Italia / Verona / Agricoltura / Industria / Innovazione / Biotecnologie / Paolo Campostrini / Alberto Ferrarese / Andrea Zerminiani / Metodi naturali di bonifica del territorio / Universitò di verona / Ogm / Primo premio Agristartup / Paolo de Castro / Mario Catania
Verona – In un articolo di Gianni Bertaglin, pubblicato nei giorni scorsi su “L’Arena” di Verona – che abbiamo voluto riprendere e segnalare, per la rilevanza della notizia, e visto lo sfacelo provocato dai micidiali Ogm: vedi articoli nell'archivio di "Qui Europa" – si parla di un recente riconoscimento speciale assegnato a tre giovani veronesi neolaureati, che propongono significative innovazioni nel campo della bonifica del suolo attraverso metodi biologici. I tre neodottori sono Paolo Campostrini, Alberto Ferrarese e Andrea Zerminiani, laureati in biotecnologie agroindustriali all'Università di Verona, i quali si sono distinti con la loro "idea di impresa" non solo a livello locale, ma anche in due concorsi a carattere nazionale, tra cui il 1° premio Agristartup, lanciato da Agriventure, società del gruppo Intesa San Paolo, dedicata al settore agroalimentare, agroindustriale e agroenergetico. Il riconoscimento è stato attribuito in occasione del convegno tenutosi a Firenze nel marzo scorso, sul tema "L'agribusiness per il rilancio economico del paese", che ha avuto fra i relatori il ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Mario Catania; il presidente della commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo, Paolo De Castro; il presidente di Ismea Arturo Semerari; il coordinatore della commissione Politiche agricole della Conferenza Stato-Regioni.
La rivoluzionaria Bio-idea Anti-Ogm
Per partecipare al concorso Agristartup i giovani dovevano presentare un'idea imprenditoriale innovativa nel settore agricolo e agroindustriale. Tra le cento proposte imprenditoriali pervenute, un comitato ha selezionato le venti migliori idee. Il primo progetto è stato proprio "Fitobiorimedio", presentato dai tre veronesi. I tre hanno di recente fondato una nuova azienda, la Bio Soil Expert, che si occupa di trattamenti di bonifica del suolo, con metodi biologici, in particolare con piante e microorganismi. L’azienda si occuperà di prevenzione del rischio idrogeologico, bonifica di aree industriali e di terreni inquinati. La proposta è rivolta sia agli enti pubblici che si occupano di gestione del territorio, sia a soggetti privati, per gli interventi in agricoltura.
Un preziosissimo consiglio
Finalmente qualcuno che premia chi va contro gli Ogm e le poitiche di sconvolgimento agricolo degli ecosistemi. Un consiglio a tutti i lettori: guadagnamoci anche noi un premio. Iniziamo a chiedere solo semi biologici e a boicottare quei consorzi che acquistano cereali, soia e grano geneticamente modificati. I nostri figli ci ringrazieranno! (Vedi video in galleria Multimediale)
Lettonia / Riga / Unione europea / Valdis Dombrovskis / Estonia / Erozona / Euro / Crisi Ue / Polonia / Doland Tusk / Repubblica cieca / Erm / Nessuno ha voglia di entrare nell'Eurogabbia / Polonia / Repubblica Ceca / Petr Necas / Partito degli euroscettici
Il premier lettone pensa all'Eurozona
mentre tutti scappano
Impopolare uscita del premier Vladis Dombrovskis:
L'Euro? Sarà un successo!
Ma ci crede solo lui: secondo i sondaggi solo un lettone
Riga – Nonostante la situazione di debito e crisi europea, il premier lettone Valdis Dombrovskis nelle scorse ore ha confermato l’obiettivo di voler entrare a far parte dell’Eurozona nel 2014. Lo annuncia in un’intervista all’agenzia francese Afp: «Abbiamo fissato questo obiettivo anni fa – ha detto Dombrovskis – e l'intenzione è ancora di entrare il 1° gennaio 2014». L’esempio viene dalla vicina Estonia, l’ultimo stato ad aver adottato la moneta unica nel 2012, che nonostante il periodo di crisi europeo, è servito come collante per la stabilità economica e finanziaria del paese. Il premier lettone si aspetta lo stesso effetto nell’economia del suo paese, secondo cui la moneta unica "contribuirà ad attrarre gli investimenti riducendo di fatto i costi di transazione sui cambi". E poi "la nostra valuta è già ancorata all'euro, quindi perché non entrare?". Secondo Dombrovskis, giuridicamente parlando, la decisione di aderire all’euro sarebbe "onorabile", in quanto essa sarebbe stata concepita al tempo in cui la vicina Lettonia decise di aderire all’Ue.
Dombrovskis: quel bizzarro mix di coerenza e follia
Una prova di coerenza strepitosa, per non dire paradossale, in un periodo nero dove tutti i maggiori e seri osservatori internazionali considerano distruttiva la permanenza in una zona ormai destinata all'implosione. Inoltre – nota il coraggioso e "rivoluzionario" leader – "già dal 2005 il lats è legato all’euro, e questa ha significato per il Paese il poter tagliare costi aggiuntivi per cittadini e aziende. L’eurozona – continua – ci garantisce anche nelle situazioni di crisi, ad esempio per quanto riguarda i finanziamenti della Banca Centrale Europea". Ma a giudicare dagli effetti dirompendi della moneta unica sui Piigs, le parole del premier lettone sembrano essere state dettate da un pc, magari collegato agli uffici della Lagarde! Ma – battute a parte – nonostante le ottimistiche ed entusiastiche previsioni del capo del governo, un recente sondaggio effettuato dall’agenzia SKDS in Lettonia riguardo l’opinione dei cittadini rispetto alla moneta unica, rivela che il 57% dei lettoni non approva l’idea di sostituire il lats con l’euro. Ma il leader caro alla Troika dov'era? Era forse andato in gita a Francoforte?
Trecentomila – Gli ultimi Lettoni sostenitori dell'euro
Solo il 15% degli intervistati dal centro SKDS è a favore dell’ingresso nel 2014 della Lettonia nell’eurozona, anche se appena il 4% è totalmente a favore, mentre il restante 11% è “abbastanza” a favore. Fra i contrari, il 57% totale degli intervistati, il 30% si dice totalmente contrario, mentre il 27% si dichiara “abbastanza” contrario.Il 22% dei lettoni intervistati da SKDS è invece neutrale o indifferente sulla questione. Un sensibile abbassamento del gradimento della popolazione rispetto ai sondaggi degli anni passati, che rivelavano un’adesione più omogenea.Nel frattempo gli altri paesi dell’Europa dell’Est, non la pensano tutti allo stesso modo.
Eurogabbia? Nessuno in Europa ha voglia di entrarvi
La Polonia, ad esempio, non ha nessuna intenzione di accelerare i tempi e di abbandonare lo Złoty . Il primo ministro Donald Tusk ha detto in più di un'occasione che il suo Paese entrerà nell'euro "non prima del 2015". In realtà la Polonia non vuole essere contagiata dai problemi dell’Eurozona, un segnale che dovrebbe essere indicativo per i governi dei Paesi Europei che adottano l’euro, in quanto rappresenta un atto di “accusa” nei confronti della loro politica finanziaria e monetaria. E chi può dargli torto! Tempi altrettanto lunghi, se non di più, per la Repubblica Ceca, che ha rinviato a data da destinarsi l'ingresso nell'Erm II, il periodo biennale di preparazione all'euro. 70 cittadini su cento sono contro l’addio alla corona, solo 18 su cento vogliono l’euro, mentre il Premier Petr Necas, ha chiarito che fino alla fine del suo mandato (2014) non è prevista un’entrata della moneta unica.
Bruxelles – Nella giornata di ieri dalla capitale istituzionale dell'Ue, nonché sede legale di innumerevoli multinazionali europee (e porto ideale per quelle d'oltreoceano) abbiamo assistito ad uno spettacolo a dir poco indecoroso, a tratti comico (se non fosse che in ballo ci sono le sorti economiche e sociali di milioni di persone in carne ed ossa) ad opera dei soliti eurocrati amici dei banchieri. argomento della settimana – tanto per cambiare – è stato, più che la Grecia in sé, il rispeto dei diktat che "mamma Troika" ha inposto in maniera iniqua e crudele ai suoi figli: resi neo schiavi di bankster senza scupoli e misericordia da vuoti tecnocrati senza Dio. I figli di una Grecia uscita in maniera ammirevole dalle urne, con in mano un presico messaggio per tutta l'Europa delle caste: Democrazia? Si grazie! Eurozona? No comment! Ormai ogni parola è suoerflua. Ecco che allora Angela merkel e Manuel Barroso hanno lanciato chiari ed inequivocabili messaggi al neo-premier Panagiotis Pikrammenos nelle "more" del delicato vertice Ue, ribadendo il teorema – insostenibile – secondo il quale per uscire dalla crisi sarebbe bene per tutti i "sudditi di Zeus" (dio ormai in rovina, ed andato in pensione anticipata, con un abbuono di qualche migliaio di anni) onorare gli impegni che l'ex-uomo della provvidenza (oltre che della Trilateral Commission e del board Bce) Lucas Papademos ha "gentilmente" sottoscritto a nome di un popolo a dir poco fuori di sé dall'ira (giusto per usare un eufemismo). E ciò – udite udite – per uscire dalla crisi. pazzesco!
Gli ellenici e l'ansia giustificata di "Mamma Troika"
Allora, molto eloquenti, in merito, sono state le parole disseminate al vento senza molti fronzoli, dal portavoce dell'Ue, Olivier Bailly, per "candida" ammissione del quale l’Ue non avrebbe intenzione di ponderare la portata di ipotesi alternative a questa paventata dal boss della commissione, ed a ruota dallo stesso Mario Draghi, nei giorni scorsi, e dalla puntuale quanto acerba Christine lagarde che (nelle ultime ore) ha "minacciato" alla Bbc: “i greci hanno fatto grandi sforzi, tuttavia devono fare di più perché ci sono altre riforme strutturali da varare e più tasse da raccogliere”. Parole ansiose ed ansiogene, derivanti evidentemente dai fondati timori su un mancato rispetto del secondo piano di "pseudo-aiuti" e di "pseudo-risanamento" firmato da Papademos con gli amiconi della Troika, in un allegro regime di "usura legalizzata".
17 Giugno: prove generali di evasione dall'eurogabbia
Atene – ed in questo le urne hanno, come detto, parlato chiaro – sarebbe dunque orientata, più che a sottostare ai diktat europei, alla rinegoziazione degli iniqui accordi: ciò soprattutto se dovesse essere confermata la linea anti-austerity alle prossime imminenti elezioni del 17 giugno. Urne che sembrerebbero premiare – stando ai sondaggi ed all'aria che tira nelle piazze di Atene, e nelle isolette greche – il partito del leader Alexis Tsipras, rappresentante – sempre più amato – della sinistra radicale Syriza. Partito dichiaratosi, come noto, apertamente in antitesi alle strategie filo-europeiste. Sull'altro fronte dell'austerity, quello tedesco, la Bundesbank ha rincarato il tenore dei "consigli" sugli adempimenti, seguito a ruota, oltreoceano, da Washington, evidentemente timoroso di scontentare i banksters di wall Street, quanto consapevole che l'abbandono della gabbia dall'eurozona per Atene sia soltanto questione di mesi.
Limiti dell'eurogabbia e motivi per concordare con i Greci
Allora, accantonati i moniti ormai vani e privi di senso dei vari Barroso, Lagarde, Monti, Merkel, Draghi e – perfino – Obama, e ripercorrendo le tappe critiche che hanno portato all'attuale definitiva involuzione del progetto – fin qui largamente fallimentare – noto come Unione europea, possiamo concordare con i cugini Greci che da Maastricht in poi, i diritti degli europei sono stati via via palesemente e ferocemente compressi se non – nei casi più emblematici esaminati – annullati del tutto. Risultato di ciò: l'introduzione di un'euro proteso a facilitare inflazione e speculazione; ridimensionamento drastico della sovranità nazionale dei partner dell'Ue con l'adozione dei patti di Schengen (che hanno annientato pericolosamente i controlli su tutti i traffici presso le frontiere), del Trattato di Amsterdam (del 1997) (che ha di fatto espropriato gli stati del controllo sui propri affari interni), del Trattato di Nizza (del 2001) ( che ha suggellato l'accentramento dei poteri in seno all'Ue, definendo forse troppo fantasiosamente l’Europa unita quale “Comunità di diritto”: ma forse non dei diritti!). Per finire al discusso e strategico Trattato di Lisbona (del 2007): surrogato generato frettolosamente – e con ingredienti altamente nocivi: vedi ad esempio l'art. 123, sull'obbligo di rifinanziamento degli Stati Ue presso i mercati internazionali – del quale "Qui Europa" ha abbondantemente parlato in precedenza – vedi archivio interno) al posto di una “Costituzione Europea” già palesemente rifiutata in toto dagli stessi europei, con le sonore bocciature intervenute tra Parigi ed amsterdam, nei celebri e clamorosi referendum del 2005, in un tripudio di euroscetticismo. Per non parlare dell’art. 50 dello stesso Trattato, che ha di fatto inventato dei congegni burocratici incentrati su pesanti negoziazioni, al fine di scoraggiare il “recesso dall’Unione” di stati, come la Grecia, stanchi di sevizie e soprusi; stanchi di deleterie politiche neoliberiste protese a favorire la penetrazione di organismi di speculazione internazionale stanutitensi (come Goldman Sachs) o cinesi nel mercato comunitario, in nome del libero mercato. Forse sarebbe ora di finirla con queso carrozzone, e seguite l'esempio che ci viene dalla patria di Platone e Socrate? probabilmente si! Almeno a queste condizioni di dittatura mascherata da democrazia. Ma oramai il 17 giugno è vicino!
Parlamento Europeo / Europa / Strasburgo / Procedura di iniziativa legislativa / Procedura ex articolo 225 del TFUE / Divario retrinutivo uomo-donna / Bilinguismo stereotipato / Inclusione sociale cercasi / Inapplicazioni delle direttive europee / Austria / Cipro / Repubblica Ceca / Germania / Slovacchia / Italia / Romania / Manuel Barroso / Herman van Rompuy / Commissione europea / Consiglio europeo
Strasburgo – Il Parlamento europeo, in un'iniziativa legislativa approvata a maggioranza bulgara nella giornata di ieri, ha chiesto alla Commissione di Barroso un deciso passo verso l'annullamento del divario retributivo tra i generi, compresa l'applicazione di sanzioni più severe destinate a colpire i datori di lavoro che dovessero essere artefici di discriminazioni retributive di genere. Per la verità l'argomento non è nuovo nell'emiciclo dell'Europarlamento. Proposte di iniziative legislative di tal guisa si susseguono ad intervalli annuali tra Bruxelles e Strasburgo, dal 2007 almeno. Ciò con risultati largamente insoddisfacenti. Ricordiamo in merito la proposta di iniziativa legislativa sull'inclusione sociale presentata nel 2007 e nel 2008, alla luce degli attuali fatti, rimasta come traspare dalle notizie di cronaca quotidiame, lettera morta. Ancora oggi, infatti i deputati tornano a parlare di gravissime problematiche legate all'inclusione sociale, ed alla disuguaglianza di genere. Ma si ha l'impressione che tali proposte, a volte poi tradotte in direttive e norme Ue, alla fine restino comunque pure illusioni, in molti Paesi membri dell'unione. molti paesi, infatti, tra i quali l'italia e la Romania (solo per citarne alcuni "ultimi in classifica) puntualmente non rispettano tali regole comunitarie, frutto di incontri, vertici, e lavori in commissione, che equivalgono a miliardi di euro spesi ogni anno per mandare avanti una mastodontica e pachidermica struttura biracratica che spesso molti – alla resa dei conti – ignorano nei fatti.
Sussulti da Strasburgo – Un inaccettabile bilinguismo stereotipato
Ma accanto al mancato rispetto di tali principi – che spesso e volentieri rimangono impressi nei costosi e copiosi faldoni conservati negli archivi dell'eurocrazia dominante – un altro grave gap è legato ad un forte peccato di "indifferenza" che stando ai fatti colpisce molti eurodeputati e tecnocrati europei. Un bilinguismo che stona con la volontà di giustizia emersa a strasburgo nelle scorse ore. Così accade che mentre con la destra si voltano proposte di legge a favore dell'uguaglianza uomo donna, con la sinistra si votano altre leggi inique che subordinano l'uomo al mercato. o meglio la dignità umana agli interessi dei banchieri. E Basilea 3 ne è un fulgido e lampante esempio.
Sanzioni più rigide e ipocrisie più evidenti
Tuttavia, per onor di cronaca – e cercando di non prestare il fianco a contagiosi e retorici euroentusiasmi – notiamo con piacere che i deputati europei abbiamo acquisito consapevolezza del fatto il divario retributivo medio dell'Unione oggi esistente tra uomo e donna varia tra il 16 e il 17%. Ma il culmine dell'ipocrita retorica si è raggiunto ieri, quanto i deputati europei – legati come sono agli stretti diktat dei loro capigruppo – anziché fare mea culpa – per esempio sugli ultimi regali fatti alle banche – hanno puntato il dito: per bocca della relatrice Edit Bauer (PPE, SK), autrice della risoluzione – con un'operazione di raro "scarica-barile" – sui governi nazionali (ormai ridotti all'osso) e sul fatto che essi "dopo quasi quarant'anni di legislazione, ovviamente inefficace, non abbiano apportato cambiamenti sostanziali alle loro legislazioni per affrontare il divario retributivo tra i generi, e quasi nessuna sanzione è stata applicata nei confronti dei datori di lavoro". successivamente, nel testo votato ed adottato i mep's hanno chiesto, dunque, a Barroso & Co, di proporre nuove misure per ridurre il divario retributivo tra i sessi in tutte le politiche comunitarie e negli stessi programmi nazionali. Ciò, soprattutto nei paesi dell'ue dove – secondo Eurostat – tale divario sarebbe più sensibile: Austria, Cipro, Repubblica Ceca, Germania e Slovacchia.
Crisi e sperequazioni retributive: assenza di autocritica dei deputati
Considerando, dunque, l'attuale assenza di progressi – e aggiungiamo l'assenza totale di autocritica – i deputati avrebbero segnalato tra le cause del dissesto retributivo esclusivamente "la discriminazione, i mercati del lavoro caratterizzati da una forte segregazione occupazionale, la sottovalutazione del lavoro delle donne, tradizioni e stereotipi, tra i quali la scelta dei percorsi formativi" omettendo evidentemente di far cenno all'inesistenza di una politica a sostegno della famiglia tradizionale (pugnalata nelle settimane scorse proprio da Bruxelles – vedi articoli in "Qui Europa" – archivio ) e del fatto che molte madri di famiglia sono costrette – visto l'inasprirsi della crisi-indotta e pilotata dalla finanza malata e dalle politiche neo-liberiste e mercatiste della stessa Ue – a straordinari "avventurosi" e spesso "sconvenienti" (spesso in nero, per sfuggire alle grinfie di un fisco asfissiante e di pazze politiche di austerity) alle dipendenze di imprenditori con l'acqua alla gola e colmi di debiti. ma questa a quanto pare è una guerra di classe tra poveri che i deputati non riescono bene a comprendere, E non si sa per qual recondito motivo. essi, dal canto loro, si sono esclusivamente limitati a chiedere a Manuel Barroso e ad Herman van Rompuy (cioè a Commisione e Consiglio ue) di "rafforzare la legislazione esistente, dotandola di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive nei confronti dei datori di lavoro (…) includendo multe, sanzioni amministrative pecuniarie e l'esclusione dal beneficio di prestazioni e sovvenzioni pubbliche". ma che ne è del pacchetto Barnier anti-rating? cercheremo di rispondere nelle prossime puntate!
Unione europea / Parlamento europeo / Assemblea plenaria / Interrogazione orale con risoluzione / Lavoro / disoccupazione giovanile / Finanziamenti / Commissione affari sociali / Presidente della commissione affari sociali / Pervenche Berès / Maggiori finanziamenti Ue / Piano europeo d'investimenti / Ridistribuzione dei fondi strutturali 2007-2013 / Sergio Basile / Qui Europa / Palliativi Ue / Speculazione / incongruenza e contraddizione delle politiche rigoriste / Tempismo dell'Unione / Uragano della crisi / Commissione europea / Consilium / Consiglio europeo / Palliativi / tempi di attuazione troppo lunghi / A settembre Sud Europa tutto in Grecia / Riindirizzamento dei fondi europei / Rating / Spread
Euro-Palliativi – Il Parlamento europeo chiede più
finanziamenti Ueper disoccupazione giovanile
Ma i rubinetti della speculazione sul debito, e le
Strasburgo – Nelle scorse ore, gli eurodeputati riuniti in plenaria, gli stessi che la settimana scorsa hanno – in pratica – votato per l'irrobustimento dei coefficienti di riserva patrimoniale delle banche – in base ai "sacri principi" sanciti in Basilea 3 – hanno ufficialmente chiesto all'Ue un "piano europeo d'investimenti" per creare nuova occupazione, nonché la ridistribuzione dei fondi strutturali non spesi (non si capisce come riescano le regioni puntualmente a non spendere i soldi per lo sviluppo – centinaia di miliardi di euro, solo per l'Fse – in regioni come Calabria, Campania, Sicilia e Puglia: leggermente meglio la situazione della Basilicata) e l'introduzione di una "garanzia europea per i giovani", che possa offrire loro la "possibilità di un lavoro o un apprendistato dopo quattro mesi di disoccupazione". Queste sono state le principali proposte votate dai deputati europei nella risoluzione sulla disoccupazione giovanile in Europa, analizzata, votata ed adottata nella giornata di ieri. Nei primi mesi dello scorso anno la disoccupazione media giovanile nell'Unione (così come "Qui Europa" ha abbondantemente documentato) era pari al 22,1%. Dati, come noto, più che raddoppiati. La risoluzione, presentata dal deputato Pervenche Berès (S&D, FR), ha dunque evidenziato l'esistenza di forti squilibri all'interno del mercato del lavoro comunitario, a svantaggio delle regioni rientranti nel territorio degli sventurati Piigs. D'altra parte è un pò come scoprire l'acqua calda! Stati dove ormai un giovane su 2 vive di sogni e illusioni.
Il tradimento dei trattati europei
Ma non era scritto a chiare lettere nei trattati dell'Ue che entro il 2012 l'Eurozona sarebbe dovuta diventare l'area più competitiva al mondo? Ma allora chi ci ha preso in giro? Alla luce di quanto accaduto, infatti, è difficile bersi la balla che tutto è accaduto in maniera del tutto casuale. non sapevano forse i professorini dell'Ue – da Romano Prodi in poi – che creare una zona con politiche fiscali diverse, economie diverse, culture diverse ed una moneta unica avrebbe matematicamente favorito instabilità e speculazione, a vantaggio delle economie più forti. Ma l'autocritica non sembra una dote propria di Strasburgo e Bruxelles; o magari tra qualche mese ci verrranno a dire che tutto potrà essere superato convincendo i vari stati (ormai ex-sovrani a vantaggio dei "principi-regnanti" del rating e dello spread: Fitch, moody's e standard & Poor's) a cedere definitivamente la propria sovranità a vantaggio di un unico grande e totalitario super-stato Ue, chiamato Stati Uniti d'Europa? Non è forse questo il piano segreto a cui da sempre Delors e gli altri élitari euroamici venuti dopo di starebbero lavorando da cinquant'anni? Beh, vedremo!
Piano europeo d'investimenti – Un cane che si morde la coda?
Intanto, possiamo prendere atto del fatto che nel testo adottato ieri, i deputati hanno individuato quale panacea per gli sventurati giovani dell'Europa del Sud la definizione e la proposta di un Piano d'investimento per il lavoro, chiamato "Opportunità per i giovani". Ma una domanda sorge spontanea: a che serva investire se le imprese bancarie continuano a non prestare danaro, rispettando una sorta di super-patto proteso a far fallire o svendere le aziende europee? ci sembra un pò un "cane che si morte la coda". In effetti il problema se lo sarebbero posti nell'emiciclo di Strasburgo, anche una parte degli stessi deputati: secondo i quali la portata delle azioni proposte non sarebbe, infondo, proporzionata alla gravità dell'attuale crisi occupazionale. Ma gli estessi hanno poi concluso che il rilancio dell'Europa passerebbe comunque per il lancio di questo miracolistico "piano europeo d'investimenti" .
Ridistribuire i fondi strutturali
La risoluzione di Strasburgo, invero, giunge a ruota della decisione del Presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso – presa durante il Consiglio europeo dello scorso 30 gennaio 2012 – in merito alla disponibilità di 82 miliardi di euro in fondi strutturali 2007-2013 (sul totale di 347 milioni) non spesi dalle regioni Obiettivo 1 (tra le quali per l'appunto Calabria, Campania, Sicilia) e quindi da riassegnare. I deputati, dunque, ieri – vista la drammaticità della questione lavoro – hanno chiesto alla Commissione di reimpiegare parte di tali fondi in tal direzione. Ciò, accanto all'aumento della percentuale di fondi a sostegno di piani d'intervento co-finanziati con i governi dei Paesi Ue a maggior tasso di disoccupazione giovanile: cioè i soliti (ed isolati) Piigs, accanto a Lituania, Lettonia e Slovacchia.
I tempi pachidermici dell'Ue e l'Uragano crisi
D'altra parte, tuttavia, è bene ricordare che già nel 2010, l'Europarlamento aveva proposto a Commissione e Consiglio la creazione di una "garanzia europea per i giovani" su lavoro e apprendistato dopo 4 mesi di disoccupazione: proposta ad oggi, non attuata con tempi consoni e celeri, al passo con una crisi indotta che divora ogni giorno l'Europa e soprattutto gli Europei più poveri e disagiati, alla faccia dell'inclusione sociale e della solidarietà. La Commissione, infatti, darà attuazione alla proposta dei deputati – presentando al Consiglio dei 27 leader Ue, un piano sulle garanzie per i giovani – solo entro la fine del 2012. Ciò, dunque, dietro l'adozione da parte del "Consilium" dei 27 della suddetta proposta entro la fine del 2012: data siderale, se proporzionata alla drammatica spirale distruttiva, che agisce alla velocità di un uragano. per quella data, paesi come l'Italia, la Spagna e il Portogallo potrebbero essere già tutti fisicamente in grecia, e senza staccare alcun biglietto aereo. Quando si dice il tempismo dell'Unione!
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