Qui Europa

Giorno: 17 Maggio 2012

  • Allargamento Ue – Erdogan e Barroso premono per ingresso Turchia

    Allargamento Ue – Erdogan e Barroso premono per ingresso Turchia

    Venerdì, Maggio 18th / 2012

    – di Domenico Apicella –

    Unione europea / Allargamento Ue / Commissione europea / Consiglio europeo / Turchia / Erdogan / Barroso / Sarkozy / Hollande / Monti / Francia / Armenia / Nodo armeno / Crimine di genocidio / Interessi economici forti / Commercio e trasporti / Strategia doganale / Liberismo / Geopolitica / Matrimonio difficile / Cultura / Divergenze culturali   / Minareti / Casa comune  / Nuova potenza economica / G20 / Ocse  

    Allargamento – Erdogan e Barroso spingono

    per l'ingresso della Turchia nell'Ue

    L'Europa divisa, gli Europei ancor di più!

    Alla fine prevarranno gli interessi economici Ue o le

    differenze culturali?

    Per Hollande Re dell'Eliseo, felicità tra i minareti, oltre

    le mura della "casa comune"

    Ankara, Istanbul, Bruxelles – I “prossimi fratelli”turchi infatti hanno gioito- più che della vittoria del socialista- della sconfitta dell’uomo dei veti Sarkò,che ha reso impossibili,per tutta la durata del suo mandato, i colloqui e le convergenze di vedute tra le popolazioni dell’Ue ed il suddetto paese. La stampa turca scommette in una ripresa delle trattative che verosimilmente si riattiveranno vista la particolare congiuntura che interseca inesorabilmente gli interessi dell’Ue  e quelli della Turchia:l’una,afflitta dai colpi sempre più insistenti di una speculazione inarrestabile,spinge per l’annessione di un forte partner economico(necessità più che reale volontà);l’altra,in linea con i parametri di Maastricht,spinge da sempre verso un’integrazione totale nell’Ue. Superato il mancato requisito geografico,che non consentirebbe alla Turchia- vista la sua doppia natura per metà europea e per metà asiatica- l’annessione all’UE,gli altri sono meri vizi politici-ideologici,ed uno su tutti emerge come un fulmine a ciel sereno: i crimini di genocidio ai danni degli Armeni.

      Il nodo armeno  

    Analizziamo nel dettaglio la situazione e ragioniamo insieme – a prescindere dai  vantaggi economici “certi”che l’Ue trarrebbe da questo matrimonio – la ragione delle ragioni per la quale la Turchia è stata lasciata sull’uscio della porta europea: il crimine di genocidio ai danni della popolazione armena;è un crimine deprecabile tanto quanto i crimini commessi dalla Germania nazista  o dall’Italia fascista,riconosciuti tali dal celeberrimo “processo di Norimberga”;ecco allora che se si concede la “redenzione” ad un popolo,per analogia dovrebbe essere estesa anche ad altri,e se si supera il mero problema geografico cosa osterebbe questa annessione?

      La Commissione e il solito liberismo  

    Intanto:“I negoziati sono ufficialmente ripresi”,ad annunciarlo è il commissario europeo all’allargamento Stefan Fule e la Turchia ha concordato,dal canto suo, la creazione di otto gruppi di lavoro, legati ai parametri delle regole comunitarie previsti nei negoziati. Fule ha auspicato un risultato ottimale in termini di commerci ed investimenti e su un unione doganale da modernizzare ed espandere. Anche il commissario Ue ai trasporti Kallas si è dimostrato entusiasta alla prospettiva di allargamento,visto l’apertura a più ampi collegamenti aerei sia per i cittadini dell’UE  che per quelli della Turchia, e per questi ultimi un’ulteriore diminuzione dei costi con una maggiore e garantita sicurezza. Nei suoi colloqui Kallas,ha discusso della creazione di una roadmap ad hoc, che includa riunioni regolari di alto livello e l'avvio di un dialogo specifico con le autorita' turche. ''Nei colloqui – afferma il commissario Ue – ci siamo occupati del futuro della nostra partnership nei trasporti''.

     Foto di una nuova super-potenza  

    L'economia turca, in effetti,  ha conosciuto una sensibile espansione negli ultimi anni facendo guadagnare al paese – già membro fondatore dell'Ocse (nel 1961) e del G20 (nel 1999) la top ten dei paesi più sviluppati al mondo.  Motore di questo sviluppo, sicuramente politiche di stampo keynesiano, che hanno favorito interventi statali massicci in settori strategici e tali da garantire un ammodernamento del Paese graduale e costante, nonché un benessere piuttosto diffuso. C’è da sottolineare come i vari governi succedutisi negli ultimi decenni hanno favorito una politica sana di “golden share” statali, all’interno delle maggiori aziende private, incrementando sia gli scambi che gli investimenti all'estero. Dagli anni Ottanta in poi l'economia di mercato ha avuto la meglio: il Paese ha continuato a crescere, ma – contestualmente – si sono verificati periodi di recessione, specie dal 1994 al 1999, dovuto anche alla crescita di fenomeni corruttivi e collusivi, tra imprenditoria e politica. Ciò ha causato sconquassi nel settore bancario di carattere macro, e microeconomico.

      Un matrimonio molto chiacchierato  

    L’Unione europea, dunque, è davanti ad un bivio che segnerà il suo futuro o la sua fine; non saremo noi a suggerire quale delle due ipotesi paventate sia più congeniale ad un sistema in “stallo” ma di certo non possiamo permettere che i tentativi possibili non siano perseguiti per volere di alcuni o per sistematici veti non motivati o motivati in maniera sommaria ed indefinita. Attendiamo con ansia gli sviluppi e ci auguriamo che il buonsenso prevalga sulla partizione politica. Ah, quasi dimenticavo: Monti,dopo un incontro con Erdogan(primo ministro della repubblica turca) a roma,ha dichiarato: “il matrimonio tra Ue e Turchia,potrà portare un valore aggiunto economico, geopolitico, strategico, culturale a una Europa anziana demograficamente, stanca, e non piena di impulso economicamente''. Analisi impeccabile,peccato che l’autore è uno dei principali fautori della politica dell’austerità e del rigore,che questo impulso di certo non lo favorisce.

    Domenico Apicella (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Italia: Cercasi sindacati!

    Italia: Cercasi sindacati!

    Giovedì, Maggio 17th / 2012

    – di Domenico Apicella –

    Italia / Roma / Finmeccanica / Ansaldo Energia / Crisi / Svendita / Lavoro / Disoccupazione / Investimenti / Sindacati / Azienda / Governo / Cgil / Fiom / Orsi / Cofferati / Sindacati / Forze sociali  

    Italy – Aaa… Rappresentanza sindacale Cercasi

    Il monito di Cofferati e il sonno dei sindacalisti

    Intanto, tra i silenzi, oscure mani si allungano

    su Finmeccanica

    Roma – Finmeccanica  è un baluardo 100% made in italy, è un colosso che negli  ultimi decenni ha assorbito quasi tutte le aziende italiane attive nei settori dell’aerospazio e della difesa; è una grande famiglia che ha regalato, in modo significativo al sud, il sogno di un’Italia all’avanguardia che non ha bisogno di lezioni serali per ottenere il diploma delle “capacità” (quelle sono insite nel nostro Dna). Sergio Cofferati, attuale eurodeputato in forza al Pd, ha scagliato un’offensiva contro il governo Monti, ribadendo con forza  il  prestigio mondiale di Finmeccanica ed il ruolo “sostanziale” che ricopre nel “Bel Paese”; “Sarebbe – continua Cofferati- utile utilizzare le attività di Finmeccanica per porre in essere una crescita nel paese, non per fare cassa – ed ancora – il governo Monti deve rendersi conto che gli impegni annunciati per la crescita non saranno credibili se, nel frattempo, si lasceranno smembrare importanti campioni dell'industria nazionale. Glielo chiedono i lavoratori in lotta, glielo chiedono le istituzioni ma, ancor prima, lo rivendicano il buon senso e la coerenza''. 

      Aaa… Sindacati cercasi  

    Il nostro caro Cofferati, ex Segretario Generale Cgil, pochi anni fa esigeva il rispetto della categoria dei lavoratori attraverso manifestazioni di piazza, come dimenticare infatti, quella memorabile tenutasi al circo massimo il 23 marzo del 2002 con milioni di persone che difendevano “l’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori”. Oggi invece, quasi furtivamente, rintracciamo qualche commento sparuto, estemporaneo dei nostri sindacalisti, che non hanno una direzione, non indicano la strada da percorrere ma pongono semplicemente il problema, qualche manifestazione di tanto in tanto, ed il lavoro è bello e fatto. Grazie per le belle parole, ma né abbiamo sentite tante, troppe. Dove sono i sindacati di una volta? Dove sono i sindacalisti di una volta? La verità, signori e signore, è che in Italia non manca solo la politica, in Italia manca una vera rappresentanza sindacale che ha dato tanto ma che da tempo da poco o niente.

    Domenico Apicella  (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Kinder-Ferrero – Corte Ue salva marchio

    Kinder-Ferrero – Corte Ue salva marchio

    Giovedì, Maggio 17th / 2012

    – di Silvia Laporta –

    Italia / Corte Ue / Kinder Ferrero / Azienda italiana / Made in Italy / Wohlfahrt / Contenzioso / Cioccolato / Nutella 

    Di Kinder ce n’è una: la sentenza della Corte Ue

    salva l’esclusivita’ del marchio.

    La Kinder resiste agli attacchi esteri, e Ferrero

    si consola con pane e Nutella

     

    Lussemburgo, Bruxelles, Alba – Il marchio 'Kinder' non si tocca, deve restare unico e non avere simili, nemmeno in settori diversi  da quello del mercato alimentare. La dolce barretta al cioccolato che tutti ricordiamo, deve restare un’icona italiana per le generazioni passate e quelle a venire. A deciderlo, è stata la Corte di giustizia Ue del Lussemburgo: “Il nome Kinder  distingue per più di una generazione di italiani un'intera famiglia di prodotti della Ferrero e quindi non e' possibile registrare in Europa un marchio simile come 'Kindertraum' perche' potrebbe generare confusione nel pubblico. Questo il significato della sentenza adottata oggi dal Tribunale. Il contenzioso e' approdato davanti ai giudici europei dopo essere gia' stato esaminato dall'Uami, l'ufficio per l'armonizzazione nel mercato unico di marchi, disegni e modelli.  A questo ufficio si era rivolto qualche anno fa un signore  tedesco, il signor Harald Wohlfahrt, per registrare il marchio denominativo 'Kindertraum' (che significa 'sogno dei bambini') per prodotti del settore cartario (cartoncini, prodotti da cartoleria, decorazioni natalizie). Ma cogliendo l'opportunità offerta nell'ambito della normale procedura di registrazione di un marchio la Ferrero si era opposta, poiché che di marchi registrati contenenti la parola kinder ne ha ben in 32 anche in classi 16 e 18 (quelle della cartoleria e decorazioni natalizie.)

      Il responso della Corte Ue  

    Nel 2009 l'Uami aveva dato ragione al gruppo italiano, giudizio poi ribadito nel 2010 dalla Commissione per i ricorsi della stessa Uami. Il signor Wohlfahrt aveva ha quindi deciso di presentare ricorso al Tribunale Ue per chiedere l'annullamento della decisione dell'Uami, sostenendo che il rischio di confusione tra i due marchi non sussiteva. I giudici comunitari hanno però stabilito ora che il marchio 'Kinder' non ha carattere descrittivo, bensì distintivo, per il pubblico italiano, e proprio questo specifico carattere ''impedisce la registrazione di marchi simili''.  La diversità tra le parole “Kinder”e “Kindertraum” non rende la parola salva dalla confusione che potrebbe facilmente  generare, in particolar modo nella somiglianza dei segni e dei prodotti e dei servizi , proprio poiché appartengono alla stessa categoria. Questo  dettaglio è importante poiché la ditta tedesca potrebbe voler sfruttare la similitudine del nome  per provare ad avvantaggiarsi sul mercato,  sperando probabilmente in qualche "miracolo" legislativo dovuto proprio ad una mancanza di certezze tipica di questo campo.

      Ferrero: la nutella resiste agli attacchi esteri  

    Quale bambino italiano non conosce un prodotto della famiglia Ferrero?  E chi di noi non associa almeno uno di questi prodotti alla propria infanzia? Il marchio Kinder è diventato un’icona  e la popolazione italiana vi è così affezionata, che anche in periodo di crisi, non sono i maggiori prodotti della famiglia Ferrero ad essere esclusi dai carrelli della spesa. Per esempio la Nutella detiene l’86% della quota di mercato nelle creme spalmabili a base cioccolato. Forse gli italiani addolciscono gli effetti della recessione con cucchiaiate di pane e Nutella!

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Sconcerto Finmeccanica: il silenzio del Governo

    Sconcerto Finmeccanica: il silenzio del Governo

    Giovedì, Maggio 17th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Roma / Finmeccanica / Ansaldo Energia / Crisi / Svendita / Lavoro / Disoccupazione / Investimenti / Sindacati / Azienda / Governo / Cgil / Fiom / Orsi / Cofferati / Manganaro 

    Finmeccanica: il silenzio del Governo davanti

    a 3000 posti di lavoro a rischio

    La società italiana sarà svenduta pur essendo sana.

    L’ira dei sindacati che accusano l’esecutivo.

    Roma – Non sarà di certo un bel discorso, preparato probabilmente a tavolino e nei minimi particolari, a smontare certezze e convinzioni circa la situazione di Finmeccanica: la società, a seguito della pseudo-crisi (pilotata) che sta attraversando, sarà, in pratica, svenduta, anche se a questo termine viene preferito, dal presidente e amministratore delegato del gruppo, Giuseppe Orsi, quello di “dismissione delle attività con minore valenza strategica, ovvero quelle civili”. In parole povere, si avrà una notevole riduzione dei posti di lavoro. Ciò che loro dicono in modo tecnico, noi lo diciamo in modo semplice e, soprattutto, comprensibile. Sono oltre 3000 i posti di lavoro a rischio, soprattutto nelle città di Genova, dove ha sede, da sempre, la ditta “Ansaldo Energia” che ha in mano le sorti di circa 2000 operai che, probabilmente, da un giorno all’altro, si ritroveranno ad essere disoccupati. Tutto questo viene giustificato dalla “necessità di investimenti più selettivi capaci di ingrossare le casse della società, attualmente tutt’altro che piene”: questo è quanto emerso, ieri,  dall’assemblea degli azionisti di Finmeccanica, al termine della quale non c’è stata la solita conferenza stampa, ma solo un saluto di rispetto e “contentino” ai colleghi giornalisti da parte delle personalità di vertice dell’azienda. Giustamente, non avrebbero avuto nient’altro da aggiungere e, probabilmente,  hanno preferito evitare la “fossa dei leoni”, prediligendo il “sentiero dei conigli”.

      Il monito di Cofferati  

    Un buco di oltre 2 miliardi di euro mette in ginocchio, non tanto la società, che corre ai ripari con i licenziamenti ed investimenti mirati, ma 3000 famiglie italiane. La reazione dei sindacati non si è fatta aspettare e, furiosa, ha chiamato in causa il Governo italiano ed il silenzio dei suoi tecnici bocconiani di “altissimo livello”:  “Il Governo – dice l'eurodeputato Pd ed ex segretario Cgil, Sergio Cofferati – deve mettere la parola fine allo stato di incertezza che grava su Finmeccanica. Le attività del gruppo devono essere rilanciate tutte, senza esclusione e deve essere abbandonata ogni ipotesi di cessione. In una congiuntura negativa come quella che sta attraversando la nostra economia, le attività di Finmeccanica sono ancor più preziose e devono essere utilizzate per favorire la crescita e non certo per far cassa”.  Dello stesso avviso è Bruno Manganaro, della segreteria della Fiom, che accusa Monti ed i suoi seguaci affermando che “è tutto quanto molto strano: che credibilità può avere questo Governo se dice di voler promuovere  iniziative di ripresa e crescita e poi tace davanti alla vendita di un’azienda sana?” . Sembra che lo smembramento di importanti industrie nazionali sia ormai alle porte e, come al solito, a pagarne il prezzo più alto sono i lavoratori. Lo stesso Cofferati sollecita a gran voce un intervento immediato dell’esecutivo, ricordando che lo stesso è richiesto dai lavoratori in lotta, dalle istituzioni ma, ancor prima, è rivendicato dal buon senso e dalla coerenza.  Sì, ma a parlare di buon senso e coerenza bisogna fare attenzione: il Governo, probabilmente, non capirebbe! 

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Europe – Even prisoners! – The show must go on!

    Europe – Even prisoners! – The show must go on!

    Giovedì, Maggio 17th / 2012

    – di Domenico Apicella –

    Unione europea / Europe – Even prisoners! / Eurozona / Parlamento europeo / Crisi Ue / Dittatura europea / Nazismo Bianco / Rating sovrano / Troika / Eba / Redemption Fund / Grecia / Fmi / Cheirtine Lagarde / Barak Obama / Wall Street / Speculazione / Ecofin / Basilea 3 / JP Morgan / Corsi e ricorsi storici / Gian Battista Vico / Qui Europa / Domenico Apicella  

    The show must go on! Dall'era del "cinghiale

    bianco" all'era del "Nazismo Bianco"

    La dittatura del "Rating Sovrano" continua a reggere,

    mentre Ue e Troika fanno di  tutto per favorirla e per 

    tenersi "buona" la Grecia

    Nuovi debiti in vista per gli Europei: i paradossi

    "Redemption Fund" e "Project Bond", mentre l'Eba

    e le banche esultano per Basilea 3

    Bruxelles – Mentre il mondo si appresta a fronteggiare un nemico senza volto ed i paesi tendono il loro sguardo verso un futuro incerto e misterioso,le agenzie di rating continuano a mietere vittime declassando i paesi che, claudicanti, cercano invano di rimanere in piedi (uno sporco lavoro ma del resto qualcuno lo deve pur fare). L'Europa subisce uno scardinamento progressivo della sua struttura,ma il mondo si interroga sulla tenuta della JP Morgan; è più importante interrogarsi sulle motivazioni che inducono un paese saggio come la Grecia a rinunciare ad un progetto di intenti comuni o sapere se una banca d'affari è affidabile sui mercati internazionali? da che cosa dipendono le nostre scelte,dall'andamento delle banche o dai convincimenti degli stati sovrani? Nel frattempo negli Stati Uniti la riforma di Wall Street – non ancora raggiunta – potrebbe rilanciare Barak Obama (il Fulmine dal Cielo) nelle prossime presindenziali alla "White House", riforma che sostanzialmente dovrebbe impedire che i soldi pubblici destinati alle banche possano essere dirottati verso operazioni speculative, esigenza questa che si percepisce dall'incalzare delle proteste dei cittadini statunitensi che non tollerano più questo fraudolento sperpero del denaro pubblico. Attenzione banche! Attenzione governi! il popolo prima  subisce poi reagisce. Gian Battista Vico li definirebbe “corsi e ricorsi storici”. Nel nostro continente invece personalità illustri del mondo finanziario, dopo accurati ed approfonditi studi, hanno finalmente raggiunto un risultato scentifico-matematico sensazionale,tenetevi forte: l'Italia e gli altri paesi deboli dell'Eurozona, senza politiche improntate sulla crescita "non cresceranno" (da non credere!). Intanto la moneta unica europea si indebolisce sempre di più,le borse sono calate ed i rendimenti obbligazionari dei paesi più deboli hanno superato il 6% (tra questi, Italia e Spagna).

      Addio Eurozona!  

    Questo sconquassamento interno all'Eurozona, provocato in larga parte dalla decisione Greca del ritorno alle urne e dalla conseguente (probabile) uscita dall'Unione europea e dall'euro, mina alla tenuta dell'intero quadro comunitario e ciò provocherebbe un effetto-domino che facilmente trascinerebbe nello stesso vortice Spagna e l'Italia. Ma per molti osservatori internazionale e Nobel per l'economia (come "Qui Europa" ha più volte detto nelle scorse settimane) una fuoriuscita progressiva e programmata dall'Eurozona, per Grecia & Co, sarebbe auspicabile e provvidenziale. Infatti svalutando la dracma, la Grecia inizierebbe ad attrarre aziende e turisti, e tutta l'economia ne uscirebbe bene. Certo, uscire di botto, al contrario, provocherebbe – come visto nei precedenti articoli – effetti distorsivi e contrari.

      La "Profezia Lagarde"  

    L'ultimo tentativo in ordine di tempo del Parlamento europeo, diametralmente opposto rispetto le dichiarazioni di alcuni esponenti politici dell’Ue e del Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale, Cristhine Legard – che ritengono tutto sommato gestibile l’uscita della Eepubblica Ellenica dall’euro – consta (come visto ieri) nell'approvazione in commissione di una proposta che punta ad ottenere una graduale mutualizzazione dei debiti attraverso un fondo di redenzione, il cosiddetto "redemption fund", al fine di convincere, persuadere gli stati membri che la volontà dell’apparato istituzionale europeo mira a supportare  con ogni mezzo i paesi in difficoltà. Già ma a che prezzo signori? Ad un prezzo improponibile per i soliti portafogli dei cittadini dell'Ue! D'altra parte, sarà sufficiente questo provvedimento per salvare l'euro? ma soprattutto la “profezia Lagarde” relativa alla gestibile e facilmente governabile situazione europea, al venir meno di un pezzetto del puzzle, corrisponderà allo scenario “reale” che ci troveremo davanti? 

       L'alibi di Basilea 3 e la serafica calma dell'élite europea  

    Pensate che nel continente europeo abbiamo recepito in modo così solenne l’esortazione alla serenità del direttore dell'Fmi, tanto che “l’emergenza Grecia” è riuscita ad offuscare persino l’accordo raggiunto all’Ecofin sui requisiti di capitale delle banche: dopo mesi e mesi infatti i ministri delle finanze hanno trovato un compromesso adeguato per introdurre a livello Ue  le regole di Basilea 3 che permetterebbero il riconoscimento alle banche – su pressione del Regno Unito – un’ulteriore 3% di “capitale cuscinetto” a livello europeo, al fine di gonfiare ancor più i propri coefficienti di riserva patrimoniale interni (Core Tier) e crearsi alibi ad eventuali nuove strette creditizie. Insomma, l’invito alla calma decantato da Cristhine Lagarde è stato pienamente accolto da tutta la comunità europea – deputati europei e banchieri compresi – che sommessamente ricambia con un cavallo di battaglia, appositamente modificato nel testo per l’occasione, e già dedicato ad un cavaliere che non mentiva mai:  "Meno Male Che Christine C’è!”.

    Domenico Apicella (Copyright © 2012 Qui Europa)