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  • UE – La “sconfitta morale” del Mercato

    UE – La “sconfitta morale” del Mercato

    Giovedì,  Aprile 26th/ 2012

    – di Sergio Basile –

    Unione europea / politica / Rigore / Fiscal Compact / Germania / Italia / Francia / Olanda / Danimarca / Papa Giovanni Paolo II / Bob Kennedy / Discorso sul Pil / Angela Merkel / francois Hollande / Nicolas Sarkozy / Mario Monti / Geert Widers /  Beppe grillo / Giulietto Chiesa / Ny Credit / Pirati / Agenzie di rating / Ribellione contro le agenzie di rating / Squilibri economici / Karl Marx / Marxismo e capitalismo / Liberismo e liberalismo /  Ottimizzazione delle performance economiche / Disumanizzazione dell'individuo / Contatto tra capitalismo e marxismo / Limiti del capitalismo e della globalizzazione / Nuova primavera politica / Rinascita dell'europea / Sospensione Democrazia reale / Fiscal compact / Primato del mercato / Nuova consapevolezza popolare / Movimento antirigorista / Jean-Luc Melenchon / Sergio Basile / Qui Europa / Nuova brezza politica / L'Europa dei Popoli  

    Europa – La "sconfitta morale" del mercato

    e la crescita   dei partiti "antirigoristi"

    Una nuova brezza politica soffia sull'Europa dei Popoli.

    In netto calo di popolarità la triade Monti-Sarkozy-Merkel:

    cresce il partito degli "Euroscettici"

    Bruxelles, Milano, Francoforte, Parigi – La repentina caduta delle borse, intervenuta negli ultimi giorni, ha gettato nel panico gli investitori di mezz'Europa, ridimensionando e rimettendo in discussione il valore assoluto di alcuni pilastri finanziari nell'economia, come dell'intero castello della globalizzazione: foriero di importanti e sensibili squilibri internazionali. Ciò ha finito per accrescere, negli Europei, la consapevolezza che parametri come quelli della borsa, del rating e dello spread siano ormai paradigmi datati e da rottamatre al più presto, poichè destabilizzanti del sistema economico e dell'intera società, in tutti i suoi più disparati ambiti, con ingerenze gravi ed imperdonabili.  

      Il Discorso sul Pil di Bob Kennedy  

    Nel 1968 lo stesso Bob Kennedy, tra l'altro, metteva già in discussione (nel suo celebre "Discorso sul Pil delle Nazioni", pronunziato tre mesi prima di essere ucciso) un parametro come lo stesso Prodotto interno Lordo. Sua "maestà" il Pil. ciò riconoscendone l'ambiguità e l'incapacità, in valore assoluto, di misurare la reale ricchezza di una nazione, in quanto incapace di ponderare elementi non dotati di consistenza economica, ma assolutamente importanti come la devozione, l'educazione, l'amore ed il rispetto per gli altri: solo per ricordare alcune delle categorie citate dallo statista Usa. Elementi astratti che il "dio-mercato" giudicherebbe troppo repentinamente – come ormai traspare con cruda e sconcertante chiarezza – secondari o vani.

      La disumanizzazione dell'individuo: il capitalismo come il marxismo  

    Per certi versi, ed in merito a quanto detto, possiamo notare che il tentativo di omologare tutte le prerogative sociali ed umane ad un puro calcolo di vantaggio economico e di opportunità utilitaristica, possa essere considerato, a ragione, il punto critico di contatto tra due estremi: la propaganda marxista e il deleterio capitalismo neoliberista. Mali che dopo la caduta del Muro di Berlino lo stesso indimenticato e "grande" Papa Giovanni Paolo II giudicò pericolosi alla stregua degli altri grandi mali del Novecento. Nel tentativo di subordinare l'anima e le prerogative spirituali, sentimentali, morali ed etiche (che poi sono sostanzialmente quelle che rendono "eterno" l'essere umano, riscattandolo dalla pura materia e dall'effimera dimensione "animale" e "terrestre") all'economia ed al mercato, il marxismo (dunque) s'interseca al capitalismo: entrambi insensatamente sono infatti portati a disumanizzare l'essere umano. Il primo con la pericolosa subalternanza concettuale della dicotomia tra struttura (categoria che vede posta in posizione di primato l'economia ed i suoi accidenti) e sovrastruttura (nella quale ricadono per forzatura e difetto tutte le altre categorie non comprese nella prima); il secondo, il capitalismo – con le sue pericolose e più subdole derivazioni filosofico-economiche come gli stessi, e tanto (troppo frettolosamente) osannati, "liberalismo" e "liberismo" – che protende incondizionatamente al profitto, all'economicità dei processi ed alla ottimizzazione delle performances economiche, a discapito (come si realizza nello stesso marxismo) dell'uomo e del suo essere in senso lato ed assoluto. Entrambi (capitalismo e marxismo) riducono l'uomo, dunque, ad un mero involucro di materia. Ad un mero "essere economico", e pertanto lo disumanizzano per concezione e derivazione. 

      Primato del Mercato e Sospensione della Democrazia Reale  

    Alla luce di questa doverosa premessa possiamo comprendere la gravità di quanto sta accadendo in Europa. Il mercato ha preso il posto del cittadino, e le leggi di mercato neoliberiste hanno soppiantato la democrazia reale. Ma la crisi (indotta e fittizia) dei Paesi dell'Eurozona e lo squilibrio dei parametri economici, di cui sopra, parlano oggi con eloquenza all'orecchio della storia, gridando a gran voce una inconfutabile verità: il concetto mitico della globalizzazione è stato definitivamente adombrato da nuove visioni antropologiche dell'economia, che stanno ridisegnando – con palesi discostamenti dei tradizionali e confermati equilibri goepolitici – i rapporti internazionali, malgrado il tentativo dei poteri forti ed occulti, che dominano le dinamiche evolutive dell'economia mondiale, di conservare lo status quo con mezzi più o meno coercitivi e dittatoriali.

      La nuova Consapevolezza Popolare  

    Allora possiamo comprendere la dura presa di posizione popolare contro i diktat dei tecnocrati di Bruxelles e Francorte, che dal web si sta pian piano spostando sul terreno della politica reale ed attiva. Ciò andando a gonfiare e spingere in su i cosensi elettorali di movimenti politici relativamente o assolutamente nuovi nella scena politica  europea: decisamente avversi alle disastrose e grette politiche neolberiste e rigoriste dominanti. 

      Le promesse di Hollande e la "virata" sul "Fiscal Compact"  

    Allora (ancora non sappiamo e capiamo bene se per puro e semplice opportunismo elettorale o per reale convinzione) può accadere che le pressioni dell'opinione pubblica francese abbiano spinto il candidato Hollande – antagonista all'Eliseo, del premier in carica Sarkozy – ad incentrare la sua campagna elettorale sulla volontà – in caso di vittoria – di riconsiderare l'opportunità del "fiscal compact" riconoscendo tutta la sua portata distruttiva ed i suoi effetti distorsivi sulla funzione "imprenditoriale dello Stato" e sull'abolizione (grave ed ingiustifica) di uno strumento imprescindibile per lo sviluppo sano ed equilibrato degli stati, qual'è  il deficit spending: preziosa freccia nella faretra dello stato-impresa, concernente la sacrosanta e basilare possibilità per gli stati di "investire a debito" al fine di mandare avanti la macchina pubblica statale, garantire una serie di servizi fondamentali e primari (assolutamente non delegabili ai privati) e far girar l'economia di un Paese grazie all'implementazione del meccanismo del moltiplicatore economico. Cosa oggi di fatto sospesa con l'adozione del "fiscal compact", per l'appunto. Strumento "fiscale" che oggi il Consiglio europeo vorrebbe "costituzionalizzare", e che riconduce (paradossalmente) la possibilità di finanziare la macchina statale solo ed esclusivamente col ricorso al capitale  privato  e – aggiungiamo – aprendo le porte alla speculazione internazionale.

      Francia – La stretta di Melenchon e la sconfitta di "Mercozy"  

    A convincere Froncoise Hollande dell'opportunità di un cambio di rotta sul "Fiscal Compact" , nel Consiglio europeo, anche la posizione "anti-mercatista" del leader della sinistra Jean-Luc Melenchon: personaggio avverso al mercato ed ai suoi profeti, e utile – i termini di voti – in caso di eventuali ballottaggi. Finora, con Hollande dato in vantaggio sul premier Sarkozy, la politica "antirigorista" sembra aver avuto la meglio: un triste presagio per i sogni di gloria della strana coppia Merkel-Sarkozy, e ( al contrario ) una buona notizia per il fronte "euroscettico" ed "antieuropeista", o almeno per ilm partito "antirigorista" che si sta estendendo a macchia d'olio in tutta Europa. 

      Il crescente consenso politico degli "antirigoristi" in Italia ed Europa  

    Ne sono un esempio tangibile i crescenti consensi ottenuti in termini statistici negli ultimi mesi dal "Movimento 5 Stelle" di Beppe grillo  e dal movimento politico  "Alternativa", di Giulietto Chiesa. O ancora (per restare in Italia) di "Io Amo l'Italia" dell'eurodeputato "euroscettico" Cristiano Magdi Allam, cui sede centrale  è stata inaugurata di recente a Milano. Ma le fila del "Partito Anti Monti-Merkel-Sarkozy" si stanno ingrossando anche nella stessa patria del panzer tedesco, dove è in costante aumento il "rating" del partito dei cosiddetti "Pirati". Così come avviene in altri paesi Ue come l'Olanda (col movimento degli anti-rigoristi di Geert Widers), e nella stessa Danimarca: Paese nel quale nelle scorse ore la società Ny Credit (compagnia leader nei servizi finanziari) ha levato la testa ribellandosi con un duro monito alle continue ingerenze delle agenzie di rating. Qualcosa insomma, in Europa, sembra cambiare: nel sociale, nella politica e nello stesso dorato mondo della finanza. Non è mai troppo tardi. l'importante è crederci!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Ladri di cartone: Altri paradossi della “crisi”

    Ladri di cartone: Altri paradossi della “crisi”

    Domenica, Aprile 22th/ 2012

    – di Mirella Fuccella –

    Italia / Crisi Ue / Campania / Salerno / Ladri di cartone / Povertà / Dignità umana / Multe salate / Mirella Fuccella  / Guerra tra pazzi e disperati / Austerity  

    Ladri di cartone: i paradossi al tempo della crisi

    Nullatenenti multati a Salerno. L'accusa?:

    "Sono ladri di cartone!"

    Salerno – È partita di recente a Salerno la “crociata” contro i ladri di cartone… A quanto pare si tratterebbe di bande di extracomunitari che ruberebbero la carta ed il cartone che vengono conferiti dai cittadini nella raccolta differenziata. Alcuni di questi nullatenenti sono stati fermati dalla polizia e puniti con multe molto salate. Qualunque sia l’uso che queste persone farebbero dei cartoni, c’è tuttavia da chiedersi se davvero possano essere trattati come ladri, questi poveracci che si inventano un particolare tipo di “riciclo creativo” dei rifiuti. Siamo al punto che la spazzatura è considerata un bene della collettività. E chi se ne appropria dunque è un ladro? Da sempre i più poveri hanno cercato di vivere con le briciole che cadono dalla tavola dei ricchi. Adesso però anche questo è vietato. Sono inoltre stati diffusi appelli ai cittadini affinché si sforzino di conferire la carta nella raccolta differenziata, in quanto il calo, oltre ad essere dovuto ai segnalati furti, sarebbe anche un “calo fisiologico”. Se questo significa che la carta viene per errore gettata con l’indifferenziato, allora è giusto ricordare ai cittadini che essa va invece riciclata. Tuttavia, una vera educazione ambientale dovrebbe essere rivolta, al contrario, alla riduzione dello spreco. La carta che ho in casa non deve servire ad arricchire le casse della nettezza urbana, ma deve essere usata con la consapevolezza che per produrla sono stati abbattuti molti alberi. Dunque ben venga se prima di gettare via un foglio lo uso da entrambi i lati. Ben venga se per scrivere la lista della spesa riciclo il retro degli scontrini, o se uso le scatole vuote dei biscotti per “fabbricarmi” contenitori un po’ originali! Prima di buttare via la carta dobbiamo pensarci bene, perché è vero che essa può essere riciclata, ma non è riciclabile all’infinito. Più carta gettiamo, più alberi abbattiamo.

      Una guerra tra pazzi e "ladri di cartone"  

    Sui ladri di cartone c’è da dire che, in base alle indagini e alle segnalazioni ricevute, alcuni di essi si sarebbero organizzati con furgoni e che il furto potrebbe essere finalizzato alla rivendita del cartone. In tal caso è vero che c’è dietro un’attività illecita, tuttavia non si può far finta di non vedere lo stato di necessità in cui vivono le persone che hanno compiuto queste azioni (rumeni, extracomunitari e senza tetto) nell'estremo tentativo di salvare la propria vita, difendendosi dalla morza del gelo notturno. E rinunciando a tal fine ad ogni forma di pudore, dignità e orgoglio. Che civiltà è mai questa? Che fine ha fatto la pietà cristiana? E poi, d'altra parte, per restare al gioco di chi giudica "fuori-legge" tali disperati e diseredati: noi stessi siamo proprio certi di non aver mai prelevato un cartone all’esterno di un supermercato? Magari ci serviva per il trasloco o per spedire un pacco postale. Ci è mai passato per la mente che quello forse era un furto? Durante questa pazza ed insensata "pseudo-crisi" qualcuno ci sta costringendo a far passare per normale anche ciò. Ma i pazzi alla fine chi sono?

    Mirella Fuccella (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Caso Repsol-YPF: Europarlamento vs Argentina

    Caso Repsol-YPF: Europarlamento vs Argentina

    Sabato, Aprile 21th/ 2012

    – di Sergio Basile –

    Parlamento europeo / Bruxelles / Esteri / Argentina / Espropriazione della YPF / Neoliberismo / Multinazionali / Presidente argentino Kirchner / Repsol / Spagna / Sergio Basile / Controinformazione    

    Caso Repsol-YPF: Parlamento Ue contro l'Argentina – 

    Guerra neo-liberista tra multinazionali e democrazie

    In ballo una torta troppo grossa: l'Argentina

    non abbassa la testa dinnanzi l'Ue

     

    Strasburgo – Venerdì scorso, il Parlamento europeo, in una risoluzione "non legislativa" adottata a maggioranza, ha chiesto alla Commissione europea di prodigarsi con tutti gli strumenti necessari di cui dispone, "affinché -si legge nella nota – si possa pervenire alla risoluzione delle controversie disponibili in seno all'OMC ed al G20, per rispondere alla decisione unilaterale e arbitraria del governo argentino di espropriare la società energetica YPF, controllata dalla spagnola Repsol. I deputati, a larga maggioranza, hanno chiesto allo stesso Consiglio Ue e all'Alto rappresentate per la politica estera dell'Unione Catherine Ashton (ultimamente al centro di polemiche per la sua inefficacia in molteplici casi internazionali: vedi ultimi articoli in"Qui Europa") di provvedere ad adottare le misure necessarie, compresa la sospensione parziale delle preferenze tariffarie, onde evitare nuovi simili casi in futuro, scoraggiando – dunque con l'arma delle tariffe – che possa reiterarsi tale critico precedente anche in futuro.

      All'origine del "Caso diplomatico YPF-Repsol"  

    All'origine della controversia internazionale vi è dunque la suddetta decisione del Governo Argentino, o meglio del Presidente Cristina Fernández de Kirchner, che lo scorso 16 aprile ha annunciato la decisione di presentare al Congresso Nazionale un progetto di legge proteso all'espropriazione del 51% delle azioni della compagnia petrolifera YPF. Alla fine la presidente argentina , incurante degli appelli spagnoli, e del rapporto fraterno che unisce il suo paese con quello iberico, è andata dritta per la sua strada e ha fatto seguire i fatti alle minacce. Kirchner ha infatti annunciato un piano per nazionalizzare la società energetica YPF, che è controllata dalla spagnola Repsol. Sulla borsa di Madrid, le quotazionid Repsol hanno aperto subito in forte ribasso, cedendo più dell’8%, con immediati ribassi del rating della Repsol. Ora l'attenzione degli osservatori internazionali è posto quindi sui principali azionisti della multinazionale, che includono anche banche come Caixa e BBVA. Un tentativo di Nazionalizzazione, questo, che ha fatto storcere il naso alla tecnocrazia europea ed ai lobbisti del Vecchio Continente, timorosi che possa crearsi un pericoloso precedente volto a coinvolgere, in futuro, anche altre Compagnie. Il Governo non ha perso tempo: infatti, l'annuncio è stato seguito dall'immediata presa di controllo della sede della società da parte delle autorità che hanno deciso di espellere dai locali i legittimi dirigenti e lo stesso personale designato. In particolare – secondo quanto asseriscono i deputati europei dei gruppi promotori della risoluzione – negli ultimi mesi tale società era stata fatta oggetto di una "campagna pubblica di diffamazione che, assieme a varie decisioni prese dalle autorità amministrative, si è tradotta nella perdita di valore delle sue azioni, con ripercussioni per tutti i suoi azionisti e le imprese ad essa associate".

      Diffida all'Argentina – Presunta violazione alla "Libertà d'impresa"  

    Nella Risoluzione, presentata dai gruppi PPE, S&D, ALDE, ECR e EFD – ed adottata con 458 voti a favore, 71 contro e 16 astensioni – sono state dunque diffidate le autorità argentine, che ha detta dell'Euroassemblea, dovrebbero "riprendere la via del dialogo e dei negoziati", in quanto tale scelta "unilaterale e arbitraria" rappresenterebbe un reale e concreto attacco all'esercizio della libera impresa ed al principio della certezza del diritto, "causando in tal modo – si legge nella nota – il deterioramento del contesto per gli investimenti delle imprese europee in Argentina".  

    Diplomazia in campo

    Ciò, dunque, al fine di compiere ogni sforzo per difendere – evidentemente – la presenza e gli investimenti europei nel paese sudamericano. Inoltre, Strasburgo ha chiesto al Commissario per il Commercio De Gucht di "ricorrere a tutte le vie diplomatiche disponibili" per risolvere tale delicata questione – che evidentemente mina gli interessi economici reali oltreoceano, di molte lobbies: quali appunto la Repsol  – con i loro omologhi responsabili del Commercio e della Diplomazia in Argentina, che dovrebbero rispondere dalla presunta accusa di "inosservanza degli obblighi derivanti dagli accordi internazionali" del risd.

      Il parere d Pittella – Responsabile Relazioni America Latina  

    Secondo il vicepresidente del Parlamento europeo, Gianni Pittella – Responsabile per le relazioni con l'America latina – ''Il crescente clima d'incertezza giuridica nelle relazioni tra l'Ue e l'Argentina sta pesando fortemente sull'attivita' delle imprese europee che investono nel Paese''. Il deputato italiano ha affermato che  è importante adoperarsi al fine di instaurare un clima di certezza del quadro giuridico "che vada a beneficio di entrambe le parti''. 

      Disinvestimento e Presunte "Discriminsazioni"  

    L'Europarlamento, tra i punti più critici e tra gli effetti più negativi di questa ingerenza internazionale ha messo in guardia dagli effetti negativi di probabili disinvestimenti a livello internazionale e da ripercussioni negative per l'Argentina nell'ambito della comunità internazionale. Inoltre i deputati hanno evidenziato un plausibile atteggiamento discriminatorio del governo del Paese sudamericano in merito al fatto che la decisione riguarda una sola impresa del settore (come detto la società energetica spagnola Repsol) e solo una parte delle sue azioni. Ciò potrebbe essere considerato discriminatorio, tra l'altro, nei confronti degli altri azionisti.

      Rapporti UE-Mercosur – Un problema di fiducia?   

    Tale decisione, potrebbe ancora avere ripercussioni non proprio felici sul rapporto diplomatico e sul clima  di comprensione ed amicizia tra l'Unione europea ed il Mercosur. L'Europarlamento ha dunque auspicato la possibilità di addivenire ad un accordo improntato ad un reciproco clima di apertura e cooperazione. Ma il vero problema, analizzando i fatti delle ultime ore, a questo punto sembra concentrarsi sull'inclinazione del rapporto di fiducia e credibilità politica tra il Mercosur e l'Ue.  

      Le rivendicazioni del Governo argentino  

    La decisione di Buenos Aires “rompe il clima di amicizia tra la Spagna e l’Argentina": è quanto ha dichiarato il capo della diplomazia spagnola, José Manuel Garcia Margallo. “Si tratta di una decisione ostile contro Repsol, quindi contro un’impresa spagnola, quindi contro la Spagna”, ha replicato il ministro dell’Industria, José Manuel Soria. Madrid ha minacciato misure “appropriate, chiare e forti”. Critica anche da Hillary Clinton, che ha reagito – difendendo la sua posizione neo-liberista, che è in fondo quella della stessa Ue – dichiarando che “un mercato aperto dell’energia e delle infrastrutture è il miglior modello di accesso al mercato e questo vale per il mondo intero”. Le reali ragioni della crisi stanno nei numeri, e nell'importante torta a disposizione. Una sorte di resa dei conti tra mulinazionali e potentati neo-liberisti e stati nazionali: Repsol YPF – è utile ricordarlo per comprendere davvero – è l’azienda leader sul mercato dei combustibili in Argentina. La sua filiale argentina YPF, privatizzata negli anni Novanta, controlla il 52% delle capacità di raffinazione del Paese, disponendo di una fitta rete di distributori di benzina. Ben 1.600 . “Delle azioni che la compagnia YPF soggette a espropriazione il 51% apparterrà allo Stato e il restate 49% sarà distribuito tra le province produttrici”, precisa il testo presentato ieri al Congresso argentino. L'Ue è avvisata!

     

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

     

     

     

  • Crisi Ue: Fitch vuole uccidere la Grecia

    Crisi Ue: Fitch vuole uccidere la Grecia

    Giovedì, Febbraio 23th/ 2012

    – di Sergio Basile 

    Commissione Ue / Grecia / Rating /  Default / Fitch / Golpe 

    Crisi Ue: Fitch vuole uccidere la Grecia

    Ennesimo  declassamento. La sovranità?

    Una foto sbiadita

    Bruxelles, Atene, New York – Dopo   il Via libera dell’Eurogruppo d’oltreoceano è arrivato puntuale il solito declassamento ad hoc di Fitch. Fin dalle prime luci dell’alba il rating della Grecia è infatti passato come per magia da C a CCC. Roba da matti! Ma l’agenzia ha rincarato la dose – onde e vitare eventuali incomprensioni – con una sorta di diktat che impone ai cugini ionici di aprire al capitale privato. Come a dire: “le svendite sono obbligate! Accorrete gente!” C’è chi parla addirittura di default controllato dalle multinazionali. Ipotesi non assurda, considerando che le care e benevole agenzie di reting sono di fatto controllate da multinazionali private, che fanno il bello ed il cattivo tempo nei rispettivi consigli di amministrazione non solo di Fitch, ma di Moody’s e S&P. Tuto sotto l’indifferenza della politica Usa e Ue. Complimenti vivissimi! Un vero golpe mondiale legalizzato ed autorizzato dalla politica, che in tempi non sospetti demandò alle agenzie medesime – prima impegnate solo a mettere il voto alle sole aziende – di emettere giudizi, più o meno parziali, sugli staterelli sovrani. Oggi nani di plastica disseminati qua e la  nei lussuosi giardini del capitalismo mondiale. Che Dio salvi la Grecia

    Sergio Basile 

  • Anche i Premi Nobel implorano: si fermi il  rigore!

    Anche i Premi Nobel implorano: si fermi il rigore!

    Mercoledì, Febbraio 22th / 2012

    Unione Europea / Crisi /  Rigore / Nobel / Paul Krugman  

    Anche i Premi Nobel implorano:

    si fermi il  rigore!        

    Il duro monito di Paul Krugman all'Ue

    New York – Sentir parlar male dell’eccessivo rigore economico da un cittadino medio potrebbe non suscitare effetti importanti, ma se ad affermare questo ci si mette anche Krugman, premio Nobel per l’economia, e parla di questo dalle colonne di un giornale come il New York Times forse bisognerebbe rifletterci su! Secondo Paul Krugman le politiche di austerità, implementate dalla Banca Centrale Europea a partire dal 2011, quando già buona parte dell’eurozona era in crisi, non ha fatto altro che peggiorare la crisi. Ormai la maggior parte dei cittadini risultano sfiduciati, cosa che di certo non aiuta la ripresa dell’economia. Secondo i responsabili di questa teoria economica europea, tagli alle spese e occupazionali sarebbero stati compensati semplicemente da tagli alle tasse, peccato che così non è stato! Risultato: gli unici paesi che stanno crescendo sono coloro che non hanno attuato questa teoria economica, già nota agli USA degli anni ’30, nello specifico Giappone e USA. Tutti gli altri sono in pieno stato depressivo. FF

  • Le lobby aeree delle super potenze contro l’Europa

    Le lobby aeree delle super potenze contro l’Europa

     Mercoledì, Febbraio 22th / 2012

    Commissione Europea  / Trasporti / Commercio / Direttiva Ue / Aerei  

    Navigazione aerea: Cina, Usa e Russia contro Ue 

    Ultratassare i voli più inquinanti

    Bruxelles  – In Europa è entrata in vigore la direttiva Ue che obbliga i vettori aerei di volo con origine o destinazione all’interno dell’Unione Europea a pagare un tributo per il quantitativo di gas serra prodotti. Cina, Stati Uniti e Russia sono a capo di una “cordata” di 26 Paesi extraeuropei che ha deciso di non starci. In particolare proprio l’Impero Celeste ha proibito alle proprie compagnie di onorare le richieste europee. In realtà, in quadro offerto dall’Emission Tradingh Scheme europeo fornirebbe un pretesto di guadagno per tutti quei vettori dotati di velivoli a basso impatto ambientale, di ultima generazione. Ma evidentemente, la crisi sta spingendo tutti, anche le potenze economiche, a guardare al risparmio sul breve più che al  guadagno sul medio periodo. Alessandro Pavanati (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Crisi: Pericoli e strategie dell’Ue “liberista”

    Crisi: Pericoli e strategie dell’Ue “liberista”

    Martedì, Febbraio 21th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Unione Europea / Consiglio europeo / Crescita / Crisi / Governi Ue / Lettera / Ricette / Liberismo / Deregulation / Commissione Ue  / Agenzie di rating / Abolizione progressiva delle Golden Share statali / Regolamentazione dei servizi finanziari / Mercato europeo integrato / Deregulation / Bric / Canada /Recessione /  Copyright / Acta / Abolizione delle barriere di mercato / Linea liberista  / Mario Monti / Qui Europa /  Sergio Basile  

    Crisi: 12 governi Ue indicano 8 priorità

    “liberiste” per la crescita

    No a barriere su servizi.

    Si a mercato unico digitale e energia

    Bruxelles – Nelle scorse ore, con una lettera alla Commissione Europea  i premier di 12 Paesi – Italia,  Gran Bretagna, Estonia, Lettonia, Finlandia, Irlanda, Repubblica Ceca, Slovacchia, Spagna, Svezia, Polonia ed Olanda – eccetto gli assenti Francia e Germania, hanno indicato 8 priorità per rilanciare la crescita europea. I leader hanno ribadito una linea liberista, incentrata su una rapida e convinta abolizione delle barriere al mercato dei servizi, e sul potenziamento di un mercato unico del digitale e dell’energia entro il 2014/2015; nonché sulla deregulation. I leader hanno inoltre parlato di modernizzare le economie dell’Unione, mediante la correzione degli squilibri macroeconomici esistenti. La creatività e la concorrenza – almeno a stando a quanto dichiarato dai leader europei – sarebbero bloccate da  una fissa rete di regimi di copyright, situazione superabile – a loro giudizio – mediante la semplificazione il sistema di licenze, “dato un quadro efficiente al diritto d’autore, fornito un sistema sicuro e affidabile per i pagamenti online”. Ma L'Osservatorio "Qui Europa" rileva che svolte brusche e propagandistiche in tale delicatissima materia potrebbero rivelarsi contriproducenti: vedi disastri impliciti incorporati nel Trattato internazionale "altamente liberticida" noto come Acta, già ratificato da molti stati del mondo, tra cui gli Usa, che con la scusante ed il subdolo pretesto della tutela della privacy e del diritto d'autore. L'Acta comporta, in effetti, una lista lunghissima di restrizioni delle libertà dei singoli, senza precedenti nella storia (vedi articoli su Acta in "Qui Europa").

      Energia – Settore strategico per lobby e cittadini  

    Altro punto forte del piano di rilancio consta nella creazione di un mercato interno dell’energia entro il 2014, “dove le interconnessioni energetiche possano aumentare per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti”, da affiancare  ad un’area europea di ricerca: un ambiente ideale e migliore per ricercatori e imprese: almeno a quanto dichiarato dai leader "liberisti" del Consiglio Ue. Infine sarebbe necessario – nelle indicazioni dei leader europei firmatari dell’appello-liberista – rafforzare i rapporti con i colossi Usa e Russia, e dialogare con i Bric e con il Canada. La sesta priorità, come accennato, consterebbe nella famosa deregulation: ovvero nel ridurre il peso della regolamentazione Ue. La settima priorità indicata da Monti & C., è la creazione di un mercato europeo integrato, per rilanciare il lavoro giovanile; mentre l’ottava ed ultima linea d’intervento proposta afferisce alla regolamentazione dei servizi finanziari: mediante la riduzione delle garanzie alle banche (ipotesi cher stride fortemente con l'indifferenza dell'Europa dei tecnocrati nei confronti delle ricapitalizzazioni selvagge, in periodo di credit crunch e crisi, a discapito dei contribuenti europei) in nome della libera concorrenza tra istituti di credito, ed al fine di non distorcere – come avvenuto finora con la complicità dei governi stessi e della troika – l’intero mercato.

    Agenzie di Rating – Abolizione progressiva "Golden Share statali":

    Tandem subdolo e liberticida per le sovranità nazionali  

    Nulla sul rating e su lgioco spesso ambiguo delle agenzie di rating. Speriamo solo che tutta questa deregulation non si trasformi – come pare – in una grande opportunità per lobby ed holding. Cosa per la verità ad oggi molto probabile. Anzi, quasi una certezza. Si pensi – ad esempio – all’abolizione progressiva delle golden-share statali che garantivano un certo controllo degli “enti sovrani” – o pseudo-tali – sui colossi aziendali nazionali di maggior prestigio: oggi in gran parte privatizzati e delocalizzati in maniera troppo frettolosa e contestabile. Speriamo, inoltre, che non si tratti dell’ennesimo proclama inconcludente, simile al famoso e leggendario motto Ue sull’area Schengen e sullo sviluppo del settore scolastico ed economico dell’Ue, secondo il quale entro il 2012 l’Unione europea sarebbe diventata lo spazio economico più competitivo al mondo, in merito a sviluppo commerciale e ricerca. Belle parole e nulla più! Parole vuote che ancor oggi, tuttavia, in Grecia e nei “Pigs” suonano come un’amara beffa.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)