Qui Europa

Mese: Maggio 2012

  • Nodo “disoccupazione” all’Eurocamera

    Nodo “disoccupazione” all’Eurocamera

    Venerdì, maggio 25th / 2012

    – di Sergio Basile –
     
    Unione europea / Parlamento europeo / Assemblea plenaria / Interrogazione orale con risoluzione / Lavoro / disoccupazione giovanile / Finanziamenti / Commissione affari sociali  / Presidente della commissione affari sociali / Pervenche Berès / Maggiori finanziamenti Ue / Piano europeo d'investimenti / Ridistribuzione dei fondi strutturali 2007-2013 / Sergio Basile / Qui Europa / Palliativi Ue / Speculazione / incongruenza e contraddizione delle politiche rigoriste / Tempismo dell'Unione / Uragano della crisi / Commissione europea / Consilium / Consiglio europeo / Palliativi / tempi di attuazione troppo lunghi / A settembre Sud Europa tutto in Grecia  / Riindirizzamento dei fondi europei / Rating / Spread  
     
    Euro-Palliativi  – Il Parlamento europeo chiede più  
     
    finanziamenti Ue per disoccupazione giovanile
     
    Ma i rubinetti della speculazione sul debito, e le
     
    politiche rigoriste non mutano
     

    Parlamento europeo – Emiciclo

    Strasburgo – Nelle scorse ore, gli eurodeputati riuniti in plenaria, gli stessi che la settimana scorsa hanno – in pratica – votato per l'irrobustimento dei coefficienti di riserva patrimoniale delle banche – in base ai "sacri principi" sanciti in Basilea 3 –  hanno ufficialmente chiesto all'Ue un "piano europeo d'investimenti" per creare nuova occupazione, nonché la ridistribuzione dei fondi strutturali non spesi (non si capisce come riescano le regioni puntualmente a non spendere i soldi per lo sviluppo – centinaia di miliardi di euro, solo per l'Fse – in regioni come Calabria, Campania, Sicilia e Puglia: leggermente meglio la situazione della Basilicata)  e l'introduzione di una "garanzia europea per i giovani", che possa offrire loro la "possibilità di un lavoro o un apprendistato dopo quattro mesi di disoccupazione". Queste sono state le principali proposte votate dai deputati europei  nella risoluzione sulla disoccupazione giovanile in Europa, analizzata, votata ed adottata nella giornata di ieri. Nei primi mesi dello scorso anno  la disoccupazione media giovanile nell'Unione (così come "Qui Europa" ha abbondantemente documentato) era pari al  22,1%. Dati, come noto, più che raddoppiati. La risoluzione, presentata dal deputato Pervenche Berès (S&D, FR), ha dunque evidenziato l'esistenza di forti squilibri all'interno del mercato del lavoro comunitario, a svantaggio delle regioni rientranti nel territorio degli sventurati Piigs. D'altra parte è un pò come scoprire l'acqua calda! Stati dove ormai un giovane su 2 vive di sogni e illusioni.  
     
      Il tradimento dei trattati europei  
     
    Ma non era scritto a chiare lettere nei trattati dell'Ue che entro il 2012 l'Eurozona sarebbe dovuta diventare l'area più competitiva al mondo? Ma allora chi ci ha preso in giro? Alla luce di quanto accaduto, infatti, è difficile bersi la balla che tutto è accaduto in maniera del tutto casuale. non sapevano forse i professorini dell'Ue – da Romano Prodi in poi – che creare una zona con politiche fiscali diverse, economie diverse, culture diverse ed una moneta unica avrebbe matematicamente favorito instabilità e speculazione, a vantaggio delle economie più forti. Ma l'autocritica non sembra una dote propria di Strasburgo e Bruxelles; o magari tra qualche mese ci verrranno a dire che tutto potrà essere superato convincendo i vari stati (ormai ex-sovrani a vantaggio dei "principi-regnanti" del rating e dello spread: Fitch, moody's e standard & Poor's) a cedere definitivamente la propria sovranità a vantaggio di un unico grande e totalitario super-stato Ue, chiamato Stati Uniti d'Europa? Non è forse questo il piano segreto a cui da sempre Delors e gli altri élitari euroamici venuti dopo di starebbero lavorando da cinquant'anni? Beh, vedremo!
     
      Piano europeo d'investimenti – Un cane che si morde la coda? 
     
    Intanto, possiamo prendere atto del fatto che nel testo adottato ieri, i deputati hanno individuato quale panacea per gli sventurati giovani dell'Europa del Sud la definizione e la proposta di un Piano d'investimento per il lavoro, chiamato "Opportunità per i giovani". Ma una domanda sorge spontanea: a che serva investire se le imprese bancarie continuano a non prestare danaro, rispettando una sorta di super-patto proteso a far fallire o svendere le aziende europee? ci sembra un pò un "cane che si morte la coda". In effetti il problema se lo sarebbero posti nell'emiciclo di Strasburgo, anche una parte degli stessi deputati: secondo i quali la portata delle azioni proposte non sarebbe, infondo, proporzionata alla gravità dell'attuale crisi occupazionale. Ma gli estessi hanno poi concluso che il rilancio dell'Europa passerebbe comunque per  il lancio di questo miracolistico "piano europeo d'investimenti" .
     
      Ridistribuire i fondi strutturali  
     
    La risoluzione di Strasburgo, invero, giunge a ruota della decisione del Presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso – presa durante il Consiglio europeo dello scorso 30 gennaio 2012 – in merito alla disponibilità di 82 miliardi di euro in fondi strutturali 2007-2013 (sul totale di 347 milioni)  non spesi dalle regioni Obiettivo 1 (tra le quali per l'appunto Calabria, Campania, Sicilia) e quindi da riassegnare. I deputati, dunque, ieri – vista la drammaticità della questione lavoro – hanno chiesto alla Commissione di reimpiegare parte di tali fondi in tal direzione. Ciò, accanto all'aumento della  percentuale di fondi a sostegno di piani d'intervento co-finanziati con i governi dei Paesi Ue a maggior tasso di disoccupazione giovanile: cioè i soliti (ed isolati) Piigs, accanto a Lituania, Lettonia e Slovacchia. 
     
      I tempi pachidermici dell'Ue e l'Uragano crisi   
     
    D'altra parte, tuttavia, è bene ricordare che già nel 2010, l'Europarlamento aveva proposto a Commissione e Consiglio la creazione di una "garanzia europea per i giovani" su lavoro e  apprendistato dopo 4 mesi di disoccupazione: proposta ad oggi, non attuata con tempi consoni e celeri, al passo con una crisi indotta che divora ogni giorno l'Europa e soprattutto gli Europei più poveri e disagiati, alla faccia dell'inclusione sociale e della solidarietà. La Commissione, infatti, darà attuazione alla proposta dei deputati  – presentando al Consiglio dei 27 leader Ue, un piano sulle garanzie per i giovani – solo entro la fine del 2012. Ciò, dunque, dietro l'adozione da parte  del "Consilium" dei 27 della suddetta proposta entro la fine del 2012: data siderale, se proporzionata alla drammatica spirale distruttiva, che agisce alla velocità di un uragano. per quella data, paesi come l'Italia, la Spagna e il Portogallo potrebbero essere già tutti fisicamente in grecia, e senza staccare alcun biglietto aereo. Quando si dice il tempismo dell'Unione!
     
    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)
     
     
  • L’Eurocamera chiede libertà per la Timoschenko – Ma per gli Europei?

    L’Eurocamera chiede libertà per la Timoschenko – Ma per gli Europei?

    Giovedì, Maggio 24th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Parlamento Europeo / Ucraina / Kiev / Strasburgo / Detenzione / Maltrattamenti / Ricovero / Libertà / Diritti umani / Accordi forniture gas / Democratizzazione / Stato di Diritto / Solidarietà internazionale /  Yulia Timoschenko / Evgenia Timoschenko / Vladimir Putin 

    La Voce dell'Eurocamera: "L'Ucraina rispetti

    i diritti umani, libertà per la Timoschenko!”

    Il Parlamento Europeo esprime solidarietà nei

    confronti dell’ex premier ucraina.

    Ma per molti Europei i diritti restano un tabù

    Yulia Timoshenko

    Strasburgo, Kiev – “Freedom for Yulia”: così gli europarlamentari del Pdl, nelle scorse ore, nell’aula plenaria del Parlamento di Strasburgo hanno chiesto la libertà per l’ex primo ministro ucraino, Yulia Timoschenko, esponendo uno striscione sul quale compariva anche una foto della leader politica. La Timoschenko è stata condannata a 7 anni di carcere, nell’ottobre scorso,  per abuso di potere per un presunto e controverso accordo stipulato con Putin, senza preventiva consultazione del governo ucraino, e riguardante importanti forniture di gas, come avevamo riportato noi di Qui Europa già in articoli precedenti. Ma l’Ucraina, nella detenzione della rappresentante politica, ha sbagliato tutto: sono stati denunciati, infatti, maltrattamenti e percosse che la Timoschenko avrebbe subìto in cella e che hanno fatto puntare i riflettori internazionali su Kiev, fino al trasferimento della donna presso l’ospedale di Kharkiv, avvenuto – come Qui Europa aveva trattato già nelle scorse settimane – il 9 maggio scorso. Ucraina, quindi, indisciplinata per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, obiettivo da sempre sbandierato da tutta l’Unione europea e, per altro, sottoscritto anche da Kiev. 

      Più rispetto per tutti  

    Il Parlamento Europeo dimostrerà tutto il suo impegno per tenere a bada “la spinta autoritaria” dell’Ucraina e consolidare il processo di democratizzazione del Paese e lo Stato di Diritto.  Nell’aula di Strasburgo, al momento dell’esposizione dello striscione e della solidarietà internazionale nei confronti della Timoschenko, c’era la figlia dell’ex primo ministro ucraino, Evgenia, la quale, dicendosi sorpresa e commossa per l’iniziativa, ha dichiarato che “se non ci fosse stato il sostegno della comunità internazionale, mia madre e gli altri prigionieri sarebbero già morti”.  Ci auguriamo solo che il sostegno dell’Unione europea non sia solo “ideale” ma che si concretizzi, al più presto, nel rispetto dei diritti umani e della libertà che, niente e nessuno, potrebbe negare. Neanche l’Ucraina. Un rispetto, tuttavia, a trecentosessanta gradi, anche – consentiteci – verso le migliaia di famiglie greche finite sul marciapiede in pochi mesi e verso quei poveri pensionati e precari – esodati, scoraggiati e disoccupati – italiani, spagnoli, irlandesi e portoghesi. E' più credibile, infatti, parlare di diritti umani con uno sguardo fisso sulle proprie "travi" interne che offuscano la vista del grande occhio che simboleddio il "Consilium" dell'Ue. Meditiamo gente, meditiamo!

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • L’Europarlamento ricorda  Falcone

    L’Europarlamento ricorda Falcone

    Giovedì,  Maggio 24th / 2012 

    – di Silvia Laporta –

    Mezzogiorno / Parlamento europeo / commemorazione / Giovanni Falcone / Mafia / Eroe italiano / Edward McMillan/ Minuto di raccoglimento /  Gli ultimi veri erori italiani / Un monito per i giovani e per tutti gli uomini di responsabilità / Insieme contro la mafia e ogni forma di sopruso / Paolo Borsellino / 

    All'Europarlamento un minuto di silenzio 

    per non dimenticare Giovanni Falcone

    Vivere e morire per affermare la dignità umana

    Falcone e Borsellino – Un esempio concreto di Vita vissuta per il prossimo

    Strasburgo – Un minuto di silenzio e un grande applauso. E’ così che Mercoledì a Mezzogiorno, il Parlamento europeo, in seduta plenaria ha voluto ricordare la strage di Capaci. "Oggi è l’anniversario di un evento tragico», ha affermato il vicepresidente dell’eurocamera Edward McMillan-Scott presiedendo la plenaria. "Venti anni fa il giudice Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro morirono nel massacro di Capaci» (…) "Oggi – ha affermato ancora McMillan-Scott rivolgendosi agli eurodeputati – è in corso una commemorazione a Palermo, vorrei invitarvi ad associarci a questa ricorrenza perché il ricordo del giudice Falcone sia sempre nelle nostra memoria". Alle parole del vicepresidente del Parlamento Ue è seguito un minuto di silenzio e un fortissimo plauso, in memoria di quelli che possono considerarsi i veri e ultimi eroi d’Italia e per far si che "l'esempio e l'impegno del giudice Falcone siano sempre presenti nella nostra memoria e non siano mai dimenticati coloro che sono morti in nome della ricerca della libertà e della giustizia".

      Quel 23 Maggio del 1992  

    McMillan-Scott ha poi ricordato la cerimonia di commemorazione della strage di Capaci avvenuta la stessa mattina in presenza del Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, e del Primo Ministro, il professor Mario Monti. "E’ bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola". Questa frase di Paolo Borsellino, è indicativa del coraggio, l’impegno e la passione di tre amici e  magistrati Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Ajala i primi a dare vita alle indagini  fra le più pericolose della storia d’Italia, quelle su Cosa Nostra. Si avvicinano a uomini pericolosi, nello scenario di Palermo degli anni ’80, per distruggere quell’omertà che faceva da scudo ai terrori, i tradimenti, la violenza e gli intrighi della mafia. Il 23 Maggio del 1992, all’uscita dell’autostrada direzione Capaci cinquecento chili di tritolo fanno scempio di cinque persone, tra cui Giovanni Falcone. Domenica 19 luglio 1992, un’autobomba parcheggia in via D’Amelio a Palermo esplode distruggendo la vita di molte persone, tra cui quella di Paolo Borsellino. Una giornata per commemorare non soltanto loro, ma tutti quelli che hanno dedicato e dedicano la loro vita a  una causa giusta, quella che vuole riportare a galla la verità, quella di chi mostra devozione per la democrazia, l’egualità dei diritti e la fine della criminalità. La lotta alla mafia oggi, assomiglia solo a un’ideologia. In passato grandi uomini si sono sacrificati per il nostro avvenire, per regalarci un mondo migliore in cui non dover più nascondersi e non dover più avere paura. Falcone e Borsellino, conoscevano il linguaggio dei “boss”, sapevano cosa la mafia comportasse e come “trattare” con i suoi esponenti. Nati e cresciuti nella regione siciliana, sentivano con lo spirito di dover affrontare questa causa. Una determinazione che li portò fino al famoso "maxi-processo”, un processo in cui sul banco degli imputati sedettero ben 475 mafiosi, poi condannati nel 1987

      Vivere e morire per affermare la dignità umana  

    Dove è finita oggi questa determinazione? Dove sono le persone pronte a rischiare la propria vita per i propri cittadini? A sentirle così, sembrano quasi frasi strane. La società individualistica ci ha inghiottiti. Ormai ognuno mette il “proprio” bene, davanti al bene della comunità, proprio perché è questo il messaggio che ci arriva dall’alto, dallo Stato, dal governo. prima il danaro, il mercato, l'economia delle lobbies, poi – se rimane spazio – l'uomo e la sua dignità. Ma l’esempio di uomini così grandi non deve essere dimenticato. Un esempio che non deve rappresentare solo il semplice “ ricordo”, ma deve dare uno spunto a tutti noi, giovani e futuro della società. “Giovani-vecchi”, che non fanno la storia, ma stanno a guardare come essa si delinea, accettando passivamente i cambiamenti delle nostre vite, perché i veri giovani sono loro, non noi! In effetti, possiamo affermare, alla luce del nobile esempio di vita e morte di eroi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – troppo spesso finiti indegnamente sulle bocche di politici corrotti e collusi, in commemorazioni facili, quanto ipocrite: poveri loro! – possiamo affermare che ciò che distingue l’uomo immaturo è che non vuole morire nobilmente per una causa giusta; mentre ciò che distingue l’uomo maturo è che vuole umilmente vivere e morire per essa”. speriamo che anche le antenne verdi della tecnocrazia europea sia connessa su questo canale, almeno oggi.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • L’Europa geisha della Cina – Blocchiamo la concorrenza sleale!

    L’Europa geisha della Cina – Blocchiamo la concorrenza sleale!

    Giovedì, Maggio 24th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Parlamento Europeo / Europa /Strasburgo / Pechino / Cina / Rapporti Commerciali / Concorrenza sleale / Contraffazione / Delocalizzazione / Dumping monetario / Scambi / Organo di Controllo / Risoluzione / Review Board / Aziende / Mercati internazionali / Marielle de Sarnez / Marta Bizzotto /

    L’Europa sempre più geisha della Cina:

    “blocchiamo la concorrenza sleale”

    Il Parlamento europeo chiede l’istituzione di

    un organo di controllo nei rapporti Cina – Ue

    Intanto muore nel silenzio il Made in Italy e il meglio

    dell'industria e dell'artigianato europeo. Complici le

    politiche ultraliberiste dell'Unione europea

    Predominio Cina in Europa – Morte del made in Italy

    Strasburgo, Pechino – “Era meglio prima , era meglio prima, quando la roba era Made in Italy e non Made in China, era meglio prima” canta J Ax in una canzone che ripropone una certa nostalgia dei “vecchi tempi”. Questo motivetto musicale ha la forza di fotografare una realtà con cui gli europei devono fare i conti: la concorrenza sleale della Cina che, sui mercati, favorisce notevolmente il gigante asiatico e mette in ginocchio il Vecchio Continente. Per tacere sulla mole di prodotti nocivi che invadono letteralmente il mercato europeo, a prezzi fuori mercato. Prodotti fabbricati, spesso, con rifiuti compattati e provenienti dall'Europa (ed anche dall'Italia)  che vengono trattati e trasformati con procedimenti che favoriscono la contaminazione delle fibre utilizzate, a contatto con agenti tossici e nocivi.  Prodotti lavorati da un esercito di schiavi – anche e soprattutto minori – in vere e proprie prigioni, e per poche decine di euro al mese.

      Chiesta l'istituzione di un organo di controllo Cina-Ue  

    Finalmente – almeno sull'aspetto economico: ancora sull'aspetto sociale ed umanitario tutto tace – l’Europa si è resa conto che gli asiatici le hanno fatto lo sgambetto: mercoledì, il Parlamento Europeo, riunito a Strasburgo in seduta plenaria ha adottato una risoluzione con la quale intende “fermare” l’ascesa scorretta degli “occhi a mandorla” e ripristinare l’equilibrio negli scambi commerciali. Un obiettivo da raggiungere, quindi: l’istituzione di un organo di controllo che valuti  (ed eventualmente limiti) l’influenza della Cina nelle economie europee sia per gli investimenti degli asiatici nelle imprese d’Europa, sia  per gli acquisti di debito sovrano. Per gli eurodeputati è quindi necessario un Review Board tutto europeo, sulla scia di quello statunitense, capace di valutare preventivamente la portata degli investimenti strategici stranieri.

      Gli atri paradossi del Dragone  

    Accanto alla concorrenza sleale, i cinesi sono responsabili della contraffazione, della delocalizzazione, barriere commerciali e dumping monetario, tutti problemi che si riflettono pesantemente sull’Europa e sui suoi cittadini. La risoluzione presentata nell’aula di Strasburgo porta la firma dell’europarlamentare Marielle de Sarnez, la quale ha dichiarato che “è necessario un nuovo partenariato tra Cina ed Europa che riequilibri le relazioni commerciali”. Il Parlamento Europeo ha chiesto, inoltre, la collaborazione della Banca Centrale Europea con gli Stati membri per individuare i detentori di debito pubblico sovrano nell’Eurozona ed ha sottolineato i vantaggi di cui gode la Cina che, in quanto membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc), sovvenziona in modo del tutto sleale le proprie imprese, rafforzandole inevitabilmente. Certo, in merito, fa sorridere l'atteggiamento di Mario Monti a Pechino, dell'ultimo viaggio ufficiale nella Patria del Dragone (vedi  articolo nell'archivio Qui Europa) soprattutto per ciò che attine le trattative di vendita del debito pubblico nazionale e le politiche ultraliberiste instaurate  certamente non a vantaggio dell'Italia e dell'europa, ma a vantaggio del partito unico delle lobbies internazionali. Ed in questo non esistono né confini geografici, né appartenenza culturale o identità etnica. 

      Il blocco degli appalti pubblici delle imprese europee  

    Ma non finisce qui: il paese orientale blocca gli appalti pubblici delle imprese europee, nonostante l’Ue garantisca l’accesso al proprio mercato a parti invertite. “Mentre la Cina con un prodotto interno lordo pari all’8% cresce, sfruttando i lavoratori e producendo senza regole né rispetto per l’ambiente, in Europa si contano oggi ben 23 milioni di disoccupati e altre centinaia di migliaia di lavoratori sono a rischio licenziamento – dichiara la leghista, eurodeputato, Marta Bizzotto – Le nostre imprese, soffocate dall’invasione di prodotti asiatici a basso costo, vengono così tagliate fuori dal mercato: per questo o delocalizzano, magari proprio in Cina dove il costo del lavoro è un ventesimo di quello italiano, oppure chiudono”. Una triste verità che fa male al nostro continente: l’imperativo è “Corriamo ai ripari e si salvi chi può”, nella speranza che l’Europa non si trasformi in una geisha solo per la Cina.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Eurocamera: prove di Tobin Tax  – Le nebbie della City

    Eurocamera: prove di Tobin Tax – Le nebbie della City

    Giovedì, Maggio 24th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Parlamento europeo / Strasburgo / Risoluzione / Seduta plenaria / Finanza / Tassazione delle transazioni finanziarie / Tobin Tax / Speculazione / Operazioni azionarie / Obbligazioni / Derivati / Operazioni off-shore / Sul terreno dei lobbisti / Pericolo di abbandono dei mercati europei / Il più grande mercato finanziario del mondo / City di Londra / Wall Street / Consiglio europeo / Tagliare le unghie alla finanza / Adesione con ipotesi di procedura rafforzata / Principio di Residenza / Principio di Emissione / Evasione fiscale / Iter di approvazione / Commissione europea  / Sergio Basile / Qui Europa / Europa  / Crisi Ue  

    All’Europarlamento prove generali di Tobin Tax

    Approvata a Strasburgo la Risoluzione sulla TTF:

    la tassa sulle discusse transazioni finanziarie

    Aliquota della Tax? Piuttosto irrisoria!

    La minaccia dei lobbisti della City:“se ci tassano ce ne andiamo!”

    London – La nebbia della Speculazione della City

    Strasburgo – Nella giornata di ieri, il Parlamento europeo in seduta plenaria ha esaminato e votato una delicatissima questione, della quale si dibatte ormai da due anni a questa parte in tutto il Vecchio Continente, e – con umori piuttosto contrari ed aspri – soprattutto tra i lobbisti della City di Londra: quella della tassazione sulle transazioni finanziarie (o TTF). Evoluzione della più nota Tobin tax: tassa che, secondo  Eurobarometro,  sarebbe vista con favore da 7 europei su 10. La tassa sulle transazioni finanziarie, così come proposta – secondo quanto emerso all’interno dell’emiciclo di Strasburgo – “dovrebbe essere migliorata per garantire una copertura più ampia e rendere svantaggiosa l’evasione”. Il testo votato, in pratica propone di proseguire col progetto legislativo anche qualora lo stesso fosse sostenuto solamente da alcuni Stati membri dell’Ue.  I deputati hanno ritenuto adeguate le – per la verità piuttosto risicate – aliquote fiscali proposte dalla Commissione (0,1% per azioni e obbligazioni e 0,01% per i discussi derivati) ed hanno proposto la sola esclusione dei fondi pensione: gli unici prodotti finanziari, dunque, che dovrebbero essere esentati dalla TTF. Secondo Anni Podimata (S&D, EL), la relatrice della risoluzione “non legislativa” – adottata con 487 voti a favore, 152 contrari e 46 astensioni – “la Ttf rappresenta una parte integrante della strategia per uscire dalla crisi, e porterà ad una distribuzione più equa del peso della stessa. La Ttf – ha continuato la relatrice – non causerà una ri-localizzazione al di fuori dell’Ue, poiché il costo di quest’ultima è superiore al pagamento della tassa. (…) La scelta eventuale di lasciare che il settore finanziario non partecipi maggiormente al peso della crisi – ha concluso – sarebbe una decisione contraria a ogni logica politica”.

      Sul terreno dei lobbisti  

    Dopo due anni di chiacchiere, dunque, forse qualcosa si tangibile e sostanziale si muove in Europa, sul versante dell’odiata finanza, e sul  tanto odiato terreno caro ai lobbisti ed agli speculatori della City di Londra, spalleggiato dallo stesso governo Cameron, e non solo. Ma analizzando nello specifico i tratti salienti e gli effetti della tassa, in effetti, sarebbe piuttosto utopistico pensare che la Tobin tax possa applicarsi in tutto il globo. Certo, ciò sarebbe largamente auspicabile: eviterebbe il formarsi di zone franche che farebbero fare inevitabilmente – come il miele con le mosche – da attrattiva naturale per gli investitori, ma è pur vero che da qualche parte si deve iniziare. Pertanto, nostro malgrado – ed in attesa che negli altri continenti tale rivoluzionaria riforma possa essere accettata dai vari governi – non ci resta che mandare in soffitta l’idea secondo la quale affinché la tassa possa funzionare la TTF debba essere da subito una “global tax”. Da una parte è meglio tassare gli speculatori, che rischiare fughe di capitali verso i paesi che non la applicano, che restare a guardare. Ciò pur riconoscendo che il vero problema non è tassare, quanto piuttosto vietare le transazioni di elementi speculativi e destabilizzanti come i derivati, le operazioni off-shore o le immorali operazioni over-night. Per non parlare poi dell’assurda regola legittimata dall’art. 123 del Trattato di Lisbona, che obbliga gli stati a rifinanziarsi sui mercati internazionali a tassi altissimi (da usura). Ma questa è un’altra “triste” e “pazzesca” storia che abbiamo più volte raccontato (Vedi in archivio “Qui Europa” – Banche e Finanza). Dunque, appurata e mal digerita la spudorata e veemente opposizione della City di Londra e dei  suoi vampireschi colossi finanziari che vi “satellitano” intorno, il punto è che la tassa si potrebbe applicare fin da subito nell’Eurozona, con un particolare riguardo – ovviamente – ai paesi in crisi nera, cioè quelli posti sotto attacco dei gran maestri del rating (ovvero i Piigs Portogallo, Irlanda, Itaia, Grecia e Spagna) e già duramente provati (soprattutto l’Italia e la Grecia) da disumane misure recessive e livelli di tassazione da “record del mondo”.

      I centri della speculazione: Londra e New York  

    Ma per comprendere meglio gli ambiti di competenza, è utile comprendere come nel mondo i mercati finanziari si muovano principalmente su due ciclopiche basi telematiche, quali la City di Londra e Wall Street negli Usa. Gran parte degli strumenti finanziari del pianeta passano ogni giorno da questi due grandi panieri di scambio. Pertanto, in teoria, anche bassi livelli di tassazione sarebbero utili a contenere entro certi margini la terribile speculazione. Almeno quella a brevissimo termine.

      La grande abbuffata delle transazioni  

    Ad esempio – per restare sul pratico – nel grande gozzovigliare delle transazioni finanziarie internazionali, su un capitale di 150 milioni di milioni di euro, oggetto di scambio, anche con un tasso dello 0,001% si avrebbero 15 miliardi di Euro di gettito. Si tratta comunque di una bella fetta di torta, nella “pasticceria della finanza”. Per un paese come l’Italia, ad esempio, potrebbero essere incamerati qualcosa come 5 miliardi di euro l’anno, anche se – evidentemente – è piuttosto paradossale ritenere che un modesto 0,001% possa rappresentare un realistico ed efficace freno alla speculazione.

    Le modalità degli scambi – Speculazioni automatiche in un click

    Un altro punto da chiarire riguarda le modalità con cui avvengono tali scambi. Pochi sanno, in realtà, che le transazioni finanziarie sono pilotate e veicolate da alcuni grandi computer che automaticamente speculano in millesimi di secondo sull’arbitraggio tra i margini di valore di titoli uguali (o monete) presenti nello stesso momento su piazze del globo differenti. Pertanto, anche guadagni millesimali potrebbero, se tassati, generare importanti redditi da sottrarre – in parte – alle avide tasche della speculazione internazionale, retta a livello mondiale – e bene ricordarlo – da poche e celeberrime famiglie di banchieri, delle quali i Rothschild rappresentano, da secoli, la casta più emblematica, almeno all’interno del panorama europeo.

      L’oggetto della Tax  

    La disputa sull’oggetto delle transazioni ha visto nei mesi scorsi rincorrersi varie opzioni e scenari. Che tipo di transazioni valutarie coinvolgere? E’ stata la domanda più ricorrente tra gli esperti di settore e tra molti economisti di mezz’Europa. Secondo una delle ipotesi più accreditate, invero,  sarebbe stato opportuno tassare indistintamente tutti i titoli finanziari, comprese azioni e obbligazioni,  nonché i famigerati ed iniqui derivati: tra le principali cause dello sconquasso economico del pianeta e che ha impantanato il sistema economico europeo, travolto dalla speculazione. Ma essi, i derivati, più che tassati andrebbero piuttosto definitivamente banditi. Ma questo – almeno per ora – non sembra turbare il sonno dei nostri euro-tencocrati. Anzi!

      Il problema dei derivati e delle operazioni “off-shore”  

    Oggi molte operazioni speculative – come ormai i nostri lettori avranno avuto modo di comprendere – si generano attraverso passaggi spesso occulti, o comunque travagliati e lunghi. Definire il valore di tali operazioni non è, dunque, né facile né immediato, poiché esse – e lo dice la parola stessa – derivano dal risultato di altri prodotti finanziari, le cui sorti si legano, sommano e confondono, come scatole cinesi, perdendosi tra le pieghe contorte dell’ingegneria finanziaria. Un altro grave elemento di confusione e di destabilizzazione, sta nel fatto che la quasi totalità di tali contratti derivati è oggetto di transazioni che avvengono fuori dai mercati borsistici regolamentati, ed in più avvengono senza trasparenza: in quelle che si dicono “operazioni off-shore”. Ma gli effetti nocivi sull’economia reale, quelli no! Quelli sono reali.

     La novità del “Principio di Emissione”  

    Il Parlamento, ieri, ha proposto di aggiungere al progetto della Commissione il “principio di emissione”, al fine di obbligare anche le istituzioni finanziarie con sede fuori dalla zona TTF a pagare la tassa, nel caso commerciassero titoli originariamente emessi all’interno della zona medesima.

      Un esempio pratico  

    Ad esempio, azioni dellaTelecom, emesse originariamente in Italia e commerciate fra un’istituzione svizzera ed una di New York sarebbero comunque soggette alla tassa. Secondo la proposta della Commissione di Barroso, invece, tali transazioni avrebbero eluso la tassa, poiché sarebbero state coinvolte solo le istituzioni finanziarie con sede nella zona TTF.

      Il “Principio di Residenza”  

    Inoltre, il principio di residenza (che colpisce l’ente che commercializza prodotti finanziari all’interno della cosiddetta “tax-zone”) già previsto nella “precedente” bozza di testo della Commissione, secondo i deputati europei votanti, andrebbe mantenuto in modo da coinvolgere e colpire anche i prodotti finanziari emessi fuori dalla zona TTF, ma commercializzati da almeno un  ente avente sede legale all'interno della zona.

      Evasione fiscale? L’esempio del modello UK del bollo  

    La risoluzione ha inoltre previsto dei deterrenti tecnici al fine di rendere economicamente sconveniente un tentativo dievasione fiscale datta TTF. Ciò prendendo spunto dalla normativa del Regno Unito, sul bollo auto: ovvero garantendo la proprietà giuridica di un prodotto finanziario commercializzato, solo ed esclusivamente previo pagamento della tassa medesima. Poiché l'aliquota proposta, in effetti è irrisoria, secondo Strasburgo “l’effetto dovrebbe essere quello di invogliare a pagarla”. Ma – permetteteci una piccola disquisizione – questo argomento ci lascia alquanto perplessi, dal momento che siffatte aliquote a nostro sindacabile giudizio sono tali da non impensierire più di tanto gli speculatori e bloccarne i loro – spesso immorali ed iniqui – traffici. E poi chi specula è una piccola percentuale di europei, già economicamente avvantaggiata. Il punto è_ può questa strategia mettere in riga gli operatori della City? Francamente non crediamo! Ciò almeno se i governi – “tecnici”  e  non – non si decidono a tagliare le unghie alla finanza una volta per tutte.

      L’ipotesi della procedura rafforzata  

    Secondo i deputati, infine,  qualora non fosse possibile creare una corrispondenza univoca di intenti tra i 27 leader dell’Ue – raggiungendo un improbabile accordo unanime, al fine di creare una Tax-Zone in tutta l'Unione – bisognerebbe andare avanti attraverso la procedura di cooperazione rafforzata che permette a un gruppo di paesi membri di adottare legislazioni comuni, a condizione, però, che ciò no avvenga per un ristretto numero di paesi, ingenerando pesantissimi effetti collaterali nel mercato del paese aderente e progressivamente nell’intero mercato comunitario: ad oggi, il più grande mercato finanziario del mondo.

      Divieti – Allocazione in bilancio Ue e  Mercaro Primario  

    I deputati, nella risoluzione votata, hanno inoltre proposto che le risorse derivanti dalla TTF non siano collocate direttamente nel bilanciodell’Ue, ma piuttosto siano utilizzate al fine di ridurre la quota annua che ciascun stato membro è chiamato a versare – secondo i trattati sottoscritti – al bilancio Ue. L’altro divieto proposto, afferisce, invece, al divieto di tassazione per quelle transazioni effettuate sul mercato primario, come l’acquisto di titoli da parte dell’ente/società emittente, al momento della loro immissione sul mercato: ciò – evidentemente – al fine di garantire che gli investimenti a vantaggio dell’economia reale non siano inibiti e scoraggiati dalla suddetta tassa sulle transazioni finanziarie.

      Scadenze per la conclusione dell’iter  

     Ora il lento iter prevederà due scadenze principali: quella del 31 dicembre 2013: termine ultimo fissato per i 27 Stati Ue al fine di adottare le leggi di attuazione della nuova tassa; e 31 dicembre 2014 termine previsto per l’effettiva entrata in vigore della nuova normativa sui prodotti finanziari. Ora la palla passa al professor Monti ed agli altri suoi colleghi “eletti e nominati” del Consiglio europeo.

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Fecondazione eterologa – La Corte Europea dice No ai figli in provetta

    Fecondazione eterologa – La Corte Europea dice No ai figli in provetta

    Mercoledì, Maggio 23th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto – 

    Corte Europea / Strasburgo / Grande Chambre / Convenzione dei diritti dell’Uomo / Austria / Milano / Firenze / Catania / Tibunali / Figli / Provette / Fecondazione eterologa / Genitori /Sentenze / Corte Costituzionale / Movimento  per la Vita / Legge 40 del 2004 / Vita in provetta / Vita / Scienza & Vita / Carlo Casini / Gabriella Palmieri / Lucio Romano 

    No ai figli in provetta: così è stabilito!

    Il divieto di fecondazione eterologa stabilito dalla

    Corte Europea dei diritti dell’Uomo è il “rispetto

    della certezza delle relazioni familiari

    Vita – Dono Sacro del Creatore

    Strasburgo, Roma – “No” ai figli in provetta: il divieto di fecondazione eterologa non viola la Convenzione dei diritti dell’uomo. A stabilirlo è la sentenza della Grande Chambre della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 3 novembre 2011 che,  a seguito della richiesta avanzata da una coppia austriaca in merito alla fecondazione assistita con ovociti o gameti non appartenenti ai potenziali futuri genitori, si è così espressa.  La “polemica” , partita dall’Austria, aveva trovato spazio, in precedenza, anche nelle aule dei Tribunali di Catania, Firenze e Milano ai quali si erano appellate 3 coppie sterili. La questione era stata rimandata ai piani alti per presunta illegittimità e discriminazione dell’articolo 4 della legge 40 del 2004 e, ieri, la sentenza con la quale si è pronunciata la Corte Costituzionale, oltre a rispedire gli atti al mittente, ha ribadito il divieto dei “bimbi precofenzionati” e, soprattutto, ha frenato gli entusiasmi facili dei sostenitori della “vita in provetta”. Il presidente del Movimento per la Vita, Carlo Casini, si è detto pienamente soddisfatto per la decisione della Corte Europea di “lasciare agli Stati la libertà di decidere sulla fecondazione medicalmente assistita e, per questo, l’Italia prende a modello la legge 40 che – continua Casini – così come l’articolo 3 della Convenzione sui Diritti del Fanciullo, considera che l’interesse del minore debba avere precedenza rispetto ai desideri degli adulti”.

      La tutela dei diritti del nascituro  

    L’avvocato dello Stato, Gabriella Palmieri, ha fatto riferimento anche al fatto che su questa tematica sarebbe importante una consultazione parlamentare, in quanto solo l’istituzione in questione può decidere sul divieto della fecondazione eterologa, decisione che non può essere determinata da nessun giudice. Rendere nulla la legge 40, significherebbe creare anche un vuoto normativo di profondità considerevole, aspetto, questo, che non può e non deve essere sottovalutato. Quindi, vince “l’esigenza di garantire il diritto del nascituro a riconoscere i propri genitori – afferma il presidente dell’Associazione Scienza & Vita, Lucio Romano – in rispetto del principio di certezza delle relazioni familiari”. E a proposito di relazioni familiari, in ogni nucleo familiare che si rispetti, ci sono, o ci sono stati, 2 genitori responsabili della procreazione che nel caso della fecondazione eterologa diventerebbero 3 o 4.

      La vita è un dono sacro del Creratore, non un capriccio  

    Diventare genitori sarà un grandissimo desiderio per tantissime persone ma non dobbiamo mai dimenticare che gli impulsi ed i bisogni umani non sono una giustificazione per chi pensa di “comandare” sulla natura e sulla vita. La fecondazione assistita, tra l’altro, prevede diversi tentativi, ognuno dei quali corrisponde ad un figlio in provetta: tentativi che, qualora fossero fallimentari, come avviene spessissimo, saranno cestinati pur essendo, ormai, vita. Non lasciamo che i nostri figli, non siano solo “nostri”. Non rendiamoci complici della sfida contro la natura e , soprattutto, contro la volontà di chi ci ha creato, l’unico che può essere e che è davvero Padre di tutti.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Basilea 3 e la dittatura della casta bancaria – Vogliono uccidere le Pmi

    Basilea 3 e la dittatura della casta bancaria – Vogliono uccidere le Pmi

    Mercoledì, Maggio 23th / 2012 

    – di Silvia Laporta –

    Europa / Unione Europea / Banche / Pmi / Banca d’Italia / Basilea 3 / debito / crisi / tasse / aziende  / Dittatura delle banche / Nazismo bianco / Vogliono uccidere le piccole e medie imprese / Qui Europa / Pmi Supporting Factor  / 66 imprese ogni mille abitanti  

    Basilea 3 e la dittatura della casta bancaria

    Vogliono uccidere le Pmi

    Italia, paese più penalizzato d'Europa: 66 Pmi ogni

    1ooo abitanti

    Media: L'inaccettabile omertosa spirale di silenzio di Tv e

    giornali

    INVOLUTION – Basilea 3 e la Dittatura della Casta dei Banchieri

    Bruxelles – L’europarlamentare del Pdl, Alfredo Pallone, tenta di indorare la pillola, ma non una pillola qualunque, stiamo parlando di Basilea 3: cioè il "sacro regolamento delle banche sovrane"! Per capirci. Questo tentativo si chiama “Pmi Supporting Factor,”un fattore di sconto per l’accesso al credito, rivolto alle piccole e medie imprese, che permetterà agli istituti di credito di operare con maggiore libertà nella concessione dei prestiti. Come abbiamo già ampiamente trattato noi di “Qui Europa”, il“ regolamento” di Basilea 3, prevede l’innalzamento del capitale che le banche  devono detenere, che passa dall’8  al 10,2% del patrimonio, per aumentare – dicono – “la stabilità del sistema bancario e la sua capacità di assorbire le perdite”, scongiurando – secondo retorica – l’innescarsi di altri focolai di crisi. Ma questo è quello che dicono loro – i membri della casta bancaria  al potere, e maggiordomi sottostanti –  ovviamente!

      Basilea 3: La dittatura delle banche  

    La verità è che Basilea 3, non fa altro che regalare la piena autonomia alle banche. In questo modo, infatti, si fornisce  loro un insolito e pericoloso arbitrio: quello di decidere autonomamente di chiudere o limitare il “rubinetto del credito” da erogare. Ma non spettava al popolo ed ai suoi rappresentanti decidere ciò? Inoltre per adeguarsi all’accordo, le banche, dovranno raccogliere nuovo capitale, ridurre le attività di portafoglio oppure aumentare il costo del credito. Se non è dittatura questa? Il problema è come trasmettere il pericolo ad un Europarlamento sordo, cieco e muto? E' questa la vera sfida del 2012.

      Media: L'inaccettabile omertosa spirale di silenzio  

    Da cittadini europei, dobbiamo accettare passivamente le decisioni che vengono prese a Bruxelles  dai  governi che ci "rappresentano", senza la  possibilità né di opporsi, né tantomeno di conoscere fino in fondo cosa quel determinato provvedimento comporterà. I mezzi di comunicazione di massa tradizionali non sono schierati dalla nostra parte di “comuni mortali” e non ci forniscono le informazioni necessarie, ma soprattutto veritiere, facendo cadere in una omertosa “spirale del silenzio” tutte quelle notizie che potrebbero nuocere ai “piani alti”. E’ proprio per questo che non tutti sono a conoscenza di quello che comporterà la piena adozione del sistema Basilea 3. La particolare attenzione posta sul capitale e la scelta di far passare in secondo piano altri requisiti ritenuti altrettanto importanti ha come inevitabile conseguenza la penalizzazione di tutte quelle economie che fanno affidamento sulle banche per il loro finanziamento e, quindi, per il loro sviluppo.

    Aumento del costo degli impieghi e riduzione del circolante

    L’aumento dei requisiti patrimoniali, inoltre, aumenta il costo del capitale e, di conseguenza, quello delle passività complessive. A questo punto, dunque, appare ovvio che l’introduzione delle nuove regole porterà ad un aumento del costo degli impieghi e quindi ad una riduzione del capitale circolante, circostanza che potrebbe avere conseguenze rilevanti sull’economia di alcuni paesi, tra cui l’Italia. Ad essere penalizzate, saranno proprio le Pmi e quindi a subire i maggiori effetti negativi nell’attuazione di Basilea 3, saranno soprattutto i paesi europei caratterizzati da una forte presenza di piccole e medie imprese. Quindi l’Italia, in primis!

     La strategia: vogliono uccidere le Piccole e Medie imprese 

    Le Pmi, in Italia, sono molto diffuse sul territorio, più della media Europea: si contano 66 imprese ogni mille abitanti, contro una media Europea di 41,4. Ma, cosa importante, sono proprio queste piccole e medie aziende che Italia costituiscono la fonte primaria di lavoro occupando addirittura l’81,5% contro la media Europea di 67,4%! In tutto ciò, la quota del finanziamento bancario sul totale di debiti finanziati per le imprese italiane era pari al 67%, contro il 43% del Regno Unito e il 33% degli Stati Uniti. Cosa dicono questi numeri? Semplicemente non fanno altro che ripeterci sempre la stessa cosa: le aziende italiane sono le più indebitate delle loro equivalenti europee!

      Pmi Supporting Factor  

    In questa situazione l’azione del Pmi Supporting Factor, mirà a ridurre la quantità di capitale che le banche devono accantonare per i crediti erogati alle piccole e medie imprese. Si vuole introdurre uno speciale moltiplicatore, pari al 76,19% per far si che per i prestiti alle Pmi sia concesso uno sconto e consentire che l’accantonamento di capitale resti invariato rispetto alle norme attualmente in vigore.

    Silvia Laporta  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Italia – La sconfitta delle caste partitiche lecchine delle caste bancarie

    Italia – La sconfitta delle caste partitiche lecchine delle caste bancarie

    Mercoledì, Maggio 23th / 2012 

    – di Franco De Domenico –

    Europa / Italia / Beppe Grillo / Lega / Partiti / Astensione / Antipolitica / Carrozzoni che hanno tradito l'elettorato / Movimento 5 Stelle / Sconfitta delle caste partitiche / Partiti lecchini dei banchieri  / Italia, Paese più tartassato del mondo  

    In Italia si sveglia l'anti-politica

    Un Paese che non ama più i partiti

    La sconfitta delle odiate caste partitiche 

    lecchine delle caste dei banchieri

    La sconfitta delle Caste

    Roma, Parma – Beppe Grillo non ha detto che la sua vittoria "era nell'aria": ma il Movimento Cinque Stelle ha raccolto, senza alcun dubbio e al di là delle previsioni, tanti consensi prima riservati forse a partiti di opposizione o che venivano visti come fautori di rinnovamento, come storicamente la Lega, il Pd, e anche il Pdl. Carrozzoni che però, oggi, dopo il terremoto elettorale si son rivelati pachidermi di cristallo completamente vuoti di contenuti. Tutti, in pratica, hanno segnato il passo malgrado la proverbiale "tenuta" della sinistra storica, in molte grosse città. Ma la disillusione è ormai pressocché totale. I giornali sono stati lenti, e prudenti, nel prevedere il successo di Grillo e delle sue "proteste";   interpretate per lo più, come sterili, incoerenti, lamentose, senza volontà di costruire alcunché. Vedremo nel tempo come queste critiche siano profetiche o solo scontentezze di chi scrive pensando al passato. Certo, se Grillo seguirà la strada della Lega, possiamo immaginarlo tra vent'anni a subire processi veri e mediatici, tra fango e scandali: ma se invece fosse davvero una forza che risveglia l'Italia più onesta, più attiva? Staremo a vedere! Oppure ad astenerci, come tanti hanno preferito: e lo  attesta il fatto che l'affluenza nei 118 comuni chiamati al ballottaggio per la poltrona di sindaco è stata del 54,03%, in calo del 13,25 rispetto al primo turno di due settimane fa.

    La morte delle caste di partito, lecchine del governo dei banchieri

    Ma in alcune città le cifre dell'astensione sono state da record. Un dato che viene analizzato come disaffezione degli italiani "ai partiti", ma forse dovrebbe essere visto come disaffezione "a questi partiti", a "questa classe politica. Ed ecco che la Lega, dopo i suoi scandali interni, perde 7 sindaci su 7; e il Pdl deve registrare la sconfitta più cocente da quando è sulla scena. Solo Bersani ha cantato vittoria, perché ha mantenuto "quasi" tutti i sindaci già presenti, con la grande eccezione di Parma, ceduta al Movimento 5 stelle, e altre sconfitte come quella importante di Palermo, dove sappiamo bene che Leoluca Orlando, Idv, ha pesantemente trionfato su Ferrandelli, candidato ufficiale della sinistra e indirettamente del Pd (che però lo aveva "digerito" nelle primarie). La storia del Pd si fa complicata, e ora Grillo e Bersani sono agli insulti pesanti, come succede sempre a chi si fa concorrenza sullo stesso terreno. Non si sa bene chi abbia vinto, se il qualunquismo, se la scontentezza, se un comico visionario o semplicemente rompiballe; ma si conosce bene chi ha perso: le vecchie logiche del potere, dei partiti, delle poltrone della Prima e ancora di più della Seconda Repubblica, e probabilmente un appoggio cieco ad un governo tecnico (o governo dei banchieri che dir si voglia) che ha fatto precipitare l'Italia (il paese più tassato del mondo) in un tristissimo pantano da "Quarto Mondo". Vedremo che accadrà alle prossime politiche: vedremo se i "politici comici" saranno sconfitti dal "comico politico", o se vincerà il partito dell'astenzionismo.

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Record Italia: Repubblica Dittatoriale fondata sul Debito

    Record Italia: Repubblica Dittatoriale fondata sul Debito

    Martedì, Maggio 22th / 2012

    – di Silvia Laporta –

    Italia / Record Italia / Repubblica Dittatoriale / Debito / Europa / Unione europea / Commissione europea  / Italia / Mario Monti / Speculazione sul debito pubblico / Si lavora per le banche / Crisi / Tasse / Fisco / Democrazia dei banchieri / Vergognose caste partitiche / Giornali e tv spazzatura / Repubblica fondata sul lavoro / Disoccupazione da record / Iva al 23% / Zero servizi / Dittatura fiscale  / Silvia Laporta / Qui Europa  

    Record Italia: Repubblica dittatoriale

    fondata sul debito

    In Italia la tassazione più alta d’Europa

    Solo tasse e zero servizi: la nuova democrazia dei

    banchieri, che soddisfa giornali, tv e vergognose

    caste-partitiche

    Italia – Repubblica Dittatoriale fondata sul Debito

    Bruxelles, Roma – L’unico triste primato che il governo italiano  è riuscito ad assicurarsi nell’ultimo biennio, è quello della pressione fiscale più alta d’Europa sui contribuenti. Lo dice l’Eurostat: L’Italia, nel 2010, ha raggiungo il record  per le tasse sul lavoro fra tutti i 27 paesi membri dell’Ue, con un tasso di impostazione implicita (imposte più oneri) del 42,6 %, contro la media dell’Eurozona pari al 34%.  Ma non è tutto: la pressione fiscale sulle persone fisiche, è in ascesa di due punti percentuali nel 2012: dal 45,6% si passerà al 47,3%  contro una media del 43,2% dell’Eurozona, contro il 38,1% in tutta l’Ue. Se è vero che “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” allora, a rigor di logica, quello stesso concetto di “lavoro” visto come “diritto e dovere di ogni cittadino”, dovrebbe essere garantito, tutelato, incentivato. Ma a giudicare dalle modifiche all’articolo 18, a seguito della politica governativa del governo Monti, ciò che dovrebbe essere “fondante” della repubblica italiana, diventa uno dei maggiori strumenti al servizio dello sfruttamento dei cittadini, soprattutto dei “giovani cittadini”.

      Italia: Generazione 1000 euro? Magari!  

    Oggi, un giovane neo-laureato italiano che ha concluso gli studi, si trova di fronte a una situazione di precariato che è totalmente  “esplosa”, sbattendo letteralmente fuori dal mondo del lavoro quelli che dovrebbero rappresentare il futuro della nostra nazione. Ci troviamo davanti a quella che si è tristemente guadagnata l’epiteto di “generazione 1000 euro”, in quanto rappresentante  dell’obiettivo irraggiungibile di ogni “neo-laureato” italiano. Contratto a progetto?  Non vieni considerato dipendente, ma collaboratore, però devi lavorare 8 ore in ufficio, con orari strettamente stabiliti , e svolgi una vera e propria mansione, similmente a chi è “assunto”, ma ovviamente senza tutela!

      Dittatura fiscale: Chi lavora lo fa per le banche  

    Tornando alla pressione fiscale, bisogna ammettere che in periodi di crisi, questi dati erano sicuramente prevedibili, ma è bene riflettere che in Italia le tassazioni sul lavoro, superano di ben 8 punti la media delle altre nazioni dell’Eurozona. In Italia, le tasse, sono diminuite solo per le imprese, (calate da una pressione del 41,3% nel 2000, al 31,4% nel 2012) mentre per l’Irpef, la scalata non accenna a fermarsi: nel 2000 stava al 45,9%, oggi si è attestata al 47,3%. Ma non basta: sale anche l’Iva. Oggi, in media, si attesta fra il 20%  e il 21% in tutta Europa.  Ungheria, Danimarca e Svezia al primo posto. Ma anche l’Italia non si fa mancare niente! La manovra approvata dal nostro  “governo dei banchieri” porrà un aumento che interesserà le aliquote attuali dell’10% e del 21% che passeranno rispettivamente all’11% e il 23%, da settembre 2012.  La parte interessante è che l’Iva, è una forma di tassazione “indiretta”. Non c è nessun modulo da compilare, ma il pagamento avviene in modo lineare da parte di tutti e indistintamente.  Da settembre 2012, inizieremo a pagare “di più” anche i beni più semplici. E mentre molti di noi non se ne accorgeranno, credendo solo di avere qualche spicciolo in meno dopo aver fatto la spesa, lo Stato incamererà miliardi di euro in più, ovviamente, nostri! Ciò, mentre le banche – solo di interessi sul debito creato ad hoc dalla finanza con la complicità di una ridotta élite di euro-personaggi – incasseranno più di 80 miliardi di euro l’anno: quasi due finanziarie. Ma la cosa sconvolgente è che per giornali (la stragrande maggioranza) tv e caste-partitiche (es.: Pdl, Pd e Udc) Monti starebbe lavorando bene! E per forza! Magari per i loro interessi! Ma non di certo per gli Italiani. A quando un bell’esame di coscienza?

      Tasse si, Servizi no: la nuova democrazia dei banchieri  

    Ma tornando alle crude cifre, c’è inoltre da aggiungere che la differenza sostanziale tra l’Italia e gli altri paesi d’Europa sta nel fatto che, seppur i dati circa la tassazione dei cittadini europei siano alti, (la Svezia ha una tassazione del 56,6% seguita da Danimarca 55,4%, Belgio 53,7%, Olanda e Spagna entrambe al 52%) i suddetti paesi bilanciano le loro prerogative con i servizi offerti dal proprio governo. In Italia non c è nessuna prerogativa bilanciata! Le regioni più provate dalla crisi, sono in balia di vacui provvedimenti, che non fanno che delineare brutalmente la differenza abissale esistente tra noi “cittadini” e gli interessi dell’alta borghesia dei banchieri. Al governo si alternano premier da cui non dovremmo sentirci rappresentati, indipendentemente dalla fazione politica di appartenenza. E il nostro caro Prof. Monti né è la prova: proprio il governo tecnico, che dovrebbe rappresentare – almeno a sentire Re Giorgio – “l’ultima spiaggia” per la risoluzione della crisi, sta decretando la fine della nostra economia, facendola giungere a livelli bestiali.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)