Qui Europa

Giorno: 12 Dicembre 2012

  • Approvato il Decreto della Vergogna della Politica Italiana

    Approvato il Decreto della Vergogna della Politica Italiana

    Mercoledì, Dicembre 12th/ 2012

    – di Sergio Basile –

     

    Approvato il Decreto della Vergogna della Politica Italiana  / Decreto Di Paola / Italia / Incremento delle spese militari / Guerra / Articolo 11 della Costituzione / Armamenti / F-35 / Ordigni di morte / Nato / Pazzie della Guerra / Disarmo / Roma / Francesco Vignarca / Immoralità diffusa / Disarmo / Palazzo Chigi / 230 miliadi di euro / Grecia / Merkel / Sarkozy / Signori della Guerra / Andrea Sarubbi 

    Approvato il Decreto della Vergogna della

    Politica Italiana 

     

    Si ripete dopo due anni il medesimo copione seguito 

     

    con la Grecia: schiavi Italiani costretti ad indebitarsi 

    fino al 2024 per 230 miliardi di euro per l'acquisto 

    di distruttive ed immorali macchine di morte

     

    L'ultimo regalo del "Dimissionario" Governo Monti

    e del Parlamento Italiano all'amata Nazione 

     

    Roma – Nella giornata di ieri, malgrado gli appelli dell'Osservatorio Nazionale sulle politiche comunitarie – "Qui Europa" – e le lettere inviate dalla nostra redazione a tutti i deputati italiani – unite a quelle inviate da centinaia di attivisti per la pace e associazioni laiche e cattoliche – il Ddl del "tecnico" Di Paola sulla Difesa è diventato legge di Stato: indubbiamente uno degli ultimi scempi, forse il più grande – anche se in effetti c'è l'imbarazzo della scelta – del governo Monti, del "governo dimissionario". Un'eredità niente male! Quella che potremmo definire la degna ciliegina sulla "torta dei tecnici".

     Il Decreto della Vergogna  della politica italiana 

    Ma perchè potenziare all'inverosimile (e nel tempo della cosiddetta crisi) le Forze Armate italiane? Chi dovremmo attaccare e distruggere? L'Italia non era forse, come ci ricorda l'art.11 della Costituzione) una nazione che ripudiava la guerra? Quali interessi dovremmo servire nel prossimo futuro? Forse quelli della Nato in una guerra "palese" contro Siria o Iran? Per non parlare poi dei "sacrifici" fatti dalle famiglie italiane in nome del dittatoriale "Fiscal Compact" e sull'onda di misure diaboliche quali la spending review ed il Patto di Stabilità preteso dall'impero Ue. Che fine hanno fatto dunque i risparmi degli Italiani e le accise darecord sul carburante? Che beneficio ha avuto il popolo italiano dall'essersi trasformato forzosamente in un esercito di schiavi muti ed obbedienti? Ve lo dico io: un incremento del debito pubblico di quasi 100 miliardi di euro, l'oblio sensa fine della recessione perenne (regalone di Natale 2012 e dei prossimi natali… ); ricapitalizzazioni bancarie "facili"; pagamento di interessi bancari da usura alle solite mafio-banche e – dulcis in fundo –  porte aperte alla Guerra.

     230 miliardi in armamenti – I deputati italiani dicono si 

    Come visto in precedenti articoli, con Di Paola – il tecnico-ammiraglio amicone della Nato e dalla spesa facile – l'Italia è diventata una delle più potenti, spietate e ciniche macchine da guerra europee (e non solo), cui costi esorbitanti pari a 230 miliardi di euro – tra l'altro – saranno pagati a suon di lacrime e sangue dagli Italiani tutti fino – udite, udite – il 2024. E’ vero che il decreto prevede maggiori controlli sulle procedure di acquisizione degli armamenti per le FFSS, ma per contro è anche vero che tali controlli parlamentari saranno efficaci solo per i programmi di armamento futuri. cioè per quelli dei prossimi decenni. Ennesima presa in giro insomma!

     La lista della morte – Stesso copione della Grecia 

    Per ora via libera a spese pazze ed immorali in armi di morte. Non solo F 35. La lista è piuttosto corposa: velivoli blindati “Freccia” di Iveco e Oto Melara (che gli Italiani avranno sul groppone fino al 2016);  sottomarini U 212;  elicotteri d’attacco NH90 di AugustaWestland (che dovremmo di finire nel 2021); aerei AW101; missili “Spike” in rifornimento ai Mangusta”; 40 blindati multi-uso e anti-mine del consorzio tedesco Iveco-Krauss (costo 120 milioni di euro ma c’è l’opzione per altri 40); velivoli  senza pilota tattico UAV; aerei da guerra MC-27J. Insomma, questi signori hanno fatto con noi Italiani, la stessa cosa che la coppia Sarkozy-Merkel fece con i Greci nel 2011, costringendo il pacifico popolo ellenico in recessione a dissanguasi per acquistare sottomatini, carri amati e via dicendo, per miliardi di euro. Tutto a vantaggio delle lobby che servono gli interessi globali dei signori della guerra. Da voltastomaco!

     Dittatura pura  

    D'altra parte – come ha notato in queste ore anche il coordinatore della Rete Disarmo per l'Italia, Francesco Vignarca – "perchè ipotecare i prossimi 12 anni del nostro Paese, se non sappiamo nulla di chi governerà, di quali saranno gli interessi in gioco e le necessità?”. E' evidente! Un passo strategico quanto inutile, immorale e che aggrava ancor di più la spesa pubblica italiana in uno dei periodi più bui della storia del Paese e dell'Europa intera. E poi come dimenticare il fatto che l’industria delle armi è responsabile del 40% della corruzione mondiale, e che noi ogni anno – da parte nostra – già destinavamo il 40% del nostro budget in armamenti e difesa? Se non lo avete ancora capito, questa è dittatura pura cari lettori! La Democrazia – in coma da decenni – è definitivamente morta e sepolta da un anno a questa parte. Per la verità – a parer nostro – dall'ingresso nell'Eurozona. ma questa è un'altra storia…

     Un Crimine  

    Ma la cosa pazzesca è che ancora una volta il decreto è passato anche con i voti di membri del Pdl. Lo stesso Pdl che fino a ieri  inscenava l'ennesima pubblica protesta contro l'imbroglio del debito da "spread pazzo" avallato ed alimentato da Monti e dai suoi compari. Alla faccia dei poveri, dei disagiati, dei disoccupati e di quanti aspettano da quasi un anno ricoveri improbabili, visti i tagli del 50% fatti alla sanità ed ai posti letto. Un crimine! Sfido chiunque a dire e sostenere il contrario! I criminali dovrebbero stare in galera. Ma in Italia ciò non accade, e ce li troviamo ancora a Palazzo Chigi. E buona parte di essi, in Parlamento.

     La scusa ufficiale 

    Sapete qual'è stata la scusa posta a difesa del decreto dallo stesso Di Paola? Che il mercato delle armi va intensificato poichè genera ricchezza e nuovi posti di lavoro. altra bugia assoluta, carissimo ammiraglio! Decine di studi di settore lo dimostrano. Ma ciò non sembra più interessare a nessuno, in uno stato di assoluta decadenza morale ed anomia acuta. L'unica consolazione, almeno per chi è cristiano, è sapere che dall'altra parte che un Dio che vede e provvede, ed al momento giusto presenterà a tutti il debito conto. Questo delirio di onnipotenza dei "nobili burattini" del sistema, è davvero patetico, cari lettori. Per fortuna che Dio esiste! Da parte nostra è l'unica certezza che ci è rimasta in un mondo marcio ed avvolto nelle tenebre. 

    Sergio Basile  (Copyright © 2012 Qui Europa)

     

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    Per onor di cronaca alleghiamo un articolo giratoci nei giorni

    scorsi dall'On. Andrea Sarubbi (Pd) datato 5 Dicembre 2012.

    Diamo merito all'On. Sarubbi di non aver avallato questa assurdo

    decreto e di aver difeso i suoi valori cristiani  e morali in Aula.

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    "Quanta fretta" 

        di Andrea Sarubbi, deputato

    Con una rapidità estrema, rispetto ai tempi biblici del Parlamento, è arrivata in Aula la delega al governo per la revisione dello strumento militare. È una legge con parecchi chiaroscuri: non per quello che c’è scritto nel testo, ma per lo spazio enorme di manovra che lascia al ministro della Difesa e per la tempistica a mio parere inopportuna, trovandoci ormai a fine legislatura e dunque ad un passo dal cambio di governo. Dalla Tavola della pace e dalla Rete disarmo sono arrivate parecchie critiche, alcune un pò forzate ma altre no: nel mio intervento di stamattina, alla Camera, ho esposto anche i miei dubbi, convinto che non siano poi così isolati nel resto d’Italia.

    ANDREA SARUBBIParto da lontano: due anni e mezzo fa, Savino Pezzotta ed io presentammo una mozione, che chiamammo mozione Colomba e che arrivò in quest’Aula il 28 marzo scorso. La mozione approvata (poi divenuta risoluzione, per qualche inghippo procedurale, ma il senso è quello) era un po’ più morbida di quella inizialmente presentata, ma ci sembrò comunque un bel passo in avanti: impegnava il governo a “subordinare qualunque decisione relativa all’assunzione di impegni per nuove acquisizioni nel settore dei sistemi d’arma al processo di ridefinizione degli assetti organici, operativi e organizzativi dello strumento militare italiano”. Per dirla con le parole della Tavola della pace, della Rete disarmo e di tutte le associazioni che invitavano in quei giorni il Parlamento a resistere alla tentazione di giocare a Risiko con i cacciabombardieri, “prima discutiamo compiti e obiettivi delle nostre Forze armate e poi decidiamo gli acquisti di cui abbiamo bisogno”.
    Oggi, in teoria, dovrebbe essere una bella giornata: il giorno in cui, appunto, discutiamo tutti insieme compiti e obiettivi delle nostre Forze armate. La realtà è invece diversa: innanzitutto – per quanto non ignori la richiesta del Consiglio supremo di Difesa, formulata pochi giorni fa, di approvare questa riforma entro fine legislatura – mi riesce molto difficile spiegare ai miei quattro elettori, e anche a me stesso, come mai questo Parlamento riesca a marciare così veloce quando si tratta di spese militari e poi si impantani sulle riforme più attese. Inoltre, ed è questa la mia critica principale, io davvero pensavo che avremmo discusso il modello di difesa tutti insieme. Tutti insieme: lei, signor ministro ammiraglio, ed io, obiettore di coscienza a mani nude provvisoriamente deputato della Repubblica. Non avevo capito, perché non c’era scritto da nessuna parte, che il Parlamento avrebbe firmato una carta quasi in bianco – e se non è proprio in bianco il merito è del Pd – al ministro della Difesa, quando ormai la legislatura sta per finire, e che gli avremmo detto di pensarci lui. No, non era questo che noi intendevamo quando parlavamo di “revisione dello strumento militare”.
    Come gli addetti ai lavori ricorderanno, e come tutto il mondo pacifista sa bene, la proposta iniziale del PD, più di un anno fa, era quella di formare addirittura una “bicameralina”: la revisione dello strumento militare è una cosa seria e quindi bisognava farla bene, affidando al Parlamento il compito di procedere ad una revisione complessiva del modello militare, partendo dagli scenari internazionali e dai nostri obiettivi strategici. Perché il Parlamento rappresenta tutta la Nazione, tutte le sensibilità che – in modo particolare sulla difesa – nell’opinione pubblica sono davvero variegate. L’idea della bicameralina è saltata – per colpa di chi qua dentro è ancora maggioranza, fortunatamente ancora per poco – ma non viene meno l’esigenza che sia appunto il Parlamento a riscrivere una strategia di sicurezza nazionale. E dovrà avvenire nella prossima legislatura.
    Non solo il Parlamento qui rischia di non toccare palla, ma all’inizio questa revisione dello strumento militare assomigliava terribilmente a un blitz, che per fortuna al Senato è stato ridimensionato. Mi riferisco alla possibilità di acquistare armamenti da parte del ministero della Difesa: inizialmente si pensava a un parere solo consultivo delle commissioni parlamentari, ora – e di questo ringrazio i miei colleghi senatori che ci hanno lavorato – si dà la possibilità al Parlamento di bloccare un programma d’acquisto deciso dal governo, se questo programma non convince. Finalmente arriva un po’ di trasparenza, anche se la maggioranza richiesta è qualificata e anche se – come ho cercato di argomentare finora – mi sarebbe piaciuto che questo criterio valesse per tutto il contenuto del provvedimento, per tutta la revisione dello strumento militare.
    L’ultimo punto di grande preoccupazione, da parte mia, riguarda la tempistica. Non voglio sminuire il ruolo del governo – anche se ha una data di scadenza prossima, è un governo nella pienezza dei poteri – ma mi pare una leggerezza la previsione del “silenzio-assenso”: il fatto, cioè, che prima il ministro uscente scriva da solo i decreti attuativi, e poi – nel momento in cui le Camere si sciolgono – questi attuativi entrino in vigore perché il Parlamento è stato zitto. So che il ministro si è impegnato ad accogliere un ordine del giorno del Partito democratico che lo impegna a non avvalersi di questo silenzio-assenso, ma un ordine del giorno – come sappiamo – è cosa diversa da un testo di legge. E in ogni caso, per quanto mi riguarda, rimane un motivo di opportunità: con un governo e una legislatura ormai agli sgoccioli, con una maggioranza – e dunque, mi auguro, anche una linea politica – che è in procinto di cambiare, noi mettiamo mano oggi allo strumento militare, rischiando poi di dover ricominciare da capo tra qualche mese. Ha senso tutto questo, in un momento così difficile per l’Italia? Secondo me no, signor presidente e signor ministro, e per questo motivo – pur riconoscendo al mio partito un ruolo importante nel miglioramento del testo – sto pensando seriamente di non votare questo provvedimento.

    On. Andrea Sarubbi 

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    Bugie Mediatiche sulla Siria – Testimonianza di un Ingegnere Siriano

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    Lunedì, Ottobre 8th/ 2012 – Testimonianza di Iyad Khuder –  Siria / Guerra / Testimonianza / Iyad Khunder / Esteri / Europa / Esercito siriano / Media / Pace / Guerra / Libertà / Diritti fondamentali /  Distruzione / Crimini / Manipolazione mediatica / Ribelli / Armi / Controllo del territorio / Jihadisti / Terrorismo / Homs […]

     

  • Fiscal Compact ed Euribor: Ingannevoli strumenti imperiali

    Fiscal Compact ed Euribor: Ingannevoli strumenti imperiali

    Mercoledì, Dicembre 12th/ 2012

    –  di Sergio Basile –

    Euribor / Fiscal Compact / Mario Borghezio / Parlamento europeo / Strasburgo / sistema di connivenza nella fissazione dell'Euribor / Ministro Moavero / Emminenza grigia / Giuseppe Guarino /  commissione Crim del Parlamento europeo / Nuovo Ordne Mondiale / global governance / Eba / andrea Enria / Procura di Trani / Truffa alle famiglie italiane / Mutui / Unione Bancaria / Stati uniti d'Europa / Keynes / Deficit spending / imbroglio dell'Eurozona / servizi pubblici / Vaclav Klaus / David Cameron / Regno Unito / Repubblica Ceca / Basilea 3 / Sergio Basile / Wall Sytreet Journal 

    Euribor e Fiscal Compact: Ingannevoli

    strumenti di estorsione e controllo

    sui cittadini europei

    Politiche di accentramento sull'onda di una nuova

    governance mondiale

    Fiscal Compact: Borghezio contesta Moavero a 

    Strasburgo e interpella la commissione Ue sul

    caso Euribor

    Bruxelles, Strasburgo – Lo scorso 5 Marzo, la discussa proposta tedesca di un patto fiscale per dare – sosteneva la Merkel – “stabilità all’Europa” diveniva realtà con l’agoniata firma del nuovo trattato fiscale all’eurosummit di Bruxelles. Con la ratifica del suddetto documento "imperiale", i venticinque (su 27) paesi che lo sottoscrissero si impegnarono reciprocamente a introdurre il “principio del pareggio di bilancio” all’interno delle loro Carte costituzionali: ovvero si impegnarono – in altri termini – a ripagare un debito pubblico in gran parte "gonfiato e fittizio" per decine di miliardi di euro l'anno ( 45 miliardi l’anno per l'Italia, per 20 anni, grazie alla spending rewiew) e ad eliminare per sempre la voce “deficit spending” da ogni dizionario o manuale economico, accettando implicitamente – evidentemente per assecondare voleri e poteri esterni alieni da qualsivoglia forma di democrazia o logica democratica – di mandare in recessione le economie dei propri paesi. Cioè di autodistruggere – a maggior ragione – quesi Paesi presi di mira dai mercati e le cui economie non fossero state coperte dall'ombrello del "Sistema Target 2": sistema commerciale di regolamentazione interbancaria delle banche centrali dell'Ue, studiato su misura per assecondare le mire espansionistiche del reich tedescho. 

     Il Pretesto della crisi globale 

    Il tutto mascherando l'inganno con il subdolo pretesto della "Crisi Globale". Una espressione per coprire un'altra verità mai raccontata ufficialmente dalla stampa di regime, chiamata semplicemente "imbroglio dell'Eurozona". Da quel celeberrimo mese di Marzo, e dal successivo vertice del Consiglio Ue di fine Giugno, i giochi furono – anche se solo per quei pochi che non diedero ascolto alle fandonie dei TG di prima fascia – molto chiari: con il Fiscal Compact (di lì a poco adottato a tempo di record e senza alcun dibattito dal Parlamento italiano) se il cittadino europeo avesse pagato 110 euro di tasse, lo stato avrebbe restituito in servizi  allo stesso, solo 100, o comunque 110, ma mai di più. Una “fregatura legalizzata”, che ha di fatto tolto agli stati Ue aderenti ogni possibilità pratica di “investire a debito” e di aumentare la ricchezza mediante il “moltiplicatore economico”.  Oltre che a togliere il presupposto oggettivo di legittimazione della stessa "tassazione pubblica": l'ottenimento di adeguati servizi pubblici.

     Fiscal Compact: la Reaganomics europea 

    Ciò, facendo la fortuna dei grandi gruppi privati, resi onnipotenti da privatizzazioni a livello industriale e Project Bond. Insomma, una nuova "Reaganomics europea". Il prodromo di un nuovo esproprio di massa iperliberista, o stalinista (secondo noi sinonimi o comunque facce della stessa medaglia). Cosa che di fatto sta avvenendo da mesi in maniera sistematica e nella "normalità" più disarmante. Sempre a Marzo il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, osava dichiarare con molta nonchalance come attraverso misure come il FC il ritorno della fiducia nella zona euro – che ne sarebbe scaturito – avrebbe portato "alla crescita e all’occupazione”.

     Il disfacimento programmato degli stati nazionali  

    Allora criticammo molto questa folle uscita: non si capiva il senso di tale affermazione, visto che con il “Fiscal Compact” le risorse per gli investimenti statali venivano annullati, gettando nel fuoco praticamente tutti gli scritti di Keynes, sulla spesa produttiva.  Solo il saggio governo ceco (supportato dai consigli dall'altrettanto saggio Presidente Vaclav Klaus) e l'opportunista e scaltro esecutivo dell'UK di David Cameron (per mantenere la solita leadership finanziaria sul Continente e per non tradire le attese autonomiste dell'opinione pubblica inglese) driblarono l'accordo, come dridlarono abilmente tutte le domande dei giornalisti, in quel fatidico 5 Marzo. Solo adesso anche i più scettici (europeisti a senso unico) alla luce di quanto accaduto stanno iniziando a comprendere i veri scopi dell'euro-casta: la creazione di un super-stato accentratore – altrimenti detto Stati Uniti d’Europa – che possa uniformarsi a puntino ai piani di un Nuovo Ordne Mondiale, e di una global governance. Piano – cosa oggi sempre più evidente – che pone in cima ai suoi obiettivi,  proprio il disfacimento degli stati nazionali.

     Fiscal Compact – Borghezio attacca Moavero 

    In merito, puntuale e pertinente c'è dunque sembrato l'interveto di Mario Borghezio, deputato europeo "indipendentista" della Lega Nord, fatto stamane a Strasburgo nell'ambito dell'incontro tra il Ministro Moavero (la cosiddetta emminenza grigia di Bruxelles)  e gli eurodeputati italiani. Borghezio ha chiesto spiagazioni a Moavero sul motivo per il quale il governo Monti faccia finta di ignorare la dimostrazione che, con rigore scientifico, un grande giurista come il Professor Giuseppe Guarino ha dato sull'inapplicabilità, secondo il diritto vigente dell'Ue (art. 126 del Trattato di Lisbona) del regime imposto dal Fiscal Compact". 

     La tesi del Professor Giuseppe Guarino 

    Questa tesi ampiamente divulgata non solo in un saggio tecnico, ma anche in un articolo pubblicato da "Milano Finanza", si basa sul fatto che lo stesso Trattato del Fiscal Compact stabilisce (vedi artt. 2,1 e 2) che "il presente Trattato si applica nella misura in cui è compatibile con i Trattati – e con il diritto – su cui fonda l'Unione europea". Ora, poiché il diritto vigente stabilisce la legittimità del deficit al 3%, ne deriva che la regola del Fiscal Compact – come sostenuto dallo stesso Borghezio a Strasburgo –  è di fatto inapplicabile". 

     Anonime giustificazioni   

    Il Ministro Moavero, pur riconoscendo l'autorevolezza del professor Guarino, ha ribattutto all'eurodeputato sostenendo come i dubbi sollevati in merito fossero stati dal governo ritenuti sormontabili sulla base di un "elaborato dei servizi giuridici della Presidenza del Consiglio" (?). Ma non si è sbilanciato oltre. Ovviamente! "Ne ho subito chiesto copia – ha reso noto Borghezio –  ottenendo l'assenso del Ministro". "In un altro Paese – ha dichiarato successivamente l'europarlamentare – un simile autorevole intervento sarebbe piombato sul dibattito politico come un macigno, costringendo il governo a confrontarsi in maniera aperta e trasparente. Ma il governo dei Professori – ha notato – preferisce trincerarsi dietro anonimi pareri, sfuggire al confronto e snobbare i più autorevoli giudizi. Forse è una regola appresa dal Club Bilderberg?". Quella che ne emerge è a nostro avviso l'immagine nitida di un disegno ben orchestato, e lungo nel tempo. Un disegno portato avanti da organizzazioni mondialiste indissolubilmente intrecciate con lobby e grandi gruppi bancari. Un imbroglio che ora qualcuno vorrebe trasformare in dogma, istituendo a margine di questo impero, un'Unione bancaria sovrana ed autoreferenziale. Un mostro tentacolare, di tocquevilliana memoria, senza alcun limite e freno, creato dai banchieri privati che ruotano intorno alla Bce, in nome della "Libertà" e con il fine ingannevole di "bloccare la crisi". Una crisi da loro stessi alimentata.

     Borghezio, l'Euribor e le accuse del WSJ    

    Forse è per questo che, sempre nelle scorse ore, lo stesso eurodeputato leghista con una interrogazione urgente alla Commissione europea ha chiesto conferma "delle rivelazioni giornalistiche (del Wall Street Journal) circa il coinvolgimento di alcune banche in uno scandalo che, dopo quello sulla manipolazione del Libor, sembra dover investire l'Euribor". Tali banche europee (precisamente una dozzina) sarebbero coinvolte nell'accusa di aver manipolato i tassi interbancari europei. Tra di esse, la Société Générale, il Crédit agricole, la HSBC e la Deutsche BankSecondo quanto riportato dalla fonte citata, sarebbero stati rinvenuti scambi di messaggi decisamente compromettenti fra alcuni traders di queste banche e quelli della Barclays di Londra. Indiscrezioni dalle quali emergerebbe un sistema di connivenza nella fissazione dell'EuriborBorghezio ha annunciato inoltre che investirà della questione la commissione Crim del Parlamento europeo. 

     Le presunte truffe delle "povere" banche europee in "crisi" 

    Come già trattato dall'Osservatorio "Qui Europa" – lo scorso 4 Luglio – una potenziale manipolazione dell’Euribor, che nel 2008 era al 5,93%, avrebbe provocato danni di 2,9 miliardi di euro a 2 milioni e mezzo di famiglie italiane indebitate con i mutui. Cifre da capogiro – sulle quali sta indagando la "solita" Procura di Trani – che, nel frattempo, hanno fatto sì che lievitassero le casse delle banche e che si gonfiassero a sproposito le tasche dei banchieri. Banche poi fatte oggetto di immorali ricapitalizzazioni e blindate dall'innalzamento dei coefficienti di riserva patrimoniale di Basilea 3. Ed il tutto sotto gli occhi della pachidermica ed addormantata EBA, la cosiddetta Autority Bancaria Europea, diretta dall'italiano Andrea Enria

    Sergio Basile (Copyright © 2012 Qui Europa)

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