Qui Europa

Giorno: 10 Maggio 2012

  • All’Eurocamera: Crescita = Debito

    All’Eurocamera: Crescita = Debito

    Giovedì, Maggio 10th / 2012

    – di Franco De Domenico –

    Europa / Italia / Europarlamento / Roberto Gualtieri / Mario Monti / Pd /  Tecnici / Eurobonds / Two Packs/ Redemption fund / Project bonds  / Indebitamento / Debtocracy   

    Parlamento europeo: varie ricette anti-crisi 

    ma tutte pro-Debtocracy

    Tante proposte, ma la salsa è sempre la stessa

    Crescita sinonimo di indebitamento?

     Qualcosa non torna!

     

    di Franco De Domenico

     

     

     

     

     

     

     

     

      Paradossi Ue – Altre Obbligazioni e altri debiti per salvare l'Europa?  

    Bruxelles – I tavoli di trattativa si riaprono in Europa, in particolare dopo l'elezione di Hollande in Francia, e con importanti scadenze nel campo della disciplina economica, con varie proposte tra regola aurea, fondo di redenzione, obbligazioni a progetto. Roberto Gualtieri, eurodeputato Pd, ha presentato in aprile un emendamento che va in questo senso e che riguarda due regolamenti presentati dalla Commissione tesi a rafforzare la disciplina di bilancio. "In passato il mio emendamento rischiava di non passare – spiegava Gualtieri il 9 maggio -. Oggi con l'arrivo di Hollande e le idee presentate da Monti sono più possibilista. Un voto in Commissione è previsto il 14 maggio. Ci potrebbe essere un rinvio, oppure i deputati potrebbero chiedere all'esecutivo comunitario di fare una proposta. L'emendamento mi sembra efficace: eviterebbe un disordinato non rispetto delle regole, che vista la situazione economica è inevitabile". La proposta di Gualtieri, in linea con quella presentata dal premier Mario Monti – a testimonianza anche di un'alleanza piuttosto solida tra Democratici e Tecnici, speriamo fruttuosa per la nostra economia – va nella direzione dello scomputo delle spese di investimenti pubblici dal deficit: un tema caro, in questi giorni, al Professore – che vede in questa operazione uno dei possibili trampolini di "rilancio". Il gruppo liberale all'Europarlamento, dal canto suo, ha presentato un altro emendamento, che prevede la creazione di un fondo di redenzione (redemption fund). Il debito dei singoli Paesi che supera il 60% del Pil verrà, in tal caso, trasferito in un fondo speciale, con l'impegno da parte dei governi di rimborsare i titoli entro scadenze prefissate. Poi, lo stesso fondo emetterà obbligazioni garantite dagli Stati membri, a tassi ridotti; in modo che i Paesi più fragili abbiano interessi sul debito ridotti. I liberali, in particolare tedeschi, affermano che questa operazione è migliore delle obbligazioni europee, o eurobonds, che obbligano gli Stati a garanzie più lunghe nel tempo. Il gruppo socialista invece è piuttosto contrario, vede nel redemtion fund una pericolosa classifica tra Paesi virtuosi e Paesi meno bravi; e molti deputati lanciano una terza proposta, le project-bonds, obbligazioni a progetto. Le ricette sono tante, anche se rischiano di assomigliarsi tutte e di parlare tutte la lingua cara all'amata debitocrazy: ma lo scopo è lo stesso? E' quello di  uscire dalla crisi? Mah!  A voi il "difficile" giudizio! Intanto  un Paese sempre più in difficoltà, la Grecia, potrebbe uscire presto dall'euro.

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Festa dell’Europa – Schulz loda la tecnocrazia

    Festa dell’Europa – Schulz loda la tecnocrazia

    Giovedì, Maggio 10th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Bruxelles /  Dichiarazione Schumann / Festa dell'Europa / Tecnocrazia / Paradossi / Europa / Giovani / Futuro / Martin Schulz / Mario Monti / Sacrifici / Incoerenza  

    Schulz ai giovani:“E’ questa l’Europa che

    volete? Neanche io. Impegniamoci

    a cambiarla”

    Zero coerenza – Il Presidente del Parlamento Europeo

    parla della crisi, monisce i giovani e loda la tecnocrazia

    Bruxelles – Era il 9 maggio del 1950 quando Robert Schuman, allora Ministro degli Esteri francese, a Parigi, pronunciava il suo discorso che celebrava la nascita, per la prima volta nella storia, del concetto d’Europa come unione economica, sociale e, in previsione, anche politica tra i vari Stati europei. La “Dichiarazione Schuman” dava il via anche al processo di integrazione e, soprattutto, al conseguimento dell’obiettivo della pace: il Ministro francese stava compiendo un atto storico di notevole importanza, tendendo la mano ai tedeschi e tentando di porre fine ai risentimenti ed alle avversità causate dalla guerra. Un discorso pieno di speranze e sogni, di ideali, di carisma, di sentimento. Un discorso che, oggi, a distanza di 62 anni, merita di essere ricordato come esempio per la società dei nostri tempi, una società malata e assoggettata alla finanza, all'economia, al mercato ed alla politica malata. Un’Europa diversa da quella disegnata da Schuman, un’Europa non della solidarietà e della cooperazione, ma della finanza.

      Il monito di Martin Schulz  

    E ieri, in occasione del giorno europeo, il presidente del Parlamento di Strasburgo, Martin Schulz, ha rilanciato, dalle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno, un’idea di un’Europa nuova, che deve ripartire dai giovani per risorgere  e affermare le idee originarie, quelle di unità politica e solidarietà. Schulz, in merito alla crisi, ha dichiarato  che “essa è stata aggravata da decisioni politiche sbagliate o prese troppo tardi. Questa è anche la crisi sociale dell’Europa ma non dobbiamo mai dimenticare che, in 50 anni di storia, quello europeo rimane il progetto più ambizioso e spero – ha continuato Schulz – che alcuni governi egoisti, alcuni leader miopi e alcuni dirigenti incompetenti abbiano imparato la lezione”.

      L'Elogio – fuori luogo – alla tecnocrazia  

    Secondo il presidente del Parlamento Europeo la colpa del fallimento dell’Europa sta proprio nella cattiva gestione della politica a livello nazionale che viene poi riproposta in un contesto internazionale. E su questo non ci piove: bel discorso, se non fosse che Schulz ha elogiato il lavoro svolto in Italia dal prof. Mario Monti decantando la vena europeista del bocconiano e l’impegno a cambiare direzione per un Continente che ormai è alla deriva. Sul nostro Paese, il primo che ha visitato in qualità di presidente dell’istituzione comunitaria, solo belle parole: ci ha ricordati come fondatori dell’Unione Europea e ha colto nuovamente l’occasione per lodare l’onestà, il rigore e la serietà di coloro che guidano la Nazione. In ultimo un appello ai giovani europei: “Non dovete perdere la fiducia nell’idea che sta alla base della costruzione europea. L’Europa così come è va cambiata, ma non bisogna dimenticare quello che la nostra integrazione ha rappresentato: la fine di guerre secolari e conflitti. L’Unione Europea che avete davanti non vi piace? Neanche a me. Impegniamoci insieme per cambiarla.” 

      Schulz, ti sorridono i Monti! Ma… "le caprette non siamo noi!"  

    Giusto! Le parole di Schulz sono bellissime, piene di sentimento… ma se il Presidente del Parlamento Europeo elogia, in modo quasi sdolcinato, l’operato di Mario Monti, è meglio che si rassegni all’idea di un’Europa finita. Verrebbe da dire “Schulz, ti sorridono i Monti!” riprendendo il cartone animato Heidi, ma il problema è che “i Monti non sorridono all’Italia” al di là di quello che dice il Presidente del Parlamento europeo. Insomma, “paesaggi” differenti. E poi, nel bel paesaggio alpestre del panzer Schulz, ricordiamogli che "le caprette non siamo noi!"

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Grecia – L’era del “Nazismo Bianco” o dello “Stalinismo Rosso”?

    Grecia – L’era del “Nazismo Bianco” o dello “Stalinismo Rosso”?

    Giovedì, Maggio 10th / 2012

    – di Sergio Basile e Franco De Domenico – 

    Europa / Germania / Grecia / Francia / Euro / Mario Monti / Romano Prodi / Surplus / Nicolas Sarkozy / Crisi / Lira / Marco / Nazismo Bianco /  Lucas Papademos / Armamenti / Industria bellicas / Scandali / Perdita di diritti / G20 / Trilateral Commission / Alexis de Tocqueville / La Democrazia in America  / You Tube  / Qui Europa / Adriano Celentano / Wall Street Journal  

    Con l'euro e le armi, la Germania ingrassa

    Il plusvalore tedesco viene dalla moneta unica

    Bene anche l'industria bellica: ai danni della Grecia

    E' l'era del "Nazismo Bianco" o dello "Stalinismo Rosso"?

    Berlino – Lo sapevate che l’aeroporto di Atene sarà per 100 anni di “proprietà” tedesca e che la Germania non pagherà un euro di Iva alla popolazione ellenica? Questa è solo una delle molteplici tristi storie che “Qui Europa” vuole raccontare ai suoi lettori, al fine di creare consapevolezza sulla reale sorte della Democrazia in Europa. Roba che farebbe rivoltare nella tomba lo stesso Alexis de Tocqueville, mitico autore de “La Democrazia in America”. Ma non è finita!Una nuova leggenda metropolitana, diffusa nell'era Monti – ribadita con spudorato coraggio nelle scorse ore dal professore, e rimpallata da firenze a Bruxelles, e da Bruxelles a Berlino – è quella che la Germania ci imporrebbe vincoli, tasse e pareggio del bilancio per farci del bene, e lei stessa non ci guadagnerebbe nulla, ma anzi, ci rimetterebbe. Non è proprio così, e lo dice in un'intervista disponibile su YouTube uno dei padri stessi dell'euro, Romano Prodi. Ci informa, l'ex premier italiano che, ricordiamo con nostro impegno e sacrificio di tutti, ci traghettò nella – ormai possiamo dirlo, perlomeno controversa e criticata, per non dire "fallimentare" e "scellerata" –  moneta unica. Dati alla mano, dunque, ci si accorge che la ricca ed organizzata Germania, udite udite, ha accumulato – da quando l'euro stesso esiste – ben 200 miliardi di surplus.  Mentre l'economia tedesca, prima dell'euro, non riusciva a creare surplus, quindi non era in credito. Dobbiamo noi ringraziare i potenti creditori tedeschi, ormai banchieri d'Europa, o devono loro ringraziare noi, per i lauti guadagni che stanno incamerando? La risposta la lasciamo a voi, ed ai poveri pensionati o disoccupati greci! 

       Grecia: da "patria del diritto" a "terra senza diritti"   

    D’altra parte, a prova di ciò, non dobbiamo dimenticare che la Troika (Bce-Fmi-Ue) in perfetta linea con la "strategia Merkel" sta riducendo la Grecia – come arcinoto letteralmente alla fame, con misure mai viste a memoria d’uomo. Per contro – ed i giornali italiani in questo sembrano essere colpiti da una strana amnesia – abbiamo l’obbligo morale, nonché il dovere civile e cristiano,  di ricordare che entro la fine del 2012 la povera e disperata Grecia, spenderà – come ci racconta il Corsera in un articolo dello scorso 13 febbraio – 7 miliardi di euro (il 3% del suo già risicatissimo Pil) in armi (carri armati, sottomarini, navi da guerra e caccia) gentilmente fornite dalle industrie  tedesche e francesi: prezzo da pagare alla caritatevole e prodigale Angela Merkel ed allo stesso governo francese, per avere in cambio degli "aiuti" inutili e costosissimi.

      Nazismo Bianco o Stalinismo Rosso? 

    Molti osservatori internazionali hanno ribattezzato questo status quo, con il termine di “nazismo bianco”, altri di "Stalinismo Rosso". In effetti, tali barbare ingerenze liberticide di Berlino (e Parigi) su Atene sono state denunciate in tempi non sospetti dalla stessa allibita e sconcertata stampa tedesca, la quale ha puntato il dito sullo smisurato cinismo della Merkel: capace di imporre sacrifici ai cittadini ellenici, favorendo nel contempo l'industria bellica della Germania. Roba che Freddy Krueger al pari è un dilettante! Come ci ricorda Adriano Celentano in uno dei suoi pezzi più belli dell’ultimo album: “Quando ero giovane ho visto altri mondi. Un’altra razza di esseri umani!”. Come dargli torto? In pratica 11 milioni di persone ridotte in schiavitù dall’avvento di organismi parassitari esterni e dall'asse franco-tedesco, le cui banche – ricordiamolo – hanno in portafoglio rispettivamente 47,9 e 18,6 miliardi di dollari di titoli del debito greco. C’è di nuovo che gli esiti delle elezioni europee ed il voto ellenico hanno rispostato il baricentro della questione verso le ansiose istanze democratiche del popolo. Ma di fatto oggi la Grecia è un Paese commissariato dall'Europa: metodo molto simile a quello utilizzato da Stalin nell'Unione Sovietica.

      Nulla di nuovo sotto il sole di Atene  

    Inoltre, andando a spulciare nelle pagine più curiose della recente storia di Grecia e Germania, ci si accorge che fino al 2009 – cioè sino alla fine del mandato del governo Karamanlis (centrodestra) – l’industria bellica tedesca è stata una dei principali motori del Pil germanico. L’industria bellica ha infatti guadagnato miliardi di euro: anche grazie alla dismissione e successiva vendita di armamenti obsoleti. Davvero Nobile! Nel 2008 la Grecia si posizionò al quinto posto – dato facilmente riscontrabile del sito ufficiale della difesa ellenica, o comunque sul web – nel mondo come nazione importatrice di strumenti bellici. Molto scalpore, in merito, fecero i 4 sottomarini prodotti dalla ThyssenKrupp, che Karamanlis chiese alla Germania quale sorta di ultimo riconoscente regalo. Operazione, poi, comunque bloccata dal governo Papandreou. Ciò, almeno, fino alla scorsa estate, quando il Wall Street Journal pubblicava – tra lo sconcerto generale – la notizia che Angela Merkel e Nicolas Sarkozy avevano preteso l'acquisto degli armamenti (e non solo i sottomarini: poi ridotti a due, ed acquistati  al modico prezzo di 1,3 miliardi di euro) quale condizione per approvare il piano di “salvataggio” (o sarebbe meglio dire, di affossamento definitivo) della Grecia. Diabolico! Come diabolico è stato il “consiglio di acquisto” dell’ex Re dell’Eliseo, Nicolas Sarkozy, che convinse il primo ministro greco – per amor di patria – ad acquistare 6 fregate, 15 elicotteri e svariate motovedette, per l’altrettanto irrisorio prezzo di 4,400 miliardi di euro. Ciò in attesa della rapida liquidazione del fastidioso politico, poi – come noto – sostituito da un membro della Trilateral – ed ex Bce – quale Lucas Papademos. Fantastico! Così va la geopolitica in questo pazzo e miserabile mondo delle lobby e senza Dio. Così accade che, mentre milioni di uomini muoiono agni anno di fame e stenti, nel mondo del “disarmo nucleare” e del “G20”, le spese militari crescono come per magia a ritmi assurdi. 1800 miliardi di dollari solo nel 2011: il 50% in più rispetto a dieci anni prima. Ma è davvero questa l’Europa che vogliamo?

    Sergio Basile, Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Fiscal compact: Vuoto compromesso

    Fiscal compact: Vuoto compromesso

    Giovedì, Maggio 10th / 2012

    – di Sergio Basile e Silvia Laporta –

    ​Unione europea / Consiglio europeo / Firenze / Mario Monti / Meeting sullo stato dell'Unione / Italia / Germania / Spagna / Grecia / Angela Merkel /  Mariano Rajoy / Fiscal compact / Rigore / Indebitamento / Speculazione / Banche / Palliativi / Gran maestri del politichese  

    Fiscal compact: Vuoto compromesso

    per un “rigore in-sostenibile”

    Palliativi e giochi di parole da Firenze a Bruxelles

    Intanto l'Europa continua ad indebitarsi

    Firenze, Bruxelles – Qualcosa si muove! Appurato che la risposta alla  crisi deve passare anche per la crescita, si fa viva ora più che mai la richiesta, ma potremo chiamarla tranquillamente necessità, concreta di sviluppo, che si è quasi sovrapposta al “dogma infallibile del rigore di bilancio”. O almeno, dai proclami levatisi nelle scorse ore da Firenze a Bruxelles,  così parrebbe!  Un "Fiscal Compact" foriero tuttavia – come ampliamente dimostrato da "Qui Europa" in molti dei precedenti articoli – di spaventose e poderose spinte autodistruttive per l'intera economia – e di conseguenza anche del benessere sociale – del vecchio Continente. Da questo punto di vista molti leader europei hanno – sempre nelle scorse ore – avanzato l'ipotesi e la possibilità di sostituire al concetto di "rigore a qualunque costo" quello di "rigore sostenibile". Mah! Francamente è come un colombo che gira e rigira attorno ad un pallone, senza rendersi conto che l'oggetto dei suoi problemi forse è stato travisato.

      L'Europa dei Finti Tonti  

    Quindi traspare chiaramente l'immagine di un'Europa tecnocratica che ancora finge di non capire, arrovellandosi su falsi o comunque secondari problemi. Tuttavia, la breccia che sta per aprirsi è da molti considerata come una sorta di valido compromesso  politico, con potenziali margini di azione anche per l’Italia. Il caso è la Spagna: Mariano Rajoy potrebbe rinviare di un anno, dal 2013 al 2014, l’appuntamento con l'abbassamento del deficit al di sotto della soglia limite del 3% del Pil. Ma ormai anche i bambini hanno capito che è una vera pazzia abbassare il deficit pubblico al prezzo di gonfiare le casse delle banche (e di molti altri soggetti speculatori) e dissanguare fino ad una morte lenta e dolorosissima i poveri Europei. Evidentemente, non lo hanno ancora ben capito – malgrado i risultati delle urne in Europa, e malgrado la loro altissima scienza – Angela Merkel e Mario Monti.

      Firenze e i paradossi del professor Monti  

    Il professore, infatti, ieri da Firenze – sfoggiando un perfetto ed accademico inglese, utilizzato in passato nei salotti della Commissione europea, e sicuramente anche nei meeting annuali della Trilateral Commission, del Bilderberg Club o di Goldman Sachs – è tornato a battere sul tema del rigore, con la scusante che una possibile deviazione da questa "distorsione" metodologica e concettuale – a quanto pare cara agli speculatori delle privatizzazioni – avrebbe dato fastidio ai colleghi tedeschi: quasi come se i cittadini tedeschi democratici e amanti della giustizia sociale e dell'economia sociale di mercato (ricordiamo in merito che in Germania i dipendenti di molte aziende partecipano ai surplus ed agli utili aziendali assieme ai loro datori di lavoro) possano identificarsi in maniera automatica ed a-critica ai voleri del panzer Merkel. Paradossale, a dir poco!

      Monti-Merkel: i gran maestri del politichese  

    Pertanto, L’Europa si troverebbe oggi ad un bivio decisivo e, viste  le situazioni disastrose di molti Stati ( a partire dall’Italia, dalla Grecia e dalla Spagna) secondo l'élite della tecnocrazia europea ora più che mai si potrebbe lavorare nelle maglie stesse del Fiscal Compact e, ancora prima, nel dispositivo originario del Patto di stabilità, conservandone tuttavia la struttura portante. Ed ecco allora spuntare come funghi (velenosi) espressioni come "dobbiamo operare in un mix tra rigore e flessibilità, ma senza intaccare la tenuta della disciplina di bilancio, per non urtare il mercato"; o espressioni del tipo: "Il Fiscal compact prevede circostanze eccezionali (non si capisce quest'eccezionalità quanto si protragga: non ce lo hanno mai spiegato) che potrebbero giustificare un parziale allentamento della disciplina di bilancio. Ci si riferisce anche a periodi di grave recessione economica a patto che “la deviazione temporanea (?) dal percorso di rientro dal deficit non comprometta la sostenibilità del bilancio a medio termine”. Ci avete capito qualcosa? Francamente noi no! Il politichese è una lingua che purtroppo non studiamo abbastanza, per il semplice motivo che ci disgusta! Ma quando l'ora di politichese sembrava ormai "suonata",  ecco spuntare dalla cattedra altri 2  imbarazzanti e scervellotici termini quali: “Two Pack” e “Redemption Found. Quest'ultimo, in pratica, dovrebbe essere una sorta di "fondo di salvezza per il debito". Un'ennesima alchimia per raggirare le coscienze critiche degli Europei e confonderle con termini anglofoni di sicuro effetto! Complimenti vivissimi!

      Vacche magre, vacche grasse e nuovi faraoni  

    Ma altre espressioni e parole (relativamente nuove) che presto entreranno nel nostro dizionario, pare siano poi: "golden rule" (investimento produttivo) e "temporary accounts below the line" (contabilizzazione temporanea al di sotto della linea). Un nuovo regime di contabilità "di favore" relativo ai debiti della P.A. nei confronti del sistema delle imprese. Vale a dire che (in seguito al monito della Commissione Ue dei giorni scorsi) le p.a. sono state invitate a saldare entro 30 giorni i loro debiti contratti verso i privati, al fine di evitare che questi possano finire sull'astrico, dietro la costante minaccia di Equitalia, del crescente regime tassativo (il più duro d'Europa) o di impazienti fornitori. In particolare – secondo Monti & C. – "Ogni margine in più che si riuscirà a spuntare in sede di trattativa a Bruxelles, potrà essere utilizzato in direzione della crescita e della riduzione della pressione fiscale". Ma qualcuno chiarisca al prof – anche se in realtà lo sa già benissimo – che senza sbarrare i rubbinetti privati della speculazione, ogni manovra sarà perfettamente e semplicemente inutile: sapevate che con una manovra finanziaria di 50 miliardi di euro i tartassati cittadini italiani non riescono neppure a pagare i circa 80 miliardi di euro di interessi bancari sul debito maturati in un anno? E' come dire che noi ci alziamo presto al mattino per andare a lavorare le la salute e il piacere delle nostre carissime banche. Ma allora di che parliamo? Aria fritta! Intanto, nelle prossime ore, la Commissione europea ha dichiarato che renderà note le sue previsioni per l’economia europea. Nel frattempo si moltiplicano le iniziative di "pseudo-azione", come il moltiplicarsi degli incontri a livello europeo in vista del primo appuntamento del 23 maggio: il vertice straordinario sulla "presunta" crescita. Intanto l'Europa continua ad indebitarsi, sotto i colpi dello spread ed il "disinteresse-interessato" degli adoratori del dio-mercato.

    Sergio Basile e Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)