Giovedì, Settembre 5th/ 2013
– Redazione Qui Europa –
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Siria – Obama cerca legittimazione a Stoccolma,
la destra Francese critica Hollande
Svezia – Reinfeldt: "Certe faccende vanno lasciate all'ONU!"
Usa – Commissione esteri del senato USA – primo "Via Libera"
al raid criminale. Ora si attende il voto del Senato
Francia – Fronte Anti-Hollande: "la questione passi dal Parlamento!"
Vaticano – Nuovo appello alla Pace del Papa, in attesa del G20
di San Pietroburgo
Redazione Qui Europa
La "Questione Siriana" nei palazzi di Washington a Parigi
Parigi, Washington, Stoccolma, Damasco, Roma – La giornata di ieri è stata molto densa sulla "drammatica questione siriana" e da Washington all'Europa, a Roma, le strategie dei contendenti – stati guerrafondai e, d'altra parte, stati difensori del Paese mediorientale – sono andate avanti a ritmi molto serrati e concitati. Così è accaduto che mentre la Commissione Esteri del Senato Usa dava il primo via libera ai raid criminale sulla Siria (con una risoluzione approvata on 10 voti favorevoli e 7 contrari) in attesa del voto del Senato, in Francia si parlasse di "intervento fermo e proporzionato, ma in assenza di truppe di terra". Jean-Marc Ayrault – Primo Ministro francese nominato il 15 maggio 2012 da Francois Hollande e successivamente riconfermato in data 18 Giugno 2012 nel cosiddetto "Governo Ayrault II" – ha in pratica recitato lo stesso copione scritto a Washington (o probabilmente a Tel Aviv?) sostenendo come "la gravità della situazione costringe ad agire anche per evitare di mostrare debolezza nei riguardi del programma nucleare iraniano". Del tutto contraria all'operazione bellica (neocoloniale) in Siria si è invece dimostrata l'opposizione di destra, specie in assenza di risoluzioni ONU, accusando Hollande – in pratica – di essere una sorta di burattino nelle mani degli Usa (e – aggiungiamo – del sionismo ebraico). Il fronte di destra ha quindi ammonito il governo affinché ogni decisione passi prima dal Parlamento. Intanto l'UE come al solito dorme! Pronta solo – evidentemente – ad intervenire esclusivamente qiando si tratta di approvare nuovi sanguinosi e cruenti embarghi economici sulla Siria.
Barack a Stoccolma in cerca di legittimazione
Ma – dicevamo – l'altro incontro degno di rilievo si è tenuto in Svezia, a Stoccoloma, dove Barack Obama è volato nelle scorse ore per incontrare il premier Friederick Reinfeldt, cercando probabilmente un'ennesima sponda "amica" nel Vecchio Continente a sostegno del folle ed illegittimo raid deciso – a quanto pare – in tempi non sospetti, probabilmente già nell'era Bush, all'indomani dell'iniquo crimine dell'11 Settembre 2011 e delle bugie sulle Twin Towers. Obama nell'occasione ha rilanciato la fantasiosa e menzognera "tesi sull'uso di armi chimiche", tralasciando completamente di ricordare ai compiacenti – ma, come vedremo, non più di tanto – interlocutori europei il fatto che le prove finora esaminate – secondo logica – non portano al palazzo presidenzaile di Bashar Al-Assad, ma ai palazzi degli alleati USA ed alla stessa Casa Bianca, impegnata negli ultimi due anni (come dimostrato in centinaia di articoli da www.quieuropa.it – vedi in allegato) a sostenere più o meno sottobanco i mercenari-pseudo ribelli e la loro distruttiva e criminale azione sovversiva, perpetrata al fine di trasformare la florida e pacifica Siria in uno stato islamico integralista e razzista sotto l'influenza di Israele, Lega Araba e Qatar. "non sono stato io a tracciare una linea rossa – ha dichiarato Obama – ma la linea rossa è stata tracciata dalla comunità internazionale, quando i governi che rappresentano il 98 per cento della popolazione mondiale hanno stabilito che l’uso di armi chimiche vada abbandonato, e hanno approvato un trattato che proibisce il loro uso anche quando un paese sia impegnato in una guerra. Non è la mia credibilità ad essere in gioco, ma quella della comunità internazionale”. Insomma in assensa di una ragione reale, assoluta e trasparente lo stolto – come dice il proverbio – tenta di farsela da sé… "La crisi siriana potrebbe risolversi con un processo di transizione politica – ha aggiunto in fine – ma serve inviare un segnale chiaro e forte contro l’impiego di armi chimiche per far passare a Assad la voglia di riprovarci". Come direbbe il saggio: "non c'è più sordo di chi non vuol sentire…!". Ma degna di nota è stata anche la risposta – per il vero non scontata, ma piuttosto eloquente di Reinfeldt, che avrà lasciato non proprio entusiasta Obama: ''crediamo che ci siano questioni come la sicurezza internazionale e come come la pace che debbano essere affidati all'Onu''.
Aspettando il G20
Sul fronte romano della Pace (quello vaticano) Monsignor Toso, riprendendo le parole del Papa ha ricordato come "la guerra chiami guerra anche perché intrappola i popoli in una spirale mortale: porta in sé una visione distorta del potere inteso come sopraffazione e dominio e, inoltre, accentua il pregiudizio che tutti cercano di distruggere gli altri". In effetti la guerra – a la storia ce lo insegna inequivocabilmente – non finisce mai e le ragioni della giustizia sono sempre disattese: basta vedere le "Rivoluzioni Primaverili Arabe, quelle dei Fiori o quelle Colorate" dal 1990 ad oggi – tutte fomentate da organizzazioni filo-statunitensi come Otpor – o le stesse Rivoluzioni Illuministiche e Socialiste, tutte iniziate nel nome di una presunta Giustizia e Eguaglianza, ma in effetti tutte rivelatisi successivamente delle grandi farse generatrici di instabilità, morte e distruzione. Fomentare una "falsa rivoluzione" verso un paese come la Siria, da sempre equilibrato e pacifico è dunque un crimine ancor più grave di quanto non lo sia già la guerra di per sé. E questo l'assunto principale che i "grandi" della terra dovrebbero tener in considerazione nell'imminente G20 di San Pietroburgo, dove Vladimir Putin – primo difensore della martoriata Siria – giocherà in casa. Intanto le contestazioni contro le politiche imperiaslistiche di Usa e alleati – in questo folle disegno egemonico mondiale – continuano in tutti i continenti, ad iniziare dall'America.
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