Giovedì, Luglio 31st/ 2014
– di Gianluca Marletta e Redazione Quieuropa –
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Genocidio Gaza, Israele, l’Anno Zero e l’attesa
messianica
Il Vero Messia 2000 anni fa, Israele lo attendeva davvero!
di Gianluca Marletta e Redazione Quieuropa
E il mondo che fa?
Gerusalemme, Gaza, Tel Aviv – Ancora bombe su Gaza, in una "guerra", o peggio, in un genocidio puro, giunto al 23° giorno e che si dimostra senza fine, malgrado gli appelli di facciata di ONU e USA. Un genocidio organizzato da tempo che – ormai è chiaro – mira a liberare (anzi "debellare") completamente il territorio oggi considerato "Stato d'Israele" dalla presenza scomoda dei Palestinesi, di tutti i Palestinesi – ospiti indesiderati a casa loro dal 1948 – costretti a fuggire dalle loro case e a non poter neppure lasciare la Striscia di Gaza, andando incontro a morte certa. E il mondo che fa? Sta a guardare! Distratto dalla pubblicità, dalla routine, dall'estate… Ormai – per chi ha fede – si spera solo in un intervento del Padre Eterno! Lo stesso che gli israeliani-sionisti dicono di invocare e di aspettare… Ma che – come abbiamo appurato e dimostrato – proprio così non sembra essere (vedi qui Il Dio dell’ebraismo moderno non è il Dio dei Cristiani. Chi è?). Il Dio dei Sionisti non è lo stesso Dio dei Cristiani!
Macello Gaza – 1336 vittime e 7200 feriti
A Gaza il bilancio dei morti ammazzati è ogni giorno sempre più sconcertante e apocalittico (nell'accezione più tremenda del termine), infatti si contano ormai 1336 vittime e circa 7200 feriti. Un macello! Una follia a cielo aperto! La follia di quello che molti politici italiani (praticamente quasi tutti) hanno sempre definito come il "paese più democratico" del Medioriente. (vedi video in basso)
Vergogna!! Intanto altri 16.000 riservisti israeliani sono pronti a scendere in campo: 86.000 nel complesso (impressionante!!) in vista del proseguimento dell’operazione militare nella Striscia. Nelle prossime ore è previsto l'ennesimo vertice del Consiglio di Sicurezza dell'Onu: ma il copione di questi vertici è ormai tristemente noto a tutti. O quasi! Ieri, intanto, si sono registrate nuove stragi di civili in luoghi pubblici: presso una scuola e presso il mercato di Gaza. Alla luce di ciò una domanda sorge spontanea: quanto reggeranno ancora le bugie dei media e delle "democrazie" e dittature occidentali ed orientali? (vedi qui Gaza, l’Occidente Democratico e la politica di Pinocchio – Verità Nascoste).
Messianesimo! Quale?
Beh, una cosa è certa: un popolo capace di tanta crudeltà e con la copertura di molti rabbini (vedi qui – Rivoluzione e Sionismo, Rivelazioni eccellenti – 2 – Le ammissioni dei rabbini Lior e Waton) non può di certo sperare in un Dio di Pace, così come sperano i seguaci di Gesù Cristo (Dio), e cioè del Dio Trinitario del Vecchio Testamento. Ma su questo punto dedichiamo ai nostri lettori un doveroso ed opportuno approfondimento attraverso la puntuale analisi dello scrittore Giuseppe Marletta, e con on il prezioso spunto offerto dallo scrittore ebraico-romano Giuseppe Flavio (che lo stesso Marletta cita a prova delle sue condivisibili tesi).
A cavallo dell'Anno Zero israele attendeva davvero il Messia…
Potrebbe apparire solo alla stregua di una “leggenda apologetica” cristiana, ma in realtà l’Israele a cavallo dell’era volgare era davvero in attesa del Messia, e lo attendeva …proprio allora! Tutti sanno che l’attesa messianica è una delle caratteristiche fondamentali della fede israelitica; molti, tuttavia, ignorano come il fervore e l’attesa del popolo ebraico abbiano spinto a ricercare, all’interno dell’enorme patrimonio profetico della Bibbia, qualcosa di più di un incerto riferimento ad un vago “avvento futuro”. Le testimonianze storiche e letterarie (sia ebraiche che di provenienza “gentile”) confermano, infatti, che proprio il periodo a cavallo di quell’Era Volgare, che per i Cristiani diventerà lo spartiacque della storia a causa della nascita di Gesù, fu anche l’epoca “fatale” in cui le attese messianiche si coagularono con particolare forza nella coscienza del popolo d’Israele. Detto fuor di metafora, dunque, era proprio intorno al periodo della nascita di Gesù che la generalità del popolo ebraico si attendeva l’avvento del tanto atteso Messia.
La Guerra giudaica e la distruzione del Tempio di Gerusalemme
Nel suo libro "La Guerra Giudaica", lo scrittore Giuseppe Flavio, nel tentativo di spiegare la fanatica determinazione dei ribelli israeliti nella guerra contro i Romani che porterà alla distruzione di Gerusalemme e del suo Tempio (66-74 d.C.), scrive: “Ma quello che incitò maggiormente alla guerra fu un’ambigua profezia, ritrovata ugualmente nelle Sacre Scritture, secondo cui in quel tempo ‘Uno’ proveniente dal loro popolo sarebbe diventato il dominatore del mondo” (cap. 5) (ovviamente – aggiungiamo – la profezia non spiegava in maniera sufficientemente chiara la "natura" e portata di questo "dominio").
Tacito e la venuta del Sovrano Universale
E’ interessante inoltre constatare come questa “attesa” fosse ben nota (e persino condivisa) anche oltre i confini di Israele. Lo scrittore Tacito, ad esempio, nelle sue Historiae, riferisce della “voce comune” che vedeva, nel periodo a cavallo della nostra Era Volgare, il momento scelto dal Cielo per la manifestazione di un sovrano universale che sarebbe apparso proprio in Israele; scriveva infatti lo storico latino: “I più erano persuasi trovarsi nelle antiche scritture dei sacerdoti che, verso questo tempo, l’Oriente sarebbe salito in potenza. E che dalla Giudea sarebbero venuti i dominatori del mondo” (Cap. V, 13).
Il Messia, l'Anno Zero e le profezie di Giacobbe e Daniele
Le profezie che, secondo l’interpretazione più diffusa presso gli Ebrei dell’epoca, avrebbero preannunciato la venuta del Messia a cavallo dell’Era volgare, erano soprattutto due. La prima è presente tra le Benedizioni che Giacobbe impartisce ai suoi 12 figli; a Giuda – capostipite della tribù regale, da cui discende Davide – il padre profetizza: “Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché non verrà colui al quale appartiene e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli” (Gn. 49, 10). Ora, è proprio a cavallo dell’Era volgare che, con la morte di Re Erode, il popolo d’Israele perde definitivamente anche l’ultima parvenza d’autogoverno –il bastone del comando – finendo direttamente sotto il controllo di Roma. Per questo motivo, colui al quale è dovuta l’obbedienza dai popoli era atteso proprio in quel periodo. L’altra profezia è quella delle Settanta Settimane (o Settanta Settenari, traducendo il termine “settimana” con un periodo di 7 anni) presente nell’apocalittico Libro di Daniele: “Settanta settimane sono fissate per il tuo popolo e per la tua città santa per mettere fine all’empietà, mettere i sigilli al peccato, espiare l’iniquità, portare una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei Santi” (Dn. 9, 24).
La profezia della Settanta Settimane
Identificando questo periodo di 490 anni (70×70), a partire dalla ricostruzione di Gerusalemme dopo la distruzione dei Babilonesi (516 a.C.), i saggi israeliti vedevano proprio nel periodo a cavallo del nostro Anno Zero, l’epoca in cui si sarebbe manifestato “l’Atteso” e sarebbe giunto il giudizio su Gerusalemme. Un’eco di questi calcoli, del resto, si avverte anche nelle affermazioni di maestri ebraici molto posteriori. Così, ad esempio, quasi rispondendo alla delusione ebraica per il “mancato avvento” del Messia (a cui farà seguito la distruzione del Tempio), un Rav. del III secolo d.C. poté dire che “tutte le date (calcolate per la venuta del Messia n.d.a.) sono già trascorse. L’evento non dipende più che dal pentimento e dalle buone azioni”[1].
L'Anno Zero, il Vero Messia e la predicazione del Battista
Alla luce delle testimonianze storiche, pertanto, assumono un valore ben più pregnante le affermazioni evangeliche sull’attesa messianica nell’epoca di Gesù di Nazareth; così come si inquadrano in un coerente contesto storico-religioso sia la predicazione di Giovanni il Battista, che lo stesso annuncio di Gesù sui “tempi compiuti” e sulla necessità di convertirsi alla Buona Notizia. Una Buona Notizia che non era affatto attesa in un “nebuloso e quasi leggendario futuro”, ma che era storicamente contestualizzata all’inizio di quella che, per i Cristiani, è “lo spartiacque della storia”.
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[1] Cit. in D. Banon, Il messianismo, Firenze 2000, p. 18
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