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  • Perchè non sorge la rivoluzione in Italia?

    Perchè non sorge la rivoluzione in Italia?

    Mercoledì,  Luglio 15th/ 2015    
     

    – di Giovanni Agostino, Sete di Giustizia Messina –

    Redazione Quieuropa, Sete di giustizia, Messina, Rivoluzione, Giacinto Auriti, Sistema bancario, rivoluzione monetaria, comune nemico, giovane media, calo dei matrimoni, concorrenza spietata, apatia generalizzata 

    Società ed Economia – Verso una provvidenziale rivoluzione monetaria

    Perchè non sorge la rivoluzione in Italia?

    La strada da percorrere contro il comune nemico:

    non una rivoluzione violenta, ma una rivoluzione

    monetaria sulle orme di Giacinto Auriti

     

    di Giovanni Agostino, Sete di Giustizia Messina

    Rivoluzione monetaria

     Perché in Italia non sorge la rivoluzione?                                                     

    Messina, Roma, Atene – Giovanni Agostino, Sete di Giustizia Messina – I giovani greci in queste ore, come sempre traditi sia dalla politica nazionale che europeista – e chi trova le differenze è bravo (…) – stanno contando gli spiccioli rimasti in cassa, da riversare ancora una volta nelle tasche dei grandi usurai… Ma i giovani italiani, per contro, non vivono meglio: essi vivono oggi l'epoca senza fine del precariato, sacrificati a svolgere lavori di furtuna, sporadici o a tempo determinato che non danno alcuna prospettiva per il futuro; è un dato di fatto come i matrimoni siano drasticamente diminuiti in Grecia come in Italia, per il semplice motivo che manca una ragionevole previsione per costituire un nucleo familiare; il tasso di natalità, dunque, è comprensibilmente ai minimi storici. Sorprende poi l'apatia generalizzata su fenomeni che abbassano a rango di mero "strumento del mercato" l'essere umano; conseguentemente il "giovane medio" non si affanna più, da qualche anno a questa parte, a ricercare delle soluzioni che possano migliorare la propria condizione sociale ed economica, vivendo costantemente in bilico tra un posto di lavoro ed un altro. Del resto la concorrenza è spietata e le assunzioni rappresentano il frutto dolce ma acerbo da conquistare a tutti costi a discapito del prossimo, in una giungla sociale senza alcuna meritocrazia. Capirete bene che il mondo nel suo complesso… e quello del lavoro nello specifico, si trovino oggi in una condizione drammatica ed unica dal dopoguerra ad oggi. La classe politica, per contro – volente o nolente –  è totalmente incapace a far fronte alle problematiche di un Paese ormai in balìa di se stesso, dimostrandosi sempre più completamente appiattiva alla volontà dei grandi banchieri centrali. A questo punto la domanda sorge legittima: perché in Italia non scoppia una rivoluzione?

     Limite di Galimberti e lotta di clase sessantottina                                     

    Secondo il filosofo Umberto Galimberti in passato, a suo dire fino al '68, la lotta rivoluzionaria avrebbe avuto una "dimensione umana" e il conflitto sarebbe sorto, sempre a suo dire,  legittimamente tra due volontà distinte, nel senso che gli interessi degli operai non erano gli stessi del grande imprenditore: dunque il  cosiddetto padrone da contrastare era una persona fisica con un volto, un nome e cognome. Ovviamente c'è da dire, per sfatare ogni falso mito, come la lotta di classe sessantottina mai denunciò il grande nemico dei popoli, individuabile nel sistema bancario internazionale e nelle banche centrali, emittenti moneta-debito: anche all'epoca, in effetti, si trattò in sostanza di una solita "guerra tra poveri" caratterizzata dalla cecità strumentale dei sindacati (vedi qui Moneta – Limiti dei sindacati e crimini moderni della società strumentale) e fomentata dai poteri forti (vedi qui La Scuola di Francoforte: la congiura della corruzione – Prima Parte e qui La Scuola di Francoforte: dalle droghe al gender – Seconda Parte) con la precisa volontà di sovvertire i "vecchi" schemi sociali e familiari.

    Rivoluzione monetaria

     Il comune nemico                                                                                               

    Oggi, finalmente, ci si è resi conto – e lo si sta facendo sempre più – che servo e padrone stanno dalla stessa parte, entrambi afflitti dai debiti a causa del regime usurocratico denunciato dall'emerito professore di diritto, Giacinto Auriti. Chi comanda è la Grande Finanza, la quale non ha una dimensione umana e rimane sempre nell'assoluto anonimato: nessuna identità umana percebile ai sensi si ravvisa in essa, anche se dietro qualcosa c'è sempre qualcuno ed una mission ben precisa. Il giovane medio, dunque, non riuscendo a decifrare le cause del male e della sua profonda insoddisfazione e tristezza indotta cade nella rassegnazione e continua a vivere il quotidiano con l'inerzia della palla che rotola dalla rupe, come se tutto fosse “normale”.

     Quale rivoluzione?                                                                                             

    Se il problema è di matrice finanziaria e monetaria non occorre una rivoluzione violenta che si presti a facili manipolazioni; opportuna semmai è una rivoluzione monetaria fondata sulla “Giustizia”. L'unico che ha saputo intraprendere seriamente e provvidenzialmente una lotta senza confini contro la dimensione anonima che definiamo "Grande Finanza" è stato proprio il professor Auriti che ha elaborato la Teoria sul Valore Indotto della Moneta. Negli anni Novanta il professore condusse una serie di iniziative e chiese – tra l'altro – al Tribunale di Roma di dichiarare la moneta, all'atto della emissione, di proprietà dei cittadini, sostenendo l'illegittimità dell'attuale sistema di emissione della moneta, in quanto la Banca Centrale si arroga – attraverso un mero trattato: quello di Maastricht / Art. 105 – il diritto di proprietà sulla medesima.

    Rivoluzione monetaria

     Una strada chiara e già ben illuminata dalla Provvidenza                        

    Come vedete il percorso rivoluzionario di matrice monetaria è già stato indirizzato dopo studi giuridico-monetari trentennali, elaborati dal compianto professore. E' il momento, specie per noi giovani, di percorrere la via indicata. Chi comanda sa che tutte le rivoluzioni che si rispettano sono contagiose: un'eventuale rivoluzione monetaria in Italia non rimarrebbe immobile tra i nostri confini. Questo i grandi usurai lo sanno bene e perciò studiano costantemente e febbrilmente le contromosse per neutralizzare ogni anelito di libertà e riscossa: i più attenti, in merito, si saranno certamente accorti della costante diffusione di armi di distrazione di massa (calcio, amore esasperato per la tecnologia, droghe, alcool, pornografia senza limiti e censure, divertimento a tutti i costi e a buon mercato, vizi di ogni genere ed alienazioni varie…). Dunque il giovane medio, in stato di rassegnazione, si abbandona al presente vivendo gli eccessi abilmente forniti dalle èlite, a pieno regime.  Il potere appare invulnerabile, troppo forte, scoraggiando così ogni tentativo di cambiamento: e questo soprattutto perché non si coglie la dimensione spirituale della "guerra" in atto; e nel contempo non si coglie neppure la straordinaria potenza dello spirito quale reale arma di liberazione. Lo stato apatico delle cose dipende tuttavia dal popolo, in primis dai giovani; esso dipende, dunque, anche da noi e da una provvidenziale rinascita spirituale: l'unica scossa capace di destare le masse dal sonno mortale. Il cambiamento di questo folle status quo dipende da noi!

     Destinati a vincere                                                                                             

    Cari lettori è tutto nelle nostre mani, anche se va chiaramente esplicitato il fatto che la rivoluzione monetaria non può e non deve avere alcun colore politico, recintandosi dietro le mura cadenti di un singolo partito: ciò oltre ad essere riduttivo assoggetterebbe ingenuamente il cittadino "risorto" ad etichette o stereotipi di ogni genere, ingenerando ulteriori divisioni. Il professore Auriti più volte ha affermato che esponenti politici sia di sinistra che di destra possono convergere per il raggiungimento della sovranità popolare della moneta. Va ricercata la collaborazione di tutti perché la moneta è di tutti i cittadini: sta alla nostra intelligenza e sensibilità trovare i metodi per realizzare questo miracolo, nelle certezza che la battaglia è destinata a farci conquistare la palma della vittoria. Le idee forza incorporano la forza della verità e sono destinate a vincere per loro natura. Questa è un'idea forza (vedi per approfondimenti vedi qui La Contro-Rivoluzione di Giacinto Auriti: l’era del Credito Pubblico)!

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    Giovanni Agostino, Sete di Giustizia Messina (Copyright © 2015 Qui Europa)

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  • Putin: in Siria i Ribelli, in Egitto Morsi  hanno tentato di islamizzare la Società

    Putin: in Siria i Ribelli, in Egitto Morsi hanno tentato di islamizzare la Società

    Martedì, Luglio 9th/ 2013

    – di S.P. Redazione Qui Europa  –

    Vladimir putin, Morsi, Egitto, Rivoluzione, Fratelli Musulmani, Siria, Islamizzazione del Medioriente e dell'Africa, Dopo Mubarak, Salafiti, Emarginazioni, 22 milioni di firme, destituzione del presidente egiziano, Movimento Tararod 

    Putin: in Siria i Ribelli, in Egitto Morsi

    hanno tentato di islamizzare la società

    Ecco cosa c'è davvero dietro la destituzione di Morsi!

    Chi è il Movimento Tamarod?

    L'Analisi di Qui Europa

     

    di S.P. Redazione Qui Europa

    Egitto - Morsi - Putin - Islamizzazione

     Putin: Come in Siria i Ribelli, così in Egitto Morsi islamizzava il Paese 

    Mosca, El Cairo – "L'Egitto da giorni sta scivolando verso la guerra civile e rischiando di fare la stessa fine di un altro Paese della regione, la Siria". A dichiararlo nelle scorse ore è stato Vladimir Putin, nell'ambito di una visità ufficiale in Kazakhstan. Come dargli torto? D'altronde la mobilitazione popolare, non riguarda più solo Il Cairo e piazza Tahrir, ma anche Alessandria, Suez, Mansoura e tutti i maggiori centri del Paese delle piramidi. D'altronde il violento piano d'islamizzazione di Africa e Medioriente ha stancato, svilito e gettato dello sconcerto più totale le stesse popolazioni che – come sta accadendo in Egitto – si stanno ribellando a questa dittatura asfissiante. Allora accade l'imprevedibile: cioè che i Fratelli Musulmani, guidati dall’ex presidente Morsi, perdano colpi, spazzati via dalla furia della popolazione. D'altra parte c'è da notare come l'Egitto non sia l'Italia, e gli Egiziani sanno bene cosa fare  quando i limiti del regime e le ingerenze della "cosiddetta politica" superano i limiti della decenza. Superano la cosiddetta linea rossa. Evidentemente, quindi, gli islamisti nel loro fervore cieco hanno finito per travisare completamente il mandato del dopo Mubarak, tradendo profondamente gli Egiziani e la stessa millenaria anima dell’Egitto.

      Dietro la destituzione di Morsi                                                                             
     
    Questa volta il tutto è partito dal movimento Tamarod (Ribellione), capace, mediante la raccolta di 22 milioni di firme in tre mesi, di ottenere la destituzione di Morsi. Presidente che a sua volta aveva ottenuto 13 milioni di voti. Non roba da poco, dunque! Gli Egiziani, a quanto pare, non hanno più retto all'egemonia "da vera e propria casta" esercitata aspramente e anti-democraticamente da Ikhwan e salafiti. Un'egemonia politica e sociale fatta di settarismi, estremismi ed emarginazioni inaccettabili. Numerosi sono stati i morti, nella dura repressione governativa. Ma una cosa – al di là degli episodi di guerriglia e del sangue versato da molti giovani: che non avremmo voluto mai vedere – ci fa storcere il naso: la mancanza di un forte e convinto sentimento anti-imperialista ed anti-sionista. Vedremo, in tal senso, cosa accadrà più avanti. Tuttavia quella egiziana è oggi una società profondamente disisa.
     

     S.P. (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    La Deriva Turca - Morti e Repressione - Governo Erdogan
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     Turchia – Quello che i media italiani non dicono                                           ​
     

    Istanbul, Ankara – In queste ore (come raccontato ieri da "Qui Europa" nello speciale con una ricca ed inoppugnabile documentazione di foto e video – vedi allegato) la Turchia è scossa da una furiosa rivoluzione, stanca di un regime opprimente ed asfissiante. La stragrande maggioranza dei media occidentali (e praticamente tutti i media italiani di bandiera) stanno ignorando strategicamente i fatti di Ankara, Istanbul e del resto del Paese. Perchè? Altri hanno ingenerosamente e subdolamente strumentalizzato la protesta parlando di premier fascista e di rinascita del comunismo, o di "protesta comunista". Beh, non è proprio così… Anzi, per nulla! La questione è molto più complessa, subdola e profonda e richiede un doveroso approfondimento. I fatti di Istanbul infatti riguardano l'Italia e le sue alleanze più di quanto possiate immaginare. Per capire bisogna leggere i fatti politici che hanno travolto la Turchia targata Erdogan negli ultimi due anni, ed in particolare il repentino precipitare della questione siriana, che i signori della guerra (tra i quali anche il premier turco Erdogan e gli ultimi governi italiani, a quanto pare… ) vorrebbero traghettare verso i bassifondi di una guerra. probabilmente di una Terza Guerra Mondiale. Di una bestiale guerra contro un popolo ed un governo sovrano e pacifico: quello di Damasco e della vicina Siria. Ma c'è di più. Vediamo, ricostruendo brevemente gli ultimi fatti.

    Rivoluzione Turca - l'Imbarazzante e Vergognosa silenzio dei Media Italiani

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Turchia – Deriva integralista filo-islamica e filo-sionista                            

    l premier turco Erdogan in queste ore è in viaggio nei paesi del Maghreb mentre in patria infuriano le proteste contro la svolta filo-islamica e filo-sionista del suo governo, coinvolto in prima persona per l'instaurazione di un disumano e liberticida New World Order in Medioriente. Un nuovo equilibrio incentrato sulla condivisione – no accettata dal popolo turco – dei valori più estremisti di un radicalismo-islamico intriso di satanismo (e le macabre, continue e spietate esecuzioni documentate da "Qui Europa" degli ultimi tempi, non lasciano davvero nessun dubbio in merito. Chi ha occhi per vedere, veda!). Integralismo che prorpio in queste ore continua a mostrare il proprio vero volto in Siria. Oggi, alla luce di ciò, l'esecutivo turco comincia a scricchiolare, sotto i colpi di una protesta apparentemente nata in opposizione alla costruzione di un centro commerciale nel parco sito a fianco della centralissima Taksim Square (vedi foto sotto).

    Taksim Gezi Park - Erdogan's Project

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Taksim Gezi Park e non solo – Ecco cosa c'è dietro                                        

    Infatti, la motivazione ufficiale fornita da alcuni organi di stampa turchi parla di proteste nate per impedire la distruzione di uno dei parchi più importanti della città, il Taksim Gezi park, per fare posto – almeno secondo alcune indiscrezioni trapelate dalla TV di stato turca – ad una caserma militare e/o ad un centro commerciale. Ma la motivazione che avrebbe acceso la miccia della protesta sarebbe un'altra: il parco di piazza Taksim (che oggi spita circa 600 alberi in una delle aree verdi storiche più antiche e belle della città di Istanbul, la più grande della Turchia) secondo il progetto di Erdogan (o "il Sultano", come ribattezzato recentemente) sarebbe stato destinato alla costruzione di una gigantesca moschea, in un progetto di iper-islamizzazione del Paese, che risponde pienamente alle strategie seguite con il Medioriente e la stessa Siria. Come dimenticare le ingerenze governative di Ankara contro Damasco e Mosca? (vedi articoli in allegato per approfondimenti). Per la cronaca ricordiamo che il parco, costruito sulla base del piano dell’architetto francese Henri Prost, è stato aperto al pubblico per la prima volta nel 1943 con il nome di Inonu park, in onore del secondo presidente turco Ismet Inonu: guida del Paese dal 1938 al 1950. Il Gezi park – posto a fianco di piazza Taksim – nel distretto di Beyoglu fu edificato dal padre della Repubblica e primo presidente, Mustafa Kemal Ataturk. Un'istituzione che sfiora il sacro in Turchia. Il Grande Padre della Nazione, per intenderci! Quello di Erdogan rappresenta quindi un gravissimo affronto contro il cuore delle tradizioni turche e della sua stessa storia. Inoltre nel corso degli anni l'estensione del parco fu ridotta più volte per fare spazio a diverse strutture alberghiere. Cosa già mal tollerata dall'intera cittadinanza di Istanbul, – e dell'intera Nazione – che ha da sempre mantenuto alta la guardia.

    Turkey Insurrection - Freedom

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     Crepe nel Governo Erdogan – Le scuse ufficiali del Vice-Premier            

    Ciò spiega perchè alcuni esponenti del governo Erdogan non serabbero d’accordo con la scelta repressiva del primo ministro. A renderlo noto lo stesso vicepremier Arinc, in un intervento concordato, ma comunque forte, nel quale il politico ha fatto un deciso passo indietro, chiedendo scusa alla popolazione per l’uso eccessivo della forza e per i 3 morti e le migliaia di feriti, anche gravi. “A nome del governo – ha dichiarato nelle scorse ore Arinc – posso dire che l’uso della forza contro persone che inizialmente hanno protestato per motivi ecologisti è stato certamente sbagliato. Chiedo dunque scusa ai cittadini. Lo dico liberamente". Senza dubbio parole inusuali ed emblematiche nella storia politica turca. Per molti ciò rappresenta il segnale di una crepa nel monolitico sostegno al premier Erdogan e negli equilibri di palazzo. Ma di certo i Turchi non si accontenteranno si semplici e strategiche scuse. C'è da giurarci…

    La Deriva Turca - Morti e Repressione - Governo Erdogan

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     Una Calma precaria – Nazione scossa per Abdullah e gli altri martiri…   

    Stamane a Istanbul ed in tutto il Paese è tornata una calma precaria segnata – tra l'altro – dallo sciopero (strategico?) dei dipendenti pubblici e di molti mezzi pubblici. Scioperi di 48 ore anche per i sindacati del pubblico impiego. Ma il Paese – malgrado la calma da fuoco sotto cenere che si respira per le strade – è ancora profondamente scosso per la morte di tre dei suoi figli, diventati loro malgrado eroi involontari e simbolo di questa protesta. Anzi di questa rivoluzione! Tre – dicevamo – sono state le vittime delle proteste antigovernative: un manifestante di 22 anni, membro di un partito dell’opposizione, è deceduto per delle ferite alla testa nella provincia di Hatay. Secondo i testimoni, è stato ucciso da un proiettile. Circostanza negata dagli inquirenti. Lunedì, un altro manifestante aveva perso la vita a Istanbul. Per un terzo giovane, raggiunto da un colpo di pistola ad Ankara, è stata dichiarata la morte cerebrale. 

    Scontri e Morti in Turchia - Turkey Revolution

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     L'Ultimo post di Abdullah                                                                                        

    Tra di essi il giovanissimo Abdullah Comert (Vedi foto sopra e video in allegato). Il suo ultimo post su facebook recitava così: "I slept 5 hours in 3 days. I have been exposed to tear gas countless times and had 3 near death experiences. They say, "Give up, you can't save the country". I say, "Yes, we will and we'll die if we have to". (I'm so exhausted, in 3 days I drank 7 energy drink and 9 painkiller pills. I have a hoarse voice but I will be in the square at 6, just in time for revolution)". Ho dormito 5 ore in 3 giorni. Sono stato esposto a gas lacrimogeni innumerevoli volte e ha avuto tre esperienze di premorte. Essi dicono: "rinunciate! Non è possibile salvare il Paese". Io dico: "Sì, lo faremo e moriremo se dobbiamo". (Sono così esausto, in 3 giorni ho bevuto 7 energy drink e 9 pillole di antidolorifico. Ho una voce rauca ma sarò in piazza alle 6, giusto in tempo per la rivoluzione) ". Mentre scriviamo un brivido ci assale e ci sconvolge. Ma perchè – ci chiediamo – questa pazzia ci chiediamo? Perchè destabilizzare dei popoli, delle nazioni. Perchè fomentare guerre contro stati sovrani e pacifici. Perchè odiare il prossimo? A chi potrà mai giovare la realizzazione di progetti tanto oscuri? 

    Morti e Feriti in Turchia - Rivoluzione contro Erdogan

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Maltrattamenti e abusi – Quello che i media italiani non dicono              

    Frattanto, l'ufficio di Amnesty International a Istanbul, nei pressi di piazza Taksim, negli ultimi tre giorni è stato letteralmente trasformato in un pronto soccorso. Secondo una dichiarazione rilasciata all'ANSA nelle ultime ore dal portavoce di Amnesty Italia, Riccardo Noury. "molti sono stati i maltrattamenti e gli abusi della polizia nei confronti degli arrestati. I manifestanti fermati – continua Noury – sono stati tenuti in massa, fino a 12 ore, nei blindati della polizia senza acqua, cibo e senza servizi igienici (…) inoltre lacrimogeni sono stati lanciati anche all'ingresso degli ospedali" e la polizia ha arrestato feriti che necessitavano di cure". Pazzesco amici lettori!

    Scontri in Turchia - Morti e Feriti

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     L'esplosione degli scontri – Assaliti anche giornalisti e fotografi              

    Le proteste – ricordiamo – si erano intensificate nella giornata di venerdì 31 maggio dopo che la polizia aveva ricevuto l'ordine dal governo di usare la forza per sgomberare le tende dei manifestanti: atti di dissenso per la maggior parte pacifici, e assolutamente non-violenti, come invece vorrebbero smentire molte fonti governative. Ma una volta innescata la miccia, si sa, è impossibile prevedere e prevenire azioni violente e di difesa. Il "la" è stato dunque dato dalle stesse forze dell'ordine che al fine di costringere i manifestanti ad abbandonare il parco (vedi video in allegato postati nell'articolo di ieri 4 Giugno 2013) anche attraverso l’utilizzo di idranti, lacrimogeni e spray al peperoncino e urticanti. Tra i feriti anche giornalisti, fotografi e due deputati dell’opposizione al governo guidato da Erdogan. Come detto, dopo le prime notizie arrivate da Istanbul, cortei di solidarietà si sono sviluppati a macchia d'olio in tutto il Paese. Tra i motivi della protesta anche l'atteggiamento di Ergogan tenuto nei confronti della vicina Siria, divenuta improvvisamente terra di conquista, e la Turchia di Erdogan sembra essere diventata la prima complice dell'imperialismo Usa-Nato. Questo la popolazione lo ha capito fin troppo bene, e – come detto – non ci sta.

    Scontri e Morti in Turchia - Turkey Revolution

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Turchia – Media Italiani e scomode verità da occultare                               

    La totalità dei media di regime italiani – dicevamo in apertura – ha censurato – ovviamente… – la notizia. Troppo scomoda per l'attuale dittatura Bilderberg e Made in Usa. Un'altra parte di media – ribadiamo – ha parlato esclusivamente di protesta per il parco adiacente a Piazza Taksim (Gezi Park) che Erdogan vorrebbe smantellare in virtù – si è detto – di un centro commerciale… ma le notizie che ci giungono nell'ultim'ora da Istanbul – è bene ricordarlo ancora una volta – fanno cenno all'opposizione della popolazione turca alla costruzione di una mega moschea che Erdogan vorrebbe edificare al posto del Parco, ed all'alleanza con la Lega Araba, l'integralismo islamico e le forze Usa-Nato per distruggere la Siria, ora che anche l'ONU sembra aver trovato le prove (ridicole) delle presunte armi chimiche usate da Assad contro un popolo che lo ama e che l'ha sempre amato…. Non ci sono davvero parole. Non ci resta che gridare: Forza Turchia! Forza Siria! Liberta!

    Sergio Basile, Angelo Iervolino  (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Qui Europa – I FAMILIARI DI ABDULLAH apprendono la notizia della morte del giovane… La repressione del Governo Filo-Sionista e filo-integralista islamico Erdogan… ha causato 3 vittime… http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=AnK0cQtJt1M
    Qui Europa – I CRIMINI DI ERDOGAN CHE RAIFININVEST ECC… FINGONO DI NON VEDERE… ECCO LA DEMOCRAZIA DEL GOVERNO ERDOGAN, GRANDE ALLEATO USA…https://www.facebook.com/photo.php?v=546806192054026&set=vb.217514361649879&type=2&theater

     

    1. Qui Europa – L'ORGOGLIO DELA POPOLO TURCO, STANCO DI SUBIRE PASSIVAMENTE GUERRE CONTRO POPOLI SOVRANI (VEDI SIRIA E MEDIORIENTE)… STANCO DELL'IMPERIALISMO USA-NATO CHE STA ANNIENTANDO I POPOLI – ANCHE SE LA TV DI REGIME IN ITALIA NON DICE NULLA 

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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  • La Rivoluzione del Popolo Turco contro Sionismo e Regime Erdogan – Morti e Feriti

    La Rivoluzione del Popolo Turco contro Sionismo e Regime Erdogan – Morti e Feriti

    Mertedì, Giugno 4th/ 2013

    – di Angelo Iervolino e Sergio Basile –

    Turchia, Erdogan, Europa, Rivoluzione, proteste, Guerra, sionismo, libertà di stampa, Siria, Regime liberticida, Popolo turco in Piazza, Istanbul, Arresti e feriti, Morti, Rivoluzione popolare in Turchia, Silenzio dei media di regime italiani, Imperialismo Usa-Nato, Angelo Iervolino, Qui Europa 

    La Rivoluzione del Popolo Turco contro

    Sionismo e Regime Erdogan

    Bagno di sangue, la polizia spara e uccide i

    manifestanti: in milioni nelle piazze in 

    tutto il Paese

    Il Solito vergognoso silenzio dei Media Italiani

    Solidarietà al popolo della vicina Siria. No alla Guerra

    No al Nuovo Ordine Mondiale e all'imperialismo 

    Usa-Nato e al sionismo

     
    di Angelo Iervolino e Sergio Basile
     
    Turkey Insurrection - Freedom
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     Turchia – L'intera Nazione in Piazza per la Libertà                                        
     
    Istanbul, Ankara, Smirne – In Turchia – Paese oggi dominato da un governo filo-Usa e filo-Nato, a trazione spiccatamente sionista –  scoppia la rivoluzione, tra il silenzio generale dei media di regime  italiani e di molti media occidentali. Oltre i limiti della vergogna insomma! Dopo i silenzi su Siria, Grecia, Spagna, Portogallo, iraq, Afghanistan, Africa, Libia, ec… Milioni di cittadini si sono riversati nelle piazze e durissimi sono stati scontri con l'esercito e la polizia. Ciò anche in prospettiva di una guerra contro la Siria da scongiurare per il bene dell'intera umanità. Guerra che il Governo Erdogan vorrebbe portare avanti. Anche morti e feriti nella dura repressione delle forze armate (vedi foto e video in allegato).
     
    Scontri in Turchia - Morti e Feriti
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     Documenti schoccanti  – oltre 235 manifestazioni di protesta                   
     
    Le foto e i video che provengono dalla Turchia sono impressionanti. Dalle informazioni che mi sono arrivate ci sono stati minimo 2 morti e 4 persone hanno perso la vista dopo essere stati centrati dai candelotti lacrimogeni e dai proiettili di gomma sparati dagli agenti, mentre altri 5 sono in pericolo di vita per fratture al cranio. Ma evidentemente questi dati sono in crescita, visto che le proteste in tutto il Paese non esitano a calare, ma incalzano. Oltre 1700 gli arresti e più di 1000 i feriti. La polizia è intervenuta con i gas lacrimogeni, lanciati anche dagli elicotteri, ha usato idranti e ha anche fatto ricorso a bastoni elettrificati, che colpiscono con scariche anche di 40.000 volt le persone, stordendole.  Le contestazioni si sono susseguite a ritmi crescenti in ben 67 città Turche . In particolare secondo il ministro Guler negli ultimi 4 giorni ci sono state addirittura 235 manifestazioni di protesta in tutta la Turchia. Ma in Italia questi pseudo-giornalisti che infestano le redazioni dei giornali al soldo dei padroni di questo disumano regime non hanno aperto minimamente la bocca. Vergognoso!
     
    Morti e Feriti in Turchia - Rivoluzione contro Erdogan
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     La protesta nella città maggiori                                                                              

    Oltre a Istanbul e Smirne, nella Capitale Ankara, centinaia di migliaia di Turchi hanno marciato per le vie e le piazze del centro tentando di raggiungere il palazzo del Parlamento. Nel centrale quartiere di Kizilay fitta sassaiola di pietre e fionde contro la polizia. Blocchi parziali si sono registrati all'interno dei sistemi dei social network più diffusi e noti: Twitter e Facebook. Inoltre il principale provider turco TTNET ha impedito l’accesso a Twitter e Facebook. Non c'è che dire la libertà è una chimera per tutti! Non solo in Italia a quanto pare!

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     Il sussulto del popolo turco contro un regime oppressivo                            

    Il presidente turco Abdullah Gul ha lanciato un appello al “buon senso e alla calma”, ritenendo che le proteste abbiano raggiunto “un livello preoccupante”, ma a questi appelli di comodo ormai non sembra crederci più nessuno! La gente è davvero stanca di violenze e soprusi. Contestualmente il premier  Recep Tayyp Erdogan – la persona al momento più odiata di Turchia, a giudicare dai cori – ha annunciato "il ricorso ad azioni estreme dalla polizia contro i facinorosi”. Detto ciò Erdogan non ha fermato la mano dura della polizia contro il "proprio popolo" e gli scontri sono continuati col massacro dei manifestanti. Migliaia le bandiere sventolate sotto il cielo della Turchia,  unanimi i cori di dimissioni contro Erdogan. In alcune zone di Istanbul – vedi video in allegato –  i Turchi del TKP sono riusciti nell'impresa di far arretrare la polizia. Ormai in Turchia  la repressione violenta sembra non poter più fermare la voglia di giustizia e pace della popolazione.

    Angelo iervolino, Sergio Basile  (Copyright © 2013 Qui Europa)

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    Qui Europa – I CRIMINI DI ERDOGAN CHE RAIFININVEST ECC… FINGONO DI NON VEDERE… ECCO LA DEMOCRAZIA DEL GOVERNO ERDOGAN, GRANDE ALLEATO USA…https://www.facebook.com/photo.php?v=546806192054026&set=vb.217514361649879&type=2&theater

    1. Qui Europa – L'ORGOGLIO DELA POPOLO TURCO, STANCO DI SUBIRE PASSIVAMENTE GUERRE CONTRO POPOLI SOVRANI (VEDI SIRIA E MEDIORIENTE)… STANCO DELL'IMPERIALISMO USA-NATO CHE STA ANNIENTANDO I POPOLI – ANCHE SE LA TV DI REGIME IN ITALIA NON DICE NULLA 

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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    Venerdì, Ottobre 12th/ 2012 – di Sergio Basile –  Esteri / Italia / Unione europea / Europa / Siria / Guerra / Turchia / Nato / Pace / Guerra / Libertà / Manipolazione mediatica / Armi / Controllo del territorio / Russia / Erdogan / Ankara / Damasco / Vladimir Putin / Coinvolgimento di Mosca […]

    La Turchia tenta di provocare una Guerra contro la Siria

    La Turchia tenta di provocare una Guerra contro la Siria

    Venerdì, Ottobre 5th/ 2012 – di Tony Cartalucci –  Esteri / Europa / Siria / Guerra / Turchia / Stati Uniti d'AMerica / Esercito siriano / Nato / Al Qaeda / CIA / Media / Pace / Guerra / Libertà / Diritti fondamentali /  Distruzione / Crimini / Manipolazione mediatica / Ribelli / Armi / […]

    Corporatocrazia e Imperialismo Usa – High Frequency Trading ed Economic Hitman

    Corporatocrazia e Imperialismo Usa – High Frequency Trading ed Economic Hitman

    Giovedì, Maggio 23rd/2013 – di Ulisse Scintu – Europa, Qui Europa, Unione Europea, Costituzione, Corte costituzionale, Ulisse Scintu, Stati Uniti D'America, high frequency trading, H.F.T., EHMS, economic hitman, corporatocrazia, strategia egemonica imperialista, EHEM, EHM, Otpor, NWO    Corporatocrazia Made in Usa – L'Altra Faccia del Nuovo Ordine Mondiale Utilizzo dell’High Frequency Trading e degli EHMs quali strumenti di accelerazione della strategia […]

    Siria: La Guerra delle Falsità Occidentali e dell’Indifferenza – Muoviamoci!

    Siria: La Guerra delle Falsità Occidentali e dell’Indifferenza – Muoviamoci!

    Venerdì,  Aprile 12nd/ 2013 – di Maria Laura Barbuto –  Esteri, Siria, Aleppo, Guerra Civile, Bambini soldato, Persecuzioni, il volto della guerra, Povertà, Morte, Distruzion, Caritas Siria, Agenzia vaticana Fides, Cristiani perseguitati, Monsignor Antoine Audo  Aleppo: Bambini Soldato e Cristiani in Fuga. Una città sfigurata La denuncia straziante del vescovo della città: "Qui si muore di […]

    Appello delle Sorelle Trappiste Siriane contro l’Embargo Ue in Siria

    Appello delle Sorelle Trappiste Siriane contro l’Embargo Ue in Siria

    Giovedì, Febbraio 21th/ 2013 – di Giuseppe Sacco, Redazione "Qui "Europa" e    "Redazione Ora Pro-Siria" – Appello Sorelle Trappiste Siriane –     vedi anche http://oraprosiria.blogspot.it/ Appello delle Sorelle Trappiste Siriane contro l'Embargo Ue in Siria /  sanzioni internazionali, morte provocata dalle bombe,  un padre di famiglia muore, guadagnarsi il pane, manca la benzina manca il pane, sanzioni […]

    Appuntamento – La Siria “Non Raccontata”

    Appuntamento – La Siria “Non Raccontata”

    Sabato, Febbraio 2nd/ 2013 – Comunicato Stampa  –  Siria / SOS Siria / Damasco / Homs / Aleppo / Domenica 3 Febbraio / Cielo Sopra l'Esquilino / Roma / Via Galilei / Metro Manzoni / Associazione Convergenza delle Culture / Madre Agnès de la Croix / Missione in Siria / Cristiani in Siria /    Italia […]

    Ora Pro Siria – Appello alla Preghiera per la Pace in Siria: Paese sovrano attaccato dall’imperialismo dei signori della Guerra

    Ora Pro Siria – Appello alla Preghiera per la Pace in Siria: Paese sovrano attaccato dall’imperialismo dei signori della Guerra

    Venerdì, Febbraio 1st/ 2013 – di Suor Annunciata Dordoni e amici di "Ora Pro Siria"  –  Siria / SOS Siria / Damasco / Homs / Raid Israeliani / Sionisti / Preghiera / Solidarietà / Bugie dei Media /  Siria / profughi / Damasco / Aleppo / Terrorismo / Signori della Guerra / Germania / Olanda / Turchia […]

    Siria – Il Discorso di Assad alla Nazione e al Mondo: Riconciliazione, Pace, Dignità e senso di Patria – Il vero volto della Siria che i Falsi Profeti dell’Imperialismo Occidentale e del Terrorismo non cercano

    Siria – Il Discorso di Assad alla Nazione e al Mondo:  Riconciliazione, Pace, Dignità e senso di Patria – Il vero volto della Siria che i Falsi Profeti dell’Imperialismo Occidentale e del Terrorismo  non cercano

    Venerdì, Gennaio 11th/ 2013 – Discorso in Forma integrale del Presidente Bashar Al-Assad –  – President Bashar Al-Assad's Speech in Full Form – – Traduzione di Sergio Basile – Qui Europa (www.quieuropa.it) Cristiani / Bashar Al-Assad / Discorso in Forma Integrale / Traduzione in Italiano / Damasco / Teatro dell'Opera di Damasco / Desiderio di Pace […]

    Siria – Mobilitazione Internazionale contro la Guerra – Dal 12 Dicembre 2012 una settimana di Manifestazioni per la Pace e contro le Ingerenze Occidentali in Siria

    Siria – Mobilitazione Internazionale contro la Guerra – Dal 12 Dicembre 2012  una settimana di Manifestazioni per la Pace e contro le Ingerenze Occidentali in Siria

    Martedì, Dicembre 11th/ 2012 –  di Marinella Correggia, Maria Laura Barbuto, Sergio Basile – Siria – Mobilitazione Internazionale contro la Guerra / Siria / Mobilitazione Internazionale per la Pace / Sibialiria / Marinella Correggia / Qui Europa / Sergio Basile / Maria Laura Barbuto / Osservatorio Nazionale sulle politiche dell'Unione europea / Esteri / Siria / Stati Uniti […]

    Ultimo appello contro il DDL Di Paola ai Deputati Italiani

    Ultimo appello contro il DDL Di Paola ai Deputati Italiani

    Martedì, Dicembre 11th/ 2012 – Appello Nazionale per il Disarmo di "Tavolo della pace" –      Qui Europa aderisce e promuove l'Appello    Di Paola e l'incremento delle "spese militari" dell'Italia  / Esteri / Guerra / Articolo 11 della Costituzione / Armamenti / Dimissioni del ministro Di Paola / F-35 / Ordigni di morte / […]

    Siria – Una Guerra imperialistica e coloniale per cercare di stabilire un Nuovo Ordine Mondiale dittatoriale sotto l’egemonia Usa

    Siria – Una Guerra imperialistica e coloniale per cercare di stabilire un Nuovo Ordine Mondiale dittatoriale sotto l’egemonia Usa

    Lunedì, Dicembre 10th/ 2012  – Lettera Aperta di Bülent Demiral  –  Cari lettori, nell'ambito dell'iniziativa di pubblico confronto, "Pensa e Scrivi", promossa dall'Osservatorio Nazionale Indipendente "Qui Europa" – posta in essere in collaborazione e su richiesta di enti, […]

    Siria – Patriarchi e Vescovi del Medioriente preparano l’Appello al Mondo

    Siria – Patriarchi e Vescovi del Medioriente preparano l’Appello al Mondo

    Giovedì, Dicembre 6th/ 2012  – Redazione Qui Europa –  Siria – Patriarchi e Vescovi del Medioriente preparano l'Appello al Mondo / Siria / Agenzia Fides / Usa / Nato / Onu / Vescovi / Medioriente / Oasi / Preghiera nazionale / Appello per la Pace / Politiche interventisctiche del Governo Monti / Vescovo di Aleppo / Appello […]

  • Delegazione del Governo Egiziano in Italia per Pianificazione Industriale

    Delegazione del Governo Egiziano in Italia per Pianificazione Industriale

    Giovedì, Maggio 30th/2013

    – Comunicato Stampa  – 

    Italia, Egitto, Rivoluzione, Delegazione governo egiziano,  Roma, Svilupppo Grandi Progetti Industriali, Transizione politica in Egitto, Comunicato Stamoa, HKStrategies, Ministero dell'Industria e del Commercio estero egiziano, Italian -Egipt Business Council, Khaled Abu Bakr, Egyptian Junior Businessmen Association 

    Roma – Delegazione del Governo Egiziano 

    in Italia per pianificazione industriale 

    strategica post-rivoluzione

    Si punta sull'apporto di grandi capitali internazionali

     

    Comunicato Stampa 

    Roma - Delegazione Governo Egiziano

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Pianificazione industriale – Delegazione del governo egiziano in Italia   

    Roma – Una delegazione del Governo Egiziano è in Italia da ieri (a venerdì) per una serie di incontri ufficiali che si concluderanno venerdì 31 maggio con una conferenza stampa dalle 15.30 alle 16.30 all'hotel Ambasciatori Palace di Roma. Lo scopo (dichiarato) della delegazione è di promuovere la cooperazione economica italo-egiziana e lanciare un programma specifico per lo sviluppo di grandi progetti industriali con l'apporto di capitali internazionali. L'obiettivo della conferenza stampa è illustrare il programma e gli strumenti a supporto degli investimenti, ma anche dare un quadro della transizione politica e sociale egiziana del dopo rivoluzione. Parleranno: Hassan Malek, Chairman dell’EBDA, Egyptian Italian Business Council, nonché figura chiave nel partito dei Fratelli Musulmani; Mona Wahba, Capo del Comitato direttivo ed Economic Advisor del Ministero dell'Industria e del Commercio estero egiziano; Khaled Abu Bakr, Presidente dell’Italian-Egypt Business Council; Ossama Farid, Vice Presidente dell’EBDA; Mohamed Mourad Elzayat, Chairman dell’Egyptian Junior Businessmen Association.

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  • Crisi in Calabria – Studio e Trasporti? Non Diritti ma Lussi, Privilegi  Medievali

    Crisi in Calabria – Studio e Trasporti? Non Diritti ma Lussi, Privilegi Medievali

    Sabato, Novembre 3rd/ 2012 

    – di Vincenzo Folino –

    Calabria / Studio e trasporti / Crisi / Ferrovie della Calabria / Cassa Depositi e Prestiti / Trasporto Pubblico in Calabria / Diritto all'istruzione / Diritto ai Trasporti / Diritto allo Studio / Precarietà / Scuola / Sogni / Materità / Roma / Catanzaro / Crisi /Università / Costituzione Italiana / Spending Review / Nord Sud / Disoccupazione / Mali del Mercato / Vincenzo Folino / Mancati Pagamenti degli Stipendi / Fondi Fas / Classe Dirigente da rottamare / Unità d'Italia / Mediterraneo / Magna Graecia / Alibi / Rivoluzione 

    Crisi in Calabria – Studio e Trasporti? 

    Non diritti ma lussi, privilegi 

    medievali 

    Il Patto di Stabilità e il caso "Ferrovie della Calabria":

    vergogne da "Quarto Mondo"

    Una Regione intera rimasta a piedi: non ci sono più

    euro per carburante e stipendi. Lo studio ed il lavoro 

    diventano lussi

    Catanzaro – Il capoluogo calabrese è stato teatro, nelle scorse ore e fin dallo scorso lunedì, della grande protesta delle Ferrovie della Calabria: manifestazioni che hanno causato il blocco del traffico su tutte le vie d'accesso. I motivi del pubblico dissenzo sono amaramente semplici, e riguardano il persistere dei mancati pagamenti degli stipendi e la generica mancanza di liquidità aziendale, con conseguente indisponibilità di carburante per autobus e treni. Insomma, o si sciopera perchè non vengono pagati i dipendenti, o non si effettuano le corse perchè manca il carburante; in ogni caso il risultato è il seguente: una regione rimasta a piedi, quasi completamente ferma, immobile, in attesa che qualcosa si smuova. La situazione, perciò, è diventata ormai insostenibile e nel giro di pochi giorni si dovrà obbligatoriamente arrivare ad una soluzione, che se non sarà definitiva, dovrà almeno tamponare il rischio di paralisi di una larga fetta di trasporto pubblico calabrese, senza dimenticare il personale che ormai da mesi attende pagamenti per centinaia di migliaia di euro, tra stipendi arretrati, competenze e quattordicesime.

     Diritto allo Studio? Cos'è? 

    Una crisi indotta (ingigantita anche – tra l'altro – dallo scandalo del caro carburanti in virtù delle accise decise dalla banda Monti: da primato mondiale) che sta uccidendo i trasporti e il diritto allo studio di migliaia di studenti, senza contare l'ingiustizia verso coloro che, dopo aver pagato dei cari abbonamenti si trovano impossibilitati a raggiungere scuole, università e luoghi di lavoro, con ulteriori e personali coseguenze. Così non ci vuole molto a capire che ci troviamo a fare i conti con una situazione più che ingarbugliata e drammatica. Una paralisi che, come abbiamo detto, vede come protagonista una grande azienda, Ferrovie della Calabria – con i suoi 850 dipendenti – e che adesso diventerà interamente di proprietà regionale, anche se non si sa bene con quali prospettive. Insomma, niente di nuovo all'orizzonte, se non il sommarsi di problematiche sempre maggiori, che stanno portando inevitabilmente al collasso questa terra di per sè già martoriata fin dall'Unità d'Italia. Ancora una volta le ferrovie ed i trasporti diventano l'ago della bilancia per misurare la democrazia nel Mezzogiorno (vedi articolo in allegato, sulle Ferrovie Sud).

     Ferrovie Calabria: Una storia controversa 

    Per completezza e onor di cronaca pensiamo sia giusto aggiungere i tratti salienti di un  percorso storico che ci ha portato fino a questo punto di rottura, di resa dei conti, e lo facciamo attraverso la nota del blog "ferrovie in Calabria". Tutto inizia nell'ormai lontano 2000: ann in cui doveva essere avviato il progressivo trasferimento delle Ferrovie della Calabria dalla gestione statale a quella regionale. Tutto questo però non avvenne in maniera integrale; si attese il risanamento dell'azienda, per consegnarla nelle mani della Regione Calabria con i conti in ordine. Da anni i fondi di gestione "ordinaria" delle FC, escludendo le criticità varie di cui parleremo tra poco, provengono direttamente dalla Regione, che però per più di dieci anni non ha mai coperto totalmente, a livello finanziario, il fabbisogno annuale per assicurare i servizi di trasporto ed il mantenimento della stessa "macchina aziendale. Accanto a ciò, pare, anche sperperi aziendali, hanno finito per tingere di tinte opache ed a tratti scure (scurissime) un quadretto già abbastanza eloquente e disarmante.

     La ciliegina sulla torta – Il Patto di Stabilità della Banda Monti 

    Risultato? Debiti su debiti, che si sono accumulati per anni. Come se non bastasse, le spesso pessime dirigenze (e non di meno alcuni sindacati…) dell'impresa regionale, hanno fatto sì che alla carenza di fondi e conseguenti debiti, si andassero a sommare anche – ceme detto – ingenti sprechi del poco denaro disponibile! In tempi recenti, inoltre – amara ciliegina sulla torta –  la crisi economica e il conseguente celeberrimo ed insensato "patto di stabilità" ha finito per aggravare e rendere ancor più proibitivo il ritardo nei trasferimenti di fondi dallo Stato alle Regioni, vincolato come noto, da determinati limiti nelle spese.

     La Guerra dei Fondi 

    L'unica possibilità per salvare l'azienda, almeno temporaneamente, sarebbe quella di attingere a fondi comunitari per lo sviluppo, e ed eventuali mutui: sarebbero infatti necessari almeno 16 milioni di euro presi in prestito dalla Regione Calabria dalla Cassa Depositi & Prestiti, per l'esecuzione di lavori infrastrutturali (tra cui il ripristino integrale della linea Catanzaro Lido-Cosenza, ancora interrotta tra Soveria Mannelli e Rogliano); altri 20 milioni – di provenienza statale – per completare il passaggio delle FC alla Regione Calabria (da completarsi entro il 31 dicembre, e previsto secondo voci entro la prossima settimana), e 100 milioni di fondi FAS per coprire gran parte dei debiti esistenti. Di questi ultimi al momento ne sono stati approvati solo 60, mentre facciamo notare – come leggiamo sul sito della stessa azienda – che i 16 milioni di provenienza regionale, destinati all'infrastruttura, erano in origine 20: molto probabilmente ridotti, in quanto oltre 3 milioni figuravano per l'acquisto di ulteriori 3 complessi Stadler. Spesa evidentemente incoerente con la destinazione prettamente infrastrutturale del mutuo. Sicuramente, però, mantenere inalterata la cifra ed utilizzare i tre milioni di Euro per ulteriori lavori, non sarebbe stata la fine del mondo. E come se non bastasse, al momento non sono stati "elargiti" neppure i circa 10 milioni di euro di trimestralità di provenienza regionale, destinati alle aziende di trasporto pubblico su gomma e su ferro, comprese quindi le FC: un segnale molto pericoloso anche per le imprese di autoservizi private calabresi, che se in caso estremo di assenza di fondi pubblici dovessero unirsi alle proteste delle FC, porterebbero davvero ad un blocco quasi totale del trasporto pubblico in Calabria! Paradossi su paradossi, dunque.  Ed a farne le spese migliaia di studenti pendolari e padri di famiglia.

     Calabria – Il Declino della Società dei Diritti e il Riscatto 

    Ma – morale della favola – una cosa è certa: oggi il diritto allo studio ed al trasporto per decine di migliaia di studenti e lavoratori – dal futuro già incerto ed in parte segnato – ed il diritto ad una vita decorosa, sembra essere diventato un lusso. Un "regalo" da ottenere a suon di proteste e battaglie. Un'altro storia triste di questo disgraziato 2012: l'anno del golpe finanziario, l'anno della crisi indotta, che – in Calabria come in altre regioni del Sud – ha finito per esasperare situazioni già deplorevoli e gravi, figlie dell'abbandono del governo centrale e di latrocini riconducibili ad una classe dirigente locale vergognosa e da resettare. Ma anche figlio di un'Unità d'Italia fittizia, che fin dal 1861 danneggiò regioni come la Calabria – e non solo – privandole delle loro risorse migliori e distruggendo un tessuto economico e socio-economco di prim'ordine, capace di attrarre mercanti e traffici economici considerevoli da tutto il Mediterraneo, e di fare di regioni come questa il centro del  Mediterraneo e del mondo (Magna Graecia) per oltre due millenni. E questa è storia. Cosa fare ora? Continuare a stare con le mani in mano o scendere in piazza e pretendere la fine dell'austerity e il licenziamento in tronco degli amministratori disonesti? Noi siamo per la seconda ipotesi. D'altra parte cambiare si può, anche in Calabria! E le ultime Regionali in Sicilia ce lo hanno insegnato. Non ci sono più alibi!

    Vincenzo Folino (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Martedì, Maggio 8th / 2012 – di Sergio Basile – Italia / Crisi Ue / Sovranità popolare / Sovranità monetaria / Sovranità fiscale / Denuncia alla Procura della Repubblica / Costituzione Italiana / Vertici dello stato denunciati / Giorgio Napolitano / Mario Monti / Parlamento / Governo Monti / Paola Musu / Procura di Cagliari […]

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    Giovedì, Aprile 12th / 2012 – di Maria Laura Barbuto – Italia / Unione europea / Mezzogiorno / Incentivi / Agevolazioni / Stato / Regioni / Occupazione / Lavoro  Mezzogiorno–Lavoro: Agevolazioni rimandate Creazione di 40.000 posti di lavoro subordinata ad accordo da raggiungere in Conferenza Stato-Regioni Roma –  Un incentivo da 500 milioni di euro  […]

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      Martedì,  Marzo 20th/ 2012 Italia / Parlamento Europeo / Comitato delle Regioni / Nord / Sud / Eurobarometro / Recessione / Economia / Fondi Ue 2014-2020 / Semplificazione / Media Ue / Bresso Il CdR riconosce fallimenti Italia su Fondi Ue e chiede “semplificazione procedure” – Eurobarometro: Italia lenta, in recessione e sotto media […]

    Articolo 1, l’Italia è una Repubblica ex Democratica fondata sulla Precarietà

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    Martedì, Settembre 25th/ 2012  – di Serena Spagnolo e Sergio Basile – Italia / istruzione / Precarietà / Scuola / Formazione / Sogni / Materità / Roma / Catanzaro / Crisi /Università / Francesco Profumo / Ministero dell'Istruzione / Miur / Precarietà / Test d'ingresso / Costituzione Italiana / Spending Review / Nord Sud / […]

    La “Banda Monti” e lo stupro dell’Italia: un crimine contro l’umanità – Bianconi insorge

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    Lunedì, Agosto 13th/ 2012  – di Sergio Basile – Italia / Iperliberismo / Mario Monti / Svendita del Paese / Patrimonio Pubblico Nazionale / Maurizio Bianconi / Angelino Alfano / Ronald Reagan / Reaganomics / Castelli / Speculazione / Banche / Goldman Sachs / Setta / Pensionati / Palazzi nobiliari italiani / Fronte comune / […]

    Ue: 48 Milioni di Disoccupati. Bisogna tornare al Welfare

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    Mercoledì, Luglio 11th/ 2012 – di Maria Laura Barbuto – Italia / Europa / Germania / Roma / Stato sociale / Crisi stato sociale / Crisi economica / Mutualismo / Mutua / Mutuo soccorso / Stato liberale / Uguaglianza sostanziale / Welfare / Diritti / Cittadini / Economia / Disoccupazione / Fimiv / No-Profit / […]

    Fiscal Compact, Quando la Scuola diventa un Nemico

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    Martedì, Settembre 25th/ 2012  – di Alessandra De Rose – Scuola / Concorsone / Fiscal Compact / Italia / Consiglio europeo / Mario Monti / Spending Review / Patto di Bilancio / Istruzione / Europa / Crisi / Concorsi / Miur / Ministro Profumo / Costi sociali / Posti di lavoro / Cittadinanzattiva / Concorso […]

    Università: defezioni record e “palliativi governativi”

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    Sabato, Aprile 28th / 2012 – di Sergio Basile e Maria Laura Barbuto –  Italia / Crisi Ue / Internazionalizzazione / Università / Studenti stranieri / Francesco Profumo / Defezioni / Calo delle iscrizioni / Perdita del valore legale delle lauree   Profumo – Università:  “per crescere bisogna puntare sull'intrernazionalizzazione!"  Ma intanto defezioni a livello record La […]

    Catanzaro UMG – Le vere ragioni della crisi che i media nascondono

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    Martedì, Maggio 8th / 2012 – di Maria Laura Barbuto – Italia / Catanzaro / Ateneo Magna Graecia / Regione Calabria / Convegno sulla crisi Sociale ed Economica dell’Ue / Facoltà di Giurisprudenza / Attacco all’Italia / Liberalismo / Liberismo / Speculazione / Bce / Sovranità / Giulietto Chiesa / Mario Caligiuri / Alessandro Morelli […]

    Catanzaro Unicz – Convegno Nazionale sulla Crisi nell’Ue

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    CONVEGNO – UNICZ  La Crisi Economica e Sociale dell'Unione Europea: Analisi e Prospettive                                            Con il Patrocinio del Parlamento Europeo – Ufficio per l'Italia Presenta La Crisi Economica e Sociale dell'Unione Europea:   Analisi e Prospettive"   […]

    La Crisi Economica e Sociale dell’Ue: analisi e prospettive di una studentessa del Mezzogiorno

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    Giovedì, Giugno 7th / 2012 – di Federica Santoro –   Articolo selezionato nell'ambito del concorso interscolastico lanciato dal quotidiano "Qui Europa" tra gli studenti delle quarte e quinte classi  degli Istituti d'Istruzione Secondaria Superiore di Catanzaro sul tema "La crisi Economica e Sociale dell'Ue: Analisi e Prospettive " in occasione del Convegno Nazionale Organizzato presso l'Ateneo UMG […]

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    Martedì, Maggio 29th  / 2012  – di Silvia Laporta – Italia / Roma / La Sapienza / Università / Protesta dergli studenti / Mario Draghi / Visco / Bce / Bankitalia / Austerity / Politichese / Dittatura della casta bancaria / I giovani aprono gli occhi / Commemorazione caffè / Mario Monti / Lezione di politichese / […]

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    Giovedì, Febbraio 23th/ 2012 Italia / Università / Istruzione / Laurea / Perdita valore legale / Martone / Monti  La “lauretta” nella Repubblica della sfiga In pericolo il valore legale della laurea Roma – Nelle scorse è giunto il monito da parte della VII commissione al Senato sui dubbi relativi alle “minacce di annullamento” del valore […]

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    Mercoledì, Febbraio 1st / 2012 – di Sergio Basile – Italia / Istruzione / laurea / universitari / Sfigati / Valore titoli di studio / Martone / Monti   Ventotto anni per una “lauretta” nella "Repubblica della sfiga" Minacce di annullamento del valore legale delle lauree Roma  – Nelle scorse è giunto il monito da […]

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    Giovedì, Maggio 17th / 2012 – di Sergio Basile – Crisi europea / Crollo dei grandi partiti / Delusione dell'elettorato europeo / Democrazia / Rivoluzione elettorale / Nazismo Bianco / Italia / Francia / Spagna / Grecia / Portogallo / Fiscal compect / Crecita economica bloccata / Disillusione degli Europei / Coraggio degli Europei / Consapevolezza […]

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    Mercoledì, Giugno 13th / 2012 – di Maria Laura Barbuto – Italia / Università/ scuola / Crisi / Riforme / Docenti / Alunni / Studenti / Cultura / Istruzione / Ignoranza / Comunicazione / Società / Attualità / Merito / Miur / Francesco Profumo  / Manipolazione di massa / Popolo di servi ignoranti / Ignoranza […]

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  • Grecia, Recessione al 5% – Ministero della Difesa occupato dai leoni feriti della Hellenic Shipyards

    Grecia, Recessione al 5% – Ministero della Difesa occupato dai leoni feriti della Hellenic Shipyards

    Sabato,  Ottobre 6th/ 2012 

    – di Sergio Basile –

    Grecia / Atene / Manifestazione contro il governo / polizia / crisi economica / scontri / governo greco / Troika / Bce /  tagli allo stato sociale / tasse / Fmi / rivolta / Antonis Samaras / sciopero /  Grecia / categorie sociali in rivolta / feriti / indignados / Rivoluzione / Nuova Costituzione / Dimissioni del Governo / Dimissioni del Parlamento / Hellenic Shipyards / Recessione / Ministero della Difesa / Ministero della Sanità / I nuovi Hitler / Manuel Barroso / Christine Lagarde / Mario Draghi / Herman Van Rompuy / Antonis Samaras / Qui Europa / Sergio Basile / Sciopera Generale in Grecia 

    Grecia, Recessione al 5% – Ministero della

    Difesa occupato dai leoni feriti della

    Hellenic Shipyards

    Nuovi aspri scontri di operai e medici contro i

    macellai della troika e i tagli governativi

    Indiscrezioni dalla stampa francese: "La Grecia potrebbe

    garantire gli aiuti con le riserve di gas di cui dispone".

    In vista nuovo sciopero generale per 17 e 18 Ottobre

    Grecia, Occupato il Ministero della Difesa

    Atene – Recessione al 5%. Non è un dato sballato fuoriuscito da un calcolatore elettronico in tilt, ma bensì è l'amara realtà delle stime sull'economia ellenica, nell'era dell'Eurozona e dei vampiri della Troika. Intanto nelle ultime ore nuovi aspri scontri si sono registrati al Pireo – zona portuale di Atene – dove un centinaio di lavoratori dei cantieri navali dell’Hellenic Shipyards, azienda in odore di fallimento, sono tornati in pazza per protestare contro i nuovi tagli ai salari,  decisi dal governo Samaras su imposizione della solita "bestiale" Troika (Ue, Bce, Fmi).

     L'Odissea della Hellenic Shipyards 

    Storia davvero singolare quella dell'azienda greca, che già era stata venduta  nel 2010 dal gruppo tedesco ThyssenKrupp, al gruppo Abu Dhabi Mar. Ma i lavoratori dell'Hellenic Shipyards dimostrandosi solidali con il resto della popolazione ellenica, hanno rivendicato anche giustizia in merito alla  macelleria sociale fatta attraverso il gravissimo sfoltimento delle pensioni, mediante l'attuazione di privatizzazioni insensate a favore della speculazione estera, e soprattutto verso gli stipendi da terzo mondo che – tra l'altro – spesso e volentieri non vengono neppure pagati. Eppure – come puntualmente nota, stamane, la stampa francese – una domanda sorge spontanea: "ma la Grecia non potrebbe garantire il suo debito attraverso le ingenti riserve di gas di cui dispone, anziché avviare tali misure disumane e recessive?

     Ministeri sotto assedio 

    Ma andiamo ai fatti, e che fatti! Nelle scorse ore la protesta per la prima volta si è spostata addirittura all'interno di un palazzo istituzionale: i lavoratori del gruppo, infatti, eludendo ed in parte forzando la sorveglianza, come leoni feriti, sono irrotti all'interno del Ministero della Difesa, facendo vivere a tutta la popolazione greca incollata alla tv, lunghe ore di altissima tensione. Tensioni anche dinnanzi al Ministero della Sanità, per la protesta dei medici e del personale ospedaliero, denuncianti la distruzione del "Sistema Nazionale della Sanità e degli ospedali pubblici” ad opera dei padroni illegittimi dell'Europa. I nuovi dittatori (a tutti gli effetti, e senza eufemismi di sorta) dei popoli del Vecchio Continente. Intanto le forse sociali si stanno mobilitando attraverso una febbrile organizzazione per dar luogo ad una nuova giornata di sciopero generale per il 17 e 18 ottobre.  .

     Dramma Grecia – Le soluzioni ci sono, ma non si vogliono prendere 

    Ma la pazzia dittatoriale dei nuovi "Hitler" della Troika (Barroso, Van Rompuy, Lagarde e Draghi) – fautori di una dittatura di tipo economico-finanziario – non si è fermata neppure dinnanzi a tali proteste, ma anzi ha rincarato la dose, annunciando – sempre nelle ultime ore – un aumento dei tagli previsti nel 2013 e – addirittura –  l’approvazione di un nuovo pacchetto di austerità che permetterà – pensate un pò – l'accesso a "nuovi aiuti da usuraio". E pensare che basterebbe  abbandonare l'iniquo e subdolo sistema europeo di regolazione interbancaria "Target 2" (vedi approfondimento in allegato) o rinazionalizzare la Banca Nazionale ellenica, riformare il Trattato di Lisbona (Art.123) ed abbandonare l'Eurozona atraverso forme di "uscita" progressive e controllate per risolvere la situazione. Ma l'Europa dei tecnocrati preferisce far finta di niente, e continuare a tirare la corda, alla faccia dei principi di sussiduarietà ed uguaglianza tanto decantati dagli stessi trattati europei (completamente traditi) e dei diritti umani.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • In Grecia e Spagna Scoppia la Rivoluzione

    In Grecia e Spagna Scoppia la Rivoluzione

    Giovedì,  Settembre 27th/ 2012 

    – di Silvia Laporta –

    Grecia / Spagna / Madrid / Atene / Manifestazione contro il governo / polizia / crisi economica / scontri / governo spagnolo / governo greco / Troika / Bce / Christian Laguarde / tagli allo stato sociale / tasse / Fmi / rivolta / Europarlamento / Antonis Samaras / sciopero /  Grecia / Gsee / Adedy / categorie sociali in rivolta / feriti / indignados / Rivoluzione / Nuova Costituzione / Dimissioni del Governo / Dimissioni del Parlamento 

    Stop austerity: in Grecia e Spagna scoppia

    la Rivoluzione

    I cittadini esasperati e stremati dalla macelleria sociale,

    si riversano nelle piazze e nelle strade delle città a decine

    di migliaia, per manifestare contro il governo e l'Europa

    Dimissioni dei politici, Nuova Costituzionee e Nuova

    Assemblea costituente tra le richieste

    Gli scontri più violenti ad Atene e Madrid

    Atene, Madrid – I cittadini dicono basta! Lo scontento e la rabbia dei cittadini ridotti a vivere in schiavitù aleggia da giorni minaccioso sulle due città europee in pieno tracollo economico: Atene e Madrid. I cittadini ellenici non hanno più neanche un euro da mendicare per risanare i debiti faraonici di cui – tra l'altro – non sono neppure responsabili. Nessuno regge più banchieri e politici assetati di soldi e adesso la situazione si fa pericolosa. Siamo sull'orlo della Rivoluzione! E non è un eufemismo! Dopo che il governo di Antonis Samaras ha annunciato di essere pronto a varare nuovi tagli ai danni del popolo, ieri, si è indetto un altro  sciopero generale di 24 ore in Grecia, il terzo di quest’anno. Organizzato dai due principali sindacati del paese, Gsee e Adedy, ha visto l’adesione di tutte le categorie sociali del paese: impiegati statali, lavoratori dell'erario e delle dogane, lavoratori delle Autonomie locali, liberi professionisti e commercianti, ecc. Uomini scesi in piazza per protestare contro l’austerità, contro la fame e la carestia auto-indonna dai magnati europei.

     Atene – Bombe molotov in Piazza Syntagma 

    E proprio ieri, la manifestazione di protesta, è finita in violenza. Animati scontri si sono verificati nelle prime ore del pomeriggio nella famosa Piazza Syntagma di Atene, proprio vicino al Parlamento. Dalla folla sono volate bombe molotov. Lanci ai quali la polizia ha risposto sparando gas lacrimogeni e granate stordenti per disperdere la folla. Nessuno osanna la violenza come risoluzione dei problemi, certo, ma mettiamoci nei panni del popolo greco. Panni che stiamo per indossare anche noi Italiani.

     Rivoluzione contro la Dittatura più subdola della storia 

    Dopo il tracollo economico subito, il popolo nutriva la speranza che le cose sarebbero potute cambiare  e che sarebbero potuti arrivare tempi migliori: magari ignorando ingenuamente in qual grave forma di dittatura reale l'Europa e gli europei si sono cacciati.  Ma le misure approvate dal secondo governo, per volere della Troika, hanno – ovviamente – previsto un ulteriore inasprimento della macelleria sociale, con nuovi tagli ai salari, alle pensioni e alla previdenza sociale oltre che e riforme strutturali inutili quanto disumane. Le stesse avviate in Italia dal governo Monti, per intenderci! Ed i risultati apocalittici si stanno vedendo anche in Italia.

     Il Muro della Troika 

    Le chiamano – prendendoci per i fondelli – “privatizzazioni crescenti per introdurre maggiore concorrenza” , ma sarebbe meglio definirle un ulteriore "frode"  per garantire denaro  ai Signori banchieri. O meglio per toglierne ai comuni mortali: il miglior mezzo per controllare i popoli e tenerli a bada! Lo strumento degli usurai europei (Ue-Bce-Fmi) avallato da Samaras, pronto a varare un pacchetto di austerità di 15 miliardi: entrate fiscali che colpiranno pensioni, stipendi e innalzeranno l’età pensionabile a 67 anni. Ma non è finita certo qui! Il voto di questo pacchetto da parte del Parlamento sarà la condizione per sbloccare una tranche di 31,5 miliardi di euro di prestiti (o meglio di aiuti a "morire") da parte di Ue e Fmi, destinati soprattutto a ricapitalizzare le banche greche. Cioè destinati agli stessi artefici principali di questa crisi indotta: le banche!

     Le 10 Fatiche d'Ercole contro gli euro-mostri 

    Atene, intanto, continua a sprofondare nella recessione più nera, senza nessun segno di risanamento dell’economia. Ed è normale. Dopo i miliardi già ricevuti nel quadro di una serie di tranche del prestito avviato nel maggio 2010, il debito non fa altro che lievitare all’infinito. La necessità di un terzo intervento di sostegno sembra ormai guadagnare terreno tra i finanziatori del Paese, ma l'FMI,  il Fondo Monetario Internazionale, non intende rinegoziare il debito a sue spese preferendo addebitare il conto agli Stati dell’Unione europea nel loro insieme. Il direttore dell’Fmi, Christine Lagarde, lo definisce un “problema di finanziamento del Paese” sottolineando la necessità di una rapida e risoluta definizione del problema del debito greco. Il suo “geniale piano” è molto semplice:  i greci dovranno pagare fino all’ultimo centesimo i prestiti ad usura contratti con i “Signori del danaro”! Così come – sempre gli schiavi Greci – l'anno scorso pagarono con misure lacrime e sangue l'acquisto per miliardi dieuro di sottomarini e armamenti pesanti imposto dalla mostruosa coppia Merkel-Sarkozy al  Governo Papandreou, a vantaggio dei "gerarchi" dell'industria franco-tedesca. 

     L'arroganza senza limiti dei Padroni d'Europa 

    Ma ora il popolo ellenico sembra non poterne davvero più. Il limite a quanto pare è stato valicato. La misura è colma! E’ stremato, arrabbiato, frustrato, ma soprattutto povero! Schiavo di un debito illegale, fittizio e costruito a tavolino. E adesso? Chi se la sente di biasimare una città in rivolta? A Bruxelles, intanto, fonti europee confermano la necessità di “rivalutare la situazione”, tenuto conto del grande  buco di bilancio con il quale Atene deve fare i conti. Gli eurocrati propongono una  soluzione. Quale? Molto semplice: accollare la colpa a tutti i popoli europei imponendo nuove tasse, privatizzazioni e tagli allo stato sociale, o meglio a quello che rimane dello stato sociale.

     La Rivoluzione di Madrid – Nuova Costituzione e Nuova Costituente 

    Più tragico il bilancio dei feriti della manifestazione tenutasi martedì sera scorso da migliaia di “indignados” nel cuore di Madrid: sessanta feriti, tra cui 27 agenti della polizia, e 35 arresti. Gli indignados erano in 6000 mila , concentrati sotto il Congresso dei deputati spagnoli per denunciare il sequestro della democrazia a danno dei politici spagnoli ed europei, e chiedere il salvataggio di quest’ultima, con una nuova Costituzione.  La tensione è arrivata all’apice intorno a mezzanotte, quando  gli scontri tra poliziotti e manifestanti si sono ripetuti in varie zone del centro storico di Madrid. Una città messa a ferro e fuoco dalla rabbia dei cittadini, tanto che il delegato del governo è  intervenuto per sottolineare le conseguenze delle sommosse: “Interverrà  la legge con tutte le conseguenze del caso”, ha dichiarato. Parole che vogliono far tacere il malcontento, opponendovi una sorta di improbabile ed inopportuno bavaglio. Vogliono semplicemente chiudere la bocca agli “indignados” ma senza la minima intenzione di cambiare qualcosa. Mission Impossible!

     Il Plauso delle forze dell'ordine agli schiavi in rivolta 

    Purtroppo è tardi. Ormai il dado è tratto e il popolo non vuole più stare a guardare. Non si tratta di criminalità, ma di una vera e propria esigenza di vita, o di lotta contro la morte. La ragionevolezza delle pretese  è testimoniata dal fatto che anche alcuni  agenti delle forze dell’ordine in Spagna hanno solidarizzato con altri manifestanti, si sono tolti il casco e si sono seduti accanto a loro tra gli applausi. E’ avvenuto durante  un’altra manifestazione tenutasi domenica scorsa, quando migliaia di dipendenti pubblici si sono mobilitati, dopo il calar del sole, bloccando per diverse ore il centro di Madrid. I dipendenti protestavano contro i tagli del governo centrale che prevedono, tra le altre cose, provvedimenti pesantissimi, come la soppressione della tredicesima, la riduzione delle ferie e dei permessi sindacali.  Tra i manifestanti, c’erano insegnanti, operatori sanitari, funzionari e dipendenti della pubblica amministrazione, pompieri compresi.  Una scelta nobile quella fatta da alcuni membri delle forze dell’ordine: avere il coraggio di sedersi al fianco e fare un plauso agli onesti cittadini, impegnati tra l’altro in una manifestazione pacifica. Mettersi dalla parte dei “giusti” , ma soprattutto “dei buoni”. “Anche noi  siamo penalizzati dai tagli, molte nostre famiglie lamentano una situazione drammatica”, hanno dichiarato i poliziotti. “Noi non siamo qui a picchiare le brave persone, il nostro ruolo è reprimere il crimine, non la gente onesta che lavora e viene penalizzata”. Un gesto che però ha trovato  il contrasto del governo e degli altri esponenti dell’ordine pubblico, che al contrario in altre città spagnole hanno represso con durezza i manifestanti. Questi ultimi hanno chiesto, durante le proteste , le immediate dimissioni del governo e di tutti i parlamentari e l’avvio di un nuovo processo costituente per cambiare il Paese e la politica. Una giusta pretesa, l’unico spiraglio di luce per avere la speranza di un futuro migliore.

     La freddezza del "Dominus" Rajoy 

    I dati economici del Paese, infatti, sono a dir poco preoccupanti. Da quanto emerso dal bollettino mensile della Banca di Spagna, il Paese resta in recessione nel terzo trimestre, con un Pil che continua a diminuire “a un ritmo significativo”, sintomo di “uno stress finanziario ancora intenso”. E’ emerso, inoltre dal documento, che la pressione alla quale Madrid è sottoposta spingerà la quarta economia dell’Eurozona a chiedere un nuovo piano di salvataggio. Intanto il premier spagnolo, Mariano Rajoy,  in un’intervista al Wall Street Journal ha dichiarato di poter “assicurare al cento per cento che ove ve ne sarà bisogno”, la Spagna “chiederà un nuovo piano di salvataggio”, ma solo se “i termini degli eventuali aiuti lo consentiranno”. Il primo ministro ha aggiunto di avere la volontà di creare un nuovo organismo indipendente di monitoraggio del deficit, spiegando che la nuova autorità “avrà il compito di vigilare sul rispetto degli obiettivi di bilancio”. Insomma nessuna risposta al grido di aiuto esasperato del popolo spagnolo. Nessun risultato. D’altronde, finché la situazione europea rimarrà tale, sarebbe matematicamente impossibile sollevarsi dal macigno del debito che pende sulle loro spalle. L’unica via, e i cittadini lo hanno ben capito, è quella di cambiare totalmente le cose. Sovvertire un sistema perverso e maligno e trovare quella lontanissima luce alla fine del tunnel, che ancora non si vede.

     The End 

    Come fare? Perseverando e aprendo gli occhi a tutte le categorie sociali sulla pura verità dello stato delle cose. A quel punto, se lo stato e l’Europa non daranno risposte, saranno loro a portare i cittadini all’esasperazione e alla rivolta. La colpa non è della folla, ma di quello che sta a monte. Del governo, delle manovre sbagliate e di tutti quei provvedimenti che hanno rubato la vita e la dignità di noi cittadini. Mentre noi soffriamo, loro rimangono a guardare dall'Europarlamento e dalle lussuose sedi della Commissione europea. Ma quanto riusciranno ancora a farlo?

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • La Gabbia Sociale e la Nostra Rivoluzione – Aderisci alla Campagna “Pensa e Scrivi” di “Qui Europa”

    La Gabbia Sociale e la Nostra Rivoluzione – Aderisci alla Campagna “Pensa e Scrivi” di “Qui Europa”

    Venerdì, Settembre 7th/ 2012

    – di Sergio Basile –

    Unione europea / Bruxelles / ICE / Iniziativa Europea dei Cittadini / Liberismo / Neoliberismo / Privatizzazioni / Capitalismo / Noam Chomsky / Duccio Cavalieri / Università di firenze / Dio / Fede / Uomini liberi / Libertà / Rivoluzione / TG / Gabbia del Debito / MES / Confronto / Pensa e Scrivi 

    La Gabbia Sociale e la Nostra Rivoluzione

    E' l'ora di pensare e scrivere da uomini liberi! 

    Le riflessioni sui mali del Neoliberismo di Noam

    Chomsky e del Professor Duccio Cavalieri

    La "Campagna per la Libertà e la Giustizia" di

    "Qui Europa", "Pensa e Scrivi"

    Bruxelles, Roma –  Armatevi di penna, la rivoluzione inizia da voi, da noi, da te. Da quest’anno si dice basta, basta con le ingiustizie, con gli abusi, con i soprusi, con i tagli, con le manette, con le camicie di forza messe alla parola e all’informazione. Specie ora che anche Bruxelles parla (o finge di farlo) di libertà e democrazia, proponendo l’Ice, ’’iniziativa europea dei cittadini’’, consentendo di presentare ai cittadini dell'Unione una proposta legislativa diretta con almeno un milione di firme raggranellate in sette diversi Paesi Ue, e cercando di contribuire in tal modo ad ottenere l'agoniata e "sempre più ricercata" libertà. Parola strana ai giorni nostri, soprattutto per quanti credono ogni giorno di vivere secondo una linea guida propria, magari legale ed onesta, ma senza privazioni o limitazioni di sorta imposte da altri. Molti credono di vivere la piena libertà dei propri diritti. Ma siamo realmente sicuri che sia cosi? Per capirlo, di seguito, vi offriamo una riflessione che reputiamo molto utile. Almeno al fine di comprendere davvero di quali mali soffre oggi l'Europa. Una prima riflessione, fondamentale, è quella che ci dovrebbe portare a capire davvero cos'è il neoliberismo: il morbo che oggi attanaglia l'Europa e il mondo industrializzato, colonizzandone la parte restante.

     La Gabbia Sociale 

    Il "neoliberismo" (per chi non lo sapesse) è una dottrina economica che promuove la liberazione dell'economia dallo Stato, mediante la privatizzazione dei servizi pubblici (non essenziali e spesso anche essenziali) la liberalizzazione di ogni settore "non strategico" e il bando delle dogane; in sintesi, essa  propina la teoria economica del mercato globale – la cosiddetta globalizzazione – che come oggi traspare chiaramente ha fallito in maniera clamorosa, vista la progressiva ed inesorabile disumanizzazione sociale, sigillata sull'altare del dio danaro e del dio capitale. Lo spiega in modo mirabile – tra i tanti – anche il grande intellettuale statunitense Noam Chomsky, parlando del neoliberismo imperante (oggi intensificatosi e diffusosi in tutto il mondo a partire dai meandri più nascosti ed occulti di molte università statunitensi) come di una gabbia sociale che uccide l'Europa, e non solo. Molto felice e sintetica ci pare anche l'interpretazione concettuale che di esso ne ha dato il professor Duccio Cavalieri – ordinario di economia presso l’Università di Firenze – secondo il quale “la crisi ha evidenziato la mancanza nel sistema capitalistico attuale di validi meccanismi di autoregolazione del  mercato. In questo senso, si può certamente parlare – monisce Cavalieri – di fallimento del neoliberismo”. Tali riflessioni ci aiutano – qualora ce ne fosse ancora bisogno – a comprendere inequivocabilmente come alla fine noi nasciamo, cresciamo e moriamo in gabbia. Questa è la triste realtà. La semplice, diretta e misera verità!

     La Frustrazione della "Gabbia Perenne" e del "Tempo Finito" 

    Verità che si può attenuare  o amplificare, tuttavia, in relazione al fatto di credere o non credere nella "Vita Eterna" e in Dio. La vita è meno dura – e da parte nostra, lo crediamo fermamente – se illuminata dalla speranza del passaggio verso l'infinito. Può invece diventare un vero incubo per quanti soffrono in questa gabbia sociale, ma – per contro – pensano che dopo la morte non ci sia più nulla, e che quindi incorrono in gradi di frustrazione certamente più elevati ed angoscianti! Non potendo magari raggiungere la piena libertà ed il pieno godimento dei beni quaggiù! Ma certo, dipende sempre dai punti di vista di ciascuno!

     Due Facce di un'Unica Falsa moneta?  

    Fatto sta,  che comunque il capitalismo ed il neoliberismo, che del primo è espressione diretta (così come prima di essi il comunismo) e le istituzioni che ne hanno diffuso gli ideali e gli schemi – e che ancora continuano a farlo – hanno fallito clamorosamente la loro missione reale e storica: scoprendosi – se pur opposti e contrari – a tratti quali facce di un'unica quanto falsa moneta. O meglio, due faccie di un'unica dittatura!

     Pensare e scrivere da uomini liberi  

    Ma il vero punto è (a prescindere dal credo o dalla fede di ciascuno) perché assistere impotenti al progressivo e sistematico ridimensi0namento di tutte le nostre libertà personali? Perche non tentare di cambiare le cose? Perche non provare, perche non ‘’sprecare’’ quaranta secondi della propria vita prendendo in mano una penna ed iniziando a pensare ed a scrivere da uomini liberi? Ma soprattutto, perchè oggi, siamo noi a dover richiedere questa sorta di "rivoluzione sistematica del Governo Globale", visto il fallimento reale della politica, pervertitasi in massa (o quasi) all'iper-liberismo o ad uno stato di benessere socialista (spesso travestito da capitalismo e viceversa) che raziona a tutti il minimo indispensabile di libertà, reddito, autonomia ed un surrogato di felicità? Perche i politici, a cui doniamo la nostra fiducia affinché loro ci possano tutelare , non rinsaviscono, plagiati come sono dalle lusinghe del dio danaro?

     Oggi inizia la Tua Rivoluzione! 

    Prova a pensare di ritornare a vivere in un mondo dove non hai la possibilità di dire quello che tu ritieni più giusto, di raccontare e gridare a tutti quella che è per te la verità; o di dover modificare i tuoi pensieri ed i tuoi sogni nel momento in cui qualcun altro ti dice che stai sbagliando. A grosse linee ciò è quello che oggi avviene sotto il nostro naso! Basta assistere per soli dieci minuti allo spettacolo offerto dai TG per comprenderlo! Viviamo in una sorta di "Grande fratello Orwellliano" dove il dissenziente non trova spazio, se non all'interno di ristretti gruppi "élitari". La verità! Chissà quante persone al giorno dicono la verità, quante hanno la possibilità di dirla davvero; quante lo vorrebbero fare ma non possono. Diciamo basta! Ma facciamolo seriamente! Non limitiamoci ai palliativi dell'Ice (Iniziativa europea dei cittadini), ma ciascuno inizi a confrontarsi, a scrivere, a diffondere la giustizia sociale mediante la parola e lo scritto! Da fine Settembre inizierà la campagna sul metodo e sui meccanismi della raccolta delle firme comunitarie che durerà per un anno, certo! Cosa forse buona, ma non facciamoci prendere ancora una volta dai fondelli da una Unione europea che parla di libertà ed iniziativa legislativa diretta e nel contempo sta per sdoganare il dittatoriale MES. 

     "Pensa e Scrivi" – Aderisci alla "Campagna per la Libertà e la Giustizia" 

    Non facciamoci prendere in giro da un'Unione europea e da una cerchia di tecnici ed euroburocrati che riempiendosi la bocca di concetti stereotipati (come "europeismo" ed "unità nella diversità") in fondo non hanno alcuna intenzione – come ampliamente dimostrato finora – di distruggere o scardinare la gabbia del debito, né tantomeno di riconsiderare la portata distruttiva delle loro selvagge politiche neoliberiste. Da parte nostra e della nostra redazione, ci auguriamo nel successo della campagna per la libertà e la giustizia, "Pensa e Scrivi", ma non quella propinataci strategicamente dai nostri stessi carcerieri, ma in quella nostra personale. Quella che dovrà scaturire inevitabilmente – auspichiamo –  nei lettori di questo articolo, negli amici che vediamo tutti i giorni, nelle famiglie, nei giovani che si affacciano al loro futuro, nei cittadini che vogliono essere padroni delle loro vite, nei giovani studenti e negli universitari che conservano e nutrono ancora un sogno. Per tutti coloro che volessero aderire alla campagna di "Qui Europa", "Pensa e Scrivi", sarà possibile inviare i propri testi o le proprie "lettere aperte" – che da parte nostra cercheremo di pubblicare, nel limite del possibile e compatibilmente con le nostre priorità redazionali – confrontandosi direttamente con i nostri lettori, con i professori universitari e gli economisti che collaborano con noi, e con i giornalisti della nostra redazione. Quanti fossero interessati all'iniziativa potranno scriverci all'indirizzo e-mail infounicz.europa@gmail.com. Un abbraccio sincero a tutti gli "uomini liberi", dalla redazione di "Qui Europa"!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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