Qui Europa

Mese: Marzo 2012

  • Ocse – Si al Fondo Salva Stati.  Addio a Sovranità e Libertà

    Ocse – Si al Fondo Salva Stati. Addio a Sovranità e Libertà

    Martedì, Marzo 27th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Unione Europea / Parlamento europeo / Eurozona / Ocse / Esm / Sme / Fondo Salva Stati / Italia / Debito / Dittatura / Commissione Trilaterale / Bilderberg Club / Mario Monti / Sovranità nazionale / Guerra mondiale  / Agenzie di rating / Rating / Spread 

    ESM – Verso la dittatura del debito? – L’Ocse  

    promuove  l’aumento del Fondo Salva Stati.

    I detrattori del Fondo: "Addio a Sovranità

    e Libertà!"

    Il reportage di "Qui Europa" sul discusso Fondo

    destinato a cambiare la vita economica di

    500 milioni di europei

    Parigi, Bruxelles, Roma – Nelle ultime ore è stato reso noto il Rapporto dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) sull'Eurozona, nel quale l’ente con sede a Parigi –  Château de la Muette (vedi foto) – consiglia ai Paesi  che si trovano sotto stretto scrutinio dei mercati – per non dire egemonia – di rispettare i target di bilancio ed essere pronti a nuove misure di consolidamento”. Un modo per addolcire un po’ una pillola indubbiamente troppo amara per Italia, Grecia e Piigs e soprattutto di dubbia (o contraria) efficacia. Per l’Ocse  serviranno molti anni per raggiungere un livello "prudente di debito/pil'', ma francamente è un’analisi che non ci trova per niente d’accordo. Il Paese, a nostro avviso – anche guardando a valutazioni economiche e studi fatti negli ultimi mesi da numerosi Nobel ed economisti intellettualmente onesti –  non merita declassamenti di rating tali da giustificare livelli di spread tanto alti, e pertanto di debito pubblico tanto alto: ricordiamo che gli intressi pagati sui titoli del debito dipendono dallo spread e dal rating dello stato emittente. Non scordiamo che l’Italia gode di un avanzo primario di primo livello, e che altri Paesi non appartenenti all’Eurozona – vedi Giappone – hanno un debito pubblico doppio rispetto al nostro, ma riescono comunque a crescere a ritmi ragguardevoli, senza essere minimamente a rischio di default: come qualcuno vorrebbe, invece, farci credere per l'Italia. Ma l’Ocse ha rincarato la sua dose di “saggi consigli”, dichiarando,  per bocca del suo segretario generale, Angel Gurria, che “gli squilibri economici nella zona Euro sono stati affrontati in modo incompleto, rendendo indispensabile l’aumento del fondo salva-Stati per fornire sostegno credibile ai Paesi vulnerabili”.

     Plauso sull'Art. 18 

    Ciliegina sulla torta, infine, Gurria la riserva a Monti ed alle sue misure anti-sociali e anti-welfare sull’articolo 18: “mirure – a suo dire – utili a risanare i conti dell’Italia e l'attuale assetto del mondo del lavoro del Bel Paese, anche se però non spiega come! "Ma – riconosce Gurria – le sfide restano ancora spaventose”. E su questo non avevamo dubbi! 

     La critica 

    L'Ocse, dunque, sembra non preoccuparsi più di tanto della disoccupazione italiana da record e dell’esercito degli scoraggiati (ovvero di tutti quei giovani rassegnati e che non cercano più lavoro) sulla base di rilevazioni a campione superficiali che considerano occupati anche chi magari lavorava per un breve tempo durante la rilevazione delle stime, ma che oggi è allo sbando. Ciò, in aggiunta, in un mercato dove gli stipendi sono i più bassi d'Europa e la tassazione generale dei contribuenti è di gran lunga superiore a quella dell’Eurozona, come a quella degli stessi Usa.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     Cos’è l’Ocse 

    L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) o Organisation for Economic Co-operation and Development – con  sede a Parigi, presso Le Château de la Muette (foto sopra) – è un'organizzazione internazionale di studi economici per i paesi membri, paesi sviluppati aventi in comune un sistema di governo di tipo “cosiddetto” democratico ed un’economia di mercato. L'organizzazione – finanziata dai 34 stati che vi fanno parte, tra cui l’Italia di Monti – esplica un mero ruolo consultivo che consente il confronto delle esperienze politiche, per la risoluzione dei problemi comuni, economici, giuridici e politici, nonché l'identificazione di pratiche commerciali ed il coordinamento delle politiche locali ed internazionali. 

     ESM – Critiche e limite del Fondo Permanente di Salvataggio 

    Accanto ai sostenitori accaniti dell’ESM (European Stability Mechanism) numerosi – tra Nobel, economisti e professori universitari – sono i detrattori dello strumento “Salva Stati”. Secondo tali critici, Monti sarebbe stato posto a capo del Governo Italiano – tra l’altro – apposta per ratificare questo ultimo accordo che ci porterà alla rovina senza uscita. Con l'ESM infatti l’Italia e gli altri 16 stati dell’Eurozona, cederanno completamente la propria sovranità popolare (una sorta di processo di nascita della Confederazione Usa, ma al contrario) a questo organismo, che a quanto pare godrà di una piena immunità. Molti studiosi (economisti, sociologi ed esperti di geopolitica) puntano il dito sulla pressione mediatica dei poteri forti (Commissione Trilaterale e il Bilderberg Club) dei quali lo stesso “Supermario” fa o comunque avrebbe fatto parte: accusando l’attuale élite tecnocratica che domina l’Europa di condizionare con quest’ennesima ingerenza legale ed economico-finanziaria le sorti economiche del mondo e dell’Italia, nonché – in maniera dirwetta – di 500 milioni di europei.

     Critica al ESM – Annullamento della sovranità degli Stati?  

    La maggiore critica mossa verso il “Fondo Salva Stati” – taciuta da gran parte dei media nazionali – consta nel fatto che esso sarebbe un vero e proprio ente sovrano: cioè un ente che letteralmente sovrasterebbe la Costituzione Italiana (o quel che ne resta dopo l’imposizione di una Repubbòlica Tecnocratica) e le Carte Costituzionali dei Paesi dell’Eurozona (17) con poteri illimitati e immunità totale, annientando di fatto le già ridimensionate facoltà del Parlamento Europeo. Un super-organismo dotato di personalità giuridica propria capace di assoggettare i paesi europei aderenti all’euro, grazie alla creazione di un sistema (incentrato sul rating, sul declassamento, sullo strapotere della Bce e sulla delegittimazione del potere popolare: già privato della propria sovranità monetaria – leggi ultimi articoli “Qui Europa”) che di fatto crea un sotto-sistema di deficit perenne, con debiti pubblici inestinguibili. Insomma, sembra che in realtà dalla “crisi” o “pseudo-tale” non se ne uscirà mai!

     ESM: Europa sotto scacco perenne? 

    I detrattori del dell'ESM ( o MES) dipingono dunque i contorni di un’Europa sotto la dittatura della finanza e delle banche internazionali: una sorta di grande loggia che controlla con la scusa del debito gli Stati sovrani, svuotandoli di poteri, autonomia e senso. Secondo gli economisti critici, dunque, in tal modo la ricchezza del paese verrebbe acquistata da coloro che la crisi l'hanno creata, che ovviamente controllerebbero  anche l'andamento del mercato con l’assurdo meccanismo dello spread: dipendente dal rating assegnato da – ricordiamolo bene – “aziende private” agli stati ex-sovrani.  lo spread ed il livello del debito degli stati, dunque, lo decidono loro: vedi precedenti articoli “Qui Europa”. Pazzesco! Seguendo quest’ottica di analisi, dunque, tali speculatori punterebbero a tutto quello che possiede un paese, oro compreso. C’è da dire in merito che l’Italia è il 4° paese nel mondo a possederne di più ! Insomma la Terza Guerra Mondiale si preannuncia giocata ancora una volta in Europa, e questa volta non sulle armi o sulle guerre militari, ma bensì sui diritti e sul filo della legalità di regolamenti e leggi, a discapito della sovranità popolare. A quanto pare una guerra più subdola, e con la comlicità di molti media, completamente schierati, a priori, dalla parte del più forte.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Buone notizie per Bce & Co – Banchieri a nozze con titoli di stato e Esm

    Buone notizie per Bce & Co – Banchieri a nozze con titoli di stato e Esm

    Martedì, Marzo 27th / 2012

    – di Franco De Domenico – 

    Europa / Banca Centrale Europea / Fondo Salva Stati / Italia / Grecia / Spagna / Irlanda 

    Buone notizie per Bce & Co – Banchieri

    a nozze con titoli di stato e Esm

    Fondo Salva–Stati: un buon investimento!

    Ma per chi?

    Bruxelles – Di quanto, in termini di iniezione di capitali, hanno bisogno gli Stati europei dalla Bce, per affrontare le loro crisi e il loro debito pubblico? Sembra si tratti complessivamente di 2.000 miliardi, ma l’ottimismo che comincia a circolare vuole che possano “addirittura” essere sufficienti. E’ vero che ne hanno bisogno Italia, Grecia – questa forse per lunghi anni – Spagna e anche Irlanda; ma l’esempio nostrano insegna che l’effetto psicologico conta molto, o almeno così qualcuno vorrebbe farci credere. Sono bastati alcuni mesi di spread alle stelle per far cadere il governo Berlusconi – c'è chi sostiene che sarebbe caduto comunque per favorire l'ingresso in campo di Mario Monti – ma anche (con l’acquisto da parte della Bce di titoli di Stato) per arrestare la spirale negativa. E la Bce, con gli acquisti dei titoli italiani, ci sta guadagnando, ed alla grande. Una mano lava l’altra, ma tutte e due aiutano i banchieri.

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa) 

     

  • I grandi da Seoul lodano Monti sull’art 18 – Roma, proteste contro Bin Loden

    I grandi da Seoul lodano Monti sull’art 18 – Roma, proteste contro Bin Loden

    Martedì, Marzo 27th / 2012

    – di Franco De Domenico –

      Italia / Europa / Governo Monti / Seolul / Roma /  Lavoro / Riforma del lavoro / Articolo 18 / Cgil / Pd / Elezioni in Francia / Obama / Monti / Merkel / Sarkozy 

    I grandi da Seoul lodano Monti sull'art.18

    Intanto a Roma monta la protesta

    contro "Bin Loden"

    Chi guarda a Monti come un esempio,

    chi come una piaga

    Roma – Per le piazze della capitale nelle scorse ore è esplosa la protesta proletaria e dei giovani disoccupati e disillusi contro il rigore del Governo Monti (ribattezzato per l'occasione "Bin Loden") e la sua riforma dell'Art.18 dello Statuto dei Lavoratori. Intanto, dal forum sul nucleare di Seoul (foto) i grandi della Terra lodano il Professore in loden per la sua drasticità Reaganiana sull'articolo 18 (vedi Obama) anche dall’Europa c'è qualcuno che guarda al governo italiano come a un modello da seguire. Naturalmente, sono Sarkozy (in apprensione per la campagna elettorale che lo da per ora nettamente sconfitto), le lobbies bancarie ed i capi dell’economia finanziaria, nonché i leaders della destra merkeliana: preoccupati, in questo momento, soprattutto del futuro della Francia post–elezioni. Qualcuno ha già ipotizzato un “Mariùs Montì” in salsa bourguignonne: i primi 100 giorni del nuovo governo francese dovrebbero, per piacere a questa parte politico–economica, somigliare ai primi 100 giorni del Mario nostrano. Quindi, riforma drastica delle pensioni, puntare al pareggio di bilancio, e misure draconiane, come da noi. Ma sembra molto difficile che François Hollande, che ha promesso pane e governo sociale, faccia il gioco della destra europea. Piuttosto, questa punterà su un Sarkozy–bis.  Ma dove il nostro Ambrogino d’Oro mostra già un poco la corda, è sul piano strettamente politico–diplomatico. E’ riuscito, sì, a mettere una certa zizzania sotterranea tra Cgil e Pd. Ma con un attacco troppo spinto all’articolo 18, le tensioni sociali rischiano di aumentare, e già il capo del Governo comincia a comportarsi da professore scontento dei propri allievi riottosi, che non capiscono la giusta e sacrosanta lezione. Le sue esternazioni di queste ore parlano di un Paese “non ancora pronto”, a causa del quale il governo potrebbe andarsene. E’ un modo un po’ paternalistico di trattare con le opposizioni e con i cittadini: tutti allievi da rimandare a settembre. Ma lavoratori e parti sociali scontente degli sconcertanti attacchi al Welfare State e al deficit spending, in realtà hanno già da tempo "rimandato"… il professor Monti. 

    Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Movimento per la vita: “Vengano riconosciuti dignità e diritti all’uomo sin dal concepimento”

    Movimento per la vita: “Vengano riconosciuti dignità e diritti all’uomo sin dal concepimento”

    Martedì, Marzo 27th / 2012

     Italia / Commissione Europea / Bruxelles / Italia / Terrasini / Movimento per la Vita / Diritti / Uno di Noi / Carlo Casini / Sicilia 

    Movimento per la vita: “Vengano riconosciuti dignità

    e diritti all’uomo, sin dal concepimento”

    Dalla Sicilia a Bruxelles: la mozione sarà presentata

    alla Commissione Europea il 29 marzo

    Palermo, Bruxelles – “Per ritrovare speranza bisogna avere il coraggio di dire la verità: la vita di ogni uomo è sacra”. In un momento in cui le istituzioni europee, per come la nostra redazione ha più volte riportato, discutono sui diritti degli omosessuali e promuovono l’aborto, questo è il coro unanime che il Movimento per la Vita ha fatto partire da Terrasini, in provincia di Palermo, e farà arrivare direttamente a Bruxelles. Il filo conduttore e l’obiettivo dell’assemblea tenuta in Sicilia e conclusa domenica, è quello di portare avanti la questione antropologica che “oggi è la grande questione sociale che può essere qualificata di carattere epocale e planetario ed il riconoscimento che ogni essere umano è ‹‹Uno di Noi››  è il principio di un vero rinnovamento civile e morale della società”. Il 29 marzo, questa linea guida approderà a Bruxelles per dare vita al Comitato che, il 1 aprile, presenterà alla Commissione Europea “ il quesito dell’iniziativa cittadina che chiede il riconoscimento della dignità e dei diritti umani fin dal concepimento ed il conseguente comportamento nelle attività svolte dall’Ue”. Approvate all’unanimità la relazione di apertura da parte del Presidente del Movimento per la Vita, Carlo Casini, e la mozione finale, hanno raccolto, invece,  la maggioranza dei voti favorevoli anche il Bilancio consuntivo 2011 e quello preventivo 2012.Un’occasione, quella dell’incontro nazionale del Movimento per la Vita, per rinnovare anche le cariche elettive: per il consiglio direttivo è stato riconfermato presidente Carlo Casini, per il collegio dei probiviri sono stati eletti Ubaldo Camilotti, Diego Cremona e Franco Vitale, oltre ai supplenti Marco Ciamei e Angelo Passaleva, mentre i revisori dei conti saranno Maria Tudech Henke e Guido Vito, con Fabrizio Sala supplente. In attesa anche dell’appuntamento in Vaticano per la manifestazione “Uno di Noi” , fissato per il 20 maggio prossimo, il presidente Casini richiama alla partecipazione l’intero “popolo della vita”, composto da movimenti, associazioni, gruppi o anche singole persone, e lo richiama all’unità e alla forza, nella consapevolezza che “una scintilla può accendere un grande fuoco”. Una scintilla sì, che alimenta il fuoco della vita. Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • La MiFID II segna la fine dei mercati non regolamentati

    La MiFID II segna la fine dei mercati non regolamentati

    Venerdì,  Marzo 27th/ 2012

    Italia / Unione Europea / Mercati non regolamentati / MIFID / OTF / MTF/ Milano 

    La MiFID II segna la fine dei mercati non regolamentati

    L’introduzione delle Organized Trading Facilities permette

    di regolamentare i Credit Default Swap

    Bruxelles, Milano – La MiFID II segna la morte dei mercati non regolamentati. Le Organized Trading Facilities che vengono introdotte in questi giorni dalla direttiva europea sulle transazioni finanziarie MiFID II vanno ad aggiungersi ad altre sedi di contrattazione individuate, come internalizzatori e Mtf, permettendo a titoli quali Cds (Credit Default Swap) di avere una contrattazione regolamentata. L’intenzione del legislatore europeo è proprio quella di creare una sede residuale per la negoziazione che comprenda tutto ciò che rimane escluso dagli altri luoghi di scambio. L’obiettivo sotteso sarebbe – secondo quanto dichiara  la Commissione Ue – sempre quello della trasparenza delle operazioni finanziarie. Speriamo bene. Alessandro Pavanati (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • In luglio al via l’ESM – I limiti del Meccanismo Ue di Stabilità

    In luglio al via l’ESM – I limiti del Meccanismo Ue di Stabilità

    Martedì, Marzo 27th / 2012 

    – di Maria Laura Barbuto –

    Consiglio Europeo / Esm / Trattato sul funzionamento dell’Ue / Articolo 136 / Trattato di Maastricht / Articolo 104 / Articolo 105 / Banca Centrale Europea / Giuliano Amato 

    ESM – Meccanismo europeo di Stabilità:

    entrata in vigore prevista per luglio –

    Meccanismo di aiuto o inganno?

    La modifica del Trattato sul funzionamento dell’Ue:

    obiettivi, scopi e critiche sull’Esm.

    Bruxelles –  A partire dal prossimo luglio entrerà in vigore il fondo di salvataggio europeo chiamato Meccanismo europeo di stabilità (Esm – European Stability Mechanism) per come previsto dall’accordo stabilito nel 2010 dal Consiglio europeo, con il quale gli stati Ue sottolineavano la necessità di un organismo che assicurasse – laddove ce ne fosse stato bisogno – assistenza finanziaria agli Stati della zona euro. L’Esm acquisirà i compiti attualmente svolti dal Fondo europeo di stabilizzazione finanziaria. Va ricordato che il 25 marzo del 2011, lo stesso Consiglio europeo ha provveduto alla modifica dell’articolo 136 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, aggiungendo un paragrafo nuovo secondo il quale viene stabilito che “Gli Stati membri la cui moneta è l’euro, possono stabilire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità dell’intera eurozona. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta ad una rigorosa condizionalità”. Nel novembre del 2011, l’ex presidente del Consiglio, Giuliano Amato, aveva affidato le sue considerazioni, in merito al suddetto articolo, alle pagine del Sole24ore, affermando che esso poteva essere considerato come “una strada breve di fronte alla crisi dell’eurozona capace di soddisfare le richieste di sanzione da parte della Germania nei confronti degli Stati deficitari”. Fa sempre discutere poi, il ruolo che la Banca Centrale Europea (Bce) assume in questo periodo di crisi e gli articoli 104 e 105 del Trattato di Maastricht ne disciplinano le funzioni: il primo “vieta l’acquisto diretto di titoli di debito pubblico da parte sia della Bce sia delle banche centrali nazionali”, il secondo riconosce come “primo obiettivo del Sistema europeo delle Banche Centrali il mantenimento della stabilità dei prezzi, la realizzazione degli obiettivi comunitari ed il pieno rispetto del principio di un’economia di mercato aperta ed in libera concorrenza”. Ma qualcosa non torna. Due domande sorgono spontanee: Perchè la "fallita" Argentina cresce oggi ad un ritmo velocissimo? Perchè il Giappone ha un'inflazione stabile e non è in crisi pur avendo il maggior debito pubblico del mondo (addirittura circa il doppio di quello dell'Italia)? Per chè l'Italia sarebbe in crisi pur avendo un avanzo primario (differenza tra entrate fiscali e impegni pubblici) leader in Europa ed un livello record di risparmio bancario di famiglie e imprese? Edidentemente – ripeto – qualcosa non torna! 

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • Flash crash: quando la tecnologia compie scherzi pesanti – Rischi informatici all’esame dell’Europarlamento

    Flash crash: quando la tecnologia compie scherzi pesanti – Rischi informatici all’esame dell’Europarlamento

    Venerdì,  Marzo 27th/ 2012

     Commissione europea / Parlamento europeo / Finanza / Italia / Milano / Flash Crash / Direttiva MIFID II / Bat / Trading On-line / Dow Jones / Deutsche Bank / Bank of America  / Gestione trading 

    Flash crash – 

    Quando la tecnologia compie scherzi pesanti – 

    Rischi informatici: l'esame di Bruxelles

    Il caso del repentino crollo del titolo Apple sulla piattaforma Bats 

    Milano – A volte la tecnologia può giocare scherzi pesanti. Basta un tasto digitato male o un errore dell’algoritmo del programma di gestione di un sistema di titoli a mandare in crisi il rating finanziario di una o più aziende. Il primo caso di flash crash, di crollo repentino di un titolo, è stato il 6 maggio 2010, quando il Dow Jones è arrivato in pochi minuti a perdere il 9%, per poi risalire a -3%. L’ultimo caso è stato quello di venerdì 23 marzo, col crollo del titolo Apple per via di un errore della piattaforma di gestione elettronica dei titoli Bats, su cui avviene ben l’11% di scambi di titoli USA. Il tema del flash trading attraverso piattaforme telematiche è in discussione in questi giorni al Parlamento Europeo all’interno del dibattito sulla direttiva MIFID II, la seconda direttiva europea sugli strumenti finanziari e il caso di venerdì scorso richiama i rischi insiti nei sistemi informatici di gestione del trading. Il titolo della piattaforma è crollato a meno di 4 centesimi da 15 dollari e a farne le spese sono stati i due maggior investitori, Deutsche Bank e Bank of America. Il tema della sicurezza del trading online è direttamente richiamato da questi fatti e una forma di maggior controllo delle operazioni da parte di broker in carne e ossa diventa imprescindibile. Alessandro Pavanati (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Eurostat: Italia in coda nella classifica Ue dei laureati in informatica

    Eurostat: Italia in coda nella classifica Ue dei laureati in informatica

    Martedì, Marzo 27th / 2012

     Italia / Eurostat / Unione europea / Informatica / Laurea / Media europea / Classifica / Programmazione informatica / Computer / Austria / Finlandia / Ritardo 

    AAA… programmatori cercasi.

    Laureati in Informatica: Italia in coda nell'Ue 

    I dati Eurostat "rimandano" il Bel Paese

    L'Austria tra le prime della classe nell'Ue:

    il 99% dei ragazzi d'oltralpe sa usare bene un pc 

    Bruxelles –  Si è aperta nella giornata di ieri, ufficialmente,  la settimana delle “e-skills”, cioè delle capacità informatiche ed elettroniche, che si protrarrà in Europa, con vari eventi si settore correlati al mondo dell’e-commerce fino al 30 marzo. Ciò proprio mentre, nelle scorse ore, l'ufficio europeo di statistica, Eurostat,  ha diffuso i dati sulle competenze degli europei nell’uso del computer e sulla padronanza nell’uso dei sistemi di base dell’informatica, nonché sulla capacità di programmare in maniera autonoma. Beh i dati emersi dallo studio – che ha coinvolto un campione di migliaia di giovani europei dei 27 stati Ue – parlano chiaro, e non lasciano presagire nulla di buono per il Bel Paese. Utilizzando un linguaggio scolastico potremmo parlare di “sufficienza risicata” per il sistema Italia. Innanzitutto c’è da dire che i giovani italiani non prediligono i numeri e gli algoritmi informatici, attratti piùttosto da materie di più antica tradizione rispetto all’informatica, quali ad esempio la giurisprudenza o le scienze sociali ed economiche, la medicina, l’architettura e l’ingegneria. In tal senso l’informatica – come dal tronde la stessa matematica – occupa uno degli ultimi gradini nella scala di preferenza degli Italiani: su 100 laureati solo uno è un informatico. Peggio di noi solo la Romania. Percentuale davvero impressionante se si considera l’importanza che oggi ha l’e-commerce nel mondo. Secondo Eurostat la media Ue è di poco superiore al 3% sul totale della popolazione universitaria, ed in progressiva e costante contrazione rispetto a qualche anno fa.  In particolare Eurostat rileva che tra gli adulti il 63%  possiede competenze informatiche di base: ad esempio l’uso del programma word o l’utilizzo di programmi e funzioni di base di windows, ma solo 10% sa programmare in autonomia (contro il 20% dei ragazzi). Dati che fino a qualche anno addietro avrebbero soddisfatto la media europea,ma che oggi impallidiscono rispetto ai target raggiunti in paesi come l'Austria (dove in pratica non esistono ragazzi che disconoscono i funzionamenti di base del pc) e la fredda Finlandia: dove addirittura il 37% dei giovani sa programmare. Beh la competitività parte anche e soprattutto dalla conoscenza, e il computer – senza nulla togliere agli amanti del vecchio ed affascinante calamaio – è uno strumento – non so bene se per fortuna o per sfortuna – del quale francamente non possiamo fare più a meno. Fanno riflettere allora i tagli governativi imposti alla cultura, alla ricerca e all'università e la correlata abolzione del deficit spending statale, che di fatto ha reso quasi impossibile la vera e tanto sbandierata crescita economica. Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Pmi dell’Eurozona soffocate da stretta creditizia – Recessione: ko trasversale al mondo dell’impresa

    Pmi dell’Eurozona soffocate da stretta creditizia – Recessione: ko trasversale al mondo dell’impresa

    Lunedì,  Marzo 26th / 2012

    – Alessandro Pavanati –

    Unione europea / Eurozona / Bce / Banche efinanza / Credit crunch / Pmi / Credito / Zona Euro / Ricapitalizzazioni / Recessione / Record / Fallimento

    Le Pmi dell’Eurozona soffocate dalla

    stretta creditizia

    Recessione: ko trasversale al mondo

    dell’impresa

    Bruxelles – Malgrado le ciclopiche ricapitalizzazioni ed il mare di euro che ha inondato nelle ultime settimane – e negli ultimi giorni – le banche europee, grazie alla Bce, la musica nell'Eurozona non cambia, ed il diktat delle banche dal braccino corto sta sconquassando l'economia del Vecchio Continente. A calare sono soprattutto i servizi e il manifatturiero. I dati emersi dall’ultimo indice Pmi flash dell'area euro rappresentano una vera doccia fredda: l’indice composito italiano passa da 49,3 a 48,7, contro un rialzo atteso a quota 49,7 punti. In particolare l'indice europeo manifatturiero cala dell’1,3%, scendendo a 47,7 da 49 punti e quello servizi registra un meno 01%, passando da a 48,8 da 48,7 punti. Sotto i 50 punti è considerata recessione e ciò vale a dire che la ripresa non è dietro l’angolo. Questi sono i dati medi della zona Euro e considerando solo un big come la Germania, vale la pena considerare che se anche il suo indice composto si attesta a 51,4 punti, si tratta del minimo raggiunto negli ultimi 4 mesi (rispetto alla rilevazione di febbraio, che voleva il Paese a 53,2 punti). E in Francia l’indice del manifatturiero scende da 50,3 a 44,6 punti. In poche parole, le PMI europee hanno il fiato sempre più corto e una situazione di prospettive forzatamente a breve raggio potrebbe arrivare ad un punto di non ritorno, se il sistema creditizio dell’area Euro non decidesse di investire concretamente nella ripresa dell’economia reale. Anche perché, oltre questo punto di non ritorno gli effetti peserebbero enormemente sul sistema creditizio stesso, che rischierebbe di crollare a sua volta.

    Alessandro Pavanati (Copyright © 2012 Qui Europa)