Sabato, Maggio 25th/2013
– di Sergio Basile –
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Anche l'Università USA costretta ad ammettere
l'orribile inganno chiamato "Austerity"
Lo studentello che sconfessa i distratti professoroni
Carissimi, Ora ditelo agli Europei e all'Unione Europea!
Lo scandalo del G20 e la curiosa scomparsa…
Continueranno i politicanti italiani a recitare questa assurdità?
di Sergio Basile
Austerity – Il Discepolo Supera il Falso Maestro
Amherst, Massachussetts, Usa – Il ventottenne laureando in economia, lo statunitense Thomas Herndon, è solo l'ennesimo testimone della bestiale bufala chiamata "Austerity" (detta in altri termini dittatura dell'Eurozona, per comprenderci) e lo è diventato – suo malgrado – in un modo davvero curioso: preparando la sua tesi di laurea presso l'University of Massachussetts. In particolare il giovane Thomas non ha fatto altro che dar seguito – nel modo più serio e semplice possibile – ad un compito assegnatogli dai suoi professori. Mai avrebbe immaginato, in tutta onestà, di poter diventare per molti un eroe, per altri (pensiamo a Draghi, alla Merkel, a Barroso, Monti e Letta) un vero e proprio incubo. Nonché prova tangibile della mala fede di molti, che con la scusa della truffaldina crisi hanno finito per imporre una dittatura reale ai danni di oltre 200 milioni di cittadini del Sud Europa e dell'Irlanda, trasformandole in sottocolonie della colonia Usa, chiamata Europa. Il Giovane Herdon ha dunque demolito dalle fondamenta – è davvero il caso di riconoscerlo – addirittura lo pseudo-studio posto a base delle politiche di austerità intraprese dai governi liberisti e socialisti in Europa. Pensiamo al governo Hollande in Francia. Pensiamo soprattutto ai governi Samaras, Monti-Letta e Rajoy, in Grecia, Italia e Spagna.
Ma chi c'è all'origine della curiosa faccenda e del grande inganno? I professori della Harvard University, Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, autori dello studio “Growth in a Time of Debt” (Crescita al tempo del Debito). L'assioma o assunto di base posto come pilastro teorico della ricerca ritiene che "se il debito pubblico di una nazione raggiunge la soglia del 90% del Pil, diventa un ostacolo insuperabile alla crescita". Assunto tra l'altro – come trattato in più occasioni da Qui Europa – più volte smentito nella realta da economie come il Giappone: Paese col più alto debito pubblico al mondo. Ma un assunto dogmatico, questo, più volte criticato e rigettato da numerosi premi Nobel per l'economia e studiosi di rilievo internazionale, del calibro di Joseph Stiglitz a Paul Krugman (vedi articoli in allegato). Anche grazie ad "operette comiche" come "Growth in a Time of Debt", si preferì sostituire alle politiche di crescita keynesiana, incentrate sul Deficit Spending (oggi di fatto abolito, facendo venir meno il ruolo stesso dello stato elo stesso requisito giustificativo della tassazione: i servizi restituiti dallo stesso Stato) e sulla possibilità di creare ricchezza grazie alla spesa a debito ed al Meccanismo del Moltiplicatore economico.
Tutto per caso
"I miei professori di Amherst – ha dichiarato nei giorni scorsi il giovane Thomas Herndon – mi avevano assegnato un compito molto comune: prendi una ricerca fatta da altri (nel caso specifico quella di Reinhart e Rogoff) economisti, e prova a dimostrare che sei capace di replicarne il risultato. (…) Essi – continua Thomas – mi hanno messo a disposizione tutte le loro fonti originarie da cui avevano attinto i dati sulla crescita. Mi hanno dato accesso anche alle varie versioni dei loro calcoli".
La Svista – Due Catastrofici, Grossolani, infami Errori?
A questo punto la scoperta del giovane universitario fu davvero eclatante: gli economisti di cui sopra avevano commesso due grossolani e catastrofici errori, quella che lo stesso Herndon ha definito generosamente come una "svista di allineamento” (?) nelle colonne delle cifre da addizionare usando il software Microsoft Excel. Sbaglio (o pseudo-tale) apparso ancor più grave se si considera il fatto che la coppia di titolati e noti professori omise clamorosamente di includere nella ricerca i risultati ottenuti (ed in palese controtendenza con le loro conclusioni finali) da tre nazioni esaminate, cioè Australia, Canada e Nuova Zelanda. In questi Paesi (così come avvenuto col Giappone) la crescita economica non fu di fatto mai penalizzata da un elevato livello di debito pubblico.
Tre legittimied inquietanti interrogativi
Anzi! Ma allora ci chiediamo: 1) perchè i professori non ricontrollarono i loro studi, appotando le dovute correzioni? 2) Perchè tali clamorose ed inquietanti esclusioni? 3) Forse per facilitare le mire espansionistiche Usa in Europa e per conferire loro un alibi, dando nel contempo un pretesto valido di legittimità all'euro-casta? Voi che dite? Certo, a pensar male (come diceva Giulio Andreotti) spesso ci si indovina. Mah! Questi americani!
Una dolorosa smentita – Eurocasta KO anche sul piano teorico
Dinnanzi a tutto ciò i geni dell'economia Made in Usa Reinhart e Rogoff, hanno dovuto fare il loro doloroso e doveroso mea culpa publlico scegliendo come "patibolo", le colonne del New York Times. Come? semplice: ammettendo il macroscopico errore e prendendo le distanze dalle politiche di austerity. O meglio dalle distruttive politiche di austerity. Cio avveniva prima dell'ultimo G20.
Avvenne al G20 – Vergognoso
Ciò – con estrema inquietitudine – spiega il perchè nell'ambito dello stesso vertice dei potenti della Terra, dal comunicato finale, sia stato fatto letteralmente sparire ogni riferimento al rapporto debito/Pil, per effetto di questa raccapricciante scoperta. Ma dinnanzi a tutto ciò, Angela Merkel, Manuel Barroso e i politici italiani, continueranno ancora a recitare l'assurda ed ignobile farsa sull'austerità e l'altrettanto assurda storiella della riduzione (lacrime, sangue e suicidi) del debito pubblico? un debito pubblico (ricordiamolo) assolutamente non creato dai cittadini, ma da banche sovrane e politica infame. Che fa anche rima!
Sergio Basile (Copyright © 2013 Qui Europa)
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