Qui Europa

Giorno: 11 Luglio 2012

  • Monti: “Non resterò dopo il 2013”

    Monti: “Non resterò dopo il 2013”

    Mercoledì, Luglio 11th/  2012

    – di Silvia Laporta –

    Italia / Mario Monti / Crisi economica / Ecofin / Eurogruppo / Schettino / Elezioni politiche / Governo tecnico / banche / debito pubblico / Unione europea / 2013 / Fine mandato Mario Monti  

    Monti : "Non resterò dopo il 2013"

    Le perle di saggezza del professore , in

    attesa delle nuove elezioni politiche

    Mario Monti – La sua esperienza a Palazzo Chigi dovrebbe finire nel 2012

    Roma – Si chiacchiera e si parla in giro di questo strano “nuovo che avanza”. Nuovi progetti per salvare l’euro e nuovi piani per l’economia. Tuttavia queste “novità” e questo clima di curiosità per il cambiamento, sono frutto di macchinazioni politiche, e non di provvedimenti contro la recessione, che continua a dilagare indisturbata. Dopo l’Ecofin, nelle scorse ore, Mario Monti a dichiarato – un pò a sorpresa – che non rimarrà al governo. Il suo mandato di premier e capo del governo tecnico finirà nel 2013, e non è volontà del professore, quella di continuare la “carriera”. Il suo obiettivo, dice, “E’ quello di rimanere Senatore a vita”. D’altronde, chi non vorrebbe esserlo? Con tutte le provvigioni e privilegi che sono dovuti  a questa carica, tante volte immeritata, nell'Italia dei favoritismi.

      Mario Monti – Fin qui un ottimo bilancio a prescindere  

    A prescindere dall’abbandono di Monti, che ci strappa un sorriso sulle labbra ma anche un velo di preoccupazione pensando a un suo probabile “degno successore” tra i suoi fedelissimi sostenitori, la situazione politica italiana evidentemente peserà molto sulla schizzofrenia dilagante dei mercati. Monti, prima di levarsi di torno, tuttavia, ne ha combinati di "storici" (distruzioni e sfaceli) ed ancora, molto probabilmente, ne combinerà in Italia e nell'Ue, come ben sappiamo dopo le conclusioni dei vertici europei. Per adesso, la volontà di salvare l’euro (anche a discapito degli Italiani e degli Europei) è chiara, a detta del professore. Intanto, e malgrado la nuova minaccia dello presunto "Scudo Anti-spread", la nave italiana, sta  per essere travolta dall’onda anomala del debito, e Monti, capitano della nave, lo sa bene; essendo stato lui uno dei principali responsabili. Ma come Schettino insegna, a un certo punto è meglio abbandonare l'equipaggio, per salvarsi la pellaccia!

      Le ultime pillole di saggezza   

    Ma cosi parla il premier: “Oggi, il peso nel determinare lo spread dipende da quale sarà la capacità di governance dell’Italia: dalle riforme istituzionali, dal comportamento dei partiti. A novembre gli occhi di tutti erano concentrati su quanto questo governo sarebbe riuscito a fare. Quando saremo a gennaio è chiaro che sarà quasi irrilevante quanto questo governo riuscirà a fare e sarà invece dominante il peso della seconda componente”. Forse non rimarrà cosi irrilevante per tutte quelle famiglie colpite dalla crisi e le centinaia di esodati rimasti senza lavoro e tanti ragazzi che hanno perso le speranze per il futuro! Guarda un pò!

      Il sogno dell'accentramento    

    Ma seppur deciso ad andarsene,  il premier vuole portare a termine il diabolico progetto degli Stati Uniti d’Europa, prima delle prossime elezioni. “Più si va a fondo per risolvere  problemi immediati, più si vede che è difficile farlo senza ulteriori passi verso una nuova integrazione” – blatera il professore e poi aggiunge – Il lavoro svolto dall’Eurogruppo e dall’Ecofin, evidenzia la volontà di fare tutto quello che è necessario, per salvaguardare la nostra moneta e far progredire il progetto politico europeo”. Tra le proposte delineate nell’ultimo vertice europeo, quella di una sorveglianza unificata sulle banche “è tra le più urgenti”. Voi avevate dubbi? Mettiamo in stand by tutte le altre problematiche, cosi tante da poterci scrivere un trattato, perché le povere banche hanno bisogno di noi, e necessitano di un dittatore che le controlli nel modo giusto!  Cari cittadini! Ma non è finita mica qui. Nelle ultime ore Monti è stato un fiume in piena: “Per salvare l’Europa ci vuole più Europa”, ha incitato (o minacciato) il premier.. La solita frase retorica, senza un significato concreto; pura propaganda per portare avanti questo progetto liberticida , di cui più volte abbiamo parlato nei dettagli. In realtà per salvare l’Europa, ci vorrebbe tutt’altro. Tanto per cominciare, che economisti sanguisuga come Monti – con tanto di scagnozzi e fedelissimi sostenitori – e tutto il carrozzone dell'euro-casta, se andassero al diavolo!

    Silvia Laporta (Copyright © 2012 Qui Europa)

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  • Ue: 48 Milioni di Disoccupati. Bisogna tornare al Welfare

    Ue: 48 Milioni di Disoccupati. Bisogna tornare al Welfare

    Mercoledì, Luglio 11th/ 2012

    – di Maria Laura Barbuto –

    Italia / Europa / Germania / Roma / Stato sociale / Crisi stato sociale / Crisi economica / Mutualismo / Mutua / Mutuo soccorso / Stato liberale / Uguaglianza sostanziale / Welfare / Diritti / Cittadini / Economia / Disoccupazione / Fimiv / No-Profit / Lavoratori / Risorse / A carte 48 / Insieme Salute / Famiglia Cristiana / Potzolu / Ceffa / Prodi / Keynes / Von Hayek  

    Stato sociale: una ulteriore via d’uscita dalla

    crisi. Keynes aveva ragione

    Carenze statali da integrare con il mutuo soccorso: 

    viaggio nel passato per costruire il futuro

    Ma nell'Ue crescono i disoccupati: oggi sono 48 milioni

    Intanto Romano Prodi da "Famiglia Cristiana" dà moralistiche

    lezioni di unità politica

    Keynes aveva ragione – Nell’Europa liberista di Von Hayek, che ha ucciso il Welfare State, 48 milioni di disoccupati

    Roma –  Un ritorno al passato per costruire il futuro: la crisi europea si traduce in una crisi profonda dello Stato sociale. Quel Welfare State tanto caro a John Maynard Keynes, che lo propose quale modello socio-economico di sviluppo: costruzione osteggiata – a torto – da liberisti e anarcocapitalisti, dei quali maestro ed ispiratore – in sintesi – possiamo considerare Von Hayek e gli economisti della Scuola Austriaca. Nato come evoluzione dello Stato liberale ottocentesco, lo Stato sociale dovrebbe avere come fine supremo quello di proclamare l’uguaglianza sostanziale tra i cittadini (e non solo quella formale) e di garantire diritti e servizi sociali come ad esempio l’assistenza sanitaria, l’istruzione pubblica, eventuale indennità di disoccupazione, previdenza sociale e l’accesso alle risorse culturali del paese. Dalla definizione, noi Italiani, potremmo chiederci se la nostra bella Nazione  può, concretamente, assolvere ancora ai compiti di Welfare state oppure se sullo Stato sociale non sia calato definitivamente il sipario. I tagli previsti, e quelli già operati, in diversi settori dell’economia italiana, hanno portato anche ad un taglio netto della tradizione culturale e sociale del nostro Paese. Tutti ne sono responsabili, ma nessuno si è realmente rimboccato le maniche al fine di assicurare il rispetto e la tutela di alcuni diritti fondamentali dei cittadini.

     Europa: 48 milioni di disoccupati 

    I disoccupati europei si contano in 48 milioni di persone (l'equivalente all'intera popolazione, bambini inclusi, di un intero grande stato) di cui 14 milioni hanno perso il lavoro proprio a causa della crisi pilotata: come fare, quindi? Una delle ipotetiche soluzioni atte a tamponare una crisi che si allarga, giorno dopo giorno a macchia d’olio, potrebbe essere una macchina del tempo virtuale che ci riporti nel lontano ottocento, quando sul finire del secolo, il mutualismo diventava una pratica diffusa ed efficiente che garantiva ai più disagiati  il rispetto dei propri diritti. Combinare ed integrare l’azione e l’operato statale con le pratiche mutuali – al di là comunque del rating e della de-finanziarizzazione dell'economia – potrebbe essere la carta vincente per dare uno schiaffo alla crisi economica: basti pensare che fino al 2011, le mutue europee hanno impiegato 350.000 persone generando un “guadagno” di 180 miliardi di euro. In Italia ne esistono 1500, alcune delle quali vantano una storia centenaria e una tradizione di efficienza e competenza. Operano soprattutto nel centro–nord ed aderiscono alla Federazione Italiana Mutualità Integrativa Volontaria: “Fino a 10 anni fa – ha dichiarato il presidente della Fimiv, Placido Putzolu, ai colleghi di “A carte 48” – il mutualismo era un fenomeno circoscritto. Ma oggi, che la spesa sanitaria delle famiglie continua a crescere e lo Stato sociale non riesce più a garantire prestazioni efficienti, la mutualità si propone come un soggetto no-profit. Il nostro intervento – continua Potzolu – è integrativo, non sostitutivo rispetto a quello del pubblico”.

     Mutualismo: una carta preziosa  

    Ma se, da un lato, il binomio Stato sociale–mutualismo potrebbe essere un asso nella manica per far fronte ad una situazione drammatica come quella che stiamo vivendo e permetterebbe di mettere una “toppa” e far tirare un sospiro di sollievo, dall’altro, tutelerebbe anche i lavoratori autonomi e precari, ai quali non vengono riconosciute tutele per la maternità, infortuni o malattie, trasformandosi per queste categorie, in una vera e propria risorsa. “Il vero problema – afferma il direttore di Insieme Salute, Valerio Ceffa – è come riempire il vuoto che sta lasciando lo Stato: al cittadino viene detto di arrangiarsi per quanto riguarda il settore pubblico e di pagare (a peso d’oro) qualora si rivolga ad un esercizio privato. Il mutualismo – continua Ceffa – in questo senso, è una ulteriore possibilità e chi si associa, avrà sempre il diritto di essere curato anche perché per noi le persone sono soci e non clienti”. Della serie “l’unione fa la forza” quindi: la collettività, rispetto alle sole potenzialità statali, potrebbe rappresentare, se unita, una forza in più per una società disagiata, una boccata di ossigeno in questo periodo di crisi.

      Unità politica dell'Ue e Moralismo Neo-Liberal di Prodi  

    Stesso parere, seppur da un punto di vista molto diverso, lo ha espresso Romano Prodi nell’intervista rilasciata a “Famiglia Cristiana”. “Separati non contiamo nulla – ha dichiarato l’ex Presidente del Consiglio che ci ha letteralmente buttato tra i tentacoli dell'euro – L’unità politica dell’Europa è necessaria, come necessaria è la guida internazionale del Vecchio Continente da parte della Germania”. Beh, in fin dei conti Prodi non ha fatto proprio un’analisi riguardo il futuro dell’Europa, piuttosto un funesto presagio hainoi già evidente nel presente: è quello che sta succedendo. Una Germania “regina” che detta  leggi austere e professa il rigore politico e tanti sudditi “costretti” a rispettarne le regole. Ma non sarà mica vero che lo Stato sociale non esiste più? Di certo non definiremmo “vere” né “profetiche” le dichiarazioni di Prodi, che ha disegnato il progetto più che dell’unità politica europea, della distruzione nazionale dei singoli paesi.

    Maria Laura Barbuto  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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    Lunedì, Aprile 2nd/ 2012 Parlamento europeo / Commissione agricoltura / Fascicolo Ogm / Agricoltura biologica /  Pericoli / Salute / Intossicaszione / Tumori / Dna / Comitato Scientifico Equivita / Rischi / Fame nel mondo / Povertà nel mondo / Acta / Brevetti / Obama / Usa / In quinamento / Ecosistema / Acqua / […]

    Apocalypse 2012: la Grecia in pasto alla Troika – Quando l’euro vale più della dignità umana

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    Giovedì, Marzo 29th / 2012 Grecia / Troika / Ue  / Bce / Fmi / Commissione europea / Crisi / Banche  / Dignità umana / Spread / Rating / Blocco consumi / Protesta / Multinazionali  Apocalypse 2012: la Grecia in pasto alla Troika Quando l'euro vale più della dignità umana Ma “l’usura” non era un reato? […]

    Tonnare italiane condannate a colare a picco?

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    Giovedì, Aprile 19th / 2012 – di Mirella Fuccella –   Italia / Ue  / Isccat / Pesca del tonno / Debiti / Tonnarre / Decreto Monti / Mario Monti / Quote pesca / Fallimento / Direttiva Ue / Recessione    Decreto Monti – Le tonnare condannate  a colare a picco? Per il Professore ora diktat anche […]

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    Venerdì, Maggio 18th /2012 – di Silvia Laporta – Europa / Unione Europea / Commissione Europea / Italia / Crisi / Safilo / Elisabetta Gardini / Sergio Berlato / Morte aziende italiane / Attacco senza precedenti   Crisi Safilo: senza Armani si rischiano 1000 esuberi Gli eurodeputati Gardini e Berlato chiedono l’intervento della Commissione europea Bruxelles – Il Gruppo Safilo è […]

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    Domenica, Aprile 15th/ 2012 –  di Sergio Basile – Commissione europea / Lavoro / Commissione Affari Sociali / Laszlo Andor  / Manuel Barroso / Perdita 6 milioni di posti di lavoro / Mercato comune reale / Consiglio europeo/ Strategia e limiti dell’Unione europea / Fiscal compact / Austerity / Deficit spending / Tecnocrazia / Ridimensionamento […]

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    Mercoledì, Marzo 21th / 2012 Italia / Roma / Lavoro / Articolo 18 / Costituzione / Modifiche / Sindacati / Cgil / Bersani / Monti / Gentiloni   Lavoro – Monti: “Articolo 18? Chiusa la questione! Nessuno avrà potere di veto! Il Pd spaccato: Bersani rimanda tutto al Parlamento Roma – Un paese malato il nostro, […]

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    Sabato Maggio 19th /2012 – di Silvia Laporta – Europa / Unione europea / Bruxelles / Italia / Crisi / Janusz Lewandowski / Bilancio Ue / Commissione Europea / Ecofin / Barroso / Topolino / Profezia / Disastro dei tecnici  / Topolino / Profezia / Micky Mouse /  Avvento dei tecnici e l'inasprimento della tassazione […]

    CdR: fallimento-Italia su Fondi Ue. “Urge semplificazione!” – Eurobarometro: Italia in forte recessione

    CdR: fallimento-Italia su Fondi Ue. “Urge semplificazione!”  – Eurobarometro: Italia in forte recessione

      Martedì,  Marzo 20th/ 2012 Italia / Parlamento Europeo / Comitato delle Regioni / Nord / Sud / Eurobarometro / Recessione / Economia / Fondi Ue 2014-2020 / Semplificazione / Media Ue / Bresso Il CdR riconosce fallimenti Italia su Fondi Ue e chiede “semplificazione procedure” – Eurobarometro: Italia lenta, in recessione e sotto media […]

    Mercato finanziario drogato da banchieri e inflazione allo sbando. Il ruolo della Bce

    Mercato finanziario drogato da banchieri e inflazione allo sbando. Il ruolo della Bce

    Martedì, Marzo 6th / 2012 Bce / Crisi Ue / Aste / Dimissioni Abi / Pignoramenti / Pensionati / Crescita   Mercato finanziario drogato da banchieri e inflazione allo sbando. Il ruolo della Bce Stranezze bancarie Ue targate Bce: record dei “depositi overnight”, “pseudo-aste”, signoraggio e strette creditizie. Francoforte, Roma – La notizia del giorno […]

    Krugman-Soros – Il Suicidio dell’Europa dell’Austerity

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    Venerdì, Aprile 27th / 2012 – di Silvia Laporta – Unione europea / Crisi Ue / Recessione / George Soros / Paul Krugman / Disoccupazione giovanile / Spagna / Italia / Germania / Angela Mrekel / Mario Monti / Depressione Usa degli Anni '30 / Politica Monetaria Inflazionistica / Piigs / Pressione fiscale / Distruzione […]

    La Troika, la “Rerum Novarum” e il baratro Grecia: fantasmi del progresso e nuovi diseredati

    La Troika, la “Rerum Novarum” e il baratro Grecia: fantasmi del progresso e nuovi diseredati

    Sabato, Marzo 17th/ 2012 Grecia / Troika / Fmi / Bce / Ue / Chiesa / Dottrina Sociale / Ripresa /Parti sociali / Massoneria / Capitalismo / Diktat / Neo-liberismo / 2013 / Crisi / Debito sovrano / Solidarietà sociale / Organizzazioni cristiane / Leone XIII  La Troika, la Rerum Novarum" e il "baratro Grecia": […]

     

  • Cari Amici, ecco come ci stanno prendendo per i fondelli

    Cari Amici, ecco come ci stanno prendendo per i fondelli

    Mercoledì, Luglio 11th/ 2012 

    – di Sergio Basile –

    Unione europea / Eurogruppo / Eurovertice / Bruxelles / Bce / Banca centrale Europea / Francoforte / Italia / Mario Monti / Manuel Barroso / Fondi Anti-Spread / Fondo Salva Stati / MES /Klaus Repling / Disgrazie / Peso sui cittadini / Immobilismo sostanziale della Bce  / Mario Draghi / Contro informazione / Informazione indipendente / Europa / Nazismo Bianco / Schiavi / Condizione di Schiavitù perenne / Presa in giro / Italiani / Sveglia 

    Cari Amici, ecco come ci stanno prendendo

    per… i fondelli

    Italiani? Un Popolino di Schiavi Insignificanti

    Tutti i punti del Grande Tranello di Monti, Draghi, 

    Barroso, Merkel e compagnia bella sullo

    Scudo Anti-Spread

    L'Analisi "Indipendente" di "Qui Europa"

    MES, Scudo Anti-Spread e Fondi Ammazza Stati – Ecco come gli Italiani divennero Schiavi dell’Euro-Casta

    Bruxelles, Francoforte – Nelle scorse ore, durante la prima riunione intervenuta dopo l'Eurovertice di fine Giugno, l'Eurogruppo ed i suoi attori hanno continuato a prendere in giro i cittadini europei e gli Italiani. I media – specie quelli italiani – hanno infatti rimpallato con forza la bufala secondo la quale i leader europei con a capo Mario Monti avrebbero ottenuto un altro grande successo in chiave anti-crisi. Ma è solo l'ultima vuota ed immorale propaganda di una lunghissima serie di castronerie alle quali sembra non esserci davvero mai fine e rimedio in questa euro-dittatura, in questa forma spaventosa e subdola di "Nazismo Bianco". Monti & Co, infatti – con gran faccia tosta – hanno ufficializzato il raggiungimento di un miracolistico accordo per – secondo loro – "assicurare la stabilità finanziaria dell'Eurozona" attraverso un uso flessibile ed efficiente dei Fondi Salva Stati". Ovvero dell'Efsf e del "Meccanismo Europeo di Stabilità" (altrimenti noto come MES). Ma il più entusiasta sembra proprio lui, il professore liberista amico dei banchieri, Mario Monti, secondo il quale "l'Eurozona avrà un meccanismo per fermare la febbre degli spread, e nel contempo per  aiutare i paesi virtuosi che ne faranno richiesta a tenere sotto controllo il differenziale dei rendimenti". Solo un emerito ignorante o uno stupido potrebbe abboccare a questo specchietto per le allodole.

      Le nostre aspirazioni il buio filtrano  

    Ma, malgrado il grigiore del cielo di Bruxelles e la tenebra che attanaglia gli euro-vertici, si sa – come diceva il grande Lucio Battisti – "le nostre aspirazioni il buio filtrano, ridenti e luminose gli additano il blu". Ma di vedere questo blu, la "Banda Monti" non ne ha nessuna voglia. Ciò implicherebbe infatti il delegittimare una volta per tutte e "seriamente" le agenzie di rating  (Standard & Poor's, Fitch Rating e Moody's) impedendo loro, semplicemente, di assegnare "voti" agli stati sovrani. Ciò, evidentemente, sgonfierebbe di botto il "fittizio aumento del debito statale“. Debito, come noto, mantenuto alto proprio dagli altissimi livelli di spread, conseguenti ai declassamenti delle agenzie di rating. Ciò significherebbe combattere davvero la speculazione ed i guadagni di una casta parassitaria che si nutre sulle disgrazie altrui. Disgrazie indotte e pilotate – ingenerate ad arte – ai danni delle famiglie e delle imprese italiane, spagnole, portoghesi, irlandesi e greche. Ma d'altra parte cosa dobbiamo aspettarci da un uomo (Mario Monti)  votato, da una vita, al mercatismo, al lobbismo ed all'iper-liberismo? Niente di meno di questo! Quindi la via più corta e furba qual'è? Creare altro debito con lo stanziamento di un nuovo ed "illimitato" Super-fondo, al fine di illudere i cittadini di coprire gli effetti deleteri causati dagli sbalzi dello spread, intanto lasciato libero di muoversi e far danni, come un alligatore in uno stagno, all'interno dell'Eurozona. Come chiamare questa boiata? semplice! Che ne dite di "Scudo Anti-Spread"? 

      In un Tripudio di Grigiori ed Ipocrisia  

    Allora, in un tripudio di ipocrisia di raro livello, il primo passo concreto dei nostri carissimi tecnocrati, d'intesa con la Bce, è stato quello  di firmare un "accordo tecnico" sull'utilizzo dei Fondi Salva Stati, MES e EFSF (Vedi articoli correlati) che prevede un controllo diretto di Francoforte (Bce) su tali fondi per l'acquisto dei bond sul mercato secondario, in (pseudo) funzione anti-spread. Ma come dimostrato (vedi articoli correlati sullo spread e sul MES) è tutta una balla. Diversa ovviamente la versione che Mario Monti ha passato, a mò di copione unico, ai fedelissimi media italiani. "L'accordo – secondo fonti italiane presenti all'eurovertice – è andato nella direzione auspicata dall'Italia". Ma lo stesso Monti – che nel dopo vertice di ieri ha lasciato repentinamente i suoi colleghi senza rilasciare alcuna dichiarazione – nelle ore precedenti aveva comunque parlato di risultato ottimo per l'Italia, poiché  premiante la linea italiana (cioè la linea di Monti Mario) tenuta con coerenza al vertice e difesa di fronte alle dichiarazioni oscillanti giunte dal Nord Europa (Finlandia, Olanda ed in parte Germania) che sembravano rimettere in discussione l'intero (rovinoso) accordo. l'Eurozona, dunque, per il professore si muoverebbe con passo veloce verso (la dittatura, emh… scusate) l'adozione di misure per stabilizzare i mercati. Peccato che di ciò non vi è alcuna certezza (come d'altronde dichiarato stamane anche dal capo della Bunkesbank) e peccato che la via scelta sia la più lunga, ambibua, inefficace e rovinosa per le tasche degli europei. 

      Sorpresa! Un tedesco a capo del Fondo Salva Stati  

    Secondo gli accordi ratificati ieri, dunque, La Bce potrà intervenire sui mercati secondari a nome e per conto del Fondo Salva stati (cioè con i soldi degli Italiani fessi e degli Europei) cui a capo è stato posto (come poteva essere altrimenti?) proprio un tedesco. Il panzer Klaus Regling

      Funzionamento dello Scudo Anti-Spread  

    Di interventi dei Fondi (MES e EFSF)  nel mercato primario dei titoli di stato (cioè dell'acquisto diretto dei titoli di stato di nuova emissione all'interno delle aste pubbliche) Repling, non ha parlato, ma è una possibilità lasciata aperta e contenuta negli statuti dei suddetti Fondi Salva StatiCiò significa – tra l'altro – che il bilancio e le casse della Banca Centrale Europea non verranno minimamente toccati (cioè la Bce non sborserà di suo neanche un euro per la causa anti-spread) e rischi ed oneri saranno posti totalmente a carico del Fondo. L'apoteosi, dunque, dell'immobilismo della Banca Centrale Europea e del suo leader Mario Draghi. Saranno queste, pertanto, le funzioni di questo "Pseudo Scudo Anti-Spread". Così, pertanto, ieri 10 Luglio, l'euro-casta ha deciso di prenderci definitivamente dal sedere.

     1  – Il Paese sotto attacco di Rating, Spread e Mercati, firma un richiesta di aiuti  

    N.B.: Il Programma (Precautionary Programme e successivo Memorandum) di aiuti una volta firmato (e controfirmato da Commissione europea e Bce, cioè da Barroso e Draghi) obbliga gli stati richiedenti ad intraprendere le riforme (recessive e sanguinose) volute dall'Ue. Dopodicché la Bce da il via libera all'acquisto dei titoli da parte dei Fondi salva Stati (MES e EFSF) per "raffreddare i tassi" (ennesima frase porcata) ma nel contempo, ciò, ovviamente apre la porta alla speculazione del solito rating e dei soliti mercati. 

     2  – La BCE autorizzerà i "Fondi Salva Stati" di acquistare Titoli di Stato 

     3  – La BCE non utilizzerà fondi suoi propri – Non emetterà alcun euro  

     4  – I Paesi metteranno di loro tasca, 780 Miliardi di euro pubblici  

     5  – I cittadini alimentano ed alimenteranno con la tassazione tali fondi  

     6  – Utilizzo del MES previo parere favorevole di 13 Paesi su 17 dell'Eurozona 

    N.B.: dopo il danno la beffa. Olanda e Finlandia si sono opposte al MES perchè in effetti il fondo dovrebbe essere co-finanziato anche con loro contributi finanziari. Tuttavia la "motivazione ufficiale" diffusa da "La Repubblica" di stamane inquadrerebbe lo scettisismo di tali paesi come una forma di disapprovazione di questi stati nei confronti dei Paesi Piigs e dell'Italia. Secondo "La Repubblica" infatti Olanda e Finlandia considererebbero gli interventi Anti-Spread come "facili e troppo generosi regali in favore delle "Cicale del Mediterraneo". Quindi un Paese ricco e produttivo come l'Italia dopo essere stato per decenni ai vertici dell'economia mondiale; dopo essere stato ingiustamente declassato dalle agenzie di rating; dopo essere stato iniquamente attaccato dai mercati e dalla speculazione; svenduto e deturpato da false e deleterie logiche liberiste e mercatiste; dopo essere stato frodato della propria sovranità monetaria, popolare, economica, politica e fiscale; dopo essere stato depredato da una classe politica meschina e becera (ancora lì tra l'altro ad appoggiare Monti e i suoi scagnozzi); dopo essere stato deriso ed accomunato ai "maiali" d'Europa, ora passa anche per essere un paese di fannulloni e "cicale". Vergogna! Vergogna a pensare, dichiarare e scrivere tali falsità ed infamie ai danni di un popolo da sempre noto nel mondo per inventita, genialità, professionalità e laboriosità.

     7  – La Troika (Ue, Bce, Fmi) non interverrà nei Paesi con Riforme Avviate 

    N.B.: Una forma di ricatto bello e buono. Della serie o vi sorbite il MES e pagate tasse per crearlo ed alimentarlo (a vita) o vi prendete le cure amare del Fondo Monetario internazionale. Meccanismo semplicemente folle e Dittatoriale.

     8  – Strumento Recessivo, Ingannevole ed Inefficace  

    N.B.: Non si tratta di uno "Scudo Anti-Spread" poichè le Agenzie di rating sono sempre libere di declassare gli stati e far aumentare a loro piacimento lo spread.

     9  – Divieto di "Licenza Bancaria"  

    N.B.: MES e EFSF (Fondi Ammazza Stati) non avranno "licenza bancaria", cioè non avrannno accesso illimitato agli euro della Banca Centrale Europea: che volendo potrebbe intervenire facilmente e risolvere il problema emettendo euro in maniera illimitata mediante zecca autonoma. Così facendo non vi sarebbe però speculazione e i popoli europei potrebbero respirare. Cosa che non va a genio all'euro-casta!

     10  – MES e EFSF – Creditori Privilegiati degli stati 

    N.B.: I Fondi "Ammazza" Stati (MES e EFSF) essendo per statuto creditori privilegiati degli stati, in caso di inadempimento di un Paese come la Grecia o l'Italia (mancato rimborso) diverrebbero di fatto i proprietari reali degli stati o di "ingenti pezzi" di essi. Cioè in pratica l'inganno del debito fittizio ci costringerà ad una condizione di schiavitù e servitù perenne ed irreversibile, nonché ad un ulteriore e sangionoso processo di spoliazione delle ultime ricchezze nazionali rimaste da depredare. Processo vergognoso già – per altro – portato avanti benissimo negli ultimi sei mesi da Monti & Co, sotto lo sguardo indifferente dei maggiordomi dell'euro-casta: Alfano, Bersani e Casini in primis.

      Detto in parole povere     

    Cosa vuol dire ciò in parole povereCiò equivale a dire, in termini semplici, che la Bce (che ha capacità di emettere moneta, a costo praticamente zero, non dimentichiamolo) non muoverà di suo neanche un dito (cioè un euro) ma in compenso gestirà direttamente un fondo creato attraverso i contributi degli Stati membri dell'Eurozona (e quindi della nostra povera Italietta).  Creato cioè dagli inutili ed ignoranti "Schiavi italiani". Tali contributi, ovviamente, saranno alimentati attraverso i portafogli ed i conti in banca di famiglie ed imprese italiane, attraverso il protrarsi (a tempo indeterminato) di politiche di austerity: imposte, tasse, tasse e ancora tasse. quindi a pagare per gli scherzi dello spread saranno sempre i cittadini. Sai che novità! Come "grande successo dell'Italia" non c'è davvero male, caro Monti! Va bene l'inganno del debito, ma almeno evita di continuare a pigliarci per il c…

      Le "Scontate" Reazioni dell'OCSE    

    Secondo l'analista Pier Carlo Padoan, dell'Organizzazione internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo economico (OCSE) – intervistato stamane da "La Repubblica" – fino al prossimo 20 Luglio (giorno in cui saranno definiti i dettagli tecnici dello Scudo Anti-Spread) i mercati potrebbero "continuare a dimostrare nervosismo". Quasi (aggiungiamo con sconcerto) come se si trattasse davvero di "esseri viventi ed animati", di esseri "auto-pensanti". Come se si trattasse di squali  voraci e perennemente nervosi perchè insaziabili. Bestie continuamente assetate di sangue e carne umana da placare a suon di euro. Paradossale e ridicolo davvero! Sveglia!

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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    Giovedì, Maggio 10th / 2012 – di Sergio Basile e Franco De Domenico –  Europa / Germania / Grecia / Francia / Euro / Mario Monti / Romano Prodi / Surplus / Nicolas Sarkozy / Crisi / Lira / Marco / Nazismo Bianco /  Lucas Papademos / Armamenti / Industria bellicas / Scandali / Perdita […]

     

     

     

    Catanzaro UMG – Le vere ragioni della crisi che i media nascondono

    Catanzaro UMG – Le vere ragioni della crisi che i media nascondono

    Martedì, Maggio 8th / 2012 – di Maria Laura Barbuto – Italia / Catanzaro / Ateneo Magna Graecia / Regione Calabria / Convegno sulla crisi Sociale ed Economica dell’Ue / Facoltà di Giurisprudenza / Attacco all’Italia / Liberalismo / Liberismo / Speculazione / Bce / Sovranità / Giulietto Chiesa / Mario Caligiuri / Alessandro Morelli […]

     

     

     

     

  • Riforme Ue – Gli Orizzonti di Agricoltura e Pesca

    Riforme Ue – Gli Orizzonti di Agricoltura e Pesca

    Mercoledi, Luglio 11th/  2012 

    – di Vincenzo Folino –

    Unione europea / Politica Agricola Comune / Italia / Riforma della PAC / Mario Catania / Dacian Ciolos / Agricoltura / Campagne / Paolo De Castro / Giuseppe Politi / Feamp / PCP / Pesca / Alain Cadec / Fep 

    Riforma PAC e PCP – Agricoltura e Pesca tutte

    le incognite per il futuro di settori strategici

    L'Ue va avanti malgrado le palesi divergenze con

    l'Italia e con i Paesi Mediterranei

    Ogni anno la PAC assorbe oltre al 40% del Bilancio Ue

    Riforma Pac e Fondo Europeo Pesca – Le Riforme Ue Remano contro i Paesi Mediterranei

    Bruxelles, Roma, Lecce –  In occasione della sesta Conferenza economica della Cia, tenutasi a Lecce il 28 e 29 giugno, è tornata alla ribalta la questione relativa alla riforma della PAC (Politica Agricola Comune). Ma, prima di addentrarci nella notizia, facciamo prima una breve premessa storica.

      PAC – Una doverosa premessa storica    

    Fin dai tempi del MEC, il problema più spinoso nella costruzione di un mercato comune  riguardò i prodotti dell’agricoltura; fin dai primi regolamenti della PAC, concordati all’inizio del 1962, passando per una “politica dei prezzi” e per una “europeizzazione delle pratiche produttive”. Tale politica si è rivelata non solo estremamente complessa – e quasi priva di risultati soddisfacenti, saccheggiando le casse del palazzo europeo assorbendo circa il 40% del bilancio Ue – ma è anche stata, troppo spesso, espressione dei diversi interessi nazionali e strettamente connessi il più delle volte agli interessi privatistici della ricca borghesia terriera, che ne è stata una sorta di occulta ispiratrice. Così, nel tempo, si sono succeduti diversi tentativi volti a “riformare” la Politica Agricola Comune: basti pensare al processo subito dalla PAC negli anni ‘70/80, stimolato in particolar modo da Margaret Tatcher, ed ai diversi piani “agricoltura” finanziati negli anni dalle diverse istituzioni europee. Perciò, il progetto di una “nuova” Riforma PAC 2014-2020, voluta e proposta da Dacian Ciolos, dal 2010 commissario europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale (all’interno della seconda Commissione Barroso) certamente non è una novità, anzi, nel lungo periodo, rappresenta un indicatore della inadeguatezza dei decisori europei nell’affrontare i problemi legati al settore agricolo.

      Ciolos: "senza l'Italia niente riforma PAC"   

    Dopo mesi di veti e disaccordi circa tale riforma, in occasione della Conferenza di Lecce, Dacian Ciolos, in una "bilaterale" con il ministro delle Politiche agricole Mario Catania,  ha sostenuto che il negoziato in corso procede nella direzione auspicata anche dai paesi mediterranei e che, "senza l’Italia a bordo la riforma non si farà". Ciolos ha spiegato che, "al di là di alcune politiche settoriali, non possiamo dimenticare che la riforma deve rivolgersi a 27 paesi e se non risponde in modo equilibrato a tutti perdiamo credibilità. L’obiettivo della Pac e sostenere gli agricoltori, non solo in una prospettiva di breve e medio periodo, ma per i prossimi decenni. Si tratta di coniugare gli aspetti finanziari con quelli relativi alla sopravvivenza stessa dell’agricoltura, come la tutela dei suoli agricoli, la biodiversità e la conservazione delle acque".

      Una Riforma che non soddisfa l'Italia   

    Ha affermato anche che la prima funzione della Pac è quella di favorire la permanenza di “agricoltori attivi” nelle campagne, e per quanto riguarda la nuova distribuzione degli aiuti ha aggiunto che "l’uguaglianza non è possibile. L’obiettivo della Commissione non è arrivare allo stesso pagamento per ettaro ovunque". Purtroppo, però, la credibilità di cui parla il commissario Ciolos (non solo in questo settore), è stata da tempo messa in secondo piano, così come i veri bisogni di contadini, agricoltori, imprese agricole più o meno grandi, fino a giungere ai problemi relativi alla manodopera e a quelli riguardanti la tutela ecologica dell’ambiente.  “Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a lottare”. Un’espressione famosa, certo, ma forse non è venuta alla mente del ministro Catania quando, nella fase più calda del negoziato, ha affermato che "anche se non è la riforma che avremmo scritto noi" (ovvero, potremmo dire, anche se non difende gli interessi dell’agricoltura italiana nel suo complesso), "alla fine sono sicuro che la condivideremo". Il ministro Catania ha affermato che "gli aiuti completamente disaccoppiati (previsti dalla riforma in questione) sono una risposta sbagliata alle sfide che ci troviamo davanti. Certo, essere riusciti ad evitare il “flat rate” è stato sicuramente positivo, ma non vogliamo una Pac che abbia questo come punto finale, come prospettiva storica successiva. L’attuale distribuzione degli aiuti diretti si deve snodare su un lasso temporale che impedisca uno strappo repentino che avrebbe conseguenze traumatiche su molte produzioni". Ma nonostante tutto questo, il ministro Catania ha parlato di un segnale forte, riferendosi alla presunta apertura politica del commissario europeo Dacian Ciolos, rispetto "all’atteggiamento dogmatico" mostrato inizialmente su certi temi, come per esempio a proposito del contestatissimo “greening” (il riferimento è a una nuova forma di pagamenti diretti, i “pagamenti all’agricoltura verde” o componente “ecologica”, che rientra nel cosiddetto processo di inverdimento o greening della Pac), o del  meccanismo di gestione dello sviluppo rurale, ed ha garantito il suo appoggio alla riforma, andando nella direzione di un patto Roma-Bruxelles. Peccato che solo pochi giorni fa lo stesso Ciolos sosteneva che "non c’è nessun “piano b”, perché il “piano a” sulla riforma della PAC  è credibile". Ma allora, di che apertura stiamo parlando? Di certo non riguarda la direzione auspicata dai paesi mediterranei, come le parole delle ultime ore vorrebbero farci credere, e la paura è che lo slogan della Conferenza, “Far crescere l’agricoltura per far crescere l’Italia”, rimanga solo uno specchio per le allodole.

      Il "Criterio della Superficie" è iniquo   

    Alla conferenza è intervenuto anche il presidente della Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) Giuseppe Politi, il quale, con maggiore franchezza, invece, ha chiesto "più equilibrio nella distribuzione delle risorse fra Stati membri", ed ha sostenuto che il criterio non può essere solo la superficie, in quanto questo si traduce in un privilegio per i Paesi e le produzioni continentali, a scapito delle produzioni caratteristiche delle agricolture mediterranee. "Noi chiediamo – continua – che la ripartizione tenga conto delle specificità e del valore delle produzioni, ma anche della disparità del costo della vita nei diversi stati" (per informazioni a riguardo, rivolgersi a mister spread). L’agricoltura resta uno dei comparti fondamentali dell’economia dentro e fuori i confini nazionali. Un settore prioritario perché, come ha affermato Politi, produce beni irrinunciabili, indispensabile per la sicurezza alimentare globale (già per altro pesantemente minata dalla diffusione per mano della stessa Ue di produzioni OGM) un settore ricco di potenzialità che però vanno sostenute e valorizzate. Per questo abbiamo bisogno di politiche mirate che riportino l’agricoltura al centro dell’agenda del Paese, per un futuro di crescita e sviluppo. Però, come ha sottolineato lo stesso Politi, la proposta dell’esecutivo di Bruxelles "non va nella giusta direzione (…) ecco perché chiediamo sostanziali modifiche"La scadenza prevista per adottare le nuove regole è fissata per la fine del 2013. Una scadenza che il presidente della commissione Agricoltura dell’Europarlamento Paolo De Castro, anch’egli intervenuto alla Conferenza della Cia, non assicura possa essere rispettata. Quest’ultimo infatti, il 18 giugno scorso ha presentato una sorta di controriforma (con una raffica di emendamenti "aperti" fino al 13 luglio) a sostegno delle politiche agricole mediterranee, ed ha ribadito la necessità di riflettere su come riuscire a completare l’intero iter istituzionale entro la data prevista, e su come, per far ciò, sia necessario che le decisioni del Consiglio e quelle della Commissione vengano prese di comune accordo.

      Il nuovo FEP: nuove regole, nuovo stallo  

    Ma c’è anche un altro settore in cui si avverte una forte tensione, quello della pesca nel suo complesso, dove tra nuove regole FEAMP (nuovo Fondo per gli Affari Marittimi e della Pesca) e riforma PCP (riforma della Politica Comune della Pesca), il futuro sembra tutt’altro che roseo. A testimoniarlo sono le parole di Alain Cadec, europarlamentare francese e vicepresidente della Commissione pesca del Parlamento europeo, oltre che  relatore per quanto riguarda la “proposta di regolamento della Commissione per il Feamp”. Quando si parla di certi argomenti, bisogna sempre tener presente che il mare rappresenta uno dei beni comuni fondamentali,  un patrimonio da tutelare stando attendi alla sua biodiversità e alla sua fondamentale importanza ecologica. Come nel caso della riforma della PAC, anche nel caso della riforma della PCP e del nuovo FEP (il Fondo europeo per la pesca), il tempo a disposizione per la sua attuazione (dovrebbe essere operativo a partire dal primo gennaio 2014) non è detto sia sufficiente, visto il duro scontro che si profila tra le istituzioni. Secondo la Commissione esiste un eccesso di capacità di pesca della flotta comunitaria, e bisogna prenderne atto.

     L'eliminazione degli aiuti di rottamazione delle barche  

    Sarà anche vero, ma come precisa Cadec, un’affermazione del genere è difficile da provare, pertanto, "è necessario valutarla con precisione, prima di agire su tale fattore in modo indifferenziato". Senza una modifica della PCP, "il Feamp sarà solo uno strumento destinato ad accompagnare l’uscita dei pescatori dal settore, nel quadro di una riconversione che non vogliono". Cadec, inoltre, si è mostrato apertamente contrario, sia alla prevista eliminazione degli aiuti pubblici per la “rottamazione” delle imbarcazioni, sia alla dotazione che la Commissione intende assegnare alla politica marittima integrata. Una previsione di spese, circa 430 milioni di euro in media all’anno, che appare eccessiva, visto che corrisponde a più di quattro volte dell’attuale bilancio della politica stessa. In più, nel documento di riforma della Pcp non ci sono commenti circa i criteri di ripartizione dei fondi comunitari tra gli Stati membri che, diversamente dalla situazione odierna, dovrebbero tener maggiormente conto delle “differenze nazionali” e della dimensione e dislocazione delle flotte a livello nazionale. Come sostiene Federcoopesca, bisogna insistere sulla necessità di avere un quadro giuridico di riferimento chiaro per quanto riguarda i rigetti in mare, ma anche per gli altri punti chiave di questa riforma; bisogna rivendicare una maggiore autonomia degli Stati membri nelle scelte di gestione degli stock, e bisogna anche attuare scelte nette e coraggiose in tema di “tracciabilità” del prodotto.

    Vincenzo Folino (Qui Europa)

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