Sabato, Maggio 10th/ 2014
– di Sergio Basile –
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Il vero volto dell'Unione Europea
Europeismo, Federalismo e Mondialismo: facce
della stessa medaglia
L'identikit e l'ideologia europeista di Guy Verhofstadt: candidato
alla guida della Commissione UE, del gruppo ALDE
e dei federalisti europei
Gli emblematici discorsi del leader del gruppo ALDEl il progetto UE e la
legittimazione del disegno mondialista del Nuovo Ordine Mondiale
di Sergio Basile
UE – Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei!
Bruxelles – di Sergio Basile – Due vecchi proverbi recitano: "dimmi con chi vai e ti dirò chi sei" (versione inglese, europeizzata: "A man is known by the company he keeps") e "Il pesce puzza dalla testa". Sarà vero nell'Europa unita e paneuropeizzata? Varrà – mi chiedo con vena ironica – questa saggezza popolare per l'Europa targata UE? In uno dei miei ultimi articoli esternavo nettamente la mia posizione anti-europeista, riesaminando ancora una volta figure chiave poste quali architrave del progetto comunitario, come Jacque Delors e Richard Coudenhove Kalergi (vedi qui – Europa, alzati e Cammina, ma fuori dall’UE!). Ma, sulla questione, accendiamo nuovi riflettori, alla luce degli ultimi sviluppi pre-elettorali e sulla scia dei nuovi forti venti federalisti che soffiano su Bruxelles! Oggi il termine "europeismo" fa sempre più rima con "federalismo" e, anche se non vi è alcuna assonanza metrica, con "Stati Uniti d'Europa". Non è un mistero più per nessuno! Ad eccezione di qualche mosca bianca, di qualche falso dissenziente (controllato) o pseudo-indipendentista di comodo, alla Margaret Thatcher, per intenderci (vedi qui Margaret Thatcher: il Pugno di Ferro nemico della Gran Bretagna – e qui Margaret Thatcher – Il Pugno di Ferro della Sacerdotessa del Liberismo). Infatti, tutti, ma proprio tutti tifano per una unione federale di stati quale unica salvezza dal disfacimento indotto dell'Europa, ovvero per l'accentramento politico e la contestuale dissoluzione degli stati nazione in un grande "contenitore mondialista per omogeneizzati" made in Commonwealth. Un impero che – senza alcun mandato popolare – si appresta a governare un "non-popolo" sempre più variegato e multiforme, grazie alla globalizzazione ideologica ed al meltinpot razziale figlio dell'iper immigrazione indotta, che ormai da oltre un decennio ha assunto un carattere di disarmante "normalità".
Welcome in Europe!
Lo scorso 6 Maggio, il Partito Federalista Europeo (PFE) – probabilmente la massima espressione, quella più pura, dell'ideale filo-imperialista incarnato del piano denominato "Stati Uniti d'Europa" – ha presentato a Bruxelles i propri candidati in vista dell'appuntamento elettorale di fine mese. Eccezionale prova del nove per carpire – qualora esistessero ancora dubbi in merito – la veridicità ed il valore assoluto dei nostri "proverbi popolari" di cui sopra. Lo slogan scelto per l'occasione (Fonte ANSA) è stato in linea con i pilastri ideologici dell'europeismo contemporaneo: "siamo l'alternativa al crescente euroscetticismo, nella convinzione che l'unico modo per affrontare le attuali sfide sia costruire un'Europa più forte!". Ricordiamo che candidati federalisti sono presenti, oltre che in Italia anche in Austria, Belgio, Francia, Grecia e Portogallo.
Europeismo e Mondialismo
Va inoltre rammentato come gli "Stati Uniti d'Europa", che in molti – ed il sottoscritto tra questi – identificano nella celeberrima "Terza Roma" degli illuminati, di mazziniana memoria (la Roma masso-sionista, dei "new romans", che ha surrogato la Roma degli imperatori e dei papi, delegittimando ogni espressione di potere-carismatico spirituale e/o temporale precedente all'attuale status quo) oggi rappresentano un tassello chiave del piano mondialista proteso alla realizzazione di un nuovo ordine, collocandosi a livello storico-concettuale come un modello estremo nato sulla falsa riga di altre realtà mondialiste e di accentramento planetario, che superano ed in un certo senso delegittimano il concetto stesso di nazione. Si pensi al NAFTA (Usa-Canada-Messico); all'UNASUR (paesi dell'America latina); alla lega asiatica dell'EAU e del SAARC; alla Lega Araba; alla Lega Africana dell'AU. O ancora a realtà poco indagate dalla stampa nazional-popolare come GCC (che ingloba i paesi cuscinetto posizionati tra due aree di alto interesse strategico e geopolitico, come Medioriente e Asia Sud-Occidentale); PIF (Australia); Lega dell'estremo Oriente ASEAN. Ovviamente su tutte domina la realtà imperial-mondialista per eccellenza, denominata Commonwealth: l'impero più vasto e totalizzante mai esistito nella storia. "Tutto il mondo è Commonwealth!" diceva Giacinto Auriti. (vedi qui – Auriti, il Commonwealth e la Moneta Debito ).
USA + UE + URSS = EURSS
Ma il modello di riferimento più vicino all'attuale piano mondialista e federalista denominato "Stati Uniti d'Europa", resta l'URSS. Ricordiamo, in merito, come il primo a coniare e sdoganare il concetto di "commissione", dal quale possiamo far derivare le origini dell'attuale istituzione comunitaria che si arroga senza alcuna legittimità popolare il potere esecutivo, fu Lenin (vedi "Lenin e Stalin hanno fatto scuola"giù nell'appendice in allegato – paragrafo tratto da un mio articolo del 20 dicembre 2012, "L'UE come l'URSS"). Alla luce di ciò, una domanda sorge spontanea: chi sono i nuovi paladini del federalismo europeista?
Il Partito più europeista che c'è!
In Italia l'uomo di punta di turno (anzi la donna) dei federalisti è Stefania Schipani, candidata a Sud nella lista "Scelta europea" dell'Alleanza dei Liberali e Democratici per l'Europa (Alde). L'ALDE è probabilmanete il partito più europeista che c'è. Anche un finto dissidente come Beppe Grillo, in merito, ne sa qualcosa, visto che vi ha aderito in occasione dell'imminete tornata elettorale europea (vedi qui Eurodissidenti ed Eurosimpatie – Grillo chiama ALDE ) e oggi – di conseguenza – sostiene la candidatura del capogruppo dello stesso ALDE, On. Guy Verhofstadt, al trono della presidenza della Commissione Ue. Scranno oggi occupato da Manuel Barroso. Ma chi è Guy Verhofstadt per aspirare a tanto? Capirlo è essenziale, se è vero il detto della premessa: "dimmi con chi vai e ti dirò chi sei!".
Chi è Guy Verhofstadt?
Già 47° Primo Ministro del Belgio, dal 1999 al 2008, il complesso e misterioso personaggio è stato anche presidente del Consiglio europeo. Per comprendere meglio lo spessore e il profilo del candidato, capace di attirare e sé così tanti consensi, è utile andare a ripercorrere i suoi trascorsi, e specie i discorsi pronunciati in occasioni solenni, all'interno dei luoghi simbolo delle istituzioni europee. Analizzando attentamente alcune delle sue più celebri ed eloquenti "dichiarazioni" si scopre davvero un universo per molti ignoto. Nell'estate del 2012, mente Mario Monti si apprestava a dettare le sue ricette europeiste per "curare l'Italia" (cioè svenderla per salvare la moneta imperiale) Verhofstadt dichiarava tutto il suo amore per la stessa moneta unica, "avvertendo" la Commissione Ue del fatto che avrebbe rischiato di perdere il sostegno del Parlamento europeo se non avesse prodotto in tempi brevi un piano per salvare l'Euro, rifacendosi al modello federale di altre realtà mondializzate. "Affermare strenuamente che non abbiamo nulla da imparare – dichiarò – equivale a non capire qual é il punto. Immaginare che l'Unione europea non abbia nulla da imparare dagli Stati Uniti, dal Giappone, dal Brasile o dal Canada è chiaramente sbagliato" (vedi qui – Verhofstadt a Barroso sul G20).
Federazioni compiute con una moneta unica
"Questi paesi sono federazioni compiute con una moneta unica, una sola politica economica, un'unica politica di bilancio e un unico mercato obbligazionario. L'Unione ha ancora molto da imparare in questo campo così come alcuni dei suoi leaders (…) È solo attraverso un profondo cambiamento di rotta nell'evoluzione dell'Unione che riusciremo a superare la crisi…" (vedi qui – Verhofstadt a Barroso sul G20). In un altro articolo, pubblicato nello stesso periodo, dichiarò ancora: "solo un salto in avanti politico in direzione di un'unione federale tra cui un mercato obbligazionario comune può salvare l'euro. Tuttavia, i vari vertici europei hanno dimostrato che i leader politici nazionali non sono in grado di giungere ad un comune piano atto a salvare l' euro". E ancora: "Ora, è responsabilità della Commissione europea di Barroso definire un pacchetto globale e completo sul tavolo europeo, proteso all''istituzione di un Fondo europeo di redenzione collettiva (Redemption Found – ovviamente a debito dei cittadini europei) con una dimensione stimata di 2,3 miliardi di euro, come richiesto dal Parlamento europeo nella sua risoluzione sulla crisi durante la sua ultima sessione di luglio (dichiarazione ANSA, estate – 2012)".
I pezzi di maggior pregio – Bruxelles 2000 / Varsavia 2001
Ma i pezzi di scuola europeista di maggior "pregio" Verhofstadt li ha regalati il 21 settembre del 2000, a Bruxelles, presso il think tank EPC ("European Policy Centre: an indipendent think tank, at the cutting edge of EU affairs" ovvero "centro di pensiero indipendente all'avanguardia sugli affari europei" – come ama definirsi sulla home page del suo sito: vedi qui EPC – European Policy Centre – Independent think tank) e il 17 Ottobre del 2001, a Varsavia, a poco più di un mese dall'attentato alle Twin Towers di New York.
Verso l'abolizione delle sovranità nazionali – Bruxelles 2000
Il 21 settembre del 2000, Verhofstadt – allora primo ministro belga – descrisse candidamente il sotterfugio adottato per giungere all'impostazione embrionale dell'UE (vedi in allegato il discorso integrale in lingua inglese dal sito dell' CVCE: "Speech by Guy Verhofstadt at the European Policy Centre on September 21, 2000" – http://www.cvce.eu/content/publication.). "Con la CECA (Comunità Europea Carbone e Acciaio) – leggiamo, traducendo dall'inglese – i semi dell'Unione europea di oggi sono stati seminati (in effetti, come ribadito in diversi articoli, la CECA servì sostanzialmente a commissariare ed accentrare il carbone e l'acciaio: elementi essenziali all'industria pesante, che vennero sottratti alla libera gestione delle nazioni e dei popoli europei – vedi qui Europa, alzati e Cammina, ma fuori dall’UE!). "E 'stato l'impulso iniziale allo sviluppo di un approccio comunitario – continua il politico – ad aver forgiato passo dopo passo l'integrazione europea, unendo e talvolta anche abolendo la sovranità nazionale in un approccio comune".
Varsavia 2001 – A qualche giorno dalla tragedia dell'11 Settembre
Ma la perla più rara, quanto a megalomania e spirito assolutizzante, è quella regalata all'umanità il 17 Ottobre del 2001, dinanzi alla platea polacca del "Colleggio d'Europa" e dinanzi a cittadini europei scossi per "l'attacco terroristico" (fu spacciato come tale) di New York. Il titolo dell'intervento fu già tutto un programma: "Il Nuovo Ordine Mondiale dopo l'11 Settembre" (vedi qui l'originale in PDF – https://www.coleurope.eu/speeches – "The New World Order since 11 September" – Speech by Guy Verhofstadt , Prime Minister of Belgium at the opening of the academic year at the College of Europe, Natolin (Warsaw) campus , 23 October 2001 del quale vi riproponiamo, di seguito, i passaggi più inquietanti e disarmanti).
Discorso sul Nuovo Ordine Mondiale dopo l'11 Settembre
"Signor Rettore , Signor Vice Rettore , Ospiti , Signore e Signori (…) in questa speciale cerimonia che segna l'inizio dell'anno accademico nella capitale del più grande dei 12 paesi europei con i quali l'Unione europea sta attualmente negoziando l'adesione . (…) Ho scelto di intitolare il mio intervento : " Il Nuovo Ordine Mondiale dopo l'11 settembre ", e ciò ad appena sei settimane dagli attacchi terroristici contro il World Trade Center di New York e il Pentagono a Washington (…). Questi attacchi – esordì Verhofstadt – sono stati i primi massacri ad essere mai stati trasmessi dal vivo e per intero in televisione. E 'difficile razionalizzare tali eventi di massa, ma l'unica cosa che veramente colpisce è il contrasto evidente tra il piccolo numero di attaccanti e l'enorme impatto delle loro azioni (…)." Poi ovviamente emerse la verità sugli attacchi e sulla reale identità dei mandanti degli stessi. Una verità ben diversa da quella dipinta da Verhofstadt (vedi qui 11/9 – Oltre il Sonno della Menzogna e l’Ira del Nemico e qui 11/9 – Nessun aereo contro le torri gemelle? Lo dicono la Boeing e numerosi piloti).
Gli attacchi e il Grande Bluff
"Gli attentati dell'11 Settembre – sostenne ancora – possono legittimamente essere descritti come attacchi militari. Sei o sette mila persone, tutti civili, sono morti nel giro di 90 minuti a New York e a Washington , nel cuore degli Stati Uniti. Nessun generale americano o un politico – aggiunse a torto… – avrebbe osato suggerire una tale operazione militare prima dell'11 settembre. In precedenza avremmo pensato che solo un'altra superpotenza, l'Unione Sovietica prima del 1989 o forse la Cina nel giro di poche generazioni, sarebbero stati in grado di minacciare gli Stati Uniti". Smentiamo tale ricostruzione storica, ricordando ai nostri lettori che la stessa Guerra Fredda, fu un grande bluff, come ci ricorda Auriti in "Il Danaro: Dio o Mammona?" (vedi qui Governo Occulto e Nuovo Ordine Mondiale)".
La legittimazione della "cura democratica" degli USA
"Ma nulla – asserì l'europeista Verhofstadt – potrebbe essere più lontano dalla verità. Ci sono voluti solo 40 uomini, una dozzina dei quali erano pronti a soddisfare la loro morte. Certo, erano fanatici… (…) Se fossero qui in questa stanza oggi, probabilmente, non si distinguerebbero dal resto di noi… Quaranta uomini e un leader del male, Osama bin Laden" (?)". Beh, un cosa è certa, un leader del male ci fu davvero, Verhofstadt qualcosa di giusto, suo malgrado, la disse, ma il suo nome è ed era ben più altisonante. Non trovate? (…) "Ma saremo in grado di catturare i terroristi-talebani?" Non saremo obbligati a dar loro la caccia per anni a venire? Dovremo sopportare diversi anni di una maggiore vigilanza?" domandò in un altro passaggio successivo l'europeista, legittimando evidentemente le "missioni di pace democratiche" degli Usa, che di lì a poco avrebbero ancor di più travolto il pianeta.
"Terrorismo" e Delegittimazione degli stati-nazione
Ma ecco giungere subito dopo, puntuale, la sua marzulliana auto-risposta al fine di legittimare lo status quo del nuovo ordine – sorretto dall'alibi del terrorismo – e delegittimare sempre più il senso ed il ruolo degli stati nazionali: "Qualunque sia l'esito del conflitto in corso – continuò Verhofstadt – dovremo affrontare le conseguenze degli attentati perpetrati a New York e Washington. I confini nazionali continuano a diventare sempre meno rilevanti. (…) Gli stati deboli o impoveriti possono facilmente diventare basi per o addirittura cadere nelle mani degli estremisti e delle organizzazioni terroristiche".
Legittimazione di uno stato di polizia
"Come risultato – concluse – abbiamo bisogno di stabilire una rete di polizia e di intelligence in alcuni paesi, attraverso la quale essi saranno meglio informati di ciò che sta accadendo rispetto alle autorità locali. Gli eventi dell'11 settembre hanno reso la questione della polizia e della sicurezza interna una questione politica urgente per il mondo intero". Alla luce di queste chiarissime affermazioni forse qualcuno inizierà a comprendere meglio un'altra sfaccettatura dell'espressione "europeismo", dando ad esso un significato più disincantato e realistico.
Le Primavere di Verhofstadt
"La stessa logica si applica agli affari militari. (…) Dopo l'ultima guerra condotta contro Saddam Hussein, il mondo – osservò – ha avuto a che fare con guerre intra-nazionali eccessivamente complesse, dal Ruanda (…) alla Jugoslavia. Ora il nemico ha colpito con estrema violenza il cuore delle due città in Occidente (New York e Washington). Questo nemico – continuò – non rispetta i confini nazionali, e non ha nemmeno il coraggio di rivendicare la responsabilità per le proprie azioni…".
Il disegno dietro l'attacco all'Iraq
Prima di continuare rarebbe interessante guardare il seguente video nel quale, in una intervista, Saddam Hussein spiega a Bruno Vespa i magheggi imperialistici dell'Occidente e i diktat del "Nuovo Ordine Mondiale" targato Usa-Nato-Israele. (vedi qui in basso). "Questo tipo di conflitto – continuò il pupillo del gruppo ALDE e dei federalisti-europeisti – richiede sempre l'impegno di piccole unità militari che combinano flessibilità ad elevata mobilità". L'ovvio riferimento è alle cosiddette "Missioni di Pace" di Usa, Nato e alleati. Chiaro!
Necessario ruolo dell'UE nel nuovo disordine mondiale
"La prima importante conclusione che possiamo trarre in questo contesto – asserì – è che nessuno può semplicemente ignorare ciò che sta accadendo nel resto del mondo. Questa è certamente una lezione per gli Stati Uniti che negli ultimi tempi hanno mostrato segni di voler andare da soli, prersentando una visione più introspettiva…. Eppure – aggiunge provvidenzialmente – era George Bush padre che nel 1991, due anni dopo la caduta del muro di Berlino e poco dopo la vittoria contro Saddam Hussein ha lanciato un appello per un Nuovo Ordine Mondiale (…) Un Nuovo Ordine Mondiale costruito o protetto con soli Stati Uniti si è rivelata un'illusione..". Quindi questo nuovo dis-ordine mondiale evidentemente nella visione del politico europeista si sarebbe dovuto realizzare con l'aiuto della stessa colonia sionista ed anglo-americana denominata UE….
Necessità del nuovo Ordine mondiale e leadership USA
"Eppure – riprese – ora abbiamo bisogno di un Nuovo Ordine Mondiale più che mai! Un ordine mondiale in cui la leadership americana rimarrà ovviamente un elemento chiave, se non altro perché rimarrà l'unico paese con una forza militare globale fino al momento in cui l'Europa svilupperà una capacità di difesa (unica) propria (vedi qui Difesa Europea Unica – e qui Eurogendfor: l’esercito comune Ue contro i disperati ). Ma gli altri continenti e in particolare l'Europa – ribadì – devono dare un contributo importante alla costruzione di questo Nuovo Ordine Mondiale. (…) Nessuno – meno di tutti l'Unione europea – vuole vedere una continuazione degli eventi recenti, in cui i paesi più poveri in Africa, America Latina e nei Balcani sono stati dilaniati e diventare un rifugio per i criminali e pirati moderni capaci di colpire in qualunque modo essi scelgono, dove e quando vogliono". Sarebbe interessante – col senno di poi – chiedere a Verhofstadt, come giudicherebbe oggi, a telecamere spente, gli effetti disumani degli embarghi UE contro Siria e Iran (vedi qui ONU, Siria, Iran – Tra Diplomazia e Doppiopesismo e qui Bruxelles Affama Teheran – Nuova Stretta ).
Siria, Ribelli Massacrano Civili Curdi. Gli “Amici della Siria” Tacciono! Vergogna UE
Martedì, Agosto 6th/ 2013
Non populismo, ma solo Antieuropeismo consapevole!
Ma – ci chiediamo – Verhofstadt ha reale contezza della gravità di quel che dice? Conosce i veri mandanti delle guerre nel mondo? (vedi qui – Corporatocrazia e Imperialismo Usa – High Frequency Trading ed Economic Hitman); Conosce le dinamiche perverse ingenerate dal mondialismo attraverso organizzazioni sovversive e filo-Usa come Otpor, ed il loro ruolo nel fomentare le falsissime "rivoluzioni arabe" e le altrettanto false ed abominevoli "rivoluzioni colorate" in tutto il mondo? (vedi qui – Un Inganno Chiamato “Primavera Araba” – Seconda Parte ). Beh crediamo proprio di si! Ed è proprio questo che ci inquieta, spingendoci a gridare il nostro convinto, profondo e consapevole "antieuropeismo". E' questo dunque l'uomo che dovrebbe e potrebbe essere presto chiamato alla guida della Commissione europea e che meglio incarna il "nobile e pacifico" sentimento europeista, del quale si va predicando? Beh, evidentemente si, almeno per i profeti degli Stati Uniti d'Europa. (continua…)
Sergio Basile (Copyright © 2014 Qui Europa)
Partecipa al pubblico dibattito – infounicz.europa@gmail.com
Appendice 1 – Lenin e Stalin hanno fatto scuola
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(Da "Quieuropa" del 20/12/2012 – di Sergio Basile) D'altra parte si chiamavano "Commissioni" e "Commissari" le stesse strutture totalitarie di contollo ideate da Lenin durante il primo governo rivoluzionario russo. Anche all'ora, come oggi nell'Ue, i suddetti commissari non venivano assolutamente eletti, ma nominati dall'alto. Da una strettissima cerchia di oligarchi. In tal modello analogie anche tra Europarlamento e Duma: entrambi – a quanto pare – organi di facciata, protesi a garantire lo status quo e ad eludere le masse, fornendo interpretazioni fantasiose su fatti gravissimi e cruenti come l'attuale crisi dell'euro e della moneta-debito. La moneta imperiale. Se così non fosse davvero non ci spieghiamo come possa resistere ancora il regime delle private e plurindagate agenzie di rating in Europa; e come la frottola dello spread continui a mietere vittime tra l'indifferenza generale. Per tacere sul credit crunch e sulle politiche della Bce e di Basilea 3: altra grande analogie copiata questa volta dal vecchio Stalin. Il primo – guardacaso – a privatizzare la Banca Centrale dell'Unione Sovietica (Gosbank), sottraendola al controllo del popolo: l'origine di tutti gli imbrogli dell'economia moderna.
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Link, Video e Articoli allegati
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PDF – Discorso di Guy Verhofstadt – Bruxelles 21/9/2000 EPC
http://www.cvce.eu/content/publication
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PDF – Discorso di Guy Verhofstadt – Varsavia 23/10/2001 iscorso di Guy Verhofstadt – Bruxelles 21/9/2000 EPC
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