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  • Euro-Capò – Batosta Merkel-Monti e mini-rivoluzione Hollande

    Euro-Capò – Batosta Merkel-Monti e mini-rivoluzione Hollande

    Martedì, Maggio 15th / 2012

    – di Silvia Laporta e Sergio Basile – 

    Unione europea / Eurozona / Commissione europea / Crisi Ue / Disagio sociale / Germania / Elezione regionali / Angela Merkel / Francoise Holland / Mario Monti / Nord Reno-Westfalia / Land tedeschi / Austerity / Grecia / Italia / Spagna / Francia / Ungheria / Irlanda / Bei / Stato sociale / Welfare state  / Deficit spending / Poteri forti / Goldman Sachs  

    Povertà, disagio sociale e malgoverno:

    quadretto di un'Europa targata Ue

    L'insostenibile pesantezza dell'essere nell'Ue

    colpisce anche la Germania.

    Regionali: batosta per il "panzer Merkel"

    Berlino, Parigi, Bruxelles, Roma – Il disagio sociale, inizia ad alzare prepotentemente la sua voce e a farsi sentire in tutta Europa, anche nei land tedeschi. Le strategie di governo per fronteggiare la crisi si dividono tra l’austerity, proposta dalla Commissione di Barroso, d'intesa con la casta teutonica (di Berlino e francoforte) e improntata sui  tagli alla spesa pubblica (abolizione del deficit spending e spending review: termine ormai entrato di diritto anche nell'italianissima "Treccani"); e la consapevolezza dei governi di dover  invece agire in qualche modo, per poter  sostenere la ripresa economica e l’occupazione, uscendo dalla crisi.  Ma gli euro-capò, tuttavia, continuano a concentrarsi sui particolari – facendo gli gnorri in regia, per non andare al fronte – tralasciando di occuparsi della biblica trave negli occhi della tecnocrazia europea: cioè nei loro furbi occhi. Chi meglio di noi Italiani può sapere cosa significhi austerity? L'ossequioso gran'ufficiale Mario Monti –  nostro malgrado – attuale presidente del governo tecnico ed ex consulente di Goldman Sachs – oltre che di circa 40 società finanziarie – ha deciso, come noto, di adottare una politica quanto più fedele al progetto dell’austerità. La sua (per quanto noi sappiamo fittizia) idea è che  il rigore dei conti, può essere considerato l’unico mezzo attraverso il quale mettere l’Italia nelle condizioni di cogliere i primi segnali di ripresa non appena questi si presentassero. Magari accettando un ipotetico ed irreale "invito a cena"! Da qui l’austerity si è potuta esplicare nel miglior modo possibile nella nostra Pseudo-Repubblica, attraverso provvedimenti che eufemisticamente potremmo definire “opinabili”,  ma che sono stati finora  le linee guida del governo tecnico. Tagliare la cassa integrazione; modificare l’articolo 18 in una  rivoluzione per i licenziamenti economici e disciplinari con possibilità quasi nulle di reintegro; salutare la certezza di un  “noiosissimo” posto fisso di lavoro; non effettuare nessuna concessione ad investimenti pubblici finanziati in disavanzo (deficit spending) solo alcuni dei più clamorosi diktat espressi dal capò dei professori.

      Anche i tedeschi stanchi dell'austerity merkeliana  

    Nel resto d’Europa che conta (almeno oggi) tale  posizione di austerity – respirata anche nella patria dell'indusrtia automobilistica europea e mondiale, dove negli ultimi 10 anni i salari sono aumentati di un risicatissimo 7%, contro il 27% dell'Eurozona –  è stata tuttavia rovesciata dopo il crollo della Cdu di Angela Merkel nelle elezioni regionali in Nord Reno-Westfalia, il Land  più popoloso della Germania. Una Merkel che, dunque, potrebbe essere presto definitivamente disarcionata dalla stessa cancelleria. Evento, quello della "relativa sorpresa" nel  ricco Land, che ha seguito ad un sensibile  segnale di cambiamento venuto d'oltralpe: la sconfitta di Nicolas Sarkozy ad opera di Francoise Hollande, e la promessa (vedremo se rispettata o meno) di un radicale cambiamento nel riconoscimento di un ruolo da protagonista al bistrattato welfare state. 

      La strategica propaganda mini-rivoluzionaria di Hollande  

    Il  nuovo premier francese, dunque – stando almeno a quanto dichiarato in campagna elettorale ed ai suoi primi proclami ufficiali da nuovo Re dell'Eliseo – avrebbe soffiato anch’egli  sulla leggera e fresca brezza aleggiante sul Vecchio Continente, e portatrice di una nuova politica economica votata all’onestà, all’equità e ad una migliore retribuzione del reddito. Tassazioni  importanti sui “ricchi”; applicazione di aliquote del 75% ai redditi superiori a un milione di euro, solo per antipasto. Ciò per dimostrare ai suoi elettori di star adottando una strategia che va incontro al sociale.  Tuttavia, un nodo importante e cruciale resta da sciogliere:  il nuovo premier non sembra  voglia mettersi contro e di traverso ai veri nemici della Democrazia, le vere responsabili del debito degli stati e dello sfacelo europeo: le grandi banche e le grandi società finanziarie francesi ed internazionali. Strategie, dunque, che – da un'attenta analisi dei primi giorni di governo del bohemien Hollande – potremmo considerare più “politiche” che “sociali”, costruite attorno a diversi interessi, che non corrispondono però con quelli dei cittadini! Dove è finito lo Stato Sociale? Dove è finita la tutela dei diritti dei cittadini? Oserà prima o poi il re dell'Eliseo sfidare i poteri forti sul loro stesso campo? O saranno i secondi ad ammorbidire il suo slancio rivoluzionario? Vedremo!

      Markel e Monti, appesi al filo del "Deficit Spending"   

    L’unica svolta  reale sulla quale la strana coppia Monti-Merkel potrebbe, ora, convergere – al fine di evitare il peggio, ed eventuali e probabili future fughe a bordo di elicotteri – è quella di far passare nel Patto di Stabilità e crescita, il principio secondo il quale nel debito pubblico non siano considerati gli investimenti in opere infrastrutturali, anche quando siano finanziati in disavanzo,oltre il limite attualmente fissato dello 0,5% sul Prodotto Interno Lordo. Anche un aumento dei fondi a disposizione della Banca Europea per gli investimenti, potrebbe essere un incentivo: ma non una garanzia di crescita democratica, visto e considerato chi di fatto controlla l'istituto "d'interesse comunitario". L’opinione pubblica europea però, è ormai palesemente stanca di giochi e strategie politiche, fatti su misura per gli interessi governativi. Si rende conto che la politica dell’austerity ha  provocato solo povertà di massa e sta iniziando a maturare disapprovazione e tensioni, pronte a deflagrare soprattutto nelle classi più deboli, assolutamente arrabbiate e non tutelate in questa tragica situazione. Quello del "deficit spending" (strumento d'investimento da sempre, fino all'arrivo dello scellerato "fiscal compact", considerato quale arma privilegiata di sviluppo degli stati moderni) potrebbe essere quindi l'ultimo "filo sottile" al quale si aggrappano i destini della cancelliera di ferro e dell'élitario professore bocconiano. Ciò, mentre in Grecia come in Italia, in Spagna come in Francia, in Ungheria come in Irlanda, la fondazione dell’Eurozona, una spazio monetario comune, sta giungendo al termine. I governi sudditi delle banche e distruttori del lavoro e dello stato sociale sono ormai in fase di smascheramento! Passaparola!

    Silvia Laporta e Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Caro carburante – Accise e Speculazione annientano anche l’agricoltura

    Caro carburante – Accise e Speculazione annientano anche l’agricoltura

    Martedì, Maggio 15th / 2012 

    – di Sergio Basile – 

    Italia / Crisi Ue / Agricoltura / Caro gasolio agricolo / Decrementi produttivi / Chiusura aziende / Confagricoltura / Guerre / Accise statali / Sviluppo economico / Settore Primario / Costo carburante fuori controllo / Speculazione / Zootecnia / Sottosegretario allo Sviluppo Economico / Claudio De Vincenti / Provvedimenti urgenti / Speculazione / Morte del settore agricolo / Qui Europa / Corrado Passera / Giorgio Napolitano / Sergio Basile    

    Gli aumenti stratosferici del carburante

    annientano anche l'agricoltura

    Italia – Cosa si cela dietro gli aumenti?

    Speculazione, accise e guerre: sui cittadini il

    peso di errori ed orrori dei governanti

    Roma – Dinnanzi agli sconcertanti aumenti del carburante in Italia, è ora di prendere drastici provvedimenti, prima che fallisca l'intero "sistema paese". Oggi, infatti, a rischio default non solo le casse familiari – con padri e madri di famiglia costretti a vendere oro ed a rompre tutti i maialini di terracotta per arrivare a fine mese –  non sono solo le aziende operanti nell'industria e nei servizi, ma anche gli stessi agricoltori del settore primario: illusi con la politica dei contributi all'agricoltura, ma poi beffati alle spalle con rincari del gasolio agricolo da record (oggi vicino quota 1,30, con aumenti del 130% in 24 mesi) al fine di finanziare i soliti progetti speculativi e rimpinguare le casse di avidi feudatari. Quindi, mentre il prezzo della benzina sfiora i 2,00 a litro – e pensare che il brevetto della macchina ad idrogeno, che avrebbe garantito prosperità e benessere per tutti, fu accantonato dagli stessi fautori dell'attuale dittatura economico-finanziaria – lo stesso prezzo del gasolio agricolo, in pochi emsi, è cresciuto dell’11,35% e, in due anni, addirittura del 130%, con ricadute che lasciamo alla vostra immaginazione. Intanto il governo, in questa Repubblica delle banane – dove tra l'altro i giornalisti seri sono sempre più  un ricordo del passato – vocifera su eventuali provvedimenti volti  a sterilizzare l’Iva sui carburanti, almeno a sentire le dichiarazioni fatte nelle scorse ore da Claudio De Vincentil, sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico, intervenuto su pressione di vari associazioni di categoria – letteralmente assediate da migliaia di lamentele degli operatori di settore –  in merito all'adozione di urgenti provvedimenti per il caro-carburanti.

      La protesta degli agricoltori   

    Confagricoltura, in merito, nei giorni scorsi aveva amplificato anche le legittime richieste degli operatori tecnici di settore, quali trattoristi ed utilizzatori di  macchine e veicoli agricoli: tutte attrezzature azionate con sistemi a gasolio, divenute in pratica inutilizzabili, ed antieconomiche, specie al Mezzogiorno, dove le politiche neoliberiste dell'Ue hanno favorito – in aggiunta – una concorrenza iniqua e sleale all'interno dei mercati e nei settori agricoli più disparati, affossando i prezzi delle primizie agricole: dall'olio di oliva alle arance, ai pomodori. Frutti spontanei di prima qualità svenduti o lasciati marcire sugli alberi, poichè surclassati da specie analoghe provenienti dai mercati africani a prezzi stracciati. Agrumi ed ortaggi raccolti da schiavi per pochi centesimi l'ora ed immessi nei mercati con effetti devastanti. Come competere con un esportatore africano che vende un chilo di arance a trenta centesimi? Improponibile! Ma, evidentemente, non per l'Unione europea.

      Addio Agricoltura – 5.000 euro in più all'anno!  

    Ma ad essere colpiti, grazie al governo Monti, non sono solo i prodotti sui mercati (impossibilitati a trovare sbocchi economici) ma anche le stesse attività di produzione, trasformazione e quelle complementari legate alla conservazione o al trasporto: cioè l'intero ciclo produttivo, dal produttore al magazzino del grossista. Si pensi ad esempio a settori come la trasformazione dei foraggi e dei cereali; alla conservazione dei prodotti ortofrutticoli (refrigerazione); all’orto-florovivaismo (produzione agricola tramite il riscaldamento delle serre); alla stessa zootecnia. Confagricoltura, e la stessa Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) incrociando vari dati Istat, hanno calcolato che ogni azienda agricola spende in media circa 5 mila euro in più all'anno. E pensare che intere regioni come la Calabria – ad esempio – sopravvivono oggi in gran parte grazie proprio all'agricoltura, con un peso  insopportabile soprattutto per le serre del crotonese o del vibonese: tra le province, in assoluto, più povere d'Italia e d'Europa. La Cia, ha dunque invocato urgentissimi rimedi, con agevolazioni che, dopo le durissime proteste ed i blocchi intervenuti nei mesi scorsi, sono stati in parte varati per gli autotrasportatori. Ma anche in questo sfacelo l'Ue ci ha messo del suo: ricordiamo, infatti, che nel novembre del 2009, Bruxelles decise – clamorosamente e tra il silenzio assenso di molti eurodeputati – di abolire  la cosiddetta accisa zero’, cioè l’agevolazione per l’acquisto del carburante da parte delle serre, e per la gioia delle lobbies del petrolio, che videro piovere dal cielo, come manna, lauti incrementi dei loro guadagni netti. Anomalia però calmierata in altri Paesi Ue con politiche sociali ed economiche ad hoc.

      Il mercato impazzito  

    In Italia invece, evidentemente qualcuno ci considera troppo ricchi (constatazione vera solo fino a qualche mese fa: quando i tassi di risparmio delle famiglie erano ancora da record) e disposti a pagare come nessun altro (vicini in questo solo a Danimarca e Malta) prezzi completamente fuori mercato. Anche fino a 6/7 volte maggiori a tariffe praticate in altri paesi del mondo: eppure la benzina è sempre la stessa! Infatti, comparando i prezzi medi praticati dalle compagnie operanti nell'ex Bel Paese, con quelli praticati all’estero, ci si accorge che l'identico carburante venduto in Italia costa fino ad un quinto in più, grazie al caro professore ed alle sue famigerate accise ed all speculazione, lasciata a briglia sciolta tra l'indifferenza generale e di authority completamente scoppiate e da chiudere immediatamente. Carrozzoni succhia-soldi senza alcuna utilità e coscienza civile. 

      Lo scandalo delle accise  

    Ma a chi giovano queste maledette accise? Presto detto!  Queste tasse micidiali, introdotte nel corso degli anni sotto diversi governi (tecnici e non) per affrontare calamità e situazioni "provvisorie", con il passare del tempo – come accade solo in Italia –  sono state di fatto istituzionalizzate, ed utilizzate per finanziare anche campagne e "questioni nazionali" di dubbia moralità, tra le quali primeggisano molti conflitti bellici evitabili ed inutili, se non addirittura deleteri ed immorali. Insomma queste tasse "occulte" che quotidianamente affamano le famiglie e dimezzano la già risicatissima – con l'euro – capacità di acquisto dei nostri portafogli, sono state decise e via via aumentate in maniera iniqua. Ciò, negli utlimi mesi a questa parte (in maniera ancor più incisiva e subdola) anche e soprattutto grazie al salvatore della patria Mario Monti, che politici scoppiati come Pier Ferdinando Casini, Angelino Alfano e Pierluigi Bersani continuano ad adulare e servire sotto uno spesso velo di ipocrisia (malgrado finte prese di posizione e perentorie prediche). E ciò – colpa di molti Italiani – grazie alla mancanza di una coscienza critica dell'elettorato, in gran parte rinchiuso nell'angustiante recinto dell'ignoranza e dell'ideologia (che ormai non esiste più: almeno all'interno di queste mega caste-partitiche). Un corpo elettorale  rimbambito e rintronato da vuoti slogan propagandistici televisivi: degni del più becero e volgare avanspettacolo. Allora, giusto per svegliarci un pò – eccezion fatta per operazioni lodevoli come: disastro del Vajont del 1963; alluvione di Firenze del 1966; terremoto del Belice del 1968; terremoto del Friuli del 1976; terremoto dell’Irpinia del 1980 (e già più discutibile) rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004: che tuttavia stranamente continueremmo a pagare – ecco, di seguito, un eclatante esempio del meschino, immorale e dambiguo utilizzo delle accise sul carburante fatto dai governi negli anni, utilizzate spesso per finanziare vere e proprie guerre mascherate, spesso, da "Missione di Pace" o "Operazioni svolte nell'interesse nazionale":

    Guerra di Etiopia (1935 – 1,90 lire )

    Crisi di Suez (1956 – 14 lire)

    Guerra del Libano (1983 – 205 lire)

    Missione in Bosnia (1996 – 22 lire)

    Acquisto di autobus ecologici  (2005 – 0,005 euro);

    Finanziamento alla cultura (2011 – da 0,0071 a 0,0055 euro);

    Emergenza immigrati dovuta alla crisi libica (2011 – 0,04 euro);

    Alluvione Liguria e la Toscana (novembre 2011 – 0,0089 euro);

     Decreto Monti, "Salva Italia" (dicembre 2011.0,082 euro).

      Le "Missioni di Pace"   

    Per non scordare poi le ultime cosiddette "Missioni di Pace" in Iraq e Afghanistan (dove, tra l'altro, la pace regna a tal punto che, per chi non lo sapesse, in pochi anni la produzione di oppio è quadruplicata. Come mai? Mistero! ).  Importi, oggi maggiorati anche dell'Iva al 21%: applicata, ovviamente non al prezzo netto del carburante, ma "giustamente" al prezzo lordo, comprensivo di accise. Ciò, in aggiunta all' accisa regionale sui carburanti che varia da regione a regione, ed all'imposta di fabbricazione sui carburanti. E pensare che a pochi chilometri da casa nostra, in Lussemburgo o in Francia – ad esempio – la benzina costa rispettivamente 1,26 euro e 1,40 euro circa. E intanto, mentre da noi la quota 2,00 eurosembra ormai prossima,  i controllori della Costituzione ed i garanti della "Democrazia" continuano a dormire sonni tranquilli.

      Il "letargo dorato" dei garanti della Costituzione  

    Tra tutti, il "sempre più amato" Re Giorgio Napolitano I, che (dopo aver nominato il professore del "miracolo italiano") continua a spassarsela nel suo bel Quirinale con 200o dipendenti a servizio, ed assunti – rigorosamente – su chiamata diretta (consigliamo di leggere in merito – per i pochi che non lo avessero fatto – il libro "La Casta" di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo: vedi capitolo "Quattro regine al prezzo di un Napolitano" ). Chi rinsavirà prima? Per fronteggiare il continuo aumento dei carburanti nelle ultime ore, la palla sarebbe passata addirittira nelle mani di un banchiere! Che fortuna! E il Ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, che ha resa nota la decisione di istituire la Commissione Dinamiche Prezzi, della quale faranno parte – oltre allo stesso banchiere prestato alla tecnocrazia – anche  “Mister Prezzi", le associazioni dei Consumatori e i rappresentanti del comparto carburanti. Beh! Ora che le nuove poltrone sono state assegnate – ovviamente paga la comunità – staremo a vedere se i nuovi controllori oseranno sfidare lorpo stessi, i signorotti dell'oro nero e la speculazione internazionale! E sperisamo pure che non si riduca il tutto alla solita agghiacciante proposta di svendita e liberalizzazione dell'intero settore. 

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa) –

    N.B.:

    Firma anche tu, la petizione per eliminare le accisehttp://www.petizioni24.com/eliminiamo_le_accise

     

  • Italia chiama Grecia: Presentato Rapporto Previsionale Ue

    Italia chiama Grecia: Presentato Rapporto Previsionale Ue

    Lunedì, Maggio 14th / 2012  

    – di Sergio Basile –

    Commissione europea / Italia / Bruxelles / Crisi Ue / Commissione agli Affari Economici e Monetari / Olli Rehn / Debito pubblico / Recessione / Crescita / Rapporto sulla crisi / Rapporto debito-Pil / Rapporto previsionale di primavera / Por-Fse 2007-2013 / Mario Monti / Giorgio Napolitano / Stime  / Tecnocrazia / Nuovo ordine mondiale / Banca Europea degli Investimenti / Bei / Tobin Tax / Project bond / Banche / Interessi sul debito

    Commissione Ue – Rehn  presenta il Rapporto

    Previsionale di Primavera sull'Italia 

    Tutti pronti ad andare in Grecia!

    Bruxelles – Stamane, il vicepresidente della Commissione Ue, Olli Rehn in una conferenza stampa, ha reso noto il quadro economico previsionale di primavera del suo esecutivo, evidenziando per l’Italia nel 2012 un – aggiungiamo ovvio – peggioramento della crescita: le nuove stime economiche della Ue prevederebbero per l’anno in corso una diminuzione del Pil pari all'1,4%, contro il -1,3% previsto a febbraio. Migliorerebbe, allo stesso tempo – nota il Commissario agli Affari Economici e Monetari – il rapporto deficit/pil, con ulteriori cali a -2% nel 2012 ed a  -1,1% nel 2013. Ma francamente, questo, oltre ad essere un dato non rapportabile all'entità dei sacrifici e alla macelleria sociale fatta fino ad oggi in Italia, ci sembra un dato davvero irrisorio. Un dato che non sta minimamente in piedi, dal momento che l’ultima finanziaria varata non è servita neppure a pagare gli interessi sul debito pubblico da corrispondere alle banche: attestatisi, quest'anno, a circa 80 miliardi di euro. Ma questo elemento non sembra rientrare nel rapporto della Commissione, né tantomeno negli appunti privati di mister Rehn, che – usando toni fin troppo entusiastici – ha “profetizzato” che la ripresa ci sarà comunque l’anno prossimo, con un aumento dello 0,4% del Pil, rispetto allo 0,5% previsto dal governo. Questo, senza però dire che l’anno prossimo dovranno essere corrisposti alle banche interessi sul debito ancora più cospicui. No comment!

      Un pareggio di Bilancio insensato e sanguinoso  

    L'Italia inoltre – secondo l’ottimista supercommissario – raggiungerà nel 2013 il pareggio di bilancio in termini strutturali  “grazie alla manovra aggiuntiva” che, come dichiarato, sarà pari a oltre mezzo punto del Pil. Ma oggettivamente 1) non ci sono  dati oggettivi per sostenerlo scientificamente; 2) Non servirà pareggiare il bilancio se prima non si provvede a tappare la vasca forata della finanza, inibendo la speculazione internazionale sul debito; 3) Il prezzo da pagare fino all’anno prossimo è e sarà troppo alto. Nei prossimi mesi gli Italiani – se i dati sulla disoccupazione dovessero continuare a restare tali – potrebbero ritrovarsi in massa già in Grecia per le cavanza estive, e senza staccare alcun biglietto aereo. Drammatico!

      Un sospiro di sollievo  

    Ma poi Rehn ha pensato – giustamente – di tirar su l’animo degli Italiani presenti alla conferenza ed incollati ai teleschermi, tirando fuori un altro pò di sana matematica e dichiarando che il Bel Paese sarebbe sulla strada giusta per raggiungere il pareggio strutturale di bilancio, non avendo bisogno (per tal fine) di nuove manovre. Che bello! Un buon giorno si vede dal mattino! Rehn ha inoltre ribadito il fatto che “l’Italia raggiungerà gli obiettivi previsti per il 2013 e che – al netto degli effetti ciclici ed in termini strutturali (che non si capisce bene cosa voglia significare) –  resterà in linea con il Patto di stabilità e crescita”. Ottime notizie – si fa per dire – anche sul debito pubblico:  “esso si attesterà – ha continuato Rehn – al 123,5% del Pil nel 2012 e al 121,8% del Pil nel 2013. Stime queste, in linea con quelle del governo italiano che prevede per il 2012 il 123,4% e per il 2013 un rapporto debito/Pil del 121,6%” . Certo che detto da un ex-collega di Mario Monti (anch’egli rigorosamente non eletto) e con toni simili a quelli usati dal professore (più volte sbugiardato nelle ultime settimane in merito alla crescita ed alla ripresa) è un autentico sospiro di sollievo per tutti gli Italiani!  

      Le impalpabili e leggere previsioni dei nominati  

    Le sibilliache previsioni di Olli Rehn risultano, pertanto – nel concreto – appese e contraddette dal fatto che la disoccupazione continuerà – come visto – inesorabilmente a crescere: l'aumento sarà largamente maggiore dell'1% rispetto al biennio precedente, ed a sostenerlo vi sarebbe anche un intero capitolo della Commissione, dedicato all’Italia ed insito all’interno delle previsioni economiche di primavera. Ciò – detto in altri termini, più realistici e concreti – equivale a riconoscere ufficialmente il fallimento del caro professor Monti e del suo governo di nominati, nonché gli errori (sia pur indiretti, ma evitabili) dello stesso presidente Napolitano, che ha favorito la nomina del membro della Trilaterale (nonché arcinoto profeta di un neo-liberismo estremo) con un tempismo perfetto quanto imbarazzante. Ciò equivale a dire che l'Europa del Sud è sprofondata in una recessione senza fine alla quale, nelle ultime ore, qualcuno vorrebbe rispondere riproponendo con forza l’adozione di project bonds (in pratica nuovi debiti ad interesse per la gioia delle banche, e per finanziare progetti che qualcuno – in seno alle regioni, come visto nell’articolo precedente –  avrebbe dovuto finanziare mediante un equo e puntuale utilizzo dei fondi strutturali 2007/2013). Altre soluzioni paventate stamane nei corridoi della Commissione e dell’Europarlamento, consisterebbero nell’introduzione rapida dell'ormai celeberrima Tobin Tax e nell’aumento di capitale della Banca Europea degli Investimenti (Bei): strumento, si dimentica, totalmente nelle mani della tecnocrazia che ha contribuito a creare tale caos, evidentemente figlio di un “nuovo ordine mondiale” che si sta delineando in maniera sempre più netta, sfacciata e distruttiva.

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Grecia – L’era del “Nazismo Bianco” o dello “Stalinismo Rosso”?

    Grecia – L’era del “Nazismo Bianco” o dello “Stalinismo Rosso”?

    Giovedì, Maggio 10th / 2012

    – di Sergio Basile e Franco De Domenico – 

    Europa / Germania / Grecia / Francia / Euro / Mario Monti / Romano Prodi / Surplus / Nicolas Sarkozy / Crisi / Lira / Marco / Nazismo Bianco /  Lucas Papademos / Armamenti / Industria bellicas / Scandali / Perdita di diritti / G20 / Trilateral Commission / Alexis de Tocqueville / La Democrazia in America  / You Tube  / Qui Europa / Adriano Celentano / Wall Street Journal  

    Con l'euro e le armi, la Germania ingrassa

    Il plusvalore tedesco viene dalla moneta unica

    Bene anche l'industria bellica: ai danni della Grecia

    E' l'era del "Nazismo Bianco" o dello "Stalinismo Rosso"?

    Berlino – Lo sapevate che l’aeroporto di Atene sarà per 100 anni di “proprietà” tedesca e che la Germania non pagherà un euro di Iva alla popolazione ellenica? Questa è solo una delle molteplici tristi storie che “Qui Europa” vuole raccontare ai suoi lettori, al fine di creare consapevolezza sulla reale sorte della Democrazia in Europa. Roba che farebbe rivoltare nella tomba lo stesso Alexis de Tocqueville, mitico autore de “La Democrazia in America”. Ma non è finita!Una nuova leggenda metropolitana, diffusa nell'era Monti – ribadita con spudorato coraggio nelle scorse ore dal professore, e rimpallata da firenze a Bruxelles, e da Bruxelles a Berlino – è quella che la Germania ci imporrebbe vincoli, tasse e pareggio del bilancio per farci del bene, e lei stessa non ci guadagnerebbe nulla, ma anzi, ci rimetterebbe. Non è proprio così, e lo dice in un'intervista disponibile su YouTube uno dei padri stessi dell'euro, Romano Prodi. Ci informa, l'ex premier italiano che, ricordiamo con nostro impegno e sacrificio di tutti, ci traghettò nella – ormai possiamo dirlo, perlomeno controversa e criticata, per non dire "fallimentare" e "scellerata" –  moneta unica. Dati alla mano, dunque, ci si accorge che la ricca ed organizzata Germania, udite udite, ha accumulato – da quando l'euro stesso esiste – ben 200 miliardi di surplus.  Mentre l'economia tedesca, prima dell'euro, non riusciva a creare surplus, quindi non era in credito. Dobbiamo noi ringraziare i potenti creditori tedeschi, ormai banchieri d'Europa, o devono loro ringraziare noi, per i lauti guadagni che stanno incamerando? La risposta la lasciamo a voi, ed ai poveri pensionati o disoccupati greci! 

       Grecia: da "patria del diritto" a "terra senza diritti"   

    D’altra parte, a prova di ciò, non dobbiamo dimenticare che la Troika (Bce-Fmi-Ue) in perfetta linea con la "strategia Merkel" sta riducendo la Grecia – come arcinoto letteralmente alla fame, con misure mai viste a memoria d’uomo. Per contro – ed i giornali italiani in questo sembrano essere colpiti da una strana amnesia – abbiamo l’obbligo morale, nonché il dovere civile e cristiano,  di ricordare che entro la fine del 2012 la povera e disperata Grecia, spenderà – come ci racconta il Corsera in un articolo dello scorso 13 febbraio – 7 miliardi di euro (il 3% del suo già risicatissimo Pil) in armi (carri armati, sottomarini, navi da guerra e caccia) gentilmente fornite dalle industrie  tedesche e francesi: prezzo da pagare alla caritatevole e prodigale Angela Merkel ed allo stesso governo francese, per avere in cambio degli "aiuti" inutili e costosissimi.

      Nazismo Bianco o Stalinismo Rosso? 

    Molti osservatori internazionali hanno ribattezzato questo status quo, con il termine di “nazismo bianco”, altri di "Stalinismo Rosso". In effetti, tali barbare ingerenze liberticide di Berlino (e Parigi) su Atene sono state denunciate in tempi non sospetti dalla stessa allibita e sconcertata stampa tedesca, la quale ha puntato il dito sullo smisurato cinismo della Merkel: capace di imporre sacrifici ai cittadini ellenici, favorendo nel contempo l'industria bellica della Germania. Roba che Freddy Krueger al pari è un dilettante! Come ci ricorda Adriano Celentano in uno dei suoi pezzi più belli dell’ultimo album: “Quando ero giovane ho visto altri mondi. Un’altra razza di esseri umani!”. Come dargli torto? In pratica 11 milioni di persone ridotte in schiavitù dall’avvento di organismi parassitari esterni e dall'asse franco-tedesco, le cui banche – ricordiamolo – hanno in portafoglio rispettivamente 47,9 e 18,6 miliardi di dollari di titoli del debito greco. C’è di nuovo che gli esiti delle elezioni europee ed il voto ellenico hanno rispostato il baricentro della questione verso le ansiose istanze democratiche del popolo. Ma di fatto oggi la Grecia è un Paese commissariato dall'Europa: metodo molto simile a quello utilizzato da Stalin nell'Unione Sovietica.

      Nulla di nuovo sotto il sole di Atene  

    Inoltre, andando a spulciare nelle pagine più curiose della recente storia di Grecia e Germania, ci si accorge che fino al 2009 – cioè sino alla fine del mandato del governo Karamanlis (centrodestra) – l’industria bellica tedesca è stata una dei principali motori del Pil germanico. L’industria bellica ha infatti guadagnato miliardi di euro: anche grazie alla dismissione e successiva vendita di armamenti obsoleti. Davvero Nobile! Nel 2008 la Grecia si posizionò al quinto posto – dato facilmente riscontrabile del sito ufficiale della difesa ellenica, o comunque sul web – nel mondo come nazione importatrice di strumenti bellici. Molto scalpore, in merito, fecero i 4 sottomarini prodotti dalla ThyssenKrupp, che Karamanlis chiese alla Germania quale sorta di ultimo riconoscente regalo. Operazione, poi, comunque bloccata dal governo Papandreou. Ciò, almeno, fino alla scorsa estate, quando il Wall Street Journal pubblicava – tra lo sconcerto generale – la notizia che Angela Merkel e Nicolas Sarkozy avevano preteso l'acquisto degli armamenti (e non solo i sottomarini: poi ridotti a due, ed acquistati  al modico prezzo di 1,3 miliardi di euro) quale condizione per approvare il piano di “salvataggio” (o sarebbe meglio dire, di affossamento definitivo) della Grecia. Diabolico! Come diabolico è stato il “consiglio di acquisto” dell’ex Re dell’Eliseo, Nicolas Sarkozy, che convinse il primo ministro greco – per amor di patria – ad acquistare 6 fregate, 15 elicotteri e svariate motovedette, per l’altrettanto irrisorio prezzo di 4,400 miliardi di euro. Ciò in attesa della rapida liquidazione del fastidioso politico, poi – come noto – sostituito da un membro della Trilateral – ed ex Bce – quale Lucas Papademos. Fantastico! Così va la geopolitica in questo pazzo e miserabile mondo delle lobby e senza Dio. Così accade che, mentre milioni di uomini muoiono agni anno di fame e stenti, nel mondo del “disarmo nucleare” e del “G20”, le spese militari crescono come per magia a ritmi assurdi. 1800 miliardi di dollari solo nel 2011: il 50% in più rispetto a dieci anni prima. Ma è davvero questa l’Europa che vogliamo?

    Sergio Basile, Franco De Domenico (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

  • Crisi: Il professore se ne lava le mani

    Crisi: Il professore se ne lava le mani

    Mercoledì, Maggio 9th / 2012

    – di Sergio Basile e Silvia Laporta – 

    Crisi Ue / Italia / Mario Monti / Silvio Berlusconi / Attacco / Media / Cioerenza / Responsabilità / Attacco mercatista / Responsabilità della politica / Teatrino della politica / Misure recessive / Neoliberismo  / Responsabilità dei media  / Qui Europa / Silvia Laporta / Sergio Basile  

    Monti: Attacco a Berlusconi, sulla crisi

    La crisi? Responsabilità dei governi precedenti!

    Il professore se ne lava le mani

    Roma – Il dibattito sulla crisi, tenutosi ieri nella capitale, durante un convegno sull’Europa, si colora di sfumature prevalentemente politiche, lasciando al sociale – imperdonabilmente – uno spazio davvero limitato, malgrado l'ormai altissimo ed incontrollato numero dei suicidi, che sta scrivendo una delle pagine più buie della nostra, sia pur giovane, Repubblica. Ecco che allora il professor Mario Monti, nelle scorse ore – ed in vista del successivo meeting sullo Stato dell'Unione di Firenze, tenutosi nel pomeriggio – ha approfittato dell’occasione per togliersi una serie di “sassolini dalla scarpa” – o forse, più precisamente, per "lavarsene le mani" – inscenando una serie di veementi, quanto studiati, attacchi al mal governo dei partiti politici e dei governi precedenti, con l’intento di continuare quel gioco di “scarica barile” tipico della politica Italiana.  Vergognoso! "Le conseguenze umane della crisi – ha affermato il professore – dovrebbero far riflettere chi ha portato l’economia in questo stato e non chi da quello stato sta cercando di farla uscire". Anche se – a nostro modesto avviso – a tali affermazioni non crede neanche lui. Non ci ha mai creduto! Monti, infatti,  ha puntato il dito contro chi avrebbe ridotto – a suo dire – l’economia in queste condizioni, invitando i governi che lo hanno preceduto a riflettere sulle conseguenze umane dello sfacelo, più che a scaricarne le responsabilità sull’attuale governo. Ma forse, il caro prof, dimentica che grazie soprattutto a lui ed alle sue politiche neoliberiste distruttive, l'Italia ha accumulato un debito record. Come? Vediamo!

      Responsabilità e verità celate  

    Pochi conoscono la verità! Basterebbe tuttavia andare a sbirciare tra i siti di stato, alla ricerca dei collaboratori e dei consulenti che dagli anni Settanta in poi i vari governi hanno utilizzato per contribuire allo sfacelo. Vedremo come per magia spuntare il nome di un promettente giovane di belle speranze di nome Mario Monti. Ma che combinazione! Infatti, "Nel giugno 1981, – dato riscontrabile facilmente anche sul web –  una commissione di studio, presieduta da Paolo Baffi, direttore generale di Bankitalia, deliberò di seguire lo schema d'un giovanotto, molto stimato dai Rothschild (dinastia élitaria di banchieri) , tale Mario Monti, il quale propose l'emissione di titoli a lungo termine, con aste mensili e quindicinali, in modo che il rendimento cedolare fosse fissato dal mercato (e come poteva essere diversamente)  con scadenze tra i 5 e i 7 anni". La proposta "mercatista" passò con una vera e propria standing ovation. Con che risultati? Il deficit pubblico andò alle stelle, come le stesse spese, soprattutto quelle sanitarie, (e di riflesso) le tasse e la benzina. Ciò inaugurò, ed istituzionalizzò, l'era del debito in Italia. Una manovra mercatista – insinuatasi con la complicità della politica – nel cuore dello "stato democratico", per vincere la quale – a distanza di quarant'anni – viene chiamato ancora lo stesso professorino arrogante, ancora lui, con altre soluzioni e ricette  – guarda un pò – sempre mercatiste. Roba da matti!

      La coerenza dei media italiani  

    Ma d'altra partre tutti – tranne molti giornali e tg di bandiera – hanno ormai capito che 1) l'80-90% del debito italiano è legato alla speculazione bancaria: prima dimenticanza (o verità mistificata) di Mario Monti!; 2)  L'austerity serve solo a creare recessione, nonché uno stato perenne di precarietà e di bisogno; ed a costringere migliaia di imprenditori con l'acqua alla gola a svendere sul mercato le loro imprese – i loro gioielli di famiglia –  al più furbo, ricco o migliore, offerente. Intanto il prof, in una subdola quanto pianificatissima strategia –  la stessa utilizzata un dì dai giovani disertori "per non andare in guerra" – finge di non capire. Ostenta normalità,  attaccando – ora è il loro turno – giornali di centro-destra, ex ministri dell’esecutivo Berlusconi e esponenti dell’estrema sinistra e del centro sinistra; gli stessi che hanno chiamato esplicitamente in causa Palazzo Chigi  come mandante morale del dramma di chi si è tolto la vita. Che spettacolo è la politica in tv in questo periodo! Quasi quasi torniamo a farci l'abbonamento a Sky sport! Per disperazione, s'intende! Anzi no! D'altra parte perchè rimpinguare le casse del "democratico" Murdock?Notiamo con rammarico e sorpresa che Sky Tg24, oggi, ci sembra infondo proprio la brutta copia del Tg1, di Porta a Porta, di Ballarò o del Tg di La7. Possiamo dire che oggi, per come non si affronta il problema delle vere origini crisi fin dalle radici ed in maniera approfondita – probabilmente senza creare grattacapi o noie ad uomini di grande potere a capo di corazzate mediatiche come "Il Corriere della Sera" e "Repubblica", Ferruccio De Bortoli ed Eugenio Scalfari – oggi Sky Tg24 sta a Monti, come il buon vecchio fido-Emilio (il miglior amico… di Silvio) stava a Berlusconi. Per la gioia degli Italiani, che malgrado il pagamento di salati canoni, ancora non comprendono bene cosa c'è all'origine della crisi. Qualcuno è ancora convinto che alla base di tutto ci sia, in sé e per sé, il debito pubblico. Poveri illusi! a tali illusi sarebbe bello chiedere come mai allora il Giappone che presenta un debito doppio rispetto all'Italia, sia oggi un paese in crescita! O come mai la Francia – che presenta un debito privato d'impresa di 7000 miliardi di euro, rispetto ai soli 40 miliardi delle imprese italiane – non è in crisi, ma anzi, acquista a più non posso – ogni giorno – gioielli del made in Italy che il mondo ci invidiava!

      Il Teatrino dei dilettanti e la rabbia degli spettatori   

    Ma tornando alle ultime ridicole esternazioni del professore, in esse – ad onor di cronaca – gi attacchi più mirati sono stati proprio per l'ex premier (eletto) Silvio Berlusconi, ma anche per l'ex super-ministro Giulio Tremonti, il quale, intervistato qualche giorno fa da "La Stampa", ha espresso tutto il suo malcontento per le manovre finanziare del governo tecnico, reo – a suo dire – di aver prima aumentato le tasse e poi introdotto dei tagli, insostenibili dall’economia italiana, oggi fortemente depressa. Una depressione di cui  invece il premier attribuisce la responsabilità direttamente allo stesso Tremonti e agli esponenti berlusconiani che ora vorrebbero dissociare il Pdl dal “governo delle tasse”, ma che sono – per il bocconiano – i diretti responsabili dell’attuale pressione fiscale. Insomma una classe politica – di eletti e tecnocrati nominati all'ultim'ora – di cui andare davvero fieri. Peccato che – parole a parte – nessuno vuol prendersi la responsabilità, dinnanzi agli Italiani, di staccare la celeberrima spina ad un governo improponibile e distruttivo, capace di vivere solo di propaganda mistificatrice e retorica di bassa scuola: "La situazione in cui questo governo si è trovato ad esordire era di margine strettissimo quasi pari a zero. Lo sforzo era sottrarsi alle pressioni cui era sottoposto il governo Berlusconi perché l’Italia si sottomettesse alla tutela dell’Fmi o dal Fondo Salva Stati come successo alla Grecia. E cessasse di essere un rischio". Ma, tornando ai problemi del Paese, non sono i dibattiti, ora,  che ci interessano. In questo momento l’Italia ha bisogno di seri provvedimenti per risanare una crisi che ormai è diventata troppo invasiva della vita degli Italiani. Non sono le parole che ci salveranno!

    Sergio Basile  e  Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

  • Ue: Radio Marte e il vertice degli alieni

    Ue: Radio Marte e il vertice degli alieni

    Mercoledì, Maggio 9th / 2012

    – di Sergio Basile e Federica Aloisio –

    Consiglio Ue / Vertice straordinario / Bruxelles / Herman Van Rompuy / Martin Schulz / Manuel Barroso / Commissione europea / Parlamento europeo / Paesi Ue / Francoise Holland / Francia / Angela Merkel / Germania / Nicolas Sarkozy / Fiscal compact / Austerity / Paralisi dell'Eurocamera / Art. 123 Trattato di Lisbona / Speculazione / Bei / Project Bond / Tobin Tax / Radio Marte / Retorica / Propaganda / Democrazia / Consapevolezza / Reali ragioni della Crisi / Bivio / Storia / Europei disillusi / Qui Europa / Sergio Basile / Federica Aloisio  

    Van Rompuy, Barroso e Merkel premono

    su Hollande

    La batosta elettorale antiausterity preoccupa

    i profeti del rigore

    Da "Radio Marte" l'appello "alieno" di Barroso & C.

    Bruxelles – Si parlerà di "crescita economica"  nel prossimo vertice straordinario anticrisi convocato per il 23 maggio dai capi di stato e di governo dell’Ue nella capitale belga. Tra le righe, tuttavia, si coglie l'essenza di un incontro sostanzialmente ed altamente strategico, promosso dal Presidente  del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, al fine – non dichiarato – di conciliare (ora che il fedele Sarkozy è uscito discena) la posizione tra il neo Presidente francese Francoise Hollande, leader di centrosinistra che ha già dichiarato la necessità di mettere mano al fiscal compact ed alla tanto discussa ed odiata – ormai in tutta Europa – austerity, con colei che del rigore è stata l'alfiere, la Cancelliera tedesca Angela Merkel, leader di centrodestra, sempre meno amata nei quattro angoli del Vecchio Continente. La Merkel sembra avere a tal riguardo, le idee piuttosto chiare e cristallizzate: “La tradizionale, buona e profonda amicizia tra i nostri popoli – ha dichiarato – sarà rafforzata” ma “senza arretrare dai propri principi”. Quindi, come dire: nulla di nuovo sotto il sole!  Principi rigoristici, che – tuttavia – cozzano con la volontà espressa dallo stesso Hollande in campagna elettorale il quale ha espresso la volontà di rilancio della crescita e la riapertuta al modello sociale del welfare state keynesiano, smantellato in pochi mesi con la scusa del debito. 

      Il "beato sonno" dell'Europarlamento ed i propositi di Martin Schulz  

    D'altra parte, lo stesso Presidente dell’Europarlamento il socialdemocratico tedesco Martin Schulz, nelle scorse ore si è personalmente fiondato a Berlino per far capire che l’Ue ha bisogno di un piano per la crescita, al fine di sfuggire al declino economico, all’eccessiva disoccupazione e all’indebitamento bancario. Gli osservatori di "Qui Europa", tuttavia, non possono non notare una grave ed inaccettabile paralisi dell'Eurocamera, che – contrariamente a quanto chiedono ormai da mesi agli Europei di tutti i paesi – non varano proposte concrete in merito alla delegittimazione delle agenzire di rating, che continuano a tenere sotto scacco gli stati (incentivando speculazione e debito pubblico); al ridimensionamento del ruolo della finanza sull'economia (vietando derivati, operazioni over-night ed operazioni off-shore – vedi precedenti articoli di "Qui Europa") ed alla necessaria modifica dell'Art. 123 del Trattato di Lisbona: scempio giuridico che obbliga gli stati a rifinanziarsi sui mercati internazionali, a tassi altissimi, regalando miliardi di euro alle banche private, già inondate d'oro con ricapitalizzazioni  vergognose. Anche questa è l'Europa! Quella degli speculatori! 

      Cosa cambia in Europa dopo il voto in Grecia e Francia – Barroso al bivio  

    Tuttavia , l’ascesa degli “estremisti antiausterity” in Francia e Grecia è oggetto di profonde riflessioni anche per il Presidente della Commissione, il portoghese José Manuel Barroso e per i suoi vice, tra cui l'italiano Antonio Tajani e il finlandese Olli Rehn. I commissari, dal canto loro, adeguandosi al clima di cambiamento politico hanno sollecitato i governi a “far ripartire il motore bloccato della crescita europea”, senza però porre rimedi ai suddetti problemi: troppo spesso ingiustificatamente e insensatamente rinviati dai tavoli di lavoro di Bruxelles. Finendo, pertanto, per scadere nella pura ed inutile retorica. Per tacere, poi, sulla rinazionalizzazione delle banche centrali nazionali: una delle vere strade per uscire da una "crisi indotta, pilotata e voluta". 

      "Radio Marte" e la disillusione dei popoli europei  

    Ma Barroso, evidentemente parla un altro linguaggio, è su una frequenza sconosciuta: "Radio Marte!" Infatti, per il Presidente – non eletto – della Commissione, affinchè la crescita possa decollare, bisognerebbe aumentare il Capitale della Banca Europea degli Investimenti (Bei) per riavviare i prestiti ai settori produttivi, approvare Project Bond per finanziare grandi opere infrastrutturali (che è in fondo un modo per fare nuovi debiti, senza risolvere il problema alle radici) ed introdurre nell'Unione Europea la Tassa sulle Transazioni Finanziarie (ormai celebre Tobin Tax: incubo notturno dei boss della City) per fare cassa. Una cosa è certa: dopo la grande risposta anti-tecnocratica alle ultime elezioni, i padroni dell'Europa vorrebbero mistificare la realtà e mescolare le acque. L'unico problema – per loro –  è che non hanno fatto i conti con l'accresciuta consapevolezza sulle reali ragioni della crisi degli Europei: popoli disillusi e desiderosi di rinascita, malgrado la disinformazione e la propaganda scellerata dei media-lobbies. Europei vitali, consapevoli e desiderosi di democrazia vera! Chi oserà sfidare la storia?

    Sergio Basile, Federica Aloisio (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

     

  • Napolitano e Monti denunciati per attentato alla Costituzione

    Napolitano e Monti denunciati per attentato alla Costituzione

    Martedì, Maggio 8th / 2012

    – di Sergio Basile –

    Italia / Crisi Ue / Sovranità popolare / Sovranità monetaria / Sovranità fiscale / Denuncia alla Procura della Repubblica / Costituzione Italiana / Vertici dello stato denunciati / Giorgio Napolitano / Mario Monti / Parlamento / Governo Monti / Paola Musu / Procura di Cagliari / Paolo Barnard / Bce / La sovranità appartiene al popolo / Popolo di facebook / Appello / Denuncia / L'Italia s'è desta / Sergio Basile / Qui Europa 

    Da Facebook cresce l'adesione alla petizione

    contro Napolitano e Monti, per attentato

    alla Costituzione

    Migliaia di adesioni spontanee a sostegno

    della denuncia dell'avvocato Paola Musu

    Gli Italiani e la Sovranità: un nodo da sciogliere!

     

    di Sergio Basile

    Roma – Cresce su Facebook, a ritmi impressionanti,  l'adesione alla petizione on-line contro il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il professor Mario Monti, il suo governo di nominati e lo stesso Parlamento Italiano, per attentato alla Consituzione ed altre accuse inerenti ad un presunto accordo segreto tendente a destabilizzare lo stato (proprio nel bel mezzo dei festeggiamenti – appena coclusisi – in onore del suo 150° compleanno) privandolo della sua sovranità. La petizione è portata avanti, coraggiosamente, da due gruppi,  che contano già migliaia di iscritti, nati spontaneamente, ed emuli dell'avvocato Paola Musu. La Musu, legale cagliaritano, il 2 aprile scorso, infatti – come pochi sanno (in quanto la notizia è passata come al solito in sordina – o addirittura censurata – presso tutti i principali media nazionali) si è presentata nella Procura nella sua città e ha denunciato i vertici dello Stato Italiano e l'intero Parlamento per – si legge nella denuncia – "attentato contro l'integrità, l'indipendenza e l'unità dello Stato italiano; associazione sovversiva; attentato contro la Costituzione; usurpazione di potere politico; attentato contro gli organi costituzionali e i diritti del cittadino; cospirazione politica mediante accordo e mediante associazione". 

       La denuncia                                                               

    In particolare, secondo l'avvocato Musu, con il singolare avvento di questo bizzarro governo tecnico, favorito da Re Giorgio Napolitano, si è realizzata – ai danni di tutti gli Italiani – un'usurpazione di fatto. Ovvero, si è violato il primo articolo della Costituzione Italiana, quello più importante di tutti – l'articolo basilare – che recita: "la sovranità appartiene al popolo". Come ribadisce, nel corpo della denuncia, la Musu, "Contenuto essenziale della sovranità di un popolo è dato dalla propria sovranità in materia di politica monetaria, economica e fiscale.  Svuotare un popolo e la sua sovranità di quello specifico contenuto significa, e comporta, privarlo della sovranità stessa, in quanto lo si priva della facoltà e del potere di determinare il proprio destino ed il proprio stesso "essere", compromettendone la sua stessa esistenza". 

      La sovranità appartiene… A chi?                         

    Napolitano, Monti e gli altri denunciati avrebbero pertanto "consegnato la sovranità del popolo italiano in materia di politica monetaria, economica e fiscale (…) e, con essa, la sostanza essenziale ed intangibile della sovranità popolare, nelle mani di organismi esterni alla Repubblica (quali Bce – una banca nella sostanza privata –  Sebc, Commissione europea: una élite di nominati, e non eletti), di struttura e composizione prettamente oligarchica e privi di ogni fondamento democratico e, tanto meno, repubblicano e senza che il popolo vi abbia mai manifestato espresso e formale consenso". Situazione davvero paradossale! Molti osservatori internazionali hanno addirittura coniato il termine nuovo e sconcertante di "nazismo bianco". Altri invece prospettano un ritorno dei fantasmi dello stalinismo più bieco ed asfissiante. Fatto sta che si tratta di un golpe!

      L'Italia s'è desta!                                                       

    Iniziativa coraggiosa, quella della Musu, che da ha subito trovato inaspettati e spontanei consensi tra migliaia di internauti di facebook – tra i quali la "crociata anti-politica" – e che   si sta rapidamente diffondendo a macchia d'olio.  Numerosi osservatori, concordi alla linea della Musu, hanno caldeggiato l'ipotesi di portare la questione davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Da notare, comuque, il grave silenzio mediatico che si è posato come un velo di polvere sulla straordinaria e sintomatica vicenda. Indice e segno inequivocabile dell'esistenza di un popolo consapevole – quello italiano – che vuol riprendersi la propria sovranità, e il proprio futuro! Malgrado tutto e tutti! 

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

    Internet  –

    I passati poco noti del professor Mario Monti

    nell'azione dei precedenti governi italiani.

    Sul web (Facebook) sta spopolando da giorni un documento dalla portata dirompente, che riporta alcune informazioni completamente taciute dai media nazionali, relative al passato del professor Mario Monti, ed alle sue attività di "consulenza" nell'ambito dei precedenti governi. "Qui Europa", vista la portata del documento, e l'inconsueta e straordinaria mobilitazione che esso ha crato sulla rete, ha deciso – anche e soprattutto per amor di cronaca, ed in nome della libertà di espressione, sancita e tutelata dalla Costituzione – di pubblicare in forma integrale il documento medesimo. Ovviamente tutta la redazione di "Qui Europa" prende le distanze dai commenti alla notizia, rimettendo ogni responsabilità in merito alla portata dei medesimi, che pertanto ricade interamente sui relativi sottoscrittori di essi. Tuttavia, "Qui Europa", per amore alla verità di cronaca e colmando un vergognoso gap informativo che spesso caratterizza gran parte dei giornali e dei media di bandiera, e di respiro nazionale, ritiene sia giusto – a nome del suo direttore – pubblicare i contenuti integrali dello stesso.

    Il Documento proposto di seguito è integralmente

    reperito su Facebook – Di contenuto e rilevanza pubblici – Esso 

    non è frutto di alcuna elaborazione della redazione di  "Qui Europa"

    Quello che viene taciuto per

    evitare una sommossa

    "Nel giugno 1981, una commissione di studio, presieduta da Paolo Baffi, direttore generale di Bankitalia, deliberò di seguire lo schema d'un giovanotto, molto stimato dai Rothschild, tale Mario Monti, il quale propose l'emissione di titoli a lungo termine, con aste mensili e quindicinali, in modo… che il rendimento cedolare fosse fissato dal mercato, con scadenze tra i 5 e i 7 anni. Il che, a detta del professorino, garantiva il potere d'acquisto e, secondo gli esiti delle aste, un piccolo rendimento dell'1-2%. Il Tesoro, zufolò Monti, avrebbe avuto da 5 a 7 anni per programmare e finanziare meglio la spesa pubblica. La proposta passò con standing ovation. Il deficit andò su come un proiettile. Le spese aumentarono invece di diminuire. Mentre Mario Monti procurava il credito a tassi impossibili, aumentarono tasse e benzina, le spese sanitarie sfondarono di mille miliardi di lirette il finanziamento statale. "

    http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1768757&codiciTestate=1&sez=hgiornali&testo&titolo=Lemme+lemme+la+Germania+si+sta+acquistando+la+Sicilia

    Si ripresenta, come una "zecca" appassionata dalla propria

    infezione, nel 1989 come "consulente esperto" del ministro

    del bilancio Cirino Pomicino:

    "… Eppure,il premier Mario Monti, chiamato a salvare l'Italia dai gorghi del default, tra il 1989 e il 1992, erano i tempi del sesto e settimo governo Andreotti, non riuscì a impedire il peggio. Cioè l'esplosione del rapporto tra debito e pil preludio della grande tempesta finanziaria che al principio degli anni Novanta costrinse Giuliano Amato alla manovra da 103.000 miliardi di vecchie lire. In quei tre anni il peso del debito balzò dal 93,1% del 1989 al 98% del 1991 e al 105,2% del 1992. Un vero boom, insomma, pari al 12,9% in termini relativi e al 44,5% in cifre assolute, da 533,14 miliardi di euro a 799,5 "

    http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp preview=false&accessMode=FA&id=1747516&codiciTestate=1

    Ed ora, secondo voi, dal novembre 2011,

    chiamato quasi d'imperio da "o re" Napolitano,

    Monti Mario è advenuto a noi quale "nume tutelare"

    della nostra economia per un nuovo "cresci italia",

    o come "accabadora nazionale" per accompagnare

    nella via dell'"euro senza speranza" gli ultimi

    "singulti" convulsi e ferali della nostra italica dignità

    ed indipendenza ???

    "… In termini di Teoria dei Mass Media, sintetizzata, sarebbe questa la fase due dell’attuale governo italiano, quella succeduta al “Decreto salva-Italia”??? Si sono dimenticati di spiegare chi ha salvato chi (come, dove, quando e per quanto) e che il nostro baldo ragionier Mario Monti, a metà gennaio, ebbe la sfrontatezza di definire questa in corso come “la fase della crescita e dello sviluppo”.

    Stanno lanciando la moda della “sistematica

    produzione di falsi”.

    Avendo capito di non essere assolutamente in grado né di gestire l’attuale travaglio del paese, né tantomeno sviluppare delle idee creative per il bene comune della nazione, dando fiato all’economia, rilanciando gli investimenti e allargando l’occupazione aprendo il mercato del lavoro, il governo si dedica ormai sistematicamente alla produzione di falsi. Dimostrati e dimostrabili anche da un bambino."

    http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/04/il-governo-monti-dice-bugie diffondono.html 

  • Dominio europeo “.eu” solo per imprese residenti

    Dominio europeo “.eu” solo per imprese residenti

    Lunedì, Maggio 7th/ 2012

    – di Silvia Laporta –

    Corte di Giustizia / Unione europea / Dominio web / Valenza esclusiva per le imprese residenti nell'Unione / Silvia Laporta / Qui Europa  

    Dominio europeo “.eu” solo per

    imprese residenti

    La decisione della Corte di Giustizia Ue

    Lussemburgo – Cosi parla Trstenjak , l’avvocato generale in Corte di giustizia : “ Un impresa può chiedere la registrazione dei propri marchi come nomi di dominio “eu”, soltanto qualora essa abbia sede nell'Ue. Ma facciamo un passo indietro: tutto risale a quanto fatto dalla società americana Walsh Optical nel 2005, quando l’azienda riuscì ad ottenere la tutela del termine Lensworld, nome con cui vengono identificati occhiali e lenti a contatto che sono il core business del gruppo, come marchio del Benelux, registrando al tempo stesso il dominio “lensworld.eu“.

      Il discusso precedente  

    Nel 2006, quindi circa un anno dopo, è stata la volta della società Pie Optiek, anch’essa attiva nel settore degli occhiali e delle lenti a contatto, che si è dimostrata interessata a registrare il dominio lensworld.eu non riuscendo però nell’impresa in quanto già fatto proprio dalla concorrente americana. Ne è nata pertanto una disputa legale contro la Bureau Gevers, la società di consulenza che si era occupata di far avere il dominio contestato alla Walsh Optical, arrivando quindi alla Corte d’Appello di Bruxelles, che ha a sua volta chiesto chiarimenti alla Corte di Giustizia europea ottenendo una tesi secondo la quale solo le imprese e le organizzazioni che abbiano la sede in uno degli stati dell’UE possono richiedere la registrazione di un dominio .eu, tanto da paventare anche una possibile revoca della concessione del dominio alla società americana, la quale, a quanto pare, non ne avrebbe il diritto non avendo sede nell’Unione Europea.

      La "corsa al dominio"  

    Nel 2007 prese il via la corsa per  la registrazione dei nomi di dominio internet sotto il dominio di primo livello “eu”. Questa registrazione, veniva effettuata sulla base del principio “ primo arrivato, primo servito”, ossia la domanda che arriva per prima, ha la precedenza. Tuttavia, durante i primi quattro mesi, ossia durante il cosiddetto  periodo “sunrise”, erano legittimati a presentare la domanda di registrazione soltanto i titolari di diritti preesistenti e gli organismi pubblici, con un ulteriore differenziazione: i primi due mesi erano riservati ai titolari di marchi nazionali, di marchi comunitari e di indicazioni geografiche, permettendo anche ai licenziatari di tali soggetti di chiedere lo stesso trattamento privilegiato.

     Lo sfruttamento legittimo del marchio  

    Trstenjak, si esprime a proposito  del contenzioso C-376/11 circa le condizioni della causa che divide la società belga Pie  Optiek e l’impresa americana Walsh Optical. Secondo l’avvocato dell’ UE   un licenziatario residente in Europa può procedere alla registrazione “ue” e può anche  approfittare della registrazione privilegiata durante il periodo “sunrise”, ma per “licenziatario” deve intendersi soltanto “ il soggetto legittimato in prima persona allo sfruttamento commerciale del marchio”. Secondo quanto enunciato dalla normativa pertinente, l’ufficio competente per la registrazione (Eurid),  deve registrare i nomi di dominio richiesti da un’impresa avente sede  nella Ue. Questa decisione della Corte di giustizia,per quanto non vincolante, potrebbe rappresentare un precedente importante per quanto riguarda la questione dei domini internet: dare la precedenza alle “nostre” imprese, quelle europee.

     Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)