Qui Europa

Giorno: 24 Luglio 2012

  • L’Italia s’è Desta. Dimissioni ed elezioni anticipate: l’accorato appello di Maroni

    L’Italia s’è Desta. Dimissioni ed elezioni anticipate: l’accorato appello di Maroni

    Martedì, Luglio 24th / 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Crisi / Mercati / Economia / Borse / Spread / Esecutivo / Governo Tecnico / Premier / Lega Nord / Elezioni / Dimissioni / Politica / Euroburocrazia / Costituzione / Sovranità popolare / Austerità / Rigore / Roberto Maroni / Silvio Berlusconi / Mario Monti / Giorgio Napolitano / Unità d'Italia / 150° Compleanno 

    “Dimissioni ed elezioni anticipate”: l'accorata

    preghiera di Roberto Maroni

    Il segretario del Carroccio le canta al Governo.

    Nei prossimi giorni Maroni incontrerà i vari

    rappresentanti politici nel tentativo di

    “ripristinare la democrazia”.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Roma –  Che a livello nazionale, nei confronti dell’operato del governo guidato dall’illustre Professor Mario Monti, ci sia un (ri)sentimento generale, è cosa certa e diffusa: a interpretare il malcontento popolare, questa volta, ci ha pensato il segretario della Lega Nord, Roberto Maroni, il quale nella giornata di ieri non si è risparmiato e le ha cantate di santa ragione a tutto il team dell’esecutivo. “Dimissioni ed elezioni anticipate” sono le parole chiave utilizzate dal leader del Carroccio nei confronti del premier italiano: sul suo profilo Facebook, infatti, Maroni ha scritto proprio questo, ricordando nello specifico le responsabilità del Governo tecnico in relazione ad uno spread altissimo (che non accenna a scendere) e al caos creato nelle borse.

       Maroni: "Al voto in Autunno!"  

    Al voto in autunno” implora il segretario della Lega, che vede nelle elezioni anticipate l’unica via d’uscita in grado di ridare stabilità alla politica ed ai mercati nazionali, “visto che – precisa Maroni – quello di Monti è un governo non più stabile né affidabile”. La drammatica situazione vissuta dai mercati ha decretato la “morte” definitiva ( senza alcuna possibilità di resurrezione politica ) di questo Governo e – a detta dello stesso rappresentante della Lega Nord – “visto che peggio di così non si può andare, tanto vale prenderne atto , interrompere l’agonia (causata) da questo esecutivo  e andare al voto in autunno” .  Agonia: nessun’altra parola avrebbe espresso meglio ciò che il caro premier sta facendo vivere al popolo italiano. L’agonia di un’euroburocrazia, alla quale siamo stati – letteralmente – costretti a sottometterci, espropriati forzatamente della nostra sovranità nazionale con la complicità di Re Giorgio Napolitano – e proprio nel 150° compleanno dell'"Amata Italia" – da una "banda tencina" che avrebbe dovuto risollevare, almeno in teoria, le sorti di un’Italia malata e preda facile delle “nazioni forti europee” e soprattutto dei "poteri forti internazionali".

       Per il "Bene" dei "Poteri Forti"    

    Ma, come generalmente accade, la pratica rompe la grammatica ed il rigore e l’austerità tanto corteggiati, si sono rivelati un bluff cosmico che non ha fatto altro che aggravare una crisi – oseremmo dire – risolvibilissima se solo si fossero seguite altre strade e se si fosse pensato realmente al bene della nazione intera. “Bisogna aprire il paracadute – ha detto Maroni – altrimenti ci sfracelliamo perché non siamo più sull’orlo del baratro, ma ci siamo completamente dentro”.  Nei prossimi giorni il politico leghista ha fissato un incontro con i rappresentanti degli altri partiti affinchè ci possa essere un accordo importante per ripristinare la democrazia, profanata da una nomina a Presidente del Consiglio di un tecnico che non è stato scelto dal popolo che, come riconosce e stabilisce la nostra Costituzione, è titolare della sovranità.

       Pezzi di Politica smascherano il "Jocker Nazionale"  

    Maroni ha previsto anche un incontro con l’ex premier, Silvio Berlusconi, al fine di discutere di un possibile rilancio del Nord. Staremo a vedere cosa succederà: per il momento pare che Monti sia stato – finalmente – smascherato. Da SuperMario si è trasformato in una sorta di Jocker nazionale. Peccato, per lui, che l’abbiano capito tutti e che l’unica via di salvezza per l’Italia sarebbe la sua firma sì, ma per le dimissioni.

    Maria Laura Barbuto (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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    Scempio Ue sull’IVA – Torna la tassa sul macinato? – Ora tassano anche il pane: il “sangue della democrazia”

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    Venerdì, Marzo 30th / 2012 Commissione europea / Europa / Italia / Iva / Prezzi / Pane / Rincari / Tasse / Dracula / Tartassati / Democrazia     Scempio Ue sull'IVA – Torna la tassa sul macinato?   Tassano anche il pane: "sangue della democrazia"   Per favorire gli Stati e le lobby, il pane […]

     

  • Italia – Tentacoli sulla Riserva Aurea per salvare una Euro-gabbia da Rottamare

    Italia – Tentacoli sulla Riserva Aurea per salvare una Euro-gabbia da Rottamare

    Martedì, Luglio 24th/ 2012 

    – di Sergio Basile – 

    Italia / Eurozona / Crisi Ue / Economia / Debito pubblico / Alberto Quadrio Curzio / Il Giornale / Riserve auree / Prestito garantito / Tentacoli sull'oro italiano / Speculazioni / Furbizie / Recessione / Bilderberg Club / Goldman Sachs / Jim O'Neill / Economia della truffa / Euribor / Porta aperta alla speculazione / Barclays / Depositi Over-nigth  

    Italia – Tentacoli sulla Riserva Aurea Nazionale

    Vogliono mettere le mani sul nostro oro: la terza

    riserva del mondo. Ecco come! 

    Il potenziale distruttivo dell'Euro-gabbia e dell'Euribor

    del quale nessuno parla, svelato per voi

    La discutibile intervista dell'economista Quadrio Curzio al 

    quotidiano "Il Giornale"

    Roma, Bruxelles – La scorsa settimana tra le dissennate proposte del governo del professor Mario Monti, tendenti ad estinguere il debito nazionale in gran parte "fittizio ed illegale" maturato nell'Eurozona, vi era stata quella di svendere 20 miliardi l'anno di beni pubblici rientranti nel patrimonio immobiliare "storico" italiano. Proposta che a quanto pare sarà sguita alla lettere dal professore e dai suoi scellerati ed asserviti seguaci, che – in caso di vittoria elettorale, a partire dal 2013, e se Dio non ci assiste – si adopereranno senza sosta a "regalare" pezzi d'Italia per ripagare chi specula e dissangua le ricchezze delle famiglie e delle imprese italiane. Inoltre avevamo accennato anche ad un altra ipotesi di scempio: quella protesa a conivolgere nel presunto (quanto pazzesco) "piano di risanamento" la  nostra riserva aurea – la terza del mondo, ricordiamolo – per finanziare il dittatoriale MES o per qualche altra simile sconcezza.

      L'Italia e l'ombra lunga di Goldman Sachs  

    Avevamo poi analizzato la posizione alquando ambigua del neo-liberista Mario Draghi: ex-uomo di punta per l'Europa di Goldman sachs. nonché tra i principali artefici di un piano di privatizzazione nazionale senza precedenti avviatosi segretamente nel 1992 sul piroscafo Britannia (vedi articoli correlati). Un Mario Draghi che da presidente della Bce, appena insediatosi – ricordiamolo pure – si rifiutò di intervenire in favore dell'Eurozona. Rifiutandosi cioè di acquistare i titoli del debito pubblico dei Paesi Piigs: Paesi dell'Eurozona fatti oggetto degli attacchi della speculazione internazionale e lasciati allo sbando dalla Commissione europea e dagli altri organi dell'Ue (Parlamento e Consiglio). Ciò mantenendo volutamente chiusi i rubinetti della BCE, malgrado l'art. 11 del SEBC (Sistema Europea delle Banche Centrali) prevedesse in casi urgenti interventi simili (vedi protocollo SMP ). Abbiamo poi analizzanto un'altra posizione curiosa, quello del "gran consigliere" Jim O'Neill,  presidente di Goldman Sachs Asset Management, che in tempi non sospetti dettava consigli utili per uscire dalla crisi, trovandosi curiosamente in perfetta sintonia con altri 3 ex-colleghi di Goldman Sachs: Mario Draghi ed i professori Mario MontiRomano Prodi.

      L'ipotesi "Riserve Auree"  

    Comune denominatore di quella che potremmo ribattezzare con un pizzico di "ironia" (consentitecelo) la "Strategia Goldman", è l'utilizzo del (deleterio) Meccanismo Europeo di Stabilità (o MES): arma altamente dittatoriale (direi neo-coloniale) spacciata come democratico strumento per la crescita.  Ma come finanziare il MES? Mediante, "magari", l'utilizzo delle riserve auree del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC): vista la cronica scarsità di liquidi che afflige gli stati, dovuta alla recessione ed alla speculazione da interessi bancari da pagare sulle obbligazioni sottoscritte. Pertanto avevamo avanzato l'insana ed azzardata, quanto probabilissima ipotesi – balenata nelle menti illuminate della casta – di ricorrere all'ulilizzo delle riserve auree degli stati dell'Eurozona in crisi. Tra di essi, ovviamente, quelle dell'Italia: Paese che – come detto – detiene ad oggi la terza riserva aurea del mondo. Ed  ecco come per magia il materializzarsi delle nostre previsioni, stamane, in una intervista pubblicata dal quotidiano "Il Giornale". Protagonista l'economista Alberto Quadrio Curzioprofessore emerito di Economia politica all'Università Cattolica di Milano, nonché grande amicone e consigliere indovinate di chi? Del professor Prodi.

      Paradossale Quadrio Curzio: "Per la crescita  si impegni l'Oro" 

    L'intervista Alberto Quadrio Curzio è a dir poco scioccante, a tratti imbarazzante. Almeno a nostro modesto avviso. E vi spieghiamo il perchè! Secondo lo stimatissimo economista, infatti, per la crescita – a quanto pare – non occorre sbaragliare la speculazione e tagliare le unghie alla finanza con la de-finanziarizzazione dell'economia. Nell'intervista e nelle parole di Quadrio Curzio non si fa cenno né al ruolo anti-speculativo degli acquisti di bond da parte della Bce, né di una "provvidenziale" riforma o cancellazione dell'Art. 123 del Trattato di Lisbona. Ma bensì la soluzione proposta dal luminare è il ricorso ad un "prestito garantito in oro". Cioè, la strada indicata dal fantasioso economista passa dal compromettere (a garanzia) le nostre preziosissime riserve auree nazionali. Così facendo – secondo Quadrio Curzio – il governo potrebbe evitare di innalzare il cuneo fiscale. Come a dire: per guarire un malato da una forma gravissima di varicella (provocata tra l'altro da un contagio evitabilissimo ed indotto) il medico anzichè somministrare medicine che curino la malattia alla radice, decida di correre il pericolo di tagliare una mano al paziente, per evitare – in alternativa – di tagliargli una gamba. Soluzione alquanto paradossale e fuori dalle righe.

        Lo spread e le inconciliabili "Teorie del Nulla"  

    Il concetto che vorrebbero far passare come la "panacea ai mali (indotti) della Nazione", dunque, passerebbe per il ricorso ad un "prestito con garanzia in oro per rilanciare la crescita attraverso un abbattimento del cuneo fiscale contributivo e investimenti in infrastrutture". Per l'economista la fiscalità orientata al risanamento può crescere, dunque, con un prestito garantito da oro. Ma la domanda è: se la recessione (indotta dall'Euro-sistema e dal sistema Target 2) non frena la sua folle corsa, che ne sarà delle riserve auree italiane? Perchè fidarsi di queste previsioni? Perchè giocare con il fuoco, continuare a fidarsi e ad avallarle tutto ciò, quando oggi lo stesso governo Monti propone addirittura di uscire dalla crisi del debito (debito artifizioso ed indotto) svendendo 20 miliardi l'anno di patrominio pubblico nazionale? evidentemente qualcosa o qualcuno è letteralmente impazzito! Ma il professor Quadrio Curzio è capace addirittura di  superarsi, sostenendo poi che "le recenti dichiarazioni di Mario Draghi (BCE) sull'irreversibilità dell'euro e sul fatto che la Bce interverrà in modo non convenzionale dovrebbero alleggerire le pressioni sugli spread. Peccato che proprio ieri il professor Mario Monti – in merito avesse contraddetto tale teoria, sostenendo che lo spread ed i giudizi del rating piovuti nelle ultime ore come una pioggia acida sull'Italia, fossero ingenerose ed assurde, quanto inaspettate. Allora cari professori "illuminati" perchè non fate pace con voi stessi e vi decidete? Il rating e lo spread sono strumenti inaffidabili di destabilizzazione economica oppure, al contrario, misuratori affidabili, "nervosi" e "pensanti" da acquietare con sacrifici e dichiarazioni accomodanti?  

      Per la vera crescita "De-finanziarizziamo l'economia reale"! 

    La sensazione, o meglio la certezza, è che siamo allo sbando, e che i "mercati", il "rating" e lo "spread" abbiano definitivamente fatto il loro corso e fallito completamente la loro "missione": sporca o confusa che sia! Bisogna definitivamente de-legittimare le "agenzie della discordia" (Standard & Poor's, Fitch ratings e Moody's) e tornare a parlare di economia reale, mandando a casa – ed alla svelta – quanti ancora vorrebbero farci credere che le imprese e le famiglie (come le stesse banche, di Basilea 2) dovrebbero sottostare alla pazzia ed all'aleatorietà di questi perversi strumenti di caos e destabilizzazione economica e sociale.

      I sintomi di una "follia europeista acuta"  

    Dunque molti sono ancora i sintomi acuti (vedi articoli correlati) di una euro-follia dilagante che getta le sue basi in un europeismo cieco e bieco: primato dei privati nel controllo del sistema bancario europeo; rifinanziamento pubblico obbligato – per gli stati dell'Eurozona – presso le banche privare; immobilismo della BCE; finanziarizzazione dell'economia e uso spropositato di derivati e ricorso anti-economico e speculativo ai depositi over-nigth; subalternanza della sovranità statale al giudizio delle società private del rating ed alle lobby; Strenua difesa dell'euro, a discapito del Welfare e della sacralità della dignità umana; utilizzo ad oltranza dello scellerato ed arbitrario Sistema (di pagamenti interbancari) Target 2 e del Tasso "Euribor": quest'ultimo tornato prepotentemente sotto-accusa negli ultimi giorni. Vediamo cos'è!

      Definizione di "Euribor"  

     

    L'Euribor è un “marchio registrato” di esclusiva proprietà dell’associazione privata delle banche europee (Euribor-EBF); per definizione esso è il "tasso d’interesse a cui i depositi a termine interbancari sull’Euro vengono offerti da una primaria banca a un’altra primaria banca della zona dell’Unione monetaria europea (UEM) alle 11.00 ora di Bruxelles”. Ma in effetti, i tassi d'interesse forniti dalle singole banche sono “autocertificati”: ciò equivale a dire  che gli istituti di credito hanno piena discrezionalità nel dimostrare che possono effettivamente contrattare prestiti ai tassi comunicati. Questo è pertanto un sistema piuttosto "anarchico" e "discrezionale" (arbitrario) incentrato sull'assenza di controlli e su meri criteri opportunistici. Ne è esempio lo scandalo del caso "Libor", tasso: manipolato dalla banca Barclays e forse da altre. L’Euribor (tasso interbancario offerto in euro) come molti ignorano è stato introdotto con la nascita dell'euro nel 1999, tramite il concorso delle banche europee di maggior spessore,  unitesi nel determinare un tasso di interesse base che potesse tornare utile alle transazioni finanziarie che interessano le moneta unica.  Il fine perseguito è stato, almeno in teoria, quello di modulare sullo stesso livello i tassi di interesse, con lo scopo di avere un unico punto di riferimento per le operazioni finanziarie interbancarie per – udite udite –  evitare speculazioni. Ma solo in teoria per l'appunto!

       "Tasso Euribor": un'ulteriore portone aperto alla speculazione  

    Alla fine, invece, i professori dell'euro hanno finito per confezionare un sistema gabbia che (all'interno del già illustrato disastroso "Sistema Target 2" – vedi articoli correlati) ha ingenerato di fatto profonde disparità di trattamento tra i vari Paesi dell'Eurozona, ed addirittura – in molti casi – tra le stesse banche di un medesimo Paese membro. Chi vigila sull'Euribor? Praticamente nessuno! E' una giungla selvaggia ed anarchica nella quale i più furbi prevalgono:  ed in particolare le banche meno solide o più spregiudicate, che hanno la meglio su quelle più virtuose e corrette, che vengono fortemente penalizzate dalle prime. Questo evidentemente accade per un vizio intrinseco all' "Euro-gabbia" legato al fatto che i paesi e le stesse banche presentano situazioni economiche molto diverse tra loro, e quindi non sono suscettibili di confronto ad un tasso uniforme. Quindi è logico – lo capirebbe anche un bambino: ma non evidentemente i nostri illuminati professoroni –  che per sormontare gli evidenti  ostacoli e limiti dell’Euribor, andrebbe creato uno strumento più flessibile che tenga conto della diversità dei vari istituti di credito e delle loro situazioni patrimoniali, premiando esclusivamente quelle che hanno dimostrato nel tempo una maggiore onestà ed una gestione economica più oculata: magari accordando loro  accessi al credito BCE, più facilitati. 

       I paradossi del "Tasso Euribor"  

    Il "Tasso Eurobor" – usando un eufemismo – può essere considerato alla luce di quanto esposto alla stregua di una amara ciliegina posta su una altrettanto indigesta torta  preconfezionata ad arte dai "distratti" pasticceri europeisti: Romano Prodi e i suoi fidati "consiglieri" in primis. Pur se poco conosciuto (o addirittura occultato) esso è un qualcosa che tutti dovrebbero conoscere, soprattutto quando ci si appresta a sottoscrivere un mutuo da migliaia di euro. Spesso, infatti, chi ha il mutuo indicizzato all’Euribor (Euro Interbank Offered Rate) non sa che si tratta né – come detto – di un “marchio registrato” privato; né come esso viene calcolato e che effetti comporta.  Lacuna informativa gravissima, soprattutto perchè da esso spesso e volentieri possono dipendere sensibili variazioni di rate da un mese all’altro. Pertanto, una volta appresi questi elementi, forse adesso sapremo controbbattere meglio alle forzate posizioni europeiste – oggi difese a spada tratta da una parte esigua di Italiani e ma molti media e luminari universitari – sull'Euro-gabbia ed i i suoi accidenti. O meglio suoi suoi  "eccezionali meccanismi" economico-finanziari da poker. Meditiamo gente!

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • Spagna, tra Accentramento e Pareggio di Bilancio: le Regioni insorgono alla Macelleria Sociale

    Spagna, tra Accentramento e Pareggio di Bilancio: le Regioni insorgono alla Macelleria Sociale

    Martedì, Luglio 24th/ 2012 

    – di Mario Luongo –

    Crisi economica Spagna / Mariano Rajoy / Sistema amministrativo spagnolo / Partito popolare / Andalusia / Consiglio di politica fiscale e finanziaria / Spending review / Bilanci truccati / Madrid / Valencia / Catalogna / Mercati obbligazionari / Titoli di Stato / Belgio /  Rapporto tra investimenti esteri e investimenti all’estero  

    Spagna – I nodi di Rajoy: Accentramento e

    Pareggio di Bilancio

    Ma le regioni insorgono alla "Macelleria Sociale"

    Euribor e Target 2: "l'insostenibile pesantezza dell'essere"

    Madrid, Bruxelles – Il sistema amministrativo iberico basato sul decentramento dell’autonomia regionale sta conoscendo in questi giorni una crisi che ne metterà probabilmente in discussione il futuro. Il Partito Popolare di Mariano Rajoy, conservatore e di centro destra, già dagli inizi del suo governo puntava ad una centralizzazione più marcata nell’amministrazione statale, contrassegnata da un forte regionalismo fin dalla fine del franchismo. Questa volontà accentratrice ha spaccato in due il Paese, contrapponendo i favorevoli al progetto (o quanto meno chi invocasse l'accentramento come panacea ai mali sia nazionali che europei) e chi invece non accettava un cambio di rotta nell’andamento della politica. Fatto sta che le regioni storicamente estranee all’ala conservatrice ed “europeista”, come la socialista Andalusia ( da marzo con un governo formato da socialisti e Izquierda Unida ) i Paesi Baschi o la Catalogna – liberal democratica – sono rimasti nella loro politica basata su una forte autonomia e decentramento, facendo accantonare parzialmente i propositi di Rajoy.

       La sorpresa di Mariano   

    Ma questa non è stata una vera e propria batosta per il Presidente del Governo spagnolo, la sorpresa è arrivata qualche mese più tardi, con i risultati del Consiglio di Politica fiscale e finanziaria avente come oggetto i tagli alla spesa pubblica per limitare il deficit all’1,5 %. Paradossalmente le brutte notizie sono arrivate più dalle zone che Rajoy non si aspettava: Madrid e Valencia, roccaforti del Partito Popolare hanno presentato documenti nei quali i conti dei loro bilanci erano ben più gravi di quanto dichiarato in precedenza. In pratica le “prime della classe” di Rajoy hanno imbrogliato durante l’esame e neanche di poco stando ai dati: la Comunidad de Madrid aveva un debito pari quasi al doppio di quanto dichiarato, 2,2%  invece di 1,13%, mentre per Valencia si attestava al 4,5% invece che a 3,68%.

       Agevolazioni a senso unico    

    La situazione spagnola si è aggravata maggiormente con l’acuirsi della crisi che ha portato il governo centrale a prendere una decisione molto discussa; Rajoy ha deciso di non estendere a tutte le regioni le "condizioni agevolate” proposta da Bruxelles alla capitale, scatenando proteste da parte delle restanti regioni. Ora, che le condizioni dell’Ue siano oggetto di discordia non è certo per invidia o per eccessiva convenienza, ma il motivo è più radicato e va ricercato appunto nel carattere fortemente regionale del sistema amministrativo spagnolo che come già spiegato lascia molta autonomia alle singole regioni. L’Andalusia, ad esempio, da tempo sta attuando una spending review, senza però toccare settori importanti come istruzione e sanità, sempre in cima alla lista delle voci da tagliare in ogni governo, secondo un’ottica miope e alla lunga controproducente.

       Catalogna – Ricorso contro Rajoy    

    Caso ancora più importante è quello della Catalogna, che al Consiglio di Politica fiscale e finanziaria ha presentato un documento nel quale puntualizzava di essere sulla via dell’austerità già da tempo e di aver attuato tagli importanti e (non solo simbolicamente) rilevanti come quelli sugli stipendi pubblici, unico esempio spagnolo finora. Ed è stata la Catalogna stessa ad impugnare un ricorso alla Corte costituzionale in merito alle decisioni prese dal governo centrale da Luglio, ritenendo che invadano le stesscompetenze regionali.

       Le anomalie di "Target 2" ed "Euribor"   

    In un momento storico in cui i mercati obbligazionari, stando ai dati, stanno provocando una frattura in Europa tra le regioni a seconda del loro debito e dei tassi più o meno bassi dei titoli di Stato, le ulteriori fratture interne nei singoli stati (la Spagna è solo uno dei tanti esempi ) non giovano certamente, soprattutto nel breve termine. La solidità interna di un paese è uno dei fattori principali che attira eventuali investimenti esteri, specie in un’Europa ancora incerta su molte questioni e su un ritorno alle valute nazionali sempre dietro l’angolo. Generalmente, in condizioni "normali", dovrebbe essere così, ma non di certo in questa Europa: quando cioè la "macelleria sociale" è pianificata e creata ad hoc dall'euro-gabbia e dai suoi iniqui sistemi bancari e finanziari. Vedi Sistema Target 2 e vedi iniquo tasso "Euribor". Questo spiega come uno Stato come la Germania attira più capitali esteri rispetto all’Italia o alla Spagna: perchè avvantaggiata in maniera sostanziale dal sistema "Target 2". (Vedi articoli correlati). Anche il Belgio, che di certo non si trova in una situazione interna più rosea della nostra ( anzi ha un deficit di bilancio del 3%, maggiore del nostro 2% ed un debito pubblico che supera di poco il 100% del Pil nel 2012) è premiato da questa serie di contingenze, in primis il movimento dei capitali che ha una buona percentuale tra gli investimenti finanziari all’estero e quelli esteri al proprio interno. In questo modo l’afflusso di capitali esteri nel Belgio supera il deflusso, comportando un aumento negli acquisti dei titoli di Stato. Ma anche in questo caso determinante appare il sistema "Target 2" del quale abbiamo abbondantemente parlato nell'editoriale dal titolo "Schiavi di un Debito Illegale: Parte Terza: "Il Sistema Target 2". A completare la frittata, poi, ci pensa lo schizzofrenico e discrezionalissimo rating, che ha finito per "graziare" paesi come il Belgio o la Francia (Paese con un Debito privato d'impresa pari a 8000 miliardi di euro: contro gli appenna 40 delle imprese italiane) e penalizzare inpiegabilmente un Paese solido come l'Italia. 

       Le Rinascita che non si vuole  

    Questo sistema (Target 2) dunque, fa la differenza rispetto a stati come Spagna ed Italia che, nonostante una situazione abbastanza similare, non compensano la fuoriuscita di capitali con l’ingresso di altri. Situazione evidentemente voluta e favorita dai governi, dall'Ue e dalle maggioranze parlamentari inermi e protese a spalleggiare l'euro-casta. Forse è il caso che anche nella classe di Rajoy  (come anche in quella di Mario Monti beninteso) i maestri smettano di fare i ciechi leader della classe e bluffare, ma inizino a rendere la situazione un pò più stabile per il bene del Paese e per i poveri scolari delle regioni più svantaggiate. D'altra parte il "debito" non è un dogma: vedi Giappone e Usa.

    Mario Luongo  (Copyright © 2012 Qui Europa)

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      Approfondimenti – Leggi gli Articoli Correlati  

     

     

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