Qui Europa

Giorno: 16 Ottobre 2013

  • Priebke, il percorso di un’anima e il giudizio di Dio

    Priebke, il percorso di un’anima e il giudizio di Dio

    Giovedì, Ottobre 17th/ 2013

    – di Padre Piotr Panzulewicz e Sergio Basile –  

    Italia, Padre Piotr Panzulewicz, Sergio Basile, Erich Priebke, Giudizio divino, misericordia, Adolf Hitler, Anna Frank, Funerali, tafferugli, Seconda Guerra Mondiale, nazismo e sionismo 

    Priebke, il percorso di un'anima e il giudizio di Dio

    Nulla è così scontato come potrebbe apparire

     

    di Padre Piotr Panzulewicz e Sergio Basile

    Priebke Erich

     L'Anima di Priebke                                                                                                     

    Roma, Pratica di Mare  – di Padre Piotr Panzulewicz e Sergio Basile In queste ore, a Pratica di Mare, la salma di Erich Priebke giace in attesa di conoscere il suo destino terrestre… Ma è da giorni che in Italia – e non solo – tiene banco il caso dell'ex SS e che si discute sull'opportunità del suo funerale con rito cattolico in Chiesa e sul luogo della sua sepoltura. Tafferugli, sospensioni delle esequie, confronti istituzionali… A molti assassini e mafiosi (probabilmente non a tutti) molti sacerdoti le hanno negate le esequie, attenendosi al diritto ecclesiastico in caso di atteggiamento palesemente anticristiano perseguito sino alla fine o in caso di palese atteggiamento scandaloso o evento che desti un "pubblico scandalo. Ma qual è stata la posizione del defunto Priebke dinnanzi alla storia passata ed ai suoi ultimi anni di vita? Di che colore è oggi l'anima di Priebke?

     Il Giudizio e la Storia                                                                                               

    Certo sulla Seconda Guerra Mondiale molto – forse troppo – è stato detto. In certi casi, troppo poco… Come molte sono le verità inconfutabili, le mezze verità, ma anche i punti assolutamente oscuri e le solite strumentalizzazioni mediatiche e politiche.  Si sa, ad esempio, molto ma non proprio tutto sul nazismo e sui suoi mille orrori… davvero poco sul controfenomeno (?) del "sionismo ebraico"… e delle ideologie apparentemente oppose allo stesso nazismo, ma che trovano in quest'ultimo eccezionali e paradossali analogie. Accidenti che spesso qualcuno vuol riporre troppo frettolosamente nel dimenticatoio della storia. Allora come porsi dinnanzi a questo spinoso e delicato caso? Come porsi cristianamente dinnanzi alla coscienza ed all'anima di Priebke davanti alla morte? La fede cristiana è essenzialmente speranza, si sà, proclamata anche davanti all’abisso del fallimento più netto. Crediamo che sia esatto dire e lecito presumere che il cristiano creda nel paradiso/compimento, ma non altrettanto (per lo meno se si usa il verbo "credere" nel senso stretto del termine) dire che egli creda nell’inferno. Per questo la preghiera d’intercessione per i defunti – tanto cara ai nostri avi – è quanto mai significativa: essa è espressione di una speranza, che però, attenzione, è ben diversa dalla sicurezza. Ogni uomo può sperare di essere liberato ("purificato") dopo la morte (o nella morte) dalla colpa che è in lui, dalle alienazioni, deformazioni e atrofie che ne derivano per il suo essere. Ma non può averne ovviamente la certezza… Tuttavia sperare è legittimo per tutti!

     Valore della Purificazione                                                                                      

    Certo, visto che "morte" significa fine della storia terrena e nel contempo della possibilità di arbitrio ed azione della persona, orientata al prossimo, tale purificazione non può essere praticata dalla persona stessa, ma evidentemente viene "subita". La purificazione può essere definita come “sofferenza per il compimento” (K. Lehmann). Essa è beatificante e insieme dolorosa, perché – per la dottrina della Chiesa – libera dalle scorie del peccato che sono diventate parte dell’io. Per illustrare meglio tutto questo senza ricadere nell’immagine – sia pur legittima – delle povere anime in un mare di fuoco, vale la pena avere in mente il motivo dell’incontro per il cristiano: nella morte e risurrezione ci s'incontra con Cristo! Davanti al suo sguardo onnisciente risulterà con estrema chiarezza – nel bene e nel mare – chi ciascuno di noi è veramente: questo è il giudizio. Ma Cristo guarderà non solo per esaminare ed analizzare fiscalmente la vita di ciascuno: il suo sguardo potrebbe essere anche uno sguardo d’amore, uno sguardo liberante. Egli trasformerà, “scioglierà” e libererà dalle diverse forme di paralisi che affligono l'animo umano. Tuttavia, come il caldo dell’abitazione in un primo momento provoca dolore nelle dita intirizzite dal freddo, prima che le membra stesse siano percorse ed avvolte da una corrente di calore benefico, così lo sguardo trasformante di Cristo – per la visione Cristiana desumibile dalle Scritture – procurerà dolore. Esso sarà tale, quanto maggiore sarà il “freddo”: questa è la purificazione. In questo evento rivoluzionario ed altissimo (unico) il protagonista, evidentemente, non sarà un essere singolo e isolato. Fermo restando il fatto che nell’incontro purificante con Cristo il ricordo amoroso (o meno) delle persone conosciute in vita sarà parimenti importante: esso sosterrà l'anima nel giudizio o al contrario mancherà. Così è parimenti comprensibile come la preghiera per i defunti, accompagnata da offerte e opere di carità, possa essere per il Cristiano defunto – e non solo – importante e preziosa. I santi lo affermano!

    Priebke Erich

     Essenza del Giudizio Divino                                                                                   

    Un discorso espresso in questi termini suscita tante domande, mostrando probabilmente ipotetici limiti. Qualcuno si domanderà: Adolf Hitler, dunque, in paradiso accanto ad Anna Frank? Sarebbe potuta essere, questa, una prospettiva di speranza per coloro che soffrirono nei campi di concentramento? O in tal caso limite avrebbe contato piuttosto l’affermazione della giustizia di Dio, protesa alla punizione? Una cosa è certa, il Vangelo ci comanda di vedere le cose proprio dal punto di vista degli oppressi. Che cosa però significa il fatto che Gesù Cristo è giudice? Secondo la testimonianza di Luca, Gesù  morente pregò per i suoi assassini (cfr. Lc 23,34; così fece Stefano: At 7,60). Se ragioniamo secondo i Vangeli, forse significherebbe per Lui una sconfitta il fatto che delle persone si chiudono definitivamente all’amore divino. È possibile pensare a una decisione così radicale contro l’amore? A un tale irrigidimento nel male, per cui non ci sia più alcuna possibilità di purificazione? Insomma, è possibile che ci sia un paradiso finché esisterà un inferno? Una felicità eterna nella quale ci si rallegri per il meritato tormento dei peccatori andrebbe d’accordo con "il perdono di Dio"? Tante sono le domande.

     Priebke e i percorsi di un'anima                                                                          

    Ecco una presumibile chiave d'interpretazione: la predicazione neotestamentaria consiste per buona parte nell’appello a credere nel perdono di Dio, in Dio come Padre Misericordioso, che si rallegra sopra ogni cosa per il ritorno del figliol prodigo, senza opporre condizioni, e nel corrispondente appello ai discepoli alla disponibilità a perdonare e a riconciliarsi senza misura (cfr. ad es. Lc 15, 11-32). Ovviamente fondamentale resta la volontà del singolo… si chiami esso Paolo di Tarso o Erich Pribke… Dio non usa violenza e rispetta la libertà del singolo. Che si può dire dunque? Come cristiani si può e si deve sostenere che ci sono persone dannate per sempre? Beh, in diverse apparizioni mariane è descritto l'Inferno non solo come il "non-luogo" o il luogo dell'assensa di Dio, ma anche come un luogo ben preciso e popolato da demoni e anime di uomini dannati… Anche i santi ed i mistici ce ne danno notizia in innumerevoli scritti... Ma l'unico giudice, l'unico che conosce nell'intimo il cuore e i meriti e demeriti di ogni uomo è sempre e solo Dio. A Lui solo spetta leggere nel cuore.. A lui l'ultima parola. Pertanto nulla è così scontato come spesso potrebbe apparire, fermo restando il fatto che nel giudizio, dinnanzi al volto di Dio e all'ultimo bivio, ad autoescludersi e a non reggere sarà evidentemente la stessa anima: e ciò dipenderà dal fatto che dopo la morte ciascuno non smarrirà la conoscenza e l'esperienza di quanto fatto sulla terra. Dinnanzi a questo mistero chi è l'uomo per giudicare? Chi può conoscere davvero i percorsi, i desideri ed i presunti ravvedimenti intimi di un'anima?

    Padre Piotr Panzulewicz, Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa) 

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  • La Storia non Raccontata – Il grande Caffè e Draghi, il cattivo allievo

    La Storia non Raccontata – Il grande Caffè e Draghi, il cattivo allievo

    Mercoledì,  Ottobre 16th/ 2013

    – di Maria Bianchi –

    Prelievo forzoso, Unione Europea, Salvatore Tamburro, Usurocrazia bancaria, Fiscal Compact, Aldo Moro, Enrico Mattei, Federico Caffè, Keynes, austerity, Fondo Monetario Internazionale, Mario Draghi, sicari dell'economia globale, Churchill, Hanry Kissinger, Bildenberg, Goldman Sachs, Trilateral Commission, Brigate Rosse 

     

    La Storia non Raccontata – Il grande Caffè

    e Draghi, il cattivo allievo

    Ingannati da una vita – Ecco perchè siamo così ignoranti.

    Seconda Parte – da Federico Caffè ad Aldo Moro.

    Mario Draghi: il cattivo allievo del buon maestro Caffè

    Video shock in allegato – La sinistra italiana e l'ombra

    "rossa" dei servizi segreti USA. Kissinger insegna!

     

    di Maria Bianchi

    Federico Caffè

     La Storia non raccontata – Da Federico Caffè a Moro…                                                                                                 

    Bruxelles, Roma – Stiamo assistendo impotenti all'ennesima iniquità targata UE. Mi riferisco alla proposta arrivata ieri dall'FMI di operare un prelievo forzoso sui conti correnti dell'Eurozona (addirittura del 10%). La notizia certamente non coglie di sorpresa chi ha avuto modo di informarsi correttamente, tuttavia credo che non ci renderemo conto mai abbastanza di quello che c'è in serbo per noi: la peggiore delle dittature di tutta la storia umana. L'immagine che mi viene in mente pensando a questa Euro-trappola è di un cappio che lentamente si va stringendo sempre più intorno al collo del giustiziato. Ci stiamo avvicinando sempre più ad un regime di strozzinaggio legalizzato, usurocratico, totale. Mentre un tempo hanno piegato i popoli accecandoli con faziose, perniciose ideologie, adesso lo stanno facendo con la finanza e con le solite, immancabili, ideologie. Ovviamente! Cosa, quest'ultima, che impedisce all'uomo medio italiano di aprire gli occhi e di smetterla di votare per chi non difende sul serio la nostra sovranità – nazionale in generale; monetaria in particolare – travestendo il tutto da operazioni economico-finanziarie giustificate da uno pseudo stato di necessità (ugualmente creato ad arte). 

      L'Italia sana ha il volto di questi eroi                                                                                                                                    

    Come capire, allora, come e perché siamo arrivati fino a questo punto? Dicevano gli antichi che le gesta dei grandi condottieri andavano custodite mediante la scrittura perché costituissero degli exempla: essi erano consapevoli del fatto che si deve sempre imparare dalla storia. D'altro canto un popolo senza coscienza del proprio passato è un popolo senza radici: quindi senza passato e senza futuro. Ne sono ben consapevoli i fautori dell'agenda sion-mondialista, il governo ombra che tiene davvero le redini del nostro Paese e di quasi l'intero mondo. Ma a ben vedere c'è un capitolo della storia italiana, forse il più nero, che è la chiave per capire la situazione attuale; un tempo proprio per questo mai approfondito seriamente da chi di dovere. Grazie a queste gravissime omissioni storiche siamo divenuti le vittime sacrificali di un vero e proprio sacco d'Italia, nel quale i banchieri e le masso-mafie unite sono i nuovi lanzichenecchi della situazione. L'italiano medio, in virtù di ciò disconosce completamente gli insegnamenti degli anni d'oro nei quali abbiamo avuto al governo e nelle istituzioni uomini del calibro di Aldo Moro e Giorgio La Pira; economisti valenti e liberi come Federico Caffè ed imprenditori coraggiosi come Enrico Mattei. Gli anni in cui oscuri poteri manovrati dall'Impero "rosso-nero" Sion-Anglo-Americano hanno decretato la fine della sovranità italiana. Churchill stesso ebbe a dire che «l’unica cosa che mancherà all'Italia è una totale libertà politica». Fotografia migliore della situazione attuale non poteva esserci!

     Caffè e il modello macroeconomico keynesiano                                                                                                               

    Un personaggio certamente poco noto e che merita un approfondimento è, in tal senso, Federico Caffè: uno dei principali diffusori della dottrina keynesiana. Keynes era l'economista che già 70 anni fa sosteneva che tagliare la spesa pubblica significa bloccare gli investimenti ed i consumi, generando disoccupazione. E' quello che hanno fatto in questi anni i tecnocrati di Bruxelles e continuano a fare con le folli politiche di austerity. Al centro delle riflessioni economiche di Caffè ci fu sempre la necessità di assicurare elevati livelli di occupazione e di protezione sociale, soprattutto per i ceti più deboli (cfr.: Giuseppe Amari, "Federico Caffè: un economista per il nostro tempo", Roma, Ediesse, 2009). Oltre ai suoi scritti accademici Federico Caffè fu un attento commentatore dell'attualità economica su giornali e riviste, collaborò assiduamente con "Il Messaggero" e "Il Manifesto". Gli articoli per Il Messaggero, dovuti alla richiesta di collaborazione avanzata da Aldo Maffey, e l'Ora, sono anch'essi stati raccolti in un volume (Contro gli incappucciati della finanza. Tutti gli scritti: Il Messaggero 1974-1986, L'Ora, 1983-1987, a cura di Giuseppe Amari, Castelvecchi, Roma, 2013). La concezione di un’economia democratica è riassunta nelle righe di apertura della sua ultima raccolta di scritti (In difesa del Welfare State, 1986). A più riprese Caffè affermò la necessità di arrivare a una separazione fra gestione dell’intermediazione finanziaria – affidata ai poteri pubblici – e attività produttiva: lasciata al mercato garantendo, però, condizioni effettivamente concorrenziali. Per queste ragioni, Caffè fu senza esitazione a favore di una concezione della politica economica che avesse potuto esaltare il momento discrezionale rispetto agli automatismi predicati dall’indirizzo monetarista neoliberista (cfr. Politica economica, cit., 2° vol., Problemi economici interni, 19712; Appunti sull’economia contemporanea: il ritorno agli studi sulle crisi finanziarie, «Moneta e credito», 1979, 128, pp. 445).

     Contro il neoliberismo nascente e la tecnocrazia                                                                                                             

     La sua preoccupazione per gli effetti negativi di un mercato che funziona da sé, ma senza regole eque, emerse anche nei suoi commenti sul ruolo del Fondo Monetario Internazionale (L.M. Milone, in Attualità del pensiero di Federico Caffè nella crisi odierna, 2010). Sostenitore di una concezione della cooperazione economica internazionale come collaborazione fra membri sostanzialmente paritari, Caffè lamentava il fatto che venissero adottati due pesi e due misure. Mi spiego: ai Paesi industrialmente più forti, come la Germania, veniva consentito di mantenere le proprie monete sottovalutate, e anche di attirare capitali grazie agli alti tassi di interesse reali, esportando perciò la deflazione (cfr. La problematica degli elevati tassi d’interesse reali, «Politica ed economia», 1983, 2, pp. 49 e segg.), mentre ai Paesi tradizionalmente debitori, come quelli del Terzo mondo, venivano imposte politiche restrittive e deflazioniste al proprio interno (coloniali). Secondo l'economista la rinuncia alla sovranità monetaria fu un danno immane in quanto finì per aggravare il divario fra Paesi ricchi e Paesi poveri. Dalla trattazione che Caffè sviluppa sul fenomeno dei movimenti «anormali» di capitali risulta tutta la sua diffidenza verso formule semplicistiche che affidino ad autorità sovranazionali di estrazione tecnocratica e non democratica l’esclusiva di siffatti controlli (cfr. Vecchi e nuovi trasferimenti anormali dei capitali, in Studi in onore di Marco Fanno, a cura di T. Bagiotti, 1° vol., Ricerche di metodologia e di teoria economica, 1966, in partic. pp. 36-41). 

      Caffè e le "Crisi Finanziarie"                                                                                  

    Le crisi finanziarie non dovevano più essere considerate, come al tempo degli economisti precedenti il 1929, positivi momenti di «selezione darwiniana» (Appunti sull’economia contemporanea, cit., p. 452), ma fatti patologici da superare attraverso un’effettiva collaborazione internazionale.  Nel 1982 egli elenca una specie di decalogo di orientamenti e misure di politica economica, comprendente: 1) l’attenzione per gli aspetti reali dell’economia rispetto a quelli finanziari; 2) la sospensione delle dissipazioni delle riserve valutarie per sostenere la parità della moneta; 3) il ripristino del «deposito previo» sulle importazioni (già introdotto nel 1976), per impedire le scorte speculative di prodotti importati; 4) lo stimolo alle produzioni agricole sostitutive delle importazioni; 5) l’impulso pubblico all’attività edilizia; 6) un’indagine sulle istituzioni creditizie, come preliminare a qualsiasi progetto di riprivatizzazione delle stesse; 7) l’utilizzazione delle forze giovanili nel quadro di un programma in cui lo Stato sia «occupatore di ultima istanza». Infine, due non interventi: 8) non aumentare tariffe e prezzi politici; 9) non toccare la scala mobile (Primo, secondo, terzo, quarto…, «L’Espresso», 28 novembre 1982, ora in "La solitudine del riformista", cit., pp. 241-43).

     Contro la speculazione finanziaria: una voce fuori dal coro                                                                                         

    L'intervento più coraggioso di Caffè contro la nascente dittatura della finanza fu sicuramente la sua definizione della borsa, che considera "un gioco spregiudicato che opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di risparmiatori, in un quadro istituzionale che, di fatto, consente e legittima la ricorrente decurtazione e il pratico spossessamento dei loro peculi" (Note e letture, «Il Manifesto», 12 marzo 1982). Per decenni Caffè ha denunciò gli autori di tali violenze che già dagli anni Settanta identificò negli “incappucciati” dell’economia.

    Federico Caffè

     La Retorica della mano invisibile                                                                          

    Alla retorica della “mano invisibile” contrappose la tesi secondo la quale i mercati e la finanza avevano un nome e un cognome ben precisi.., e come tali andavano identificati e combattuti. Eloquenti a riguardo furono le dichiarazioni di un (buono) allievo di Federico Caffè, Bruno Amoroso: «Quello che era un sistema bancario creato, così come fu creata la moneta, per una funzione vicina ai risparmiatori e a chi deve investire – questa è l'origine delle banche, quindi banche piccole – per cui chi deposita i soldi spesso anche li presta, o li prende in prestito e così via. Da questa funzione, sia il denaro quindi la moneta, sia le banche, si sono estraniate, sono diventate dei meccanismi di guadagno, con finanziarizzazione dell'economia, … è diventato uno strumento di rapina. Per cui oggi le grandi banche nazionali stanno utilizzando quella che loro chiamano "crisi", non è crisi, è un meccanismo di manipolazione e di esproprio di risparmio di milioni di persone». 

     La Tesi dello studente Mario Draghi – Euro: missione fallimentare        

    Caffè dagli anni Ottanta iniziò a criticare la sinistra (dalla quale rimase deluso perché non aveva nessuna intenzione riformatrice in favore dell'economia reale) e la finanza, ed il loro strettissimo connubbio con i poteri forti. Tra questi spiccò di certo Ignazio Visco ma soprattutto Mario Draghi. Nella sua tesi sull’Euro, scritta sotto la guida di Federico Caffè, Mario Draghi dimostrò come l’Euro fosse una missione impossibile, quindi sbagliata. Poi il soggiorno di studio negli Stati Uniti – dal quale Caffè cercò invano di farlo desistere invitandolo a rientrare in Italia per occuparsi di “cose serie” – gli cambiò le idee… il resto è oggi sotto gli occhi di tutti!

     Reclutato dai sicari dell'economia globale                                                         

    Draghi, in seguito all'esperienza statunitense, fu reclutato tra i “sicari dell’economia globale” e da allora la sua carriera fu fulminea: Banca Mondiale; Direzione italiana del Tesoro (per privatizzare le banche italiane – con la sapiente consulenza della Goldman Sachs (vedi allegato), della Lehman Brothers e dell’Ubs); direzione europea della Goldman Sachs e Banca d’Italia… Fino ad approdare alla direzione della Banca Centrale Europea. Draghi passò dunque dal ruolo – invocato da Federico Caffè – di “consigliere dei cittadini” a quello – vituperato – di “consigliere del principe”.

     Il Club System                                                                                                              

    Questa involuzione vale ancor di più oggi, in un'era nella quale non ci sono i soli “principi” ma assistiamo sempre più all'imposizione della sovrastruttura dei Clubs (Bilderberg, Goldman Sachs, Trilaterale, Club of Rome, ecc.) supportati fedelmente dalle nostre massonerie locali e dalle famose “P”. Certo è davvero paradossale vedere come quotidiani vicini alle caste – come “Corriere della Sera” e “La Repubblica” – riscoprano oggi che Caffè era un valente economista… Essi, tuttavia, dimenticano di ricordare che dagli anni Settanta – quando cioè l'economista iniziò a criticare le lobby finanziarie e l’ignoranza (?) e malafede della sinistra italiana – i suoi libri vennero praticamente ignorati dal sistema, e pubblicati solo da piccole case editrici, spesso cattoliche. Nell’epoca dei governi tecnici (dagli anni Novanta in poi) il suo nome, insieme a quello degli altri “innominabili” del mondo accademico (Augusto Graziani e Paolo Sylos Labini) non fu mai fatto. Ma quelli – come detto – furono anche gli anni in cui i suoi “cattivi allievi” iniziarono la loro iniqua scalata sociale nei palazzi del potere.

     Caffè, Moro, Auriti – Una razza a parte… Un Modello da seguire                                                                            

    Come tutti i grandi uomini che hanno avuto il coraggio di non compromettersi e andare contro questo sistema (al pari di Aldo Moro) Federico Caffè pagò a caro prezzo le sue scelte: non fu mai riconosciuto nei suoi meriti – come accadde allo stesso Giacinto Auriti ed alla sua battaglia aperta contro l'usurocrazia bancaria e sistemica – anzi, fu apertamente emarginato per essersi schierato contro gli inganni del capitalismo borsistico. Ebbe infatti ad affermare a riguardo: "lo Stato ha il dovere di informare il pubblico sul carattere ingannevole e fraudolento del mercato borsistico, sulla illusorietà di certe promesse di facili guadagni". Caffè scomparve nel nulla in circostanze mai accertate, in seguito all'uccisione di un suo amico e collega Ezio Tarantelli (autore anche di  "L'utopia dei deboli è la paura dei forti: saggi, relazioni e altri scritti accademici", FrancoAngeli, Milano, 1988) per mano delle Brigate Rosse (che in realtà sono state una copertura dei servizi segreti americani – vedi video in allegato su Aldo Moro e la telefonata di Henry Kissinger: ancor oggi tra i membri più influenti della Trilateral e del Club Bilderberg). L'economista fu dichiarato ufficialmente morto dal Tribunale di Roma nel 1998 dopo anni di inutili ricerche, ma la sua eredità è ad oggi incommensurabile…. come il suo inconfondibile "aroma". D'altronde vale sempre il detto: "l'Italia ha un buon Caffè".

    Maria Bianchi (Copyright © 2013 Qui Europa)

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