Qui Europa

Giorno: 8 Maggio 2012

  • Catanzaro UMG – Le vere ragioni della crisi che i media nascondono

    Catanzaro UMG – Le vere ragioni della crisi che i media nascondono

    Martedì, Maggio 8th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Catanzaro / Ateneo Magna Graecia / Regione Calabria / Convegno sulla crisi Sociale ed Economica dell’Ue / Facoltà di Giurisprudenza / Attacco all’Italia / Liberalismo / Liberismo / Speculazione / Bce / Sovranità / Giulietto Chiesa / Mario Caligiuri / Alessandro Morelli / Vittorio Daniele / Mons. Raffaele Facciolo / Paolo Romano / Sergio Basile / Qui Europa / Problema delle risorse / Giovanni paolo II / Rerum Novarum / Populorum Progressio / Capitalismo / Comunismo / Mali del Novecento / Keynes / Galbraith / Chomsky / Giraffe keynesiane / Cina / Brics / Spread / Rating / Neo-liberismo / Neo-colonialismo / Smantellamento del welfare / Accaparramento delle risorse / Nazismo bianco / Debito pubblico / Trattato di Lisbona / Fed / Lehman Brothers / Bolla Usa 2007  / Articolo 123 del Trattato di Lisbona / rifinanziamento obbligato sui mercati internazionali  

    Catanzaro – Le Vere Origini e Motivazioni della

    Crisi esposte presso l’Unicz

    Un convegno, promosso da "Qui Europa", destinato a

    lasciare il segno tra le giovani generazioni

    Mattatore del convegno, il giornalista e scrittore Giulietto Chiesa

    Catanzaro – Ogni giorno tutti noi, cittadini europei, sentiamo parlare della crisi, ci confrontiamo e facciamo i conti in tasca per capire se arriveremo o meno a fine mese. Un bombardamento mediatico che risuona nelle orecchie come una fastidiosa eco che ripete di continuo la stessa parola: “crisi”. Nonostante ne parlino tv, giornali, radio ed internet, nessuno ci ha spiegato il perché, nessuno ha identificato le cause di una situazione drammatica che pesa “solo” sulle spalle di tutti i cittadini europei. Abbiamo provato a farlo noi di “Qui Europa”, nel nostro piccolo, (in collaborazione con l’Osservatorio Giuridico della Conferenza Episcopale Calabra, diretto da Alberto Scerbo; l’Ufficio Direct Europe, diretto da Paolo Romano; e con l’Ufficio per le Autonomie Territoriali dell’Unicz) nel tentativo di cominciare a sensibilizzare le coscienze partendo dalla Calabria, dall’Università Magna Graecia di Catanzaro, dal Campus di Germaneto, e dall’aula intitolata a Giovanni Paolo II. Proprio lui, il Papa-Santo che in tempi non sospetti, all’indomani della caduta del Muro di Berlino, non esitò a denunciare tra i grandi mali dell’era moderna, oltre al “Comunismo ateo e materialistico” ed agli assolutismi, anche l’altrettanto grande nemico della storia, dell’Europa e dell’umanità intera: il “Capitalismo Neo-liberista”, e tutti i suoi eccessi, che oggi – purtroppo – sono sotto gli occhi di tutti.

      Crisi – Studenti alla ricerca di consapevolezza  

    Un’aula gremita di studenti di tutte le età, (circa 400) studenti provenienti dagli istituti superiori del Capoluogo calabrese e dalla provincia, nonché comuni  cittadini e studenti universitari di svariate facoltà, da giurisprudenza, a medicina e scienze motorie. Un convegno partecipato, sentito, che ci ha permesso di inseguire e realizzare un obiettivo: quello di creare consapevolezza sulla nostra identità nazionale ed europea e soprattutto sulla nostra sovranità nazionale, umana, economica, monetaria e (forse la più importante di tutte) spirituale.  La preziosa presenza degli ospiti ci ha aiutato a far venire al pettine molti nodi, ci ha permesso di aprire una finestra sulle reali ragioni della crisi, quanto sulle sue cause. Ciò per comprendere (una volta individuata chiaramente la malattia) quali cure apportare. Ad aprire il convegno è stato il responsabile dell'Ufficio Europe Direct dell'Ateneto Magna Graecia di Catanzaro, Paolo Romano, che nel presentare ufficialmente la nuova sede dell'ufficio (inter-universitario) ha ricordato – in occasione dell'imminente festa dell'Europa – l'importanza di creare una cultura europea trasparente e non alimentata da vane propagande e vuoti slogan retorici.

     Mario Caligiuri – Crisi: Il Ruolo dei Media  

     La Crisi tra proclami, frammentarietà informativa e disinformazione

    La crisi economica e sociale dell’Unione Europea: analisi e prospettive”: dell’apertura del tema trattato  se n’è occupato l’assessore all’Istruzione, Università, Cultura e Ricerca, della Regione Calabria, Mario  Caligiuri,  che ha sottolineato l’importanza della comunicazione in Europa ed all'interno del territorio nazionale, al fine di capire quali siano i reali vantaggi dell’appartenenza all’Ue, quali i vincoli , quali i rapporti tra gli Stati membri.  Caligiuri, che ha ricordato come l’informazione non sia un linguaggio “neutro” – ma, anzi, come essa abbia la capacità di incidere fortemente come nessun altro strumento sulla metamorfosi del pensiero dell'opinione pubblica – ha puntato il dito sulle colpe e responsabilità dei media élitari di bandiera (che tutti gli altri sono pronti ciecamente a seguire a ruota, come una sorta di sudditi fedeli, uniformando in maniera spesso sconcertante le proprie idee) rei di promuovere una grave frammentarietà informativa che non aiuta a comprendere il reale addivenire delle cose. Oggi, però – ha continuato Caligiuri – nel mondo frenetico in cui  viviamo, l’informazione assume determinate caratteristiche: deve essere immediata, rapida e tempestiva. “Ma la nostra non è più la società dell’informazione, bensì quella della disinformazione!”, ha sbottato l’assessore. Caligiuri, come supporto al suo pensiero sulla comunicazione,  ha più volte citato Noam Chomsky, uno dei più grandi linguisti – fondatore della grammatica generativo-trasformazionale – e ha ricordato che per la prima volta nella storia, l’Europa si è resa protagonista di un’unione monetaria che ha preceduto quella politica.  Le sue conclusioni hanno fatto riferimento, poi, al fatto che la Costituzione europea non contempli il riconoscimento  delle radici cristiane del Vecchio Continente, con tutti gli accidenti connessi a questa sorta di tradimento storico. 

      La lezione di Daniele e le giraffe keynesiane  

    Alla domanda “Quali sono i rapporti tra la crisi economica e l’Europa?”  ha cercato di rispondere – in maniera molto esaustiva e puntuale – Vittorio Daniele, docente di Economia Politica e Politica Economica presso l’Ateneo di Catanzaro, il quale, facendo un excursus storico, ha analizzato le origini della crisi – o meglio, alcune di esse – partendo dalla bolla Usa del 2007, quando – prima del fallimento di Lehman Brothers, e dello scoppio della bolla sui mutui casa – essa, la crisi, riguardava solo una parte ristretta del mercato finanziario americano e che, pertanto, non colpiva direttamente i redditi delle famiglie. Daniele ha spiegato come negli anni 2000 in America si sviluppò in modo esponenziale il mercato immobiliare, tanto che le banche cominciarono a concedere mutui anche a coloro che non offrivano garanzie totali a causa di “redditi incerti”. A lungo andare, il baricentro economico del mondo – secondo il docente – si è spostato dall’Occidente – che continua a perdere posti di lavoro, in una emorragia senza fine – all’Oriente dove si registra il boom di Cina, India e Giappone. Lo scoppio della bolla immobiliare negli Usa ha avuto ripercussioni in tutto il mondo, arrivando a colpire, ovviamente, anche l’Europa. Nel caso della nostra penisola, il docente ha precisato che se ci chiedessimo se il debito pubblico italiano è alto, non potremmo rispondere in senso assoluto, ma potremmo dire che è alto rispetto al pil solo perché pari al 120%. Il confronto con il resto del mondo è d’obbligo se pensiamo che il Giappone presenta un debito pubblico di oltre il 200%, la Germania dell’81% e la Spagna del 73%. Ma per quale motivo il Giappone è una potenza a livello mondiale? “Semplicemente perché – ha spiegato – è un paese che ha grandi capacità di produzione e di crescita che, in prospettiva, permetteranno agli asiatici di creare nuovi posti di lavoro, quindi nuovi redditi che porteranno, probabilmente – secondo l'economista – ad estinguere il debito. Ma soprattutto – ha poi continuato –  i nipponici hanno una banca centrale, mentre gli europei si sono imbrigliati nell’affidare i poteri nazionali alla Bce”. Secondo Daniele, Keynes  in modo efficacissimo spiegava che se lo scopo della vita era quello di cogliere le foglie che si trovavano sui rami più alti degli alberi, il miglior modo per raggiungere l’obiettivo sarebbe stato quello di lasciare che le giraffe più alte e con il collo più lungo, potessero mangiare le foglie, lasciando morire di fame quelle dal collo più corto.  “Se abbiamo a cuore il benessere di tutte le giraffe – ha continuato – non dobbiamo trascurare le sofferenze di quelle che hanno il collo più corto e muoiono di fame, o le foglie succulente che cadono a terra e vengono calpestate nella lotta, o l’eccesso di nutrimento degli esemplari dal collo lungo, o la triste espressione di ansia e di combattiva avidità stampata sui miti musi della mandria”. Tradotto in termini politici: se i potenti hanno a cuore il benessere della collettività , devono necessariamente invertire la rotta, perché in questo momento essi sono le giraffe dai colli più lunghi.

    Alessandro Morelli – "Costituzionalismo e Sovranità”

    L’Unione Europea è un ibrido – ha spiegato Alessandro Morelli, docente in Diritto Costituzionale presso l’Ateneo Magna Graecia, poi subentrato  come relatore a Daniele – non è né una confederazione di Stati perché i paesi membri non mantengono completamente la sovranità propria, né una federazione di Stati. Il fulcro e la sintesi della relazione del docente è in effetti riconducibile alla seguente espressione: “La cosa principale – ha indicato – è comprendere che la comunità deve riprendere in mano le sorti della Costituzione che ha subito una battuta d’arresto, ricordando, tuttavia, che la libertà e l’uguaglianza sono strettamente collegate tra loro, mai in contrapposizione. Ciò  perché solo se si è completamente uguali si è liberi, e viceversa”.

      Sergio Basile – L’Italia? Non era un paese in crisi!  

      Italia: Vittima di una gravissima montatuta mediatica  

    Degno di nota anche lo spunto di Sergio Basile – direttore di “Qui Europa”, co-promotore e moderatore del convegno – che, analizzando una serie di fattori economici afferenti al “Bel Paese”, ha ricordato che l’Italia possedeva (fino all’avvento del governo Monti) tutti i requisiti propri di un paese ricco, ed in parte “secondi” solo a quelli espressi dall’economia della ricca Germania. Un avanzo primario di primo livello (differenza tra le entrate fiscali e la spesa pubblica); Un risparmio delle famiglie da prima della classe (frutto del laborioso lavoro di intere generazioni di Italiani); La terza riserva aurea del mondo; un bassissimo livello di indebitamento delle imprese privare (imprese che, assieme alle famiglie, sono le vere vittime di questa "gravissima montatura mediatica" chiamata crisi) pari ad appena 40 miliardi di euro (una bazzecola rispetto ai 7000 miliardi di euro delle imprese francesi: da notare che la Francia è considerato un paese semi-virtuoso); ed un debito pubblico (pur se alto: il terzo del mondo dopo Giappone e Usa) pari, comunque, alla metà del debito pubblico giapponese. Da notare che il Giappone, malgrado questo faraonico debito, ad oggi è un Paese in netta crescita e non è assolutamente considerato un Paese in crisi. Ciò malgrado i suoi 4000 miliardi di euro di debito. Basile, ha inoltre ricordato come l’Italia – fin a prima dell’estate – poteva godere della più fitta, larga  robusta rete di Pmi, a livello europeo. Va ricordato, in tal senso – ed a supporto di quanto asserito – che l’area “padana” del Nord Italia, è stata considerata negli ultimi decenni come la regione europea più ricca in assoluto: da far impallidire perfino la potente ed organizzata Germania. Infine Basile ha ricordato come l’Ue continui a far orecchie da mercante su una sistematica ed urgente riforma del sistema del rating e delle agenzie di rating: legittimate dalla politica – in maniera dissennata e grave – a porre voti anche agli stati sovrani, ed in base a valutazioni spesso infondate e sballate, ridicolizzandone ed usurpandone la sovranità nazionale, ed alimentando in maniera deleteria e destabilizzante (per l’intera economia europea e non solo) la forbice dello spread. Anticamera della speculazione internazionale e del debito.

     S.E.Raffaele Facciolo – Dottrina sociale della Chiesa ed economia etica 

    Monsignor Raffaele Facciolo, vicario episcopale dell’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, nel suo intervento, ha riproposto – di seguito – l’importanza della Rerum Novarum (l'enciclina di Papa Leone XIII, oggi presto accantonata da uno spavaldo ed antisociale liberismo mercatista, e dai servi ossequiosi di quest'ultimo) che ha rivoluzionato il mondo cattolico e ha sempre messo l’uomo al centro della società, e della stessa “Populorum Progressio” di Papa Paolo VI, che ne riprendeva le fila. “Oggi – nota Monsignor Facciolo – si assiste alla spersonalizzazione dell’individuo che viene considerato secondario al mondo economico. La Chiesa è sempre attenta a queste problematiche – ha ricordato – e già nel 1981, Giovanni Paolo II parlò della crisi occidentale, così come ne ha parlato Benedetto XVI riprendendo gli insegnamenti di Paolo VI, facendo riferimento alla “pianificazione” dell’umanità che deve passare dalla massificazione alla personalizzazione, il solo processo in grado di riportare l’uomo al centro della società. Diversi sono gli ambiti in cui operare – ha concluso – il primo quello della famiglia e del matrimonio tradizionale, il secondo riguarda l’autenticità del cristiano che deve aprirsi al dialogo interreligioso, il terzo relativo alla solidarietà perché non viviamo da soli, ma è nella diversità che rintracciamo la ricchezza ed un ultimo ambito che riguarda il rispetto del Creato”.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Austerity: la nota stonata dell’Europa

    Austerity: la nota stonata dell’Europa

    Martedì, Maggio 8th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Vecchio Continente /Francia / Germania /Grecia / Italia / Crisi Economica / Elezioni / Estremismo / Partiti / Austerità / Troika /Verdi /  Partito dei Pirati / Banca Centrale Europea / Giorgio Gaber / Hobbit / Merkel /Hollande / Sarkozy / Monti 

    Austerità: la nota stonata dell’Europa

    I risultati elettorali in Grecia, Francia e Germania 

    impongono un’inversione di rotta della

    politica europea.

    Parigi, Berlino, Atene, Roma“Grande Europa, la tua stella torni a brillare! Grande Europa, tu sei terra di eroi e condottieri, ma cosa vogliono questi mercanti e questi banchieri! Vecchio Continente che triste destino nel vedere la tua gente camminare a capo chino, accecati dall’oro, soffocati dall’usura, han venduto l’anima agli yankee e alla mezzaluna!”. Così cantano gli Hobbit in un inno al Vecchio Continente, ormai rimasto solo, ormai privato della sua anima popolare, della sua identità. Ebbene sì, questa Europa non è di nessuno. L’Europa dell’austerità, dell’asse franco-tedesco, delle banche, della Troika e della mancata sovranità popolare è stata ampiamente condannata  dall’elettorato: in Francia, il socialista Hollande ha trionfato su Sarkozy; in Grecia sono stati messi in ginocchio i partiti principali e gli elettori hanno favorito quelli radicali; in Germania i Verdi ed il Partito dei Pirati hanno fatto lo sgambetto alla Merkel. Che l’Europa non sia pronta a trasformarsi nel Continente degli estremismi? 

      La sconfitta della tecnocrazia e della politica compiacente  

    Una cosa è certa: a seconda del punto di vista che si stabilisce, più che di vittoria di partiti “nuovi” potremmo parlare di sconfitta totale della politica portata avanti dai leader europei fino a questo momento. Il Diktat della Banca Centrale Europea non è stato di certo una mossa vincente: anzi! Lo scacco matto questa volta arriva dalla popolazione che, attraverso il voto, ha detto basta alle misure di austerità e ha fatto sentire la voce della propria sovranità che sembrava, ormai, persa. Anche il Caro Prof. Mario Monti in Italia è arrivato, probabilmente, alla frutta: le elezioni sono inevitabili e, soprattutto, non talmente lontane da permettere al premier di dormire sonni tranquilli.

      Una necessaria ed acclamata inversione di rotta   

    L’inversione di rotta dell’Unione Europea interpreta lo stato d’animo collettivo che, anche in Italia, sembra essere diffuso da nord a sud in modo capillare: Monti si prepari a lasciare la poltrona, si prepari a cedere il testimone a qualcuno che viene “scelto” dal corpo elettorale e non a chi, come lui, si è trasformato nel Napoleone dei nostri tempi, “autoincoronandosi” e presentandosi come il “Salvatore della Patria”. Che poi, non ha salvato proprio nulla: fatta eccezione per i “conti” dei potenti.

      Omaggio a Giorgio Gaber   

    Sarebbe il caso di concludere sulle note di Giorgio Gaber che cantava della nostra Italia “Questo bel Paese, pieno di poesia, ha tante pretese ma nel nostro mondo occidentale è la periferia. Mi scusi Presidente, ma questo nostro Stato che voi rappresentate, mi sembra un pò sfasciato. E’ anche troppo chiaro agli occhi della gente che è tutto calcolato e non funziona niente”. Forse, chi ci governa è questo che non ha capito: agli occhi della gente è tutto chiaro. E noi di "Qui Europa" ci divertiamo sempre a “cantarle”… sì, ma al Governo, ed ai governi dei tecnocrati non eletti!

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Grecia: cavia del fallimentare neo-liberismo

    Grecia: cavia del fallimentare neo-liberismo

    Martedì, Maggio 8th / 2012

    – di Silvia Laporta –

    Unione Europea / Grecia / Crisi / Governi Ue / Neo-liberismo / Nuova Democrazia / Pasok / Vassilis Primikiris / Syrizia / Berlinguer / Fallimento dei tecnocrati / Troika / Eurozona / Fallimento del dogmatismo neo-liberal / Abolizione del piano di Salvataggio / Austerity / Rinazionalizzazione della Banca Centrale Greca /  Cambiamento del fisco / Fine dell'Eurozona  / Scandalo comunitario / Commissione europea / Parlamento europeo  / Aiuti solo per le banche  

    Il dogmatismo neo-liberale ha fallito

    Grecia: laboratorio dell'esperimento liberista

    L'intervista a Vassilis Primikiris de "Il Sole 24Ore"

    Atene – Stamane, dalle pagine de "Il Sole 24Ore" (dove potete leggere un interessantissimo articolo che vi segnaliamo)  parla Vassilis Primikiris, membro del comitato centrale della segreteria di Syriza, il partito delle sinistra radicale che è diventata la seconda formazione Greca, con il 16,8% dei voti e 52 deputati dal 4,6% del 2009, decretando la fine del bipolarismo che fin ora ha visto alternarsi Neo Dimokratia (Nuova Democrazia) e Pasok.

       Grecia: cavia da laboratorio    

    Numeri che fanno pensare a un vero e proprio cambiamento nella politica Greca. "Il dogmatismo neo-liberale ha fallito e la Grecia è stata  un laboratorio di questo esperimento – ha esordito Primikiris – il peso della crisi è stato trasferito dai mercati sulle spalle del mondo del lavoro e dello Stato Sociale, per smantellare le conquiste ottenute nei paesi mediterranei con le lotte operaie. La Grecia ha svolto un ruolo di cavia in questo esperimento!Ed è proprio per questo che la Syrizia, parla di un progetto di alternativa di sinistra, un programma molto diverso da quello dei governi precedenti.

      Le prerogative di Syrizia  e lo "Scandalo comunitario"   

    Nelle loro prerogative essenziali ed urgenti vi sarebbe dunque: non rispettare il piano di salvataggio e le misure di austerità volute da Bruxelles  e Fmi; nazionalizzare le banche e, infine, cambiare il fisco  per mettere fine all’evasione fiscale di massa. Primikiris trova scandaloso che né la Commissione Europea, né il Parlamento Europeo abbiano  mai trovato il tempo di dedicarsi seriamente al problema della crisi economica, occupandosi direttamente del problema. Praticamente convinto di una vittoria alle elezioni, ricorda di avere un partito comunista ellenico Kke e la sinistra democratica con più del 33% dei consensi, più di quanti il segretario del Pci, Enrico Berlinguer – si legge – ottenne con il partito comunista italiano.

      La speranza ellenica   

    Alle urne  domenica, il popolo greco, qualora decidesse di scegliere la Syrizia – secondo il politico – darà il suo appoggio al "rovesciamento immediato delle politiche di austerità" e "una revisione sul piano selvaggio per la cancellazione di una grande parte del debito nazionale,che dovrà avere condizioni simili alla regolazione per la cancellazione del debito tedesco nel 1953, dove era prevista una clausola di sviluppo per il saldo del debito rimanente." 

      La fine dell'Eurozona  e dello strapotere della Troika?   

    Altri provvedimenti toccheranno problemi forse “meno caldi” ma sicuramente importanti e non secondari. A partire  dalla (già annunciata) fine del progetto Eurozona, che deve avvenire – secondo Primikiris – prima possibile, dal momento in cui ha reso la Grecia "un paese senza industria e per sole vacanze". Per finire con la questione Ue-Fmi e i suoi 185 miliardi, di cui neanche un euro è finito nell’economia reale, ma tutti i fondi sono stati utilizzati per sanare le banche che un tempo avevano conquistato i Balcani. 

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Napolitano e Monti denunciati per attentato alla Costituzione

    Napolitano e Monti denunciati per attentato alla Costituzione

    Martedì, Maggio 8th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Italia / Crisi Ue / Sovranità popolare / Sovranità monetaria / Sovranità fiscale / Denuncia alla Procura della Repubblica / Costituzione Italiana / Vertici dello stato denunciati / Giorgio Napolitano / Mario Monti / Parlamento / Governo Monti / Paola Musu / Procura di Cagliari / Paolo Barnard / Bce / La sovranità appartiene al popolo / Popolo di facebook / Appello / Denuncia / L'Italia s'è desta / Sergio Basile / Qui Europa 

    Da Facebook cresce l'adesione alla petizione

    contro Napolitano e Monti, per attentato

    alla Costituzione

    Migliaia di adesioni spontanee a sostegno

    della denuncia dell'avvocato Paola Musu

    Gli Italiani e la Sovranità: un nodo da sciogliere!

     

    di Sergio Basile

    Roma – Cresce su Facebook, a ritmi impressionanti,  l'adesione alla petizione on-line contro il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il professor Mario Monti, il suo governo di nominati e lo stesso Parlamento Italiano, per attentato alla Consituzione ed altre accuse inerenti ad un presunto accordo segreto tendente a destabilizzare lo stato (proprio nel bel mezzo dei festeggiamenti – appena coclusisi – in onore del suo 150° compleanno) privandolo della sua sovranità. La petizione è portata avanti, coraggiosamente, da due gruppi,  che contano già migliaia di iscritti, nati spontaneamente, ed emuli dell'avvocato Paola Musu. La Musu, legale cagliaritano, il 2 aprile scorso, infatti – come pochi sanno (in quanto la notizia è passata come al solito in sordina – o addirittura censurata – presso tutti i principali media nazionali) si è presentata nella Procura nella sua città e ha denunciato i vertici dello Stato Italiano e l'intero Parlamento per – si legge nella denuncia – "attentato contro l'integrità, l'indipendenza e l'unità dello Stato italiano; associazione sovversiva; attentato contro la Costituzione; usurpazione di potere politico; attentato contro gli organi costituzionali e i diritti del cittadino; cospirazione politica mediante accordo e mediante associazione". 

       La denuncia                                                               

    In particolare, secondo l'avvocato Musu, con il singolare avvento di questo bizzarro governo tecnico, favorito da Re Giorgio Napolitano, si è realizzata – ai danni di tutti gli Italiani – un'usurpazione di fatto. Ovvero, si è violato il primo articolo della Costituzione Italiana, quello più importante di tutti – l'articolo basilare – che recita: "la sovranità appartiene al popolo". Come ribadisce, nel corpo della denuncia, la Musu, "Contenuto essenziale della sovranità di un popolo è dato dalla propria sovranità in materia di politica monetaria, economica e fiscale.  Svuotare un popolo e la sua sovranità di quello specifico contenuto significa, e comporta, privarlo della sovranità stessa, in quanto lo si priva della facoltà e del potere di determinare il proprio destino ed il proprio stesso "essere", compromettendone la sua stessa esistenza". 

      La sovranità appartiene… A chi?                         

    Napolitano, Monti e gli altri denunciati avrebbero pertanto "consegnato la sovranità del popolo italiano in materia di politica monetaria, economica e fiscale (…) e, con essa, la sostanza essenziale ed intangibile della sovranità popolare, nelle mani di organismi esterni alla Repubblica (quali Bce – una banca nella sostanza privata –  Sebc, Commissione europea: una élite di nominati, e non eletti), di struttura e composizione prettamente oligarchica e privi di ogni fondamento democratico e, tanto meno, repubblicano e senza che il popolo vi abbia mai manifestato espresso e formale consenso". Situazione davvero paradossale! Molti osservatori internazionali hanno addirittura coniato il termine nuovo e sconcertante di "nazismo bianco". Altri invece prospettano un ritorno dei fantasmi dello stalinismo più bieco ed asfissiante. Fatto sta che si tratta di un golpe!

      L'Italia s'è desta!                                                       

    Iniziativa coraggiosa, quella della Musu, che da ha subito trovato inaspettati e spontanei consensi tra migliaia di internauti di facebook – tra i quali la "crociata anti-politica" – e che   si sta rapidamente diffondendo a macchia d'olio.  Numerosi osservatori, concordi alla linea della Musu, hanno caldeggiato l'ipotesi di portare la questione davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Da notare, comuque, il grave silenzio mediatico che si è posato come un velo di polvere sulla straordinaria e sintomatica vicenda. Indice e segno inequivocabile dell'esistenza di un popolo consapevole – quello italiano – che vuol riprendersi la propria sovranità, e il proprio futuro! Malgrado tutto e tutti! 

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

    Internet  –

    I passati poco noti del professor Mario Monti

    nell'azione dei precedenti governi italiani.

    Sul web (Facebook) sta spopolando da giorni un documento dalla portata dirompente, che riporta alcune informazioni completamente taciute dai media nazionali, relative al passato del professor Mario Monti, ed alle sue attività di "consulenza" nell'ambito dei precedenti governi. "Qui Europa", vista la portata del documento, e l'inconsueta e straordinaria mobilitazione che esso ha crato sulla rete, ha deciso – anche e soprattutto per amor di cronaca, ed in nome della libertà di espressione, sancita e tutelata dalla Costituzione – di pubblicare in forma integrale il documento medesimo. Ovviamente tutta la redazione di "Qui Europa" prende le distanze dai commenti alla notizia, rimettendo ogni responsabilità in merito alla portata dei medesimi, che pertanto ricade interamente sui relativi sottoscrittori di essi. Tuttavia, "Qui Europa", per amore alla verità di cronaca e colmando un vergognoso gap informativo che spesso caratterizza gran parte dei giornali e dei media di bandiera, e di respiro nazionale, ritiene sia giusto – a nome del suo direttore – pubblicare i contenuti integrali dello stesso.

    Il Documento proposto di seguito è integralmente

    reperito su Facebook – Di contenuto e rilevanza pubblici – Esso 

    non è frutto di alcuna elaborazione della redazione di  "Qui Europa"

    Quello che viene taciuto per

    evitare una sommossa

    "Nel giugno 1981, una commissione di studio, presieduta da Paolo Baffi, direttore generale di Bankitalia, deliberò di seguire lo schema d'un giovanotto, molto stimato dai Rothschild, tale Mario Monti, il quale propose l'emissione di titoli a lungo termine, con aste mensili e quindicinali, in modo… che il rendimento cedolare fosse fissato dal mercato, con scadenze tra i 5 e i 7 anni. Il che, a detta del professorino, garantiva il potere d'acquisto e, secondo gli esiti delle aste, un piccolo rendimento dell'1-2%. Il Tesoro, zufolò Monti, avrebbe avuto da 5 a 7 anni per programmare e finanziare meglio la spesa pubblica. La proposta passò con standing ovation. Il deficit andò su come un proiettile. Le spese aumentarono invece di diminuire. Mentre Mario Monti procurava il credito a tassi impossibili, aumentarono tasse e benzina, le spese sanitarie sfondarono di mille miliardi di lirette il finanziamento statale. "

    http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1768757&codiciTestate=1&sez=hgiornali&testo&titolo=Lemme+lemme+la+Germania+si+sta+acquistando+la+Sicilia

    Si ripresenta, come una "zecca" appassionata dalla propria

    infezione, nel 1989 come "consulente esperto" del ministro

    del bilancio Cirino Pomicino:

    "… Eppure,il premier Mario Monti, chiamato a salvare l'Italia dai gorghi del default, tra il 1989 e il 1992, erano i tempi del sesto e settimo governo Andreotti, non riuscì a impedire il peggio. Cioè l'esplosione del rapporto tra debito e pil preludio della grande tempesta finanziaria che al principio degli anni Novanta costrinse Giuliano Amato alla manovra da 103.000 miliardi di vecchie lire. In quei tre anni il peso del debito balzò dal 93,1% del 1989 al 98% del 1991 e al 105,2% del 1992. Un vero boom, insomma, pari al 12,9% in termini relativi e al 44,5% in cifre assolute, da 533,14 miliardi di euro a 799,5 "

    http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp preview=false&accessMode=FA&id=1747516&codiciTestate=1

    Ed ora, secondo voi, dal novembre 2011,

    chiamato quasi d'imperio da "o re" Napolitano,

    Monti Mario è advenuto a noi quale "nume tutelare"

    della nostra economia per un nuovo "cresci italia",

    o come "accabadora nazionale" per accompagnare

    nella via dell'"euro senza speranza" gli ultimi

    "singulti" convulsi e ferali della nostra italica dignità

    ed indipendenza ???

    "… In termini di Teoria dei Mass Media, sintetizzata, sarebbe questa la fase due dell’attuale governo italiano, quella succeduta al “Decreto salva-Italia”??? Si sono dimenticati di spiegare chi ha salvato chi (come, dove, quando e per quanto) e che il nostro baldo ragionier Mario Monti, a metà gennaio, ebbe la sfrontatezza di definire questa in corso come “la fase della crescita e dello sviluppo”.

    Stanno lanciando la moda della “sistematica

    produzione di falsi”.

    Avendo capito di non essere assolutamente in grado né di gestire l’attuale travaglio del paese, né tantomeno sviluppare delle idee creative per il bene comune della nazione, dando fiato all’economia, rilanciando gli investimenti e allargando l’occupazione aprendo il mercato del lavoro, il governo si dedica ormai sistematicamente alla produzione di falsi. Dimostrati e dimostrabili anche da un bambino."

    http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/04/il-governo-monti-dice-bugie diffondono.html 

  • Tragedia Italiana: in fumo altri 130mila posti di lavoro

    Tragedia Italiana: in fumo altri 130mila posti di lavoro

    Martedì, Maggio 8th / 2012

    – di Silvia Laporta – 

    Italia / Roma / Sfacelo / Licenziamenti / Recessione / Austerity / Verso la Grecia / Distruzione dell'economia / Mario Monti / Giorgio Napolitano / Mezzogiorno  / Perdita di 130.000 nuovi posti di lavoro  

    Tragedia all'italiana: in fumo nuovi

    130mila posti di lavoro 

    L'Italia sempre più simile alla Grecia!

    Napolitano rimedi agli errori fatti!

    Per l'amor del Cielo!

    Roma – Economia italiana sempre più, inesorabilmente e ovviamente (visti gli assurdi diktat rigoristi) in crisi: a dare l’allarme Unioncamere, nel suo rapporto previsionale per il  2012. Documento diffuso in occasione della X Giornata dell'Economia. Quest'anno il Pil calerà dell'1,5% e andranno persi, per la gioia degli amanti delle "svendite made in Italy",  altri 130.000 posti di lavoro. Per attendere la ripresa – sempre secondo Unioncamere – toccherà aspettare il 2013 con un incremento previsto del Pil dello 0,8% (+1,3% nel Nord-est). Ma ormai nessuno ci crede più! D'altra parte è insensato supporre che a tali condizioni possa prospettarsi un'orizzontre di crescita. Chi lo dice ho è in pura mala fede o non capisce nulla di economia, e sta all'economia come il cacio sta sul pesce! Evidentemente, saranno le regioni del Sud a pagarne il prezzo più alto, segnando una contrazione  del Pil dell'1,8% con Abruzzo, Molise e Basilicata destinate a registrare una contrazione del 2%. 

      Napolitano –  Rimedi subito agli errori fatti!  

    Le cattive notizie non finiscono qui: "Il difficile contesto economico continuerà a colpire soprattutto le imprese con meno di dieci dipendenti, più fortemente legate ai consumi interni. Esse – come scritto nel Rapporto – genereranno un numero di assunzioni inferiore a quello delle aziende con 50 dipendenti e oltre (244.000 contro 262) . A fine anno, il saldo si prospetta pari a quasi 62.000 unità in meno per la classe di aziende tra uno e nove dipendenti". Ma i dati più preoccupanti riguardano i settori costruzioni: più di 34 mila i posti di lavoro che dovrebbero ridursi in un anno con un calo dell’occupazione dipendente che raggiungerà il -3,3%. Napolitano fermi questa apocalisse. Se i giornali di bandiera continuano a disinformare, ci pensi almeno lui – che di tale sfacelo è stato il propiziatore, favorendo la nomina del boss dei banchieri, il caro mercatista e neo-liberista prof. Monti – a rimediare ai gravissimi errori fatti. l'Italia lo esige. l'Italia non può più aspettare!

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Ultimatum Ue – P.A.: 30 giorni per pagare i debiti

    Ultimatum Ue – P.A.: 30 giorni per pagare i debiti

    Martedì, Maggio 8th / 2012

    – di Silvia Laporta – 

    Commissione europea / Commissione Industria / Antonio Tajani / Bruxelles / Lettera / Provvedimento / Pagamento debiti / Ultimatum / 180 miliardi di euro / Debiti scaduti / Enorme ritardo dello stato italiano / 90 miliardi di euro di debiti / 30 giorni / Sanzioni / Interessi di mora dell'8% 

    Ultimatum Ue: 30 giorni alle P.A. per

    pagare i debiti 

    L’appello del Commissario Antonio Tajani

    Italia: il paese con più debiti scaduti nelle p.a.

    Scatteranno, a scadenza,  interessi di mora all'8%

    Bruxelles –  Le pubbliche amministrazioni dei 27 Paesi membri dell'Ue devono alle imprese fornitrici circa 180 miliardi di euro di debiti scaduti  e quasi la metà di questa cifra è dovuta dallo Stato italiano o dalle sue amministrazioni. L’Italia, al momento, deve alle sue imprese circa 90 miliardi di euro, con tempi di pagamento medi di circa 10 mesi. E’ ora di dire basta ai ritardi dei pagamenti e attuare ''immediatamente'' le norme europee. E' il nuovo appello del vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, in una lettera inviata ai ministri competenti dell'Unione europea. Il commissario si è fatto promotore di una direttiva che fissa un limite massimo per i pagamenti: 30 giorni , che in casi limitati possono arrivare a 60. Passato questo termine, la P.A. si vedrà addebitare l’otto per cento di interessi di mora. Cifre alte, ma cifre necessarie. Se gli stati esigono rigore sul fronte fiscale,  deve essere altrettanto oneroso per le pubbliche amministrazioni, onorare i propri impegni

      Quei ritardi che uccidono!   

    Il termine per recepire il provvedimento è il 6 Marzo 2013 e diversi stati, Italia compresa, hanno dato una disponibilità più formale, che concreta. Per tutta risposta Tajani sottolinea che l'Europa ''sta vivendo una situazione economica e sociale senza precedenti dal dopo guerra con un altissimo tasso di mortalità d'imprese e perdita di migliaia di posti di lavoro''. Fra le cause di questa situazione ci sono anche i ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione. ''Non c'e' piu' tempo da perdere'', afferma il commissario responsabile per l'Industria e l'imprenditoria. “Dev'essere  doveroso per le pubbliche amministrazioni onorare i propri impegni: non adempiere all'obbligo di pagare tempestivamente vuol dire contribuire a una maggiore mortalita' delle Pmi''. E – aggiungiamo – anche al drammatico incremento del tasso dei suicidi. Per questo la lettera sollecita i ministri competenti ad anticipare l’attuazione di questa direttiva per rimediare ad una situazione sempre più grave, ribadendo, ancora una volta, l’estrema urgenza della modifica degli ordinamenti nazionali in quest’ottica.

     Il cilindro magico  

    Nell’altra sua missiva, inviata all’Autorità Bancaria Europea (Eba) e scritta a quattro mani con il commissario responsabile al Mercato interno – il collega francese Michel Barnier – Tajani  chiede di adattare i criteri di Basilea 3 (la direttiva sulla capitalizzazione degli istituti di credito) alle esigenze delle piccole e medie imprese.  Il commissario spiega il dettaglio tecnico dei contenuti: "In questo momento abbiamo in discussione presso il Parlamento europeo, l’applicazione dell’accordo di Basilea 3. Per dare più soldi alle pmi, bisogna ridurre la percentuale di rischio ponderato che hanno le banche. Un tecnicismo che equivale a dare più spazio agli istituti di credito per concedere più prestiti alle piccole e medie imprese". Finalmente una dichiarazione decente, dopo tante parole inutili e tante altrettanto discutibili ricapitalizzazioni bancarie: regali puri e semplici venuti fuori dal cilindro magico della Bce.

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)