Qui Europa

Giorno: 6 Settembre 2012

  • I sorprendenti sondaggi di Eurobarometro:  in Europa oltre 55 milioni di Disoccupati, ma l’Europeismo sarebbe in ascesa

    I sorprendenti sondaggi di Eurobarometro: in Europa oltre 55 milioni di Disoccupati, ma l’Europeismo sarebbe in ascesa

    Giovedì, Settembre 6th/ 2012

    – di Sergio Basile –

    Unione europea / Eurobarometro / Bruxelles / Perplessità / Sondaggi / Giulietto Chiesa / Osservatorio Nazionale Indipendente / Qui Europa / Parlamento europeo / Elezioni europee / Atene / Madrid / Lisbona / Dublino / Roma / Helsinki / Berlino / Francoforte / Parigi / Calabria / Ateneo Magna Graecia / Convegno / Crisi economica e sociale dell'Ue / Disoccupazione / Recessione 

    I sorprendenti sondaggi di Eurobarometro:

    in Europa oltre 55 milioni di disoccupati

    ma l'europeismo secondo Bruxelles

    "sarebbe in ascesa"

    Le palesi incongruenze di Bruxelles e la controanalisi

    dei dati sulla crisi dell'Osservatorio Indipendente

    "Qui Europa" in Calabria

    Qualcosa non torna!

    Bruxelles, Roma, Catanzaro  –  Alla riapertuta degli uffici dell'Ue, tra le altre incombenze sospese sulla testa dei funzionari della Commissione europea, protesi con ogni mezzo a cercar di mantenere a galla  una nave chiamata Eurozona, ridotta ormai ad una impresentabile bagnarola  che fa acqua da tutte le parti, pare sia anche tempo di analisi e sondaggi. La notizia del giorno è dunque quella relativa ai risultati elaborati da Eurobarometro sui valori degli indici di gradimento degli Europei, in merito al complesso delle istituzioni comunitarie. Tali stime confermerebbero tuttavia un fatto alquanto curioso, per non dire paradossale. Un dato che ci lascia a dir poco perplessi:  il giudizio medio dell'opinione pubblica, dei Paesi Ue, oggi sarebbe migliore rispetto a nove mesi fa. Ma com'è mai possibile? Infatti ci chiediamo, se – e non è un mistero – la disoccupazione in Europa ha falciato oggi oltre 55 milioni di cittadini, come fa il gradimento degli europei a non seguire o almeno a rispecchiarsi in tale trend? Davvero strano! Secondo il centro studi ufficiale di statistiche di Bruxelles – ospitato presso la Commissione europea – nello specifico, la maggior parte degli intervistati avrebbe asserito che "il Parlamento europeo è oggi una delle istituzioni che meglio rappresenta l'Unione europea e vuole votare alle elezioni europee in quanto è uno dei modi migliori per far sentire la propria voce".

     Un europeismo in ascesa? 

    L'immagine dell'Ue – sempre a detta di Eurobarometro – sarebbe dunque migliorata agli occhi del 40% degli intervistati: il 9% in più rispetto allo scorso novembre.  E questo, malgrado il dilagare della recessione in praticamente tutto il Vecchio Continente (ad eccezione dei Paesi Ue che non aderirono all'euro e della Norvegia: Paese che ha conservato saggiamente una Banca Nazionale autonoma e non privatizzata). D'altra parte, ciò, vorrebbe dire in fondo che la stragrande maggioranza degli Europei – evidentemente – guarda l'Unione con sospetto e delusione. Dato – il primo – dunque sbandierato probabilmente con troppa enfasi dalla Commissione di Bruxelles e da Eurobarometro – o male interpretato – ma in fondo davvero curioso, soprattutto se rapportato a ciò che sta accadendo in Europa, ed al tenore delle nutrite proteste che dilagano da mesi da Atene e Madrid, da Lisbona a Dublino, passando per Roma, Helsinki ed Amsterdam. Oggi, perfino a Berlino, Francoforte e Parigi (città appartenenti a Paesi toccati in maniera meno evidente dalla crisi) c'è chi sbuffa pesantemente e storce il naso. 

     L'Ue, è una cosa positiva? 

    La maggioranza assoluta ed oltre (53%) delle persone intervistate avrebbe sostenuto – sempre a detta di Eurobarometro – che l'Ue "è una cosa positiva". "Molte persone – si legge nel comunicato del centro di statistiche – invece non sono ancora consapevoli del fatto che le loro opinioni possano contare agli occhi dell' Unione europea".  Certo, senza voler mettere palesemente in dubbio i dati – pur se in parte paradossali ed incredibili – palesati dall'Osservatorio di Bruxelles, bisogna anche considerare che la lettura dei sondaggi spesso non tiene conto delle modalità e dei contesti globali nei quali maturano le risposte e vengono presentate le domande.  Perciò, ovviamente restano sempre dati da non enfatizzare e assolutizzare. Anche perché visti i disastri che ci circondano, non sarebbe propri il caso! 

     Il ruolo del Parlamento Europeo 

    Il 57% degli intervistati – secondo Bruxelles – avrebbe poi sostenuto che "votare alle prossime elezioni per il rinnovo dell'Europarlamento è il modo migliore per coinvolgerli". Solo un quarto degli intervistati sarebbero però a conoscenza del fatto che tali elezioni si terranno fra due anni. Anche se evidentemente non tutti gli intervistati sono a conoscenza del fatto che l'Europarlamento non sia un organo legislativo, ma bensì prettamente consultivo e propositivo, e quindi capace di incidere limitatamente sulle politiche poste in essere dal Consiglio europeo (costituito dai 27, presto 28, leader Ue) e dall'organo esecutico dell'Unione, la stessa Commissione europea (organo, come noto, costituito da soggetti nominati dal Parlamento e non eletti democraticamente).

     Lotta alla Disoccupazione e Immobilismo Ue  

    Ma il dato più interessante ci sembra quello secondo il quale – per il 72% degli intervistati – "la creazione di posti di lavoro e la lotta alla disoccupazione devono essere per l'Unione europea le priorità per combattere la crisi". Certo sapere che il rating (elevato da "semplice ipotesi" e da "semplice parere non vincolante" al rango di diktat o legge: ed oggi curiosamente decisivo per la definizione del livello di interessi passivi da pagare alla speculazione bancaria) che di questa crisi è il motore e l'alibi (proprio grazie al  complice disinteresse delle istituzioni comunitarie) non ci trova assolutamente daccordo con l'analisi di Eurobarometro e della Commissione Barroso. Sapere, infatti, che da mesi le istituzioni Ue  stanno a guardare senza bandire e delegittimare le "indagate" e "conflittuali" agenzie di rating statunitensi, diventate d'un colpo più importanti e decisive dei popoli e degli stessi stati "sovrani" o "ex-sovrani, non può lasciarci né indifferenti, né sereni.

     L'Analisi dell'Osservatorio Indipendente "Qui Europa" in Calabria  

    D'altronde, da un'analisi fatta dall'Osservatorio Nazionale Indipendente "Qui Europa" in Calabria (tra le regioni europee più colpite dalla crisi) nella  scorsa primavera, (Marzo, Aprile e Maggio 2012) presso dieci istituti di scuola secondaria supeririore e presso l'Ateneo Magna Graecia di Catanzaro (cui è seguito un convegno dal titolo: "La Crisi Economica e Sociale dell'Ue, Analisi e Prospettive" che ha visto tra i tanti ospiti di rilievo, anche il giornalista e scrittore Giulietto Chiesa) su un campione di circa 2000 studenti, è emersa una realtà ben diversa da quella dipinta – col sostegno dei dati raccolti dai funzionari di Bruxelles – dall'Osservatorio della Commissione europea, Eurobarometro. Contrariamente da quanto sostenuto da Bruxelles, infatti, l'euroscetticismo in Europa, a nostro parere – ed a parere dei soggetti intervistati in decine di pubblici confronti e audizioni – è in netto aumento!

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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  • Macelleria Sociale – Tregua per i minatori del Sulcis, solidarietà dai colleghi spagnoli

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    Giovedì, Settembre 6th/  2012 

    – di Federica Santoro –

     Italia / Portovesme / Regione Sardegna / Centrale di Portovesme / Cappellacci / Carbone pulito / Corrado Passera / Governo Monti / Enel / Marcia Negra / Madrid 

    Tregua dei minatori del Sulcis dopo una

    settimana di occupazione

    Diario della Crisi. Portovesme, al via il progetto

    "Carbone Pulito"?

    Geologi e Assocarboni auspicano la svolta 

    ambientalistica che salverebbe centinaia

    di famiglie

    Roma, Cagliari – Dopo una settimana di occupazione, finalmente i minatori hanno deciso di lasciare liberi i pozzi occupati ad oltranza a seguito di un’assemblea con i principali esponenti della Regione Sardegna e del governo che ha avuto come tema principale la conversione dell’attuale sistema industriale in un polo tecnologico per l’utilizzo del "carbone sostenibile". Il governatore Cappellacci  ha dichiarato che non si tratta solo di salvare la miniera ma l’intero settore creando un polo avanzato tecnologico coerente con il futuro e appoggiato dalle società ambientalistiche. In poche parole una soluzione per  l’utilizzo del carbone ma in termini ambientali sostenibili. Così i minatori hanno deciso di mantenere un presidio nella discarica di ceneri nella centrale in attesa di essere convocati dal Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, in modo di avere garanzie sul destino della miniera. Ciò dopo le plateali e disperate proteste palesate nei giorni scorsi. Il governo ha prorogato la chiusura della miniera (inizialmente stabilita per il 31 dicembre) con lo spostamento della scadenza dai 6 mesi a un anno.

     Tregua dei minatori – Al via "Carbone pulito" 

    In questo periodo di tempo la Regione Sardegna dovrà presentare una revisione del progetto “Carbone pulito” per renderlo economicamente sostenibile grazie alle nuove tecnologie. Perciò i 120 minatori chiedono al governo lo sblocco di un progetto di rilancio della produzione ovvero un investimento di 200 milioni di euro in collaborazione con l’Enel per realizzare nell’impianto un deposito di stoccaggio per l’anidride carbonica. Ad appoggiare tale progetto vi sono anche i geologi e le Assocarboni. Questo infatti potrebbe essere il primo passo per far tornare l’Italia  protagonista nel comparto estrattivo. Bisogna solo attendere qualche settimana per capire quali saranno le nuove manovre di Governo e Regione prima di – eventualmente – reagire nuovamente con qualche altra occupazione con "ospiti" sette quintali di tritolo come è avvenuto in questo episodio durato una lunga e interminabile settimana.

       L'esempio della "Marcia Negra" por "Los Derechos" 

    Una protesta plateale, quella deiminatori sardi del Sulcis, contro la macelleria sociale posta in essere dal governo Monti, che spingendo l'Italia giù per il baratro della recessione, ha creato le premesse per la crisi dell'intero settore, nell'isola come nel resto dell'Italia. Una protesta che per certi versi ci ha ricordato quella ad oltranza dell'11 Luglio scorso, scoppiata in Spagna su iniziativa dei minatori iberici, nell'ormai famosa "marcia negra" su Madrid, "por los derechos": una protesta di dimensioni bibliche ("negra" o "nera", come il carbone, ma anche come la fame e la disperazione) che spinse gli eroici minatori, appoggiati da centinaia di migliaia di persone, a  percorrere 500 km e diciannove giorni di cammino sotto il sole. In Spagna i minatori rappresentarono – come denunciato da "Qui Europa" –  la prima vera vittima sacrificale  della crisi indotta. Una apocalisse che nella suddetta nazione coinvolse addirittura 5000 minatori, 5000 padri di famiglia. In Italia per ora tutto sembra essersi tranquillizzato. Vedremo come andrà a finire! L'impressione è che siamo comunque dinnanzi ad una pentola a pressione a rischio di esplosione, squalora i "tecnici" dovessero compiere pericolosi dietrofront.

    Federica Santoro (Copyright © 2012 Qui Europa)

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