Qui Europa

Giorno: 2 Maggio 2012

  • Il caso Timoshenko tiene banco in Europa

    Il caso Timoshenko tiene banco in Europa

    Mercoledì, Maggio 2nd/ 2012

    – di Sergio Basile – 

    Unione europea / Esteri / Commissione europea / Ucraina / Manuel José Barroso / Iulia Timoshenko / Diritti umani / Frodi fiscali / Energia / Arresto / Maltrattamenti / Rinvio del processo / Europei di calcio / Euro 2012 / Angela Merkel  / Russia / Vladimir Putin  / Komsomol / Forbes / Politica più sexy del pianeta / Rivoluzione Arancione   / Privatizzazioni 

    Il caso Timoshenko tiene banco in Europa

    Rinviato il processo all'ex leader ucraina. 

    Maltrattamenti in carcere. Dove sta la verità?

    Spy-story infinita tra drammi e colpi si scena.

    Intervengono i leader dell'Ue

    Bruxelles, Kiev – Nelle ultime ore, nel Vecchio Continente, continua a tenere banco il caso "Iulia Timoshenko". In partocolare, è giunta notizia del rinvio al 21 maggio del processo contro la leader dell'opposizione ucraina, accusata dall'attuale governo in carica di malversazione ed evasione fiscale. I reati sarebbero connessi ad eventi presumibilmente accaduti nelgi anni Novanta, quando la Timoshenko era a capo della "Sistemi energetici uniti d’Ucraina". Nello specifico le accuse mosse – e da provare – afferirebbero ad un "abuso di potere" per un controverso contratto stipulato con Mosca ed inerente ad importanti forniture di gas: accordo firmato con Putin senza aver avuto il preventivo consenso del governo ucraino.  L'ex leader ucraina – reclusa dall'agosto 2011 e l'11 ottobre 2011 condannata a 7 anni di carcere – ha denunciato nei giorni scorsi  di essere stata addirittura picchiata e maltrattata in cella. Un pestaggio squadrista, pare, in tutto e per tutto. Per tale  ragione la Timoshenko – che nelle scorse ore è stata ricoverata in ospedale – non potrebbe essere condatta in aula, e il giudice – gioco forza – avrebbe pertanto deciso per un breve rinvio, ritenendo impossibile esaminare il caso senza la presenza diretta dell'interessata. Dall'ospedale la donna ha annunciato nelle scorse ore, per protesta, lo sciopero della fame, rifiutando tra l'altro le cure dei medici ucraini. 

      L'intervendo della tecnocrazia di Bruxelles  

    Tali fatti hanno acceso, come comprensibile, gli umori di capi di stato e di governo di mezzo mondo, nonché dei vertici dell'Ue. Insomma, un caso internazionale che ha sempre più il sapore, via via che i nodi vengono al pettine, di un giallo noire versione Agatha Christie. Il presidente della Commissione europea, Jose' Manuel Barroso, avrebbe dichiarato – in risposta ai gravi fatti – di non avere intenzione di recarsi in Ucraina durante gli europei di calcio: una sorta di boicottaggio politico al quale si è prontamente e formalmente associata la Commissaria alla Giustizia – nonché vicepresidente della Commissione Ue – Viviane Reding. Ciò tramite lettera ufficiale che nelle prossime ore giungerà nelle mani del Presidente dell'Uefa, Michel Platini. Dalle indiscrezioni trapelate nella lettera, la Reading avrebbe auspicato che altri leaders o rappresentanti politici ed istituzionali europei (e non) possano seriamente riflettere sull'opportunità di recarsi in Ucraina. La scorsa settimana, per il vero,  anche la – discussa e sempre meno amata – cancelliera tedesca, Angela Merkel, aveva già annunciato la propria volontà di desistere dall'invito della Uefa a Euro 2012: almeno fino a quando la Timoshenko non fosse stata rimessa in libertà.

     La spy-story s'infittisce nel dramma  

     

    Intanto, è doveroso rilevare come nelle ultime 48 ore – secondo le agenzie stampa rimpallate da un paese all'altro dell'Europa – la cittadina ucraina di Dnipropetrovsk sia stata teatro di una serie di esplosioni, con relativo ferimento di dozzine di persone. Ora in molti osservatori internazionali, compresi noi di "Qui Europa", sorgono – alla luce degli ultimi sviluppi intervenuti – seri dubbi sull'opportunità che l'Ucraina possa ospitare in sicurezza l'atteso evento sportivo continentale. Ma una domanda sorge spontanea: e se fosse tutta una montatura per non far accendere i riflettori su un Paese scomodo e democraticamente sofferente? Mah! Ad oggi è difficile dirlo. D'altra parte sull'Ucraina presso la stampa nazionale ed europea, le notizie riportate risultano essere spesso e volentieri frammentarie e ridotte. Si ha sempre la sensazione che non si dica proprio tutto. D'altra parte restano forti le pressioni dei poteri forti, e la Russia resta ad un tiro di schiocco dalla fredda Ucraina: ancora avvolta da una coltre di gelo, in tutti i sensi. Per comprendere meglio l'Osservatorio "Qui Europa" reputa opportuno analizzare in brevi linee la storia della leader politica, cercando di capire quali interessi possano ruotare sull'operato della bionda e avvenente ex-premier ucraina, definita el 2009 come la leader più sexy del mondo.

      Il mistero Timoshenko – Ma chi è Iulia?  

    Julija Volodymyrivna, politica  ed economista di origine ebraica ed estrazione comunista – anche se, nel contempo, liberista –  dall'inconfondibile pettinatura regale, ha ricoperto – la prima donna a farlo – la carica di primo ministro dell'Ucraina nel 2005, e successivamente dal 2007 al 2010. Nel 1989 fondò, diresse e poi privatizzò la casa videografica del Komsomol. Il 28 luglio del 2005 la rivista Usa Forbes la presentò all'opinione pubblica mondiale come la terza donna più potente del mondo, dopo Condoleezza Rice e Wu Yi.       La leader, in effetti, dopo la caduta del sistema sovietico assunse un ruolo di particolare rilievo, dirigendo svariate compagnie energetiche e acquisendo un considerevole patrimonio economico nel periodo 1990-1998. Durante tal perido le sue convinzioni politiche comuniste non gli impedirono di porre in essere un fitto piano di privatizzazioni, che le permisero di diventare una delle donne più ricche del Paese. Ciò, tra l'altro, dedicandosi ad una intensa attività commerciale di export di metalli. Dal 1995 al 1997, come visto,  fu presidente della Compagnia Generale di Energia: un'azienda privata che nel 1996 avviò l'import di gas metano dalla Russia, con lauti profitti. Durante questo periodo, l'avvenente leader fu ribattezzata con l'appellativo di "principessa del gas". In quel periodo le accise sul gas subirono un sensibile aumento. Pochi anni dopo, nel febbraio del 2001  fu arrestata per una settimana, con l'accusa di falsificazione di documenti e importazione illegale di metano.  La Tymošenko pose a sua difesa il fatto che i documenti falsi sarebbero stati creati ad hoc dal regime di Kučma, in combutta con una cerchia di oligarchi conservatori.

       Piglio rivoluzionario – Folgorazione sulla via di Damasco?   

    Da quel momento la donna mostrò con eloquenza un innato e nuovo piglio rivoluzionario contro il rivale politico Kučma. Un anno dopo, fu stranamente coinvolta in un incidente stradale: molti lo considerarono un tentativo di omicidio politicoI suoi detrattori hanno spesso collegato le sue fortune politiche ed economiche ai poco chiari rapporti amichevoli e sentimentali con uomini condannati per corruzione e frode, come l'ex premier Pavlo Lazarenko. Tuttavia, oggi – dopo l'incidente che probabilmente le cambiò la vita in tutti i sensi – ed a dispetto del suo passato discutibile, la metamorfosi da fredda e calcolatrice oligarca liberista, a riformista anti-oligarchica è creduto da molti come sincero e reale. Da altri meno. Una sorta di "presunta" conversione sulla via di Damasco! A parte tutto c'è da dire però che sotto il suo ministero – e "Qui Europa" gliene da merito – l'industria energetica ucraina esplose in senso positivo: crebbe cioè del 700%. La "nuova" Timoshenko – in quello che potrebbe benissimo dirsi uno scervellotico spy-colossal hollywoodiano, se non fosse altro che si tratta effettivemente della sua vita reale –  si oppose al prelievo abusivo di energia delle potenti holding industriali. Le sue riforme, infatti, servirono – cosa davvero rara in politica: soprattutto nell'Europa del rigore e del "fiscal compact" – al governo per pagare gli statali e aumentare i salari. La neo-rivoluzionaria Timoshenko fu dunque vista – dalla maggior parte dei media occidentali – come un sorta di Giovanna d'Arco del'Est, e posta a capo della Rivoluzione Arancione che portò l'amico Juščenko alla presidenza del Paese. Ma screzi interni e presunte promesse di riforme non mantenute portarono ben presto alle sue dimissioni.

      L'asse Tiomoshenko-Putin e lo scacchiere dell'energia   

    Durante la guerra in Ossezia del Sud, scoppiata nell'agosto 2008 tra Georgia e Russia, Julija Tymošenko non concordò con la condanna di Juščenko verso la Russia,  restando stranamente neutrale sull'argomento. Juščenko l'ha pertanto accusata di assumere una posizione di comodo, al mero fine di ottenere il sostegno della Russia alle future elezioni presidenziali del 2010; Andrij Kyslynskij, vice presidente, in merito, l'ha recentemente definita alla stregua di una "traditrice". Dove sarà la verità? Lo scopriremo nelle prossime puntate. Intanto auspichiamo che la via del dialogo e del buon senso trionfi: d'altra parte la scacchiera nella quale si è inserita la bella Iulia è particolarmente complicata e generata dall'interporsi di un notevole numero di quadrati bianchi e neri; di luci ed ombre che non rendono del tutto nitida la lettura dei giochi di palazzo che intercorrono tra Ucraina, Russia, Unione europea e non solo. Ed in ballo oltre ai diritti, evidentemente, ci sono giochi ed equilibri strategici di primo piano, come il controllo di una importante fetta del mercato energetico mondiale.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

     

     

     

  • Ucraina: Europei 2012 da “cani”

    Ucraina: Europei 2012 da “cani”

    Mercoledì, Maggio 2nd / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Unione Europea / Commissione Europea / Ucraina / Polonia / Romania / Spagna / Italia / Kiev / Leopoli / Roma / Europei 2012 / Sport / Calcio / Mattanza Canina / Sterminio cani / Dog Hunter / Villa dei Cuccioli / Pantheon / Manifestazioni / Animalisti / Volontari / Cani / Abbandoni / Avvelenamenti / Canili / Erminia Mazzoni / Gianni Alemanno  

    Ucraina: Europei 2012 da “cani”

    Continua la mattanza: migliaia di cani uccisi 

    e gettati in fosse comuni.

    Alemanno: “Se necessario, boicottiamo gli europei!

    800.000 cittadini chiedono intervento Ue

    Kiev, Leopoli, Roma –  Riflettori puntati su Ucraina e Polonia in vista dei prossimi Campionati Europei di calcio previsti per la stagione estiva 2012: una manifestazione importante che renderà ancora più “europei” i due stati ospitanti. D’altronde, lo si sa, il calcio unisce. Quindi, già da tempo, fervono i preparativi per far sì che tutto sia perfetto, per garantire la migliore ospitalità alle squadre nazionali che parteciperanno al torneo ed ai loro colorati tifosi. Ma l’Ucraina, nel tentativo di “rendere perfettamente presentabili” le strade di Kiev e Leopoli ha pensato bene di rendersi protagonista di una mattanza canina. Migliaia e migliaia i cani randagi uccisi con colpi di pistola, avvelenati con cibo e costretti a subire sofferenze atroci o ancora gettati in fosse comuni e ricoperti di cemento. 

      Gli spietati "Dog Hunter"   

    Queste atrocità vengono compiute ogni giorno per le strade ucraine da parte di coloro che i cittadini chiamano “Dog Hunter”, persone, evidentemente senza cuore, che si incaricano di procedere alle esecuzioni per eliminare i fedeli amici a quattro zampe. Davanti a questo barbaro massacro, sono 800.000 i cittadini europei che protestano e chiedono un imminente intervento dell’Unione Europea che, tramite la Commissione Petizioni del Parlamento, ha ricevuto le segnalazioni sugli abusi e i massacri nei confronti dei randagi, presentate dagli abitanti del Vecchio Continente. Ma la Commissione si è svincolata dall’eventuale impegno affermando, con grande diplomazia, che “la questione resta di esclusiva responsabilità dei singoli Stati e non è di competenza dell’Ue ma, data la portata dell’evento e la sua minacciosa espansione in altri territori, sarebbe necessaria una inversione di rotta”. Senza varcare i confini nazionali, ogni anno, solo in Italia vengono abbandonati 135.000 animali tra cani e gatti, ed il fenomeno è diffuso soprattutto al Sud dove, tra l’altro, i canili presenti sono per la maggior parte strutture in cui, secondo le denunce da parte delle associazioni animaliste, non vengono accuditi i randagi ma, di certo, girano parecchi soldi.

      Probabile boicottaggio   

    Da Roma, nel frattempo, arrivano ancora proteste di boicottaggio degli europei alle quali si unisce anche il sindaco della città, Gianni Alemanno il quale dichiara che “dall’Italia deve partire un messaggio forte, che si imponga all’attenzione dei cittadini e delle istituzioni europee per fermare lo scempio a cui stiamo assistendo. E’ un’immagine che ferisce tutte le persone che amano gli animali.” Il 5 maggio prossimo, nella Capitale, al Pantheon, partirà una manifestazione nazionale per gridare “Basta” allo sterminio degli animali, alla quale il sindaco Alemanno parteciperà, schierato in prima linea accanto ai volontari e agli animalisti che da mesi e mesi sono impegnati in una battaglia costante. Proprio il primo cittadino ha scelto la Valle dei Cuccioli, una tra le strutture comunali romane che si dedicano alla cura ed alle adozioni degli amici a quattro zampe, come punto di partenza della sua personale lotta contro i maltrattamenti degli animali. Alemanno ha chiesto l’attenzione da parte del Governo italiano e, se necessario, la mancata partecipazione agli europei della nostra amata nazionale.

      L'Ue non può lavarsene le mani!  

    L’europarlamentare Erminia Mazzoni, presidente della Commissione Petizioni, ha dichiarato che “La Romania è, secondo le statistiche, al primo posto per maltrattamenti degli animali, seguita da Spagna, Ucraina e Italia”. Paesi, quindi, in cui il randagismo è praticamente un crimine. Un problema questo che, al contrario di quanto dimostrato fino ad adesso, coinvolge pienamente e direttamente l’Unione Europea. Dopo tanto silenzio da parte delle istituzioni comunitarie, la Mazzoni ha affermato che presenterà una risoluzione a Strasburgo perché “è il trattamento degli animali che misura il grado di civiltà di un paese”.A quanto pare però, l’Ucraina non l’ha capito e continua a pensare agli europei: quelli, “giustamente”, porteranno nel paese tantissimi soldi, tra finanziamenti e turismo. E nel mondo in cui viviamo i soldi, purtroppo, sono la matrice di ogni azione. Li utilizzassero almeno per creare strutture idonee ad ospitare e a curare i randagi. Ah, ma dimenticavamo: per le strade non ce sono più!

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)