti dei gadget dal valore simbolico importantissimo: migliaia di scarpette di lana, fatte a mano, e le spille “piedini preziosi” che ripropongono, a grandezza naturale, un piedino di un feto che ha 3 mesi di vita. Già, un feto è già vita e nessuno può dire il contrario. Lo dice la scienza, lo dice l’etica, lo dice la moralità e la mentalità comune ma, soprattutto, la propria coscienza.

      Un cuore che batte non ha età!  

    Un cuore che batte non ha un’età, è semplicemente “vita” e, nel grembo materno, un cuoricino pulsa sin dal primo momento. Dal 1978 ad oggi, “grazie” alla legge 194, sono state interrotte, secondo le statistiche, ben più di 4.200.000 gravidanze: questo significa che più di 4.200.000 bambini sono stati uccisi e più di 4.200.000 mamme sono state private della loro dignità di donne. Senza telecamere e senza giornalisti, la “marcia su Roma” del popolo della vita ha fatto comunque notizia perché, a detta degli organizzatori della manifestazione, i messaggi forti e chiari, i messaggi di verità  mobilitano la gente da soli, e ne riscaldano e infiammano i cuori…gli stessi cuori che battono, fin dal concepimento, nel grembo materno. “L’aborto è il più grande nemico della pace, perché se una madre può uccidere un figlio, ciò significa che gli esseri umani hanno perso totalmente il rispetto per la vita e più facilmente possono uccidersi a vicenda” : lo diceva la beata Madre Teresa di Calcutta, premio Nobel per la pace. E aveva ragione. Quindi “Non uccidiamo il futuro, Viviamolo”.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Euro-Capò – Batosta Merkel-Monti e mini-rivoluzione Hollande

    Euro-Capò – Batosta Merkel-Monti e mini-rivoluzione Hollande

    Martedì, Maggio 15th / 2012

    – di Silvia Laporta e Sergio Basile – 

    Unione europea / Eurozona / Commissione europea / Crisi Ue / Disagio sociale / Germania / Elezione regionali / Angela Merkel / Francoise Holland / Mario Monti / Nord Reno-Westfalia / Land tedeschi / Austerity / Grecia / Italia / Spagna / Francia / Ungheria / Irlanda / Bei / Stato sociale / Welfare state  / Deficit spending / Poteri forti / Goldman Sachs  

    Povertà, disagio sociale e malgoverno:

    quadretto di un'Europa targata Ue

    L'insostenibile pesantezza dell'essere nell'Ue

    colpisce anche la Germania.

    Regionali: batosta per il "panzer Merkel"

    Berlino, Parigi, Bruxelles, Roma – Il disagio sociale, inizia ad alzare prepotentemente la sua voce e a farsi sentire in tutta Europa, anche nei land tedeschi. Le strategie di governo per fronteggiare la crisi si dividono tra l’austerity, proposta dalla Commissione di Barroso, d'intesa con la casta teutonica (di Berlino e francoforte) e improntata sui  tagli alla spesa pubblica (abolizione del deficit spending e spending review: termine ormai entrato di diritto anche nell'italianissima "Treccani"); e la consapevolezza dei governi di dover  invece agire in qualche modo, per poter  sostenere la ripresa economica e l’occupazione, uscendo dalla crisi.  Ma gli euro-capò, tuttavia, continuano a concentrarsi sui particolari – facendo gli gnorri in regia, per non andare al fronte – tralasciando di occuparsi della biblica trave negli occhi della tecnocrazia europea: cioè nei loro furbi occhi. Chi meglio di noi Italiani può sapere cosa significhi austerity? L'ossequioso gran'ufficiale Mario Monti –  nostro malgrado – attuale presidente del governo tecnico ed ex consulente di Goldman Sachs – oltre che di circa 40 società finanziarie – ha deciso, come noto, di adottare una politica quanto più fedele al progetto dell’austerità. La sua (per quanto noi sappiamo fittizia) idea è che  il rigore dei conti, può essere considerato l’unico mezzo attraverso il quale mettere l’Italia nelle condizioni di cogliere i primi segnali di ripresa non appena questi si presentassero. Magari accettando un ipotetico ed irreale "invito a cena"! Da qui l’austerity si è potuta esplicare nel miglior modo possibile nella nostra Pseudo-Repubblica, attraverso provvedimenti che eufemisticamente potremmo definire “opinabili”,  ma che sono stati finora  le linee guida del governo tecnico. Tagliare la cassa integrazione; modificare l’articolo 18 in una  rivoluzione per i licenziamenti economici e disciplinari con possibilità quasi nulle di reintegro; salutare la certezza di un  “noiosissimo” posto fisso di lavoro; non effettuare nessuna concessione ad investimenti pubblici finanziati in disavanzo (deficit spending) solo alcuni dei più clamorosi diktat espressi dal capò dei professori.

      Anche i tedeschi stanchi dell'austerity merkeliana  

    Nel resto d’Europa che conta (almeno oggi) tale  posizione di austerity – respirata anche nella patria dell'indusrtia automobilistica europea e mondiale, dove negli ultimi 10 anni i salari sono aumentati di un risicatissimo 7%, contro il 27% dell'Eurozona –  è stata tuttavia rovesciata dopo il crollo della Cdu di Angela Merkel nelle elezioni regionali in Nord Reno-Westfalia, il Land  più popoloso della Germania. Una Merkel che, dunque, potrebbe essere presto definitivamente disarcionata dalla stessa cancelleria. Evento, quello della "relativa sorpresa" nel  ricco Land, che ha seguito ad un sensibile  segnale di cambiamento venuto d'oltralpe: la sconfitta di Nicolas Sarkozy ad opera di Francoise Hollande, e la promessa (vedremo se rispettata o meno) di un radicale cambiamento nel riconoscimento di un ruolo da protagonista al bistrattato welfare state. 

      La strategica propaganda mini-rivoluzionaria di Hollande  

    Il  nuovo premier francese, dunque – stando almeno a quanto dichiarato in campagna elettorale ed ai suoi primi proclami ufficiali da nuovo Re dell'Eliseo – avrebbe soffiato anch’egli  sulla leggera e fresca brezza aleggiante sul Vecchio Continente, e portatrice di una nuova politica economica votata all’onestà, all’equità e ad una migliore retribuzione del reddito. Tassazioni  importanti sui “ricchi”; applicazione di aliquote del 75% ai redditi superiori a un milione di euro, solo per antipasto. Ciò per dimostrare ai suoi elettori di star adottando una strategia che va incontro al sociale.  Tuttavia, un nodo importante e cruciale resta da sciogliere:  il nuovo premier non sembra  voglia mettersi contro e di traverso ai veri nemici della Democrazia, le vere responsabili del debito degli stati e dello sfacelo europeo: le grandi banche e le grandi società finanziarie francesi ed internazionali. Strategie, dunque, che – da un'attenta analisi dei primi giorni di governo del bohemien Hollande – potremmo considerare più “politiche” che “sociali”, costruite attorno a diversi interessi, che non corrispondono però con quelli dei cittadini! Dove è finito lo Stato Sociale? Dove è finita la tutela dei diritti dei cittadini? Oserà prima o poi il re dell'Eliseo sfidare i poteri forti sul loro stesso campo? O saranno i secondi ad ammorbidire il suo slancio rivoluzionario? Vedremo!

      Markel e Monti, appesi al filo del "Deficit Spending"   

    L’unica svolta  reale sulla quale la strana coppia Monti-Merkel potrebbe, ora, convergere – al fine di evitare il peggio, ed eventuali e probabili future fughe a bordo di elicotteri – è quella di far passare nel Patto di Stabilità e crescita, il principio secondo il quale nel debito pubblico non siano considerati gli investimenti in opere infrastrutturali, anche quando siano finanziati in disavanzo,oltre il limite attualmente fissato dello 0,5% sul Prodotto Interno Lordo. Anche un aumento dei fondi a disposizione della Banca Europea per gli investimenti, potrebbe essere un incentivo: ma non una garanzia di crescita democratica, visto e considerato chi di fatto controlla l'istituto "d'interesse comunitario". L’opinione pubblica europea però, è ormai palesemente stanca di giochi e strategie politiche, fatti su misura per gli interessi governativi. Si rende conto che la politica dell’austerity ha  provocato solo povertà di massa e sta iniziando a maturare disapprovazione e tensioni, pronte a deflagrare soprattutto nelle classi più deboli, assolutamente arrabbiate e non tutelate in questa tragica situazione. Quello del "deficit spending" (strumento d'investimento da sempre, fino all'arrivo dello scellerato "fiscal compact", considerato quale arma privilegiata di sviluppo degli stati moderni) potrebbe essere quindi l'ultimo "filo sottile" al quale si aggrappano i destini della cancelliera di ferro e dell'élitario professore bocconiano. Ciò, mentre in Grecia come in Italia, in Spagna come in Francia, in Ungheria come in Irlanda, la fondazione dell’Eurozona, una spazio monetario comune, sta giungendo al termine. I governi sudditi delle banche e distruttori del lavoro e dello stato sociale sono ormai in fase di smascheramento! Passaparola!

    Silvia Laporta e Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Caro carburante – Accise e Speculazione annientano anche l’agricoltura

    Caro carburante – Accise e Speculazione annientano anche l’agricoltura

    Martedì, Maggio 15th / 2012 

    – di Sergio Basile – 

    Italia / Crisi Ue / Agricoltura / Caro gasolio agricolo / Decrementi produttivi / Chiusura aziende / Confagricoltura / Guerre / Accise statali / Sviluppo economico / Settore Primario / Costo carburante fuori controllo / Speculazione / Zootecnia / Sottosegretario allo Sviluppo Economico / Claudio De Vincenti / Provvedimenti urgenti / Speculazione / Morte del settore agricolo / Qui Europa / Corrado Passera / Giorgio Napolitano / Sergio Basile    

    Gli aumenti stratosferici del carburante

    annientano anche l'agricoltura

    Italia – Cosa si cela dietro gli aumenti?

    Speculazione, accise e guerre: sui cittadini il

    peso di errori ed orrori dei governanti

    Roma – Dinnanzi agli sconcertanti aumenti del carburante in Italia, è ora di prendere drastici provvedimenti, prima che fallisca l'intero "sistema paese". Oggi, infatti, a rischio default non solo le casse familiari – con padri e madri di famiglia costretti a vendere oro ed a rompre tutti i maialini di terracotta per arrivare a fine mese –  non sono solo le aziende operanti nell'industria e nei servizi, ma anche gli stessi agricoltori del settore primario: illusi con la politica dei contributi all'agricoltura, ma poi beffati alle spalle con rincari del gasolio agricolo da record (oggi vicino quota 1,30, con aumenti del 130% in 24 mesi) al fine di finanziare i soliti progetti speculativi e rimpinguare le casse di avidi feudatari. Quindi, mentre il prezzo della benzina sfiora i 2,00 a litro – e pensare che il brevetto della macchina ad idrogeno, che avrebbe garantito prosperità e benessere per tutti, fu accantonato dagli stessi fautori dell'attuale dittatura economico-finanziaria – lo stesso prezzo del gasolio agricolo, in pochi emsi, è cresciuto dell’11,35% e, in due anni, addirittura del 130%, con ricadute che lasciamo alla vostra immaginazione. Intanto il governo, in questa Repubblica delle banane – dove tra l'altro i giornalisti seri sono sempre più  un ricordo del passato – vocifera su eventuali provvedimenti volti  a sterilizzare l’Iva sui carburanti, almeno a sentire le dichiarazioni fatte nelle scorse ore da Claudio De Vincentil, sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico, intervenuto su pressione di vari associazioni di categoria – letteralmente assediate da migliaia di lamentele degli operatori di settore –  in merito all'adozione di urgenti provvedimenti per il caro-carburanti.

      La protesta degli agricoltori   

    Confagricoltura, in merito, nei giorni scorsi aveva amplificato anche le legittime richieste degli operatori tecnici di settore, quali trattoristi ed utilizzatori di  macchine e veicoli agricoli: tutte attrezzature azionate con sistemi a gasolio, divenute in pratica inutilizzabili, ed antieconomiche, specie al Mezzogiorno, dove le politiche neoliberiste dell'Ue hanno favorito – in aggiunta – una concorrenza iniqua e sleale all'interno dei mercati e nei settori agricoli più disparati, affossando i prezzi delle primizie agricole: dall'olio di oliva alle arance, ai pomodori. Frutti spontanei di prima qualità svenduti o lasciati marcire sugli alberi, poichè surclassati da specie analoghe provenienti dai mercati africani a prezzi stracciati. Agrumi ed ortaggi raccolti da schiavi per pochi centesimi l'ora ed immessi nei mercati con effetti devastanti. Come competere con un esportatore africano che vende un chilo di arance a trenta centesimi? Improponibile! Ma, evidentemente, non per l'Unione europea.

      Addio Agricoltura – 5.000 euro in più all'anno!  

    Ma ad essere colpiti, grazie al governo Monti, non sono solo i prodotti sui mercati (impossibilitati a trovare sbocchi economici) ma anche le stesse attività di produzione, trasformazione e quelle complementari legate alla conservazione o al trasporto: cioè l'intero ciclo produttivo, dal produttore al magazzino del grossista. Si pensi ad esempio a settori come la trasformazione dei foraggi e dei cereali; alla conservazione dei prodotti ortofrutticoli (refrigerazione); all’orto-florovivaismo (produzione agricola tramite il riscaldamento delle serre); alla stessa zootecnia. Confagricoltura, e la stessa Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) incrociando vari dati Istat, hanno calcolato che ogni azienda agricola spende in media circa 5 mila euro in più all'anno. E pensare che intere regioni come la Calabria – ad esempio – sopravvivono oggi in gran parte grazie proprio all'agricoltura, con un peso  insopportabile soprattutto per le serre del crotonese o del vibonese: tra le province, in assoluto, più povere d'Italia e d'Europa. La Cia, ha dunque invocato urgentissimi rimedi, con agevolazioni che, dopo le durissime proteste ed i blocchi intervenuti nei mesi scorsi, sono stati in parte varati per gli autotrasportatori. Ma anche in questo sfacelo l'Ue ci ha messo del suo: ricordiamo, infatti, che nel novembre del 2009, Bruxelles decise – clamorosamente e tra il silenzio assenso di molti eurodeputati – di abolire  la cosiddetta accisa zero’, cioè l’agevolazione per l’acquisto del carburante da parte delle serre, e per la gioia delle lobbies del petrolio, che videro piovere dal cielo, come manna, lauti incrementi dei loro guadagni netti. Anomalia però calmierata in altri Paesi Ue con politiche sociali ed economiche ad hoc.

      Il mercato impazzito  

    In Italia invece, evidentemente qualcuno ci considera troppo ricchi (constatazione vera solo fino a qualche mese fa: quando i tassi di risparmio delle famiglie erano ancora da record) e disposti a pagare come nessun altro (vicini in questo solo a Danimarca e Malta) prezzi completamente fuori mercato. Anche fino a 6/7 volte maggiori a tariffe praticate in altri paesi del mondo: eppure la benzina è sempre la stessa! Infatti, comparando i prezzi medi praticati dalle compagnie operanti nell'ex Bel Paese, con quelli praticati all’estero, ci si accorge che l'identico carburante venduto in Italia costa fino ad un quinto in più, grazie al caro professore ed alle sue famigerate accise ed all speculazione, lasciata a briglia sciolta tra l'indifferenza generale e di authority completamente scoppiate e da chiudere immediatamente. Carrozzoni succhia-soldi senza alcuna utilità e coscienza civile. 

      Lo scandalo delle accise  

    Ma a chi giovano queste maledette accise? Presto detto!  Queste tasse micidiali, introdotte nel corso degli anni sotto diversi governi (tecnici e non) per affrontare calamità e situazioni "provvisorie", con il passare del tempo – come accade solo in Italia –  sono state di fatto istituzionalizzate, ed utilizzate per finanziare anche campagne e "questioni nazionali" di dubbia moralità, tra le quali primeggisano molti conflitti bellici evitabili ed inutili, se non addirittura deleteri ed immorali. Insomma queste tasse "occulte" che quotidianamente affamano le famiglie e dimezzano la già risicatissima – con l'euro – capacità di acquisto dei nostri portafogli, sono state decise e via via aumentate in maniera iniqua. Ciò, negli utlimi mesi a questa parte (in maniera ancor più incisiva e subdola) anche e soprattutto grazie al salvatore della patria Mario Monti, che politici scoppiati come Pier Ferdinando Casini, Angelino Alfano e Pierluigi Bersani continuano ad adulare e servire sotto uno spesso velo di ipocrisia (malgrado finte prese di posizione e perentorie prediche). E ciò – colpa di molti Italiani – grazie alla mancanza di una coscienza critica dell'elettorato, in gran parte rinchiuso nell'angustiante recinto dell'ignoranza e dell'ideologia (che ormai non esiste più: almeno all'interno di queste mega caste-partitiche). Un corpo elettorale  rimbambito e rintronato da vuoti slogan propagandistici televisivi: degni del più becero e volgare avanspettacolo. Allora, giusto per svegliarci un pò – eccezion fatta per operazioni lodevoli come: disastro del Vajont del 1963; alluvione di Firenze del 1966; terremoto del Belice del 1968; terremoto del Friuli del 1976; terremoto dell’Irpinia del 1980 (e già più discutibile) rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004: che tuttavia stranamente continueremmo a pagare – ecco, di seguito, un eclatante esempio del meschino, immorale e dambiguo utilizzo delle accise sul carburante fatto dai governi negli anni, utilizzate spesso per finanziare vere e proprie guerre mascherate, spesso, da "Missione di Pace" o "Operazioni svolte nell'interesse nazionale":

    Guerra di Etiopia (1935 – 1,90 lire )

    Crisi di Suez (1956 – 14 lire)

    Guerra del Libano (1983 – 205 lire)

    Missione in Bosnia (1996 – 22 lire)

    Acquisto di autobus ecologici  (2005 – 0,005 euro);

    Finanziamento alla cultura (2011 – da 0,0071 a 0,0055 euro);

    Emergenza immigrati dovuta alla crisi libica (2011 – 0,04 euro);

    Alluvione Liguria e la Toscana (novembre 2011 – 0,0089 euro);

     Decreto Monti, "Salva Italia" (dicembre 2011.0,082 euro).

      Le "Missioni di Pace"   

    Per non scordare poi le ultime cosiddette "Missioni di Pace" in Iraq e Afghanistan (dove, tra l'altro, la pace regna a tal punto che, per chi non lo sapesse, in pochi anni la produzione di oppio è quadruplicata. Come mai? Mistero! ).  Importi, oggi maggiorati anche dell'Iva al 21%: applicata, ovviamente non al prezzo netto del carburante, ma "giustamente" al prezzo lordo, comprensivo di accise. Ciò, in aggiunta all' accisa regionale sui carburanti che varia da regione a regione, ed all'imposta di fabbricazione sui carburanti. E pensare che a pochi chilometri da casa nostra, in Lussemburgo o in Francia – ad esempio – la benzina costa rispettivamente 1,26 euro e 1,40 euro circa. E intanto, mentre da noi la quota 2,00 eurosembra ormai prossima,  i controllori della Costituzione ed i garanti della "Democrazia" continuano a dormire sonni tranquilli.

      Il "letargo dorato" dei garanti della Costituzione  

    Tra tutti, il "sempre più amato" Re Giorgio Napolitano I, che (dopo aver nominato il professore del "miracolo italiano") continua a spassarsela nel suo bel Quirinale con 200o dipendenti a servizio, ed assunti – rigorosamente – su chiamata diretta (consigliamo di leggere in merito – per i pochi che non lo avessero fatto – il libro "La Casta" di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo: vedi capitolo "Quattro regine al prezzo di un Napolitano" ). Chi rinsavirà prima? Per fronteggiare il continuo aumento dei carburanti nelle ultime ore, la palla sarebbe passata addirittira nelle mani di un banchiere! Che fortuna! E il Ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, che ha resa nota la decisione di istituire la Commissione Dinamiche Prezzi, della quale faranno parte – oltre allo stesso banchiere prestato alla tecnocrazia – anche  “Mister Prezzi", le associazioni dei Consumatori e i rappresentanti del comparto carburanti. Beh! Ora che le nuove poltrone sono state assegnate – ovviamente paga la comunità – staremo a vedere se i nuovi controllori oseranno sfidare lorpo stessi, i signorotti dell'oro nero e la speculazione internazionale! E sperisamo pure che non si riduca il tutto alla solita agghiacciante proposta di svendita e liberalizzazione dell'intero settore. 

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa) –

    N.B.:

    Firma anche tu, la petizione per eliminare le accisehttp://www.petizioni24.com/eliminiamo_le_accise