Giovedì, Luglio 12th/ 2012
– di Silvia Laporta e Sergio Basile –
Unione Europea / Germania / Finlandia / Olanda / Romania / Euro / Crisi economica / Esm / fiscal compact / Andreas Vosskule / Jyrki Katainen / agenzie rating / Badescu / Usl / referendum popolare / malcontento / Fmi /
Venti nuovi in Europa: qualcosa finalmente
si smuove
Germania: ricorsi contro l'Esm e il Fiscal Compact
Finlandia e Olanda: secco no contro l'Europa
In Romania, la rivoluzione politica.
Berlino, Bruxelles, Amsterdam, Bucarest, Helsinky – Non sono momenti facili, quelli che si stanno consumando nelle ultime ore in Europa. A Berlino, il destino dell’Euro, sembra essere nelle mani del capo della Corte Costituzionale tedesca, il magistrato Andreas Vosskuhle, che potrebbe pronunciare la sentenza di condanna per la moneta unica europea. La corte, infatti, deciderà se gli impegni presi dal Governo tedesco con Bruxelles, possano sopravvivere ai sei ricorsi fatti contro l’Esm, il terribile e dittatoriale (cosiddetto) "Meccanismo di Stabilità Europeo" che avrà a disposizione un fondo permanente di 500 miliardi di euro, e contro il Fiscal Compact, il recessivo ed insensato patto di bilancio concordato a Marzo a Bruxelles. Secondo il capo della Corte costituzionale tedesca, c’è bisogno di un tempo ragionevole per valutare il peso di questioni molto importanti. A presentare i ricorsi, un gruppo di politici, economisti e cittadini attivisti, ( per la precisione 172) che lamentano il fatto che la politica di salvataggio dell’Eurozona sarebbe ormai una minaccia grave alla democrazia tedesca e al potere del Bundestang, il Parlamento. I contribuenti tedeschi, del resto, chiedono di fermare il provvedimento prima che la Germania si sporchi del debito pubblico degli altri paesi, sventrando lo stato e costringendo i cittadini con obblighi rovinosi, ed ancora peggiori di quelli che la Merkel ha propinato finora alle famiglie tedesche.
Il Dittatoriale MES appeso a un filo in Germania
La Corte Costituzionale, deciderà prima sui ricorsi e poi emetterà una sentenza sulla costituzionalità del liberticisa MES entro i primi mesi del 2013. Nonostante i pareri discordanti di molti politici, i cittadini tedeschi, sono per la maggiore schierati dalla parte dei ricorsi. Si sa, tuttavia, che senza la Germania, in Europa, non si va da nessuna parte! Quindi, gli altri paesi europei, sono tutti in attesa e appesi a un filo, rispetto alle decisioni che verranno emanate!
Un'ottima notizia malgrado la disinformazione dei Media
Nonostante ciò che potrete leggere sui giornali o ascoltare in Tv, questa, è una buona notizia! Fermare il Meccanismo di Stabilità e il Fondo Salva Stati (EFSF), due provvedimenti atti all’unificazione centralistica e tecnocratica dell’Europa e alla formazione della “dittatura legale” (che ci stanno imponendo) è una mossa intelligente da parte del gruppo di economisti, politici e cittadini attivisti della Germania; anche se sicuramente, le motivazioni che li spingono, sono innanzitutto la salvaguardia dei propri interessi. Gli interessi di un Paese ricco come la Germania: capace di un tenore di vita che i cittadini tedeschi non vogliono perdere. I Tedeschi, d'altronde, non vorranno mica diventare una massa di schiavi come noi!
Finlandia e Olanda pronte a Smontare l'Eurogabbia
Anche Finlandia e Olanda tornano all’attacco. “La situazione dell’Eurozona è pericolosa, molto pericolosa”; avverte il primo ministro finlandese Jyrki Katainen “non ci si fida più come prima”. Succede infatti che, persino loro, i proverbiali paesi “benestanti” dell’Eurozona, sono stati bacchettati dalle varie agenzie di rating, dal livello AAA a quello A. Perciò i paesi, sono decisi a non fidarsi più dell’euro e all’occorrenza, anche a uscire della moneta unica, se necessario. Ed a giudicare dalle proteste di piazza di Amsterdam ed Helsinky, i cittadini questa volta sembrano fare sul serio.
Terremoto politico in Romania
A Bucarest, invece – da inizio 2012 – si susseguono veri e propri terremoti politici. Il 29 Luglio la Romania, sarà chiamata al referendum per votare sull'ipotesi di destituzione del Presidente Basescu, sospeso per votazione del Parlamento. Ma facciamo un passo indietro. Il 3 Luglio il Parlamento, o per meglio dire l’opposizione dell’Usl, si è liberata in un sol colpo di tutti gli uomini del presidente, giudicati personaggi scomodi. Sono stati sollevati uno dopo l’altro da due delle più alte cariche dello Stato: quella del presidente del senato (con il "liberale" Antoneschu che ha preso il posto di Vasile Blaga) e quella del presidente della Camera (con Roberta Anastase sostituita da Valeriu Zgonea). Il tutto dopo che le elezioni amministrative avevano marcato la netta vittoria dell’Usl, la coalizione di centro sinistra: partito intenzionato, a quanto pare, a rispettare le ingerenze della Troika e di Banca Mondiale, per il "bene del Paese". frase già sentita di recente a Roma ed Atene, dopo le misure lacrime e sangue intraprese all'indomani dei "golpe tecnici" da Mario Monti e Lucas Papademos . L’Usl, ha fatto totalmente piazza pulita anche dell’avvocato del popolo, decidendo di subordinare al controllo del governo il “Monitur Official”, una sorta di Gazzetta Ufficiale. Cercando inoltre di modificare con urgenza anche la stessa legge sul referendum, proponendo la possibilità di convalidarlo a quorum del 50 % + 1 dei votanti, contro il precedente 50 % + 1 degli aventi il diritto raggiunto.
Nei palazzi di Bruxelles Tremano i Tecnocrati
Davanti a questa situazione, non sono mancate le proteste dell’Unione europea, che già aveva manifestato il suo dissenso sulle vicissitudini politiche della scorsa settimana. Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schultz, ha definito l’Europa troppo silenziosa nei confronti della sospensione del Presidente Basescu. Anche Vivian Reding, Commissario europeo alla Giustizia, nelle ultime ore ha espresso il proprio allarmante parere, vedendo in questa situazione un grosso pericolo per la stabilità della Romania, che – a suo dire – "deve essere difesa dall’Esecutivo Ue, il quale ha il dovere di monitorare gli sviluppi della vicenda". Il premier Ponta è stato convocato oggi a Bruxelles, da Barroso, per una relazione sulla situazione del suo Paese. Ma evidentemente la voglia di Democrazia vera e di riscatto del popolo contro questo euro-baraccone è tanta, troppa. Cosa potrà fare il piccolo tecnocrate Barroso contro la sete di Giustizia e Democrazia dei popoli? Pensiamo davvero nulla!
Bucarest: la protesta del popolo contro l'Euro-gabbia
Nel frattempo in Romania, da giorni ormai, le tensioni sociali la stanno facendo da padrone. Diverse, nelle ultime ore, le veementi proteste nelle strade e nelle piazze di Bucarest contro l'austerity avallata dal governo: si pensa che sia questo infondo il vero motivo dello scontro tra Basescu e Ponta. Il malcontento è nato a seguito delle imposizione delle solite "cure inique" dell’Fmi: misure simili a quele adottate per la sventurata Grecia: troppo austere per il popolo, che ha dato il la all’avanzata dell’ opposizione politica. Non è mai troppo tardi! Intanto, Si è tutti in attesa del 29 Luglio, quando Basescu sarà “guidicato” dal referendum popolare, mentre – intanto – la fiducia nell’Europa ha fatto registrae cali importanti, imbarazzanti. Insomma, qualcosa si smuove. Il sogno europeo dell'accentramento si sta sciogliendo come neve al sole: il sole della democrazia e della giustizia!
Eurogabbia in frantumi!
Molti cittadini, iniziano a sentire il peso insopportabile dei provvedimenti ruba soldi dell’Europa, e sono decisi a fare qualcosa, e non starsene a guardare come spettatori passivi. Il brutto è che, inevitabilmente, possono far sentire la propria voce soltanto “sbattendo i piedi”. La democrazia europea, l’abbiamo dimostrato tante volte, è soltanto uno specchietto per le allodole. Nessuno di noi ha voce in capitolo, circa i provvedimenti che, tutti i giorni vengono presi. Ma fortunatamente, la voglia di riprendersi quello che è proprio non è svanita del tutto. E la Germania, la Finlandia, l’Olanda e la Romania, ma anche la Spagna, la Grecia e la Germania (intesa come popolo tedesco) ne sono in queste ore l’esempio più lampante. Ma qualcosa si smuove ormai anche a Roma.
La Storia siamo Noi
Tra le centinaia di manifestazioni di protesta susseguitesi fin dalle scorse settimane, e con maggior intensità nelle ultime ore, una in particolare ci ha commosso di più: quella delle chitarre innalzate al cielo di Amsterdam, quasi a voler simboleggiare che nella musica ci sono le idee, le idee sono libere e non possono essere imprigionate da nessuna euro-gabbia, da nessuna dittatura finanziaria e (per quanto forte ed organizzata) da nessuna forza imperialistica e protesa a schiavizzare le masse e ad asservire le coscienze umane alle malsane logiche dei mercati e del danaro. Chi può mettersi contro le idee? Chi oserà scagliarsi ancora contro la dignità umana e la stessa umanità dei popoli? E allora nelle immagini di Amsterdam, come in quelle catturate nelle piazze di Atene, Helsinky, Madrid, Bucarest, Berlino ed in tutti quei luoghi dove il grido delle giustizia e della fraternità (non evidentemente quella falsa e pilotata dalle forze giacobine e dal massone Napoleone durante la Rivoluzione Francese di fine Settecento) si sta levando unanime alto e pacifico nel cielo, diventa difficile trattenere le lacrime e non assaporare un dolce profumo di speranza. Respirare a pieni polmoni un'aria nuova e ritemprante: l'aria della Democrazia vera. Un qualcosa di estremamente nuovo e rivoluzionario per l'Europa. A memoria d'uomo non si era mai visto qualcosa del genere, e non solo in Europa, ma nel mondo intero. Mai almeno da quel lontano 28 agosto 1963, passato alla storia per quel fiume umano di 300 mila persone, ed oltre, che sulle note della musica di Joan Baez, travolse lento ed imponente Washington in nome dei diritti civili e facendo da cornice ideale alla voce fiera, sicura e penetrante di Martin Luther King. Allora l’inno generazionale era “We Shall Overcome”.
Le Note del Cambiamento
Sulle stesse frequenze – per tornare ai giorni nostri – abbiamo registrato ed impresso nel cuore le gesta dei coraggiosi giovani newyorkesi e non solo (accorsi da tutti gli Stati Uniti e da tutti i continenti) in occasione della storica "Occupy Wall Street". Ora, malgrado il tentativo di giornali e tv di coprire la verità, mascherare e censurare eventi che stanno facendo la storia dell'Europa di oggi (malgrado qualcuno fra noi forse non se ne sia neppure accorto, stordito dal vuoto frastuono di altri tipi di suoni ed immagini e dall'euforia dell'Estate) il movimento di protesta invaderà ben presto – e potente – anche la Città Eterna. L'unico neo – contrariamente agli anni Sessanta – è la completa assenza di una "colonna sonora" alla Joan Baez (per intenderci), capace di risuonare forte in tutto il "Giardino d'Europa" e capace di riempire i cieli d'Italia, da Palermo a Milano,. Riempire il cielo e le coscienze di quest'aria di rinnovamento. La musica d'altra parte – secondo la stessa Joan Baez (che nei giorni scorsi si è esibita a Milano) "ha sempre giocato un ruolo molto importante nei Paesi che poi hanno messo in atto il cambiamento". Non ci resta che trovare al più presto le note giuste ed iniziare a suonare!
Silvia Laporta, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)
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