Qui Europa

Giorno: 26 Settembre 2012

  • SPQR – L’epilogo del caso Fiorito e le Dimissioni della Polverini

    SPQR – L’epilogo del caso Fiorito e le Dimissioni della Polverini

    Mercoledì, Settembre 26th/ 2012

    – di Mario Luongo –

    Francesco Fiorito / SPQR / Dimissioni / Renata Polverini / Consiglio Regionale Lazio / Decentramento amministrativo / Belsito / Lusi / Pdl / Circoscrizione Frosinone / Anagni / Capogruppo regionale Pdl / Vilfredo Pareto / Merito Morale / Polis Greca 

    SPQR – L'epilogo del caso Fiorito e le

    Dimissioni della Polverini

    La politica sempre più lontana dal cittadino 

    Ma che fine ha fatto la nobile discriminante del

    "Merito Morale"?

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma – Il decentramento amministrativo è un concetto complesso, sicuramente non definibile in due righe, ma per comodità e semplificazione si può dire che attraverso questo vengono distribuite autorità, risorse, procedimenti decisionali a diversi livelli di governance. In Italia, si suppone, questa distribuzione è mirata, a livello regionale e locale, all’avvicinamento dello Stato alle esigenze e alle istanze del territorio, addirittura ad una maggiore vicinanza ai cittadini. Visti gli ultimi avvenimenti che hanno coinvolto il Consiglio Regionale Lazio e che hanno portato alla (triste) ribalta personaggi come Franco Fiorito, e alle dimissioni il presidente Renata Polverini, un piccolo dubbio sorge spontaneo. Ma vicinanza con chi? La giunta regionale si è resa protagonista di una serie di azioni che in questi giorni stanno venendo a galla, ma probabilmente solo in modo parziale. Si parla di provvedimenti presi in sede regionale per aumentare gli stipendi (già alti) dei consiglieri, di spese folli e inutili, di festini stile impero romano, di ostriche, champagne, di conti regolati alla regione all’interno dello stesso Pdl, di piccole faide personali. Ma non si parla di cittadini, se non per sottolineare che tutto questo è stato pagato da loro. I soldi che giravano e finivano nei vari conti correnti di Fiorito, con causale “capogruppo legge regionale 14-98”, sono soldi pubblici, dei contribuenti. Le battute sulla stazza gigantesca proporzionata solo alla sua voracità si sono sprecate, ma cosa dire di un capogruppo che solo nel mese di Luglio ha intascato, o meglio si è auto pagato, 540 mila euro tra indennità, rimborsi e stipendio? Un pò troppo se si pensa che il pantagruelico Batman di Anagni era anche campione di assenteismo alle sedute in aula del consiglio regionale. Insomma, il classico tipo da moglie ubriaca e botte piena!

      Dalla nobile Polis Greca ai festini trash stile Antica Roma 

    Che questi episodi di veri e propri furti alle casse dello Stato avvengano nel contesto della regione Lazio con Fiorito o della Margherita con Lusi o ancora della Lega con Belsito, poco importa. Il punto è che nascono all'interno di organismi fortemente potenziati e voluti (come una sorta di panaca ai problemi del Paese) quali le regioni:  organismi, enti costituzionali che dovrebbero proteggere – tanto più in un modello pseudo federale – gli interessi dei cittadini che lo stato centrale – per motivi puramente tecnici e burocratici – non riuscirebbe a seguire con attenzione. Ma a ben vedere, è la politica italiana – intellettualmente disonesta ed immorale – che si è allontanata dalla sua ragion d’essere, dallo scopo insito nell’etimologia della parola stessa, ovvero dal cittadino dalla polis greca; talmente allontanata da risultare “altro” da questo. Sotto la definizione di “altro” può essere catalogato di tutto: ricettacolo di interessi  personali, esibizione di volgarità, clientelismo, arroganza, furto neanche troppo celato, appannaggio oligarchico, ma non certo aristocratico di quei pochi che  rappresentano bene l’Italia, ma la sua parte peggiore. Fiorito non è sicuramente né il primo né l’ultimo degli esempi più famosi e lampanti, è soltanto il più recente. Ce ne sono ancora tanti altri in attesa di essere beccati “con le mani nel sacco”, di qualunque schieramento politico o regione.  Almeno in questo siamo  indistintamente tutti Italiani.

     Dimissioni! 

    Le dimissioni di Renata Polverini (anche lei certamente non un buon esempio di educazione e trasparenza)  intervenute nelle scorse ore, in tal contesto, sono state un atto dovuto, anche se fino a prova contraria lei è al momento estranea ai fatti. Qualcuno le ha interpretate come un tentativo di estrema difesa: un "mettere le mani avanti" e prevenire un siluramento politico già in atto da parte dei suoi (nei piani alti del Pdl) e dei consiglieri dell'Udc facenti capo alla Sua maggioranza.

     La Seconda Repubblica e la tomba del "Merito Morale" 

    È strano, ma quando accadono questi episodi, tutti i leader, presidenti e capi vari si dichiarano sorpresi, spaesati, ignari di tutto, come se fossero stati gabbati dal furbo di turno. A questo punto  forse è il caso di porsi un paio di domande non solo sull’onestà, ma anche sulla lucidità di questi personaggi. Sarebbe il caso anche di rispolverare qualche vecchio testo di sociologia politica e di rileggere i capitoli dedicati al "Merito Morale", quale elemento discriminante  e democratico di garanzia del buon politico. Un elemento oggi assolutamente, volutamente ed imperdonabilmente tralasciato. E si vede!

    Mario Luongo (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • Ue, il Falso Dogma del Bilancio e le Ricette di Kohl e Soros

    Ue, il Falso Dogma del Bilancio e le Ricette di Kohl e Soros

    Mercoledì, Settembre 26th/ 2012

    – di Max Cittadino e Sergio Basile –

    Unione europea / Eurozona / Bruxelles / Strasburgo / Francoforte / Berlino / Germania / Euro / Helmut Kohl / George Soros / Fiat / Fabbrica Italia / CFR / Council on Foreign Relations / Ceca / Sme/ Mec / Europa austroungarica / Novecento / Economia dello spread / Anton Cechov / Unione bancaria / Bilancio / Matematica / Adam Smith / Lavoro produttivo / Lavoro improduttico / Globalizzazione / Disoccupazione 

    Unione europea – Il Falso dogma laico del

    Bilancio e le ricette di Kohl e Soros 

    Ecco perchè siamo allo sbando: l'economia è

    programmazione del futuro

    I saggi insegnamenti di Cechov, Smith e Galbraith e 

    l'arte della mistificazione dei "Padroni dell'Europa"

    Bruxelles, Strasburgo, Francoforte, Berlino, Washington –  Nelle scorse ore hanno fatto molto discutere (nel bene e nel male) le dichiarazioni di Helmut Kohl, ex Cancelliere tedesco ed ex-leader del partito dell'Unione Cristiano Democratica, e George Soros, economista e magnate della finanza d'origine ungherese, ma naturalizzato statunitense, nonché membro del Consiglio di amministrazione del CFR (Council on Foreign Relations) discussa associazione "privata" Usa, costituita da uomini d'affari e leader politici che "studiano" (spesso orientano) i problemi mondiali, "promuovendo" le linee strategiche della politica estera di Washington. Due personaggi, dunque – lo diciamo per i nostri lettori più giovani – di primo piano nel panorama internazionale in campo geopolitico ed economico. 

     Le improvvide ricette di Kohl e Soros 

    Secondo Kohl vista l'attuale rullino di marcia del progetto Ue e dell'Eurozona, per uscire dall'impasse "O si europeizza la Germania, o si germanizza l'Europa". Più o meno analogo il concetto espresso da Soros, secondo il quale "la Germania deve guidare l'Europa o uscire dall'Europa". Concetti questi che se interrelati e sintetizzati ci danno l'idea di un continente euro-centrico destinato ad essere irrimediabilmente governato da una sorta di Paese egemone solidale: la Germania, per l'appunto! Ma questa rigidità ideologica di due statisti del calibro di Kohl e Soros peccano a nostro modesto parere di due elementi: innanziatutto l'Europa dei Trattati di Roma del 1957, ma anche l'Ue di trent'anni fa – quella cioè della CECA, dello SME (Sistema Monetario) e del MEC (Mercato Comune) – funzionava proprio in relazione al suo ideale e considerevole grado si flessibilità. L'euro era ancora lontano, e con esso i suoi rigidi e liberticidi accidenti: vedi "Sistema – germanocentrico – Target 2" (vedi gli allegati). E d'altra parte pare ormai palese il fatto che l'Europa, la frastagliata e multiforme Europa, mal si presti per dati oggettivi – ma anche per storia e tradizioni – ad essere sagomata sulla base dello stampo rigido e circolare della moneta unica. Durante il Novecento (agli inizi del secolo) qualcuno tentò invano di compiere esperimenti analoghi; di creare cioè un'Europa austroungarica (i cosiddetti Stati Uniti d'Austria). Ma  i tentativi intrapresi falliroro – provvidenzialmente – tutti. Ora, certo, i nomi sono diversi, ma il conceto non cambia. Cambiano i protagonisti (la tecnocrazia Ue), le comparse (i politici complici), i pretesti (il debito e la recessione), la moneta (l'euro al posto della corona)  ed i luoghi geografici (Bruxelles, Strasburgo, Francoforte e Berlino al posto di Vienna) di questo tentativo (per ora subdolamente riuscito) di accentramento totalitaristico di tocquaviliana memoria.

     Ecco perchè siamo allo sbando: l'Economia è "programmazione del Futuro" 

    In tal contesto, mentre l'Ue si appresta a realizzare l'Unione bancaria dietro il nulla osta dell'Europarlamento di Strasburgo, d'altro canto ormai si è diffusa presso l'opinione pubblica europea la certezza matematica sul fatto che dal rispetto dei tanto invocati vincoli di bilancio e della dittatoriale austerity imposta ai Paesi dell'Eurozona in difficoltà non ci possa essere alcuna crescita. Dunque i fatti inoppugnabili ed inequivocabili dimostrano il contrario di quanto viene abilmente scritto e detto quotidianamente sui TG nazionali e sulle prime pagine dei giornali. E questo perchè da economisti qual siamo – nel nostro piccolo – sappiamo benissimo che l’economia non è solo fatta di freddi calcoli, ma è soprattutto previsione e programmazione del futuro

     Il falso dogma laico del "Bilancio" 

    La disoccupazione in Europa aumenta giorno dopo giorno (ormai non lavorano perchè disoccupati o licenziati circa 55 milioni di  cittadini dell'Unione) e si apre una spirale pericolosissima perchè si segue solo il bilancio, dimenticando che il bilancio in effetti non esiste, non può esistere se non esiste l'azienda. Ma questo da quanto sappiamo, non esiste. Non può esistere se non esiste l’azienda!  Allora come appreso dai libri di economia, in questi casi non si può che ripartire puntando e rilanciando i  consumi, visto che ormai la domanda è ai minimi storici e che la gente comune – che mediamente non capisce nulla di bilanci e macroeconomia – vede quale unico parametro di riferimento i sacrifici che fa  per soddisfare quello che è diventato ormai un dogma laico,una verita assoluta fondata sul nulla, perchè – ripetiamo – il bilancio e gli equilibri economici si fondano su solide basi, ma in questo carozzone chiamato "Europa" esse scricchiolano e stanno incollate l'una all'altra solo per forza di inerzia. Di che bilanci si parla se si lascia andare in rovina quella che è la base, il motore da cui parte tutta l’economia? Di che parliamo se si lascia allo sbando la famiglia? Una famiglia per di più tempestata e vessate dalle tasse più fantasiose ed assurde, per un fine – tra l'altro – completamente estraneo a qualsivoglia dinamica produttiva ed economica in senso stretto: la speculazione. Si lavora e si "stenta" per oleare l'infernale macchina della speculazione.  E ciò sulla base di un pretesto estraneo (il debito pubblico) ingenerato ad arte da altri. In base a quale logica giuridica o prettamente ideologica la famiglia è chiamata oggi a pagare le colpe di cinici ed immorali strateghi che oltretutto non rischiano nulla, perchè giocano con giocattoli non loro?

     Schiavi a vita! 

    Ma assodato ciò, a questo punto la vera domanda è: in questo euro-festival delle astrazioni, fino a quando continueremo ad essere cavie per esperimenti di menti raffinatissime? A giudicare dalle premesse di "Fiscal Compact" e "Fondo Salva (Ammazza) Stati Permanente" (MES o ESM) per sempre!

     Europa unita? Un falso Mito, ce lo dice Cechov 

    Certo, chi parla (specie i giornalisti economici che ormai si limitano a ricamare su falsi ed ingannevoli copioni scritti da altri, nei malcelati retrobottega di lobbies bancarie travestite da istituzioni comunitarie) dovrebbe stare tra la gente per capire la realtà e non fare insulse astrazionidi comodo. Si parla di Europa unita come di un "Mito sacro ed eterno"; di euro come di un misterioso salvatore oscuro delle ex-patrie nazionali (?) scordando troppo rapidamente che vi sono ancora difficoltà addirittura per l’unità economica di un paese come l’Italia, oggi ancor di più spaccato in due tronconi dalla crisi indotta.  Il grande Anton Cechov diceva che "si parlava di umanita in generale per trascurare l’uomo in particolare". Paradigma ideale della realtà odierna: si parla di grandi progetti, di futuro, di "Stati Uniti d'Europa" ma senza le basi civiche e morali; si parla di magnifiche e progressive sorti, dimenticando (volontariamente) che le persone vere non sono calcoli falliti, visto i risultati, ma sono realtà. 

     … ce lo dice Smith 

    Ma in questa disserzione ci viene incontro anche l'economia reale a-dogmatica: il vero problema che hanno insegnato i piu illustri economisti come Adam Smith, non e quello di fare i conti quotidiani con lo Spread (questo, infatti, come deduciamo dagli scritti di Galbraith, è un altro colossale inganno, una truffa vera!). Smith ha insegnato a generazioni di studenti di economia  che si deve ragionare sul lavoro produttivio, non su quello improduttivo. Prima che di spread – concetto astratto – si deve parlare di occupazione. Prima di unità politica, economica e bancaria, di unità nel benessere diffuso dei popoli e dei contribuenti che con il loro sudore e le loro cospicue rimesse mantengono in piedi i ciclopici edifici di Bruxelles e Strasburgo. Noi non possiamo essere legati a delle stime, dunque, ma evidentemente si deve puntare sulla produzione; si deve repentinamente ed obbligatoriamente attivare un ciclo virtuoso tra  occupazione, produzione e consumi.

     L'arte della mistificazione 

    Il lavoro degli economisti e dei giornalisti economici è diventato invece quello di "provare a giustificare" le azioni sconsiderate dei nuovi padroni dell'Europa, con scritti contraddittori e prove verbali in TV, in una sorta di cieca sequela di ricette stilate dai banchieri privati della Bce: gli stessi che hanno preparato la strada al golpe italiano di Mario Monti e Giorgio Napolitano.  

     … ce lo dice la Matematica, questa è la via del Caos! 

    D'altronde anche in matematica puristi della materia come Capelli, Mc Lourin, Taylor e via dicendo, ci insegnano che troppi calcoli portano alla confusione anche se vi sono gli algoritmi, ed inoltre troppi calcoli congetturali, se accostati ed interrelati portano inequivocabilmente al caos. Si il caos "ragionato": il nuovo dittatoriale paradigma di un'Ue data dalla "sommatoria" di macerie di sistemi fallimentari tipo quello liberista, che ha portato alla globalizzazione di un sistema senza regole che prima vuole, esige libertà di agire e poi ricorre allo stato ed ai cittadini, chiamati apagare sulla loro pelle le scelte di altri. Questa è la dura e cruda realtà! Non le stime, i bilanci. E poi di cosa? Di che cosa ragioniamo, che calcoli facciamo se mancano i numeri, non vi è la base. Qui si tratta solo di lavoro improduttivo come diceva Smith, ma la produttività è altro; è l'ingegno e la capacità – nella libertà, e non nel libertinaggio irrazionale – di produrre beni e mettere i cittadini in condizione di acquistarli in un'ottica di reciprocità. Questo è il punto! Non  le chiacchiere di un "Nuovo Leviatano" chiamato "Stati Uniti d'Europa"; né tantomeno le complici ed interessate chiacchiere, cui eco giungono a noi d'oltreoceano, da Wall Street e Washington. Non le chiacchiere, ma quello che succede fra la gente!

    Max Cittadino, Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Domenica, luglio  1st / 2012  – L'Editoriale, di Sergio Basile – ( Parte Prima ) Consiglio europeo / Vertice / Misure adottate / MES / Fiscal Compact / Growth Compact / Patto per la Crescita / Eurozona / Unione europea / Bruxelles / Roma / Berlino / Francoforte / Italia / Piigs / Debito pubblico […]

    Roma – Un Eurovertice che elude la crescita

    Roma – Un Eurovertice che elude la crescita

    Sabato, Giugno 23th / 2012 – di Mario Luongo –      Unione europea / Eurozona / Eurodeputato / Francesco Speroni / Lega Nord / Europa della Libertà e della Democrazia / G20 / Elezioni Grecia / Vertice Villa Madama / Angela Merkel / Mario Monti / Francoisa Hollande / Mariano Rajoy / Giorgio Napolitano / Pierluigi […]

    Eurozona – Strasbismo Monti-Hollande-Napolitano

    Eurozona – Strasbismo Monti-Hollande-Napolitano

    Venerdì, Giugno 15th / 2012 – di Sergio Basile – Eurozona / Vertice Monti-Hollande / Euro / Mario Monti / Francoise Hollande / Angela Merkel /  Roma / Parigi / Atene / Berlino / Madrid / Italia / Francia / Germania / Grecia / Crescita / Eurobond / Project Bond / Spagna / Rigore / […]

    Europa in fermento: qualcosa finalmente si smuove

    Europa in fermento: qualcosa finalmente si smuove

    Giovedì,  Luglio 12th/ 2012 – di Silvia Laporta e Sergio Basile – Unione Europea / Germania / Finlandia / Olanda / Romania / Euro / Crisi economica / Esm / fiscal compact / Andreas Vosskule /  Jyrki Katainen / agenzie rating / Badescu / Usl / referendum popolare / malcontento / Fmi / Venti nuovi in Europa: […]

    La Campagna Propagandistica dei Padroni d’Europa

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    Venerdì,  Giugno 29th / 2012 – di Silvia Laporta – Unione Europea / Bruxelles / Mes / Fiscal Compact / Viviana Reding / Federazione degli Stati Uniti / Stati Uniti d'Europa / Commissione Europea / debito pubblico / bond / Italia / dittatura / Unione Economica e monetaria Europea / Bce / Piigs / Gendarmeria Europea  […]

    Quale Europa vogliamo?

    Quale Europa vogliamo?

    Mercoledì, Giugno 27th / 2012 – di Maria Laura Barbuto e Sergio Basile – Italia / Unione Europea / Europa / Roma / Stati Uniti d’Europa / Chiesa / Cristianesimo / Cristianità / Radici cristiane europee / Unità politica / Spiritualità / Educazione / Storia / Tradizione / Civiltà / Persona / Società / Bioetica […]

    Euro-Casta: Quello che i TG tacciono

    Euro-Casta: Quello che i TG tacciono

    Mercoledì, Giugno 27th / 2012 – di Maria Laura Barbuto – Unione Europea / Commissione Europea / Bruxelles / Economia / Stipendi gonfiati / CorrierEconomia / Paradisi fiscali / Agevolezioni fiscali / Cittadini / Euroburocrazia / Sindacati / Giornalisti / Dati stipendi / Api / Ferruccio de Bortoli / Ivo Caizzi / Manuel Barroso / […]

    Pura propaganda – Chi vorrebbe i Deleteri “Stati Uniti d’Europa”?

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    Martedì, Giugno 26th / 2012 – di Silvia Laporta – Italia / Unione europea / Falsa Propaganda / Accentramento / Forum / Università Gregoriana / Coldiretti / Cisl / Confartigianato / Compagnia delle Opere / Stati Uniti d'Europa / Raffaele Bonanni / Grande Fratello / Propaganda mediatica / Appello ai lettori di Qui Europa  / […]

    Stati Uniti d’Europa: Verso un Nuovo Regime Liberticida

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    Lunedi,  Giugno 25th / 2012 – di Silvia Laporta – Commissione Europea / dittatura / rapporto commissione europea / ministro degli Esteri Europei / Superstato Ue / Presidente del Consiglio Europeo / Governo Europeo / crisi / Italia / Francia /  Belgio / Danimarca / Lussemburgo / Spagna / Paesi Bassi / Svezia / Londra / […]

    Accentramento! – Draghi e Barroso spingono per gli “Stati Uniti d’Europa”

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    Venerdì, Giugno 1st / 2012  – di Sergio Basile – Parlamento europeo / Bce / Mario Draghi / Audizione / Commissione europea / José Manuel Barroso / Fantasia / Angela Merkel / Debtocracy / Eurobond / Speculazione / Qui Europa / Europa / Controinformazione / Sergio Basile / Olanda / Stati Uniti d'Europa / Piano […]

    Italia, A.D. 2012 – Guerra IMU e Morte del Principio di Sussidiarietà

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      Lunedì, Maggio 21th / 2012  – di Domenico Apicella – Crisi Ue / Italia / Governo / Imu / ici / Anci / Ifel / Guerra di numeri / Arresti preventivi in Germania / Latitanza sindacale / Allarmismo sociale / Dipartimento delle Finanze / Qui Europa / Francoforte / Attentato Brindisi / Domenico Apicella / […]

    Lavoro – Giovani: i dimenticati d’Europa

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    Martedì, Aprile 10th / 2012 – di Franco De Domenico – Europa / Italia / Economia / Crisi / Disoccupazione / Disoccupazione giovanile / Roosvelt / Europeo / Unione politica / Commissione europea / Westerwelle / Unità europea     Ti mando a non–lavorare! Giovane e disoccupato: ecco l’individuo dimenticato in Europa   "Non è un paese per […]

     

  • Fiat: ‘Fabbrica Italia’ diventa ‘Ciao Italia’

    Fiat: ‘Fabbrica Italia’ diventa ‘Ciao Italia’

    Mercoledì, Settembre 26th/ 2012

    – di Mario Luongo –

    Fiat / Fabbrica Italia / Sergio Marchionne / John Jacob Elkann / Mario Monti / Corrado Passera / Consob / Diego Della Valle / Crisi del settore auto / Sostegni del governo / Spot Fabbrica Italia / Critiche Fiat 

    Fabbrica Italia: il Progetto che (non) c'è 

    Agnelli-Elkann-Marchionne: tipi da Spot a

    stelle e strisce

    I 20 miliardi del progetto Fiat saranno sfoltiti, non

    si comprendono né tempi né dinamiche del piano:

    "Fabbrica Italia" diventa "Ciao Italia"!

    Roma, Torino – Ricordate lo spot del progetto Fabbrica Italia? È di un paio di anni fa. Nel video c’è un padre che tiene in braccio il suo bambino neonato e, per farlo addormentare gli parla. Gli racconta di “questo piano industriale” che ora non può interessargli, ma riguarda anche il suo futuro, e quello dell’Italia in generale. Perché “in cinque anni raddoppia la produzione di veicoli in Italia e aumenta l’esportazione…anche in America. Raddoppia la produzione, raddoppiano le possibilità”Sulle note rilassanti di un pianoforte la scena di chiude sul papà che in macchina (una cinquecento per la precisione) sistema il figlioletto e lo guarda sorridente, con la scritta finale “Un cammino da fare tutti insieme per rendere gli Italiani di domani migliori di quelli di oggi”. Lo spot è carino, la musica anche, la voce narrante è calda e rassicurante, il pargolo è dolce. Il problema è che non si capisce dove si vuole andare a parare. Uno spot ben studiato e girato per un progetto che aldilà del nome e della sua mission, vuole lasciare il messaggio “La Fiat raddoppierà la produzione nei prossimi cinque anni”. E c’era bisogno di una confezione così? Non bastava una conferenza stampa?

     "Fabbrica Italia" – Dallo Spot allo Stop 

    Ma comunque, andando anche oltre lo spot in sé e il messaggio, la questione è che, a conti fatti, il progetto Fabbrica Italia rimane un mistero, una cosa annunciata e non ancora realizzata, ma nemmeno progettata. La curiosità è sorta a molti, soprattutto alla Consob che tra Aprile 2010 ed Ottobre 2011 ha mandato alla Fiat , dice Marchionne, “una raffica di richieste, 19 lettere in cui si chiedevano i dettagli finanziari e tecnici su Fabbrica Italia”. Richieste più che legittime, sottolinea la Consob, ma che hanno portato all’esasperazione (sempre parole di Marchionne) i dirigenti Fiat che, poverini, il 13 Settembre scorso  hanno comunicato il ritiro del progetto, con l’indicazione che il nome "Fabbrica Italia" non sarebbe più stato usato e le informazioni su tempi e costi non sarebbero state fornite.

     L’attacco di Della Valle 

    Nelle scorse ore è dilagato il botta e risposta che ha riaperto le polemiche sulla Fiat: dalla Bocconi di Milano, dove stava tenendo una conferenza, Diego Della Valle, patron di Tod’s, ha attaccaco con dure critiche l’A.d. Marchionne ed i vertici definendoli come “improvvisati, chiacchieroni, beccati con le mani nella marmellata”. Quest’ultimo epiteto si spiega con il fatto che Della Valle accusa gli Agnelli e la Fiat di aver intenzione di lasciare l’Italia da tempo e per questo “hanno fatto lavorare più il loro uffici stampa che i reparti di progettazione”.

     La sfoltita… dei "sogni" Fiat 

    Ora, che la Fiat non sia in una fase florida dal punto di vista delle vendite e delle innovazioni, non è un segreto. Va detto, però, che la crisi economica del settore si riflette a livello mondiale e non tutti gli stati sono pronti a dare robusti rinforzi all’industria automobilistica. Se in USA ,l’intervento di Obama è stato importante – e non solo per i dollari stanziati – non si può dire altrettanto dell’Italia di Mario Monti, per questo Marchionne tra un frecciata e l’altra con Della Valle, ha chiesto al governo di “fare la sua parte per rimuovere le zavorre che stanno ancorando il nostro Paese al passato”. E con il governo, nelle persone di Monti e Passera – come riportato da "Qui Europa" – si è incontrata la Fiat, nelle persone di Marchionne e John Elkann, sabato pomeriggio,  per parlare del problema. Il risultato  è stato – come visto – molto deludente: nonostante la crisi economica del settore delle auto – ed in particolare della Fiat, l’azienda non ha però aperto alla speranza (fornendo dati e numeri concreti) gli orizzonti chiusi di migliaia di operai sull'orlo del baratro, limitandosi a fare altre promesse, altri slogan sull'intenzione (ipotetica) di non lasciare l’Italia, e di "restare". Ma non si sa come e dove! C'è qualcuno che ipotizza la permanenza di marchionne ormai limitata a qualche bagno estivo. Una cosa per ora è certa: i venti miliardi di euro previsti per il progetto saranno tagliati, sfoltiti, diminuiti, così come l’entità stessa del progetto che non si sa a questo punto davvero come chiamare. E ciò proprio quando gli investimenti avrebbero dovuto avere una provvidenziale e decisa impennata.

     Il beffardo spot di un dilemma svelato 

    Questo forse vorrà dire meno operai, meno produzione, meno auto vendute, più contratti capestro, meno sedi. Speriamo di no, ma a questo punto la matematica non è più un'opinione, A questo punto la domanda sorge spontanea da capo : ma c’era davvero bisogno di quello spot?

    Mario Luongo (Copyright © 2012 Qui Europa)

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